TEMPO PRESENTE n. 439-441 luglio-settembre 2017

 

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Rivista di cultura diretta da Angelo G. Sabatini

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N. 439-441 luglio-settembre 2017 TEMPO PRESENTE euro 7,50 Incontro di studio sull’Età giolittiana in occasione della presentazione di Giovanni Giolitti 1842 - 1928 Lo Statista della Nuova Italia a cura di Aldo A. Mola ATTI Roma, 21 giugno 2017 Archivio Storico della Presidenza della Repubblica f. cappellano c. ceccuti m. de nicolò c. dechigi gp. ferraioli m. giannetto f. lucarini a. a. mola m. l. napolitano a. g. ricci t. l. rizzo r. ugolini Spedizione in abbonamento postale: comma 20, lett.B, art.2 legge 23 dicembre 1996, numero 662, Filiale di ROMA

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DIRETTORE RESPONSABILE Angelo G. SABATINI VICE DIRETTORE Alberto AGhEMO COMITATO EDITORIALE Angelo AIRAGhI - Giuseppe CANTARANO - Antonio CASu Girolamo COTRONEO - Elio D’AuRIA - Teresa EMANuELE Alessandro FERRARA - Gaetano PECORA Vittorio PAVONCELLO - Luciano PELLICANI - Marco SABATINI Attilio SCARPELLINI - Sergio VENDITTI COMITATO DEI GARANTI Presidente: Emmanuele F. M. EMANuELE hans ALBERT - Alain BESANçON - Enzo BETTIzA Karl Dietrich BRAChER - Natalino IRTI - Bryan MAGEE Pedrag MATVEjEVIC - Giovanni SARTORI REDAzIONE Coordinamento: Salvatore NASTI Angelo ANGELONI - Patrizia ARIzzA - Andrea TORNESE - Guido TRAVERSA COORDINAMENTO GRAFICO ED EDITORIALE Salvatore NASTI PROPRIETà: Tempo presente s.r.l. - Casella postale 394 - 00187 Roma Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 17891 del 27 novembre 1979 La collaborazione alla Rivista, in qualunque forma, è a titolo gratuito. Direzione, redazione e amministrazione: Via A. Caroncini, 19 - 00197 Roma tel. 06/8078113 - fax 06/94379578 Stampa: Pittini Digital Print Viale Ippocrate, 65 - 00161 Roma (RM) Prezzo dei fascicoli: Italia € 5,00; doppio € 7,50 - Estero € 6,50; doppio € 10,00 Arretrati dell’anno precedente: il doppio Abbonamento annuo: Italia € 25,00 - Estero € 44,00 Abbonamento sostenitore € 100,00 L’abbonamento non disdetto entro il 30 novembre dell’anno a cui si riferisce si intende tacitamente rinnovato. Spedizione in abbonamento postale: comma 20, lett.B, art.2, legge 23 dcembre 1996, n.662, Filiale di Roma Chiuso in redazione il 1° settembre 2017

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TEMPO PRESENTE Rivista mensile di cultura N. 439-441 luglio-settembre 2017 Incontro di studio sull’Età giolittiana in occasione della presentazione di Giovanni Giolitti 1842 - 1928. Lo Statista della Nuova Italia a cura di Aldo A. Mola ATTI Roma, 21 giugno 2017 Archivio Storico della Presidenza della Repubblica AlbeRTo AgheMo, Presentazione, p. 3 *** MARINA gIANNeTTo, Apertura dei lavori, p. 5 TITo lucRezIo RIzzo, L’età umbertina e le premesse del riformismo giolittiano, p. 8 coSIMo ceccuTI, La svolta liberale di Giolitti, p. 11 RoMANo ugolINI, La strategia politica di Giolitti tra socialisti e cattolici, p. 15 Aldo g. RIccI, Giolitti e il socialismo riformista: un incontro mancato, p. 18 MARco de NIcolò, Roma laboratorio di innovazione politica: la Giunta Nathan, p. 21 FedeRIco lucARINI, Antonio Salandra, da successore ad ‘anti’ Giolitti, p. 25 gIANPAolo FeRRAIolI, La politica estera di Giolitti (oltre I documenti diplomatici Italiani), p. 28 MATTeo luIgI NAPolITANo, Fiume e il Vaticano fra D’Annunzio e Giolitti (1919-1920), p. 34 cRISTIANo M. dechIgI - FIlIPPo cAPPellANo, I rapporti tra politici e militari in Età giolittiana, p. 51 Aldo A. MolA, Giolitti e Vittorio Emanuele III (tormenti e stasi di un “cugino del Re”: (1914-1915 e 1921-1922), p. 69

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Giovanni Giolitti ottantenne

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Presentazione A meno di novant’anni anni dalla sua scomparsa la ricerca storiografica e il dibattitto storicopolitico sulla figura e sull’opera di Giovanni Giolitti sono quanto mai vivi. L’età giolittiana, con il favore anche della concomitante attenzione per la Grande Guerra della quale si va celebrando il centenario, è da tempo oggetto di un rinato interesse di storici e studiosi di diversa matrice che va producendo ricerche originali e accurate analisi documentali e propone innovative prospettive di lettura che concernono sia la figura di Giolitti, sia il “giolittismo” come fenomeno e prassi politicoistituzionale, sia il disegno della Nuova Italia, promuovendo definitivamente l’Uomo di Dronero al rango di statista. Tra i più recenti ed autorevoli studi sul tema si impone l’opera intitolata giovanni giolitti: al governo, in Parlamento, nel carteggio, curata da Aldo A. Mola e da Aldo G. Ricci (Bastogi, 2010). L’opera – complessa, approfondita e di assai ampio respiro – costituisce il sostrato di un’operazione editoriale multimediale che ha dato vita anche alla realizzazione del dvd dal titolo giovanni giolitti 1842-1928. lo Statista della Nuova Italia, ideato e curato da Aldo A. Mola, che è stato presentato nel corso dell’“Incontro di studio sull’Età giolittiana” tenutosi a Roma, lo scorso 21 giugno, in una sede di alto profilo culturale oltre che istituzionale: l’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica. Opera di grande interesse, il dvd è stato realizzato nell’ambito del progetto “Il Piemonte per l’Italia: cavour, giolitti, einaudi”, promosso dalla Fondazione Camillo Cavour (Santena), dalla Fondazione Luigi Einaudi (Roma) e dal centro europeo Giovanni Giolitti (DroneroCavour). Alla realizzazione dell’Incontro di studio sull’età giolittiana hanno concorso la Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, l’Associazione di Studi sul Saluzzese, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, l’Associazione Nazionale ex Allievi della Nunziatella, l’Associazione Piemontesi a Roma, e la Scuola di Liberalismo di Roma. I lavori dell’incontro di studio sono stati aperti da Marina Giannetto, Sovrintendente dell’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, cui hanno fatto seguito i saluti introduttivi di Roberto Einaudi, di Nerio Nesi e di Giovanna Giolitti per i tre enti promotori. Sono quindi intervenuti Tito Lucrezio Rizzo, Cosimo Ceccuti, Romano Ugolini, Matteo Luigi Napolitano, Aldo G. Ricci, Marco De Nicolò, Federico Lucarini, GianPaolo Ferraioli, Cristiano M. Dechigi e Filippo Cappellano, Aldo A. Mola. Ha presenziato il Colonnello Carlo Cadorna, nipote del Generale Luigi. Al Professor Mola va il nostro vivo apprezzamento per la collaborazione prestata anche per la pubblicazione degli Atti dell’Incontro di studio sull’Età giolittiana – alla quale hanno concorso l’Associazione di Studi sul Saluzzese e l’Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti – che “Tempo Presente” è lieto di presentare in questo fascicolo monografico, certo dell’interesse del tema e del valore dei contributi scientifici, e con l’auspicio di fare cosa gradita ai propri lettori. Alberto Aghemo 3

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Marina Giannetto (Sovrintendente dell’Archivio storico) Apertura dei lavori Autorità, Signore e Signori, in apertura dei lavori, desidero rivolgere un saluto e porgere un cordiale benvenuto ai relatori ed agli ospiti che sono intervenuti per prendere parte ai lavori di questo Incontro. l’Archivio storico – che ho l’onore di dirigere in qualità di consulente del Presidente della Repubblica per la conservazione del patrimonio archivistico, librario e documentario – è particolarmente lieto di ospitare l’Incontro di studio sull’età giolittiana, organizzato in occasione della presentazione del dvd dedicato a Giovanni Giolitti 1842-1928. Lo Statista della Nuova Italia, curato da Aldo A. Mola, che si aprirà tra qualche minuto. un saluto e un benvenuto nella sede dell’Archivio storico a Roberto einaudi, già Presidente della Fondazione luigi einaudi (Roma), a Nerio Nesi, Presidente della Fondazione camillo cavour (Santena, To), a giovanna giolitti, centro europeo giovanni giolitti per lo studio dello Stato (dronero- cavour), che rivolgeranno un saluto introduttivo. un saluto e un benvenuto ai relatori, ai quali è affidato il compito di esplorare le questioni nodali delle politiche giolittiane, di restituirci il contesto politicoistituzionale, socio-economico e culturale che le determinò e ne costituì lo sfondo, di trasmetterci le valutazioni della storiografia nei confronti di giolitti e dell’età che reca il suo nome. un ringraziamento ed un benvenuto, dunque, a Tito lucrezio Rizzo, docente presso l’università di Roma la Sapienza; a cosimo ceccuti, Presidente della Fondazione Nuova Antologia; a Romano ugolini, Presidente dell’ Istituto per la storia del Risorgimento; a Matteo luigi Napolitano del Pontificio comitato di Scienze Storiche; ad Aldo Ricci, già Sovrintendente dell’ Archivio centrale dello Stato; a Marco de Nicolò, docente presso l’università di cassino; a Federico lucarini, docente presso l’università del Salento; a gianPaolo Ferraioli, docente presso l’università di Napoli l. Vanvitelli; a cristiano M. dechigi, capo dell’ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’ esercito; ad Aldo A. Mola, presidente del centro giolitti - ulb, bruxelles, che svolgerà il ruolo di moderatore dei lavori che si apriranno tra breve. un saluto e un benvenuto, infine, agli ospiti di questo Incontro che è dedicato, come ho appena accennato, alla presentazione del dvd intitolato Giovanni Giolitti 1842-1928. Lo Statista della Nuova Italia. Il dvd è stato curato da Aldo A. Mola ed é stato realizzato nell’ambito del progetto “Il Piemonte per l’Italia: Cavour, Giolitti, Einaudi”, promosso dalla Fondazione camillo cavour (Santena), dalla Fondazione luigi einaudi (Roma) e dal centro europeo giovanni giolitti per lo studio dello Stato (dronero-cavour). Vorrei anche cogliere l’occasione per ricordare che il dvd che si presenta oggi è stato preceduto da una imponente e prestigiosa operazione editoriale - che costituisce dunque il sostrato scientifico e metodologico del prodotto multimediale -, operazione editoriale dicevo, compiuta tra il 2007 ed il 2010 e dedicata alla pubblicazione dell’opera intitolata Giovanni Giolitti: al Governo, in Parlamento, nel Carteggio, curata da Aldo Mola e da Aldo Ricci. grazie a questa rigorosa edizione critica di documenti, e mi riferisco in 5

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Marina Giannetto particolare ai verbali del consiglio dei ministri dei governi giolittiani, ai carteggi e alle relazioni ai disegni di legge, è stata promossa la conoscenza delle attività del consiglio dei ministri dei governi giolittiani e delle discussioni che vi ebbero luogo (1892-1921), è stata resa possibile la comprensione dell’ attività legislativa di giolitti – Ministro del Tesoro e delle Finanze nel secondo governo crispi (1889-1891), Ministro dell’Interno nel Ministero zanardelli (1901-1903) e Presidente del consiglio dei ministri a più riprese tra il 1892 ed il 1921 (pressoché ininterrottamente tra il 1901 ed il 1914) –, è stata consentita, infine, la lettura del carteggio politico-istituzionale di giolitti, e qui vorrei ricordare che la prefazione al carteggio degli anni 1906-1928 è stata affidata a Francesco cossiga, allora Presidente emerito della Repubblica e Presidente del comitato d’onore che presiedette alla pubblicazione. l’Incontro di oggi è dunque animato da una forte valenza storico-documentaria. la documentazione d’archivio costituisce infatti la fonte per eccellenza e insieme lo strumento che ha reso possibile la conoscenza della cultura giuridico-istituzionale, delle politiche, della rete imponente di relazioni che hanno animato giolitti e il suo mondo ed anche dei “luoghi” ove si distribuì la vita dello statista. In ragione di questa attenzione alle “fonti”, del ricorso ad una corretta metodologia di ricerca documentaria, dell’interesse per l’edizione critica dei documenti e per un loro corretto utilizzo, reputo molto significativo che questa iniziativa si tenga presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica che svolge attività di tutela, conservazione e valorizzazione della memoria storica della Presidenza della Repubblica, e mi riferisco alle memorie documentarie delle funzioni costituzionali svolte dal Presidente della Repubblica; alle testimonianze della gestione e manutenzione del Palazzo del Quirinale, del suo apparato amministrativo e delle sue collezioni storico-artistiche. ed ora, anche al fine di contestualizzare l’identità istituzionale del “luogo” ove si svolge il nostro Incontro, vorrei ricordare che l’Archivio storico è stato istituito il 2 giugno 1996 dal presidente oscar luigi Scalfaro, in occasione del cinquantesimo anniversario della nascita della Repubblica, ed è stato riconfigurato dal presidente giorgio Napolitano che, nel 2007 in occasione dei sessant’anni della nascita della Repubblica, dotandolo di autonomia organizzativa, lo pose alle dirette dipendenze del Segretario generale in ragione della rilevanza della funzione di tutela della memoria storica delle attività istituzionali che hanno sede nel Palazzo del Quirinale. oggi il patrimonio archivistico conservato dall’Archivio Storico è ingente, si estende per oltre 8 km di scaffalature in metri lineari. Alla documentazione relativa alle funzioni istituzionali svolte dal Presidente della Repubblica, si uniscono le carte relative alla gestione e manutenzione del Palazzo del Quirinale e delle sue collezioni storico-artistiche; un imponente Archivio Fotografico e multimediale (contenente circa 900.000 immagini ed oltre 30 tera di memoria); gli archivi del Ministero della Real casa; Archivi di Personalità rilevanti nella storia della Repubblica, come è il caso di enrico de Nicola, cesare Merzagora, carlo Azeglio ciampi, Antonio Maccanico. oggi questo patrimonio documentario sta per essere reso disponibile in formato digitale ed in modalità di fruizione ubiqua attraverso il Portale storico della Presidenza della Repubblica, in corso di avanzata realizzazione, che costituisce il progetto di maggiore impegno perseguito dall’Archivio storico. Vorrei ora, in chiusura, ricordare che “il quadro ideale e culturale”, che vent’anni fa presiedette alla sua istituzione, continua ad animare la missione 6

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Apertura dei lavori istituzionale svolta dall’Archivio storico, centrata nell’esercizio della funzione di tutela sugli archivi della Presidenza della Repubblica, nella promozione della conoscenza della documentazione conservata e nella sua valorizzazione. le carte custodite sono infatti strumento insostituibile per la lettura delle prassi costituzionali e delle loro dinamiche; per la conoscenza della funzione di garanzia costituzionale svolta dal Presidente della Repubblica; per la comprensione della delicatezza e complessità dei processi decisionali; per la percezione della evoluzione del rapporto tra il capo dello Stato e i cittadini; per la intuizione, infine, del sentimento con il quale gli italiani guardano, e hanno guardato, al Quirinale. In ragione della qualità del suo patrimonio, sin dalla sua istituzione, l’Archivio storico si è progressivamente inserito, coerentemente rispetto alla propria missione istituzionale e svolgendo il proprio specifico ruolo, nelle attività di comunicazione e di ampliamento dell’offerta culturale svolte dalla Presidenza della Repubblica, centrate sulla dilatazione delle occasioni di incontro fra l’Istituzione e la società civile. Tra queste attività di comunicazione, in considerazione dell’impegno profuso nella formazione dei tirocinanti curriculari impegnati nella conduzione delle visite al Palazzo del Quirinale, vorrei ricordare i percorsi espositivi storicoistituzionali realizzati dall’Archivio storico in occasione della apertura al pubblico del Palazzo voluta dal Presidente Sergio Mattarella. Nella “Sala del Mappamondo” e nella “Sala dei Presidenti”, oggetto di visita da parte del pubblico, sono state realizzate due ampie esposizioni di documenti, significativi ed emblematici per la storia politico-istituzionale del nostro Paese negli anni della Monarchia e della Repubblica, intitolate “18481948. I documenti che hanno fatto lo Stato e gli Italiani”, la prima; “Vite da presidenti. Documenti e immagini dei settennati presidenziali”, la seconda. Tali percorsi, secondo il chiaro indirizzo del Presidente Sergio Mattarella, sono stati modellati per consentire la “massima trasparenza e conoscibilità”, non solo dei luoghi che costituiscono, da secoli, un simbolo del potere esercitato nella città e nel Paese, ma anche delle attività istituzionali che in quei luoghi si svolgono, così da rendere il Quirinale “ancora più concretamente” la “casa degli italiani”. ed ora, in chiusura, nell’invitare l’Architetto Roberto einaudi ad accomodarsi qui, sul podio, vorrei ricordare che da questo podio rivolgeranno il proprio saluto anche il professor Nerio Nesi e l’avvocato giovanna giolitti. Seguiranno poi gli interventi dei relatori moderati dal professor Mola. un benvenuto ancora ai relatori ed a tutti gli intervenuti. Da destra: GP. Ferraioli, F. Lucarini, A. A. Mola, M. De Nicolò 7

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Tito Lucrezio Rizzo l’età umbertina e le premesse del riformismo giolittiano Punto saliente dell’azione di giolitti fu la questione sociale, e la sua formazione lo favorì nell’opera di impulso dell’associazionismo operaio e dell’ organizzazione mutualistica, nel cui ambito comprese l’importanza della rete cooperativistica cattolica, quale diga contro il proselitismo socialista. egli si dichiarò altresì fautore del suffragio universale, che avrebbe avvicinato alle istituzioni la stragrande maggioranza del Paese che ne era estraniato, e che pertanto nutriva verso di esse diffidenza e ostilità. Il 12 marzo 1885 intervenendo in Parlamento sul tema dell’agricoltura, chiese di ridurre il prezzo del sale e l’imposta sui terreni, rammentando quindi che gli agricoltori, secondo le statistiche, emigravano più del doppio delle altre classi sociali, per cui invitò il governo a provvedere sia ai proprietari che ai contadini, categorie spesso coincidenti, come era comprovato nella zona alpina, dove numerosi possidenti erano anche coltivatori. Nel 1887 crispi varò la tariffa doganale che provocò danni gravissimi all’ agricoltura. Intanto il Magliani, ministro delle Finanze e del Tesoro, proseguì una politica di spese incontrollate, ricorrendo a prestiti continui e legando così pericolosamente l’economia alle manovre speculative delle banche. Il 9 marzo 1889 al Magliani successe giolitti che si batté per energiche economie, a partire dai ministeri, riuscendo in un anno e mezzo a ridurre il disavanzo di bilancio senza aumentare i tributi. In tale veste fu ideatore della legge 11 luglio 1889 n. 6216, modificativa contabilità generale dello Stato, relativa alla concessione degli appalti di opere pubbliche alle cooperative di operai, venendo in tal modo incontro ad un’istanza da tempo formulata anche dai deputati all’estrema, nel convincimento che l’individuo che lavorava e viveva del suo lavoro, non era mai un uomo pericoloso. Nel ’91 dette il suo appoggio al governo del di Rudinì, verso cui peraltro assunse una posizione fortemente critica in occasione della repressione contro i disordini del I maggio, considerato dalle autorità un raduno anarchico, al cui riguardo giolitti osservò che il criterio che aveva ispirato quella festa operaia, era un concetto economico di primissimo ordine: dare forza ad un accordo contestualmente visibile, fra nazione e nazione, per impedire che la concorrenza divenisse oppressiva per il ceto operaio. Nel 1892 il Re dette proprio a giolitti l’incarico di formare un nuovo governo, il cui programma fu di risanare il Paese col pareggio del bilancio, cercando di evitare nuove tasse e continuando energicamente nella riduzione delle spese, con particolare considerazione per gli interessi e le aspirazioni delle masse popolari. Nel suo programma per le nuove elezioni, il 3 novembre 1892 auspicò un governo che curasse con amore l’istruzione e l’educazione dei figli del popolo; rendesse la giustizia realmente uguale per tutti; favorisse lo sviluppo della cooperazione, il lavoro nazionale, l’agricoltura, i commerci; procurasse maggior ricerca della mano d’opera ed in conseguenza un aumento dei salari; si adoperasse a liberalizzare i rapporti internazionali aprendo così nuovi sbocchi ai nostri prodotti; provvedesse a bonificare i terreni insalubri e sterili. 8

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L’età umbertina e le premesse del riformismo giolittiano Tuttavia il malcontento economico, retaggio di errori accumulati nel passato, era vivissimo nel Paese ed i fermenti più inquietanti provenivano dalla Sicilia, dove si erano organizzati i Fasci dei lavoratori, di cui giolitti con la consueta serenità aveva compreso la reale natura di movimento squisitamente economico e non eversivo. Pur consapevole della propensione del Sovrano all’uso della maniera forte, non dette pertanto seguito alle richieste di sciogliere quelle organizzazioni, e mantenendo la calma abituale, distinse tra legittime rivendicazioni degli operai, che con lo sciopero miravano ad ottenere un miglioramento del salario perfettamente giustificato dalle loro umili condizioni - e le non consentite violenze di alcuni degli scioperanti. lo statista restò alla guida della compagine ministeriale fino al novembre 1893, allorché fu costretto a dimettersi per la campagna scandalistica ingiustamente scatenata contro di lui circa le vicende riguardanti la banca Romana, che aveva creato carta moneta oltre la reale copertura metallica. continuò tuttavia il suo impegno per un sistema fiscale più equo, dove i tributi diretti sui beni di prima necessità, gravavano ugualmente sul ricco come sul povero, sicché il nostro sistema tributario preso nel suo complesso, risultava essere progressivo a rovescio. Al fine di equilibrare il bilancio suggerì modifiche sulle tasse successorie che dovevano divenire progressive; mentre nel campo della legislazione sociale in stretto senso, disse che occorreva varare leggi per tutelare gli operai colpiti da infortuni sul lavoro, per le pensioni di vecchiaia, per il lavoro di donne e fanciulli. A giolitti successe crispi, che, com’è noto, seguì il metodo della repressione dura dei disordini, ed al quale nel ’96 subentrò il di Rudinì, che avviò una politica di distensione, con il varo di un’amnistia, di cui beneficiarono numerosi condannati della Sicilia e della lunigiana. Non essendo state rimosse le cause del malcontento popolare, giolitti richiamò il governo sulla necessità impellente di realizzare riforme politiche, amministrative e tributarie e nel febbraio 1898, alla camera, censurò la soluzione adottata del richiamo alle armi di 40.000 uomini, oltre al fatto che pochissimi erano in Italia quelli che si rendevano realmente conto del disagio delle classi povere. un primo rimedio da attuare era l’incentivazione dei lavori pubblici per creare posti di lavoro, in quanto la disoccupazione era uno dei fenomeni più pericolosi per la pubblica sicurezza. le spese, già ristrette all’osso, non erano ulteriormente riducibili, per cui, riproponendo una riforma a lui cara, suggerì di modificare il sistema fiscale con una innovazione che doveva essere coordinata con quella dell’Amministrazione dello Stato, che aveva dilatato i suoi compiti soprattutto in campo sociale, e che ora avrebbe dovuto invece spogliarsi delle attribuzioni riferentesi ad interessi locali, con un sano decentramento. I moti della primavera del ’98 che in Milano ebbero l’epicentro più clamoroso, furono la prova tangibile della fondatezza degli ammonimenti reiteratamente formulati da giolitti ed altrettante volte rimasti inascoltati. di Rudinì li fronteggiò con gli stessi metodi con cui crispi quattro anni prima aveva creduto di risolvere i disordini della Sicilia e della lunigiana; ma il 29 giugno gli succedette il gen. Pelloux, con la fama di moderato, che presentò un programma di riforme tributarie in senso democratico, che gli valsero inizialmente il consenso di giolitti. dopo tre mesi di politica liberale Pelloux cambiò rotta, spinto dalle pressioni dei conservatori più intransigenti e forse impaurito – notò giolitti – dal fatto che, nonostante la repressione del 1898, il movimento operaio e socialista si propagava per tutta l’Alta Italia. Il 4 marzo 1899, durante la discussione 9

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Tito Lucrezio Rizzo del disegno volto a modificare le leggi sulla pubblica sicurezza e l’editto sulla stampa, presentato da Pelloux, giolitti ribadì la propria ostilità a qualsiasi provvedimento che offendesse le pubbliche libertà, come quella di stampa, ma si dichiarò favorevole alle misure volte a garantire i pubblici servizi da ogni pericolo di sciopero. “chi serve lo Stato serve tutte le classi sociali – dirà in seguito – e quindi non può assolutamente applicarsi a lui la libertà di sciopero che la legge consente ai semplici lavoratori. Su questo punto nessuna controversia è possibile”. Il 14 maggio Pelloux formava un gabinetto spostato più a destra e giolitti lo avversò, dichiarando che non vi era altra possibilità di frenare il crescente movimento socialista, se non impadronendosi di quanto vi era di ragionevole in esso e richiamando a sé, per tale via, le masse popolari da cui dipendeva l’avvenire del Paese. dopo le elezioni del giugno 1900, a Pelloux subentrò il sen. Saracco, che formò un ministero espressivo di tutte le tendenze politiche, salvo l’estrema. dopo il regicidio di Monza, il nuovo sovrano Vittorio emanuele III, l’11 agosto 1900 giurò innanzi alle camere di conservare intatte le grandi conquiste dell’unità e della libertà. In tale sede l’oratore di dronero espose compiutamente quei concetti di politica liberale fondata sulla giustizia sociale, che il mese successivo avrebbe avuto modo di attuare in veste di ministro dell’Interno, nel gabinetto zanardelli, e che avrebbero ispirato la sua azione di capo di governo per l'intera età che i contemporanei legano al suo nome, simbolo di prosperità economica e di libertà. lo statista avvertì prioritariamente che dalla soluzione del problema dei rapporti tra governo e classi lavoratrici, dipendeva la pace sociale. Viceversa, si produceva il deplorevole effetto di rendere nemiche dello Stato le classi lavoratrici, le quali si vedevano guardate costantemente con occhio diffidente dal governo, il quale pure avrebbe dovuto essere il tutore imparziale di tutte le classi di cittadini. le camere de lavoro in particolare erano rappresentanti di interessi legittimi delle classi operaie nel cercarne il miglioramento retributivo, culturale e professionale, per cui era opportuna una disciplina legislativa di questi nuovi organismi. Il governo quando interveniva per tenere bassi i salari, commetteva un’ingiustizia, un errore economico ed un errore politico: ingiustizia perché mancava al suo dovere di assoluta imparzialità fra i cittadini, prendendo parte alla lotta contro una classe; errore economico perché turbava il funzionamento della legge economica dell’ offerta e della domanda, la quale era la sola legittima regolatrice della misura dei salari, come del prezzo di qualsiasi altra merce; grave errore politico, poiché rendeva nemiche dello Stato quelle classi le quali costituivano in realtà la maggioranza del Paese. Solo tenendosi completamente al di fuori da quelle lotte tra capitale e lavoro, lo Stato poteva utilmente esercitare un’azione conciliatrice, l’unica veramente legittima in tale materia. In un solo caso il governo doveva uscire dalla neutralità: quando veniva turbata la libertà del lavoro, con degli scioperanti che volessero impedire ad altri operai di attendere alle loro mansioni, perché la libertà del lavoro non poteva essere meno sacra di quella di sciopero. la stessa confusione dei partiti parlamentari – osservava giolitti – dimostrava che le questioni che ormai dividevano non erano quelle del passato: il moto ascendente delle classi popolari si accelerava ogni giorno di più, ed era un moto invincibile, perché comune a tutti i Paesi civili, e perché poggiato sul principio dell’eguaglianza tra gli uomini. 10

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Cosimo Ceccuti la svolta liberale di giolitti Pochi uomini politici, come giovanni giolitti, hanno conosciuto a fondo la realtà del Paese che erano chiamati a governare. Fin dai giorni della crisi del 1898, ben prima dei provvedimenti reazionari e liberticidi di Pelloux, lo statista aveva invocato con energia in Parlamento e fuori un radicale cambio di mentalità da parte di chi aveva responsabilità di governo, per assicurare la pace sociale ad un Paese finalmente sulla via della modernizzazione, della crescita e dello sviluppo. Alla base delle sollecitazioni dell’uomo politico piemontese vi era la improrogabile necessità della riforma tributaria, davvero progressiva, e non “progressiva a rovescio”, tale da imporre sacrifici ai redditi più elevati e non a chi riusciva a mala pena a sopravvivere. Si doveva arrestare la “distruzione” del ceto medio, della piccola proprietà, che costituiva la spina dorsale – economica ma soprattutto umana – della nazione. la mancata tutela della piccola proprietà era come una fiammella accesa all’interno di una polveriera. «Per me la sola difesa seria ed efficace [delle istituzioni] sta nella tutela della piccola proprietà. Ricordiamoci che ogni piccolo proprietario, il quale diventa nullatenente, è il più pericoloso degli uomini, non solo perché viene a trovarsi in condizione assai diversa da quella in cui è nato, ma anche perché sente di essere vittima di una ingiustizia», l’ingiustizia sancita dalle leggi d’imposta allora in vigore. così a Montecitorio, nella seduta del 27 aprile 18991. giolitti ha la consapevolezza che l’Italia stia attraversando una fase storica nella quale non è consentito chiudere gli occhi e fingere di non vedere: una fase di non ritorno. la stagione che sta vivendo il Paese è di profonda trasformazione, «uno di quei momenti storici nei quali si decide dell’avvenire per un lungo periodo di anni»: è il concetto ribadito nel discorso agli elettori del collegio di dronero del 28 maggio 1900. Si tratta di scegliere fra due sole alternative, antitetiche fra loro, fra due ben definiti programmi: favorire gli interessi di ristrette classi privilegiate contro la piccola borghesia e contro le masse popolari (cioè contro la maggioranza della popolazione), aprendo la via a una «pericolosa situazione rivoluzionaria»; oppure puntare alla «giustizia per tutti, alla cura affettuosa delle classi popolari, alla loro educazione e istruzione, che tende a stabilire la giustizia nel reparto dei tributi, e dare larga autonomia alla Province ed ai comuni, ad assicurare l’indipendenza della Magistratura, a rendere pronta e accessibile a tutti la giustizia; a rendere più semplice e più economica l’amministrazione». le contraddizioni del governo Saracco di fronte allo sciopero dei portuali di genova convinsero giolitti della incapacità della logora classe dirigente liberale ad intraprendere la via del coraggioso, ma non più rinviabile rinnovamento. Non si può ulteriormente attendere per disarmare la protesta, salvare le istituzioni, fare dell’Italia un Paese moderno ed europeo. giolitti pronuncia così alla camera dei deputati, il 4 febbraio 1901, uno dei discorsi più importanti mai ascoltati nelle nostre aule parlamentari: il monito che segna la fine del governo Saracco, l’avvento del duo zanardelli-giolitti, l’avvio della cosiddetta «svolta liberale». un intervento limpido, perentorio, 11

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Cosimo Ceccuti penetrante e incisivo, perfettamente costruito. Quali i punti cardine? la considerazione che i fatti di genova, con lo scioglimento della camera del lavoro e gli scontri con i portuali toccano le più alte questioni di diritto e di politica interna, in particolare i rapporti fra governo e classi lavoratrici e i limiti delle attribuzioni del governo nei conflitti fra capitale e lavoro. equivoco di fondo è considerare come pericolose tutte le Associazioni dei lavoratori: cecità dei rappresentanti del governo che non hanno capito come in tutta europa l’organizzazione degli operai “cammina di pari passo al progresso della civiltà”. una tendenza che produce il deplorevole effetto di rendere nemiche dello Stato le classi lavoratrici. Perché sciogliere o perseguire o semplicemente ostacolare l’attività delle camere del lavoro? cosa hanno in sé di illegittimo? «esse sono le rappresentanti di interessi legittimi delle classi operaie: la loro funzione è di cercare il miglioramento di queste classi, sia nella misura dei salari, sia nelle ore di lavoro, sia nell’insegnamento che giovi a migliorare e ad accrescere il valore dell’opera loro, e potrebbero, se bene adoperate dal governo, essere utilissime intermediarie fra capitale e lavoro, come potrebbero servire ad altre funzioni, per esempio a dirigere bene l’emigrazione»2. Finché non violino la legge, finché esercitano un diritto legittimo, il governo non può né deve intervenire nei confronti delle camere del lavoro. «le associazioni operaie hanno diritto ad essere rappresentate come lo sono gli industriali e i commercianti». e come ci sono le camere di commercio regolate per legge, eguale trattamento va riservato alle camere del lavoro. «Io credo che bisogna mettere allo stesso livello di fronte alla legge tanto il capitalista quanto il lavoratore, ognuno dei due deve avere la sua rappresentanza legittima riconosciuta dallo Stato. Io non temo mai le forze organizzate – è la confessione di giolitti – quanto le forze inorganiche, ne cui confronti non vi può essere che l’uso della forza». In realtà le camere del lavoro sono avversate poiché il loro impegno tende a far crescere i salari. Tenere bassi i salari può essere interesse degli industriali, non Nel pubblico: Gianna Gancia, Giovanna Giolitti, Nerio Nesi, presidente della Fondazione Cavour, Marina Giannetto, il col. Dechigi, Roberto Einaudi 12

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La svolta liberale di Giolitti certo dello Stato. È un errore e un pregiudizio credere che il basso salario giovi al progresso dell’industria: l’operaio mal nutrito è sempre più debole fisicamente ed intellettualmente. I Paesi europei più industrializzati insegnano. Il governo quando interviene per tenere bassi i salari commette «un’ingiustizia, un errore economico ed un errore politico». un’ingiustizia, poiché viola l’imparzialità fra i cittadini; un errore economico, perché turba il funzionamento del mercato, la legge economica della domanda e dell’offerta; un errore politico, perché rende nemica dello Stato la maggioranza del Paese. «Solo tenendosi completamente al di fuori di queste lotte fra capitale e lavoro lo Stato può utilmente esercitare una azione pacificatrice, talora anche un’azione conciliatrice, che sono le sole funzioni veramente legittime in questa materia»3. e in caso di ricorso alla sciopero? Il governo deve astenersi dall’intervenire, tranne che venga turbato l’ordine pubblico e la libertà del lavoro, come previsto dal codice penale. l’unico effetto di una resistenza illegittima da parte dello Stato sarebbe quello di dare un fine politico a quelle organizzazioni, le quali per sé non hanno e non devono avere che un fine economico. l’ombra del sindacalismo rivoluzionario di georges Sorel – si può osservare – non si è ancora estesa all’Italia. chi governa deve avere ben presenti le condizioni politiche interne italiane. l’analisi del risultato elettorale delle ultime consultazioni (quelle del 1900) conferma che se il sistema fosse stato proporzionale anziché a collegio uninominale, l’estrema sinistra avrebbe contato su 134 deputati. con due altre elezioni generali essa conquisterebbe la maggioranza. c’è poi da riflettere sulla grande massa di cittadini che non partecipano al voto, nonché sui partiti politici, in particolare tre, come li considera giolitti, il clericale, il socialista, il costituzionale. Quello che avrà presa minore su quelle masse è il costituzionale. «l’Italia è uno dei Paesi in cui la media dei salari è più bassa ma è il primo paese del mondo per le imposte che colpiscono i generi di prima necessità»4. Non parliamo dell’inefficacia delle leggi sociali, della deficienza dell’istruzione popolare, dei programmi ministeriali che riconoscono i mali del Paese, annunciano provvedimenti che puntualmente disattendono. «Il popolo italiano – sottolinea giolitti avviandosi alla conclusione – non ha tendenze rivoluzionarie: il popolo italiano tende, per lunga tradizione, a confidare nel governo, e nessun popolo forse ha sofferto per secoli con tanta rassegnazione mali così gravi come il popolo italiano. un periodo di seria giustizia sociale che venisse dal governo e dalle classi dirigenti richiamerebbe queste popolazioni all’amore verso le istituzioni nostre». Il moto ascendente delle classi popolari si accelera ogni giorno di più, ed è in moto invincibile perché comune a tutti i Paesi civili, e perché fondato sul principio di eguaglianza fra gli uomini. Nessuno si può illudere – ammonisce lo statista di dronero – di potere impedire che le classi popolari conquistino la loro parte di influenza economica e di influenza politica. gli amici delle istituzioni hanno soprattutto il dovere di persuadere queste classi – con i fatti, non con vuote parole – che dalle istituzioni attuali esse possono sperare assai più che dai sogni dell’avvenire, che ogni legittimo loro interesse trova efficace tutela negli attuali ordinamenti politici e sociali. «dipende principalmente da noi, dall’ atteggiamento dei partiti costituzionali nei rapporti con le classi popolari, che l’avvento di queste classi sia una nuova forza conservatrice, un nuovo elemento di prosperità e di grandezza o sia invece un turbine che travolga la fortuna della Patria!». Sembra di ascoltare giovan Pietro 13

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