FAMIGLIA NOSTRA N. 180

 

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AGOSTO-OTTOBRE 2017

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RIVISTA DEI RELIGIOSI, DELLE RELIGIOSE E DELLA GENTE DELLA «SACRA FAMIGLIA» Rivista periodica anno 2016, Poste Italiane s.p.a. Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 2 DCB (filiale di Bergamo) anno 98 - numero 180 04 2017 agosto famignlioastraottobre Discepoli missionari al servizio dei piccoli

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EDITORIALE famignlioastra di p. Sergio Grazioli Cari amici lettori, con la ripresa dell’anno pastorale ed educativo nelle parrocchie e nei centri educativi dove sia alimenta l a nostra fede in Dio e dove i nostri figli si preparano per la vita, vi inviamo questo numero della Rivista di Congregazione con la quale vogliamo farvi un po’ partecipi della nostra vita e missione. Ed è la missione il tema che fa da filo conduttore di questo numero. La Chiesa esiste per compiere la missione di portare in tutto il mondo il messaggio contenuto nella vita di Gesù. La Congregazione vi prende parte nel modo che le è proprio, quello insegnato da Madre Cerioli. Vi parliamo dei nostri “Capitoli generali”, che verificano e programmano il nostro cammino di sei in sei anni. Le Sorelle di Comonte lo hanno appena celebrato; i Fratelli e Padri ne hanno iniziato la preparazione. Vi parliamo dei giovani che, aiutati dalla nostra fede, si aprono alla vita riponendo la loro speranza nel Signore. E di alcuni e alcune tra loro che scelgono di consacrarsi al Signore nel Carisma di santa Paola Elisabetta per collaborare con la missione che lei ha iniziato. Vi parliamo di un tratto di strada che la Congregazione ha già percorso nella sua missione in Mozambico e per il quale ringrazia il Signore e le tante persone che ne hanno fatto parte. Vi invitiamo a celebrare un anniversario bello: 30 anni del progetto Sostegno per una Adozione a distanza, che festeggeremo il prossimo 8 dicembre. Vi parliamo con il cuore, sicuri che ci ascolterete con il cuore. famiglianostra 2017 PROPRIETÀ Congregazione dei Religiosi della Sacra Famiglia di Bergamo - Via dell’Incoronata, 1 - 24057 Martinengo-Bg (Italia) DIREZIONE E REDAZIONE INTERNA SACRA FAMIGLIA Gianmarco Paris, Antonio Consonni, Fra' Alessandro Asperti Aut. Tribunale di BG: n° 104 del 18 giugno 1948 | Abbonamenti 2017: ordinario Euro 15 Progetto grafico: Duemilacom s.r.l. | Stampa: Il Creativo S.p.a 2 Una volta all’anno, quando arriva il mese di ottobre e dalle nostre parti entriamo nell’autunno, la Chiesa invita i suoi figli a riflettere sulla missione. Non è un tema o un aspetto tra gli altri della vita dei cristiani, come una statua che una volta all’anno si toglie dal magazzino e si spolvera per portarla in processione. Se paragoniamo la vita cristiana a una medaglia, la missione è una delle sue due “facce”: la prima è il dono dell’amore di Dio per noi, la seconda è la risposta a questo amore. Con la particolarità che Dio desidera che corrispondiamo al suo amore non rivolgendoci direttamente a Lui ma passando attraverso chi ci sta vicino, amandolo come Gesù ha amato noi. Ecco le due facce della vita cristiana! Ed ecco la missione! Oggi, dopo il Concilio Vaticano secondo e la lettera La gioia del Vangelo di Papa Francesco, intendiamo la missione non tanto come il compito di chiamare altri a credere in Dio e nel suo Figlio Gesù spiegando loro le verità della fede, ma come la testimonianza di chi ha incontrato Gesù e Dio suo Padre e si sente chiamato a vivere come Lui ci ha insegnato. Questo nuovo modo di comprendere la missione della Chiesa ha una conseguenza concreta e pratica: la missione riguarda tutti i cristiani, non solo qualcuno che sceglie di dedicarsi a qualche compito specifico di animazione della Comunità o di servizio a persone bisognose. Nella Chiesa latino-americana da alcuni anni si usa una definizione del cristiano che riassume con semplicità e efficacia questo nuovo modo di comprendere: il cristiano è un “discepolo missionario”. Discepolo significa “colui che impara”: cioè colui che riceve da Gesù l’amore di Dio (la prima faccia della medaglia); missionario significa “colui che è inviato”: cioè colui che sente di aver ricevuto da Dio il compito di testimoniare, di rispondere al dono che ha ricevuto (la seconda faccia della medaglia). Con il battesimo iniziamo il cammino del discepolato. Le diverse circostanze della vita ci fanno incontrare con Gesù e la sua storia raccontata nel Vangelo: qualcuno vi è introdotto dalla tradizione di una famiglia cristiana; qualcuno lo incontra in un momento gioioso o tragico della vita. Quando il seme del battesimo trova un clima adatto a crescere (una comunità di discepoli che ascoltano la Parola di Dio, celebrano l’Eucarestia e cercano di volersi bene), diventiamo adulti nella fede: il segno di famiglianostra | Agosto - Ottobre 2017

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DISCEPOLI MISSIONARI AL SERVIZIO DEI PICCOLI questo è che viviamo secondo i valori del Vangelo; e quando ci viene chiesto il perché non abbiamo timore di “testimoniare” che li abbiamo imparati da Gesù. Ciò significa che un cristiano è insegnante è missionario nella sua scuola? Sì, quando svolge il suo compito con lo stile che ha imparato da Gesù. Significa che un cristiano medico è missionario nel suo ospedale? Sì, quando compie la sua missione con lo stile appreso da Gesù. Vuol dire che un papà e una mamma cristiani sono missionari per i loro figli quando testimoniano nelle situazioni quotidiane della vita i valori del Vangelo. Allora davvero missione non è un luogo o un compito particolare, ma un modo di essere e di agire, lì dove la vita ci ha messo: quel modo che impariamo da Gesù ogni volta che ascoltiamo una pagina del Vangelo. Eppure molti di noi (che andiamo in Chiesa) quando sentiamo parlare di “missione” pensiamo a quei cristiani che, invece di formare una famiglia e scegliere una professione “normale”, si dedicano a tempo pieno alla cura della comunità o al servizio di persone bisognose come anziani o bambini senza famiglia. O pensiamo a quei cristiani, preti, religiosi e laici, che lasciano il loro paese e vanno a svolgere questi compiti in Paesi poveri o in via di sviluppo. È giusto pensare così? O non è più questa la missione? È giusto; ci sono e preghiamo che ci siano sempre questi “missionari”, ma non dobbiamo pensarli separati da tutti i cristiani che vivono nella loro città, che fanno crescere la loro famiglia, che ogni giorno vanno al loro lavoro. Quei “missionari con la valigia” ci ricordano che per vivere veramente il Vangelo dobbiamo “uscire” da noi stessi per accorgerci di chi ci sta vicino; ricordano a noi, missionari in casa nostra, che siamo tutti pellegrini in cerca della felicità, viandanti in cerca della Patria. Quei missionari ci ricordano che la Chiesa per sua natura è in cammino, come lo era Gesù per le strade della Palestina. La Chiesa è missionaria in tutto il mondo perché attraverso di essa Gesù continua la sua missione di buon samaritano che cura le ferite sanguinanti Discepoli missionari al servizio dei Piccoli dell’umanità e di buon pastore che va in cerca di chi è smarrito. È per questo che anche la nostra Congregazione religiosa, che è Chiesa, nella sua semplicità e con le sue forze, si sente chiamata ad uscire, in varie parti del mondo. Il volto di Dio che santa Paola Elisabetta ci ha insegnato a far conoscere è quello di Dio madre e padre che si prende cura dei bambini che hanno bisogno di amore e di educazione. Noi facciamo questo nei centri educativi, nelle scuole, nelle case famiglia. In questo cammino missionario da trent’anni abbiamo avviato una bella esperienza di collaborazione tra i missionari con la valigia e quelli senza valigia, cioè tutti voi che ricevete la nostra rivista: è il progetto del Sostegno per una adozione a distanza. In occasione di questo anniversario vi lanciamo un invito, che potete trovare nell’ultima pagina della rivista. Tanti auguri a tutti per il mese missionario, per continuare ad essere buoni missionari lì dove ciascuno vive e risponde all’amore di Dio. 3

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Amoris laetitia ACCOMPAGNARE, DISCERNERE E INTEGRARE LA FRAGILITÀ Nella nostra lettura del documento sul matrimonio siamo arrivati al capitolo ottavo, che tocca alcuni degli aspetti più delicati della cura della Chiesa per i coniugi. Abbiamo chiesto a p. Mario, che per tanti anni è stato parroco a Quarto Oggiaro, alla periferia di Milano, di introdurci alla lettura di questa parte dell’esortazione. Nell'ottavo capitolo dell’Amoris Lætitia, Papa Francesco, si china sulle fragilità di coloro che hanno ferito o smarrito l'amore matrimoniale cristiano, nella convinzione che «la misericordia è la pienezza della giustizia e la manifestazione più luminosa della verità di Dio». La cura pastorale delle situazioni matrimoniali fragili, dette "irregolari", come la convivenza, il matrimonio civile e la nuova unione di fedeli divorziati è orientata da tre verbi: - accompagnare con attenzione e premura i figli più fragili segnati dall’amore ferito e smarrito; - discernere tra le tante situazioni irregolari e di fragilità; - integrare tutti in modo che trovino il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale. ACCOMPAGNARE. Affrontando tutte le situazioni matrimoniali «in maniera costruttiva», l'accompagnamento pastorale è chiamato a valorizzare quei «segni di amore che in qualche modo riflettono l'amore di Dio», cercando di trasformarli in «opportunità di cammino» verso la pienezza del matrimonio sacramentale. Ciò che risulta possibile per i semplici conviventi e gli sposati solo civilmente, non lo è per i fedeli divorziati risposati, data l'impossibilità di sciogliere un precedente e valido matrimonio sacramentale. DISCERNERE. Il discernimento dei passi da compiere in questo caso è uno dei nodi più difficili da sciogliere in riferimento al “sacramento” del matrimonio e rappresenta anche uno dei punti (se non il punto!) più delicati e contrastati dell'Esortazione. Rispetto ad esso, tuttavia, Papa Francesco non ha mancato di orientare il cammino della Chiesa, escludendo «una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi» e incoraggiando invece, secondo l'indicazione approvata dalla maggioranza qualificata dei due terzi dei Padri sinodali, «un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari». Ora, nel discernimento di alcune situazioni dette “irregolari”, non bisogna credere che si intenda «ridurre le esigenze del Vangelo», infatti bisogna tener conto che «la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante». Questa indicazione prende atto di quanto siano diverse e complesse le situazioni. A tal proposito, Papa Francesco incoraggia «la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore». Quale luogo concreto del discernimento personale e pastorale viene indicato «il colloquio col sacerdote, in foro interno», tale da portare ad orientare i fedeli «alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio» e «alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere». 4 famiglianostra | Agosto - Ottobre 2017

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di p. Mario Vecchierelli INTEGRARE. Accogliendo l'orientamento della maggioranza qualificata dei Padri sinodali, Papa Francesco prospetta chiaramente la «logica dell'integrazione» quale «chiave» dell'accompagnamento e del discernimento circa la situazione dei battezzati divorziati e risposati civilmente. «Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia “immeritata, incondizionata e gratuita”. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo!». Ma sino a dove può condurre la logica dell'integrazione? A quale tappa può giungere il cammino graduale dei fedeli divorziati risposati? Papa Francesco ha precisato che la via del discernimento può proseguire sino a pensare di ricevere i sacramenti. Non si tratta di porre solo la generica domanda: «si può o non si può?», ma di fare un cammino di fede, di riconoscere e assumere le proprie responsabilità, di sentirsi accolti dal Signore e dalla comunità dei suoi discepoli. Permettere che vengano inseriti fedeli divorziati risposati in ambiti della vita cristiana sinora esclusi e ammetterli alla comunione eucaristica non è una nuova normativa canonica stabilita da Papa Francesco, ma il risultato di un cammino, frutto di discernimento pastorale che prevede il coinvolgimento di tutti nell’essere Chiesa: dei fedeli interessati, che dovranno chiedersi in coscienza circa la loro situazione matrimoniale; degli operatori pastorali che li aiuteranno a «comprendere meglio quello che sta succedendo» e a «scoprire un cammino di maturazione personale»; dei presbiteri con cui faranno un percorso di discernimento; dei Vescovi, che offrano alle Chiese locali validi orientamenti a partire dall’insegnamento del Papa. Dove incontrare queste indicazioni di cammino? Amoris Laetitia contiene indicazioni per la pratica del discernimento, che tuttavia è necessario verificare e arricchire con l’esperienza e il tempo. I pastori e i fedeli interessati, insieme alle loro comunità, sono invitati a camminare: è un cammino che, senza escludere la dimensione personale, non è tuttavia individuale e tanto meno privato, bensì ecclesiale. Nell’ultima sezione del capitolo, La logica della misericordia pastorale, Papa Francesco, per evitare equivoci, ribadisce con forza: “Comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale più pieno né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano. Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture”. Dunque ciò che Papa Francesco intende offrire alla pastorale della Chiesa è detto bene nelle parole finali: «Invito i fedeli che stanno vivendo situazioni complesse ad accostarsi con fiducia a un colloquio con i loro pastori o con laici che vivono dediti al Signore. Non sempre troveranno in essi una conferma delle proprie idee e dei propri desideri, ma sicuramente riceveranno una luce che permetterà loro di comprendere meglio quello che sta succedendo e potranno scoprire un cammino di maturazione personale. E invito i pastori ad ascoltare con affetto e serenità, con il desiderio sincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa». E conclude dicendo con forza ai pastori: «A volte ci costa molto dare spazio nella pastorale all’amore incondizionato di Dio. Poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e questo è il modo peggiore di annacquare il Vangelo». Discepoli missionari al servizio dei Piccoli 5

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LA PROFEZIA DELLA MISSIONE EDUCATIVA Il cammino di preparazione al Capitolo generale di p. Gianluca Rossi È iniziato il cammino che ci porterà, come religiosi della Sacra Famiglia, a verificare e programmare il cammino della Congregazione al Capitolo generale del 2019. È un cammino che facciamo insieme a tutte le persone che fanno parte della nostra grande famiglia: per questo cominciamo già da ora a raccontarvi i nostri passi. Come ogni casa ben costruita poggia su solide fondamenta, così il Carisma ispirato a santa Paola Elisabetta è il fondamento sul quale riposa tutta la Congregazione e ogni sforzo di rinnovamento non può essere che un ritorno a questo fondamento e un ripartire da esso. Ogni sei anni i religiosi della Sacra Famiglia si ritrovano in Capitolo generale per leggere il loro Carisma alla luce del cammino della società e della Chiesa in cui vivono e prendere le decisioni adeguate per farlo vivere al servizio dell’umanità e della Chiesa. Vogliamo condividere con le persone più vicine alla nostra Congregazione che vivono la spiritualità e l’apostolato del nostro carisma il percorso di preparazione al Capitolo che ci impegnerà nei prossimi due anni. Esso è iniziato con un’Assemblea realizzata in Brasile, nella città di Aparecida, dove sorge un Santuario nazionale dedicato a Maria. Lì dieci anni fa la Chiesa dell’intera Ameria latina ha tracciato un cammino missionario, che pochi anni dopo Papa Francesco avrebbe esteso alle Chiese del mondo intero: discepoli missionari in difesa della vita. Proprio in quel luogo ci siamo incontrati, nei giorni 17-21 luglio, per celebrare la Consulta di Congregazione che ha aperto la preparazione al XXº Capitolo Generale della nostra storia. Abbiamo vissuto con gioia questo incontro di Congregazione, per la prima volta realizzato in terra brasiliana per sottolineare la dimensione internazionale e missionaria della Congregazione, con momenti di celebrazione, studio e riflessione. Nel pomeriggio del primo giorno il vescovo della diocesi di Aparecida, Dom Orlando Brandes, ci ha introdotti nella spiritualità mariana di quel Santuario attraverso il racconto 6 I parecipanti alla consulta con il vescovo di Aparecida della sua storia e ci ha ricordato le linee che la Chiesa latinoamericana ha tracciato per il suo cammino. La Consulta si è conclusa con una solenne celebrazione nel Santuario, nel clima dell’anno mariano indetto in Brasile per celebrare i 300 anni del ritrovamento della statua di terracotta che oggi è venerata con il nome di Madonna Aparecida. Oltre a verificare l'attuazione del programma del precedente Capitolo e a predisporre alcuni aspetti organizzativi per la preparazione del Capitolo, il nostro dialogo si è svolto a partire da queste domande: quale dono di grazia Dio sta facendo a ciascuno di noi? Quale contributo il nostro carisma educativo può dare alla missione della Chiesa nel mondo di oggi? Come Congregazione inserita nel corpo ecclesiale, accogliamo gli appelli di Papa Francesco che con l’esortazione Evangelii Gaudium invita ogni parte e gruppo della Chiesa ad una riforma pastorale e missionaria, e chiama tutte le Congregazioni religiose a testimoniare il Vangelo attraverso il proprio Carisma con coraggio profetico. Prendendo in considerazione le proposte delle Comunità, la Consulta ha individuato questo orizzonte tematico per la preparazione del prossimo Capitolo: la Profezia della Missione Educativa. Ci attende ora un tempo di preparazione, fatto di ascolto del Vangelo e della Fondatrice e di lettura del tempo bello e difficile che ci è dato di vivere. Attraverso suor Paola Elisabetta lo Spirito di Gesù ha affidato alla nostra Congregazione la missione di educare le giovani generazioni per la vita. Il rinnovamento della funzione profetica del nostro Carisma ci invita a rafforzare il coraggio della fede, a tener sveglio nelle famiglianostra | Agosto - Ottobre 2017

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nostre coscienze la solidarietà con chi piccolo e bisognoso di soccorso, ad aprirci con audacia alla ricerca di vie pedagogiche che rendano contemporaneo ai ragazzi/bambini a noi affidati il mistero di Cristo; a smascherare i falsi idoli in cui cadono preda le nuove generazioni. Soltanto attraverso l’ascolto paziente e docile dello Spirito Santo riversato nei nostri cuori potremo realizzare questa missione in forme adeguate ai tempi e ai luoghi dove viviamo, per dare frutti di vita evangelica. Il Capitolo, che come organo di governo più alto della Congregazione ha il compito di tutelare il suo patrimonio spirituale, è per eccellenza momento di ascolto e di dialogo. Infatti è anche attraverso la parola degli altri che ci è trasmessa la parola di Dio. Il dialogo è quindi un esercizio di docilità a Dio. Per rispondere a Dio occorre innanzitutto ascoltare gli uomini. Per sentire la voce di Dio, occorre dialogare con i propri fratelli. Questo dialogo può prendere mille forme, dalla condivisione del Vangelo, fino alla risposta ad un questionario o ad una inchiesta, passando per le riunioni di studio, il lavoro nelle commissioni, la formulazione di mozioni, il mettere in comune ecc. Questo atteggiamento di ascolto è una condizione necessaria per una buona preparazione e realizzazione del Capitolo stesso. Eccoci dunque in cammino, con la fiducia che Dio ci accompagna perché è Lui che ha fatto nascere questa Famiglia religiosa e la conduce per le strade della storia. Come sempre ci sentiamo in comunione con tutte le persone che ogni giorno sono al nostro fianco, come educatori nei centri scolastici o nelle parrocchie, come coloro che ci affidano i loro figli – il tesoro più grande al mondo! – per collaborare alla loro educazione, come coloro che collaborano con noi in tante maniere impossibili da elencare. Con questo cammino ci auguriamo di ravvivare la gioia di essere consacrati con lo stile di santa Cerioli al servizio dei nostri fratelli e di rinnovare la nostra azione per il bene di tutte le famiglie con le quali condividiamo la passione di educare. Discepoli missionari al servizio dei Piccoli Celebrazione eucaristica nel santuario di Aparecida IL PERCORSO DEI RECENTI CAPITOLI DELLA CONGREGAZIONE 2001 - XVII° Capitolo Tema della preparazione: Serenità e fiducia evangeliche (la famigliarità) attraverso l’evangelizzazione con il Carisma Sacra Famiglia. Documento Finale: Evangelizzare educando. Con il Vangelo della Cerioli in un mondo che cambia (progetto apostolico di Congregazione). 2007 - XVIII° Capitolo Tema della preparazione: Il servizio dell’autorità per la missionarietà e l’internazionalità inculturate. Documento finale: Li inviò a due a due. 2013 - XIX° Capitolo Tema della preparazione: Il Vangelo della famigliarità cerioliana a servizio della Chiesa e del mondo. Documento finale: La famigliarità cerioliana come Vangelo per il mondo. 7

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UN'UMILE SPERANZA Il nostro confratello Pierantonio Ubiali ci offre la testimonianza di un lungo cammino che lo ha portato dalla Congregazione della Sacra Famiglia alla vita monastica benedettina. Mi è stata gentilmente offerta ad alcuni aiuti esterni (psicolo- la possibilità di testimoniare il ga, confessore, priore del mona- mio cammino di sequela del stero, persone di riguardo nella Signore che recentemente - via spirituale) per leggere den- nella domenica 6 agosto u.s. tro alla vita e capire. Ho così va- - è stato contrassegnato dalla lutato con attenzione i desideri professione perpetua presso che sentivo nascere: il desiderio la Comunità monastica «SS. di una preghiera più prolunga- ma Trinità» di Dumenza (Va). ta e approfondita (vultum Dei Con questo atto liturgico, in cui il Signore mi ha consacra- Pierantonio con i suoi famigliari quaerere), la possibilità di vivere il ministero sacerdotale in modo to a sé ed io ho espresso nuovamente il mio sì a Lui, si è ridotto e discreto; il bisogno di tempi e spazi di solitudine concluso un periodo di discernimento e di prova della du- che, secondo la mia misura umana e psicologica, mi aiutas- rata di quattro anni che mi ha portato a rivedere il legame sero a tenere insieme in modo più ordinato la presenza a me istituzionale con la Congregazione della Sacra Famiglia e stesso, la presenza agli altri e l‘esercizio di conversione che scegliere di essere incorporato come monaco benedettino Gesù suscita col suo amore. Così ho continuato a riflettere nella comunione dei fratelli di Dumenza. sulla possibilità per me della via monastica. Parlare di questa esperienza mi imbarazza un poco ma, nei Ciò che mi ha condotto non è stata la percezione di una limiti della discrezione, desidero condividere quanto grazie “mancanza”. Non si è trattato neppure di avvallare una su- al Signore e alla verità dei cuori di tutti gli attori in campo, periorità di un carisma su un altro, ovvero la superiorità sono venuto maturando nella fiducia e nella sincerità, seb- della vita contemplativa sulla vita attiva. No, non lo credo! bene nella sofferenza (la mia nel lasciare una famiglia cara e Ho sempre espresso ai miei superiori vecchi e nuovi l‘amo- amata e della Congregazione nel permettere ad un suo figlio re per santa Paola Elisabetta e il sentirmi a mio agio nella di percorrere una strada di differente comunione ecclesiale). sua spiritualità (sono entrato in Congregazione da piccolo, Anni fa, quando cominciai a riflettere su questa opportunità a 11 anni, ho conosciuto questa santa e ho cercato di amarla che ad un certo punto mi nacque nel cuore, mi trovavo a con sincerità); ma proprio perché “figlio” mi sono deciso, vivere l‘apostolato presso la Comunità di Maxixe. Non mi non senza fatica, a cercare meglio il mio posto nella Chiesa guidava il pensiero di lasciare la comunione con i fratelli, ed ho avviato un processo secondo cui potevo stare in una né l‘idea di abbandonare l‘impegno vocazionale assunto; forma di vita che sento più mia, fatta salva l‘obbedienza alla neppure le difficoltà che stavo vivendo potevano essere mo- Chiesa e prima ancora alla volontà del Signore. tivo di un ripensamento. Anzi più profondamente posso Proprio per significare questo il rito della professione mo- testimoniare che si sviluppò un cammino che fece emerge- nastica dello scorso 6 agosto ha voluto esprimere un‘idea re le povertà in me ancora da trasfigurare. Lo sviluppo del di continuità nella consacrazione, continuità che riconosce discernimento mi portò a chiedermi come potevo meglio spiritualmente come Congregazione della Sacra Famiglia e servire il Signore e come potevo approdare ad uno stile di monachesimo benedettino siano state entrambe una rispo- vita religiosa che sentivo più confacente alla mia umanità e sta alla chiamata del Signore. Anche se non sono più legato spiritualità, le quali sono fondamentalmente umanità e spi- alla Congregazione dal punto di vista canonico, lo sono però ritualità semplici e dimesse. nella vita, nella mia carne e prima ancora nel fatto di essere Nei miei limiti mi sono affidato ai miei superiori della Sacra parte dell’unica Chiesa del Padre, corpo di Cristo. In questa Famiglia (in cui ho trovato generoso ascolto e dedizione) e lettura la delicatezza di fr Luca Fallica, priore del monaste- 8 famiglianostra | Agosto - Ottobre 2017

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ro, e dei fratelli non ha mai fatto i conti con rivalse o distinzioni di bassa lega. Mentre ora sono chiamato a diventare sempre più “monaco” nel cuore e nella vita, i fratelli di Dumenza sanno che un timbro “Sacra Famiglia” è in me e saprà arricchire anche la vita dell‘intera comunità monastica. Permettete infine che esprima sentiti e doverosi ringraziamenti con l’opportunità che mi è concessa dalla Rivista. Ringrazio p. Gianmarco Paris, superiore generale, per avermi seguito in questi anni di discernimento con generosità, rispetto, fiducia fraterna e atteggiamento spirituale teso a “cogliere la volontà del Signore”. Ringrazio p. Michelangelo Moioli, per avermi seguito come Superiore fin dalle prime ore dei miei dubbi e domande e avermi dato l’avvallo istituzionale per iniziare questo cammino. Ringrazio tutti i Religiosi della Sacra Famiglia per il dono della loro fraternità, per quell‘affetto sincero fatto di tanti piccoli e quotidiani significati, maturati in anni di vita comune. Ringrazio tutti gli amici della Congregazione che mi sono stati vicini, mi hanno aiutato, hanno avuto con me pazienza e rispetto, affetto e fiducia. A tutti prometto il mio ricordo nella preghiera, in quella grande intercessione che il Signore Gesù compie per noi presso il Padre e a cui la preghiera dei monaci e della Chiesa tutta si unisce per virtù dello Spirito santo. Grazie. Discepoli missionari al servizio dei Piccoli La comunità Benedettina di Dumenza (VA) Altre foto e informazioni sul sito www.monasterodumenza.it 9

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SERVIRE IL REGNO DI DIO EDUCANDO I PICCOLI A cura della segreteria del Capitolo Nello scorso mese di luglio le Sorelle dell’Istituto della Sacra vo il proprio Carisma educativo nella Chiesa e nel mondo. Famiglia hanno celebrato a Comonte il loro XXI° Capitolo Il tema e il logo del Capitolo (Nazaret sorgente del nostro generale. In queste pagine ci raccontano qualche aspetto di carisma per l’evangelizzazione del mondo) e la presenza del- questo momento di grande importanza per la vita dell’Istituto. la nostra Congregazione nel mondo hanno fatto da cornice ai nostri incontri. La Sacra Famiglia raffigurata nella casa di Non è facile descrivere ciò che l’Istituto delle Suore della Nazaret con i rispettivi compiti e caratteristiche da vivere, Sacra Famiglia ha vissuto nello scorso mese di luglio 2017, sembrava comunicarci l’entusiasmo di metterci nuovamente perché gli eventi di Dio sono sempre unici ed irripetibili. in discussione per donare un volto rinnovato alla nostra mis- Il Capitolo Generale si è svolto nella Casa Madre a Co- sione al servizio del popolo di Dio nei Paesi in cui ci troviamo. monte di Seriate in una dimensione spirituale e relazionale E’ forse proprio questa la profezia per il futuro, per evan- molto intensa. Le religiose convocate per tale evento hanno gelizzare il mondo d’oggi con l’Amore che deve trasparire invocato l’assistenza dello Spirito Santo chiedendo il Suo anche dal nostro stesso modo di essere e vivere, così che aiuto e la Sua luce per affrontare le tematiche in program- l’uomo possa sperare in un mondo di gioia e di verità? ma: fraternità, formazione, riorganizzazione delle opere, Abbiamo avuto il dono di essere state accompagnate da collaborazione con i confratelli della Sacra Famiglia. un p. Pier Luigi Nava, espero in diritto canonico, che ci ha Le capitolari si sono impegnate poi particolarmente nel- aiutato a prendere consapevolezza con realismo del tempo la revisione della Regola di vita, seguendo le indicazioni che stiamo vivendo, misurandoci sulle nostre limitate forze della Chiesa, perché questa sia il più possibile espressione fisiche e sulla necessità di non arrenderci, nonostante le si- della Parola di Dio e proponga un itinerario di sequela, tuazioni particolari in cui ci troviamo. di vita nello spirito, via di libertà Il Capitolo Generale ha ri- e di santità qualificata dal nostro velato il volto dell’Istituto: specifico carisma autenticato una Famiglia che di tanto in dalla Chiesa (cf. Vita Consacrata tanto si ritrova per prendere n. 37). visione del suo stare insieme, Inoltre siamo state chiamate a per cercare in ogni avveni- rileggere il cammino per il pros- mento ciò che è fondamen- simo sessennio alla luce del do- tale: la Presenza di Gesù in cumento “Vino nuovo in otri mezzo a noi. nuovi”. Tutto questo per rendere E’ questo che dà senso al no- grazie al Signore dei prometten- stro vivere e a tutte le nostre ti segni di vitalità e per prendere scelte, in un cammino con- atto, con realismo, delle fragilità e diviso, con gli specifici ruoli dei problemi dell’Istituto. che ognuna svolge. Tutte le Il Capitolo non può risolvere tut- sorelle dell’Istituto, non solo ti i problemi, ma qualcosa può le capitolari, devono sentirsi fare, se lo Spirito trova sorelle che coinvolte da questo evento assumono come impegno di esse- in modo totale, come tutte re una “famiglia” riunita nel nome dobbiamo lasciarci traspor- del Signore, desiderosa di rendere tare dalla passione evange- sempre più trasparente ed incisi- La Superiora Generale, madre Gianfranca Beretta con le sorelle del Consiglio Generale lizzatrice che caratterizza il 10 famiglianostra | Agosto - Ottobre 2017

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carisma che la nostra Santa Fondatrice, Paola Elisabetta Cerioli, ci ha trasmesso. Ora è in fase di stesura il documento finale, che sarà inviato a tutte le comunità perché ogni comunità ne prenda atto e si impegni a renderlo concreto nella vita quotidiana. Nell’ambito dei lavori capitolari, domenica 16 luglio, è avvenuta l’elezione della Superiora Generale dell’Istituto: per questo servizio è stata confermata l’attuale Superiora, Madre Gianfranca Beretta. Sono state elette anche le Consigliere che aiuteranno la Madre nel suo governo. Esse sono: Madre Chiara Rivola, che è anche vicaria generale, Madre Delia Nozza Bielli, Madre Diletta Moretti e Madre Laura Lazzaroni. La comunione con la Chiesa locale è stata sottolineata dalla presenza del Vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, che ha presieduto la celebrazione eucaristica venerdì 21 luglio. La Sacra Famiglia e la Santa Fondatrice, Paola Elisabetta Cerioli, ci siano guida e sostegno per scoprire e vivere sempre di più i tesori racchiusi nel nostro Carisma che il Signore attraverso il suo Spirito ci ha donato a ciascuna di noi chiamandoci alla Consacrazione in questa Famiglia religiosa. Il vescovo di Bergamo, Mons. Francesco Beschi, visita le sorelle riunite in Capitolo Discepoli missionari al servizio dei Piccoli 11

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Ufficio UN ANNIVERSARIO PIENO DI SPERANZA L’ 8 agosto del 1997 arrivava in Mozambico il primo gruppo di missionari della Sacra Famiglia di p. Roberto Maver, superiore regionale P. Vittorio Carminati e fra’ Franco Giassi partivano per rimanere; p. Edoardo Rota, all’epoca superiore generale, fra’ Alessandro Asperti, responsabile dell’Ufficio Missionario e la signora Pierangela Brescianini li accompagnavano per fare insieme a loro i primi passi del nuovo e sconosciuto cammino. Il gruppo fu ospitato nei primi giorni in una casa dei padri dehoniani nella città di Maputo e successivamente in un’altra dei missionari della Consolata. Nei primi mesi i confratelli hanno iniziato a conoscere il nuovo Paese e a farsi conoscere presso le Chiese locali e i loro pastori. Qualche tempo dopo, nel marzo del 1998, hanno iniziato a svolgere il servizio pastorale e educativo nella parrocchia di Marracuene e alla fine dello stesso anno anche in quella di Maxixe, nella diocesi di Inhambane. Sono passati 20 anni da quel momento e molto ha fatto il Signore attraverso i missionari che si sono alternati in questa bella missione africana. Nata per la ferma decisione di p. Edoardo e del suo Consiglio, il “Progetto Africa” ha saputo pian piano guadagnare il cuore e le forze dei religiosi, di- ventando un appello profetico che ha ravvivato la vocazione missionaria di tutta la Congregazione. Attualmente la Congregazione in Mozambico, pur con i tratti della sua “giovinezza”, si presenta come un’espressione matura, viva e animata del Carisma di santa Paola Elisabetta messo al servizio della Chiesa universale. L’apostolato educativo della Congregazione nel campo pastorale, scolastico e sociale abbraccia un numero molto grande di persone che ogni giorno condividono con noi la stessa passione per Cristo e per i suoi fratelli più bisognosi. La collaborazione con le Suore della Sacra Famiglia di Montes Claros e la presenza preziosa dei laici al nostro lato rendono forte la missione carismatica. L’ ordinazione del primo padre mozambicano e un discreto gruppo di giovani incamminati nel discernimento vocazionale sono segni confortanti e tengono viva la speranza della continuità della missione Sacra Famiglia in questa terra. La ragione e l’obiettivo per i quali è nato il “Progetto Africa” sono stati fin dall’ inizio molto chiari e illuminanti. P. Osvaldo con alcuni ragazzi e ragazze della Casa di Marracuene 12 Una liturgia domenicale in una comunità rurale della parrocchia di Maxixe famiglianostra | Agosto - Ottobre 2017

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Un evento nell’Università di Maxixe P. Wagner, il missionario arrivato più recentemente in Mozambico Scriveva in quel tempo il superiore generale, p. Edoardo Rota: “I religiosi e le religiose della Sacra Famiglia incontrando l’Africa vogliono annunciare l’esperienza evangelica già vissuta dalla loro Fondatrice per realizzare il suo stesso proposito di dare futuro a quelli che non hanno futuro. Con serenità e coraggio fanno l’opzione per i poveri, specialmente per i più piccoli e abbandonati; si prendono cura con decisione della vita. Diventano vangelo vivo annunciando la paternità e maternità universale e salvifica di Dio Padre, che non tollera nessuna orfanezza, abbandono, violenza, esclusione e discriminazione. Questo è il dono prezioso che abbiamo ricevuto per mezzo di Santa Paola e che possiamo portare ai popoli di ogni cultura, per la gloria di Dio e come benedizione dell’uomo”. Ringraziamo infinitamente Dio, che per l’intercessione costante di Santa Paola ha manifestato in questi venti anni la sua benevolenza per migliaia di giovani, bambini e famiglie che hanno beneficiato della Sua tenerezza e misericordia. Per ricordare l’anniversario di questi venti di presenza della Congregazione in Mozambico si realizzeranno alcuni momenti di ringraziamento, di festa e di riflessione, dal mese di marzo (anniversario dell’arrivo a Marracuene) fino al mese di dicembre (anniversario dell’arrivo a Maxixe). Questo anniversario è per noi occasione favorevole per ringraziare e ricordare, oltre che i missionari e le missionarie che sono vissuti in Mozambico, anche le tantissime persone che sin dai primi passi ci hanno sostenuto e appoggiato in questo progetto. Ci piacerebbe potervi invitare tutti qui, nella nostra casa, nelle nostre scuole e parrocchie. Non potendolo fare troveremo i modi per farvi sentire presenti, almeno con il cuore, e per condividere con noi la nostra gioia, affinché il seme gettato in questi anni continui a dare buoni frutti nei cuori di tutti noi. Un incontro di formazione per i laici delle nostre Comunità Discepoli missionari al servizio dei Piccoli Il gruppo dei giovani in cammino vocazionale 13

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GIOVANI E FEDE: UN CAMMINO CHE APRE FUTURO Di Gabriela dos Santos Schneider La settima edizione della JUCE ( Juventude Cerioliana), l’evento che annualmente riunisce centinaia di giovani delle Comunità e Parrocchie della Sacra Famiglia in Brasile, si è svolta nella Parrocchia di S. Giovanni Battista a Peabiru (nello stato del Paraná), dal 7 al 10 di settembre. Anche con questa iniziativa la nostra Congregazione sostiene e anima la preparazione del prossimo Sinodo dei Vescovi dedicato al tema: i giovani, la fede e il discernimento vocazionale. 14 Il motto che ha accolto e guidato i giovani è stato: “Maria vieni con noi: Gioventù Cerioliana in missione”, nel clima dell’anno dedicato a Maria in Brasile e in continuità con l’incontro del 2016 che si è realizzato nella parrocchia della Sacra Famiglia a Montes Claros (nello stato di Minas Gerais) e ha avuto una forte connotazione missionaria. A Peabiru ci siamo riuniti circa 220 giovani provenienti da varie parti del Brasile dove si trovano i nostri confratelli e consorelle: Montes Claros (Minas Gerais), Jandira e Itapevi (San Paolo), Assai, Curitiba e Peabiru (Paranà). Nei giorni della JUCE abbiamo vissuto belle e varie esperienze: gioco, formazione, preghiera e missione. Andare a portare l’annuncio di Gesù per le case del Paese di Peabiru è stato une delle esperienze più ricche, in cui i giovani hanno potuto conoscere la realtà sociale del paese ascoltando la storia e la vita delle persone che hanno incontrato. Accade in questi momenti uno scambio prezioso, sia per la condivisione della Parola del Vangelo, sia per l’esperienza di conoscere persone diverse che nascondono esperienze e sapienza di vita. Qui nasce l’empatia e la solidarietà sboccia. Molti giovani dicono che le visite danno loro un così grande arricchimento che tornano famiglianostra | Agosto - Ottobre 2017

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a casa con la sensazione di aver ricevuto molto più di quello che hanno potuto dare alle persone che hanno incontrato. In questa edizione abbiamo introdotto una novità: ripercorrere i “Cammini di Peabiru”. Tutti i partecipanti hanno apprezzato i 13 chilometri di cammino, nel quale sono entrati in contatto con la natura; hanno sperimentato l’aiuto reciproco dando attenzione a chi era in difficoltà. Questa avventura è stata accompagnata dallo storico Arleto Rocha che insieme ad altri educatori ha aiutato i giovani durante tutto il percorso. L’obiettivo è stato quello di far conoscere ai giovani la storia della regione per valorizzarla, rispondendo all’appello della Chiesa brasiliana che durante la scorsa quaresima ha riflettuto sull’importanza del rispetto della natura e della terra. Un aspetto qualificante dell’incontro è stato il tema e il carattere mariano di quei giorni. Gli stessi nomi dei gruppi sono stati scelti utilizzando i titoli che la tradizione cristiana ha dato a Maria. I giovani delle diverse parrocchie hanno anche rappresentato i “dolori di Maria”. Tutto ciò ha permesso loro di chiedere a Maria il suo aiuto di madre, per accompagnare, rafforzare e incoraggiare i giovani affinché guardino con fiducia al loro futuro grazie alla fede in Gesù e alla capacità di collaborare tra di loro e con tutti. Discepoli missionari al servizio dei Piccoli 15

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