pM 143 Settembre Ottobre 2017

 

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Bimestrale dedicato ai settori manageriali, professionali e tecnici nell'ambito della gestione e conduzione di un centro di turismo montano

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Comunicazione/Stampa Srl Via Derta 8 22020 Cavallasca - Como Poste Italiane SpA Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 nr. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano OSSERVATORIO LEGALE OSSERVATORIO TURISTICO MOTORI SULLA NEVE Il turismo scolastico invernale La forza della montagna bianca Anteprima motoslitte 2018 come opportunità di crescita professioneperlamontagnabianca p.68 ... più forte degli inverni anomali p.58 p.10 MONTAGNA Anno XXX° n° 143 Settembre/Ottobre 2017 www.leitner.it WINTER IS COMING… ECOLOGIA L'innevamento tecnico alla prova della sostenibilità ambientale p.8 ASSOCIAZIONI/CONVEGNI DI PRIMAVERA l O.I.T.A.F. Bolzano Giugno 2017 p.24

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EDITORIALE I nostri trent’anni in trent’anni di turismo invernale di Roberto Binda Dal 1988 ad oggi questa rivista ha cercato di porsi come mezzo di comunicazione privilegiato nel cuore professionale del mondo che vive attorno alla montagna bianca, vivendo da vicino le trasformazioni, le crisi e i progetti di rilancio di un universo fantastico che non vuole mancare l’appuntamento con il futuro Con la pubblicazione di questo numero «professioneMontagna» compie trent’anni, o meglio entra nel suo trentesimo anno di vita editoriale. Forse sarebbe il caso di festeggiare il compleanno con qualcosa di speciale ma per indole e formazione non amo particolarmente i fuochi d’artificio, sono più portato alla riflessione che alla celebrazione, a considerare il presente e il futuro più del passato, a valutare quel che resta da fare più che sedersi su quello che è stato fatto. Anche per questo, forse, mi sono sempre trovato in perfetta sintonia con un mondo, quello della montagna bianca e del turismo invernale, che in tutti questi anni non si è mai fermato, ha sempre guardato avanti con coraggio, ha sempre messo in campo imprenditorialità, investimenti in ricerca e avanzamento tecnologico per migliorare, aggiornarsi e aggiornare le prospettive per un futuro che corrisponde al futuro di intere comunità e di un comparto economico che oggi vale attorno ai dieci miliardi di euro. Ho fondato questa rivista nel 1988 per proporre un inclusivo strumento di comunicazione a questo mondo vitale, composto da mille voci animate da interessi diversi ma tutti convergenti in quel complesso sistema economico e imprenditoriale che si regge sul turismo invernale, sulla pratica dello sci e degli altri sport dell’inverno. Avviato negli anni Settanta, il boom che aveva trasformato lo sci da sport d’élite a sport di massa in un clima di trasformazione dei costumi e dei consumi e sulla scia dei risultati agonistici della Valanga Azzurra, non aveva ancora esaurito la sua spinta propulsiva ad una crescita costante. Impianti di risalita sempre più moderni attrezzavano stazioni sciistiche a tutte le quote dove erano fiorite seconde e terze case, alberghi e pen- sioni, scuole di sci, ristoranti e locali vari. La neve, l’indispensabile materia prima necessaria per alimentare il motore della giostra, non si era mai fatta aspettare fino ad allora, cadendo puntualmente dal cielo in maniera più o meno abbondante ma sempre sufficiente per non creare problemi. La «neve artificiale» era ai suoi primi passi, considerata ancora più o meno «un’americanata», prodotta da macchinari antelucani se guardati con gli occhi di oggi, buona al massimo per rappezzare qualche parterre alla partenza degli impianti. Era il 1988 e proprio nelle due-tre stagioni successive il primo, consistente crollo delle precipitazioni naturali, la prima «carestia» fece suonare il campanello d’allarme: ma se non nevica che si fa? Se si vuole questi trent’anni si sono trasformati in una lunghissima risposta a questa domanda di anno in anno sempre più impellente, tra alti e bassi, tra chiari e scuri, tra inverni più o meno positivi, più o meno anomali e folli, in un processo di crescita dove però la progressiva accentuazione dei mutamenti climatici e delle trasformazioni termiche ha diviso il campo, ha aperto una forbice tra le località forti e quelle deboli, quelle in alta quota, quelle a media e bassa quota, quelle ricche e quelle «povere». Il fenomeno ha condotto addirittura ad una scissione all’interno del mondo dei gestori di impianti funiviari ma ha anche spinto a forzare la politica nazionale e locale perché si decidesse a volgere lo sguardo verso un settore turistico ed economico che vale centinaia di migliaia di posti di lavoro. Da molti anni, ormai, la «neve artificiale» non è più un’americanata ma l’indispensabile sostegno tecnico alle attività imprenditoriali sulla neve, l’architrave della sicurezza gestionale delle società degli impianti. Il progressivo e per certi versi sorprendente sviluppo tecnologico dell’innevamento programmato ha comportato nuovi costi rilevanti ma ha consentito di affrontare e, per il momento, di superare i fattori di criticità derivati dagli inverni sempre più incerti e imprevedibili consentendo, nel complesso, bilanci positivi di fine stagione come è successo per l’inverno scorso. Ma nello stesso tempo, sottolineando una fragilità di sistema del tutto sottovalutata negli anni d’oro del boom, ha posto con forza il tema della sostenibilità ambientale dell’attività turistica invernale che tutti gli attori della scena stanno interpretando con grande impegno e consapevolezza nel considerare l’ambiente un patrimonio da proteggere e tutelare. La ricerca che l’ENEA sta conducendo sull’impatto ambientale dell’innevamento tecnico in collaborazione con ANEF e Ministero dell’Ambiente di cui si parla in questo numero è una prova di coraggiosa responsabilità oltre ogni pregiudizio. Non è banalmente una risposta alle vestali dell’ecologismo utopico, ai talebani integralisti della natura angelicata che preferiscono la sopravvivenza di un arbusto alla sopravvivenza di intere economie territoriali; è una presa di coscienza forse tardiva ma adesso consapevole e forte che propone una dolce rivoluzione culturale ai cui orizzonti si affaccia un futuro composto di rispetto ambientale, ottimizzazione dell’uso delle risorse, abbattimento dei consumi energetici, economia green. È la dimostrazione che una volta di più il mondo della montagna bianca non dorme ma è sveglio, vivo, intelligente, attento alle sfide che lo aspettano in questo primo secolo del terzo millennio. «Pofessione Montagna» conta e spera di accompagnarlo e raccontarlo ancora a lungo. Dopotutto abbiamo solo trent’anni… n

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Sommario 4 26 10 22 16 33 45 1 EDITORIALE I nostri trent'anni in trent'anni di turismo invernale di Roberto Binda 4 ECOLOGIA L'innevamento tecnico alla prova della sostenibilità ambientale di Caterina Rinaldi, Cristian Chiavetta, Pier Luigi Porta (ENEA) 10 MOTORI SULLA NEVE INTERCOM Dr. LEITNER Lynx e le sue nozze d’oro con il lavoro sulla neve ALPINA La «sorellina minore» è un jolly polivalente ARCTIC CAT/SNOPEX Il ruggito della Pantera, ultimo gioiello del «made in USA» YAMAHA La straordinaria esperienza di 50 anni all'avanguardia RF MOTO Sempre in pole-position nel mondo dei cingoli KÄSSBOHRER Un tris di successi per la famiglia PistenBully PRINOTH l Funi sintetiche per verricelli: l’alternativa avvincente l La tecnologia 3 D e Leica Geosystem per snowpark più belli e più sicuri l La flotta Prinoth in pista per i Mondiali di sci alpino 2019 20 24 ASSOCIAZIONI/CONVEGNO O.I.T.A.F. 2017 l Il futuro degli impianti a fune tra solide certezze e nuovi traguardi l Markus Pitscheider: il volto internazionale dell’impiantistica funiviariaria l La tecnologia funiviaria al servizio di montagne e città l Anton Seeber alla guida dell’ACIF 29 ANTEPRIMA DI STAGIONE LEITNER ROPEWAYS l Trasporti urbani al top tra Berlino e Napoli l Un poker di progetti innovativi alla conquista della Polonia l Una raffica di modernità nel cuore delle Alpi l Si rinnova con nuove tecnologie la «metropolitana/funicolare» di Serfaus l Una cabinovia da record per l’hotel più grande del mondo DOPPELMAYR Nuova sede a Wolfurt, nuove realizzazioni nel mondo WINTERSTEIGER Accoglienza tecnica di alta qualità tra robot intelligenti e software avanzati ALFI Genialità e passione: chiavi di accesso di una lunga storia di innovazioni CWA Comfort, praticità e stile: i valori delle cabine «Swiss made» AXESS Un passo verso il futuro in terra di Norvegia 46 41 44 2 professioneMontagna n° 143 settembre/ottobre 2017

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54 48 12 ISOPREN L’anello di gomma sempre più protagonista KLÜBER LUBRICATION Lubrificanti su misura pronti per la rivoluzione 4.0 NEVEPLAST Urban Ski Lab: il progetto che porta lo sci nelle città SPM Sicurezza garantita per i Mondiali di sci alpino SUNKID Divertimento e mobilità sorprendenti con Trace boarding e Tappeto Magico GEA Le grandi opportunità della «dimensione outdoor» TEAM SERVICE Risalita record nello ski dôme più grande del mondo TECHNOALPIN l Operazione Verbier: un progetto proiettato nel futuro l «Noi e la Svizzera, partners da vent’anni» l Professionalità ed efficienza per una produzione in tempi record 58 OSSERVATORIO TURISTICO La forza della montagna bianca …più forte degli inverni anomali 68 OSSERVATORIO LEGALE Il turismo scolastico invernale come opportunità di crescita per la montagna bianca di Marco Del Zotto 50 Una tecnologia avanzata rende possibile un innevamento efficiente ed è la chiave di volta di un comprensorio sciistico di successo. Christian Erroi, Plan de Corones Da molti anni Plan de Corones si affida ai generatori di neve di TechnoAlpin. La costante innovazione garantisce neve della miglior qualità e un impianto di innevamento sempre al passo coi tempi. Il ricordo di Fabio Bianchi pag. 52 Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.technoalpin.com

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ECOLOGIA L’innevamento tecnico alla prova della SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE Nell’ambito degli obiettivi indicati nella Carta di Cortina sul turismo sostenibile firmata nel 2016 e con il sostegno del Ministero dell’Ambiente e dell’ANEF, un gruppo di ricercatori dell’ENEA (l’Agenzia Nazionale per le Nuove tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo economico sostenibile) ha condotto uno studio su alcuni impianti di innevamento programmato applicando i metodi scientifici di valutazione Carbon e Water Footprint. Lo scopo è quello di registrare il livello di impatto ambientale nel processo produttivo della neve tecnica e individuare possibili modalità di intervento e ottimizzazione. Si tratta di uno studio-pilota applicabile a tutti i comprensori sciistici; si tratta di un importante primo passo verso una «rivoluzione culturale» che ponga al centro dell’impegno imprenditoriale dei produttori e dei gestori il tema della ecosostenibilità non come fastidiosa zavorra da subire ma come fondamentale risorsa da attivare e valorizzare per un futuro della montagna bianca maturo e consapevole. Ecco dunque, in esclusiva per «professione Montagna», il «rapporto» dei ricercatori ENEA a cura di Caterina Rinaldi, Cristian Chiavetta, Pier Luigi Porta (ENEA) Il turismo è per molti territori il settore trainante dello sviluppo locale e le aree interessate dal turismo sportivo hanno un peso ulteriore nei confronti delle comunità, in quanto lo sport consente di attuare principi di giustizia, equità e sostenibilità. Le aree montane rappresentano un sistema complesso e fragile ed uno sviluppo non sostenibile potrebbe portare ad effetti negativi difficili da mitigare e correggere. Una buona pianificazione e gestione può rendere quindi il turismo sportivo in queste zone una forza positiva e portatrice di vantaggi sull’intero territorio. Nei comprensori sciistici delle Alpi, in origine, la neve prodotta artificialmente doveva servire ad attenuare alcune «debolezze» dell’innevamento naturale, soprattutto la sua imprevedibilità, ma oramai sempre più di frequente l’innevamento naturale è visto come un’integrazione della neve artificiale e non viceversa («Innevamento artificiale nelle Alpi, Una relazione specifica» – di F. Hahn, CIPRAInternational, 2004). In questo contesto diventa davvero importante valutare questo tipo di impianti dal punto di vista delle emissioni di gas ad effetto serra, legate al consumo energetico e alla produzione dei materiali, e dell’uso della risorsa idrica. Lo studio di «Carbon e Water Footprint di impianti di innevamento programma- to», descritto in questo articolo, nasce nell’ambito del progetto «Carta di Cortina» coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) per promuovere il turismo alpino sostenibile e prepararsi ad ospitare grandi eventi sportivi come i Campionati Mondiali di sci alpino che si terranno a Cortina d’Ampezzo nel 2021. Paola Sposato ENEA, 2016 4 professioneMontagna n° 143 settembre/ottobre 2017 La «Carta di Cortina» sottoscritta il 24 gennaio 2016, da MATTM, Comune di Cortina d’Ampezzo, Regione Veneto, ANCI, ANEF, CONI, FISI, Fondazione Dolomiti UNESCO e sprecozero.net, si pone l’obiettivo di adottare un modello di sviluppo turistico «green» fondato sull’efficienza nell’uso delle risorse (come acqua e suolo), sulla riduzione delle emissioni di gas serra e dei consumi energetici. La vo-

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ECOLOGIA lontà è quella di creare un modello partecipato replicabile ad altre aree delle zone alpine (www.minambiente.it/pagina/cartadi-cortina-sulla-sostenibilita-degli-sportinvernali). In questo ambito, il MATTM ha incaricato l’Agenzia nazionale per le Nuove tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo economico sostenibile (ENEA), di svolgere in collaborazione con ANEF, lo studio della Carbon Footprint di impianti di innevamento programmato ed un analisi preliminare sull’utilizzo della risorsa idrica in questi sistemi. La metodologia dell’Impronta di Carbonio (Carbon Footprint), è stata scelta per questo studio perché consente di analizzare il prodotto o servizio valutandone l’intero ciclo di vita, cioè considerando tutte le fasi che vanno dall’estrazione delle materie prime al fine vita dell’impianto analizzato. La Carbon Footprint oltre a fornire un riferimento sul potenziale impatto che il processo ha sul riscaldamento globale, consente di identificare scenari alternativi al sistema attualmente in uso, con l’obiettivo di migliorarne la sostenibilità. Gli autori dello studio CATERINA RINALDI, bolognese, 46 anni, sposata e madre di Alice (14 anni) e Valentina (11), è coordinatrice del «progetto Cortina» nell’ambito della convenzione MATTM-ENEA. Laureata in Scienze Ambientali a Bologna nel 1997, ha conseguito il dottorato di ricerca in ingegneria dei materiali presso l’Università di Bologna ed è ricercatrice all’ENEA dal 2001. Si occupa di analisi del ciclo di vita dei prodotti (LCA), di Impronta Ambientale di Prodotto (PEF), di uso efficiente delle risorse, etichette ambientali e Green Public Procurement. PIER LUIGI PORTA, 41 anni, è nato a Viterbo, dove si è laureato nel 2003 in Scienze Ambientali. Dal 2006 è ricercatore ENEA presso il laboratorio RISE (valorizzazione delle risorse) di Bologna. È esperto in Analisi del Ciclo di Vita (LCA), nei sistemi di certificazione EPD e delle altre etichette ambientali tra cui PEF, OEF e Carbon Footprint. È inoltre specializzato in valutazioni per la sostenibilità di prodotti e servizi, uso efficiente delle risorse e Circular Economy, in particolare per prodotti e tecnologie innovative. CRISTIAN CHIAVETTA, 35 anni, nato a Giulianova (Teramo), si è laureato in Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio all’Università di Bologna dove ha conseguito anche il dottorato con una tesi sul Life Cycle Assessment. Esperto della metodologia LCA, di Green Public Procurement e certificazioni ambientali, dal 2013 lavora per il laboratorio RISE dell’ENEA di Bologna dove si occupa di valutazioni di sostenibilità, uso efficiente delle risorse e Circular Economy. Le diverse fasi dello studio condotto sui processi di un sistema complesso La montagna e le attività che essa ospita rappresentano, dal punto di vista ambientale, un sistema complesso. Lo studio di Carbon Footprint della produzione di neve artificiale realizzato dal Laboratorio di Valorizzazione delle Risorse (RISE) del centro ENEA di Bologna in collaborazione con ANEF, costituisce un primo concreto tentativo di valutare la sostenibilità di un’attività spesso discussa e sotto la lente di ingrandimento di associazioni ambientaliste e opinione pubblica. L’obiettivo dello studio è di inquadrare le attività di innevamento artificiale nel contesto del crescente mercato del turismo sostenibile e di fornire uno strumento per valutarne la sostenibilità in un’ottica di medio-lungo periodo, definendo una strategia vincente di valorizzazione delle opportunità offerte dagli sport invernali dal punto di vista economico, ma in grado di preservare l’ambiente e i servizi che esso offre. L’analisi è anche utile per ottimizzare gli investimenti che vengono fatti in questo ambito e l’impatto dell’economia sulle realtà di un territorio. da sinistra Pier Luigi Porta, Caterina Rinaldi e Cristian Chiavetta Gli strumenti a disposizione per realizzare una valutazione di sostenibilità ambientale di un processo sono molteplici. Si è scelto di ricorrere alla Carbon Footprint, non solo perché si basa su una metodologia standardizzata (definita dalla ISO 14067:2013), ma anche perché prevede un approccio di ciclo di vita in grado di evidenziare gli aspetti che presentano COSTRUIAMO FUTURO Strutture prefabbricate in legno e acciaio per impianti sciistici, sport e tempo libero Vasche circolari in cemento per innevamento artificiale Wolf System Srl Zona industriale Wolf 1 39040 Campo di Trens (BZ) T. 0472 064 000 wolfsystem.it Da 50 anni un partner affidabile e competente

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ECOLOGIA criticità dal punto di vista ambientale, non solo in fase di produzione della neve, ma anche nella fase di realizzazione dell’impianto e dismissione dello stesso, oltre alla produzione dell’energia necessaria in tutte queste fasi. La Carbon Footprint si misura in kg di CO2 equivalente, che rappresenta il contributo al riscaldamento globale del sistema analizzato, tema quanto mai attuale e di agevole comunicazione anche ad un pubblico non esperto. Lo studio, primo del suo genere in Italia, pur conservando rigore scientifico e metodologico intende rivolgersi sia ad un pubblico di addetti ai lavori che ad un pubblico non esperto al fine di rappresentare uno strumento di discussione tra i diversi soggetti coinvolti dal dibattito sul tema. L’analisi rappresenta solo il punto di partenza di un lavoro più ampio e complesso, non solo perché il numero degli impianti convolti non è statisticamente rappresentativo, ma soprattutto per la volontà di indagare gli impatti generati dagli impianti di innevamento anche in ambiti che non riguardino strettamente quello del riscaldamento globale e in un ottica di “sistema”, costituito da un comprensorio e territorio. Un lavoro da continuare con il massimo impegno Il progetto promosso e realizzato dal Ministero dell’Ambiente e da ENEA si propone quale primo caso di studio su basi scientifiche delle ricadute dell’attività funiviaria sul territorio, sia in termini ambientali, che economici. La collaborazione con istituzioni così prestigiose e l’impegno di professionisti esperti e del tutto autonomi rispetto alle aziende oggetto dell’analisi, hanno rappresentato per ANEF un’importante opportunità di confronto e di verifica interna in merito alle procedure operative ed agli ambiti di miglioramento. L’analisi risulta utile soprattutto per la replicabilità e per il fatto che i risultati consentiranno l’introduzione di best practices e l’ottimizzazione dei piani di investimento aziendali, con evidenti benefici, non solo ambientali, ma anche in termini di promozione e stimolo dell’economia territoriale. In tale senso ANEF esprime un forte interesse affinchè il progetto possa procedere con gli ulteriori steps già ipotizzati, quindi con l’estensione dell’analisi ad un numero di aziende sempre più ampio e con l’ulteriore valutazione della waterfootprint, che potrà fornire strumenti utili ad un’adeguata gestione delle risorse idriche, capace di coniugare le esigenze ambientali con quelle degli operatori economici Valeria Ghezzi Presidente ANEF L’analisi eseguita su tre impianti con la piena collaborazione dei gestori L’analisi ha coinvolto tre impianti, ubicati in aree diverse del territorio alpino e che presentano caratteristiche molto differenti tra loro, tra cui ad esempio l’approvvigionamento dell’acqua necessaria a produrre la neve artificiale e la fonte energetica utilizzata (fossile o rinnovabile). I gestori degli impianti, coinvolti e supportati da ANEF in questo progetto, hanno collaborato con entusiasmo alla raccolta dati e ne è risultato uno scambio interessante e proficuo. Lo studio, nell’intento di sistematizzare l’analisi al fine di poter coinvolgere altri impianti in futuro, ha previsto la definizione di un modello informatico in uno specifico software utilizzato per le analisi che prevedono un approccio di ciclo di vita. Per semplicità, gli impianti di innevamento sono stati suddivisi in quattro sezioni: una prima di approvvigionamento di acqua per il riempimento del bacino di adduzione dell’impianto, quella che comprende la sala pompe per la trasmissione dell’acqua dal bacino ai punti di produzione della neve, una terza sezione che considera la rete di distribuzione, ed infine la parte dell’impianto specificatamente votata alla produzione della neve tramite lance e/o cannoni. Anche i risultati dell’analisi sono stati generati e verranno discussi in riferimento alle 4 sezioni in cui è stato diviso l’impianto. L’interpretazione dei risultati ottenuti dal modello per entrambe le stagioni inver- nali analizzate (2014/2015 e 2015/2016) evidenzia degli andamenti comuni nei tre impianti, relativamente all’impatto sull’effetto serra . Nel sistema di produzione neve che fa ricorso a fonti fossili per la generazione dell’energia elettrica utilizzata per l’alimentazione di pompe e cannoni, presente in uno dei tre impianti analizzati, l’incidenza dell’impatto della produzione dei materiali della rete di distribuzione (vedi grafico Impianto C) (principalmente ghisa sferoidale e acciaio bituminato) si attesta attorno al 30% rispetto al totale, mentre un 40% delle emissioni di CO2 equivalente sono imputabili ai consumi elettrici delle pompe per l’adduzione dell’acqua al bacino di alimentazione dell’impianto. Il rimanente 30% delle emissioni di gas serra si divide tra quella che nel modello è stata definita rete di distribuzione (poco meno del 20%) ed il sistema di produzione neve (circa 10%), principalmente a causa dei consumi energetici in queste sezioni dell’impianto. Ipotizzando il ricorso all’energia idroelettrica per l’alimentazione del sistema gli impatti totali vengono abbattuti di oltre il 75% (Impianto C con energia idroelettrica). Passando all’uso di una fonte di energia rinnovabile in luogo del mix energetico per la produzione di elettricità che prevede un utilizzo importante di fonti fossili (tra cui carbone, olio combustibile e metano) varia di conseguenza anche il contributo percentuale degli altri fattori sulla Carbon Footprint: nello scenario ipotizzato nel grafico 2, più del 90% delle emissioni di gas serra risultano infatti imputabili alla produzione (vedi Impianto C con produzione idroelettrica) dei materiali della rete di distribuzione, mentre gli impatti delle altre 3 sezioni di impianto considerate dal modello generano un’impronta di carbonio trascurabile. Questo è dovuto al fatto che la produzione di elettricità tramite impianti idroelettrici comporta bassissime emissioni di gas climalteranti. Anche gli altri due impianti analizzati nello studio, presentano una distribuzione delle emissioni tra le varie sezioni dell’impianto analoga a quella descritta per lo scenario ipotizzato da ENEA, essendo anche essi alimentati da energia idroelettrica. Come è possibile vedere nei grafici per entrambi gli impianti (denominati A e B per tutelare la riservatezza dei dati forniti dai gestori degli impianti), la rete di distribuzione contribuisce per oltre l’80% del totale delle emissioni generate. Le rimanenti sezioni degli impianti in totale contribuiscono a meno del 20% delle emissioni, con una distribuzione tra le 3 fasi che differisce leggermente nei due casi. Appare evidente dai risultati come la prima ottimizzazione possibile, e di facile implementazione per i gestori degli im- 6 professioneMontagna n° 143 settembre/ottobre 2017

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ECOLOGIA pianti di innevamento, possa essere rappresentata dal ricorso ad energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili. In seconda istanza i dati evidenziano l’importanza legata alla corretta progettazione e gestione della rete di distribuzione a causa dell’elevato quantitativo di materiali utilizzati. Un modello di studio replicabile e da diffondere nei prossimi anni Riteniamo importante un approfondimento su questo aspetto volto a valutare quali siano i materiali che possano garantire migliori prestazioni ambientali, valutando contestualmente gli impatti degli interventi di manutenzione e la durata della vita utile dei componenti. Minore enfasi è stata data nello studio ai valori assoluti di emissione degli impianti, rapportati all’ettaro di superficie innevata. La motivazione principale di tale linea di valutazione è da ricercarsi nel carattere non statistico della ricerca condotta che per svincolarsi dalla dipendenza dei risultati dalle condizioni meteo specifiche di ogni stagione e dalle condizioni peculiari delle superfici da in- nevare (ad esempio depressioni e avvallamenti richiedono maggiori quantitativi di neve per il loro innevamento) avrebbe dovuto coinvolgere molti più impianti ed avere un respiro temporale molto più ampio dei due anni considerati. Avendo realizzato un modello facilmente replicabile per l’analisi degli impianti di innevamento, l’obiettivo per gli anni futuri sarà quello di creare un database con un set significativo di risultati, che permettano valutazioni approfondite per fornire linee di indirizzo solide per la definizione di strategie condivise.

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ECOLOGIA Lo studio ha tuttavia già fornito alcuni andamenti tendenziali ed il modello può essere utilizzato per valutare i risultati di azioni di miglioramento in termini previsionali e per valutare le ricadute ambientali di un investimento. La metodologia può consentire inoltre di definire e/o comunicare all’esterno (anche tramite certificazione) il miglioramento generato da un determinato intervento, ad esempio il ricorso ad una fonte rinnovabile di alimentazione in luogo di una fossile più inquinante o l’utilizzo di materiali con un impatto ridotto. Il problema delle risorse idriche, da affrontare e non da eludere Se è vero che le emissioni di gas serra rappresentano una esternalità negativa importante degli impianti di innevamento, è altrettanto innegabile che una qualsivoglia analisi della sostenibilità ambientale degli stessi non può non prendere in considerazione l’utilizzo di acqua per la produzione della neve. L’acqua è un bene prezioso, la cui disponibilità è limitata e il cui utilizzo, proprio a causa di questa limitatezza, è competitivo tra le varie attività antropiche e le specie viventi che popolano un qualunque habitat naturale. La montagna non sfugge a queste dinamiche e, sebbene la disponibilità di questo bene sia in generale abbondante, non di rado associazioni ambientaliste e di consumatori hanno puntato il dito contro gli impianti di innevamento accusando gli stessi di degradare la qualità dell’acqua che trattano e di ridurne la disponibilità. Il problema sollevato è complesso ma proprio per questo un approccio scientifico e lontano da pregiudizi è il miglior modo per aiutare a fare chiarezza. Il primo punto da affrontare riguarda la qualità delle acque utilizzate: i moderni impianti di innevamento non utilizzano additivi nel processo di produzione della neve, che è in tutto e per tutto un semplice processo di cambiamento dello stato fisico dell’acqua dovuto alla concomitante azione di pressione, umidità e temperatura. In tal senso non c’è motivo di dubitare del fatto che la qualità dell’acqua non venga alterata ed in ogni caso semplici esami di laboratorio sui flussi in input ed in output all’impianto possono fugare ogni dubbio. Il discorso si fa più complesso quando si affronta il problema della disponibilità dell’acqua nel territorio in cui l’impianto lavora: parte dell’acqua di uno specifico territorio viene addotta a bacini di stoccaggio e successivamente trasformata in neve causando, in alcuni casi, un ritardo rispetto al suo naturale deflusso verso valle. Si tratta di una forzatura del ciclo naturale dell’acqua, che accomuna però tutte le attività antropiche che utilizzano e ... per essere informati consumano questa preziosa risorsa. Solo una analisi idro-geologica specifica per ogni bacino su cui insistono gli impianti di innevamento e che coinvolga tutte le attività antropiche che utilizzano acqua, può determinare se e quanto questi incidano sulla qualità ambientale dello stesso oltre ai possibili impatti socio-economici sul territorio. In prima battuta va detto che tali impianti, al contrario di altre attività che caratterizzano l’economia montana, non consumano acqua al netto della quota di evaporazione (che va valutata caso per caso) e che è anche possibile che sia minore in caso di presenza dell’impianto piuttosto che in sua assenza. Il lavoro da continuare con serietà, senza timori e senza pregiudizi Le interazioni che l’impianto genera con le altre attività umane e con la natura vanno considerate attraverso uno strumento complesso di analisi (un’analisi idrogeologica o una Water Footprint a seconda degli obbiettivi specifici dello studio) che coinvolga diverse professionalità in grado di comprendere e tutelare i diversi attori della vita in montagna, sia antropici che naturali. Per ora ci siamo limitati a considerare gli impianti di innevamento dal punto di vista tecnologico, trovando delle iniziali evidenze della loro efficienza nell’uso dell’acqua e definendo, in linea più generale, i presupposti per un approccio metodologico solido per l’analisi degli impatti sull’acqua da testare nell’immediato futuro su specifici impianti e sui bacini che li ospitano. In un linea generale, vista l’attenzione riscontrata da parte dei gestori degli impianti su un uso sostenibile dell’acqua, uno scenario probabile prefigura che il loro impegno porterà dei vantaggi sull’attuale sistema di uso e gestione della risorsa idrica. Per quanto riguarda il ritardo sul deflusso verso valle generato dallo stoccaggio dell’acqua sotto forma di neve e la presenza di manto nevoso in stagioni povere di precipitazioni, non escludiamo di trovare ricadute anche positive non solo per gli operatori turistici della montagna, ma anche per gli ambienti naturali che la caratterizzano. Il fulcro è proprio quello di analizzare la questione con un approccio scientifico serio e multicriteria che permetta di cogliere tutta la complessità delle variabili coinvolte tutelando gli interessi molteplici di ognuno, e della natura in primis, senza la quale nessuna delle attività umane sarebbe possibile e ancor più il turismo con la sua vocazione sempre più green. Ed è proprio in quest’ottica che ANEF e i suoi associati hanno voluto intraprendere questo percorso, confrontandosi su un piano scientifico scevro da pregiudizi, a testimonianza della consapevolezza acquisita verso il tema della sostenibilità e con la volontà di orientarsi verso un turismo green con l’obiettivo di tutelare la natura che costituisce l’unica vera alternativa di medio-lungo periodo per offrire un prodotto turistico di qualità che valorizzi il patrimonio naturale, culturale e di tradizione che la montagna italiana, più di altre, sa proporre. 8 professioneMontagna n° 143 settembre/ottobre 2017 Conclusioni e prospettive future, sulla strada verso il «turismo green» Lo studio effettuato, nonostante il numero ridotto di impianti analizzati e le differenze e specificità che li caratterizzano, ha permesso di ottenere alcune importanti indicazioni, ed in particolare il fatto che l'utilizzo di una fonte di energia rinnovabile (l’idroelettrico), da parte di uno dei tre impianti analizzati che attualmente utilizza fonti fossili, consentirebbe di ridurre fino al 75% le emissioni di gas serra. A questo importante aspetto va comunque associata l’efficienza energetica del sistema per ridurne i consumi e l’analisi dei materiali utilizzati per realizzare gli impianti di distribuzione dell’acqua per migliorarne prestazioni tecniche, ambientali e durata del ciclo di vita. Dall’analisi dell’uso dell’acqua in questi sistemi, è emersa l'importanza di considerare gli effetti del prelievo di acqua e dell’innevamento artificiale sull'intero bacino idrogeologico, in modo da poterne valutare adeguatamente l’impatto complessivo, anche attraverso la valutazione degli aspetti socio-economici correlati e specifici di un determinato territorio. Infine, è stata evidenziata l’importanza di estendere l'analisi a uno o più comprensori sciistici nell'arco di più anni, per acquisire maggiori informazioni, ridurre l'influenza delle condizioni climatiche stagionali sui risultati ed evidenziare la possibile diminuzione delle emissioni legata a una gestione più consapevole e sostenibile delle attività.Lo studio effettuato è già stato presentato agli operatori del settore durante l’assemblea nazionale ANEF che si è tenuta a Forte de Marmi il 18-19 maggio 2017, è che ha visto la partecipazione del Ministro allo sport Luca Lotti e ha riscosso un notevole interesse per l’approccio adottato e le prospettive che potrebbe offrire. Un primo punto importante per il settore è che si tratta di una metodologia replicabile ad altri impianti ed estendibile all’intero comprensorio sciistico. La raccolta sistematica dei dati attraverso la metodologia sviluppata consentirebbe infatti il monitoraggio e l’aggiornamento dell’impronta ambientale, in un’ottica di pianificazione degli interventi per il miglioramento continuo e di comunicazione all’esterno sui benefici ambientali raggiunti. Un altro aspetto importante da sottolineare è che la metodologia adottata può essere estesa a livello di «sistema», includendo strutture ricettive, impianti di risalita, rifugi e gestione delle piste, per valutare e ridurre gli impatti ambientali e sviluppare modelli di turismo più sostenibile estesi all’intero comprensorio e territorio, ottenendo benefici anche in termini di competitività. L’approccio utilizzato in questo studio, consente infine di dare prime risposte alle richieste di chiarezza da parte di associazioni ambientaliste ed opinione pubblica sugli impatti associati a questi sistemi e rappresenta sicuramente un passo importante verso un uso sempre più sostenibile di questi impianti. n

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MOTORI SULLA NEVE/MOTOSLITTE 2017/2018/IN COPERTINA INTERCOM Dr. LEITNER Lynx e le sue nozze d’oro con il lavoro sulla neve Con un nuovo modello celebrativo, il marchio finlandese di motoslitte festeggia i cinquant’anni di una produzione che gli ha consentito di raggiungere vertici di qualità ed efficienza tali da porlo in una posizione da leader sul mercato italiano ed europeo. Al suo fianco, nella scuderia dell’importatore altoatesino, anche il marchio Ski-doo, leader indiscusso per la neve fresca, mette in vetrina numerose novità per l’inverno 2017/18 Lynx festeggia quest’anno i 50 anni di presenza nel mondo delle motoslitte e lo fa nel migliore dei modi, dedicando per l’occasione un modello celebrativo che si chiama «5900 th Anniversary», un mezzo dal cingolo lavorativo da 50 cm., motore Rotax 900 ace, box posteriore con annesse barre «portatutto»... e tanto altro ancora. Il marchio finlandese, pur introducendo per la prossima stagione un rivoluzionario e prestante modello da neve fresca («Boondocker»), si è sempre contraddistinto nell’ambito lavorativo. Anche per la prossima stagione, forte dei suoi 14 modelli specifici del settore utility l’utente può trovare la giusta motoslitta adatta alla sua esigenza e al suo budget: 3 motorizzazioni 4 tempi, 2 motorizzazioni 2 tempi, cingolo da 40 – 50 o 60 cm. Interessanti le novità che affiancano il modello di punta nel settore utility delle motoslitte. Ad esempio il «69 Ranger» che oltre a poter contare sempre sul già conosciuto e collaudato motore rotax 1200 4-tec è disponibile oggi a catalogo con ulteriori 2 motorizzazioni: il quattro tempi 900 ACE, un motore tre cilindri che unisce potenza, affidabilità e bassi consumi (10l/100km in modalità ECO) e il potentissimo 2 tempi 800 E-Tec. Per indicare in breve alcune caratteristiche che rendono unico al mondo questo modello basta ricordare il cingolo con larghezza da 60 cm., l’ampio e comodo vano di carico sul posteriore, l’acceleratore elettrico (ITS) che permette di dotare il cliente di una chiave che limita la potenza e la velocità del motore alle proprie esigenze (utile anche per rendere più sicuro il mezzo dato al dipendente meno esperto), la possibi- lità di scelta della modalità di guida in eco, standard o sport, il carro e il sistema di ammortizzatori studiato e costruito per uno specifico uso di lavoro «pesante». Intercom dr.Leitner invita i clienti a contattarlo per concordare una prova direttamente sulle loro piste, il modo migliore per verificare dal vivo le qualità straordinarie del mezzo e avere direttamente «sul campo» tutte le risposte ad eventuali dubbi e domande. Ski-doo è il marchio leader indiscusso per la neve fresca. Ogni anno riesce ad of- Motore Raffreddamento Avviamento Sospensione anteriore Ammortizzatori anteriori Sospensione posteriore Ammortizzatori posteriori Peso/Misure Lunghezza/larghezza, mm Altezza con parabrezza, mm Distanza sci, mm Cingolo Largh./Lungh./Alt., mm Serbatoio carburante/olio l Materiali Colore Tipo telaio e materiale Tipo sci Equipaggiamento std./Opt. Specchi retrovisori Retromarcia Antifurto DESS Gancio traino Risc. manop./acceleratore Parabrezza mm Ranger Yeti Ranger Ranger Alpine ST 900 ACE 600 ACE 900 ACE 1200 4-TEC Rotax 600 ACE Rotax 600 ACE Rotax 900 ACE Rotax 1200 4-TEC liquido liquido liquido liquido elettrico elettrico elettrico elettrico A-LFS+ LTS A-LFS+ A-LFS+ HPG36 MC HPG 36 HPG 36 PPS²-4100-DS-A PPS-5900-A PPS 6900-A PPS 6900-F HPG 36 HPG 25 HPG 36 2 x HPG 36 3470/1180 3350/1085 3380/1180 1470 1420 1430 996 +/-21 900 996 +/-21 406/4141/39 500/3923/32 600/3968/32 DSG Flex 38/- 40/- 40/- 3380/1290 1400 1102 -42 600/3968/32 Ice Ripper 40/- bianco/arancione REX2 Blade DS rosso/nero bianco/arancione bianco/arancione L-XU L-XU L-XU Blade Blade XC Blade XC STD meccanica STD STD STD 635 OPT meccanica (2F-N-R) STD STD STD 510 STD meccanica (2F-N-R) STD OPT STD 510 STD meccanica (2F-N-R) STD STD STD 510 10 professioneMontagna n° 143 settembre/ottobre 2017 Adventur LX 600 ACE Rotax 600 ACE liquido elettrico A-LFS+ HPG 36 PPS²-3500 HPG 36 3070/1265 1470 1080 381/3487/34 Cobra 38/- rosso/nero REX2 Blade XC OPT meccanica STD OPT STD 635

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Skandic Skandic Grand Touring Expedition Xtreme Expedition WT 550 WT 900 ACE Sport 600 ACE 800R E-TEC LE 900 ACE Motore Rotax 550 F Rotax 900 ACE Rotax 600 ACE Rotax 800R E-TEC Rotax 900 ACE Raffreddamento aria liquido liquido liquido liquido Avviamento elettrico elettrico elettrico elettrico elettrico Sospensione anteriore LST LST Dual A-arms RAS 2 RAS 2 Ammortizzatori anteriori Motion Control Motion Control Motion Control HPG Plus R Motion Control Sospensione posteriore SC-5U SC-5U SC-5M SC-5U SC-5U Ammortizzatori posteriori HPG HPG HPG KYB pro 36 EA HPG Peso/Misure Peso a vuoto, kg 270 298 231 284 290 Lunghezza/larghezza, mm 3240/1076 3240/1076 3110/1217 3230/1150-1192 3230/1150 (1192) Altezza con parabrezza, mm 1330 1330 1275 1220 1330 Distanza sci, mm 900 900 1077 975 (1018) 975 (1018) Cingolo Largh./Lungh./Alt., mm 508/3923/38,1 508/3923/38,1 406/3487/31,8 500/3923/44,4 500/3923/38,1 Serbatoio carburante/olio l 45/2,8 40/3,3 40/2,1 40/3,7 45/3,3 Materiali Colore Tactical grey/nero Tactical grey/nero bianco nero nero Tipo telaio e materiale REV-XU REV-XU REV-XS REV-XU REV-XS Tipo sci Pilot DS 2 Pilot DS 2 Pilot 5,7 SL Pilot DS 2 Pilot DS 2 Equipaggiamento std./Opt. Specchi retrovisori STD STD STD OPT STD Retromarcia meccanica meccanica meccanica meccanica meccanica Antifurto DESS - STD STD STD STD Gancio traino Tipo Tongue Tipo Tongue OPT Tipo Tongue Tipo Tongue Risc. manop./acceleratore STD STD STD STD STD Parabrezza 580 mm 580 mm 450 mm 580 mm 580 mm frire ai suoi clienti qualcosa in più e dopo la presentazione nella passata stagione di un modello completamente nuovo («Summit x 850 ETec») che si è posto al vertice della categoria deepsnow, quest’anno si migliora ulteriormente introducendo una prima novità assoluta a livello mondiale. Parliamo di «Shot», un sistema che permette dopo il primo avvio di accendere la motoslitta come se fosse dotata di avviamento elettrico ma con il beneficio di non avere la batteria (e di conseguenza peso!). Di alto livello qualitativo e tecnico sono le motoslitte del marchio Ski-doo dedicate al lavoro. Tra loro le performanti Expedition «Le 900 ACE» e «Expedition xtreme 800r ETec» oltre all’intramontabile e richiesta «Skandic WT» (900 ACE e 550F). Commander 600 E-TEC LTD Rotax 600 E-TEC liquido elettrico A-LFS+ HPG 36 PPS-5900-A HPG 36 3370/1180 1445 996 +/-21 500/3923/44 40/2,9 nero/race arancione L-XU Blade XC OPT meccanica (2F-N-R) STD STD STD 510 Commander 800 R E-TEC Rotax 800R E-TEC liquido elettrico A-LFS+ KYB 36R PPS-5900-A KYB 46 3370/1180 1330 996 +/-21 500/3923/44 40/2,9 nero/race arancione L-XU Blade XC --- meccanica (2F-N-R) STD STD STD mezzo alto Commander Grand Tourer 900 ACE Rotax 900 ACE liquido elettrico A-LFS+ HPG 36 PPS-5900-A HPG 36 3370/1180 1445 996 (+/-21) 500/3923/38 40/- nLe-XroU/r ace arancione Blade XC STD meccanica (2F-N-R) STD STD STD 510 Commander Grand Tourer 1200 4-TEC Rotax 1200 4-TEC liquido elettrico A-LFS+ HPG 36 PPS-5900-A HPG 36 3370/1180 1445 996 (+/- 21) 500/3923/38 40/nero/race arancione L-XU Blade XC STD meccanica (2F-N-R) STD STD STD 510 Capitolo a parte per un settore che ci vede predominanti grazie anche ai modelli che particolarmente si adattano allo scopo è il noleggio. Skidoo con il modello «Grand Touring Sport 600 ACE» e Lynx con il modello «Adventure LX 600 ACE» offrono una motoslitta semplice da guidare, parsimoniosa nel consumo, con bassissimi costi di gestione/manutenzione e il tutto ad un prezzo di listino contenuto. Yanase: non è una motoslitta ma sempre su cingoli si muove ed è la fresa neve idrostatica per uso professionale che Intercom dr. Leitner importa e distribuisce in Italia. Dotate di motorizzazioni benzina o diesel e con cavalli che partono dai 9.5 per arrivare fino al modello di punta che ne eroga ben 42 Cv. si distinguono per efficienza ed affidabilità. www.leitner.it professioneMontagna n° 143 settembre/ottobre 2017 11

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MOTORI SULLA NEVE/MOTOSLITTE 2017/2018 ALPINA La «sorellina minore» è un jolly polivalente La Superclass 1.2L VVT 12 V è il nuovo gioiello di motoslitta che l’azienda vicentina dei fratelli Umberto e Paolo Vedovato presenta per questa stagione dopo averla mostrata in anteprima all’Interalpin di Innsbruck per festeggiare il ventennale dell’attività. È un mezzo bi-cingolo da lavoro agile ed eclettico che va ad affiancarsi alle già titolate, collaudatissime e affermatissime «sorelle maggiori» della serie Sherpa Sono tante e grosse le novità per la stagione 2017/18 proposte da Alpina, in primis il rientro in grande stile dello storico modello Superclass, macchina che vide per la prima volta la luce nel lontano 1996. 1.2L VVT 12V sono i riferimenti al nuovissimo propulsore a tre cilindri, 1200 cc, con 12 valvole a fasatura variabile idraulica, ovviamente catalizzato ed Euro-5, in perfetto stile Alpina. Questa bicingolo che va ad affiancare le «sorelle maggiori» della serie Sherpa (1.6L Ti-VCT 16V e 1.4L 8V EFI) è un puro mezzo da lavoro in connotazione «light» (e non solo nel peso), uno strumento polivalente adatto tanto ai lavori gravosi quanto ai viaggi veloci in totale comfort. Molte le novità: il motore catalizzato è indiscussamente il “Numero 1” sia dal punto di vista dell’efficienza e dei consumi, che delle prestazioni, con strabilianti valori di coppia e potenza anche ai bassi regimi. La trasmissione di nuova generazione, estremamente precisa negli innesti, rende questa macchina scattante, e silenziosa; le nuove sospensioni del cingolo ATSS3 e quelle frontali a bracci indipendenti con ammortizzatori idraulici a gas offrono stabilità, maneggevolezza e precisione di guida in ogni condizione, anche a pieno carico. E ancora: scarico posteriore centrale, sistema di diagnosi elettronica motore gestibile da un comunissimo smart-phone, e tutte le predisposizioni per l’ampia gamma di attrezzature e di accessori che Alpina ha appositamente sviluppato per rendere efficace e sicuro il la- voro quotidiano. Le sue applicazioni ideali sono il trasporto di persone e di materiali, la battitura di piste (da fondo, slittino, pedonali, sled-dog), il soccorso in pista e soprattutto il fuori pista grazie alle sue doti eccellenti di galleggiamento che superano di gran lunga qualsiasi altro mezzo cingolato da neve. Sherpa, la star professionale con…tutto il necessario Minimi invece i «ritocchi» alla collaudatissima serie Sherpa, indiscussa top-model del settore professionale in grado di offrire sia prestazioni di potenza e affidabilità che di maneggevolezza e il comfort nel massi- mo rispetto dell’ambiente. Anche questa serie è ovviamente predisposta per l’impiego di tutte le attrezzature intercambiabili appositamente studiate per far fronte ai più tipici impie- ghi del settore professionale, delle quali citiamo: l l’apparato tracciapista F-250, destinato alla battitura e alla manutenzione delle piste per lo sci da fondo, che garantisce SHERPA 4-stroke SHERPA SUPERCLASS 1.6L Ti-VCT 1.4L 8V EFI 1.2L WT 12V Categoria utility utility utility Sedile (posti) 2+3 2+3 2+2 Pianale di carico (mm) 1270x635 1270x635 1188x380 Peso (kg) 590 535 550 Lunghezza x larghezza (mm) 3480x1446 3435x1446 3155x1385 Sospensioni anteriori telescopiche telescopiche bracci indip. c/ammortizzatore Distanza sci - interasse (mm) 1216 1216 1214 Cingolo lunghxlargxalt (mm) 2 x (3968x500x32) 2 x (3968x500x32) 2 x (3968x500x32) Tipo cingolo Rip-saw chiodabile Rip-saw chiodabile Rip-saw chiodabile Sospensione cingolo ATSS-Evo ATSS-Evo ATSS-3 Marce avanti 2 (hi/low) 2 (hi/low) 2 (hi/low) Retromarcia di serie di serie di serie Freni idraulico+meccanico idraulico+meccanico idraulico+meccanico con disco dia. 266 mm. con disco dia. 266 mm. con disco dia. 266 mm. Capacità serbatoio (litri) 45 55 55 Cilindrata (cc) 1596 / 16-valvole VCT 1360 / 8-valvole 1200 / 12-valvole VVT Nr cilindri 4 in linea 4 in linea 3 in linea Ciclo 4 tempi 4 tempi 4 tempi Avviamento (tipo) elettrico elettrico elettrico Alimentazione iniezione elettronica MPI/DbW iniezione elettronica MPI iniezione elettronica MPI/DbW Accensione CDI solid-state CDI solid-state CDI solid-state Raffreddamento (tipo) a liquido con radiatore frontale a liquido con sistema a liquido con radiatore frontale e doppia elettroventola combinato ed elettrovalvola Colorazione Ultramarine Blau/Silver Ultramarine Blau/Silver Ultramarine Blau/Silver Dotazioni standard: dispositivo di preriscaldamento motore (solo SHERPA); strumentazione completa con computer di bordo; sella, manopole riscaldate; controllo elettronico variatori TCMS (solo SHERPA); gancio traino. Su richiesta: protezione ROPS; kit supplementare luci di lavoro; kit supplementare 2/3-posti; gancio a sfera removibile; controllo elettronico Can-bus per fresa tracciapista; kit soccorso SRK. Per altri accessori qui noncitati e/o attrezzature per il trasporto materiali, persone e la battitura piste contattare la rete vendita Alpina oppure direttamente il Costruttore. 12 professioneMontagna n° 143 settembre/ottobre 2017

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MOTORI SULLA NEVE/ MOTOSLITTE 2017/2018 una qualità top del binario da tecnica classica ed estrema accuratezza nell’esecuzione della corsia da skating. Il tracciatore per la tecnica classica (singolo o doppio) è dotato di sollevamento elettrico con precarico a gas, traslatore laterale e dell’esclusivo sistema Vibra-Cut in grado di realizzare un binario preciso e compatto anche in presenza di nevi particolarmente crostose e ghiacciate. I comandi della F-250 vengono azionati dalla consolle installata a bordo della motoslitta e comunicano tramite il sistema ADCN (Alpina Digital Control Network). L’apparato tracciapista è disponibile anche nella versione D-series per la preparazione di piste di slittino, piste pedonali, snowpark, ciaspole, sled-dog e piste baby di sci alpino. l barella soccorso SRK: l’ apprezzato sistema per il soccorso in pista denominato Safe Rescue Kit prevede una barella autolivellante che si installa direttamente a bordo della motoslitta per il recupero di feriti lungo piste anche molto ripide. Il sistema, che elimina i classici limiti derivanti dall’utilizzo di rimorchi o toboga al traino, si installa e si rimuove in meno di 5 minuti, rendendo la macchina immediatamente disponibile per tutti gli altri utilizzi tipici. l rimorchio Transalp: indiscusso leader per le sue doti di stabilità, comfort e sicurezza grazie alle sospensioni ad assorbimento progressivo, nella versione «bus» è configurabile per il trasporto di 6 o 9 passeggeri (conversione resa possibile anche successivamente all’acquisto) con l’eventuale kitparabrezza + hard-top e portasci posteriore. Altre configurazioni prevedono l’«allestimento disabili» con rampa posteriore ribaltabile, cinghie di fissaggio e copertura integrale per il trasporto di una carrozzina da disabili e fino a tre accompagnatori. Di notevole impatto l’allestimento Ski-School destinato alle scuole-sci, con la grafica personalizzabile secondo le richieste del cliente, mentre è di sicuro interesse per tutte le ski area e i rifugi la versione Base destinata al trasporto materiali. Maggiori informazioni sulla gamma 2018 e su tutte le novità sono disponibili sul sito ufficiale all’indirizzo: www.alpinasnowmobiles.com WE CUSTOMIZE SOLUTIONS. AXESS SMART RESORT SOLUTIONS 4.0 La soluzione completa in rete centralizzata per località sciistiche si preoccupa di un impiego efficiente delle risorse nella vostra località. Con un biglietto è possibile prenotare online o in loco tutti i servizi come parcheggio, armadietto, noleggio attrezzature, tessera per risalita ecc. Software e hardware in rete centralizzati di Axess sono unici e possono essere adattati in base alle esigenze. In breve: We customize solutions. teamaxess.com Anzeige_SMART_RESORT_SOLUTIONS_4_it_210mmx145mm.indd 1 14.09.2017 13:55:16

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