Liberamente Ottobre 2017

 

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Liberamente Ottobre 2017 n°1 Anno XVI Tiratura 850 copie Valerio Lorenzo Cancian 4^B Sara4^PMisoni Chiar3a^BPeretti Simone Alberto Rolle 3^B Guglielmo Barbetta 4^F Sofia5S^Lodero Xhome4la^BSollaku Da non perdere l' intervista al professor Burzio 4 5 Informatico, difensore del latino... VPaalesrsioatLooerefnuztourCoa:nqcuiaanttro chiacchiere... Valerio Lorenzo Cancian 6 Facce da Liberamente Alessandro Bevilacqua, Roberto Magnanini 7 Facce da Liberamente Leonardo Nolè 8 Facce da Liberamente Marco Pangallo, Andrea Quattrocolo 9 Facce da Liberamente Cecilia Ricardi, Valeria Rapa, Matteo Mancarella 10 Proposte in pillole Marco Pangallo 11 Il Galfer mi ha dato tanto Matteo Mancarella 12 Intervista a Dio Vincenzo Cusella 13 Scegliere i rappresentanti d' istituto... Marco Pangallo 14 Key word: peace Guglielmo Barbetta 15 Bibliotheca Alexandrina Sofia Sodero 16 1 5 anniverari da ricordare Sara Pisoni 17 I 1 5 giganti del mondo Chiara Peretti 18 Questi 1 5 anni sono volati! Xhomela Sollaku 19 L'avreste mai detto? Simone Alberto Rolle 20 A beautiful mind Guglielmo Barbetta 21 Buon compleanno Libe! Xhomela Sollaku 22 Cruciverba LIBERAMENTE - Giornalino periodico studentesco del L.S.S. Galileo Ferraris DIRETTORE RESPONSABILE: Valerio Lorenzo Cancian VICEDIRETTORE: Sara Pisoni IMPAGINAZIONE: Sara Pisoni ILLUSTRAZIONI: Sofia Sodero COLLABORAZIONE GRAFICA: Lorenzo Ferlito Manda il tuo articolo o la tua vignetta a: liberamentegalfer@gmail.com liberamente_galfer liberamentegalfer 2 Liberamente I uscita, Ottobre 2017

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Perché il giornalino: una buona ragione* Quindici anni dopo ■FABRIZIO SCISCI pqsdgsipaiacsblbgm(cdvmrgsmcpcpcacpCscsditlulleaseothhoaeuihhuiuhueuerrnonmeeoleaoaamapoeergommpvnirieoimesnelsnrnloerucvir,tma,ilnreanenspcoeoet’ttiatcrhvnzsncdnemeanrriuteiaglrtrhàtmrrcscooaroissiregiaetheiaooiconoincfotcenoriacéhteaacailatgrét”e,r)eehpce.nhsiatnd”reen:maaop,rleeiarllanféreooleeAoeecnoeadosctlricaoomas(tmaettlpesusstangsiimotncatoiogpgtcabeapipdip)runrnepeigsrraouv)ilniereilevenbaieioamsiie,outetegrrlvoihnosilvdngetievztlonicsrbsssrnosileruqdcaitsoesoe,ilcoiitzssoeieoplscosbteveàsietshtiuuoemireoo,oomrousaoalm,nrciiiedptiaaeodo,issunnrpnptridlhrnntodaveeneo’uccansenslieopnascsnei(aaae,eeooetensrrhitptdsenoorr,retgizavgligofepnssnluaàtedeecepdeeepol.aiiorumpdiiatasrtnaods:oarpn,oneavermnreiodzcsgeqzie.tpsetttteiv.iiiierevlzcittmzelonaaebeagùciirauvtrsmioVauoanoCiiiaicSierre,alrpltasicai:cdtladliegia!treedeervuaeioritpobooionndodlmnfitaeesàflrsuaosoeeniroiariendcdeaisicEesqooiullmasneoileparrlatm’cltsoìioolics,peudn.ivaèn,rlGeiaqstogbicspinlqerltesuigibeioeerae’“iidruodiùsgbieoad!ooeusvpsismneamnieesnvdnisepnairstlle(ie.eeicueottmAanelfttdlaiciibapiotilopieareleolpbrs,rssirrireu’tEnuiceueaveassiòornlirtsssteiensqrcrmctl,rgrieco,vupogbatsisinocrpzeuoaraocoduuiloiisonitlveubsrboivriconiaracùoumrarbionenasissgeeifufresiirocvc“rorlvgnaoavfsemoioivltauipnatdeiesnucoecsoaiid,itpelnriltsstodaoaàctec“snhruaetinreàmattuiioienrLteoraeeirsnivi.hlilrten,aes,epmrinmiinisduveeinapctrnocldeiboevmdtaobEieic’tloadilopcztneoasao.etbielcoe),miouunthiocsugalcaareppadnenrm,dioo,virfhnnnudntdiOocnatlllnnaeaoaartoottoaliitsllaaeoeoneeaeanoaeoiriiiiity----r”-------,ì,,,iiili *editoriale di Liberamente n°1 - Ottobre 2002 Liberamente Ottobre 2002 ■VALERIO LORENZO CANCIAN mvffnsfmcdcavL“dhqpddcfthsadpcalpuigqOnagfsnvsctcntciBrudanleuoeeeocaeortahhoaaouefeoaalava’naeauneaeepniuieiuiabceosatiarnnmsmroegdtstllbmenmnimnvll’enrcnntegpmlnmucoatoiotterelriiardwznnqaspLtqcesatd’ioagintecncppinlerliboeiciirnmtnbrinrllpbboatmdnauaozaaciiuooeaooohizeosiaaiòoorobouinsozabnareiirnzntahotredzfagaainaaaasr(linsemloe.eaneroozeotpvhduetik,eaiebea,dliz.ulaille,tttsdeodollep’rcaentcnniniaoeaieeiidNre.iioriàltasn1idrcdlirinotiuehuavre.oodaociuiis2ncdsne“oticonm,icmeuta0ooaeopentabirenhr.incnrdetcLl0(aPns.ihèuifretpieliit)lpenfarldaivofslgeaoueanPeoc(aei”tit0cf,,houemreroeebraaproaPqomLigsslerossznafTunl2iaoa,imtpctrr’èeeeùdsocruelaruiuisaetifrcenrrcsiuteadb.nrnoneoosiaoanaorpsriaG’eeitiùg.oitrunosnrfmdèocntamirten’eectnntnqdgtelantoipleotinanaopeiddtttluLuoana.isdrmtvroeIoerfiuonieasnagrtc(ceaeciotnrfaesriocnididpmemiltviiiaosei,mNbceaon.fzopitcnocoevuaterlsemtspesieoiectne.sqtzddaecs)hpntiinaaiborednpie,esntonrepmaeorIntovdcutiecedhvatuiaelrciotler”inuiarNoltspooofmonstsaoaaeuttnuissL)hapaefeeseenahegneititedlci“egct.sfceegt.nlmorenasentiesne,ssulnteseescrltpzopsmubcto“laoiroahtLeivviaonoeaeomeicrftithocdzioirprarestuelsairmlan,leoPeaerltmeoeepon:heilnoeopeane’ruaratttndtaaqndorrddaorneemossnuairoptergtmpeaeatenapepncùcmetoeceuaieatanoattettampvezdg,rdgitengacotmlearaarcsovlaple.iticeovledpedametilaiulmeealaoieolartitoelsiorlpgonoipmlaascrnnpngetesiinlòineirmnnazIrùàtzàtenrcai,dtrotioensrefozaiee,indo,“orpenzioodtlsaatinoop,roLcmgtchistasbcaenoecoiennieaenioa,aàttosifccnlghesmscitiiisaqapcarqpnadetdnsebactLtaocell.ets,ccanevgeolomhdeeredcthroucmenuatreii!.iiiieirrasdsuohrsalooreiòssbTlgGuniaeseeanigteredacrlineEirsoLleieneniileivpiti,otenmltoutolemnaaasll”aanolalgcial,oasietsidblinoctciaamunrobctancitmammunnlarmlidadtipvaalmetrenaiuaoheoebtooi”ofcnareanneioenuiftireoi.pounlernrumenldemloceelolvarbtlamar.zolarclselai)egooepsr,noealneaosiastomraoQecnnmia,itchtc”retareaervgooImoaatppsrtolrlprto:tmreteaonieitsseitpofeuoppmeniterenlzapnssbslràiedufiirslemod,,egdrpcttdrnnptoorihprtetozuesvssi.dieeeiinociiotgeaeoseùiaoqo.teoolczèootr’aooaueooonpaonocoissiNidcaaimnnntpouapznUco.rnnhnnnndnttriiniosvssziiunnrrtteeetadddiiieidalluloltcràèaaoùeooneeaèunoaoooaoaeaoèaeeeiikii------,,:,,iiiliillii Liberamente I uscita, Ottobre 2017 3

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Informatico, difensore del latino e ideatore di Liberamente: l’identikit di Marco Bozzolan quindici anni dopo ■VALERIO LORENZO CANCIAN Per più di un mese l’abbiamo cercato nei social network, abbiamo chiesto sue notizie ad ex-allievi, abbiamo telefonato a tutti i Bozzolan presenti sulla guida telefonica di Torino senza, però, alcun risultato. A questo punto abbiamo giocato l’ultima carta: il nostro direttore Cancian Valerio L. si è spinto sino all’indirizzo di casa del tanto ricercato fondatore e lì ha incontrato il padre, pedina fondamentale per la nostra inchiesta. Missione compiuta! L’abbiamo incontrato qualche giorno dopo qui al Galfer, dove siamo ritornati indietro di 15 anni in 29 mGogiinugusitthio.aEpicecro?fla’inrtecravpisirtae. la differenza di età, TErecnhteatcréosaannfai ci onmelplaiuvtii.ta? Sono sistemista, ovvero un tecnico informatico come libero professionista (e da unQdicuiemsteosidèoapnocahveeprasptàu,dniadtro). ? Inizialmente mi sono iscritto senza alcuna esitazione a Fisica, dove sono transitato per circa tre anni ma senza risultati brillanti. In seguito, avendo ricevuto alcune offerte di lavoro, mi sono buttato a capofitto nell’informatica che già negli anni di liceo era lPd’eievnrecnnhetaéstiamnueonl ag20imo0ri2anapalavinseosvioisndceeo.claissoticdoi?fondare Voi parlate di “fondazione” ma dal mio punto di vista era un riprendere un lavoro che avevo già sentito, tant’è vero che nel gruppo c’erano alcuni ragazzi che avevano già collaborato con il giornalino precedente (la Siesta, ndr). Era diventata una vera e pPdreeoirpcprhriaeécesesadigreeennbtzbi?ae. dovuto sopravvivere più Non mi sono mai posto questa domanda. Se me l’avessero chiesto all’epoca avrei detto “Bah, durerà per qualche anno, Ssoisetraanzfoiarlm-maetantuenfiancrheédaczi isoanràe?interesse”. In realtà non la chiamerei “redazione”. Il nostro era un gruppo molto aperto. Nonostante ciò c’era un gruppo di ragazzi che si ritrovava periodicamente per discutere sui Cteommi deaatvravtetanrne.e la fondazione? L’idea era nata durante un pomeriggio di settembre in un’aula qui al Galfer. Ci siamo ritrovati subito dopo con degli articoli e io ho iniziato a creare il giornalino con Word lavorandoci ore e ore. Eravamo riusciti a riempire otto pagine. Iniziò poi una microodissea per portarlo in stampa: erano necessari dei fondi della scuola e bisognava trovare una copisteria, che alla fine contattai io stesso. I primi giornalini non erano nemmeno rilegati, erano semplicemente fogli che avevamo dovuto comporre per formare Qogunailsèiniglovlearcoospiigan. ificato del titolo? Avevamo scelto questo titolo poiché volevamo scrivere liberamente, volevamo costruire un posto in cui chiunque potesse dire cosa pensava. Inoltre era anche un invito a liberare la mente, ad uscire dagli schemi e in qualche modo ad attivarsi e a partecipare aQmllueaanvltietea?radelollasspciuriotola.cVaoraletvtearmizozafanrtcei sLeinbteirrea.Prima di tutto fare il giornalino non era percepito come un peso, un compito con scadenze precise. Si usciva quando c’erano gli articoli (infatti il sottotitolo era Aperiodico di informazione e riflessione studentesca, ndr). Anche due sole uscite andavano bene, ma l’importante era coinvolgere più persone possibili. Ricordo che durante l’intervallo arrivava parecchia gente con poesie e arpPticaeorrltciedhaaé qpguulbiebssltitcouadpreeronngteiellh’tetaodn?iznioonesusbucitcoespsrievsao. Anche questa era stata una mezza sorpresa. Sicuramente all’epoca c’erano meno strumenti per farsi sentire, non si avevano tante bacheche in cui scrivere, sia fisiche che virtuali. La possibilità di avere uno stutrtutimcoelnotroo icnhgeraodgonidmi faatrtinsaapeenretraqvuaanlcoonsealloa stesso posto in cui andavi anche tu era ssCpaocorurmsio?oelau?nvpeCrnio-nmseao oanbceiectoptilvetoonismaapvllo’airnntatoenrtnei .oprodfeelslaC’erano stati grande entusiasmo e supporto da parte dei professori di Lettere anche se la distribuzione dei giornalini richiedeva del tempo e si usciva dalla classe perdendo qualche lezione. Aveva fatto più discutere nel gruppo, invece, la richiesta della presidenza di visionare gli articoli prima di aRmviacenovdraadnrieoaicnlcosumtnaeemppsraiotuitlaaggzioioornnniaislitpnaoai.rltgicioorlanrai lec?he In un’edizione si voleva far uscire un articolo su Berlusconi, più in particolare un ragazzo ne aveva scritto uno che riepilogava tutte le vicissitudini giudiziarie del Cavaliere. Avevamo abbastanza timore per quell’idea perché non era strettamente collegata a temi scolastici, ma alla fine l’articolo era passato senza alcuna obiezione. Un’altra scena memorabile era il momento in cui si portava una copia del giornalino in vicepresidenza per farlo visionare prima della stampa e poi si tornava qualche giorno dopo per avere il via libera. C’era sempre molta trepidazione nonostante non fosse mPprareagiraiacaozhvzpévii,eninsniouetentcareoeunssndusaoauvtinteeara,adpoeagepggsrioinppcaririmisasteaocrmenenopslaaumtraape?.rnooPrima di tutto bisogna essere bravi a non far diventare il giornalino un’attività che comporti fatica, non deve diventare un peso. Più in generale questo fenomeno può essere causato dal fatto che oggi ci siano più posti per esprimersi e dalla tendenza a dare un giudizio, non sempre positivo, nei confronti di coloro che espongono una innpsNmrceie?ormlllpiassraisuavgeoiiitdna“euaaaltnrto.iromivnuoendsaeiedrsccitahioiremaiamnaleioa”,tn.aFTaadibdosrdpiazioorieops1Ste5icrmciashncaé-ii Assolutamente no, faccio ancora una volta i complimenti a voi e a tutti coloro che negli anni passati hanno portato avanti questa storia. L’“arrivederci” di Scisci era sicuramente stato un augurio, una speranza TcdhrireeetsticoèoresreedailiLzczihbaeetara. fmareensttei ?oggi se fossi Parlerei con le persone, andrei nelle classi per cogliere quelle che potrebbero essere delle piccole occasioni. Mi viene in mente un qualunque ragazzo che pratichi sport ad alti livelli. È un qualcosa che potrebbe suscitare interesse. Seconda cosa: tutti non fanno alcuna fatica a scrivere in altri canali perlopiù virtuali. Perché allora Liberamente pnroendilepttoi trdeabgbliestuadffeianntic?arPeotrqeubebseti ducnaqnuaeli diventare un rimbalzo, un eco delle discussioni nate per esempio su Whatsapp. Da ultimo non tirerei troppo il giornalino “per i capelli”: se una certa formula non funziona più, non deve essere imposta. A questo punto sarei disposto anche a stravolgere la p1Cst5eorurmatitnuetrnreait?nietiT’amainrmvinveeaird(grraeiindnreiennioLcdiobdonei,trnneanudmuor)tevi.notea cfrearcaaltrrei Molto volentieri! A questo punto però spedirò mio figlio (ride, ndr). Tra altri quindici anni molto probabilmente sarà fatto su un ologramma. No va beh, spero che sia ancora su carta anche perché altrimenti ncCoihmpeaecssosisafaatirreaiblcGboeradrlofeerirac?irupceivresrebma?pre degli anTutto. Del Galfer non butterei via niente. Sono stato estremamente fortunato sia per il corpo docente che per la compagnia. Non butterei via nemmeno il tanto vituperato latino di cui continuo ancora oggi a sostenCehree cl’uotsiliatàv. orresti invece dimenticare? I miei ritardi. In prima credo di averne fatti circa 42 (quarantadue, ndr); avevo finito i talloncini del libretto e anche tutte le giustificazioni possibili e immaginarie. Sono Adpoaqitoduoeuvlnupatiumvnetenodiriaelgpi lmriaoiefei sgseonritoBriu. rzio ti aveva Sarebbe stata giusta (ride, ndr). Anche lui aveva finito lo spazio sul registro. C’è però da dire che non erano ritardi voluti, erano tUluengttigcceoanundssoaigt?ildioaiamtuetztzi iipGuablbfelicriin. i che stanno Seguite le vostre passioni, che di per sé può sembrare banale, ma non è per niente scontato. Pensate costantemente al futuro; tante cose che si fanno sui banchi di scuola non hanno apparentemente senso se non vengono viste in una prospettiva del tutto diversa orientata al futuro. Non è facile ma verrà naturale con il tempo. In secondo luogo non lasciatevi scoraggiare troppo facilmente. Ogni tanto seguire le proprie passioni è molto faticoso, a volte si imbocca una strada che sembra quella giusta perché si immagina da un sacco di tempo e poi, magari, non ce la si fa, non si raggiunge l’obiettivo che si desiderava. Sembra una sconfitta ma non necessariamente deve esserlo. 4 Liberamente I uscita, Ottobre 2017

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Passato e futuro: quattro chiacchiere con il professor Burzio ■VALERIO LORENZO CANCIAN pdInoeltlueavnafnomunmdaanezcriooanresepeudcnii’ainlLetiebrsevurisallt’maanenaniltvleaespnaeorironsona che ha visto uscire tutte le edizioni, dalla prima all’ultima: il professor Burzio, meglio noto come vicepreside del tdDpGeeeaamrclfvqipesouroo.i.aIèlndnatiiol aGsintnrasonlefiedgirinnr?esatetroegr?enalE’headpianetreqcrvhuiésatnahttoao Dunque, fammi fare due conti (ridendo, ndidcr)u. iStroennotatraelnGtaadlfueer. aHnondi ecchiesoindsieignnseo-, gpcDèDQonraauaisannaavrqclceeiubihnpeapetaulsnellavnoitr,ociodnchh,eoetoéqel,puvvmrmeoiecipslnsiuetoiotspdoeèreobpem?lrirtsleorbvievdvreaaeenavr,?tdeaid. uiifnoessscesimoegmonu.apnriteai I compiti del vicepreside sono collaborare con il dirigente scolastico nella ugensatiosnceuodlaellagrsacnudoel,a, cionmqpuleessstoa, ccaosno ntaontetivoslteudeimntip, egchneo riocrhgieadneizzaqtuivinodi puenr pSHoìa,rtmamraei ipapivaeacnnestriaettubotbtede.iledTiaevtnetitvneittràaò.reil pcroensciodres?o per diventare dirigente, non mi disHpiaacqeureablcbhee. hobby in particolare? Ndeodnichaorecoasqì utaanlcthoetehmobpboylibinerpoardtiacoplaotreer, però mi piace fare escursionismo in gmcMiloioacfnutnatuattmaurttigreotoànncat2oGe0np?o1elva9re:nsrcantaatourmeralba.uienrriàpprovi’setarialnl’maepreàenrttmoeaoarIoazcioenrecodadlli’aaltvoevreistaanlachmeiaqmuaalctehreia,ismpaisu questo terreno temo di non avere acciifPnnnuuhaeadttumelreriecalrrao.ableenQzis(da,dirsouiuctdoeenaireriaslndaintaednseutrooelntat,dnoneGnionadli’olnllreief)oesp.clinrtcarp,aoemotassoerbbastpbeiioameis,maroidmpelnialienoùovtgtuoign?itrneotsierttceagahtetloeeei-l Itinltaevgogriiatpurreavidstii tustotinoi loqcuaelilliindimfoindiroe dlaa dare una veste di pulizia e di decoro a truistuteltalenoauinle.pIrnogqruaemsmtoamaoltmri elanvtoorni oimnpme-i ssLglsqpcicneceereuoemdaamasortelnippisvsruairrài.meeoamdvapidmeeoniiaùtstcoontipoefldsnteorricisiaàrn?rrsieizasiboLmuilaiot’?lnirriensteaà.tinintIannuauudoltmloireeGelSaaoaarltoozlttfruiimeoliarncmntsheiosepisouiaalntnlslzreeloooairi, Uluntamaellanrtgeamimepnrtoopodneigbliile,spaqzuiinèdi adsosob-biamo fare i conti con i locali che abbiamo, ovvero 58 classi (attualmente tutte in uso, ndr). In questo momento, nsiuamceoromedi nsutumdeenroti, daibbaiualme ochraeggcioumntoe uAAlanspcsrpaoirrploàuiegtmanemztataoielnmpateeabrsiblsasilìmi.roiaatQe.pceuaretusdrte’aallneanlsoacturpaoaslraftoi?rrà- pmdtaerzaoniz-otpiinorsienoteecscosednine. tlOllraaovcvbdoiiiabllmraliaobectoecnrcotaealtzaicoienndreicuhdndeoercevguemlmiroosetunde--i qtcSrooufanvatsariuatroelmtapozuiiaonnunoone?.sCmpiaistzotiioa: mcaohdeleagvcuooarastonadopc.e’èr la al Cmalomoessnbpeioierinctiomhteemdmevagoogliliitnoueamxmr-eaai.snllitIieel nvrqiiooudnsaeorptlodoGotpraveilaefsenterao,leinnègegcmuuina-i èdSpeafansmtdsiaoaom,tltonoodtnrra)ep. elDeuriicndpouiùlaoelsntcroooon:lopaqnovunvsaeseonndttdueeirrlalvv’raio.stilrtieo(?rèi- fDntNRpaeooeiemncnlvltioaetoacrsnpdinmtdaeaefiaisr”sesciaasacclaituoodhllGtaerGceauacnalnsifoleofaner.“sprloI?mecaonhgriotepgefaaecsscnshsictdeaoioeatdigianpgldrcli’omriaafabflsetevlrieraatermn.ondoi--,i tpsnaeoanmrnteoicsncotelhleorieraatteli.plqerSuecìaassemrtìno,ezsrpeeoiannoirniopqsrutmeainetaedtaoasnnnetiocg. hneaOdleagnltelneeii qecrssEVaoctuseramaseocnteeslaiesaatnitssmamtrttirteiilaoapci.snartrpoeeC?iaprrplodriioominirdpsrnoiuostoqaosntuttlqteanaiu.u.ulncieImloa.mGneOarpoloaluttfitevbomrabbdèozlreitieciolpvainaez2zLini0ioiooeb0nnre2deea-,i dDdideioenapatgoigccrodeomigvneaurrnnseeoi ,gmteliiilnsttataiutbotdibvloeiansdèttiiainngteztiàosartanetfoeavonacptdaarsetuiicvoneosa-.i dgq(Oliui lleàtsrsteudtodeeiètunlusttotitoagi,nthoiIulucnnocmdomivbuooand,titoietLopadeperesgcirleioassinttnaevd,roaelrongetdeiprra)ei,,l gApunual gapirnddriemoibdaoaittlqliiatmuoepnsaactotshtocegitiaocraondvsaeeallivln’aehona.nlueposeigmnosoatsoguiolrlrei-- d“nVeaelvidnoroe?dmiroe ccohmeeavda”o(rgidgei nl’deos,itondrè). sPteartòo gumoIcMvlirenrsgioeasatilsaho?tsosdra”iqnivuvupaparoaoal,rinlsteiatoimcatoinvetdivigvoedivol.luoieotIgnterrnoaogemmigqspmluuie“oeainlClsnsmatootenoasdmi.acoadbamnarsaclnaohecnpehcdu’euèanpnateossbpntuabrscotdiaaa--i qfsvHleooouoanosgendgtnloeiiogmosunitfsneoaosontrudotssloiuaep,dtorieeregciamtiouoapcnimecatdrporbmtiaorniotabtdpitlaaiiiraqbtioimgua?tlautcietEilottentsointst,ètiurcoitdbondprulaaeiorttnarooiaoltt.,tip2udpc0cturth0honoee2--, sDcirreivi ecvhaenoogpgeirmil iLsibeemrabmraenunte?giornale nmpioùanmimcihpseeegnmnobanrtoalocshufoesteasmelloaraatniccchhieefoismnsepelom2rt0ae0nn2toi,, acsdPtiieuteaenòtsnàtmizrciiootdhenieneeevossrigvuisagoitneinvomoea?irpbavibùeilra’aipdnmaeoseasnmictvehei sendeoergil.lliaenssttuuo--- ccÈreerudtono’idccelhimaeacshisaeoccu’inèaaledcadoiunffnsuespgoou,’epdneizraancdnuiii. uIcnoi pnasoneiùnanoinccodshritareeftoittiraonten;dniroiiimzgdzgpiaieftoiglr’intmseoepimmespgoprnceeoiganlnedoe,elpgmolmialitogsictdauoor-,i sdpimoeropcnbietaiaglebrni.siilnmeQonetuneetmesaetnonscoihgnenoidnfdiici avuuunnocalhmeduivrtaoestlitoac,ihcmelipmmesaa-i dÈGsPcrgioenoeiaùlsnacnplcfatnoaeiie,monrlo?fmboiargnioarades.tanaesltaeirlpecratarpaalcsametoots,abscsneiiieoad.etntiàliSaugegrenliilriloaqcfsouatprdimunsoidedblii1etiiac5ngnmaltoiiaennsndntounetnèo-il rsRnaioaimprnmeeotanotl,peee,ngodlg’niinioutrvrnaoutdoic,ulazsmdiooibrnneiooe cddhdiievigeergnsnloiie,vrsieattàuzidsoeincnnueet-.li ncmcahiemennopgtonoli sdstiidauemndloeloanltutiigtaedulcitarnoiliogfaalgotigtqotiruaraiehilelia1dn4iinletorceiafn1amt9t’taobanianns--ìi SSAsdpfauiiael.calciocadccrreohaecvedsi esinlsapiovsinpaùpea:?amfsrasetsreeicnaidemduevoonlevagneicgosrosrisntneiuocab?aliiin?ntovoeccheeailnlleaMpclPfSairbuurpeaiorlgretif.1upuorTr5oifrnaairondoaclis,iiccvnmreihomenonee,nitaz?unosacttatoioaonsdmceimisnhmeumoegplrtieiotramleedcim(mnoorgtiamdealditergiimecnairhsnidermsetaoniaca,tononsillntioeeadcGr.derifa)iial.mulliafnMepeear-i sosoccgcuugoooi llloaaèr,odd’édiclahiteeecncdhoeoanlvlneenncovzoaanan,flonlecnoidosseèporaleoqlleuicepoflialùnombiucrgahnliveeai pdtmr’aoeervcgtaicclireooelllaeerlnamzdeaipnaoteicsnqsaiubtictiseluiitrnàietecd,ghilmiiuesantsrqpuuurnmeimaeensprtcsiouisposelaaarl rpitmeiurnimmsecaariergecinhqoaeu,eccsrohteomealeiislztzGsilaetaursldfneieerncgctoeloim.naSteinnpnuepii,reoara,smneocanhmnae-,i aScpsU(ietnelanonrpnrracàtiriaeh,osnéunastanodlslnrearriioeim)as.l.upQohcnaahugalleeaanlelnccdfahohupseeoreialtlaoeGddnnaiaatzciplicafcqreieolpiurtpmàaacazs-orepiaiomaz9nhgi5poeanni?aaeeu.nn9naa5il Liberamente I uscita, Ottobre 2017 5

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FACCE DA LIBERAMENTE Nome e Cognome: Alessandro Bevilacqua Classe: 1 7°I Ora faccio...Mi iscrissi al Galfer nel lontano 2000, cifra tonda. Ora mi occupo di management musicale, consulenze per festival (Club To Club, Open House, Torinostratosferica, etc.) e insegno Music Business al Gamma Music Institute. Sport/Hobby: Quando non lavoro, continuo ad arrampicare su roccia, una passione nata proprio al liceo. Allora era uno sport così poco praticato che, se non ricordo male, la nostra squadra vinse i regionali studenteschi per cinque anni di fila! Al libe dal...2002 al...2005. Perchè...per fare colpo sulle ragazze più grandi (con scarsi risultati), non avrei mai immaginato che, dopo quindici anni, sarebbe diventata una parte fondamentale del mio lavoro. Ricordo quel giorno al Galfer in cui...organizzai una giornata “hawaiana”. Il preside Perrini mi convocò inaspettatamente —ero rappresentante d’istituto in Consulta— e mi presentai in costume, camicia a fiori e infradito. Vorrei dimenticare quel giorno al Galfer in cui...la professoressa di chimica sembrava saper leggere il terrore nei nostri occhi, quando sceglieva chi interrogare. “Bevilacqua, alla lavagna”, poi mi sveglio, ricordo di avere 31 anni e tiro un sospiro di sollievo. Eventuali consigli ai Galferini: Non disperate se tra i vostri compagni c’è già chi sa di voler diventare medico, architetto, avvocato, mentre voi non avete ancora la più pallida idea di cosa fare “da grandi”. Troverete la vostra strada per caso, inaspettatamente. Conosco persone che non hanno scoperto la propria vocazione prima della fine dell’università, altri forse non la conoscono tuttora — nonostante siano professionisti di successo. Nome e Cognome: Roberto Magnanini Classe: 1 5A Ora faccio: Vivo a Rotterdam nei Paesi Bassi da 4 anni e sono architetto a tempo pieno Sport/Hobby: Pratico regolarmente bouldering indoor. Nel tempo libero mi dedico a computer grafica e musica. Al libe dal...2006 al...2008 Effetto Liberamente: L'idea di lavorare ad una pubblicazione letta da molte persone mi elettrizzava e mi e' sempre piaciuta la scrittura. Il liberamente e' stato un inizio. Mi e' servito lavorare su un vero progetto in cui occuparsi di grande scala e dettagli allo stesso tempo fosse importante. E' stato fondamentale per capire cosa avrei voluto fare dopo. Ricordo quel giorno al Galfer in cui...non ricordo un giorno in particolare. Ne ricordo tanti. Ricordo le umide e fredde mattine autunnali seduti alla panchina di corso Montevecchio prima di entrare. Ricordo i piani sovraffollati durante gli intervalli in cui tentavi di chiacchierare un po' con tutti del piu' e del meno, le persone, gli amici. Vorrei dimenticar quel giorno al Galfer in cui...giorni da dimenticare in quei cinque anni ce ne sono stati pochi direi. Ora come ora non ne ricordo nessuno, probabilmente l'ho gia' dimenticato. Eventuali consigli ai Galferini: Vivete al massimo gli anni del liceo, sono un momento importante della crescita e se saranno piacevoli, li ricorderete sempre con un sorriso. Il Galfer come istituto e' sempre stato ottimo, un melting pot di diverse persone che arrivano da diverse parti della citta', sono sicuro che alcune delle amicizie che avete trovato qui le conserverete per tutta la vita. 6 Liberamente I uscita, Ottobre 2017

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Nome e Cognome: Leonardo Nolé Classe: 1 3°G Ora faccio...Dottorato in Letterature comparate e Letteratura americana alla City University of New York. Sport/Hobby: La lettura era un hobby, ora è diventata il mio lavoro. Però continuo a scrivere per divertimento e perché mi aiuta a pensare, a capire, a rendere il mondo qualcosa di personale. Sorvolerei sull’attività fisica, a meno che ballare boogie woogie non valga come sport. Al libe dal...Ottobre 2008 al...Giugno 201 0. Perchè...non c’era, o meglio, non c’era più, e abbiamo pensato di rifondarlo, dargli un’impostazione nuova. L’idea era di creare uno spazio libero in cui i Galferini potessero riconoscersi e coltivare gli interessi non coperti dalle lezioni quotidiane. Per questo abbiamo tentato continuamente di aprire le pagine del Liberamente al dialogo, ospitando opinioni contrastanti, cercando dettagli poco noti sulla vita al Galfer, trattando i temi di attualità come se ci toccassero in prima persona. Non sempre ci siamo riusciti, ma ci siamo divertiti moltissimo. Effetto Liberamente...Non ci avevo mai pensato davvero, ma devo ammettere che ne ho trovati diversi. Negli anni al Galfer, mentre dirigevo il Liberamente con Matteo Mancarella e Valeria Siesto, credo che il lascito più grande abbia avuto a che fare con una certa idea di “libertà”. Mi spiego meglio: a rileggere oggi quello che scrivevo allora ci trovo una libertà di parola bellissima, incoraggiante, un tono irriverente che forse con il tempo ho imparato a smussare. E questo mi ha insegnato che gli spazi liberi, se non ci sono, possono essere creati, e che la parola scritta (anche quella di un piccolo giornale scolastico) può creare dibattito e dare fastidio (le critiche che abbiamo ricevuto da coloro a cui il dialogo non piaceva ci hanno sempre indicato che eravamo sulla strada giusta). Ma quanta energia è nata dalle pagine del Liberamente di quegli anni: a volte basta creare l’opportunità e la creatività emerge anche dalle direzioni (leggi: persone) più impensate. (Ps: ho in mano la mia tessera da giornalista pubblicista e mi piace pensare di aver cominciato a muovere i primi passi di questo percorso proprio tra i corridoi del Galfer). Ricordo quel giorno al Galfer in cui...nonostante la mia pessima memoria, conservo tanti ricordi del Galfer, ma mi piace tenerli per me e per le persone (importantissime) con cui li ho condivisi. Citerò solo il giorno in cui siamo entrati in ritardo, fieramente, per protesta (per qualche problema di fondi che non arrivavano alla scuola, suppongo) e la professoressa di turno ci ha minacciato di “spezzarci le braccine”, oppure quei giorni in cui siamo rimasti in classe anche di pomeriggio per realizzare un bellissimo cortometraggio che ancora mi rende molto fiero. Vorrei dimenticare quel giorno al Galfer in cui...ho visto la ragazza che mi piaceva avvinghiata a un mio compagno, in corridoio, proprio fuori dalla nostra classe. E poi vorrei dimenticare tutti i giorni in cui ci sono state le verifiche di matematica (quindi tanti, lo so). Però in realtà sono stati utili anche quelli, e lo dico senza retorica: oggi, quando ci incontriamo con le ex compagne e gli ex compagni, ridiamo soprattutto ricordando ciò che ci faceva più paura. Eventuali consigli ai Galferini: Non mi piace dare consigli, sono io il primo ad avere ancora tutto da imparare. Quindi dirò ciò che oggi direi al me stesso di dodici anni fa: 1 ) leggi un po’ meno libri fantasy e un po’ più di classici, che poi dopo devi recuperare in corsa; 2) guarda tutti i film che ti capitano, anche quelli in bianco e nero che sembrano noiosi; 3) parla con tutte le persone che incontri, la timidezza può essere un pregio, ma dagli altri c’è sempre da imparare; 4) c’è una cosa che ti sembra insolita / nuova / non conforme? Interessati; 5) dedica tutto il tempo che serve a cercare una persona che ti faccia stare bene e ti faccia divertire (esiste, al mondo siamo quasi 9 miliardi); 6) fai tutte le esperienze all’estero che puoi, di studio / vacanza / lavoro; 7) (ok, qui mi prende la sindrome da fratello maggiore e un consiglio sincero per tutti mi scappa, però è importante, e anche se più o meno l’ha già detto Steve Jobs lo ridico anch’io che non ho inventato l’iPhone ma l’ho provato sulla mia pelle) non aver paura di chiedere consiglio ai più grandi o alle persone che sono vissute in altri momenti della storia, ricordati con umiltà le loro risposte e ragionaci, e poi scegli con la tua testa la direzione: di solito funziona. Un saluto: un abbraccio! Liberamente I uscita, Ottobre 2017 7

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Nome e cognome: Marco Pangallo Classe: 1 3°C Ora faccio: Dottorato in matematica all’Università di Oxford. Mi occupo di economia e sistemi complessi. Sport/Hobby: Calcio dal divano con una birra. Forza Juve! / Viaggi e cucina. Al libe dal...2008 al...201 0. Perché...Mi piaceva scrivere, soprattutto di politica e protesta giovanile. Effetto Liberamente: Sono diventato più aperto e ho cono-sciuto molta gente interessante. Ci siamo candidati a rappre-sentanti d’istituto, e coinvolto gli studenti con assemblee e collettivi. Ricordo quel giorno al Galfer in cui...finita la scuola, ci siamo riversati al Fante a lanciarci gavettoni, uova e farina. Alla fine coi miei capelli si poteva preparare un’ottima pasta alla carbonara. Vorrei dimenticare quel giorno al Galfer in cui...durante la verifica di matematica, si sente un distinto “chiricchichiii” provenire dal mio cellulare. Per fortuna in classe c’era anche un Galletto! Eventuali consigli ai Galferini: Sognate e abbiate ideali. Ci sarà tutto il tempo dopo per diventare realisti e capire la complessità del mondo. Un saluto: ai miei professori e ai colleghi del Liberamente che hanno sopportato i miei sproloqui! Nome e cognome: Andrea Quattrocolo CSOplraaosrfsta/eHc:co9ibo°Hb: yQ:uMarotolteacnonsoed, iinMreedailctàin.aS, uqouni oa Torino. in un gru ppo rock, faccio parte di una compagnia di danza classica, sono appassionato di filosofia e letteratura inglese... Il tempo per far tutto è poco visti gli impegni primari (vedi “Ora faccio”), ma se c’è una cosa che il Galfer mi ha insegnato è che basta organizzarsi bene e si riesce a far tutto. Di notte, tendenzialmente, con una caraffa di caffè in una mano e un cAol l l ilri iboepedragl .l.i. toecrczhoi affaticati nell’altra. anno; quello successivo ne ho preso le redini diventando direttore. Perché: Ho sempre avuto la passione per la scrittura, ma non l’ho mai esercitata fino a quando non ho conosciuto uno dei vecchi direttori (Tommaso Marinelli) che mi ha spinto a collaborare con la redazione. Da lì ho iniziato ad occuparmi di temi correlati alla bioetica e quando i direttori si sono diplomati ho preso il loro posto. Effetto liberamente: Ritenevo il Liberamente un ottimo mezzo per permettere ai singoli studenti di dire la propria in una scuola dove, in mezzo a 1 500 ragazzi, c’era ben poco spazio per l’espressione pubblica del pensiero individuale. E poi diciamocelo, dire “scrivo sul giornale della scuola” conferiva quell’aria radical-chic da caffè letterario per cRuici olerdraogaqzuzeel ganiodranvoanaol gmaalfteter. in cui...autogestione del terzo anno. Io e il mio gruppo (in cui figurava il già citato Tommaso Marinelli, ottimo batterista con cui suono tutt’ora) decidiamo di sfruttare le nostre conoscenze ai piani alti per farci dare l’autorizzazione per un concerto nella palestra della scuola. Capelli di colori improbabili, batteria insonorizzata con dei fazzoletti, amplificatori gracchianti e acustica pessima. Il più bel concerto della mia vita, non fosse stato per il Vicepreside che ogni 1 0 minuti irrompeva urlando tra i ragazzi accampati sui materassoni per intimarci di abbassare il volume, pena la Vsoosrpreeindsiiomneendteiclla’erseibqizuieolneg.ioMrnaoc’earlagtarolfpeproinrucmuoi.r.e.I,l noi non sentivamo nulla... giorno dell’orale di maturità, credo. Non che non sia andato bene, anzi; però uscire dall’aula e prendere un ultimo caffè alle macchinette prima di uscire lascia in bocca un sapore agrodolce non indifferente. In cinque anni dentro quelle mura succedono le cose più belle e più brutte legate alla nostra adolescenza, ma guardare l’ingresso per l’ultima volta e rEavgegniutunagleirecolansciognlsi aapi egvaollfeezrzinai:chCeersciasttea diventando adulti può di godere a pieno del fare molta paura. tempo che passate qui dentro. Adesso interrogazioni e verifiche sembrano quanto di più terribile possiate immaginare, ma usciti da queste vecchie e grigie mura vi guarderete alle spalle e ripenserete agli anni passati. Con felicità, rabbia, gioia Uo ntrisstaeluzztoa:, ma comunque Ciao, ragazzi! sempre Fate un con un po’ di nostalgia. salto alle macchinette del caffè anche per il sottoscritto! 8 Liberamente I uscita, Ottobre 2017

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Nome e Cognome: Cecilia Ricardi Classe: 1 4°G Ora faccio...il medico, in attesa del test di specializzazione. Sport/Hobby: ho fatto per molti anni equitazione, poi per via dello studio ho dovuto smettere. Ora per distrarmi leggo, lavoro a maglia o vado a correre! Al libe dal...3° al...5° anno del liceo. Perchè...In quel periodo erano un paio d’anni che il giornalino non usciva o usciva solo una volta l’anno, volevamo renderlo uno strumento di comunicazione e di condivisione davvero presente nella vita del Galfer. Effetto Liberamente: essere redattrice mi ha permesso di venire in contatto con moltissime persone, alcune sono amici che sento tuttora, è stata un’esperienza arricchente anche se piuttosto faticosa! Ricordo quel giorno al Galfer in cui...ero al 3° anno, la copisteria che doveva stamparci il giornalino aveva ritardato tanto che ormai eravamo all’ultimo giorno prima delle vacanze di Natale, tutta la redazione era disperata! Finalmente alle 1 0 mi chiamano dicendo che è tutto pronto, corro ad implorare il vicepreside che, dopo varie promesse di prudenza e rapidità, mi lascia uscire insieme ad una ragazza del 5° anno munita di auto, così nel bel mezzo del diluvio riusciamo ad andare a prendere gli scatoloni con le copie di Liberamente e a consegnarle prima dell’inizio delle vacanze. Vorrei dimenticare quel giorno al Galfer in cui...aah, ce ne sono troppi! Un saluto: saluto tutti voi Galferini con un enorme abbraccio, tenete duro che prima o poi il liceo finisce. Nome e Cognome: Valeria Rapa Classe: ex 5D, maturità 201 4 Ora faccio: sto per laurearmi in Lingue e Culture per il Turismo a Torino. Sport/Hobby: canto, in una band e ogni volta che ho bisogno di staccare un po’ dallo stress di tutti i giorni. Al libe dal...201 0 al...201 4 (direttrice dal 201 2) Perchè...conoscevo il progetto fin da prima di iniziare ad andare al Galfer, grazie ad alcuni amici che me ne avevano parlato. E mi aveva colpito da subito! Mi è sempre piaciuto scrivere e l’idea di avere una voce, anche se piccola, all’interno della mia scuola era entusiasmante. Effetto Liberamente: grazie al Liberamente ho conosciuto tante persone, anche molto diverse tra loro, con cui ho trovato punti di incontro e scontro che sono stati parti integranti della mia vita galferina (e non solo). Ricordo quel giorno al Galfer in cui...ho tenuto la mia prima riunione del Liberamente come direttrice. Ricordo che i ragazzi della redazione avevano grandi aspettative su come io e i miei colleghi avremmo gestito il tutto e mi sono subito resa conto che sarebbe stata una grande sfida. Nonostante le difficoltà, comunque, si è davvero rivelato un progetto di cui sono molto fiera. Vorrei dimenticare quel giorno al Galfer in cui...scoprii all’improvviso che la stamperia del Liberamente aveva pubblicato il nostro ultimo numero dell’anno senza il mio editoriale. Ci avevo messo così tanto impegno, ci sono rimasta malissimo! Eventuali consigli ai Galferini: la nostra scuola è tosta, molto, ma non smettete mai di darci dentro, a testa alta. Ne va del vostro futuro! Un saluto: in bocca al lupo per tutto! CSANOpollraaolmsibrfsetae/eHce:dco1Caibo3lob:°2gGyi0ln:m0os8mecrdaievilc.:e.o.Mr2.e0a,1tvt0eia,ogpMgeiraacrnhecé,afrioletmlolagornadfaoree.ra pieno di storie da raccontare e non rEiuffsectitvoo Lmibaei arasmtaernetien: silenzio. ho conosciuto tante persone mera-vigliose con cui dividere lRaicmoiardsotraqduae.l giorno al Galfer in cui...nello scambio a Vichy, mentre visitavamo il ppearrcoordeeinveui lcbaonsic, hini.i.z. iòuna’apvivoevnetrueraa ddierogtntoa ediunesgsreurpepettrtaomdainndoaitasi ppeerrsesevmapgraendaoi Vpoosrrteerii.dimenticare quel giorno al Galfer in cui...il primo giorno di autogestione arrivò una nevicata da record, e le scuole rimasero chiuse per tutti i giorni Esuvcecnetsusaivlii c(noonnsiligrlei caui pGearalfmerminoi:maai impiieùi).tempi si diceva che passare in mezzo ai due pilastri sulla destra nell’atrio pUonrtsaaslsuetom: ainleb, oncecl aduabl bluioponopnerfailtevolos!tro futuro, e che sia quel futuro che più vi entusiasma! :-) Liberamente I uscita, Ottobre 2017 9

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Proposte in pillole: discutiamone ■MARCO PANGALLO Mi dicono che sono prolisso. Beh, sarò telegrafico. L’anno scorso la Gelmini accusava i ragazzi dell’Onda di protestare senza proporre. Io lancio degli spunti, dovremmo discuterne tutti insieme. L’esame di Stato va bene così, o sarebbe meglio che le capacità acquisite e le attività esterne come il volontariato contassero di più? È giusto che le prove vadano in base alle domande che capitano o si dovrebbero valutare meglio le competenze? Si può scegliere consapevolmente la propria strada a 1 4 anni, o sarebbe meglio fare un biennio di superiori con macroaree (umanistica, scientifica, tecnica) e scegliere a 1 6 anni avendo comunque tutte le strade aperte? La legge Aprea, che propone di trasformare le scuole in fondazioni nelle quali possa entrare l’industria, porterebbe a migliori strumenti per gli studenti o ad un loro sfruttamento? È il caso di istituire un fondo destinato agli studenti stranieri, per favorire la loro integrazione attraverso corsi supplementari di italiano o corsi di recupero? Il bilancio può essere votato solo dai rappresentanti di istituto maggiorenni: abbassare il limite a 1 6 anni? È corretto dare dei buoni scuola alle famiglie che iscrivono i figli alle scuole pri- vate, senza distinzione di reddito, per favorire, per esempio, le scuole cattoliche? Si dovrebbe investire di più sull’edilizia scolastica? Si dovrebbe rendere gratuito o comunque ridurre di molto il costo dell’abbonamento per gli studenti? Finanziare l’acquisto dei libri scolastici? La scuola si può cambiare proponendo. Il movimento del ’68 è stato propositivo e vive ancora oggi (i diritti degli studenti non esisterebbero senza quei ragazzi). Se vogliamo che quello del 2008 sia ricordato, quello del 2009 dovrà avere proposte forti e interessanti. Discutiamone! Il Galfer mi ha dato tanto ■MATTEO MANCARELLA “Il Galfer mi ha dato tanto: i miei migliori amici, le ragazze, la magia delle notti insonni delle gite, l’allegria che ti mette addosso il suono della campanella, la sensazione di immortalità che provi rendendoti conto che il tuo nome resterà per sempre impresso nella storia sottoforma di nota su un registro di classe, la gioia di quando gareggi portando sulla maglietta il nome della tua scuola, e vinci, l’orgoglio di dire ad alta voce quale liceo frequenti, il senso di appagamento che ti dà un panino del bar prima di ECDL, le indimenticabili partite a tris con i compagni di banco. Beh, sì, poi ci sono tutti i momenti in cui, nel bel mezzo di una lezione, ti rendi conto che quelle parole in fila su un libro di testo ti parlano del mistero del mondo e della vita, di poeti che hanno riversato su una pagina tutto ciò che avevano nell’anima, di uomini e donne che sono morti per la nostra libertà, di incommensurabili galassie e di microscopiche cellule che ti fanno pensare, camminare e persino muovere gli occhi su queste righe. Il liceo dà una forma al tuo cuore, marchia a fuoco nei tuoi ricordi tutto ciò che ti fa diventare l’uomo o la donna che sarai. Non ringrazierò mai abbastanza tutti coloro che hanno reso indimenticabili questi giorni.” È stato strano riprendere in mano quel fascicoletto rimasto a sonnecchiare, placido e silenzioso, in un faldone ricolmo di fotocopie, volantini, biglietti del cinema e fogli ricoperti da formule di matematica che, se le guardo ora, una vita dopo, sembrano incomprensibili geroglifici scagliati nel profondo del mio armadio da qualche perduta civiltà aliena. Quando i membri della redazione mi hanno contattato, ho fatto fatica a crederci: il Liberamente, quel meraviglioso giornalino che ha riempito di parole, infinite discussioni e schegge di poesia i miei giorni al Galfer, dopo settSeetatennainnriitoinrnacuvai aamtero, vaartumtti.i quelli che hanno condiviso con me quell’avventura, è toccato diventare grandi per davvero: Vale in questo momento sarà impegnata al lavoro, come sempre da quando ha salutato una volta per tutte anche il Politecnico; Leo, complice il fuso orario, si sarà appena svegliato e starà facendo colazione con i pancakes e il caffè lungo in qualche strada di Brooklyn, preparandosi per un altro giorno di lezione; e io... beh, io ho un fantastico camice bianco, ho finalmente imparato come mettermi da solo i guanti sterili in sala operatoria e le vecchiette non vedono l’ora di venire da me a raccontarmi del loro mal di stomaco. 10Liberamente I uscita, Ottobre 2017

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La nostra avventura tra le pagine del Liberamente cominciò nell’ottobre del 2008. Eravamo tutto sommato dei principianti: la vecchia guardia se n’era andata, e noi avevamo deciso di buttarci in quest’esperienza rinnovando completamente il giornalino. Attualità, racconti, sport, oroscopo, poesie, giochi, recensioni, politica. Il team che si era raccolto in quella prima riunione era incredibilmente ben assortito: persino chi si era trascinato lì dopo l’ultima campanella, seguendoci con l’onesta motivazione che “magari viene anche qualche tipa carina” – non aveva detto esattamente “carina”, in effetti, ma a diciassette anni ci si perdona questo ed altro – alla fine aveva trovato la propria collocazione nella redazione. Per due anni abbiamo scritto, sfornato storie, litigate su carta stampata, versi pieni di quell’amore stupidamente romantico degli adolescenti: i messaggi in codice per dedicare romantici racconti a quella lei che non osavi guardare negli occhi del colore di nocciola; le agghiaccianti freddure in prima pagina; le battaglie politiche piene di furore e idealismo e passione e la fatica di trovare pesi e contrappesi in modo che nessuno ci dicesse che eravamo degli inguaribili comunisti mangiabambini; gli articoli con qualche parolaccia di troppo, grazie alle quali si finiva inevitabilmente nell’ufficio del vicepreside, con il mitico Professor Burzio che ridacchiando sotto i baffi le depennava, mentre noi redattori annuivamo, ci scusavamo e ne approfittavamo per mangiare qualcuno dei cioccolatini che teneva sempre in un’antiquata coppa sulla scrivania. Non è stato sempre facile. Non lo è stato sicuramente per Vale, l’addetta alla grafica, che veniva continuamente bombardata di messaggi – quando ancora Whatsapp non esisteva e ci si arrangiava con gli SMS – per sistemare l’impaginazione, e ogni volta era impeccabile e, probabilmente, desiderosa di darci una martellata in testa. Non è stato facile – accidenti, era terribile – contrattare ogni volta con i dirigenti scolastici la quota di fondi da destinare alla stampa di tutte quelle copie: indimenticabile il caso del numero di dicembre 2009, per il quale erano finiti i soldi messi a disposizione. Finì con la redazione rinchiusa in un nevoso pomeriggio prenatalizio a ciclostilare, ovvero fotocopiare all’ingrosso, ordinare, rilegare e pinzare millecinquecento copie di Liberamente, fino a tarda sera, ma cavoli, era davvero frutto del sudore della nostra fronte. Non è stato facile soprattutto distribuirli, visto che all’epoca (non so se adesso i tempi siano cambiati e la disciplina prussiana del liceo si sia ammorbidita) ci vietavano in ogni modo l’utilizzo degli ascensori, quindi, quando il corriere scendeva dalla nostra stamperia di montagna con gli scatoloni pieni di copie del giornalino, questi venivano trasportati a dorso di liceale su quella gigantesca scalinata attorcigliata percorsa ogni mattina per cinque anni. Quello che sembrava facile, facilissimo, era scrivere: le parole scorrevano sulla carta, avevamo una fame incredibile di sognare e raccontare e confrontarci. Scrivevamo, ci spogliavamo di timidezza e paure, ci aprivamo con le nostre parole verso il mondo che ci circondava; ciascuno di noi ha stretto amicizie, si è innamorato, ha creato legami che neanche tutti questi anni, a volte, sono riusciti a spezzare. Se ci ripenso adesso, sfogliando quelle copie che per tutti questi anni ho conservato, è quasi incredibile di quanto di quei giorni ci sia rimasto dentro il sangue. E forse adesso non potrete capire questa sensazione, fatta di sorrisi e un po’ di malinconia, di quando rileggo le mie parole di dieci anni fa. Ma ascoltate questo consiglio: non smettete di scrivere, continuate a far vivere con le vostre parole questo giornalino. Leggete, informatevi, scrivete, scoprite, litigate, scavate sotto la scorza della superficie, credete nelle eccezioni e non nelle regole, arrabbiatevi, cercate la vostra strada, scrivete poesie, inseguite i vostri sogni. Tutto quello che costruite con la passione e la fantasia in questi anni vi rimane nell’anima, disegna il solco lungo cui correrà il sentiero della vostra vita. Noi, chissà, forse la nostra strada, nel mondo, l’abbiamo trovata. Ed è sempre bello ogni tanto avere il privilegio di potersi voltare indietro, ripensare da dove è iniziata, da quei giorni al Galfer, e sorridere rileggendo le nostre parole di tanti anni fa, che non smetteranno mai di ricordarcelo. Liberamente I uscita, Ottobre 2017 11

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■VINCENZO CUSELLA mInitcearvli'sotnantioproete: nStea,lviel ! gLreaindneondèi- ssDcìtiei;roilbi:mulaStaosesrepùve?udroii anime che sta nei qpuuaoni tcohiraigmuaarrmdai cola- mia ubicazione, non posso dirti quale sia davvero; ogni uomo mi attribuisce una diversa dimora, cphaertesidaellaprtoeprrraio, ciluocrieel.oC, oomuunna- qsI:cuVeerolarsri.eai, molte piacere di conopoter dire lo stesso, ma in questo momento, a dirla tutta, mi sento un po’ scemo. Io non hstoenmzaa,i ecqreudinudtio aclalapisScuaa eosrai- che Lei mi ha concesso quest'in- tiDme:rbvaiRsrtaaagz, azozz.moi sento piuttosto mio, lascia che in ti racconti un fatto. C'è stata un saaveccrmo idiingceonntteractohecpoenrtfiinnuoavdaopoa negare la mia esistenza, ma il pEirùa fcisossaìtocoinnvainstsoolcuhtoe ehroa dLeecnisino. di assumerlo come portinaio: co- sì quando io sono occupato lui si Idt:oegE:li"heNgolai,àD,soicodendrtoiosn,faicmz'èiom"n.aegienor,isdpeovneDes:seMrea pcroaproriomcoion,tecnotomleui!potevi non credere in me? Io sono l'or- dine cosmico, l'intelligenza motl'rOicme,eigl aprincciopmioeesliapfoinses,oln'Aolfanee- IgDm:a:aVrPieeserqearuònme,tiestaotnmetbemrisedeoaitglttitnàuaotnlt.moececenisòosnachoriene?ch'oè qualcosa che non sai. Qualcosa cshaerà nqounalccoosmapnreenlld'uin. ivFeinrscohéchcei ti sfugge, e sarai disposto a Ica:hllIoioarma aioiroeanvqroòuneussnotonseoqnpusoaoil.ccoossaì Dio, con- IDvH:in:aCitoÈou.mnaucnvoiqmtaupepr,eesnrcspuiebsniil,esa,iormcsi.ioonocaqrou.i pDpee: rreBineilthegrhviaisectsacsirolean. dTcoaonmiotoeDspitoea,r?croampi-- ssmcooinmltooi, esqetuenersnsoota. Tedudottmi imasnamdnuantoanbcoihlnee, hioae dunque non sono soggetto a cIs:traeMtdi oda'aninoeimansocinhnceéeruaummnoerpni ote'! Snoan, mcii gscinuastio, itorisDteio. Ol'hgoni staenmtoprme iimpimacae- Intervista a Dio pmtreiasntesm,aireefiguaunrLoriessiooclcthahenetornidouenn assliloecrgruirsooo-; cDtrei:s.tEe?pAerlchméasmsaimi odovproesiseossaemre- Smmil oeevnttettoeenrttieoeo ftcicushhtceteahisagavohfriitagennulaeeozrmmzmionioiqnautlcaleaeggnnrdoelao,. smsooanrrroiedioèo qicnuhaetenmmdopi esfbsratealll,eicsonounqvouoailonedcaohpei-l pddpairi ertte"uu,tttidtleeibtllueluettdvevoeollletlectevieoclchsohte.reeEdfidrotieidltleioe"md"esai ediv"meoeli--, spgIsllae:iirhoameeEvnneroirednisddebttueirbrcesnleoeiqlaougpm.eeioebcSrsisozdociineuodolsnblieiie,,nlnaodLvisieeo?sllisilibemtMsreeiovartoaànscirlrtohluordene--i cvLoiednii,aon.secPlelar,oaspulrloiaoraopnnenoripcnohptéeunòLzeatui, tcttaiuvtintiao- dncaeoprnairresea, ipltreovrvaeal.orreDe, elialnscccaeialrccroealarpebe,ilreddeedrseei-,l tesfauteltdltizoerezl ca,diòroeiuloadsrdceeil,urlaenla;fgeiplilaoisczceitzoània,scohddeeidlalseafplfliagedisaotsrriaeoi- ltc'uehttiteaorm,niinatàimednoetellaamavvoirtreaeb.èbeSpeesremsnasepoeu. snsEai rDpaizrm:oziDsapnliacetiettvu.ivintaaa semplicemente terroccoosmaebdeilclai . dS'apmeraorlatu. 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DmIc:h:aMenSeldi',ianlemtehar!voliasfatapttaoèzsfieionnlittzaaan. tdoeul nleattodore- Iee:sNalouornsitpis.aiAzorifrofievnesuddlae,rgcmiio. arnsaplienroo sono il più tardi possibile. 12 Liberamente I uscita, Ottobre 2017

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ARTICOLI VECCHI Scegliere i rappresentanti d'istituto con...un sudoku! ■MARCO PANGALLO Alla prima riunione del Libera- mente ognuno era già arrivato con il suo bell’articolo su chiavetta USB con grande felicità dei nostri “caporedattori”. Dopo un po’ di risate, arriva la fatidica domanda: e tu Panga cosa hai scritto? Ehm a dire la verità ancora nulla. E a che cosa hai pensato? Vedo di che cosa c’è bisogno (un modo gentile per dire vuoto assoluto!). E allora, ho deciso di avventurarmi in un’impresa che manco James Bond si sarebbe sognato di compiere: spiegare come vengono eletti i rappresentanti di istituto, visto che io stesso dovevo capire come fosse possibile che ci fosse praticamente un rappresentante per lista. Coscia lista 2, Massera lista 3, Serra 4 e Montanari 5. Una situazione da Zelig! Dato che le liste avevano programmi differenti, si capisce il motivo per cui ciò che è stato fatto finora sia stato il nulla più totale. Anzi no: i laboratori studenteschi si terranno proprio nei giorni delle olimpiadi di Matematica e Fisica. È questo il risultato? Mi sono allora avventurato nell’Odissea di scoprire il sistema di scelta dei rappresentanti, ed alla fine sono riuscito a risolvere questo mistero. Avete presente il giorno delle elezioni? Paradossalmente, quella scheda elettorale piena di nomi era la parte più semplice: è il conteggio dei voti l’aspetto più assurdo. Nella prima parte dello spoglio si contano solo i voti di lista: quest’anno la uno ha preso 1 04 voti, la due 326, la tre 335 (vincendo, di fatto, le elezioni), la quattro 200, e la cinque 236. Ci si aspetterebbe che i posti di rappresentante d’istituto spettassero alle liste due e tre, che da sole hanno preso più voti delle altre. E invece no. Perché qui entra in gioco un metodo che neanche chi ha inventato i Su- doku si immaginava. In pratica, per scegliere chi sarà rappresentante, si crea una tabella nella quale alla prima riga si scrivono i voti totali che ogni lista ha ricevuto, nella seconda il numero di voti diviso due, nella terza riga i voti diviso tre, e così via fino a quattro-cinque righe. Dopo aver compiuto questa operazione si cercano nella tabella i quattro valori più alti che saranno poi i posti per rappresentante di istituto. Se si risolve questa specie di Sudoku per le elezioni del Galfer di quest’anno si nota che i valori più alti si trovano nella prima riga, e quindi c’è un rappresentante per lista. Infatti, se si dividono i voti della lista tre, già alla divisione per due il valore (1 67) è più basso delle preferenze per la lista quattro (quella che effettivamente, a parte la lista uno, ha preso meno voti, anche se Serra è poi diventato rappresentante di istituto). Con un altro esempio, spero di farvelo capire meglio. Se ci sono solo quattro liste, e la prima prende 500 voti, la seconda 300, la terza 260 e l’ultima 240, la prima avrà due rappresentanti, la seconda e la terza uno, l’ultima nessuno. Infatti, dividendo per due i voti della prima lista si ottiene 250, un valore maggiore ai voti totali dell’ultima. Distribuiti i posti tra le liste, diventa rappresentante chi ha preso più preferenze nella stessa lista. Non conta che ne abbia prese molte di meno di uno non eletto in un’altra. Le crocette sui vostri amici sono quindi praticamente inutili: non portano alla lista nessun vantaggio! Il voto più importante è la scelta di quest’ultima. Questo è il sistema, deciso nel 1 991 da un decreto ministeriale e mai più cambiato. Chiedere quindi di modificarlo credo sia i- nutile, vista la disponibilità al dialogo del ministro. Ma può essere una proposta degli studenti quella di rendere più intrigante il ruolo di rappresentante di istituto. Le loro richieste, e le nostre, non sono nulla di più che preghiere che la preside potrebbe scegliere eventualmente di esaudire. Ora, è vero che noi non siamo nient’altro che “utenti della scuola”, ma ne siamo anche i principali protagonisti. È per questo che secondo me un rappresentante dovrebbe poter spendere un certo budget, con sistemi di controllo come ad esempio la maggioranza assoluta dei rappresentanti di classe, la convocazione di collettivi in cui i partecipanti scelgano come usare i soldi che la scuola mette a disposizione. La Preside li potrebbe rifiutare solo se palesemente non avessero significato formativo! In una situazione come la nostra, tuttavia, ci sarebbero solo litigi, come se al governo ci fossero Di Pietro, Veltroni, Berlusconi e Bossi: una situazione paradossale! E se si offrissero i posti alla lista che ha preso più voti con un semplice maggioritario? Ci sarebbero più differenziazioni, ognuno proporrebbe qualcosa di diverso per essere il vincente, e non per farsi figo con gli amici per essere diventato rappresentante. È così che, secondo me, si dovrebbe cambiare la scuola, e la cosiddetta “Onda” invece che prendersela con le banche (alla manifestazione del 1 2 dicembre mi sono chiesto che cosa c’entrassero con noi) dovrebbe iniziare a formulare proposte di questo tipo, per dimostrare che noi studenti siamo maturi e la protesta era davvero per cambiare qualcosa, e non solo per urlare a vuoto slogan che neanche conoscevamo! Liberamente I uscita, Ottobre 2017 13

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Bibliotheca Alexandrina L’impresa di ricreare un patrimonio perduto ■SOFIA SODERO Contrariamente a come si possa pensare, la Biblioteca reale di Alessandria d’Egitto non fu fondata dal celeberrimo uomo che posò la prima pietra della sua città. In verità, sappiamo che essa vide la luce nel 305 a.C. ad opera della dinastia dei Tolomei che, alla morte prematura del sovrano macedone, avevano assunto il controllo dell’Egitto. Centro della cultura ellenistica e punto focale dell’intera cultura mediterranea per secoli, la Biblioteca di Alessandria, secondo alcune previsioni, nel suo periodo d’oro sotto il re Tolomeo II, contava il numero da capogiro di 490.000 pergamene. A causa degli spazi che con l’arricchimento progressivo degli archivi andavano riducendosi, più di 40.000 volumi trovarono una collocazione definitiva nel museo del Serapeion, costruito a scopo di consultazione pubblica nel tempio dedicato a Serapide —una divinità greca introdotta nel nuovo regno egiziano da Tolomeo I. Come tristemente si ricorda, tuttavia, questo straordinario monumento alla conoscenza, che aveva l’ambizione di raccogliere tutte le opere dell’umanità, ebbe una vita piuttosto infelice; fra il 47 a.C. ed il 640 d.C. si dice subì quattro incendi massivi, uno dei quali risalente alla guerra civile fra Cesare e Pompeo, che lo 14 Liberamente I uscita, Ottobre 2017 distrussero definitivamente, cancellando a tutti gli effetti un pezzo di storia. Così, nel 1 974, un comitato dell’Università di Alessandria d’Egitto lanciò l’idea di costruire una nuova, colossale biblioteca nei pressi dell’antico sito. La stessa UNESCO si fece promotrice di questa opera, indicendo un bando di concorso al quale parteciparono centinaia di architetti da tutto il mondo. Il vincitore, lo studio di architettura norvegese Shøhetta, ricevette il via libera per intraprendere i lavori di costruzione nel 1 995. Questi si protrassero fino ad appena quindici anni fa, nel 2002, quando il 1 6 ottobre ebbe luogo l’inaugurazione di una delle biblioteche più importanti ed imponenti del mondo ad oggi: essa conta undici livelli, e può ospitare fino a otto milioni di volumi in scaffale. “L’astronave più pesante del mondo è pressoché pronta al decollo: e sì, riparte l’Alessandrina, la Biblioteca più famosa della Storia.” -Sergio Frau, Repubblica, 22 agosto 1 999 Questo mastodontico complesso si presenta come un tozzo cilindro inclinato, alto 32 metri e possiede un diametro non indifferente,pari a 1 60 metri. Le critiche che non gli furono di certo risparmiate, poiché la biblioteca venne edificata sui resti del Palazzo Reale dei Tolomei, del quale non furono salvate che alcune sculture dagli archeologi, quest'ultima però, porta avanti la memoria di un tempo ormai lontano da quindici anni, e con ogni probabilità continuerà a farlo per sempre. Bibliotheca Alexandrina, interno, Alessandria d' Egitto

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Key word: peace ■GUGLIELMO BARBETTA E’ scritto in prima pagina: “since 2002”. Ma questo 2002 non è importante solo per il nostro giornalino! Oltre all'euro, che entrò ufficialmente in circolazione il 1 º gennaio, oltre a Steve Fossett, che è il primo uomo a compiere da solo il giro della terra in mongolfiera, e oltre al Parlamento turco che vota a favore dell'abolizione della pena di morte, nel 2002 ci sono stati due personaggi che hanno segnato la scena politica e che si sono contraddistinti in ambito di diritti e libertà. Nel 2002, infatti, viene consegnato il Premio Nobel per la pace al democratico James Earl Carter Jr., meglio noto come Jimmy Carter, che fu il 39º presidente degli Stati Uniti d'America (in carica dal 1 977 al 1 981 ). Dopo la sua presidenza Carter ha costituito il “Carter center”, una fondazione attraverso cui ha partecipato attivamente a campagne per i diritti umani e per la promozione della democrazia, ponendosi, inoltre, come mediatore in diversi conflitti. Per quest'opera è stato appunto insignito del premio tanto ambito quanto contestato. Il "Centro Carter" è un'organizzazione non governativa, senza scopo di lucro e con diversi obbiettivi quali la difesa dei diritti umani, l'osservazione elettorale neutrale, l'aiuto umanitario e medico-sanitario nelle zone colpite da calamità o in crisi economico-politica. Il Centro sostiene la crescita delle istituzioni democratiche per garantire che ci sia un rispetto delle regole comunitarie e dei diritti umani, nonché la trasparenza e apertura nelle decisioni governative. Il fine è quello di consentire a tutti i cittadini di disporre delle risorse adeguate per competere lealmente alle elezioni delle cariche pubbliche. L'azione di Carter raccoglie da sempre sia elogi sia disapprovazioni. Inoltre nel 2002, anche se non più in carica, è stato il primo presidente statunitense dai tempi dell'embargo a visitare Cuba e a incontrare Fidel Castro. E il secondo evento di cui ho accennato in precedenza? Il 6 maggio, sempre nel 2002, viene liberata il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, dopo 1 9 mesi agli arresti domiciliari. Aung San Suu Kyi è tutt’ora una politica birmana, attiva da molti anni nella difesa dei diritti umani sulla scena nazionale del suo Paese, oppresso da una rigida dittatura militare, imponendosi come capo del movimento non-violento, tanto da meritare i premi Rafto e Sakharov, prima di essere insignita, appunto, del Premio Nobel per la pace nel 1 991 . Aung San Suu Kyi seguì le orme del padre, generale e politico birmano, e lo accompagnò ovunque nelle sue attività politiche. Ebbe così la possibilità di frequentare le migliori scuole indiane e successivamente inglesi. Dopo l’assassinio del padre da parte dei suoi avversari politici (1 988), ritornò in Birmania per accudire la madre gravemente malata, e proprio in quegli anni il generale Saw Maung prese il potere e instaurò il regime militare. Aung San Suu Kyi entrò in politica fondando la Lega Nazionale per la Democrazia ma neanche un anno dopo le furono applicati gli arresti domiciliari, con la concessione che se avesse voluto abbandonare il paese, lo avrebbe potuto fare; la don-na rifiutò la proposta del regime. Nel 1 990 la dittatura marziale decise di convocare delle elezioni generali e queste ebbero come risultato una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che sarebbe quindi diventata Primo Ministro; tuttavia i militari rigettarono il voto e presero il potere con la forza, annullando il voto popolare. L'anno successivo la donna vinse il premio Nobel per la Pace e usò i soldi del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione a favore del popolo birmano. E solo nel 201 0 otterrà la completa libertà diventando simbolo di lotta per la pace e per i diritti. Liberamente I uscita, Ottobre 2017 15

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