Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", ottobre 2017

 

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Anno 22, n. 75 - Ottobre 2017 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova La “crisi post-conciliare” prevista vent’anni prima

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Editoriale Che cosa hanno fatto della Chiesa! M aggio 1969. Plinio Corrêa de Oliveira stava tenendo la “riunione dei ritagli” di sabato sera per soci e cooperatori della TFP brasiliana, nella quale analizzava gli avvenimenti della settimana appena trascorsa. Il tema era la situazione della Chiesa. Una dopo l’altra, le notizie confermavano, con malvagio accanimento, la terribile crisi in cui versava la Sposa di Cristo, scossa fino alle fondamenta in quei conturbati anni del post-Concilio. A un certo punto, sopraffatto dal panorama, la sua voce si ruppe. E il leader cattolico, l’uomo forte per cui la parola “timore” non aveva senso fuori dalla sua applicazione a Dio, pianse. E pianse in pubblico. Riuscì ancora a esclamare fra le lacrime: “Ah, mia Madre la Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana! Che cosa ne hanno fatto!”. E dovette abbandonare il podio, impossibilitato a proseguire… Unito alla Chiesa da vincoli spirituali che noi a malapena riusciamo a intravedere, e che forse non è fuori luogo qualificare come mistici, Plinio Corrêa de Oliveira provava un profondissimo dolore per quella “autodemolizione” denunciata da Paolo VI nel 1968. La crisi, però, non lo aveva colto di sorpresa. Anzi. Leader delle Congregazioni Mariane e presidente dell’Azione Cattolica, dagli anni Trenta Plinio Corrêa de Oliveira studiava con attenzione il crescente disfacimento della struttura ecclesiastica. Numerosi suoi scritti dell’epoca mostrano come egli fosse molto attento a questo processo, allora nelle fasi iniziali. Leggiamo, per esempio, in una sua lettera del 1930: “Mi si accentua ogni volta di più l’impressione che siamo alle soglie di un’epoca piena di sofferenze e di lotte. Da tutte le parti, la sofferenza della Chiesa si fa più intensa, e la battaglia si avvicina sempre di più. (…) Ecco il nostro compito principale: prepararci per il combattimento, e preparare la Chiesa, come il marinaio che allestisce la nave prima della tempesta”. La tempesta scoppiò nel 1943 quando, di fronte alla crescente infiltrazione neo-modernista e liturgicista in ampi settori del clero e del laicato, Plinio Corrêa de Oliveira scrisse il libro «In di- fesa dell’Azione Cattolica», la prima denuncia complessiva di ciò che, più di vent’anni dopo, sarà chiamata “crisi post-conciliare”. L’opera spaccò l’episcopato brasiliano. Mentre venti presuli difesero l’autore, altrettanti gli si schierarono invece contro, in favore del nascente progressismo. La Chiesa era, purtroppo, già largamente infiltrata. Alla luce della denuncia lanciata da Plinio Corrêa de Oliveira nel 1943, il Concilio Vaticano II appare, semmai, come risultato e punto di rimbalzo della crisi, non certo come la sua origine, come invece viene spesso presentato. Plinio Corrêa de Oliveira pianse, ma la sua fede rimase salda. Nella summenzionata lettera, egli continuava: “A quel punto, allora, sorgeranno le forze del male che, simili ai vermi, appariranno nel momento in cui la putrefazione sarà al culmine. Tutta la feccia della società verrà a galla, e la Chiesa sarà perseguitata dappertutto. Però ‘et ego dico tibi quia tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus Eam!’”. Chiarissimo nel denunciare la crisi, Plinio Corrêa de Oliveira era altrettanto chiaro nel proclamare il suo illimitato amore alla Sposa di Cristo e la sua totale fiducia nel trionfo finale. “In mezzo a questo caos, solo qualcosa non cambierà. È, nel mio cuore e sulle mie labbra, come in quello di quanti vivono e pensano in sintonia con me, la preghiera: ‘Ad te levavi oculos meos qui habitas in coelis. Ecce sicut oculi servorum in manibus dominorum suorum. Sicut oculi ancillae in manibus dominae suae: ita oculi nostri ad Dominam matrem nostram, donec misereatur nostri’. È l’affermazione dell’immutabile fiducia dell’anima cattolica, in ginocchio, ma incrollabile, in mezzo alla convulsione generale. Incrollabile con tutta la forza di quanti, in mezzo alla burrasca, e con una forza d’animo maggiore di questa, continuano ad af- fermare dal più profondo del cuore: Credo in Unam, Sanctam, Catholicam et Apostolicam Ecclesiam, contro la quale, secondo la promessa fatta a Pietro, le porte dell’inferno non prevarranno”. 2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017

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Sommario Anno 22, n° 75, ottobre 2017 Editoriale: Che cosa hanno fatto della Chiesa! Eco fake news Lech Walesa: nuove evidenze della sua cooperazione con il regime Il primo grido d’allarme Nel 75° anniversario di «In difesa dell’Azione Cattolica» 1933: la prima Messa “versus populum” Il sacrificio è valso la pena Verso una Chiesa-Nuova La crisi nella Chiesa e la missione del Portogallo e del Brasile Einsiedeln: quando Dio rende onore alla Madonna Avvertimento miracoloso Il coraggio di Scanderberg Il mondo delle TFP S. Giovanna d’Arco: castità ed eroismo 2 4 5 7 9 12 14 16 25 28 30 32 34 48 Copertina: Il Concilio Vaticano II, punto di arrivo e di rimbalzo di una crisi che Plinio Corrêa de Oliveira aveva denunciato nel 1943 nel libro «In difesa dell’Azione Cattolica» Tradizione Famiglia Proprietà Anno 22, n. 75 ottobre 2017 Dir. Resp. Julio Loredo Offerta annua suggerita Euro 15,00 Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel. 06/8417603 Fax: 06/85345731 Email: info@atfp.it Sito: www.atfp.it CCP: 57184004 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Tipolito Moderna, via A. de Curtis, 12/A — 35020 Due Carrare (PD) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017 - 3

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Attualità Eco fake news Riscaldamento globale: verità scientifica o bufala? G li scienziati australiani John Abbot e Jennifer Marohasy hanno pubblicato su GeoResJ i risultati di un’approfondita analisi dei dati climatici degli ultimi venti secoli in varie regioni geografiche: «The application of machine learning for evaluating anthropogenic versus natural climate change». L’équipe scientifica coordinata da Abbot e Marohasy ha esaminato i segni lasciati dai cambiamenti climatici negli anelli di crescita degli alberi, nel polline, nei sedimenti dei laghi, nelle stalagmiti e via dicendo, misurando quindi le tendenze della temperatura globale prima della comparsa dei termometri. Le prove raccolte suggeriscono che il Pianeta è oggi appena un grado più caldo rispetto al picco di temperatura registrato durante il periodo caldo medievale (MWP, nella sigla inglese). Gli autori concludono, perciò, che non vi è nulla di innaturale o senza precedenti nel cosiddetto “cambiamento climatico” della fine del XX secolo e l’inizio del XXI. I risultati contraddicono le affermazioni allarmistiche degli scienziati riuniti nell’Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC, organo politico delle Nazioni Unite, secondo cui è in corso un “pericoloso riscaldamento globale causato dall’uomo”. Questo studio mostra, invece, che i cambiamenti in corso sono nella norma storica. Un tipico esempio di oscillazione naturale è la sequenza che va dal periodo caldo medievale (MWP), con un picco intorno al 1200, alla piccola era glaciale (LIA, in inglese), con un picco intorno al 1650, all’attuale riscaldamento, il cui picco è stato identificato nel 1980. In Inghilterra, il periodo caldo medievale favorì grandi raccolti e un arricchimento generale, mentre la piccola era glaciale produsse carestie che portarono alla morte di 75 mila persone. Lo studio mostra, per esempio, che un eventuale raddoppiamento di CO2 nell’atmosfera, aumenterebbe la temperatura globale di solo 0,6°. Confermando le posizioni degli scienziati “scettici”, lo studio costituisce invece un appello a quegli “allarmisti” affinché non escludano ideologicamente certi dati scientifici. È scandaloso, per esempio, che i grafici ufficiali utilizzati per redigere l’Accordo di Parigi sul clima abbiano omesso di menzionare i cicli storici, attribuendoli a un “pensiero scorretto”, senza entrare nel merito scientifico. 4 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017 A sin., John Abbot e Jennifer Marohasy In alto, il libro «Cambio climatico: I fatti 2017»

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Lech Walesa: nuove evidenze della sua cooperazione con il regime comunista di Jan J. Franczak Lech Walesa, mitizzato leader di “Solidanorsc”, era un agente dello SB (Servizio di sicurezza), un dipartimento creato dai sovietici per tenere i polacchi sottomesi al regime comunista. Ne abbiamo già parlato nel numero di giugno. E adesso emergono nuove prove, ormai inconfutabili. L e accuse contro Lech Walesa di aver collaborato col regime comunista erano nell’aria già da molti anni. Da qualche tempo, infatti, nella Polonia post-comunista si discuteva, in articoli e in dibattiti pubblici, sul fatto che il leader di Solidanorsc fosse un informatore del Servizio di sicurezza (SB), una polizia segreta creata dai sovietici per tenere i polacchi sottomessi al regime. Immancabilmente, però, chi sollevava l’ipotesi era tacciato dalla grande stampa e dai commentatori di sinistra come maniaco, oppure nocivo agli interessi della Polonia. Né era estranea una certa stampa cattolica. Lech Walesa era intoccabile, un simbolo della transizione del sistema politico. La svolta è arrivata nel 2008 quando due storici, Slawomir Cenckiewicz e Piotr Gontarczyk, hanno pubblicato il libro «Lo SB e Lech Walesa», edito dall’Istituto per la memoria nazionale (IPN), che promuove ricerche sulla persecuzione alla nazione polacca da parte delle dittature nazista e comunista. L’opera svelava documenti che indicavano come il più famoso cittadino polacco vivente fosse stato un informatore del Servizio di sicurezza. Il compito degli autori non era facile. Dovevano provare l’esistenza di un agente dello SB chiamato in codice “Bolek”, e poi dimostrare oltre ogni possibile dubbio che tale agente fosse proprio Lech Walesa. Un pezzo essenziale è la cartella E-14 dello SB con la scheda di Lech Walesa, figlio di Boleslaw e di Feliksa, nato a Popowo il 25 settembre 1943, e archiviata a Danzica. La cartella contiene anche rapporti, corrispondenza e memorandum che dimostrano che, infatti, “Bolek” era Walesa. Nonostante molti documenti dello SB riguardanti la collaborazione del leader di Solidarnosc con la polizia segreta siano stati distrutti poco dopo la caduta del comunismo, quelli pubblicati da Cenckiewicz e Gontarczyk permettono di situare esattamente l’inizio e la fine della collaborazione di “Bolek”, e quanto questa sia stata di fatto utile. I documenti mostrano che Walesa iniziò a collaborare col regime comunista nel 1970, poco dopo che il governo aveva soffocato nel sangue la protesta dei lavoratori portuali a Danzica. I lavoratori reclamavano per l’aumento dei prezzi. Il Servizio di sicu- TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017 - 5

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Attualità Gli storici polacchi vogliono capire fino a che punto l’operato di Solidarnosc, e i successivi eventi della transizione politica, furono pilotati dai comunisti A sin. Giovanni Paolo II incontra Lech Walesa in Vaticano rezza reclutò l’allora giovane elettricista Lech Walesa come parte del suo programma di monitoraggio degli operai, potenziato proprio a causa di quella protesta. La collaborazione stretta durò tre anni. Anche dopo, però, Walesa si mostrò “disciplinato e disposto a collaborare saltuariamente”, secondo un memorando interno dello SB. Cenckiewicz ha trovato, negli archivi dello SB, diversi rapporti di “Bolek” denunciando compagni di lavoro per attività anti-socialiste. Un altro documento dello SB qualifica “Bolek” “un collaboratore risoluto, inventivo e molto meticoloso”. Walesa fu lautamente ricompensato per la sua collaborazione. Per esempio, nel 1972 egli ricevette in premio dal governo un appartamento, il che, commenta Cenckiewicz, “mostra quanto egli fosse utile al regime”. Le sue denuncie misero in difficoltà molti colleghi, convinti anticomunisti, alcuni dei quali finirono in galera. Negli anni 1973-1974, il Servizio di sicurezza riscontra un calo nell’attività collaborazionista di Walesa. Un documento parla addirittura di “riluttanza”. Poco a poco, il rapporto si affievolisce fino a cessare totalmente. Un fatto che, comunque, gli fa onore. I documenti presentati allora da Cenckiewicz e Gontarczyk furono contestati dai difensori del leader di Solidanorsc. La stampa e l’intellighenzia di sinistra, per non parlare di certi ambienti cattolici, cercarono in ogni modo di confutare il libro. Perfino il Primo ministro Donald Tusk lo criticò. Ovviamente, Walesa stesso negò ogni collaborazione, a volte scivolando sulle prove presentate dai ricercatori, a volte semplicemente insultandoli. 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017 Una seconda svolta nell’identificazione della vera identità di “Bolek” arrivò nel 2016, poco dopo la scomparsa del generale Czeslaw Kiszcak, già Capo dei servizi segreti e ultimo ministro degli Interni comunista. Lasciando la carica, egli aveva portato a casa diverse scatole con documenti segreti che poi conservò durante gli anni della transizione. Dopo la sua morte, avvenuta il 5 novembre 2015, la vedova rese pubblico questo archivio. Tra i documenti c’era, per esempio, la dichiarazione originale con la quale Walesa si impegnava a collaborare con i servizi, nonché ricevute da lui firmate accettando pagamenti in contanti per le informazioni trasmesse. L’autenticità di tali documenti non può essere messa in dubbio, il che ha indotto la maggior parte dei difensori del leader di Solidarnosc a cambiare posizione. Anche di fronte all’evidenza, Walesa continua a negare tale collaborazione, mentre la cerchia più stretta dei suoi sostenitori parla di “un momento di debolezza giovanile”, che non dovrebbe inficiare il giudizio complessivo positivo. Non possiamo, però, schivare una domanda: fino a che punto la collaborazione con il Servizio di sicurezza, ormai inconfutabile, influenzò la sua carriera prima sindacale e poi politica? Per gli storici polacchi, la domanda è cruciale per capire fino a che punto non solo l’operato di Solidarnosc, ma anche i successivi eventi della transizione del sistema politico, furono in buona misura pilotati dai servizi comunisti. La domanda è particolarmente scottante per ciò che riguarda la presidenza di Lech Walesa (1990-1995), segnata da sostanziali concessioni alla Russia, dall’appoggio alle élite comuniste riciclatesi nel nuovo regime e da una certa freddezza con l’Occidente. Il dibattito è aperto.

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Dossier: Il primo grido d’allarme Dossier Il primo grido d’allarme C he vi sia una profondissima crisi in seno alla Chiesa é, purtroppo, un fatto di prima evidenza. Tutti i Pontefici recenti ne hanno parlato: dalla denuncia del “fumo di Satana penetrato nel tempio di Dio” di Paolo VI, nel 1972, alla Chiesa “ospedale da campo dopo una battaglia” di papa Bergoglio, nel 2013. La crisi è visibile a 360 gradi: dalla diminuzione delle vocazioni sacerdotali (ridotte del 60%) al crollo della frequenza alla Messa domenicale (calata in alcuni Paesi al 4,5%). Si è soliti parlare di “crisi post-conciliare”, scoppiata cioè dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965). Si discute, con toni a volte assai accesi, se questa crisi sia conseguenza dell’applicazione del Concilio, oppure frutto di una sua cattiva interpretazione. Comunque sia, trattando l’odierna crisi nella Chiesa, si suole fissare come spartiacque appunto il Concilio, tanto che non è infrequente porre una divisione fra Chiesa “pre-conciliare” e Chiesa “post-conciliare”, quasi fossero due Chiese diverse. di Julio Loredo Sopra: Plinio Corrêa de Oliveira parla alla folla radunata per il Congresso Eucaristico Nazionale, nel 1942 A dx., l’edizione originale del libro «In difesa dell’Azione Cattolica» TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017 - 7

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Dossier: Il primo grido d’allarme Plinio Corrêa de Oliveira parla all’Azione Cattolica di Santos D’altra parte, nel trattare il sorgere dei settori “tradizionalisti”, si usa fissare come punto di nascita, o comunque di consolidazione, le reazioni contro il Novus Ordo Missae nei primi anni Settanta, specialmente sotto l’egida di mons. Marcel Lefebvre. Ambedue le tesi sono inesatte. Chi studia con attenzione la “crisi post-conciliare” non può non vedervi un risorgimento dell’eresia modernista della prima metà del Novecento, attraverso vari passaggi di cui fanno parte la Nouvelle Théologie e il “movimento liturgico” (1). In altre parole, le radici della crisi attecchiscono almeno un secolo prima. In questa luce, il Concilio appare, semmai, come conseguenza e punto di rimbalzo della crisi, non certo come la sua origine. D’altra parte, anche le reazioni contro la crisi hanno una storia assai più lunga. “Di fronte alle nuove tendenze eterodosse che iniziavano a diffondersi nella Chiesa, la prima voce di allarme giunse dall’America Latina”, scrive il prof. Roberto de Mattei nel suo libro sul Concilio (2). Lo storico romano si riferisce all’opera di Plinio Corrêa de Oliveira «In difesa dell’Azione Cattolica», pubblicata nel 1943, e che costituisce, appunto, la prima denuncia complessiva dell’allora nascente crisi nella Chiesa (3). Leader delle Congregazioni Mariane, nel 1940 il prof. Plinio Corrêa de Oliveira era stato nominato presidente della Giunta Arcidiocesana dell’Azione Cattolica di San Paolo. Da tale osservatorio, egli si rese subito conto che all’interno della Chiesa e del laicato cattolico lavoravano tendenze che l’avrebbero portata verso indirizzi diametralmente opposti a quelli vigenti da sempre. Per fermare questa infiltrazione, nel 1943 egli scrisse il libro «In difesa dell’Azione Cattolica». L’opera rappresenta la prima confutazione di ampio 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017 respiro degli errori progressisti serpeggianti all’interno degli ambienti cattolici. Il libro suscitò un’enorme polemica. Vescovi, sacerdoti e laici presero posizione a favore o contro il libro bomba. L’autore, però, godeva di autorevoli sostegni. La prefazione era stata scritta dal Nunzio Apostolico in Brasile, e poi cardinale, Benedetto Aloisi Masella. Nel corso della polemica, a fianco del prof. Plinio Corrêa de Oliveira si schierarono inoltre venti vescovi e vari superiori religiosi. Finché all’autore giunse da Roma una lettera di approvazione, scritta, in nome di Pio XII, da mons. Giovanbattista Montini, allora sostituto alla Segreteria di Stato della Santa Sede: “Sua Santità si rallegra con te perché hai saputo illustrare e difendere con acume e chiarezza l’Azione Cattolica, della quale possiedi una completa conoscenza e che tieni in grande stima”. Nonostante le apparenze contrarie, il libro centrò il suo obiettivo. “Questo libro – secondo mons. Geraldo de Proença Sigaud – fu un grido d’allarme e un cauterio. Come grido d’allarme, impedì che migliaia di fedeli si consegnassero, in buona fede, agli errori e agli abusi del liturgicismo che avanzavano come un torrente in piena. (...) ‘In difesa dell’Azione Cattolica’ fu un libro grazia” (4). La storia ha in seguito confermato le profetiche ammonizioni di Plinio Corrêa de Oliveira. Basti ricordare che la cosiddetta “Teologia della liberazione” – oggi molto in voga sotto papa Bergoglio – nasce proprio negli ambienti dell’Azione Cattolica latinoamericana, come sbocco diretto delle tendenze denunciate dal leader cattolico brasiliano. Approssimandoci al 75° anniversario del libro di Plinio Corrêa de Oliveira, un suo discepolo, Juan Gonzalo Larraín Campbell, ha di recente presentato un volume che ne riassume dottrina ed efficacia strategica: «Plinio Corrêa de Oliveira denuncia sul nascere la rivoluzione progressista». Pubblichiamo, qui di seguito, un’intervista all’autore. 1. Per un’analisi storico-dottrinale della genesi e sviluppo di questi errori, si veda Julio Loredo, «Teologia della liberazione: un salvagente di piombo per i poveri», Cantagalli, Siena 2013. 2. Roberto de Mattei «Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta», Lindau, Torino 2010, p. 83. 3. Plinio Corrêa de Oliveira, «In difesa dell’Azione Cattolica», Ave Maria, San Paolo 1943. 4. Dom Geraldo de Proença Sigaud, Um livro que foi uma graça para o Brasil, in “Catolicismo”, n. 150, giugno 1963.

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Dossier Nel 75° anniversario di «In difesa dell’Azione Cattolica» Intervista a Juan Gonzalo Larraín Campbell La prima denuncia degli errori progressisti fu l’opera di Plinio Corrêa de Oliveira «In difesa dell’Azione Cattolica», pubblicata nel 1943. Alle soglie del 75° anniversario, un suo discepolo lancia un libro che ne riassume dottrina ed efficacia strategica: Juan Gonzalo Larraín Campbell, «Plinio Corrêa de Oliveira denuncia sul nascere la rivoluzione progressista, nel libro “In difesa dell’Azione Cattolica”. Attualità, efficacia e influenza nella storia della Chiesa» (Artpress, San Paolo 2017, 525 pp.). Membro della TFP cilena dagli anni Sessanta, Larraín Campbell risiede adesso a San Paolo del Brasile, dove lo abbiamo intervistato. Qual è stato il suo scopo nel pubblicare questo libro? Perché ha utilizzato nel titolo l’espressione “rivoluzione progressista”? Purtroppo, parlare di crisi nella Chiesa è diventato quasi banale. Anzi, a volte si fa più confusione che chiarezza. Molti ne parlano, pochi però sono in grado di spiegare questa crisi, indicandone le radici e lo sviluppo storico, e identificandone i responsabili. Inoltre, molti ignorano l’odio e la persecuzione che si è scatenata contro chi vi si è opposto. Ho scelto l’espressione “rivoluzione progressista” perché l’attuale crisi nella Chiesa si inserisce, come parte integrante, nel processo storico rivoluzionario descritto dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel suo capolavoro «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione»; ossia quel processo che, iniziato con l’Umanesimo, ha come meta la distruzione della civiltà cristiana e, in ultima analisi, della Chiesa stessa. Per capire questa “rivoluzione progressista”, nel suo spirito, nelle sue dottrine e nel suo sviluppo concreto, mi è sembrato opportuno riportare la vicenda del libro «In difesa dell’Azione Cattolica», scritto dal dott. Plinio nel 1943. Nel Prologo, Lei afferma che il libro di Plinio Corrêa de Oliveira, scritto quasi settantacinque anni fa, continua a essere perfettamente attuale. Potrebbe spiegarsi meglio? La domanda mi permette di completare la precedente risposta. Sono convinto, specialmente di fronte alla confusione venutasi a creare sotto l’attuale L’autore Juan Gonzalo Larraín Campbell TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017 - 9

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Dossier: Il primo grido d’allarme pontificato, che gli errori denunciati nel 1943 dal dott. Plinio continuano a inquinare gli ambienti cattolici, costituendo anzi l’essenza dell’attuale crisi. Tali errori, che allora serpeggiavano in modo surrettizio, oggi si stagliano in tutta la loro malvagità distruttrice. Ritengo di sommo interesse il fatto che Plinio Corrêa de Oliveira abbia saputo discernere questi errori sul nascere, analizzandoli in modo logico e concatenato, descrivendone poi con lungimiranza le conseguenze, sia nel campo spirituale sia in quello temporale, nel caso i cui le autorità religiose non li avessero combattuti. Soprattutto, egli ebbe il coraggio di denunciarli pubblicamente, pur sapendo che andava incontro a una feroce persecuzione. Troppi membri della gerarchia ecclesiastica, perfino altolocati, non vollero dare ascolto all’ammonizione di Plinio Corrêa de Oliveira, abbassando piuttosto i ponti della cittadella, e perfino promuovendo gli errori che gli agenti della Rivoluzione mondiale volevano inoculare nella Chiesa. Il clero progressista, o neo-modernista che si voglia, non solo accolse questi errori con entusiasmo, ma ne diventò l’alfiere. In questo senso, ritengo «In difesa dell’Azione Cattolica» un libro profetico, la cui fondatezza è sempre più evidente, e la cui efficacia si afferma nel tempo. Ecco la tesi centrale del mio libro. Secondo Lei, come si potrebbero qualificare questi errori? È evidente che si tratta di un risorgimento – con molta più forza ed efficacia – degli errori dell’eresia modernista, sintesi e culmine di tutte le eresie precedenti, secondo le parole di papa s. Pio X. Il Santo Pontefice condannò energicamente il Modernismo nel decreto Lamentabili sane exitu e nell’enciclica Pascendi Dominici gregis, ambedue del 1907. Il Modernismo auspicava la totale sovversione della Chiesa, e anche della società temporale, in senso radicalmente rivoluzionario, ugualitario e liberale. In fondo, il Modernismo tendeva verso il socialismo anarchico. Condannato, il Modernismo si nascose in ciò che lo stesso Pontefice denunciò come un clandestinum foedus, una lega clandestina, e che il modernista Antonio Fogazzaro non dubitò nel chiamare “Massoneria cattolica”. Questa massoneria uscì allo scoperto in Europa nei primi anni Trenta. Poco dopo, essa si manifestò in Brasile nell’Azione Cattolica e nel cosiddetto Movimento liturgico. Lei afferma che, oltre al suo effetto immediato, il libro «In difesa dell’Azione Cattolica» continua a essere efficace. In cosa consiste questa efficacia? Per dimostrare questa tesi, ho fatto tabula rasa delle mie personali convinzioni, fondandola invece nella testimonianza di autori progressisti, e quindi nemici ideologici del dott. Plinio. Pubblicando quel libro, Plinio Corrêa de Oliveira non solo smascherò i progressisti, che forse avrebbero voluto continuare ad avanzare in modo surrettizio, ma aprì anche gli occhi di innumerevoli persone che fino ad allora avevano solo un’idea vaga delle nuove idee che cominciavano a serpeggiare negli ambienti cattolici. Così, egli divise i campi. Da allora, l’ambiente cattolico in Brasile è scisso da cima a fondo. Tale scissione provocò grande danno alla rivoluzione progressista nella Chiesa, frenandone l’impulso iniziale. Secondo me, questo fu il principale scopo di Plinio Corrêa de Oliveira con «In difesa dell’Azione Cat- tolica». La Parte VI del mio libro è dedicata a citazioni di autori, non certo tradizionalisti, che prendono atto della divisione fra progressisti e anti-progressisti in Brasile, fino ai giorni no- 10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017

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Dossier Mons. Benedetto Aloisi Masella, futuro cardinale, allora Nunzio Apostolico in Brasile, scrisse la prefazione al libro di Plinio Corrêa de Oliveira stri. Riconoscono, inoltre, che la marcia a sinistra nell’Azione Cattolica soffrì una fortissima battuta d’arresto col libro del dott. Plinio. Sono dunque gli stessi autori progressisti che, per così dire, presentano il “conto” dell’efficacia di «In difesa dell’Azione Cattolica». Questa divisione, però, non fermò il processo rivoluzionario nella Chiesa. Infatti, il libro del dott. Plinio non distrusse il progressismo, né fermò il processo rivoluzionario nella Chiesa. Costrinse, però, i vescovi progressisti ad andare più piano fino al Concilio Vaticano II. Diversamente, avrebbero causato scandalo, rischiando di perdere la propria influenza sui fedeli. Ho la certezza che, salvo qualche eccezione, il dott. Plinio non si aspettava che l’episcopato nazionale lo appoggiasse in quel frangente. La denuncia, comunque, fu fatta. E adesso è chiaro su quali coscienze ricada la responsabilità della crisi post-conciliare. Lungo i decenni, questa divisione ha impedito che il Brasile precipitasse nel comunismo, tesi ampiamente documentata da autori lontani dalle nostre convinzioni ideologiche. Quali appoggi ecclesiastici ricevette allora Plinio Corrêa de Oliveira? All’epoca, Plinio Corrêa de Oliveira era presidente della Giunta arcidiocesana dell’Azione Cattolica di San Paolo. Il più importante appoggio fu, senza dubbio, la lettera di encomio inviatagli nel 1949 a nome di papa Pio XII da mons. Giovanbattista Montini, futuro Paolo VI, allora sostituto della Segreteria di Stato. Ricordo, inoltre, che il libro si fregiava della prefazione del Nunzio apostolico in Brasile, mons. Benedetto Aloisi Masella, futuro cardinale. Il dott. Plinio ricevette ventitré lettere di altrettanti vescovi brasiliani. Possiamo poi parlare dell’appoggio, implicito ma sostanziale, rappresentato dalle encicliche Mystici Corporis Christi (1943) e Mediator Dei (1947), e dalla Costituzione Apostolica Bis Saeculari Die (1948). Nell’insieme, questi documenti confutavano e condannavano gli stessi errori segnalati nel volume «In difesa dell’Azione Cattolica». Posso menzionare anche la Lettera della Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università al Venerando Episcopato brasiliano, del 1950, in cui la Santa Sede condannava di nuovo tali errori. Questa lettera segnò una battuta d’arresto alla rivoluzione ecclesiastica in Brasile. Tutto ciò è documentato nel mio libro, per lo più con citazioni di autori progressisti. Lei ha parlato del Brasile. «In difesa dell’Azione Cattolica» ebbe qualche influenza anche all’estero? Indubbiamente il libro ebbe una profonda influenza in America Latina e, di riflesso, nel mondo. Smascherando il progressismo, il libro impedì che parte del clero brasiliano scivolasse velocemente verso il comunismo. Nell’altra sponda, dalla reazione contro il progressismo nacque e si sviluppò il movimento di “Catolicismo”, guidato da Plinio Corrêa de Oliveira, che si trasformò nel 1960 nella Società per la difesa della Tradizione Famiglia e Proprietà – TFP. La prima campagna della TFP brasiliana fu contro la Riforma Agraria socialista e confiscatrice, attraverso la pubblicazione del libro «Riforma agraria questione di coscienza», scritto dal dott. Plinio insieme a due vescovi e all’economista Luiz Mendonça TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017 - 11

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Dossier: Il primo grido d’allarme 1933: la prima Messa “versus populum” C ontrariamente a un’idea assai generalizzata, secondo cui le innovazioni liturgiche che portarono al Novus Ordo Missae del 1969 furono conseguenza esclusiva del Concilio Vaticano II, tali innovazioni si erano già diffuse negli anni ‘30, attraverso le correnti neo-moderniste infiltrate in ampi settori dell’Azione Cattolica. Ecco, per esempio, la descrizione della prima Messa versus populum celebrata in Brasile nel 1933, descritta da un partecipante, poi ordinato vescovo, figura centrale del progressismo liturgico brasiliano: mons. Clemente Isnard, OSB. Descrivendo un ritiro spirituale per pochi “iniziati”, tenutosi in una fazenda vicino a Rio de Janeiro nel luglio del 1933, egli racconta: “Nella sala principale, egli [Dom Martinho Michler, OSB] preparò un altare per la celebrazione della Messa. Ma, con nostra grande sorpresa, invece di accostare il tavolo alla parete, lo collocò al centro della sala, disponendo poi le sedie in semicircolo, dicendo che stava per celebrare di fronte a noi. Fu la prima Messa celebrata in Brasile di fronte al popolo! Nel salotto di una vecchia fazenda di Rio de Janeiro! Dom Martinho fece tutto ciò con naturalezza, ma in quel momento egli compiva in noi una rivoluzione, rompeva un tabù, obbligandoci a seguirlo negli altri passi che ci avrebbe fatto fare. Ci fu un’altra novità. La Messa fu dialogata. In latino, ovviamente. Tutti pregammo, per la prima volta, le parti che competevano al coro e ai cantori. Fu un colpo di fulmine! Era la prima volta in Brasile che, fuori da un convento benedettino, si dialogava la Messa” (1). Trent’anni dopo, ormai vescovo di Nova Friburgo, mons. Isnard racconterà questo episodio: “Ricordo questa scena durante la prima sessione del Concilio. La mattina del 4 dicembre 1963 stava per essere promulgata la Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla liturgia. (…) Mentre, commosso, attraversavo il portone della basilica di S. Pietro, incontrai provvidenzialmente l’abate Dom Martinho Michler, OSB. Ci siamo abbracciati e ci siamo congratulati. Tutto quanto egli insegnava nel lontanissimo 1933, la sua visione della liturgia nella vita della Chiesa, tutto era stato incorporato nel testo che stava per essere approvato da 2147 vescovi contro quattro, e poi promulgato dal Santo Padre. Le dottrine allora condannate come ‘liturgicismo’ stavano per essere canonizzate dalla Costituzione Conciliare! “Non credo che quella mattina il cardinale Benedetto Aloisi Masella si ricordasse della prefazione che aveva scritto al libro di Plinio Corrêa de Oliveira. (..) Era per noi un giorno di gioia e di vittoria. (...) “Oggi, quei supercattolici di allora sono sull’orlo dello scisma [sic], mentre quelli accusati di eresia vedono invece le loro dottrine canonizzate da un Concilio ecumenico” (2). 1. José Ariovaldo da Silva, OFM, O Movimento Litúrgico no Brasil – Estudo Histórico, Vozes, Petrópolis 1983, p. 42. 2. Bernardo Botte, OSB, O Movimento Litúrgico – Apêndice de D. Clemente Isnard, OSB, Ed. Paulinas, São Paulo 1978, pp. 230, 223. Dom Clemente Isnard, OSB 12 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017

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Dossier non dà sapore e la luce non illumina, la conseguenza può essere solo caos e confusione. È quanto sta succedendo oggi, in ambito ecclesiastico e in ambito civile. È la triste conseguenza del progressismo, abbracciato oggi, con meritevoli eccezioni, dalla stragrande maggioranza del clero. Non ci possiamo meravigliare che, a Fatima, la Madonna abbia parlato di immani castighi. La domanda è terribile, ma non abbiamo il diritto di non farla: chi è ancora cattolico, nel senso pieno della parola? Dall’altro lato, però, è evidente che nel mondo di oggi vi sono potenti reazioni cariche di speranza, che trovano esponenti anche nell’alto clero. Credo che queste reazioni debbano molto all’esempio di Plinio Corrêa de Oliveira, che già nel 1943 lottava contro le infiltrazioni neomoderniste nella Chiesa, soffrendo perciò un’atroce persecuzione che egli accettò con spirito di rassegnazione cristiana. Nell’auge della persecuzione, egli scrisse una lettera all’episcopato brasiliano, dalla quale traggo questa frase, che potrebbe riassumere il senso del prossimo 75° anniversario di «In difesa dell’Azione Cattolica»: “Se questa non è la dottrina cattolica, allora condannatemi. Se, però, questa è la dottrina cattolica, vi condannate voi stessi”. de Freitas. Questa campagna ravvivò il sentimento anticomunista dei brasiliani, impedendo che il Paese cadesse nell’orbita sovietica. Per l’enorme importanza strategica, economica e politica, la caduta del Brasile avrebbe trascinato altri Paesi dell’area nel comunismo. Ciò avrebbe dato enorme forza politica ed economica all’URSS, postergando, o addirittura evitando, il suo collasso. Basta pensare al profitto che l’URSS trasse dalla piccola Cuba per farsi un’idea di quanto un Brasile comunista avrebbe alterato completamente il quadro geopolitico. Qual è la conclusione del suo libro? Nostro Signore disse agli Apostoli che erano il sale della terra e la luce del mondo. Quando il sale “Se questa non è la dottrina cattolica, allora condannatemi. Se, però, questa è la dottrina cattolica, vi condannate voi stessi” A dx., Plinio Corrêa de Oliveira ai tempi dell’Azione Cattolica Sopra, la lettera di encomio di Pio XII, firmata da mons. Giovanbattista Montini TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017 - 13

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Dossier: Il primo grido d’allarme Il sacrificio è valso la pena di Raffaele Citterio O ggi, settantacinque anni dopo la pubblicazione di «In Difesa dell’Azione Cattolica», è lecito domandarsi col vantaggio della retrospettiva storica: è valsa la pena? In altre parole: il libro di Plinio Corrêa de Oliveira ha raggiunto il suo obiettivo? Riproduciamo in merito due testimonianze al di sopra di ogni sospetto. La prima è di Frà José Ariovaldo da Silva, OFM, che nel 1978 presentò una tesi di laurea in Teologia presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma sul “Movimento Liturgico in Brasile”, nome col quale era allora conosciuta la corrente neo-modernista. Documenti alla mano, padre da Silva illustra il ruolo centrale che il “Gruppo del Legionario”, cioè il movimento guidato da Plinio Corrêa de Oliveira, svolse nella condanna di questa corrente da parte del Vaticano. L’altra testimonianza è di Alceu Amoroso Lima, letterato di fama internazionale, ritenuto il Maritain latino-americano, e che allora ricopriva la carica di presidente nazionale dell’Azione Cattolica brasiliana. Senza menzionarlo, egli si lamenta che il libro del prof. Plinio Corrêa de Oliveira abbia segnato l’inizio della fine della corrente neo-modernista in seno all’Azione Cattolica. Per afferrare pienamente il suo ragionamento dobbiamo spendere due parole su una tesi centrale di «In difesa dell’Azione Cattolica»: l’analisi del concetto di partecipazione. Nell’atto di fondare la moderna Azione Cattolica, papa Pio XI l’aveva definita “partecipazione dei laici nell’apostolato gerarchico della Chiesa”. Questa formula, perfettamente adeguata se letta con i canoni della teologia tradizionale, era invece interpretata dai militanti più radicali di AC alla luce della Nouvelle Théologie. Tutto si giocava sul concetto di partecipazione. Fondamentalmente ugualitaria, la Nouvelle Théologie tendeva in vari modi a livellare clero e laicato. Secondo la lettura dei militanti radicali di AC, la “partecipazione” dei laici supponeva “un nuovo modello di Chiesa”, non più gerarchico ma “comunitario”, diverso da quello del Magistero tradizionale e affine invece al Modernismo. Per tagliare alla radice qualsiasi possibilità di equivoco, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira proponeva di sostituire “partecipazione” con “collaborazione”, un concetto che salvaguardava pienamente la costituzione gerarchica della Chiesa. Questa interpretazione finalmente la spuntò nella riorganizzazione che dell’Azione Cattolica fece Pio XII precisamente per arginare il cedimento a sinistra. Suonavano la tromba e Roma interveniva Scrive Frà José Ariovaldo da Silva: “Passo a trattare di un libro tipicamente polemico, In difesa dell’Azione Cattolica, che diede molto filo da torcere e determinò una serie di misure pubbliche che intaccarono la credibilità del Movimento liturgico. (...) Il libro di P. Corrêa de Oliveira – con prefazio del Nunzio! – faceva furore, incoraggiando [i vescovi tradizionalisti] a prendere rigide misure [contro le innovazioni]. (...) Il libro ebbe enorme successo, disseminando un clima di diffidenza nei confronti del lavoro svolto dal Movimento liturgico”. (...) “In difesa dell’Azione Cattolica va considerato una sorta di precorritore dell’enciclica Mediator Dei nella lotta contro gli errori e gli spropositi del liturgicismo”. (...) “[Quello di Plinio Corrêa de Oliveira] era un gruppo rappresentativo di tutta una linea di grande Plinio Corrêa de Oliveira suonò la tromba in modo talmente forte, che lo stesso Vaticano dovette intervenire José Ariovaldo da Silva 14 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017

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Le stesse autorità ecclesiastiche cominciarono a indietreggiare, e l’Azione Cattolica cominciò a morire in tutti i Paesi Alceu Amoroso Lima Dossier forza e influenza in Brasile, che riusciva perfino a far arrivare alla Santa Sede denunce sugli ‘abusi liturgici’ nel Paese. Infatti, poco tempo dopo le denunce di questo gruppo, Roma emise un’avvertenza per tutti i vescovi del Brasile”. (...) “Si trattava di un gruppo molto agguerrito e influente, che faceva di tutto per eliminare, o per lo meno neutralizzare, il Movimento liturgico. (...) Si trattava, ripeto, di un gruppo molto influente, il cui intento era di estirpare dalla radice il male del liturgicismo. I suoi membri erano talmente influenti, suonarono la tromba in modo talmente forte, che lo stesso Vaticano dovette intervenire tramite la Sacra Congregazione dei Seminari, con una lettera indirizzata a tutti i vescovi del Brasile, richiamandoli alla vigilanza nella formazione dei seminaristi e contro il ‘gusto esagerato e poco prudente per ogni e qualsiasi novità’” (1). L’Azione Cattolica cominciò a morire... Riportiamo le parole di Alceu Amoroso Lima: “Rio de Janeiro, 22 gennaio 1960. Entrai in quello stesso cortile dietro al Duomo che avevo tante volte attraversato ai bei tempi dell’Azione Cattolica, sì di quella Azione Cattolica che era nata liturgicamente nel 1935 proprio lì nel Duomo, e che oggi è tanto cambiata, è così diversa che non conserva nemmeno un’ombra di quello spirito che noi volevamo allora conferirle, e che potrebbe essere espresso nell’importanza che attribuivamo al termine partecipazione. “Quando ne venni a conoscenza, provai una fortissima emozione con l’Azione Cattolica, ritenendo fosse l’inizio d’una nuova era nella vita della Chiesa. (...) Ero rimasto soprattutto impressionato dall’utilizzo della parola partecipazione nella definizione di Pio XI: ‘Azione Cattolica, partecipazione dei laici nell’apostolato gerarchico della Chiesa’. Fu per me una rivelazione. E coincise con un’altra fortissima emozione quando venni a contatto con quella teoria sul Corpo Mistico, nella quale riconobbi che noi eravamo parte di quel corpo e non semplici spettatori o aderenti. Fu per me una nuova luce. “Ebbene, poco tempo dopo, questo concetto di partecipazione cominciò ad essere abbandonato e so- stituito con quello di collaborazione. Questo sviluppo non era fortuito, ed io ne fui profondamente colpito. Possibile che io avessi esagerato l’importanza della parola come segno d’una rinnovata rilevanza dei laici all’interno della Chiesa? Il caso è che le stesse autorità ecclesiastiche cominciarono a indietreggiare, rimettendo i laici ai loro posti. E l’Azione Cattolica cominciò a morire... “Cominciò a morire prima di tutto in me, ma anche in se stessa. E la reazione prese il sopravvento. (...) Da allora cominciai ad avvertire una regressione, una decadenza dell’Azione Cattolica in tutti i paesi del mondo. Io non voglio esagerare. (...) Sarà forse una tappa transitoria? Non lo so. Ma io non posso rigettare l’evidenza dei fatti. E il fatto è che quell’Azione Cattolica che conobbi, (...) lievito nuovo nella massa dei fedeli (...) precorritrice di un nuovo ruolo per i laici, è andata via via scemando, scemando, non restandone oggi che un vago ricordo storico. (...) “Quando penso a questo sento un brivido nella spina dorsale. Possibile che [tutto ciò] fosse appena un capriccio, un mito della nostra immaginazione di nuovi cristiani? (...) “La crisi dell’Azione Cattolica, come noi la concepivamo, è cominciata quando hanno sostituito la parola partecipazione con collaborazione. Tutto è tornato al passato”. 1. José Ariovaldo da Silva, O.F.M., O movimento liturgico no Brasil - Estudo historico, Petrópolis, Vozes 1983, pp. 163, 194, 195, 313, 314, 336. 2. Alceu Amoroso Lima, João XXIII, José Olympo, Rio de Janeiro 1966, pp. 34-36. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2017 - 15

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