Isabelle Allende ZORRO

 

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isabel allende l inizio della leggenda zorro 1

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traduzione di elena liverani feltrinelli titolo dell opera originale m zorro comienza la leyenda © 2005 isabel allende the use of zorro and the other characters originally created by johnston mccullcy has been licensed and authorized by zorro productions inc © 2005 zorro productians inc all rights reserved zorro is a trademark owned by zorro producdons inc berkeley california usa traduzione dallo spagnolo di elena liverani © giangiacomo feltrinelli editore milano prima edizione in fuori collana maggio 2005 isbn 8807421119 2

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questa è la storia di diego de la vega e delle circostanze che fecero di lui il leggendario zorro finalmente posso rivelare la sua identità che per tanti anni abbiamo mantenuto segreta e lo faccio con una certa esitazione visto che il foglio bianco mi intimorisce quanto le sciabole sguainate degli uomini di moncada l intento di queste pagine è prevenire gli attacchi di chi è deciso a diffamare zorro il numero dei nostri rivali è considerevole come sempre succede a chi difende i deboli salva le donzelle e umilia i potenti ovviamente ogni idealista si fa dei nemici ma noi preferiamo contare gli amici che sono molti di più mi sento in obbligo di narrare queste avventure perché servirebbe a poco che diego rischiasse la propria vita in nome della giustizia se poi nessuno lo venisse a sapere l eroismo è un mestiere mal pagato che spesso conduce a una fine prematura per questo attrae persone fanatiche o sensibili al fascino della morte esistono ben pochi eroi dal cuore romantico e dal carattere amabile diciamoci la verità non c è nessuno come zorro 3

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prima parte alta california 1790-1810 4

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partiamo dall inizio da un evento senza il quale diego de la vega non sarebbe mai nato tutto cominciò in alta california nella missione di san gabriel nell anno 1790 di nostro signore a quel tempo la missione era guidata da padre mendoza un francescano con spalle da boscaiolo e un aspetto più giovanile dei suoi quarant anni ben spesi energico e autoritario per il quale la parte più impegnativa del ministero era mettere in pratica la lezione di umiltà e bontà di san francesco d assisi in california c erano molti religiosi sparsi in ventitré missioni impegnati nel diffondere la dottrina di cristo tra le varie migliaia di pagani delle tribù chumash e shoshone e altre che non sempre si prestavano di buon grado a riceverla i nativi della costa della california disponevano di una rete di scambi commerciali attiva da oltre mille anni la zona era ricca di risorse naturali e ogni tribù si era specializzata in un settore particolare gli spagnoli erano rimasti meravigliati dall economia chumash così complessa da poter essere paragonata a quella cinese come moneta gli indios usavano conchiglie e organizzavano regolarmente fiere dove oltre al baratto si concordavano i matrimoni il mistero di quell uomo adorato dai bianchi condannato alla crocifissione confondeva gli indios che non comprendevano il vantaggio di soffrire in questo mondo per godere di un ipotetico benessere in un altro certo nel paradiso cristiano si poteva stare su una nuvola a suonare l arpa con gli angeli tuttavia la maggioranza di loro preferiva di gran lunga dopo la morte cacciare orsi con i propri antenati nelle terre del grande spirito non comprendevano nemmeno perché gli stranieri piantassero una bandiera per terra tracciassero linee immaginarie la dichiarassero di loro proprietà e si risentissero se qualcuno vi entrava per inseguire un cervo l idea di possedere la terra risultava loro assurda quanto quella di spartirsi il mare quando a padre mendoza giunse la notizia che varie tribù erano insorte al comando di un guerriero con la testa di lupo recitò le sue preghiere per le vittime ma non si preoccupò eccessivamente perché era certo che san gabriel non corresse alcun pericolo far parte della sua missione era un privilegio e lo dimostravano le famiglie indigene che accorrevano a richiedere protezione in cambio del battesimo e rimanevano di buon grado sotto il suo tetto lui non aveva mai dovuto ricorrere ai soldati per fare proseliti attribuì la recente insurrezione la prima in alta california agli abusi della soldataglia spagnola e alla severità dei suoi fratelli missionari le tribù suddivise in piccoli gruppi avevano usi diversi e comunicavano tra loro mediante un sistema di segnali non avevano mai stretto accordi su niente al di fuori del commercio e comunque di certo mai sulla guerra secondo lui quelle povere genti erano innocenti pecorelle di dio che peccavano per ignoranza e non per vizio dovevano esserci ragioni davvero gravi per insorgere contro i colonizzatori senza tregua il missionario lavorava gomito a gomito con gli indios nei campi nella concia delle pelli e nella macina del mais il pomeriggio quando gli altri riposavano curava ferite dovute a lievi incidenti o estraeva qualche dente marcio oltre a ciò impartiva lezioni di catechismo e di aritmetica perché i neofiti ­ come venivano chiamati gli indios convertiti ­ potessero contare le pelli le candele e le mucche non insegnava loro a leggere e scrivere perché in quel luogo tali conoscenze non avevano alcuna applicazione pratica di notte imbottigliava il vino faceva i conti scriveva sui suoi quaderni e pregava all alba suonava la campana della chiesa per chiamare a messa la congregazione e dopo la funzione sovrintendeva alla colazione con occhio attento perché nessuno rimanesse senza cibo per tutti questi motivi e non per eccesso di fiducia in se stesso o per superbia era convinto che le tribù sul piede di guerra non avrebbero attaccato la sua missione ciò nonostante poiché le cattive notizie continuavano ad arrivare settimana dopo settimana finì per preoccuparsi inviò un paio di uomini fidati a indagare su quello che stava succedendo nel resto della regione questi non ci misero molto a localizzare gli indios coinvolti nell insurrezione e a ottenere ragguagli dato che vennero accolti come compagni da quegli stessi che volevano spiare al loro ritorno raccontarono al missionario che un eroe sorto dalle profondità del bosco e posseduto dallo spirito di un lupo era riuscito a stringere un patto fra diverse tribù per scacciare gli spagnoli dalle terre dei loro antenati nelle quali avevano sempre potuto cacciare liberamente gli indios non avevano una strategia precisa si limitavano ad assaltare le missioni e i villaggi seguendo l impulso del momento incendiavano tutto ciò che trovavano sul loro cammino e si ritiravano velocemente come erano arrivati reclutavano gli indios tra coloro che non erano ancora stati ammansiti dall umiliazione prolungata derivante dalla servitù ai bianchi e così ingrossavano le proprie fila gli uomini di padre mendoza aggiunsero che il capo lupo grigio aveva nel mirino san gabriel non per un particolare rancore nei confronti del missionario cui non si poteva rimproverare nulla ma perché si trovava sulla strada informato di ciò il sacerdote capì che doveva adottare delle misure non era disposto a perdere il frutto del lavoro di anni e ancor meno a permettere che gli portassero via i suoi indios che 5

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lontani dalla sua tutela avrebbero ceduto al peccato e sarebbero tornati a vivere come selvaggi inviò un messaggio al capitano alejandro de la vega chiedendogli aiuto urgente temeva il peggio diceva perché gli insorti erano molto vicini intenzionati ad attaccare da un momento all altro e lui senza un rinforzo militare adeguato non avrebbe potuto difendersi mandò due lettere identiche al forte di san diego con cavalieri veloci che percorsero strade diverse di modo che se anche uno fosse stato intercettato l altro sarebbe giunto a destinazione qualche giorno dopo il capitano alejandro de la vega arrivò al galoppo alla missione con un balzo smontò nel cortile si tolse la pesante casacca dell uniforme il fazzoletto e il cappello e tuffò la testa nel catino in cui le donne risciacquavano i panni il cavallo era madido di sudore schiumoso perché per varie leghe aveva dovuto trasportare il cavaliere con le bardature da dragone dell esercito spagnolo lancia spada scudo di cuoio doppio e carabina oltre ai finimenti de la vega era scortato da due uomini e diversi cavalli che trasportavano provviste padre mendoza usci a riceverlo a braccia aperte ma non poté nascondere la sua delusione quando vide che lo accompagnavano solo due soldati cenciosi ed estenuati quanto i destrieri mi dispiace padre non dispongo di altri soldati oltre a questo paio di valorosi uomini il resto del distaccamento è rimasto nel villaggio di la reina de los angeles anch esso minacciato dalla rivolta si scusò il capitano asciugandosi il viso con le maniche della camicia che dio ci aiuti visto che la spagna non lo fa replicò fra i denti il sacerdote sa quanti indios ci attaccheranno ben pochi qui sanno contare con precisione capitano ma secondo quello che hanno potuto verificare i miei uomini potrebbero essere più o meno cinquecento ciò significa che non saranno più di centocinquanta padre riusciremo a difenderci su chi possiamo contare lo interrogò alejandro de la vega su di me che sono stato soldato prima di diventare prete e su altri due missionari giovani e forti abbiamo tre soldati assegnati alla missione che vivono qui ci sono anche diversi moschetti e carabine munizioni un paio di sciabole e la polvere da sparo che usiamo nella cava di pietre e quanti neofiti figlio mio siamo realisti la maggior parte di loro non combatterà contro persone della loro stessa razza spiegò il missionario faccio assegnamento al massimo su mezza dozzina di giovani cresciuti qui e su alcune donne che possono aiutarci a caricare le armi non posso mettere a rischio le vite dei miei neofiti sono come bambini capitano mi occupo di loro come se fossero miei figli bene padre mettiamoci all opera in nome di dio da quanto vedo la chiesa è l edificio più solido della missione sarà lì che ci difenderemo disse il capitano nei giorni successivi a san gabriel nessuno riposò e persino i bambini piccoli vennero messi al lavoro padre mendoza profondo conoscitore dell animo umano non sperava certo nella lealtà dei neofiti quando questi si fossero visti circondati da indios liberi notò con avvilimento un certo luccichio selvaggio negli occhi di qualcuno di loro e la svogliatezza con cui eseguivano i suoi ordini lasciavano cadere le pietre rompevano i sacchi di sabbia inciampavano nelle corde e rovesciavano i secchi di catrame costretto dalle circostanze violò la sua regola di mostrarsi compassionevole e con ferma volontà condannò un paio di indios ai ceppi e a un terzo inflisse dieci frustate come monito fece poi rinforzare con delle assi la porta del dormitorio delle donne nubili costruito come una prigione affinché le più audaci non uscissero a passeggiare sotto la luna con i loro innamorati era un edificio circolare di spessi mattoni crudi senza finestre e con il vantaggio ulteriore di poter essere sprangato dall esterno con una sbarra di ferro e dei lucchetti lì rinchiusero la maggior parte dei neofiti maschi incatenati alle caviglie per evitare che durante la battaglia collaborassero col nemico gli indios hanno paura di noi padre mendoza credono che possediamo una magia molto potente disse il capitano de la vega dando una pacca al calcio della sua carabina questa gente conosce benissimo le armi da fuoco anche se non ha ancora scoperto come funzionano ciò che gli indios temono in realtà è la croce di cristo replicò il missionario indicando l altare allora diamo loro una dimostrazione del potere della croce e della polvere da sparo disse ridendo il capitano prima di procedere a illustrare il suo piano si trovavano all interno della chiesa davanti alla porta avevano costruito barricate con sacchi di sabbia e avevano collocato postazioni con armi da fuoco in punti strategici secondo il capitano de la vega l ago della 6

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bilancia si sarebbe inclinato a loro favore se avessero mantenuto gli aggressori a una certa distanza in modo da poter ricaricare le carabine e i moschetti mentre in un combattimento corpo a corpo il loro svantaggio sarebbe stato enorme visto che gli indios li superavano per numero e ferocia padre mendoza rimase meravigliato dal coraggio dell uomo de la vega aveva attorno ai trent anni ed era già un veterano formatosi nelle guerre in italia dalle quali era tornato segnato da orgogliose cicatrici era il terzo figlio di una famiglia di hidalgos la cui stirpe poteva essere fatta risalire fino al cid campeador i suoi antenati avevano lottato contro i mori sotto gli stendardi cattolici di isabella e ferdinando sebbene di tanto decantato coraggio e di tanto sangue versato in nome della spagna non fosse rimasta loro alcuna ricchezza se non l onore dopo la morte del padre il figlio maggiore aveva ereditato la casa di famiglia un secolare edificio di pietra situato in un appezzamento di terra arida in castiglia il secondo fratello spettava alla chiesa e a lui toccò di essere soldato non c era altro destino possibile per un giovane del suo sangue come ricompensa per il coraggio dimostrato in italia aveva ricevuto una piccola borsa di dobloni d oro e l autorizzazione ad andare nel nuovo mondo a cercare fortuna così era finito in alta california dove era arrivato accompagnando doña eulalia de callís la moglie del governatore pedro fages soprannominato l orso per il suo pessimo carattere e per i numerosi esemplari che aveva cacciato con le sue stesse mani padre mendoza era al corrente dei pettegolezzi riguardanti il leggendario viaggio di doña eulalia una dama dal carattere bizzarro come quello del marito la sua carovana aveva impiegato sei mesi a coprire la distanza tra città del messico in cui viveva come una principessa e monterrey l inospitale fortezza militare in cui l attendeva il marito avanzava a passo di lumaca trascinandosi dietro un treno di carri di buoi e una fila interminabile di mule con i bagagli inoltre in ogni luogo in cui si accampava organizzava una festa sontuosa che durava vari giorni dicevano che era eccentrica che si lavava con il latte d asina e si tingeva i capelli lunghi fino ai piedi con gli unguenti fulvi delle cortigiane di venezia che per il piacere di dilapidare e non per bontà cristiana si privava dei vestiti di seta e broccato per coprire gli indios nudi che incontrava lungo il cammino dicevano anche che ed era il colmo dello scandalo si fosse invaghita del bel capitano alejandro de la vega ma chi sono io un semplice francescano per giudicare questa signora aveva concluso padre mendoza osservando con la coda dell occhio de la vega e chiedendosi con una certa curiosità suo malgrado quanto ci fosse di vero in quelle voci nelle lettere al direttore delle missioni in messico i missionari si lamentavano che gli indios continuassero a vivere nudi in capanne di paglia armati di arco e frecce senza educazione governo religione o rispetto per l autorità completamente dediti a soddisfare i loro vergognosi appetiti come se l acqua miracolosa del battesimo non avesse mai lavato i loro peccati l unica spiegazione possibile era che l ostinazione degli indios nel conservare le proprie usanze fosse opera di satana motivo per cui i missionari andavano a cacciare i disertori con il lazo e all istante li fustigavano per insegnar loro principi di amore e perdono padre mendoza invece aveva avuto una gioventù abbastanza dissoluta prima di diventare sacerdote e siccome non gli era sconosciuta la voglia di soddisfare vergognosi appetiti provava simpatia per gli indigeni nutriva inoltre una certa segreta ammirazione per le idee progressiste dei suoi rivali i gesuiti lui era diverso dagli altri religiosi compresa la maggior parte dei suoi fratelli francescani che facevano dell ignoranza una virtù qualche anno prima quando si stava preparando per prendere in consegna la missione di san gabriel aveva letto con sommo interesse il rapporto di un certo jean-franòois de la pérouse un viaggiatore che descriveva i neofiti in california come persone tristi senza personalità privi dell anima che gli ricordavano gli schiavi neri traumatizzati nelle piantagioni dei caraibi le autorità spagnole ritenevano che le opinioni di la pérouse dipendessero dalla deplorevole circostanza che l uomo fosse francese ma a padre mendoza fecero una profonda impressione nel fondo del suo cuore credeva nella scienza quasi quanto credeva in dio e per questo aveva deciso di trasformare la missione in un modello di prosperità e giustizia si era prefissato di fare proseliti mediante la persuasione invece che col lazo e di trattenerli con le buone maniere invece che con le frustate e sorprendendo tutti ci era riuscito sotto la sua guida l esistenza degli indios era migliorata a tal punto che se la pérouse fosse passato da quelle parti sarebbe rimasto sbalordito padre mendoza poteva vantarsi ­ ma non lo faceva mai ­ che san gabriel avesse triplicato il numero di battezzati e per molto tempo quasi nessuno fosse scappato i pochi fuggitivi tornavano sempre pentiti nonostante il lavoro duro e le restrizioni sessuali facevano ritorno perché lui li trattava con clemenza e perché mai prima di allora avevano potuto contare su tre pasti al giorno e su un tetto solido sotto il quale rifugiarsi durante i temporali la missione attirava i viaggiatori che dal resto dell america e dalla spagna arrivavano fino a quella zona 7

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sperduta per comprendere il segreto del successo di padre mendoza rimanevano favorevolmente colpiti dai campi di cereali e di verdure dalle vigne che producevano un buon vino dal sistema di irrigazione ispirato agli acquedotti romani dalle scuderie e dai cortili dalle greggi che pascolavano a perdita d occhio sulle colline e dalle cantine ricolme di pelli conciate e otri zeppi di grasso si meravigliavano della pace in cui trascorrevano i giorni e della docilità dei neofiti la fama dei quali si stava diffondendo oltre frontiera per la fine lavorazione dei vimini e per i manufatti in cuoio pancia piena cuor contento era il motto di padre mendoza ossessionato dall alimentazione da quando aveva sentito dire che a volte i marinai morivano di scorbuto laddove un solo limone avrebbe potuto prevenire la malattia É più facile salvare l anima se il corpo è sano pensava perciò la prima cosa che aveva fatto al suo arrivo alla missione era stata sostituire la consueta zuppa di mais che costituiva la base della dieta degli indios con stufato di carne verdure e strutto per le tortillas si procurava il latte per i bambini con enormi difficoltà perché ogni secchio dello schiumoso liquido veniva ottenuto a prezzo di una battaglia con le mucche selvatiche ci volevano tre uomini robusti per mungerne una e spesso aveva la meglio la mucca mendoza combatteva l avversione dei bambini per il latte con lo stesso metodo con cui una volta al mese li purgava per togliere loro i vermi intestinali li legava tappava loro il naso e gli infilava un imbuto in bocca tanta determinazione doveva dare risultati a forza di imbuti i bambini crescevano forti e miti di carattere la popolazione di san gabriel non conosceva vermi ed era l unica non soggetta alle epidemie mortali che decimavano le altre colonie anche se a volte bastava solo un raffreddore o una banale diarrea a mandare i neofiti all altro mondo il mercoledì a mezzogiorno gli indios attaccarono si avvicinarono in silenzio ma quando entrarono nei terreni della missione li stavano già aspettando la prima impressione di quei guerrieri esaltati fu che il luogo fosse deserto nel cortile li accolsero solo un paio di cani denutriti e una gallina malconcia non si imbatterono in anima viva non udirono alcuna voce né videro fumo uscire dai camini delle capanne alcuni indios erano vestiti di pelli e montavano a cavallo ma la maggior parte era nuda e a piedi armata di archi e frecce mazze e lance davanti a tutti galoppava il misterioso capo con il corpo dipinto con segni rossi e neri vestito con una tunica corta di pelle di lupo e un intera testa dello stesso animale come copricapo il viso che si vedeva a malapena spuntava tra le fauci del lupo avvolto da una lunga chioma scura in pochi istanti gli assalitori perlustrarono la missione appiccarono il fuoco alle capanne di paglia e senza incontrare la minima resistenza distrussero i vasi di creta le botti gli attrezzi i telai e tutto ciò che trovarono le loro spaventose grida di guerra e l incontenibile impeto impedirono loro di sentire i richiami dei neofiti rinchiusi con spranghe e lucchetti nel dormitorio delle donne eccitati si diressero verso la chiesa e lanciarono una pioggia di frecce destinate a cozzare vanamente contro le solide pareti di mattoni crudi a un ordine del capo lupo grigio si scagliarono disordinatamente contro la massiccia porta di legno che all impatto tremò ma non cedette le grida e le urla aumentavano a ogni tentativo del gruppo di abbattere la porta mentre alcuni guerrieri più atletici e coraggiosi cercavano di arrampicarsi verso le strette finestrelle e sul campanile dentro la chiesa a ogni colpo che faceva tremare la porta la tensione si faceva sempre più insostenibile gli assediati ­ tre missionari sei soldati e un gruppo di neofiti ­ erano appostati ai lati della navata protetti da sacchi di sabbia e aiutati da ragazze pronte a ricaricare le armi de la vega le aveva addestrate facendo del suo meglio ma non ci si poteva aspettare troppo da delle ragazze terrorizzate che non avevano mai visto da vicino un moschetto il loro compito si riduceva a una serie di movimenti che qualunque soldato avrebbe compiuto automaticamente ma che il capitano ci mise ore a illustrare una volta pronta l arma la donna la passava all uomo incaricato di sparare mentre ne caricava un altra premendo il grilletto una scintilla accendeva l esplosivo della coccia che a sua volta faceva detonare la canna la polvere da sparo umida le pietre focaie consumate e i foconi otturati erano la causa di molti tiri errati e inoltre era frequente dimenticarsi di togliere la bacchetta prima di sparare non vi scoraggiate la guerra è sempre così tutta frastuono e confusione se un arma si blocca quella successiva deve essere pronta per continuare a uccidere erano state le disposizioni di alejandro de la vega in una stanza dietro all altare si trovavano il resto delle donne e tutti i bambini della missione che padre mendoza aveva giurato di proteggere a costo della propria vita il gruppo di difensori con le dita sui grilletti e il volto coperto da un fazzoletto imbevuto di acqua e aceto aspettava in silenzio l ordine del capitano l unico che rimaneva impassibile di fronte alle grida degli indios e al frastuono dei loro corpi che sbattevano contro la porta 8

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freddamente de la vega stava valutando la solidità del legno il successo del suo piano dipendeva da un intervento sferrato al momento opportuno in perfetta coordinazione non aveva più avuto occasione di combattere dal tempo delle campagne in italia diversi anni prima ma era lucido e tranquillo unico segno di agitazione era il formicolio alle mani che avvertiva sempre prima di sparare dopo un po gli indios si stancarono di colpire la porta e indietreggiarono per recuperare le forze e ricevere disposizioni dal capo al frastuono subentrò un silenzio minaccioso quello fu il momento che de la vega scelse per dare il segnale la campana della chiesa cominciò a rintoccare furiosamente mentre quattro neofiti davano fuoco a stracci imbevuti di catrame generando una cortina di fumo spessa e maleodorante altri due tolsero la pesante spranga della porta lo scampanio restituì energia agli indios che si ricompattarono per lanciarsi di nuovo all attacco questa volta la porta cedette al primo colpo caddero nel disordine più totale gli uni sopra gli altri e andarono a sbattere contro la barriera di sacchi di sabbia e pietre accecati dalla luce del sole si ritrovarono nella penombra in mezzo alla cortina di fumo dell interno dieci moschetti spararono all unisono dai lati ferendo diversi indios che caddero urlando il capitano accese la miccia e in pochi secondi il fuoco raggiunse i sacchi di polvere da sparo mescolata a grasso e proiettili che erano stati posti davanti alla barricata l esplosione scosse le fondamenta della chiesa scagliò una tempesta di schegge di metallo e pietre contro gli indios e divelse di netto la grande croce di legno posta sopra all altare i difensori avvertirono il contraccolpo bruciante che li spinse all indietro e lo spaventoso rumore che li assordò ma riuscirono anche a vedere i corpi degli indios scaraventati come burattini in una nube rossastra protetti dietro alla barricata ebbero il tempo di riprendersi ricaricare le armi e sparare una seconda volta prima che le frecce cominciassero a volare nell aria diversi indios giacevano al suolo e quelli ancora in piedi tossivano e lacrimavano per il fumo senza riuscire a prendere la mira con gli archi e risultando un facile bersaglio per i proiettili furono in grado di ricaricare i moschetti tre volte prima che capo lupo grigio seguito dai suoi guerrieri più coraggiosi riuscisse ad arrampicarsi sulla barricata e a invadere la navata dove c erano gli spagnoli ad attenderlo nel caos della battaglia il capitano alejandro de la vega non perse mai di vista il capo indio e non appena riuscì a disfarsi dei nemici che lo circondavano gli saltò addosso con la sciabola in mano affrontandolo con un ruggito animalesco sferrò un fendente con tutta la sua forza ma mancò il colpo perché l istinto di capo lupo grigio lo avvertì del pericolo un attimo prima e gli permise di spostarsi con un guizzo del corpo il forte slancio della stoccata sbilanciò il capitano che venne proiettato in avanti inciampò e cadde sulle ginocchia mentre la sciabola colpiva il pavimento rompendosi a metà con un grido di trionfo l indio alzò la lancia per trapassare lo spagnolo da parte a parte ma non ci riuscì perché un colpo vibrato alla nuca lo stese bocconi lasciandolo immobile che dio mi perdoni esclamò padre mendoza che impugnava un moschetto dalla parte della canna e assestava colpi a destra e a manca con brutale piacere una macchia scura si estese rapidamente attorno al capo e l altezzosa testa di lupo che usava come copricapo si tinse di rosso con grande stupore del capitano de la vega che si era già visto morto padre mendoza suggellò la sua sconveniente allegria assestando un bel calcio al corpo inerte gli era bastato sentire l odore della polvere da sparo per tornare a essere lo spietato soldato che era stato in gioventù nel giro di pochi minuti tra gli indios si sparse la voce che il loro capo aveva perso la vita cominciarono a ripiegare prima con circospezione e subito dopo di corsa perdendosi in lontananza i vincitori grondanti di sudore e mezzo soffocati attesero che la polvere sollevata dalla ritirata del nemico si depositasse per uscire a respirare aria pura al frenetico rintocco della campana della chiesa si aggiunsero una salva di colpi sparati in aria e le incessanti acclamazioni dei sopravvissuti che sovrastavano i lamenti dei feriti e il pianto isterico delle donne e dei bambini ancora rinchiusi dietro all altare e avvolti dalla cortina di fumo padre mendoza si rimboccò la tonaca sporca di sangue e iniziò a ristabilire l ordine nella sua missione senza accorgersi che gli avevano mozzato un orecchio e che quel sangue non era degli avversari ma suo effettuò il conteggio delle esigue perdite e recitò una doppia preghiera per rendere grazie del trionfo e chiedere perdono per aver perso di vista la misericordia cristiana nella foga del combattimento due dei suoi soldati avevano subito ferite lievi e una freccia aveva trafitto il braccio di uno dei missionari l unica caduta fu una delle ragazze che caricavano le armi una piccola india di quindici anni che rimase a terra bocconi con il cranio fracassato da una bastonata e un espressione di dolore nei grandi occhi scuri mentre padre mendoza coordinava i suoi uomini per spegnere gli incendi assistere i feriti e seppellire i morti il capitano alejandro de la vega perlustrava la navata della chiesa con in mano una sciabola non sua alla ricerca 9

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del cadavere del capo indio con l intenzione di conficcare la sua testa su una lancia e piantarla all entrata della missione per scoraggiare chiunque accarezzasse l idea di seguirne l esempio lo trovò dov era caduto era ormai un patetico fagotto immerso nel suo stesso sangue gli tolse la testa di lupo con una manata e con la punta del piede rivoltò il corpo che era molto più piccolo di quanto sembrasse quando brandiva la lancia il capitano ancora accecato dalla rabbia e ansimante per lo sforzo del combattimento afferrò la lunga chioma del ribelle e alzò la sciabola per decapitarlo con un solo colpo ma prima che riuscisse ad abbassare il braccio il morto aprì gli occhi e lo guardò con un inaspettata espressione di stupore santa maria vergine è vivo esclamò de la vega facendo un passo indietro lo colpì non tanto che il suo nemico respirasse ancora quanto la bellezza di quegli occhi color zucchero caramellato allungati con le ciglia folte gli occhi trasparenti di un cervo in quel volto ricoperto di sangue e simboli di guerra de la vega lasciò cadere la sciabola si inginocchiò e gli mise la mano sotto la nuca sollevandolo con cura gli occhi da cervo si chiusero e un lungo lamento gli uscì dalla bocca il capitano diede un occhiata attorno e capì che erano soli in quell angolo della chiesa molto vicini all altare obbedendo all istinto sollevò il ferito con l intenzione di caricarselo in spalla ma questi risultò molto più leggero del previsto lo prese in braccio come un bambino evitò i sacchi di sabbia le pietre le armi e i corpi che non erano ancora stati portati via dai missionari e uscì dalla chiesa alla luce di quel giorno d autunno che avrebbe ricordato per il resto della sua vita È vivo padre annunciò adagiando il ferito a terra e un vero peccato capitano visto che dovremo giustiziarlo comunque replicò padre mendoza che attorno alla testa si era arrotolato una camicia a mo di turbante per arrestare il flusso di sangue dell orecchio ferito alejandro de la vega non sarebbe mai riuscito a spiegare perché invece di approfittare di quel momento per decapitare il nemico andò a cercare acqua e stracci per lavarlo aiutato da una neofita scostò la chioma nera e sciacquò il lungo taglio che a contatto con l acqua ricominciò a sanguinare copiosamente tastò il cranio con le dita verificando che sebbene la ferita fosse aperta non presentava fratture in guerra aveva visto ben di peggio prese uno degli aghi ricurvi per cucire i materassi e i crini di cavallo che padre mendoza aveva messo in ammollo nella tequila per disinfettarli e cucì il cuoio capelluto poi lavò il viso del capo e notò che aveva la pelle chiara e i lineamenti delicati tagliò con il pugnale la veste di pelle di lupo insanguinata per controllare se c erano altre ferite e un grido gli sfuggì di bocca É una donna esclamò spaventato padre mendoza e gli altri accorsero immediatamente e rimasero a guardare ammutoliti per lo stupore i seni verginali del guerriero ora sarà molto più difficile ucciderla sospirò padre mendoza si chiamava toypurnia e aveva appena vent anni era riuscita a riunire guerrieri di tribù diverse perché intorno a lei aleggiava una mitica leggenda sua madre era civetta bianca sciamana e curatrice di una tribù di indios di san gabriel e suo padre un marinaio disertore di una nave spagnola l uomo era vissuto per diversi anni nascosto fra gli indios finché una polmonite non l aveva stroncato quando sua figlia era già adolescente toypurnia aveva appreso dal padre i rudimenti della lingua spagnola e dalla madre l uso delle piante medicinali e le tradizioni del suo popolo il suo straordinario destino si era rivelato pochi mesi dopo la nascita un pomeriggio in cui sua madre mentre faceva un bagno nel fiume l aveva lasciata addormentata sotto un albero un lupo si era avvicinato a quel fagotto avvolto nelle pelli l aveva preso tra le fauci e trascinato nel bosco disperata civetta bianca aveva seguito per giorni le orme dell animale non riuscendo però a ritrovare la figlia durante quell estate i capelli della madre si erano fatti quasi tutti bianchi la tribù aveva cercato la bambina senza tregua finché svanita anche l ultima speranza di ritrovarla avevano celebrato i riti per guidarla nelle vaste distese del grande spirito civetta bianca si era rifiutata di partecipare al funerale e aveva continuato a scrutare l orizzonte perché l istinto le diceva che sua figlia era ancora viva un mattino presto all inizio dell inverno avevano visto spuntare dalla nebbia un essere emaciato sporco e nudo che avanzava gattoni annusando la terra era la sua bambina che latrava come un cane e puzzava come le bestie feroci l avevano chiamata toypurnia che nella lingua della sua tribù significa figlia di lupo e l avevano allevata come un uomo con arco frecce e lance perché dal bosco era tornata con un cuore indomito alejandro de la vega apprese tutti questi particolari nei giorni successivi dagli indios prigionieri che si lamentavano per le ferite e per l umiliazione rinchiusi nei capannoni dei missionari padre mendoza aveva deciso 10

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di liberarli via via che guarivano visto che non poteva tenerli in prigione a lungo e che senza il loro capo sembravano essere tornati allo stato di indifferenza e inoffensività di prima non volle fustigarli com era sicuro che meritassero perché il castigo avrebbe suscitato solo ulteriore rancore e non cercò nemmeno di convertirli alla sua fede perché nessuno gli parve avere la stoffa del cristiano sarebbero stati come mele marce che avrebbero contaminato la purezza del suo gregge al missionario non sfuggì che la giovane toypurnia esercitava un grande fascino sul capitano de la vega che accampava sempre nuovi pretesti per scendere nella cantina adibita all invecchiamento del vino dove avevano sistemato la prigioniera il missionario aveva scelto quel luogo come cella per due motivi poteva essere chiusa a chiave e l oscurità avrebbe dato a toypurnia la possibilità di riflettere sulle sue azioni siccome gli indios giuravano che il loro capo si poteva trasformare in lupo e scappare da qualsiasi luogo prese l ulteriore precauzione di immobilizzarla con cinghie di cuoio sulle assi grezze che fungevano da branda la giovane si dibatté per diversi giorni tra stati di incoscienza e incubi sudando in preda alla febbre mentre il capitano de la vega la nutriva con sorsi di latte vino e qualche cucchiaio di miele a volte si svegliava nell oscurità più assoluta e temeva di essere diventata cieca mentre altre volte apriva gli occhi alla luce tremolante di una lanterna e scorgeva il volto di uno sconosciuto che la chiamava per nome una settimana dopo toypurnia muoveva di nascosto i primi passi appoggiandosi al bel capitano che aveva deciso di ignorare gli ordini di padre mendoza di tenerla legata e al buio a quell epoca i due giovani riuscivano già a comunicare visto che lei ricordava lo spagnolo lacunoso insegnatole dal padre e lui si era sforzato di imparare alcune parole nella lingua della ragazza quando padre mendoza li sorprese mano nella mano decise che era giunto il momento di dichiarare sana la prigioniera e processarla niente era più lontano dalle sue intenzioni che giustiziare qualcuno anche perché non avrebbe nemmeno saputo come farlo ma era responsabile della sicurezza della missione e dei suoi neofiti e dopo tutto quella donna si era macchiata di molte morti ricordò accoratamente al capitano che in spagna la pena per i crimini di ribellione come quello di toypurnia prevedeva nientemeno che una morte lenta con la garrotta in cui il condannato soffocava a mano a mano che un anello di ferro gli stringeva il collo qui non siamo in spagna replicò il capitano trasalendo converrete con me capitano che finché sarà viva saremo tutti in pericolo visto che tornerà a sollevare le tribù niente garrotta è troppo crudele ma con mio profondo rammarico dovremo impiccarla non c è alternativa questa donna è una meticcia padre nelle sue vene scorre sangue spagnolo lei ha autorità sugli indios sotto la sua tutela ma non su di lei solo il governatore dell alta california può condannarla ribatté il capitano padre mendoza per il quale l idea di condannare a morte un altro essere umano era un peso troppo grande abbracciò immediatamente la proposta de la vega si offrì di andare personalmente a monterrey affinché pedro fages decidesse del destino di toypurnia e il missionario acconsentì con un profondo sospiro di sollievo alejandro de la vega arrivò a monterrey in un tempo inferiore rispetto a quello che un cavaliere avrebbe impiegato per copri re tale distanza in circostanze normali perché aveva fretta di portare a termine la sua missione e doveva evitare gli indios insorti viaggiò da solo e al galoppo sostando nelle missioni lungo il tragitto per cambiare cavallo e dormire qualche ora aveva già percorso altre volte quella strada e la conosceva bene tuttavia lo stupiva sempre quella natura così generosa di boschi sterminati di mille varietà di animali e uccelli ruscelli e dolci pendii e delle sabbie bianche delle spiagge del pacifico non fece brutti incontri con gli indios che demoralizzati vagavano per le colline senza un condottiero e senza una meta se le previsioni di padre mendoza erano giuste gli animi si erano completamente placati e avrebbero impiegato anni per riorganizzarsi il forte di monterrey ­ costruito su un promontorio isolato a settecento leghe da città del messico e dall altro capo del mondo rispetto a madrid ­ era un edificio lugubre come una segreta una bruttura di pietra e malta in cui era di stanza un piccolo contingente di soldati che costituiva l unica compagnia del governatore e della sua famiglia quel giorno una nebbia umida amplificava il fragore delle onde contro le rocce e gli schiamazzi dei gabbiani pedro fages ricevette il capitano in una sala pressoché vuota dalle cui finestrelle entrava appena un filo di luce assieme al vento forte e gelido del mare alle pareti erano esposte teste di orsi imbalsamati sciabole pistole e lo stemma di dota eulalia de callìs rifinito in oro ma ormai sciupato e scolorito l arredamento era composto 11

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da una dozzina di poltrone di legno non rivestite un enorme armadio e un tavolo i soffitti neri per la fuliggine e il pavimento di terra battuta erano tipici della caserma più rozza il governatore un personaggio corpulento con un vocione spaventoso aveva il raro pregio di essere immune alle lusinghe e alla corruzione esercitava il potere con l intima certezza che il suo maledetto destino fosse quello di liberare l alta california dalla barbarie a qualunque costo si paragonava ai primi conquistatori spagnoli gente come hernàn cortés che avevano annesso all impero una gran parte del mondo compiva il proprio dovere con senso di responsabilità verso la storia anche se in realtà avrebbe preferito godersi la fortuna della moglie a barcellona come lei lo invitava a fare in continuazione un attendente servì loro vino rosso nei bicchieri di cristallo di boemia venuti da lontano nei bauli di eulalia de callìs che contrastavano con la sobria mobilia del forte i due uomini brindarono alla patria lontana e alla loro amicizia e commentarono la rivoluzione in francia che aveva spinto il popolo ad armarsi l evento risaliva a più di un anno prima ma la notizia era appena arrivata a monterrey concordarono sul fatto che non c era motivo di allarmarsi a quell epoca ormai nel paese l ordine doveva essersi già ristabilito e re luigi xvi doveva aver riconquistato il potere assoluto nonostante fosse considerato un pusillanime indegno persino di compassione in fondo godevano del fatto che i francesi si stessero uccidendo fra loro ma la buona educazione li tratteneva dall esprimerlo a voce alta da lontano arrivava loro un rumore smorzato di voci e grida che aumentò d intensità finché fu impossibile fingere di non sentirlo scusate capitano questioni fra donne disse pedro fages con un gesto di stizza sua eccellenza doña eulalia sta bene chiese alejandro de la vega arrossendo fino alla punta dei capelli pedro fages lo fissò con il suo sguardo di ghiaccio cercando di intuirne le intenzioni era al corrente delle voci che circolavano sull attraente capitano e sua moglie non era sordo nessuno si capacitava e men che meno lui di come doña eulalia avesse potuto impiegare sei mesi per arrivare a monterrey visto che la distanza si poteva coprire in molto minor tempo si diceva che il viaggio era stato volutamente prolungato perché i due non volevano separarsi a questi pettegolezzi si era aggiunta la versione enfatizzata di un assalto di banditi nel quale de la vega avrebbe rischiato la propria vita per salvare quella di lei la verità era un altra ma pedro fages non l avrebbe mai saputa gli assalitori erano in realtà una mezza dozzina di indios annebbiati dall alcol che ai primi spari se l erano data a gambe levate nulla di più in quanto alla ferita riportata a una gamba de la vega non se l era procurata difendendo donna eulalia de callìs come si diceva ma per una lieve cornata di vacca pedro fages si vantava di essere un buon conoscitore delle persone non per niente esercitava il potere da tanti anni e dopo aver osservato alejandro de la vega decise che non valeva la pena sprecare sospetti con lui era sicuro che gli avesse consegnato la moglie con l onore intatto conosceva bene la sua compagna se quei due si fossero innamorati nessun potere umano o divino l avrebbe dissuasa dall abbandonare l amante per tornare con il marito forse era scattata un intesa platonica tra loro ma nulla che potesse togliergli il sonno aveva concluso il governatore era un uomo d onore e si sentiva in debito con quell ufficiale che pur avendo avuto sei mesi per sedurre eulalia non l aveva fatto gliene attribuiva l intero merito perché riteneva che sebbene a volte ci si possa fidare della lealtà di un uomo non ci si debba mai fidare di quella delle donne esseri per natura volubili e non inclini alla fedeltà nel frattempo il trambusto dei servitori che correvano per i corridoi le porte sbattute e le grida soffocate non erano cessati alejandro de la vega sapeva come tutti dei litigi di quella coppia leggendari quanto le riconciliazioni aveva sentito dire che nei loro raptus i fages si lanciavano le stoviglie e che in più d una occasione don pedro aveva persino sguainato la sciabola contro di lei ma poi si rinchiudevano in camera per diversi giorni a fare l amore il corpulento governatore diede un pugno sul tavolo facendo tremare i bicchieri e confessò all ospite che eulalia da cinque giorni non usciva dalle sue stanze in preda a incontrollabili moti di stizza le mancano le raffinatezze cui è abituata disse prima che un ululato da pazza scuotesse le pareti forse si sente un po sola eccellenza farfugliò de la vega tanto per dire qualcosa le ho promesso che entro tre anni torneremo in messico o in spagna ma non vuole sentire ragioni ho perso la pazienza con lei capitano de la vega la spedirò nella missione più vicina affinché i frati la mettano a lavorare con gli indios così vedremo se imparerà a rispettarmi tuonò fages mi permette di scambiare due parole con la signora eccellenza chiese il capitano durante quei cinque giorni di sfuriate la governatrice si era rifiutata persino di vedere il figlio di tre anni il bimbo piangeva rannicchiato a terra e si faceva la pipì addosso dalla paura quando suo padre si avventava contro la porta con inutili bastonate poteva varcare la soglia solo un india per portarle da mangiare e ritirare il vaso da notte ma quando eulalia seppe che alejandro de la vega era venuto in visita e voleva vederla si placò 12

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immediatamente si lavò la faccia si aggiustò la treccia rossa e si mise un vestito di seta color malva e tutte le sue perle pedro fages la vide entrare allegra e sorridente come ai bei tempi e pregustò nostalgicamente il calore di una possibile riconciliazione nonostante non fosse disposto a perdonarla troppo presto la donna meritava una qualche punizione quella sera durante l austera cena in una sala da pranzo cupa quanto il salone delle armi eulalia de callìs e pedro fages si insultarono reciprocamente sprizzando il livore che avvelenava i loro animi chiamando a testimone l ospite alejandro de la vega si rifugiò in un imbarazzante silenzio fino al dolce solo quando intuì che il vino aveva fatto effetto e l ira dei due coniugi cominciava a scemare espose il motivo della sua visita spiegò che nelle vene di toypurnia scorreva sangue spagnolo descrisse il suo coraggio e la sua intelligenza ma non la sua bellezza e pregò il governatore di mostrarsi clemente con lei rendendo giustizia alla sua fama di persona compassionevole e in nome della loro amicizia pedro fages distratto dalla scollatura di eulalia non si fece pregare e acconsentì a commutare la pena di morte in vent anni di carcere in prigione quella donna diverrà una martire agli occhi degli indios basterà invocarne il nome per mettere di nuovo le tribù sul piede di guerra lo interruppe eulalia ho una soluzione migliore prima di tutto deve essere battezzata come dio comanda poi me la porterete qui e mi occuperò io del problema scommetto che in un anno trasformerò questa toypurnia la figlia di lupo l india selvaggia in una dama cristiana e spagnola così vanificheremo per sempre la sua influenza sugli indios e nel frattempo avrai qualcosa di cui occuparti e qualcuno che ti tenga compagnia aggiunse il marito di buonumore e così fu lo stesso alejandro de la vega dovette andare a prendere la prigioniera a san gabriel e condurla a monterrey con gran sollievo di padre mendoza che aveva fretta di liberarsene la giovane era come un vulcano pronto a esplodere nella missione dove i neofiti non si erano ancora ripresi dal trauma dello scontro toypurnia ricevette con il battesimo il nome di regina maria de la inmaculada concepción ma ne dimenticò subito una gran parte e si tenne semplicemente regina padre mendoza le mise la tunica di tela grezza dei neofiti le allacciò una medaglietta della madonna al collo la aiutò a satire a cavallo dato che aveva le mani legate e le impartì la benedizione appena i bassi edifici della missione furono alle loro spalle il capitano de la vega slegò le mani alla prigioniera e mostrandole con un gesto l immensità dell orizzonte la esortò a fuggire regina ci pensò per qualche istante probabilmente capì che se l avessero catturata di nuovo non ci sarebbe stato alcun perdono per lei e fece segno di no con la testa forse non fu mossa solo dalla paura ma anche dallo stesso sentimento ardente che confondeva la mente dello spagnolo lo seguì dunque senza alcun accenno di ribellione durante il tragitto che lui allungò il più possibile perché immaginava che non l avrebbe più rivista alejandro de la vega assaporò ogni passo che percorse sulla strada provinciale con lei ogni notte che passarono sotto le stelle senza nemmeno sfiorarsi ogni volta che si tuffarono nel mare mentre ingaggiava una dura lotta contro il desiderio e l immaginazione sapeva bene che un hidalgo de la vega un uomo del suo sangue e lignaggio non avrebbe mai potuto legarsi a una meticcia se aveva sperato che quei giorni a cavallo con regina per le vastità della california avrebbero raffreddato il suo amore rimase certamente deluso perché quando infine arrivarono al forte di monterrey si ritrovò innamorato come un ragazzino dovette dar fondo alla sua collaudata disciplina militare per separarsi dalla donna e giurare solennemente a se stesso che non avrebbe mai più cercato di parlarle tre anni dopo pedro fages mantenne la promessa fatta alla moglie e lasciò l incarico di governatore dell alta california per tornare alla civiltà in realtà era felice di quella scelta l esercizio del potere gli era sempre sembrato un compito ingrato i coniugi caricarono i tiri di mule e i carri di buoi con i loro bauli riunirono il loro piccolo seguito e intrapresero il viaggio verso il messico dove eulatia de callís aveva fatto arredare un palazzo barocco con lo sfarzo degno del suo rango lungo il tragitto si fermavano in ogni villaggio e missione per riposarsi e farsi accogliere dai coloni nonostante il loro pessimo carattere i fages erano amati dato che lui aveva governato con onestà e lei aveva fama di essere una matta generosa la popolazione di la reina de los angeles unì i propri mezzi a quelli della vicina missione di san gabriel la più ricca della provincia che distava quattro leghe per offrire ai viaggiatori una degna accoglienza il villaggio costruito nello stile delle città coloniali spagnole a pianta quadrata con una piazza centrale era stato concepito per crescere e svilupparsi anche se in quel momento c erano solo quattro strade principali e un centinaio di case di bambù selvatico c erano anche una taverna con spaccio alimentare sul retro una chiesa una prigione e mezza dozzina di edifici di mattoni crudi pietre e tegole in cui risiedevano le autorità malgrado la scarsa popolazione e la povertà i coloni erano famosi per la loro ospitalità e 13

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per i numerosi festeggiamenti organizzati dalle famiglie durante l anno le notti venivano animate con chitarre trombe violini e pianoforti mentre i sabati e le domeniche si ballava il fandango l arrivo del governatore e consorte fu il miglior pretesto per festeggiare che avessero avuto dalla fondazione innalzarono archi con bandiere e sistemarono fiori di carta tutt intorno alla piazza prepararono lunghi tavoli con tovaglie bianche e chiunque sapesse suonare uno strumento fu reclutato per la serata persino un paio di prigionieri furono liberati dai ceppi quando si seppe che erano in grado di strimpellare la chitarra i preparativi durarono a lungo e durante tutto quel periodo non si parlò d altro le donne confezionarono abiti di gala gli uomini si lucidarono i bottoni e le fibbie d argento i musicisti provarono dei balli messicani e le cuoche si diedero da fare per imbandire il banchetto più sontuoso che si tosse mai visto da quelle parti padre mendoza si presentò con i suoi neofiti provvisto di vari barili del suo vino migliore due vacche e numerosi maiali galline e oche che vennero sacrificati per l occasione il capitano alejandro de la vega dovette occuparsi della sicurezza durante la permanenza dei governatori nel villaggio dal momento in cui aveva saputo del loro arrivo il pensiero di regina aveva cominciato a tormentarlo incessantemente si chiedeva che ne era stato di lei in quei lunghissimi anni di lontananza come aveva potuto sopravvivere nel triste forte di monterrey e se per caso ancora si ricordava di lui i dubbi vennero sciolti la sera della festa quando alla luce delle torce e al suono dell orchestra vide arrivare una giovane splendente vestita e pettinata alla moda europea e riconobbe subito quegli occhi color zucchero caramellato anche lei lo distinse tra la folla e si fece avanti senza esitare piantandoglisi davanti con l espressione più seria del mondo il capitano con il cuore sul punto di ridursi in frantumi voleva porgerle la mano per invitarla a ballare e invece le chiese confusamente se voleva sposarlo non si trattò di un impulso incontrollato ci aveva pensato per tre anni ed era giunto alla conclusione che era meglio macchiare la purezza della sua dinastia piuttosto che vivere senza di lei sapeva che non avrebbe mai potuto presentarla alla famiglia o alla società in spagna ma non gliene importava nulla dato che era disposto a stabilirsi in california e a non muoversi più dal nuovo mondo regina accettò perché lo aveva amato segretamente sin dai tempi in cui le aveva ridato la vita quando si trovava in punto di morte nella cantina di padre mendoza e fu così che la gioiosa visita dei governatori a la reina de los angeles fu coronata dalle nozze del capitano con la misteriosa dama di compagnia di eulalia de callís padre mendoza che si era lasciato crescere i capelli fino alle spalle per nascondere l orribile cicatrice dell orecchio mozzato officiò la cerimonia anche se tentò fino all ultimo di dissuadere il capitano non lo turbava che la sposa fosse meticcia ­ in fin dei conti molti spagnoli sposavano donne indigene ­ ma aveva il sospetto che regina sotto l impeccabile apparenza da signorina europea nascondesse intatta l indole ribelle di toypurnia figlia di lupo pedro fages in persona accompagnò la sposa all altare era convinto che avesse salvato il suo matrimonio visto che eulalia tutta intenta a educarla aveva mitigato il suo carattere e aveva smesso di tormentarlo con i suoi capricci considerando inoltre che come volevano le dicerie doveva la vita di sua moglie ad alejandro de la vega aveva deciso che quella era una buona occasione per dimostrare la sua generosità con un tratto di penna assegnò alla nuova coppia i titoli di proprietà di un rancho e varie migliaia di capi di bestiame dato che tra i suoi poteri rientrava quello di ripartire la terra fra i coloni tracciò i confini su una cartina lasciandosi guidare dalla matita quando poi vennero calcolate le dimensioni reali del rancho risultarono essere diverse leghe di pascoli colline boschi fiumi e spiaggia erano necessari diversi giorni per percorrere a cavallo tutta la proprietà che era la più grande e la meglio disposta della provincia inaspettatamente alejandro de la vega si ritrovò a essere un uomo ricco qualche settimana più tardi quando la gente cominciò a chiamarlo don alejandro lasciò l esercito del re per dedicarsi interamente a fare fortuna in quella nuova terra un anno più tardi venne eletto sindaco di la reina de los angeles de la vega costruì una dimora ampia solida e senza sfarzo di mattoni crudi con il tetto in muratura e pavimenti di mattonelle grezze di creta arredò la casa con mobili robusti fabbricati nel villaggio da un falegname gallego senza preoccuparsi dell estetica ma solo della loro solidità la posizione era privilegiata molto vicino alla spiaggia a poche miglia da la reina de los angeles e dalla missione di san gabriel la grande casa di mattoni sullo stile delle hacienda messicane si trovava su un promontorio e la posizione offriva una vista panoramica della costa e del mare non molto lontano si trovavano i sinistri depositi naturali di bitume a cui nessuno si avvicinava volentieri perché lì soffrivano intrappolate le anime dei morti tra la spiaggia e la dimora c era un labirinto di grotte un luogo sacro per gli indios temuto tanto quanto le pozze di bitume gli indios non vi si recavano per rispetto dei loro antenati e neanche gli spagnoli vi andavano a causa delle frequenti frane e perché era molto facile perdersi 14

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de la vega sistemò nella proprietà varie famiglie di indios e di mandriani meticci fece marchiare il bestiame e decise di allevare cavalli di razza a partire da alcuni esemplari che fece arrivare dal messico costruì una piccola fabbrica di sapone e nel tempo che gli rimaneva si dedicò a fare esperimenti in cucina per trovare la formula perfetta per l affumicatura della carne aromatizzata con il peperoncino piccante voleva ottenere una carne secca ma saporita che si conservasse per mesi senza guastarsi durante questi esperimenti che lo tenevano occupato per ore l aria si riempiva di una spessa cortina di fumo che il vento trascinava per leghe verso il mare influenzando le rotte delle balene pensava che se fosse riuscito a ottenere la giusta proporzione tra un buon sapore e la lunga conservazione avrebbe potuto vendere il prodotto all esercito e alle imbarcazioni quello di strappare le pelli e il grasso del bestiame perdendo così moltissima carne buona gli sembrava un enorme spreco mentre il marito moltiplicava il numero di bovini pecore e cavalli del rancho amministrava il paese e faceva affari con le navi mercantili regina si occupava delle necessità degli indios del rancho la vita sociale della colonia non le interessava e rispondeva con superba indifferenza alle voci che circolavano su di lei si spettegolava alle sue spalle a proposito del suo carattere asociale e sprezzante delle sue origini più che dubbie delle sue fughe a cavallo dei suoi bagni nuda in mare poiché era arrivata sotto la protezione dei fages la minuscola società del paese che nel frattempo aveva accorciato il proprio nome e si chiamava semplicemente pueblo de los angeles decise all inizio di accettarla al proprio interno senza fare domande ma fu lei a escludersi da sola ben presto i vestiti che sfoggiava sotto l influenza di eulalia de callís finirono per essere divorati dalle tarme negli armadi si sentiva più a suo agio girando scalza e con gli abiti grezzi dei neofiti e così vestita trascorreva le sue giornate la sera quando stimava che alejandro stesse per tornare a casa si lavava raccoglieva i capelli in una crocchia improvvisata e indossava un vestito sobrio che le dava l aria innocente di una novizia suo marito cieco d amore e preso dai suoi affari ignorava i segnali che rivelavano lo stato d animo di regina voleva vederla felice e non le chiese mai se lo fosse davvero temendo che gli dicesse la verità attribuiva le stranezze della moglie alla sua inesperienza di sposa novella e al suo carattere chiuso preferiva non pensare che la signora dalle buone maniere che sedeva con lui a tavola era lo stesso guerriero pitturato che pochi anni prima aveva attaccato la missione di san gabriel era convinto che la maternità avrebbe curato la moglie dalle ultime scorie del passato ma nonostante i lunghi e frequenti incontri nel loro letto a baldacchino il figlio tanto desiderato arrivò solo nel 1795 durante i mesi della gravidanza regina divenne ancora più silenziosa e brusca adducendo la scusa della comodità non si vestì né si acconciò più alla maniera europea faceva il bagno nel mare con i delfini che arrivavano per accoppiarsi vicino alla spiaggia in compagnia di una mite neofita di nome ana che padre mendoza le aveva mandato dalla missione anche la giovane era incinta ma non era sposata e si era rifiutata fermamente di confessare chi l aveva sedotta il missionario non voleva avere quel cattivo esempio tra i suoi indios ma non essendo abbastanza severo da cacciarla dalla missione finì per affidarla come servitrice alla famiglia de la vega fu un ottima idea perché tra regina e ana scattò subito una tacita complicità che conveniva a entrambe la prima aveva trovato compagnia la seconda protezione fu ana a prendere l iniziativa di fare il bagno con i delfini animali sacri che nuotano in circolo per mantenere il mondo al sicuro e in equilibrio i nobili cetacei sapevano che le due donne erano incinte e si avvicinavano sfiorandole con i loro grandi corpi vellutati per infondere loro forza e coraggio per il momento del parto nel maggio di quell anno ana e regina partorirono nella stessa settimana la famosa settimana degli incendi registrata nelle cronache di los angeles come la più catastrofica dalla sua fondazione ogni estate ci si doveva rassegnare a vedere bruciare qualche bosco dato che negli aridi pascoli scoccava sempre una scintilla non era una cosa grave in questo modo ci si liberava dagli sterpi e si faceva posto ai teneri germogli della primavera successiva ma quell anno gli incendi scoppiarono all inizio della stagione e secondo padre mendoza furono un castigo divino per i molti peccati senza pentimento commessi all interno della colonia le fiamme rasero al suolo diversi rancho distruggendo al loro passaggio gli edifici e il bestiame che non riuscì a scappare in tempo la domenica i venti cambiarono e l incendio si fermò a un quarto di lega dal rancho de la vega circostanza che venne interpretata dagli indios come ottimo auspicio per i due bambini nati in quella casa lo spirito dei delfini aiutò a partorire ana ma non regina mentre la prima ebbe il bambino in quattro ore accoccolata per terra su una coperta e aiutata da un india adolescente che lavorava nelle cucine regina passò cinquanta ore in travaglio una sofferenza che sopportò con atteggiamento stoico stringendo un pezzo di legno fra i denti disperato alejandro de la vega fece chiamare l unica ostetrica di los angeles ma questa si diede per vinta quando capì che regina aveva la creatura di traverso nel ventre e non le rimanevano più forze per continuare a lottare alejandro si rivolse quindi a padre mendoza quanto di più vicino a un medico ci fosse nei 15

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