School Magazine - anno V - numero 2

 

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Periodico "School Magazine" dell'Itas "G. Natta" di Milano

Popular Pages


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MS S c h o o l M a g a z i n e Professionalità, impegno, sacrificio e rispetto!

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MS Editoriale Europa, diritti umani, Shoah, bullismo, sicurezza, sport e tanto altro, gli argomenti che abbiamo trattato. Prima di noi, altri hanno pensato e lasciato loro riflessioni. Eccone alcune: In pace i figli seppelliscono i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli. (Erodoto) Se ti sedessi su una nuvola non vedresti la linea di confine tra una nazione e l’altra, né la linea di divisione tra una fattoria e l’altra. Peccato che tu non possa sedere su una nuvola. (Khalil Gibran) Occhio per occhio servirà solo a rendere tutto il mondo cieco. (Mahatma Gandhi) L’umanità deve porre fine alla guerra o la guerra porrà fine all’umanità. (John F. Kennedy, Discorso alle Nazioni Unite, 25 settembre 1961) Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo? Vai a casa e ama la tua famiglia. (Madre Teresa di Calcutta) Non voglio combattere nessuno con nessuna arma; io non devo combattere per i miei diritti, i miei diritti devono venire da me. (Bob Marley) La libertà non consiste nel fare ciò che ci piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che dobbiamo. (Papa Giovanni Paolo II) La violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani. (Kofi Annan) La Redazione Sommario pagina 3: Stessa bandiera, tante realtà pagina 4: I padri fondatori dell’Unione Europea pagina 11: Spazio di libertà pagina 14: La cultura è vincente pagina 16: Liberi di esprimersi pagina 19: Non voglio dimenticare! pagina 21: Progresso o distruzione pagina 22: Lettere ingiallite pagina 26: Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme pagina 30: Tutori a tutto tondo pagina 36: Vietato Nas-condersi pagina 38: Solare, semplice, dolce pagina 42: Un curioso di qualità pagina 44: A tavola con serenità pagina 46: Non è un gioco pagina 48: Gigante buono pagina 51: Il sole sorge sempre pagina 52: Occhio alla nuova legge pagina 54: Venuto da lontano pagina 57: Obbedisco pagina 60: Una questione di cervello pagina 63: Figli delle stelle pagina 66: Maresciallo del ghiaccio pagina 70: Ragazzo dal kimono d’oro pagina 74: Ancora una volta… pagina 75: Obiettivo minimo raggiunto pagina 76: Fuori posto pagina 77: Oltre la salvezza pagina 78: Buona la prima pagina 79: Alta velocità e non solo pagina 80: Forme ribelli 2 Periodico School Magazine Anno V° N°2 - Luglio 2017 Editore I.I.S.S. “Giulio Natta” Milano Prof.ssa Carla Maria Cucinotta Via Don Giovanni Calabria, 16 tel. 02/2590083 - 2593956/7 web: www.itasnatta.gov.it Responsabile Editoriale Prof. Antonio Pangallo email:schoolmagazine.mi@gmail.com Docenti Paola Bastasin, Elena Castelli, Letizia Gozzini, Mari Kawanishi, Marian Michela Mields, Rosa Montesanto, Rebhi Rouchdi, Francesco Salerno, Maria Grazia Ursino, Nives Zanini Editing Esperto esterno Prof. Gianpaolo Palazzo Progetto grafico Prof. Antonio Pangallo Impaginazione Asia Dominello, Francesca Galeandro Traduzioni Jorge Alexsis Aparicio, Susanna Arrigoni, Simone Barion, Ronalyn Cabonuan, Nicolò Carra, Alessia Cavalli, Yuyunis De la Cruz, Asia Dominello, Elisa Enzi, Anas Fahir, Mervin Kyle Fajardo, Fiore Genua, Rima Hejazi, Musarber Hoxha, Hanna Geremi Maligaya, Maria Lucia Marano, Nadia Mosca, Norieman Nabil, Gaia Rebecchi, Oliver Tarocco, Jing Wang Hanno collaborato: William Aliberti, Davide Antigo, Andrea Arioli, Raoul Beretta, Noemi Bianchi, Giovanna Bianco, Elisa Carbone, Alessandro Cardillo, Alessandra Cilino, Davide Colombini, Alessandra Consoli, Carlo D’Adda, Mariam Daniel, Giada Dell’Ernia, Martina Dello Vicario, Alice Di Gianvito, Mathilde Dima, Michele Di Nuzzi, Elisa Fasiello, Manuela Hanna, Valentina Imperioso, Elena Keriakes, Federico Longo, Arianna Longoni, Nicole Longoni, Matteo Maiocchi, Simone Mantegazza, Simone Marieni, Laura Marinucci, Martina Martellotta, Claudia Meduri, Rafael Meo, Laura Merletti, Davide Mor, Alessandra Palimento, Viola Pasquale, Eleonora Poli, Veronica Quitadamo, Chiara Reggio, Francesca Rigamonti, Emanuele Sagula, Noemi Schenoni, Lucia Semenzato, Federica Spalla, Giacomo Tanzini, Manuel Trevisan, Daniela Verzeroli Fotografie Paolo Bertuccio, Alessandro Cardillo, Nicolò Carra Gestione sito web Prof. Vincenzo De Lizzi

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Stessa bandiera, tante realtà MS di Noemi Bianchi, Giada Dell’Ernia, 2^L La festa dell’Europa Il 9 maggio di ogni anno si celebra la festa dell’Europa. La data è l’anniversario di un discorso a Parigi, nel 1950, dell’allora ministro degli Esteri francese, Robert Schuman. Espose la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica per l’Europa, che avrebbe reso impensabile una guerra tra le nazioni europee. La sua ambizione era creare un’istituzione europea che avrebbe messo in comune e gestito la produzione del carbone e dell’acciaio. Un trattato che dava vita ad una simile istituzione è stato firmato appena un anno dopo. La proposta di Schuman è considerata l’atto di nascita dell’Unione Europea. Unita nella diversità Il motto dell’Unione Europea è stato usato per la prima volta nel 2000. Sta ad indicare come, attraverso l’UE, gli europei siano riusciti ad operare insieme a favore della pace e della prosperità, mantenendo al tempo stesso la ricchezza delle diverse culture, tradizioni e lingue del continente. (Continua a pagina 6) Olver Tarocco, 2^M Europe day On the 9th of May every year the European Union celebrates Europe Day. This date is the anniversary of a speech given in Paris, in 1950, by the then French foreign minister Robert Schuman. He expressed his ideas for a new political cooperation for Europe, which would have made the possibility of further war between European nations unthinkable. His ambition was to create a European institution which would have pooled the production and selling of carbon and steel by the French and German industries. A treaty which gave rise to such an institution was signed just a year later. Schuman’s proposal is effectively considered the birth of the European Union (EU). United in diversity The EU motto was used for the first time in 2000. It stands for how Europeans have managed to work together for peace and prosperity, whilst still maintaing the richness of the continent’s di verse cultures, traditions and languages. Firma Trattato di Roma, 5 marzo 1957 3

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MS I padri fondatori dell’Unione Europea The EU’s Founding Fathers Alcuni leader “visionari” hanno ispirato la creazione dell’Unione europea in cui viviamo oggi. Senza il loro impegno e la loro motivazione non potremmo avere la stabilità che oggi diamo per scontata. Combattenti della Resistenza o avvocati, i padri fondatori erano mossi dagli stessi ideali: la pace, l’unità e la prosperità in Europa. Oltre a loro, molti altri hanno ispirato il progetto europeo e hanno lavorato instancabilmente per realizzarlo. Konrad Adenauer Il primo Cancelliere della Repubblica federale di Germania, che rimase alla guida dal 1949 al 1963, cambiò il volto della Germania postbellica. Un caposaldo della sua politica estera è rappresentato dalla riconciliazione con la Francia. Insieme al Presidente francese, Charles de Gaulle nel 1963 i due Stati nemici per antonomasia, firmarono un trattato di amicizia che divenne una delle pietre miliari sulla via dell’integrazione europea. Joseph Bech È stato il politico lussemburghese che contribuì alla costituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio nei primi anni ‘50 del ‘900 e fu uno dei principali architetti dell’integrazione europea negli ultimi anni ‘50. Fu un memorandum congiunto degli Stati del Benelux a portare alla convocazione della Conferenza di Messina del giugno 1955 che aprì poi la strada alla costituzione della Comunità economica europea. Johan Willem Beyen Il banchiere internazionale, uomo d’affari e politico olandese, con il suo “Piano Beyen”, diede nuova vita al processo d’integrazione europea alla metà degli anni ‘50. È uno dei componenti meno noti del gruppo dei Padri Fondatori dell’UE, ma tra le persone che lo conobbero godeva di una certa ammirazione per il suo fascino, l’orientamento internazionale e la sua capacità nelle relazioni sociali. Winston Churchill Ex ufficiale dell’esercito, corrispondente di guerra e Primo ministro britannico (1940-45 e 1951-55), è stato uno dei primi ad invocare la creazione degli “Stati Uniti d’Europa”. Dopo la Seconda Guerra Mondiale si convinse che solo un’Europa unita potesse garantire la pace. Era sua intenzione quella di sconfiggere per sempre il nazionalismo e il bellicismo europeo. Alcide De Gasperi Dal 1945 al 1953, in qualità di Presidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri italiano, Alcide De Gasperi preparò la strada per il futuro del proprio Paese negli anni del dopoguerra. Promosse numerose iniziative per la fusione dell’Europa occidentale, lavorando alla realizzazione del Piano Marshall e creando stretti legami economici con altri Stati europei, in particolare la Francia. Walter Hallstein È stato il primo Presidente della Commissione euro- A few “visionary” leaders inspired the creation of the EU which we live in today. Without their effort and motivation we could not have had the stability that today we take for granted. Whether Resistance fighters or lawyers, the founding fathers were bound by the same ideals: peace, unity and prosperity in Europe. In addition, many others have inspired the European project and have worked tirelessly to realise it. Konrad Adenauer The first Chancellor of the Federal Republic of Germany, who remained at the helm from 1949 to 1963, he changed the face of postwar Germany. A good example of his strong foreign policy is the reconciliation with France. In 1963, together with the French president Charles de Gaulle, the two states who had long been enemies signed a treaty of friendship which became one of the pillars of European integration. Joseph Bech The Luxembourg politician contributed to the constitution of the European community in the steel and carbon industries in the early 1950’s and he was one of the principal architects of European integration in the late 1950’s. A memorandum of the joint Benelux states led to the Conference of Messina in June 1955 which in turn paved the way for the creation of the European Economic Community (EEC). Johan Willem Beyen The international banker, Dutch businessman and politician, with his “Beyen plan” brought alive European integration in the 50’s. He is one of the lesser known of the founding fathers of the EU, but those who knew him greatly admired his charisma, his international leaning and his talent for social relations. Winston Churchill Ex-army commander, war correspondent and twice British Prime Minister (1940-45 and 51-55), Churchill was one of the first to believe in the creation of a “United States of Europe”. After WWII he was convinced that only a unified Europe could guarantee peace. His aim was to put a permanent end to nationalism and warmongering in Europe. Alcide De Gasperi From 1945 to 1953, as head of the Italian government and minister for Foreign Affairs, De Gasperi paved the way for the country’s future in the postwar years. He championed numerous initiatives to bring together Western Europe, contributing to the Marshall Plan and creating strong economic ties with other European states, especially France. Walter Hallstein First President of the European Commission from 1958 to 1967, a firm believer in a united Europe and supporter of greater European integration. He worked hard to create the common market. During his mandate his strong enthusiasm and persuasive talents greatly advanced the integration cause even beyond his presidency. 4

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MS pea dal 1958 al 1967, europeista convinto e fautore dell’integrazione europea. S’impegnò a favore di una rapida realizzazione del mercato comune. Il suo forte entusiasmo e le sue capacità persuasive promossero la causa dell’integrazione anche oltre il periodo della sua presidenza. Durante il suo mandato l’integrazione fece significativi passi in avanti. Sicco Mansholt Fu agricoltore, membro della Resistenza olandese durante la Seconda Guerra Mondiale, politico nazionale e primo Commissario europeo per l’Agricoltura. Le sue idee posero le basi per la Politica agricola comune dell’Unione Europea, una tra le più importanti politiche dai giorni della sua istituzione. Testimone degli orrori della carestia che colpì i Paesi Bassi al termine della Seconda Guerra Mondiale, Mansholt era convinto che l’Europa dovesse divenire autosufficiente e che una riserva costante di cibo a prezzi accessibili dovesse essere garantita a tutti. Jean Monnet Il politico e consigliere economico francese dedicò se stesso alla causa dell’integrazione europea. Fu il maggior ispiratore del “Piano Schuman” che prevedeva l’unione dell’industria pesante europea. Era originario della regione francese del Cognac. Dopo avere abbandonato la scuola all’età di 16 anni viaggiò in tutto il mondo come commerciante di cognac e, in seguito, come banchiere. Durante entrambe le guerre mondiali ricoprì posizioni di spicco nel coordinamento della produzione industriale in Francia e nel Regno Unito. Robert Schuman Avvocato e ministro degli Esteri francese tra il 1948 e il 1952 è considerato uno dei padri fondatori dell’unità europea. Insieme a Jean Monnet elaborò il “Piano Schuman”, noto a livello internazionale, che rese pubblico il 9 maggio 1950, la data che oggi segna la data di nascita dell’Unione Europea. Propose il controllo congiunto della produzione del carbone e dell’acciaio, i principali materiali per l’industria bellica. L’idea di fondo era che, non avendo il controllo sulla produzione di carbone e ferro, nessun Paese sarebbe stato in grado di combattere una guerra. Paul-Henri Spaak È stata una figura chiave nella formulazione dei contenuti del “Trattato di Roma”. Alla “Conferenza di Messina” del 1955, i sei governi partecipanti lo chiamarono a presiedere il comitato di lavoro che preparò il Trattato. Altiero Spinelli Il politico italiano fu uno dei Padri dell’Unione Europea. Fu, inoltre, una delle figure chiave dietro la proposta del Parlamento europeo per un Trattato su un’Unione Europea federale, il cosiddetto “Piano Spinelli”. Quest’ultimo venne adottato dal Parlamento nel 1984 con una maggioranza schiacciante e fu di grande ispirazione per il consolidamento dei Trattati dell’Unione europea negli anni ‘80 e ‘90. Sicco Mansholt A farmer, Dutch resistance fighter, national politician and first European Commissioner for Agriculture, Mansholt’s ideas laid the foundations for common agricultural policy in the EU, one of the most important political advances during his time. Having witnessed the famine in the Netherlands at the end of WWII, he was convinced that Europe must become selfsufficient and that a permanent food bank at affordable prices should be guaranteed to all. Jean Monnet Politician and French economic advisor, he dedicated his life to European integration. He was the main inspiration for the “Schuman plan” which called for unification of heavy industry in Europe. Originally from the Cognac region of France, he left school at 16 and travelled the world selling Cognac, then became a banker. During both World Wars he held prominent positions in industry both in France and the UK. Robert Schuman Lawyer and French Foreign Minister between 1948 and 52, he is widely considered one of the founding fathers of European unity. Together with Jean Monnet he worked on the international renowned Schuman plan, which was published on the 9th of May 1950, a date which marks the beginning of the EU. He proposed joint control of steel and carbon production, the main elementsof postwar production. The fundamental idea was that no country had unilateral control of steel or carbon production and therefore could not start a war. Paul-Henri Spaak A key figure in the formulation of the Treaty of Rome, at the Messina Conference in 1955 the six participating governments asked him to preside over the work committee which was preparing the treaty. Altiero Spinelli The Italian politician was one of the founding fathers of the EU. Furthermore, he was a key figure behind the European Parliament’s proposal for a federal European treaty, the so-called “Spinelli Plan”. This was overwhelmingly voted in by the Parliament in 1984 and was the main inspiration for the consolidation of European treaties in the 1980’s and 1990’s. I firmatari del Trattato di Parigi, 18 aprile 1951 5

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MS (Continua da pagina 3) Perché proprio Europa? Europa era la mitica figlia di Agenore e di Telefassa. Mentre coglieva fiori sulle coste della Fenicia, fu rapita da Zeus che, sotto forma di toro bianco, la portò a Creta, dove si consumarono le nozze. Da queste furono generati Minosse e Radamanto (secondo altra versione anche Sarpedonte e Carno). Divenne poi sposa del re cretese Asterione, che adottò i figli di lei. L’arte antica ha frequentemente rappresentato il momento del ratto (Europa sul toro) già dal periodo arcaico (metope di Selinunte e del Tesoro dei Sicioni a Delfi, VI sec. a. C.), e poi nella ceramica dipinta, in scultura (celebre il gruppo bronzeo di Pitagora di Reggio a Taranto), in pittura (da Pompei, nel museo di Napoli), in mosaico, su monete, dove finisce con l’avvicinarsi al tipo della Nereide su mostri marini. (Continua a pagina 7) Why Europe, Exactly? In Greek mythology Europa was the child of King Agenor and Queen Telephassa. Whilst she was gathering flowers on the Phoenician coast she was abducted by Zeus, who, in the form of a white bull, took her to Crete. Out of their union 2 children were born - Minos and Rhadamanphus (some sources also cite Sarpedon and Carno). She then became the wife of the Cretian King Asterion, who adopted her children. Classical art has frequently represented the abduction of Europa (with her riding the bull) since archaic times (metopes of Selinunte and Sicione’s treasures of Delphi, of 6BC), with painted ceramics, sculptures (the famous bronze statues of Pythagorus of Reggio at Taranto), paintings, mosaics, even coinage. Il ratto di Europa, opera di Maarten de Vos, 1590 6

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MS (Continua da pagina 6) La storia in breve Dal 1951 a oggi, l’Unione Europea (Ue) ne ha fatta di strada. Sono state sei le nazioni che hanno dato vita al grande progetto che ha unito i cittadini di tutta Europa: oggi i Paesi che fanno parte dell’Ue sono 28. Ripercorriamo insieme le tappe che hanno portato a un’Europa unita. Creare e mantenere la pace, risolvere i problemi insieme, collaborare e ricominciare fianco a fianco: con questi obiettivi, alla fine della Seconda Guerra Mondiale (1945) che aveva portato distruzione in quasi tutto il continente europeo, i leader di Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi si unirono per dare vita ad un’alleanza che portasse prosperità e benessere in Europa. 1) 1951: sei Stati si uniscono nella CE.CA., la Comunità del Carbone e dell’Acciaio per instaurare un mercato comune di queste due materiali importanti che servivano non soltanto a far funzionare le fabbriche, ma anche a fabbricare armi e strumenti di guerra: in questo modo si potevano “controllare” le singole nazioni, in modo che nessuna si preparasse a una guerra senza che gli altri ne fossero a conoscenza. Si trattò del primo passo di quella che sarebbe stata l’Unione Europea. 2) 1957: nasce la Comunità Economica Europea (CEE). Dopo anni di dibattiti e conferenze, i sei Stati firmarono il 25 marzo 1957 il Trattato di Roma, costituendo la Comunità Economica Europea (CEE), eleggendo una Commissione e un Consiglio dei Ministri e stabilendo la costituzione di un Parlamento europeo e di una Corte di giustizia. (Continua a pagina 8) A Brief history From 1951 to today, the EU has come a long way. Since the 6 original members the group has grown to 28. In order to create and maintain peace, solve problems jointly, collaborate and restart side by side after the destruction of WWII, the leaders of Belgium, France, Germany, Italy, Luxembourg, and the Netherlands formed and alliance which brought prosperity and well-being to Europe. These are the main events in its history: 1)1951: the six states created the ECSC - European Coal and Steel Community. This stabilised factories within the two industries but also the manufacture of arms. Thus no single nation had control over weapons, promoting peace.. This was the first step towards the modern EU. 2)1957: The European Economic Community was born (EEC). After years of debate the six original member states signed the Treaty of Rome, electing a Commission and a Council of Ministers, established a European Parliament and the European Court of Justice. Since that day they have worked for the free movement of goods, services, research, commerce, agriculture and transport. 3)1973-1986: The 12 European states. This economic union attracted other states: in January 1973 Denmark, Ireland and the UK joined, followed by Greece in 1981. In 1986 Spain and Portugal became member states and the union, at first basically an economic agreement, began harmonising other aspects of its citizens lives: the Firma Trattato di Roma, 25 marzo 2017 7

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MS Firme Trattato di Roma, 25 marzo 2017 (Continua da pagina 7) Da quel giorno, i sei stati fondatori hanno lavorato per il libero movimento dei beni, dei servizi, dei laboratori, per sviluppare insieme il commercio, l’agricoltura, i trasporti. 3) 1973-1986: l’Europa dei 12 Stati. L’idea di un’unione tra i vari stati, che si sostenessero dal punto di vista economico, cominciò ad attirare anche altri Paesi: nel gennaio del 1973 entrarono nella CEE anche Danimarca, Irlanda e Regno Unito, mentre nel 1981 si aggiunse il decimo stato, la Grecia. Nel 1986 aderirono anche Spagna e Portogallo. Anno dopo anno, quella che era nata come un’unione prima di tutto economica, diventava un’organizzazione che s’impegnava in numerosi settori della vita dei cittadini: ambiente, salute, sicurezza e giustizia. 4) 1992: Il 7 febbraio 1992, con il trattato di Maastricht, il nome di Comunità economica europea venne sostituito da Unione Europea (Ue). In questa occasione vennero adottati l’Inno alla Gioia, tratto dalla Nona sinfonia di Beethoven, e la bandiera con 12 stelle, simbolo delle nazioni che avevano firmato il trattato, disposte in cerchio come perfezione e completezza su uno sfondo blu che richiama il cielo scuro dell’Occidente. Le 12 stelle simboleggiano le nazioni che firmarono il trattato di Maastricht. 5) 2017: l’Unione Europea con 28 Stati e 24 lingue. A oggi l’Unione Europea accoglie 28 Stati, 19 dei quali hanno adottato la moneta unica, l’Euro: dal 1° gennaio 2002 sono apparse nelle banche le banconote in euro che hanno sostituito man mano le (Continua a pagina 9) environ ment, health, safety and justice. 4)1992: On 7 February 1992, the Treaty of Maa stricht ratified the change of name from EEC to EU. The official EU hymn (Ode to Joy from Beethoven’s ninth symphony) and the flag with 12 stars, evenly distributed in a circle on a blue background, reflecting the Western sky, were adopted. The 12 stars symbolise the nations who signed the Treaty of Maastricht. 5)2017: The EU has now grown to 28 States, comprising 24 languages. Of the 28 members, 19 have adopted a common currency: the Euro. On 1st January 2002 the first banknotes were circulated which gradually replaced the old currencies. Each member state maintains its own language(s), its own traditions, culture and interests. One of the principal objectives of the EU is to guarantee free circulation of goods, services, wealth and people and to protect its citizens rights. However there are still problems and some states question whether the advantages of being in the EU outway the disadvantages. Indeed, last June the UK held a referendum on whether to stay in the EU and the Brexit camp (to leave) held the majority. The Eu celebrates its anniversary with the Declaration of Rome On the 25th of March 2017, to mark the occasion of 60 years since European cooperation began, 27 of the member states (the 28th, the UK, 8

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MS (Continua da pagina 8) monete e banconote che si utilizzavano in precedenza nei vari Stati. Ogni Stato che entra a far parte dell’Unione Europea mantiene la propria lingua (nell’Ue sono ben 24 le lingue ufficiali), le proprie tradizioni, la propria cultura e i propri interessi. L’Ue ha tra gli obiettivi quello di assicurare la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone e di proteggere i diritti dei cittadini. Non mancano tuttavia i problemi e alcuni Stati hanno più volte manifestato l’intenzione di uscire dall’Unione europea, ritenendo i vantaggi offerte dall’Europa inferiori alle regole da rispettare. Per questo, a fine giugno, il Regno Unito si è espresso con un referendum sulla Brexit, cioè la possibilità di lasciare l’Unione Europea. L’anniversario della UE festeggiato con la dichiarazione di Roma Il 25 Marzo 2017, in occasione dei 60 anni dall’avvio del processo di integrazione dell’Europa, 27 Paesi membri dell’Unione europea su 28 (assente il Regno Unito a causa della Brexit) e le istituzioni politiche hanno solennemente rinnovato gli impegni sottoscritti dai padri fondatori della CEE nel 1957. È stata un’occasione per compiere una riflessione sullo stato dell’Unione europea e guardare al futuro del processo di integrazione. «Oggi a Roma rinnoviamo l’alleanza unica di nazioni libere avviata 60 anni fa dai nostri grandi predecessori», ha affermato il presidente, Donald (Continua a pagina 10) having voted to leave the EU did not participate), reewed the promises made by the founding fathers to safeguard the future of integration. Donald Tusk, President of the EU Council said: “Today in Rome we renew the alliance of free nations which our great predecessors began 60 years ago. Atthat time they gave no time limit, they did not imagine any setbacks, but in spite of the tragic history of our continent they put all their faith in a united Europe”. At the end of celebrations the leaders formally adopted the Declaration of Rome which sets out a common vision for the future of Europe, affirming that the EU is unique, benefits from common institutions and strong values, is a great economic power and boasts unparalleled social and welfare protection. The leaders also declared that they will endeavour to realize the goals set out in the Declaration and work for a safe, prosperous, and more socially integrated EU, which plays a greater role on a world scale. Member States In alphabetical order: Austria, Belgium, Bulgaria, Cyprus, Croatia, Czech Republic, Den mark, Estonia, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Ireland, Italy, Latvia, Lithuania, Luxembourg, Malta, Netherlands, Poland, Portugal, Romania, Slovakia, Slovenia, Spain, Sweden, UK. The leaving process for the UK is expected to be completed in 2 years’ time. The first conse Firmatari Trattato di Roma, 25 marzo 2017 9

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MS (Continua da pagina 9) Tusk alla cerimonia in Campidoglio. «Allora non hanno discusso di più velocità, non hanno immaginato recessi, ma nonostante tutte le tragiche circostanze della storia recente hanno riposto tutta la loro fiducia nell’unità dell’Europa». Al termine delle celebrazioni i leader hanno adottato e firmato la dichiarazione di Roma in cui si definisce una visione comune per gli anni a venire. Nella dichiarazione hanno sottolineato che l’Unione Europea è un’Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare. I leader hanno dichiarato che, consapevoli delle preoccupazioni dei cittadini dell’UE, si impegnano per la realizzazione del programma di Roma e hanno promesso di adoperarsi per: un’Europa sicura, prospera e sostenibile, sociale, più forte sulla scena mondiale. Paesi membri Nel ordine alfabetico: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria. Dopo il referendum del giugno 2016, dove il Regno Unito ha votato per non fare più parte del EU, ha iniziato un processo di uscita che si completerà nei prossimi 2 anni. La prima conseguenza del referendum “Brexit” è stata la riconsegna del mandato dal ex-Primo Ministro britannico David Cameron, il quale era favorevole a restare nel EU. Il risultato non riflette una soverchiante maggioranza - il 51,9% ha voto per uscirne, una maggioranza di solo 3,8%, e questo ha lasciato il paese diviso. Infatti sia in Scozia che nel Irlanda del Nord le popolazioni hanno votato per restare (con 62% e 55,8% rispettivamente), che ha dato l’opportunità alla partita nazionale scozzese (SNP) di proporre un secondo referendum per indire la indipendenza scozzese dal Regno Unito e chiedere di rientrare nella UE. La stessa cosa si è verificata nel Irlanda del Nord dove diversi membri del governo hanno richiesto la possibilità di negoziare la riunificazione dei 2 stati irlandesi. Se questo dovesse succedere solo il Galles, avendo votato con un margine sottile di differenza per l’uscita (52,5% a 47,5%), rimarrebbe allineato all’Inghilterra nel Regno Unito. quence of the so-called “Brexit” was the resignation of the ex-Prime Minister David Cameron who backed the stay campaign. The vote to leave was not by any means an overwhelming majority - 51.9% (a majority of just 3.8%) - and has left the country divided. Indeed, in Scotland and Northern Ireland the majority of citizens voted to stay in the EU (62% and 55.8% respectively), which has led to calls by the Scottish National Party (SNP) for a second referendum on whether to become independent of the UK and various politicians in Northern Ireland have demanded official dialogue on the possibility of re-uniting with Eire (the rest of Ireland). If this should happen only Wales (which also voted by a narrow margin to leave the EU (52.5 to 47.5%) and England would remain in the UK. 10

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Spazio di libertà MS di Eleonora Poli, Chiara Reggio 5^A Maria Lucia Marano 4^F «Un europeo nato a Torino». Parte dalla citazione di uno studente l’ultimo libro “L’Europa in trenta lezioni”, casa editrice Utet, di Gianfranco Pasquino, allievo di Norberto Bobbio e di Giovanni Sartori, professore Emerito di Scienza politica all’Università di Bologna e James Anderson Senior Adjunct Professor alla SAIS-Europe, sempre del capoluogo emiliano. Nella premessa al volume, per fugare ogni dubbio, si dichiara dalla parte di Altiero Spinelli e di tutti coloro che sono “ostinati e ostentati” costruttori del futuro europeo. Aspettando che, prima o poi, arrivi il “grande balzo in avanti” bisogna guardare indietro per un bilancio, tra luci e ombre, dopo i primi sessant’anni: «Le luci sono moltissime, perché, se si confrontano i dati a cominciare dal 1951 fino al 2017, dobbiamo dire che c’è stata la diffusione della prosperità, seppur rallentata dopo il 2008 2009 dalla crisi. Una crisi che è esogena e non dipende dall’Europa. Abbiamo avuto un periodo di pace, mai verificatosi da tempo immemorabile, insieme alla libera circolazione di persone, perché l’Europa è diventata uno spazio di libertà, per di più con la possibilità di far valere i propri diritti anche davanti alla Corte europea di Giustizia. In Europa è stata abolita la pena di morte, che mi pare un successo clamoroso e, soprattutto, è una grande democrazia. È una stupidaggine dire che se l’Unione europea applicasse a se stessa i criteri con i quali giudica coloro che vi vogliono aderire verrebbe respinta! Ripeto, è una democrazia! Certo, può essere perfezionata, però già adesso dà notevoli poteri agli elettori se questi avessero la voglia e il tempo di occuparsene davvero. Una parte dei problemi europei è creata da cittadini scarsamente informati. Le ombre dipendono dal fatto che, giustamente, molti di noi si aspettano di più, desiderano di più. Le aspettative, sino a questo momento, eccedono le capacità di realizzazione. Un’ombra è il problema dell’immigrazione che, di nuovo, è una crisi esogena per la quale l’Europa si sta attrezzando. (Continua a pagina 12) «A European born in Turin». The last book “Europe in thirty lessons”, publishing house Utet, by Gianfranco Pasquino, student of Norberto Bobbio, the Bologna’s University Political Science Professor Giovanni Sartori and of the Emilian Senior Adjunct Professor at SAIS-Europe James Anderson, comes from a student’s quotation. In the preface to the book, to dispel any doubts, he declares himself on the side of Altiero Spinelli and of those who are “stubborn and displayed” builders of the European future. Waiting for “the great leap forward” to come, we must look back for a balance, between light and shadow, after the first 60s: «There are plenty of lights, because if we compare data starting from 1975 to 2017, we have to say that there was a spread of prosperity, even though it was slowed down after the crisis of 2008-2009. A crisis that is exogenous and doesn’t depend on Europe. We had a period of peace, never occurred since time immemorial, together with the free circulation of people, because Europe has become a place of freedom, with the possibility of asserting our rights also in front of the European Court of Justice. In Europe death penalty was abolished, which seems to me a clamorous success and, above all, is a great democracy. It’s a stupidity to say that if the European Union applied to itself the standards with whom it judges those who’d like to adhere to it, the EU would be rejected! I repeat that it’s a democracy! Of course, it can be improved but it’s already giving noteworthy powers to the electors if those were willing and had more time to really handle it. A part of European problems was caused by citizens scarcely informed. Shadows rightly depend on the fact that most of us expect more, want more. The expectations so far exceed the capability of fulfillment. A shadow is the problem of immigration that is again an exogenous crisis that Europe is trying to face. 11

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MS (Continua da pagina 11) La crisi potrebbe giungere al termine non appena le guerre civili in Libia, in Siria e in molti Stati africani terminassero, riducendo la forza e l’oppressione di alcuni regimi politici. Questo avverrà quasi sicuramente, quindi questa crisi sarà risolta». L’invito del professore, ora come alle origini nel Manifesto di Ventotene, è a operare e non solo a sognare una federazione europea, nata anche grazie al contributo del nostro Paese. «Come in molti contesti di organizzazioni internazionali alle quali l’Italia partecipa, all’inizio c’è una grande spinta, un entusiasmo, la volontà di aderire, di esserci, di partecipare e così via. Poi queste cose si perdono a causa dell’incapacità, molto spesso, dei politici nazionali, all’incapacità dei Ministri degli Esteri, all’incapacità di coloro che dovrebbero rappresentare adeguatamente l’Italia, per esempio nella Nato e non soltanto nell’Unione Europea. Gli Italiani sono stati molto a lungo straordinariamente favorevoli all’Unione Europea. Ades- (Continua a pagina 13) The crisis might end as soon as the civil wars in Siria, Libia and above all in Africa stop decreasing the strength and the oppression of some political regimes. This will happen almost certainly when the crisis will be solved». The professor’s invitation now as at the origins of the Ventotene’s Manifesto is to work for and not only to dream about a European Federation, born also thanks to the contribution of our country. «As in many international organisations in which Italy is taking part, at first there is a big push, enthusiasm, the will to join, to be there, to take part and so on. Then these things often get lost because of national politicians' and foreign ministers’ incapability, the incapability of those who should adequately represent Italy, for example in Nato and not only in the EU. Italians have been extraordinarily in favour of the EU for a long time. Now, unfortunately, they have fallen into a danger zone, because the 12

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MS (Continua da pagina 12) so, purtroppo, sono scesi in una zona un po’ peri- 50 % of the population colosa, perché abbiamo quasi il 50% a favore e is in favour and around quasi il 50% contro, ma questo dipende da alcuni the 50% is not, but this partiti che hanno fatto una campagna sostanzial- depends on some par- mente critica nei confronti dell’Europa. Penso a ties that ran a critical “Forza Italia” che, curiosamente, ora ha il Presi- campaign against Eu- dente del Parlamento Europeo, ma i cui atteggia- rope. menti sono, complessivamente, ambigui. Pure il I'm thinking about “Partito Democratico” non è che si sia comporta- “Forza Italia” that curi- to molto bene! L’attuale segretario continua a cri- ously has the President ticare gli eurocrati e i burocrati, senza sapere esat- of the European Parliament whose attitudes are tamente di che cosa parli e a livello europeo, pur- overall ambiguous. The “Democratic Party” didn’t troppo per lui, ma, soprattutto purtroppo per noi, è behave so well either! poco credibile». The present secretary keeps criticizing the Euro- Il nostro cammino comune, perciò, è anco- crats and the Bureaucrats, without knowing exact- ra in fieri e occorre, per avere un buon avvenire, ly what he is speaking about and at European lev- alimentare il sentire europeo. Magari, seguendo le el, unfortunately for him, but especially for us, he orme dello storico Federico Chabod, si può riparti- is hardly credible». re da tre punti fermi: libertà, civiltà e diversità: «I Our common path is therefore still under cittadini italiani sanno benissimo che l’Europa of- development and it’s necessary to nurture the Eu- fre opportunità, voi ragazzi, se volete, ve ne anda- ropean path to ensure a good future. Perhaps, fol- te all’estero a studiare con l’Erasmus, gli impren- lowing in Federico Chabod ’s footsteps, we can ditori delocalizzano e se non ci fosse un mercato restart from three fundamental points: freedom, europeo avrebbero enormi difficoltà. Molti opera- civilization and diversity: «Italian citizens know tori sociali riconoscono all’Europa la capacità di very well that Europe offers opportunities, you dare delle spinte per risolvere alcuni problemi. guys, if you want, you can go abroad to study with Il futuro, come avviene ovviamente per Erasmus, entrepreneurs relocate and if there was- tutti, è, in parte, nelle mani dell’Europa. Occorre n’t a EU market they would have great difficul- decidere se dobbiamo andare avanti con più velo- ties. Many social workers recognize that Europe cità o tenerci tutti in un gruppo nel quale molte has the capability to encourage the solution of nazioni non eseguono ciò che dovrebbero, a co- some problems. The future, as with all, is partly in minciare da quelle dell’ultimo allargamento del the hands of Europe. We must now decide if we 2004. Gli Stati dell’Europa centro-orientale non should go on faster or hold a group in which many hanno fatto i loro compiti a casa e, anzi, sono una nations don’t perform what they should perform, vera e propria palla al piede, in particolare la Polo- starting from those of the last 2004 enlargement. nia e l’Ungheria. Credo che si debba andare avanti Central and Eastern Europe’s States didn’t do più velocemente dicendo agli altri che non è che their homework, they’re in fact a real stick in the vengano esclusi, ma se camminano lentamente, mud in particular Poland and Hungary. I think we non riusciranno a stare al passo dei Paesi avanzati. should go on faster telling the others that they’re Questa è la sfida dei prossimi anni! Gli Stati not excluded but, if they walk slowly, they won’t più forti devono lanciarla a quelli che, invece, be able to keep up with the developed countries. ostacolano questo “progresso”. Abbiamo impara- This is next years’ challenge! The strongest States to, infine, che non dobbiamo allargarci troppo ra- must throw it down to those that, instead, stand in pidamente, non dobbiamo allontanare, ma allar- the way of this “progress”. We’ve finally learned garci tanto è un prezzo troppo alto da pagare in that we don’t have to expand too rapidly, we do questa fase». not have to remove, but to expand too much is too Con il suo passo rapido e la ricchezza del- high a price to pay at this stage». lo sguardo, Gianfranco Pasquino ha saputo rac- With his fast step and the wealth of his look, contare il passato e il presente dell’Europa “che Gianfranco Pasquino has managed to tell Eu- c’è”, facendoci capire che cosa rischiamo di per- rope’ s past and present showing us what we risk dere e che cosa potremmo, invece, riconquistare, losing and what we could, instead, regain, saving portando in salvo i valori da cui, negli anni più the values from which, in the gloomiest years of cupi del ‘900, è nata l’idea di unità europea. 900’, the idea of European unity was born. 13

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MS La cultura è vincente di Raoul Beretta 1^I, Noemi Schenoni 1^N La culture gagnante Nicolò Carra 1^N Si definisce romano di nascita, pugliese di famiglia, milanese per lavoro. È il vicedirettore de “Il Giornale” e conduttore di “Matrix” Nicola Porro un liberale, liberista e decisamente libertario, che si è già guadagnato una voce tutta sua sull’enciclopedia “Treccani”. Nel suo ultimo libro “La disuguaglianza fa bene. Manuale di sopravvivenza per un liberista”, edito da La nave di Teseo, scrive che Luigi Einaudi: «in una parte dei suoi saggi auspica addirittura la nascita di una moneta unica, la chiama la lira zecchina. “Se la Federazione europea toglierà ai singoli Stati federati la possibilità di far fronte alle opere pubbliche col far gemere il torchio dei biglietti, e li costringerà a provvedere unicamente con le imposte e i prestiti volontari, avrà, per ciò solo, compiuto opera grande”. Insomma Einaudi vedeva e prevedeva l’euro come vincolo al finanziamento monetario della spesa pubblica, come baluardo contro la più ingiusta delle tasse l’inflazione». Proprio dalla nostra moneta partono le riflessioni sull’economia: 28 febbraio 2002, va in pensione la Lira. Arriva l’Euro e collega dodici Paesi. Da allora l’Europa è più unita? «Diciamo che l’Euro è stato un grande sogno, anche se qualcuno immaginava che portasse molti problemi. Oggi è un po’ in crisi, perché è difficile unire tante nazioni solo con una moneta, ma quello conta è lo spirito degli europei e non ciò che hanno nel portafoglio». Oggi siamo ventisette, ma non riusciamo a trovare una ricetta comune per stare insieme. Che ingrediente manca per farci sentire figli della stessa bandiera? «La cosa fondamentale è che i giovani cittadini si sentano più europei, che viaggino e si conoscano di più, per aprirsi al confronto culturale e umano». La scuola, allora, come potrebbe aiutare i ragazzi a sentirsi più europei? «Noi dobbiamo pensare come se fossimo (Continua a pagina 15) Il est défini romain de naissance, pugliese de famille, milanais pour travail. C’est le sousdirecteur de “Il Giornale” et conducteur de “Matrix” Nicola Porro un libéral, libérateur et carrément libertaire, qui a déjà gagné une voix toute sa propre sur l’Encyclopédie “Treccani”. Dans son dernier livre “L’inégalité fait bien. Manuel de survivance pour un libéral”, publié par Le navire de Thésée, écrit que Luigi Einaudi: «dans une partie de ses essais espère même la naissance d'une monnaie unique, l’appelle la lira zecchina. “Si la Fédération européenne va supprimer les États fédérés individuels d'être en mesure de faire face aux travaux publics en faisant la presse des billets gémir, et les forçant à fournir seulement avec les impôts et les prêts volontaires, il a, pour ce seul, accompli un grand travail”. En bref, Einaudi a vu et prédit l'euro comme une contrainte au financement monétaire des dépenses publiques, comme un rempart contre les plus injuste des impôts de l'inflation». De notre monnaie les réflexions sur l’économie commencent: 28 février 2002, la retraite de la lire. L’euro arrive et relie douze pays. Depuis lors, l’Europe est-elle plus unie? «Disons que l’euro était un grand rêve, même si quelqu’un imaginait qu’il apporterait de nombreux problèmes». Aujourd’hui est un peu «En crise, car il est difficile d’unir beaucoup de Nations seulement avec une pièce de monnaie, mais cela compte, c’est l’esprit des européens et non pas ce qu’ils ont dans le portefeuille». Aujourd'hui nous sommes vingt-sept, mais nous ne pouvons pas trouver une recette commune pour rester ensemble. Quel est l’ingrédient manquant pour nous faire sentir les enfants du même drapeau? «La chose fondamentale, c’est que les jeunes se sentent plus européens, voyagent et en savent plus, pour s’ouvrir à la confrontation culturelle et humaine». L’école, alors, comment pourrait-elle aider les enfants à se sentir plus européen? «Nous devons penser comme si nous étions 14

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MS (Continua da pagina 14) uno Stato all’interno degli Stati Uniti d’Europa, agendo uniti, rispettosi dei valori e delle differenze. Da singoli non si vince e la scuola può aiutare i ragazzi a sentirsi europei, grazie agli stage all’estero, offrendo loro la possibilità di circolare, di esplorare, di vedere con occhi nuovi. Poi, bisogna assolutamente imparare una o più lingue straniere, oltre a conoscere bene la propria cultura, in modo tale che andando in giro per l’Europa i “nostri figli” abbiano maggiori competenze e si sentano fieri del loro patrimonio di conoscenze». L’ambito culturale può essere una soluzione per superare lo stallo e gli egoismi di un “realismo ipocrita” o di una “dittatura del presente” che, finora, ha rallentato il percorso e le potenzialità di molte nazioni. Le relazioni culturali internazionali sono la vera leva per fare dell’Ue un attore protagonista e per indurre le Istituzioni europee e gli Stati membri, occupandosene insieme, a riflettere ed elaborare quella genuina identità politica e culturale comune che li rafforzerebbe. un État au sein des États-Unis d’Europe, agissant Unis, respectueux des valeurs et des différences, vous ne gagnez pas si vous êtes seuls et l’école peut aider les garçons à se sentir européens, grâce à des stages à l’étranger, leur offrant la possibilité de circuler, d’explorer, de voir avec un nouveau regard. Ensuite, nous devons absolument apprendre une ou plusieurs langues étrangères, en plus de connaître bien leur propre culture, de sorte qu’en faisant le tour de l’Europe “nos enfants” ont plus de compétences et se sentent fiers de leur richesse de la connaissance». Le contexte culturel peut être une solution pour surmonter le décrochage et l’égoïsme d’un “réalisme hypocrite” ou d’une “dictature du présent” qui, jusqu’à présent, a ralenti le chemin et le potentiel de beaucoup de Nations. Les relations culturelles internationales sont le véritable levier pour faire de l’UE un acteur de premier plan et inciter les institutions européennes et les États membres, à se concerter, à réfléchir et à élaborer sur l’authentique identité politique et culturelle commune qu’il les renforcerait. 15

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