ALI - Numero 23

 

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giugno 2017

Popular Pages


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Le Bourget, tutte le novità al salone parigino Al salone di Le Bourget, che ha aperto i battenti, c’è anche il T-100, versione per il mercato americano dell’addestratore avanzato M-346, con il quale Leonardo spera di conquistare gli Stati Uniti. Debutto parigino anche per l’M-345 HET, che sarà presentato assieme alla versione Fighter Attack dell’M-346. Oltre a questi, saranno al Salone elicotteri, sistemi unmanned e tecnologie avioniche e spaziali della società italiana. In particolare, in mostra a Parigi, ci saranno l’elicottero a pilotaggio remoto Hero, sviluppato per operazioni di sorveglianza e il Falco EVO, versione che offre maggiore capacità di carico, equipaggiamenti di bordo e autonomia di volo rispetto al Falco. Al Salone verrà inoltre presentato il Mirach-40, il nuovo aero-bersaglio a pilotaggio remoto per l’addestramento delle forze armate. Prima volta con uno stand proprio per l’azienda italiana Ala, fornitore di soluzioni per il supply chain management nel settore aerospaziale, sia commerciale sia della difesa. Tra le novità di Ala, i materiali grezzi destinati al mercato aerospaziale. Senza contare i sistemi unmanned, saranno 140 gli aerei schierati negli oltre 192mila metri quadrati di statica e circa 2.400 gli espositori provenienti da ogni parte del mondo. Attese 300 delegazioni e rappresentanti delle istituzioni, tra cui il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Prima volta al salone in veste di presidente della Repubblica per Emmanuel Macron, che visiterà i padiglioni dell’industria aerospaziale francese. Per quanto riguarda il costruttore americano Boeing, questo arricchirà la sua presenza a Parigi con due novità assolute, il e il Boeing 787-10, che ha volato per la prima volta a marzo di quest’anno, seguito un mese dopo dal MAX 9. Entrambi i velivoli commerciali, che potrebbero anche esibirsi in volo, si trovano in piena campagna di prova. Tra le prime più attese, quella del caccia F-35A di Lockheed Martin, che effettuerà dimostrazioni in volo in più giornate e quella dell’aereo da rifornimento e da trasporto tattico del costruttore brasiliano Embraer, il KC-390, che sarà certificato entro l’anno e consegnato all’aero nautica brasiliana in 28 esemplari. Con ogni probabilità a Parigi verranno dimostrate al pubblico le capacità del velivolo in decolli e atterraggi corti. Il Salone di quest’anno sarà l’occasione in cui per la prima volta il principale costruttore europeo, di casa a Parigi, Airbus Group, mostrerà al pubblico l’A321neo e il più recente membro della famiglia A350 XWB: l’A350-1000, entrambi in fase avanzata di certificazione nell’ambito delle prove di volo. Airbus Defence and Space sarà presente con i suoi “classici”, tra cui Eurofighter e A400M, e con una serie di sistemi senza pilota, come l’Harfang, il DVF 2000 VT Aliaca, il DVF 2000 ER Arrano e il Quadcruiser. Gli ospiti del padiglione Airbus avranno quest’anno la possibilità di effettuare una visita virtuale della Stazione spaziale internazionale e di vedere come, attraverso “Space Tug”, Airbus si stia preparando a rivoluzionare il settore dello spazio, con servizi “on-orbit”.

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Lo schieramento di Airbus Helicopters in statica comprende l’H130, l’H135 dotato di suite avionica digitale Helionix, l’H145M dotato di HForce e un elicottero Tiger dell’esercito francese che si esibirà in volo. Inoltre i visitatori potranno scoprire le soluzioni innovative per preparare il futuro del decollo e grazie a un modellino del nuovo dimostratore ad alta velocità. In statica ci sarà poi il velivolo militare senza pilota VSR700, mentre per il settore civile il modello di CityAirbus. Spostandoci verso l’Asia, sempre sul fronte delle novità di quest’anno, il salone sarà l’occasione per mostrare al pubblico per la prima volta il quinto prototipo del velivolo regionale MRJ90 di Mitsubishi, a 10 anni dal lancio del programma, avvenuto a Le Bourget nel 2007. Il velivolo sarà certificato, salvo ulteriori ritardi, nel 2019. Debutto anche per l’Hondajet HA-420 e per il quadrireattore concepito per il pattugliamento marittimo, Kawasaki P-1, che sarà esposto dal ministero della difesa giapponese. Presente in Francia anche l’Antonov An-132, che ha effettuato il maiden flight a marzo, preceduto in statica nel 2015 dall’An76. Tra le altre novità, il nuovo concetto di radar terrestre per la sorveglianza aerea sviluppato da Thales. Il gruppo approfitterà del salone per presentare la versione terrestre del suo radar AESA, il Ground Fire, dotato di un’antenna mobile composta da moduli identici montata su camion. Per questo programma, identico per concetto e funzionamento alla versione navale, ora in fase di produzione, Thales ha discussioni aperte con la difesa francese per valutare un eventuale interesse da parte delle forze armate. Il Ground Fire, in banda S, è concepito per essere associato al missile Aster di Mbda. Lato sistemi senza pilota, da segnalare la presenza del gruppo israeliano Aeronautics, con l’ultimo nato, il drone per la sorveglianza marittima, capace di trasportare due payload fino a 50 kg e dotato di un’autonomia di 24 ore. Accanto all’Orbiter 4, già ordinato in diversi esemplari, il Pegasus 120, prima piattaforma multi-rotore di Aeronautics, concepita per missioni e forze speciali. Nell’ambito delle collaborazioni internazionali di cui l’Italia fa parte sono presenti a Le Bourget, l’Eurofighter, il maggior programma di cooperazione industriale in Europa nel campo dei velivoli da combattimento; le attività condotte da Leonardo in partnership con altri player europei: Telespazio e Thales Alenia Space; Mbda, il consorzio tra Leonardo, Airbus e Bae Systems, che vanta più di 90 clienti al mondo e Atr, la joint venture paritetica tra Leonardo e Airbus, che esporrà in statica un Atr-72, equipaggiato con le ultimissime tecnologie di bordo, nei colori della compagnia indiana IndiGO, che ha un accordo per 50 aerei. Tra le presenze italiane significative, quella di Elettronica, partner con i suoi sistemi di 28 Forze armate e clienti governativi di diversi Paesi, con i suoi sistemi EW per piattaforme aeree, navali e terrestri e le soluzioni, offerte attraverso la joint venture CY4Gate, di cyber-intelligence. Presenza importante anche per l’Agenzia spaziale italiana, che a Parigi firmerà un contratto per il lancio con il Vega del satellite Prisma e con la Nasa per il satellite Ixpe. Accanto a queste imprese, diversi distretti aerospaziali italiani.

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Elon Musk: la mia città su Marte Se vogliamo colonizzare altri mondi il primo passo da fare è costruire una città del futuro: su Marte. Leggera, autosufficiente e a basso costo. Il sogno di Elon Musk in in un articolo appena pubblicato su New Space La razza umana? È una specie pronta per un salto evolutivo. Lo spiega il fondatore di SpaceX Elon Musk in un articolo appena pubblicato su New Space, una peer-review pubblicata dalla Mary Ann Liebert Inc., dove spiega come può concretizzarsi la sua idea di umanità multiplanetaria. Se vogliamo colonizzare altri mondi il primo passo da fare è costruire una città del futuro. Dove? Su Marte. E con tutte le caratteristiche di una moderna smart city: «leggera, autosufficiente e a basso costo», spiega Musk. L’articolo, tratto dalla presentazione del patron di SpaceX al 67esimo International Astronautical Congress, esplora le opzioni a disposizione nel Sistema solare ed evidenzia gli innegabili vantaggi del costruire una prima civiltà spaziale sul Pianeta rosso. Musk fornisce una panoramica completa della tecnologia attualmente a disposizione, e su cui la scienza sta lavorando, per costruire un razzo o una navicella spaziale in grado di trasportare persone e cose in terra marziana, mettendo a confronto i possibili modelli di veicolo con le rispettive prestazioni. Una sfida importante per gli ingegneri e i ricercatori attualmente impegnati in una sfida di cui Musk negli ultimi anni è stato sicuramente il sostenitore più accalorato: ridurre ovunque possibile il costo a tonnellata per il trasporto di materiale umano e non su una distanza tanto impegnativa. Non tutti la pensano così e non sono pochi coloro che, considerato il budget necessario per raggiungere Marte, stanno rivalutando l’idea di ritornare sulla Luna. La cara e vecchia Luna. «Sono convinto che la pubblicazione di questo articolo non sia solo un’opportunità per la comunità spaziale di approfondire il punto di vista di SpaceX sulla questione, approfondendo anche grafici e tabelle su cui Elon Musk ha voluto insistere nel corso del suo intervento all’International Astronautical Congress», sottolinea Scott Hubbard della Stanford Univerity, Editor in Chief della rivista New Space. Molte cose sono cambiate da quando, esattamente due anni fa, Hoppy Price, John Baker e Firouz Naden del Jet Propulsion Laboratory e del California Institute of Technology di Pasadena, spiegarono su New Space come andava ripensata l’avventura marziana a seguito del taglio ai finanziamenti previsto dal Governo statunitense sui fondi Nasa (vedi Media Inaf). La loro proposta si articolava in una serie di missioni a lungo termine che progressivamente potessero avvicinare il suolo marziano. 2033: allunaggio su Phobos, satellite naturale di Marte. 2039: ammartaggio e breve soggiorno. Infine 2043: missione di lunga durata.

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Un verme spaziale a due teste Uno dei vermi inviati sulla Iss per uno studio sulla rigenerazione dei tessuti è tornato sulla Terra con due teste: un fenomeno mai osservato prima. Tra le centinaia di esperimenti che si svolgono sulla Stazione spaziale internazionale quello commissionato dai biologi della Tufts University di Boston potrebbe essere considerato uno dei più affascinanti o, a seconda dei gusti, dei più ripugnanti. Uno dei Platelminti - comunemente chiamati vermi piatti - che erano stati inviati nel gennaio 2015 sulla Iss per studiare le loro capacità di rigenerazione dei tessuti a seguito di un’amputazione ha sviluppato una seconda testa al posto della coda. L’unicità del risultato consiste nel fatto che questa trasformazione è avvenuta esclusivamente nel gruppo di vermi inviati nello Spazio e non tra quelli del gruppo di controllo, rimasti a Terra, come hanno spiegato gli autori dello studio sulle pagine della rivista Regeneration. UN RISULTATO INATTESO. Il verme a due teste era stato mandato nello Spazio assieme ad alcuni suoi simili dagli scienziati della Tufts University per studiare come l’ambiente possa influenzare le capacità rigenerative negli esseri viventi. Alcuni dei vermi erano interi mentre altri erano già stati amputati. Nel caso specifico, il verme poi divenuto “a due teste” aveva raggiunto la Stazione spaziale sotto forma di frammento di faringe: i ricercatori avevano amputato sia la testa sia la coda, lasciando intatta soltanto la sua bocca collegata all’apparto digerente attraverso la faringe. In passato era già stato osservato come i vermi, pur essendo stati amputati in questo modo, riuscissero a rigenerare sia la coda sia la testa: in questo caso, la sorpresa è arrivata quando si è visto che il verme aveva due teste e una seconda bocca. IL RIENTRO A TERRA. Al ritorno sulla Terra il team di ricerca ha passato 20 mesi ad annotare le differenze tra i vermi inviati nello Spazio e quelli del gruppo di controllo rimasti in laboratorio. La prima differenza rilevata dai ricercatori è stata la difficoltà mostrata dai vermi “spaziali” a riabituarsi all’ambiente terrestre. Per qualche ora, infatti, sono rimasti quasi paralizzati. Un fenomeno che i ricercatori hanno ricondotto a una profonda modifica avvenuta nei loro meccanismi biologici durante la permanenza in orbita. Poi è stata la volta del verme a due teste. Nel corso dello studio i ricercatori hanno di nuovo tagliato entrambe le sue estremità, ma le due teste si sono rigenerate. Le cinque settimane passate nello Spazio avevano alterato del tutto la sua natura: un fenomeno che ha sorpreso tutti. Nel normale processo di rigenerazione, infatti, può accadere che la testa si riformi là dove una volta c’era la coda, o viceversa: mai prima d’ora, però, era stata osservata la capacità di rigenerare due teste. I meccanismi che regolano le funzioni corporee, fra cui la rigenerazione dei tessuti, possono essere influenzati da molteplici fattori, come i campi magnetici, le radiazioni cosmiche, l’assenza di gravità. Comprendere come i vermi piatti reagiscano a quel tipo di sollecitazioni potrebbe essere d’aiuto per capirne l’impatto sui tessuti umani danneggiati. Si tratta di indagini condotte in vista di quelle che saranno le future missioni spaziali a lungo termine con equipaggio umano.

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L’astrofisica secondo i Beatles A cavallo di una sonda alla scoperta dell’Universo sconosciuto, in viaggio a bordo di un sottomarino giallo attraverso lo spaziotempo, dentro un cielo di diamanti con Lucy. In libreria un curioso esperimento fra scienza e musica. Protagonisti quattro ragazzi di Liverpool Va detta una cosa: avere un padre che adora i Beatles può avere i suoi pro e contro. Ma avere la discografia di un unico grandioso insuperabile fabuloso gruppo musicale come colonna sonora di ogni singolo momento della propria esistenza, alla lunga, può risultare intollerabile. Anche per l’adolescente più serena e posata del mondo. «Togli immediatamente questa roba. Sono 20 anni che scolto sempre le stesse 50 canzoni, non ne posso più!» «Non sono 50. Dovrebbero essere 215 ufficiali, 269 con le rare, ossia live, demo e altro; si può arrivare a 580 se conti anche…» «Senti, non mi interessa. E poi ti assicuro che sono tutte uguali… comunque togli questo schifo!» «Ma scherzi? Hanno rivoluzionato il mondo!» «Erano quattro drogati che hanno fatto fortuna». «Non sai di cosa parli. Non capisci nulla». «Allora facciamo una scommessa: se ti dimostro che non hanno fatto nulla di veramente importante, per tre mesi non ascolterai la loro musica». «E se perdi tu, io potrò ascoltarli a tutto volume per tre mesi senza che tu emetta un fiato! Li ascolterai anche a colazione e a cena se ne avrò voglia». La per-niente-triste storia di questa scommessa irrimediabilmente persa da Viviana Ambrosi è contenuta ne La scienza dei Beatles, curioso esperimento della casa editrice Luoghi Interiori e “certificato” in prefazione da Massimo Polidoro, segretario nazionale del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale). Un saggio fra scienza e musica alla scoperta di tutto quello che forse non avete mai imparato a scuola ma che, per fortuna, potete imparare sfogliando la storia della più celebre boyband che la storia abbia mai avuto: i Beatles. Sotto le mani abili dell’autrice John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr infilano il camice da laboratorio e accompagnano il lettore in un caleidoscopico viaggio fra fisica, biologia, ecologia, medicina, salute e alimentazione. I titoli dei successi più consumati fungono da ariete per irrompere nel mondo della scienza: dalla chimica alla geometria, dalle neuroscienze alle biotecnologie, fino alla paleontologia, alla botanica, alla climatologia e alla tecnologia. C’è forse un remoto angolo del sapere che i musicisti più acclamati della storia abbiano scordato di affrontare, pur marginalmente, nei loro album? Pare di no.

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Get back! Lennon rivive grazie a un laptop, partecipa a una reunion virtuale del gruppo, anzi: non è mai stato ucciso. Tutto merito di uno scienziato del Cern, crononauta improvvisato. Pesce d’Aprile in salsa particellare? Across the universe Nel febbraio del 2008 una delle canzoni più celebri dei Beatles viene lanciata nello spazio alla ricerca di ascoltatori residenti in altre galassie. L’idea di utilizzare la canzone è venuta a Martin Lewis, l’esperto beatlesiano della Nasa. La Apple Records è stata felice dell’iniziativa perché sempre alla ricerca di nuovi mercati. «Al momento mandiamo messaggi in codice Morse per contattare civiltà aliene. Forse dovremmo tentare con qualcosa di più vivace», ha chiosato Lewis. Lucy in the sky with diamonds Un diamante cosmico dal diametro di 1500 chilometri brilla nello spazio: è il nucleo compresso di una vecchia stella, tramutatosi in una massa gigantesca di carbonio cristallizzato. Un gioiellino da 10 miliardi di trilioni di trilioni di carati. Si trova nella costellazione del Centauro ed è stato scoperto nel 2004 dagli astronomi dell’Harvard-Smithsonian Center of Astrophysics. La comunità astronomica lo ha ribattezzato: Lucy. Quando un reporter chiese a Lennon cosa ne pensava delle prime immagini provenienti dallo spazio, lui rispose: «Vista una, viste tutte». Il libro di Viviana Ambrosi prova che evidentemente stava scherzando.

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Ritorno al Blu Come ci si può preparare sulla Terra per le missioni spaziali? Un modo è quello di simulare una spedizione nello spazio sottomarino. Nei giorni scorsi sei acquanauti si sono immersi a quasi 20 metri sul fondo marino dove trascorreranno dieci giorni vivendo e lavorando sotto le onde. La squadra fa parte di NEEMO 22, la 22esima missione NASA Extreme Environment Mission Operations, formata da astronauti, tecnici e scienziati che si trovano ora a bordo dell'ambiente sottomarino Aquarius, al largo delle coste della Florida. L'ambiente agisce come una 'base spaziale' per gli acquanauti che tengono regolari 'passeggiate subacquee' dotati di tute complete e, aggiustando il galleggiamento, possono simulare i livelli di gravità che si potrebbero trovare sulla Luna, Marte e gli asteroidi. L'astronauta NASA Kjell Lindgren sarà il comandante di questa missione che si concentrerà sulle passeggiate spaziali così come i compiti basati sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Assieme a lui vi sono l'astronauta ESA Pedro Pesquet, lo scienziato planetario Trevor Gradd ed il ricercatore Dom D'Agostino, assieme a due tecnici di supporto. Il team valuterà anche una nuova attrezzatura ESA che aiuterà ad evacuare un astronauta da un'attività extraveicolare sulla Luna. Il LESA (Lunar Evacuation System Assembly) è stato sviluppato e testato dal centro astronauti ESA di Colonia, in Germania. Quando escono nello spazio, gli astronauti escono sempre in due per motivi di sicurezza. LESA permetterà ad un astronauta di trasportare un collega fino alla base per il recupero. Il sistema è stato testato nella struttura di galleggiamento neutrale dell'ESA e sarà ora sottoposto ad un test operativo durante NEEMO. Una squadra di supporto di subacquei supporta la missione dalla superficie agendo come controllo missione. Assieme alla squadra NASA vi sono l'astronauta ESA Andreas Mogensen, che ha volato alla Stazione Spaziale nel 2015 e anche un acquanauta veterano, Hervé Stevenin addestratore astronauti ESA ed Eurocom Andrea Boyd, anche l'astronauta giapponese Aki Hoshide si unisce al team Capcom. Le agenzie spaziali sono sempre alla ricerca di modi per preparare ed allenare al volo spaziale senza lasciare la Terra. L'ESA invia gli astronauti nelle grotte della Sardegna mentre la NASA li manda sott'acqua.

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Spazzatura spaziale Dalla forza magnetica una possibile soluzione al problema I satelliti ormai fuori uso potrebbero, in un non lontano futuro, essere presi e rimossi dalle orbite attorno alla Terra grazie ad un rimorchiatore spaziale che utilizza la forza magnetica. Questa stessa attrazione o repulsione magnetica viene anche considerata come un metodo sicuro per mantenere più satelliti in stretta formazione nello spazio. Gli sciami di satelliti vengono ipotizzati per le future missioni astronomiche future - infatti se le loro posizioni relative potessero mantenersi stabili potrebbero agire come un singolo gigantesco telescopio. Per combattere i detriti spaziali, sta crescendo l'interesse per strappare satelliti interi dallo spazio. La sfida più grande è quella di agganciare ed assicurare alcuni oggetti incontrollati e ruotanti rapidamente, del peso tipico di alcune tonnellate. Sono stati studiati diversi metodi, compresi bracci robotici, reti ed arpioni. Ora il ricercatore Emilien Fabacher dell'Istituto Superiore dell'Aeronautica e dello Spazio, che fa parte dell'Università di Tolosa, in Francia, ha aggiunto un altro sistema alla lista: l'aggancio magnetico. "Con un satellite che vogliamo far uscire dall'orbita è molto meglio stare a distanza di sicurezza, senza la necessità di entrare in contatto diretto e rischiare di danneggiare entrambi i veicoli spaziali," spiega Emilien. "Quindi l'idea che sto studiando è di applicare una forza magnetica che possa attrarre o respingere il satellite bersaglio, per modificarne l'orbita o farlo rientrare nell'atmosfera completamente." Alcuni satelliti bersaglio non hanno bisogno di essere attrezzati in precedenza. Infatti, il satellite rimorchiatore influenzerebbe il satellite bersaglio utilizzando i loro magneti già trasportati dalle navicelle in orbita bassa per aggiustare il loro orientamento sfruttando il campo magnetico terrestre. "Quest'apparecchiature sono uno standard a bordo di molti satelliti che operano nelle orbite basse," aggiunge Emilien. I forti campi magnetici necessari sarebbero generati sul satellite cacciatore utilizzando cavi superconduttori raffreddati a temperature criogeniche. Satelliti simili potrebbero inoltre mantenere flotte di veicoli spaziali in formazioni precise, commenta Finn Ankersen, esperto ESA di rendezvous, aggancio e volo in formazione. "Questo tipo di influenza magnetica senza contatto potrebbe funzionare da circa 10-15 metri con una precisione di 10 cm ed orientamento di 1/2°," Per la sua ricerca di dottorato, Emilien sta studiando come funzionerebbero in pratica le tecniche di guida, di navigazione e di controllo risultanti, combinando un simulatore di rendezvous con i modelli di interazione magnetica, tenendo anche conto dello stato in continua evoluzione della propria magnetosfera. La sua ricerca è stata sostenuta attraverso l'iniziativa Networking / Partnering dell'ESA, che supporta il lavoro svolto dalle università e dagli istituti di ricerca su tecnologie avanzate con potenziali applicazioni spaziali. Emilien ha anche visitato il centro tecnico dell'ESA nei Paesi Bassi (ESTEC), per consultarsi con gli esperti dell'Agenzia. L’Agenzia Spaziale Europea sembra ora interessata anche alla nuova proposta del ricercatore su magnetismo e detriti spaziali. Pare anzi che l’idea sia nata proprio a seguito di una discussione con gli esperti del centro ESA in Olanda: "Mi sono trovato al posto giusto al momento giusto - ricorda Fabacher - e la sorpresa è stata scoprire che il progetto era teoricamente fattibile: all’inizio non ne eravamo sicuri, ma la fisica lo consente."

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Sportello Impresa Digitale (SID) è il nuovo servizio di informazione e consulenza attivato dalla Società consortile ALI S.c.a r.l. a supporto dell’innovazione e della trasformazione digitale delle sue aziende, ma anche di tutte quelle del territorio. Nell’era globalizzazione e della quarta rivoluzione industriale (generalmente indicata come Industria 4.0) il passaggio, sia pure graduale, di tutte le imprese industriali e di servizio al nuovo paradigma operativo è un fatto obbligato per restare competitive e continuare a crescere. Il paradigma Industria 4.0, che si inquadra in quello più generale della trasformazione digitale (DBT-Digitale Business Trasformation o Società 4.0), è caratterizzato dalla realizzazione di processi produttivi intelligenti, nei quali gli operatori, le macchine e i sistemi di controllo sono in grado di comunicare e interagire in tempo reale grazie ad una rete distribuita di intelligenza. L’ambiente della fabbrica diventa un network di elementi intelligenti e interattivi, integrato a monte e a valle con la catena di fornitura e con quella di distribuzione. Non solo, gli stessi beni/servizi prodotti includono una componente intelligente. Il tutto si basa su una serie di tecnologie abilitanti tra cui la robotica, la manifattura additiva (stampanti 3D), l’IoT (Internet of Things), i Big Data&Analitycs, il Cloud Computing, la Realtà aumentata, la Simulazione, l’Intelligenza Artificiale e la Cybersecurity. I vantaggi sono molti e riguardano anche l’utente/cliente: maggiore flessibilità e mass customisation, tempi ridotti per passare dal prototipo al prodotto, maggiore produttività e qualità, maggiore competitività del prodotto grazie anche alla possibilità di arricchire e personalizzare le funzioni del prodotto, con la creazione di nuovi servizi post-vendita. Per sostenere la trasformazione in chiave Industria 4.0 la legge di stabilità 2017 (il cosiddetto Piano Calenda) ha previsto importanti misure di sostegno, quali: l’ipermammortamento al 250% e il superammortamento al 140%, il sostegno alla R&S e alla formazione di nuove figure professionali. A queste misure si accompagnano quelle già in atto per il sostegno degli investimenti delle imprese. Anche la Regione Campania con la L.R. N.22/2016: Legge annuale di semplificazione 2016- Manifattura@ Campania: Industria 4.0. (Tit. III), e le altre misure della strategia RIS3, sta sostenendo l’innovazione tecnologica e la trasformazione digitale delle imprese.

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Il Consorzio ALI con il suo sportello intende proprio accompagnare le sue imprese e quelle del territorio nel passaggio al nuovo modo di operare offrendo i seguenti servizi: - informazione sulle misure nazionali e regionali per la realizzazione di investimenti per l’Industria 4.0 e la trasformazione digitale; - assessment sul livello di digitalizzazione dell’impresa; - assistenza nella dichiarazione e nella perizia tecnica giurata previste per l’iperammortamento; - consulenza tecnologica, organizzativa e fiscale per l’Industria 4.0 e la trasformazione digitale, finalizzata all’elaborazione di piani di trasformazione in chiave 4.0 dell’impresa, incluso, quindi, anche gli aspetti organizzativi e di formazione del personale. Lo sportello si avvale di figure professionali altamente qualificate, in collegamento con enti/centri di livello nazionale e internazionale. Modalità di erogazione del servizio. Il giovedì per tutto il mese di luglio c.a. sarà attivo, previo appuntamento, il solo servizio gratuito di Informazione presso la sede ALI. Dal prossimo mese di settembre saranno attivi gli altri servizi, con modalità in via di definizione. Per maggiori informazioni contattare email: industria4.0@aliscarl.it tel: 081 60 20 138

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