LEVANTE AGOSTO/SETTEMBRE 2017

 

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il levante AGOSTO / SETTEMBRE 2017 - pag. 2 Cicerone, un antico romano che non amava i sardi Gli incendi della macchia mediterranea Marco Tullio Cicerone, il grande oratore che con alti e bassi calcò la scena politica di Roma antica verso la fine dell’età repub- blicana ebbe modo in vari inter- venti di infierire sui sardi e sulla Sardegna. Andiamo con ordine. Nel 56 a.C., e dunque all’età di cinquan- t’anni, essendo nato nel 106, pro- nunciò un’orazione politica in cui, barcamenandosi tra le fazioni in equilibrio di potere (vigeva il triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso), ebbe modo di citare un avvenimento di circa mezzo secolo prima: l’azione militare del governatore romano della Sardegna Al- bucio tesa a reprimere una relativamente modesta rivolta di genti dell’interno, sprezzantemente valutata dall’oratore; a suo avviso in- fatti quei rivoltosi non erano altro che “mastrucati latrunculi”, ossia “brigantelli coperti di mastruca”, la caratteristica giacca di pelle an- cora oggi indossata dai nostri pastori. Se di certo Albucio aveva en- fatizzato la sua vittoria (tutti i generali romani lo facevano), per quanto sappiamo, almeno fino ad Augusto, le popolazioni sarde re- sistenti a Roma furono una costante spina nel fianco dei dominatori con azioni di guerriglia che sarebbe riduttivo intendere alla maniera di Cicerone. Sempre nel 56 l’oratore, scrivendo al fratello Quinto che si tro- vava ad Olbia nella veste di “legatus” di Pompeo, gli raccomanda di stare attento alla sua salute, un’allusione al clima malsano del- l’isola, cosa invero corrispondente alla realtà, ma per lo più nei mesi estivi, mentre in quella circostanza si era d’inverno; ed in effetti Ci- cerone così puntualizza: «benché sia inverno, rifletti che “questa è la Sardegna” - Sardiniam istam esse», quasi a dire che di quella terra non ci si poteva mai fidare! Una rappresentazione del tutto ne- gativa e finanche sgradevole. Restiamo in qualche modo in tema quando, dopo che Giulio Ce- sare ebbe domato i pompeiani in Africa (46 a.C.) si apprestava a sbarcare in Sardegna; Cicerone, scrivendo all’amico Varrone, si chiede se l’odiato Cesare si sarebbe davvero recato nell’isola che non aveva ancora visitato pur essendo - così la definisce - un suo “praedium”, un suo podere personale; e aggiunge: «non ne ha uno peggiore, ma non lo disprezza». Dagli strali di Cicerone non si salva neppure chi, di origine sarda, aveva fatto fortuna a Roma per le sue doti di artista e di cantante, raggiungendo grande popolarità ed en- trando nella cerchia degli amici di Cesare prima e di Ottaviano poi: Tigellio. Di questo singolare personaggio parla anche il poeta Ora- zio che in una sua celebre satira ne rimarca l’eccentricità, i vezzi e i capricci, insomma un personaggio che oggi chiameremmo una “star” di successo. Il disprezzo di Cicerone per quest’ultimo è forte, come emerge da una sua lettera, un disprezzo a cui, purtroppo, è accomunata la Sardegna; lo definisce infatti “uomo più pestilen- ziale della sua patria” e, quanto ai sardi, li bolla come “venales”, ossia “roba da vendere”, anzi, potremmo dire “da svendere”, espres- sione non originale del suo repertorio, ma da tempo proverbiale e derivata dalla grande quantità di sardi catturati nel 176 a.C. dal con- sole e comandante romano nell’isola Sempronio Gracco e messi in vendita a Roma; quei sardi che, concludeva nella sua lettera l’ora- tore, erano “uno peggiore dell’altro”. Dobbiamo però fare di nuovo un passo indietro, al 54 a.C., per trovare il massimo concentrato di livore ciceroniano verso i sardi, nel processo intentato contro l’ex governatore dell’isola Scauro, di cui il nostro oratore fu avvocato difensore. Scauro era accusato di tre crimini: la morte di un citta- dino di Nora, tal Bostare, aver attentato all’onore della moglie di un certo Arine la quale per non cedere alle molestie sessuali si era uccisa e aver vessato fiscalmente e oltre la legge gli isolani. Limi- tandoci ai primi due punti, secondo Cicerone, il governatore non aveva avuto nulla a che fare con Bostare; la moglie di Arine mai e poi mai avrebbe potuto essere oggetto di passione per Scauro, es- sendo vecchia e brutta; lo stesso Arine sarebbe stato amante della madre di Bostare e quindi interessato alla morte della propria mo- glie: torbida e pruriginosa pagina di cronaca locale dunque. Il tutto condito da una rappresentazione dei sardi visti come meticci nelle cui vene scorreva sangue africano, discendenti dei cartaginesi, più falsi e astuti di questi ultimi; in fondo era l’Africa, secondo la frase diventata celebre di Cicerone, la vera madre della Sardegna: Africa ipsa parens illa Sardiniae! Certo può essere un’attenuante per Ci- cerone l’intreccio di interessi, pro o contro i vari protagonisti delle vicende politiche o giudiziarie in cui, loro malgrado, i sardi e la Sardegna furono coinvolti, ma tali collegamenti restano evanescenti sullo sfondo, mentre le pietre scagliate sui sardi e la loro terra fanno ancora male. Ignazio Didu Per chi vive in Sardegna il dram- matico e ricorrente evento degli incendi boschivi diviene quasi (e purtroppo) un fatto scontato. Si potrebbero addirittura indivi- duare i giorni e le ore in cui ,con la complicità del maestrale, del caldo e della siccità entrano in azione gli abituali incendiari che riaprono periodicamente una im- mane ferita nel nostro territorio che impiega decenni a ricostruire il suo patrimonio boschivo. È' sufficiente guardarsi attorno, nelle campagne lontane dal mare, per rendersi conto di quanti ettari di bosco e di macchia sono stati trasformati in deserti, con alberi se- colari ridotti a mute preghiere rivolte al cielo. Il dramma di questa criminale attività (perchè di vero e proprio dramma si tratta) resta comunque un fatto collettivo, patito da tutti i galluresi, perchè è proprio nel nostro enclave che si manifestano con maggior ricor- renza gli incendi dolosi. Il fuoco che divora la natura ha con sé qual- cosa di ancestrale e di indomabile. Pare una forza inarrestabile e maligna tale da metter seriamente in forse la razionalità di ognuno di noi. Chi subisce l'esperienza di un incendio della macchia diffi- cilmente dimenticherà col tempo l'angoscia provata. E quest'anno non ci sono state eccezioni alla criminale attività di chi ha innescato, pochi mesi fa, un pauroso incendio che ha tenuto impegnati sulle colline attorno al nostro Comune centinaia di vigili del fuoco, forze dell'ordine,volontari, canadair ed elicotteri per ar- ginare il fuoco che avanzava verso abitazioni e ricoveri di animali. Perché tutto ciò? Le analisi sui comportamenti irresponsabili degli incendiari ci porterebbero molto lontani e sono state tentate dalle istituzioni direttamente coinvolte ,da psicologi del compor- tamento criminale,da psichiatri e da specialisti del settore perve- nendo alle più diverse e controverse ipotesi e soluzioni. Per parte nostra non ci incammineremo su un terreno così diversificato, non avendone né la competenza né l'esperienza diretta. Quel che ci au- guriamo è che l'incendio doloso venga almeno previsto e punito con pene esemplari (ben più pesanti delle attuali) tali da costituire se non altro un deterrente sicuro. Mario Stratta Ricette al volo: Palamita con cipolle rosse fresche La palamita è un pesce azzurro che contiene una cospicua quantità di omega 3 e antiossidanti, molto diffuso in tutto il mediterraneo. Il suo nome scientifico Sarda-Sarda ricorda appunto la Sardegna. Ingredienti: una palamita da 700-800 g, sale grosso, rosmarino, grani di pepe nero, aceto di vino bianco, alloro, olio di oliva extravergine, aglio, salvia, cipolle rosse fresche, vino bianco. Procedimento:pulire ed eviscerare la palamita quindi attuare le seguenti fasi: 1) In un bollitore contenente acqua, immettervi del sale grosso da cucina quanto basta, un rametto di rosmarino, un grano di pepe nero, un bicchiere di vino bianco, una spruzzata di aceto ed eventualmente un po’ di foglie di alloro. Portare ad ebollizione, quindi immergervi la palamita precedentemente pulita , cuocere per 5- 10 minuti a secondo delle dimensioni del pesce. Spegnere il fuoco e lasciare intiepidire la palamita all’interno dell’acqua per circa 20 minuti. Estrarre il pesce, togliere la pelle residua, lische, ecc. e depositare tutta la polpa così ottenuta in una terrina di vetro. Condire con un po’ di olio di oliva e un po’ di aceto bianco. 2) Contemporaneamente in una padella antiaderente mettere un poco di olio, uno spicchio di aglio schiacciato, salvia e rosmarino.Soffriggere leggermente poi buttarvi una copiosa quantità di cipolle rosse fresche precedentemente tagliate a rondelle. Farle rosolare e quindi appassire in modo giusto. 3)Quindi alla fine togliere aglio, salvia e rosmarino e capovolgere le cipolle così ottenute sopra la palamita e lasciar riposare per una notte in frigo. Mangiare il giorno dopo, a piacimento aggiungere un po’ di olio di oliva e aceto di vino bianco.Vino consigliato: ALDIA Vermentino superiore DOCG di Gallura. Cantine Giocantinu Berchidda (OT).Si tratta di un vino che si presenta fresco al palato, sapore secco e questo consente di asciugare l’eventuale acidità prodotta dall’aceto bianco. Ferdinando Ansaldo IL LEVANTE Periodico di cultura, ambiente e informazione dell’ICIMAR. Anno VI - N°39, AGOSTO/SETTEMBRE 2017. Registro stampa n. 3/2011 Tribunale di Nuoro. Redazione e Amministrazione: Istituto delle Civiltà del Mare, Via Niuloni,1 - 08020 San Teodoro (OT) Tel./Fax. 0784/866180 E-mail.segreteria@icimar.it - www. icimar. it Tipolitografia: Ovidio Sotgiu - via Corea, 48 Olbia. Direttore Responsabile: Mario Stratta In Redazione: Sandro Brandano, GianPiero Meloni, Pierangelo Sanna. Segretaria di Redazione: Angela Bacciu.

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il levante Tasse, imposte ed altre storie AGOSTO / SETTEMBRE 2017 - pag. 3 Barcelona nel cuore “Ma è la natura delle cose, che i principii cominciano piccoli, ma se l’uomo non avvertisce, moltiplicano presto e scorrono in luogo che poi nessuno è a tempo a provvedervi.” F. Guicciardini. Si può essere favorevoli alla tassa di soggiorno e contrari all'impo- sta? Si può e cercherò di spiegarne le ragioni, basta avere ben pre- sente che tassa e imposta non sono sinonimi e che la prima è il corrispettivo di una prestazione o di un vantaggio particolare, la se- conda è destinata invece a soddisfare bisogni pubblici di ordine ge- nerale. Esistono dunque delle questioni di principio che, senza essere degli esperti di scienze delle finanze, dovrebbero essere ben presenti a tutti i cittadini e che invece le ragioni di opportunità fiscale hanno si- stematicamente ridicolizzato, generando approssimazione di linguag- gio e persino confusione del costume politico. Fu nel 1910 che per la prima volta Vittorio Emanuele III, in forza della grazia di Dio e per vo- lontà della nazione promulgò la Tassa di soggiorno. I comuni con ca- rattere di stazione climatica o balneare ebbero facoltà di far domanda al Ministero degli Interni per essere autorizzati alla riscossione della predetta tassa con l’impegno di destinarne quanto prodotto esclusiva- mente alle spese ritenute necessarie allo sviluppo delle stazioni cli- matiche e balneari, con opere di miglioramento e ampliamento o anche di semplice abbellimento. Una contabilità speciale e separata dal bi- lancio comunale avrebbe riportato le previsioni di entrata e il reale in- troito, nonché il dettaglio delle erogazioni per ogni lira utilizzata. Quattro articoli quattro di disarmante buon senso, chiari e sgombri di cavilli che avrebbero dovuto ispirare ogni futura manipolazione sulla materia. E invece nel 1938 lo stesso Vittorio Emanuele, incre- mentato dalla storia a Imperatore di Etiopia, decretò le “Modifica- zioni “per cui la tassa diventa una imposta, riscossa direttamente dall’Istituto Nazionale Gestione Imposte di Consumo, e destinata per un quarto (diminuito dell'aggio di riscossione) all'Opera nazionale per la protezione e l'assistenza della maternità ed infanzia, del rimanente, il 79% doveva andare alla locale Azienda autonoma o al Comune; il 6% all'Ente provinciale per il turismo e il 15% alla Sezione autonoma per l'esercizio del credito alberghiero e turistico. Gli articoli diven- tano diciotto, numerosi sono i riferimenti ad altre leggi e decreti e compaiono complicati meccanismi di esazione e esenzione, il gettito si perde in molti rivoli, insomma una legge buona per le glorie del fa- scismo ma anche per la Repubblica, che di fatto se la tiene, per abo- lirla solo nel 1989. Questione di notti magiche, si dirà, di tariffe alberghiere più leggere e non gravate dall’incomprensibile balzello, in vista nientemeno che dei campionati mondiali di calcio. La pro- mozione turistica dei paesaggi e delle città d'arte del bel paese fu af- fidata allo spettacolare sperpero pallonaro e, come si vedrà, all'autogol dell'evento. Pensata superflua, non si sentirà parlare della imposta di soggiorno sino al 2010, quando il Governo decretò per comprensibili urgenze di “tutela della unità economica della Repubblica” che la sola città di Roma, a sostegno di un bilancio disastrato e a ulteriore nutri- mento degli antichi vizi, poteva esigere non una tassa, non una im- posta, ma “un contributo di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive della città”; nessun pudore era dovuto sulla sua destinazione. Ma è nel 2011 che la Repubblica scopre, insieme a una sincera vocazione turistica, le opportunità del “federalismo fiscale mu- nicipale”che fra le altre cose consente, ai comuni ad economia turi- stica, di reintrodurre l’imposta di soggiorno. Chi può e chi vuole applica dunque l'imposta, confidando che la relativa modestia delle tariffe esenta gli amministratori da spiegazioni imbarazzanti sulle inef- ficienze e le pigrizie municipali, dove magari le stesse somme po- trebbero essere, dal sommerso, riportate alla luce e alla legalità. Questa fiscalità aggiuntiva, ma guai a chiamarla così, produce comunque dei golosi tesoretti, complice la più elastica delle costituzioni e genera meccanismi di spesa tanto legali quanto fumosi del genere “inter- venti in materia di turismo”. Capita così che la cronaca locale ci de- lizi di interviste in cui qualche sindaco, altrimenti sostenitore di improbabili liberalismi, si pavoneggia fra organizzazioni di “eventi” e iniziative di promozione del territorio, non negando persino di aver ceduto alle tentazioni delle spese correnti. Altri oscillano deliranti e ignari di significati, e bramano di estendere il balzello alle seconde case e a chissà cos’altro. Questa varietà di intenti e di opere non pro- mette niente di buono, salvo che qualche governo non riporti la que- stione dove tutto è cominciato, restituendo al prelievo il suo carattere di tassa il cui gettito è destinato ad uno “scopo” ben preciso, ovvero la manutenzione dei beni ambientali e artistici, la messa in sicurezza dei siti archeologici e dei monumenti e quant'altro è davvero corre- lato alla fruizione turistica e culturale e in tale funzione necessita di essere rigenerato. Per quanto l’idea possa sembrare bizzarra bisogna tornare all’origine extrafiscale della tassa e alla gestione separata dalle partite ordinarie di bilancio. Una piccola rivoluzione che si racconta in un pieghevole consegnato ai nostri ospiti, con i numeri delle en- trate e il dettaglio degli impieghi, così che una passeggiata possa spie- gare più di mille parole. Gian Piero Meloni Era il 1975, ero laureato ormai da quattro anni ed ero tornato a casa. Dopo alcuni viaggi intrapresi dal 1971 al ‘74 attraverso i totalitarismi dell'est Europa, decisi di andare a visitare la Spagna del totalitarismo fascista. Era ancora vivo Franco ed il regime dava gli ultimi violenti colpi di coda. Partimmo con il mio amico Ninni Carreras con la sua 500 Fiat blu. Ci imbarcammo sul Canguro Grigio a Porto Torres e dopo una notte e un giorno di viaggio, con sosta a Genova, giungemmo a Barcelona. Il pretesto era far visita a un mio amico degli anni dell'università che, studente di architettura nella sua città, era stato a Cagliari per una ricerca sull’architettura catalana in Sardegna mentre io studiavo nella facoltà di economia. Diventammo amici e quando tornò in patria rimanemmo in contatto. Eravamo in luglio e ci accolse una città assolata e calda, viva, che del franchismo portava i segni nell’onomastica di regime ma dava l'impressione di non subirlo più di tanto. Barcelona sarebbe stata la tappa iniziale del nostro viaggio e anche la tappa finale dopo una visita nel paese basco è così in effetti fu. Alberto, il mio amico catalano, fu un’ottima guida per la conoscenza della città. Anche lui nel frattempo si era laureato e sposato e da architetto, conosceva tutti gli angoli segreti della sua città. Allora ancora il turismo lo si conosceva poco e quel poco che arrivava lo incontravi nelle ramblas tra bancarelle di fiori, fotografi ambulanti, pubblicità di prodotti e giornali un po' fuori tempo, gabbiette di “pajaritos sabios” per predire il futuro e tanti uccellini variopinti in gabbia in vendita che erano un po' la metafora del clima politico che si respirava. Un mondo variegato che sapeva di antico che da noi la democrazia del progresso aveva ormai spazzato via. Le ramblas, quel tratto di ampia via con largo spazio pedonale al centro che va da Plaza Catalunya fino alla colonna Colón, davanti al porto, erano già allora molto frequentate sia per la contiguità con il mercato della Boquerìa sia per le varie attrattive a carattere locale che vi si affacciavano, dal Liceu, teatro dell'opera di straordinaria fattura architettonica, ai localini frequentati da studenti e professori, impiegati e varia umanità. Era tutto un pullulare di avanguardie che stridevano enormemente con il regime oppressivo e arcaico che governava la Spagna in quel periodo. Frequentavamo il Zeleste, un locale di musica dal vivo a due passi dal museo Picasso e passammo una notte in un campo re- cintato fuori Barcelona dove quelli del Zeleste avevano organizzato una specie di festival, il Canet rock dal nome della località, dove si faceva musica in catalano per tutta la notte sotto lo sguardo vigile della guardia civil. Avevo una musa di nome Maria Assunta che mi accompagnava nel mio girovagare tenendomi per mano quando gli analgesici somministratimi per un ascesso dentario uniti al caldo torrido di quei giorni, mi stordivano più del dovuto. Poi in novembre le cose cominciarono a cambiare. Franco finalmente tirò le cuoia accontentando tutti quelli che nelle ramblas speravano che tra le previsioni estratte dai pajaritos sabios ci fosse quella della fine del regime. La Spagna intraprese la via della modernizzazione, la Catalogna divenne più spavalda nella rivendicazione dei suoi diritti repressi, i turisti arrivarono sempre più numerosi trovando un popolo accogliente e con una voglia di apertura che quarant'anni di regine avevano mortificato ma non spento. Le ramblas andavano assumendo una nuova connotazione di punto di ritrovo del popolo delle vacanze ed i locali arretravano più verso l'interno nella rambla de Catalunya, il, Paseig de Gracia e vie adiacenti. Nel barrio gotico, nel barrio chino e nei vari quartieri popolari del fronte del porto ed adiacenze cresceva un miscuglio di varie identità culturali e di varia provenienza che davano comunque l'impressione di una buona integrazione con l'ambiente locale non certo ostile. Tutto quindi non lasciava prevedere la tragedia del mese di agosto ma di questi tempi l’imprevedibilità è dietro l'angolo. Così è successo e le ramblas anche nella tragedia hanno mostrato la loro policentralità culturale dove si danno appuntamento turisti provenienti da ogni parte del mondo. Sulle poco più di cento vittime del barbaro attentato le nazioni di provenienza erano 34 a dimostrazione della grande ospitalità che la città offre universalmente apprezzata. Sono sicuro che Barcelona, che ha già conosciuto la barbarie fascista con una dura oppressione durata 40 anni, avrà la forza di andare oltre senza cedere alla nuova barbarie rappresentata dal terrorismo. Pierangelo Sanna

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il levante DEA MADRE PALEOLITICA La ricerca archeologica preistorica restituisce, nelle terre mediterranee, in Europa e nel Vicino Oriente, una consistente quantità di statuine muliebri, dalle forme differenti ma con contenuti convergenti, secondo stili propri delle diverse aree e dei diversi periodi di appartenenza. La diversa corposità, comunque suggestiva, esprime contenuti non solo artistici ma culturali e cultuali, in specie. L’analisi da un punto di vista antropologico conduce a individuare, con evidenza, contenuti riconducibili a una religiosità che è giusto definire “naturale”. Uno degli obbiettivi che la Paletnologia si pone è quello di capire, nel progresso dell’umanità, quando si possa dire che essa abbia mostrato i primi segni di una religiosità intima o condivisa, manifestata attraverso l’arte o con apprestamenti particolari. Tralasciamo la disputa (cara a Mircea Eliade, forse il maggiore storico delle religioni, e credo destinata a non essere mai risolta) se fu prima il senso religioso a produrre nell’animo umano il pernicioso (castrante) senso della superstizione o se fu il contrario. Ora, più opportuno è occuparsi, brevemente, delle accennate manifestazioni materiali o artistiche riconducibili a convinzioni profonde, che coinvolgano l’intimo sentire dell’uomo, espresse nelle insopprimibili manifestazioni artistiche rinvenute in ogni dove, nel e attorno al Mediterraneo, come pure nel cuore dell’Europa. Le ormai lontane diatribe sulla “reale umanità” dell’homo Neandertalensis s’incrociavano con quelle della prima manifesta religiosità, che “doveva” essere attribuita a un essere del filus homo, ma di livello “sapiens”. Il responso recente della genetica ha riconfermato il nostro uomo delle caverne nel “prestigioso” ruolo di homo: prima lo era in virtù di sospettate manifestazioni riconducibili a una qualche forma di una primordiale religiosità - assai presunta, si deve riconoscere. Gli si attribuì un vago culto dell’orso (per via di crani disposti (?) in teorie intenzionali) ma anche rituali della morte, dove il cannibalismo, orrido o necessario, avrebbe avuto un suo ruolo mistico. Lasciamo queste vaghe dispute ai titolati docenti, allievi più spesso di sognatori d’inizio Novecento e torniamo alle statuine dette anche “Venerete”, dai molti attributi. Le attribuzioni più antiche erano ascrivibili, nientemeno, a un Paleolitico finale, le cui date intorno al 20.000 a.C. parvero altissime e molti erano i dubbi che potesse trattarsi di un Neolitico, più o meno antico. Bellissime “venerete” volumetrico-corpose o stilizzate, essenziali o ricche di attributi: tutte hanno sensibili contenuti artistici, come quelle di Willendorf (Austria), Monpazier (Dordogna, Francia), Savignano (Modena), Grimaldi - Balzi Rossi (Ventimiglia) Des Rideaux (Lespugue), fra le tante (per dare qualche esempio), che pur nella diversità esprimono una chiara espressione di convergenti qualità muliebri o, per meglio dire, divine e “materne”. Il volto è spesso indistinto, privo di caratteri somatici o riassunto in una improbabile sporgenza: volumi sferici marcati, sono spesso ricondotti significativamente al richiamo formale dei seni. Altri segni riconducono alle virtù naturali di una madre, voluminosa, gravida, prolifica, che espone di norma una vulva vistosa e inequivocabile (improbabile solo nelle dimensioni esagerate). Tutto esprime maternità, sottolineata dai grandi seni: fondamentali e insostituibili per nutrire la progenie, auspicata numerosa in tutta evidenza, sempre misteriosa nelle sue origini riconducibili all’inconoscibile e dunque al divino. Si riconosce, in quelle produzioni artistiche dal forte simbolismo, esplicito e naïve, quanto siano ampi i margini interpretativi, non di un tripudio dell’eros o del richiamo naturale dei sensi, ma una vera riflessione filosofica che conduce a una religiosità manifesta. AGOSTO / SETTEMBRE 2017 - pag. 4 I richiamati testimoni dell’Archeologia dicono, dunque, che già l’uomo Paleolitico rimase incuriosito, affascinato e travolto, si direbbe, dai misteri del femminile, capace di sviluppare in sé la vita, che origina nel suo ventre e si manifesta dalla vulva prodigiosa. Le virtù della Madre Dea stanno ancora nell’adeguamento del proprio corpo per garantire il futuro col cibo salvifico (sfuggente per molti dei vivi) per la nuova progenie. Tutto ciò che è vita o fonte di vita è frutto di un parto dai connotati impenetrabili, sempre misteriosi, dallo sgorgare di una piccola sorgente dalla roccia allo sbocco di poderosi fiumi da caverne, più evidentemente riconducibili all’utero profondo della grande Madre Terra, che tutti ha partorito: animali, vegetazione e uomini. La Donna, dunque, piccolo modello della Grande Dea, è proprio prodigiosa e divina come la grande Dea Madre Terra, che in lei si manifesta: è fertile; è gravida; è partoriente; è nutrice. Il suo abbraccio, avvolgente e rassicurante per i nuovi nati che s’affacciano alla realtà dolorosa, è sempre madre consolatrice anche per quanti già da tempo affrontano le sofferenze del vivere. Un relativamente recente rinvenimento a Hole Fels, un giacimento paleolitico in grotta nella Germania meridionale, ha restituito due oggetti straordinari: il primo è un flauto ottenuto da un osso d’ala di grifone datato 40/35000 anni fa (produceva cinque note… propizie per un qualche culto?); il secondo oggetto è una statuina muliebre ottenuta dall’avorio di Mammuth (è alta pochi cm ed è datata intorno ai 35000 anni fa). La straordinarietà sta non solo nell’altissima antichità ma anche nella simbologia espressa: il busto coincide con un seno turgido prominente e molto sviluppato, abbozzi di braccia con mani convergono sul ventre segnato da linee come in un tatuaggio; l’ampio triangolo pubico è interamente occupato da una vulva vistosa e corposa, contenuta fra sole cosce robuste. Forse il volume del pezzo d’avorio non consentiva lo sviluppo né di gambe, né di adeguati, grandi glutei, né della testa, che qui, significativamente (non era necessaria!) è resa con un piccolo bitorzolo, forse l’appiccagnolo per sospenderla al collo. Giacobbe Manca Malaria in Sardegna e in Italia Sulla conferenza tenuta all’Icimar del dottor Maurizio Feo interviene una nostra affezzionata lettrice che non manca mai agli incontri promossi in Biblioteca Gallura dal nostro Istituto. Mi chiamo Luisella Carena Turchi e vengo a S. Teodoro in estate da più di trent’anni. Ho conosciuto il problema enorme della malaria in Sardegna dalle parole di mio nonno quando ero bambina perché raccontava il lavoro che aveva svolto qui negli anni 1946/47. Si chiamava Giancarlo Ghiglione ,era medico provinciale specializzato in igiene, a Pavia, e nel 1946 ebbe l incarico dall'Istituto Superiore della Sanità di trasferirsi a Cagliari (con la moglie e il figlio più giovane) per occuparsi di individuare e segnalare le zone più infestate dalla zanzara responsabile della diffusione massiccia della malaria,malattia devastante per la popolazione. Egli visitò molti luoghi a dorso di mulo e collaborò con la fondazione Rockefeller e i medici americani e italiani che sperimentavano i metodi per affrontare il problema,in particolare con il DDT. Ricordo molte cose raccontate da lui e dalla nonna, che visse con piacere a Cagliari. Pensavo anche di trovare citato il lavoro del Dr. Ghiglione anche nel libro che ho trovato interessante e ben documentato. Ho cercato di rintracciare il lavoro del nonno ma non ho mai avuto l’opportunità di andare agli archivi di Cagliari che il dottor Feo avrà certo consultati. Se l’Autore avrà occasione di ritornare sull 'argomento della malaria in Sardegna forse potrà trovare il nome di Giancarlo Ghiglione e forse potrà sapermi dire dove posso trovare notizie che consulterei volentieri. Buon lavoro a tutto l' ICIMAR, sempre valido Istituto. Luisella Carena Turchi

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il levante AGOSTO / SETTEMBRE 2017 - pag. 5 Biblioteca Gallura di San Teodoro Giochi estivi nella spiaggia “La Cinta” Dopo altre donazioni a favore della Biblioteca Gallura di San Teodoro, un altro grande Artista ha arricchito la nostra dotazione con un notevole numero di libri (Arte, Scienze, Enciclopedie varie, Sardegna e Narrativa). L’Icimar ringrazia Giovanni Battista fratello di Salvatore Spano per questo nobile gesto. L’Istituito che gestisce la “Biblioteca Gallura” accoglie con orgoglio e affetto tale preziosa donazione e s’impegna per la sua catalogazione onde rendere fruibili tali testi per tutti i suoi iscritti. Il periodo delle vacanze è al termine. La Biblioteca Gallura augura un buon anno scolastico a tutti gli studenti e in particolare agli universitari: Angelo Addis, Francesco Diana, Micaela Nizzi e Gabriele Sanna che le vacanze le hanno trascorse sui libri per tutto il mese di agosto presso la nostra struttura. Ricordiamo inoltre che gli orari di apertura della Biblioteca resteranno invariati anche nei prossimi mesi: esattamente lunedi, mercoledì, venerdì al mattino 9/13 e il martedì e giovedì al pomeriggio 15/19. Angela Bacciu Un viaggio come messaggio Ci tengo a parlare di due storie diverse ma non prive di significato che hanno un comune denominatore: l’impegno. Ecco, in sintesi, l’incipit del primo racconto tanto semplice quanto toccante. Il primo caso, riguarda la storia onirica di due fratelli legati da un affetto profondo che non è venuto meno neppure quando uno dei due è scomparso. Il viaggio continua con l’impegno sostenuto da varie iniziative. In primo luogo un drink creato all’Ambra Day di San Teodoro dai barmen Roberto Niedda e Steven Mojoli. Duecento maglie, rappresentano la seconda testimonianza di partecipazione da parte di “Holidays San Teodoro” con il logo “Imbriani non mollare!” che saranno donate a diversi locali della zona che sostengono la sua avventura. Un percorso carico di emozioni e di ricordi che ognuno di noi potrà percorrere seguendo la mappa pubblicata in questo link: http://www.imbrianinonmollare.it/imbriani-non-mollare-nelmondo/. *** La seconda storia riguarda il viaggio di 1200 kilometri in due giorni, testimoniato da amici e sostenitori attraverso i social, e vede come protagonista il nostro teodorino Francesco Dalu, che da San Teodoro ha attraversato l’intera Isola a cavallo di una moto per dire NO ALLE SCORIE NUCLEARI IN SARDEGNA. E’ risaputo che tutti noi sardi amiamo la nostra terra e le iniziative come quella promossa da Francesco non possono che trovare consensi ed appoggi per salvaguardare il nostro futuro. Mi permetto di parlare anche a nome dell’Icimar, per auspicare altre iniziative dirette a salvaguardare un territorio che tutto il mondo ci invidia. Angela Bacciu La spiaggia della Cinta a San Teodoro, offre di- vertimenti anche fuori stagione a chi ha la pos- sibilità di raggiungerla quotidianamente.Sul fi- nire dell'inverno quando ancor timida s'affaccia precoce la primavera, sfi- lano, in lungo e largo sulla sabbia, gli anziani in compagnia dei fedeli cagnolini al guinzaglio. La spiaggia ab- bandona l'aspetto desertico con l'evidenza delle orme che invitanti richiamano i curiosi appassionati del mare. Il mare misteriosamente agisce indisturbato nel moto ondoso e trasforma continuamente il paesaggio. Le correnti, coadiuvate da onde, ciottoli e vento sanno costruire/demolire, rinnovare/asportare e ridisegnare a proprio piacimento le coste con grande meraviglia dei frequentatori che pur nel medesimo luogo, possono godere del paesaggio sempre nuovo e mai uguale. E' forse la dialettica del mare, il suo divenire che si manifesta a chi ha sensi per percepire tutta la sua grandezza. Le dune si ammantano di nuova sabbia, lie- vitando le dimensioni oppure se ne formano altre nuove sia per il moto ondoso che per il vento. Questa magia nel giro di poche ore, trasforma l'aspetto fisico della riviera. Sassi, ciottoli e conchiglie in perenne attrito, vanno e vengono instancabili cullati dal mare. Le posidonie, fecondate dalle acque cristalline si lasciano strap- pare le lunghe fronde che si depositano in riva formando dei veri banchi per proteggere dall'erosione la spiaggia. Nulla è definito, e gli spazi sabbiosi possono restringersi o dilatarsi. E quando il clima si fa più tiepido e la spiaggia fruibile si allarga, si può dare avvio alla nuova campagna del gioco delle bocce. Sollecito ed impaziente l'anziano, mosso dalla curiosità di scoprire tutte le modifiche create nel tempo dal mare, si precipita in spiaggia e con un primo colpo d'occhio avverte i cambiamenti. Quello più colossale è dato da un isolotto poco al largo dal Porticciolo di Niuloni che si è staccato dal banco di posidonie che giaceva in riva fin dall'autunno. Ora l'al- legra comitiva, lascia a casa i fedeli amici a quattro zampe e fa la prima operazione di bonifica del teatro di gioco: spietramento, pu- lizia dalle patate di mare e il livellamento della spiaggia. Si aprono le “gare”, nate come svago e passatempo per i meno giovani e che oggi conta la presenza anche di adolescenti e adulti. Il gioco delle bocce, nel tempo, ha assunto anche connotati antropologici e so- ciali, mettendo insieme generazioni senza distinzione di genere. L'età dei giocatori va dai quindici/sedici anni di Serena fino ai no- vantadue anni di Francesco (noto Zizzu). Quest'ultimo diventa l'ar- bitro insindacabile per l'assegnazione del punteggio. Con precisione impugna il metro, categorico e con giudizio perentorio chiude la disputa. Il gioco è sicuramente salubre esercizio senso-motorio e mentale. Ha il pregio di includere e togliere dalla solitudine chi si ritrova anche senza famiglia mentre ritempra sia le energie fisiche che quelle spirituali. La “combriccola” spensierata non gioca per lucro o agonismo ma impegna tutte le sue risorse psicofisiche sentendosi meno sola, e investendo in autostima oltre a stare in buona compagnia. La dea bendata accompagnata dalla bravura e dall'impegno interviene nel gioco delle bocce e sorride oggi agli uni, domani agli altri. Quello delle bocce nella spiaggia della Cinta è un gioco sdoga- nato dai regolamenti di federazione sportiva ed è libero da qualsiasi burocrazia, legge vincolante, tassa o lucro. Il gioco è fine a se stesso, divertimento puro. Si gioca per stare in- sieme, fare nuove conoscenze e ascoltare le esperienze altrui. Nel gioco si affinano le capacità strategiche relazionali e di coo- perazione. Si attiva il cervello e il corpo. I più giovani con accor- tezza e armonia aiutano i giocatori in difficoltà. L'unica password disponibile è l'empatia.In buona compagnia i sardi si affratellano ai continentali. Le squadre che si avvicendano nel gioco sono un mix di italiani, europei ed extraeuropei. Il gioco è un collante che unisce tutti, crea nuove amicizie, aggregazione sociale e arricchi- mento delle altrui esperienze oltre ad essere tonico per il corpo e per l'anima.Lo sport in genere è un interlocutore culturale. Lo è qui alla Cinta, in particolare, poiché nei mesi estivi ci tran- sitano le genti del globo con una miriade di realtà e problematiche che abbiamo il dovere di ascoltare per conoscerle. Una calorosa stretta di mano per congratularsi nei confronti dei vincitori suggella quotidianamente la fine della giornata. Con l'arrivo dell'estate, in particolare a luglio e agosto, la spiag- gia è stata ridimensionata per dare spazio al flusso turistico e la “combriccola” è in fase di pausa. Impaziente attende che la stagione turistica arrivi al capolinea per riprendere nuove schermaglie di sfida. Tore Soru

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il levante Se una notte dʼinverno un viaggiatore AGOSTO / SETTEMBRE 2017 - pag. 6 " Un giorno da volontario " Quarto exploit dei nostri lettori che si cimentano con novelle ,ov- viamente inedite. Ci prova questa volta Salvatore Olia con un rac- conto che ci proietta nella preistoria nuragica con un finale a sorpresa, umoristicamente.....macabro. M.S. LA SCRITTURA AL TEMPO DEI NURAGHI Di recente, dopo il ritrovamento di una tavoletta di scrittura Shardana, qualcuno ha avanzato l'ipotesi che gli antichi popoli della Sardegna non fossero del tutto illetterati come invece, da più parti, si è sempre sostenuto.In proposito, dopo scrupolose ricerche, abbiamo elaborato una teoria circa l’approccio dei Sardi nuragici alla scrittura e, in genere, ai problemi della comunicazione. La tesi è chiarita nel testo seguente redatto in forma di dialogo. Nella piazza di un insediamento nuragico, il Capo Villaggio Arrumb-Adammuru attende l’arrivo del Sovrintendente all’Ipertestualità del Dialogismo, Ukbar-Attu. Arriva Ukbar-Attu e si rivolge ad Arrumb-Adammuru. UKBAR – Hai sentito parlare di questa novità della scrittura? ARRUMB – Si, vagamente. Di che si tratta? UKBAR – C’è chi sostiene che con la scrittura si può comunicare senza emettere alcun suono. ARRUMB – Mi stai prendendo in giro? UKBAR – Ci mancherebbe! Qualcuno ha messo a punto un sistema per rappresentare in forma grafica i suoni intellegibili! ARRUMB – Mi sembra un’assurdità. Come può funzionare un sistema del genere? UKBAR - Semplice: mettiamo che tu voglia esprimere il termine “muflone”. Anziché pronunciarlo puoi “scriverlo”, ossia incidere sulla pietra o su una tavoletta d’argilla il profilo stilizzato o un simbolo che convenzionalmente può utilizzarsi per rappresentare quell’animale. Così tutti quelli che vedono quel simbolo capiscono che tu hai voluto esprimere il termine “muflone”. Tale processo di decodificazione si chiama “lettura”. Lo stesso procedimento può applicarsi per indicare altre bestie, oppure piante, oggetti di uso quotidiano… ARRUMB – Ingegnoso, non c’è che dire. Ma sapresti dirmi qual è l’utilità pratica di un tale espediente? UKBAR – Beh, al momento mi sfugge, e pensavo - col tuo permesso, s’intende - di sviluppare qualche modalità applicativa. Però considera che questo nuovo accorgimento ci darebbe modo di integrare la comunicazione verbale con quella visiva. ARRUMB – Ma se permetti è una cosa che già si fa! Ad esempio, quando accendiamo un falò sulla torre per segnalare le incursioni degli Huruk-Babbau (Arrumb sputa per terra in segno di disgusto). Non per niente abbiamo installato e configurato una rete di ottomila nuraghi in interconnessione. E tu sai meglio di me quanta fatica ci è costata! UKBAR – Non lo nego, Arrumb, mica si parte da zero! Oggi possiamo veicolare un’informazione da Orroli a Barumini in meno di 12 ore. Però con i segnali luminosi puoi trasmettere una gamma di messaggi piuttosto limitata. Quanto a memorizzarli poi… ARRUMB – Sarà…ma resta il fatto che per esprimere concetti più elaborati ho sempre modo di ricorrere all’espressione verbale. Peraltro, se voglio accentuare il coinvolgimento emotivo degli ascoltatori, posso danzare o suonare le launeddas. E quando convoco l’assemblea della tribù, se non perdura la laringite che mi infastidisce da qualche giorno, sono in grado di moltiplicare i ricevitori del mio messaggio. D’altra parte, mi ci vedi a intrattenere il Consiglio degli Anziani mettendo davanti a ciascuno dei ciottoli pieni di graffiti? Già mi immagino le loro facce…(ridacchia) UKBAR – Beh, sarà come per tutte le novità: per assimilarla ci vorrà un po’ di tempo. ARRUMB – Sai che ti dico, Ukbar? Tu mi conosci bene, non ho mai coltivato pregiudizi né mi sono mai tirato indietro di fronte all’innovazione, ma questa trovata della scrittura è una bufala bella e buona! Passi se devi rappresentare qualcosa di concreto e di immediata percezione. Ma se devi esprimere un concetto astratto, anche solo un assioma elementare di estetica fenomenologica, che fai? Aggiungi la difficoltà di concatenazione delle parole nel periodo. Credi a me, per esprimere due fesserie bisognerebbe scolpire tonnellate di ciottoli! Per non parlare poi dei risvolti formativi e dei processi di condivisione del nuovo sistema, che mi sembrano decisamente complessi! UKBAR – Mah, riflettendoci, forse hai ragione. Mi sa che i due mercanti egizi che hanno messo in giro la storia di questa invenzione erano solo dei buontemponi in vena di scherzi… ARRUMB – Parli di quei signori che abbiamo avuto a cena l’altra notte, dopo la cerimonia tribale del solstizio? UKBAR – Già, proprio di loro. ARRUMB – Strano, non mi sono sembrati affatto degli impostori! Anzi, li definirei delle persone veramente squisite… UKBAR – Sono d’accordo con te. Vero è che il più anziano era, come dire…un po’ coriaceo! ARRUMB – Sì, l’ho notato anch’io e, credimi, non ho detto niente al cuoco per non metterlo in imbarazzo di fronte ai commensali. Anche lui, come tutti noi del resto, ha le sue fisime. Ma, con un puntino di cottura in più, l’egizio sarebbe risultato decisamente più tenero! Salvatore Olia Circa sei anni fa, con un piccolo contributo di settemila euro, messo a disposizione dal Comune di San Teodoro, l'Auser di San Teodoro, propose un Progetto sulla "Telefonia Sociale". Acquistò una modesta automobile per l'esattezza una "Matiz" della Chevrolet e mise in piedi una squadra di volontari che tutt'ora sono in attività. Dire che è un servizio utile non basta, oltretutto a basso costo poiché il personale è costituito da volontari che spesso rimangono tutto il giorno a disposizione dei vari pazienti che senza di loro sarebbero costretti a rinunciare a delle visite importanti o a ricorrere a spese per loro insostenibili. Come funziona?. Esiste un numero verde: 800 995 988 da telefono fisso gratuito 24 ore su 24 meglio se si chiama da Lunedì a Venerdì dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 18,00. Risponde un volontario che raccoglie la richiesta d’intervento per: compagnia domiciliare; compagnia telefonica; consegna farmaci; trasporto per visite e controlli medici; disbrigo pratiche burocratiche; segnalazioni diritti negati; iniziative di aggregazione; educazione permanente. Naturalmente l'Auser valuta le richieste compatibilmente con orari e località. Fra qualche mese avremo a disposizione un auto mezzo nuovo messo a disposizione in comodato d'uso gratuito dalla società GMS srl grazie agli sponsor di tanti imprenditori locali che affitteranno spazi pubblicitari su un Progetto proposto dall'Auser di San Teodoro "Noi con Voi" con il Pratrocinio del Comune di San Teodoro e sostenuto dall'Assessore ai Servizi Sociali Monica Sanna e dal Sindaco Domenico Mannironi. Noi volontari entriamo nel cuore delle persone anziane: tutti hanno una storia da raccontare, alcuni hanno necessità di sfogarsi e noi li lasciamo liberi di esporre i loro problemi. Parlano di tutto, dello Stato, del Comune e in genere contro le istituzioni.Noi li ascoltiamo con tanta pazienza e vediamo di farli ragionare nel miglior modo possibile. Dai nostri anziani, dai portatori di problemi di salute, dai nostri disabili abbiamo molto da imparare, per noi fare i volontari vuol dire vivere, essere utili e qualche volta viene anche da sorridere. Noi volontari siamo talvolta più anziani delle persone accompagnate. Una cosa è certa, fare il volontario vuol dire fare del bene a se stesso, fare del bene a chi ne ha bisogno e fare del bene all'intera comunità. E' bello vivere "un giorno da volontario". Niente ferie. Per la solidarietà non ci sono ferie. Quirico Mura Associazione per la Promozione E l’Autogestione dei Servizi Loc. STRAULA via Nazionale snc 08020 SAN TEODORO (OT) tel. 0784-867035 cell. 3939000667

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il levante La salute dello Stagno Sito di interesse comunitario fin dagli anni novanta, la laguna rappresenta, senza dubbio, uno degli elementi più caratterizzanti del territorio teodorino. La sua è una storia travagliata ed uguale a quelle di tutti gli stagni sardi, da secoli di proprietà privata, i cosiddetti “Baroni degli Stagni”, fino a che, nello stesso periodo la proprietà passò al Comune di San Teodoro che ne acquisì il possesso usufruendo di un finanziamento regionale. La laguna si estende per circa duecentoventi ettari, tra la catena montuosa che delimita ad ovest il confine comunale, e la spiaggia della Cinta, dalla quale è divisa da uno splendido cordone dunale con la presenza di una rigogliosa vegetazione di macchia mediterranea ed essenze palustri. Attualmente, la gestione delle varie attività presenti, è affidata alla Società Stagno di San Teodoro spa, le cui quote sono detenute dal Comune di San Teodoro che rappresenta la maggioranza e da soci privati che a suo tempo aderirono alla lodevole iniziativa di azionariato popolare. Purtroppo, negli ultimi anni, la laguna registra un sensibile cambiamento nella qualità delle acque e di conseguenza anche in alcune attività strettamente collegate alla salute delle stesse. E’ molto difficile stabilire le cause che hanno portato alla situazione attuale, ma è facile intuire che il tumultuoso sviluppo turistico, con conseguente, quasi incontrollata antropizzazione della zona, abbia influito in modo determinante. Alla fine degli anni settanta, inizio anni ottanta, fu costruito, con una scelta che con il senno di poi potrebbe essere considerata discutibile, il depuratore, attualmente in funzione e posto tra il centro di San Teodoro e lo specchio acqueo. Lo stesso, con alterni più o meno buoni cicli di esercizio, immette una parte delle acque reflue in laguna, creando senz’altro alcuni scompensi, se non altro rispetto a quando l’unico apporto idrico era fornito dal Rio San Teodoro e da diversi torrenti a carattere stagionale che dalla pianura oltre la strada statale 125 sfociano in laguna. Le acque reflue, opportunamente trattate, vanno ad irrigare il verde di quasi tutti i complessi turistico/ricettivi presenti a nord del territorio comunale che, in ogni caso, non utilizzano tutto il refluo disponibile, il cui eccesso, con un sistema di condotte viene immesso nello stagno. Già da aprile, il Comune di San Teodoro si è attivato affidando ad un Istituto specializzato, il monitoraggio delle acque che durerà fino a tutto settembre. I risultati sono abbastanza confortanti anche se ancora è difficile capire l’altalenarsi dei dati che oggi riportano valori ottimi e domani sono completamente ribaltati. Con le comprensibili e inevitabili difficoltà che la gestione del sito comporta, vista la delicatezza del fragilissimo ecosistema presente, la Società Stagno di San Teodoro spa, tramite il lavoro instancabile del suo Amministratore Delegato Giovanni Bacciu, in perfetta sintonia con l’Amministrazione comunale e con i programmi impostati dalle amministrazioni che lo hanno preceduto, porta avanti un progetto di conservazione e sviluppo del sito, sicuramente compatibile con il rispetto e l’attenzione di cui lo stesso ha bisogno. L’ attività di pesca, svolta in modo selettivo, usufruisce della consistente presenza ittica rispettando le stagionalità ed i metodi di pesca tradizionali tramandati nel tempo e che non impoveriscono ma incentivano la presenza di svariate e pregiate qualità di pescato. L’allevamento di ostriche, dato in concessione alla Compagnia Ostricola Mediterranea, ha riportato risultati ottimi, diventando un eccellenza del settore, a livello europeo. Purtroppo, negli ultimi anni, la produzione è andata incontro, per i motivi esposti, a difficoltà crescenti che hanno portato a varie interruzioni dell’allevamento e vendita, a causa di diverse ordinanze di fermo emesse in seguito ad analisi negative delle acque. Sono molto importanti, sia a livello economico, oltre che di immagine, anche le attività che prevedono escursioni su un battello dato in concessione alla Società Orizzonti di Gallura, alla scoperta della consistente avifauna presente, oltre alla guida attraverso percorsi naturalistici lungo le rive della laguna. La presenza di un’attività di ittiturismo, La Pischera, garantisce un ottimo prodotto a chilometro zero sfruttando esclusivamente la stagionalità dei periodi di pesca. Tutte queste attività, oltre alla vendita delle acque reflue, rappresentano un considerevole, introito per la Società di gestione, che sopravvive e fa fronte agli onerosi impegni economici, rappresentati dai normali costi di esercizio e manutenzione e dall’impegno verso gli istituti di credito, utilizzati in precedenza per formare le strutture necessarie alla conservazione del sito. Con le nuove normative imposte a livello nazionale alle società partecipate da Enti pubblici, tutte le concessioni andranno a bando, alle condizioni di evidenza pubblica dettate dagli ultimi provvedimenti legislativi. Mi sia consentito, ringraziando la Redazione del Levante, di lanciare un invito a tutti i nostri graditi ospiti, ma soprattutto ai teodorini che per tanti anni hanno avuto negato l’accesso in laguna, perché la sentano finalmente loro, perché questa è la realtà e rappresenta il miglior premio per chi si è impegnato perché la laguna tornasse ai teodorini che ne sono i veri e unici proprietari. Enrico Lecca Presidente Stagno di San Teodoro spa AGOSTO / SETTEMBRE 2017 - pag. 7 La Birra e la Bandiera Ho bevuto una buonissima birra da una lattina che denunciava, senza ombra di dubbio, la sua provenienza e la sua identità: “ Anima Sarda. Ichnusa”. Il suo nome, però, strano e inconsueto, è stato per me un Rebus di difficile soluzione. Pensavo, sì, che fosse legato alla vita dell’Isola, ma non riuscivo a collocarlo in nessun luogo né in nessun periodo pre- ciso della storia della Sardegna: non poteva essere di origine araba; non aveva nulla che lo potesse ricondurre alla lingua spagnola; non aveva le caratteristiche dell’idioma pisano o genovese; non ricordava la parlata di nessuna nazione che avesse avuto a che fare con l’Isola in un qualsiasi periodo della sua Storia. Allora pensai che bisognava cer- care in tempi più lontani, a naviganti che erano arrivati in questa terra, l’avevano conosciuta, tanto da darle anche un nome, ma, poi, erano ri- tornati alle loro case ,senza lasciare tracce evidenti della loro presenza. Ho tirato fuori il mio vecchio vocabolario di Greco, che mi era servito durante gli anni di Liceo, e, alla parola“Ichnusa”, ho trovato la tradu- zione: “Sardegna “. Accanto a questi due attestati identitari, però, stampata sul metallo della lattina, c’era anche la riproduzione della bandiera sarda: bianca con croce rossa recante , nei riquadri liberi, la testa di quattro Mori. Quali sono le origini di questa bandiera che, ad- dirittura con la Legge Regionale del 15 Aprile 1999 è diventata la Ban- diera ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna?La tradizione sarda li vuole strettamente legati alla vittoriosa resistenza dei 4 Giudi- cati Sardi, coadiuvati dalle Repubbliche Marinare di Pisa e Genova, ai tentativi di conquista degli Arabi, particolarmente alla spedizione di Mujahid, governatore di Denia e delle Baleari, nel 1016. Secondo la leggenda, il Papa Benedetto VIII consegnò ai Pisani un gonfalone re- cante una Croce bianca su campo rosso al quale i Sardi, dopo la defi- nitiva cacciata degli Arabi, aggiunsero le quattro teste di moro. Accanto alla tradizione sarda, se ne creò una spagnola che vedeva nei 4 mori lo stemma celebrativo della vittoria riportata da Pietro I d’Aragona nella battaglia di Alcoraz contro 4 Principi arabi, nel 1096; dopo quella bat- taglia la bandiera diventa bianca con all’interno la Croce rossa di San Giorgio come per ringraziare il Santo per il suo intervento prodigioso e determinante. Una variante di questa leggenda ne vedrebbe l’origine nella vittoria ottenuta da Raimondo Berengario IV, primo Re della Co- rona unificata Catalano-Aragonese, contro i Mori di 4 Province Cata- lane, intorno alla metà del XII Secolo. Il primo documento storico in cui compaiono i 4 Mori è il Sigillo di Pietro II d’Aragona, detto il Grande, del 1281, 16 anni prima del 1297, anno in cui Bonifacio VIII associò il Regno di Sardegna e Corsica alla Corona aragonese. Quando i Catalano-Aragonesi iniziarono a prendere possesso del- l’Isola si portarono appresso, oltre agli stemmi di Aragona e di Cata- logna, anche la bandiera dei 4 Mori,considerati ormai simbolo identitario della Corona aragonese. Sotto quell’emblema Carlo V isti- tuì i Tercios di Sardegna, corpi militari speciali composti inizialmente da soldati spagnoli e da soldati mercenari, successivamente sostituiti esclusivamente con truppe reclutate in Sardegna. Col passaggio ai Savoia nel 1720, ai 4 Mori venne sovrapposto lo stemma sabaudo. Con l’Unità d’Italia la bandiera dei 4 Mori divenne il simbolo della sola Sardegna, e fu affidata alla Brigata Sassari nella Grande Guerra, nelle epiche battaglie sul Carso. Quali motivi abbiano portato i Sardi ad identificarsi così visceralmente con un simbolo por- tato dagli invasori è difficile dirlo. Forse è stato il racconto ormai mi- tico delle vittoriose battaglie dei 4 Giudicati contro Mujahid, o quello dei gloriosi combattimenti sotto quelle insegne nelle file dei Tercios contro i Turchi oppure quello delle sanguinose lotte sul Carso contro gli Austriaci che ha reso quella dei 4 Mori una delle bandiere più fa- mose e più amate al Mondo. Alessandro Testaferrata ESSERE FELICI Un pensiero alla felicità ed ai ricordi felici... Una tenera espressione poetica di un nostro giovane lettore che il Levante ospita con vero piacere. M.S. Non importa quanto nella vita si cerchi questo stato d’animo, sò di certo che quando si raggiunge tutto è differente!! Ritrovarsi completamente liberi da ogni sofferenza, perchè fe- lici… La felicità è coraggio delle proprie scelte!! E’ sorridere alla vita differentemente, perchè la si capisce vera- mente. La felicità è piangere i propri distacchi, perchè il ciclo della vita è questo... Non dimentichiamo mai ciò che ci rende veramente felici. Perchè una volta dimenticato non riusciremo mai più a ricono- scere nuovamente la felicità ... Massimo Meloni

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il levante Sport in Gallura AGOSTO / SETTEMBRE 2017 - pag. 8 Dalla vostra parte Aria nuova in casa Viola A proposito della raccolta rifiuti... Grande tifoso della squadra, per anni direttore generale del San Teodoro Calcio e, precedentemente nelle stagioni 2003/2004/2005 presidente raggiungendo la promozioni in Eccellenza, Gianni Marongiu affronta la ripresa del campionato con il prestigioso incarico di presidente. Il sodalizio sportivo si presenta rinnovato al pubblico dei suoi numerosissimi tifosi in tutta la sua struttura, a cominciare dall'allenatore. Al neo presidente abbiamo rivolto una serie di domande interpretando le aspettative del pubblico " viola ". Mario Stratta 1)Com'è cambiato l'assetto della squadra? Cominciamo dalla squadra che è stata rinnovata per la quasi totalità. Restano confermati due soli giocatori che facevano parte della compagine della scorsa stagione: Nicola Raimo e Samuele Spano.Con i giocatori, il San Teodoro s’è dato un nuovo assetto dirigenziale a cominciare dal sottoscritto che affronta questo nuovo impegno con lo spirito del tifoso ancor più che con quello del dirigente. Nel riquadro che ci avete riservato ecco l’organigramma del San Teodoro calcio, ringraziando la redazione de Il Levante per la simpatia e l’appoggio che ha sempre offerto alla nostra squadra. 2)Quali credenziali vanta il nuovo allenatore? L’incarico di guidare la squadra è stato affidato al Mister Alessandro Monticciolo, toscano della provincia di Grosseto, giovane allenatore con alle spalle una lunga carriera da giocatore professionista e negli ultimi anni collaboratore dell’allenatore Giampaolo dell’Empoli.Vice allenatore: Gianfranco Parlato; Onorato Ventroni: preparatore atletico;Marco Deiana: preparatore dei portieri; Franco Pau: massaggiatore; Damiano Corda: magazziniere. Un cenno particolare voglio dedicarlo al più giovane prodotto del settore giovanile del San Teodoro, un sedicenne che ha già esordito in serie D nelle partite di Coppa Italia già disputate, il centrocampista Javier Castelluccio. 3)Commenti dopo la prima trasferta con il Lanusei. Il primo risultato fa ben sperare ma il cammino della squadra è comunque lungo. Condivido la delusione dei tifosi per lo scivolone di domenica scorsa ma una squadra nuova come la nostra deve avere un po’ di tempo per amalgamarsi e per far emergere le individualità dei singoli giocatori. Lo stesso mister ha necessità di valutare ruoli e caratteristiche di ognuno dei ragazzi. Il calcio è anche questo:Gioie e dolori e sono certo che la nostra squadra avrà tempo e modo per farci godere più delle prime che dei secondi. Lo spirito che ci accompagna è un incentivo a sostenere la squadra in ogni momento con l’appoggio dei suoi numerosi tifosi. Un’ ultima annotazione riguarda l’abbigliamento tecnico che da quest’anno e per due stagioni sarà fornito dalla EYE di Cagliari, azienda leader in Sardegna e in Italia che ha prodotto le nuove divise da gara personalizzate. Un ringraziamente va infine rivolto all’Amministrazione Comunale che ha sostenuto la nostra squadra non solamente con l’entusiasmo dell’intera giunta Mannironi ma anche con un contributo finanziario di tutto rispetto. Un rilievo, mosso alla Società che gestisce la raccolta differenziata dei rifiuti e la risposta, in tempo reale, della Derichebourg. Per bocca del suo responsabile operativo di buona parte della Sarde- gna, Stefano Cani. M.S. “Bene il sistema “porta a porta” adottato dal Comune di San Teodoro ma ancora troppi sono gli ostacoli da affrontare affinchè il sistema risolva al meglio la situazione. Veniamo così ad alcune osservazioni che mettono a nudo alcune carenze della raccolta. Intanto la raccolta“dell'umido” avviene nei giorni stabiliti, ma i contenitori vanno lasciati ai margini delle vie la sera prima con il disagio di odori ed eventuali ratti che vi girano attorno. Non si potrebbe programmare questo tipo di raccolta nelle ore notturne quando anche il Residence dorme e il personale addetto potrebbe lavorare in maggiore tranquillità evitando questo disagio? Anche la raccolta della plastica e carta trova alcuni temi critici: i sacchetti – contenitori lasciati per strada, pur chiusi, in attesa di essere ritirati, molte volte vengono aperti dagli animali e il contenuto si sparge lungo la strada e in questo caso, il personale addetto, non avendo l'autorizzazione si guarda bene dal raccoglierla.” Alcuni condomini del Villaggio Tamerici – San Teodoro Nel rispondere alle osservazioni dei condomini del villaggio Tamerici faccio notare alcuni punti: 1) L’orario di ritiro dei rifiuti è stato stabilito in fase di gara d’appalto (dalle ore 06.00 in poi) e non è possibile modificarlo in quanto il servizio notturno aumenterebbe di gran lunga il costo del servizio che è tutto a carico degli utenti, senza contare che il passaggio notturno dei mezzi disturberebbe sicuramente la tranquillità dei residenti. 2) Per quanto riguarda la plastica e la carta, faccio notare che gli animali randagi vengono attratti nel caso in cui i rifiuti, vengano inseriti negli appositi contenitori con residui di cibo. Per concludere, suggerisco una più accurata lettura delle indicazioni operative riportate nel calendario distribuito a tutti gli utenti. Stefano Cani Una letterina che riemerge da un lontano passato. Rosa Giocatori Prima Squadra Portieri: Alessandro Salvetti; Filippo Uccheddu; Difensori: Nicola Raimo; Federico Uccheddu; Francesco Russo; Giovanni Bonati, Michele Fadda; Tulio Bagatini Marotti; Nicolò Moro; Francesco Riehle; Centrocampisti: Roberto Doddo; Fabrizio Franca; Juri Masocco; Souhail Zouhri; Marco Muca; Kevin Congiu; Muhamed Varela D.; Javier Castelluccio. Attaccanti: Samuele Spano; Federico Santaguida; Lorenzo Regis; Sebastiano Musu; Fabio Marques Jorge; Giorgio La Vista, capitano. L’autrice di questa simpatica richiesta, esaudita personalmente dal primo cittadino in carica al tempo, è prossima al compimento di diciasette anni e si trova negli Stati Uniti, più precisamente in Colorado, per frequentare il quart’anno di Liceo con l’Associazione Wep. Alice, per prima, si sorprenderà per la pubblicazione della sua letterina conservata dall’affetto dei nonni materni, Olga e Maurizio Pennesi, che si dividono tra Castel Gandolfo e Lu Fraili e che non mancano mai alle serate culturali della nostra Biblioteca. M.S. Organigramma Societario Gianni Marongiu, Presidente e legale rappresentante; Mario Azara e Domenico Fideli: Vice Presidenti; Aurelio Pittorra, Segretario; Massimo Bacciu: Tesoriere; Paolo Sanna: Direttore sportivo; Gian Paolo Inzaina: Addetto stampa; Antonio Meloni; Medico sociale.

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illevante ISTITUTO DELLE CIVILTÀ DEL MARE Periodico di cultura, ambiente e informazione Più rispetto per l'ambiente! SOMMARIO: Un'estate torrida, tropicale, complicata da una siccità che pare inarrestabile, sta letteralmente ed inesorabilmente guastando le vacanze teodorine (e non solo in Gallura). E con il termometro che continua a salire si moltiplicano gli atti di inciviltà e di oltraggio alla natura a cui ognuno di noi assiste quotidianamente. Nonostante le isole ecologiche sparpagliate un po' dovunque, i sacchetti di rifiuti con i loro maleodoranti contenuti fioriscono dappertutto. Le grandi vie di scorrimento, le provinciali e perfino la 131 (la arcinota Carlo Felice) espongono ai bordi la palese dimostrazione della nostra inciviltà. E dire che il nostro Comune ha messo in campo squadre di addetti al ritiro di tutti quei rifiuti che la nostra pigrizia ci impedisce di destinare al loro naturale ricovero. Ed i fossati ai lati delle grandi arterie di scorrimento, statali e provinciali, dopo pochi giorni ripresentano l’indecoroso spettacolo di montagne di rifiuti d’ogni genere. Ma quel che più sorprende, in questo diffuso comportamento di maleducazione, non è solo registrare le colpe dei turisti targati Italia. E' ahimè, prender atto che il contagio all'uso e getta si è diffuso anche tra gli stranieri . La civilissima Svizzera ne è un esempio, personalmente registrato. Nella Confederazione Elvetica gettare un mozzicone a terra, perdere involontariamente uno scontrino di una spesa appena fatta viene immediatamente sanzionato non solo da burberi poliziotti non sempre presenti al gesto sconsiderato ma anche e soprattutto da solerti cittadini elvetici che hanno assistito al fattaccio. A Berlino, un quotidiano appena letto e sbadatamente abbandonato su una panchina del parco ti vale una reprimenda solenne! Da una roulotte targata 69 (che equivale a Lyon, Francia) ho personalmente assistito al lancio di un voluminoso sacco di esiti di pranzi e cene verso un cespuglio di mirto, scelto come riparo al malfatto. E dire che in un precedente articolo del nostro mensile avevo personalmente stigmatizzato l'eccessiva fiscalità dei locali tutori dell'ordine. Ammetto le mie colpe e raccomando loro maggior rigore verso chi lascia maleodoranti ricordi del loro soggiorno piuttosto che infierire su un'auto collocata ai bordi del sedime stradale. Per non parlare infine delle notti teodorine, che tengono sveglie centinaia di persone sono alle ore più piccole. Ma questa è un'altra storia. Mario Stratta Più rispetto per l’ambiente; Radicalità nel presente; Cicerone, un antico romano che non amava i sardi; Gli incendi della macchia mediterranea; Tasse, imposte ed altre storie; Essere felici; Barcelona nel cuore; Dea Madre paleolitica; Malaria in sardegna e in Italia; Biblioteca Gallura di San Teodoro; Un viaggio; Giochi estivi nella spiaggia “La Cinta”; La scrittura al tempo dei nuraghi; Un giorno da volontario; La Birra e la Bandiera; La salute dello stagno; Ricette al volo: Palamita con cipolle rosse fresche; Sport in Gallura; Aria nuova in casa Viola; A proposito della raccolta rifiuti...; Una letterina che riemerge da un lontano passato. Come eravamo La fotografia che pubblichiamo di almeno trent’anni orsono, riproduce un angolo di San Teodoro davvero particolare. Siamo certi che molti dei nostri lettori riconosceranno questo scorcio e vorranno darcene un’indicazione precisa. Orari Museo e Biblioteca Gallura Gli orari attuali restano invariati anche nei prossimi mesi: Lunedì, Mercoledì e Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00. Martedì, Giovedì dalle 15.00 alle 19.00 I prestiti dei volumi vengono concessi, dopo l’iscrizione gratuita, a residenti e turisti per la normale durata di lettura. Le richieste per l’affitto della sala per riunioni o conferenze deve essere richiesta tramite mail: segreteria@icimar.it San Teodoro - AGOSTO/SETTEMBRE 2017 distribuzione gratuita Radicalità nel presente Gran parte della società, oggi, è impaurita, sconcertata, inquieta. Incerta per il suo futuro, che le appare non governabile (anche di qui nasce l'astensionismo vertiginoso degli ultimi tempi). Questa stagione consiglia "radicalita' nel presente". L'unico modo per restare "vivi", cioè per sfruttare tutte le potenzialità che residuano. Radicalita' del presente significa evitare le logiche meramente difensive: non barricarsi nel passato. Significa inoltre respingere la tentazione di pensare che il futuro non dipende da noi: che i giochi ormai siano fatti, che la situazione sia irreversibile. Il futuro invece non è un avvento, un domani esterno che ci corre incontro. E' il presente, sono le scelte di oggiche preparano il futuro. Quindi il futuro è dentro di noi, non esterno a noi. Radicalità nel presente significa ridurre (quanto più possibile) lo spazio per la rassegnazione, l'indifferenza, il disimpegno e il riflusso. Quando non il trasformismo e L'opportunismo, purtroppo assai diffusi. Radicalita' del presente significa anche essere capaci di critica argomentata e intelligente. Essere capaci del coraggio e della forza necessari per allontanare quel che è suggestivo e seduce ma nuoce. Quel che di fatto distrae e porta fuori strada. Capaci di rompere gli idoli del consenso (come omologazione collettiva, di massa), delle mode e del potere. Per lavorare insieme ad una comunità finalmente capace di ridurre le ingiustizie. Partendo dalla Costituzione e in particolare dall'art. 3 capoverso: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Un precetto che disegna una "democrazia emancipante". Una democrazia nella quale lo status delle persone contempli non solo il diritto dovere di votare quand' è ora. Ma anche il diritto ad una vita libera e decorosa. Per tutti. Anche per i poveri, i disoccupati, i precari, gli anziani, gli ammalati, gli stranieri onesti. In questo modo i principi di giustizia distributiva non sono negoziabili. E le politiche per realizzarli non sono facoltative ("è" - indicativo presente - compito della Repubblica...). Su questa base deve realizzarsi l'impegno di ciascuno e di tutti. Delle forze di governo soprattutto. Si avrà così una forma di solidarietà che certamente è la più nobile e la più alta. La solidarietà democratica e costituzionale. La solidarietà che si fa carico degli interessi generali. Gian Carlo Caselli

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