ROTARYSIENAEST N.2 SETTEMBRE 2017

 

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ROTARYSIENAEST N.2 SETTEMBRE 2017

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n. 2 SETTEMBRE 2017 ANNATA 2017 - 2018 ROTARY INTERNATIONAL Distretto 2071 Italia Segreteria Telefonica h24: 348/8092099 Segreteria.rotaryest@gmail.com www.rotarysienaest.com N.H. Hotel Excelsior La Lizza, 1 — Siena 0577.382111 Conviviali 2° e 4° Martedì altre riunioni 1° e 3° Martedì notizie

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Governatore 2017/2018 Distretto 2071: Giampaolo Ladu Presidente: PAOLO FREZZOTTI Vice Presidente: Raffaele Bonanni Presidente Incoming: Silvia Trapassi Past President: Steven Verhelst Segretario: Nicola Ghini Prefetto: Stefano Burroni Tesoriere: Marco Fabbri Consiglieri: Rodolfo Donzelli, Stefano Fabbri, Claudio Magagnoli, Alfredo Mandarini Commissioni: Amministrazione del Club: Claudio Magagnoli (Presidente), Marco Fabbri, Nicola Ghini Sviluppo Effettivo: Paolo Nannini (Presidente), Curzio Mazzi, Ettore Pellegrini Fondazione Rotary: Paolo Almi (Presidente), Piero Florio, Vincenzo Pagano Progetti: Stefano Fabbri (Presidente), Andrea Capotorti, Alessandro Gabbiai Pubbliche Relazioni: Andrea Santini (Presidente), Antonio Cinotti, Rodolfo Donzelli, Claudio Giomini, Ettore Pellegrini in questo numero 2 Organigramma e indice 3 Lettera di Ottobre del Governatore Giampaolo Ladu 4, 5 Il cantiere della Maestà 6 Riunione di caminetto del 5 Settembre 7, 8 Conviviale del 12 Settembre - “Università di Siena: Meet your life, build your future” 9 Riunione di caminetto del 19 Settembre 10, 11 Visita Palazzo Chigi, Concerto e Conviviale a P.zzo Sansedoni del 26 Settembre 12, 13 “C’era una volta la lingua italiana” di Raffaele Bonanni 14, 15 “Le Logge del Papa, la storia interessante di un edificio in movimento” di Rodolfo Casini 16, 17 dalla rivista distrettuale 18 XLVII Campionato Italiano Rotariani Golfisti 19 Varie 20 Programma Ottobre Redazione: In copertina la “Maestà” di Simone Martini notizie Antonio Cinotti - Rodolfo Donzelli - Claudio Giomini - Ettore Pellegrini - Andrea Santini Hanno collaborato a questo numero: Raffaele Bonanni, Rodolfo Casini Fotografie: Claudio Giomini, Stefano Burroni, Silvia Trapassi Impaginazione e grafica: Andrea Santini 2

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sui ponteggi del restauro della Maestà di Simone Martini di Ettore Pellegrini Se la Maestà è considerata un indiscusso capolavoro di Simone Martini, non meno importante è la collocazione dell’affresco nell’indirizzo politico dell’Ordine dei Nove, che governava Siena con accortezza liberista in economia e con autorevolezza diplomatica nei confronti degli altri stati italiani, quando la città era una capitale apprezzata in Europa. Allora, nei primi decenni del XIV secolo, questa classe dirigente, dette un’ulteriore, significativa dimostrazione di saper guidare la città con illuminata saggezza, richiedendo a Simone di dipingere la sua maestosa preghiera murale nella sala maggiore del “Palazzo del potere”. Il Maestro si dedicò all'affresco in momenti diversi: iniziò quasi certamente nel 1312 e continuò l’opera fino a circa due terzi della superficie da dipingere prima di abbandonarla per andare a Assisi, dove avrebbe eseguito alcune pitture nella Cappella di S. Martino. Tornato a Siena, completò e firmò la Maestà nel 1315, ma è rimasta visibile la cesura tra le figure e i motivi decorativi dipinti durante le due diverse fasi di esecuzione. Inoltre, la tecnica della pittura “a secco” da lui adottata causò un rapido deterioramento dell’affresco, aggravato dall’umidità che filtrava dalla parete di appoggio, e nel 1321 Simone dovette rimetterci mano una terza volta per “racconciare” alcune sezioni, quando furono completamente ridipinte le teste della Madonna, del Bambino, di s. Orsola e s. Caterina d'Alessandria (immediatamente ai lati della Madonna), dei due angeli offerenti (in basso ai piedi del trono), dei santi Ansano e Crescenzio (il primo e terzo santo inginocchiati). È interessante notare che il Maestro intervenne nuovamente su dipinto per la sua conservazione, ma che approfittò dell’occasione per evolvere alcuni motivi stilistici e, probabilmente, per aderire a una richiesta dei committenti che governavano il Comune desiderosi di mostrare la valenza aristocratica del ruolo da loro acquisito nella città. Un’altra Maestà, quella che Duccio aveva dipinto tra il 1308 e il 1311 per l’altare maggiore del Duomo, fu una sicura fonte di ispirazione per il Martini: i quattro santi protettori di Siena sono ritratti inginocchiati ai piedi del trono come nel polittico duccesco e molte omologhe figure ieratiche sono presenti in en- 4 trambi i dipinti; perfino i dettagli fisionomici di alcuni personaggi sono assimilabili e così altri aspetti di apparato. Ma l’evoluzione stilistica e concettuale in appena cinque anni fu formidabile: l’esempio della cultura gotica francese - acquisito forse tramite l’eccelsa oreficeria senese del tempo - impose soluzioni di grande ricercatezza ed eleganza, come nel manto di stoffa orientale della Vergine ed in quelli di broccato indossati da S. Caterina d’Alessandria e da S. Orsola; o come negli apparati decorativi: le aureole dorate dove furono usati modelli prefabbricati per realizzare figure a rilievo; gli intarsi in vetro delle cuspidi del trono; il gioiello di cristallo di rocca che lega il manto della Vergine. Alcuni critici hanno colto anche una differenza di carattere concettuale tra le due Maestà: profondamente religiosa quella di Duccio; più ricca di significati morali e civici quella di Simone, attestata dai versi che il Maestro aveva trascritto in varie parti del dipinto e confermata dall’alto valore simbolico di un altro capolavoro che si trova in una sala limitrofa del Palazzo Pubblico: il celebre affresco con scene del Buono e del Cattivo Governo che i Signori Nove avrebbero poi commissionato ad Ambrogio Lorenzetti. Notevole, inoltre, è il salto di qualità che Simone Martini compie attribuendo alla sua opera un’impronta di assoluta modernità per l’epoca in cui fu dipinta. Per rendersene conto, basta osservare i volti di Maria e del Bambino, che riflettono un gusto nuovo, quasi aggraziato e meno severo; pure le loro mani mostrano una delicata vivacità, mai vista prima. Innovativa appare anche la maggiore espressività dei visi di molti santi, e così il raggruppamento delle relative figure, nell’affresco meno accalcate che nella Maestà del Duomo e distribuite in una spazialità più ampia e profonda, grazie anche alle aste e al telone del baldacchino che aiutano a definire le dimensioni della scena. Una migliore articolazione dello spazio, quindi, che rivela un’altra fonte importante d’ispirazione per il Maestro senese: quella maniera giottesca che egli aveva potuto conoscere bene durante il suo soggiorno ad Assisi e che espone ancor più chiaramente nel trono della Vergine, già visto nella Maestà d’Ognissanti dipinta dal Maestro fiorentino. La fortuna critica di questo grande capolavoro della cultura pittorica senese, ma è più

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corretto dire della Storia dell’Arte, attesta in maniera inequivocabile la sua importanza. Un’imponente bibliografia costituita forse in misura maggiore da contributi di studiosi stranieri rispetto a quelli degli italiani, che analizza praticamente tutti gli aspetti storici, tecnici ed artistici di questa opera di Simone, evidenzia anche la grande fortuna dei senesi che hanno ereditato straordinari monumenti di arte e di storia. Una fortuna che non viene colta talvolta per pigrizia, talvolta per ignoranza, talvolta per l’insipienza di chi dovrebbe governare la politica culturale della città e non è stato capace di operare il trasferimento delle preziosissime collezioni pittoriche oggi custodite nella Pinacoteca di via S. Pietro in quel meraviglioso contenitore museale che è il Santa Maria della Scala: un obbiettivo, inopinatamente non colto, che invece avrebbe fatto di Siena una cittadella della cultura artistica unica al mondo. Intanto il Rotary ha opportunamente accolto l’invito ad osservare tutte le meraviglie della Maestà di Simone Martini a contatto diretto con il dipinto, salendo sui ponteggi eretti per un’opportuna visita di controllo alle condizioni di salute dell’affresco e di studio per conoscerne sempre più scientificamente la genesi e le successive traversie di conservazione. Come ha spiegato il direttore del cantiere, Massimo Gavazzi, l’operazione è stata finalizzata non tanto ad effettuare interventi di restauro, per altro ben condotti non molti anni fa, quanto a verificare la qualità degli strati di colore e la consistenza delle malte, ad appurare le metodologia di apposizione delle non poche parti a rilievo e delle decorazioni non cromatiche, a distinguere con maggiore precisione le figure ridipinte o restaurate per mano dello stesso Maestro. E’ stata un’occasione difficilmente ripetibile, che dovremo completare tornando nella Sala del Mappamondo per ammirare il capolavoro di Simone anche nella sua affascinante, complessa interezza; un’occasione che ci ha fatto rimpiangere l’accorta lungimiranza dei Nove, ma anche nutrire la speranza che proprio il ricchissimo patrimonio artistico di Siena possa dare un futuro alla città. (E.P.) CONIUGI: 9 SOCI: 14 5

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Riunione di caminetto del 5 Settembre PRESENZE SOCI: 22 Il caminetto che ha aperto la " stagione operativa " 2017/18 è stato dedicato ad una ampia illustrazione degli impegni più significativi che coinvolgeranno il Club prossimamente, quali la serata della "Poderina" del 16 settembre, che con il patrocinio del nostro sodalizio è finalizzata alla raccolta fondi per la cura del retinoblastoma, gravissima malattia che può colpire bambini e che vede il nostro Ospedale ai vertici mondiali per lo studio e la lotta per la guarigione. In tale contesto ed alla luce dell'esperienza del decorso anno, sono state fornite assicurazioni che verranno evitati alcuni aspetti negativi in quella sede emersi, cercando una maggiore coerenza tra biglietti venduti, spazi disponibili per il parcheggio ed adeguatezza del catering. Dopo la conviviale del 12 settembre, in cui il Rettore della nostra Università darà conto dello stato e delle prospettive dell'Ateneo, è previsto per il 19 settembre un caminetto nel corso del quale verrà presentato, prima dell'adozione, il sistema informatico "rotary club comunicator", già in uso in svariate realtà rorariane, che consente un gestione più snella della vita del Club, semplificando gli adempimenti del Tesoriere e del Segretario e consentendo al contempo una migliore approccio informativo ai soci. E' stato anche partecipato il desiderio di effettuare alcune conviviali in luoghi diversi da quello della sede e si è accennato, in particolare, ai contatti in corso con i responsabili della Accademia Chigiana per dar vita ad un incontro che, dopo la visita al museo degli strumenti musicali ed un successivo concerto, vedrà una conviviale in loco. Dopo aver ringraziato il socio Andrea Santini per il logo del quarantesimo del Club da lui realizzato realizzato e per l'impegno profuso per rendere sempre più attraente il nostro notiziaro, sono stati invitati tutti i soci a rendersi partecipi dello stesso, inviando anche brevi note di aspetti caratteristici dagli stessi vissuti, che potranno sicuramente destare l'interesse dei lettori. Infine è stata data comunicazione che per dare degna visibilità alla ricorrenza nel prossimo anno del quarantesimo anniversario della costituzione del nostro Club, è stato deciso di realizzare un nuovo libro, che riepilogherà le vicende del sodalizio nell'ultimo quindicennio, dando quindi continuità al volume precedentemente realizzato in occasione del venticinquennale. Il Consiglio, riunitosi al termine del caminetto, ha dato subito corpo alla cennata iniziativa affidando l'incarico della realizzazione del nuovo volume al socio Raffaele Bonanni, che lo ha accettato con slancio, ripromettendosi di mettersi subito al lavoro per realizzare un prodotto di grande interesse per tutti gli associati (R.D.) 6

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Conviviale del 12 Settembre “Università di Siena: Meet your life, build your future” Relatore: Il Magnifico Rettore dell’Università di Siena: Prof. Francesco Frati Il Prof. Francesco Frati, Rettore da qualche tempo della nostra Università, ha illustrato, con dovizia di particolari, lo stato del nostro Ateneo. Ormai superata la grave crisi finanziaria, che ha inciso negativamente sull'immagine e la funzionalità, l'Istituzione ha ripreso a marciare a pieno ritmo, riscuotendo attestazioni di grande rilievo in campo nazionale ed internazionale, posizionandosi ai primissimi posti in tutte le classifiche di riviste specializzate riguardanti atenei e città di dimensioni similari. Se è vero che negli ultimi anni si è assistito ad una significativa contrazione del numero dei docenti e dei tecnici è altrettanto vero che la presenza degli studenti si è mantenuta a livelli elevati, con immatricolazioni accresciute sia per le lauree triennali che per quelle magistrali, assicurando di fatto un cospicuo apporto di risorse per l'economia locale, atteso che, come noto, parte cospicua degli iscritti proviene spesso da fuori regione o provincia. Il ruolo di questa com- ponente giovanile è oltremodo importante anche dal punto di vista sociale, poiché nella fascia di età tra i 20 /24 anni coloro che pro- vengono dall'esterno sono quasi tre volte i nativi della nostra città. Il Prof. Frati ha poi il- lustrato i passi fatti in linea con il program- ma dallo stesso presentato in sede di nomi- na, sull'INNOVAZIONE (con la spinta ad una nuova didattica, come bene evidenziato dal "Santa Chiara Lab"), sull’INTERNAZIONALIZZAZIONE (numerosi cor- si di studio sono svolti in lingua inglese, stimo- lando l'accesso di studenti stranieri e la forma- zione di quelli nazionali), sui SERVIZI AGLI STU- DENTI (forte sviluppo dei servizi di biblioteca, approfondimenti cultu- rali e di svago spesso dedicati alle varie na- zionalità), sulla RICER- CA (grande impulso a progetti di ricerca ri- guardanti svariate are- e, con pieno utilizzo dei fondi a disposizione ed impegno continuo per la ricerca di nuove risorse anche con la parte- cipazione a specifici bandi internazionali). Il re- latore si è soffermato a lungo nel descrivere numerosi progetti di ricerca, specie nell'area sanitaria e ha sottolineato la valenza della "notte dei ricercatori" che, proprio in questo mese, nell'ambito di una iniziativa europea, si propone di far conoscere al pubblico il lavoro, talvolta oscuro, di questa compagine essenzia- le dell'Università, favorendo tra l'altro il contat- to tra imprese e studenti, che può OSPITI DEL CLUB: 1 costituire il pre- OSPITI DI SOCI: 2 supposto di fattive prospettive lavora- CONIUGI: 17 tive nel futuro. SOCI: 39 (R.D.) 7

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Riunione di caminetto del 19 Settembre PRESENZE SOCI: 29 Il Presidente ha dato comunicazione dei più imminenti appuntamenti del Club e distrettuali, invitando tutti i soci ad una maggior partecipazione a queste ultime, ponendo l’accento sul coinvolgimento dei soci di più recente acquisizione in particolare per gli appuntamenti che più specificatamente riguardano la formazione e l’informazione proprio a loro rivolte. Dopo è entrato immediatamente nell’argomento della serata che concerneva l’acquisizione di un nuovo applicativo per la gestione del Club (Rotary Club Communicator) mostrando le slide relative ad un demo del programma. Attraverso un’esposizione semplice, ma dettagliata, Paolo ha spiegato l’enorme utilità di questo strumento sia per i soci che per il Segretario ed il Tesoriere; prendendo spunto anche dagli interventi di Marco Fabbri, come Tesoriere e Nicola Ghini in qualità di Segretario si è sviluppato un interessante dibattito dal quale sono emerse le potenzialità di questo strumento che permetterà ai soci di interagire con innegabili vantaggi dal punto di vista dell’efficienza e della rapidità di consultazione degli appuntamenti e delle relative conferme/disdette, delle anagrafiche dei soci e dei dati relativi alle proprie frequenze ed alla propria posizione economica nei confronti del Club (A.S.) 9

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 VISITA ALLE COLLEZIONI CHIGI SARACINI  CONCERTO  Conviviale del 26 Settembre - Palazzo Salimbeni Relatore: Il Direttore Artistico dell’Accademia Musicale Chigiana: M.o Nicola Sani Pomeriggio all'Accademia Musicale Chigiana per il nostro Rotary che, con un buon numero di partecipanti, ha effettuato una visita alle bellissime stanze del palazzo in via di Città a Siena, con la collezione di importanti opere d'arte, e poi assistito a un concerto nella bellissima sala a ciò riservata. La conviviale si è successivamente svolta nel vicino Palazzo Sansedoni in Banchi di Sotto, con la splendida vista su piazza del Campo. Due gruppi distinti a partire dalle ore 18 hanno visitato il palazzo Chigi Saracini, accompagnati da guide che ne hanno raccontato dettagliatamente la storia e le vicende che lo hanno portato alla attuale conformazione e destinazione. Al centro degli argomenti trattati la figura e l'opera del Conte Luigi Chigi Saracini, grande amante della musica, che nei primi decenni del secolo scorso ha trasformato la sua residenza in un centro catalizzatore di grandi artisti, per poi diventare una vera e propria Accademia Musicale, dove ci si può specializzare con corsi master nell'attività strumentistica, concertistica e canora. Tra i pezzi ammirati anche il pianoforte a coda appartenuto a Franz Liszt. Gli interventi del presidente del club Paolo Frezzotti e del direttore artistico dell'Accademia Nicola Sani hanno introdotto e concluso il concerto: il primo ha sottolineato come il Rotary si stia impegnando per il sostegno dell’Accademia in varie forme, tra cui il premio internazionale per giovani talenti che quest'anno è ripreso, il secondo ha ribadito come l'andare avanti insieme con un saldo rapporto ha contribuito al riposizionamento dell'Accademia Musicale e alla sua azione attiva per la specializzazione di giovani musicisti e cantanti, per la presentazione alla città di concerti di elevata qualità e originalità,con interpreti di eccezione, e più in generale per una importante diffusione culturale. Questo rapporto deve continuare e svilupparsi. Il concerto ha presentato “Paggi, dive e capolavori tra otto e novecento” con il mezzosoprano Beatrice Fanetti e Guglielmo Pianigiani al pianoforte, spaziando tra Donizetti, Meyer- 10 beer, Strauss figlio, Schumann, Berlioz, Brahms, Poulenc e Satie, con momenti scenici particolari impreziositi da un'interpretazione sia canora che musicale che ha ben colto lo spirito dei brani. Dalla meravigliosa atmosfera che si respira nelle stanze di palazzo Chigj Saracini, impregnate di musica e cultura che di pari passo coinvolgono in un turbine d'emozione, alla bellezza di quelle di Palazzo Sansedoni, aperte sulla piazza del Campo rischiarata da una tenue luce serale, il passo è breve e la consapevolezza di essere in una città che è un patrimonio inestimabile, da preservare e rendere fruibile con il giusto approccio, si rafforza. Durante la conviviale il Presidente Paolo Frezzotti ha ripreso il discorso iniziato nel pomeriggio, rifacendosi alla cultura come trasmissione di conoscenza e sottolineando come sia importante per il Rotary inserirsi e sostenere un soggetto come l'Accademia Musicale Chigiana che genera cultura, consci di avere dietro l'angolo ciò che molti vengono a vedere dall'altra parte del mondo. Ha ringraziato il socio Stefano Fabbri che molto si è impegnato nel progetto di sostegno all'Accademia, insieme agli altri che hanno contribuito, e ha delineato anche i futuri passi da compiere. Il direttore artistico Nicola Sani ha tratteggiato la storia dell'Accademia per arrivare ai giorni nostri che vedono in primo piano l'attività di formazione e di produzione musicale, anticipando che il premio Chigiana il prossimo anno sarà dedicato al canto lirico, e ricordando come il primo passo di sostegno sia quello di andare ai concerti che saranno organizzati: la stagione della “Micat in vertice” è l'unica occasione infatti per sentire musica classica a Siena. L'inaugurazione, prevista per il 22 novembre, sarà una piacevole ed interessante sorpresa dedicata a Brahms. Dopo alcuni interventi dei presenti che hanno rivolto domande, al suono della campana che sancisce il termine della conviviale ci si saluta come sempre in amicizia e in questa occasione si è più convinti e consapevoli delle eccellenze culturali della nostra città. (C.G.)

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OSPITI DEL CLUB: 3 OSPITI DI SOCI: 4 CONIUGI: 20 SOCI: 33 11

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di Raffaele Bonanni Chi avrebbe mai immaginato, solo un secolo fa, che la nostra diletta lingua avrebbe avuto una trasformazione così importante acquisendo nel trascorrere del tempo una serie di influenze che si possono riassumere, a mio avviso, in due periodi ben precisi: dalla seconda metà dell’800 alla prima guerra mondiale il francese, derivato inizialmente dal dominio napoleonico e successivamente dalla dominazione borbonica, oggi residua per lo più quasi solo ai menù dei ristoranti più “in” ed a qualche indumento delle maggiori, una volta assolutamente al vertice, case di moda; dagli anni quaranta del 900 a dopo la seconda guerra mondiale, l’inglese. Quello che non hanno potuto i greci qualche millennio fa, gli arabi nel secondo medioevo, i saraceni subito dopo è formidabilmente il risultato della invasione americana del dopoguerra e l’assurgere della lingua inglese a lingua internazionale (ONU, Parlamento Europeo, FAO e tante altre organizzazioni a livello mondiale) direi a nuovo esperanto dell’era moderna, soppiantando completamente la lingua francese in tutto il mondo. Vano fu il tentativo, negli anni trenta, dell’allora vigente regime dittatoriale, di evitare il fenomeno italianizzando parole straniere; e pensare che lo studio della nostra lingua negli ultimi decenni ha avuto un incremento in buona parte del mondo civilizzato: ne prendo spunto dai dati comunicati dalla nostra Università per Stranieri di Siena che testimoniano l’invasione di oltre 1500 giovani cinesi e di una pattuglia di altri studenti stranieri ansiosi di conoscere attraverso il linguaggio parlato, la nostra cultura per apprezzare il nostro immenso patrimonio culturale. Plaudo, in termini di globalizzazione, agli sforzi di inserire parole in inglese sin dalla prima elementare nei semplici libri - una volta il sussidiario - che a malapena i bambini riescono con difficoltà a leggere; non plaudo al dovuto inserimento, nel linguaggio comune, di una terminologia fatta di frasi il cui significato è spesso diverso da quanto si immagina soprattutto considerando che molti milioni di italiani non hanno la minima idea di cosa si nasconda dietro incisi che riempiono articoli sui quotidiani ove si fa sfoggio di una pseudocultura linguistica che spesso è lontanissima dal reale. Provate a chiedere ad un senese se può accettare che il fazzoletto della contrada, che possiede da quando è stato battezzato nella stessa, possa essere chiamato foulard o sash: vi guarderà come un alieno in particolare se portato sulla testa o a mò di cintura (ne ho viste molte signore passeggianti per la città) invece che annodato a regola al collo! Penso alla musica che conserva in qualunque spartito la terminologia italiana: andante, allegro, piano, 12 scherzo , presto, fuga, trio e così via in tutti gli autori del mondo. Forse si ha la presunzione di distinguersi inserendo, anche nelle comuni chiacchiere, tutto un turbine di parole spesso storpiate da una pronuncia approssimativa ed imperfetta. Con l’affermarsi dei PC è poi entrata in uso una nuova stirpe di termini tecnici (enter, Ins, numlock ,altgr, ctrl, ecc.,ecc.) e un sistema di scrittura abbreviata con simboli, della quale sono eccellenti interpreti i ragazzi nella messaggistica degli smartphone, dove simboli matematici sostituiscono insieme di lettere come la X che traduce PER, la K per CHI o CHE e tanti altri. Si torna in fondo agli stenografi della prima ora ed ai commoventi stenografi della camera dei deputati che “suonano” su una minitastiera similpianistica per registrare i discorsi, a volte interminabili, in luogo di semplici registratori che farebbero meglio e prima per non parlare di quelli che stampano direttamente la parola proferita. Addirittura si arriva alla correzione automatica, operata dal PC, delle parole che vengono sottolineate in rosso quando non somigliano allo standard di cui è caricata la memoria - ram- liberando in tal modo lo scrivente di qualsiasi preoccupazione di sbagliare. Nonostante alterne vicende nel corso dei secoli sopravvive, fortunatamente, l’Accademia della Crusca che, fondata a Firenze alla fine del 1500, ha svolto egregiamente il compito, oserei dire, di difensore della lingua italiana con numerose edizioni del Vocabolario pubblicato la prima volta nel 1612 successivamente ampliato e ripubblicato fino al 1913 fermandosi purtroppo alla lettera O, essendo tuttavia sottoposto a numerosi attacchi per i limiti che poneva all’uso linguistico vivo . Fu quasi sciolta nel 2010 , per mancanza di fondi (!), fu salvata ponendo la nuova splendida sede nella Villa Medicea di Castello (che varrebbe una visita) dando nuova linfa al progetto “Opera del Vocabolario Italiano” che è oggi una delle maggiori imprese lessicografiche europee. Vengono i brividi scorrendo l’elenco dei Soci nel tempo: Tassoni, Leopardi, Manzoni, Carducci, Galilei, Torricelli, Malpighi, Rosmini, D’Annunzio, Bacchelli, De Amicis, Machiavelli, Fucini, Luzi, addirittura Papa Clemente XII (Lorenzo Corsini) , il meglio dunque della Letteratura e Scienza dell’Italia che fu. Riporto una, forse la più importante ed impegnativa, delle finalità della Accademia: ”acquisire e diffondere nella società italiana ed in particolare nella scuola la conoscenza storica della nostra lingua e la coscienza critica della sua evoluzione attuale nel quadro degli scambi interlinguistici del mondo contemporaneo.” Recentissimo è l’accordo stipulato dalla Accademia con la UTET per una riedizione e pubbli-

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cazione di un imponente Dizionario della lingua italiana. Come non rimarcare, fra le tante, l’abbandono del congiuntivo, del condizionale e, soprattutto, della costruzione delle frasi che il latino insegnava prima di diventare un residuo del passato addirittura eliminato in alcune scuole, rendendo di estrema difficoltà i relativi insegnamenti universitari per chi desidera laurearsi in lettere classiche. Che ci sia bisogno di un richiamo al nostro vero linguaggio lo dimostra la collana di volumi del quotidiano La Repubblica con il titolo: Conoscere ed usare una lingua formidabile. C’è anche chi l’ha usata per diletto come Paolo Villaggio autore del delizioso e godibilissimo “Mi dichi: prontuario comico della lingua italiana “, edito da Mondadori. C’è nel sito della Crusca una sezione dedicata ai vocaboli ed ai verbi nuovi, in elenco alfabetico, dei quali si arricchisce ( ! ) senza sosta la lingua italiana e ne cito alcuni di uso più o meno frequente negli ultimi due decenni: badante, bancare, cartolarizzazione, chattare, docciarsi, eurolandia, impiattare, microondabile , pentastellato, petaloso, posta prioritaria, sfericazione (ovvero tecnica di gastronomia molecolare !!!), twittare, videofonino e così di seguito. La nostra madre lingua, notevolmente complicata nella grammatica, nella sintassi, nella declinazione dei verbi, specie gli irregolari, è oggi relegata alle circa 120 parole più comunemente usate in relazione alle migliaia che compongono il più piccolo dei vocabolari tascabili ed alle 115.000 – sì proprio 115mila voci - e 300.000 definizioni del nuovissimo Devoto-Oli già disponibile nel sito. Secondo GianMarco Walch “che gli italiani conoscano bene la lingua che scrivono e parlano è pia illusione: due su dieci soffrono di analfabetismo di ritorno cioè perdita di competenze già acquisite e quattro su dieci (40 % !) di analfabetismo funzionale cioè la incapacità di usare le proprie conoscenze linguistiche “. Se ne può e se ne deve dedurre che questo 60% è fallace in considerazione delle molteplici regioni ove il dialetto , benignamente definito vernacolo, sostituisce normalmente la lingua italiana giungendo al paradosso dell’Alto Adige ove la lingua ufficiale è il tedesco con sottotitoli in italiano e la Val d’Aosta ove impera un buon francese; ci possiamo tuttavia in parte consolare con lo svizzero Ticino ove si parla italiano! Il sardo , considerato il padre nobile del portoghese, è incomprensibile se parlato stretto, come il napoletano parlato velocemente e ben documentato dal film “benvenuti al sud”, o da libri e film come ”io speriamo che me la cavo” di Marcello D’Orta o come il siciliano dell’entroterra che è, a mio avviso, del tutto ininterpreta- bile da un lombardo e , come ovvio, viceversa . Che ne sa- rà della nostra meravigliosa lingua e come parleranno i nostri nipoti ed i loro figli? Credo indispensabile che i re- sponsabili delle nostre scuole non cedano all’onda invasi- va e che i nostri politici non acconsentano, per motivi so- prattutto elettorali, a creare nelle nostre regioni e nelle nostre città, come è già in corso, nuove aree di concen- trazione straniera ove l’italiano è praticamente la seconda o addirittura la terza lingua. Bisognerà che la scuola ed i professori riacquistino un nuovo prestigio , tornino ad un più logico e reale metro di giudizio , si facciano carico di modificare un andazzo che, scambiato per aiuto e necessi- tà di livellamento sociale , sta producendo quella che è stata definita “asinocrazia” dove imperano leggi di como- do e dove si è capovolto il rapporto educativo professori- studenti e scuola-famiglia . Come si può giustificare l’evidente discrasia che si evidenzia nel rapporto Pisa- Invalsi 2015 , condotto nelle scuole sui 15enni, nel quale si assiste ad una vero sfacelo durante l’anno che viene pre- miato agli esami con una sterminata quantità di lodi agli stessi studenti che sono oggetto del rapporto? L’Italia è classificata nelle retrovie, esattamente al 34° posto sui 35 paesi aderenti all’OCSE, per le competenze e per il contra- sto suddetto. Esemplare il racconto, finito sulle pagine del Quotidiano di Puglia, della vicenda giunta a sentenza alla fine dell’iter giudiziario, di un Professore dell’Istituto Tec- nico di Casarano al quale il Preside aveva inflitto una san- zione disciplinare perché dava voti troppo bassi (!!), soste- nuto dalle famiglie che non gradivano i 2 o i 3 creando un vero panico nelle classi. Il Docente si è difeso sostenendo che se la votazione numerica va da uno a dieci si debba assegnare il voto per quanto meritato , portando a soste- gno i risultati da lui ottenuti con un test di IV elementare, riconosciuto in ambito ministeriale, al quale la maggioran- za degli allievi dell’istituto non aveva saputo rispondere e che non si trattava di troppo rigore - l’accusa - ma di una richiesta di adeguarsi al sistema da parte della scuola - la difesa. Il giudice ha accolto le tesi della difesa ed ha riabi- litato il professore annullando la sanzione! Ultima spes: che non accada per l’ italiano ciò che i nostri emi- granti fecero benissimo a New York, a partenza dalla lit- tle Italy nel quartiere di Brooklyn, ove si parlava il “broccolino” per cui avremo l’aventarabo o il trastevera- rabo a Roma, il navigliromeno a Milano e magari il vo- mersirio o il mergellinarabo a Napoli. Chi vivrà vedrà! Co- munque sia oggi e sempre Viva l’Italia. (R.B.) 13

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LE LOGGE DEL PAPA LA STORIA INTERESSANTE DI UN EDIFICIO “IN MOVIMENTO” di Rodolfo Casini Un po’ di storia L’edificio monumentale posto sulla destra della parte iniziale di Via Pantaneto e di fronte al Palazzo Piccolomini, con alle spalle l’edificio Valenti, fu ideato e costruito nel 1462 da Antonio Federighi, architetto e scultore, su incarico di Papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini, che volle erigere questo monumento celebrativo della sua famiglia senese con la dedica PIUS II PONT MAX GENTILIBUS SUIS PICCOLOMINEIS da cui Le Logge del Papa. Come cita la storica Letizia Galli, Antonio Federighi ideatore e costruttore delle Logge del Papa fu contemporaneo del Vecchietta e allievo ed aiuto di Jacopo della Quercia. Dal 1451 al 1456 fu capomastro del Duomo di Orvieto e dal 1450 al 1480 ricoprì lo stesso incarico per l’opera del Duomo di Siena. Fra le maggiori opere eseguite a Siena si ricordano le quattro statue della Loggia della Mercanzia (1457-1460), il pozzetto per l’acqua santa della Cappella di San Giovanni in Duomo (1460), il coronamento della Cappella di Piazza del Campo (1463) e le due acquasantiere scolpite all’ingresso del Duomo (1467) Quindi le Logge del Papa (1462) si collocano proprio nel momento centrale della produzione del Federighi. Interessante è la scoperta del Muntz nel 1878, presso il fondo della Tesoreria Segreta Vaticana, delle somme di denaro versate all’emissario papale incaricato di seguire i lavori dal 1460 al 1462. In pratica sarebbero gli attuali certificati di pagamento legati agli stati d’avanzamento lavori. A tal riguardo oggi è cambiato poco!!! Forse è aumentata la burocrazia. Ma all’indomani della conclusione dell’opera cominciarono subito i problemi per le Logge del Papa. In una lettera del 4 aprile 1471 inviata alla sua famiglia Marcantonio Piccolomini si scusa di poter mandare “solo venti scudi per la reparazione del portico che ha molti bisogni tra i quali il ristorar una delle colonne di mezzo e il fortificare il fondamento verso la strada”. Ma gli interventi di restauro maggiori avvennero nell’ottocento. Fra il 1859 e il 1861 furono eseguiti importanti interventi preceduti da una fitta corrispondenza, molto polemica, fra la Consorteria Piccolomini e l’Amministrazione dei Lotti della Toscana, alla quale nel 1815 erano state affittate le Logge per compiere l’estrazione del lotto a Siena. E anche questa lite per la ripartizione delle spese fra proprietario e affittuario è roba dei nostri giorni. Dopo un anno di contenzioso finalmente le due parti si accordarono e la Consorteria, ricevuta la somma di 1.400 lire, fece eseguire i lavori necessari al consolidamento affidandone la direzione all’Arch. Giovanni Silvestri. Ma l’edificio non era perfettamente stabile. Fra il 1907 e il 1908 sempre a seguito di numerosi scambi epistolari fra la Consorteria e la Commissione Conservatrice dei Monumenti di Siena vengono eseguiti interventi per mantenere “stabilità e buono stato delle catene di ferro presso l’imposta degli archi e degli anelli che le collegano”. Inoltre per “la presenza di piccole lesioni nelle parti ornamentali dei capitelli delle colonne” fu suggerita “l’apposizione di fasce anulari e sostegni alle colonne dalla parte della Chiesa di S. Martino”. Ma il nostro edificio, nonostante questi interventi, creava sempre qualche preoccupazione. Infatti nell’inverno del 1910 il Comune chiese alla Consorteria di poter eseguire “musica militare” sotto le Logge. La Soprintendenza e la Consorteria furono favorevoli, ma l’ingegnere capo del Genio Civile in una lettera del 30 dicembre 1910 sconsigliò l’uso delle Logge ai fini richiesti ritenendo che le vibrazioni acustiche avrebbero potuto determinare la rottura di qualche catena. Dice testualmente “non è prudente cimentare l’equilibrio dell’aggregazione molecolare delle fibre ferrose delle catene”. E la banda militare non suonò sotto le Logge. L’edificio oggi Si tratta di un edificio in marmo di limitate dimensione (20x8 m) con il lato minore lungo Via Pantaneto e costituito al piano terra da quattro colonne sul prospetto principale, collegate tra loro da archi e catene in ferro e da una muratura continua sulla parte posteriore inglobante quattro lesene poste in corrispondenza delle colonne e con queste collegate con archi, volte e catene per sostenere un piano soprastante costituito in origine da un unico vano, la cui copertura è realizzata con capriate in legno e relativa secondaria. La parte sottostante il piano terra è costituita da un insieme di tre vani (fondaci) con copertura a volta ed ingresso da Via Pantaneto. E’ utile ora una breve digressione sui materiali da costruzione usati a Siena. I materiali da costruzione impiegati a Siena sono sempre stati sostanzialmente tre. In primo luogo il laterizio largamente disponibile e a buon mercato per la presenza dei limitrofi terreni argillosi 14

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pliocenici, assai estesi e di consistente spessore, sfruttati per l’attività delle varie fornaci. Il laterizio costituisce la struttura portante della maggior parte degli edifici, ma è diffuso anche come materiale a vista delle facciate (Palazzo Pubblico, Ospedale S. Maria della Scala, Basilica S. Domenico etc.) In secondo luogo il calcare cavernoso o pietra da torre, proveniente dalle cave poste nella Montagnola fra Lecceto e Sovicille. Questo materiale è stato usato nelle torri, molte ormai distrutte, ma anche nelle facciate dei palazzi più importanti (Palazzo Tolomei, Palazzo Piccolomini e nella fascia inferiore di alcune facciate associato al laterizio (Palazzo Pubblico, gran parte del Palazzo Saracini). Infine il marmo. Anche il marmo, come la pietra da torre proviene da cave dislocate nella montagnola senese (Montarrenti, Marmoraia, Tonni, Gallena etc.) con molteplici varietà cromatiche. Il marmo a Siena è stato usato soprattutto come paramento in edifici monumentali (Duomo, Logge del Papa, Logge della Mercanzia, Cappella di Piazza del Campo). Purtroppo questo materiale, più raffinato degli altri, subisce il degrado caratterizzato dalla presenza di depositi superficiali e da conseguenti fenomeni di corrosione, accompagnati da scagliature e fratturazioni specialmente nelle parti scolpite. Nel 1984 a seguito della caduta di alcuni frammenti marmorei fu deciso di ingabbiare Le Logge del Papa con un ponteggio metallico, ma ogni intervento pubblico fu rimandato agli inizi del 1991 quando la Consorteria dei Piccolomini stipulò l’atto di cessione dell’edificio al Comune di Siena. Da quel momento, avendo l’edificio perso il suo carattere privato, il Comune di Siena iniziò un programma di studi ed indagini. Furono condotte approfondite indagini conoscitive sulla stabilità dell’edificio da parte di società specializzate. Le conclusioni cui giunsero tutti gli studi eseguiti furono univoche e purtroppo piuttosto negative per l’edificio. In pratica emersero rilevanti eccentricità del carico sulle colonne (nonostante la presenza delle catene in ferro) e degrado della superficie del marmo nonostante nel tempo fossero stati fatti trattamenti protettivi alle superfici. Nel 1996 partecipai insieme ad altri professionisti al restauro e al consolidamento statico del monumento. Sulla base delle indagini già svolte, fu impostato un progetto di consolidamento basato soprattutto sulle ridistribuzione dei carichi in copertura, sulla introduzione di nuove catene e di nuove cerchiature delle colonne. Le nuove catene e le nuove cerchiature furono realizzate in titanio, materiale molto leggero (pesa circa la metà dell’acciaio) ma con ottime caratteristiche elastiche (analoghe a quelle dell’acciaio). Ma ora le Logge del Papa saranno finalmente ferme? Sono passati circa 20 anni dalla fine dei lavori e per ora non vi è stato alcun segnale negativo. Ma 20 anni è un tempo troppo breve per dire se il problema è stato risolto completamente. Le Logge del Papa sono un edificio elegantissimo, sicuramente più elegante della Loggia della Mercanzia, edificio simile ma più ricco per la presenza di straordinari banchi marmorei e di volte decorate con stucchi e affreschi di notevole pregio. Ma la Loggia della Mercanzia, nonostante i carichi maggiori che deve sopportare, ha un dimensionamento più massiccio e non ha mai avuto problemi di stabilità. Le Logge del Papa invece sono più snelle, meno interessanti sotto il profilo artistico della Loggia delle Mercanzia e, anche se hanno superato terremoti notevoli, hanno il brutto vizio di non stare mai completamente ferme. (R.C.) 15

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