Oroscopo per una monaca, di Mariella Todaro

 
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Collana Sentieri

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OROSCOPO PER UNA MONACA di Mariella Todaro Proprietà letteraria riservata ©2017 Edizioni DrawUp redazione@edizionidrawup.it www.edizionidrawup.it Progetto editoriale: Edizioni DrawUp Direttore editoriale: Alessandro Vizzino Grafica di copertina: Adriana Giulia Vertucci I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata, riprodotta o diffusa, con qualsiasi mezzo, senza alcuna autorizzazione scritta. ISBN 978-88-9369-110-9

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Mariella Todaro OROSCOPO PER UNA MONACA

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Non ci crederete, ma le vecchie carte fanno sognare.

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LINDA INCONTRA LA BARBONA D’inverno, stare in stazione e aspettare un treno che non arriva, rende triste il cuore e la testa. Linda passeggiava attenta a non scivolare sulle piastrelle viscide, il libro sotto il braccio. Anche gli altri pendolari sembravano tristi, quei pochi all’aperto, mentre veniva buio. Il grigio prevaleva su tutto, niente colori, nell’aria dilavata i contorni brillavano neri, precisi. Ma in fondo al marciapiede le linee sembravano sfumare e dalla massicciata si spandeva una nebbia densa, bianca: più lontano s’intravedeva appena una piccola costruzione, il casotto malandato degli scambiatori, dentro a una nuvola di fumo. Rallentava il passo, Linda: dalla nuvola emergeva una figura. Una bestia? Una persona? Un ferroviere? La nebbia sembrava seguirla, ma poi una raffica d’aria aprì un varco e la vide: una donna, mal vestita e barcollante, forse ubriaca, visto che gridava: «Sta arrivando, lo sento, attenti, è in arrivo, scansatevi. Eccolo, eccolo, scansatevi, sta arrivando. Eccolo, arriva.» Linda tese l’orecchio istintivamente: non si sentiva proprio niente, anzi un silenzio ovattato addormentava l’attenzione, allontanava i binari, la gente, l’altoparlante e perfino il rumore di fondo del traffico. Strinse il manico dell’ombrello: c’era da aver paura? Forse si avvicinava qualche pericolo o qualche evento straordinario? Intanto l’altra si avvicinò, ansimando, e posò a terra borsoni e sacchetti. «Beh, qualcosa bisogna fare, non si possono accumulare carte e giornali, poi non c’è più posto.» 5

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OROSCOPO PER UNA MONACA __________________________________________________________ Indicava il fumo e Linda fece di sì con la testa. «E poi cosa serve tanta carta? A nulla, glielo dico io, a nulla! Nient’altro che carta straccia, roba da bruciare. Tutta robaccia inutile. Io sono in regola, sa, nessuno mi può far niente, sono a posto. Non ci crede? Venga, venga, le faccio vedere. Scommetto che le piace leggere. Vede questo, l’ho scritto io, un articolo per una rivista, ci ho pensato tutto il giorno e poi l’ho scritto, e quando ho finito mi sono accorta di tutto quel disordine e ho dovuto fare spazio.» Le porgeva alcuni fogli e Linda li prese automaticamente e li guardò: tratti disordinati e senza significato coprivano tutto, anche il retro, una cosa stranissima: da un metro di distanza, sembravano normali righe di scrittura manuale, avvicinandole alla lettura diventavano segni casuali e mal disposti. La foschia e il crepuscolo non aiutavano, ma non c’era dubbio, erano solo scarabocchi. «Venga, venga! Venga a vedere. Non si preoccupi, non c’è nessuno, solo un ingombro da eliminare, non c’è niente di male, e poi era tutta roba mia.» Linda pensò di scappare, ma invece afferrò il braccio della vecchia, cercando di trattenerla. «Attenta, magari è pericoloso! Cos’è questo fumo? Fa lacrimare gli occhi.» «Non si preoccupi, ci sono abituata, piangere un po’ fa bene, no?» e intanto camminavano verso il fumo, la vecchia con la giovane appesa al braccio a trattenerla. «Devo prendere il treno, devo andare» continuava a dire Linda, andando avanti. «Senti freddo? Hai paura?» La barbona si fermò, battendosi una mano sulla fronte. «Ho dimenticato una cosa! Sì, vai al tuo treno, bella, 6

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Mariella Todaro ___________________________________________________________ hai ragione. Ora vengo anch’io, e ti racconto una bella storia. Erano vicine al casotto, la vecchia si staccò, Linda esitò un attimo, poi corse via. Nella piccola sala d’aspetto, faceva caldo e c’era poca gente: sedette quasi rallegrata, vicino al calorifero, ebbe appena il tempo di aprire il libro ed eccola lì, la vecchia, si dondolava da un piede all’altro, cercava di sorridere e guardava in giro. Linda sentì la puzza, di sporco, di piscio, di fumo e guardò dentro alle borse e ai sacchetti: pezzi di giornale mal piegati, un ombrello rotto, uno straccio per la polvere, barattoli assortiti, scatolette per gatti, e carta, carta a non finire, scritta o stampata, a fasci disordinati, fogli mal riuniti, gualciti, con gli angoli piegati, fogli e fogli, ritagli, e poi un disco in vinile, molte spazzole. Due ragazze, sedute proprio davanti alla vecchia, si alzarono, storcendo la bocca e sibilando: «Non si resiste, ma da dove esce quella? Ma la polizia che fa?» Un signore coi capelli bianchi si allontanò guardando Linda con occhio feroce. La barbona si era seduta, tutta rattrappita, forse cercava di farsi piccola, ma hai voglia, con quel panzone. China sui suoi pacchi, rovistava accanitamente, guardando il vuoto: «Eppure era qui, quel bello specchietto... E le spazzole, dove sono? Sì, devo proprio mettermi in ordine, non posso andare al cinema così spettinata. Chissà cosa c’è all’Ariston.» E si lisciava i capelli, rigidi per lo sporco. Linda riaprì il libro, decisa a non conoscerla, ma non era così facile. «Brava, signorina, lei è proprio brava! scommetto, la lettura le piace, e quindi dev’essere una donnina intelli- 7

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OROSCOPO PER UNA MONACA __________________________________________________________ gente, magari apprezza l’intelligenza, vero? Non c’è come un buon libro per aprire la mente e anche un libro non tanto buono stimola la fantasia, distrae dalle brutture del mondo. Insomma la scrittura rende più buoni, son sicura. Anch’io scrivo, sa, cose di ogni genere, anche se non ho gran successo, il mio nome non è noto, per ora. Ma le riviste serie non le legge nessuno, tutti preferiscono la tv oppure quei buffi giornaletti con i pettegolezzi sui vip, porcherie noiosissime, me lo lasci dire. Le poesie non si pubblicano manco a pagamento e poi sono difficili da scrivere, specie per chi è in difficoltà. Per pubblicare bisogna essere già famosi. Eppure si può inventare qualsiasi cosa, oggi poi, grazie agli americani, va bene tutto. Ma è l’ora! Devo andare, se non voglio perdere lo spettacolo delle sei.» Si guardarono: gli occhi della vecchia erano chiari, grigi o forse azzurri, come fari brillavano di quieta allegria, il viso era serio, ma le pupille erano divertite, complici. «Lo sapevo, lo sapevo! L’ho sentito ancor prima di parlarti: il piacere dell’intelligenza, ecco cos’hai! Ma costa caro: la furbizia rende meglio, ma non dà altrettanto piacere, per questo sono tutti così arrabbiati. Quello che importa sta sotto alla maschera e d’altra parte, come diceva Oscar Wilde: Datemi una maschera e vi dirò la verità.» Linda rivedeva quegli scarabocchi senza senso, possibile che avesse visto male? Avevano invece un senso? L’altoparlante gracchiava l’arrivo del treno e bisognava andare. Quante cose non dette. Quante domande. Era necessario continuare, ma anche impossibile. Ora la vecchia aveva posato i borsoni e ci frugava 8

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Mariella Todaro ___________________________________________________________ dentro, cercando chissà che. Il treno arrivava e quella frugava freneticamente, affannosamente. Le porte si aprirono e la gente cominciò a scendere e a salire ed eccola con in mano una cartellina, miracolosamente ordinata e pulita, con dentro un fascicolo dattiloscritto ben pinzato. Rideva felice e glielo mise in mano, proprio mentre il piede di Linda era sul primo gradino per salire, poi indietreggiò, la ragazza salì, l’ultima, le porte si chiusero e il treno filò via, mentre loro due si guardavano attraverso il vetro e la barbona gridava: «Non ti preoccupare, è tutto inventato!» 9

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OROSCOPO PER UNA MONACA __________________________________________________________ ANNO 1633 ALL’INTERNO DEL CHIOSTRO A Venezia c’è la crisi economica, aggravata dalla peste del 1630. Nobili poveri si contrappongono a nobili ricchi, mettendo in crisi le Istituzioni della Repubblica. La corruzione indebolisce l’honore e la gloria delle Magistrature. LETTERA ALL’AUTORE DE LA LUCERNA, LIBRO SATIRICO MESSO ALL’INDICE INTORNO AL 1630, NON INCLUSA NELLE RACCOLTE, DISPERSA All’Illustrissimo Signor Francesco Pona, autore di opere interessanti e intelligenti, oltre che di cure sapienti, Medico del Collegio dei Medici di Verona, per volere della Maestà Imperiale. Sono a complimentarmi del Vostro bellissimo lavoro, così illuminante per chi come me è costretta al buio e al silenzio, come ignorante scimmia dentro una gabbia stretta e per questo soffre di tosse e febbri spossanti e pericolose. La Vostra abilità medica può trarmi da questi mali, e me ne fa assicurazione assoluta l’Illustrissimo Signor Loredan, mio padrone in senso letterario, ammesso che alle lettere io possa dire di avere minimo accesso. Conosciuta la Vostra bravura nel dichiarar guarigioni e cure e ragionamenti, apro il cuore alla speranza di potermi giovare anche qui a Venezia, dove le vostre opere sono note e apprezzate, della scienza in cui avete ottenuto sì gran onore, tanto da iscrivervi fra i maggiori del Collegio dei medici. 10

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Mariella Todaro ___________________________________________________________ Non godo di buona salute e se voleste essere così buono, quando verrete nella Serenissima per i vostri libri, il permesso di una visita, con la speranza di buoni consigli, è accordato dalla Madre Badessa. Lei è a conoscenza della mia necessità, mi dà permissione per questa richiesta e preoccupata aspetta la vostra visita, sono sofferente ai vostri ordini e mi professo comunque obbligata verso di Voi. Arcangela Tarabotti, suora nel convento di Sant’Anna Al dì 4 di luglio del 1633 LA CELLA DELLO SCONFORTO Nel caldo di un pomeriggio estivo, accanto al letto, Suor Regina cercava di aiutare la sofferente, con spugna e catino, rinfrescando la fronte e i polsi e ascoltava voci e rumori: un piccolo corteo avanzava fuori, lungo il porticato: la Badessa guidava lentamente l’Illustrissimo Signor Medico, affiancata dal Confessore delle Monache; dietro, deferenti, due Madri, il cappuccio abbassato a coprire tutto il volto, erano sicuramente con le orecchie ben tese ad ascoltare la conversazione. Infine un passo pesante e sconosciuto, un servitore probabilmente. Nel porticato la conversazione aveva avuto forse toni mondani; alla porta della sofferente prevalevano le considerazioni sulla salute e sulle recenti epidemie, sulla terribile peste che aveva reso famoso l’anno 1630, oltreché sui successivi tempi calamitosi. Tacquero sentendo i colpi di tosse, frenetici e inframmezzati da lamenti. E furono visi seri, contratti e occhi tristi, a puntarsi sulla malata, quando entrarono nella stanzetta. Una lucerna rischiarava un giaciglio a trespolo e la figu- 11

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OROSCOPO PER UNA MONACA __________________________________________________________ ra distesa, aumentando la temperatura già alta. Pur continuando la sua assistenza, Suor Regina osservava i volti e leggeva in tutti la stessa domanda inespressa, che avrebbe fatto volentieri anche lei, potendo. Perché mai l’ammalata, Suor Arcangela, aveva voluto a tutti i costi quel medico che veniva da Verona? Non c’erano medici bravi in città? Non era stato facile ottenere i permessi e convincerlo. Perché tanto lavorio? Nelle lunghe ore passate ad assistere l’ammalata, Suor Regina aveva rivoltato nella mente quel problema, tentando risposte, ma ora doveva mettere da parte quegli interrogativi. Nessuno li esprimeva: la Superiora presentò il medico, come se fosse una cosa normalissima, attese che questi cominciasse le domande, poi uscì, tirandosi dietro il Confessore e le altre due religiose. Nella stanzetta si soffocava, il medico si tolse rapidamente giacca e cappello, prese dalla borsa la lancetta e alcune fiale chiuse da tappi di vetro, e spedì fuori il famiglio. Non restò che Suor Regina, il polso imprigionato dalle mani ossute della malata. Per prima cosa il medico, dopo aver osservato il viso e il bianco dell’occhio, somministrò una compressa con un sorso d’acqua. - Cominciamo a sedare questo tosse convulsa e pericolosa. Suor Regina si sentiva imbarazzata: il medico le osservava attentamente e il suo sorrisetto era irritante. Ebbene sì, lei e Suor Arcangela erano diverse, nel fisico, come nel comportamento. Rideva forse della figura magra e del viso scarno, dei lineamenti scavati dell’ammalata? poteva ringraziare che lei avesse gli occhi chiusi, altrimenti quello sguardo acuto e quella voce chiara e sicura gli avrebbero cancellato il sorriso. Oppure considerava con allegria la contrastante rotondità di Regina, piccola e paffuta, sia in viso che nel corpo? Forse irrideva gli sforzi per alleviare i disagi della malata? 12

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Mariella Todaro ___________________________________________________________ C’era poco da ridere, la tosse continuava. Su quello doveva concentrare la sua attenzione, pensò guardandolo con severità. Il sorriso si spense e cominciarono le domande, tastò il polso e chiese se aveva catarro e guardò senza schifarsi gli stracci sporchi. La malata esponeva come poteva i particolari del suo male, il dottore annuiva senza fretta e approvò anche la cura di erbe intrapresa. Età e attività, alimentazione, abitudini: pian piano, sotto la guida attenta, si fece strada una conversazione: la vita là dentro, poi le manifestazioni del male e addirittura i pensieri della malata. Suor Regina era contenta di vedere che la tosse calava e cominciava ad apprezzare la competenza e la serietà del medico. Occorreva pronunciare una diagnosi, una dotta disquisizione in latino, udibile anche da fuori per tono e acutezza della voce. Le due della stanzetta aspettavano, la bontà dell’illustrissimo avrebbe forse trovato modo di farsi capire bene. E infatti, a voce più bassa, il verdetto si rese ben comprensibile: strettura di petto, dovuta alla complessione magra ed eccessivamente nervosa e anche alla mancanza di aria, in più la paura e forse una specie di pensiero fisso impedivano la respirazione e facevano nascere il pericolo. Per la ricetta Suor Regina si affrettò a spostare la lucerna, accostandosi allo scrittoio. Sperava di rivolgere al medico una sua precisa richiesta, ma era ancora troppo buio: - Ma come, senza finestre? Altro che strettura di petto, qui verrebbe da soffocare a chiunque. L’occhio della malata guardò in alto e poterono osservare un finestrino, vicino al soffitto, quasi chiuso da un muretto inclinato verso l’alto. - Ecco perché ho bisogno della vostra lucerna, esclamò Suor Arcangela di botto, lasciando la compagna a bocca aperta. Ma il medico invece rideva: - Una monaca che legge i miei scritti? L’è bella, questa! - Una monaca qualsiasi no, certo, ma ho bisogno dei libri 13

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