L'Alpino Pavese n° 2/2017

 

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L’Alpino Pavese Anno 32 settembre 2017 n°2 NOTIZIARIO . . .Sped. in a.p. 70% Pavia Periodico in distribuzione gratuita dell’A.N.A. Sezione di Pavia Centro Operativo di Volontariato Alpino IL NOSTRO DNA ALPINO Il Presidente nazionale Sebastiano Favero è stato ospite del gruppo di Gropello della nostra sezione, come è documentato all’interno nelle notizie dai gruppi. L’incontro ha la sua importanza per l’occasione di un contatto diretto con la dirigenza nazionale ma soprattutto per le parole con cui Favero ha definito il concetto e lo spirito del volontariato dell’Associazione Nazionale Alpini secondo i valori che la contraddistinguono: tradizioni, educazione, dignità, gratuità e determinazione. In particolare il presidente ANA si è soffermato su due concetti distintivi del volontariato praticato dalle migliaia di alpini che prestano tempo e lavoro nel volontariato, e non solo nella protezione civile di cui sono un caposaldo: gratuità e una profonda disponibilità umana. Recentemente la definizione di volontariato è stata inquinata da pratiche che si allontanano dal contenuto etico dei valori di solidarietà e sacrificio per il bene comune. I concetti distintivi del volontariato ANA sono chiaramente enunciati nel Regolamento di Protezione Civile dell’Associazione: esso è spontaneo e gratuito, senza fini di lucro (art. 7); L’attività del Volontario non può essere retribuita in alcun modo. La qualità di Volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo (art. 8). Questo modo di operare è un “marchio indelebile”, fa parte del nostro DNA alpino. I tempi cambiano, all’interno della nostra Associazione stiamo affrontando un importante tema: il futuro associativo. Ma la Protezione civile sarà certamente uno dei pilastri importanti per continuare a scrivere ulteriori pagine della nostra storia. Sergio Guida LA SEZIONE COMPIE 95 ANNI Cari Alpini, Quindi io mi auguro, e sono convinto domenica 1° ottobre ci incontreremo, che sarà così, che il Raduno a Za- ospiti di Zavattarello e del Gruppo vattarello oltre che il Raduno di tutta Monte Penice, per il tradizionale la Sezione, sarà in particolare quello Raduno Annuale della nostra Sezione dei Gruppi della zona appenninica, che quest’anno coincide con il 95° di dove tutti, lasciando da parte ogni fondazione. deleterio campanilismo, sapremo 95 anni sono un periodo di tempo ritrovarci per vivere assieme una bel- importante, sappiamo bene che la giornata, nel ricordo di chi, prima purtroppo non sono molte le perso- di noi, ha gettato le fondamenta di ne e le attività umane che riescono questa nostra stupenda Associazione a raggiungerlo, il fatto che la nostra e traendo spunto, forza e convinzione Sezione ci sia riuscita, dimostra per affrontare le sfide future. che ha sempre saputo rinnovarsi e Vi aspetto tutti a Zavattarello. accettare le sfide che i tempi man Viva gli Alpini! mano proponevano. Ed è anche per Viva l’Italia! rispondere ad una nuova sfida, quella Il vostro Presidente determinata dal progressivo ridursi delle forze, che è stato scelto Zavat- Carlo Gatti tarello e il Gruppo Monte Penice per il nostro incontro annuale. Innanzitutto è giusto ricordare, nel centenario della 1a Guerra Mondiale, che i primi Alpini Pavesi provenivano da quel- la zona, la parte appenninica della Provincia. Che si sono sempre fatti onore meritando numerose ricompense al valore: ricordo l’Alpino di 1°DOMENICA OTTOBRE 2017 Romagnese, il diciannovenne Luigi Ghiozzi, medaglia di bronzo V.M., ZAVATTARELLO caduto nell’assalto finale alla vetta del monte Nero; e il maresciallo Giovanni Gazzotti, medaglia d’argento V.M., RADUNO SEZIONALE originario di Zavattarello, anche lui caduto nella zona del monte Nero. Per quanto riguarda la nuova sfida, a cui ho accennato prima, far fronte al futuro con le forze che vanno diminuendo, un chiaro esempio di come affrontarla ci viene dalla recente Adunata Nazionale di Treviso. 95° Lì tutte e quattro le Sezioni della Marca Trevigiana hanno collaborato DDII FFOONNDDAAZZIIOONNEE DDEELLLLAA SSEEZZIIOONNEE per la sua organizzazione. Significa che dobbiamo riunirci, fare squadra, aiutarci per affrontare i problemi, come del resto è, o dovrebbe essere, nel modo di comportarsi degli Alpini.

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ZAVATTARELLO DOMENICA 1° OTTOBRE PROGRAMMA TREVISO: 90a ADUNATA NAZIONALE Alpini pavesi all’adunata Ore 09.00 Ammassamento nel piazzale Edilio Gianesi, presente la fanfara di Ponte dell’Olio. Ore 10.00 Alza Bandiera ...a seguire Allocuzioni delle Autorità Sfilata lungo via Vittorio Emanuele II° fino al monumento ai Caduti Onori ai Caduti Prosecuzione Sfilata fino alla Chiesa parrocchiale Ore 11.00 Santa Messa accompagnata dal coro Italo Timallo Ore 11.50 Inaugurazione monu mento all’Alpino Ore 12.30 Rancio alpino presso palasport Ore 15.00 Ore 15.30 Concerto della fanfara in omaggio agli ospiti della Casa di Riposo Concerto della fanfara in Piazza Dal Verme Visita guidata al castello e al museo dei ricordi Ore 16.30 Ammaina Bandiera. L’Alpino Pavese 2-2017 2 Domenica 14 maggio in una bella giornata di sole, la magnifica città di Treviso ci ha visti riuniti per la nostra 90a Adunata Nazionale. Anche se il copione generale è sempre lo stesso, ogni Adunata ha in sé qualche cosa di diverso e probabilmente di irripetibile. Treviso ci ha accolto con grande calore e solo la ressa ha impedito di gustare appieno gli stupendi angoli che il panorama urbano apriva in rapida successione. L’organizzazione ha avuto il grande merito di essere riuscita a emarginare i “trabiccoli” dal centro della città , di sistemare in zone ben delimitate le bancarelle, e di predisporre un servizio raccolta rifiuti efficiente. Nel complesso tutto è andato bene, anche se con le inevitabili disfunzioni (trasporti pubblici, spazi troppo ristretti, errori di programmazione negli orari), ma bisogna tener presente che l’organizzare una manifestazione di tale portata è tutt’altro che facile. La partecipazione dei soci della nostra Sezione non è stata certamente esaltante e nettamente inferiore a quella dell’anno scorso, certamente ha influito la diversa distanza chilometrica. L’Unità di Protezione Civile è stata impegnata con alcuni volontari nei lavori del campo pre-adunata. Il Coro Timallo si è esibito, sabato sera, a Mogliano Veneto. Da parte di alcuni soci è stata lamentate la mancanza di una banda che ci accompagnasse durante la sfilata. L’anno scorso le critiche dicevano che oltre alla nostra se ne sentiva un’altra, che i tempi erano diversi e che quindi non si sapeva quale passo tenere. Un tempo era una fanfara militare che accompagnava le Sezioni davanti alle tribune, ma allora ce ne erano cinque, oggi sono solo due, e non si può pretendere che suonino per dodici ore di fila. È vero che senza la banda la sfilata perde molto, ma è altrettanto vero che ci vuole anche un po’ di impegno, da parte di tutti, per presentarsi in un blocco compatto e ordinato, e non sempre c’è. L’anno prossimo ci ospiterà Trento, sarà l’Adunata del centenario della vittoria nella prima guerra mondiale e della raggiunta unità nazionale, gli Alpini trentini si impegneranno certamente al massimo perché l’accoglienza sia degna dell’occasione, speriamo di esserci in tanti e desiderosi di ben figurare. Il Presidente Carlo Gatti 3 L’Alpino Pavese 2-2017

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QUESTA PAVIA L’eterna giovinezza non è di questa terra, lo sappiamo e, ahimè non lo è neppure “la bellezza vivente” come un grande poeta chiama quella si manifesta soprattutto nella donna. Non tuttavia a questo mi riferisco, ma alla nostra città raffigurata in un quadro come una formosa ragazza intenta a guardare il Ticino. Roba vecchia: non ricordo il nome del pittore, ma ho vivida ancora l’impressione che mi fece: quella di una patetica bugia (non mi piace l‘umanizzazione della virtù, per esempio, della fame, della guerra, di un paese, e così via; mi piace poco l’Italia con una corona turrita sulla testa, la Francia che con le tette al vento scavalca una barricata, l’Inghilterra come un grassone in tenuta da capitalista, gli Stati Uniti come un tipo barbuto che mi punta l’indice dicendomi d’aver ha bisogno di me). Pavia come una ragazza? Ma no. Non lo è mai stata. Non ha mai avuto illusioni, è stata costretta subito a lavorare duro come traghettatrice, a vedersela con i capricci del fiume e con le inevitabili prepotenze di quelli che la consideravano solo luogo di passaggio; i suoi incolti abitanti dovettero fronteggiare di continuo gente incolta come loro, rubacchiare ed essere rubacchiati, uccidere ed essere uccisi. Così fu per secoli, fino a quando non vennero i Romani a far piazza pulita. Altri secoli, poi arrivarono i barbari, via uno l’altro unni, sciri, ostrogoti e visigoti e longobardi. Quando poté prendere l’indipendenza e crearsi libero Comune, Pavia si diede un ordinamento mirabile e s’impadronì del fiume, si arricchì, divenne un città guerriera, così altera da chiamarsi “Seconda L’Alpino Pavese 2-2017 Roma”. Quando mai trovò il tempo d’essere una ragazza? No. Bella donna di mezza età, invece. Spregiudicata, invece, senza illusioni e senza sogni, tanto che una volta, mi venne da chiamarla “malmaridà” secondo l’ottimo “Nuovo vocabolario pavese-italiano” dell’Annovazzi. “Mal maritata” certo, ma anche, e direi soprattutto “donna divisa dal marito”, ciò che lascia vagamente intendere non senza colpa, nel qual caso per noi pavesi si tratterebbe di una pòra dona o addirittura d’una pòra crista. Ecco, oggi mi sento di optare per questo, per la pòra dona o forse addirittura per la pòra crista. 4 Triste, ma non vedo altro. Pavia è stata abbandonata dal marito, cioè da noi pavesi. Non da ieri, naturalmente: certe cose non si fanno in un giorno o in un mese o in un anno. Essa era passata nobile e altera attraverso la storia; l’aveva affrontata con coraggio, aveva cercato fino all’ultimo di mantenersi libera, resistendo a tempeste, guerre, sconfitte: alla fine cedendo ma senza rinunciare alla dignità. Era arrivata a noi conservandosi nella sua bellezza nobile e civile: prova suprema, la fine della guerra civile senza massacri e vendette come altrove. Ai tesori di questa, noi pavesi abbiamo vilmente rinunciato. Chiamatelo come volete, modernizzazione, urbanizzazione, adeguamento, allargamento, restauro ed altre parolone: in realtà incuria, speculazione, consumo, bugia, incapacità. Un tempo si sorrideva, oggi si sogghigna. Un tempo era città di inconsueto silenzio, oggi della solita movida, Non l’abbiamo voluta capire, non l’abbiamo voluta amare e soprattutto vivere, questa spregiudicata e bella donna di mezza età. L’abbiamo lasciata senza illusioni e senza sogni, pòra dona, pòra crista. Mino Milani STORIA DI BANANE Prologo Alla scomparsa del presidente sezionale Ing. Luigi Cazzani il 5 ottobre 1968 a reggere le sorti della sezione viene chiamato il Cap. Avv. Edgardo Castelli. Prima di diventare nostro presidente il Cap. Castelli era stato Deputato per diverse legislature occupando per cinque anni la carica di sottosegretario alle Finanze essendo ministro l’alpino valtellinese Ezio Vanoni. Al sottosegretario di questo Dicastero era demandata la gestione dei generi di monopolio tra i quali, allora, figuravano le banane la cui importazione era soggetta a particolari concessioni rilasciate appunto dal Ministero delle Finanze. Ma si sa come andavano, e vanno tuttora, queste cose, per ottenere la concessione si cercavano appoggi politici non disdegnando l’uso delle “bustarelle”. In questo giro venne coinvolto anche Castelli risultando dopo le prime indagini, estraneo alla vicenda. Il fatto Una volta eletto Pesidente sezionale l’On. Castelli si preoccupò di far si che l’assegnazione delle cariche sia di gruppo che di sezione avvenisse il più democraticamente possibile. All’epoca la sezione contava sei o sette gruppi e le occasioni d’incontro erano poche e per parlare dei nostri piccoli problemi ci si riuniva, Consiglio Direttivo e Capigruppo almeno una volta l’anno e gli incontri avvenivano presso l’osteria “Balin” o l’antica “Osteria del Previ” in Borgo Ticino. In quell’anno la sezione crebbe per cui si rese necessario trovare una nuova sede per gli incontri conviviali e la scelta cadde sulla trattoria “La Rotta” di Travacò Siccomario. Si arrivò così alla sera dell’incontro (non ricordo la data) c’era molta allegria, buon umore e festa per i nuovi arrivati. Tutto procede bene, il menù è ottimo, buono anche il vino e ci si avvicina così alla conclusione della serata. Ma qualcuno chiede... e la frutta? Il cameriere risponde che non era prevista nel menù concordato. Intanto l’artigliere alpino Paolo De Martino, segretario sezionale che aveva avuto l’incarico di concordare il menù scompare. Il proprietario della trattoria interpellato conferma la versione del cameriere cioè che la frutta non era prevista. La protesta dei presenti aumenta e a questo punto dalla cucina esce il Paolo con un enorme vassoio di banane e lo deposita davanti al Presidente. Questi per nulla scomposto con un largo sorriso si rivolge al Paolo con queste parole : “ C’è poco da sfottere...” tra gli applausi divertiti dei presenti. L’incontro conviviale termina e tutti ritornano a baita. Per la cronaca l’On. Castelli lascia la presidenza nel 1971 per grave malattia sostituito dal Capitano Avv. Cesare Rognoni. Antonio Casarini 5 L’Alpino Pavese 2-2017

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Appuntamenti con la storia Un eroico vogherese, il Tenente Angelo Bascapè Se qualcuno si immagina un eroe di guerra come un Rambo tutto muscoli e ferocia resterà senz’altro sorpreso nel conoscere la figura di Angelo Bascapè, un vogherese, Tenente degli alpini, che è stato insignito (alla memoria) della medaglia d’oro, massima onorificenza prevista dall’ordinamento militare Bascapè nacque a Voghera nel 1913, ma rimase orfano in tenerissima età. Si prese cura di lui una zia che lo amò come un figlio venendo ricambiata dallo stesso affetto. Dopo aver frequentato il Liceo a Pavia si iscrisse all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano, conseguendo nel 1936 la laurea in lettere. Chiamato alle armi e frequentato il corso allievi ufficiali a Bassano, prestò servizio di prima nomina come sottotenente presso il battaglione “Edolo” del 5° reggimento alpini. Congedato nel 1937 fu chiamato a Saronno a fondare, a soli 24 anni, il Civico Ginnasio, di cui fu nominato Preside e che oggi porta il suo nome. Bascapè era persona di raffinata cultura, appassionato di teatro e di letteratura. Non era però un “topo da biblioteca”, anzi amava moltissimo l’attività fisica e la montagna, tanto che il CAI gli commissionò uno studio sulle rocce della Valtellina. Richiamato alle armi per istruzione il 7 marzo 1939 e dopo alcuni mesi ricollocato in congedo, venne richiamato nel gennaio 1940 per l’avanzamento al grado di tenente ed inviato al corso presso la Scuola Centrale Militare d’Alpinismo di Aosta. Trattenuto alle armi, con l’entrata in guerra dell’Italia nel giugno 1940, venne destinato al Battaglione “Val Natisone” mobilitato del 1° gruppo alpini valle. Partì per l’Albania il 9 febbraio 1941. Partecipò a tutte le azioni della campagna sul fronte greco-albanese dove fu ferito durante le azioni in Val Smokthina il 15 aprile 1941. In quell’occasione, benchè sanguinante da una ferita, si rifiutò di lasciare il campo di battaglia e rimase con i suoi uomini fino alla fine del combattimento. Per questo suo comportamento venne insignito della Croce di Guerra. Una volta guarito dalle ferite riprese il servizio presso il suo reparto che nel frattempo era stato trasferito in Bosnia per contrastare l’attività dei guerriglieri titini (i partigiani comunisti guidati dal maresciallo Tito). Nel mese di dicembre del 1941 la sua compagnia ricevette l’ordine di occupare il villaggio di Gaocici in vista di una successiva offensiva sulla cittadina di Rudo che, secondo informazioni di “intelligence” purtroppo tragicamente errate, era presidiata solo da poche decine di partigiani titini. Partito il 22 dicembre da Visegrad al comando del cap. Ernestro Contro della 279a compagnia, il reparto arrivò nel pomeriggio a Gaocici e si sistemò all’interno della scuola. Informazioni raccolte sul posto però rivelarono agli alpini che la consistenza delle formazioni titine che presidiavano Rudo era enormemente superiore a quella stimata, si parlava di oltre seimila uomini. Via radio venne allora contattato il comando del battaglione “Bolzano”, che aveva la competenza per quella regione. L’ordine, drammaticamente errato, fu di sostare in loco in attesa di disposizioni. Un plotone rinforzato da una squadra mitraglieri venne dislocato a protezione, su un dosso che dominava la scuola, mentre alcune pattuglie furono inviate a sorvegliare i dintorni. La notte trascorse senza problemi, ma alle prime luci del mattino un forte contingente di partigiani provenienti da Rudo circondò l’edificio, investendolo con violento fuoco di armi automatiche e mitragliatrici. Gli Alpini reagirono, riuscendo momentaneamente a bloccare l’attacco; il plotone sul dosso, minacciato d’accerchiamento, fu costretto rientrsre nella scuola per ripararsi. Via radio venne nuovamente contattato il comando, che questa volta ordinò di ripiegare su Visegrad. Purtroppo era ormai troppo tardi. Il sottote- nente Bibalo, comandante del plotone arditi, tentò infatti di aprire una via di fuga con il suo reparto ma gli alpini, sottoposti a un uragano di fuoco, subirono perdite sanguinose senza riuscire a rompere l’accerchiamento. I partigiani titini strinsero sempre più la scuola in un cerchio di fuoco al quale gli alpini risposero sino all’esau- rimento delle munizioni. Alle ore 11 del 24 dicembre, dopo aver sparato l’ultimo proiettile a disposizione e vista l’impossibilità di continuare la resistenza contro un nemico enormemente superiore per numero e armamento, il reparto si arrese. I superstiti vennero riuniti all’esterno della scuola, disarmati e depredati dai titini. Nel pomeriggio vennero tutti trasferiti a Rudo, sede del comando partigiano, e interrogati. I titini minacciarono di fucilare gli ufficiali ed i sottufficiali se questi si fossero rifiutati di fornire informazioni sulla posizione e la consistenza delle truppe italiane nella regione. L’Alpino Pavese 2-2017 6 Nessuno cedette davanti alle minacce e così, nella notte tra il 24 ed il 25 dicembre 1941, il Tenente Bascapè venne fucilato insieme al Capitano Contro, al Sottotenente Rizzacasa ed a quattro sottufficiali. Alla loro memoria furono concesse due medaglie d’oro e cinque d’argento (nel 1976 venne commutata in oro anche quella del Ten. Bascapè). Questa la motivazione della decorazione concessa a Bascapè: Comandante di plotone di compagnia isolata attaccata da forze preponderanti difendeva valorosamente la posizione affidatagli. Sopraffatto il presidio dalla stragrande superiorità numerica nemica respingeva eroicamente ogni tentativo nemico di indurlo a venir meno al proprio onore di soldato, immolandosi generosamente insieme al proprio comandante nel supremo rifiuto. Mirabile esempio di ardente amor di Patria, elette virtù militari, assoluto sprezzo della vita. Rudo (Bosnia) 23 dicembre 1941. Il 16 dicembre 2016 gli alpini vogheresi hanno ricordato la figura del Tenente Bascapè con un incontro pubblico a cui è seguita una deposizione di fiori ai caduti proprio di fronte alla lapide che ricorda il sacrificio del Tenente vogherese. Ospite una delegazione del Comune e di alpini saronnesi. Ottima iniziativa perché gli Italiani di oggi, in particolare i giovani, hanno assoluta necessità di esempi di coraggio e attaccamento all’onore come quello offerto dal Tenente Bascapè. Mario Villani UNA BRIGATA DI NOME “PAVIA” Venerdì, 9 Giugno il 28º Reggimento fanteria della Brigata “Pavia” è stato protagonista di un convegno organizzato preso Università di Pavia, nel Cortile delle Statue, patrocinato dai Comuni di Pavia e Gorizia, dall’esercito e dalle associazioni d’arma. Il convegno e la mostra sulla presa di Gorizia del 1916, presentata a S. Maria Gualtieri, hanno ottenuto il logo ufficiale del “Centenario della Prima Guerra Mondiale” della presidenza del consiglio dei ministri, concesso alle iniziative di riconosciuto valore culturale e di stretta attinenza al tema delle commemorazioni. E stata ripercorsa tutta la storia di questo reggimento, dalle origini nel Risorgimento, passando per la Grande Guerra, fino alle recenti missioni intenazionali. La brigata Pavia, composta dal 27° e dal 28° reggimento, entrò in Gorizia l’8 agosto dopo dieci giorni di combattimenti nel corso della 6a battaglia dell’Isonzo. Fu impiegata su diversi settori del fronte con un alto contributo di sangue (caduti 2304, feriti 8148): Monte Podgora, Monte Sabotino, Monte San Michele, Oslavia, Altipiano di Asiago, Zenson di Piave. La brigata fu decorata della Medaglia d’Argento al Valor Militare. Sergio Guida Il S.Ten. Aurelio Baruzzi Medaglia d’Oro al V.M. - L’8 agosto 1916 fu il primo a issare il tricolore sulla stazione ferroviaria di Gorizia, dopo aver catturato, con l’aiuto di soli 4 soldati, il presidio austriaco della galleria ferroviaria del Podgora, facendo oltre 200 prigionieri e impadronendosi di due cannoni. Il re gli concesse “motu proprio” la massima ricompensa al valore. 16 GIUGNO 1915: MONTE NERO Nella notte senza luna tra il 15 ed il 16 giugno del 1915 gli alpini del 3° reggimento del IV corpo d’armata espugnano con un abile colpo di mano la vetta del Monte Nero, una posizione austriaca considerata inespugnabile per il profilo della montagna e per le difese che la presidiano. È il primo successo italiano nella Grande Guerra, poche settimane dopo la discesa in campo il 24 maggio 1915. Un colpo di mano e gli ordini per i plotoni sono chiari: arrampicarsi, stare sotto, non mancare un solo passo per non perdere contatto, silenzio assoluto, non tossire, non chiamarsi neppure sottovoce e attenzione a non smuovere sassi. È un’azione fulminea e coraggiosa, quella del 3° alpini: un blitz da forze speciali). Gli alpini del battaglione Exilles si avvicinano silenziosamente alle posizioni austriache e piombano sui difensori. Il Susa attraversa un nevaio ghiacciato per aggirare le difese degli austriaci e riesce a catturare un intero battaglione nemico con tutto il proprio stato maggiore. Nell’assalto finale alla vetta cadde l’alpino Luigi Ghiozzi, originario di Romagnese, alla cui memoria fu concessa la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Gli austriaci tenteranno subito dopo di riprendersi la vetta, ma verranno respinti, anche con l’aiuto di pietre. Sergio Guida 7 L’Alpino Pavese 2-2017

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Notizie dal Centro Studi La solidarietà alpina nella nostra sezione. Noi alpini siamo sicuramente noti al grande pubblico perché siamo “persone per bene” perché “onoriamo i morti aiutando i vivi”, perché trasmettiamo ai giovani l’amore per la Patria, perché “dimostriamo grande solidarietà verso le avversità sempre più incombenti nel nostro Paese”. Ma qualcuno ha mai provato a misurare questa “grande solidarietà”? È stato di recente pubblicato il Libro Verde della Solidarietà Alpina: nel 2016 Gruppi e Sezioni Ana hanno raccolto e devoluto quasi 7 milioni di euro e lavorato oltre 2 milioni e 200 mila ore per la comunità! Non vi sembrano numeri importanti? Non vi sembra questa una determinazione di solidarietà eccezionale a dimostrazione, qualora se ne avesse il dubbio, della nostra immensa volontà e capacità di onorare il nostro motto: “onorare i morti aiutando i vivi”? Ma cosa abbiamo fatto? Forse molti non lo sanno ma appena due ore dopo la scossa del 24 agosto che ha colpito l’Italia centrale i nostri volontari delle unità cinofile da soccorso erano sui luoghi per svolgere la loro preziosa attività; analogamente le squadre alpinistiche più vicine al luogo del disastro operavano in assistenza alla popolazione, mentre le squadre degli esploratori si erano messe a disposizione della Direzione operazioni di soccorso prontamente istituita a Rieti. Nel frattempo, presso i nostri depositi della Colonna Mobile Ana, si provvedeva all’allestimento degli automezzi e delle attrezzature necessarie per l’approntamento dei campi di accoglienza. E come non citare la vicinanza ai giovani dimostrata nell’organizzazione dei campi scuola, nell’impegno scolastico per insegnare ai ragazzi delle scuole cosa fu la Grande Guerra, anche attraverso il concorso del Milite non più ignoto che ha visto premiata a livello regionale una classe della scuola media statale di Santa Maria della Versa. E ancora, per i bisognosi, per i più poveri, per le Associazioni benefiche il nostro impegno nello svolgimento della colletta alimentare … e tante opere buone che ci hanno contraddistinto e che ci fanno amare dalla gente! I numeri di questa tabella, relativa alla nostra sezione, sono imponenti, soprattutto quelli delle ore dedicate dai nostri volontari gratuitamente e senza nulla chiedere in cambio che una stretta di mano, ma nell’aridità dei numeri si legge anche quanto sia grande il nostro cuore alpino! Giacomo Casarino L’Alpino Pavese 2-2017 8 Notizie dalla Protezione civile L’attività della nostra Protezio- sione della “Charter Night” di chiu- ne Civile nel secondo trimestre di sura dell’anno sociale 2016/2017, la quest’anno è stata prevalentemente Presidente del Lions Club Stradella volta ad esercitazioni e formazione Broni Montalino Elisabetta Vercesi ha dei volontari. Durante la settimana donato all’ unità di Protezione Civile, che precedeva l’Adunata Nazionale di della nostra sezione, un defibrillatore Treviso, nove nostri volontari hanno concretizzando il service di fine man- partecipato all’attività di pre-campo dato voluto da tutte le Socie. eseguendo opere di sistemazione Durante il discorso di ringraziamen- esterne presso una scuola locale. to il Presidente sezionale Gatti ha Un nostro formatore, l’ing. Angelo espresso il desiderio di estendere alla Berzero, ha tenuto il corso base di maggior parte dei nostri Alpini il corso organizzazione della P.C. e sicurezza di formazione all’uso di un così impor- nei posti di lavoro, secondo livello A1- tante strumento. 02, per i ventiquattro volontari che si Eravamo già pronti per la stampa erano in precedenza iscritti. Altri sette quando siamo stati informati che il volontari hanno partecipato al corso Coordinatore Nazionale G. Bonaldi per l’uso del defibrillatore automatico ed il Segretario Nazionale M. Longo, esterno (D.A.E.), tenutosi presso il sono stati avvicendati nei loro incari- comitato locale della CROCE ROSSA chi. A loro va il nostro sentito ringrazia- ITALIANA di Stradella, ottenendo il mento per la collaborazione e l’aiuto certificato di Operatore D.A.E. che ci hanno sempre dimostrato. Nella serata del 23 giugno in occa- Gianni Varesi Notizie dal Coro Treviso. Tre giorni vissuti intensamente. Resoconto e impressioni di un corista. Venerdì 12 maggio. Ore 10,00. Ci si ritrova al piazzale Fermi è l’ora decisa per la partenza: qualcuno di noi è già là e qualcun altro è partito col proprio mezzo insieme con la famiglia. Ci serviamo di due pullmini a nove posti: uno ci viene noleggiato dalla croce rossa e l’altro ha l’aspetto di un vecchio mulo, sgangherato quanto basta per poterlo definire “Alpino”. Prima meta: Mestre, dove alloggeremo, quindi Mogliano Veneto: qui è previsto il concerto presso la chiesa del collegio “Astori”; saremo tre cori, il coro “La Trincea” di Mogliano Veneto che aprirà la serata, quindi noi ed in chiusura il coro “La Preara” di Verona. Presentiamo un programma di otto canti, scelti tra i più rappresentativi del nostro repertorio. La chiesa è piena ed il pubblico attento, cominciamo a cantare: una, due, tre cante e ad ogni applauso percepiamo un insolito calore, un valore aggiunto che ci fa dare il massimo. Chiudiamo con la “Preghiera degli Alpini”, la presentazione di Flavio è breve ma coinvolgente: un invito a pregare insieme con noi, a mente, magari cantando. E succede l’inaspettato. Alle prime note un giovane alpino si alza, subito seguito da un ufficiale “penna bianca”, a poco a poco tutta la chiesa è in piedi. È un unico grande coro silenzioso di cui noi siamo la voce. L’applauso finale sembra non finire mai: abbiamo gli occhi lucidi. Sabato 13 maggio. Ci alziamo presto e andiamo a Treviso, lì ci aspetta Flavio, il nostro capocoro, e guida della città. Cominciamo il giro della città e lo spirito è quello scanzonato e goliardico di un gruppo coinvolto dall’atmosfera festosa della città, così bella e maestosa, solcata dalla quieta cadenza del Sile e dei suoi canali. Ci fermiamo una prima volta e decidiamo di cantare: subito attorno a noi si forma un capannello di persone e dopo il primo canto ce ne chiedono un altro e poi un altro ancora. Cantiamo, per loro e per noi. Questo abbraccio spontaneo ed inaspettato della gente ci emoziona e ci gratifica; smettiamo solo quando la voce comincia ad arrochirsi: un giovane alpino cui abbiamo esaudito la richiesta di un canto ci abbraccia, uno per uno, emozionato ed emozionante: -“Grazie a tutti! oggi ho conosciuto lo spirito alpino”-. Un turbinio di parole nella mente per poterlo ringraziare, ma alla fine solo uno sguardo pieno di riconoscenza. Ricominciamo il giro della città e sinceramente non ricordo quante altre volte ci siamo fermati a cantare: sempre accolti dallo stesso 9 entusiasmo e dalla stessa simpatia e così si tira notte. Rientriamo in hotel stanchi, felici e quasi senza voce. Domani come faremo? Speriamo in un miracolo. Domenica 14 maggio. Il giorno della sfilata. Partiamo presto e facciamo bene, perché la ressa è tanta e dobbiamo parcheggiare piuttosto lontano. Lentamente ci avviamo al luogo dell’ammassamento. È una giornata calda e bellissima: decidiamo di sfilare in camicia. Tocca a noi e sfiliamo, in silenzio, tra la folla festosa che ci applaude ma che ci guarda curiosa ed è probabile che pensi: -“Ma perché il coro non canta, un coro muto?”-. Non possono sapere che siamo praticamente senza voce. Ma non importa, non lo meritano, dobbiamo cantare e lo facciamo intonando “aprite le porte” poi “sul cappello” e la gente applaude e canta con noi, ed è così fino alla fine perchè non ci importa più se la voce è roca e la gola è secca, ne vale la pena, siamo alpini. Ercole Aneomanti L’Alpino Pavese 2-2017

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Notizie dal Gruppo sportivo Una intensa e proficua annata sportiva. E siamo arrivati a quattro! nale di Tiro a Segno, per le spe- Questo è il numero dei Campionati cialità carabina cal. 22 e pistola Nazionali ANA ai quali il nostro Grup- standard, giunto alla sua XI° edi- po Sportivo ha finora preso parte nel zione: quest’anno il campionato corrente anno! e con buone soddisfa- aveva una dedica particolare ed zioni. Ma andiamo con ordine: dopo i una motivazione tutta speciale. due campionati di sport invernali (sci È stato infatti denominato “Me- di fondo in Val Formazza e Slalom morial Stefania Arata“ in ricordo all’Abetone) è arrivata la classica “ci- della nostra carissima Stefania liegina sulla torta” del Campionato di che ci ha anzitempo lasciati e Mountain Bike disputatosi il 30 aprile a Mandello del Lario. Prima partecipazione e grande soddisfazione per che in questa specialità ci era sempre stata vicina. Il nuovo regolamento del Cam- Mountain Bike - di spalle Matteo Ricotti ed il vincitore Sante Luigi Pierelli. la vittoria del nostro porta- dere la partecipazione ai colori Sante Luigi Pierelli Campionati estivi: quelli di del gruppo Pavia-Certosa corsa in montagna. L’appun- che ha sbaragliato la con- tamento era per il giorno 18 correnza nella gara dei 15 giugno ad Ozzano Monferrato Km. conquistando il titolo di e pur venendo a mancare la Campione italiano di questa partecipazione di alcuni ele- categoria. Al nostro Sante menti importanti (Auguri al Luigi i più vivi e sinceri rin- nostro Maurizio Di Pietro che graziamenti per la partecipa- nella stessa giornata convola- zione che speriamo possa va a giuste nozze!) ha visto la dare una mossa agli altri presenza di tre atleti: Bertaia appassionati un pochino Paolo e Milanesi Andrea del “dormienti “. gruppo di Mede e Bardone All’ultimo sabato del mese di maggio pionato fatto per agevolare i tiratori Andrea del gruppo di Mornico Losa- l’oramai classico Campionato Sezio- “non professionisti” è stato ben na. Bertaia Paolo si è riconfermato il accolto anche se non nostro atleta di punta nella specialità completamente ri- classificandosi al 6° posto nella sua spettato nello spirito. categoria ed al 20° posto in quella Comunque si sono con- generale. Bravo Paolo! Milanesi alla fermate le graduatorie sua prima partecipazione a questo consolidate negli anni tipo di gara ha pagato dazio ma ha con qualche buon ritor- comunque concluso la sua fatica e no a livelli di punteggio Bardone Andrea si è comunque ben e classifica discreti. comportato. Buona è stata anche la La soddisfazione per aver ripreso partecipazione che ha questa specialità è grande e speria- quindi degnamente mo ora di poterla confermare con la onorato la dedica fatta. corsa a staffetta nel mese di ottobre. E finalmente, per con- Non ci stancheremo mai di invitare cludere questa prima altri alpini ed aggregati a farsi avan- Corsa in montagna - da sinistra: Andrea Bardone, Paolo Bertaia, Andrea Milanesi e accompagnatore Roberto Malchiodi. parte di anno sportivo, siamo riusciti a ripren- ti: per noi l’importante è sempre ed ancora “Partecipare“. Aurelio Bolis Notizie dai Gruppi Gropello Cairoli La visita del Presidente Favero Il gruppo alpini di Gropello Cairoli, capeggiato da Luigi Moroni, ha ospitato il presidente dell’Associazione nazionale Sebastiano Favero e il vicepresidente Giorgio Sonzogni, che hanno visitato il parco degli alpini, villa Cairoli e il Sacrario. L’Alpino Pavese 2-2017 10 11 L’Alpino Pavese 2-2017

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Brallo Domenica 9 luglio: festa del Gruppo Alpini. Menconico Domenica 23 luglio, nel magnifico scenario dell’Alta Valle Staffora, presso la chiesetta sul cucuzzolo, gli Alpini di Menconico e tutta la popolazione del piccolo paese hanno celebrato il ricordo dei Caduti di Santa Margherita Staffora. L’aria tersa ed un fresco venticello hanno reso piacevole la celebrazione. Il reverendo parroco in chiesa e tutti quelli che hanno parlato davanti alle lapidi, hanno richiamato l’importanza di ricreare nell’attuale società quello spirito di condivisione e amicizia che ha ispirato il sacrificio dei nostri caduti della 1a e 2a guerra mondiale. Vittorio Biondi Santa Maria della Versa Domenica 25 giugno si è svolta la tradizionale manifestazione a Golferenzo, organizzata dal Gruppo Alpini Santa Maria della Versa. Era presente il Vessillo sezionale accompagnato dal Vicepresidente Vicario Pierluigi Ferrari, il Vessillo Della Sezione Autieri Oltrepò e una quindicina di gagliardetti dei nostri gruppi. Molto apprezzata la presenza dei sindaci della zona. La partecipazione degli alpini è stata piuttosto scarsa ma...facciamo comunque un plauso agli alpini del gruppo organizzatore. Quest’anno hanno voluto donare una targa ad un alpino del Gruppo Alpini Mede, Giordano Lunati che tutti gli anni si impegna a fare una registrazione fotografica della cerimonia. Arrivederci all’ultima domenica di giugno del prossimo anno...a Dio piacendo. Vittorio Biondi L’Alpino Pavese 2-2017 12 Torre del Mangano Concorso Letterario sul tema “La figura Dell’Alpino durante la Resistenza” Sabato 27 maggio sono stati premiati i vincitori tra gli alunni delle terze classi della scuola media di Certosa di Pavia che hanno partecipato al concorso indetto dal gruppo alpini Torre del Mangano. L’iniziativa ha avuto largo seguito tra gli studenti che si sono impegnati con il convinto apporto dei loro insegnanti in una ricerca poco battuta nella memoria degli alpini e del loro contributo nella Resistenza e nella ricostruzione democratica dell’Italia. Numerosa è stata anche la partecipazione alla cerimonia di genitori e cittadini che hanno apprezzato l’iniziativa resa possibile nella sua realizzazione grazie alla fattiva collaborazione dei Comuni di Certosa di Pavia e di Borgarello. Sergio Guida Celebrazione del 25 aprile 25 aprile: celebrazione della festa della Liberazione a Certosa con il Sindaco e il deputato al Parlamento On. Alan Ferrari di Giussago. Montalto Giornata del ricordo Domenica 2 luglio 2017 si è svolta nella splendida cornice della sede del Gruppo Alpini Montalto la giornata del ricordo degli amici andati avanti. Dopo l’Alza Bandiera alla presenza del Presidente sezionale Carlo Gatti, del Vessillo, di 10 gagliardetti e numeroso pubblico tra abitanti di Montalto e Alpini, e prima dell’inizio della Santa Messa, Il Capogruppo Antonio Casarini ha fatto l’elenco di tutti gli Alpini e amici andati avanti. È stata impressionante la durata di questo appello che dimostra come la nostra Associazione sia a consumazione e con molto pochi ricambi. Un grazie sentito a Don Luigi che seguendo le orme del nostro compianto Don Paolo ha celebrato la Santa Messa. Un plauso al Capogruppo Antonio Casarini che ha organizzato la manifestazione ed ha concluso il saluto rivolto a tutti i presenti al termine della Messa e prima del rinfresco-cena con l’augurio di ritrovarci ancora numerosi il prossimo anno. Vittorio Biondi 13 L’Alpino Pavese 2-2017

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Tradizione campanaria nel Pavese Nei panorami italiani il nella tradizione ma- Del massiccio edificio rimangono le macerie, raccolte presso il Castello Visconteo. profilo dei campanili è nuale di suono) che Un’ampia documentazione storica una presenza caratteri- cantano melodie sacre riferisce che all’interno della torre stica e un inconfondibile o pezzi allegri spesso civica era funzionante una fonderia di simbolo religioso, storico denominati “Feste”. campane, secondo l’uso medioevale ed artistico. In tutta la provincia il di fabbricare i bronzi nei pressi delle Anche le numerose torri 90% dei campanili è strutture alle quali erano destinati. campanarie di Pavia e della sua provincia svolgono un ruolo di memoria storica ed architettonica, mentre assolvono alla funzione principale loro affidata: sostenere, ad stato elettrificato per cui ogni tipologia di suono è governata da un apposito computer in grado di programmare le suonate per tutto l’arco della gior- Vorrei poter elencare tutti i bei campanili del nostro territorio: Pavese, Lomellina ed Oltrepò offrono splendidi esempi dell’architettura attraverso i secoli ed ospitano concerti campanari di notevole qualità. altezza idonea, una o nata, della settimana Con il loro tipico suono, le campane più campane. o dell’intero anno litur- richiamano alla preghiera e alla rifles- Ogni concerto di campa- gico. Le chiese delle sione. Significativa è l’iscrizione latina ne deve essere propor- confraternite, alcune rinvenuta su una campana di Lallio zionato alla struttura in piccole parrocchie o (BG), che invita i fedeli alla concordia cui viene installato. Vi è cappelle campestri e alla pace: infatti una correlazione sono ancora dotate di “Quomodo si libeat quoque sit in di- tra campane e campanili, campane a corda con scordia concors quisquis es ex nostro dovuta sia al peso dei eventuale dispositivo quaerere disce sono” bronzi sia al movimento manuale a tastiera, la cui traduzione così ci esorta: degli stessi in cella cam- per cui si rende ne- “Impara dal nostro suono a cercare la panaria. cessario l’intervento di concordia tra opinioni diverse”. Nel pavese, come avvie- uno o più campanari Michele Cuzzoni ne in gran parte d’Italia, i per produrre i suoni campanili sono a sezione domenicali o concerti- snella e quindi adatti a sostenere campane di peso contenuto, il cui Sannazzaro de’ Burgondi stici tipici delle solenni- Campanile della chiesa parrocchiale “SS. Nazzaro e Celso” tà liturgiche. Recentemente si nota metodo di suono è generalmente di un ritorno culturale, specie delle gio- tipo “ambrosiano” Il sistema am- vani generazioni, alla scoperta degli brosiano, particolarmente diffuso in antichi suoni manuali, riproducibili Lombardia, prevede che le campa- anche su torri elettrificate, mediante ne, dotate di notevole contrappeso l’inserimento del doppio sistema, cioè (ceppo), compiano oscillazioni lente, di una seconda ruota - in cui scorre la producendo rintocchi distanziati l’uno corda da tirare manualmente - affian- dall’altro; esse possono raggiungere cata alla ruota destinata alla catena facilmente la posizione “a bicchiere” del motore elettrico. (cioè compiono con facilità una rotazione di 180° dopo poche oscillazioni) ed emettono suono non appena vengono inclinate poiché il battaglio è agganciato in modo da colpire il bronzo sempre verso il basso, per forza di gravità. Le chiese di Pavia presentano ottimi concerti all’ambrosiana; ne elenco alcuni: “Santa Maria del Carmine” (5 campane), “San Lanfranco” (5), “San Francesco d’Assisi” (8), “Santa Maria in Betlem” (5), “San Teodoro” (5), “San Salvatore” (5), “San Michele” I tipici suoni ambrosiani con campane (5) … a bicchiere sono: il concerto solenne Diversa modalità, invece, per le tre a distesa (5 o 8 minuti), il concerto campane di “San Pietro in Ciel d’Oro” funebre (3 o 6 minuti) ed alcune tipo- che suonano a dondolo. logie locali di “segno del defunto”. I richiami festivi sono di norma effettuati mediante il dondolo di tutte le campane per 2 o 3 minuti. Le suonate feriali comprendono l’uso di 2 o 3 campane piccole a dondolo per 1 o 2 minuti. Non mancano i carillon a elettrobattente (spesso definiti “allegrezze” Per quanto riguarda il Duomo di Pavia, fino al secolo scorso poteva usufruire sia della torre civica risalente al secolo XI (con 2 campane) sia di un campanile di minori dimensioni (con 8 campane). Il 17 marzo 1989 la torre civica crollò improvvisamente, causando quattro vittime e numerosi feriti. Campanile votivo “Monumento degli Alpini andati avanti in tempo di guerra e di pace” del Gruppo Alpini di Sannazzaro de’ Burgondi L’Alpino Pavese 2-2017 14 Andati avanti Non c’è alpino che almeno una volta non si sia interrogato sul modo di dire è “andato avanti” quando un altro alpino muore. Non è una semplice allusione, un modo di dire per elùdere il concetto di morte. Questa espressione tipica degli Alpini sta a significare che la morte non è la fine della vita, ma il procedere, riferendosi al camminare in montagna, in un percorso di valori; è un andare avanti per aprire la strada e indicarla ai propri compagni. Zavattarello Non sfileranno, ma saranno comunque con noi in occasione del nostro raduno sezionale gli Alpini. Giancarlo Demattei andato avanti il 30 dicembre 2016, CAR a Montorio Veronese e assegnato al Bgt. Morbegno a Vipiteno. Pietro Stefanone andato avanti il 30 gennaio 2017, CAR a Montorio Veronese e assegnato al Btg. Trento a Monguelfo. Santa Maria della Versa Silvano Politi è andato avanti il 24 luglio. Nato il 23 maggio 1935, giunto alle armi nel 1961, dopo il CAR, fu mandato a San Candido. Congedato dopo la ferma a Caporal Maggiore. 15 L’Alpino Pavese 2-2017

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Calendario prossime attività Di Raggruppamento 15 ottobre Sezionali Salsomaggiore Raduno di Raggruppamento 24 settembre Gropello Cairoli 1° ottobre Zavattarello Commemorazione Alpini Lomellina Raduno Sezionale Di Gruppo 10 settembre Dorno Festa di gruppo 16 settembre Rivanazzaro Festa di gruppo 24 settembre Gropello Festa di gruppo 12 novembre Casteggio Ricordo Caduti 19 novembre Mornico Losana Festa di gruppo 3 dicembre Stradella Ricordo Caduti 8 dicembre Alta Valle Staffora Festa di gruppo SOMMARIO Continua l’abbeverata Muli: Offerte pervenute dal 17 marzo al 28 giugno 2017 Il nostro DNA alpino La sezione compie 95 anni Treviso: 90a adunata nazionale Questa Pavia di Mino Milani Storia di banane di Antonio Casarini Appuntamenti con la storia Notizie dal Centro Studi Notizie dalla Protezione Civile Notizie dal Coro Notizie dal Gruppo sportivo Notizie dai Gruppi Tradizione campanaria pavese Andati avanti Calendario attività Abbeverata Muli pag.1 pag.1 pag.2 pag.4 pag.5 pag.6 pag.8 pag.9 pag.9 pag.10 pag.11 pag.14 pag.15 pag.16 pag.16 Ordinante Beneficiario Importi Riporto € 2.575,00 Gruppo Rivanazzano offerta pro-terremotati € 100,00 Gruppo Alta Valle offerta pro-terremotati € 300,00 Gruppo PV-Certosa offerta pro-terremotati € 500,00 Gruppo Gropello offerta UPC € 50,00 Bolis Aurelio offerta Gr.Sportivo € 50,00 Braga Alessio offerta Gr.Sportivo € 30,00 Tarantola G. offerta Gr.Sportivo € 20,00 Alpini Vari offerta fav. Gr.Sportivo € 70,00 Cespinoli A. offerta fav. UPC € 50,00 Volontari PC offerte per pranzo € 100,00 Situazione al 28 Giugno 2017 L’Alpino Pavese 2-2017 € 3.845,00 16 L’Alpino Pavese - NOTIZIARIO Periodico della Sezione di Pavia dell’Associazione Nazionale Alpini Direttore responsabile: Guida Sergio Redazione: Biondi Vittorio, Bolis Aurelio, Cartoni Raffaello, Casarino Giacomo, Gatti Carlo, Villani Mario Sito internet: www.pavia.ana.it Indirizzo e-mail: redazione@alpinipavia.it Sede legale: viale Sardegna, 52 27100 Pavia Stampa: Cooperativa Sociale Casa Del Giovane Via Folla di Sotto, 19 27100 Pavia Autorizz. Trib. di Pavia n° 315 del 17/5/86

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