Il Corno - Speciale Giir di Mont 2017

 

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Il Corno - Speciale Giir di Mont 2017

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Edizione straordinaria Luglio 2017 Premana è

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il Corno è stato un periodico Premanese, pubblicato per 53 lunghi anni. Da inizio 1964 a fine 2016 è uscito, puntuale, ogni tre mesi, raccontando Premana, la sua storia, la sua economia, la sua vita sociale, animando il dibattito sui più svariati argomenti, e sforzandosi di promuovere un paese migliore. Col numero di Natale 2016 è stata annunciato il termine della sua vita editoriale, per svariati motivi, più volte illustrati ai suoi numerosi e fedeli abbonati (più di 1300). Come meglio spiegato nell’editoriale, questa edizione straordinaria vorrebbe accompagnare i Premanesi, gli oriundi e tutti coloro che saranno coinvolti dai Campionati Mondiali di Corsa in Montagna - Premana 2017, a conoscere e gustare al meglio l’evento sportivo che segnerà l’estate premanese. Come evidenziato in sommario, la Redazione del giornale e il Comitato Organizzatore dei Mondiali ne hanno curato, dividendoseli, i contenuti. Hanno sostenuto la stampa di questa edizione: Petroli Valsassina di Manzoni Giovanni mt 1500 prodotti e servizi per il riscaldamento CREMENO (Lecco) Tel. 0341.996.904 - Fax 0341.996.905 Aperto tutti i mercoledì e week-end, tutti i giorni da giugno a fine settembre Offerte per gruppi, famiglie, ricorrenze speciali in quota... Gestione Fam. Buzzoni - Introbio - Tel 3405012449 www.rifugiotavecchia.it - info@rifugiotavecchia.it Finalmente di Fabrizio Fazzini IMPERMEABILIZZAZIONI TEGOLE CANADESI LINEE VITA Via Risorgimento, 30 23834 Premana (LC) Tel./Fax 0341.890365 Cell. 349.6667463 fabrypremana@hotmail.it Pulizia canne fumarie tipografia - litografia - moduli per computer stampa digitale - studio grafico interno 2 23815 introbio (lc) - viale della vittoria, 8 tel. 0341.980235 - fax 0341.983878 grafica@memigraph.it

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Dalla Redazione Editoriale NON POTEVAMO MANCARE Capita in tante famiglie di avere un amico, un conoscente, un parente alla lontana, che viene quasi considerato parte della famiglia stessa. Non sempre è invitato ma spesso lo si aspetta, ci si accorge quando manca più di quando c’è, magari può risultare a volte invadente, non fa parte proprio della cerchia ma, lo si voglia o no, diventa partecipe dei momenti più importanti, quelli che scandiscono una vita. Capita anche che l’amico debba assentarsi, non si sa per quanto tempo, e avvisa della sua partenza, dicendo che, sì..., per un po’ sarà lontano: baci, abbracci, qualche lacrima più o meno di circostanza, una pacca sulle spalle, e, se non proprio l’addio, l’arrivederci a chissà quando. Capita, infine, che dopo tutte queste cerimonie di saluto, spesso anche un po’ sopra le righe rispetto alle usanze (si sa, noi montanari fatichiamo ad essere espansivi) si presenti prima del previsto una di quelle occasioni a cui l’amico sente di non poter proprio mancare, nonostante il recente addio. E ritorna quando è ancora fresco il ricordo del saluto, non ci si è ancora abituati all’assenza, quando il dispiacere per la lontananza reciproca non è ancora stato elaborato. Un’inutile prova emotiva, si potrebbe pensare. Ecco, cari lettori, a Il Corno e ai suoi redattori è successo qualcosa di simile. Ci siamo appena salutati, vi abbiamo appena annunciato il nostro amaro ritirarci da questa avventura editoriale lunga 53 anni, abbiamo vissuto una scelta difficile, emotivamente molto forte, che ha coinvolto, volendo o non volendo, tanti dei nostri affezionati abbonati, che numerosi ci hanno manifestato il loro dispiacere. E però, come all’amico di cui si parlava all’inizio, ecco che si presenta presto l’occasione per un ritorno: I CAMPIONATI MONDIALI DI CORSA IN MONTAGNA - PREMANA 2017. Un evento che in ambito sportivo è una primizia assoluta per il nostro Paese; una manifestazione che accanto agli aspetti strettamente legati alle specialità di cui saranno as- segnati i titoli iridati, vedrà Premana affrontare una sfida logistica (ed anche economica) forse senza precedenti ri- manendo nell’ambito delle manifestazioni “pubbliche”; un’occasione per far conoscere il nostro “strano” paese a migliaia di persone, perlopiù appassionate di sport e del- l’ambiente di montagna. Un appuntamento da non perdere, tutto da vivere quando sarà il momento, tutto da scoprire e tutto da raccontare; così com’è da raccontare questo paese, con la sua gente, a tutti coloro che arriveranno da mezzo mondo. Un racconto, quello che vogliamo presentarvi, an- che dettagliato, che ha un triplice obiettivo: il primo è di far sì che l’evento venga “capito”, bene, dai premanesi, in tutte le sue sfaccettature, per fare in modo che tutti lo sentano proprio, e pos- sano esserne orgogliosi. In secondo luogo, illu- strare, almeno per sommi capi, cos’è Premana, e chi sono i premanesi, alle migliaia di appassionati sportivi che ci invade- ranno tra la fine di luglio e l’inizio di agosto: la storia del paese, la sua economia, le peculiarità sociali, il legame col ter- ritorio, la sua innata pas- sione per lo sport. Infine per immortalare le vi- cende legate a questo evento sportivo e a tutto ciò che vi ruota intorno, perché un domani anche questo numero de Il Cor- no diventerà Storia, da rileggere, da rivivere, da ricordare, come già è successo dal 1964 al 2016. Il Comitato Organizzatore ci ha chiesto una mano per rac- contare tutto questo in un’Edizione Straordinaria de Il Corno, e noi, come quell’amico tornato repentinamente dopo il recente addio, Inquadra il codice qr col tuo smartphone/tablet e accedi ai contenuti volentieri abbiamo raccolto l’invito. Tutta Premana sarà coinvolta nei più svariati ambiti, e così, anche noi, abbiamo voluto offrire il no- stro contributo: NO, NON POTEVAMO PROPRIO MANCARE! 3

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Sommario Dalla Redazione 3 Editoriale ‐ Non potevamo mancare 5 Fare insieme 6 Anche le lame hanno radici 8 Custodi dell’alpe 30 60 anni di Giir di Mónt 32 Agli albori dello Skyrunning 37 Dicono di noi 40 Ci ho provato anch’io Dal Comitato Organizzatore Settant’anni di sport Come il vento, l’inno dei Mondiali Saluti delle autorità Genesi di un’idea Mondiale Dietro le quinte Doppia sfida iridata Mappe dei percorsi di gara ...sarìi mighe drée a fà ‘gli’Olimpiadi! Logistica di un Campionato Mondiale Premana al Golden Gala Grazie Premana! 11 14 15 16 18 20 22 24 26 27 28 la redazione Bellati Carlo Bellati Giovanni Bertoldini Mario Codega Gabriele Codega Morris Codega Nicola Codega Roberto Codega Rocco Fazzini Gabriella Fazzini Giovanni Fazzini Pietro Gianola Elena Gianola Sandro Gianola Silvia Migliore Francesco Pomoni Paola Pomoni Stefano Sanelli Giovanni Tenderini G. Battista Tenderini Luca Sampietro Marco - Introbio Tenderini Buttera Cinzia Foto A. Locatelli in copertina Premana è MONDIALE Premana è Edizione straordinaria Luglio 2017 ...ancora il paese sa trarre vantaggio da quell’allenamento alla condivisione, misurato su obiettivi da raggiungere. L’ “abilità sociale acquisita” può ancora portare lontano... La stampa di questa edizione straordinaria è offerta dall'Associazione Culturale “Il Corno” Chi volesse sostenerla può farlo con le seguenti modalità (offerta libera): Conto Corrente Postale 15591225 - IBAN: IT12F0851551710000000002277 - PayPal: ilcorno@ilcorno.net intestati a: Ass. Culturale “Il Corno”, Via Venezia, 28 - 23834 PREMANA - Mail ilcorno@ilcorno.net - www.ilcorno.net 4

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Dalla Redazione Fare insieme Passato e futuro dell’associazionismo premanese I premanesi amano stare insieme. Fare insieme. Soprattutto, ma non solo, fare festa. Il paese conta oltre venti associazioni di carattere sportivo, assistenziale, culturale: più di un sodalizio ogni cento abitanti. Da dove viene questa sorta di “vocazione alla comunità”? È ben difficile risalire alle origini di un habitus collettivo, ma sarebbe superficiale attribuirlo semplicemente ad una sorta di socievolezza spontanea. Possiamo soffermarci, come spunto di riflessione, su alcune situazioni storiche nelle quali i premanesi hanno sperimentato l’opportunità di una condivisione degli sforzi: per cominciare, la vita d’alpeggio e la comunità degli emigrati, ossia la Compagnìe del mónt e la Scuola veneziana di san Rocco e sant’Ilario. In entrambi i casi la “società” nasceva dalla necessità, in entrambi i casi prevedeva sforzi e regole per ciascuno, in entrambi i casi assicurava benessere. La “Compagnia” d’alpeggio permetteva di usare vantaggiosamente ciò che era di tutti: la terra, i mezzi di produzione; la “Scuola” dava la possibilità di affrontare meglio il lavoro e il futuro come più tardi faranno, in paese, la Cassa Rurale e il Consorzio. C’erano, poi, le associazioni a carattere devozionale, le confraternite, radicate in una fede tanto tradizionale quanto profonda; ma la confraternita sgorgava da una consuetudine con il Sacro che oggi è appannaggio di pochi, e forse fatichiamo un po’ a comprendere. A partire dal periodo fra le due guerre, cominciano a nascere - e si moltipliche- ranno nel secondo Novecento - le associazioni sportive e culturali. È l’avvento della modernità, la scoperta del “tempo libero”: organizzandosi, strutturandosi in gruppo, si aprono tante nuove possibilità, si coltivano i talenti. I sodalizi a carattere ricreativo rendono accessibile a molti ciò che prima era per pochi privilegiati - lo sport, la musica. E intanto il paese era cresciuto, cresceva. Anche grazie a questa sorta di “abilità sociale acquisita”, allenata da secoli di condivisione. Spesso poi, se non sempre, la vita associativa comprendeva piacevoli risvolti conviviali e giocosi. Anche oggi Premana si nutre di socialità. Ma ora non è una necessità “stringente”: il territorio non fornisce più la base della sopravvivenza; il mondo è diventato piccolo, non fa più paura, siamo sempre “connessi” e - soprattutto - le possibilità economiche sopperiscono a tanti bisogni a cui un tempo solo un’associazione, un gruppo poteva rispondere. Da Premana si esce tanto, per diletto o necessità, ogni giorno: la vita scorre entro spazi sempre più dilatati e tempi sempre più ristretti. Siamo anche, inutile negarlo, tutti un tantino più individualisti, sebbene abbiamo conservato intatto il gusto della festa. Eppure ancora il paese sa trarre vantaggio da quell’allenamento alla condivisione, misurato su obiettivi da raggiungere. L’“abilità sociale acquisita” - che forse dovrà trovare nuove forme di espressione, nuovi canali comunicativi, nuove sfide - può ancora portare lontano. Paola Premana: le tortuosità di un nome Varie ipotesi sono state formulate per spiegare l’origine e il significato del nome di luogo “Premana” (dialetto Promàne): la più plausibile è quella secondo cui il nome deriverebbe da primus ‘primo’, a designare la posizione del luogo all’inizio della valle, da intendersi nel senso del dominio dall’alto sull’avvallamento. Da scartare una derivazione dal sintagma lat. pro mane ‘verso mattino’, in contrapposizione a Domànt un antico e grosso nucleo rurale, posto verso il fondovalle, riportato a dum ante ‘da dove (era) prima’. Conosciamo meglio Premana 5

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Dalla Redazione Anche le lame hanno radici Posto al culmine della Val Varrone e rizzandone anche l’aspetto urbanistico un po’ di respiro alle attività impren- allo stesso tempo collegato all’alta (ancora oggi si notano ai primi piani ditoriali che ormai soffocavano in cen- Valsassina attraverso il passo di Piazzo, delle grandi abitazioni, i finestroni tro paese. il paese di Premana, abbarbicato sul delle officine), magari non così piace- Qual è il segreto di questo miracolo, versante destro della valle, in una zona vole, ma sintomatico di un forte svi- tuttora conosciuto come il “miracolo ben soleggiata, a mille metri di quota luppo. di Premana”? in fronte al Pizzo dei Tre Signori, si Un capitolo importante fu la nascita Innanzitutto la presenza di numerose erge compatto alla base delle cime più dello stabilimento “Italicus” (Fam. miniere di ferro nell’alta Val Varrone, elevate delle Prealpi Orobiche (monti Collini), protagonista decisivo dello nonché in Valsassina presso il lago di Legnone e Piz- Sasso e in Val zo Alto). Biandino, sca- La principale vate probabil- attività produt- mente fin dal- tiva di questo l’età romana e caratteristico abbandonate borgo monta- nella prima no, culla della metà dell’Otto- siderurgia val- cento con l’av- sassinese, è sta- vento del car- ta ed è ancora bone coke e la lavorazione l’uso della forza del ferro, un a vapore. Le tempo estratto miniere appar- dai monti della tenevano in ge- Val Varrone. Fu nere ad influen- proprio grazie ti famiglie della allo straordina- zona (Arrigoni, rio sviluppo as- Mornico, Den- sunto lungo i ti, Pino), pro- secoli dalla la- prietarie anche vorazione delle dei forni fusori. lame che Pre- Ma non era mana ha potu- Ruderi dei carbonili al Forno di S. Giorgio a Giabbio, dove ora sorge la zona industriale sempre così: to raggiungere una parte, ad una certa floridezza economica che sviluppo economico di Premana, prin- esempio, delle miniere di ferro dei ne ha determinato lo sviluppo non cipale attività produttiva fino alla Se- monti di Varrone - come attesta una solo dal punto di vista sociale, ma an- conda Guerra Mondiale, che dava sta- pergamena del 1291 - apparteneva alla che urbanistico. Non a caso, non c’è bilmente lavoro a 70-80 dipendenti. potente famiglia comasca dei Vicedo- vicolo del borgo che non veda botteghe, Nei decenni a seguire ecco il diffondersi mini di Cosio che estendeva la sua grosse o piccole, ancora attive oppure a macchia d’olio delle attività autonome giurisdizione anche fuori della bassa ormai cessate, dedite alla produzione artigianali (spesso proprio su iniziativa Valtellina. Le miniere spesso prende- di forbici e coltelli. Un’industria, quella di ex maestranze “Italicus”) e la spe- vano il nome dai proprietari: così si dell’utensileria premanese, che, iniziata cializzazione di tutto un paese nella conosce, per esempio, il nome dell’Ar- a metà Ottocento con Ambrogio Sa- produzione di articoli da taglio, il che rigona o della Pina sul monte di Artino, nelli, si è poi intensificata a partire ha reso possibile il boom economico presso Premana. dal primo dopoguerra. L’attività arti- e demografico degli anni 60/70/80 (tra Il trasporto della vena utilizzava per- gianale che aveva mosso i primi passi il 1951 e l’81 l’incremento percentuale corsi spesso impervi, che si chiamavano sulle rive del Varrone, favorita dalla che si registrò a Premana fu superiore “strade”, qualche volta con l’appellativo forza motrice dell’acqua, necessaria a al 42%), e che di fatto ha reso Premana del sovrano che ne aveva sovvenzionato far funzionare le mole e i grossi magli, il principale polo produttivo in questo l’adattamento, come è il caso della col diffondersi dell’energia elettrica, a settore, a livello sia nazionale che in- “strada di Maria Teresa”, costruita partire dagli anni ‘20/’30 dello scorso ternazionale. nel diciottesimo secolo che, partendo secolo si diffuse via via sempre mag- Fortunatamente da circa vent’anni la da Premana, risale tutta la valle fino giormente nel centro abitato, caratte- zona industriale fuori paese ha dato alle miniere, conservandosi, in certi 6

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Dalla Redazione tratti, in modo straordinario. Lungo le vie il minerale era trasportato con slitte, condotte direttamente dall’uomo utilizzando la neve o trainate da muli che, peraltro, dovevano nelle curve essere addirittura sostenuti dai loro conducenti. Facile quindi uscire fuori di pista e rotolare con il pesantissimo carico. La lavorazione del ferro avveniva nei forni fusori alimentati con il carbone di legna proveniente dal ricco patrimonio boschivo della zona e per lo più collocati lungo i corsi d’acqua da cui si traeva l’energia motrice necessaria per azionare i mantici. Resti di edifici legati alla lavorazione del ferro sono presso il Ponte Regio, a Giàbio (forno di S. Giorgio), al ponte di Bonomo sotto Premana (ferriera Bellati), a Gèbio (la prima officina di coltelleria di cui si hanno documenti), alla Soglia e a Dènt, ecc. La prima notizia documentata di un forno fusorio del minerale risale al 1253, quando Premana probabilmente già gravitava, insieme a Pagnona, sulla Valsassina, nell’ambito dei possedimenti dell’arcivescovo di Milano, progressivamente gestiti dai Della Torre e poi dai Visconti. Un altro storico forno è quello della Soglia a Premana, uno dei più attivi e importanti della Valsassina, che fu gestito nel Trecento da Gerolesi a dimostrazione che nelle valli di montagna ci fu sempre una fitta rete di scambi e di trasferimenti per commercio o per lavoro (nel Quat- trocento, ad esempio, lavoratori della Val Brembana sfruttarono le miniere di Gerola o presero in affitto le alpi della valle del Bitto). L’importanza assunta dal borgo nell’ambito del Ducato di Milano, prima sforzesco e poi spagnolo, fu molto elevata, poiché costituiva, insieme alla Val Cavargna, l’unico centro di estrazione, fusione e lavorazione del ferro, con indubbi interessi anche per la produzione di armi. Nel Seicento erano presenti ancora cinque forni fusori attivi, sebbene le strutture, come le miniere, fossero raramente di proprietà di famiglie premanesi. Dalla fine del Seicento, però, i Bellati ne acquisirono alcune e nel 1759 il notaio Carlo Giuseppe Bellati realizzò un complesso siderurgico completo di forni, carbonili e fucine: i resti di questo imponente impianto sono ancora visibili non lontano dalla moderna zona artigianale, lungo il torrente. L’estrazione del minerale, tuttavia, era sempre più antieconomica e lo sfruttamento minerario del territorio si avviò verso un declino inarrestabile: al 1846 risale l’ultima fumata di un forno premanese. Una ripresa della attività estrattiva avvenne intorno al 1870 ma fu di breve periodo. In epoca fascista, nel quadro della politica autarchica, furono riprese ricerche e assaggi ma senza alcun ripristino delle attività. Lo sviluppo dell’attività siderurgica favorì anche l’emigrazione verso la Repubblica di Venezia, data la specializzazione e il numero elevato degli artigiani in confronto alla limitata domanda della valle. Emigrare significava non solo cercare un lavoro più redditizio o una vita migliore, ma anche mettere a disposizione, in un contesto ricco e cosmopolita, abilità e competenze commerciali e artistiche. Negli archivi storici delle parrocchie dell’alta Valsassina e della Muggiasca si trovano documenti che testimoniano l’esistenza di un importante flusso migratorio di lavoratori valsassinesi, emigranti a volte stagionali e a volte per lunghi periodi, verso Piemonte, Toscana e Sicilia. Ma il flusso più significativo è da sempre stato verso il Veneto e Venezia in particolare. L’emigrazione dei valsassinesi verso Venezia era costituita soprattutto da lavoratori del ferro. Agli inizi del Cinquecento, i fabbri dell’alta valle, in particolare di Premana, costituivano a Venezia già un’importante e laboriosa colonia. I valsassinesi a Venezia erano possidenti, stilavano atti notarili e testamenti. Molti erano titolari di bottega o addirittura sovraintendenti di Scuole e Corporazioni. Quasi tutti mantenevano stretti rapporti con le loro comunità di origine e numerosi erano quelli che tornavano al paese per sposarsi. Testimonianza di questi rapporti sono i preziosi oggetti e arredi che gli emigrati valsassinesi donavano alle chiese della zona d’origine. Marco Sampietro Conosciamo meglio Premana Incisioni rupestri La Valvarrone è sede di alcune aree con incisioni rupestri, localizzate spesso nei pressi di antichi alpeggi (mónt). Sono stati localizzati una ventina di siti compresi tra la zona di Moncàal, oltre Deleguàc, e Lavagnóon: si tratta di rocce con croci, coppelle e aree con canaletti coppellati. Le croci rimandano ad epoca storica, mentre le coppelle si datano all’età del Ferro (dal 900 a.C. al 388 a.C.). Il sito più importante, conosciuto da sempre ma valorizzato dal punto di vista storico-archeologico nel 1995, è la Piöde dal Cróos (“il sasso delle croci”), una roccia affiorante lungo un costone molto esposto a monte del paese, lungo il sentiero per Piancalàde, sulla quale vi sono numerose incisioni cruciformi e alcune coppelle. 7

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Dalla Redazione Custodi dell’alpe “Il paese delle lame”. Con questo nome, legato alla produzione artigianale di ferri da taglio, è conosciuto Premana in tutto il mondo, e questa è senz’altro la principale particolarità del nostro paese. Chi però lo conosce un po’ più a fondo sa che possiede altre caratteristiche, a volte uniche e interessanti che vale la pena approfondire. Nel contesto di questo evento sportivo di portata mondiale, dove il nostro territorio è il protagonista principale, vorremmo presentare un aspetto che, se non certamente unico, a Premana ha assunto connotati molto particolari : gli alpeggi. L’alpeggio o mónt in premanese, inteso come pascolo d’alta quota, dove nel periodo estivo viene portato il bestiame a pascolare libero nei prati, é un’attività molto antica, comune su tutto l’arco alpino, ma a Premana si é sviluppata in modo molto particolare; vediamo come. Fin da tempi immemorabili, le varie famiglie premanesi, la cui sussistenza era basata sulla misera agricoltura di montagna e la pastorizia, portavano, nella stagione estiva, il proprio bestiame: (qualche mucca, capre, il maiale, qualche gallina...) sui pascoli di alta montagna di proprietà comunale, sui quali nel tempo avevano acquisito diritto. I pascoli furono individuati nei luoghi più opportuni del nostro vario territorio. I gruppi di famiglie si stabilivano su un certo alpeggio anche per tre/quattro mesi lavorando il latte a turno in Casarsa - foto d’epoca una cascina comune. Attorno alla cascina ogni famiglia costruì una propria baita dove, al piano terra c’era la stalla per il ricovero notturno delle bestie, al piano di sopra, in un unico locale, semplicemente arredato, trovavano posto i membri della famiglia. Gli alpeggi, col tempo, si sono sempre più radicati sul territorio, diventando delle vere e proprie piccole comunità: le Compagnie. Queste avevano propri confini, dei quali gli alpigiani erano molto gelosi, c’erano regolamenti e autonomia decisionale, sia riguardo ai lavori comunitari, che per i turni al pascolo del bestiame e la lavorazione del latte, sui quali lo stesso comune aveva ben poco da dire. I periodi passati sull’alpeggio sono ricordati con nostalgia dai protagonisti; la vita certo era dura ma avanzava anche tanto tempo per giocare e chiacchierare; per i bambini era il massimo della libertà; per le ragazze, vere e principali protagoniste della vita d’alpeggio, occasione per lavori manuali e passatempi. Era piuttosto rara la presenza degli uomini sugli alpeggi, solitamente erano fuori Premana per lavoro o, al fronte in tempo di guerra. Non mancavano certo anche le contese e le baruffe, a volte con alpeggi vicini, spesso per motivi di confine, contese che però venivano sempre risolte quando, a fine stagione, ogni alpeggio organizzava l’ormai celeberrimo past, una festa dove si preparava una parti- colare minestra per tutti gli alpigiani e per i vicini, per tutti c’era da mangiare e da bere, si cantava e si finiva per sanare contese, rinsaldare amicizie e rapporti di vicinato, in attesa del triste e malinconico momento di tornare in paese per l’approssimarsi dell’inverno e sull’alpe non si saliva più fino alla primavera successiva. Dalla metà degli anni ‘60 dopo guerra, a causa, manco a dirlo del boom economico e il massiccio impiego di manodopera premanese nelle numerose officine con la conseguente riduzione dei proprietari di bestiame, anche gli alpeggi hanno subito una prima sostanziale metamorfosi: i premanesi hanno cominciato a vedere negli alpeggi un luogo dove trascorrere le vacanze e i fine settimana, hanno perciò cominciato a restaurare al meglio le antiche baite, rimaste comunque di proprietà, introducendovi i primi servizi igienici, piccole cucine a gas e pure a gas era anche l’illuminazione. Ogni compagnia si gestiva con un consiglio e un proprio capo alpe, i quali provvedevano a organizzare le giornate di lavoro comune cui ogni famiglia dell’alpeggio era tenuta a partecipare. Si costruirono così i primi acquedotti, prima per le fontane poi per le baite, le reti di fognature, dove non c’era la strada vennero piantate teleferiche, sistemati i sentieri, ecc.: tutto come un vero e proprio piccolo comune. In quel periodo, la quasi totalità dei bambini, al termine delle scuole, saliva con qualche familiare sul proprio alpeggio e vi restava fino alla fine di agosto, in una immensa gioia di vita libera e genuina, che ha accresciuto in tutti i protagonisti un profondo legame affettivo con il proprio alpeggio tale da identificarsi in esso e che durerà per sempre. Il compianto Toni Bellati scriveva: “un premanese non nasce di Premana ma di Premaniga, di Chiarino...”. Su molti alpeggi erano in quel periodo ancora presenti alcune famiglie con le bestie, che se da una parte provvedevano a molte necessità alimentari dell’alpeggio (latte, formaggio, burro) e a tenere i prati sgombri da erbacce, dall’altra le mucche cominciavano a dare un po’ fastidio in mezzo alle baite e quindi si pensò di delocalizzarle costruendo dei ricoveri comuni. 8

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Dalla Redazione Un Giir di Mónt... Barconscéi l'è come cantato! Cosa sono gli alpeggi per i Premanesi? Molto più di quello che potrebbe sembrare, molto di più della proprietà di una baita in un determinato luogo. Si può forse paragonare l’appartenenza all’al- - BARCONSCÉI ‘L È COME MILÀAN / AL È LÓNCH PER SÜ E GIÓ / AL È LARCH PER SCIÀ E LÀ / E GH’È SÜ CINQUANTA CA... - NOI SIAMO I RAGAZZINI, SIAM QUEI DAL FÓRNO, CANTIAMO TUTTO IL GIORNO! Milàan peggio quasi come i senesi alle - L’ESTATE ALLA RASGA CI RENDE proprie contrade. Il “campanilismo” FELICI CI RIEMPIE DI GIOIA, CI FA d’alpeggio è quasi più sentito di TUTTI AMICI! quello fra paesi vicini, e l’appartenenza ad un mónt diventa caratterizzante, da quando - A CAVRÈCOL rivendicavano questi pregi: AM GH’À I SAS DE GRANÓON E ‘NE FONTÀNE PER OGNI CAN- si nasce a quando si muore (eh sì... non è difficile ad un funerale comprendere di quale alpeggio sia il defunto, per la presenza numerosa dei co-alpigiani). La suddivisione per mónt diventa spesso la base su cui TÓON. - SOLINO BALCON DELLA VALLE, SOLINO LA TERRA DEL SOLE, PIZZÒLT TI PROTEGGE LE SPALLE, INSIEME AL FRATELLO LEGNONE. organizzare eventi sportivi: tornei di calcio, di pallavolo, staffette di corsa o con gli sci, - A COME ALPEGGIO, B COME BELLO C in cui le squadre sono costituite dagli alpeggi Chicch'él avrés COME CARO IL NOSTRO DELEGUAGGIO! (si può leggere anche sull’intervista che fin mai dìc?! Si trova nella letteratura nostrana persino dagli anni ‘50 si correva un Giir di Mónt a un’”epistola dei monti” che veniva cantata staffetta in cui gli alpeggi si sfidavano). proprio sulla melodia della liturgia: si elen- Anche in parrocchia sovente si viene interpellati per mónt: pensiamo, ad esempio, ai turni di pulizia della chiesa: la turnazione esposta chiama a raccolta proprio gli alpeggi in questo servizio gratuito. Oppure in occasione di alcune feste religiose, vengono coinvolti gli alpeggi a turno. Per la processione del Corpus Domini il compito di portare candelabri, ceri, baldacchino ecc., tocca a rotazione ai vari alpeggi e ai loro componenti, e non viene per nulla nascosto l’orgoglio di appartenere al proprio alpeggio (e solo per questo ci si lascia convincere anche ad indossare un bel camice bianco!!). Anche in occasione del Giovedì Santo accade la stessa cosa. L'epistola dei monti Negli anni ‘80 sugli alpeggi veniva organizzato il GREST per bambini e ragazzi, e i canti che ogni alpeggio preparava annualmente enfatizzando le qualità e le peculiarità del proprio mónt, sono entrati di diritto a far parte della tradizione canora premanese. cano tutti gli alpeggi del paese ed altrettanti soprannomi di chi li fruisce gli alpinisti da Ciarìin / la dotorerìe da Barconscéi / la brontoilerìe da Casàrse / i büli dal Fórno / i scìmes da la Rasghe / i règhen da Cavrècol / i diàoi da Fraìne / i santüàri da Promanìghe / i aocàt da Piancalàde / i evangelìsti da Delegüàc / (A la Lüe a la Lüe a la Lüe a la Bertüèle) È costante l’ironia su alcune caratteristiche negative (si fa per dire) degli alpeggi: la proverbiale scarsità d’acqua in Ciarìin, l’essere poco soleggiato di Barconscéi, il pa- scolo povero a Deleguàc, l’abbondanza di insetti molesti alla Rasghe (posto a bassa quota), la difficoltà nell’approvvigionamento di legna a Promanìghe... La Coppa della Resistenza Alpigiana (Dall'opuscolo E nel 2017 si continua la frequen- La Badèrle - 1977) tazione assidua di ogni alpeggio, come luogo di riposo, di vacanza, con l’impegno di mantenere vivo il territorio, curati i sentieri e le mu- lattiere di accesso, custodendo un Ecco qualche detto divenuto cele- patrimonio a noi premanesi tanto bre: caro. Quel che é certo é che mai come in questi anni gli alpeggi sono stati al centro di amore e dedizione da parte della gente di Premana, di ogni età. E veniamo infine a una terza e ultima epoca, quella attuale, del cambiamento degli alpeggi: nell’era della globalizzazione, le nuove generazioni hanno vo- glia di vedere il mondo e conoscere nuovi popoli. Per questo sono oramai poche le famiglie che trascorrono tutta l’estate sull’alpeggio ma tutti ancora desiderano passarci qualche giorno, il mese di agosto o un fine settimana, non rinunciando però ad ogni comodità possibile. Ecco dunque che molte baite vengono ricostruite ex novo, con tutti i moderni servizi: isolamento, arredamento, servizi igienici a volte migliori di quelli della casa in paese, corrente elettrica, contatti con il mondo, senza contare che la maggior parte, dove ci sono le strade, raggiunge sempre l’alpeggio con mezzi a motore. 9

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Dalla Redazione Fraina Purtroppo sono rimaste ben poche le famiglie che monticano bestiame per produrre formaggio e pochi gli alpeggi che hanno ancora questo privilegio grazie a qualche coraggiosa azienda agricola; se mai la tendenza, visto il conseguente degrado dei prati per il prolificare di erbacce e ortiche, si tende a portare sull’alpe asini o manzi che provvedono a tenere rasati i pascoli e i sentieri senza troppa manodopera. A parte questo, crediamo di poter dire che, nonostante i cambiamenti, la modernità, i nuovi stili di vita, i diversi modi in cui vengono usati, l’amore e l’attaccamento della gente di Premana per i propri alpeggi e il territorio sembrano resistere bene. E in futuro cosa ne sarà di questi piccoli villaggi? Continueranno ancora ad avere un ruolo importante per i premanesi? Potranno avere qualche utilità anche per eventuali sbocchi economici? Ci si augura che in questo mondo che sta correndo veramente troppo, oramai saturo di tecnologia, dove si comunica solo tramite computer e telefonino, si continui a custodire la grande ricchezza di questi ambienti, più a misura d’uomo, dove almeno per qualche giorno il tempo sembra rallentare e si trova ancora gusto fare quattro chiacchiere tra familiari e amici senza guardare l’orologio, ma soprattutto si cerchi di mantenere quel senso di collaborazione e comunità che è alla base di ogni società a qualunque livello. Vogliamo sperare che le nuove generazioni sappiano custodire ancora a lungo questa grande ricchezza! Un invito a quanti giungeranno a Premana in occasione di questo evento sportivo è di curiosare anche in questi particolari ambienti: sarete i benvenuti!! ...Non ci sono solo forbici e coltelli!.... Sandro Conosciamo meglio Premana Il Borgo Antico Ciò che caratterizza il centro storico di Premana è la struttura a stretti vicoli e passatoie che collegano le case tra di loro. Tre sono le contrade che, a pochi metri l’una dall’altra, custodiscono insieme memorie remote e fascino attuale: Vicróos (via Croce) con la Piàzze, la Zòche e piazza Conscèi. Nella Piàzze, l’antica piazza comunale, il bel forno antico è stato ristrutturato: tutte le famiglie vi portavano la loro farina e il fornaio veniva pagato in denaro o con una parte del pane; da qui, in Vicróos (ovvero crocevia, incrocio), si origina la direttrice principale del paese vecchio - oggi via Manzoni - e si diramano due vicoli, a monte e a valle. Questa disposizione potrebbe rappresentare una conferma dell’origine romana del nucleo abitato, con l’incrocio del cardo e del decumano. Da Vicróos, scendendo e imboccando il primo vicolo a sinistra, si raggiunge la Zòche, il luogo più suggestivo del centro storico, quello che ha conservato meglio l’aspetto del paese antico. Proseguendo da Vicróos su via Dante, poi, si incontra un altro spazio significativo: la bella piazzetta detta Conscèi (Piazza del Consiglio), dove si tenevano le adunanze dei capifamiglia. 10

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Dal Comitato Organizzatore SETTANT’ANNI DI SPORT Sono passati ormai 70 anni. Era il febbraio 1947, solo pochi mesi erano trascorsi da quel 2 giugno quando nacque la nostra repubblica. Il nostro paese, come il resto della nazione, aveva le ossa rotte dalla guerra. Cosa spinse un gruppo di giovani a Premana a raccogliersi intorno allo sport e fondare una società sportiva non è un mistero, ne abbiamo avuto testimonianza. Da una memoria del notaio Teodoro Berera, che diventerà in seguito Presidente ASP, si legge che alcuni volonterosi fondarono l’Associazione Sportiva Premanese che aveva lo scopo alto, tramite lo sport praticato da alcuni, di smussare e amalgamare i contrasti esistenti e di cercare di ristabilire una vita sociale. Abbiamo il dovere di ricordare questo passaggio in queste note: questi nostri predecessori che, come si legge nel primo statuto, si ponevano il traguardo della diffusione dello sport per motivi sociali. Gli sport praticati erano inizialmente lo sci, soprattutto il fondo, e la corsa in montagna. Anche il calcio fu introdotto molto presto, si giocava nel campo di Giabbio ai limiti del torrente e spesso per evitare i sassi e polvere si chiedeva all’associazione sportiva di Bindo, per i nostri tornei, l’utilizzo del loro campo, più bello del nostro. Più fortuna a livello ultracomunale, grazie alla neve che non mancava, ha avuto, a cavallo degli anni 60-70 la pratica dello sci, con la Ronco-Piazzo che diventò presto una gara a livello na- zionale: il “Trofeo Coltellerie”, premio forgiato, in ferro battuto, da Codega Antonio Metìlde (chissà dov’è finito). Più avanti negli anni settanta, si fece per qualche anno una gara che anticipò lo sci alpinismo a tre frazioni: pia- tra atleti del fondo, mantenevano l’allenamento durante l’estate, e però divennero presto sempre più partecipate. A metà degli anni ‘70 si ricorda anche l’embrione di una squadra di salto con gli sci e la costruzione del tram- Anni Cinquanta - Alceo Codega, Battista Todeschini e Renato Codega, pronti per una staffetta no (Vegèse-Bonàc), salita (Bonàc-Laach di Asen) ritorno in Bonàc in discesa. Qualche nostro campione di sci in quegli anni (Zambèli, Alceo, Conìli) e alcuni più giovani tornati dai corpi militari si fecero apprezzare anche a livello nazionale. Le gare di corsa in montagna, per lo più scommesse polino regolamentare a Ronco, che esiste ancora. Parallelamente, con la costruzione del campo sportivo nacque nel 1974 la Polisportiva di nome Centro Sportivo Premana che nel 1986 si fuse nell’Associazione Sportiva Premana. In totale da quel 1947, ben dodici presidenti si sono succeduti. Sanelli Gino Codega Spirito Pomoni Giovanni Berera Teodoro Sanelli Carlo Gianola Antonio Bertoldini Mario Sanelli Francesco Gianola Arduino D’Ambrosio Luca Bertoldini Silvano Codega Morris Sanelli Massimo Più recentemente, oltre al calcio, sport nazionale che, come abbiamo detto, una volta costruito il campo sportivo ha vissuto tornei epici, l’associazione si è sempre distinta là dove c’è da far fatica e sarà per questo che ancora oggi si eccelle nelle corse campestri, in montagna e nello sci alpinismo e qui abbiamo anche le nostre gare più longeve e conosciute come il Giir di mónt e la scialpinistica Pizzo Tre Signori. In questo ambito l’ASP è stimata da tutti come una delle più preparate società nell’organizzare eventi. Sembra proprio, anche a detta dei partecipanti, che ci sappiamo fare. Il nostro scopo principale però rimane quello dei fondatori, quell’idea di portare lo sport a livello di tutte le persone che vogliono provarci, partendo dai più piccoli per arrivare alla maggiore diffusione possibile. Possiamo utilizzare il centro oratoriano (grazie alla disponibilità della Parrocchia) e la bella palestra (grazie al Comune), e negli anni altri settori hanno iniziato le at-tività, come la pallavolo, il basket e l’arrampicata sportiva. segue a pag. 12 11

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Dal Comitato Organizzatore Le Scuole del Mountain Running Brevi cenni storici Come per gli ordini monastici nel tardo medioevo, o in maniera più cruda metaforizzando i tempi recenti della guerra fredda, così potremmo giocare ad individuare delle macro sfere di influenza che il Mountain Running ha espresso fin dalla sua concettualizzazione tecnico/agonistica, formando alcune differenti scuole di pensiero. L’arco alpino è stato uno dei naturali ed ovvi alvei di concepimento della corsa sui sentieri, l’incontro tra la tradizione Italiana e Francese con quelle di Svizzera, Austria, Slovenia e Germania Bavarese hanno da subito tracciato un solco molto produttivo. Da questi movimenti nazionali emerse forte la volontà di valorizzare un patrimonio storico e culturale fondato sulla necessità che le popolazioni alpine da sempre hanno, quella in primis di sopravvivere, e successivamente di consolidarsi e svilupparsi in un habitat complesso come quello montano. Dal raggiungere gli alpeggi per dare sostegno alla propria economia, al prestare opera ora in ambito militare ora nella costruzione di grandi opere idroelettriche, per terminare con il lavoro per valorizzare il proprio comprensorio dal punto di vista turistico, il percorrere corte e lunghe distanze sui sentieri, sulle strade e sulle mulattiere di montagna è qualcosa insito nel DNA di questi popoli. Non a caso il 23 settembre 1985 a San Vigilio di Marebbe, sede della Prima Coppa del Mondo di Corsa in Montagna, essi monopolizzarono le graduatorie piazzando ben 16 dei loro portacolori nelle prime 20 posizioni della prova Maschile Senior (italiano il campione del mondo Alfonso Vallicella e anche junior con proprio un premanese: Tita Lizzoli) , fatta eccezione dei cugini Francesi, che si uniranno alle danze internazionali solo 2 anni più tardi. I 4 posti rimanenti nella top-20 del primo “mondiale” non furono affatto casuali e raccontano il proseguimento di questa storia, perché insieme alle grandi scuole alpine fu decisiva da subito la presenza della squadra britannica, allora suddivisa nelle varie espressioni del Commonwealth e quindi con Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord, come oggi non accade più, che si presentavano ai mondiali con le rispettive selezioni. Nel nome dell’inglese  Kenny Stuart, primo campione mondiale del “cross corto”, la testimonianza della forte influenza, fin dagli albori, dell’Union Jack sul Mountainrunning. La presenza dei sudditi della regina Elisabetta ha avuto un ruolo decisivo nella decontestualizzazione e sdoganamento di un movimento che altrimenti avrebbe rischiato di rivelarsi subito troppo monocorde ed unicamente “alpino”. segue da pag. 11 Da non dimenticare l’ultimo settore nato, ma che sta aven- Una delle prime tessere do un forte successo di iscrizioni: il settore Bike. Contiamo 530 iscritti di cui quasi il 60% sono minorenni, ma soprattutto una marea di volontari, tecnici, allenatori e dirigenti che sostengono con il loro lavoro e gratuitamente la nostra idea di associazione che sia aperta a tutti. E poi, diciamocelo, anche quanto a risultati sportivi diciamo la nostra, e siamo conosciuti anche fuori Premana. Non staremo ad enumerare i tantissimi successi avuti negli anni dal settore Atletica nelle varie competizioni a livello nazionale, e non solo dai ragazzi ma anche da qualche atleta più maturo; si dimenticherebbe sicuramente qualcuno. Vorrei però qui ricordare che nel corso del 2017 abbiamo fatto crescere una squadra di giovani sci alpinisti, portando in nazionale un atleta che ha partecipato ai mondiali. Siamo arrivati in finale, dopo aver stracciato tutti a livello provinciale, nel torneo CSI regionale di calcio U14. Siamo in finale di coppa primavera con la squadra open di pallavolo. Insomma pur avendo un bacino potenziale di atleti che equivale alla popolazione di un condominio di Milano chi si confronta con noi sa che non deve sottovalutarci! Ci piacerebbe che questi ricordi che affiorano in occasione del 70esimo di fondazione dell’ASP siano uno sprone per continuare su questa strada in futuro e che tra 70 anni qualcuno leggesse e riaffermasse la validità dello sport come elemento trainante di una Premana che, in questo campo, ancora è un modello da imitare. Noi ci crediamo e continuiamo. Massimo Sanelli Presidente A.S. Premana 12

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Dal Comitato Organizzatore Il peso “politico” e le innate capacità di “internazionalizzare” tipiche di chi discende da uno dei più grandi imperi coloniali e commerciali della storia hanno permesso da subito un accelerazione su svariati aspetti, non ultimo quello organizzativo e tecnico, sulla scorta del patrimonio rappresentato dal FellRunning, una non meglio precisata via di mezzo tra trail e corsa in montagna, tipica e prerogativa del mondo anglosassone, dove il gesto del correre forte in salita e discesa è stato comunque valorizzato anche con la mancanza di picchi sopra i 2000 metri, degnamente sostituiti dalle affascinanti “moors” e dalle fangose colline che cosi bene hanno preparato fior di atleti ad andare poi ad iscrivere il proprio nome sugli albi d’oro delle grandi classiche Svizzere, Austriche ed anche Italiane. Un punto di svolta, o se preferite il primo pomo della discordia, arriva però presto tra coloro che vogliono rimanere saldamente ancorati alla corsa in montagna come unica espressione del “viaggio” dal fondovalle per raggiungere una meta posizionata in quota, favorendo in svariate occasioni la simbiosi tra le gare e le più celebri località sciistiche, e chi inizia da subito a spingere perché la completezza tecnica del Mountain Runner e la spettacolarità a beneficio del pubblico vengano valorizzate attraverso la discesa. Dal dibattito in seno all’ente internazionale del tempo, l’ICMR divenuta poi successivamente WMRA, emerge fortunatamente una occasione di crescita e di allargamento ad altre importanti nazionali. Ben presto si affacciano sulla scena i paesi dell’EST con la Rep. Ceka, la Romania e la Russia in testa (e più tardi ma con forte impatto la Turchia), la Norvegia, i paesi iberici, che tanto con la Spagna quanto con i cugini Portoghesi regaleranno cultura, iniziativa ed atleti indimenticabili. Sotto il motore della tradizione Italiana e Svizzera il Mountain Running solcherà poi ben presto gli oceani accogliendo nel circuito l’Oceania con la Nuova Zelanda dell’immortale  Jono Wyatt a far da capofila, i grandi scalatori latino americani (Messicani e Colombiani su tutti, bastino ad accendere fantasia e ricordi i nomi di Jairo Correa e Ricardo Mejia), gli Stati Uniti d’America e l’ovvio approdo alle gazzelle africane degli ultimi 10/12 anni a segnare una nuova dimensione. Se è vero che l’eredità delle tradizioni è rimasta soprattutto nelle grandi classiche, con le due sfere di influenza tecnica rappresentate dalle prove mitiche della sola salita (Telfes, Stellina, Grintovec, Grand Ballon, Skaala e Hochfelln Bergen per citarne solo alcune) e le  up&down più o meno lunghe e complete, è da osservare come a livello di atleti la globalizzazione abbia invece sortito effetti analoghi ad altri settori e non è più fantascienza trovare svizzeri o colombiani fortissimi in discesa e scalatori americani e francesi decisamente a proprio agio sui dislivelli positivi. Per tutti un comune denominatore: sempre meno specialisti e sempre più atleti duttili e polivalenti, capaci di correre forte una mezza maratona come un cross, sopravvivere nei Trail o addirittura di concepire l’impensabile, come giocarsi sia il mondiale classico e lunghe distanze ad una settimana di distanza… Pareva fantascienza, grazie a Premana forse è prossima alla realtà… Alex Scolari corsainmontagna.it Forse non tutti sanno che... ...anche due premanesi nel 1985 e 1987 si sono laureati Campioni Mondiali Juniores di Corsa in montagna. Si tratta dei due fratelli Lizzoli: Tita e Fausto. Traguardi non comuni per un pic- colo paese; figuriamoci all’interno della stessa famiglia. Il Corno celebrò i fasti di questi due grandi successi mondiali (nr.3-1985 e nr. 3-1987 - www.ilcorno.net). L’intervista completa al Tita Lizzoli (Il Corno 3-1985) La carriera del Tita purtroppo venne interrotta da un grave incidente proprio in allenamento; il Fausto invece si conquistò negli anni il titolo di “eterno se- condo” del Giir di Mónt: in ben 5 edizioni conse- cutive (1999-2003) ha ot- tenuto la piazza d’onore! 13

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Dal Comitato Organizzatore COME IL VENTO L’INNO DEI MONDIALI Da poche settimane è terminato il Giir di mónt 2016 quando breve parte in inglese ai colleghi Daniele e Silvia; poi con Filippo mi chiede di provare a mettere insieme una canzone tanta pazienza Carlo dell’Emere ha messo sul pentagramma che possa diventare l’in- le prime bozze della par- no nell’edizione mon- titura. Ricevuto il via diale 2017 (da sottoli- libera dal comitato, il neare il fatto che Filippo tutto è finito nelle mani guarda sempre avanti, di Francesca Bellati che, inventando continue no- con grande entusiasmo, vità per migliorare quel- ha coinvolto il suo ami- la che è già una buonis- co Battista Riccardo sima organizzazione, Zanardo nella creazione tant’è vero che ad ago- di un arrangiamento sto, quando me lo ha perfetto. A fine maggio chiesto, i mondiali non abbiamo registrato le erano ancora stati as- voci, e a metà giugno il segnati). L’invito viene brano era completato e colto al volo. Ovvia- Roberto e Francesca al lavoro pronto per il Mondiale mente non ho i mezzi 2017. Spero che il ri- e le capacità per sostenere tutto solo un lavoro del genere; sultato finale sia gradito a tutti e faccia l’effetto che deve quindi colgo questa occasione per ringraziare chi ha collaborato fare, durante le cerimonie, in piazza, durante le gare. per giungere al risultato finale. Dopo aver ideato la melodia Grazie a tutti. e steso il testo, ho chiesto un consiglio di grammatica per la Roby Agnéi L’aria fresca del mattino che si appoggia sulla pelle Nel cielo ormai si spegne l’ultimo ricordo delle stelle I gesti i rituali sempre uguali sempre quelli I lacci delle scarpe la fascia stretta tra i capelli L’ora sta arrivando la tensione è già palpabile I minuti rallentati da pelle d’oca inarrestabile Ripenso ai sacrifici, allenamenti e le fatiche Al tempo dedicato alle discese e alle salite RIT. NEL CIELO COME IL VENTO CORRERÒ VOLERÒ... (2 VOLTE) Ed ecco la partenza tutti stretti dentro un’emozione Che c’ha raccolti lì spinti da un’unica passione L’uno accanto all’altro per un briciolo di gloria Nello scrivere una nuova pagina di questa bella storia Corrono i minuti e scorrono i sentieri Avvolto dai tifosi, tifosi quelli veri Il battito che cresce la fatica che mi stringe Voglio essere veloce come il vento che mi spinge RIT. NEL CIELO COME IL VENTO CORRERÒ VOLERÒ... (2 VOLTE) THIS IS MY LIFE THIS IS MY DREAM RUNNING LIKE THE WIND RUN IN THE SKY Sento il fiato sul collo di chi mi sta dietro Tengo duro non mollo non mi guardo indietro Non mi fa paura ma mi dà coraggio 14 Non è un avversario ma un compagno di viaggio Il battito di mani di due ali di folla Che mi porta all’arrivo mi fa volare non mi molla L’emozione che ti esalta ti prende e ti conquista Ogni atleta a PREMANA è un protagonista. RIT. Ascolta l’inno dei Mondiali Guarda i video promo del Giir di Mónt 2015 2016

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Dal Comitato Organizzatore Presidente FIDAL Quando i sogni diventano realtà l’attesa è ancora più emozionante. L’edizione 2017 dei Campionati del Mondo di corsa in montagna è stata assegnata a Premana, il borgo lecchese dove da 70 anni si svolge attività di corsa in montagna e che da 25 anni ospita e organizza la competizione storica Giir di Mont. Numeri importanti che fanno dell’esperienza in chiave organizzativa dell’A.S. Premana una garanzia di efficienza. Le date da segnare sul calendario sono 29 - 30 luglio per i World Mountain Running Championship versione classica e 5 - 6 agosto per i long distance World Mountain Running Championship. La novità progettuale, sinora inedita a livello iridato, è stata quella di accorpare le due specialità in un vero e proprio festival della corsa in montagna. Progetto che permette di svilupparne appieno potenzialità mediatiche, turistiche e commerciali. A nome mio e della Federazione di Atletica Leggera ringrazio l’A.S. Premana e tutti gli Enti che la sostengono: Regione Lombardia, Comune di Premana, Montagne del Lago di Como, Comunità Montana della Valsassina e Comune di Lecco. Questo comitato organizzatore è un vero esempio di aggregazione e collaborazione. Complimenti!! Sarà una settimana straordinaria, sia per le tante iniziative di contorno in programma sia per i luoghi meravigliosi in cui si disputano. I panorami mozzafiato dei 12 alpeggi rimarranno negli occhi e nel cuore di tutti i protagonisti e spettatori. Buona Atletica a tutti. Alfio Giomi Presidente A.S. Premana Ci siamo! Il percorso che ci ha portato a organizzare il Mondiale dei Mondiali è ormai agli sgoccioli. Abbiamo lavorato tanto e questa volta più che mai, abbiamo saputo coordinare un gruppo di ragazzi che ci ha portato fino a qui. Se penso che tutto nacque da una scommessa di appassionati di corsa in montagna dell’AS Premana, tantissimi anni fa, e che oggi siamo sul tetto del mondo della corsa in montagna, sono orgoglioso di far parte di questo percorso e sono sicuro che, come sempre, Premana saprà mostrare a tutto il mondo la sua capacità di fare. Correre da noi è diventato un “Must” per ogni atleta che si cimenta in questo sport e quest’anno i nostri sentieri saranno calpestati dal gotha della corsa in Montagna che si ricorderà per sempre di questa manifestazione. Mai come adesso mi preme ringraziare da subito chi ci ha sostenuto, Fidal, Regione Lombardia e Comune di Premana in primis. Senza, però, la prodigalità di tanti sponsor che, esclusivamente per passione, ci hanno dato una mano, non saremmo mai arrivati a realizzare tutto questo. Un abbraccio inoltre, da parte mia a chi, da tanti anni viene quassù per partecipare alla nostra gara e un benvenuto a chi, per la prima volta si mette in gioco sulle nostre montagne. Un forte sentimento di gratitudine va infine a Don Mauro, il nostro parroco e ai miei compaesani, che accettano di buon grado il disagio di avere qualche giorno di spazi ristretti, ma soprattutto per la loro attività encomiabile di volontariato sugli alpeggi. La gara è loro. Saranno grandi giornate, così come solo a Premana può succedere. Siamo al TOP! Massimo Sanelli Assessore allo Sport Regione Lombardia Un evento sulle montagne lombarde che porta la nostra Regione e l’intera Italia nel mondo: questa manifestazione non poteva non essere inserita tra i grandi eventi sportivi di Regione Lombardia per la determinazione che mostrano gli atleti coinvolti e per un percorso a dir poco particolare. Un anello prezioso di 6,5 chilometri con poco più di 400m di dislivello tra le viuzze di Premana prima, le stradine di questo fazzoletto tra la Valsassina e la Valtellina poi per tornare in centro paese tra le ali di folla e tagliare il traguardo: un percorso dove si fondono cultura (si parte dal Museo), tradizione (si passa per la piazza della chiesa) e natura con lo splendido paesaggio delle montagne lecchesi. Il tutto condito dal puro agonismo. La montagna si riconferma quale fiore all’occhiello della nostra Regione e culla di bellezze naturali, di tradizioni, cultura, sport e turismo che fanno di Premana una località da scoprire e dove di certo ritornare. Sport e turismo si mescolano ed interagiscono confermandosi un binomio sempre più vincente su cui Regione Lombardia crede fortemente, dove il primo diventa veicolo di promozione della nostra Regione a livello mondiale. Contribuire concretamente alla riuscita di queste iniziative per noi è una soddisfazione e la conferma dell’importanza dei grandi investimenti fatti sui sentieri, sulle falesie e sui comprensori sciistici. Un plauso sincero agli organizzatori che si sono aggiudicati la 33° edizione del campionato del mondo di corsa in montagna e un in bocca al lupo ai runners che daranno il meglio e sveleranno a tutti una località italiana piena di sorprese. Antonio Rossi Sindaco di Premana A tutti gli atleti, accompagnatori e spettatori un cordiale benvenuto nel nostro piccolo paese che durante questa settimana diventa una vetrina internazionale. Una vetrina di sport incorniciata dal panorama delle nostre belle montagne con i caratteristici alpeggi che trasmettono l’amore per le tradizioni tipiche della nostra cultura. Per noi è un’occasione unica per far conoscere il nostro territorio, un angolo di Lombardia rinomato nel mondo più per la produzione di articoli da taglio che per la sua attività turistica, ma di una bellezza speciale, tanto speciale che noi Premanesi ne andiamo orgogliosi. Auguro a tutti voi di poter respirare appieno l’atmosfera del nostro paese e che possiate portare con voi un ottimo ricordo di questa accoglienza, sia che veniate da paesi vicini, sia che veniate da nazioni lontane. Grazie a tutti gli atleti che con la loro passione per la corsa in montagna trasmettono anche a noi spettatori i valori dell’impegno, della costanza e dello sforzo. Ed infine da parte di tutta l’amministrazione un doveroso ringraziamento ai nostri compaesani che ancora una volta hanno dimostrato di saper organizzare al meglio anche un evento mondiale. Buon divertimento a tutti! Elide Codega 15

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