Il labirinto di Mondrian

 
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Educazione ai valori della solidarietà, del rispetto delle persone, dell’aiuto reciproco

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Gli alunni della classe 3^ C del C. D. “Paternò 3°” presentano Anno Scolastico 2015/2016

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Juliane e Marco si ritrovarono improvvisamente catapultati dentro alla scena del quadro che stavano osservando. Non sapevano come poteva essere successa una cosa del genere, però sapevano chi era il colpevole di tutto ciò: lo strano custode di quella stanza del museo. “Avete detto che i quadri non vi dicono niente, vi ho sentiti” disse loro il custode, che adesso vedevano piccolo e lontano, quasi un fantasma nel cielo. “Ebbene ora scoprirete che i quadri parlano. Eccome! Se volete uscire dal labirinto in cui vi ho rinchiusi, sarete costretti a parlare con i personaggi del quadro. Fra loro ci saranno veri amici che vi aiuteranno e falsi amici che cercheranno di mettervi fuori strada. Dovete ascoltare bene tutti e cercare di capire quali sono i veri amici e quali no. Solo così

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troverete la porta, l’unica porta che vi permetterà di giungere, passando da un varco all’altro, fino all’uscita…” “Da un varco all’altro, in un quadro! Ma che sta dicendo? Ci faccia uscire!” esclamò Juliane. “Ma chi è lei e quanti varchi dovremmo attraversare?” chiese invece Marco. Quella strana e inquietante situazione spaventava un po’ i due bambini, che però cercavano coraggiosamente di controllare la loro paura. “Io sono il custode dei quadri, e anche un mago”- rispose l’uomo - “Se saprete riconoscere i veri amici, i varchi saranno solo sette. Io vi aspetterò all’uscita del labirinto”. La figura del custode scomparve e i due bambini si ritrovarono soli dentro il quadro. Per la prima volta si guardarono intorno e guarda guarda … guarda guarda una piccola

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luce attirò la loro attenzione. Sulla parete di destra, in basso, ecco una fessu- rina, che a guardarla bene sembrava una porticina. ”Fermi! Cu siti! Unni iti!” disse un serpentello dalla voce roca e sgraziata. “Io sono Marco e lei è Juliane. Il custode del Vittoriano, un mago cattivo, ci ha catapultati dentro questo quadro poiché ci ha sentito dire che non ci diceva niente. A quest’ora la nostra mamma e il nostro papà saranno preoccupati poichè ci hanno smarriti. Aiu- taci a ritornare da loro”. “Figghi mei, nu nne cosa facili. Siti stati ‘mprigionati nda nu labirintu e setti provi ata supirari ma si ma ‘scutati sta ‘mprisa si po’ rializzari”. “ Ma come parli. Non capisco “ esclamò Juliane

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e cominciò a piangere. “Non piangere! Lui sta parlando in siciliano, come nonno Turi, come il commissario Montalbano, il protagonista di quei libri dalla copertina blu che tanto piacciono a tuo padre e che spesso ci legge mimando la parlata di mio nonno.” “ Hai ragione Marco, ma io non lo capisco !!!!!!!!.” Rivolgendosi al serpentello Marco gli disse: “Una richiesta avrei da farle. Se potete, parlate lentamente signor serpente. Ciò mi permetterà di capire ciò che vorrete dirci e tranquillizzerà la mia amica che essendo più piccola spesso entra in panne. “ Panni? Quali panni! Ca si tratta di provi ca ‘ta supirari! Allura cuminciamu ca è megghiu. Pi passari ‘nda lu secunnu rettangulu giallu na

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miniminagghia ata ‘nsittari. Si na fissura si rapi, caminannu caminannu, na bella storia aviti a scupriri. Ma stati attenti picchì pi’ strata aviti a ‘ncuntrari amici e nimici. Rapiti l’occhi e scangarati aricchi. Eccu a miniminagghia: - Haiu ‘n’arancia ca lu munnu furria. La mannu ‘n Turchia e torna ‘ti mia. Cu è?” “ Noi adesso ci troviamo nel rettangolo giallo. Il giallo è il colore del limone, del Sole. Sì, sono sicuro che è il sole” esclamò Marco. Al suo dire sulla parete di fronte si aprì una porta e un guerriero egiziano ecco apparire. “Picciutteddu miu hai propriu ragiuni. Bon viaggiu ma …… rapiti l’occhi e scangarati aricchi!”- replicò il serpentello. “Vi stavo attendendo. Vi trovate nel secondo rettangolo giallo.

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Una feluca vi sta già aspettando. Seguitemi”. Juliane diede la mano a Marco e insieme salirono su una zattera fatta con fasci di canne di papiro strettamente legati assieme con cavi, anch’essi di papiro. Le estremità erano rialzate in larghe curve e davano alla feluca una forma asimmetrica con una poppa più rialzata della prua. Quattro uomini, due per lato, iniziarono a remare e in men che non si dica si ritrovarono tra alti papiri che ondeggiavano le proprie chio- me al vento. Andando avanti il paesaggio cominciò a cambiare e ai papiri si sostituirono distese erbose e una vegetazione sparsa di alberi da foglia di altezza media. Un particolare colpì i due inconsueti viaggiatori e chiesero al guerriero egiziano di far fermare i rematori. Tra gli alberi un cucciolo di puma

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rincorreva una gaia gazzella. “Come è possibile tutto ciò. La gazzella è un animale erbivoro che vive nella savana africana mentre il puma è un carnivoro che vive nelle praterie americane. Predatore e preda che giocano felicemente insieme. E’ come dire che io giochi con quell’antipatico di George ” esclamò Marco. “Ciò mi incuriosisce - disse Juliane – voglio proprio chiederglielo”. Si prese di coraggio, lasciò la mano di Marco e piano piano si stava avvicinando quando i due la notarono e le andarono incontro. ”Chi siete? Qual buon vento vi porta fin quaggiù?” disse la gazzella “Io sono Juliane e lui è Marco. Un mago ci ha intrappolati in un labirinto. Siamo in viaggio, alla ricerca della via d’uscita. Il vederti giocare

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con un puma ha destato la mia curiosità e stavo cercando di soddisfarla”. “Ciò che ai tuoi occhi appare così strano per noi è molto naturale. Noi siamo amici per la pelle e spesso giochiamo, facciamo scorribande nella savana, ci divertiamo ma siamo pronti ad aiutarci in caso di necessità. La nostra amicizia ha origini ben lontane e se proprio vuoi scoprirle posso condurti nel luogo dove tutto è cominciato.” “Sì – disse Marco - ne saremo molto felici.” La gazzella e il puma salirono anch’essi sulla feluca e insieme continuarono il loro viaggio lungo le rive del Nilo. All’improvviso le acque del fiume si alzarono e si gonfiarono come se qualcosa li stesse per impattare. Un coccodrillo sbucò dalle acque. Come tutti sanno il coccodrillo del Nilo è un

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pericolo mortale per gli uomini e per gli animali che vivono nel suo stesso ambiente. Prima che i rematori potessero uncinarlo con le loro lance, si arrampicò con le sue robuste zampe dotate di artigli sulla prua della feluca. Juliane emise un urlo e si strinse tremante a Marco che rimase impietrito. Il coccodrillo aperte le fauci disse: “Chi siete? Sono venuto in pace ma ditemi perché ostruite il mio passaggio.” “Carissimo amico – gli rispose il cucciolo di puma Tu ci conosci bene. Ci hai visti spesso lungo le rive di questo fiume e sai bene perché le frequentiamo. Cristelle è ghiottissima delle foglie degli alberi che crescono in questo luogo ed io le faccio compagnia. Non ti abbiamo mai infastidito e non era nostra intenzione farlo adesso. Dei nuovi amici sono venuti a trovarci e ci han-

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no chiesto di conoscere la nostra storia. Insieme stiamo raggiungendo la radura delle Gazzelle Corridori. Potresti farci passare?” “Poiché degli estranei avete imbarcato un indovinello va indovinato Se la risposta esatta mi daranno al quadrato rosso giungeranno, se errata essa sarà il loro viaggio ricomincerà.” “Possiamo provarci” – disse Marco. “ C'è una barca ancorata alla baia. Da un lato della barca pende una scaletta di corda. Uno dei gradini sfiora appena l'acqua, mentre i successivi distano uno dall'altro venti centimetri. Arriva l'alta marea fino al massimo, che in quella zona è di sessanta centimetri. Quanti

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gradini verranno sommersi dall'acqua?” Marco, memore di quello che aveva visto quando il coccodrillo si stava avvicinando alla feluca rispose così: “Nessun gradino verrà sommerso perché se si alza la marea la barca si alza con il livello dell'acqua, dato che galleggia!” “Fortunati siete stati e il vostro andare continuate ma fate attenzione poiché il vostro cammino lungo e tortuoso diverrà fra un pochino”. Il coccodrillo staccò i suoi artigli dalla feluca, si immerse in acqua e scomparve. Un raggio luminoso offuscò i loro occhi, una porta si aprì e un meraviglioso tramonto riempì di rosso la loro visione. Erano giunti nel quadrato rosso. Di li a poco la feluca si fermò, i suoi viaggiatori scesero e si trovarono in una radura del tutto insolita.

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Un branco di gazzelle stavano sedute su covoni di paglia, rivolte tutte verso un enorme megaschermo, come quello usato nelle piazze durante i mondiali. Di fronte a loro si ergeva un sontuoso chiosco bar dove era possibile acquistare ogni ben di dio: patatine, popcorn, arachidi, noccioline, cocco fresco, frullato di banana, etc. Alle loro spalle un mega proiettore posizionato in standby. John, così si chiamava il piccolo di puma, li fece

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accomodare in prima fila e alzatosi sul covone a loro attiguo emise un doppio ruggito. Nella radura scese il silenzio, delle immagini popolarono lo schermo e una voce narrante esordì dicendo: “C’era una volta una piccola gazzella che viveva nella savana in branco e con i suoi genitori. La piccola cucciola era talmente birichina da perdersi continuamente, da trovarsi incastrata tra le rocce degli altopiani vicini o nelle trappole preparate dai bracconieri. Spesso era così incosciente da trovarsi vicino a gruppi di tigri, leoni, ghepardi poiché amava nutrirsi delle foglie degli alberi che crescevano sulla riva del fiume Nilo, fiume nel quale molti animali soggiornavano per dissetarsi, per rinfrescarsi, per giocare e, perché no, per

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depurarsi. La piccola cucciola era esile, munita di lunghe zampe. Il suo manto era di colore grigio–giallastro sulla regione dorsale e sui fianchi e bianco sulla regione inferiore. Lungo i fianchi aveva una striscia nera che separava la colorazione più scura del dorso da quello più chiaro del ventre. Le sue corna erano brevi e delicate. Un giorno si allontanò dal branco in cerca di tenere foglie da mangiare. Lungo le rive del fiume erano cresciuti alcuni alberi che spesso piegavano al vento le loro piccole chiome ed abbassandosi o piegandosi procuravano cibo per i denti della nostra piccola cucciola. Quel giorno si avvicinò ad uno di essi ma dietro al tronco, accovacciato, vide qualcosa di strano e di nuovo: un cucciolo di puma.

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