ALI - Numero 30

 

Embed or link this publication

Description

Ottobre 2017

Popular Pages


p. 1



[close]

p. 2

In porto il salvataggio Dema: entrano Bybrook e Morgan Stanley Accordo definitivo raggiunto anche con Inps per il salvataggio dell’azienda aeronautica Dema di Nola, con stabilimento anche a Brindisi Accordo definitivo raggiunto anche con Inps per il salvataggio dell’azienda aeronautica Dema di Nola, con stabilimento anche a Brindisi: nel capitale della società entreranno, assumendone il controllo, il fondo di investimento londinese Bybrook Capital – lo stesso di cui si è parlato per il salvataggio del Genoa Calcio - assieme alla banca d’affari newyorkese Morgan Stanley. A luglio La società campana aveva ottenuto dal Tribunale di Nola l'autorizzazione a contrarre un finanziamento ponte con Bybrook e Morgan Stanley, che avevano manifestato il proprio interesse a rilevare l’80 per cento del capitale di Dema al costo di circa 50 milioni, chiedendo preliminarmente l’approvazione da parte di tutti i creditori del piano di ristrutturazione del debito che ammontava a circa 100 milioni di euro. Nella trattativa, ByBrook e Morgan Stanley, sono stati assistiti da Delfino e Associati Wilkie Farr & Gallagher, mentre Dema da Francesco Marotta, EY Restructuring Law Leader per l’Europa, e da Gaetano Ruggiero. Punto cardine, il riconoscimento della prededucibilità al suddetto finanziamento. Il piano presentato prevedeva dilazioni varie e stralci (in media del 40%) di ciascuna voce di debito (22 milioni verso le banche, 15 verso Agenzia delle Entrate, altrettanti versi Insps e 38 milioni nei confronti di fornitori e società del gruppo). Inps e Agenzia delle Entrate non avevano invece risposto. Per quanto riguarda il debito verso banche (Unicredit, Intesa, Mps, Bpm, Bnl, Bper) l’accordo era stato definito in una lettera preliminare all’intesa definitiva. “Finalmente siamo arrivati alla sottoscrizione di un accordo che servirà a rilanciare la Dema, un’azienda dotata di un capitale umano dalle grandi competenze, in un settore strategico per la nostra regione, consentendo il completamento della procedura di ristrutturazione del debito societario”, ha commentato l’assessore regionale al Lavoro ed alla Formazione, Sebastiano Leo, parlando l’accordo sottoscritto con Inps per la rateizzazione del debito.

[close]

p. 3

“In questi mesi abbiamo lavorato tutti con dedizione per rendere possibile questa soluzione: restava in sospeso soltanto l’ultimo accordo, che, finalmente, è stato definitivamente concluso. Un lavoro di squadra – prosegue l’assessore Leo – che ha visto l’assessorato al Lavoro, gli uffici e la Task Force regionale operare di concerto per chiudere una problematica complessa. Ci vorranno almeno trenta giorni per poter ricevere l’omologa e l’ingresso ufficiale di Bybrook e Morgan Stanley in Dema, ma il risultato che si profila è determinante per il rilancio di questa azienda aeronautica specializzata in aerostrutture, tra i cui clienti si annoverano: Leonardo, Boeing, Bombardier e Pratt and Whitney e che tra Campania e Puglia conta 800 dipendenti”. “Un’accelerata verso l’uscita dalla crisi che, con l’approvazione da parte di tutti i creditori del piano di ristrutturazione del debito dovrebbe portare, finalmente, all’immissione di liquidità necessaria per lo sviluppo del piano industriale. Vogliamo far riprendere quota - ha concluso l’assessore Leo – alle competenze dei lavoratori pugliesi di Dema: adesso l’obiettivo è decisamente più vicino.” La Design Manufacturing SpA (Dema) è attiva nel settore aerospaziale dal 1993 come azienda innovativa che si occupa di progettazione, industrializzazione e assemblaggio di strutture aeronautiche complesse. È presente a Somma Vesuviana (Napoli), Paolisi (Benevento) e Brindisi con stabilimenti produttivi e uffici di ingegneria. A Montreal (Canada) con Dema Aeronautics, centro di progettazione ed ingegneria. Il gruppo, che ha chiuso il 2016 con un fatturato di circa 40 milioni, ha un organico di circa 800 dipendenti diretti e produce lavoro per altre 200 persone nell’indotto (fonte IlSole24Ore). La crisi era latente da anni ed era arrivata in sede di di task force per le crisi di impresa del ministero dello Sviluppo Economico nel febbraio del 2016, dopo varie proteste e manifestazioni anche a Brindisi. La chiave di volta, dopo l’ok del Tribunale di Nola, era superare l’ultima resistenza, quella di Inps e Agenzia delle Entrate.

[close]

p. 4



[close]

p. 5

Caccia alla vita nello spazio, spunta un “falso indizio” Smascherato dalla sonda Rosetta e dal telescopio Alma Cattive notizie per chi va a caccia di vita nello spazio: una molecola considerata finora come una prova della presenza di organismi viventi su altri pianeti, nota come clorometano o Freon-40, potrebbe avere in realtà anche un'origine non biologica. A smascherare questo 'falso indizio' sono stati il telescopio Alma dell'Osservatorio europeo australe (Eso) in Cile e la sonda Rosetta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), che hanno individuato questa sostanza per la prima volta nello spazio, rispettivamente intorno ad un gruppo di stelle 'bambine' e nell'atmosfera della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Astronomy, indica che il Freon-40 si può formare spontaneamente nelle nubi interstellari, persistendo abbastanza a lungo da diventare parte di un sistema solare in formazione. Oltre alla scoperta della molecola intorno alla cometa 67-P, fatta grazie allo strumento 'Rosina' di Rosetta, ciò che più ha sorpreso i ricercatori è stato il ritrovamento del Freon-40 nella culla di stelle IRAS 162932422, distante 400 anni luce da noi. "Non avevamo previsto la sua formazione e siamo stati sorpresi di trovarlo in simili concentrazioni", afferma la ricercatrice Edith Fayolle, del Centro Harvard-Smithsonian per l'astrofisica a Cambridge, negli Usa. "Ora è chiaro che queste molecole si formano facilmente nelle culle di stelle, e questo ci dà qualche indizio riguardo all'evoluzione chimica dei sistemi solari, incluso il nostro". "La scoperta di composti organo-alogenati nel mezzo interstellare ci fa capire qualcosa di più delle condizioni iniziali della chimica organica sui pianeti, un passo importante verso l'origine della vita", aggiunge la collega Karin Oberg. "Stando alla nostra scoperta, i composti organo-alogenati potrebbero essere stati dei costituenti della zuppa primordiale, sia sulla Terra bambina che su giovani esopianeti rocciosi".

[close]

p. 6



[close]

p. 7

Marte: i piani di Nasa, Lockheed Martin e SpaceX Nasa e Lockheed Martin procedono a tappe lunghe, Elon Musk promette di portare almeno 40 coloni sul Pianeta Rosso nel 2024. Sembra diventato un imperativo: raggiungere Marte entro gli Anni Venti, o al più tardi nel decennio successivo di questo secolo. Lo hanno dichiarato in questi mesi tutti i grandi attori dello scenario spaziale, a partire da Nasa, Esa e Roscosmos - che hanno recentemente confermato di voler dare il via alla realizzazione del Deep Space Gateway, una stazione spaziale cislunare, per fare da training e poi da ponte per il Pianeta Rosso. Nelle ultime ore hanno fatto eco anche Lockheed Martin e SpaceX, che durante l’International Astronautical Congress (Adelaide, Australia, 25-29 settembre 2017) hanno illustrato i loro piani per Marte. LOCKHEED MARTIN Nell'arco del prossimo decennio la società americana che collabora con la Nasa alla costruzione della Orion (la navicella che porterà uomini alla stazione lunare e oltre) sarà impegnata nel progetto Mars Base Camp. Si tratta di una stazione orbitale assemblata attorno a Marte con alcune navicelle simili alla Orion e moduli di sostegno: da lì gli astronauti avranno in un primo tempo la possibilità di pilotare a distanza droni rilasciati sul pianeta e di esplorare (sempre a distanza) le sue due piccole lune, Phobos e Deimos. Per Lockheed, la discesa sul Pianeta Rosso non è la priorità della prima fase della missione: potrebbe essere prevista in un secondo tempo, ma per il momento resta solamente un'idea. SPACEX Nello stile un po' travolgente che lo distingue, Elon Musk ha sapientemente gestito la sua presentazione degli obiettivi di SpaceX: dopo avere cancellato la missione umana su Marte con la Red Dragon (vedi), prevista per il 2020... ha annunciato che sta lavorando alla costruzione di uno shuttle lungo 48 metri, in grado di portare decine di persone nello Spazio (anziché i quattro soli uomini di equipaggio previsti per la missione cancellata) fino sulla Luna e su Marte. Nel racconto di Musk, per la nuova navetta ci sarà anche un nuovo lanciatore, il Falcon Rocket (BFR), un razzo alto 106 metri (shuttle compreso) spinto da 31 motori simili a quelli che equipaggiano il Falcon 9. Big

[close]

p. 8

Il progetto Marte inizierà nel 2022 con il lancio di due shuttle senza equipaggio che porteranno sul Pianeta Rosso strumenti e materiali in attesa dei coloni, che arriveranno con altri due shuttle nel 2024. GOING HOME... Da Marte il rientro potrebbe essere più facile, grazie alla gravità ridotta del Pianeta Rosso (poco più di un terzo di quella della Terra), che permetterebbe agli shuttle di ripartire senza l'ausilio di un lanciatore. Il carburante e l'ossigeno potrà essere prodotto direttamente lì, grazie alla strumentazione già arrivata, estraendo ciò che serve dall'atmosfera e dalle rocce. Musk è un visionario, molto bravo nel dipingere i suoi scenari: per lui, questo sarà l’inizio della colonizzazione di Marte e da quel momento in poi i viaggi si faranno Una delle novità di quest'anno del progetto Lockheed Martin è l'introduzione di un lander per raggiungere la superficie di Marte. MADV (Mars Ascend Descend Vehicle), sarà un veicolo completamente riusabile a singolo stadio, alimentato da 6 motori RL-10 i quali serviranno sia per atterrare che per decollare. sempre più frequenti, la popolazione di coloni aumenterà e il piccolo avamposto terrestre sul Pianeta Rosso si ingrandirà fino a diventare una metropoli... Nonostante tutte le difficoltà: la lunghezza del viaggio, le radiazioni, i problemi fisici e psicologici, l'ambiente drammaticamente ostile... Ma per Musk tutto è superabile. Vedremo: al 2024 mancano sette anni.

[close]

p. 9



[close]

p. 10

3 cose da sapere sul nuovo AgustaWestland AW189K Leonardo ha annunciato oggi un ulteriore rafforzamento della sua capacità di risposta alle esigenze del mercato elicotteristico con l’introduzione dell’AgustaWestland AW189K Leonardo continua a investire nel progetto AW189. A Helitech 2017, la manifestazione in corso di svolgimento a Londra, AgustaWestland ha presentato la variante dell’elicottero supermedio AW189K. Si tratta di un aggiornamento delle opzioni di motorizzazione, che vedranno presto l’ingresso in gamma dei nuovi motori Aneto-1K di Safran Helicopter Engines. L'AW189K è il primo elicottero a ricevere uno dei motori di nuova generazione sviluppati da Safran e presentati nell’occasione. Gian Piero Cutillo, Responsabile della Divisione Elicotteri di Leonardo, ha dichiarato: "Siamo lieti che l'AW189K sarà il primo elicottero alimentato da un nuovo motore Aneto. Questa nuova turbina offrirà ai clienti del nostro elicottero elevate prestazioni estendendo capacità operative e versatilità nella sua categoria di peso, in particolare in condizioni climatiche e ambientali caratterizzate da elevate temperature e in quota. Gli operatori beneficeranno anche della lunga esperienza di Safran nel mercato elicotteristico e della sua forte rete di supporto globale". 1. L’AW189K SARÀ MOTORIZZATO SAFRAN I motori Safran (una rarità per il portfolio AgustaWestland), vanno ad aggiungersi a quella che fino ad oggi era l’unica opzione per l’AW189, le turbine General Electric CT7-2E1 da 1,492 kW (2,000 hp) di potenza. La turbina di nuova generazione Aneto saranno disponibili su un range di potenza dai 2,500 a i 3,000 shp. Il nome, come consueto per Safran, è stato scelto in base a una montagna dei Pirenei: il monte Aneto è la vetta più alta (oltre 3.000 metri) della catena che separa Francia e Spagna. Fino ad oggi, l’unico aeromobile con motori Safran (o Turbomeca) era l’AW109 Power motorizzato con turbine Arrius 2K1/2K2. "Siamo felici di lavorare insieme a Leonardo sul nuovo AW189K, l’ultimo passo nella nostra lunga storia di collaborazione – è il commento di Bruno Even, Presidente di Safran Helicopter Engines -. Con la famiglia di motori Aneto stiamo introducendo sul mercato una nuova generazione di turbine e una soluzione competitiva per gli elicotteri nella classe ‘super medium’ e per quelli più pesanti, offrendo nuove prestazioni e ridotti costi operativi. Siamo convinti che l’AW189K si dimostrerà un prodotto estremamente interessante per molti operatori, grazie alle sue capacità straordinarie”. 2. L’AW189K SARÀ CERTIFICATO ENTRO LA FINE DEL 2018 Dopo il via libera per il sistema completo di protezione dal ghiaccio FIPS, arrivato a metà 2016, il nuovo step evolutivo dell’AW189 sarà disponibile nei prossimi 12 mesi. La certificazione EASA (European Aviation Safety Agency) per il nuovo AW189K è infatti attesa nell’ultimo trimestre del 2018. 3.IL PRIMO VOLO DELL’AW189K È STATO EFFETTUATO IL 9 MARZO 2017 Un prototipo dedicato di AW189K ha effettuato il suo primo volo a Cascina Costa in Italia il 9 marzo 2017 e ha dimostrato eccellenti prestazioni in varie condizioni. Le prime valutazioni mostrano un ottimo comportamento in particolari condizioni di peso, quota e temperatura, prestazioni che ci si aspetta di confermare anche per operazioni sulle lunghe distanze sul mare. La campagna di prove continuerà per valutare la macchina in presenza di alte e basse temperature e in quota.

[close]

p. 11

Robot indossabili per lavorare nelle fabbriche Si prepara a produrli una spin-off italiana Robot indossabili che permettano agli operai delle fabbriche di lavorare distribuendo gli sforzi in modo più efficiente e per aiutare le persone che hanno bisogno di supporti per muoversi in modo autonomo: sono gli esoscheletri che una spin-off italiana si prepara a produrre grazie agli investimenti di due grandi aziende. Il progetto nasce infatti dalla collaborazione tra Iuvo, spin-off dell'Istituto di Bio Robotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, e le aziende Comau, attiva nel settore dell'automazione e con sede in Piemonte, e Ossur, in Emilia Romagna, che si occupa di bionica. ''Questi dispositivi rappresentano una risposta sostenibile e a lungo termine per contribuire ad aumentare il livello di indipendenza di chi necessita di un loro utilizzo e, più in generale, per favorire stili di vita innovativi che siano in grado di promuovere il benessere dell'uomo'' ha osservato Nicola Vitiello, dell'Istituto di BioRobotica e socio fondatore di Iuvo. Siamo infatti all'inizio di una nuova rivoluzione industriale, che ''sarà abilitata dal progresso della robotica e dall'intelligenza artificiale'', ha rilevato Maria Chiara Carrozza, della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, ex ministro per l'Istruzione, Universita' e Ricerca e socio fondatore di Iuvo. In questo contesto, ha proseguito ''Iuvo, grazie all'alleanza strategica con due grandi aziende, aspira a rappresentare uno degli elementi costitutivi''. La spin-off è stata infatti fondata con ''l'ambizione di poter contribuire a rivoluzionare la società, promuovendo un'ampia adozione di tecnologie robotiche di servizio''. Il progetto, che unisce ''know-how e tecnologie di ogni partner'' per Mauro Fenzi, amministratore delegato di Comau, permetterà infatti di ''estendere l'uso della robotica al di là del settore manifatturiero''. Infine, secondo, Thorvaldur Ingvarsson, vicepresidente esecutivo Ricerca e Sviluppo di Ossur, ''lo sviluppo di tecnologie indossabili intelligenti e adattive contribuirà a dare forma a un futuro migliore''.

[close]

p. 12



[close]

p. 13

Sputnik 1: 1.440 giri del mondo in 92 giorni, 60 anni fa Il 4 ottobre 1957 il lanciatore Semërka R-7 si alza da Baikonur e porta in orbita il primo oggetto artificiale: inizia ufficialmente la Corsa allo Spazio, e un'avventura che oggi mostra nuovi territori da esplorare Il primo uomo sulla Luna, nel 1969, è mito, ma il viaggio che l'ha portato lassù inizia alle 19:28 del 4 ottobre 1957, da una rampa di lancio del cosmodromo di Baikonur, quando un vettore Semërka R-7 su cui campeggiano la stella rossa e la scritta CCCP (per noi URSS) si alza con successo, attraversa i primi strati dell'atmosfera e, stadio dopo stadio, deposita in orbita terrestre bassa il primo satellite costruito dall'uomo: lo Sputnik 1. Ci sono diverse repliche in scala 1:1 di quel satellite sovietico in molti musei del mondo: a vederlo oggi si fatica a capire la portata dell'impresa, lo stupore del mondo, l'entusiasmo e... lo smacco, per gli americani (Usa e Urss erano i due "blocchi politico-militari" che si contendevano il mondo, ed erano in piena Guerra Fredda), che nel '57 erano molto indietro nel loro programma spaziale, rispetto ai russi. Lo Sputnik 1 era una sfera di alluminio di 58 centimetri di diametro (un pallone da pallacanestro misura circa 24 centimetri di diametro), tirata a lucido per riflettere i raggi solari, 83 kg di peso e 4 appendici lunghe 2,5 metri a fare da antenne di servizio all'unico strumento di bordo: un termometro. Dall'orbita, i dati erano trasmessi a Terra grazie a due trasmittenti (che per precauzione trasmettevano su lunghezze d'onda differenti) alimentate da una serie di batterie zinco-argento. L'impresa, tecnologicamente epica, doveva mostrare al mondo la superiorità sovietica nel campo dell'astronautica e aveva obiettivi pratici e semplici: raccogliere dati sulle temperature lungo la traiettoria e in orbita.

[close]

p. 14

L'orbita, definita bassa, era molto eccentrica: da 200 a 900 km circa (la Stazione spaziale internazionale ha un'orbita molto più regolare, attorno ai 400 km circa di altezza), che lo Sputnik percorreva in una media di 90-100 minuti. Il 3 gennaio 1958, a 92 giorni dal lancio, compiute 1.440 orbite attorno alla Terra, lo Sputnik 1 rientrava e bruciava in atmosfera, come previsto. Un successo completo, e non l'unico: il 3 novembre 1957 l'Urss mandava nello Spazio il primo mammifero (la cagnolina Laika), il 12 aprile 1961 il primo uomo, Jurij Gagarin, il 16 giugno 1963 la prima donna, Valentina Tereškova. UN PO’ DI STORIA Un successo costruito anche grazie agli scienziati tedeschi della Germania sconfitta, quelli che avevano scelto la Russia anziché l'America (o erano stati costretti a sceglierla), coordinati dal fondatore del programma spaziale sovietico, Sergei Korolyov. Korolyov aveva un mandato molto preciso: costruire un missile intercontinentale (di quelli che si sarebbero poi chiamati ICBM, missili balistici intercontinentali) capace di "consegnare" una testata nucleare in qualunque parte del mondo. Preso nell'ingranaggio dei militari, Korolyov (che aveva sperimentato anche l'inferno della Siberia), sognava lo Spazio tolto il gulag, era un'esperienza simile a quella di Wernher von Braun, tedesco, rifugiato negli Usa e "padre" del programma missilistico e poi astronautico degli americani. Dopo diversi tentativi e fallimenti Korolyov riuscì ad effettuare un lancio con un successo parziale e pressato dalle notizie di un possibile imminente lancio americano di un satellite riuscì in soli due mesi a mettere in piedi la missione dello Sputnik-1, il primo mattone di quel viaggio che ci vede oggi parlare dei misteri di Saturno e dei coloni su Marte.

[close]

p. 15



[close]

Comments

no comments yet