FAMIGLIA NOSTRA LUGLIO 2017

 

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FAMIGLIA NOSTRA

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RIVISTA DEI RELIGIOSI, DELLE RELIGIOSE E DELLA GENTE DELLA «SACRA FAMIGLIA» Rivista periodica anno 2016, Poste Italiane s.p.a. Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 2 DCB (filiale di Bergamo) anno 98 - numero 179 03 2017 maggio famignlioastraluglio Il Vangelo dei Giovani

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EDITORIALE famignlioastra di p. Sergio Grazioli Cari amici lettori, eccoci di nuovo dentro le vostre case, con il desiderio di raccontarvi qualche tessera della vita della nostra Congregazione, in Italia, in Brasile e in Mozambico. Lo facciamo sentendoci parte della grande famiglia della Chiesa e condividendo i passi che essa dà nella bella e difficile missione di far incontrare il Vangelo con le persone di oggi. Per questo apriamo la rivista parlando del Sinodo dei vescovi che nel 2018 sarà dedicato ai giovani e al loro cammino di fede che diventa ricerca della vocazione che Dio dona loro; l’esperienza dei giovani brasiliani che si confrontano con la vocazione religiosa Sacra famiglia e l’ordinazione sacerdotale di un giovane mozambicano ci ricordano che i giovani hanno il coraggio di accogliere il Vangelo come progetto per la loro vita. Continuiamo a leggere l’esortazione del Papa sulla Famiglia: siamo arrivati al capitolo dedicato all’educazione dei figli. E vi raccontiamo i primi passi di un nuovo progetto che stiamo costruendo insieme a due famiglie: la “Casa Famiglia” vicino al nostro Centro educativo di Orzinuovi. Le nostre Sorelle della Sacra Famiglia nel mese di luglio si ritrovano per verificare e programmare il cammino della loro Congregazione: facciamo a loro l’augurio di un buon lavoro. I fratelli del Mozambico ci ringraziano per gli aiuti ricevuti dopo il Ciclone e ci inviano alcune foto. Tante piccole tessere, che nelle mani di Dio speriamo formino un disegno che dà vita a chi ne sente il bisogno. famiglianostra 2017 PROPRIETÀ Congregazione dei Religiosi della Sacra Famiglia di Bergamo - Via dell’Incoronata, 1 - 24057 Martinengo-Bg (Italia) DIREZIONE E REDAZIONE INTERNA SACRA FAMIGLIA Gianmarco Paris, Antonio Consonni, Fra' Alessandro Asperti Aut. Tribunale di BG: n° 104 del 18 giugno 1948 | Abbonamenti 2017: ordinario Euro 15 Progetto grafico: Duemilacom s.r.l. | Stampa: Il Creativo S.p.a 2 Ci introduciamo a questo articolo dedicato al documento preparatorio del Sinodo (che in latino ha il nome di Lineamenta) con due frasi di madre Cerioli, che bene esprimono lo spirito con cui la Chiesa sta preparando il Sinodo: «Consegnando la nuova figliuola alla maestra, le faceva conoscere il nuovo dovere che le incombeva, esortandola a ben allevarla, custodirla ed istruirla, dicendo: “Questo è un deposito sì prezioso che vale più di tutto l’oro del mondo. Vogliatele bene assai”. Era poi attentissima a vigilare sull’istruzione ed educazione di quelle poverette ... faceva proprio da vera Madre». «Iddio consegnò alla nostra piccola società l'educazione, e l'avvenire delle povare Figlie di S. Giuseppe, affinché, educate nella semplicità possano spargersi un giorno pel mondo qual semente caduta dal Cielo e restituire con l'amore alla fatica l'abbondanza e la pace nelle Famiglie e così arrivare a quell'unica felicità da tutti sì decantata, ma che gli uomini sono sì lungi dal possedere, la quale ci conduca poi e ci guidi facilmente a quell’altra perenne e inalterabile su nel Cielo» La prima fase dice lo sguardo di aperta simpatia, empatia, prossimità, amore, incoraggiamento e tenerezza verso il mondo giovanile attuale che caratterizza anche il documento preparatorio (che considera il grande gruppo che va dai 16 ai 29 anni). Per la Chiesa di oggi i giovani sono un soggetto dell’annuncio del Vangelo, non semplicemente coloro ai quali deve essere annunciato: i Lineamenta invitano i cristiani non a fare qualcosa per i giovani, ma a fare con i giovani, valorizzando il loro senso di sano protagonismo giovanile. La seconda frase di madre Cerioli ci ricorda che la missione specifica della pastorale giovanile è aiutare i giovani a scoprire la loro vocazione, il loro posto nella chiesa per la vita del mondo: per la grande maggioranza dei giovani questo posto è quello della costruzione di una famiglia, di essere cittadini del mondo come coniugi e genitori; qualcuno, in nome della fede, potrà anche accogliere la chiamata a un modo diverso di vivere, come per esempio quello della vita religiosa (femminile e maschile) e della vita sacerdotale. I Lineamenta si dividono in tre capitoli e si concludono con un questionario, il quale segna una bella svolta, perché coinvolge nelle risposte direttamente i giovani: l’icona evangelica che guida il testo è quella del discepolo amato e del suo cammino (descritto molto bene nel vangelo di Giovanni): ciò manifesta il desiderio della Chiesa, anche attraverso questo famiglianostra | Maggio - Luglio 2017

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IL VANGELO DEI GIOVANI Nel mese di ottobre del 2018 il Sinodo dei Vescovi (l’Assemblea dei rappresentati di tutte le diocesi del mondo) sarà dedicato ai giovani e tratterà il tema della fede nell’età in cui si fanno le scelte importanti della vita. Con questo articolo, preparato da p. Gianmario, che è stato animatore vocazionale e ha lavorato molti anni con i giovani della periferia di Milano, vi invitiamo a leggere la riflessione che prepara il Sinodo coinvolgendo tutti i cristiani, soprattutto i giovani, a dare il loro contributo. Sinodo, di incontrare, accompagnare e prendersi cura di ogni giovane, nessuno escluso. Il primo capitolo, I giovani nel mondo di oggi, salvaguardando la specificità dei vari contesti giovanili presenti nei diversi continenti, evidenzia alcune linee di tendenza rintracciabili nell’universo giovanile del mondo intero, con rapide pennellate che vanno a comporre lo splendido capolavoro del mondo giovanile. Tali linee sono: desiderio di attiva partecipazione e di innovazione dal basso, con l’insofferenza verso ambienti in cui essi non trovano stimoli propositivi; forte desiderio di confronto tra pari; bisogno di figure adulte di riferimento credibili (da questo punto di vista il ruolo di genitori e famiglie resta cruciale); si parla anche del forte impatto del mondo virtuale, una caratteristica specifica dell’attuale mondo giovanile, con il rischio che alla prospettiva spazio-tempo si sostituisca quella della spaziovelocità: questa è una sfida educativa e pastorale davvero nuova ed inedita, perché spesso il futuro è visto dai giovani come una serie di scelte sempre reversibili più che il campo di scelte definitive. Questo richiede agli educatori maggiore capacità di attuare una relazione di cura educativa verso le giovani generazioni, co-costruendo con esse progetti concreti in cui possano esprimere un protagonismo, scoprirsi capaci di migliorare il contesto in cui vivono. Per questo è necesario che noi adulti impariamo a far un passo indietro, lasciando spazio perché persone nuove possano agire. Il secondo capitolo del documento preparatorio, dal titolo Fede, Discernimento, Vocazione, parte dal punto fermo che ogni vita è vocazione alla gioia dell’amore, che si concretizza attraverso forme diverse di vita cristiana. E qui sta il cuore del discernimento, quando il giovane si chiede: come faccio a capire, scegliere e praticare la strada giusta per me? Emerge quindi un bisogno del giovane, più o meno esplicito e consapevole, di porsi con responsabilità di fronte alla vita. I Lineamenta descrivono questo cammino (di vita e di fede al tempo stesso) in tre tappe, ciascuna costituita da un verbo. Riconoscere, cioè far emerge la ricchezza del proprio Il Vangelo dei Giovani mondo interiore ed affettivo, mettendolo in dialogo con il Vangelo. Interpretare, per cogliere a che cosa Gesù chiama il giovane (in questo conteso, mentre il giovane dialoga con Gesù attraverso il Vangelo, l’Eucaristia, la riconciliazione ed il servizio al prossimo, un ruolo importante lo riveste l’aiuto di una persona esperta sia nell’ascolto dello Spirito, sia nell’ascolto del cuore umano). Scegliere: l’atto di decidere diventa autentico esercizio di libertà e responsabilità, certamente sempre situato e limitato, decisione che va messa alla prova dei fatti, per essere confermata, uscendo dalla paura di sbagliare. In questa fase occorre tempo e pazienza, sono importanti esperienze pratiche di contatto con le fragilità e vulnerabilità umane, incontrando persone con biografie ferite; è fondamentale il coraggio di lasciarsi accompagnare personalmente da chi ha già camminato per un tratto nella vita. Il terzo capitolo, l’azione pastorale, offre dei suggerimento pratici per far incontrare il giovani con il Vangelo di Gesù. Ancora una volta a indicare la strada sono i verbi (che per loro natura indicano azioni, movimento). Camminare con i giovani, uscire da quegli schemi rigidi ed incasellatori che soffocano la libertà e la gioia del Vangelo, così da permettere ai giovani di essere protagonisti. Vedere, cioè passare del tempo coi giovani, ascoltare le loro storie, gioie, speranze, paure e tristezze; chiamare, ovvero ridestare il desiderio, suscitare domande, cercando di rivolgersi a tutti i giovani, riconosciuti come soggetti dell’annuncio del Vangelo e non coloro che lo ricevono passivamente. Il documento, forte dell’esperienza di chi vive accanto ai giovani, raccomandano di non perdere di vista tre luoghi in cui i giovani sono sempre a loro agio: restano ancora centrali lo sport e musica, a cui va affiancato il mondo digitale. Come religiosi e religiose della Sacra Famiglia ci sentiamo interpellati dal prossimo Sinodo: sia perché incontriamo ogni giorno i giovani nella nostra missione, sia perché se la nostra Congregazione continuerà in futuro a svolgere la sua missione di educare lo si dovrà ai giovani di oggi. 3

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RAFFORZARE L’EDUCAZIONE DEI FIGLI Amoris laetitia Abbiamo chiesto a p. Fausto Ghirardelli, che è stato per molti anni educatore e insegnante in Italia e recentemente parroco in Mozambico di leggere per noi il capitolo sette di Amoris Laetitia e commentarlo a partire dalla sua esperienza. I genitori incidono sempre sullo sviluppo morale dei loro figli, in bene e in male. Così inizia il paragrafo 259 dell’Esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di papa Francesco. Tutta l’esortazione è un invito alla gioia che caratterizza la missione cristiana di riscoprire le radici dell’Amore e della famiglia. Il capitolo settimo in particolare parla dell’entusiasmante e inalienabile missione di educare che è un aspetto centrale della famiglia. Educare alla vita e alla fede, nelle parole del Papa, è la sfida più esaltante e capace di illuminare e promuovere la vita della coppia. Siamo padri e madri non solo in quanto generiamo fisicamente figli e figlie alla vita ma ancora più quando riusciamo a infondere in loro il sapore e la gioia della vita ricevuta. Educare non è solo trasmettere ai figli le norme e la cultura di appartenenza ma testimoniare con gesti concreti il senso profondo della vita, il suo essere dono da accogliere e poi da condividere con gioia. Il modo speciale con cui papa Francesco ripropone il ruolo educativo della famiglia nel nostro contesto sociale e culturale dice anche l’impegno e la preoccupazione della Chiesa per questo compito arduo ma insostituibile quale è educare nelle sue molteplici declinazioni. Il pontefice insiste sul fatto che l’educazione è fatta di azioni dei genitori che trasmettono valori quando li testimoniano con comportamenti personali responsabili e coerenti. Per il papa educare è una parte importante dell’evangelizzazione, che è la missione della Chiesa. In modo rinnovato ma fedele alla tradizione evangelica, la Chiesa nel settimo capitolo della esortazione apostolica “Amoris Laetitia” è invitata dal suo Pastore a considerare l’educazione dei figli come la strada maestra per trasmettere la Fede in Gesù che salva tutti per Amore e libera da ogni schiavitù mondana. Sviluppare nuove strategie pastorali da offrire per un cammino di fede sempre più coerente non è sufficiente se non sappiamo incarnare nella testimonianza credente della vita personale la scelta che ci qualifica come cristiani. Essere testimoni diventa perciò la forza dell’educare sia ai valori sociali che alla fede. L’invito e la sollecitazione del pontefice è quello di riconoscerci tutti chiamati ad essere educatori di umanità e riscoprire come la famiglia è la protagonista di questa grande missione. L’Esortazione apostolica vuole sostenere e incoraggiare la famiglia che è sottoposta a questo difficile compito perché non venga meno la responsabilità dell’educare e possa ritrovare in esso la sua più esaltante vocazione e speranza. Nel campo educativo non ci sono deleghe e neppure scorciatoie. Tutti dobbiamo servirci dei mezzi a nostra disposizione per far crescere nei figli la coscienza del valore della vita. Riconoscere i propri limiti e fragilità nell’educazione dei figli non deve significare per i genitori aver fallito nel loro compito. Educare è un processo che coinvolge volontà e cuore capaci di sconfiggere l’ossessione del risultato a tutti i costi e in qualunque modo. Crescere e diventare maturi non è questione solo di tempo ma soprattutto di una coscienza libera e consapevole, capace cioè di riconoscere il bene e seguirlo anche quando costa. Per questo dobbiamo prima essere testimoni, ci insegna la Chiesa, per essere buoni educatori e missionari del bene. Maturare delle abitudini positive da bambini permette di sviluppare comportamenti buoni da adulti, ma questo è possibile solo qualche adulto ci mostra con la sua vita che la fatica e la rinuncia permettono di raggiungere un bene desiderato e stabile, sano e condivisibile. L’amore che sta alla base della vita e dell’educazione è una virtù che possiamo imparare solo se lo riceviamo come dono. Solo la fiducia nei figli permette loro di crescere e maturare un comportamento buono e motivato da scelte libere e responsabili. Non esistono genitori perfetti: i figli lo sanno e neppure lo pretendono, ma hanno bisogno di genitori presenti che sappiano aiutarli a distinguere il bene e ciò che non lo è. Ci sono comportamenti che meritano apprezzamenti e altri che necessitano di correzione; i genitori possono correggere i figli quando essi stessi riconoscono le loro imperfezioni. L’amore per i figli deve stimolare i genitori ad essere autorevoli per la loro coerenza di vita e non autoritari e giudici. Non ci sono ricette preconfezionate e universali per educare; bisogna procedere senza pre- 4 famiglianostra | Maggio - Luglio 2017

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tendere di applicare metodologie rigide e immutabili e sostenere il complesso processo educativo con tutta la prossimità e attenzione possibile. Le sfide educative si giocano nel rapporto tra diversità, da quella sessuale a quella sociale, da qualla culturale a quella religiosa. Essere maschi e femmina, appartenere a un popolo piuttosto che ad un altro, essere poveri o ricchi non sono scelte ma condizioni esistenziali che necessitano di discernimento e orientamento educativo. Vivere in una famiglia significa anche imparare come relazionarsi senza sentire la differenza come un ostacolo, imparare a ringraziare e essere generosi, condividere e aspettare i tempi degli altri. Queste esperienze predispongono a un comportamento sociale aperto e collaborativo. E’ da questo dinamismo che cresce il senso dell’accoglienza e della collaborazione, della differenza come ricchezza che si dona e che permette di vincere il narcisismo aggressivo per dar vita ad un Amore accogliente e collaborativo. Non dobbiamo ingannare i giovani, conclude papa Francesco, lasciandoli nella loro immaturità e inganno circa l’amore. E’ compito della Chiesa e della famiglia educare ad un Amore grande e generoso che si trasmette attraverso la partecipazione concreta al cammino che si propone. Bisogna offrire ai figli testimonianze luminose che si impongono per la loro bellezza. L’esperienza spirituale non si impone, ma si propone alla libertà di coloro che si vogliono educare famiglia nostraper il Bene perché possa essere per sempre. Il Vangelo dei Giovani Fratel Sorell Padr Madr a e e lo 5

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UNA CASA FAMIGLIA A ORIZNUOVI Un progetto che sta diventando realtà A cura della Comunità educante di Orzinuovi I sogni diventano realtà quando più persone condividono il loro amore a Dio e ai fratelli. Proprio grazie a questa condivisione di intenti l’idea della Casa Famiglia sta diventando per noi religiosi della Congregazione della Sacra Famiglia e per due famiglie del loro Centro educativo un progetto concreto, che lo scorso 22 maggio ha mosso il primo passo con la posa delle «prime pietre» da parte dei bambini e dei ragazzi, degli insegnanti e degli educatori del Centro educativo di Orzinuovi. La gestazione del «sogno» è stata lunga e affonda le sue radici nel carisma educativo della fondatrice Santa Paola Elisabetta Cerioli. Ella nel mese di aprile del 1855 apriva il portone del suo palazzo a una bambina orfana, in Comonte di Seriate (Bergamo): mentre iniziava un’opera di accoglienza per bambine e bambini orfani dava anche un nuovo senso alla sua vita di vedova e madre di nuovi figli, immaginando con loro un mondo che essi avrebbero trasformato come “angeli” di concordia, fede e amore. La «Casa famiglia», che sorgerà accanto al centro scolastico dell’Andreana, vuole essere un piccolo segno di accoglienza dei bambini e delle bambine che per motivi diversi e gravi non possono vivere nella loro famiglia. In questo modo, seguendo lo stile di vita semplice insegnatoci dalla Fondatrice, desideriamo anche far crescere una cultura dell’incontro tra persone consacrate, famiglie e comunità territoriale, e una cultura dell’accoglienza per i tanti bambini che oggi in Italia hanno bisogno dell’aiuto di una famiglia. La comunità di Orzinuovi è stata scelta dalla Congregazione perché offre alcune condizioni favorevoli per iniziare questa prima esperienza: la presenza di due nuclei familiari disponibili e di un gruppo di famiglie unite tra loro attraverso l’esperienza della Compagnia teatrale (QDV); la presenza del centro scolastico che potrà accogliere durante il giorno i bambini affidati alla Casa Famiglia. Alle due famiglie che hanno scelto di lasciare la propria casa per abitare nella «Casa famiglia» saranno affidati i bambini che i servizi sociali del territorio riterranno bisognosi di questo aiuto. «Questo è un cammino nuovo per la Congregazione: abbiamo in molti luoghi laici che collaborano con noi nella missione educativa, ma è la prima volta che delle famiglie vengono ad abitare in casa nostra per svolgere una parte importante di una missione che sentiamo nostra - ha spiegato il superiore generale, padre GianMarco Paris -. Ed è la prima volta anche per loro! La condizione necessaria perché questo cammino possa dare frutti è essere profondamente convinti del valore aggiunto di questa esperienza: valore per i figli accolti (solo un papà e una mamma possono offrire un ambiente accogliente per un bambino che è allontanato dalla sua casa), valore per noi religiosi della Congregazione, che riconoscendo il contributo delle famiglie ci disponiamo ad adattare il nostro stile di vita perché la collaborazione possa dare frutti; valore per le famiglie, che sentono di unire le loro risorse umane e di fede a quelle della Congregazione». Proprio in ottica di una comunione di intenti, religiosi e fa- 6 famiglianostra | Maggio - Luglio 2017

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Rendering del progetto complessivo della Casa famiglia miglie sono all’opera dal settembre 2016 con incontri mensili per elaborare insieme il progetto della Casa Famiglia, che contiene e esprime il modo concreto di vivere e collaborare per offrire ai bambini accolti il necessario sostegno di affetto, di cura, di educazione e di istruzione. Alla cerimonia del 22 maggio hanno preso parte tutti gli alunni del centro educativo con una rappresentanza dei loro genitori, gli insegnanti e gli educatori; i nuclei familiari della futura Casa famiglia. Ospiti della mattinata sono stati anche monsignor Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l'Educazione cattolica della Santa Sede, p. GianMarco Paris, superiore generale della Congregazione della Sacra Famiglia, il professor Riccardo Romagnoli, dirigente scolastico dell'Accademia SantaGiulia di Brescia che, attraverso l’architetto Alberto Mezzana e i suoi studenti del corso accademico di Interior design, sta curando il progetto architettonico della Casa; infine l’architetto Susy Betti, che sta curando la progettazione del verde. La Comunità territoriale è stata rappresentata dal sindaco di Orzinuovi, che ha manifestato grande attenzione per l’iniziativa della Congregazione. I bambini e i ragazzi in Italia Le «Case famiglia» in Italia rispondono a un bisogno sempre più emergente dei bambini e ragazzi “fuori famiglia”. Secondo un'indagine della fine del 2010 in Italia sarebbero oltre 39.000 i bambini (di età compresa tra gli 0 e i 17 anni) accolti in strutture educative o affidati a famiglie affidatarie. I più numerosi sono ragazzini/e di 14-17 anni (71%) e i bambini/e di 6-10 anni (24,4%) che sono stati allontanati dalle famiglie di origine per inadeguatezza educativa o altri problemi dei genitori. Qasi 6.000 vivono in Lombardia, che detiene il primato nazionale. A dispetto di quanto si possa pensare la maggior parte di questi, il 78,1% sono italiani, anche se cresce sempre di più il dramma dei migranti minori non accompagnati: nel 2016 ne sono arrivati in Italia 25.800, più del doppio dell’anno precedente. Anche ad essi sono aperti i servizi delle Case famiglia o delle comunità educative. Il Vangelo dei Giovani 7

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LA “BELLEZZA COLLATERALE” DELLA GENEROSITÀ a cura della Comunità di Maxixe P. Roberto Maver ci informa sui passi dati dopo il Ciclone di febbraio, ringraziando tutti coloro che hanno collaborato alla campagna di raccolta fondi che abbiamo realizzato nei mesi di marzo, aprile e maggio scorsi. “Ho nascosto i bambini dietro all’altare e con mia moglie abbiamo passato la notte a tenere chiusa la porta che la furia del vento voleva spalancare”. È il racconto di Diaz, il custode della missione di Mongue, nella notte del Ciclone Dineo. Era la notte tra il 14 e il 15 di febbraio quando un uragano di vento e pioggia si è abbattuto sulla costa orientale del Mozambico, colpendo in modo particolare la provincia di Inhambane, dalle cinque del pomeriggio alle quattro del mattino. Diaz e la sua famiglia quella notte, come tutti gli abitanti di Mongue e Maxixe l’hanno vista davvero brutta. Dopo aver perso il tetto della casa si è rifugiato nella piccola cappella in muratura della missione, in cerca di riparo e sicurezza, e ha salvato la sua famiglia resistendo tutta la notte reggendo quella porta. A poche centinaia di metri, Marcelo ha scelto di passare la notte nel Container, e altri presso amici e vicini di casa. Sembrava davvero interminabile. Anche la nostra comunità religiosa ha sofferto enormi danni. Cinque delle nostre otto scuole dell’infanzia sono state distrutte, l’università ha perso la sua struttura polivalente, molte aule del campus due sono state scoperchiate. La nostra casa, le cappelle, la residenza di Mongue sono state danneggiate. Quella notte abbiamo ospitato in casa diverse persone e nelle nostre strutture centinaia di persone che avevano perso tutto. Adesso, a distanza di 4 mesi, la vita sta tornando alla normalità. Diaz sta ultimando la sua casa, anche grazie agli aiuti giunti dall’Italia; molte persone hanno riparato i tetti e le comunità si stanno organizzando per ricostruire le cappelle; noi abbiamo riparato quasi tutte le scuole e l’università. È stata una esperienza 8 difficile e sofferta ma che ha rivelato le “bellezze collaterali”, secondo l’espressione di un recente film, che stanno nella profondità del cuore umano. Superando le barriere di razza, colore, lingua e religione, le persone si sono unite per darsi una mano, per affrontare le urgenze. Siamo stati commossi della vostra generosa risposta ai nostri appelli di aiuto: sono state per noi un vero segno di quella bellezza collaterale che ci spinge a ringraziare il Signore che non lascia soli i suoi figli. Vorrei potervi trasmettere con queste poche righe il grazie di cuore di molti uomini e donne, bambini e bambine che hanno potuto riavere un tetto grazie alla vostra generosità. Qualcuno l’abbiamo aiutato direttamente ricostruendo le case, con una piccola squadra di muratori, capitanati da mio cognato Luigi, che si trovava in Mozambico per realizzare le nove aule dell’Università. Altri li abbiamo aiutati offrendo un valore in denaro. Non è stato un lavoro semplice, perché anche qui, come nel resto del mondo, c’è chi è capace di inventarsi di tutto quando vede che può approfittare di una situazione, anche tragica! Abbiamo dovuto costituire una equipe di persone che visitasse casa per casa e valutasse i danni. Solo dopo questa attenta analisi abbiamo aiutato più di 50 famiglie. Altri li stiamo aiutando attraverso un fondo di solidarietà che abbiamo costituito per accompagnare le situazioni più gravi. Rimangono infatti ancora molte ferite. Le più difficili da soccorrere sono le cappelle delle comunità. Si tratta di strutture che con la fatica di molti anni le persone erano riuscite a costruire per riunirsi a pregare. Spesso per carenza di fondi erano state edificate in economia, con materiali poveri e senza molta perizia edile. Sono state le prime a cadere e solo Dio sa quando si potranno ricostruire. La gente ha usato i pochi soldi che aveva da parte per riparare la propria casa e ora fa fatica a trovare i mezzi per riparare le chiese. I costi del materiale di costruzione sono altissimi. Basti pensare che con un salario mensile si possono comprare 10 sacchi di cemento… E non tutti famiglianostra | Maggio - Luglio 2017

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hanno un lavoro retribuito! Insomma è una bella sfida, ma che con la caparbietà di questo popolo e la vostra generosità, sicuramente riusciremo a vincere. Vorrei concludere questo breve resoconto del dopociclone con una frase della lettera dell’Apostolo Paolo alla Chiesa di Roma in cui incoraggia a non mollare mai: “Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati” (Rm 8,35). È stata questa certezza dell’amore di Cristo che per primi ci ha amati che ci ha spinto a lottare senza perdere il legame con Lui e con gli altri. Per quanto avverse possano essere le situazioni esterne della natura o degli altri, confidare nella potenza di Cristo è garanzia di “vittoria”. Potrà essere necessario molto tempo per lenire le ferite e rimettere un tetto sopra la propria casa, ma la strada è giusta, perché fatta con tanti amici e fratelli e soprattutto con Colui che ci indica il Cammino. Questa è la bellezza collaterale. s parte della residenza dei missionari dopo la ricostruzione Aule dell'Università ristrutturate ▼ Palestra dell'Università distrutta dal ciclone Il Vangelo dei Giovani

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Al grazie di p. Roberto Maver si unisce il grazie dell’Ufficio missionario e dei Volontari che con esso collaborano, perché l’appello lanciato nei giorni immediatamente successivi alla devastazione delle missioni di Maxixe e Mongue ad opera del ciclone Dineo non è rimasto inascoltato. Per dovere di trasparenza e per forte sentimento di riconoscenza verso chi ha risposto alla nostra sollecitazione ci sembra bello far conoscere l’entità dell’aiuto prodotto dalla sottoscrizione. Ai 30.000,00 euro subito resi disponibili dalla Congregazione attraverso l’Ufficio missionario per rispondere rapidamente alle urgenze più impellenti si sono aggiunti altri 70.073,00 euro offerti dai vari donatori. In particolare il nostro grazie va a: • tutti e singoli gli offerenti, i più generosi dei quali hanno chiesto di restare anonimi; • le Comunità parrocchiali di S. Maria Assunta a Cologno al Serio, S. Silvestro a Bozzola di Garlasco, Santissima Trinità a Cerveteri, Sacra Famiglia al portunense a Roma • i fedeli della Chiesa dell’Incoronata di Martinengo e del Santuario della Madonna della Bozzola; • i confratelli delle Comunità di Cerveteri, Bozzola, Roma, Svizzera, Montes Claros, Martinengo; • i bambini della Scuola Primaria Sacra Famiglia di Martinengo; • chi ha acquistato i prodotti del mercatino della solidarietà allestito per le feste del papà e della mamma in via dell’Incoronata a Martinengo. 10 Abitazioni private dopo i lavori di ricostruzione famiglianostra | Maggio - Luglio 2017

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Ambienti dell'Università Pedagogica di Maxixe rinnovati con gli aiuti giunti dall'Italia Il Vangelo dei Giovani 11

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VIVERE IL SACERDOZIO... di padre Osvaldo David Lo scorso 23 Aprile ho ricevuto l’ordine del sacerdozio nella Parrocchia della Sacra Famiglia a Maxixe, la mia parrocchia di origine, dove ho iniziato a coltivare la mia fede e l’ascolto della voce di Dio. Voglio sinceramente ringraziare Dio per il grande dono della vocazione che mi ha fatto, anche attraverso i miei fratelli della Congregazione della Sacra Famiglia, in particolare coloro che direttamente sono stati i miei formatori e che mi hanno aiutato a camminare e verso la meta della consacrazione. Voglio anche condividere il sentimento di gioia che vivo dentro di me, perché sento che quanto vivo non è solo frutto della mia volontà ma anche della volontà di Dio su di me. Egli mi ha chiamato in mezzo a tanti miei amiri e coetanei, per farmi suo strumento di annuncio della sua Parola. Questa é la principale ragione della mia consacrazione sacerdotale: essere messaggero del Vangelo e non fare di questa scelta una scusa per una vita facile. La santa Fondatrice ha gettato il seme del suo Carisma in terra fertile, in un paese molto giovane dove ci sono giovani che rispondono alla chiamata di Dio e per farlo hanno bisogno di essere aiutati e accompagnati. É grazie a questo percorso che oggi mi trovo ad essere il primo religioso e padre mozambicano della Sacra Famiglia in Mozambico. Dietro di me ci sono altri 17 giovani che camminano sulla strada del discernimento vocazionale; sento la responsabilitá di essere esempio per questi giovani e in un certo senso esortarli a camminare nella direzione che sia buona per la loro vita e per la Chiesa. La missione che mi è affidata continua ad essere nella comunitá di Marracuene, dove ho vissuto fino ad ora e dove piano piano sto assumento il compito di educare i bambini e gli adolescenti del Collegio San Giuseppe, in collaborazione con Luisa, missinaria laica della Sacra Famiglia. Si tratta di di una esperienza educativa del tutto speciale: a contatto giorno per giorno con circa 300 bambni e adolescenti, dei quali 60 vivono con noi giorno e notte. A ciò si affianca l’insegnamento dell’educazione morale e civica nella nostra Scuola comunitaria Sacra Famiglia, a fianco di fra’ Stefano che ne è il direttore e il servizio sacramentale nel fine settimana per le comunità della Parrocchia di Nossa Senhora das Candeias. 12 famiglianostra | Maggio - Luglio 2017

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... COME UN SERVIZIO PER LA MISSIONE Un’altro segno concreto della benedizione del Signore ha caratterizzato la vita della Congregazione della Sacra Famiglia. Il 23 di Aprile scorso, nella sua parrocchia della Sacra Famiglia di Maxixe, Osvaldo José David é stato consacrato sacerdote per l’imposizione delle mani del nostro Vescovo Mons. Ettore Dotti. Invoco su di me e su tutti i religiosi dell della Congregazione della Sacra Famiglia l’intercessione di Santa Paola Elisabetta Cerioli e di San Francesco Saverio, affinché possa vere sempre un cuore docile e aperto alla missione, in qualsiasi posto dove sarò inviato ad annunciare la sua Parola e testmioniarla con il servizio umile dell’educazione. Il Vangelo dei Giovani Dopo il suo definitivo si al Signore con la Professione perpetua, il 15 di novembre del 2015 e il diaconato il 1 maggio del 2016, ora Osvaldo ha vive la sua appartenenza alla Congregazione della Sacra Famiglia nella comunitá religiosa di Marracuene, in Mozambico svolgendo il suo apostolato educativo nel collegio San Giuseppe. Per una felice e non casuale coincidenza il suo percorso vocazionale rappresenta simbolicamente l’inizio e la crescita del carisma in terra mozambicana. Fin dagli inizi della missione in Mozambico i nostri confratelli hanno da subito fatto conoscere l’originalitá e la bellezza del carisma di Santa Paola che ha da subito riscaldato il cuore di alcuni giovani impegnandosi in un cammino di discernimento vocazionale. Padre Osvaldo iniziava il suo cammino vocazionale nel 1999, un anno dopo l’insediamneto della nostra comunitá religiosa nella parrocchia di Maxixe, e oggi questo giovane é il primo frutto raccolto dopo vent’anni di testimonianza gioiosa in terra africana. La risposta generosa e gioiosa di padre Osvaldo a questa chiamata religiosa-secerdotale ci pare la testimonianza piú chiara che l’incredibile esperienza di fede della nostra fondatrice é capace ancora oggi, come una semente, di attecchire nel terreno fertile di qualsiasi cultura e produrre i frutti. A Osvaldo l’augurio fraterno e paterno della comunitá di Marracuene e di tutta la Congregazione, affinché nella sua relazione paterna e educativa com i ragazzi del collegio San Giuseppe, possa incarnare sempre piú visibilmente, nella quotidianitá dei suoi sentimenti, gesti e parole, il carisma Sacra Famiglia per il bene della Chiesa e del popolo mozambicano p. Luca Pelis 13

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NOVIZIATO, TEMPO DI GRAZIA A cura della comunità del noviziato: Ederson de Assis Monte, Fabio Bonacossa, Ludjero Martins Ribeiro, Pe. Cezar Luciano E. Fernandes Il noviziato è tempo di grazia,ove si scopre,giorno dopo giorno, la novità evangelica della propria chiamata. È tempo propizio per contemplare, nella propria vita, il “tocco”di Dio che ci lambisce e suscita in noi una risposta esistenziale, libera e responsabile, alla sua voce. È tempo di sperimentare e di misurarsi con il senso del lavoro e della fraternità vissuti in comunità. Pertanto il noviziato è un tempo privilegiato di silenzio e di ascolto, di lavoro e di contemplazione, di preghiera e di discernimento. In questo tempo unico della formazione religiosa Sacra Famiglia, ad ogni novizio è chiesta la docilità per accogliere la grazia, lasciandosi muovere da essa fino a giungere alle profondità del proprio essere, affinché, prendendo possesso della sua realtà più bella, possa lì incontrarsi con il Signore, che gli rivela la propria identità e i suoi doni più veri. Per il novi- zio, la sfida di conoscersi, riflettendo sulla volontà di Dio al fine di poter decidere di offrirsi a lui con gioia, è la via della propria realizzazione. La vita interiore di preghiera e contemplazione, il cammino della formazione religiosa, umana e carismatica, così come l’esperienza della fraterna appartenenza alla comunità religiosa, conferiscono il supporto necessario a questo percorso di discernimento e di approfondimento vocazionale del novizio, nel suo itinerario verso la consacrazione. Certamente l’elemento contemplativo è connaturale all’esperienza spirituale del noviziato, il cui precipuo scopo - così come recitano le Costituzioni della nostra Congregazione - è proprio quello formare la mente ed il cuore dell’aspirante alle esigenze radicali del Vangelo e al carisma cerioliano. Ecco perché qui a Jandira, nel contesto di una realtà semplice di vita familiare, la ricerca, l’ascolto e la conoscenza di sé e di Dio, si palesano quali coordinate che si muovono sapientemente lungo le direttrici dello studio, della preghiera, del lavoro. Ogni mattino si apre con la presenza viva del Signore che parla in pienezza a ciascuno di noi attraverso la lectio divina: qui, la Parola di Dio si dischiude con 14 famiglianostra | Maggio - Luglio 2017

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"Queste pagine presentano il cammino dei giovani delle nostre case di formazione in Brasile. In questa pagina il gruppo internazionale dei novizi racconta il senso della tappa più importante di tutto il cammino formativo, perchè prepara il giovane a fare dono di tutta la sua vita a Dio e ai fratelli" prodigalità al nostro animo, viene spezzata per essere condivisa e per alimentare, quale linfa vitale, il nostro percorso formativo, esortandoci a procedere con perseveranza e gioia in un itinerario di rinnovamento e di trasformazione strutturale e strutturante. In questo clima di stupore e di riflessione introspettiva, e al di là dei momenti dedicati alla preghiera comunitaria, ad ogni novizio viene data la possibilità di ritagliarsi, nell’arco della giornata, dei tempi per ascoltare, parlare e stare in raccoglimento col Signore, allacciando e coltivando con Lui, con cuore indiviso, una relazione di intimità, di carità profonda e di fertile rigenerazione personale. Il noviziato, poi, è un momento privilegiato per l’arricchimento di tutto il nostro essere, poiché siamo proprio chiamati ad assumere, nell’imperfezione della nostra materialità caduca e precaria, la perfetta forma di sentire, vivere e pensare di Gesù Cristo: questo è l’obiettivo della formazione religiosa a noi offerta. Affinché ciò sia possibile e si realizzi, la figura del padre maestro è fondamentale perché è lui che ci guida e ci orienta, servendosi di alcuni indispensabili strumenti: innanzitutto, i colloqui personali, attraverso i quali possiamo condividere le gioie e le angustie della settimana; le istruzioni quotidiane, con le quali ci addentriamo nella conoscenza degli scritti della Fondatrice, dei documenti della Chiesa e dei contributi di quegli specialisti che, nelle loro opere, si sono soffermati ad analizzare i vari aspetti della vita religiosa; e infine, gli incontri formativi intercongregazionali (Novinter), dove ci viene data l’opportunità, non solo di apprendere alcune nozioni trasmesseci dai relatori, ma anche di entrare in contatto con le diverse esperienze carismatiche, delle quali sono portatori i novizi delle altre congregazioni lì presenti. Tutto questo ci consente di crescere come persone e come membri di una comunità, che pone Cristo come modello di riferimento. Nel nostro cammino di formazione guardiamo Cristo e il suo amore, perchè, se qualcuno ci domandasse qual è il vero Il Vangelo dei Giovani senso dell’amore, e dovessimo rispondere senza avere alcun riferimento fondamentale, riusciremmo a dare questa risposta? Evidentemente no! Poiché l’amore ha senso solo quando è vissuto alla luce del vero modello che è Cristo. Il Buon Maestro ci ha insegnato che il senso dell’amore è il donarsi agli altri, in totale libertà. Noi della comunità del noviziato possiamo rendere concreto questo amore di Cristo nella nostra convivenza fraterna, nello scambio reciproco di esperienze, nell’aiuto vicendevole, aprendoci l’uno con l’altro: questo dev’essere il centro del nostro vivere concretamente l’amore in Cristo. E questo amore può essere vissuto pienamente solo quando è condiviso, perché nessuno può viverlo chiudendosi in se stesso: ciascuno di noi necessita dell’altro per vivere autenticamente l’amore di Cristo. Il lavoro apostolico che noi novizi svolgiamo quotidianamente nella scuola è molto significativo poiché la convivenza con i ragazzi ci arricchisce e ci mostra, ancora una volta, che abbiamo bisogno degli altri per crescere umanamente e spiritualmente. Che S.Paola Elisabetta, nostra Fondatrice, benedica maternamente le nostre intenzioni e vegli con instancabile zelo sul nostro cammino, affinché si realizzi in noi il progetto d’amore di Dio, per poter essere sempre più, con la forza dello Spirito Santo, segni fecondi della fedele presenza del Signore tra i fratelli. 15

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