Sartorio

 

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Sartorio's Catolouge

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Tre pannelli ritrovati di Giulio Aristide Sartorio Three panels by Giulio Aristide Sartorio rediscovered dal Fregio per la Sala del Lazio, Esposizione Internazionale del Sempione, Milano 1906 from the Frieze for the Lazio Room, Esposizione Internazionale del Sempione, Milan 1906 A L1

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Nata dalla fusione di due storiche gallerie antiquarie da generazioni presenti sul mercato, la Galleria Francesca Antonacci Damiano Lapiccirella Fine Art è un punto di riferimento per gli appassionati di dipinti del ‘Grand Tour’, disegni e sculture di artisti europei tra la fine del XVIII e i primi anni del XX secolo ed anche spazio espositivo per mostre che spesso sono di reale profilo museale. Partecipa alle più prestigiose Mostre dell’Antiquariato quali TEFAF, Maastricht; Salon du Dessin, Parigi; La Biennale des Antiquaires al Grand Palais a Parigi; Highlights di Monaco; la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Palazzo Corsini a Firenze e la Mostra Internazionale di Palazzo Venezia a Roma. Nel corso degli anni, molte opere della galleria sono entrate a far parte di importanti collezioni pubbliche quali la National Gallery di Washington, il Getty Museum di Los Angeles, la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, il Polo Museale Fiorentino, il Museo di Capodimonte, il Museo di Praga, il Museo di Villa Mansi a Lucca, il Museo di Fontainebleau, l’ Hamburger Kunsthalle di Amburgo, il Musée D’Orsay, le Gallerie degli Uffizi a Firenze così come di numerose collezioni private. Resulting from the merger of two historic art galleries that had been in the market for generations, the Galleria Francesca Antonacci Damiano Lapiccirella Fine Art has become a focal point over the years for enthusiasts and collectors of paintings of the ‘Grand Tour’ and of drawings and sculptures by European artists from the late 18th to the  mid19th centuries, while also devoting particular attention to the work of early 20th century artists. It also has an area for hosting exhibitions that are frequently of museum quality. The gallery shows at the most prestigious art and antiques fairs, including the TEFAF  in Maastricht; the Salon du Dessin in Paris; the Biennale des Antiquaires at the Grand Palais in Paris; Highlights in Munich; the Biennale Internazionale dell’Antiquariato at Palazzo Corsini in Florence and the Mostra Internazionale di Palazzo Venezia in Rome. Over the years, many of its works have entered important public collections, such as the National Gallery in Washington, the  Getty Museum in Los Angeles, the Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti in Florence, the Polo Museale Fiorentino, the Museo di Capodimonte, the Prague Museum, the  Museo di Villa Mansi in Lucca and the Museum of Fontainebleau, the Hamburger Kunsthalle in Hamburg, the Musée D’Orsay, the Uffizi Gallery and its circuit of museums in Florence as well being snapped up by numerous private collectors. 2

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Tre pannelli ritrovati di Giulio Aristide Sartorio dal Fregio per la Sala del Lazio, Esposizione Internazionale del Sempione, Milano 1906 Three panels by Giulio Aristide Sartorio rediscovered from the Frieze for the Lazio Room, Esposizione Internazionale del Sempione, Milan 1906 Giovanna Caterina De Feo AL

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©Francesca Antonacci Damiano Lapiccirella Fine Art Via Margutta 54 00187 Roma Tel. +39 06 45433036 info@al-fineart.com - www.al-fineart.com Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti. Fotografie: Arte Fotografica, Roma Design e stampa: Viol’Art - info@violart.firenze.it Traduzione: Stephen Tobin 2

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Giulio Aristide SARTORIO (Roma 1860 - 1932) Dal Fregio per la Sala del Lazio, Dalla caduta di Roma imperiale alle conquiste ultime della scienza Esposizione Internazionale del Sempione, Milano 1906 From the Frieze for the Lazio Room, From the Fall of the Roman Empire to the Most Recent Achievements of Science Esposizione Internazionale del Sempione, Milan 1906 Dalle grandi scoperte traverso le tristi età, al risorgere vivo della Stirpe From the Great Discoveries, Through the Gloomy Ages, to the Living Revival of the Race Dal mito delle Forze brute domate, alle conquiste ultime della scienza From the Myth of Brute Forces Tamed to the Most Recent Achievements of Science Avvenimento d’Arte e di Cultura The Advent of Art and Culture

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Provenienza / Provenance Collezione Marga Sartorio, Roma; Collezione privata, Roma. Esposizioni / Exhibitions Sala del Lazio, Esposizione Internazionale del Sempione, Milano, 1906; Crociera Regia Nave Italia 1924; G. A. Sartorio, Galleria del Levante, Milano, 1974; Un fregio di Giulio Aristide Sartorio, Roma, Galleria dell'Emporio Floreale, 1974; Giulio Aristide Sartorio. Figura e decorazione, Roma, Palazzo Montecitorio, Sala della Regina, 1989. Bibliografia / Bibliography Esposizione di Milano 1906, Mostra Nazionale di Belle Arti, catalogo illustrato, Milano p. 39; Dalla caduta di Roma imperiale alle conquiste ultime della scienza. Fregio decorativo di G. A. Sartorio, Danesi editore, Roma 1906, pp. 107 – 114; Ugo Fleres, Ciò che Roma manda a Milano, in Milano e l’Esposizione Internazionale del Sempione 1906, Cronaca illustrata dell’esposizione compilata a cura di E. A. Marescotti e Ed. Ximenes, Fratelli Treves editori, Milano 1906, p. 130; La decorazione della sala del Lazio, in ibidem, pp. 183-186; Note di cronaca. La principessa Letizia visita l’Esposizione, in ibidem, p. 218; I premiati all’Esposizione di Belle Arti, in ibidem, p. 352; Raffaello Barbiera, Rivista delle Belle arti, in ibidem, p. 572; Raffaello Barbiera, Le belle arti all’esposizione internazionale di Milano, in “L'illustrazione italiana” , Milano 28 aprile 1906, pp. 374 – 375; Ugo Ojetti, L’arte all’esposizione di Milano. Note e impressioni, Fratelli Treves editori, Milano 1906, p. 46; A. Milani, Note critiche sull’Esposizione Internazionale d’arte di Venezia. Le pitture di Sartorio e una pregiudiziale, in “Natura e Arte”, vol. XVI , Milano 15 giugno 1907, pp. 12,13,17; M. de Benedetti, Giulio Aristide Sartorio Pittore, in “Nuova antologia”, a. XXXVII, vol. CXXVIII, Roma 16 aprile 1907, p. 593 – 600; Luigi Serra, La campagna romana nelle tempere e nei pastelli di Giulio Aristide Sartorio, in “Emporium”, vol XVII, n. 160, Bergamo 1908, pp. 281 - 296; Vittorio Pica, Il nuovo palazzo del parlamento italiano, in “L'illustrazione italiana, Milano 22 novembre 1908, pp. 490 – 494; Luigi Serra, Il fregio di G. A. Sartorio per la nuova aula del Parlamento, in “Emporium”, Vol. XXIX, n. 169, Bergamo 1909, pp. 281 – 296; I saloni d’onore della Regia nave Italia: crociera nell’America latina, Stabilimento Grafico Reggiani, Milano 1924; Mostra delle pitture di Giulio Aristide Sartorio nella regia Galleria Borghese, Roma 9 marzo-24 aprile 1933, Reale Accademia d’Italia, Roma 1933, p. 54; Pasqualina Spadini, Un fregio di Giulio Aristide Sartorio, Galleria dell’Emporio Floreale, Roma 1974; Giulio Aristide Sartorio, 1860-1932, catalogo della mostra a cura di Fortunato Bellonzi, Roma, Palazzo Carpegna 13 maggio-20 giugno, De Luca editore, Roma 1980; Anna Maria Damigella, Il Fregio di Aristide Sartorio, in L’aula di Montecitorio, Basile, Sartorio, Calandra, Franco Maria Ricci editore, Milano 1986, p. 29; Anna Maria Damigella, Sartorio e la pittura decorativa simbolica, in Giulio Aristide Sartorio. Figura e decorazione, mostra a cura di Bruno Mantura e Anna Maria Damigella, Roma Palazzo Montecitorio, sala della Regina 2 febbraio – 11 marzo 1989, Franco Maria Ricci editore, Milano 1989, pp. 62 - 65; 4

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Gioacchino Barbera, Anna Maria Damigella, I bozzetti di Sartorio per il duomo di Messina, Sellerio editore, Palermo 1989, p. 43; Pasqualina Spadini, La Sirena e l'Arpiola, in Giulio Aristide Sartorio (1860 - 1932). Fra Simbolismo e Liberty, mostra a cura di Pasqualina Spadini e Lela Djokic con introduzione di Bruno Mantura, Galleria Campo de’ Fiori, Roma, aprile 1995, p. 29; Teresa Sacchi Lodispoto, Sartorio cantore della Storia d’Italia, in Sartorio 1924. Crociera della regia nave Italia nell’America Latina, catalogo della mostra a cura di Bruno Mantura, Roma Istituto Latino Americano 9 dicembre 1999 – 5 febbraio 2000, De Luca editore, Roma 1999, pp 56 – 62; Giulio Aristide Sartorio (1860-1932). Nuovi Contributi. Anni difficili, catalogo della mostra a cura di Pasqualina Spadini e Lela Djokic, Nuova Galleria Campo de' Fiori, Roma aprile 1999, p. 10; Giulio Aristide Sartorio: il realismo plastico tra sentimento ed intelletto, Orvieto Palazzo Coelli, 8 maggio-18 luglio 2005, mostra a cura di Pier Andrea De Rosa e Paolo Emilio Trastulli, Arte cultura sviluppo, Orvieto 2005; Maria Paola Maino, La vita avventurosa di un’opera, in Giulio Aristide Sartorio (1860 – 1932), catalogo della mostra a cura di Renato Miracco, Roma Chiostro del Bramante 24 marzo -11 giugno 2006, Maschietto, Mandragora editore, Firenze 2006, pp. 97 - 103; Renato Miracco, Giulio Aristide Sartorio e “la veste vivente della divinità”, in Il fregio di Giulio Aristide Sartorio, a cura di Renato Miracco, Leonardo international editore, Milano 2007, p. 32; Marina Miraglia, Sartorio, la fotografia e il fregio al parlamento, in ibidem, pp.79 – 90, in part. p. 90.

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G. A. Sartorio nel suo studio di via Fausta, 1910 c., Archivio Eredi Sartorio G. A. Sartorio in his studio in Via Fausta, 1910 c., Sartorio Archives 6

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I pannelli presentati in quest’occasione costituiscono un importante ritrovamento di parti di un grande fregio decorativo realizzato da Giulio Aristide Sartorio in occasione dell’Esposizione Internazionale del Sempione nel 19061. Fregio destinato ad ornare la Sala del Lazio, nella quale erano esposte le tele di Giulio Aristide Sartorio, Camillo Innocenti, Umberto Coromaldi, Arturo Noci, Vitalini, Enrico Lionne, Antonio Discovolo, Pietro Mengarini, Antonio Mancini, Norberto Pazzini e Paolo Ferretti. Il fregio, dipinto “en grisaille” ad olio su tela, era composto da una teoria di pannelli, con i quali l’artista intendeva illustrare “l’energia dell’Italia nella Storia, tramite dell’idea classica al mondo moderno”2 ed era disegnato “per associazione spirituale … come il bassorilievo del massimo tempio di Athena”3. In linea con ciò che si voleva celebrare con l’Esposizione, ovvero la grande impresa moderna del traforo del Sempione, il tema svolto nel fregio doveva essere quello dell’apoteosi delle conquiste dell’uomo. Per esemplificarle l’artista ne aveva identificato i momenti cruciali, tra i quali il posto centrale era occupato dal Rinascimento in quanto età della riscoperta di valori umani e civili4. Nel catalogo della mostra Sartorio introduceva al significato delle sue figurazioni simboliche, svolte in una lunga fascia nella parte superiore dell’ampia sala, iniziando con l’esplicare il periodo che andava Dalla caduta di Roma imperiale e l’invasione barbarica al Rinascimento, proseguivano con Dalle grandi scoperte traverso le tristi età, al risorgere vivo della Stirpe e Dalla favola di Pegaseo, a la nuova conquista delle arti liberali e concludevano con Dal mito delle forse brute domate, alle conquiste ultime della scienza5. Alla grande decorazione veniva dato ampio spazio sulla stampa, era riprodotta sulle maggiori riviste dell’epoca; Sartorio era ricordato come l’autore della “vaga decorazione della Sala del Lazio”6 e presentato alla Principessa Letizia in visita all’Esposizione7. Nella stessa occasione si aggiudicava il premio di 5000 lire per una delle opere esposte, il Monte Circeo, la grande tela con una scena della campagna romana8. Sin dai primi anni del Novecento, rientrato a Roma da Weimar9, Sartorio aveva dimostrato una spiccata tendenza ad esprimersi nelle grandi dimensioni. Prima di dipingere quello per l’esposizione del The panels presented in this publication mark the sensational rediscovery of parts of a large decorative frieze produced by Giulio Aristide Sartorio for the Esposizione Internazionale del Sempione of 19061. The frieze was designed to decorate the Lazio Room, which hosted paintings by Sartorio himself along with others by Camillo Innocenti, Umberto Coromaldi, Arturo Noci, Vitalini, Enrico Lionne, Antonio Discovolo, Pietro Mengarini, Antonio Mancini, Norberto Pazzini and Paolo Ferretti. The frieze, painted in oil on canvas "en grisaille", consisted in a set of panels in which the artist set out to illustrate "Italy's driving energy in history, ferrying the classical ideal into the modern world"2 and was devised "by spiritual association…like the bas-relief in Athena's greatest temple."3 Reflecting the Esposizione's own object of celebration, the dazzling modern achievement that was the Simplon tunnel, the topic addressed in the frieze was intended to be an apotheosis of man's achievements. To translate this goal into images, the artist identified a series of key turning points in the history of mankind, the central one of which was the Renaissance inasmuch as it was considered the age of the rediscovery of humanist and civic values4. Sartorio penned an introduction to the meaning of his symbolic figurations, deployed in a broad band along the upper part of the large room, in the exhibition catalogue. The series began with an illustration of the period stretching From the Fall of the Roman Empire and the Barbarian Invasions to the Renaissance, continued with the era stretching From the Great Discoveries, Through the Gloomy Ages, to the Living Revival of the Race and From the Fable of Pegasus to the New Achievements of the Liberal Arts, and ended with the period stretching From the Myth of Brute Forces Tamed to the Most Recent Achievements of Science5. This herculean decorative scheme received ample coverage in the press and was reproduced in the leading periodicals of the time, Sartorio being described as the artist behind the "delightful decoration of the Lazio Room"6 and being presented to Princess Letizia when she visited the Esposizione7. On the same occasion he won a 5,000 lire prize for one of the paintings he was showing, the Monte Circeo, a large canvas depicting a scene set in the countryside near Rome 8. Ever since his return to Rome from Weimar9 in the early years of the 7

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Sempione si era cimentato, nell’ordine, nelle decorazioni parietali della Sala del Lazio per la Biennale di Venezia del 190310, dipinte con il motivo neorinascimentale di una sequenza di fanciulli nudi con festoni di alloro; nel decoro per il padiglione italiano progettato da Sommaruga nell’esposizione di Saint Louis del 190411 e per quello della Casa del popolo di Roma nel 1906, per il quale l’artista rimaneggiava in parte il fregio con la sequenza di putti del 190312. L’usanza di rimaneggiare, in parte o per intero, opere precedenti è più volte documentata nella storia dell’artista e la stessa cosa è accaduta anche al presente fregio, che è stato riadattato nel 1923, in occasione della Crociera della Regia Nave Italia, quando Sartorio, con la carica di Commissario per le arti e il compito di diffondere la conoscenza dell’arte italiana, compie in otto mesi il periplo dell’America latina13. Il fatto che l’artista abbia ritenuto di utilizzare in quella prestigiosa occasione nuovamente un’opera creata quasi vent’anni prima, nel 1906, è la conferma della sua ritenuta attualità stilistica. Infatti rispetto alle imprese decorative precedenti Dalla caduta di Roma imperiale alle conquiste ultime della scienza, aveva retto la prova del tempo perché segnava un punto di svolta dell’artista, che in quest’occasione affrontava lo svolgimento di un tema più complesso e articolato. Scrive acutamente Anna Maria Damigella che il “fregio dipinto a monocromo per la Sala del Lazio... è la prima opera in cui Sartorio propone programmaticamente una possibile via per la decorazione moderna ”14. Infatti il pittore disponeva lungo l’ampia fascia decorativa uomini, donne e animali in posizioni plastiche, in un modo che anticipava i suoi futuri impegni nella decorazione e preludeva sia allo stile del Il Poema della vita umana - i quattro teleri di sette metri e alti cinque, con le allegorie de La Luce, Le Tenebre, L’Amore e La Morte, dipinti l’anno successivo per la Biennale Veneziana del 1907 - sia allo sviluppo di figurazioni simboliche e motivi decorativi sui quali tornerà qualche anno più tardi nella sua opera massima, l’immenso fregio di Montecitorio (1908 – 1912)15. Dalla caduta di Roma imperiale alle conquiste ultime della scienza è ricordato da Ugo Ojetti in un lungo excursus sugli artisti della Sala del Lazio, con parole che lasciano trapelare il proprio apprezzamento century, Sartorio had displayed a marked inclination to develop his art on the grand scale. Before tackling the frieze for the Simplon exhibition, he had already turned his hand to the wall decorations for the Lazio Room at the Venice Biennale of 190310, which he painted with a Renaissance revival motif consisting in a group of nude putti carrying laurel wreath festoons; to the decorations for the Italian pavilion designed by Sommaruga for the St. Louis exhibition of 190411; and to the decorative scheme for the Casa del Popolo in Rome in 1906, for which he produced a partial revisitation of his 1903 frieze with nude putti 190312. The practice of revisiting his earlier work, either in whole or in part, is recorded on a number of occasions in the course of Sartorio's career and he resorted to it again with this frieze, reworking it in 1923 for the cruise of the Royal Yacht "Italia" when, in his capacity as Commissioner for the Arts, he took upon himself the task of familiarising the world with Italian art by conducting an eight-month tour of Latin America13. The fact that he felt it appropriate on such a prestigious occasion to use a work created in 1906, in other words almost twenty years earlier, provides us with confirmation of the fact that it was considered to be in the forefront of style. By comparison with his earlier decorative schemes, From the Fall of the Roman Empire to the Most Recent Achievements of Science had withstood the test of time inasmuch as it marked a turning point in the artist's career because it had compelled him to tackle a far more complex and many-sided theme than those that he had addressed hitherto. Anna Maria Damigella has perceptively pointed out that the "frieze painted in monochrome for the Lazio Room... is the first work in which Sartorio proposes a potential pathway for modern decoration in a programmatic sense"14. The painter arranged his figures, his men, women and animals, in sculptural poses the length of a broad decorative band in a manner that heralded his future decorative work, paving the way both for the style of The Poem of Human Life (four canvases, each seven metres long by five high, with allegories of Light, Darkness, Love and Death painted the following year for the Venice Biennale of 1907) and for the development of the symbolic figurations and decorative motifs to which he was to return a few years later in his greatest work of all, a mammoth frieze for Montecitorio (1908–12)15. 8

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più per la capacità tecnica del pittore che per l’elaborazione dei suoi complessi significati, e scrive: “Giulio Aristide Sartorio ha coronato la bella sala che prende nome da lui, con un fregio dipinto a grisaille, il quale, a parte i simboli apocalittici spiegati dall’autore con molte iniziali maiuscole in due pagine del catalogo (il Sartorio è anche romanziere), è di grande effetto decorativo per la sapiente distribuzione degli alti e dei bassi rilievi …”16. Nonostante il fatto che i significati elaborati dall’artista siano stati, alle volte, ritenuti troppo oscuri, il fregio riscuoteva interesse ancora anni dopo la fine dell’esposizione del Sempione, tanto che Luigi Serra, nel 1908, lo ricordava quale una delle più riuscite imprese decorative di Sartorio, e scriveva: “…la mostra attuale rappresenta l’espressione compiuta dell’attività plastica del Sartorio e non perché a lui mancherebbe e forza e volontà di allargare e perfezionare ancor di più questa mirabile forma vitale del suo spirito, si bene per l’attrazione che sul suo spirito esercita una manifestazione artistica più complessa. Il Sartorio è ora attirato dalle grandi composizioni decorative, di cui saggi magnifici sono i due fregi di Milano (1906) e di Venezia (1907) che gli serviranno come preparazione al fregio per la sala del Parlamento. Con questi lavori – che per la larghezza e la profondità della concezione e per la scienza dell’esecuzione sobriamente manifestata, segnano un momento nuovo e stupendo nel tormentoso svolgimento dell’arte italiana contemporanea – il Sartorio si è messo a capo del movimento pittorico italiano. E poiché egli è nel pieno vigore delle forze, non è vano sperare che la sua arte molte altre affermazioni solenni troverà ad affermare un nuovo rinascimento dell’arte nostra.”17. Sono parole che inserivano degnamente l’opera nel percorso del pittore, tanto che, ancora nel 1933, veniva ricordata nel catalogo della Mostra tenuta nella Galleria Borghese18, nel quale si faceva anche cenno al “Preraffaellismo” di Sartorio, manifestato sin dalle decorazioni svolte per Gabriele d’Annunzio, quando “con immaginazione elegante, mano felice e prontezza singolare”19, aveva realizzato in “stile bizantino” le quattro tavole per l’Isaotta Guttadauro. Un interesse che nel 1893 lo aveva condotto in Inghilterra, proprio per studiare i Preraffaelliti, oltre che per vedere dal vero, al British Museum di Londra, i magnifici Marmi Elgin del Partenone. Ugo Ojetti discusses From the Fall of the Roman Empire to the Most Recent Achievements of Science in a lengthy essay on the artists showing in the Lazio Room, his choice of words suggesting that he appreciated Sartorio more for his technical skill than for the way in which he developed his complex significations. Ojetti writes: "Giulio Aristide Sartorio has crowned this fine room, named after him, with a frieze painted 'en grisaille' which, apart from the apocalyptic symbols that the artist explains with a wealth of initial capitals in two pages of the catalogue (Sartorio is also a novelist), is splendidly decorative in its effect thanks to a skilful distribution of high and low relief..."16. Despite the fact that the significations developed by the artist were occasionally considered to be excessively obscure, the frieze continued to attract attention for several years after the Simplon exhibition had ended. Indeed Luigi Serra, writing in 1908, described it as one of Sartorio's most successful decorative undertakings: "... the current exhibition represents the expressive pinnacle of Sartorio's sculptural activity, not because he lacks either the strength or the will further to expand and perfect this marvellously vibrant aspect of his talent, but because of the attraction that he feels towards a more complex manifestation of art. Sartorio is drawn today to large-scale decorative compositions, two magnificent instances of which are his friezes in Milan (1906) and in Venice (1907), which will serve him as preparatory works for the frieze in the Chamber of Deputies. With these works – which mark a new and stupendous moment in the troubled development of contemporary Italian art on account both of the breadth and depth of their conception and of the restrained skill displayed in their execution – Sartorio has earned his place at the head of the painting movement in Italy. And given that he is in the prime of his life, we may reasonably expect him to produce many more solemnly successful works and to spearhead a new renaissance in our country's art."17. Serra's words set the work in a dignified position within the artist's career, and indeed it was still being discussed in 1933 in the catalogue of an exhibition held in the Galleria Borghese18, where mention is made of the "Pre-Raphaelitism" which Sartorio is said to have displayed in the decorations that he produced for Gabriele d'Annunzio when, "with elegant imagination, accomplished hand and singular deftness"19, he painted four panels in "the Byzantine style" for Isaotta Guttadauro. An interest 9

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Per il Fregio decorativo della Sala del Lazio, più che al mondo anglosassone bisognava guardare al periodo della formazione dell’artista: romano, figlio di artisti, egli aveva sicuramente avuto occasione di apprezzare Le Stanze di Raffaello in Vaticano (forse, in particolare, la parte sottostante al Parnaso (1510 – 11) dipinta "en grisaille" nella Stanza della Segnatura), e guardare verso quella pittura fervida e ricca. Ciò è avvalorato da La favola di Sansonetto Santapupa, una novella scritta da Sartorio e pubblicata tra il 1926 e il 1929 nella quale si narrano le vicende del figlio di uno scultore. Ricca di spunti autobiografici nella novella il giovane artista Sansonetto/Sartorio riferisce il proprio sgomento e il profondo turbamento interiore suscitato dalle decorazioni delle stanze vaticane: “....Sansonetto usciva dal Vaticano trasognato; lo spettacolo del Rinascimento gli pareva lo spettacolo della vita e si riconosceva in diritto, lui fanciullo di situarsi a lato della Rinascenza nell’istesso modo che Perugino Raffaello e Bramante si erano introdotti fra i personaggi dell’Attica….”20. Nasce direttamente da lì – nel cuore di Roma - la predisposizione di Sartorio a lavorare nella grande decorazione che gli consentirà di diventare un artista di fama internazionale. Se il voler creare un oggetto prezioso ed esclusivo al “servizio” dell’ambiente, da una parte non può che portare a un atteggiamento collocabile nell’ambito variegato delle Art &Craft inglesi, (senza dubbio conosciute a fondo), d’altra parte rende perfettamente spiegabili anche le affinità con le istanze dei Preraffaelliti, in particolare con quelle di Dante Gabriele Rossetti, del quale egli era stato ammiratore tanto da scriverne in più occasioni21, che si ravvisano frequentemente, ad esempio, nelle fattezze delle sue fanciulle, in particolare con quelle della Madonna annunciante22. which prompted him to travel to England in 1893 precisely to study the Pre-Raphaelites, as well as to see the magnificent Elgin Marbles from the Parthenon in the British Museum with his own eyes. For the decorative frieze in the Lazio Room, however, we need to look to Sartorio's formative years rather than to his interest in the Anglo-Saxon world. Born in Rome into a family of artists, he undoubtedly had an opportunity to admire Raphael's Stanze in the Vatican – and more especially the part below The Parnassus (1510–11) painted "en grisaille" in the Stanza della Segnatura – and thus to take a serious interest in the master's rich and fervent style. His interest in the Stanze is in fact borne out by La Favola di Sansonetto Santapupa, a novel penned by Sartorio and published between 1926 and 1929, in which he recounts the story of a sculptor's son. Rich in autobiographical details, the young artist Sansonetto/Sartorio descibes how deeply unsettling and astounding he found the decorations in the Vatican Stanze to be: "....Sansonetto emerged from the Vatican in a daze; the spectacle of the Renaissance seemed to him to be the spectacle of life and he considered that he, a mere boy, had the right to portray himself alongside the Renaissance in exactly the same manner as Perugino, Raphael and Bramante had portrayed themselves among the figures in Attica…."20. It was from here, in the very heart of Rome, that the artist drew the inclination to work on large-scale decorative schemes that was to allow him to become a painter of international renown and, while his desire to create a precious and exclusive object in the "service" of its surroundings may prompt us on the one hand to assign his work to the variegated context of English Arts and Crafts with which he was unquestionably very familiar, at the same time it also makes it easier to explain the painter's interest in the style of the Pre-Raphaelites and, in particular, of Dante Gabriel Rossetti, whose fervent admirer he was and of whom had written on more than one occasion21 to the point where he sought his inspiration in Rossetti's art, for example for the features of his young girls so akin, in particular, to those of the announcing Madonna22. 10

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1 Nel ripercorrere le vicende di queste opere nell'arco di più di un secolo va riconosciuto il fondamentale contributo di Maria Paola Maino, alla quale si deve la loro prima riscoperta nel 1974, e delle pioneristiche ricerche di Pasqualina Spadini, alla quale dedico queste righe. 2 Dalla caduta di Roma imperiale alle conquiste ultime della scienza. Fregio decorativo di G. A. Sartorio, Danesi editore, Roma 1906, p. 107. 3 ibidem. 4 Anna Maria Damigella, Sartorio e la pittura decorativa simbolica, in Giulio Aristide Sartorio. Figura e decorazione, mostra a cura di Bruno Mantura e Anna Maria Damigella, Roma Palazzo Montecitorio, sala della Regina 2 febbraio – 11 marzo 1989, Franco Maria Ricci editore, Milano 1989, p. 63 5 cfr.: Giulio Aristide Sartorio, Descrizione del Fregio Decorativo per la Sala del Lazio, nel presente catalogo pp. 30-31. 6 Raffaello Barbiera, Rivista delle Belle arti, in Milano e l’esposizione Internazionale del Sempione 1906, cronaca illustrata dell’Esposizione, compilata a cura di E.A. Marescotti e Ed. Ximenes, Milano Fratelli Treves editori, 1906, p. 572. 7 Note di cronaca. La principessa Letizia visita l’Esposizione, in ibidem, p. 218. 8 I premiati all’Esposizione di Belle Arti, in ibidem, p. 352. 9 Sartorio è a Weimar tra il 1896 e il 1899 in qualità di insegnante presso la Scuola di Belle Arti del Granduca di Sassonia Sassonia (cfr.: Pasqualina Spadini, La sirena e l'arpiola, in Giulio Aristide Sartorio, catalogo della mostra, a cura di Pasqualina Spadini e Lela Djokic, Nuova Galleria Campo de' Fiori, Roma aprile 1999, p. 15). 10 “... La sala, che è una delle più vaste e credo anche delle più alte dell’esposizione di Venezia, ha tutt’ intorno nella parte superiore, fra due sottili cornici d’oro, un largo fregio a chiaroscuro raffigurante una schiera di putti nudi che sostengono un festone d’alloro. Ideato dal Sartorio ed eseguito dal lui con la valida cooperazione degli altri sei artisti romani, Carlandi, Coromaldi, Innocenti, Nardi, Noci e Poma esso è opera di squisita leggiadria pittorica...” (cfr: Vittorio Pica, L’arte mondiale alla V Esposizione, Istituto italiano d’Arti Grafiche, Bergamo 1903, pp. 32-33). 11 Notizia riferita da M. de Benedetti, Giulio Aristide Sartorio Pittore, in “Nuova antologia” a. XXXVII vol. CXXVIII, Roma 16 aprile 1907, p. 593 – 60 e riportata in P. Spadini, Un fregio di Giulio Aristide Sartorio, Galleria dell’Emporio Floreale, Roma 1974, p. 7; tuttavia il nome di Sartorio non compare nel cospicuo catalogo dell’Esposizione (cfr.: Official catalogue of exhibitors universal exposition St. Louis, U.S.A. , 1904). 12 Anna Maria Damigella, Sartorio e la pittura decorativa… op. cit. (1989), pp. 59 – 62. 13 Maria Paola Maino, La vita avventurosa di un’opera, in Giulio Aristide Sartorio (1860 – 1932), catalogo della mostra a cura di Renato Miracco, Roma Chiostro del Bramante 24 marzo -11 giugno 2006, Maschietto, Mandragora editore, Firenze 2006, pp. 97 - 103. 14 Anna Maria Damigella, Il Fregio di Aristide Sartorio, in L’aula di Montecitorio, Basile, Sartorio, Calandra, Franco Maria Ricci editore, Milano 1986, p. 29. 15 a loro volta riprese nei cartoni per la decorazione musiva della Cattedrale di Messina, realizzata postuma tra il 1935 e il 1940 (cfr: Gioacchino Barbera, Anna Maria Damigella, I bozzetti di Sartorio per il duomo di Messina, Sellerio editore, Palermo 1989). 16 Ugo Ojetti, L’arte all’esposizione di Milano. Note e impressioni, Fratelli Treves editori, Milano 1906, p. 46. 17 Luigi Serra, La campagna romana nelle tempere e nei pastelli di Giulio Aristide Sartorio, in “Emporium”, vol XVII, n. 160, Bergamo 1908, pp. 281 – 296. 18 Mostra delle pitture di Giulio Aristide Sartorio nella regia Galleria Borghese, Roma 9 marzo-24 aprile 1933, Reale Accademia d’Italia, Roma 1933, p. 54. 19 Lettera di D’Annunzio a Errico del 1889, cit. in Anna Maria Damigella, Sartorio e la pittura decorativa... op. cit. (1989), p. 44. 20 La favola di Sansonetto Santapupa, in “La Rassegna Nazionale”, 1926-29 (ora in: Giulio Aristide Sartorio: il realismo plastico fra sentimento ed intelletto, Orvieto, Palazzo Coelli, 8 maggio-18 luglio 2005, a cura di PierAndrea De Rosa, Paolo Emilio Trastulli, pp. 127-198). 21 G. Aristide Sartorio, Nota su D. G. Rossetti pittore, in “Il Convito”, Libro II, Febbraio 1895, pp. 121150 e Nota su D. G. Rossetti pittore, II parte, in “Il Convito”, Libro III, Aprile 1895, pp. 261-286. 22 Cfr: Giulio Aristide Sartorio 1860-1932, mostra a cura di Fortunato Bellonzi, Roma, Palazzo Carpegna 13 maggio-20 giugno 1980 De Luca , Roma 1980, p. 25. 1 In recounting the history of these works of art over more than a hundred years, we are duty-bound to acknowledge both the crucial contribution of Maria Paola Maino who first rediscovered them in 1974, and the pioneering research conducted by Pasqualina Sadini to whose memory we would like to dedicate these pages. 2 Dalla caduta di Roma imperiale alle conquiste ultime della scienza. Fregio decorativo di G. A. Sartorio, Danesi editore, Rome 1906, p. 107 3 Ibid. 4 Anna Maria Damigella, Sartorio e la pittura decorativa simbolica, in Giulio Aristide Sartorio. Figura e deco- razione, exhibition curated by Bruno Mantura and Anna Maria Damigella, Rome, Palazzo Montecitorio, Sala della Regina 2 February–11 March 1989, Franco Maria Ricci editore, Milan 1989, p. 63 5 See: Giulio Aristide Sartorio, Descrizione del Fregio Decorativo per la Sala del lazio, in the present catalogue pp. 30-31. 6 Raffaello Barbiera, Rivista delle Belle arti, in Milano e l'esposizione Internazionale del Sempione 1906, illustrated report on the Exhibition compiled by E.A. Marescotti and published by Ximenes, Milan, Fratelli Treves editori, 1906, p. 572. 7 News item. Princess Letizia visits the Exhibition, in ibid., p. 218. 8 The Fine Arts Exhibition's Award-Winners, in ibid., p. 352. 9 Sartorio was in Weimar from 1896 to 1899, teaching at the Grand Duke of Saxony's Fine Art School (see Pasqualina Spadini, La Sirena e l'arpiola, in Giulio Aristide Sartorio, catalogue of the exhibition curated by Pasqualina Spadini and Lela Djokic, Nuova Galleria Campo de'Fiori, Rome April 1999, p. 15). 10 "... The room, which is one of the largest and, I believe, also one of the highest in the Venice exhibition, has all around its upper part, set between two thin golden mouldings, a large chiaroscuro frieze depicting a group of naked putti supporting a laurel wreath festoon. Devised by Sartorio and produced by him with the valuable assistance of another six Roman artists – Carlandi, Coromaldi, Innocenti, Nardi, Noci and Poma – it is a work of exquisite pictorial elegance..." (see Vittorio Pica, L'arte mondiale alla V Esposizione, Istituto italiano d'Arti Grafiche, Bergamo 1903, pp. 32-33). 11 According to a report by M. de Benedetti in Giulio Aristide Sartorio Pittore, in "Nuova antologia" a. XXXVII vol. CXXVIII, Rome 16 April 1907, p. 593 – 60, repeated in P. Spadini, Un fregio di Giulio Aristide Sartorio, Galleria dell'Emporio Floreale, Rome 1974, p. 7; yet Sartorio's name does not appear in the exhibition's substantial catalogue (see Official Catalogue of Exhibitors, Universal Exposition, St. Louis, U.S.A., 1904). 12 Anna Maria Damigella, Sartorio e la pittura decorativa … op. cit. (1989), pp. 59 – 62 13 Maria Paola Maino, La vita avventurosa di un'opera, in Giulio Aristide Sartorio (1860 – 1932), catalogue of the exhibition curated by Renato Miracco, Rome, Chiostro del Bramante 24 March–11 June 2006, Maschietto, Mandragora editore, Florence 2006, pp. 97-103. 14 Anna Maria Damigella, Il Fregio di Aristide Sartorio, in L'aula di Montecitorio, Basile, Sartorio, Calandra, Franco Maria Ricci editore, Milan 1986, p. 29. 15 Revived in their turn in the cartoons for the mosaic decoration of Messina Cathedral, produced posthumously from 1935 to 1940 (see Gioacchino Barbera, Anna Maria Damigella, I bozzetti di Sartorio per il duomo di Messina, Sellerio editore, Palermo 1989). 16 Ugo Ojetti, L'arte all'esposizione di Milano. Note e impressioni, Fratelli Treves editori, Milan 1906, p. 46 17 Luigi Serra, La campagna romana nelle tempere e nei pastelli di Giulio Aristide Sartorio, in "Emporium", vol XVII, n. 160, Bergamo 1908, pp. 281–296. 18 Exhibition of paintings by Giulio Aristide Sartorio in the Regia Galleria Borghese, Rome 9 March–24 April 1933, Reale Accademia d'Italia, Rome 1933, p. 54. 19 Letter from D'Annunzio to Errico dated 1889, cited in Anna Maria Damigella, Sartorio e la pittura decorativa... op. cit. (1989), p. 44. 20 La favola di Sansonetto Santapupa, in "La Rassegna Nazionale", 1926-29 (now in: Giulio Aristide Sartorio: il realismo plastico fra sentimento ed intelletto, Orvieto, Palazzo Coelli, 8 May–18 July 2005, curated by PierAndrea De Rosa and Paolo Emilio Trastulli, pp. 127-198. 21 G. Aristide Sartorio, Nota su D. G. Rossetti pittore, in "Il Convito", Libro II, February 1895, pp. 121-150 and Nota su D. G. Rossetti pittore, II parte, in "Il Convito", Libro III, April 1895, pp. 261-286. 22 See Giulio Aristide Sartorio 1860-1932, exhibition curated by Fortunato Bellonzi, Rome, Palazzo Carpegna 13 May–20 June 1980 De Luca, Rome 1980, p. 25. 11

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