Il Paese della Sera n.14 - 18 settembre - 1ottobre 2017

 

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Ripartire si può, ma assieme Giovanna Melandri* S empre di più in Italia si parla di economia sociale come attore fondamentale dello sviluppo. E guardando in Europa lo scenario è del tutto simile, dove sono ben 11 milioni le persone che non solo si occupano, ma sempre più producono in modo solidale. Spesso, però, questo nuovo modo di approcciare il sistema economico si trova di fronte sfide complesse e non di rado è costretto a muoversi in territori inesplorati, dove il segno della recessione è ancora ben lontano dall’essere solo un ricordo del passato. Diviene, così, necessario dotarsi di strumenti che consentano di affrontare efficacemente i mutevoli assetti di contesto. proprio nel momento in cui le Istituzioni Muovendo da queste considerazioni si danno, dopo anni di attesa, il compito di la nostra Fondazione, sin dall’inizio regolamentarlo. del suo percorso si è prefissa di fornire Poiché l’apparente ripresa dell’economia, competenze in grado di trasformare i dovuta principalmente alla reazione futuri operatori dell'economia sociale, in positiva alla crisi di tutta l’area Euro, attori in grado di gestire il cambiamento; non può essere robusta e strutturale non solo capaci di gestire progetti che se non coinvolge l’intero tessuto generino benessere per le comunità, ma produttivo, e difficilmente può essere di creare e gestire modelli di business, consolidata, laddove non preveda sostenibili sia da un punto di vista programmi di inclusione di coloro che economico che dei bisogni delle persone. rischiano di rimanere esclusi dai processi Per farlo le connessioni con il mondo redistributivi. della cultura accademica hanno da sempre Da qui l’esigenza di concepire e veicolare rappresentato un collegamento necessario. nuovi strumenti che siano in grado di Un esempio applicato di questo approccio trasformare le imprese sociali, non solo è la collaborazione ormai pluriennale in attori del welfare pubblico, ma in realtà della nostra fondazione con l’Università in grado di produrre valore economico Cattolica con il Master EMSE, per dotare duraturo e scongiurare così lo spettro di i professionisti delle imprese sociali di una crisi contingenti e sistemiche. “borsa strumenti” in grado di rispondere alle rinnovate esigenze del Terzo Settore, * Presidente Human Foundation GLI ALTRI TI RACCONTANO L’ITALIA COM’è , noi come sarà ilpaesedellasera.it

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2 / 2017 Clima ed eventi estremi: i più poveri pagano il prezzo più alto: oltre 20 milioni di rifugiati ambientali. #editoriale Protezione civile, si salvi chi può? #INPRIMOPIANO Dalla Valtellina gli esempi di chi sta rivoluzionando il Welfare di prossimità Marusca, baby sitter “comunitaria” nel paese a rischio spopolamento Luca Mattiucci C’è aria di emergenza al Dipartimento di Protezione Civile italiana, ma stavolta non si tratta di terremoti, alluvioni o catastrofi. Almeno non di quelle “naturali”. E a dirla tutta la tempesta, per chi non frequenta il palazzo di via Ulpiano, potrebbe passare inosservata. I segnali, però, ci sono tutti. Il primo arriva nel mese di luglio di quest’anno con le dimissioni di Titti Postiglione, all’epoca direttore dell’ufficio emergenze del Dipartimento della Protezione Civile, e volto ormai familiare agli italiani perché impegnata in prima linea durante il terremoto del Centro Italia, per il quale non si risparmiò neppure un minuto. E proprio questa dedizione senza riserve e lo stress conseguente fu letta da molti come la causa scatenante del suo abbandono ad un passo dal poter divenire la prima donna a capo del DPC. Ma la vera impennata dei sismografi arriva l’8 agosto quando Fabrizio Curcio, Capo del Dipartimento, fa sapere in una nota stampa che per motivi personali ha deciso di rimettere l’incarico. Il tutto a pochi giorni dall’anniversario del sisma che aveva sconvolto l’Italia nell’Agosto dell’anno precedente. Per le cronache la notizia finisce lì, per gli addetti ai lavori è l’esatto contrario. Da quel momento in poi, stando ad alcune fonti vicine al Dipartimento, è un susseguirsi di dimissioni dello staff che vanno dalla redazione del sito internet alla Funzione Volontariato, passando per chi, come Veronica Tretter, decide di far sapere in modo originale che andrà via aggiungendo alla firma di un articolo pubblicato sul sito del Dipartimento un simpatico “ciao a tutti!!!”, fino alle recentissime dimissioni dell’ufficio stampa Francesca Maffini registrate alla data del 13 Settembre. Le associazioni, non poco preoccupate da un simile turbinio di cariche, temono in buona parte che l’uragano in arrivo sia quello paventato più volte e fortunatamente sino ad oggi scongiurato, di un trasferimento del Dipartimento, oggi in carico alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Interno. Un’ipotesi che appare verosimile oggi più che in passato quando a coordinare la rinascita del Dipartimento, dopo un periodo a tratti offuscato, fu chiamato l’attuale Capo della Polizia Franco Gabrielli da cui Curcio ha poi ereditato una struttura che ci viene invidiata nel mondo. La speranza è che come per alcuni cicloni i meteorologi si siano sbagliati e il temporale si verifichi al largo e su via Ulpiano non arrivi più di una pioggerella. Perché quel palazzo serve e purtroppo servirà di sicuro nel futuro tremolante del Belapese. @lucamattiucci Gianluca Testa Marusca abita qua, vicino alla Rupe Magna, che è forse la più grande roccia incisa di tutto l'arco alpino. Ci troviamo a Grosio, in provincia di Sondrio. Circa 650 metri di altitudine e poco meno di 4.500 abitanti. Quelle incisioni rupresti risalgono al IV millennio avanti Cristo. Tracce antiche, indelebili, che segnano le origini lontanissime di un luogo che oggi rischia di spopolarsi e perdersi. L’identità passa anche dalle realazioni umane, dai servizi, da quel senso di comunità che fatica a ritrovarsi. Troppi giovani se ne vanno alla ricerca di una via d'uscita, troppi genitori hanno seguito la sicurezza del posto fisso dopo il boom economico. La crisi sociale e identitaria crea moderne emorragie sui territori, ma fortunatemente esiste una cura. A volte, infatti, basta poco. È sufficiente saper riconoscere i bisogni e offrire uno stimolo (magari creativo) e qualche sostegno. E così capita che Marusca, l'unica madre casalinga di un gruppo di famiglie di Grosio, venga assunta dalla comunità per badare ai figli di tutti. Una baby sitter atipica, ma non per questo meno presente o organizzata. Una scelta inclusiva, di condivisione. Utile non solo ai bambini - che svolgendo le attività sul loro territorio hanno imparato a conoscerlo meglio e ad amarlo - ma anche a tutte le famiglie coinvolte. Il merito è della Fondazione Cariplo e del bando “Welfare di comunità e innovazione sociale”. Un nome all'apparenza complesso che racchiude il senso delle azioni che, da tre anni a questa parte, la Fondazione sta promuovendo sui territori a cavallo tra il Piemonte e la Lombardia. Il progetto che ha trasformato Marusca Rodolfi in una baby sitter comunitaria, non a caso si chiama "Alla scoperta delle professioni". È proprio quello che è accaduto: dalle attività in oratorio, questa mamma si è trovata alle prese con sei bambini (pardon, sette; perché si è aggiunto un piccolo della Costa D’Avorio) da coinvolgere e accompagnare in attività strutturate che si sono svolte nelle botteghe del paese. «I bimbi hanno seminato piantine con la fiorista, realizzato un portachiavi dal pellettaio, partecipato al laboratorio di hamburger con la macellaia. E hanno imparato a fare la toeletta al cane nel negozio di animali e a incidere il loro nome dal lattoniere...» racconta Marusca, carica di entusiasmo. "Ma come gira questo welfare?". Una domanda a cui la Fondazione proverà a rispondere il 22 settembre a Milano (Teatro Elfo Puccini , Corso Buenos Aires 33, ore 9.30) nel corso del convegno nel quale saranno raccontate (e condivise) altre esperienze felici. Proprio come quella di Grosio. @gitesta

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2017 / 3 dal 2030 serviranno 300 miliardi l'anno per dare riparo alle vittime dei cambiamenti climatici fonte: AGIRE #iNNOVAZIONESOCIALE #sostenibilità Giovani e aziende per l’economia circolare CSR, le imprese del futuro sono già qui Giulia Polito Incentivare l’imprenditoria, favorire l’occupazione giovanile e avere cura dell’ambiente. Tre priorità che da tanti anni animano il dibattito politico e sociale in Italia e non solo. Il tema ambientale è diventato centrale soprattutto a causa delle ultime emergenze che hanno messo a dura prova migliaia di persone in tutto il pianeta, la siccità e le temperature anomale così come i violenti uragani oltre oceano. È a partire da queste considerazioni che l’economia circolare ha iniziato a raccogliere sempre maggiori consensi, a canalizzare le energie e le idee di attori diversi. Imprese e giovani ad esempio. Il bando Start To Be Circular, promosso da Fondazione Bracco, guarda proprio in questa direzione: stimolare la giovane imprenditorialità nei settori del riciclo e del riuso per favorire una produzione più consapevole e attenta all’ambiente. In altre parole, favorire lo sviluppo di un un modello di crescita sostenibile. E allo stesso tempo fornire ai giovani l’opportunità di dare voce alle proprie idee e di Gaia Pascucci Oltre 150 organizzazioni, tra imprese, fondazioni e non profit, per due giorni saranno impegnate non solo a “fare” ma anche a “comunicare” il proprio impegno sociale e ambientale. È proprio la bellezza del fare bene e di condividerlo, sintetizzata nel titolo evocativo “L’arte della sostenibilità”, il filo rosso che accompagna la crescere confrontandosi con le realtà quinta edizione de “Il Salone della più importanti. Come nel corso del CSR e dell’innovazione sociale”, Bootstrap #Start2BeCircular, il primo il più importante evento in Italia evento di accelerazione e mentorship dedicato alla responsabilità sociale per startup dedicato all’economia d’impresa che prende vita a Milano, circolare, in cui professionisti negli spazi della Università Bocconi incontrano il 19 settembre giovani il 3 e 4 ottobre. In programma oltre imprenditori. Per tutti loro, aspiranti 60 eventi tra convegni, workshop, imprenditori o startup già costituite, presentazioni e confronti con la data ultima per partecipare al focus sugli obiettivi dell’Agenda bando è fissata al 3 novembre 2017. 2030 delle ONU. L’appuntamento In palio premi in denaro e percorsi di milanese arriva a chiusura di un incubazione per imparare a dare vita vero e proprio viaggio nell’Italia e a portare avanti la propria attività. E della CSR in 8 tappe, che hanno contribuire così alla formazione di un raccontato le storie di tante imprese tessuto imprenditoriale sano e attento già al lavoro per dimunire il proprio alla sostenibilità di cui il pianeta ha un impatto ambientale, assicurare estremo bisogno, oggi più che mai. misure di welfare aziendale e a @GiuliaPolito favore delle comunità, coinvolgendo 100 relatori e 2000 partecipanti. Un segnale che dimostra come la galassia delle imprese è costellata da realtà “virtuose” che vedono nella responsabilità sociale un fattore di sviluppo e successo. A conferma arriva lo studio “Seize the change” di DNV GL e EY e GFK Eurisko che rivela come il 79,8% delle imprese intervistate ritiene che l’impegno nella sostenibilità porti benefici superiori ai costi e l’89,9% prevede di aumentare in futuro gli investimenti per migliorare la propria sostenibilità. Per sostenere proprio i primi passi di quanti vogliono creare reti di imprese responsabili sui territori nasce “La rete delle Reti”, un “decalogo” con suggerimenti concreti e esperienze da cui imparare.Il Salone è promosso da Università Bocconi, CSR Manager Network, Unioncamere, Fondazione Global Compact Network Italia, Fondazione Sodalitas, Koinètica e vede come partner istituzionali Conai e Enel. @gaia_pascucci #ALTRIMONDI Dal Sudan a Milano, storia di Abdu salvato dal Memoriale Stefano Pasta Abdu, sudanese di 23 anni, studiava Chimica all’università in Sudan. Dopo lo sbarco in Sicilia, lo hanno portato a Venezia: a fine giugno è andato in Questura e gli hanno dato appuntamento per il 7 settembre. Nel frattempo, per vivere avrebbe dovuto arrangiarsi. Allora si è spostato a Milano e per 15 giorni ha vissuto nel giardino vicino alla Stazione Centrale. Il 16 luglio Abdu è stato il primo che è stato accolto al Memoriale della è il monito che ha guidato la scelta Shoah. Qui la Comunità di Sant’Egidio di aprire le porte ai profughi. Perchè offre ogni giorno a 50 profughi l’indifferenza è un pericolo. Si tradisce cena, colazione, una brandina per la memoria della Shoah, ovvero l’apice dormire e la possibilità di una doccia. del male, quando ci si gira dall'altra Ma anche un’occasione di amicizia: parte e si assiste inerti al dolore altrui. Abdu conosce i volontari, racconta la Migliaia di profughi (5mila nel 2015 sua storia, fa progressi con l’italiano, e 2016) sono stati accolti senza costo inizia ad aiutare i nuovi amici in per le istituzioni: c’è chi regala il tempo, quest’accoglienza che sorge a Milano chi porta la colazione o lo shampoo dove tra il 1943 e il 1945 si caricavano per la doccia. Abdu, musulmano, il i convogli di ebrei. All’ingresso 7 settembre è finalmente partito per campeggia la parola “indifferenza”: raggiungere la Questura: il biglietto del treno arriva da una parrocchia cattolica, una volontaria luterana da Milano ha contattato un pastore evangelico, che lo ha accolto a casa sua a Venezia. Così dal Memoriale passano nuove rotte di amicizia, che creano contagi solidali, mettono in scena un riscatto della Storia. www.santegidio.org

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anno 2 numero 14|2017 (18 settembre - 1 ottobre 2017) Quindicinale in distribuzione gratuita. | Questa pubblicazione non si avvale di contributi statali e favorisce l’inserimento lavorativo di giovani in condizioni di svantaggio economico | L’Editore si dichiara disponibile a regolare eventuali spettanze per quelle immagini di cui non sia stato possibile reperire la fonte | Direttore responsabile: Luca Mattiucci - mail@ilpaesedellasera.it - www.ilpaesedellasera.it | Edito da WSC - Via Fiume delle perle, 11 - 00144 Roma - www.whitestonecompany.org | Stampa Arti grafiche Boccia Spa - Via Tiberio Claudio Felice, 7- 84131 Salerno | Testata registrata presso il Tribunale di Roma n° 58 del 5 aprile 2016 Iscrizione ROC n° 26419 4 / 2017 #SCELTIPERVOI “Donare”la salute Nasce la “banca delle visite”. Un progetto di “ScegliereSalute”, startup pugliese di Health Italia con la Fondazione Basis, per aprire le porte delle cliniche a chi non può permetterselo. Collegandosi a bancadellevisite.it/come-donare/ è possibile acquistare una prestazione o donare una somma di denaro. Al via Clothes for Love La raccolta degli abiti usati diventa hitech e incentivante. Grazie ai nuovi contenitori a forma di cuore del progetto Clothes for Love, di Humana People to People Italia e in collaborazione con Auchan Retail Italia e i comuni lombardi. Segui il tour fino gennaio 2018. Info: clothesforlove.it Borsa di studio “energetica” IL Gestore dei Servizi Energetici premia la migliore tesi di laurea sull’innovazione in campo energetico, dalle rinnovabili all’effecienza, con una borsa di studio di 3.000 euro, nell’ambito dei 'Premi di Laurea 2017' del Comitato Leonardo. Scadenza 6 novembre. Info: comitatoleonardo.it/it/premi-di-laurea Una mappa contro gli incendi Al via il progetto non profit nato per condividere informazioni e open data sugli incendi in Italia e coinvolgere i cittadini contro le speculazioni. Oltre alla mappa delle news sugli incendi da maggio 2017, è possibile consultare anche dati e mappa degli incendi divampati dal 2009 al 2016. Info: italiaafuoco.info Scopri tutte le notizie sociali su www.adnkronos.com/sostenibilita CON IL SUD R GENERAZIONE non profit Giovani e Terzo settore 6 7 Ottobre Bologna Opificio Golinelli www.conilsud.it #SGUARDIDASUD Il “Frigo Solidale” contro sprechi alimentari e povertà Emiliano Moccia Sette frigoriferi distribuiti sul territorio cittadino di Bari per favorire la cultura del dono, del foodsharing e della condivisione degli alimenti. Sette frigoriferi da «aprire solo in caso di solidarietà», con l’obiettivo di contrastare povertà e sprechi alimentari, mettendo a disposizione di chi vive in difficoltà economica e fragilità sociale cibi che altrimenti finirebbero nella spazzatura. Quella del “Frigo Solidale” è un’esperienza di partecipazione che punta ad unire le varie anime della comunità, a promuovere un’attenzione maggiore verso gli altri, a rendere più responsabile e sostenibile il consumo di eccedenze alimentari. Perché la povertà crea distanze, emarginazione, invisibilità. Ed allora, occorre incrociare gli sguardi, le storie e la vita di chi per i motivi più diversi fatica anche a mettere un piatto a tavola. Per questo, in spazi chiusi ma aperti al pubblico (associazioni, parrocchie, luoghi culturali, scuole ed altro) dislocati in sei quartieri della città, sette dispense ed altrettanti frigoriferi solidali sono a disposizione di chiunque intenda lasciare o ritirare cibo ancora commestibile. «Intendiamo far sì che tutti possano usufruire dei beni lasciati seguendo comunque la logica educativa secondo cui si può prendere, ma si deve anche lasciare qualcosa per gli altri. In fondo, è anche un modo per riunire varie anime di uno stesso contesto sociale» ha detto Saverio Fanfulla, coordinatore di “Frigo Solidale” e volontario di Kenda onlus, l’associazione che, in collaborazione con diverse realtà del territorio, ha ideato il progetto sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD nell’ambito dell’iniziativa “Con il Sud che partecipa”. @emimoccia

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