Gazzetta Puglia Omnia 2017

 

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La Gazzetta della Puglia 2017

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La Gazzetta della PugliaMENSILE D’INFORMAZIONE Anno XXX– N. OMNIA 2017 Fondato da Domenico Tedeschi Copia gratuita per i sostenitori Unione Editoriale – Amministrazione e Redazione: 20148 – MILANO, via S. Altamura, 11 – Telefono e Fax 02/36.52.10.48 – Redazione: 70121 – BARI, via P. Petroni, 5 - Telefono e Fax 080/52.44.392. Registrazione n. 438 - 27/6/88 del Trib. di Milano. Sped. in abb. postale: art. 2 - comma 20/lett. C - legge 662/96 - Taxe perçue/Tassa riscossa Cpc Roserio Milano Quest’anno la nostra Gazzetta compie 6 lustri di ininterrotta pubblicazione Autore: A. Padula Buon compleanno Campagne e movimento contadino nella provincia ..... Montanaro Editore Legge elettorale, quando? G DI PIETRO FILOMENO GÈ il primo editoriale che scrivo su queste colonne con spirito nuovo. Il direttore, d’intesa con la redazione, mi ha nominato condirettore. Interpreto la scelta come segno di apprezzamento per il mio lungo e costante contributo verso la testata. Infatti tra me ed essa, a partire dai primi numeri, si è stabilito un legame indissolubile. Mentre ringrazio il direttore e la redazione, mi rendo conto che accanto agli onori subentrano anche gli oneri. Cercherò di essere all’altezza del compito, sperando di non deludere nessuno. È ora veniamo a noi. Al ritorno dalle vacanze subentra, come dicono gli psicologi e come ognuno di noi constata su di sé, lo stress da rientro. I (...) A PAG. 8 Era il luglio del 1988. E in edicola appariva “La Gazzetta della Puglia”. Formato tabloid, dodici pagine in bianco e nero. In prima pagina una grande foto: inquadra il primo cittadino di Milano (Paolo Pillitteri) e quello di Gravina mentre si scambiano i doni sul palco del teatro Lirico. La compagnia “I Peuceti” ha da poco finito di esibirsi (sera dell’11 giugno di quell’anno) in una esilarante rappresentazione in dialetto gravinese. Nell’editoriale, dal significativo titolo “È nato il tuo giornale”, il direttore Domenico Tedeschi scrive: «Diverse e insistenti erano le istanze che si levavano da più parti e, così, abbiamo fondato “La Gazzetta della Puglia”». I (...) A PAG. 11 A descrivere in dettaglio, e con rigore scientifico, il mondo contadino è il lavoro di ricerca di Alfonso Padula: “Campagne e movimento contadino nella provincia di Brindisi. 19431963” (Montanaro Editore, Francavilla Fontana, 2016, pp. 100). Accanto alla documentazione bibliografica e d’archivio, l’autore fa ricorso all’uso dei grafici per rendere più chiara l’esposizione. Il libro si inserisce nella serie di studi di storia locale che l’editore Cataldo Geppino Montanaro va pubblicando da qualche anno in qua. I (...) A PAG. 15 Alcune precisazioni su questo numero Omnia, e perché! La Puglia ai suoi figli Serata dell’emigrante Zaganellate di Zaganella Farfuglia Maschera della Puglia Auguri Zaganella Questo numero per diverse ragioni non a caso l’abbiamo voluto chiamare Omnia. Le informazioni riportate coprono l’arco di tempo che va da gennaio a settembre 2017. Motivo principe: il nostro direttore purtroppo è stato assente per indisponibilità fisica. Adesso seppur convalescente ha subito ripreso le redini. Primo atto: ha chiesto al nostro caporedattore Pietro Filomeno di accettare la nomina di condirettore. Ricevuto l’assenso e con il suo prezioso apporto ecco “cucinato” il numero Omnia. Ma non è finita qui. Come era stato già annunciato a breve verrà pubblicato il lavoro, con l’ausilio proprio di Filomeno, che riporta pedissequamente tutti i 30 anni della nostra Gazzetta. Sei lustri di zaganellate della Zaganella (unica maschera della Puglia: riproduzione grafica di Francesca Filomeno). Il libro ha anche una importante prefazione del gen. Camillo de Milato: presidente dell’Arp meneghina, ma soprattutto pugliese doc. Auguri condirettore! I G Un momento della premiazione I NOSTRO SERVIZIO A PAGINA 8 Ho quasi trent’anni, l’età più bella. Ne ho sentite, viste e vissute, io! Non per vantarmi, ma ho una favella! DaCraxiaRenzi:quantastrada,mioDio! A molti piace: agisce da trivella. Tre decenni di storia, a modo mio. Non so bene come voi la pensiate, Triste passato, che non passa più. ma di certo io non scrivo cavolate: Con tanti difetti e poche virtù, al mondo ci sono più orchi che fate. l’Italia precipita più giù. Uscirà un libro, per il mio compleanno, Dicono che la mia penna farfuglia. sulle zaganellate. Anno dopo anno, Dicono bene, ma non si ingarbuglia: ci sarà poco riso e tanto affanno. sì, la maschera sono della Puglia. Calcio: serie A e B i calendari del campionato 2017/2018 I A PAG. 12 BANCA POPOLARE DI PUGLIA E BASILICATA Sede legale: MATERA - via Timmari, 25 Tel. 0835.332649 - Fax 0835.331334 Dir. Gen.: ALTAMURA (BA) - via O. Serena, 13 Tel. 080.8710111 - Fax 080.8710714 Sedi operative: ALTAMURA (BA) - via O. Serena,13 GRAVINA IN PUGLIA (BA) - piazza Cavour, 20 Tel. 080.3221511 - Fax 080.3256382 TARANTO (TA) - via Di Palma, 46/50 Tel. 099.4541111 - Fax 099.4541339 Ufficio Rappresentanza Presidenza Dir. Gen. BARI (BA) - via Venezia, 13 - Tel. 080.5254911 FILIALE DI MILANO VIA SANTA MARGHERITA, 4 Tel. 02.86453958 NELLE PAGINE INTERNE I INFORMAZIONI DALLA LOMBARDIA E DALL’ITALIA pagg. 2 – 3 – 4 I INFORMAZIONI SU TUTTO IL CALCIO PUGLIESE pag. 6 I INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Bari/Foggia e provincia pag. 7 I INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Bari e provincia pagg. 8 – 9 I INFORMAZIONI DALLA PUGLIA dalle provincie del Salento pagg. 10 – 11 I GAZZETTINO SPORTIVO pag. 12 I LEX SEMPER LOQUITUR GAZZETTINO MEDICO pagg. 13 – 14 I MISCELLANEA Attualità e Recensioni pagg. 5 –15

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P 2AGINA – N. OMNIA 2017 DALLA LOMBARDIA La Gazzetta della Puglia MILANO – Il 28 febbraio si è svolta a Milano, presso la sede della Società Umanitaria, la prima edizione del “Premio Talenti”. Un progetto nato dalla partnership tra l’Associazione regionale pugliesi di Milano – dal 1921 punto di riferimento dei pugliesi che vivono nel capoluogo lombardo – e due importanti atenei italiani: l’università degli studi “Aldo Moro” di Bari e l’università commerciale “Luigi Bocconi” di Milano. La meritocrazia è al centro di questa nuova alleanza tra la Puglia e Milano. Nella splendida cornice del Salone degli Affreschi, sono stati premiati da una parte due giovani talenti pugliesi con un assegno di mille euro ciascuno offerto dalla Banca Popolare di Bari – sponsor ufficiale dell’evento –, dall’altra due affermati professionisti, sempre nati in Puglia, che con la loro brillante carriera hanno dato lustro sia ai loro atenei, sia alla loro terra d’origine, riuscendo a competere nel mondo globalizzato. Per la categoria “Juniores”, per cui è stato aperto un bando ufficiale dalle due università coinvolte rivolto ai neolaureati nati in Puglia, il comitato scientifico presieduto dal prof. Giancarlo Martella, ordinario dell’Università degli studi di Milano, ha esaminato circa duecento candidature. Ad aggiudicarsi il premio sono stati: Debora Brascia, bitontina, classe ’92, laureatasi nel luglio 2016 con il massimo dei voti all’Università di Bari con una tesi sperimentale in “Chirurgia Toracica” e con già cinque pubblicazioni scientifiche alla spalle, e Francesco Chincoli, laureatosi nel 2016 con il massimo dei voti in La 1ª edizione è stata ospitata nella sede meneghina dell’Umanitaria Premio «Talenti 2017» tra Puglia e Milano “Scienze Finanziarie” alla Bocconi e già trader a Londra presso la Morgan Stanley. Il primo tra i due professionisti pugliesi premiati è stato il bocconiano Marcello Minenna: classe ’71, PhD in “Matematica per l'analisi dei mercati finanziari”, con una lunga esperienza in Consob è salito alle cronache giornalistiche per essersi dimesso il primo settembre scorso dalla carica di assessore al Bilancio di Roma nella giunta di Virginia Raggi. L’altro vincitore è stato Marco Tatullo, classe ’78, PhD in “Medical Biochemistry, Medical Biology and Phy- sics” presso l’Università di Bari e dal 2012 direttore scientifico del “Tecnologica Research Institute” di Crotone. L’evento è stato aperto dai saluti di casa del dott. Amos Nannini, presidente della Società Umanitaria, e ha visto come testimonial d’eccezione l’on. Stefano Dambruoso, questore della camera dei deputati. «Il Premio Talenti 2017 – ha affermato l’on. Dambruoso – offre una rara opportunità per affermare l’importanza del riconoscimento del merito. In un mondo globalizzato, veloce e disattento è essenziale incentivare la valoriz- zazione delle eccellenze, puntando anche sulla specificità delle nostre tradizioni formative. Favorire la circolazione di talenti è quindi – ha concluso il questore Dambruoso – un modo per impedire ogni omologazione culturale e contrastare il fenomeno della fuga di cervelli all’estero che sta minando progressivamente le nostre capacità di progresso futuro». Tra le autorità presenti alla cerimonia anche Cristina Tajani – nostra corregionale e assessore alle politiche del lavoro, attività produttive e risorse umane del comune di Milano –, che ha por- tato i saluti dell’amministrazione comunale. La premiazione è stata preceduta da una tavola rotonda sul tema “Le Università inserite oggi in un mondo globalizzato e in una società liquida”, introdotta dall’avv. Agostino Picicco e dal dott. Giuseppe Selvaggi, rispettivamente responsabile culturale e coordinatore dell’Associazione regionale pugliesi di Milano. Angelo Maria Perrino, direttore di Affaritaliani.it, ha moderato gli interventi dei relatori: Antonio Felice Uricchio, magnifico rettore dell’Università degli Studi di Bari, il dott. Bruno Pavesi, consigliere delegato della “Bocconi”, il gen. Camillo de Milato, presidente dell’Associazione regionale pugliesi di Milano, il dott. Giorgio Papa, amministratore delegato della Banca Popolare di Bari e il prof. Giancarlo Martella, presidente del nominato comitato scientifico del premio. La kermesse si è contraddistinta anche per le interessanti letture del prof. Paolo Rausa, responsabile eventi dell’Arp meneghina, e per i video a cura di Ornella Bongiorni, con la piacevole esecuzione della pizzica salentina da parte del gruppo Ascanti. Un nuovo ponte si è creato tra la Puglia e Milano, all’insegna della meritocrazia e del talento, veri asset strategici su cui costruire il futuro del nostro Paese. Alessandro G. Fuso G Nella foto: l’intervento del responsabile culturale dell’Arp (associazione regionale pugliesi) avv. Agostino Picicco Si è tenuto nell’auditorium della fondazione San Fedele di Milano Forum nazionale di etica civile MILANO – Presso l’auditorium della fondazione culturale San Fedele, nel cuore di Milano, nei giorni 1 e 2 aprile, si sono esaminate le ragioni del vivere bene insieme nella città. Di questo si è occupato il 2° forum nazionale di etica civile dal titolo: “Cittadinanza… e oltre?”, al quale era presente anche la fondazione don Tonino Bello, rappresentata da Agostino Picicco su delega del presidente Giancarlo Piccinni. Curatore della rassegna è stato padre Giacomo Costa, presidente della fondazione San Fedele e direttore di Aggiornamenti Sociali, che – introducendo il convegno – ha letto il messaggio del presidente della repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha lodato la scelta del tema della città «come crocevia delle sfide più importanti per una rinnovata coscienza civica». I saluti delle istituzioni sono stati resi da Anna Scavuzzo vicesindaco di Milano che ha espresso la speranza che il forum possa contribuire a riportare «al centro del dibattito pubblico la responsabilità con cui viviamo la nostra cittadinanza», con particolare riguardo all’importanza che la riflessione sull’etica civile permei il tessuto sociale a partire dai ragazzi più giovani perché anch’essi possano «tornare ad amare la democrazia e l’impegno politico». Di particolare rilievo i temi su accoglienza e ospitalità sviluppati da don Virginio Colmegna (Casa della Carità). Riprendendo una traccia del cardinal Martini, don Colmegna ha suggerito di interpretare la relazione di accoglienza non come mera relazione di aiuto, ma come relazione fondata sulla condivisione. L’evoluzione che la società civile è chiamata a innescare, ha detto don Colmegna, si compie in tre stadi: il primo è quello di coltivare ideali che sappiano scardinare l’indifferenza delle coscienze; il secondo sta nell’adottare uno stile di vita che trasformi l’emergenza generalizzata nell’urgenza personale di connettersi con il prossimo; il terzo, infine, risiede nel reinterpretare le disuguaglianze e la povertà come occasione di crescita per tutta la società civile. La relazione di Cristina de la Cruz Ayuso, do- cente di Filosofia politica presso l’Università di Deusto (Bilbao) ha riguardato la malattia che Gauchet chiama “patologia della non ap- partenenza”. Ogni individuo esige tutto dalla società, ma non sente di doversi impegnare in modo concreto in essa. Le istituzioni sono percepite come realtà lontane dai problemi di tutti i giorni. Il forum, ha spiegato padre Costa, al termine del convegno, non deve trasformarsi in un e- vento autoreferenziale, per quanto bello e ben riuscito, ma deve rappresentare la spinta per una presa in carico, per un impegno per- sonale e associativo. Per questo, insieme ai rappresentanti delle 8 associazioni promotri- ci, ha presentato il patto per un’etica civile. È emerso che occorre tessere un’etica civile, capace di attingere a tradizioni diverse, per interpretare la poliedrica realtà attuale e proporre pratiche rinnovate. In particolare, è stato detto, un’etica civile attenta al bene co- mune tocca diverse dimensioni qualificanti della convivenza: 1) una politica che sia risposta condivisa alle domande fondamentali delle nostre città; che sia intessuta di partecipazione, competenza e lotta alla corruzione; 2) un’idea innovativa di cittadinanza, slegata da quella esclusiva di nazionalità, perché ciascuno possa esercitare i diritti e i doveri fondamentali della persona in qualunque luogo, 3) una città accogliente per l’incontro tra le diversità, spazio di dialo- go senza violenza tra differenti religioni; 4) un’educazione orientata ad una nuova co- scienza, generatrice di città inclusive e polie- driche, intessute di connessioni; tesa a for- mare i giovani ad una democrazia partecipa- ta, etica e responsabile; 5) valorizzare le tan- te buone pratiche che esprimono un rappor- to sostenibile tra economia e ambiente; 6) un’economia orientata al contrasto della di- suguaglianza e della povertà diffusa; attenta alla dimensione civile, della solidarietà e del- la condivisione; 7) una comunicazione che sappia responsabilmente esprimere un di- battito pubblico libero, informato e plurale, ponendosi come strumento di formazione di coscienza civile, per persone e comunità, nel- la rigorosa attenzione per la veridicità di quanto veicolato. I Nominati i nuovi Cavalieri di Cultura e Scienza... MILANO – All’ombra della Madonnina il 4 aprile presso il salone – cosiddetto degli affreschi – della Società Umanitaria si è svolta la cerimonia che ha visto (insieme agli altri due personaggi) per il nostro collega Agostino Picicco l’investitura di Cavaliere di Cultura e Scienza, circolo culturale “La gioia del Pensiero”. Insieme con il mantello di Cavaliere, è stata consegnata la mela simbolo della conoscenza e la melagrana simbolo di energia vitale (vedi foto, secondo da sx). E ciò all’insegna del motto cavalleresco: Vir sapiens fortis est. Padrino dell’investitura è stato il generale Camillo de Milato, presidente del circolo promotore (al centro della foto). A fare gli onori di casa il presidente emerito del sodalizio Gaetano Galeone, il vicepresidente Maurizio Bossi e il presidente della Società Umanitaria Amos Nannini. Ospite d’onore della serata lo psichiatra Vittorino Andreoli. Questi i tre nuovi Cavalieri di Cultura e Scienza: Franco Rusconi, cardiologo, Agostino Picicco, scrittore e giornalista, Maurizio Sordi, architetto. Investiti prima del processo a Fidel Castro. Nelle mani – come accennato in apertura – hanno una mela, simbolo della conoscenza, e una melagrana, simbolo dell'energia vitale. Presenti alla cerimonia: oltre al vicepresidente Maurizio Bossi, la consigliere Marilena Ganci e la segretaria generale Chiara Caraffa. I (Foto di Sergio Frezzolini)

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La Gazzetta della Puglia DALLA LOMBARDIA P 3N. OMNIA 2017 – AGINA Presentato il 22 maggio presso la Società Umanitaria “Tempo pittore...” nuovo libro di Selvaggi MILANO – Lunedì 22 maggio alle ore 18,00, il libro “Tempo Pittore” è stato presentato nel prestigioso Salone degli Affreschi della Società Umanitaria a Milano. Con l’autore ne hanno parlato Amos Nannini, presidente del sodalizio ospitante, Giorgio Papa, amministratore delegato Banca Popolare di Bari, Stefano Dambruoso, questore della camera dei deputati, Camillo de Milato, presidente “Asilo Mariuccia”, Angelo Maria Perrino, direttore di Affaritaliani, Giovanna Mavellia, segretario generale Confcommercio Lombardia, moderati dal giornalista e scrittore Agostino Picicco (autore della recensione di seguito riportata). «Per il pedagogista e filosofo perugino Aldo Capitini «essere sempre poeti» rappresenta l’obiettivo più ambizioso al quale gli uomini possano tendere. È appunto questo uno degli obiettivi raggiunti da Giuseppe Selvaggi, bancario di professione, studioso di tradizioni popolari e animatore dell’associazionismo pugliese in Lombardia, alle prese con un nuovo impegno letterario rappresentato dal volume “Tempo pittore. Emozioni, spazio, infinito” (Ed Insieme). In questo testo, costituito da poesie intervallate da commenti in prosa, l’autore riprende i temi a lui cari, già affrontati nel volume “Milano e il mare dentro” e in altri vari scritti occasionali. Selvaggi rielabora, questa volta in forma poetica, le cogitazioni del vagabondare serale legate ai temi delle stagioni, della terra natia (sull’onda altalenante dei ricordi e dei ritorni, tra memoria e attualità), della quotidianità milanese, del silenzio, il tutto venato dalle argute considerazioni che gli sono proprie e che colpiscono il lettore per la scanzonata autoironia e l’immediatezza che le caratterizza. È il suo modo di rendersi comunicatore di stati d’animo e di osservazioni di vita, tramite un uso sapiente della parola caratterizzata da intensità evocativa e da paradossi (come quello della eternità breve). Selvaggi gioca a strutturare i suoi versi e le sue riflessioni partendo da immagini dell’attualità e della memoria dell’infanzia che si susseguono con il ritmo delle stagioni e dei rituali tipici del Natale, del Carnevale, della Pasqua, dell’estate ora “strana”, del sentirsi “forestie- ro” al suo paese, sugli sfondi del mare, degli ulivi, dei viaggi, della nebbia che, in Duomo, salva solo la luminosità della Madonnina ovattando la sua base. Tali descrizioni hanno un valore aggiunto costituito, come dice il titolo, dal “tempo pittore”, cioè quel trascorrere degli anni (di seicentesca memoria) che, scurendo i dipinti, dà la dimensione del passaggio del tempo sull’opera, smorza le tinte forti e – con una patina di mistero – conduce a una visione riflessiva e a una lettura esistenziale di realtà fatte di persone care, di paesaggi dell’anima e di ricordi, impreziosendo l’opera. È un modo, come dice lo stesso autore, di rianimare il passato attraverso la poesia, è un’arte che, tramite le parole, evoca vissuti irripetibili e non cancellabili, desideri di attimi, riflessioni su una originale condizione dell'anima. Il sottotitolo del volume, poi, è poeticamente esplicativo, richiamando emozioni vissute, spazio costituito da luoghi e tempi, infinito che è il desiderio al quale anela l’autore. Se è vero che la poesia si presenta come una dimensione della mente, nel caso di Selvaggi non si tratta di qualcosa di ermetico lasciato all’interpretazione del lettore, ma il suo pensiero sull’esistenza viene chiaramente articolato, attraverso quel linguaggio segreto proprio della poesia. E attraverso la parola Selvaggi contribuisce a colorare il mondo e a rendere l’incontro con gli amici un’arte, di cui – in fondo – queste liriche, mi piace pensare, sono espressione». I Onorificenza al biscegliese Padovano MILANO – Al biscegliese Pasquale Pado- vano, unico sopravvissuto del disastro ae- reo di Linate del 2001, Papa Francesco ha concesso l’onorificenza pontificia dell’Or- dine di San Gregorio Magno. La cerimonia d’investitura si è svolta sa- bato 11 marzo nella cappella privata del- l’arcivescovado di Milano. Il cardinale Angelo Scola, ha così voluto manifestare la riconoscenza della Chiesa al nostro corregionale Padovano. Un incontro questo che ci ricorda quanto accadde l’8 ottobre del 2001 all’aeroporto di Linate: teatro di una tragedia in cui morirono 118 persone di diverse naziona- lità. Unico sopravvissuto, proprio Pasqua- le Padovano. Oltre agli occupanti degli aeromobili coinvolti, morirono anche quattro addetti allo smistamento bagagli al lavoro nel re- parto. Un quinto addetto, Pasquale Pado- vano, seppur gravemente ustionato su gran parte del corpo, si salvò, risultando appunto l’unico sopravvissuto. I Alla Triennale in occasione del ritiro del premio “Urbanistica 2016” Il sindaco Depalma a Milano con i giovinazzesi MILANO – Il primo cittadino di Giovinazzo Tommaso Depalma non è estraneo a rapide sortite nella metropoli ambrosiana, motivate da ragioni professionali. L’8 novembre scorso, però, è giunto a Milano per ragioni istituzionali, cioè – come già ampiamente documentato da media e social – per partecipare all’evento svoltosi nelle sale della Triennale (vedi foto al lato del titolo) in cui ha ritirato il premio “Urbanistica 2016” ricevuto ad Urbanpromo per il progetto di riqualificazione del Lungomare Esercito Italiano. Un avvenimento questo che non potevamo sottacere seppur pubblicato con ritardo (motivo: la periodicità del nostro giornale). Dunque, ad accompagnare Depalma c’erano il dirigente comunale del ter- LA TUA VOCE 24 ORE SU 24 RADIO MENEGHINAF M 91,950 quotidiano radiofonico www.radiomeneghina.it indipendente di informazione cultura economia e varietà fondato e diretto da e-mail: segreteria@radiomeneghina.it via fax e telefonica: 02-48518913 Tullio Barbato. zo settore - gestione del territorio, ing. Cesare Trematore, i progettisti arch. Michele Sgobba e Mario Ferrari, e, dopo una faticosa trasferta notturna, una delegazione di cittadini giunta appositamente da Giovinazzo. A Milano – merito della comunicazione tramite i social – erano presenti all’evento una nutrita rappresentanza di giovinazzesi residenti in Lombardia, lieti di incontrare i concittadini, di salutare personalmente il sindaco e di partecipare ad un evento che riguardava la città. Nel suo discorso il sindaco Depalma ha invitato a prendere spunto da queste opportunità per non ripiegarsi sulle criticità che la città presenta – la discarica, la lama inquinata nella zona della ex ferriera – ma per valorizzarne i punti di forza come la bellezza naturalistica e artistica. Ha altresì rivolto un pensiero ai sindaci dei paesi colpiti dal sisma che non avevano potuto partecipare a tale rassegna perchè presi da problemi ben più gravi. Il momento più toccante è stata la dedica del premio alla città di Giovinazzo, ai tecnici che hanno realizzato il progetto, e, in particolare ... agli emigranti, forse colpito proprio da questa presenza spontanea e calorosa. Poco dopo su facebook ha confidato che ha apprezzato la loro partecipazione intesa quale testimonianza di a- Dibattito su “Eventi a Milano” more per Giovinazzo. L’orgoglio dell’appartenenza che traspariva dai loro occhi lo conserverà nel suo cuore come uno dei ricordi più belli, in un evento che ha valorizzato l’intera città senza schieramenti di alcun genere. Prima che i giovinazzesi presenti ripartissero e che i milanesi tornassero alle loro attività, ci sono stati momenti di amicizia e di allegria testimoniati dalle rituali foto ricordo. I G Nella foto da sx: il sindaco Depalma ritira il premio insieme al giornalista Agostino Picicco MILANO – Vittorio Fel- tri, direttore di Libero Quotidiano, e Andrea Mascaretti, consigliere comunale Fi, mercoledì 25 maggio, presso la So- cietà Umanitaria (Mila- no, via San Barnaba, 48) hanno dato vita a un in- teressante dibattito su “Riflessioni senza false ipocrisie su moschee, immigrazione, sicurez- za e regole da rispetta- re”. Obiettivi del dibattito, condotto da Rossana Rodà, sono stati l’analisi dei problemi e l’indivi- duazione di possibili au- spicabili soluzioni, per il futuro di Milano. Temi questi che hanno suscitato l’interesse di un folto e attento pub- blico partecipe al dibat- tito. I LA TUA VOCE 24 ORE SU 24 RADIO MENEGHNAF M 91,950 quotidiano radiofonico www.radiomeneghina.it indipendente di informazione cultura economia e varietà fondato e diretto da e-mail: segreteria@radiomeneghina.it via fax e telefonica: 02-48518913 Tullio Barbato.

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P 4AGINA – N. OMNIA 2017 DALL’ITALIA La Gazzetta della Puglia Una originale proposta per ricordare l’immigrazione pugliese a Torino Saluti da Cerignola, ovvero la riscoperta dell’emigrazione interna TORINO – Dall’inizio del mese e fino al 25 settembre, quasi in contemporanea con la ricorrenza a Cerignola dei festeggiamenti patronali in onore della Madonna di Ripalta, campeggia, in piazza Bottesini a Torino, una cartolina gigante di Cerignola, realizzata dall’artista barese Fabrizio Bellomo nell’ambito del progetto ‘Opera viva Barriera di Milano’, curato da Christian Caliandro, su progetto artistico di Alessandro Bulgini. La realizzazione del lavoro è stata preceduta da una ricerca condotta sia sul web che presso lo Studio Belviso, il laboratorio fotografico che ha realizzato le cartoline del paese negli ultimi cinquanta-sessanta anni. Il manifesto consiste nella ricreazione di una cartolina d’epoca, adattata al formato di tre metri per sei: un’immagine composita, che insieme alle immagini della cittadina di Cerignola e alla didascalia con i caratteri tipici delle cartoline turistiche d’epoca, comprende anche l’edicola sacra a Torino con la copia della Madonna di Ripalta. La rotonda di piazza Bottesini è nel quartiere di Barriera di Milano, nato come borgo proletario e operaio, meta di molte famiglie pugliesi emigrate nel secondo dopoguerra proprio alla volta di Torino. Ancora negli anni Ottanta, gli immigrati in città provenienti dalla sola Cerignola erano circa 35mila, e piazza Foroni – posta accanto alla rotonda di piazza Bottesini – con il suo mercato era ed è il centro della vita economica e sociale della zona. La cartolina-manifesto viene così a riunire luoghi lontani ma legati da decenni di storie, viaggi, vicinanze affettive, ricordi, vacanze, ritorni: i novecentotrentadue chilometri che separano Cerignola da Barriera, quasi da un capo all’altro dell’Italia, per un attimo si annullano e una nuova dimensione spazio-temporale si crea. L’iniziativa artistica vuole far emergere tratti dell’identità collettiva che a volte vengono rimossi o dati per scontati, ma che sono essenziali per il territorio e la sua comunità. L’autore, Fabrizio Bellomo, classe 1982, artista, curatore e regista, vanta importanti successi: i suoi lavori sono stati esposti in Italia e all’estero in mostre personali e collettive, attraverso progetti pubblici e festival cinematografici. È stato invitato e selezionato da importanti istituzioni a partecipare a progetti e mostre sia in Italia che all’estero. L’opera di piazza Bottesini è stata inaugurata il 6 settembre, in una sobria riunione open-air che ha avuto ospite d’onore “La Cicogna”, la storica associazione dei Cerignolani a Torino, presieduta dall’ing. Gianni Dimopoli, promotrice dei festeggiamenti in onore della Madonna di Ripalta che si svolgono a Torino, generalmente nel mese di maggio, da ormai 35 anni. «Ringraziamo gli ideatori dell’iniziativa – dichiara Rino Pezzano, vicesindaco del comune di Cerignola – che sono riusciti a realizzare in un’opera d’arte il miracolo che unisce due luoghi geograficamente lontani, ma accomunati da decenni di storie e tradizioni che non appartengono soltanto al passato. Una testimonianza mirabile della nostra identità collettiva, finalizzata a recuperarne tratti salienti che rischiano, col tempo, di essere dimenticati che ci consente – continua Pezzano – di porgere un affettuoso saluto a quanti rendono ancora vive le tradizioni della terra di origine, riducendo ogni tipo di barriera, fisica, geografica e culturale». «Questi Saluti da Cerignola ci hanno spinto ad una riflessione sulla reale consapevolezza che Cerignola, come ogni altra cittadina italiana, ha dei suoi cittadini emigrati, di ieri e di oggi – dichiara il presidente Dimopoli. A volte ci sembra proprio di essere stati dimenticati dai nostri concittadini. E invece il bagaglio di esperienze degli emigrati di ieri possono essere le moderne rimesse degli emigrati verso i territori di origine. Per questo La nostra associazione è al lavoro con l’artista per studiare un’analoga operazione a Cerignola che sappia trasmettere con estrema semplicità la ricchezza e i valori cui la città può attingere attraverso i suoi figli emigrati cerignolani nel mondo». G. DIM. G Nella foto: la cartolina gigante di Cerignola Festa in onore di San Sabino TORINO – L’associazione il “Ponte” dei Canosini di Torino anche quest’anno ha organizzato la festa patronale in onore di San Sabino, patrono appunto di Canosa di Puglia. La manifestazione si è svolta domenca 19 febbraio. Questo il programma con i momenti più salienti dell’evento; - ore 10,30: consegna premio “Canosino dell’anno” a Nunzio Margiotta c/o Api sala Busso “Castello di Lucento” via Pianezza 123; a seguire: il saluto al canosino gen. cc. Pasquale Lavacca prossimo al pensionamento; - ore 12,30: santa messa officiata da mons. Felice Bacco (parroco della cattedrale San Sabino di Canosa) nella parrocchia Santi Bernardo e Brigida (Lucento); - ore 13,30: pranzo c/o ristorante “Cascina Marchesa” corso Regina Margherita 371/10 (Parco Pellerina). In chiusura è doveroso far pervenire al presidente del sodalizio promotore Pasquale Valente e al suo direttivo un sentito grazie per la riuscitissima manifestazione. I Breve excursus storico dalla nascita (1921) ad oggi L’Arp di Milano Presentato al Piccolo di Milano il cartellone 2017 43ª ed. Festival Valle d’Itria MILANO – La ricerca storica ci indica che già dal 1921 esisteva una associazione pugliese a Milano. Nel capoluogo meneghino i pugliesi residenti sono numericamente la prima comunità regionale presente, ben rappresentati anche istituzionalmente. L’associazione regionale (Arp) si caratterizza per avere una sede autonoma. È gestita da un consiglio che coadiuva il presidente e vive fortemente i valori dell’interscambio culturale. È ben radicata nel territorio annoverando tra i suoi soci commercianti, imprenditori, professionisti, studenti universitari. I rapporti con le istituzioni sono costanti e tendenti a creare un modello di integrazione per vecchie e nuove migrazioni. ATTIVITÀ Le attività svolte dal sodalizio sono di tipo sociale aggregativo e culturali. La sede è luogo di accoglienza e di consolidamento dei rapporti di conoscenza che prescindono dal luogo di origine, in quanto il sodalizio si qualifica come: «Realtà culturale milanese che aggrega principalmente, ma non solo, pugliesi residenti a Milano e in Lombardia, di nuova migrazione o discendenza». L’attività caratterizzante dell’associazione è quella culturale variamente co- stituita dal sostegno ad attività teatrali (una compagnia teatrale e un gruppo di musica tradizionale sono vicine ed emanazione del sodalizio), rassegne cinematografiche e in particolare presentazione di autori che sono occasione di dibattito e di conoscenza. In tal senso sono coltivate relazioni con singole città non solo pugliesi. Nell’ambito della comunicazione, il rilievo alle manifestazioni viene fornito da giornali di carattere locale, da youtube e da facebook, sui quali si trovano cronaca e foto di diverse iniziative. Fiore all’occhiello dell’associazione è il premio “Ambasciatore di Terre di Puglia”, svoltosi ininterrottamente dal 2005, che ha premiato eccellenze pugliesi nel campo delle arti, dello spettacolo, dell’economia. OBIETTIVI Continuare a favorire e promuovere iniziative volte a far conoscere e ap- prezzare le peculiarità e le tradizioni delle regioni Puglia e Lombardia attraverso il coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, produttori di eccellenze enogastronomiche, artisti e esponenti della cultura. CONCLUSIONE Ecco la nuova prospettiva di un sodalizio di pugliesi a Milano. Se nei decenni scorsi l’associazione si proponeva di rendere un mutuo aiuto ai nuovi arrivati, di fornire occasioni di aggregazione e condivisione di amicizia, oggi l’associazione – fermi restando tali intenti – fa un passo avanti: non è più un luogo di nostalgici o di gente sterilmente legata al campanile di appartenenza, ma si pone quale laboratorio culturale e di orientamento. Oggi l’Arp è diventata a pieno titolo il centro culturale di alto profilo, come dimostrano le tante iniziative intraprese. I MILANO – Presentata in anteprima (a maggio) l’edizione 2017 del Festival della Valle d’Itria. Edizione in memoria dello storico direttore artistico Rodolfo Celletti nel centenario della nascita. In cartellone: sei opere, undici concerti, un festival junior, un convegno e una mostra. Al via il 14 luglio sino al 4 agosto. Presenti: Franco Punzi, presidente del Festival, Alberto Triola, direttore artistico, Fabio Luisi, direttore musicale, Ferdinando Santoriello, commissario straordinario del comune di Martina Franca, e Sergio Escobar a cui è stata consegnata la targa per i settanta anni di attività del Piccolo Teatro meneghino. Presente anche, in rappresentanza della regione Puglia, il dott. Aldo Patruno direttore del dipartimento turismo e cultura che ha espresso la perfetta sintonia tra gli indirizzi della Regione e i contenuti del Festival. Nel 2017 trovano spazio due giganti della tradizione italiana: Claudio Monteverdi, di cui ricorrono i 450 anni dalla nascita, con l’originale spettacolo Altri canti d’Amor (l’emblematico titolo che dà unità drammaturgica a tre magnifici madrigali) e Antonio Vivaldi al quale è stata riservata l’inaugurazione con un nuovissimo spetta- colo, l’Orlando furioso, realizzato in coproduzione con la Fenice di Venezia. Il direttore musicale Fabio Luisi prosegue nel suo personale percorso di approfondimento del belcanto italiano portando in scena, per la prima volta in epoca moderna, Margherita d'Anjou di Meyerbeer. Ai giovani talenti dell’accademia del belcanto “Rodolfo Celletti” è stata affidata l’opera Un giorno di regno di Giuseppe Verdi. Il Festival conferma una delle più fortunate iniziative delle ultime stagioni, l’opera in masseria con Le donne vendicate di Nic- colò Piccinni su testo di Goldoni. Al Chiostro di San Domenico Gianni Schicchi di Giacomo Puc- cini in versione cameristi- ca. Oltre al tradizionale concerto sinfonico a Pa- lazzo Ducale, un concerto vivaldiano con I Barocchi- sti di Diego Fasolis e il vio- lino solista di Duilio Gal- fetti per le Le quattro sta- gioni. E infine: il convegno con la mostra “Amore e Marte - arte, immagini, visioni dal- la Magna Grecia al Rina- scimento”. I Direzione e Redazioni 20148 - Milano, via Saverio Altamura n. 11 telefono e fax 02/36.51.30.48 70121 - Bari, via Prospero Petroni n. 5 telefono e fax 080/52.44.392 Direttore responsabile Domenico Tedeschi Condirettore e resposabile redazione per il meridione Pietro Filomeno Responsabile redazione Puglia Milly Chiusolo Stampa in proprio Tutti i diritti sono riservati. Manoscritti, foto, diapositive, disegni e altro materiale anche se non pubblicati non saranno restituiti. Le redazioni non sono responsabili delle opinioni espresse dagli autori degli articoli pubblicati. Attivita editoriale non commerciale ai sensi dell’art. 4 dpr 26 ottobre 1972 n. 633 e successive modifiche. Gli avvisi pubblicitari sono omaggio della direzione a ditte ed enti che offrono un contributo per il sodalizio: ordinario 30 euro sostenitore 50 euro e benemerito 300 euro. C/c Banca Popolare di Puglia e Basilicata filiale di Milano n.150-532/6 - Abi 5385-0 * Cab 01600 * Bic BPDMIT3B intestato all’Unione Editoriale.

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La Gazzetta della Puglia MISCELLANEA P 5N. OMNIA 2017 – AGINA NAPOLI – Benedetto Croce, filosofo, storico, critico letterario (Pescasseroli, L’Aquila, 25 febbraio 1866, vissuto quasi sempre a Napoli, dove morì il 20 novembre 1952). Nella cultura italiana del primo Novecento Croce (nella foto accanto al titolo) assunse una posizione centrale come innovatore dell’estetica. Sviluppando premesse implicite in Giambattista Vico (Napoli 1668/1744, filosofo e letterato), affermò l’autonomia della sfera estetica e rivendicò, contro i positivisti, l’unità della poesia e della sua piena indipendenza dalle ideologie. Riallacciandosi al filosofo tedesco Hegel (1770/1831), integrò la dialettica hegeliana degli opposti con una (“dialettica dei distinti”), secondo cui lo spirito si articola in quattro categorie, due “teoretiche” (estetica e logica) e due “pratiche” (economia ed etica), ciascuna delle quali presuppone le altre in una sorta di “circolarità”. Le scienze particolari ap- Commemorato con un covengno l’illustre filosofo e critico letterario Benedetto Croce a 150 anni dalla nascita partengono all’attività pratica; la filosofia si risolve in “metodologia della storiografia”. Croce fu senatore (1910), ministro della Pubblica Istruzione (1920/21), ministro senza portafoglio (1943/44), presidente del Partito liberale, deputato alla costituente nel 1946. Espresse la sua fede politica in vari scritti e discorsi che sono una nobile testimonianza della sua alta personalità. Opere principali: Filosofia dello spirito (Estetica, 1902); Logica; Filosofia della pratica; Teoria e storia della storiografia; Saggi filosofici, 9 volumi; Scritti di storia letteraria e politica (più di 30 volumi) tra cui Storia d’Italia dal 1871 al 1915 e Storia d’Europa nel secolo XIX. Dopo il convegno che si è tenuto nella città partenopea (22 e 23 settembre), presso l’Istituto italiano per gli studi storici, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e di autorità, tra le quali il sindaco Luigi de Magistris, il prefetto Gerarda Pantalone, il presidente della Regione Vincenzo De Luca, sarà di certo ancora più difficile bollare l’idealismo di Croce come pensiero provinciale. L’incontro, organizzato dalla Fondazione Biblioteca Benedetto Croce a 150 anni dalla nascita del filosofo, riguarda la diffusione internazionale della sua opera e vi hanno partecipato relatori da tutto il mondo: Paesi anglosassoni, Francia, Europa orientale, America Latina, Cina, Giappone. «Croce – osserva Piero Craveri, presidente della Fondazione – aveva intessuto una fitta rete europea di rapporti, i cui riflessi si avvertivano anche in Asia: la prima traduzione in cinese della sua Estetica è del 1937». E ora a Pechino l’interesse è rifiorito: dal 2000 in poi sono state pubblicate 7 opere di Croce. Il convegno di Napoli o- spitato a Palazzo Filomarino (edificio costruito all’inizio del XV secolo, che vide la presenza di Giambattista Vico e fu abitato dal Nostro per circa 10 lustri, fino alla sua morte, nel 1952), aperto con una ricca relazione dello storico Giuseppe Galasso, è stato preceduto in maggio da un appuntamento tenuto a Mosca e seguito (il 10 ottobre) da un incontro a Kyoto. «Tanta attenzione, – commenta Craveri – deriva dal fatto che Croce è un antidoto alla barbarie. Dinanzi a fondamentalismi, nazionalismi, populismi, c’è bisogno di riscoprire la sua religione della libertà». Le celebrazioni per Croce si sono concluse a novembre 2016 con l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Istituto italiano per gli studi. Cerimonia che il presidente Irti ha voluto dedicare ai 150 anni dalla nascita del fondatore, con la presentazione ufficiale dell’associazione degli ex allievi dell’istituto e del dossier con i profili dei 1.300 borsisti che lo hanno frequentato. Biagio De Giovanni ha tenuto la prolusione su:“Il concetto speculativo della libertà in Benedetto Croce”. Negli anni Quaranta all’estero si diceva di Croce che fosse «l’italiano più conosciuto all’estero negli ambienti culturali dai tempi di Galileo». GAETANO CARPENTIERI G Nella foto: Mattarella fra le altre autorità La più bella regione del Mondo! ROMA – Secondo il Na- tional Geographic la Pu- glia (è di nuovo) la regio- ne più bella del mondo. “Best Value Destination 2016” ambito riconosci- mento assegnato dal Na- tional Geographic ap- punto alla Puglia «come regione più bella del mondo». Il Best value travel desti- nation in the world Prize, insomma, ad una terra dove è possibile vivere esperienze uniche non solo per il suo mare, i suoi borghi, la sua realtà rurale e moderna, i suoi castelli e le cattedrali, ma soprattutto per la sua autenticità e la sua enogastronomia. Un riconoscimento strao- rdinario, soprattutto perché riguarda una classifica mondiale e non solo continentale, e che dimostra ancora una volta la ricchezza turistica dell’Italia. Il premio alla Puglia, è stato assegnato perché la regione «vanta il me- glio dell’Italia meridio- nale: i ritmi di vita, le tradizioni, la bellezza dei luoghi». E anche per- ché si possono gustare alcuni vini di qualità per niente costosi, in una re- gione che è la terza pro- duttrice di vini. I ROMA – Domenica 4 settembre 2016, sul sagrato di san Pietro, Domenica 4 settembre 2016 Papa Francesco l’ha ufficialmente proclamata davanti a oltre 100mila fedeli, papa Francesco ha proclamato santa Madre Teresa (1910 – 1997), Madre Teresa è Santa beatificata dal pontefice polacco, Giovanni Paolo II (1920 – 2005), il 19 ottobre 2003. La vita di Madre Teresa di Cal- cutta (si chiamava Anjese Gon- xhe Bojaxhiu) è semplice e miste- riosa nello stesso tempo. Sempli- ce perché è nota a tutti la gran- dezza delle sue opere e della sua rire ai margini delle strade, rico- figura, misteriosa perché ben po- noscendo la dignità che Dio ave- chi conoscono i moti dell’animo va loro dato». Perché, ha aggiun- di questa piccola-grande donna e to il Santo Padre: «Non esiste al- il cammino che da Skopje (Mace- ternativa alla carità: quanti si donia), dove è nata, l’ha portata a pongono al servizio dei fratelli, Calcutta, città dell’India, e alla benché non lo sappiano, sono co- fondazione delle Missionarie del- loro che amano Dio». In chiusura, la Carità. La sua era una famiglia Papa Francesco ha invitato i fe- benestante con una lunga tradi- deli a pregare per la missionaria zione di commerci. Il padre, sti- spagnola suor Isabella uccisa ad mato mercante, imprenditore, la- Haiti. scia l’Albania per stabilirsi a Madre Teresa trascende l’esi- naria era in vita, sia dopo la sua santemente che “chi non è anco- I Skopje, dove divenne anche un stenza terrena, prova ne sono il morte. Eventi testimoniati in ogni ra nato è il più debole, il più pic- influente membro del consiglio susseguirsi di eventi prodigiosi parte del mondo che hanno por- colo, il più misero”. Si è chinata G Nelle foto: comunale. La vicenda umana di verificatisi sia quando la missio- tato prima alla beatificazione e sulle persone sfinite, lasciate mo- Santa Teresa di Calcutta poi alla proclamazione a santa. Madre Teresa è una grande icona DISEGNO DI LEGGE SULLA CACCIA mondiale del Novecento, famosa dentro e fuori la Chiesa, seguita I DATI ISTAT SULLA POVERTÀ IN PUGLIA attentamente dai media, premio DALLA PUGLIA – Il 17 luglio la 4ª commissione della regione Puglia ha approvato, nella quasi totale condivisione, un importante disegno di legge per regolamentare e migliorare il settore faunistico. Il testo organico di riforma del settore della caccia (disegno di legge n. 67 del 02/05/2017) è denominato “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”. Il ddl, che dovrà seguire l’iter legislativo previsto per la sua definitiva approvazione, adegua la vecchia legge del 1998 alla nor- mativa nazionale di settore, nell’ottica della regolamentazione dell’attività di caccia e della protezione faunistica come risorsa ambientale nel medio-lungo termine. Risorsa ambientale che appunto nel medio-lungo termine se ben regolamentata ma soprattutto se ben vigilata potrebbe essere un valido apporto sociale. Va precisato che questo ddl non è stato votato solo dal gruppo del movimento 5 stelle, che ha comunque contribuito in maniera fattiva a emendare e migliorare il testo. I Nobel per la pace nel 1979 (record: è il primo Nobel canonizzato). «Lei, contro le ingiustizie dei potenti» Ha detto Papa Francesco nella sua omelia: «Madre Teresa di Calcutta ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, mettendoli davanti alle loro colpe, ai crimini della povertà creata da loro stessi. In tutta la sua esistenza – ha ricordato – è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. Si è impegnata in difesa della vita proclamando inces- DALLA PUGLIA – Gli ultimi dati Istat pubblicati sull’incidenza della povertà in Puglia sono molto confortanti: è scesa dal 18,7 per cento del 2015 al 14,5 per cento del 2016. Soddisfatto l’assessore regionale al Welfare, Salvatore Negro che si è così espresso: «Il dato Istat sull’incidenza della povertà nella nostra regione ci dice che dobbiamo e possiamo continuare con misure intraprese come Reddito di dignità (Red), i buoni servizio per il sostegno alla domanda di servizi per l’infanzia e la non autosufficienza, il fondo per il sostegno ai genitori, ad in- tegrazione della previdenza di categoria, la legge sulla lotta agli sprechi alimentari e farmaceutici». Ha poi concluso la sua breve nota l’assessore Negro, precisando che «non abbiamo la bacchetta magica e siamo consapevoli che le difficoltà che si trovano ad affrontare le famiglie pugliesi siano tante. Ma siamo certi che quel dato Istat può essere ancora migliorato nel tentativo di allinearci alle altre realtà italiane delle regioni del Nord». Auspicio che ci auguriamo diventi realtà. I

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P 6AGINA – N. OMNIA 2017 DALL’ITALIA/EUROPA La Gazzetta della Puglia Riportiamo l’andamento sportivo delle società (6 capoluoghi di provincia) che partecipano ai campionati professionisti e cadetti Il calcio pugliese dal Gargano al Salento G DI RICCARDO FILOMENO L’ANDAMENTO DEL FOGGIA CALCIO S.R.L. Dopo il primo posto in Lega Pro della stagione precedente, il Foggia è ritornato in Serie B. Vi mancava da 19 stagioni. L’esordio in B non si è però rivelato facile. Penultimo in classifica, davanti alla Pro Vercelli e subito dopo la Salernitana. La disfatta più pesante è quella subita dall’Avellino, che si è imposto per 5 a 1. Antonio Vacca, il centrocampista rossonero, ha confessato di non aver dormito per due notti. E si è subito scusato con i tifosi: «Le responsabilità sono soprattutto mie. Dal mio errore in avvio di partita è nata l’azione con cui l’Avellino ha sbloccato, su rigore, l’incontro. Da lì la partita si è complicata. Avevo la fascia di capitano, è giusto che mi assuma le responsabilità del ko. Mi scuso a nome della squadra per la prestazione, l’atteggiamento, la mancata reazione. Non abbiamo attenuanti». Ma il riscatto per i rossoneri è arrivata con la partita successiva, giocata contro il Palermo, una della migliori squadre della serie B. Non una vit- toria, ma un pareggio, anche se in casa e sostenuti da più di 10mila tifosi sugli spalti dello Zaccaria. Il pareggio con il Palermo, ha detto il mister Giovanni Stroppa, è stato un segnale di forza da parte della squadra. Una grande reazione alla brutta figura fatta con l’Avellino. Anche se i rossoneri non hanno ancora vinto la prima partita, il risultato ottenuto contro i siciliani ha creato nel gruppo entusiasmo e fiducia. Dopotutto il campionato è solo all’inizio. Ci sono ancora 38 turni da disputare. Certo, c’è tanto da lavorare, soprattutto per dominare l’ansia di prestazione. La Serie B non è la Lega Pro. Il livello tecnico è alto e, alla prima disattenzione, gli avversari arrivano al sodo. E poi, cosa che ancora manca ai “satanelli”, bisogna sfoderare cattiveria agonistica e determinazione. Nelle prossime giornate previste dal calendario non si dovrà sbagliare nulla. Ogni errore di troppo continuerà a essere fatale. I L’ANDAMENTO DEL FOOTBALL CLUB BARI 1908 Dopo la quarta giornata di campionato, il Bari è il terz’ultimo in classifica. Tre sconfitte consecutive, con Empoli, Venezia e Frosinone. Quattro gol fatti e ben otto subiti. Solo una vittoria, a inizio del campionato, contro un Cesena per niente insidioso. Male, proprio male. La tifoseria è sconcertata, come anche gli addetti ai lavori. Non sono dei biancorossi risultati del genere. Ma non bisogna disperare. Si è ancora all’inizio. Bisogna trovare ancora l’equilibrio che manca. Occorre una maggiore concentrazione e un assetto difensivo migliore. Nell’area di difesa non basta la sola presenza dello slovacco Norbert Gyomber. A commento della sconfitta col Frosinone, che si è imposto per 3 a 2 ed occu- pa (insieme con il Perugia) i primi posti della classifi- ca, le dichiarazioni di mi- ster Grosso in sala stam- pa: «Sconfitta immeritata, abbiamo giocato contro un grandissimo avversario. Gli episodi ci hanno pena- lizzato. Resto positivo per il modo in cui abbiamo di- sputato la partita. Perdere non piace a nessuno e tan- tomeno a noi. L’autorete i- niziale avrebbe ammazza- to anche un toro, ma sia- mo stati bravi a ripren- derci. Dobbiamo essere bravi ad eliminare gli er- rori e a trovare quel co- raggio in più. Ho cambiato interpreti, non modulo. Abbiamo difeso diversa- mente rispetto alle altre volte...». Nel proseguo ci sarà di sicuro una inver- sione di tendenza. I L’ANDAMENTO DELL’UNIONE SPORTIVA LECCE Roberto Rizzo, allenatore del Lecce, ha rassegnato le dimissioni. Decisione irrevocabile, presentata dopo la sonora sconfitta dei giallorossi (0-3) a Catania. Il tecnico salentino, che ha sostituito Padalino nella parte finale della scorsa stagione, ha lasciato la panchina dopo appena tre giornate di campionato, dove ha ottenuto una vittoria, un pareggio e una sconfitta. Sul sito ufficiale del Lecce, il tecnico Roberto Rizzo ha così motivato la sua scelta: «In queste ore ho maturato una decisione che seppur sofferta, è irrevocabile, nonostante i vari inviti da parte della società a ripensarci. Ho deciso di rassegnare le dimissioni dalla guida tecnica della prima squadra, dettate esclusivamente da motivi personali. Al presidente Saverio Sticchi Damiani e alla società tutta rivolgo il mio ringraziamento per il supporto datomi in questi mesi, a tutta la squadra va un abbraccio sentito, augurando al Lecce le migliori fortune per la prosecuzione del campionato. Per ulti- mo, ma non per ordine di importanza, la mia riconoscenza verso i tifosi giallorossi che non hanno mai mancato di far sentire il loro calore e attaccamento anche in questo mio ultimo periodo di lavoro». Nel frattempo, sotto la momentanea guida di Primo Maragliulo, allenatore in seconda, il Lecce è riuscito a battere il Rende e allontana la crisi in cui il Lecce era caduto dopo – ripetiamo – la brutta sconfitta di Catania. Subito dopo ci ha tenuto a precisare che «...io sono un traghettatore, sono consapevole del mio ruolo, spero che la società magari decida di lasciarmi questa panchina, fino a quando non me lo diranno continuerò a crederci». Intanto il presidente Saverio Sticchi Damiani ha sostituito il dimissionario Rizzo con Fabio Liverani, mister che lo scorso anno, tra l’altro, è stato autore di una grande impresa con la Ternana. L’obiettivo – ha detto Liverani – è di riportare i giallorossi in Serie B. I L’ANDAMENTO DEL TARANTO FOOTBALL CLUB 1927 Il Taranto, che milita nella serie D, non è an- cora una vera e propria squadra. Lo dimo- stra il secondo ko subito nelle prime tre ga- re sinora disputate. È stato preso a sberle in trasferta ad Altamura per 2 a 1 e in casa dal- la Sarnese per 3 a 2. Gioco svogliato e lento, quello dei rossoblù. Solo una crisi iniziale o qualcosa di più serio? Dopo la sconfitta con la Sarnese allo “Jacovone”, l’allenatore cala- brese Francesco Cozza non si è fatto vedere in sala stampa. Al suo posto ha parlato l'al- lenatore in seconda Vincenzo Murianni. «La squadra – ha detto – ha giocato malissimo, non siamo stati in grado di fare nulla di quello che avevamo preparato durante la settimana. Non riusciamo a reagire. Ci alle- niamo bene ma sul campo ci blocchiamo, è una questione mentale. Con Cozza non ho parlato perché è andato subito in riunione con la squadra». In sala stampa è intervenuto anche il difen- sore del Taranto Rocco D’Aiello: «Chiedo scusa alla società e alla piazza per i risultati negativi. Lavoreremo tanto in settimana per riscattarci. Mi vergogno perché non avevo mai concesso tutte queste palle gol agli av- versari in una partita, probabilmente non stiamo bene mentalmente, per questo chie- diamo scusa a tutti. Avevamo preparato be- ne la partita, il mister ci aveva detto tutto della Sarnese ma in campo scendiamo noi e la colpa è nostra. Con i fischi le gambe ini- ziano a tremare, ma è normale perché il cal- cio è questo...». I L’ANDAMENTO DELLE TRE SQUADRE DELLA PROVINCIA BAT Il Barletta è partito molto male. I biancorossi sono all’ultimo posto nella graduatoria del campionato di Eccellenza. Sinora, su quattro incontri, ne ha persi tre: con il Molfetta, il neopromosso Fasano e il Gallipoli. Franco Cinque, nel dopo partita contro il Fasano, aveva commentato con amarezza: «Abbiamo ancora tanto da lavorare ... Abbiamo pochi attaccanti in squadra, sicuramente faremo qualcosa sul mercato. Opero in sintonia con la società. Loro sanno su quali reparti intervenire». Prima dell’incontro con il Gallipoli erano infatti arrivati: Daniel Ola, difensore classe 1982 (ex Picerno); Mattia Trevisani, centrocampista classe 1998 (ex Trento); Emanuele Leone, portiere classe 1999; Alessio Diterlizzi, difensore classe 1992 (ex Fortis Trani e Real Bat). Ma il senso di marcia negativo non è cambiato lo stesso. Occorre impegnarsi ancora di più. ****** L’inizio di stagione della Fidelis Andria, categoria C, è stato sinora condizionato dagli ultimi minuti di gara. Tre incontri – con la Juve Stabia, la Casertana e il Cosenza – tre pareggi consecutivi. E ogni volta quasi a fine partita. Una beffa che si è ripetuta ben tre volte. Se non ci fosse stata, anziché tre punti in classifica, ora ne avrebbe 6. Rabbia e amarezza da parte del mister Valeriano Loseto. Al termine del pareggio per 1-1 maturato a Cosenza: «Sono molto amareggiato. Abbiamo subito l’ennesima beffa, questa volta però ho visto dei progressi e un’Andria migliore rispetto a quella scesa in campo con la Casertana. Non ci siamo abbassati e non abbiamo arretrato il baricentro come è successo nello scorso match. Ci vuole un pizzico di concentrazione in più per portare a casa le vittorie. Sono due punti persi ma sono soddisfatto della prestazione della squadra ed in particolar modo della linea difensiva. Allegrini? Risentimento muscolare alla coscia, spero non sia nulla di grave. Piccini? Ha subito una botta alla testa, lo staff medico valuterà l’entità dell’infortunio». Il mister, in cuor suo, sa però che la squadra ha dei limiti nel settore della difesa. Dovrà continuare a lavorare duramente per evitare, nelle successive gare, che fatali disattenzioni pregiudicano quanto è stato costruito durante quasi tutto l’arco del match. ****** Trani, che milita nella categoria Eccellenza, ha iniziato bene. Ha sinora disputato due partite, vincendo contro il Bisceglie (9 a 8, ai rigori) e il Casarano (1 a 0). Buone le prestazione dei due capo-cannonieri: Camporeale e Faccini. Occupa il secondo posto nella graduatoria. I biancoazzurri si sono aggiudicati il passaggio ai quarti di finale della coppa Italia. I L’ANDAMENTO DELLA ASD CALCIO BRINDISI Il Brindisi, categoria Promozione, è partito alla grande. L’intento, naturalmente, è quel- lo di vincere il campionato. Ha infatti già vinto le prime due partite sinora disputate: contro Il Salento Football e Copertino. Ha totalizzato 7 gol e non ne ha subito nessuno. Il mister Danilo Ruffini frena i facili entusia- smi dichiarando: «Proseguiamo con umiltà, piedi per terra ed equilibrio». La stagione 2017-2018 per il Brindisi è inizia- ta il 2 agosto presso lo stadio F. Fanuzzi, do- ve si sono incontrati tutti i giocatori sino ad allora tesserati. Rufini, ottimo tecnico, è coadiuvato da Piero Caputo (viceallenatore) e da Cristiano Novembre (preparatore por- tieri). Massaggiatore: Antonio Lopez. Le scelte tecniche sono state fatte tutte dal di- rettore sportivo, Mino Manta. Soddisfatto il presidente, Antonio Giannelli. La squadra allestita è di un certo spessore. Potrebbe persino essere pronta per l’Eccel- lenza. In attacco vanta bomber dalla caratu- ra di Mino Tedesco e Salvatore Scarcella, a cui si aggiunge Alessio Iunco e Paolo Proci- da. Tamborrino ed Hamadì sono fra i difen- sori più quotati della categoria. Forte il gio- vane centrocampista brindisino Claudio Morleo (già nel Carovigno e poi nella Asd Brindisi), classe 1995. Altrettanto bravo Vito Vantaggiato, difensore di fascia, con buona predisposizione anche ad attaccare. Non è da meno Daniel Errico, classe 1999, attac- cante con il fiuto del goal che con la Juniores ha realizzato numerosi reti. I

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La Gazzetta della Puglia DA BARI/FOGGIA P 7N. OMNIA 2017 – AGINA DALLA PUGLIA – La chiesa dedica grande attenzione al mondo degli emigranti al Nord Italia e alla loro accoglienza e valorizzazione soprattutto in occasione delle feste patronali estive. Lo dimostra l’intervista con mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta da pochi mesi. È quasi un dispiacere sottrargli tempo ed energie per una conversazione telefonica su Giovinazzo, sulla festa patronale, l’accoglienza degli emigranti, la vita cittadina, la stampa locale ... Monsignore – il nostro don Mimmo, come preferisce farsi chiamare – non si sottrae alla fatica del dialogo a tutto campo, anche in ore destinate allo studio o al riposo, dimostrando attenzione alle esigenze e all’importanza della comunicazione e facendomi sperimentare ancora una volta la sua cordialità già manifestatami attraverso piccole delicatezze nel nostro primo incontro durante il periodo pasquale. La festa patronale L’occasione per iniziare la chiacchierata è data dall’imminente festa patronale della Madonna di Corsignano e da quanto rappresenta per Giovinazzo. «Ogni festa patronale rappresenta un incontro di famiglia, si sperimenta la gioia del ritrovarsi e dello stare insieme piacevolmente. Quest’anno intendo vivere la nostra festa nello spirito del perdono chiesto e ri- Intervista telefonica sulla vita cittadina e l’accoglienza degli emigranti A colloquio con sua eccellenza monsignor Cornacchia cevuto, e della riconciliazione, nel contesto dell’anno giubilare della misericordia che stiamo vivendo. Nei tempi antichi durante la festa patronale si rinnovavano i contratti, si iniziava un anno nuovo: chiediamo alla Madonna di sapere ricominciare da capo con coloro con cui abbiamo avuto contrasti, disguidi e malintesi. Con Maria accade come in famiglia dove la mamma è il catalizzatore dell’umore dei figli, li guarda negli occhi e individua chi attende una parola di incoraggiamento, di conforto, di perdono. Comprendo bene che l’organizzazione della festa soffre delle difficoltà economiche che ci attanagliano in questi anni, tuttavia auspico che segni l’inizio di un modo nuovo di condurre la nostra vita privata, familiare, sociale e anche politica poiché la festa non conosce colori di partito, basta ritrovarsi nella piazza, basta guardarsi negli occhi per capire che abbiamo il dovere della gratitudine verso chi ci ha preceduto e un impegno morale verso le future generazioni». La festa, quindi, si presenta come incontro: «Le relazioni vere sono alla base della comunicazione, sono relazioni di confidenza e fiducia che fanno crescere la comunità. Soprattutto al Sud la festa è un dono della provvidenza: viviamola cercando di non frastornarci e ubriacarci in cose futili. Vanno bene il pranzo e la vacanza, ma occorre anche essere vicini a coloro che attendono questo momento come un nuovo inizio. Ad amici e forestieri che non vediamo da tanto, facciamo dono del nostro tempo, ascoltiamoli, siamo disponibili all’aiuto disinteressato e al volontariato, e torneranno al loro lavoro carichi e motivati, con la nostalgia della nostra terra. A questo proposito ringrazio i sacerdoti che hanno ospitato i campi scuola estivi per i ragazzi, e l’Amministrazione comunale, perché troviamo persone disponibili ad ascoltare, ad accogliere e a prestare aiuto materiale per i cittadini». Festa patronale vuol dire anche praticare la solidarietà: «Nei giorni scorsi abbiamo pianto per le vittime del disastro ferroviario di Andria-Corato, io stesso ho celebrato due funerali per il giovanissimo Antonio di Ruvo, e per la nonna e il conduttore di Terlizzi. Ho visto queste famiglie in lacrime, non si può far finta di nulla. Viene richiamato il senso di responsabilità dei cristiani e la solidarietà verso gli afflitti, i sofferenti, coloro che sono nella prova, quelli per cui la festa non ha valore perché non cambia nulla nella loro esistenza». Gli emigranti La festa patronale ci offre altresì l’occasione di accogliere i concittadini emigrati all’estero o al Nord. A tal proposito un riferimento opportuno va al messaggio che lo stesso vescovo ha indirizzato a coloro che soggiorneranno in diocesi per turismo e per svago, soprattutto agli emigranti che torneranno a casa. Don Mimmo sottolinea l’importanza di un turismo che arricchisca l’ospitante e l’ospitato, secondo la felice intuizione di Paolo VI. E aggiunge: «Occorre ‘far sentire a casa’: che i turisti trovino accoglienti i cuori dei giovinazzesi. È bello vivere di ricordi e di esperienze positive. Non dimentichiamo che siamo un popolo di emigranti in cammino. Non spegniamo la curiosità, il desiderio di conoscenza. Non siamo padroni delle cose e di noi, ciò che abbiamo è anche degli altri. Non si può essere felici da soli. La sofferenza che i nostri avi hanno vissuto nell’abbandonare la loro terra sia per noi monito a far sì che questa emorragia umana si fermi. Auspico una ripresa umana, psicologica, economica e materiale perché ognuno si senta a casa propria: per ciascuno di noi e per i migranti. Per quanto mi riguarda a settembre mi recherò ad Hoboken negli Stati Uniti ad incontrare i nostri concittadini lì residenti». A proposito di emigrazione un pensiero va anche ai profughi: «Le nostre spiagge non sono toccate dallo sbarco dei disperati e tuttavia non dobbiamo chiuderci al problema che coinvolge il Mediterraneo e il mondo. Papa Francesco ci ha detto che non è delitto migrare ma frutto di necessità e a questo proposito mostriamoci per quello che siamo, accoglienti, sensibili e doniamo con gioia, senza la paura di essere importunati: apriamo case e chiese per ospitare chi ha bisogno. Con il nuovo anno pastorale daremo concretezza a questa accoglienza, creando una sinergia tra parrocchie, Caritas, associazioni cattoliche, per poter far sentire meno il disagio a chi ha lasciato casa e famiglia». A sorpresa, poi, il vescovo aggiunge un ulteriore gesto di delicatezza per cui gli siamo ancora grati: «Mi raccomando alla grafica, non usate caratteri piccoli, anche le vecchiette devono poter leggere». AGOSTINO PICICCO G Nella foto: mons. Domenico Cornacchia DALLA PUGLIA – Il 30 marzo ci ha lasciati a 87 anni Il 30 marzo ci ha lasciati mosignor Tridente tanto che – alla sua morte il 20 aprile 1993 – fu mons. Tommaso Tridente, primo vicario generale della diocesi di Molfet- Addio don Tommaso nominato amministratore diocesano fino all’ingresso del nuovo vesco- ta (nella foto a sx con A- vo. E in tanti speravano gostino Picicco), in carica che proprio don Tomma- fino al 2011. La sua storia sacerdotale, so potesse succedere a don Tonino, ma iniziata nel fecondo rapporto con l’in- la sapienza della chiesa ha diversi pa- dimenticabile vescovo Achille Salvucci rametri, per cui a dicembre dello stes- che lo volle con sé al Concilio Vaticano so anno venne nominato mons. Donato II, incrocia quella del compianto vesco- Negro, che lo confermò vicario genera- vo Tonino Bello, che lo nominò suo vi- le, e lo stesso fece anche mons. Luigi cario. Martella, tenendolo in quell’incarico fi- Quando infatti don Tommaso terminò no agli ottant’anni. il suo servizio come rettore del semi- La mia amicizia con mons. Tommaso nario regionale di Molfetta, quasi in Tridente ha una data d’inizio precisa, il coincidenza con il decreto della Santa 26 maggio 1993. È la data – a poco più Sede del 30 settembre 1986 che sanciva di un mese dalla scomparsa del vesco- l’unificazione delle quattro diocesi au- vo Tonino Bello - che mise sul primo tonome confluite nell’unica nuova e- volume dell’opera omnia di mons. Bel- spressione di chiesa locale che pren- lo, che mi donò in occasione della visita deva il nome di diocesi di Molfetta-Ru- che gli feci nella sua veste di ammini- vo-Giovinazzo-Terlizzi, si rese necessa- stratore diocesano. Prima della data, la rio ridefinire strutture, compiti e ruoli dedica a me, «... nel comune ricordo nel nuovo organigramma diocesano, iniziando proprio con del vescovo che tanto ci ha edificati». Nel nome di don Toni- la nomina di un unico vicario generale della diocesi (prima no iniziavano ad aprirsi percorsi di amicizia, favoriti dalla c’erano quattro vicari generali per ogni città). cordialità di don Tommaso. Il 7 ottobre 1987 mons. Bello scrisse alla diocesi per comuni- Grande era la sua capacità di raccontare aneddoti, di ren- care e condividere le nomine compiute in relazione al nuo- dersi presente nelle feste onomastiche e non ricordo che ab- vo assetto pastorale-amministrativo (l’espressione è di don bia mai terminato un incontro o una telefonata senza dare i Tonino) e, annunciando che la scelta di vicario generale era saluti a mia madre, molfettese come lui. caduta su don Tommaso Tridente, così si esprimeva: «... dico Il nostro ultimo incontro risale all’aprile di quattro anni fa a solo la gioia grande che ho provato nel constatare che non Bisceglie quando, con l’occasione della presentazione di un sono passati inosservati, agli occhi di laici e sacerdoti, né lo mio libro su don Tonino, ricordammo il ventesimo anniver- stile con cui ha saputo sempre obbedire, né la signorilità con sario della sua scomparsa, alla presenza dell’arcivescovo di cui ha continuato a servire, né lo spirito di francescana sere- quella diocesi e di altre autorità. nità con cui sarebbe splendido che ognuno di noi, come ha Nella relazione svolta in quella sede, mons. Tridente illustrò fatto lui, sapesse leggere la propria storia personale». il senso della collaborazione con don Tonino, sempre frater- Nel formalizzare la nomina don Tonino precisava che don na e improntata a grande fiducia tanto che spesso il vescovo Tommaso non aveva bisogno da parte sua di un accredita- gli diceva «Fai tutto tu!». Ricordò anche che quando gli affidò mento ex autoritate «visto che le doti di intelligenza, di cuo- l’incarico di primo vicario generale della diocesi così gli si re e di preghiera in don Tommaso sono credenziali capaci di rivolse: «Don Tommaso, devo chiederti una cosa, prima dim- imporsi anche senza l’avallo del Vescovo». mi di sì, poi ti dico di cosa si tratta». In quella conferenza Forse don Tonino aveva già in mente don Tridente, quando don Tommaso rivelò che il suo unico rimpianto fu di non a- nel piano pastorale del 1986 Insieme alla sequela di Cristo ver più ritrovato alcune carte del vescovo andate smarrite sul passo degli ultimi, al paragrafo n. 169, definendo i compi- subito dopo la sua morte. ti del vicario, così li indicava: «... favorirà la fraterna amicizia Per il rapporto con don Tonino e per quanto ha rappresen- tra i presbiteri, lo scambio delle esperienze, la reciprocità tato per la chiesa locale in termini di fraternità verso i sa- dell’aiuto pastorale e la progettazione di iniziative comuni». cerdoti e di sapiente guida, ritengo che sarà cosa meritoria La signorilità, la discrezione, la capacità di stare nell’ombra, ricordare ancora più approfonditamente questo sacerdote infatti sono state caratteristiche che hanno reso don Tom- buono e caro a tutta la comunità. maso il primo collaboratore fidatissimo del vescovo Bello, A. PICICCO Il diritto del giornalista È con vero orgoglio che pubblichiamo il Ma- nuale di diritto dell’informazione e della comunicazione (Wolters Klaver, 652 pp, euro 55,00): ultimo lavoro – in ordine di tempo – di Ruben Razzante, nostro corregionale nato a Taranto, docente alla Cattolica di Milano e anche collega (giornalista iscritto all’Albo – e- lenco professionisti – dal 23 luglio 1998). «Garantire il diritto dei cittadini ad essere informati e assicurare il pluralismo dei me- dia sono due pilastri essenziali della nostra democrazia. Ma il giornalista è chiamato ad operare scelte mature sul terreno del diritto di cronaca, tutelando anche i protagonisti dei fatti e i fruitori delle notizie. Per questo le norme giuridiche devono tracciare confini si- curi per il corretto esercizio della professione giornalistica». A tutto ciò risponde questo volume che vuole offrire gli strumenti giuridici adeguati per imparare a fare informazione rispettando le persone e i loro diritti, «perché i giornalisti possano andare a testa alta, senza doversi pentire o vergognare di aver dato una noti- zia». Edizioni Centro di Documentazione Giornali- stica (sconto per i giornalisti praticanti del 40% sull’intera collana STUDIARE DA GIOR- NALISTA e del 30% sui singoli volumi. I

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P 8AGINA – N. OMNIA 2017 DALLA PUGLIA/BARI La Gazzetta della Puglia BARI – Fiera del Levante, edizione 2017. Espositori, pubblico. Come sempre. E, come sempre, ritorno dei soliti riti annuali. In particolare, il discorso inaugurale del premier. A pronunciarlo, quest’anno, è toccato a Gentiloni. Nessuna novità: il consueto punto sullo sviluppo/sottosviluppo del Mezzogiorno. Lo scontro tra il premier ed Emiliano, sì, c’è stato, ma non più di tanto. Il carattere mite e conciliante di Gentiloni ha garantito un civile dissenso democratico. Tutti ricordiamo il duello al calor bianco dell’anno scorso tra Renzi ed Emiliano. Puntualissime anche loro, sono soprattutto ritornate le polemiche. Due giorni prima dell’inaugurazione, il centro-destra del comune di Bari ha attaccato duramente il sindaco Antonio Decaro. In una conferenza-stampa del 7 settembre, i consiglieri comunali Melchiorre, Ranieri, Romito e Carrieri hanno denunciato la situazione finanziaria disastrosa in cui versa la Fiera del Levante. La causa? La malagestione degli amministratori scelti da Vendola, Emiliano e Decaro. Negli ultimi tempi, hanno sottolineato, «testardamente e scelleratamente sono stati bruciati milioni di euro dei cittadini baresi e pugliesi (dal solo bilancio comunale quasi 2 milioni di euro) per ripianare gli ultimi deficit gestionali causati da amministratori scelti per appartenenza politica e non per valore e competenza professionale» (https://www.borderline24.com/2017/09/07/bari-centrodestra-allattacco-decaro-fiera-del-levante-distrutta-portiamo-gli-atti-tribunale/). Ancora più scellerata, secondo l’opposizione, la scelta del centro-sinistra per rimediare al collasso finanziario (con milioni di debiti verso banche e fornitori): esternalizzare, ossia privatizzare, la gestione. In che modo? Si è pensato alla costituzione di una nuova società tra la Camera di Commercio di Bari e la Fiera di Bologna. Per l’opposizione, il partner è assolutamente inadeguato. Infatti: «Sono recenti infatti le notizie della chiusura del bilancio 2015 di Fiera di Bologna in perdita per oltre 9 milioni di euro. Le notizie dell’apertura di procedura di licenziamento (poi sospesa) per oltre 120 dipendenti di Fiera di Bologna. Le notizie del nuovo piano industriale e d’aggregazione delle Fiere di Bologna/Parma e Rimini. Notizie, quindi, che confliggono, clamorosamente, con le esigenze della Fiera del Levante, che necessita oggi più che mai di un partner forte e affidabile» (ivi). Intanto Emiliano e Decaro commissariano l’ente fiera barese Gentiloni inaugura l’81ª edizione del Levante G DI P. FILOMENO Naturalmente, in attesa dell’annunciata esternalizzazione, Emiliano e Decaro hanno commissariato la Fiera. In violazione, pare, delle norme statutarie e dei basilari principi imprenditoriali/gestionali: sono stati nominati commissari a mezzo servizio (uno di essi è anche dipendente regionale) e privi di competenza specifica in materia di gestione di enti fieristici. L’opposizione invita il sindaco a interrompere le procedure in atto per la costituenda società tra Camera di Commercio di Bari e Fiera di Bologna. Diversamente, ogni atto di concessione a terzi della gestione sottoscritto dall’attuale commissario, ritenuto illegittimo, sarà impugnato in tribunale. Sin qui la pars destruens. Interessante la pars construens. Intanto, ripristinare gli ordinari organi gestionali (presidente e consiglio di amministrazione). Poi: «Proponiamo che venga subito costituita una società mista per la gestione delle manifestazioni fieristiche tra Camera di Commercio-Unione industrialibanche locali-Confagricoltura-Comune di Bari (anche solo con una piccolissima partecipazione). Proponiamo che il partner/consulente industriale (non socio quindi), sia individuato nella Fiera di Verona (ente veramente solido e affidabile) o in uno dei soggetti che gestisce una delle migliori Fiere europee: la Fiera di Francoforte. Proponiamo inoltre che la Fiera del Levante si specializzi e diventi leader in Italia nell’organizzazione di fiere collegate alla green economy e diventi incubatore di startup attive nel settore dell’ecosostenibilità, mettendo a disposizione le proprie infrastrutture (opportunamente riqualificate con fondi europei)» (ivi). Bisogna dire che diagnosi e terapia del centro-destra non sembrano fare alcuna grinza. Peccato che quando il centro-destra è stato al potere abbia razzolato male. I Bisceglie a Dino Abbascià BISCEGLIE – Dopo la casa fa- miglia intitolata alla memoria di Dino Abbascià (e inaugurata a Bari 21 marzo 2016) il nostro beneamato corregionale, che tanto ha dato ai meno fortunati nel corso della sua vita, è stato ricordato anche dalla sua città natia Bisceglie che gli ha inte- stato una scuola primaria del centro storico. La cerimonia di inaugurazione (avvenuta di re- cente)con il taglio del nastro alla presenza di tutte le auto- rità cittadine, onere del sinda- co Francesco Spina. «Intitolia- mo questa scuola a un uomo che si è costruito da solo con spirito di iniziativa, con sacrifi- cio e con impegno – ha sottoli- neato nel suo discorso Spina –. Questo è proprio il messaggio che deve arrivare a voi bambi- ni in questa giornata: non de- mordere mai, le speranze di una comunità sono riposte in voi». Dino Abbascià è stato per oltre un decennio presidente del- l’Arp di Milano oltre che im- prenditore, filantropo, dirigen- te di categoria e amico di molti di noi, soprattutto del nostro direttore (motivo: Dino era an- che giornalista e scriveva per- la nostra Gazzetta). I A pochi mesi dalle politiche il Parlamento non ha ancora approvato le rgole del “gioco” Legge elettorale, quando? Serata dell’emigrante GIOVINAZZO – Quest’anno con una modalità nuova il 18 agosto si è tenuta la festa degli emigranti giovinazzesi. Il concerto di Luciana Negroponte e della giovinazzese Annmaria Carrieri non è stato preceduto dalla descrizione delle solite storie. L’amministrazione comunale e l’organizzazione festeggiamenti patronali, presieduta da Francesco Pugliese, hanno accolto i giovinazzesi all’estero, facendoli salutare ... da Rusche e Irina, due signore rispettivamente dell’Albania e della Romania, che risiedono ormai da tanti anni a Giovinazzo. Sullo sfondo di queste testimonianze i temi dell’accoglienza, dell’integrazione, della società multiculturale di una comunità inclusiva. Anche Giovinazzo si presenta come multiculturale. Gli spostamenti delle popolazioni, la mondializzazione dell’economia e dell’informazione creano una mescolanza di persone dalle origini e dai modi di vita differenti, fenomeno senza precedenti nella storia umana. Si nasce in un luogo, ci si forma in un altro, si va a vivere in un altro ancora: tutti questi, più che punti statici di un passato lasciato alle spalle, sono nodi di una rete di rapporti affettivi, di amicizia, di lavoro, in connessione continua. Ma non bisogna confondere la mobilità con la fuga. La fuga dei cervelli può diventare una ricchezza per il territorio, specie se si riesce a fare leva sul legame di affetto che i giovani sentono per la propria terra e che si identifica come memoria delle proprie radici. Su questi temi sono altresì intervenuti il sindaco Tommaso Depalma, l’assessore alla cultura Daniela Sala, Giuseppe Murgida segretario nazionale Aitef, Giuseppe Illuzzi presidente Filef degli emigranti australiani, che tanto si è attivato per la buona riuscita della serata. Di particolare spessore la testimonianza del gen. Camillo de Milato, presidente Arp di Milano (a dx nella foto), che si occupa professionalmente di inserimento e integrazione di famiglie di migranti. I G DI P. FILOMENO I DALLA PRIMA (...) Riadattarsi, dalla sera alla mattina, alla solita routine della città comporta un certo trauma. Come si fa infatti a conciliare, di botto, il mare, la montagna e la campagna con il traffico convulso, i ritmi del lavoro e le responsabilità che la professione impone? Gli psicologi, sempre loro, suggeriscono anche le modalità comportamentali per il riadattamento. Quello che non suggeriscono, perché non lo prevedono tra i casi di stress, è come difendersi dal ritorno dei talk-show televisivi. Dalla depressione indotta dai soliti conduttori sempre più pagati, dalle solite facce di bronzo (e qui il sole non c’entra) dei soliti politici, dalle solite chiacchiere in libertà, dai soliti urli e litigi indecorosi, dai soliti applausi a comando del pubblico in studio, dai collegamenti esterni con inviati eccitati e cittadini assatanati. Talk-show peraltro sfornati in fotocopia, che gareggiano tra di loro non per informare ma per fare spettacolo. E del più becero. Meglio, nel senso di peggio, se morbosi. Vedi il caso Noemi, la sedicenne salentina, uccisa dal fidanzato. Giornalismo deprecabile. A questo si aggiunge il vero dramma del rientro: ritrovarsi alle prese con i tanti gravi problemi di ogni giorno. Qui non ci sono terapie psicologiche, né tanto meno farmacologiche, che tengano. Il malessere è forte e generalizzato. Investe la scuola, la sanità, l’occupazione e via elencando. Ognuno di noi lo vive sulla propria pelle. Purtroppo, all’orizzonte, non si profilano adeguate soluzioni da parte di chi ha la pretesa di trovarle: i nostri politici. No, non è la voglia di buttarla sempre in politica. È che tocca a lei, e non ad altri, il compito di raddrizzare le gambe storte della realtà. Mancano pochi mesi alle elezioni e non abbiamo ancora una legge elettorale. Ogni partito e partitino vuole cucirsela addosso su misura. E così non si arriva mai al dunque. Alla fine, o non si farà, con il risultato a tutti evidente che nessuno riuscirà a governare dopo le elezioni. O si farà pasticciata, con un altrettanto evidente risultato negativo. Oggi si parla di Rosatellum, ieri di Tedeschellum, avanti ieri di Italicum, ancora prima di Mattarellum. Un manicomio, spia dello stato confusionale e del livello mediocre a cui è giunta la nostra classe politica. Per non piangere, facciano nostro il commento di Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, sulla Rosatel- lum: «La proposta è enologicamente interessante. Battuta a parte, mi auguro che si arrivi a una conclusione e che l’Italia non sia costretta a ritrovarsi, dopo il Mattarellum e l’Italicum, con il Pippellum» (La Verità, 23 settembre 2017, p. 7). Intanto assistiamo a scenari sconfortanti. Silvio Berlusconi, 80 anni, ritorna in auge per incapacità altrui. E prosegue con il suo metodo: mandare in Parlamento attricette e servi sciocchi. Ora pare che tocchi persino a Francesca Pascale e forse, dopo la conversione all’animalismo, a qualche cavalla, capra, gatto o cagna. Nel frattempo ha già scelto i nomi delle nuove belle statuine che rappresenteranno Forza Italia in tv. Il Pd, non più ambientalista e solidale, ha imboccato definitivamente la deriva socio-economica di destra: forse guadagnerà qualche voto moderato, ma intanto ha perso l’anima. Il Movimento 5 stelle, dall’identità incerta, ha cambiato più volte idea. Di Maio, incoronato leader da Grillo, è andato persino a farsi benedire da San Gennaro. Salvini, mentre rottama Bossi, ha la pretesa di competere con Berlusconi. La Meloni urla e gesticola, ma conta come due di briscola. A sinistra, dove ognuno si sente leader di se stesso, crescono le scissioni. Chi ha un concetto alto della politica, se ne duole. Attenzione, però: il Paese che ha una pessima classe politica ha anche una pessima classe civile. L’una è specchio dell’altra. Purtroppo! G Nella foto: il premier on. Gentiloni

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La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA/BARI P 9N. OMNIA 2017 – AGINA Dal Gargano al Salento tra fede e folclore vengono allestiti in grotte e aree naturali I presepi viventi tradizione della Puglia DALLA PUGLIA – Come ogni anno, in Puglia ritornano i presepi viventi. Le bellezze della regione offrono scenari incantati per la rievocazione della Natività. Dal Gargano al Salento, tra fede e folclore, vengono allestiti in grotte e aree naturali, masserie e casolari di campagna, in riva al mare e nei centri storici. Enormi scenografie e centinaia di figuranti si mobilitano per ricreare l’atmosfera dell’antica Betlemme: botteghe di falegnami, arrotini, tessitrici, maniscalchi, bue e asinello, Maria e San Giuseppe, bambino. Il tutto tra illuminazioni artistiche, musica e specialità gastronomiche natalizie. Non si possono citare tutti gli eventi organizzati. Per rintracciarli basta cliccare sugli appositi siti, in particolare su quello della Regione Puglia (http://www.viaggiareinpuglia.it/cam/26/it/vivila-magia-del-natale-inpuglia). Una guida dettagliata sui presepi viventi del Salento si trova sul sito http://www.immaginasalento.it/salento-eventi/guida-ai-presepi-viventi-del-salento.html. Qui ci limiteremo a menzionarne alcuni, senza nulla togliere agli altri. A Tricase viene allestito il più grande presepe vivente d’Italia. Quello di Pezze di Greco è il più antico della regione (http://www.presepeviventepezzedigreco.it/). A Canosa la rievocazione, alla XIII edizione, è ospi- tata in un’area di interesse archeologico. Presepi viventi anche a Mottola e Massafra. Nel Salento, scenario perfetto per la realizzazione del presepe, sono tante le città e cittadine che ospitano la magia dei presepi. Si parte dai più piccoli presepi artistici, che riproducono in miniatura la scena della natività, fino ad arrivare ai presepi viventi, vere e proprie rappresentazioni della vita di un tempo. I presepi artistici vengono esposti un po’ ovunque, soprattutto nelle chiese. Alcuni, vengono realizzati in cartapesta e terracotta, frutto di una antica tradizione artigianale, che si tramanda da generazioni. I presepi viventi vengono invece inscenati quasi sempre nei centri storici, nelle grotte e a volte nei palazzi nobiliari. Dietro ognuno di essi agiscono associazioni di appassionati, dando vita a spettacolari rappresentazioni come in un teatro a cielo aperto. Tra le tante iniziative: quelle di Caprarica, Galatone, Nardò, Lecce (un piccolo villaggio creato intorno alla chiesa di San Francesco d’Assisi), Neviano (all’interno del centro storico, oltre 120 figu- G DELL’AUTORE ranti), Parabita (all’interno della Masseria Paradiso, con figuranti bambini della scuola dell’infanzia), Specchia (nel bellissimo e caratteristico centro storico medievale, 250 figuranti), Tricase (alla 27esima edizione, si sviluppa sul monte Orco, ed è considerato uno dei presepi simbolo del Salento, per l’estensione dell’area utilizzata e soprattutto per l’organizzazione che conta circa 250 figuranti), Vignacastrisi (frazione Ortelle, alla 12esima edizione, più di trenta scene e circa 300 figuranti). A corredo di tutto ciò, mu- siche e canti natalizi, stornelli popolari, gruppi di zampognari per i centri storici dei paesi, concerti, mercatini di Natale, specialità gastronomiche locali con degustazioni (“pittule”), formaggi, vino, olio, prodotti del forno, orecchiette, pasta fatta in casa, focacce, “pucce” e dolci) e visite guidate alle bellezze artistiche locali. Sul Gargano e Monti Dauni la Sagra del Fagiolo (“Féte de lu fasùle de Faìte”) di Faeto. Ad Ascoli Satriano, sulla scia delle luci dei presepi, visita al Parco Archeologico dei Dauni e a Villa Faragola. Visita guidata anche alla Torre delle Saline di Margherita di Savoia. A Canosa, la “Sagra del dolce tipico”. A Grottaglie, nel tarantino, per la XXXVII Mostra del Presepe, vista alle Botteghe del Quartiere delle Ceramiche e al Borgo antico. A Specchia, dove protagonista è l’albero di natale, accensione della caratteristica “Focaredda” e “Sagra della Pittula”. Felice matrimonio tra fede, folclore e turismo invernale. I G Nelle foto: due presepi viventi della Puglia Sabto 9 luglio Canosa ha ospitato la 18ª edizione premio «Diomede» Al generale Augelli «Il Canosino dell’anno 2017» CANOSA – Sabato, 8 luglio all’insegna della cultura, in quel di Canosa di Puglia (BT), sono stati presentati i personaggi premiati nella 18ª edizione del premio «Diomede»: “... alto riconoscimento alle personalità di origine canosina e pugliese distinte nel campo culturale, sociale, economico, scientifico, artistico e sportivo”. A condurre la cerimonia Mauro Dal Sogno, speaker di Radio Norba. Il palco, come tradizione, sul sagrato della basilica cattedrale San Sabino ha ospitato le eccellenze del territorio tutte intervistate dal conduttore. Il premio per la sezione «Canusium» è stato consegnato dal primo cittadino di Canosa, Roberto Morra e da Angela Valentino presidente del comitato promotore al canosino generale Augelli (dal 2016 comandante delle fiamme gialle in Puglia), «la prima volta nella terra natìa per fare bene il proprio lavoro». La sezione «alla Memoria», (di un personaggio G DELL’AUTORE non più in vita di origine pugliese) è stato assegnato a Nino Lavermicocca (Bari 1942 - 2014). La sorella Michelina che ha ritirato il premio dalle mani del presidente della fondazione archeologica locale, Sabino Silvestri e dal componente del comitato Antonio Capacchione ha consegnato una lettera scritta dalla vedova Liliana Plantamura e dai due figli Pierluigi e Stefano che vivono a Vienna. «Esprimendo il nostro rammarico – scrivono i famigliari – per l’impossibilità a partecipare alla cerimonia del Premio Diomede, desideriamo ringraziare calorosamente tutti coloro che hanno reso possibile questo riconoscimento al lavoro ed all’impegno di una vita, quella di Nino Lavermicocca. Come Diomede, diffusore di civiltà, Nino attraverso le sue scoperte nel campo dell’archeologia medievale, la loro valorizzazione e fruizione, oltre che con i suoi numerosi scritti e la promozione di tante iniziative culturali, ha lasciato un segno indelebile a Canosa come in larga parte del territorio pugliese. Lascia però anche un messaggio per le nuove generazioni: la vera emancipazione passa attraverso la cultura e la conoscenza della storia. Vogliamo dunque ringraziare, chi non dimentica questo messaggio e si spende per la concreta rinascita del territorio». La sezione «Aufidus» è andata all’architetto Michele Menduni, che ha ricevuto la statua dal suo collega Giuseppe D’Angelo, presidente dell’ordine degli architetti della BAT. Per l’occasione don Felice Bacco ha sottolinneatoto l’importanza della scoperta delle fonti storiche degli affreschi della cattedrale di San Sabino di Canosa presso l’archivio di stato di Roma, ad opera dell’architetto coratino che vive a Firenze con Canosa nel cuore e nei suoi pensieri. La sezione «Speciale» attribuita dal comitato è stato consegnato dal prefetto della BAT dottoressa Clara Minerva e dall’architetto Mariateresa Conte al console d’Italia a Smirne, Luigi Iannuzzi che fiero dei suoi natali canosini non dimentica mai di citare le sue origini meridionali. La sezione «Speciale Giovani» alla start-up Olivhealth ideata da Cosimo Damiano Guarini (agronomo, scrittore ed autore di diversi lavori sul mondo dell’ulivo e dell'olio). Hanno ritirato il premio i dottori Giuseppe Palma (ricercatore) e Claudio Pecorella (nutrizionista) dalle mani di Tonia Rotondo e Serafino Morra entrambi componenti del comitato. Mentre l’altro premio (speciale giovani) assegnato al calciatore Tommaso Coletti è stato consegnato dalla campionessa nazio- nale di pallavolo Stefania Sansonna, vincitrice del premio «Diomede 2013», dal consigliere regionale Francesco Ventola e dal componente del comitato, Bartolo Carbone che ha letto la motivazione. Il comitato del premio ha assegnato anche un riconoscimento ufficiale alla Federazione delle misericordie di Puglia per le attività prestate durante le ultime calamità nell’Italia centrale e per gli interventi all’incidente ferroviario Andria-Corato di luglio dello scorso anno. A ritirare la targa d’onore il presidente della Federazione, Gianfranco Gilardi. L’altro riconoscimento ufficiale è andato al gruppo O.E.R. di Canosa costantemente impegnato nel sociale e assistenza, consegnato al suo fondatore Donato Di Giacomo. E infine, le dolci melodie di Kelly Joyce e di Marty Landriscina con Il tormentone dell'estate 2017 di Santino Caravella «... se vuoi mangiare piglia la Puglia, se vuoi cantare piglia la Puglia, se vuoi ballare piglia la Puglia...», autentico spot promozionale per la Puglia, hanno fatto da colonna sonora dall’inizio alla fine di tutte le fasi della cerimonia di consegna di quest’anno. I G Nella foto): “Il Canosino dell’anno 2017” gen. Vito Augelli

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CRAC DEL COMUNE P 10AGINA – N. OMNIA 2017 DALLA PUGLIA/SALENTO MARTINA FRANCA – Presentata in anteprima (a maggio) l’edizione 2017 del Festival della Valle d’Itria. Edizione in memoria dello storico direttore artistico Rodolfo Celletti nel centenario della nascita. In cartellone sei opere, undici concerti, un festival junior, un convegno e una mostra. Al via il 14 luglio sino al 4 agosto. Presenti: Franco Punzi, presidente del Festival (a sx nella foto), Alberto Triola, direttore artistico, Fabio Luisi, direttore musicale, Ferdinando Santoriello, commissario straordinario del comune di Martina Franca, e Sergio Escobar a cui è stata consegnata la targa per i settanta anni di attività del Piccolo Teatro meneghino. Presente anche, in rappresentanza della regione Puglia, il dott. Aldo Patruno direttore del dipartimento turismo e cultura che ha espresso la perfetta sintonia tra gli indirizzi della Regione e i contenuti del Festival. Nel 2017 trovano spazio due giganti della tradizione italiana: Claudio Monteverdi, di cui ricorrono i 450 anni dalla nascita, con l’originale spettacolo Altri canti d’Amor (l’emblema- Presentato a Martina F. il cartellone 2017 43ª ed. Festival Valle d’Itria tico titolo che dà unità drammaturgica a tre magnifici madrigali) e Antonio Vivaldi al quale è stata riservata l’inaugurazione con un nuovissimo spettacolo, l’Orlando furioso, realizzato in coproduzione con la Fenice di Venezia. Il direttore musicale Fabio Luisi prosegue nel suo personale percorso di approfondimento del belcanto italiano portando in scena, per la prima volta in epoca moderna, Margherita d'Anjou di Meyerbeer. Ai giovani talenti dell’accademia del belcanto “Rodolfo Celletti” è stata affidata l’opera Un giorno di regno di Giuseppe Verdi. Il Festival conferma una delle più fortunate iniziative delle ultime stagioni, l’opera in masseria con Le donne vendicate di Niccolò Piccinni su testo di Goldoni. Al Chiostro di San Domenico Gianni Schicchi di Giacomo Puccini in versione cameristica. Oltre al tradizionale concerto sinfonico a Palazzo Ducale, un concerto vivaldiano con I Barocchisti di Diego Fasolis e il violino solista di Duilio Galfetti per le Le quattro stagioni. A seguire ancora: il convegno con la mostra “Amore e Marte - arte, immagini, visioni dalla Magna Grecia al Rinascimento”. Ma non è finita qui. A Grottaglie venerdì 28 luglio nell’ex convento dei Cappuccini, si è tenuta la conferenza:“Storie di creazione di valore: il Festival della Valle d’Itria”organizzata dal Rotary Club locale. I lavori sono stati aperti da Mauro Roussier-Fusco, presidente dell’organizzazione promotrice e conclusi da Gianni Lanzillotti, governatore del distretto 2120 - Puglia e Basilicata. Il professor Francesco Lenoci (a dx nella foto), docente presso l’università cattolica «Sacro Cuore» di Milano e Patriae Decus della città di Martina Franca, ha svolto la relazione prendendo spunto dalla seguente meravigliosa descrizione del gruppo di facebook “Il Festival della Valle d’Itria Ospite come sempre a Milano”, da lui fondato nel 2009: «Il Festival della Valle d'Itria – ha tra l’altro precisato il professore – rientra, per origini e per meriti acquisiti, tra le manifestazioni benemerite della cultura e dell’arte; e appartengono alla storia del Festival: - le molteplici riproposte di opere italiane e internazionali; - le innumerevoli interpretazioni musicali diventate celebri; - ed i tanti...tanti straordinari interpreti». I La Gazzetta della Puglia Energie al Sud storie di lavoro e innovazione DALLA PUGLIA – Si è svolto nell’elegante piazzetta Im- macolata di Chiesanuova di Sannicola l’evento “Ener- gie a Sud: storie di lavoro e innovazione”. Appunta- mento di mercoledì 6 settembre per chi, in una serata di fine estate, ha voluto ascoltare i racconti di chi da anni si occupa di impresa e cambiamento sociale, con uno sguardo sempre rivolto al Salento. Perché, sia che si sia nati e cresciuti in Salento e poi migrati altrove, sia che dal Salento non ci si sia mai mossi, sia che la si osservi da lontano, questa terra ap- pare ormai come un luogo di sperimentazione e futu- ro, con i piedi ben piantati nella terra rossa dei pomo- dori e delle rape, e lo sguardo rivolto alla ricerca, ai talenti, al mondo e al futuro. Una serata voluta dall’organizzazione “Energie a Sud”, che promuoverà ancora una serie di incontri le- gati a Sannicola per una progettazione viva e sosteni- bile nei prossimi anni. Tony Ingrosso, sannicolese appassionato di sviluppo locale e ideatore del progetto, ha moderato la serata, che si è aperta con il saluto istituzionale del sindaco Cosimo Piccione. Sono seguiti gli interventi di Gaeta- no Castellini Curiel, Peppe Zullo, Luca Pignatelli e Francesco Lenoci. Arte, produzioni locali, turismo, tra- dizioni culinarie e saperi, ma anche finanza, innova- zione, internazionalizzazione e futuro: le energie a Sud attraversano tutto questo. I CINEMATOGRAFIA Nominato presidente Laudadio DALLA PUGLIA – Felice Laudadio, già direttore artistico del Bif&st, il Bari International Film festival, è stato nominato presidente della Fondazione «Centro sperimentale di cinematografia» di Roma. Lo ha nominato il ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, acquisito il parere positivo delle commissioni Cultura di Camera e Senato. «Ringrazio il ministro Franceschini per il delicato incarico cui mi ha chiamato in quanto autore cinematografico e organizzatore culturale di lungo corso, – ha detto Laudadio – le commissioni parlamentari e, per il lavoro svolto, il cda uscente». Per il nuovo e prestigioso incarico il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, si è detto soddisfatto, sottolineando la grande competenza e professionalità di Laudadio. A nome di tutti i pugliesi, gli ha espresso auguri e complimenti a cui si associa La Gazzetta. I Edizioni Grifo - Autori Salvatore Imperiale e Antonio Resta Sciucamu a tuddi Guida ai giochi tradizionali salentini Con che cosa giocano i bambini e gli adolescenti di oggi, è sotto gli occhi di tutti: cellulari, computer, smartphon, playstation. Videogiochi, inventati e prodotti dai più sofisticati marchingegni tecnologici. Che costringono a stare fermi, per ore, davanti a schermi lampeggianti e a subire martellanti suoni elettronici. Digitano in maniera compulsiva, con facce contratte e sguardi alienati. Spesso soli, al più collegati a distanza con altri coeta- nei. Chiusi in un mondo virtuale, con poca creatività. E colpiti da incipienti malanni, tra cui l’obesità e la psicodipendenza. Tutto grazie al crescente benessere e al rapido sviluppo tecnologico. Ma c’è stato un tempo, che è durato sino agli anni Sessanta del Novecento, in cui i bambini e i fanciulli giocavano e si divertivano senza andare incontro a danni e alienazioni. Vivevano sicuramente in una società più povera, ma crescevano più sani e creativi. Com’erano quei giochi? Chi ha una certa età se li ricorda. Anzi, ne è stato protagonista. Chi scrive è uno di essi. A darne conto, almeno per il Salento, è l’interessante lavoro di Salvatore Imperiali e Antonio Resta: “Sciucamu a tuddi. Guida ai giochi tradizionali salentini”, Edizioni Grifo, 2015, pp. 125). “Sciucamu a tuddi” (“Giochiamo a sassolini”) era un tipico gioco femminile, che è minuziosamente spiegato alle pagine 62-64. Il libro è frutto del contributo di più autori. Salvatore Imperiali (Neviano, 19101995), medico condotto, poeta dialettale e conoscitore delle tradizioni salentine. Autore de “Il mondo perduto” (Lecce, Edizioni del Grifo, 1998), da cui sono tratti i giochi della sua infanzia e inseriti nel presente volume. Antonio Resta (Neviano, 1950), scrittore, che ha arricchito il testo riportando i giochi tradizionali più recenti (di sicuro gli ultimi, prima che si estinguessero del tutto). Luigi Cannone (Lecce, 1955), pittore e appassionato stu- dioso del folclore locale, che ha illustrato i giochi con 20 tavole a inchiostro. In sedici capitoletti vengono passati in rassegna le numerose attività ludiche del tempo che fu. A partire dai giochi dell’infanzia, in cui era la mamma che giocava col figlioletto. Poi si passa alle favole e alle filastrocche, alle carte, ai soldi, ai bottoni, alle biglie di vetro, alle figurine, alla trottola (lu rùculu), al monopattino (lu motopattinu), alla fionda (la frèccia) e via elencando. Giochi poveri, fatti con materiali di fortuna. Con tanta manualità e altrettanta fantasia, si costruivano pistole, fucili e spade di legno, cerbottane da un pezzo di canna, carrettini da pale di fichidindia, carrarmati da un rocchetto di cotone. Giochi semplici e socializzanti, che si svolgevano all’aperto. Alcuni di essi sono durati secoli. Come la lippa, di cui ci sono testimonianze nel Cinquecento. Come i cinque sassolini e la trottola: ci giocavano persino i fanciulli dell’antica Grecia. Questi giochi ora non ci sono più. Svaniti con il declino del mondo contadino. Oggi le strade sono piene di traffico e i marciapiedi pavimentati e invasi da passanti frettolosi e tavolini selvaggi. Un mondo nevrotico, materialista, individualista, in cui ognuno “gioca” per sé e ignora gli altri. Il libro ha senz’altro il merito di far nascere nostalgia nelle generazioni più anziane e, credo, curiosità in quei pochi giovani che leggono. Scrive l’editore, nella premessa: «È un “come giocavamo” che implica un “come eravamo”. Così, nonni e padri potranno riandare con la memoria al mondo della loro fanciullezza, ritrovare o ricreare personaggi e situazioni, momenti spensierati e divertenti. I lettori più giovani, da parte loro, potranno scoprire un mondo sconosciuto, lontano anni luce, nelle condizioni di vita, dal loro mondo tecnologico e nondimeno cronologicamente assai vicino» (p. 4). Ben detto. P. FIL.

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La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA/SALENTO Conferenza del prof. Francesco Lenoci Progetto “Catena per la Pace” P 11N. OMNIA 2017 – AGINA LECCE – Con il patrocinio della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, dei Comuni di Lecce, Gallipoli, Galatone, e dell’Ambasciata dell’Ecuador di Milano, l’11 dicembre alle ore 17.30, a Lecce, presso il Monastero delle Benedettine, il prof. Francesco Lenoci ha tenuto la conferenza “La voce di don Tonino Bello per la Pace”. L’iniziativa dà ufficialmente il via al progetto “In piedi costruttori di Pace”, ispirato ad una delle profetiche frasi di don Tonino Bello, viatico alla costruzione della “CATENA DELLA PACE”. La “Catena della Pace”, con l’Associazione promotrice Verbumlandiart, presidente Regina Resta, vede coinvolti il movimento culturale “Valori e Rinnovamento” di Lecce, presidente Wojtek Pankiewicz, il Centro culturale internazionale “Luigi Einaudi” di San Severo, presidente Rosa Nicoletta Tomasone, l’Associazione culturale “Majdan” della Serbia, pre- sidente Slavica Pejovic, l’Associazione culturale “Teatro di Ateneo” di Lecce, presidente Aldo Augieri, il console onorario della Croazia Rosa Alò, la casa editrice “Milella” di Lecce, la proloco di Caserta, presidente Carlo Roberto Sciascia, l’Associazione culturale “Euterpe”, presidente Lorenzo Spurio, il Centro studi “Michele Prisco”, vicepresidente Annella Prisco, il conte Alessandro Marcucci Pinoli dell’Alexander Museum Palace di Pesaro, la parrocchia Maria SS. Assunta di Galatone, parroco don Angelo Corvo, l’Ufficio missionario della diocesi di NardòGallipoli, responsabile don Giuseppe Venneri. L’Associazione culturale Verbumlandiart si fa portavoce dei valori culturali delle varie nazioni, dei loro sentimenti di collaborazione e di pace che, pur nel rispetto delle proprie identità etniche e culturali, possono nascere soltanto dall’empatia con le diversità e dal confronto con l’altro. L’Associazione intende realizzare il progetto “Catena della Pace” che offra stimoli per la formazione di cittadini d’una società sempre più aperta e multiculturale, che viva in un clima di pace e di dialogo continuo. La conferenza del prof. Francesco Lenoci, docente della «Cattolica» di Milano, non ha voluto essere solo una commemorazione della «Marcia della Pace» di don Tonino Bello a Sarajevo, ma anche un atto di coscienza e responsabilità comunitaria per svellere le tre pietre che scatenano una cultura di guerra: 1) profitto, nel senso di tentazione economica; 2) potere, nel senso di tentazione politica; 3) prodigio, nel senso di tentazione fatalistica. Sono passati 23 anni da quel 20 aprile 1993, quando don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, diede l’ultimo colpo d’ala su questa terra in direzione del cielo. A distanza di oltre vent’anni dal dies natalis di don Tonino Bello le impronte dei suoi passi, l’eco delle sue parole e i germogli della sua semina hanno acquisito ancora più valenza. L’ha dimostrato con le sue argomentazioni, come sempre, il prof. Lenoci traendo in particolare spunto dal seguente meraviglioso programma di don Tonino Bello, del quale è in corso il processo di beatificazione: «Dobbiamo impegnarci in scelte di percorso, in tabel- le di marcia: non possiamo parlare di pace indicando le tappe ultime e saltando le intermedie! Se non siamo capaci di piccoli perdoni quotidiani fra individuo e individuo, tra familiari, tra comunità e comunità, è tutto inutile! La pace non è soltanto un pio sospiro, un gemito favoloso, un pensiero romantico. È, soprattutto, prassi». La conferenza del prof. Francesco Lenoci è significativo prologo all’avanzamento del progetto “Cate- na della Pace”. Il 20 dicem- bre, infatti, presso le offici- ne «Cantelmo» di Lecce, il progetto ha vissuto un’al- tra importante tappa con l’evento “La Voce dei Poe- ti”, Premio internazionale di Poesia e Videopoesia, con ospiti d’onore: il prof. Hafez Haidar, scrittore e poeta, già candidato al Premio Nobel per la Pace, e il prof. Giovanni Cordini, direttore del Dipartimento di scienze politiche li dell’Università di Peasvoicai.ai - I Anche in Puglia è iniziata la corsa alle candidature per le politiche Il valzer delle nomine DALLA PUGLIA – Appena finite le polemiche sulla Fiera del Levante, all’orizzonte ne sono subito apparse altre. Questa volta sul valzer delle nomine nelle società e agenzie della Regione. Ma non poteva essere diversamente, visto il solito metodo delle scelte: candidati non eletti, amministratori locali vicini al presidente, transfughi e riciclati di ogni provenienza. Più che agenzie composte da esperti sembrano comitati elettorali. A tale proposito, il M5S ha preparato una proposta di legge regionale per disciplinare le procedure di nomina. Oltre alla trasparenza, non si deve prescindere da criteri di professionalità, esperienza, onorabilità, rotazione e non cumulabilità degli incarichi. Strano modo di governare, quello di Michele Emiliano. Fa approvare una legge sulla partecipazione (peraltro impugnata dal governo centrale), finalizzata a creare le condizioni di ascolto dei territori, e poi decide tutto da solo. Sergio Blasi, consigliere regionale del Pd, parla di governo padronale. E critica anche l’atteggiamento litigioso del governatore. La lite, spiega, produce titoli di giornali e ospitate nel talk-show, ma non risolve i problemi. L’ultima lite, sia pure un po’ soft, Emiliano l’ha imbastita contro Gentiloni in occasione della Fiera del Levante. Giuseppe De Tommaso, direttore della “Gazzetta del Mezzogiorno”, nell’editoriale del 10 settembre scorso: «L’idea di Sud che ha Gentiloni è diversa dall’idea che ha Emiliano. Gentiloni pensa, per il Mezzogiorno, a un protagonismo, a una prestazione straordinaria da parte dello Stato centrale. Emiliano punta a un ruolo primario da parte delle Regioni: infatti si è ripromesso di chiedere più poteri per la governance della Regione Puglia. Anche su Tap, Xylella, vaccini, infrastrutture e forse Ilva, i due non suonano la stessa musica». Ad alimentare il fuoco, come se ce ne fosse ulteriore bisogno, ci ha pensato anche Matteo Salvini: «Se il referendum del prossimo 22 ottobre andrà bene in Lombar- dia e in Veneto, proporrò l’autonomia anche per la Regione Puglia» (La Gazzetta del Mezzogiorno, 8 settembre 2017, p. 3). Ha ragione Sergio Blasi, ex segretario regionale del Pd, oggi critico nei confronti del governatore e della sua giunta: con le liti non si arriva da nessuna parte. Infatti è disastrosa la gestione della vicenda Xylella, confusa quella dei vaccini. Quanto alla decarbonizzazione, a che punto si è? E alla Tap? Per non parlare della sanità. E sulla questione rifiuti? Possibile che, dopo 12 an- ni di governo, il centro-sinistra non è ancora riuscito a creare il ciclo completo per lo smalti- mento dei rifiuti? E in merito al lavoro? È rima- sto ancora un’utopia. Secondo un recente studio dell’Eurostat, in Puglia (come anche in Calabria, Sicilia e Campania) lavora meno di una persona su due. Le vittime sono soprattutto i giovani. Molti di loro fuggono all’estero. Si tratta soprat- tutto di ingegneri, medici, informatici. Un eser- cito di sottoproletariato intellettuale di alto li- vello. Una ricchezza umana e tecnico-scientifica che impoverisce sempre di più la Terra di Man- fredi. Tante le gatte da pelare. Noi, semplici cittadini, non riusciremmo a dormire la notte. Ma pare che i nostri politici, la notte, dormano. E anche bene. Altrimenti – udite, udite! – non si sarebbe- ro esibiti, negli ultimi giorni, nella polemica sul- le mozzarelle. È meglio quella campana o quella pugliese? Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, ha esternato che la vera mozzarella è quella campana e si è detto dispia- ciuto per gli amici pugliesi che non possono an- dare oltre la burrata. Naturalmente Michele E- miliano, da par suo, ha risposto per le rime. Ro- ba da matti. Un cruccio, tuttavia, i nostri politici ce l’hanno: la corsa alle candidature per le poli- tiche. Senza preoccuparsi di sguarnire quasi completamente gli organi rappresentativi e ge- stionali della Regione, per i quali sono stati elet- ti. Ancora roba da matti? No, da furbi. P. F. . IL CORSIVETTO DELLA VIGNETTA Buon compleanno I DALLA PRIMA (...) Poi passa a spiegare la linea del giornale: salvaguardare «tradizioni, cultura, dialetti, abitudini e religioni» dei pugliesi. Di quelli che sono dovuti partire per un futuro migliore e di quelli che sono rimasti. Campanilismo? Neanche per idea. Lo scopo è l’integrazione: «Verranno evidenziate le tradizioni meridionali al Nord e, viceversa, quelle settentrionali e “MENEGHINE” al Sud». Insomma, un ponte, un dialogo. Infatti, la fogliazione del giornale era divisa in due parti (e così è rimasta): la prima con la testatina “Informazioni dalla Lombardia” e la seconda “Informazioni dalla Puglia”. Ricordo che ho pubblicato il mio primo articolo sul numero 5 del novembre 1988. Il giornale era nato quattro mesi prima. Quell’articolo era intitolato “L’unico milanese non terrone che frequenta l’Idroscalo …”, uscito a p. 3. Affrontavo il tema della composizione etnica della popolazione residente a Milano (censimento 1981). Il “milanese non terrone” era Giorgio Bocca, grande giornalista e grande provocatore. Da quel censimento si evidenziava che la famiglia regionale più numerosa residente a Milano era proprio quella pugliese, con 103.500 abitanti. Staccando di molto la seconda, quella veneta, con 65mila. Il mio articolo, felice coincidenza, cadeva proprio come il cacio sui maccheroni. Come poteva, infatti, una così grande comunità non avere il suo giornale? A sfogliare le annate del giornale, dal suo primo vagito sino a oggi, si rimane meravigliati del fiume di no- tizie pubblicate e dei cambiamenti grafico-cromatici e contenutistici avvenuti nel tempo. Non si può qui, in poche righe, fare la storia della testata. Basti dire che è cambiata insieme alla Puglia, all’Italia e al mondo. Per esempio, grazie al pas- saggio dall’analogico al digitale, anche “La Gazzetta della Puglia” è passata dal cartaceo alla rete. Quelli che purtroppo non sono cam- biati, anzi addirittura peggiorati, sono alcuni vizi radicati del nostro Paese: l’ingovernabilità, la corruzio- ne politica e certe storture culturali. A proposito di quest’ultime, sempre nel primo numero, così farfugliava Zaganella su un triste fatto di cro- naca del tempo (sevizie nei confron- ti di un bambino meridionale): «Fi- niamola con ‘sto terrone e polento- ne/siamo tutti fratelli nello stesso calderone/bianchi, neri, gialli, verdi e marrone/siamo figli del mondo, di un Dio creatore». Anticipiamo che, in occasione del trentesimo com- pleanno della testata, sarà pubbli- cata la raccolta di tutte le zaganel- late. Purtroppo a quell’appuntamen- to mancheranno tutti gli amici, so- stenitori e collaboratori del giorna- le, che il destino ha voluto non ci fossero più. Naturalmente non man- cheremo, in quella circostanza, di ricordare i loro nomi e il loro fattivo contributo. P. FIL.

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P 12AGINA – N. OMNIA 2017 GAZZETTINO SPORTIVO La Gazzetta della Puglia Campionati di calcio leghe professionisti: serie A e B che si disputeranno nei nostri stadi, con riferimento alla Puglia (a pag. 6) Calendario 2017/2018 di tutti gli incontri SERIE A SERIE A SERIE B SERIE B

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La Gazzetta della Puglia LEX SEMPER LOQUITUR P 13N. OMNIA 2017 – AGINA ROMA – La sperimentazione dell’Ape, l’anticipo pensionistico previsto dallo Stato per alcune categorie di lavoratori, è entrato in vigore il primo maggio. Intanto il tema è ancora oggetto di confronto tra governo e sindacati per la messa a punto delle ultime opzioni e della fase due sulla previdenza, quella che focalizzerà il lavoro sulle future pensioni dei giovani. L’esecutivo dovrà ultimare la rifinitura dell’Ape volontaria e dell’Ape sociale, ossia le misure previste dalla legge di Bilancio 2017, che consentiranno ai lavoratori di andare in pensione a 63 anni. Per arrivare al traguardo della pensione, oggi esistono diverse strade, che variano a seconda del profilo del lavoratore e vanno dall’Ape volontaria alla Rita, passando per l’opzione donna, i lavori usuranti e l’Ape social. Ape volontaria Formula che dà ai lavoratori dipendenti e agli autonomi iscritti alla gestione separata con almeno 20 anni di contributi la possibilità di ottenere la pensione anticipata a 63 anni (e quindi fino a un massimo di 3 anni e 7 mesi prima del normale pensionamento). Gli istituti di credito anticipano la somma che manca per raggiungere pensione di vecchiaia. L’importo anticipato dovrà poi essere restituito Dal mese di maggio al via la nuova sperimentazione della cosiddetta Ape Le opzioni per lasciare il lavoro a rate in 20 anni dall’interessato, a partire dal pensionamento vero e proprio, sotto forma di trattenute mensili sull'assegno erogato. Ape agevolata o social A differenza di quella volontaria, l’Ape social è a carico dello Stato. Hanno diritto a questo trattamento le persone di 63 anni, con 30 anni di contributi alle spalle, che appartengono alle seguenti categorie: - gli invalidi almeno al 74%; - i disoccupati senza ammortizzatori; - chi assiste un famigliare di primo grado affetto da disabilità grave. Saranno invece necessari 36 anni di contributi per chi ha svolto per almeno 6 anni una delle 11 tipologie di lavori considerati gravosi o a rischio. L’assegno pensionistico erogato sarà di importo uguale alla futura pensione, fino a un massimo di 1.500 euro lordi. Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata) è la rendita integrativa temporanea anticipata e si concede al lavoratore che ha maturato un montante in un fondo integrativo ma che vi deve attingere prima dell’età di pensionamento per poter usufruire di una rendita temporanea, per il periodo che manca alla maturazione del diritto alla pensione. Tale opportunità sarà agevolata fiscalmente con una tassazione inferiore a quella attualmente prevista per gli anticipi e pari a quella prevista sulla pensione complementare erogata a rendita. La Rita è destinata a lavoratori che hanno aderito alla previdenza comple- mentare, con almeno 20 anni di contributi e 63 anni di età. Opzione donna è prevista per le lavoratrici e permette di andare in pensione a 57 anni e 3 mesi di età, se si è lavoratrici dipendenti, invece a 58 anni e 3 mesi se si tratta di lavoratrici autonome e con un minimo di 35 anni di contributi. L’assegno è in questo caso penalizzante perché rical- colato con sistema contributivo. Lavori usuranti ai lavoratori coinvolti si consente l’anticipo del pensionamento di 12 o 18 mesi eliminando le finestre di uscita previste dalla Legge Fornero; l’accesso alla pensione anticipata potrà avvenire se si è svolta un’attività usurante per almeno 7 anni negli ultimi 10 o per un numero di anni pari alla metà dell’intera vita lavorativa. Per queste categorie di lavoratori si elimina l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita dal 2019. Lavoratori precoci Il pensionamento è anticipato per chi ha iniziato a lavorare molto giovane, cioè tutti quelli con 12 mesi di contributi legati al lavoro effettivo anche non continuativo prima del compimento del 19esimo anno di età. L’intervento mira a eliminare le penalizzazioni sul trattamento pensionistico previste dalla Fornero in caso di accesso al pensionamento anticipato prima dei 62 anni di età e consentire il pensionamento con 41 anni di contributi per i precoci disoccupati senza ammortizzatori so- ciali o in condizione di disabilità o per quelli occupati in alcune attività particolarmente gravose. Cumulo dei contributi serve per consolidare le anzianità contributive fram mentate presso le gestioni Inps, come ex Inpdap ed ex Ipost e presso le forme pensionistiche obbligatorie dei lavoratori autonomi. Chi la richiede può ottenere un trattamento pensionistico unitario che comprende la contribuzione accantonata nelle diverse gestioni o nei fondi. Questi partecipano, pro quota, a definire la pensione. L’operazione di cumulo è gratuita. Va precisato che coloro che sono in possesso dei requisiti accedono a un prestito pensionistico di durata compresa fra 6 e 43 mesi, che ogni mese eroga fino al 90% della pensione maturata. Raggiunta l’età pensionabile si comincia a restituire il prestito con rate mensili ventennali. Il tasso annuo nominale (Tan) previsto dal governo è del 2,75% cui si deve aggiungere una copertura assicurativa che copra parzialmente il rischio di premorienza (ossia il decesso prima di rimborsare il prestito). Secondo le stime del Sole 24 Ore, tali garanzie dovrebbero portare il tasso annuo effettivo globale al 4,6/4,7%. (Fonte: Redazione Tiscali del 21 marzo 2017) Dal 1° luglio il Fisco può pignorare senza alcuna autorizzazione Attenti al conto corrente! RISPONDE LO STUDIO TEDESCHI COMMERCIALISTI IN MILANO ‘ROMA – Dal 1° luglio 2017, l’Agenzia delle entrate che incorporerà l’attuale Equitalia potrà consultare l’Anagrafe tributaria e procedere al pignoramento dei conti correnti direttamente senza attivare alcuna procedura di autorizzazione. Ed inoltre potrà consultare le banche dati dell’Inps per acquisire le informazioni relativi ai rapporti di lavoro per pignorare stipendi, indennità ecc. È questo in sintesi quello che si evince dalla lettura dell’articolo 3 del dl 193/2016 convertito nella legge n. 225/2016. Di seguito un’analisi in merito. Ai sensi dell’art. 1 del decr. legge n. 193/2016 prima citato, con decorrenza dal 1° luglio 2017 scompare l’ente di riscossione Equitalia e prende il posto di questo un ente strumentale all’Agenzia delle entrate di carattere pubblico ma economico che sarà sotto il controllo diretto del Ministero dell’economia e delle finanze. Tale ente succederà a titolo universale con tutti i poteri previsti dal dpr. n. 602/73. Difatti, nell’ambito dell’articolo 3 del dl 193/2016 che potenzia i poteri dell’Agenzia delle entrate vi è un’estensione di tali poteri al nuovo ente Agenzia delle entrate – riscossione. Nella procedura ordinaria, di norma il creditore, al fine di soddisfare il suo credito, nel momento in cui decide di attivare il pignoramento del conto corrente presso un istituto bancario, che rappresenta il terzo, per attivare il c.d. pignoramento presso terzi deve essere autorizzato dal tribunale. Sostanzialmente, prima deve notificare l’atto esecutivo, ad esempio la sentenza, successivamente deve notificare l’atto di precetto, mediante il quale intima il debitore ad assolvere al pagamento entro il termi- ne di dieci giorni dalla notifica dell’atto. Trascorsi dieci giorni senza che il debitore paghi, il creditore può notificare l’atto di pignoramento sia al debitore e sia alla banca per un importo uguale a quello risultante dall’atto maggiorato del cinquanta per cento. Nel momento in cui la banca riceve la notifica dell’atto di pignoramento dovrà: 1. bloccare le somme del conto corrente e lasciarle disponibili fin quando il giudice non si pronuncia; 2. rendere al creditore, la dichiarazione del terzo, mediante la quale comunica che le somme pignorate sono disponibili sul conto corrente. Nell’atto di pignoramento è indicata inoltre la data dell’udienza; in tale data il giudice, dopo aver appurato quanto detto nella dichiarazione resa dalla banca, disporrà che quest’ultima versi le somme accantonate al creditore. Il discorso e la procedura cambiano nel momento in cui a riscuotere i soldi è il Fisco. In tal caso non è richiesta l’autorizzazione del giudice. Il procedimento che si applica è quello previsto dall’art. 72-bis del dpr 602/1973. L’Agenzia delle entrate-riscossione nel momento in cui notifica la cartella di pagamento, essendo un atto esecutivo equiparabile al precetto, non deve promuovere la citazione in giudizio del terzo e attendere l’udienza ma potrà pignorare il conto corrente, decorsi i 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento se il debitore non assolve al pagamento della somma dovuta entro il termine citato. Come si può notare è un procedimento abbastanza celere che non richiede dei tempi lunghi. (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/12/2/1 6G00238/sg) AVVISO AI NOSTRI LETTORI Lo studio TEDESCHI & Partners - Commercialisti in Milano cura la pagina (Lex Semper Loquitur). I lettori pertanto sono pregati di rivolgere le loro domande in materia fiscale direttamente a: Tedeschi & Partners, via Correggio n. 19 - 20144 Milano o telefonando allo 02.45485155. Nuove norme per i seggiolini dell’auto Novità in vista per i bambini che viaggiano in auto: dal 2017 entreranno in vigore nuove norme per i seggiolini delle automobili. Come ricorda Studio Cataldi, l’attuale normativa italiana in merito al trasporto dei piccoli in auto afferma che «I bambini di statura inferiore a 1,50 m devono essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, adeguato al loro peso, di tipo omologato secondo le normative stabilite dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, conformemente ai regolamenti della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite o alle equivalenti direttive comunitarie» (art. 172 codice della strada). Nuovi parametri per la scelta del modello In linea di massima, a cambiare saranno le normative R44/04 e R129 (i-size) che prendono in considerazione i parametri per la scelta del modello di seduta più adatto per i bambini, il peso e l’altezza. Il fine della revisione delle regole è quello di ottimizzare la sicurezza dei minori trasportati in auto, dati anche i recenti allarmanti dati sul numero di incidenti. Rialzo con schienale per bimbi fino 125 cm Sarà in vigore da gennaio 2017 la direttiva ECE R44-04 che ha come destinatari i bambini fino a 125 centimetri di altezza. Questi dovranno obbligatoriamente essere protetti da un rialzo con schienale che consente una migliore disposizione della cintura sulle spalle del bambino. Non è dato però sapere a quale gruppo di peso si applicherà la normativa in quanto si fa riferimento solamente all'altezza del bambino. Stop ai seggiolini senza schienale Dall’estate 2017, invece, si entrerà nella seconda fase della riforma che riguarda i seggiolini auto destinati ai bambini a partire dai 100 cm di altezza in poi. La novità più importante è che non sarà più permessa la vendita di seggiolini auto senza schienale, perciò tutti i booster (i cosiddetti alzabimbo) dovranno essere dotati di schienale. Inoltre, non sarà più obbligatorio il “sistema Isofix” per i bambini da 1 metro a 1 metro e mezzo di altezza, per cui i genitori saranno liberi di scegliere le modalità di installazione che prediligono. Per chi viaggia all’estero con i bambini è bene conoscere i parametri di riferimento per le regole sui passeggini auto. In Italia, tale termine è fissato a 150 cm. (fonte ANSA) Cambia la Sanità Arrivano i nuovi ticket L’allarme della Cgil: i cittadini dovranno pagare complessivamente 60 milioni di euro. Questa volta appunto è un sindacato a lanciare l’allarme, che avverte: presto i cittadini dovranno farsi carico di spese sanitarie per un totale di ben 60 milioni di euro. A tanto pare che corrispondano, complessivamente i ticket a carico dei contribuenti previsti dai nuovi livelli di assistenza (Lea). «Circa 20 milioni si otterranno dai nuovi ticket – spiega all’Ansa Stefano Cecconi, responsabile Politiche Salute Cgil – e questo anche perché, con i nuovi Lea, varie prestazioni chirurgiche finora effettuate in Day Surgery, e quindi gratuitamente, saranno trasferite in regime di prestazione ambulatoriale che implica il pagamento del ticket». Prestazioni di operazioni ormai di routine, come ad esempio: cataratta, tunnel carpale, ernia o dito a martello. «Secondo le stime del ministero con i nuovi Lea si realizzeranno maggiori entrate per il Servizio sanitario nazionale pari a 60,4 mln di euro – spiega ancora Cecconi – in particolare, circa 20 mln si otterranno dai nuovi ticket derivati dallo spostamento di alcune prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale e 40 mln dalla introduzione di nuove prestazioni ambulatoriali nell'elenco dei Lea». A CURA DI GIULIA TEDESCHI

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P 14AGINA – N. OMNIA 2017 GAZZETTINO MEDICO La Gazzetta della Puglia H I P P O C AT R E S Sono ancora ben 430mila i decessi che vengono registrati negli altri continenti Malaria: sparita dall’Europa ma provoca ancora morti G A CURA DEL MAGGIORE GENERALE (r.) E. I. DOTT. SAMUELE VALENTINO La malaria è, in una larga parte del pianeta e in particolar modo in Africa subsahariana, una malattia contro cui combattere ogni giorno. Secondo i dati dell’Oms che ha annunciato l’eradicazione della malattia dal vecchio continente, ogni anno vengono registrati oltre 200 milioni di casi di malaria che è ancora oggi una delle principali cause di morte nei bambini sotto i cinque anni; si stima che questa malattia uccida un bambino ogni due minuti e un totale di oltre 430mila persone l’anno. A causa della prevalenza nei Paesi in via di sviluppo, la malaria ha un grave impatto negativo sul loro avanzamento economico: ad esempio, il costo per l’economia del continente africano è stimato in oltre 10 miliardi di euro l’anno. Il Fondo globale è una collaborazione internazionale tra governi, società civile e settore privato nata dall’impegno dei Paesi partecipanti al G8 di Genova del 2001 che ha come scopo il porre fine alle epidemie globali di tubercolosi, Aids e malaria. Il nostro paese è tra i suoi maggiori promotori (otto finanziatori pubblici). Malaria No More UK è un’organizzazione no profit di Londra fondata per combattere una malattia che sarebbe prevenibile con 1,25 euro a trattamento. Malaria No More UK lavora in collaborazione con altre organizzazioni non governative impegnate nella lotta a tubercolosi e Aids e promuove il finanziamento da parte dei donatori internazionali del Fondo globale, per permettere lo sviluppo di progetti che portino i farmaci e i sistemi di prevenzione dove ce n’è più bisogno. Grazie all’impegno profuso e agli investimenti del Fondo globale, negli ultimi anni si è assistito a un calo significativo nell’impatto della malaria in tutto il mondo: dal 2000 si è infatti avuta una diminuzione del 37 G Il dottor Stefano Vella per cento dei casi di malaria per anno e di circa il 60 per cento della mortalità. Sono state salvate oltre 6 milioni di vite negli ultimi 15 anni. Dal 2000 ad oggi in ben 57 Paesi i casi di malaria sono stati abbattuti del 75 per cento, ma si può e si deve fare di più per raggiungere un obiettivo ambizioso, ma possibile: eradicare la malaria anche dal resto del mondo. Il World Malaria Day vuole essere l’occasione per ricordare che questa malattia può essere sconfitta, grazie all’impegno collaborativo di governi e società civile. I principali sintomi cardiovascolari «Che cosa sarà quel dolore al petto o quello strano “sfarfallio” nel torace che ci fa sobbalzare? Perché improvvisamente ci manca il fiato o ci si gonfiano le gambe? Per interpretare nel modo giusto i sintomi che devono metterci in allarme bisogna sempre rivolgersi al proprio medico curante o a uno specialista cardiologo. Ma cercare di capire quali sono i criteri principali che orientano il medico nella diagnosi può essere utile anche al paziente, per farsi un’idea di massima di quali sono i casi in cui un dolore al torace, per esempio, deve far scattare subito una telefonata al servizio di emergenza medica.» «Per questa ragione, Corriere.it/salute ha messo a punto una web-app, realizzata con la collaborazione scientifica del Centro Cardiologico Monzino. La prima esordisce oggi (22 luglio 2016, ndr) ed è dedicata proprio al dolore toracico, possibile campanello d’allarme dell’infarto. A breve, seguiranno altri sintomi comuni con possibili implicazioni cardiologiche (pal- pitazioni, fiato corto, caviglie gonfie eccetera).» «Il Monzino è orgoglioso di essere parte di quest’iniziativa del Corriere della Sera, che ha un obiettivo educativo e culturale importantissimo: utilizzare le potenzialità del web a vantaggio del paziente, – afferma il Prof. Cesare Fiorentini, Direttore sviluppo Area clinica del Centro Cardiologico Monzino. – Internet ha già un ruolo predominante nella gestione della salute, con conseguenze positive e negative. Da un lato infatti il paziente, grazie al web, ha un ampio accesso all’informazione medica, come mai era stato possibile prima d’ora; per contro, tuttavia, proprio questa sovrabbondanza di informazione può generare smarrimenti o stati d’ansia eccessivi.» «Il nostro obiettivo con questo progetto è valorizzare le potenzialità del web per guidare il cittadino a interpretare correttamente e tempestivamente i possibili segnali delle malattie cardiache più comuni.» PROF. CESARE FIORENTINI In Italia, la malaria è stata debellata nel 1970. Nell’istituzione creata nel 1934 grazie ai finanziamenti della Fondazione Rockfeller, l’Istituto di sanità pubblica - il futuro Istituto superiore di sanità - che tanta parte ebbe nella campagna contro questa malattia nel nostro Paese, lavora oggi Stefano Vella, vicepresidente di Friends of the Global Fund Europe ed esperto di salute globale dell’Istituto superiore di sanità. «L’estrema globalizzazione dei nostri giorni – avverte il dottor Vella – consente spostamenti di persone, cose e anche di malattie, prima impensabili. Non esistono più malattie confinate; qualsiasi malattia può colpire e colpisce ogni angolo della terra: malattie che pensavamo scomparse, come la tubercolosi, sono arrivate da noi e le nostre malattie croniche, come diabete e obesità, oggi le troviamo in Africa. Per questo è importante il ruolo del Fondo globale che da solo a livello internazionale garantisce la metà dei finanziamenti mondiali per la lotta contro la malaria, l’80 per cento di quelli contro la tubercolosi e oltre il 20 per cento destinati all’Aids e ha contribuito a salvare milioni di persone nel mondo». (Fonte: agipapress.blogspot.com) A breve si terrà la 5ª conferenza di rifinanziamento dei progetti per sconfiggere tali mali Continua la lotta contro aids, malaria... «L’Italia ha contribuito alla nascita del Fondo globale e al successo delle sue iniziative, finanziandolo con 790 milioni di euro sino al 2012; l’ultimo contributo italiano, nel triennio 2014-2016, è stato di 100 milioni di Euro», ha affermato (di recente) James Whiting, executive director di Malaria No More UK. Nei prossimi mesi si terrà la quinta conferenza di rifinanziamento del Fondo globale, e i finanziatori del Fondo saranno chiamati a pronunciare i propri impegni economici per il triennio 2017-2019. Il Fondo si aspetta di riuscire a raccogliere da tutti i donatori un totale di almeno 13 miliardi di dollari. «C’è molta attesa relativamente alla quota che sarà messa a disposizione dall’Italia, che si auspica possa e voglia raddop- piare il proprio attuale impegno, portandolo a 200 milioni di euro, tornando ad assumere un ruolo fondamentale nella lotta alla malaria, alla tubercolosi e all’aids», ha aggiunto James Whiting. Anche l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids auspica il pieno impegno del governo dell’Italia. Il contributo di tutti è necessario affinché possano continuare i progetti in essere per sconfiggere la malattia: dal Burkina Faso – dove la malaria è la prima epidemia – all’Etiopia, dalla Somalia al Kenya e in tutti quei paesi in cui le Ong dell’Osservatorio sono in prima linea accanto alla società civile e alle istituzioni locali. Grazie al finanziamento del Fondo globale, sino a metà dello scorso anno, special- G Il dottor James Whiting mente nei paesi dell’Africa subsahariana sono stati curati 560 milioni di casi di malaria, distribuite 600 milioni di zanzariere, somministrati farmaci a 8,6 milioni di sieropositivi e condotti test per Hiv e fornito counseling sanitario a 470 milioni di persone; nella sola Asia, inoltre, sono stati indivi- duati e trattati 15 milioni di casi di tubercolosi. «Ci troviamo in una fase cruciale della lotta contro Hiv, tubercolosi e malaria. L’incremento degli investimenti, le recenti scoperte scientifiche, la riduzione dei costi e un migliore knowhow hanno prodotto risultati. Ma non è il momento di fermarsi, oggi la possibilità di mettere fine a queste tre pandemie è sempre più reale. L’Italia ha l’occasione di investire nella lotta contro Aids, la tubercolosi e la malaria, di investire nelle nuove generazioni, di investire nell’energia umana, l’unica che può cambiare il mondo», ha dichiarato Francesca Belli, direttrice per l’Italia del network internazionale Action global health advocacy partnership. (Fonte: agipapress.blogspot.com) Lo sbarco in anticipo del virus e alcune sue mutazioni, quest’anno, rendono molto più aggressiva l’influenza, soprattutto per la fascia di età 50-60 anni. «Per questo è più che mai importante vaccinarsi al più presto», raccomanda il Ministero della Sanità: «Il primo sbarco è avvenuto in gommone dalla Libia. Ma non parliamo di immigrati bensì del nuovo virus influenzale del Influenza, importante vaccinarsi! ceppo A/H3, che quest’anno minaccia di mettere a letto sei milioni di italiani. E questa volta molti in piena età lavorativa, tra i 50 e 60 anni». Quanto sin qui riportato l’abbiamo pubblicato sull’ultimo numero di dicembre 2016. Un memento che riteniamo utile ripubblicarlo per tutti coloro che, anche se in età lavorativa tra i 50 e 60 anni, possono essere contagiati dall’influenza. Ovviamente la raccomandazione di vaccinarsi, come indicato dagli organi sanitari, va presa in seria considerazione anche e soprattutto per gli anziani. I Benessere e salute Come prevenire il cancro! Non solo è in grado di prevenire infarto e ictus ma l’aspirina – due pastiglie a settimana – può proteggere contro il cancro ed evitare potenzialmente 10mila decessi l’anno dovuti appunto ai tumori. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Jama Oncology, che ha esaminato per un arco temporale di 32 anni i dati di 136mila persone. I risultati sono sorprendenti: chi ha preso regolarmente l’aspirina ha avuto un rischio del 3 per cento più basso di sviluppare qualsiasi forma di cancro (tranne per il rischio di tumore al seno, alla prostata o al polmone). L’effetto, spiegano al Telegraph i medici del Massachusetts General Hospital, è stato più evidente per le neoplasie allo stomaco e all’intestino, dove il rischio è sceso rispettivamente del 15 per cento e del 19. Secondo i ricercatori «ormai c’è una prova consistente che le persone che hanno una storia familiare di cancro all’intestino o allo stomaco dovrebbero considerare l’assunzione dell'aspirina come prevenzione». Le vitamine del cetriolo di mare Il cetriolo di mare è una creatura marina che vive in tutto il mondo sul fondo dell’oceano ed è stato utiliz- zato nella medicina tradizionale cinese per centinaia di anni, ma il suo utilizzo medico non è noto nella medicina occidentale. Tuttavia, questo potrebbe presto cambiare, infatti, molte prove dimostrerebbero che gli estratti di ce- triolo di mare possono uccidere le cellule tumorali, stimolando il sistema immunitario. Precedenti ricer- che sui cetrioli di mare pare che abbiano dimostrato la sua capacità di uccidere le cellule tumorali del pancreas, della mammella, della prostata, del pol- mone, del colon, della pelle e cancro al fegato. Nutri- zionalmente, i cetrioli di mare posseggono un profilo impressionante di nutrienti preziosi tra cui la vitami- na A, vitamina B1, vitamina B2, vitamina B3, minerali come magnesio, calcio, zinco e ferro. Gli scienziati ritengono che il composto chiave re- sponsabile dell’attività di killer del cancro contenuto nel cetriolo di mare è un composto chiamato triter- penoide frondoside A. I

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La Gazzetta della Puglia RECENSIONI P 15N. OMNIA 2017 – AGINA TAU EDITRICE – di Luca Micelli Montanaro Editore - di Alfonso Padula «Giorgio La Pira...Un Profeta »prestato «Campagne e movimento ...» Correre per fare il sindaco? Ma chi ce lo fa fare? A parte il flop elettorale da mettere in conto, ci sono sempre meno risorse a disposizione degli enti locali e i pm d’assalto pronti dietro l’angolo a piombarti addosso. Si sa, la discrezionalità della politica è oggi impedita da certa magistratura. E poi, oltre a queste difficoltà che rendono la vita difficile, la carica di sindaco è meno remunerativa di una volta. Grosso modo, sono queste le lamentele di molti primi cittadini. Dimenticano qualche particolare: la politica non è un pranzo di gala, la crisi economica morde da un decennio, la corruzione è diventata endemica e, soprattutto, nessun medico ha ordinato loro di aspirare a fare il sindaco. Appunto chi ve lo fa fare? Il guaio è che è venuto meno un intero quadro di valori. Al posto dei partiti ci sono permanentemente comitati d’affari e, periodicamente, comitati elettorali. La politica si è personalizzata. I programmi amministrativi, sulla carta e a parole, sono tutti uguali. Come tutte uguali, nella pratica quotidiana e di là dei simboli partitici, sono le camarille politico-amministrative. La gente non ha più fiducia in nessuno. Ci vorrebbe un recupero culturale ed etico. Ed esempi positivi da trasmettere. Una volta c’erano i partiti veri, scuola di cultura politica. Sì, anche allora, diciamolo alla Rino Formica, la politica era sangue e merda. Lasciava cadaveri per terra e non faceva prigionieri. Ma si vinceva e si perdeva per un’idea o si provare vergogna a barattarla. Chi, come me, ha una certa età ricorda, oltre alla partitocrazia, anche figure esemplari di primi cittadini. Si possono fare tanti nomi. Uno su tutti: Giorgio La Pira. A riportarmelo alla mente, è stato il libro di Luca Micelli: “Giorgio La Pira. Un profeta prestato”, Tau Editrice, Todi (PG), 2015, pp. 72, euro 5). Luca Micelli ha trent’anni. È na- to a Grottaglie (TA). Nel 2012 si è laureato in filoso- fia presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Verga- ta”. È docente di scuola media superiore. I suoi te- mi di ricerca riguardano l’antropologia filosofica e teologica, la filosofia mora- le, la filosofia della religio- ne, il rapporto tra fede e scienza. Questo suo breve saggio su La Pira, scritto in modo scorrevole e chiaro, ripercorre a volo d’uccello le tappe essenziali del “profeta”. Intanto, perché “profeta” e “prestato”? Profeta, come scrive Franco Miano nella presentazione, perché «seppe annunziare al mondo la possibilità di una realtà diversa» (p. 10). Quanto a prestato, lo fu «alla Chiesa, alla politica fiorentina e na- zionale, al mondo intero» (ivi). In dieci capito- letti, Micelli tratteggia l’intera vita di La Pira (1904-1977): dalla nascita in Sicilia, agli studi, alla “svolta cristiana”, all’impegno accademi- co, all’aiuto ai poveri, all’antifascismo, all’e- sperienza nella Costituente, alla successiva fase parlamentare-governativa, a quella di sindaco e alle iniziative internazionali per la pace (foriere di numerosi polemiche). La Pira ha saputo testimoniare la coerenza tra Vangelo e fatti. Una persona e un perso- naggio che ha lasciato una traccia indelebile. «Basti pensare – scrive Micelli – che a un an- no dalla sua morte, presso il cimitero di Ri- fredi, dove venne sepolto, si recarono a ricor- darlo molti fiorentini, varie delegazioni im- portanti di paesi esteri, come Egitto e Israele; c’erano anche i bambini delle scuole elemen- tari di Firenze, insieme ad altri che proveni- vano dalle scuole di Israele e dei paesi arabi che posero una lampada sulla sua tomba con scritta la parola pace nelle tre lingue: latino, arabo, ebraico» (p. 66). La Pira: un esempio per «i giovani che osano dare vita ai propri sogni». PIETRO FILOMENO I DALLA PRIMA L’istat, nel censimento generale della popolazione 1951, così quantificava il mondo del lavoro nella provincia di Brindisi: 70 per cento agricoltura, 14,6 industria e artigianato, 15,4 commercio e servizi. Le attività industriali non erano veramente tali, il settore secondario era rappresentato soprattutt Patrimonio zootecnico: pecore e capre. Colture arboree: ulivi, vite, mandorle e fichi. Attività edilizia scarsa e disoccupazione generalizzata. Il mondo contadino era composto, nella stragrande maggioranza, da braccianti. Tra i comuni della provincia dove erano più numerosi, figuravano Ostuni, Mesagne, Francavilla Fontana, Fasano, Ceglie Messapica e San Vito dei Normanni. Si trattava, in sostanza, di un mondo povero e arretrato. Per di più, appena uscito dalla guerra: che l’aveva ulteriormente penalizzato. L’arretratezza riguardava più aspetti: tipo e quantità di coltura, distribuzione della proprietà e forme di conduzione. Grandi concentrazioni agrarie da una parte ed esagerata polverizzazione delle aziende dall’altra. Estremi entrambi negativi: coltura estensiva ed economia di autoconsumo. Cavalli e muli come mezzi di lavoro per la terra e di trasporto. Strade impraticabili. Misere le condizioni igieniche: case anguste, cisterne per raccogliere l’acqua piovana per uso potabile, terreni acquitrinosi, zone malariche. Situazione peraltro simile al resto del Mezzogiorno. Poi, gradualmente, è arrivato il riscatto. La riforma agraria, i cantieri scuola e la- voro, il collocamento, la commissione Mola (Massima occupazione lavoratori agricoli), l’ufficio provinciale del lavoro, i consorzi di bonifica, la cassa per la piccola proprietà fondiaria, contratti bracciantili e altro ancora. Ma tutto questo non è piovuto dal cielo. Ci sono volute anni di lotte dure e sanguinose: mobilitazioni generali, scioperi, occupazioni delle terre incolte. Con triste corollario di uccisioni e arresti. Sono state le ultime battaglie di un mondo – non solo economico, ma anche sociale e culturale – destinato a scomparire dopo millenni di vita. A descrivere in dettaglio, e con rigore scientifico, il mondo contadino a cui abbiamo sin qui accennato è il lavoro di ricerca di Alfonso Padula: “Campagne e movimento contadino nella provincia di Brindisi. 1943-1963” (Montanaro Editore, Francavilla Fontana, 2016, pp. 100). Accanto alla documentazione bibliografica e d’archivio, l’autore fa ricorso all’uso dei grafici per rendere più chiara l’esposizione. Il libro si inserisce nella serie di studi di storia locale che l’editore Cataldo Geppino Montanaro va pubblicando da qualche anno in qua. In merito a questo ultimo saggio, scrive nella presentazione: «Pagine di storia indelebile che Padula offre a tutti noi per riflettere sui sacrifici che i nostri padri hanno sostenuto per costruire una società democratica basata sul lavoro, necessario per rendere l’uomo libero e dignitoso» (p. 12). P. FILOMENO Ed. in prorio – Autore mons. Giuseppe Milillo Prefazione al libro «MEMORIE» Carissimo don Giuseppe, sono onorato che tu abbia chiesto proprio a me di rileggere il tuo scritto autobiografico e di redigerne l’introduzione. Per questo, e per mantenere la familiarità maturata sin dalla mia infanzia, piuttosto che un dotto testo prefativo sul senso della storia e sul valore della memoria, ho ritenuto preferibile scrivere una lettera che meglio rende la cordialità dell’amicizia. I tuoi sono semplici ricordi di vita che vanno dal periodo della seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni: dalle immagini dell’infanzia si passa a quelle della vita parrocchiale, dell’insegnamento, della collaborazione con i vescovi. Il contesto sociale, culturale, ecclesiale fa da sfondo al tuo percorso di seminarista, sacerdote, parroco, docente, passando dagli anni antecedenti il Concilio a quelli del rinnovamento ecclesiale, alla vita della città che ti ha sempre considerato punto di riferimento per le vicende della chiesa locale. Alla cronaca personale e cittadina (anche la cronaca nera come quando subisti un’aggressione nella quale ti ferirono o quando bruciarono alcuni locali della parrocchia) si uniscono le vicende dei tuoi famigliari, degli amici, dei collaboratori, insomma delle persone che hanno costituito il tessuto della tua esistenza, che hanno irrobustito la tua umanità, che hanno confortato le tue giornate e offerto la base per le tante iniziative delle quali sei stato protagonista con i giovani, con i laici in generale, con le confraternite, ecc.. In particolare da questo scritto emerge la novità che hai rappresentato per Giovinazzo nell’offrire un modello parrocchiale a misura di giovani, coinvolgendoli nelle attività e valorizzando l’intraprendenza e l’entusiasmo tipici di quell’età. Su questo tema posso dire: «io c’ero» e di quegli anni adolescenziali di formazione e impegno conservo alcuni dei ricordi più belli della mia vita che danno la cifra anche del tuo impe- gno e del tuo dinamismo ecclesiale, pedagogico, umano. Restano nella memoria diverse immagini: l’animazione delle riunioni di Azione Cattolica in cui riuscivi a far comprendere concetti difficili in modo chiaro e piacevole (mai noioso), l’armadietto con arredi sacri e accessori liturgici su cui erano affissi i turni per il servizio all’altare equamente suddivisi nell’arco del mese, tramite i quali ci abituavi al servizio e soprattutto alla puntualità nel suo adempimento, i giochi di gruppo in estate o le partite di calcio nelle quali eri sempre il più bravo, la proiezione dei film della domenica pomeriggio sapientemente scelti, il coinvolgimento nella redazione de La Tenda che, prima dell’acquisto della fotocopiatrice, ciclostilavi personalmente, l’elaborazione dei copioni delle commedie di carnevale che scrivevi (a mano) e per le quali ti mettevi in gioco in prima persona, l’organizzazione dei campi scuola con un articolato mix di studio, svago, riunioni, preghiera, socializzazione, passeggiate sotto le stelle (che hanno lasciato un segno profondo nelle pieghe della nostalgia e delle emozioni del nostro animo), il tavolo da ping pong adiacente a quello dei paramenti liturgici, la partecipazione sempre fortemente inco- raggiata agli incontri diocesani guidati da don Tonino Bello, la curiosità che suscitavi nel regalarci Il Giornalino per compensare qualche servigio reso, la cura nell’animazione della messa domenicale, l’organizzazione dei ritiri spirituali, l’introduzione alla preghiera della chiesa (lodi, vespri). Oltre ai ricordi, nei quali in tanti ci riconosciamo, il tuo scritto offre anche alcuni messaggi ai lettori: l’attaccamento alla propria città, il legame con la chie- sa locale e con il vescovo, il servizio ai parrocchiani, il ricordo dei tanti giovani che hanno giocato, pregato, riflettuto nella parrocchia Immacolata (prima che si implementassero palestre, scuole di musica, piscine, ecc., la parrocchia era un riferimento territoriale per tutti) e che poi sono andati via per le varie vicende della vita… ma ti sono rimasti nel cuore prima ancora che nella memoria. Insomma, caro don Giuseppe, hai contribuito alla crescita umana e spirituale di varie generazioni, hai amato la tua città risultandone riferimento importante, hai offerto un modello di parrocchia viva sul territorio. E ora che non hai più un ruolo, quanto meno formalmente inteso, continui il tuo atto d’amore portando dal passato gli stimoli di entusiasmo che hanno reso dinamico il tuo essere sacerdote. Per questo ti siamo grati e ti auguriamo che il tuo scritto possa rinverdire anche nei lettori i ricordi dolci e struggenti di anni bellissimi della nostra formazione, ricchi – anche grazie a te – di amicizia, amore, stupore. Con grande affetto Agostino Picicco (nella foto a dx), uno dei ragazzi della parrocchia Immacolata di Giovinazzo (BA) negli anni Ottanta. I

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