ALI - Numero 32

 

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novembre 2017

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Sportello Impresa Digitale (SID) Il nuovo servizio di informazione e consulenza attivato dalla Società consortile ALI S.c.a r.l. a supporto dell’innovazione e della trasformazione digitale delle sue aziende, ma anche di tutte quelle del territorio Nell’era globalizzazione e della quarta rivoluzione industriale (generalmente indicata come Industria 4.0) il passaggio, sia pure graduale, di tutte le imprese industriali e di servizio al nuovo paradigma operativo è un fatto obbligato per restare competitive e continuare a crescere. Il paradigma Industria 4.0, che si inquadra in quello più generale della trasformazione digitale (DBT-Digitale Business Trasformation o Società 4.0), è caratterizzato dalla realizzazione di processi produttivi intelligenti, nei quali gli operatori, le macchine e i sistemi di controllo sono in grado di comunicare e interagire in tempo reale grazie ad una rete distribuita di intelligenza. L’ambiente della fabbrica diventa un network di elementi intelligenti e interattivi, integrato a monte e a valle con la catena di fornitura e con quella di distribuzione. Non solo, gli stessi beni/servizi prodotti includono una componente intelligente. Il tutto si basa su una serie di tecnologie abilitanti tra cui la robotica, la manifattura additiva (stampanti 3D), l’IoT (Internet of Things), i Big Data&Analitycs, il Cloud Computing, la Realtà aumentata, la Simulazione, l’Intelligenza Artificiale e la Cybersecurity. I vantaggi sono molti e riguardano anche l’utente/cliente: maggiore flessibilità e mass customisation, tempi ridotti per passare dal prototipo al prodotto, maggiore produttività e qualità, maggiore competitività del

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prodotto grazie anche alla possibilità di arricchire e personalizzare le funzioni del prodotto, con la creazione di nuovi servizi post-vendita. Per sostenere la trasformazione in chiave Industria 4.0 la legge di stabilità 2017 (il cosiddetto Piano Calenda) ha previsto importanti misure di sostegno, quali: l’ipermammortamento al 250% e il superammortamento al 140%, il sostegno alla R&S e alla formazione di nuove figure professionali. A queste misure si accompagnano quelle già in atto per il sostegno degli investimenti delle imprese. Anche la Regione Campania con la L.R. N.22/2016: Legge annuale di semplificazione 2016- Manifattura@ Campania: Industria 4.0. (Tit. III), e le altre misure della strategia RIS3, sta sostenendo l’innovazione tecnologica e la trasformazione digitale delle imprese. Il Consorzio ALI con il suo sportello intende proprio accompagnare le sue imprese e quelle del territorio nel passaggio al nuovo modo di operare offrendo i seguenti servizi: - informazione sulle misure nazionali e regionali per la realizzazione di investimenti per l’Industria 4.0 e la trasformazione digitale; - assessment sul livello di digitalizzazione dell’impresa; - assistenza nella dichiarazione e nella perizia tecnica giurata previste per l’iperammortamento; - consulenza tecnologica, organizzativa e fiscale per l’Industria 4.0 e la trasformazione digitale, finalizzata all’elaborazione di piani di trasformazione in chiave 4.0 dell’impresa, incluso, quindi, anche gli aspetti organizzativi e di formazione del personale. Lo sportello si avvale di figure professionali altamente qualificate, in collegamento con enti/centri di livello nazionale e internazionale. Per maggiori informazioni contattare email: industria4.0@aliscarl.it tel: 081 60 20 139

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L’Industria 4.0: un’opportunità per le imprese campane Intervista all’Ing. Giovanni Manco, Esperto in Digital Business Trasformation La quarta rivoluzione industriale è ormai in atto: Industria 4.0. È caratterizzata dallo sviluppo di fabbriche e processi produttivi intelligenti, nei quali gli operatori, le macchine e i sistemi di controllo sono in grado di comunicare e interagire in tempo reale grazie ad una rete distribuita di intelligenza. L’ambiente della fabbrica diventa un network di elementi intelligenti e interattivi, integrato a monte e a valle con la catena di fornitura e con quella di distribuzione. Per meglio comprendere le possibilità offerte da questa rivoluzione abbiamo rivolto alcune domande all’ing. Giovanni Manco (in foto), che ringraziamo per la sua disponibilità. Ingegnere ma cos’è l’Industria 4.0? L’Industria 4.0 rappresenta una vera rivoluzione industriale basata su un insieme di tecnologie abilitanti, tra cui quelle dell’ICT (Information&Communications Technology). Non si tratta di creare nuovi oggetti ma di un processo attraverso il quale le imprese ripensano e digitalizzano i loro processi e i loro prodotti/servizi. In pratica consiste nel rendere da un lato intelligenti e interconnessi i sistemi aziendali di produzione e gestione, e dall’altro di includere una componente intelligente nei beni/servizi prodotti. Ma quali sono le principali tecnologie abilitanti? L’elenco delle tecnologie abilitanti comprende la robotica, la manifattura additiva (stampanti 3D), l’IoT (Internet of Things), i Big Data&Analitycs, il Cloud Computing, la Realtà aumentata, la Simulazione, l’Intelligenza Artificiale e la Cybersecurity. E i vantaggi? Premesso che il passaggio al paradigma Industria 4.0 è da considerarsi un fatto obbligato, sia pure graduale, per tutte le imprese, i vantaggi sono molti e riguardano anche l’utente o cliente. In particolare evidenzierei i seguenti: maggiore flessibilità e mass customisation, tempi ridotti per passare dal prototipo al prodotto, maggiore produttività e qualità, maggiore competitività del prodotto grazie anche alla possibilità di arricchire e personalizzare le funzioni del prodotto. Direi che la caratteristica di personalizzare i prodotti e di fornire nuovi servizi post vendita, è quella che deve essere maggiormente sfruttata dalle imprese campane, che sono tipicamente delle PMI che operano in settori di nicchia di alta qualità. Il tutto senza trascurare il fatto che questo nuovo scenario industriale agevola, e in un certo senso impone, la creazione di veri ecosistemi industriali con accesso al mercato globale. Messa così sembra tutto bello e facile. Non c’è dubbio che lo scenario Industria 4.0 apre le porte al futuro è per questo non può che essere benvenuto. Ma come sempre accade con le rivoluzioni industriali, e quindi sociali ed economiche, il tutto deve essere ben compreso e gestito. Bisogna capire e vincere le sfide poste all’imprenditore e alla società, in modo da cogliere possibilmente tutte e sole le implicazioni socioeconomiche positive. In questo senso penso che le vere sfide siano quella della cultura dell’innovazione, la creazione delle nuove figure professionali e della formazione permanente, e non ultima quella della responsabilità sociale delle imprese.

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Ma in Italia e in Campania cosa si sta facendo? In Italia abbiamo le misure previste dalle legge di stabilità 2017 (il cosiddetto Piano Calenda), che proprio per l’Industria 4.0 prevede molte agevolazioni fiscali. In particolare prevede: l’ipermammortamento al 250% e il superammortamento al 140%, la creazione di Centri di Competenza e di Innovation Hub, il sostegno ai dottorati dottori di ricerca e più in generale alla formazione di nuove figure professionali. A queste misure si accompagnano quelle relative alle infrastrutture abilitanti, come le reti a banda larga. In Campania abbiamo la L.R. N.22/2016: Legge annuale di semplificazione 2016- Manifattura@ Campania: Industria 4.0. (Tit. III), oltre poi alle altre misure della strategia RIS3. In generale l’auspicio è che sia a livello nazionale che regionale, le politiche e le misure di supporto allo sviluppo di Industria 4.0 siano di medio e lungo periodo, perché siamo in presenza di un processo di trasformazione lungo e complesso. Ma le aziende di ALI come possono cogliere tutte le opportunità di Industria 4.0? Come ho avuto modo di dire nel mio intervento all’incontro in ALI del 28 aprile scorso, le aziende di questo consorzio non possono non cogliere le opportunità di Industria 4.0. Per far questo è necessario in primis comprendere pienamente la natura e le sfide del nuovo scenario industriale e avviare, con il necessario supporto consulenziale, il proprio processo di trasformazione sfruttando le misure del piano Calenda e quelle della Regione Campania. Molte aziende di ALI non producono beni ma offrono servizi di progettazione, formazione, ecc. ai loro clienti. Bene, anche in questo caso l’approccio Industria 4.0 è da perseguire, in modo da meglio inserirsi nell’evoluzione dell’ecosistema dei loro clienti. Si deve sempre tener conto che Industria 4.0 pur dando risalto all’aspetto manifatturiero, in realtà è qualcosa che si inserisce nella più ampia rivoluzione della Digital Business Trasformation (DBT). In conclusione ALI fa bene a pensare di aprire un proprio Sportello Impresa Digitale (SID) a servizio delle sue aziende e del territorio.

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Prima 'foresta' di molecole organiche fuori dalla Via Lattea Prova che i mattoni della vita sono diffusi nell'universo Scoperta la prima 'foresta' di molecole organiche fuori dalla Via Lattea e, con essa, la prima evidenza che le condizioni dalle quali ha avuto origine la vita siano diffuse nell'universo. Si trova all'interno di otto grandi nubi di polveri allineate al centro della galassia Ngc 253, distante 11 milioni di anni luce, ognuna delle quali ospita più tipi di molecole, come la formaldeide, il metilacetilene e il metanolo. Le ha individuate il gruppo di ricerca dell'università di Tokyo, guidati da Ryo Ando, e descritte sull'Astrophysical Journal. La galassia che ospita la foresta di molecole si trova nella costellazione dello Scultore e a scoprire il suo 'segreto' è stato il radiotelescopio Alma, dell'Osservatorio Europeo Australe (Eso): ha permesso di osservare con una risoluzione mai raggiunta prima la struttura dettagliata di queste nubi di gas. Al loro interno, ha detto Ando, "ci sono molte stelle giovani. Sono diverse tra loro per composizione chimica, ma simili per massa e dimensioni". Seguendo le diverse frequenze delle onde radio emesse dalle molecole, i ricercatori sono riusciti a studiare la composizione chimica delle nubi e a identificare le molecole organiche. Una nube si è distinta per la ricchezza della sua composizione: al suo interno hanno trovato le tracce di 19 diverse molecole, come la tioformaldeide, metilacetile, metanolo e acido acetico. "E' come una foresta di molecole", ha commentato Ando. "E' la prima volta che nubi molecolari di questo tipo vengono osservate fuori dalla nostra galassia. Ciò ci conferma che i processi dell'Universo non avvengono solo nella Via Lattea, ma anche in altre galassie, sono appunto universali", rileva Amedeo Balbi, professore associato di Astronomia dell'univerisità di Roma Tor Vergata. Si può quindi supporre, osserva, che molecole organiche di questo tipo, "tutte collegate al carbonio, e che negli organismi viventi sono i mattoni della vita, siano comuni e che le condizioni da cui ha avuto origine la vita siano diffuse nell'Universo".

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Il prossimo rover marziano NASA non ha ancora un nome ma avrà ben 23 occhi Per documentare ogni fase della prossima missione robotica marziana, il cui lancio è previsto per l’estate 2020, la NASA ha annunciato che il Mars 2020 Rover avrà a bordo ben 23 tra video e fotocamere. Un significativo incremento rispetto ai rover gemelli Spirit ed Opportunity che ne hanno 10 ciascuno e Curiosity che ne ha 17. “La tecnologia delle video e fotocamere è in continua evoluzione”, ha affermato Justin Maki del NASA Jet Propulsion Laboratory di Pasadena dove il rover è in fase di assemblaggio. “Ogni successiva missione sfrutta questa evoluzione, con risultati migliori e naturalmente un costo più basso.” Per fare un esempio i tre già citati precedenti rovers, di cui solo Spirit non è più operativo, sono provvisti di camere per la navigazione (NavCams) e per evitare gli ostacoli (HazCams), con risoluzione pari ad 1 megapixel in bianco e nero, il Mars 2020 avrà a disposizione camere a colori con risoluzione di 20 megapixel. Le 23 camere di bordo sono classificate in tre diverse categorie, in base all’utilizzo a cui sono dedicate: Descent Imaging Cameras 7 camere che saranno attive durante le fasi di discesa atmosferica, riprenderanno a colori l’apertura dei paracadute e l’atterraggio controllato sulla superficie, a cui si aggiungerà un microfono per registrare i suoni. Alcune camere sono installate anche sullo stadio di discesa, il famoso “sky crane”, e guarderanno verso il basso riprendendo il rover, che a sua volta avrà camere che riprenderanno lo “sky crane” in azione e camere che riprenderanno l’approssimarsi della superficie. Fino ad ora non è mai stato possibile vedere come si comportano i paracadute mentre si dispiegano nella tenue atmosfera marziana, come oscilla il rover mentre viene calato dalla piattaforma o come si flettono i bracci delle sospensioni quando le 6 ruote toccano il suolo. I dati raccolti verranno utilizzati dagli ingegneri per la progettazione delle future missioni esplorative. Tutte queste camere, assemblate partendo da hardware commerciale, sono classificate come necessarie ma non essenziali per l’atterraggio e per il proseguimento della missione. Engineering Cameras 9 camere di nuova generazione che forniranno immagini a colori e più dettagliate del terreno su cui si muoverà il rover. Le funzioni cui sono preposte vanno dalla misurazione del terreno per consentire agli operatori del JPL una migliore pianificazione dei percorsi da intraprendere, pianificazione dei movimenti del braccio robotico e dei vari utensili installati ed infine al supporto alle operazioni di scelta dei campioni da raccogliere.

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Per la prima volta poi, grazie ai software di stabilizzazione, sarà possibile riprendere immagini con i rover in movimento. Le Engineering Cameras a loro volta sono divise in tre sotto categorie: – Hazard Avoidance Cameras (HazCams): 4 anteriori e 2 posteriori, serviranno ad individuare eventuali ostacoli sul percorso stabilito, quali rocce, solchi o dune di sabbia. Durante la marcia il rover si fermerà frequentemente per scattare immagini stereo del terreno, le immagini 3D risultanti verranno elaborate dal rover stesso che avrà la capacità di decidere autonomamente il percorso da seguire per arrivare ad un obbiettivo prestabilito. – Navigation Cameras (NavCams): 4 installate a coppie sulla cosiddetta torretta. Scattano fotografie stereo ad alta risoluzione in bianco e nero, particolarmente utili durante gli spostamenti autonomi. Grazie alle NavCams il software di bordo sarà in grado di individuare e riconoscere oggetti grandi quanto una palla da golf da una distanza di 25 metri. A differenza delle NavCams dei rover precedenti, che univano diverse foto per avere una più ampia apertura visiva, queste di nuova generazione otterranno lo stesso risultato in un solo scatto senza distorsioni dovute alle lenti.

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– CacheCam: Singola camera ad alta risoluzione che guarda verso il basso nel contenitore cilindrico dei campioni raccolti. Una delle novità del Mars 2020 Rover sarà di avere questo speciale contenitore che, una volta riempito e sigillato con 31 diverse carote di suolo, potrà essere recuperato da una futura missione per il ritorno verso la Terra. In quest’ottica la CacheCam catturerà immagini microscopiche della parte superiore di ciascun campione e la chiusura e stoccaggio di ciascun cilindro contenitore. Science Cameras 7 camere posizionate sulla torretta e sul braccio robotico, adibite principalmente a scopi scientifici quali l’analisi della composizione chimico fisica del suolo. – Mastcam-Z: Coppia di camere posizionate sulla torretta in grado di riprendere immagini tridimensionali e video, fornendo una visione simile a quello che gli occhi umani vedrebbero, anzi meglio perché dotate di zoom. – SuperCam: Il grande occhio singolo sulla torretta è in grado di sparare impulsi laser ad aree millimetriche fino ad una distanza di 7 metri. Il laser colpendo la roccia, genera gas plasma ricco di ioni ed elettroni il cui spettro viene registrato ed analizzato da uno spettrometro che ne rileva i componenti chimici. In particolare la ricerca si concentrerà su eventuali composti organici associabili alla presenza della vita in epoche passate. – PIXL (Planetary Instrument for X-Ray Lithochemistry): E’ uno spettrometro a fluorescenza X, posizionato sul braccio robotico, associato ad una micro camera ad alta risoluzione che caturerà immagini dettagliate a ciascuna zona di analisi grande come un granello di sale. – SHERLOC (Scanning Habitable Environments with Raman & Luminescence for Organics and Chemicals): Anch’esso posizionato sul braccio, si compone di uno spettrometro, un raggio laser ed una microcamera. Come per il SuperCam, lo spettrometro registrerà, analizzerà e rileverà i composti liberati nella zona colpita dal laser che verrà inoltre fotografata dalla microcamera. Anche per questo strumento la ricerca si concentrerà sui composti organici. – WATSON: Ulteriore camera posizionata sul braccio il cui scopo, e lo si intuisce già dal nome, sarà di lavorare con SHERLOC, riprendendo immagini più ampie delle zone analizzate per poter avere un’impressione del contesto generale in cui si trovano. Essendo l’unica camera non per riprese microscopiche presente sul braccio mobile, verrà utilizzata anche per effettuare i controlli dell’hardware esterno del rover (ruote, sospensioni, altre camere ecc.) e soprattutto il controllo dello strato di polvere e sabbia che si deposita regolarmente sulle superfici e strumenti. Naturalmente, con una tale dotazione di camere ad alta risoluzione, il fattore limitante della missione sarà l’invio di una grande mole di dati verso Terra. Per risolvere questo problema i tecnici hanno dovuto lavorare sulla compressione delle immagini, migliorando ulteriormente le prestazioni raggiunte con Curiosity, in cui la compressione viene svolta da ciascuna camera. Su Spirit ed Opportunity, era il computer principale che effettuava tutto il lavoro prima dell’invio a Terra. Sarà anche di grande importanza l’utilizzo ottimale del network di telecomunicazioni fornito dalle sonde in orbita al pianeta, il Mars Reconnaissance Orbiter, MAVEN e il Trace Gas Orbiter europeo.

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Gli alieni secondo Darwin Un gruppo di zoologi dell’università di Oxford ha cominciato a tratteggiare caratteristiche di organismi alieni secondo la teoria evoluzionistica, per arrivare a fare predizioni indipendenti dai dettagli della vita come la conosciamo sulla Terra. «Now we just need to find them», auspicano gli autori a chiusura dell’articolo pubblicato su International Journal of Astrobiology Gli astrobiologi cercano di immaginare il possibile aspetto di forme viventi aliene, in genere basandosi sul materiale a disposizione, ovvero la vita così come la conosciamo sulla Terra. Un nuovo studio, pubblicato su International Journal of Astrobiology e realizzato da tre ricercatori del Dipartimento di zoologia dell’Università di Oxford in collaborazione con la nota illustratrice Helen Cooper, mostra per la prima volta come si può utilizzare la teoria evoluzionistica per ipotizzare la forma e la struttura della vita extraterrestre. Non vi è alcun motivo, in effetti, per ritenere che gli alieni su altri pianeti non debbano sottostare allo stesso meccanismo di selezione naturale operante sulla Terra. «Il vantaggio di questo approccio», spiega Sam Levin, primo firmatario del nuovo studio, «è che le previsioni possono essere applicate a forme di vita molto diverse dalle nostre, per esempio che non abbiano il Dna, che siano basate sul silicio invece che sul carbonio, o che respirino azoto». La domanda fondamentale che si pongono gli autori è su come la complessità biologica possa svilupparsi nello spazio, posto che sulla Terra la complessità delle specie è aumentata in seguito a un numero limitato di eventi, noti come transizioni principali. Queste transizioni si verificano quando un gruppo di organismi separati si evolve in un organismo di livello superiore: per esempio, quando le cellule diventano organismi multicellulari. Se consideriamo un organismo alieno composto da una gerarchia di entità, allora esisteranno meccanismi in atto per eliminare il conflitto e far cooperare le varie entità, mantenendo il funzionamento dell’organismo. Peraltro, sia studi teorici che dati empirici suggeriscono che sono necessarie condizioni estreme perché si verifichino transizioni principali.

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«Non possiamo ancora dire se gli alieni camminano su due gambe o hanno grandi occhi verdi» chiosa Levin. «Tuttavia, presupponendo che forme di vita aliena abbiano subito transizioni principali ci porta ad affermare che esiste un livello di prevedibilità nell’evoluzione che potrebbe portarli ad avere un aspetto simile al nostro». Proprio sulle condizioni ambientali di un pianeta, a cui si adattano le forme di vita lì presenti, è basato il laboratorio per ragazze e ragazzi “Identikit dell’Alieno” proposto dall’Inaf di Bologna. «Sappiamo che l’aspetto fisico di eventuali esseri che abitano altri pianeti è plasmato tramite adattamento alle caratteristiche del pianeta stesso», spiega Sandro Bardelli, dell’Osservatorio astronomico Inaf di Bologna, ideatore del laboratorio. «Può essere molto diverso esteticamente, ma ci sono degli aspetti che pensiamo debbano essere comuni. Per esempio, se la gravità del pianeta è alta mi aspetto alieni bassi, tozzi e con ossa corte e robuste. Inoltre un essere con un’intelligenza simile a quella umana avrà bisogno di mani per modificare l’ambiente: nel laboratorio ci chiediamo se è più conveniente avere delle mani a forma di chele (adatte per afferrare e tagliare), mani come le nostre (con pollice opponibile e ossa dentro le dita) o a forma di tentacoli (senza falangi)».

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