Guazzabuglio, di Bruno Biondi

 
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GUAZZABUGLIO di Bruno Biondi Proprietà letteraria riservata ©2017 Edizioni DrawUp redazione@edizionidrawup.it www.edizionidrawup.it Progetto editoriale: Edizioni DrawUp Direttore editoriale: Alessandro Vizzino Grafica di copertina: Adriana Giulia Vertucci I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata, riprodotta o diffusa, con qualsiasi mezzo, senza alcuna autorizzazione scritta. ISBN 978-88-9369-119-2

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Bruno Biondi

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Dai diamanti non nasce niente Dal letame nascono i fior Fabrizio De Andrè

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PREFAZIONE Salve amici, il titolo di questo libro si spiega se si riuscisse a spiegare la mia personalità. Sono un tipo molto versatile e quindi passo dalla poesia alla prosa e alla fotografia con estrema facilità. Infatti l’opera si compone di liriche che abbracciano gli argomenti più svariati, di un racconto breve (La maschera) e di un racconto lungo (Il silenzio degli incoscienti). Mi sono impegnato molto a comporre il tutto; infatti sono passati alcuni anni dalla mia ultima fatica e mi ripromettevo di ritornare in scena non con il solito libro ma con un lavoro diverso. Spero di esservi riuscito e che passiate bei momenti in sua compagnia. Vi saluto con affetto e rispetto e, se vi piace, ditelo pure ai vostri amici... io non mi offendo, giuro. Bruno Biondi

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LA MASCHERA Mi trovo alla presentazione del mio ultimo libro, di fronte a una folta platea. Dopo l’introduzione fatta dall’editore, mi viene dato il microfono e inizio a parlare. Ho deciso di tornare alla scrittura, dopo più di due anni che non mettevo mano al computer, con questo libro. Devo sinceramente confessare, mio malgrado, che non avevo assolutamente la più pallida idea di che cosa avrebbe trattato. Andiamo bene! Penserete voi, anche perché le presentazioni dei miei libri finisco sempre con una frase, cioè, tutto è stato già scritto, ma tutto si deve ancora scrivere, ma, fino ad ora, credevo che qualsiasi storia mi venisse in mente fosse sterile e ampiamente scontata. Una volta, un mio grande amico giornalista, Claudio, mi disse che, se mi fossi trovato in difficoltà, avrei dovuto ricordare le vicende a me più vicine, che mi avevano, in qualche modo, segnato ed elaborarle. All’inizio, mi appariva tutto confuso e annebbiato, poi mi è venuta un’idea grazie al prezioso consiglio che mi era stato dato. Ma andiamo con ordine senza anticipare nulla. Nel giugno del 2014 sono stato colpito da un cancro al colon e sino a marzo del 2015 ho subito cinque operazioni per risolvere, definitivamente il pro- 7

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blema. È inutile dire che tutto questo mi ha cambiato la vita e mi ha aperto gli occhi su una nuova concezione dell’esistenza. Non credo che sia il caso di piangermi addosso e angosciarvi con inutili lamenti, solo per sentirmi compatito, me lo risparmio, anche perché ho conosciuto malati a cui è andata peggio di me, quindi preferisco sorvolare sull’argomento e cercare di spiegarvi alcune conclusioni alle quali sono giunto e che espongo nel mio libro. Tutto quello che vi è al suo interno è frutto di un serio e profondo lavoro introspettivo in completa serenità e aiutato, fattivamente, dal continuo colloquio con mia moglie e i miei figli. Senza il loro apporto non avrei concluso nulla e forse sarei ancora nella completa ignoranza. Quando, come me, non si riesce più a scrivere neppure una riga perché frenato dal pensiero che ormai sono a corto di argomenti e, in attimi di depressione, che non sono mai stato, effettivamente, uno scrittore ma soltanto uno che scrive, la questione si fa grave, perché ho sempre detto che tutti possono scrivere, ma non tutti sono scrittori. Arriva il momento in cui ci si deve guardare dentro e ammettere i propri limiti. Non rinnego i miei libri, per carità. sarei un bugiardo, verso di me, e un ingrato, verso coloro che hanno sempre creduto in me e che mi apprezzano. Il fatto è che mi rendo conto, grazie all’esperienza fatta, di non essermi mai completamente esposto. Nelle mie opere molto di personale emerge, anche una parte del carattere, ma i veri sentimenti che si han- 8

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no dentro reca troppa sofferenza metterli su carta. Sinceramente, credo, di non aver mai svelato al lettore il mio vero volto, ma di essermi sempre nascosto dietro una maschera. Soffrivo troppo a scrivere di me stesso e ora che, finalmente, sono riuscito a essere completamente sincero, provo emozioni indescrivibili. Mi sento squarciare l’anima. È la verità. Credetemi. Almeno una volta, nella vita, occorre mettersi pubblicamente a nudo anche se questo ti crea difficoltà: quella di non essere capace di arrivare alla fine senza cadere, di nuovo, nella finzione, con il solo scopo di fare colpo sul lettore. In realtà sono stufo di dare di me un’immagine diversa dalla realtà. Voglio togliermi la soddisfazione di essere me stesso, prima di tutto come uomo e poi, oltre che come marito, padre, amico, anche, e non solo, come scrittore. Mi sono sentito dire, da ipocriti adulatori, che sono un uomo eccezionale, dalle mille risorse, con un coraggio che pochi hanno, che sono fortunati ad avermi conosciuto e via discorrendo. Quanto si sbagliano. Non voglio, assolutamente, dire che non abbia i miei pregi, ma credete, questi vengono superati, di gran lunga, dai difetti che, in modo più ipocrita dei miei falsi adulatori, nascondo con mestiere. Non mi metto a elencarli perché, come ho già accennato, non piace piangermi addosso e, sono sicuro, ne scorderei qualcuno. Almeno con me stesso debbo essere coerente e ammettere che non mi sopporto! Un aspetto negativo che prevale è che sono molto 9

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permaloso e non ammetto mai di aver sbagliato. Quando le persone che amo mi fanno notare, in piena sincerità, come mi comporto, non lo sopporto e mi arrabbio, ribattendo con rancore. Alle loro verità rispondo a brutto muso rinfacciando, con estrema cattiveria, quanto siano crudeli con me e come non abbiano compreso, assolutamente, dopo tanto tempo, come sono fatto e che, in questo modo, offendono la mia sensibilità. Ma quale sensibilità? Il mio è puro e sano orgoglio ferito perché, loro sì, hanno capito come sono in realtà! Debbo ringraziarli, invece, perché sono gli unici che mi vogliono bene veramente, altrimenti non sarebbero così pazienti a stare con me, ancora. Quante volte ho messo a repentaglio il mio rapporto con i miei cari! Con il mio libro non voglio fare la morale a nessuno, voglio solo dare un consiglio a chi, com’è successo a me, vive nella finzione senza rendersene conto. L’unico modo per comprendere è fermarsi un attimo a riflettere e farsi un bell’esame di coscienza e, soprattutto, cercate di non arrivare troppo tardi a capire nel modo in cui ci sono giunto io, solo grazie a come mi ha cambiato uno spietato male, che, quando ci si pone in modo diverso di fronte agli altri, non è loro che si prende in giro ma se stessi. Se cominciate a porvi ai vostri cari e alla gente con il viso scoperto, senza quell’inutile maschera che portate per non farvi riconoscere e per non esporvi a eventuali sofferenze, credetemi, vivrete meglio, vi sentirete più liberi. Non c’è niente di male ad ammettere le proprie debolezze, anzi, insegna a crescere 10

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nella verità. Quanto detto finora è il punto di arrivo di una presa di coscienza ma, ancora più importante e saper vedere come si sia giunti a mettersi la famosa maschera. Il lavoro fatto fin qui diventa inutile e sterile se, poi, non si ha il coraggio di scarnificarsi al punto tale di avere la forza di raccontare come e perché si è giunti a quella soluzione. È molto doloroso il mettersi completamente a nudo, ci si sente fragili e timorosi. Se non si procede in questa presa di coscienza il lavoro fatto su noi stessi diventa inutile e sta a significare che il cambiamento è solo parziale perché manca, in effetti, la parte più importante e che mentiamo come sempre a noi stessi, rigirandoci sempre negli stessi errori del passato. Mia moglie, poetessa affermata, mi ha supportato in questa decisione usando una metafora. Secondo lei è come se mi trovassi nel tunnel degli orrori di un luna-park dove, a ogni angolo, vi è un’orribile mostro che appare e mi spaventa fino a che finisco il percorso e torno all’aperto. Ecco credo che abbia saputo darmi una concreta spiegazione di quello che ci aspetta se decidiamo di percorrere la strada che ci porta a liberare noi stessi dai fantasmi che ci hanno condizionato l’esistenza. Per ognuno è un’esperienza diversa ma il risultato è uguale per tutti. Se non si ha il coraggio di fare questo tipo di lavoro su noi stessi vuol dire che la maschera ancora non l’abbiamo riposta del tutto, siamo sempre pronti a riprenderla per indossarla di nuovo Il rischio di ricadere negli errori del passato è sempre dietro la porta, prova ne sia che dopo aver finito 11

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il mio libro mi sono pentito di averlo scritto e volevo accantonarlo, come ho già fatto con altri. Poi mi sono reso conto che l’avrei data vinta al vecchio me stesso e l’ho inviato, con riluttanza, non lo nego, ma con ritrovato coraggio, al mio editore. Non ho voluto più nascondermi, mi sono voluto rimettere in gioco e ho fatto violenza su me stesso per farlo. So che non devo più darla vinta alla vigliaccheria, che è sempre in agguato e vuole condizionare le mie scelte. Chi mi segue mi conosce e sa che, sia come scrittore sia come oratore, ho il dono della sintesi. Non credo, quindi, sia il caso di continuare, credo che essere stato chiaro, anche perché parlare troppo è inutile, quando si è detto quello che si ha dentro, animato dai migliori sentimenti, convinti delle proprie idee e delle considerazioni fatte, senza falsità. Voglio solo aggiungere che desidero continuare sulla strada intrapresa. Il percorso fatto fino ad oggi è solo parziale, come ho detto, manca la parte più importante e non ho intenzione di fermarmi. Farò sicuramente delle soste, cadrò in qualche buca, inciamperò su dei sassi ma, anche se malconcio, arriverò al traguardo. Solo allora sarò guarito e starò, finalmente, in pace con me stesso e con gli altri. Ora lascio a voi valutare e riflettere su quanto ascoltato e non resta altro che ringraziarvi per l’attenzione prestata. Arrivederci al prossimo libro. Finita la presentazione, rimango a parlare con i pochi che ritengo essere dei veri amici e, dopo un’ora saluto e vado via. Il viaggio che mi aspetta è lungo e il traffico è notevole. 12

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Mentre guido penso che mai come stasera sia stato, finalmente sincero. Certo non potevo raccontare gli avvenimenti descritti ma sono contento di come non mi sia più nascosto e non abbia voluto dare un’impressione diversa di come sono fatto. Per tutta la vita mi sono trovato a fingere per difendermi dalla sofferenza. Tutto lo riconducevo, erroneamente, alla separazione dalla prima moglie, ma in realtà sono sempre stato un ottimo attore nel dare un’immagine di un uomo sicuro di sé, in carriera, colto, impegnato, felice e realizzato. Mai nulla di così falso, è bastato il primo crollo delle mie convinzioni di uomo perfetto per sbriciolarmi come un castello di sabbia infranto dalle onde del mare. Il mio orgoglio non mi permetteva di ammettere che tutti possono fallire e non mi arrendevo. Andavo avanti convinto di aver subito un torto che non meritavo. Non mi sfiorava neppure lontanamente l’idea di mettermi in discussione e che quello che era successo era dovuto, anche, alla mia continua finzione. Quello che provavo ipocritamente è che ero vittima di un’ingiustizia senza avere nessuna colpa. Non riuscivo a darmi pace e continuavo a lamentarmi per farmi consolare e compiangere, con una forma speciale di autolesionismo. Mi sentivo come un bambino spaventato alla visione di un brutto film di mostri. 13

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