“La parola” a Noi on line – Anno XXIII – Numero 2 – Settembre 2017

 

Embed or link this publication

Description

“La parola” a Noi on line – Periodico Trimestrale di Informazione

Popular Pages


p. 1

ANNO XXIII Numero 2 • Settembre 2017 PERIODICO TRIMESTRALE DI INFORMAZIONE I PA S V I TARANTO “La paroalaN” oionline Mottola (TA): Gravina e villaggio rupestre di Petruscio

[close]

p. 2

Sommario Comitato di redazione G. Argese A. Gualano L. Calabrese G. Mecca E. De Santis F. Perrucci Direttore Responsabile Benedetta Mattiacci Comitato editoriale e redazionale Emma Bellucci Conenna Editoriale Pag. 3 Focus su libera professione “ 4 Mappare le competenze culturali “ 7 Lotta al precariato “ 17 L’infermiere e la Kangaroo Mother Care “ 19 Terremoto: contributo agli infermieri di Norcia “ 25 Il bullismo “ 26 Servizio Consulenza Ambulatoriale Pediatrica “ 36 Care Giver Familiare “ 38 Diario di una Dottoressa “ 40 I moduli focali professionali “ 43 Giornata Internazionale dell’Infermiere “ 52 Oltre l’obbligo vaccinale “ 55 Infermieri e Codice Deontologico “ 59 Hanno collaborato Ilaria Leo Michele Conversano Gabriele Leo Gianluca Ferrarese Chiara Guarino Sonia Accettura Carmela Lacatena Lucia Lomagistro Monica Cardellicchio Cosimo Della Pietà Natalina Segoloni Pierpaolo Volpe Simona Insogna Carmela Russo Tatiana Battista Simona Insogna Grafica a cura di Francesco P. Caforio (RSI) Collegio IPASVI di Taranto Via Salinella, n. 15 - 74121 - Taranto Telefono 099.4592699 - Fax 099.4520427 www.ipasvitaranto.com - info@ipasvitaranto.it ORARIO DI APERTURA AL PUBBLICO lunedì - mercoledì - venerdì 9.00-12.00 martedì 15.00-17.30 - giovedì 17.00-19.00 Reg. Trib. di Taranto n. 462/94 decreto del 23/03/1994 Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana AVVISO La redazione di riserva la valutazione degli articoli inviati, il rimaneggiamento del testo, la pubblicazione secondo le esigenze giornalistiche. Il materiale inviato non è restituito. Le opinioni espresse negli articoli non necessariamente collimano con quelle della redazione.

[close]

p. 3

IPASVI IPASVI ari Colleghi, da questo numero troverete il nostro giornale solo online, una sperimenta- Czione resa necessaria dal mancato recapito del cartaceo a tutti gli iscritti, così privati di E uno strumento di informazione importante per conoscere la vita del Collegio e il nuovo che avanza nella nostra professione, in continua evoluzione di idee, D di contenuti, di formazione, alla ricerca del giusto ri- conoscimento del ruolo, della giusta valorizzazione professionale coniugata con la premialità, che, ove presente, incita a fare sempre meglio, ad essere al PrBeseindeendteetItPaAMSVatItTiaacracnito I passo con le innovazioni, ad arricchire il bagaglio cognitivo e professionale, adeguan- dolo alle nuove domande, alle patologie emergenti. L’Infermiere, oggi, promotore di una sensibilità trasversale al tema della tutela della Tpersona, dal neonato all’anziano, avverte urgente l’importanza, ma anche i limiti, dei servizi offerti, dei problemi rivenienti dalle carenze di personale e dai tagli imposti al fondo sanitario, oltre che da una cattiva organizzazione dei servizi, a cominciare dal bisogno negato di favorire percorsi tra i diversi servizi, in funzione dei bisogni di salute Osempre crescenti da parte di persone affette da pluripatologie o da patologie croniche o invalidanti. L’Infermiere “vive” la professione, non è autoreferenziale, ma dialoga con il contesto che lo circonda, dimostrando cosa è la professione, come si sta evolvendo, come sta Rcrescendo, acquisendo sempre più visibilità e determinazione, pur se i traguardi non sono stati tutti raggiunti, perché si prospettano sempre nuove sfide, come il continuo ricorso delle Asl a contratti a termine, come l’abusivismo professionale, come l’utilizzo improprio dei professionisti spesso sottopagati. Esistono traguardi da conquistare a livello legislativo - la trasformazione da Collegi I ad Ordini-, esiste l’incognita del nuovo contratto di lavoro, che confermerà la nascita del “professionista specialista” che, insieme al “professionista esperto”, costituirà il clou della formazione dei nuovi infermieri AC’è tanto ancora da fare e da ottenere, per questo il nostro Collegio, muovendosi in sin- tonia con i bisogni espressi dagli iscritti, si impegna per dare risposte in contesti diversi, in ambiti diversi, laddove maggiormente si avverte la necessità di “saperi”, di “formazione” perseguendo quell’ideale di servizio spesso rincorso ma non realizzabile nelle Lrealtà in cui si opera. Nell’attesa di veder realizzati “i bisogni”, l’infermiere “si attrezza”, si “dota”, amplia “le conoscenze” , cerca di conoscere innovazioni e scoperte che, pur se non applicabili nei contesti locali, rappresentano un bagaglio di quelle conoscenze indispensabili per dare risposte, per essere l’infermiere di oggi proiettato verso un domani Ein cui la professione vedrà riconosciuto in pieno il suo “RUOLO”. “Bisogna moltiplicare le idee a tal punto che non vi siano guardiani sufficienti per controllarle” [Stanislaw J. Lec] IPASVI 3

[close]

p. 4

IPASVI FOCUS SULLA LIBERA PROFESSIONE e cassa di previdenza Interessante convegno organizzato dal Collegio Ipasvi di Taranto, con la presenza di relatori oltremodo qualificati (dott. Gennaro Rocco, Coordinatore Consiglio di indirizzo generale ENPAPI-Direttore Centro di eccellenza per la cultura e la ricerca infermieristica; dott. Mario Schiavon, Presidente Cassa di Previdenza ENPAPI; dott. ssa M.C. Bruni, Dirigente Professioni Sanitarie Asl-Ta; dott. Marco Bernardini, DG ENPAPI; dott. ssa Giovanna Bertoglio, vice-presidente Cassa ENPAPI; dott. Pio Lattarulo, Dirigente Professioni Sanitarie- Asl Ta), relatori che hanno fatto il punto dello stato dell’arte della libera professione in una realtà ed in possibili scenari futuri in cui l’infermiere potrebbe esprimere al meglio competenze e conoscenze sia in ambito pubblico che privato, sia come infermiere strutturato che come libero professionista, grazie ai traguardi raggiunti, alle evoluzioni di ruoli e della sanità stessa. È la libera professione la nuova sfida, la sfida del futuro, se si vogliono mettere alla prova principi e valori, se si vogliono affrontare sfide in termini di responsabilità, di competenze, di tecnologie, di capacità di superare limiti e criticità, se davvero si vuole cambiare il modo di essere professionisti con responsabilità sancite dalle leggi e, in specie, dalle coscienze. Essere “libero professionista” è una scelta ed un’opportunità lavorativa cui ambire. Essere un professionista significa lavorare in modo autonomo, essere responsabile del “proprio agire”, come sancisce la legge Gelli- Bianco, per cui l’infermiere libero professionista deve “garantirsi” anche con un’opportuna assicurazioneombrello. Legge Gelli-Bianco dalla parte dell’infermiere o dei cittadini? “La legge dello Stato tutela e garantisce i cittadini - afferma il dott. Gennaro Rocco - Partiamo da alcuni dati oggettivi. Negli anni un progressivo aumento del contenzioso cittadini-professionisti-aziende. A fronte di un alto numero di contenziosi, un bassissimo numero di condanne, perché chi denunciava doveva provare il dolo, cosa non sempre facile. Trasparenza e certezza si sono, allora, rivoltate 4 IPASVI

[close]

p. 5

contro i cittadini, con fuga dei professionisti più esperti e formati, ovviamente a più alto rischio, ma punti di riferimento per i colleghi meno esperti rimasti “orfani”, da cui l’aumento in modo esponenziale, ad esempio, di danni perinatali. Necessari, allora, i paletti, come la legge Gelli-Bianco, che, con grande rispetto per i cittadini –utenti, obbliga i professionisti ad assicurarsi, a munirsi di quella copertura assicurativa in grado di fronteggiare eventuali ricorsi; sensibilizza l’infermiere a lavorare meglio per la consapevolezza dei maggiori rischi. E’ una cultura della responsabilità che va diffusa nella nostra professione”. Quali le sfide future? “L’ invecchiamento della popolazione ed il basso tasso di natalità, quasi bombe ad orologeria, porteranno problemi reali di sostenibilità del SSN, per cui sarà necessario definire strategie di politiche sanitarie e di welfare che tengano conto di quel che affronterà il nostro paese nei prossimi anni, in specie malattie ad andamento cronico-degenerative. Evidente il bisogno di un crescente numero di professionisti che si occupino principalmente di assistenza, quindi infermieri con sempre più specializzazioni di area, per affrontare le pluripatologie sempre più numerose e specifiche. D’altro canto, occorrerà implementare ed applicare: modelli organizzativi nuovi, legati a istituzioni di figure come infermiere di comunità (o famiglia); servizi a domicilio per famiglie e persone; programmi di educazione e salute; promuovere una medicina d’iniziativa che consenta di individuare fasce di popolazione fragile e/o a rischio, cominciando dalle prime fasce di età scolarizzata con la presenza nelle scuole dell’infermiere scolastico, continuando con la presenza dell’infermiere di comunità o di famiglia al fine di fare interventi mirati, precoci o preventivi per consentire di ritardare l’evento patologico”. Uno scenario importante, dunque, in cui ben IPASVI si inserisce quel libero professionista, soggetto del convegno, figura emergente, anche se con fatica, perché il percorso formativo abilitante all’esercizio della professione indirizza i più giovani verso la ricerca di un posto di lavoro prevalentemente nelle strutture ospedaliere, con garanzia di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, oggettivamente allettante. “Purtroppo la formazione universitaria è mirata all’ospedale, mortificando il territorio, la diversa tipologia di formazione, mentre dovrebbero essere valutati i bisogni, oggi , prevalentemente per un compendio pubblico-privato - afferma il dott. Mario SchiavonDi fatto la libera professione, espletata in forma privata, risponde alle esigenze in specie degli anziani, perché il professionista sa stare accanto alla persona fino al bisogno, ogni qualvolta ha bisogno, con la massima attenzione, senza calarlo in contesti estranei, senza allontanarlo da affetti ed abitudini, protettivi per l’assistito. Emerge, allora, chiaro il bisogno di una formazione che tenga conto di questa realtà, che metta il professionista in grado di valutare la situazione nel suo insieme per la presa in carico della persona nei diversi momenti della vita, l’urgenza del cambiamento di ottica per l’ università che deve spostarsi su una formazione legata alla persona, con programmi adeguati ai nuovi bisogni, necessari alle nuove caratteristiche della professione, ai nuovi ambiti lavorativi quali studi associati o società tra professionisti o cooperativo di tipo A (prof.) che possano partecipare a gare di appalto indette dalle Asl ( cosa presente in molte regioni del nord Italia ). Una revisione dei programmi non può che ingenerare spinte negli studenti, preparandoli anche alla libera professione, sbocco lavorativo essenziale per il contenimento delle patologie avanzanti. Ma la libera professione , al pari dell’esercizio in strutture pubbliche o private, non può non garantirsi una copertura IPASVI 5

[close]

p. 6

IPASVI assicurativa che la salvaguardi , intervenga a tutela in caso di contenziosi o in caso di eventi allo stesso iscritto. Di fatto la Cassa ENPAPI: in caso di ricovero e di malattia oltre i 30gg., corrisponde una somma in misura legata al reddito (indicativamente, per 30.000 euro lordi dichiarati, il corrisposto è di 1000 euro); prevede trattamenti economici speciali a favore degli orfani degli iscritti che ricevono fino a 1000 euro al mese fino al compimento degli studi; eroga 1000 euro al mese, vita natural durante, a quanti ritenuti non più idonei al lavoro; sostiene con 2000 euro l’ avvio dell’ attività professionale per i giovani con almeno un anno di storia professionale” Un valore aggiunto, dunque. “La Cassa, aldilà dell’ obbligo di legge, attraverso un risparmio da noi fatto, dà queste prestazioni, che sono, sì, un valore aggiunto ma cerca , anche, di creare un Ente che risponda a tutte le esigenze degli iscritti, un ventaglio di esigenze di prima necessità quale possono essere: contributi per la prima casa, - contributi per gli asili nido, - contributi per l’ acquisto libri di testo, - contributi per la frequenza di Master. Attività aggiuntive per quasi 3 milioni di euro nel 2016, ai quali vanno aggiunti quasi 2 milioni per donne in gravidanza”. Gennaro Rocco American Fellow 173 Sabato, 7 ottobre a Washington, DC., si terrà la premiazione per i new Fellows dell’American Academy of Nursing, tra i quali il nostro dott. Gennaro Rocco. Questa la comunicazione inviata dalla A.N. in data 8 maggio 2017. “Dear Dr. Rocco, It is with great pleasure that we inform you of your selection for Fellowship in the American Academy of Nursing. Plese accept our sincere congratulations. This is an important acknowledgment of your outstanding contributions and achievements in nursing. We encourage your active participation in working toward strategic goals of Academy” Il dott. Rocco è Dottore di ricerca in Scienze infermieristiche, direttore scientifico del Centro di Eccellenza per la Cultura e la Ricerca Infermieristica, docente di discipline infermieristiche nei corsi di laurea e di laurea magistrale delle Università di Roma Tor Vergata, di Perugia e dell’Università Cattolica NSBC di Tirana. Svolge attività di ricerca nel campo delle scienze infermieristiche a livello nazionale ed internazionale. E’ presidente della Fondazione “Insieme per Vita agli anni” ed è coordinatore del Consiglio di Indirizzo Generale della Cassa di Previdenza dei liberi professionisti infermieri Enpapi. AL DOTT. ROCCO I COMPLIMENTI DEL COLLEGIO IPASVI-TARANTO ED UN “AD MAIORA” 6 IPASVI

[close]

p. 7

IPASVI MAPPARE COMPETENZE CULTURALI: l’infermiere multietnico dott. Gianluca Ferrarese, Infermiere C. O. 118-TARANTO dott.ssa Chiara Guarino, Infermiera Precaria Il nostro pianeta è soggetto a continue trasformazioni in molte aree geografiche. Gli infermieri dovrebbero acquisire una nuova consapevolezza di questi mutamenti e dovrebbero essere sempre più informati dei problemi che ne potrebbero derivare per l’essere umano, da una prospettiva infermieristica transculturale1. Questo è quello che scriveva Madeleine Leininger già negli anni ‘50, anticipando quelle che sarebbero state nei decenni a venire le istanze di una società divenuta nel frattempo sempre più multietnica. Tuttavia, ancora oggi, non tutti gli ambiti della società riescono a tenere conto di questa diversità e tra questi il sistema sanitario italiano non adeguatamente preparato ad assistere la popolazione migrante. Salute e cultura sono sostanzialmente la stessa realtà; non si può parlare di salute fuori dell’ambito dell’autonomia della propria persona, delle proprie capacità culturali e umane. La scienza infermieristica ha come mission la persona nel suo continuum salute/malattia in senso olistico, avendo come campo applicativo la pratica assistenziale interpersonale, che mira a garantire l’autonomia nella cura di sé e la possibilità di vivere a pieno lo stato di benessere. L’incontro tra infermiere e paziente riguarda sempre due universi culturali distinti, anche se entrambi provengono dalla medesima cultura e, di conseguenza, se nelle diverse culture concetti come salute e malattia hanno una molteplice varietà di attributi, valori e significati, è necessario che gli infermieri, attraverso discipline demoetno 1 Cfr. Leininger M.M., (1990) Ethnomethods: The philosophic and epistemic based to explicate trancultural nursing knowledge. Journal of Transcultural Nursing. 1 (2):40-51. antropologiche, si dotino di strumenti necessari a fornire un’assistenza qualitativamente significativa per l’assistito straniero. In un’era dove le competenze rappresentano il futuro della nostra professione, è utile promuovere progetti di miglioramento della qualità assistenziale attraverso percorsi formativi mirati e processi di audit in grado di monitorare la crescita professionale del singolo professionista sanitario e la relativa percezione dell’assistenza ricevuta dal paziente. IL FENOMENO IMMIGRAZIONE E LE SUE DIMENSIONI Il fenomeno immigrazione è oggetto di diversi studi a livello nazionale ed internazionale. I dati più recenti, che riescono a fornire un quadro “istantaneo” del problema, vengono riportati dal XXIV rapporto immigrazione a cura della caritas italiana e Fondazione Migrantes2. La popolazione straniera residente in Italia è di 4.922.085. Se focalizziamo l’attenzione sulla nostra regione, i dati ottenuti dallo stesso studio sono quelli riportati alla nota 1. Sebbene, rispetto al trend nazionale, la nostra regione , ed in particolare la città di Taranto, non riporti dati statisticamente rilevanti rispetto ad altre regioni, c’è da sottolineare la funzione strategica che assume il nostro porto per lo sbarco degli stessi immigrati con relativo processo di primary care attivato dal personale sanitario. 2 XXIV Rapporto Immigrazione 2014. Migranti, attori di sviluppo Ed. Tau IPASVI 7

[close]

p. 8

IPASVI IDENTIFICAZIONE DEI BISOGNI ASSISTENZIALI TRA REALTÀ E ASPETTATIVE Fin dagli anni settanta3 gli studi sui migranti hanno mostrato che, cambiando l’ambiente, si modificava anche il rischio di malattia. E’ evidente che il modello eziologico della malattia influenza la scelta del soggetto cui rivolgersi: se si ritiene che la causa sia dovuta a fattori sovrannaturali, e indipendenti dal corpo, le persone provenienti da alcune culture non si rivolgeranno ai medici del SSN, o solo in ultima istanza4 . L’intendere la malattia in modo diverso comporta incomprensioni e difficoltà all’interno del rapporto operatore-utente, accentuate dal fatto che il paziente stesso non riconosce di essere malato. La malattia è vista come evento esterno ed ammetterla potrebbe significare il fallimento del progetto migratorio. 3 Cfr. Costa G., Landriscina T., Marinacci C. et al. (2008), I determinanti del fabbisogno di salute e di assistenza, in «Monitor», 22/3: 98-109. 4 Cfr. Conti C., Sgritta G., “Immigrazione politiche sociosanitarie. La salute degli altri” in Società e Salute n° 2, anno III, 2004 Il migrante, per non interferire con le promesse fatte alla comunità d’origine e per continuare ad essere accettato nella società di accoglienza, dispone di un unico strumento: il corpo sano, che gli permette di lavorare. Molto spesso, pertanto, l’ammissione di malattia viene rinviata nel tempo, fino a quando è conclamata e il migrante non può fare a meno di rivolgersi al servizio sanitario. A ciò si aggiunge che l’immigrato, nel momento in cui si ammala, non è sostenuto dal suo gruppo sociale, né dalla sua famiglia, vive l’evento in completa solitudine, in un paese straniero, dove, al contrario di ciò che ha conosciuto nel suo paese d’origine, si tende a emarginare la persona malata. Chi si ammala, molte volte, non chiede aiuto, per paura, vergogna, sfiducia e teme di non venir compreso, sia per la diversità culturale e la complessità della comunicazione, sia perché, spesso, si sente discriminato. 8 IPASVI

[close]

p. 9

Alla malattia si aggiunge e la rinforza lo stress tipico da transculturazione. Ne sono fattori: • la lingua: chi migra si trova a dover in- teragire in un ambiente di cui non conosce la lingua; a questa va aggiunta la difficoltà della comunicazione non verbale. Le persone straniere devono compiere uno sforzo maggiore d’energia psichica per capire e cercare di farsi capire; possono sentirsi, d’improvviso, del tutto incompetenti linguisticamente, mentre prima di migrare non si riconoscevano come tali; • lo status sociale: i migranti che giungono in Italia, secondo i dati dell’ultimo decennio, sono in gran parte persone acculturate, alle quali è riconosciuto, nel loro paese d’origine, uno status sociale di rilievo; quando arrivano nel nostro Paese, diventano semplicemente “extracomunitari”, con gli stereotipi e pregiudizi che questo termine comporta; passano dal ricoprire un ruolo di un certo livello, per il quale erano stimati, all’essere considerati “vagabondi” nel paese d’accoglienza; • la crisi etica: arrivare in un luogo dove i principi del paese d’origine appaiono sovvertiti, può creare una confusione tale che alcuni individui sembrano perdere i propri riferimenti etici; non si capisce più “cosa è giusto e cosa non lo è”. Negli individui più deboli questo può comportare il rischio di assumere comportamenti devianti e sovversivi dei propri punti tradizionali di riferimento. Il ritrovarsi in una società, in cui si ha la sensazione che le regole del paese d’origine non esistano più e non ci sono punti visibili di riferimento cui rivolgersi, può portare a comportamenti devianti, che al proprio paese non si sarebbero mai seguiti. I numerosi fattori che intervengono nella percezione del concetto di salute/malattia e nel rapporto tra infermiere e paziente immigrato, nell’intento di formulare un questionario quanto più attendibi- IPASVI le, mi ha spinto ad intraprendere un percorso di revisione della letteratura sull’argomento. LE COMPETENZE CULTURALI: UNA REVISIONE DELLA LETTERATURA Nell’infermieristica il termine cultura fa riferimento ai modelli di vita appresi e trasmessi, a valori, simboli, pratiche e norme proprie della professione, legate ad una specifica società5 . Per competenza culturale nell’ambito sanitario, invece, si intende l’insieme delle conoscenze, capacità di comprensione e abilità che permettono al professionista della salute di fornire un’assistenza coerente con le diverse necessità del paziente6, evitando standardizzazioni7. Se questa non è adeguatamente posseduta, si rischia di basare l’assistenza infermieristica su una valutazione superficiale, stereotipata ed etnocentrica89 o di pensare erroneamente che tutti i soggetti appartenenti ad gruppo culturale abbiano le medesime esigenze10. È stata condotta una ricerca bibliografica per identificare strumenti che possano aiutare gli infermieri italiani ad affrontare e comprendere le diversità culturali dei 5 Cfr. Bjarnason D, Mick J, Thompson J A, Cloyd E (2009). Perspectives on transcultural care. Nurs Clin North Am, 44(4), 495-503 6 Cfr. Purnell L, Davidhizar R E et al. (2011). A guide to developing a culturally competent organization. J Transcult Nurs, 22(1), 1-7. 7 Cfr. Wood M (2010). Cultural safety and the socioethical nurse. Nurs Ethics, 17(6) 715-725. 8 Cfr. Papadopoulos I (2006). The Papadopoulos, Tilki and Taylor model of developing cultural competence. In: Transcultural health and social care. Development of culturally competent practitioners, pp. 7-24. Beijing: Elsevier Limited. 9 Cfr. Takeno Y (2010). Facilitating the transition of Asian nurses to work in Australia. J Nurs Manag, 18(2), 215-224. 10 Cfr. Misra-Hebert A D, Isaacson J H (2012). Overcoming health care disparities via better cross-cultural communication and health literacy. Cleve Clin J Med, 79(2),127-133. IPASVI 9

[close]

p. 10

IPASVI pazienti. Sono stati consultati i database Pubmed e Cinahl, con i seguenti MeSH term, incrociati sistematicamente con l’operatore booleano “And”: “transcultural nursing”, “cultural competence”, “nursing attitude”, “multicultural patient”, “cultural care diversity”, “nursing value”. Sono stati inclusi articoli pubblicati da gennaio 2008 a novembre 2013, in lingua inglese ed italiana, con disponibilità dell’abstract, comprendendo anche testi e altro materiale disponibile online. Sono stati scartati articoli relativi all’ambito educativo e alla formazione di base degli infermieri, studi effettuati in contesti culturali non comparabili con quello italiano o inerenti ambiti teorici diversi dal nursing. Al termine della selezione su 254 articoli ne sono stati scelti e analizzati 53, mentre mediante una ricerca manuale sono stati selezionati 7 testi. STRUMENTI E MODELLI PER UNA ASSISTENZA CULTURALMENTE COMPETENTE A partire dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso, sono stati elaborati numerosi modelli per la pratica infermieristica che includono gli aspetti culturali del paziente111213. Essi sono spesso associati a sistemi di valutazione che indagano il livello effettivo di competenza culturale posseduto dall’infermiere (Tabella 1) e a strumenti di rilevazione14 (Tabella 2). 11 Cfr. Campinha-Bacote J C (2002). The process of cultural competence in the delivery of healthcare service: a model of care. J Transcult Nurs, 13(3), 181-184. 12 Cfr. Higgimbottom G M A, Richter M S et al. (2011). Identification of nursing assessment models/ tools validated in clinical practice for use with diverse ethno-cultural groups: an integrative review of the literature. BMC Nursing, 10(16). Consultato 16 maggio 2012, disponibile all’indirizzo: http://www. biomedcentral.com/1472-6955/10/16. 13 Cfr. Kersey-Matusiak G (2012). Competent care: are we there yet? Nursing management April 2012. 14 Cfr. Douglas M K e Pierce J H et al. (2011). Standards of practice for culturally competent nur- 10 GLI STANDARD DI RIFERIMENTO Nel corso degli anni sono stati elaborati, inoltre, standard di riferimento che indicano quali dovrebbero essere le caratteristiche essenziali per un nursing culturalmente competente (Tabella 3). CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI La capacità di relazionarsi con persone diverse per valori e cultura è una delle componenti della competenza culturale più difficile da valutare e autovalutare, rendendola un ambito complesso e delicato da descrivere. Nelle valutazioni dirette l’attenzione viene focalizzata principalmente sull’analisi delle prestazioni15, sul portfolio16 o sulla formazione e aggiornamento continuo del professionista17. Nei sistemi indiretti, invece, si analizzano contemporaneamente uno o più aspetti della competenza culturale mediante questionari o sistemi di autovalutazione. Molti degli strumenti a disposizione sono generici, utilizzabili da diversi operatori in differenti contesti professionali, come nel caso dell’Inventory to Assess the Process sing care: 2011 update. J Transcult Nurs, 22(4), 317-333. 15 Cfr. Byram M (1997). Teaching and assessing intercultural communicative competence. Philadelphia, PA: Multilingual Matters. 16 Cfr. Jacobson W, Schleicher D, Maureen, B (1999). Portfolio assessment of intercultural competence. Int J Intercult Relat, 23(3), 467-492. 17 Cfr. Davis D A, Mazmanian P E, Fordis M, Van Harrison R, Thorpe K E, Perrier L (2006). Accuracy of physician self-assessment compared with observed measures of competence: a systematic review. JAMA, 296(9), 1094-1102. IPASVI

[close]

p. 11

IPASVI of Cultural Competence Revised18 e del Cultural Competence Assessment19. Nonostante questi metodi siano piuttosto diffusi, soprattutto nel mondo anglosassone, Perng e Watson20 evidenziano che spesso l’affidabilità e 18 Cfr. Campinha-Bacote J C (2002). The process of cultural competence in the delivery of healthcare service: a model of care. J Transcult Nurs, 13(3), 181-184. 19 Cfr. Schim S M, Doorenbos A Z et al. (2003). Development of a cultural competence assessment instrument. J Nurs Meas, 11(1), 29-40. 20 Cfr. Perng S J, Watson R (2012).Construct validation of the Nurse cultural competence scale: a hierarchy of abilities.J Clin Nurs, 21(11-12), 1678-84 la validità delle misure dei sistemi di autovalutazione non sono state rigorosamente esaminate. Inoltre, molti autori sottolineano che la competenza culturale è un sistema dinamico e complesso da valutare, in quanto la sua definizione non è sempre chiara21. Al momento non esistono né strumenti italiani che possano supportare gli infermieri nella presa in carico degli utenti culturalmente diversi, né modelli teorici nazionali a cui poter fare riferimento. 21 Cfr. Johnson Y M, Munch S (2009). Fundamental contradictions in cultural competence. Social Work, 54(3), 220-231.00 IPASVI 11

[close]

p. 12

IPASVI Tabella 1 - Caratteristiche e aspetti essenziali di alcuni modelli/strumenti (Higgimbottom, Richter et al., 2011) AUTORE NOME DEL MODELLO ANNO CARATTERISTICHE PRINCIPALI Campinha-Bacote The Process of Cultural Com- 1994 petence in the delivery of Healthcare Services Model La competenza culturale è un processo che integra la consapevolezza culturale, le abilità culturali, le conoscenze culturali, gli incontri culturali e i desideri culturali. Davidhizar R, Giger JN, Han- Giger-Davidhizar Transcultu- 1988 nenpluf LW ral Assessment (GDTAM) Davidson JU, Reiger T, Boos Family Cultural Heritage As- 1997 S sessment Tool (FAMCHAT) Kim-Godwin WS, Clarke PN, The Culturally Competent 2001 Barton L Communitary Care Model (CCCC) Narayanasamy A Purnell L Assessment, Communication, 1999 Cultural negotiation and compromise, Establishing respect and rapport, Sensitivity, Safety (ACCESS) model The Purnell Model for Cultural 1995 Competence Papadopulos, Tilky & Taylor Leiniger M The Papadopoulos, Tilki and 2004 Taylor model for developing cultural competence The Sunrise model 1955 Il Modello della valutazione Transculturale di Giger-Davidhizar serve a valutare le differenze tra le persone all’interno di gruppi culturali, considerando la comunicazione, lo spazio, l’organizzazione sociale, il tempo, il controllo dell’ambiente e le variazioni biologiche. Lo strumento è progettato per una valutazione qualitativa. Si compone di domande aperte, centrate su una serie di variabili comprendenti il sistema di credenze, la lingua, l’influenza dell’acculturazione e il gruppo formale ed informale di appartenenza. Per valutare se l’assistenza è culturalmente competente in questo modello vengono proposti i seguenti costrutti: l’assistenza, la sensibilità culturale, le conoscenze culturali, le abilità culturali nelle comunità con un con un focus sulle etnie delle popolazioni. Il modello delinea come punto cruciale dell’assistenza culturale la comunicazione. Agli infermieri viene richiesto di sforzarsi di essere sensibili verso le altre culture con la negoziazione e il compromesso, attraverso il rispetto e la relazione e mostrandosi sensibile alle esigenze dei pazienti. Questo modello dispone di dodici campi di applicazione, comuni a tutte le culture: patrimonio culturale, la comunicazione, i ruoli familiari e l’organizzazione, i problemi della forza lavoro, bio-ecologia culturale, comportamenti ad alto rischio, la nutrizione, la gravidanza e le pratiche legate alla gestazione, i rituali di morte, la spiritualità e le pratiche di gestione della salute riferite all’assistenza dell’operatore sanitario. Consapevolezza e conoscenza culturale, la sensibilità e la competenza culturale. Modello popolare di infermieristica transculturale focalizzato su fattori tecnologici, religiosi e filosofici, affinità e aspetti sociali, valori culturali e modi di vita, politici e giuridici, economici, educativi all’interno l’individuo, le famiglie, gruppi, comunità e istituzioni. Aspetti aggiuntivi sono: mantenimento/preservazione; adattamento/negoziazione e rimodellamento/ristrutturazione dell’assistenza culturale; visione del mondo dell’operatore. 12 IPASVI

[close]

p. 13

IPASVI Tabella 2 - Gli strumenti per misurare la competenza culturale maggiormente riportati in lette- ratura (modificato da Kumaş-Tan, Beagan et al., 2007; Loftin, Hartin et al., 2013) STRUMENTI DI MISURAZIONE APPLICAZIONI PROPRIETÀ PSICOMETRICHE STRUTTURAZIONE Multicultural counseling Inventory (MCI) Basato sul modello teo- • rico di Sue e colleghi relativo agli atteggiamenti, • conoscenze e abilità • legate alla competenza culturale. È stato crea- • to nel 1994 e utilizzato nell’ambito psicologico. • Cultural (CSES) self-efficacy scale Creato nel 1987 per es- • sere utilizzato nell’ambito infermieristico e rivisto nel 1993. Inventory for assessing the pro- Basato sul modello del- • cess of cultural la competenza culturale competence among health pro- di Campinha-Bacote è fessionals(IAPCC and IAPCC-R) stato creato nel 1998 e utilizzato nell’ambito in- fermieristico, medico e farmacologico. Rivisto nel 2003. Cross-cultural adaptability inven- Strumento generico, cre- • tory(CCAI) ato nel 1987 e modificato • nel 1992. • • Buoni i contenuti e la presen- • tazione, • accettabili criteri di validità, non sono noti test-retest di validazione, • moderata relazione tra le sottoscale, il modello a quattro fattori ha solo una stima del 36% della varianza. Buona affidabilità e attendi- • bilità. • • Buona coerenza interna e • affidabilità. • • Dati contrastanti: • Kelley e Meyers riportano • una eccellente affidabilità, face validity e validità di co- strutto, • discutibile la validità predit- tiva, Davis e Finney riportano che la struttura a Quattro fattori non è replicabile e l’adatta- bilità transculturale non è mi- surabile con questi item e/o questa struttura. 40 item, scala Likert a quattro valori (da poco preciso a molto preciso), un fattore generale della competenza multiculturale e quattro fattori specifici: consulenze multiculturali, abilità, consapevolezza, consulenza relazionale e conoscitiva multiculturale. 26 item, scala Likert a cinque valori (da scarsa fiducia a fiducia completa), tre sezioni: conoscenze relative ai concetti culturali, conoscenze relative ai fattori culturali e abilità nell’ambito del nursing transculturale. 25 item, scala Likert a quattro variabili (da molto consapevole a inconsapevole; da fortemente in accordo a completamente in disaccordo; da molto informato a disinformato; da molto comodo a scomodo; da molto coinvolto a non coinvolto), cinque sottoscale: consapevolezza culturale, conoscenze culturali, abilità culturali, incontri e desiderio culturali. 50 item, scala Likert a sei valori (da assolutamente falso a completamente vero), quattro sottoscale: resilienza emotiva, flessibilità/ apertura, acutezza percettiva e autonomia personale. IPASVI 13

[close]

p. 14

IPASVI Tabella 2 - Gli strumenti per misurare la competenza culturale maggiormente riportati in lette- ratura (modificato da Kumaş-Tan, Beagan et al., 2007; Loftin, Hartin et al., 2013) Quick discrimination index (QDI) Creato nel 1995 per • essere usato sia come strumento generico, sia • nell’ambito psicologico • Buona la coerenza interna • delle scale e sottoscale, • testata per quindici settimane, presentazione promettente, validità dei costrutti e dei cri- • teri correlati 30 item, scala Likert a cinque valori(da fortemente in disaccordo a completamente d’accordo), tre sottoscale: atteggiamenti (cognitivi) generali ed emotivi sulla diversità razziale, e atteggiamenti generali sul problema legato alle donne. Culture attitude scale, or ethnic Creato per l’ambito in- • Poca affidabilità. attitude scale(CAS/EAS) fermieristico nel 1979 e modificato nel 1993. • 20 item per ogni illustrazione (pazienti anglo e afro americani; possono essere aggiunte altre illustrazioni), • scala Likert a cinque valori (da fortemente in accordo a completamente in disaccordo), • tre fattori: assistenza infermieristica e interazione col paziente; comportamenti, atteggiamenti culturali legati alla salute e credenze. Multicultural awareness, Basato sul modello di • knowledge, and skills survey(MA- competenza culturale • KSS and MAKSS-CE-R) proposto da Sue e col- leghi, è stato creato nel 1991 per l’ambito psico- logico e modificato nel 2003. Adeguata affidabilità, • accettabili i fattori a suppor- • to dei costrutti e dei criteri di validità della scala e delle sottoscale, la MAKSS-CE-R rappresenta solo un terzo della varianza del questio- nario originale, il MAKSS • (29.8%). 33 item, scala Likert a quattro valori (da molto limitato a molto consapevoli, da molto limitato a molto buono; da fortemente in disaccordo a molto d’accordo), tre sottoscale: consapevolezza; conoscenza e abilità. Cultural competence self-asses- Basato sul modello di • smentQuestionnaire(CCSAQ) competenza cultural di Cross e colleghi, originariamente era stato pen- • sato per l’ambito della salute mentale dei bambini e adolescenti. Affidabilità accettabile, tran- • ne che per la parte del coinvolgimento personale, validità supportata dalla letteratura e revisione di esper- • ti. • Due versioni: una per gli operatori e una per gli amministratori dei servizi. La prima è composta da: 79 item con risposte organizzate secondo il sistema delle scale Likert a quattro variabili, cinque sottoscale che indagano la conoscenza delle comunità, il coinvolgimento personale, le risorse e il personale, i collegamenti, i servizi di consegna, e le attività pratiche, le politiche organizzative e le procedure, l’interessamento verso la comunità. 14 IPASVI

[close]

p. 15

IPASVI Tabella 2 - Gli strumenti per misurare la competenza culturale maggiormente riportati in lette- ratura (modificato da Kumaş-Tan, Beagan et al., 2007; Loftin, Hartin et al., 2013) Cross-cultural counseling in- Basato sul modello di • ventory(CCCI and CCCI-R) competenza cultura- le proposto da Sue e • colleghi, è stato creato Discutibili i test-retest per • l’affidabilità interna, • la struttura dei fattori rima- ne ancora in discussione. 20 item, scala Likert a sei variabili (da fortemente in disaccordo a completamente nel 1983 per l’ambito psicologico e modificato nel 1991. d’accordo) compilato da un osservatore, • tre fattori: abilità terapeutiche transculturali, consapevolezza socio- politica e sensibilità culturale. Multicultural counseling Basato sul modello di • Moderata validità conver- • 32 item, knowledge and awareness- competenza cultura- gente con la MCI, • scala Likert a sette valori scale, formerly the le proposto da Sue e • multicultural counselingaware- colleghi, è stato creato ness scale–form B (MCKAS) nel 1991 per l’ambito • psicologico e modifica- to nel 2002. • discutibili i criteri di validazione, il modello a due fattori • presenta solo il 32% della varianza, i risultati sono solo prelimi- (da completamente falso a totalmente vero), due sottoscale; conoscenze e consapevolezza. nari, la MCKAS non può essere utilizzata per ogni tipo di valutazione individuale. Cultural Competence Assessment (CCA) Basato sul modello della • competenza culturale di Schim e Miller, è stato creato da Shim e colleghi nel 2003. Lo strumento è • stato creato per per misurare la competenza • valori dell’ Alfa di Cronbach • globali di 0.92 e una affida- • bilità delle sottoscale di 0.93 e 0.75, contenuti e face validity sta- biliti attraverso due gruppi di esperti, • scala validata con analisi fattoriale e utilizzabile su di- versi operatori sanitari con livelli d’istruzione e impiegati in contesti diversi. 25 item, Scala Likert a 5 valori (da fortemente d’accordo a fortemente in disaccordo) e in aggiunta l’opzione nessuna opinione, sottoscale: consapevolezza e sensibilità; esperienze culturali diverse; comportamenti culturalmente competenti. Nurse Cultural Competence Scale (NCCS) Basato sulla letteratura • e sui modelli di Cam- pinha-Bacote (2002), Jeffreys (2002), Ah- • mann (2002) e Burchum (2002). Creato nel 2011 da Perng e Watson • testato attraverso un test • pilota con 167 studenti infer- • mieri, Valori dell’alfa di Cronbach per le 4 scale in un range da 0.78 a 0.96, • face validity è stabilita attra- verso la revisione di 4 esper- ti. 41 item, Scala Likert a 5 valori (da completamente d’accordo a completamente in disaccordo), misura 4 costrutti: consapevolezza culturale, conoscenze, sensibilità e abilità. IPASVI 15

[close]

Comments

no comments yet