L'Arte del Coro #6

 

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Sesto numero della rivista L'Arte del Coro

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L’Arte del Coro Quadrimestrale di coralità, arte e cultura dell’Associazione Corale “Benedetto Marcello” anno III – n. 2 – giugno 2017

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L’ARTE DEL CORO Quadrimestrale di coralità, arte e cultura fondato da Maria Teresa Carloni Anno III – n. 2 – giugno 2017 Direttore della Rivista Luigi Ciuffa Direttore Artistico Giancarlo Catelli Redazione Tutti gli associati Hanno collaborato a questo numero: Alessandra Carloni Giovanni Carosi Loredana Errigo Chiara Felice Alfreda Incelli Augusto Livieri Associazione Corale “Benedetto Marcello” www.coralebenedettomarcello.it mail: info@coralebenedettomarcello.it 2

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Sommario BENVENUTO! DI GIANCARLO CATELLI EDITORIALE DI LUIGI CIUFFA LA MUSICA NELLE ARTI FIGURATIVE ICONOGRAFIA MUSICALE NEL RINASCIMENTO DI ALESSANDRA CARLONI LA CAPPELLA PIA LATERANENSE IL LATERANO DAI ROMANI AD OGGI DI GIOVANNI CAROSI STORIA DELLA COSTRUZIONE DELLA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO DI GIANCARLO CATELLI L’ARCHITETTURA DELLA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO DI CHIARA FELICE I MUSICISTI DELLA PIA CAPPELLA LATERANENSE DI LOREDANA ERRIGO E AUGUSTO LIVIERI ORGANI ED ORGANISTI DELLA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO DI ALFREDA INCELLI UN MUSICISTA DA RICORDARE GIUSEPPE OTTAVIO PITONI DI LUIGI CIUFFA GIUSEPPE OTTAVIO PITONI - “REQUIEM AETERNAM” DI LUIGI CIUFFA GIUSEPPE OTTAVIO PITONI - “ADOREMUS TE” DI LUIGI CIUFFA LO SAPEVATE CHE… L’ALTARE DI SAN GIOVANNI IN LATERANO DI ALESSANDRA CARLONI LA TOMBA DI SILVESTRO II DI ALESSANDRA CARLONI LA CORALE BENEDETTO MARCELLO E LA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO DI ALESSANDRA CARLONI DISPOSIZIONI CAPITOLARI PER LA PIA CAPPELLA LATERANENSE DI GIANCARLO CATELLI 4 5 6 10 12 21 24 27 31 33 35 36 37 38 39 3

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A MARIA TERESA BENVENUTO! di Giancarlo Catelli Diamo il benvenuto al M° Luigi Ciuffa che, dopo essere entrato nel consiglio direttivo dell’Associazione Benedetto Marcello, da questo numero assume la direzione della rivista “L’Arte del Coro”. Siamo onorati che egli abbia aderito con grande entusiasmo e slancio all’iniziativa editoriale ideata da Maria Teresa tre anni fa’, e da lei sempre diretta, partecipando la sua esperienza musicale maturata nel campo della direzione di coro e condividendo con noi la volontà di dare voce al patrimonio culturale della musica corale. Leggendo il suo curriculum siamo certi di aver trovato il musicista 4 ideale per succedere al nostro Maestro: diplomato al Conservatorio in Pianoforte, Composizione, Organo e Composizione Organistica, Musica Corale e Direzione di Coro! E poi l’attività didattica e concertistica, tutte cose che non sono frutto dell’improvvisazione ma del talento, del lavoro e dello studio meticoloso costruito col tempo e con la fatica. Vorrei inoltre ricordare il rapporto di reciproca stima e amicizia che legava Maria Teresa al M°. Ciuffa, accomunati dal percorso di studio molto simile e dalla vera passione per la musica. Che dire a questo punto….ben arrivato….e buon lavoro!

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EDITORIALE di Luigi Ciuffa Accolgo con piacere l'invito del M° Giancarlo Catelli, di Alessandra Carloni, del direttivo dell'Associazione corale Benedetto Marcello e naturalmente dell'Associazione tutta, ad assumere la direzione della Rivista online "L'arte del Coro". Nata nel 2015 per allargare gli orizzonti e gli interessi musicali dell'Associazione e lungi dal voler fare concorrenza a pubblicazioni di simile genere, come scriveva Maria Teresa nel primo editoriale di presentazione, la rivista continuerà a seguire i principi ispiratori originari, anche se nuove idee e nuovi spunti di riflessione su tutto ciò che riguarda la coralità, proposti dalla redazione tutta, saranno ben accetti. Dunque proseguendo l'itinerario culturale-musicale tracciato dalla fondatrice, questo numero si occupa di un'altra delle grandi basiliche romane, quella di S. Giovanni in Laterano. Come al solito, seguendo un percorso consolidato, troverete di essa una descrizione complessiva con articoli che, nella loro semplicità e chiarezza, ne illustrano la storia della costruzione, l'aspetto architettonico ed artistico, che trattano dei due più importanti maestri di cappella, Lasso e Palestrina, e descrivono il ricchissimo patrimonio organario presente, che conta ben 5 organi, tra cui il notissimo strumento di Luca Blasi, risalente al 1597. Anche la rubrica del "Lo sapevate che…" si occupa di quattro aspetti legati alla basilica, tra cui uno attinente proprio alla storia del coro Benedetto Marcello e della sua Direttrice e uno sulle “Disposizioni Capitolari per la Pia Cappella Lateranense”. Molto interessante anche l'articolo sull'iconografia musicale nel Rinascimento dal quale si evince come tale disciplina abbia dato un valido supporto alla storia della musica, alla filologia musicale ed alla musicologia in genere, attraverso la puntuale raffigurazione di strumenti, partiture e ambientazioni musicali. Vi annuncio inoltre che un numero speciale del quadrimestrale, dedicato a Maria Teresa Carloni, verrà pubblicato ad Agosto. Sarà ricco di ricordi e testimonianze di quelli che l'hanno conosciuta: coristi presenti e passati, allievi dei conservatori in cui è stata docente, colleghi, compagni di studi. Vi anticipo inoltre che il 21 Ottobre si terrà la consueta rassegna corale " Sui Colli di Roma", oramai giunta alla XXVI edizione, che ha visto nel corso degli anni la partecipazione di numerosissimi cori, divenendo certamente una delle manifestazioni di riferimento nel panorama della coralità romana e non solo.

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LA MUSICA NELLE ARTI FIGURATIVE ICONOGRAFIA MUSICALE NEL RINASCIMENTO di Alessandra Carloni Continuiamo a parlare di musica attraverso le arti figurative. E’ bene premettere che parliamo di rinascimento come periodo artistico e culturale che segnò la fine del Medioevo e traghettò nell’era moderna, periodo di cambiamento, di rottura con i modelli medievali nella letteratura come nelle arti figurative. Gli schemi iconografici medioevali vengono abbandonati per adottarne nuovi e più liberi. Anche la tecnica e le dimensioni cambiano: dalle pale d'altare su legno si passa alle grandi tele e agli affreschi che coprono intere pareti, volte e cupole. Le chiese tendono a diventare autentici musei didattici, in opposizione alle chiese protestanti, dove l'insegnamento è affidato alla lettura della Bibbia e alla meditazione. La caratteristica principale della pittura rinascimentale è la naturalezza delle raffigurazioni, a differenza delle simbologie che avevamo visto guidare gli artisti nel periodo medievale e gotico. La realtà viene infatti rappresentata senza deformazioni, pur rimanendo sempre una interpretazione della realtà. L’uomo è sempre inserito in un ambiente reale, grazie anche alla sempre maggiore attenzione posta nella raffigurazione del paesaggio e la cultura umanistica rinascimentale pone l’uomo al centro della realtà e della storia, ne valorizza la personalità, gli aspetti interiori, la qualità della mente, ritraendone con attenzione il viso, evidenziandone i particolari lineamenti, cercando di cogliere la profondità dello sguardo. Da questi piccoli accenni già si comprende la forza dirompente del cambiamento nella pittura, scultura e architettura medievale. Non è così nella musica: non abbiamo rottura con il periodo precedente, anzi, si porta a pieno sviluppo l’itinerario polifonico iniziato nel Trecento. Nella storia della musica questo periodo, è in continuità con il precedente: la polifonia vocale vedrà il suo massimo splendore attraverso la scuola romana e in Giovanni Pierluigi da Palestrina, anche maestro di cappella di S. Giovanni in Laterano, il suo massimo esponente. Da segnalare anche lo sviluppo e il raggiungimento di una ”dignità” propria della polifonia profana, attraverso le forme musicali del madrigale e della frottola. Nelle arti figurative vi è un ritorno al classico, la “renovatio” dell’antico, filtrato attraverso i grandi artisti del Trecento, quali Giotto e Nicola Pisano. Un esempio lo troviamo in Masaccio: la sua pittura condensa lo spirito tardo-gotico con la radice storica della tradizione. Nella “Madonna col Bambino” del polittico di Pisa del 1426 è evidente il riferimento a Giotto, ma anche al contemporaneo, delle statue, di Donatello. In questa tavola, conservata al National Gallery di Londra nello spazio in primo piano, ai piedi del trono troviamo due angeli musici,

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che suonano uno strumento a corde pizzicate, dalla forma simile ad un mandolino. appropriano di tutti i generi delle forme vocali, senza limitarsi unicamente alla musica per la danza: sugli strumenti si iniziano ad eseguire trascrizioni ed elaborazioni di forme vocali polifoniche. Esaminiamo ora un’opera meno nota, ma di grande interesse: lo Stendardo Mastrilli del 1449, esposto nel museo provinciale campano di Capua. Madonna col bambino di Masaccio, 1426 Questo dipinto ci testimonia che, pur essendo antichissima l’origine degli strumenti cordofoni nelle forme più arcaiche, essendo già utilizzati nella preistoria (non è difficile immaginare che dal suono emesso dalla corda tesa dell’arco per la caccia, i nostri progenitori iniziarono a creare strumenti), nel quindicesimo secolo sono presenti gli strumenti della famiglia del Liuto, ovvero, gli strumenti a corda pizzicata che sono suonati anche da noi. Ma non solo: i due angeli “suonano”! Suonano e non cantano né accompagnano dei coristi. E’ questa una delle evoluzioni di maggior rilievo che ebbe inizio nel 400: l’emancipazione della musica strumentale da quella vocale. Gradualmente i musicisti si Lo stendardo Mastrilli 1449 Vi sono rappresentati la Vergine col Bambino, i santi Francesco di Assisi e Giovanni Battista, Gerolamo, Antonio da Padova e i musici cantori. Dal punto di vista musicale si apprezza immediatamente che due angeli hanno tra le loro mani due manoscritti musicali: perfettamente leggibili. Sono brani scritti su pentagramma con note quadrate, come avveniva nel 1400. Dovrebbe trattarsi di un Magnificat: su uno spartito si legge l’incipit “mag” ed è anche facile 7

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leggere la tonalità del brano. Da la più famosa Reggia e la città di rilevare, però, che i manoscritti Caserta. musicali sono raffigurati in modo da All’interno della cattedrale, dedicata essere perfettamente leggibili per a San Michele, è di grande interesse l’osservatore… i cantori la lastra di tabernacolo per la leggerebbero con conservazione del lo spartito alla sacro crisma, la rovescia. Sacra Olea. Particolare Lo studio oltremodo iconografico originale che esaminato fino ad manifesta la ora ci ha volontà dell’artista permesso di di rendere studiare nel perfettamente tempo conoscibili e l’evoluzione degli riconoscibili le strumenti musicali musiche cantate. attraverso la Volontà dell’artista rappresentazione o… del degli artisti, in committente? assenza di L’affascinante riscontri letterari. ipotesi della pittura In questo caso a mezzo dello avviene specchio o della esattamente il camera oscura, contrario: avanzata per i attraverso la pittori fiamminghi rappresentazione del rinascimento non credo si possa Particolare dello stendardo Mastrilli degli strumenti musicali avviene avvicinare a questo dipinto, la datazione dell’opera d’arte. soprattutto per il numero elevato di La datazione della Sacra Olea di personaggi e le maestose Casartavecchia è incerta. architetture sullo sfondo. Lo studioso Pietro di Lorenzo in uno E’ assai più probabile che il scritto che raccoglie innumerevoli committente volesse che fosse fonti bibliografiche analizza vari ricordata una determinata opera criteri di datazione, fra i quali, musicale. particolarmente interessante è lo Gli angeli cantori sono disposti a studio dell’araldica religiosa e lo cappella e sono raffigurati nell’atto studio delle mitrie, ma senza del cantare, ovvero con le bocche giungere ad un risultato univoco. aperte, con una posizione labiale Ed ecco che decide di utilizzare stretta come ad emettere suoni dolci l’iconografia musicale per dirimere la e delicati controversa datazione. Esaminiamo ora un caso molto Il tabernacolo della sacra olea è un interessante e ci spostiamo nel bassorilievo di marmo. Nella parte bellissimo borgo medievale di superiore sono scolpite le parole Casertavecchia, dal quale si domina “Sacra Olea” e sono raffigurati due 8

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angeli alati che suonano uno strumento a fiato e quattro angeli con le mani giunte in preghiera, rivolti verso la porta del tabernacolo che è sorretta da due putti. Gli angeli sono in posizione speculare e impugnano la tromba in modo inconsueto: sostengono la tromba con le due mani aperte, senza stringere lo strumento, che sembra quasi galleggiare. Gli strumenti raffigurati sono sicuramente delle trombe. Sono tozze, la canna è larga e corta con una campana appena accennata, assai diverse dalle trombe del Giudizio Universale di Santa Maria in Formis che avevamo analizzato illustrando il periodo gotico. Peraltro nell’iconografia del XVI e XVII secolo sono sempre presenti le trombe rappresentate a forma di S. Per esclusione, dalla forma delle trombe, il Di Lorenzo data l’opera nel XV secolo. Ecco un caso nel quale abbiamo utilizzato l’iconografia musicale non a supporto della storia della musica e degli strumenti musicali, ma a sostegno della storia dell’arte. La sacra Olea 9

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LA CAPPELLA PIA LATERANENSE IL LATERANO DAI ROMANI AD OGGI di Giovanni Carosi La basilica lateranense è la più imperiale, stabilendo cola’ la sede antica d’occidente. Le sue origini, della nuova Curia. infatti, si fanno risalire addirittura al Costantino utilizzò la vecchia tempo dei romani. caserma degli equites, fedeli a Nel terreno, situato su un Massenzio, per gettare le basi della promontorio ad un miglio di distanza costruzione della prima basilica che dal Colosseo, l’imperatore Settimio dono’ a Papa Silvestro succeduto nel Severo aveva costruito una caserma 314 a Milziade. destinata agli equites singulares, la Fu dunque il Laterano la prima sede guardia scelta a cavallo ufficiale del Vescovo di Roma dopo dell’imperatore. che il cristianesimo era uscito dalla I terreni accanto alla caserma clandestinità ed era entrato vennero donati dallo stesso ufficialmente nelle strutture imperatore al suo amico generale politiche, religiose e amministrative Tito Sestio Laterano dello stato. nell’anno 197 d.C.. Attorno alla chiesa La famiglia dei sorse un vero e Laterani costruì sul proprio borgo luogo la sua formato da una residenza nobiliare serie di piccoli che rimase di fabbricati, corti e proprietà fino al IV viuzze e orti che secolo, quando Costantino confisco’ andava occupare ad lo tutte le costruzioni destinandole a sua Il Campus Lateranensis con la statua di Marco Aurelio M. van Hemmskerck 1535 spazio, denominato residenza romana e “campus abitandole con la moglie Fausta, lateranensis”, che va dall’odierna dopo la vittoriosa battaglia di Saxa piazza San Giovanni in Laterano fino Rubra contro Massenzio. alla sede della Scala Santa e la Nel 313, a seguito delle aperture piazza di Porta San Giovanni, religiose dell’imperatore nei appena all’interno delle mura confronti dei cristiani e del Aureliane, prospiciente alla porta riconoscimento della nuova Asinara. religione, Papa Milziade indisse il La basilica, peraltro, era l’unica ad primo sinodo della Chiesa, con lo essere all’interno delle mura scopo di organizzare il nuovo Aureliane. Le altre, San Pietro e San movimento religioso, proprio presso Paolo, ne erano al di fuori, edificate la domus ecclesiae all’interno della nei luoghi dove i rispettivi santi residenza lateranense erano stati martirizzati. Santa Maria dell’imperatore, denominata domus Maggiore venne edificata Faustae. Dopo il sinodo il Papa si successivamente, nel 432. Il palazzo trasferì all’interno del palazzo del Laterano, che sorgeva accanto

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alla chiesa, rimase la residenza papale fino al 23 Gennaio 1377 quando papa Gregorio XI, di ritorno dalla “cattività Avignonese”, spostò la sede al Vaticano, dove sarebbe rimasta fino ai nostri giorni. Non tutti sanno che la cattedrale di Roma non è San Pietro ma San Giovanni in Laterano. Infatti il papa è tale in quanto Vescovo di Roma, e la sede ecclesiastica del Vescovo di Roma è San Giovanni in Laterano. Ad ogni elezione papale, prima della solenne cerimonia in Vaticano, il neo eletto papa si reca nella Basilica Lateranense per essere investito Vescovo di Roma. Il Papa risiede a San Pietro ma San Giovanni è la sua sede ecclesiastica ufficiale in quanto capo della diocesi di Roma, avente come Cattedrale la Basilica Lateranense. Alla fine del XVI secolo Papa Sisto V, nell’ambito di una notevole serie di modifiche architettoniche, urbanistiche e monumentali nella città di Roma, avviò i lavori che portarono all’abbattimento delle vecchie costruzioni che sorgevano sul Laterano per ricostruirle come le vediamo oggi. Al rifacimento e al completamento del sito contribuirono nel corso dei due secoli seguenti, oltre all’architetto Domenico Fontana, incaricato da Sisto V, anche il Borromini ed altri validi artisti chiamati, nel tempo, dai successivi papi. La ricostruzione e l’innalzamento della nuova imponente facciata, che venne rifatta nel 1735 ad opera di Alessandro Galilei, comportarono l’abbattimento del complesso di casupole del campus lateranensis, ormai fatiscenti, con la creazione dell’attuale piazza di porta San Giovanni, sede del famoso concerto del 1° maggio. Piazza S. Giovanni in Laterano 11

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LA CAPPELLA PIA LATERANENSE LA STORIA DELLA COSTRUZIONE DELLA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO di Giancarlo Catelli La Basilica di S. Giovanni in Laterano è la più antica tra le Basiliche di Roma e di occidente ed è la Cattedrale della diocesi di Roma. Il suo nome completo è: "Sacrosanta Cattedrale Papale Arcibasilica Romana Maggiore del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista al Laterano, madre e capo di tutte le chiese della Città e del mondo”. La facciata di San Giovanni in Laterano Anche se oggi non è più la sede del papato, la Basilica conserva ugualmente il titolo di cattedrale del Vescovo di Roma e Patriarca della Chiesa romana ed essendo il papa il Vescovo di Roma, la cerimonia della presa di possesso di ogni nuovo pontefice eletto, prevede l’insediamento sulla cattedra di San Giovanni (Cathedra Romana). La Basilica fu costruita nel IV secolo d.C. sulle terre originariamente di proprietà dei Laterani, una nobile famiglia dell’antica Roma caduta in disgrazia durante il periodo di Nerone; i beni della famiglia, comprendenti la zona degli “horti Laterani”, furono confiscati entrando a far parte delle proprietà imperiali. Alla fine del II secolo d.C., sotto l’imperatore Settimio Severo, nella zona fu costruita una caserma destinata ad accogliere il corpo degli equites singulares (cavalieri), la guardia del corpo scelta imperiale. Con la battaglia di Ponte Milvio del 312 d.C. e la sconfitta di Massenzio da parte dell’imperatore, questi fece dono al vescovo di Roma, Milziade (o Melchiade) della caserma per la costruzione di una chiesa in segno di gratitudine per la vittoria riportata. Oltre alla caserma l’imperatore concesse al vescovo la zona degli Horti con i relativi palazzi. Con l’apertura al Cristianesimo concessa da Costantino per mezzo dell’editto di Milano del 313 d.C., lo svolgimento delle assemblee liturgiche cristiane passò, gradualmente, da ambienti ricavati all’interno di dimore private, a strutture architettoniche più evolute; la trasformazione avvenne con il trasferimento della proprietà degli antichi spazi utilizzati per le funzioni religiose (le domus ecclesiae appunto, site di norma all’interno di domus patrizie) dai proprietari alla comunità cristiana per mezzo di donazioni o lasciti testamentari. La prassi comune nel mondo

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romano era che i nuovi edifici per il LA PRIMA BASILICA culto fossero identificati tramite il PALEOCRISTIANA nome del donatore o di chi, dopo La costruzione della Basilica aver acquistato l'immobile, ne aveva paleocristiana ebbe inizio curato la riconversione in aula di abbattendo la caserma e le altre culto. costruzioni limitrofe utilizzando il La scelta di questo luogo lontano dal materiale per formare il basamento. centro della città, situato sul Tevere, L’edificio, a pianta rettangolare, era fu originariamente legata anche alla sensibilmente più grande di quello necessità di tenere separate la attuale e seguiva l’andamento est comunità cristiana da quella pagana, ovest con la facciata rivolta ad est. per non dare Lo spazio luogo a possibili interno era disordini tra le suddiviso in due fazioni. cinque navate Nel corso del di altezza tempo e con la digradante; la nascita dell’altra navata centrale importante era la più larga basilica e più costantiniana di sviluppata in San Pietro, sorta altezza sulla venerata consentendo, tomba del Santo tramite martire, si opportune costituirono i due finestre, poli della religione cattolica nella città e la zona del Laterano La prima basilica paleocristiana l’ingresso della luce dall’alto. Il soffitto era a capriate a divenne una città satellite rispetto a vista. Nella grande navata centrale San Pietro. Nel periodo medioevale le colonne sostenevano, per mezzo lo spazio compreso tra le due di un architrave, la trabeazione che Basiliche divenne una zona arrivava sino al fondo terminando abbandonata in cui i resti dei palazzi con un’abside circolare; sul fondo signorili, le dimore rurali, le chiese e della navata era posto un grande i conventi erano dispersi in mezzo a arco trionfale con la funzione di pascoli, vigne e orti. Intorno al separare la zona dei fedeli dall’altare primitivo centro abitato del Laterano riservato al clero. Sopra all’arco si svilupparono tutti gli ambienti erano disposte due statue necessari a ospitare la reggia– d’argento: una era quella del episcopio, ossia il Patriarchio dove il Salvatore con i dodici apostoli e pontefice, durante le solennità l’altra era quella del Salvatore con religiose, riuniva il clero e le gli angeli. La Basilica, infatti, rappresentanze del popolo per tutto consacrata da papa Silvestro I nel il medioevo fino all’esilio 318, fu intitolata al Salvatore. avignonese. A sostegno dell’arco vi erano quattro imponenti colonne che sono oggi 13

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utilizzate per Sacramento. l’Altare del L'Altare del Sacramento Dietro ad esso si trovava l’altare con il seggio riservato al vescovo, posto in posizione rialzata, contornato dai sacerdoti disposti lateralmente. Verso il centro della navata centrale si disponeva il lettore dei testi sacri posto su una struttura rialzata. Le navate laterali erano unite da archi e terminavano con due ali trasversali che non rappresentavano un vero e proprio transetto perché erano impianti chiusi, non comunicanti con le navate tanto che furono definite: navatelle. L’interno della Basilica doveva essere particolarmente sfarzoso al punto che nel “Liber Pontificalis” la Chiesa fu definita “Aurea”; le descrizioni dell’epoca parlano di mosaici ricoperti di foglia d’oro, pavimenti in marmo giallo, colonne verdi disposte a separare le navate, lampadari dorati e altri materiali di pregio che dovevano contribuire alla grandiosità della basilica. Nel periodo delle invasioni barbariche, la Basilica fu soggetta a furti e atti sacrileghi che resero necessari il restauro dell’edificio e il ripristino delle opere d’arte; particolarmente pesanti furono i danni subiti con l’invasione dei Goti 14 di Alarico nel 410 d.C. e dei Vandali di Genserico nel 455 d.C.. Con Papa Leone Magno attorno al 460 si avviò un restauro della Basilica e probabilmente la dedicazione a S. Giovanni Battista. Papa Ilario (461-468), fece aggiungere al Battistero i tre oratori di: San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista e quello della Santa Croce. Successivi lavori di restauro furono eseguiti, anche, durante il papato di Adriano I alla fine del secolo VIII. La Basilica di San Giovanni in Laterano fu teatro di importanti eventi: ricordiamo il battesimo di Carlo Magno avvenuto il giorno di Pasqua del 744; il processo a Papa Formoso (891-896), detto anche il “sinodo del cadavere”, che si svolse nell’897. Fu un processo post mortem nei confronti di Formoso, accusato di aver appoggiato l’invasione in Italia dell’imperatore tedesco Arnolfo. Il processo si svolse dopo l’esumazione del cadavere che fu rivestito con i paramenti pontifici e posto a sedere su uno scanno all’interno della basilica, per rispondere delle accuse rivoltegli alla presenza di un tribunale, formato da cardinali e sacerdoti, con Stefano VI nei panni dell’accusatore e un diacono, scelto per il ruolo di avvocato difensore. Al termine del processo, Formoso fu giudicato colpevole e ritenuto indegno della nomina pertanto tutti gli atti da lui emanati furono dichiarati nulli; in segno di disprezzo il cadavere fu profanato subendo l’amputazione delle tre dita della mano destra utilizzate per la consacrazione, spogliato e trascinato per le strade fino ad essere buttato nel Tevere. Nel corso dello stesso anno ebbe luogo un terremoto che distrusse

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gran parte del tetto della Basilica, Alessandro III (1159-1181) fece causando danni ingenti all’edificio; il edificare da Nicola d’Angelo un sisma fu ritenuto dalla popolazione nuovo portico in laterizio davanti un castigo di Dio per la profanazione alla facciata della Basilica che inferta a Formoso, che fu quindi sarebbe rimasto sostanzialmente riabilitato e il cadavere venne intatto sino al 1732, con la nuovamente sepolto nella basilica di costruzione della nuova facciata S. Pietro. progettata dal Galilei. La struttura era formata da sei LA SECONDA BASILICA DELL’ALTO colonne che sorreggevano un MEDIOEVO architrave, con una trabeazione I danni causati dal terremoto piuttosto ampia decorata con dell’896 furono molto ingenti: tutta un’iscrizione dedicatoria: "Dogmate la navata centrale, dall'altare papali datura ac simul imperialis...”, maggiore fino per confermare all'ingresso in il ruolo di facciata, crollò "Mater et rovinosamente, Caput" della scoperchiando Basilica gran parte lateranense, dell'edificio. nonché la Papa Sergio III centralità della (904-911) nel Chiesa romana. 910 fece Alcuni ricostruire la frammenti chiesa e con dell’iscrizione l’occasione furono aggiunti nuovi mosaici alla La facciata del XII secolo, G. G. Ciampini 1693 sono conservati nel vicino chiostro, tribuna; la Basilica fu inaugurata nel mentre altre parti del fregio sono 911. Rispetto alla originale state ritrovate recentemente nei paleocristiana la lunghezza fu ridotta magazzini dei musei vaticani. mantenendo l’impostazione con le In base alla descrizione del cinque navate. Venne anche Ciampini, risalente al 1690, aggiunto un campanile che nel l'architrave del portico era decorata 1115, durante il papato di Pasquale da un'elegante fascia a bassorilievo II (1099-1018), andò distrutto per (oggi perduta) con protomi leonine e un fulmine causando con il suo con pannelli mosaicati contenenti crollo danni alla struttura, che fu scene legate alla storia e al culto immediatamente restaurata. della basilica. Papa Lucio II nel XII secolo fece Internamente il portico era decorato aggiungere la dedica a San Giovanni da un mosaico con tasselli dorati Evangelista tanto alla Basilica come con la figura del Cristo Salvatore all’annesso palazzo del Patriarchio, posta centralmente, mentre nella nel quale in seguito s’insediò una parte inferiore vi erano i quattro comunità di monaci benedettini evangelisti. Alla sinistra del portico, addetti alla cura del patriarchio e del sui resti di un nartece risalente al complesso Basilica - Battistero. periodo di Sergio III, era stato fatto 15

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