Catanzaro City Magazine LUGLIO/AGOSTO 2017

 

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Mensile indipendente di attualità, cultura, news, sport, rubriche e servizi utili

Popular Pages


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CATANZARO MENSILE INDIPENDENTE DI INFORMAZIONE, ATTUALITÀ, CULTURA, SPORT, RUBRICHE E SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ Anno V | n. 45 | luglio/agosto 2017 0,70 centesimi La voce ufficiale della tua città MAGAZINE 45 Cecilia Primerano, il fascino dell' informazione Anton Giulio Grande, udinc..a. sgarannodsetrsatilista Nuccio Loreti, un cavallo di razza! UilnMauvsiesiotaSatolrMicoUSMMilIitare Giulio in arte MRaopgeotlti, al Museo del Rock di Catanzaro

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CATANZARO Parco della Biodiversità Mediterranea MARCA Open MUSMI Museo Storico Militare "Brigata Catanzaro" Museo delle Arti di Catanzaro MARCA BORGIA Parco Archeologico Nazionale di Scolacium 2 2C AC TA AT AN NZ ZAA RR O M AA GG AAZ ZI NI EN E N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7

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SOMMARIO EDITORIALE 4 CICCILLO C'È E BUSSA IN REDAZIONE 6 UNA GRANDE FESTA TUTTA ITALIANA 8 UNA VISITA AL MUSMI 10 10 Anno V - n.ro 45 - luglio/agosto 2017 Pubblicazione mensile indipendente, registrata al Tribunale di Catanzaro il 16/4/2013, n.ro 314 Numero chiuso in redazione il 15/06/2017 Tiratura 5000 copie È un mensile di informazione, attualità, cultura, sport, rubriche e servizi utili, che non riceve nessuna sovvenzione. La collaborazione è libera e gratuita, gli articoli rispecchiano l’ideologia e il pensiero degli autori, i quali se ne assumono pienamente la responsabilità. Garantiamo a tutti, diritto di replica. La redazione si riserva di rifiutare articoli che ritiene non idonei alla linea editoriale del giornale. Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica sono riservati. È vietata la pubblicazione e l’uso anche parziale di testi, illustrazioni e foto con qualsiasi mezzo meccanico, elettronico, per mezzo di fotocopie, registrazioni, o altro. Tutto il materiale ricevuto (testi e fotografie), anche se non pubblicato, non sarà restituito. Direttore editoriale: PINO RUGGIU Tel. 335.470145 pinoruggiu.posta@gmail.com Condirettore: RICCARDO COLAO Tel. 347.3368625 riccardocolao@gmail.com Direttore responsabile: PINO RANIERI Tel. 347.5354137 hulixe@virgilio.it Caporedattore: ROSITA MERCATANTE Tel. 327.2345449 rosita.mercatante@gmail.com I collaboratori a questo numero la cui partecipazione è libera e occasionale, non sono membri della redazione e cedono a titolo gratuito ogni tipo di diritto, ivi compreso quello d’autore, dell’articolo pubblicato. L’Editore si dichiara pienamente disponibile a valutare le eventuali spettanze di terzi per la pubblicazione di immagini e testi di cui non sia stato possibile reperire la fonte. Grafica e impaginazione: AGENZIA RUGGIU Tel. 335.470145 agenziaruggiu@gmail.com www.ruggiu.blogspot.it Per la pubblicità: PINO RUGGIU Tel. 335.470145 - pubblicitacitymagazine@gmail.com Abbonamenti: Annuale: (11 n.ri) € 25,00*; Sostenitore/Silver: €100,00* (11 n.ri); Sostenitore/Gold: € 200,00* (11 n.ri); Sostenitore/Platinum: € 300,00 (11 n.ri)*. (*): Importi compreso IVA e spese spedizione. Il versamento dovrà essere intestato a: Giuseppe Antonio Ruggiu Editore Modalità di pagamento: ● Bonifico bancario BancoPosta Cod. IBAN: IT97 O 0760104400000044106292 Causale: Nome/cognome/tipo abbonamento ● Ricarica PostaPay N.ro: 5333 1710 0223 5303 Causale: Nome/cognome/tipo abbonamento Per l'attivazione si prega di inviare i dati precisi dell'intestatario dell'abbonamento, unitamente alla ricevuta di versamento, alla seguente mail: redazionecitymagazine@gmail.com Editore: TITANI EDITORI Via Monte Giberto 47 - 00138 Roma Stampa: Pixartrinting S.p.A. - Quarto D'Altino (Ve) (Foto Grande in copertina: Pasquale Catanzaro) N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7 12 12 ANTON GIULIO GRANDE 14 CECILIA PRIMERANO 16 CIMITERO DI ANIME 17 MOGOL A CATANZARO SOVERATO, SLOW FOOD FOR EVER 18 SE TI PUNGE, NON È BUON SEGNO 19 LA STRISCIANTE TRADIZIONE 20 AMATE, USATE E ABBANDONATE 22 14 17 24 LO STADIO DEI MARMI 26 NUCCIO LORETI, CAVALLO DI RAZZA! 28 FRANCESCO JOZZI 30 SANT'ANTONIO IN MOSTRA GIUSEPPE DE FAZIO 31 GLI AZZURRI DEI DUE MARI 32 NATALE SACCÀ, IL MEDICO SCRITTORE 33 LA CALABRIA DELLE IDEE 34 26 28 35 RITROVA LA FORMA GIUSTA 37 GLI ORARI DEI MEZZI PUBBLICI 38 LE FARMACIE DI TURNO CATANZARO MAGAZINE 3

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EDITORIALE BVUAOCNAISNSIZMEE ■■■ Come da prassi consolidata, generalmente chiudiamo le edizioni del mensile al 15 di ogni mese e quindi, anche se per pochi giorni, non possiamo attendere gli esiti del ballottaggi e di conseguenza, ritardare la nostra uscita, quindi al momento in cui sto scrivendo queste righe, ignoro chi avrà vinto la bagarre. Si, bagarre, non trovo altro termine che si possa adattare a questa passata tornata elettorale. Sarete d'accordo sul fatto, che raramente si è vista una campagna così agguerrita e accanita. Io di certo ho trovato davvero biasimevole il modo in cui la quasi totalità dei candidati si sia scagliato contro i propri avversari, arrivando anche alle offese personali! Il rispetto dell'avversario deve essere la prima cosa. Soprattutto se ha perso. Ma veniamo al numero che avete tra le mani, e che magari porterete con voi anche a mare (o in montagna), visto che è un numero "doppio" e vale anche per agosto. A questo proposito voglio tranquillizzare i nostri lettori e soprattutto i nostri inserzionisti, perché non dovrebbero avere problemi a trovarlo in edicola, in quanto lo si può definire doppio anche nella tiratura, portata a ben 5000 copie, contro le consuete 3500! Visto che siamo oramai in piena estate abbiamo deciso di dedicare spazio in più agli eventi e all'arte in generale, ma prima di tutto mi piace segnalarvi che in apertura, pubblichiamo la risposta di un illustre lettore, sollecitato, nel numero scorso dal nostro Riccardo Colao, a ...battere un colpo! Mi riferisco a Ciccillo de Salvia che commenta la nostra strenua difesa a Massimo Mauro, travolto di recente, da un'antipatica diatriba per una frase a lui attribuita. A parte l’assunzione di responsabilità, ci fa enorme piacere sapere di essere seguiti anche da illustri personaggi e per giunta fuori dai nostri confini. A pagina 10 poi, un suggerimento per tutti i turisti (e non solo) che son venuti a trovarci, di visitare il MUSMI, lo splendido Museo Storico Militare, un vero salto nel passato. Ancora da Riccardo Colao, una bella intervista realizzata con Anton Giulio Grande, nostro illustre conterraneo, stilista di fama internazionale, da molti indicato addirittura, come l'erede di Gianni Versace, anche lui calabrese! Di seguito, potrete seguire un inedito ritratto di una nostra concittadina, volto celebre del Tg1, Cecilia Primerano, intervistata con il solito garbo da Sabrina Mantelli. Parlavo di ampio respiro per l'arte e come non consigliarvi (è un suggerimento che non potete rifiutare) la mia intervista ad un bravo artista del ferro: Nuccio Loreti. Costui, da perfetto autodidatta, ha realizzato un imponente cavallo, a grandezza naturale. composto da tanti pezzi di acciaio. Un vero capolavoro. A dire il vero, tutti gli argomenti del giornale meriterebbero di essere menzionati, come i pezzi di Castagna, di Brancati, di Oliverio e di tutti gli altri, ma sono certo che non avete bisogno del mio invito. Vi lascio quindi alla vostra lettura, ma non senza avervi augurato felici, serene e tranquille vacanze. Il mio sarà un riposo breve, in quanto la nostra testata presenzierà ai vari eventi che si terranno in questo periodo e di cui vi daremo conto nel numero di settembre. Su quest'ultimo posso comunque anticiparvi che campeggerà, in copertina, la foto del nuovo (nuovo?) sindaco di Catanzaro a cui auguriamo buon lavoro. A tutti voi lettori e ai tanti collaboratori: arrivederci a settembre. ● pinoruggiu.posta@gmail.com 4 CATANZARO MAGAZINE N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7

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N. 4 5 | L U GP/ iA aG zO z| a2 0G1 7aribaldC iA,T 6A N -Z AQR OuartieM rAeG ALZ iI dN Eo - Tel. 0961.34795 5

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Z O OM CICCILLO C’È E BUSSA IN REDAZIONE Dalle nebbie dei ricordi si materializza la figura di un gigante, altro ex atleta giallorosso. Ecco la prova definitiva che scagiona Massimo Mauro dalle vili accuse lanciate dalla “Gazzarra dello Sport” di RICCARDO COLAO ■■■ Nell’edizione di giugno abbiamo pubblicato l’opinione titolata: “CICCILLO, SEI CI SEI, BATTI UN COLPO”. Riferendoci all’aggressione mediatica espressa sui social contro l’ex fuoriclasse del calcio, Massimo Mauro, abbiamo sostenuto che scatenare la gazzarra nei confronti dell’eccellenza sportiva catanzarese, da parte di una frangia di persone (tra l’altro identificate), sia stata una vera e propria caccia alle streghe. Sollecitavamo l’autore della frase giudicata “blasfema” (voleva essere semplicemente una “boutade”, un’iperbole e non certo suonare offesa nei riguardi di chi purtroppo ricorre alla dialisi per vivere) a scendere in campo. Ciccillo ha letto l’arringa difensiva pro Mauro e, da galantuomo catanzarese, leale e sportivo non ha esitato a battere forte, alla porta della redazione, i suoi colpi. Dalle nebbie dei ricordi si è infine materializzata la figura di un gigante, altro ex atleta giallorosso, che si distinse, a cavallo degli anni del “boom”, nella disciplina del basket, indossando la gloriosa maglia della Pallacanestro Catanzaro (quella dei Greco) con risultati, per l’epoca, leggendari. Ciccillo conferma oltre all’amicizia con Mauro (dai microfoni di Sky l’ex nazionale aveva fatto riferimento a lui e al “modus esprimendi”), d’essere il gentleman dal cuore generoso e dallo spirito indomabile, che aveva fatto di lui uno degli eroi della nostra prima giovinezza. Ci ha scritto per offrire il chiarimento sulla vicenda ed è giusto concedergli spazio poiché la testimonianza svela inoppugnabile come Mauro sia stato colpevolizzato innocentemente. Catanzaro City Magazine è diffuso in città e in provincia ma non è incline ai timori reverenziali! Assicuriamo, dunque, a Mauro ed a Ciccillo che, copie del numero precedente e del mese corrente, verranno indirizzate alla direzione del quotidiano milanese! La “rosea” e l’autore del “pezzo gossip” dovranno arrossire al pensiero d’aver scatenato l’incendiario equivoco, costruito ad arte, al fine di creare lo scandalo e infine soffiando sul fuoco della battuta attribuita all’ex calciatore. Dalla Gazzetta… alla Gazzarra dello Sport in fondo il passo è stato breve! Ringraziamo Ciccillo de Salvia, per aver risposto all’appello, che pubblichiamo integralmente e che conferma le tesi assolutorie favorevoli al concittadino Massimo Mauro. Sapere d’averlo tra i nostri lettori è maggiore stimolo a proseguire la comune battaglia a sostegno dell’orgogliosa e meravigliosa “catanzaresità” da quanti meschinamente vorrebbero denigrarla per puro livore e sterile invidia! ● 6 CATANZARO MAGAZINE “Cara Redazione, Ciccillo c’è, e di colpi ne vorrebbe battere più d’uno… L’articolo a firma di Riccardo Colao, nella rubrica “Periscopio” dell’ultimo numero di City Magazine rende, in parte, giustizia al mio amico Massimo Mauro. La rende solo in parte non per la qualità dell’articolo, che è eccellente, ma solo, e purtroppo, per la diffusione non su larga scala del Magazine. Gli ignobili attacchi rivolti a Massimo Mauro sono connotati dalla più assoluta malafede perché, come l’autore dell’articolo ha puntualmente rilevato, il commentatore non ha fatto altro che riportare un MIO personale commento, peraltro affermando espressamente che il commento fosse MIO e non suo. Ai vari “leoni da tastiera”, che si sono sbizzarriti nei più assurdi, beceri e violenti commenti dedicherei, quindi, i “colpi” (ovviamente in senso figurato e, giammai, veri) che Riccardo Colao chiede. Ed una razione doppia la riserverei ai nostri concittadini che, forse colpiti da insanabile invidia, non riescono ancora a capire che denigrare Massimo Mauro vuol dire denigrare noi stessi e la nostra storia, calcistica e non!”. Ciccillo de Salvia N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7

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EVENTI Suggestiva manifestazione, ricca di spunti di riflessione di SABRINA MANTELLI ■■■ “Un gruppo di persone che condivide un obiettivo comune può raggiungere l’impossibile”. È questa una frase che spesso si sente ripetere, ma di cui forse oggi si è perso il vero significato, in un mondo in cui le spinte competitive troppo spesso fanno dimenticare i benefici derivanti dalla collaborazione. Da quell’energia positiva e dirompente che si genera quando più individui cooperano tra loro e impiegano tutte le proprie forze per conseguire un risultato. A volte, però, per fortuna, ci si imbatte in eventi che hanno il potere di ricordarci immediatamente l’importanza della coesione, specie quando quest’ultima si instaura in nome di un fine nobile, come il raggiungimento della pace e del benessere per un’intera comunità. È quanto mi è capitato di pensare mentre osservavo ciò che avveniva nel corso della manifestazione svoltasi di recente a Catanzaro per festeggiare il 71° anniversario della proclamazione della Repubblica Italiana. Quest’anno la cerimonia ha avuto luogo per la prima volta nel piazzale “El Alamein” all’interno della Caserma “Pepe-Bettoja”, sede del Comando Militare Esercito “Calabria”. Una festa all’insegna di immagini, emozioni e parole che hanno messo bene in rilievo il valore della condivisione. E che di certo sarà ricordata come una giornata che ha saputo lasciare il segno. Si è rivelata infatti ricca di spunti di riflessio- Nelle foto, da sinistra, Sabrina Mantelli, autrice del servizio e il colonnello Giovanni Rossitto; la cerimonia dell'Alzabandiera; il sindaco Sergio Abramo, il prefetto Luisa Latella, e il colonnello Rossitto; il tenente Rosa Procopio; Matteo Tubertini dopo aver ricevuto l'onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. UFNEIASTTAGALRTIAAUNTNDTAAE 8 CATANZARO MAGAZINE N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7

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EVENTI ne che meritano di essere tenuti a mente ben oltre che per la sola durata del 2 giugno, data in cui tradizionalmente si svolge, ormai trascorsa da tempo. Tanti sono stati i momenti intensi che si sono susseguiti nel corso del cerimoniale, dopo che il prefetto della Provincia di Catanzaro, la dottoressa Luisa Latella, ha passato in rassegna lo schieramento militare, accompagnata dal Comandante della legione dei Carabinieri “Calabria” generale di brigata Vincenzo Paticchio e dal Comandante del Comando Militare Esercito “Calabria” colonnello Giovanni Rossitto. L’Alzabandiera e la deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Caduti non potevano che creare un gran coinvolgimento tra i presenti. Un pubblico numeroso, che ha seguito con particolare attenzione la lettura del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai Prefetti italiani, effettuata dalla dottoressa Latella. Nella sua missiva il Capo di Stato ha sottolineato come la coesione sociale e istituzionale sia indispensabile per combattere i mali che affliggono la nostra società, come “le intollerabili piaghe del femminicidio, della violenza di genere, del bullismo”, il terrorismo, la criminalità organizzata, il malaffare. “Il bene della sicurezza talvolta percepito come minacciato - ha puntualizzato Mattarella - appartiene a tutti, e tutti abbiamo il dovere di contribuirvi con comportamenti orientati alla legalità e all'interesse generale.” Il Prefetto ha poi evidenziato quanto sia importante che ciascun individuo lavori “per il bene comune avendo come punto di riferimento i valori della nostra Costituzione, ma soprattutto i principi etici che sono a fondamento della nostra civiltà”. Assumono un significato particolare, in questo periodo storico in cui la violenza sembra aver preso il so- pravvento, anche le parole della Preghiera per La Patria, letta dal tenente del Corpo Ingegneri dell'Esercito Italiano Rosa Procopio: “Donaci o Signore la forza di custodire e difendere il bene prezioso della pace, in comunione di spirito con tutti coloro che lavorano e soffrono”. Parole che evidenziano il difficile ruolo di chi opera nelle forze armate e nelle forze dell'ordine. Al termine di questo momento, è avvenuta la consegna di una Medaglia d'Onore alla memoria di Carlo Carotenuto, militare deportato in un lager nazista in Polonia, ora deceduto: il riconoscimento è stato ritirato dal nipote Giuseppe Chirico. Sono state poi conferite le onorificenze di Cavalieri dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana a undici nuovi insigniti: il colonnello dei Carabinieri Marco Pecci, il tenente colonnello della Guardia di Finanza Michele Di Nunno, i luogotenenti dei Carabinieri Carmelo Carchidi, Antonio Salvatore De Nardo e Leonardo Leotta, il maresciallo aiutante S.U.P.S. dei Carabinieri Giancarlo Cruciani, il maresciallo capo dei Carabinieri Francesco Mazzone, il vice brigadiere dei Carabinieri Francesco Muraca, l’ispettore capo della Polizia di Stato Pietro De Vito, e infine il signor Giuseppe Paone e il signor Matteo Tubertini, quest’ultimo noto imprenditore catanzarese che insieme al cugino Daniele Rossi e allo zio Roberto Volpi è alla guida della storica azienda Guglielmo Caffè, eccellenza calabrese famosa nel mondo. La cerimonia, tenutasi alla presenza delle maggiori autorità civili, religiose e militari della provincia, tra cui il sindaco Sergio Abramo, l’arcivescovo Monsignor Vincenzo Bertolone e il presidente della Provincia Enzo Bruno, si è conclusa con l’esibizione nel piazzale di una bandiera italiana di grandi dimensioni. Il simbolo patrio, trasportato dai Vigili del Fuoco, è stato adagiato sul suolo, per poi essere agitato gioiosamente da un gruppo di bambini. Ed ecco un altro importante messaggio che la cerimonia ha voluto trasmettere: la speranza da riporre nelle nuove generazioni. La fiducia in un futuro migliore da costruire senza però mai dimenticare gli insegnamenti del passato. E infatti, non a caso, al termine delle celebrazioni, è stata aperta al pubblico la "Sala Ricordi" della Caserma "Pepe - Bettoja", nella quale sono esposti cimeli della Prima Guerra Mondiale messi a disposizione dai collezionisti catanzaresi. Proprio negli spazi espositivi, sono riuscita a incontrare uno degli artefici dell’impeccabile organizzazione della festa, il Comandante del Comando Militare Esercito “Calabria” Giovanni Rossitto, al quale non ho rinunciato a rivolgere alcune domande per conoscere le sue sensazioni sulla giornata celebrativa. “Quest’anno la ricorrenza della nascita della Repubblica - racconta il colonnello - è stata festeggiata per la prima volta nella Caserma “Pepe - Bettoja”, in seguito a una richiesta del Prefetto, alla quale con piacere ho detto subito di si. La Festa è stata la risultante di un’organizzazione che non è da attribuire solo al Comando Militare Esercito “Calabria”, ma a tutte le forze militari coinvolte. Noi abbiamo messo a disposizione la location e abbiamo lavorato parecchio, ma altrettanto hanno fatto i Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia e i Vigili del Fuoco. Credo che la presenza dei vari rappresentanti di tutte le istituzioni, delle forze armate e delle forze dell'ordine all’interno della caserma, abbia incarnato il vero spirito del 2 giugno. Remiamo tutti quanti in una stessa direzione. È questo il nostro messaggio, di cui dobbiamo essere sempre portatori, e nel nome del quale dovremmo riunirci più spesso". ● N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7 CATANZARO MAGAZINE 9

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IN COPERTINA Il Museo Storico Militare, offre ai visitatori un coinvolgente viaggio a ritroso nel tempo di FRANCESCO DELFINO UALNAMVUISSIMTAI ■■■ Nella romantica cornice di un edificio dei primi del 900, immerso nel Parco della Biodiversità Mediterranea di Catanzaro, ha sede un’isola del tempo ovvero il Museo Storico Militare intitolato alla gloriosa “Brigata Catanzaro”. Il fascino delle originarie strutture, opportunamente restaurate, offre ai visitatori un coinvolgente viaggio a ritroso nel tempo. Scopo dei fondatori collezionisti Salvatore Moschella, Franco Rocco e Francesco Delfino, nell’aprile 2007, è stato non solo quello di documentare alle future generazioni l’inutilità della guerra come sistema di risoluzione delle controversie tra i popoli, ma principalmente creare un luogo “per non dimenticare”. Un museo per ricordare e riflettere, supportato da una passione collezionistica e di ricerca storica, dettato dal desiderio di tramandare ai posteri testimonianze visive, altrimenti destinate all’oblio. Il Museo, articolato in diverse sale e su due piani, nel mentre offre al visitatore la sensazione di perdersi alla ricerca di mille dettagli, nel contempo è in grado di coinvolgerlo a pieno, tanto da farlo sentire quasi protagonista degli eventi in esso evocati. Le ambientazioni, a grandezza naturale, frutto di un’accurata ricerca storica e curati in modo particolare anche negli effetti sonori, riescono a trasmettere ai visitatori un grandissimo senso di realismo, un vero e proprio salto dentro la storia. Iniziando la nostra visita, nell’atrio antistante l’ingresso, un cannone contraereo italiano da 90/53 ed un obice trainato US da 155/23, perfettamente restaurati, non devono incuterci timore ma rispetto per la storia. Al piano terra, dopo il benvenuto datoci dalla 10 C A T A N Z A R O MAGAZINE N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7

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IN COPERTINA statua del Generale Gabriele Pepe, cugino di Guglielmo, opera dello scultore Francesco Jerace, troviamo la sala multimediale per conferenze ed incontri, adiacente alle sale dedicate al periodo Napoleonico. Il riferimento naturalmente è all’avventura calabrese che vide protagonista Gioacchino Murat. In questa sezione, unitamente ai numerosi, rari e preziosissimi cimeli, spiccano due grandi plastici che riproducono le battaglie di Waterloo e di Maida, due eventi cruciali della parabola napoleonica. A seguire le sale dedicate al periodo Risorgimentale, nelle quali si possono ammirare da un lato interessanti documenti e cimeli di tanti patrioti calabresi e dall’altro un rarissimo esemplare di ghigliottina borbonica ed un bellissimo busto di Ferdinando II di Borbone, realizzato nelle Reali Ferriere di Mongiana. Una intera sala è dedicata al contributo risorgimentale della Guardia di Finanza. Al primo piano le sale della prima Guerra Mondiale, intitolate all’Associazione “Eugenio Rocco”. In queste tra i numerosi cimeli ed uniformi italiane ed austriache, risalta quella di un sottufficiale della “Brigata Catanzaro”, in perfetta tenuta da combattimento. È in questo contesto che troviamo la ricostruzione di una tipica trincea italiana, curata nei minimi dettagli e con effetti sonori decisamente coinvolgenti. I visitatori possono accedere al suo interno, provando delle sensazioni emozionali inimmaginabili. Seguono le sale dedicate al periodo Fascista, anch’esse fornite di numerosi cimeli ed uniformi, tra le quali spicca quella del capitano pilota Gennaro Giordano di Isola Capo Rizzuto, capo squadriglia nella Trasvolata Atlanti- ca di Italo Balbo. Poi la sala dedicata alla guerra di Spagna, nella quale fanno bella mostra le rare uniformi del “Gruppo Carri d’Assalto” del Corpo Volontari Spagna e delle Brigate Internazionali Repubblicane. A questo punto mi sia consentito un piccolo spunto personale, è relativo alla sala intitolata al Capo della Regia Marina Delfino Giuseppe, mio padre, volontario e combattente della seconda guerra mondiale ed ai suoi cimeli. Nella teca di fronte l’uniforme ed i cimeli di mia madre, Capocenturia delle Giovani Italiane GIL. I pezzi più cari della mia collezione. Poi le sale dedicate alla seconda Guerra Mondiale, ricchissime di uniformi e cimeli, della guerra d’Africa, della RSI e della guerra di Liberazione, molti dei quali di estrema rarità. Pezzo forte il grande Crest del Comando della Divisione di Fanteria “Brescia”, la cui sede era adiacente alla chiesa del Monte. Un pezzo unico. Non potevano poi mancare le tre sale dedicate alle armi ed alla loro evoluzione. Evoluzione come tecnologia, perché l’arma non è ne buona ne cattiva, l’uso che se ne fa invece può esserlo. Infine le dettagliate ricostruzioni, a grandezza naturale, di un ospedale da campo sul fronte orientale, ubicato in una tipica abitazione russa ed di una postazione contraerea tedesca da 20/65, nel corso della campagna d’Italia, entrambe curate nei minimi dettagli e avvolte da un eccezionale realismo, completeranno il nostro percorso. Era scontato fin dall’inizio che nessuno scritto basta mai a descrivere un museo. Il museo per sua destinazione va visto, assaporato, vissuto, perche le immagini parlano molto più delle parole... e così sia.● N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7 CATANZARO MAGAZINE 11

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IN COPERTINA ■■■ Il destino di un personaggio, a volte, incredibile a dirsi, è già scritto entro i confini stessi del proprio cogno- me. Quasi una predestinazione. È il caso di Anton Giulio Grande, che “grande” lo è stato sin da adolescente, sia per le sue generalità che fanno riferimento all’aggettivo “magno”, sia per la nobile passione per l’arte e per il disegno che poi lo hanno spinto ad affermarsi come stilista. Dalla Calabria (esattamente da Lamezia in provincia di Catanzaro) nel mondo e nell’universo dell’alta moda. Anton Giulio Grande oggi, a soli qua- rant’anni appena compiuti, è sicura- mente fra gli enfant prodige dell’italian style, insomma realizza quello che piace alla gente che piace. Ed ecco che un gior- no il destino incrocia le nostre strade e lo stilista te lo ritrovi dall’altra parte del microfono a conversare come fossimo conoscenti di vecchia data. Se la tua non fosse stata una vo- cazione, come l’avresti definita? Hai detto bene: una vocazione… È il termine più aderente. E non potrebbe es- sere altrimenti. L’ avvertivo dentro l’anima, mi parlava e mi prendeva per mano sin da quando ero ragazzino. Capivo di possedere una predisposizione naturale verso ciò che era ritenuto il mondo della Da Lamezia, l’erede di Gianni Versace. moda femminile. Mi sentivo trascinato E come nelle paroleverso la bellezza e per me la femminilità rappresentava la parte che meglio avreb- del celebre motivo di Mina:be potuto ispirare la creatività che pulsa- va nel cuore e nelle vene. Inoltre ero mol- Sei Grande, Grande, Grande!to influenzato ed ispirato, dagli spettacoli del sabato sera in Tv, dove tra lustrini e pajette le prime donne dello spettacolo star inarrivabili mi fornivano spunti per i di RICCARDO COLAO miei design. Mi affascinava ciò che intra- vedevo dalle pagine delle riviste patinate, donne da favola, bellissime con indosso abiti meravigliosi. Per me era un invito a proseguire su questa strada. I miei ge- nitori avrebbero desiderato un figlio medico, avvocato, notaio, insegnante… Ho rotto gli schemi, mi sono imposto, sono una persona molto ambiziosa, testarda come è tipico della mentalità calabrese. In quegli anni diedi scandalo ammettendo che volevo intraprendere quest’attivi- ANTON GIULIOtà.Adessoinvecefarelostilista,lavelina, la modella, il fashion blogger è normale. Lamezia non è New York, Londra e neppure Milano… Capisco quel che vuoi dire… Non è stato facile. I tempi non erano maturi. Ho iniziato 25 anni fa, dopo aver terminato gli studi al liceo classico. La moda era vista GRANDEcon diffidenza, come ambiente strano, non era alla portata della gente comune. Era percepita alla stregua di un settore 12 C A T A N Z A R O MAGAZINE N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7

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IN COPERTINA misterioso, corrotto, particolare. Sì, è stato difficile sia iniziare che proseguire sul percorso agognato. Grazie alla forza di volontà, compiendo sacrifici e seguendo stage di formazione, studiando tanto, frequentando l’università, vincendo master, mi sono trasferito a New York e poi dopo aver conseguito la laurea americana, ho fatto ritorno in Italia… Era il made in Italy che volevo realizzare e il posto migliore non poteva essere che la mia patria. Ma devo ricordare che a 19 anni sentivo il peso della “saudade”, la “nostalgia” di casa. Non c’era web-cam, skype e con mammà potevo parlarci solo per telefono. Son rimasto il tempo necessario e ho preferito poi perfezionarmi nelle scuole della nostra penisola. Tanta gavetta sino a quando non decidi di metterti in proprio… Se è per questo ho lavorato sodo, “rubando” con gli occhi e con la pratica il mestiere ai grandi stilisti, ho fatto in tempo anche a laurearmi in letteratura presso la facoltà di Lettere Moderne, e infine appena con i miei risparmi, è stato possibile, ho preso in mano il destino professionale e ho esordito con una linea personale firmata esclusivamente da me. Hai aperto atelier a Roma a Milano e quindi Lamezia dove risiede il tuo quartier generale Sì… Ho avuto un gran coraggio e riconosco di essere stato caparbio nel voler seguire a tutti i costi le idee innovative ma caratterizzate dalla passione per la tradizione sia sotto il profilo culturale che sotto l’aspetto manuale della gestione dello stile. A Lamezia vive un laboratorio che non ha eguali, però mi trovo principalmente a Roma e Milano. Torno spesso a Lamezia dove le produzioni legate alla sartoria, e le persone che lavorano e sanno esattamente quello che pretendo dalle loro capacità manifatturiere, mi assecondano. Creo i vestiti anche in Calabria, utilizzando le tradizioni secolari della sartoria “fatta a mano”, mantenendo le tecniche classiche del cucito. Quali sono gli elementi che portano a differenziare il “prêt-à-porter” dal “hand-made”? Sovente si ritiene che sia possibile creare cose buone in breve tempo, invece sono convinto per impostare e poi concretizzare realmente un lavoro ottimale sia necessario, a parte la competenza, interpretare la cultura, saper poi dare alla manualità il giusto peso. Un abito è paragonabile ad un’opera d’arte; occorre utilizzare un mix di ingredienti che – come un cocktail di successo – devono essere ben miscelati. Direi che cultura, creatività, doti naturali e “savoir faire” non possono essere risparmiati. Rifuggo dai facili accostamenti o dagli elogi eccessivi, corre però voce che tu sia sovente riconosciuto quale erede di un altro famosissimo calabrese: Gianni Versace. È tutto vero… Non vi è nulla di bugiardo… Lo sento sin da quando sono partito per questa meravigliosa avventura che è la mia vita… Probabilmente ricordo Versace, o il suo stile perché entrambi veniamo dal Sud dell’Italia. Lui da Reggio, io da Lamezia… Abbiamo la tendenza, a tuffarci nel gusto del look per donne molto sexy, decisamente femminili, magari trasgressive, oserei dire feline. O, chissà, forse perché sia io che lui veniamo dalla Magna Grecia, amiamo le comuni origini, ed i simboli che ancora oggi predominano nei nostri gusti. Giorgio Armani ritiene che chi produce la moda sia un artista legato strettamente a doppio filo all’industria. Sei dello stesso parere? Lui è un grande stilista che si è affermato col “prêt-àporter”, dopo ha creato una linea di haute couture, denominata Armani Privè. È principalmente un grandissimo impren- ditore. Forse il più grande stilista-imprenditore al mondo. Ha un impero con basi persino su altri settori, come catene di hotel, accessori, lui firma qualunque tipo di cose in questo mo- mento. Quindi intende la moda sia come arte che come mani- festazione industriale. Per me la moda è soprattutto creazione e stile al servizio della donna e del suo modo di vestire. Puoi dirci quale sia stata la tua prima grande sod- disfazione? Avevo 23 anni, e chiamato dal Presidente della Camera del- la moda sono stato invitato a Piazza di Spagna per la sfilata “La Donna sotto le stelle” in diretta mondiale. Da quel preciso istante sono stato indicato quale “enfant prodige”, come sti- lista “più giovane di alta moda Italiana”. È stato il punto di partenza della mia carriera! …Lo sprone a far cose sempre belle ed apprezzate. A quale colore non rinunceresti mai? Il nero… ha capacità istrioniche, esalta la femminilità… È deciso e determinato. Rende un abito sofisticato, misterioso, sexy ricamato. Lo adoro!. Un calabrese, anzi un “catanzarese” che si ritrova sul tetto del mondo dell’alta moda… Che rapporto conservi con la tua terra d’origine? Il detto che nessuno è profeta in patria è quanto mai veritie- ro… Purtroppo Lamezia è una città spesso additata nelle cro- nache per fattori negativi… Ciò contribuisce a farne e a darne, purtroppo, verso l’esterno, un look non raccomandabile. Credo che sia per tali ragioni che a gente soffra per i complessi d’in- feriorità e a volte per una malcelata invidia. Ho fatto tante cose bellissime nel mondo e nei luoghi dove opero, però Lamezia non ha mai in qualche maniera saputo o voluto offrire un gesto di riconoscenza per uno dei figli che sta portando il suo nome all’attenzione delle grandi scene mondiali. Potrei dire che sia poco attenta a quel che avviene al suo esterno. Opere di Andy Warhol e Mario Schifano a far compagnia nell’ultima collezione haute couture Pri- mavera/Estate 2017. Cosa prevede la calda estate? Una sfilata a luglio, forse a Roma, durante la fashion week dell’haute couture. Sarà una collezione di lusso, tipo “Be- achwear haute couture Luxury Collection ispirata al beach wear d’alta classe degli anni 80/90, riferita ai set fotografici di Helmut Newton e Richard Avedon, che creavano immagini di donne molto sexy, lussuose immortalate ai bordi piscina”. Dove trova l’ispirazione lo stilista Grande? Ovunque nella quotidianità, incontrando persone, durante i viaggi, visitando città, luoghi atmosfere. Svolgo un lavoro che mi porta ovunque: ne approfitto per visitare mostre, musei… Le donne contemporanee, chi sono per te? Confuse. Vedo donne che hanno perso il buon gusto. Una volta c’era più attenzione ai dettagli al mix degli abbinamenti. Soprattutto vedo una donna che è troppa schiava della moda e, non tutte le donne, secondo me, possono permettersi di se- guire la moda. Non c’è moda migliore di quella che sta bene a se stessi. Consiglierei loro di stare attente al proprio fisico e alla circostanza, scegliendo abiti e accessori giusti per le occa- sioni. C’è poco stile. Le donne sono troppo soggette e dipen- denti dalla moda e del trend come se, accettandone i diktat, mostrassero scarsa personalità! Qual è il segno che ti rende diverso dai concor- renti. Perché si esclama: “È un modello di Anton Giulio Grande”. Ho acquistato celebrità per aver creato il look per donne de- terminate, forti, molto sexy, trasgressive, femminili, sensuali, glamour. (...) Segue a pag. 36 ➔ N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7 CATANZARO MAGAZINE 13

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IC LI T PY E& RD SI ON NT AO GR GN II O Ospite de "La cucina di Camilla" la celebre giornalista catanzarese, oggi conduttrice del Tg1 a cura di SABRINA MANTELLI e CAMILLA PAVONE ICLEFCAILSICAINPORIDMELELR'IANNFOOR, MAZIONE ■■■ Uno degli obiettivi della trasmissione “La Cucina di Camilla”, è quello di accompagnare i suoi telespettatori in un viaggio alla scoperta delle “eccellenze calabresi”. Nell’ambito di tale percorso, il programma in onda su Esperia Tv, ha dedicato una puntata al mondo dell’informazione. L’ospite d’eccezione invitata a parlare dell’argomento, è Cecilia Primerano, giornalista di origine catanzarese, oggi nota conduttrice del Tg1, prima inviata di Bruno Vespa a “Porta a Porta”, conosciuta anche per la sua esperienza nel campo della radio e della carta stampata. Realizzare interviste è “il suo pane quotidiano”, ed è famosa per l’abilità con cui ha sempre raggiunto qualsiasi personaggio, superando ogni ostacolo. Ma questa volta siamo io e Camilla ad avere “il coltello”, o meglio “il microfono” dalla parte “del manico”, e ad aspettare il momento giusto per rivolgerle le nostre domande. Com'è nata la decisione di diventare una giornalista? La mia passione per il giornalismo è nata quando ero una bambina. Passavo le ore davanti alla Tv: “divoravo” i telegiornali e li registravo addirittura, inizialmente sulle musicassette, quando ancora non esistevano i videoregistratori. Ricordo poi il momento in cui il processo per la Strage di Piazza Fontana fu spostato a Catanzaro, all’interno del carcere minorile, nei pressi del palazzo in cui abitavo. I cavi della RAI per le dirette dei Tg furono montati sul terrazzo sovrastante la mia casa. Nonostante fossi molto piccola, rimasi affascinata da tale operazione e da tutto ciò che ruotava intorno a quell’avvenimento. Quando ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo dell’informazione? Dopo aver conseguito la laurea presso la Facoltà di Lettere di Firenze, ho insegnato in un liceo di Catanzaro, ma solo per sei mesi. Sono poi partita per Milano, dove ho 14 C A T A N Z A R O MAGAZINE N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7

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L' I N T E R V I S T A iniziato a lavorare in alcune radio dell’hinterland milanese e a scrivere articoli per alcuni giornali locali. Nel 1995 mi sono trasferita a Roma e sono approdata a RTL 102.5. Conducevo la trasmissione “No stop news” dalle 6:00 alle 9:00 del mattino e da giornalista parlamentare seguivo la politica intervistando tutti i principali leader. Com'è avvenuto il passaggio in televisione con la RAI? Ho iniziato a lavorare in RAI nel 1999 come inviata del programma televisivo “Porta a Porta”. Bruno Vespa, ideatore e conduttore della trasmissione, mi ha notata mentre realizzavo le interviste con il microfono di RTL 102.5 e fu colpito dalla mia intraprendenza. Ho lavorato con lui fino al 2011, per poi arrivare al Tg1. Oggi conduco due edizioni del telegiornale di RAI 1, il Tg1 60 secondi e il Tg1 Notte. C’è un aneddoto simpatico della sua carriera che vuole raccontare? Ne potrei citare tantissimi. Una sera, ad esempio, stavo presentando il Tg1 60 secondi, che viene condotto in piedi, e indossavo una camicia nera con dei jeans grigi. Forse per uno strano effetto ottico, o più semplicemente perché erano a corto di news, gli autori di “Striscia la Notizia” insinuarono che non portassi niente sotto la blusa, né la gonna né i pantaloni. Fu così che mandarono in onda, nella rubrica “I nuovi mostri”, un’immagine del mio telegiornale contrassegnata da due frecce rosse ad indicare “la presunta dimenticanza”. Qual è stata invece una delle notizie più difficili da dare ai telespettatori? Ho comunicato con grande sofferenza la notizia dell’attentato terroristico al Bataclan, a Parigi. Quella sera, mi stavo preparando per condurre il telegiornale delle 23:30, ma all’improvviso mi hanno comunicato che saremmo dovuti andare in onda in anticipo, per un’edizione straordinaria di pochi minuti. È stata invece una nottata lunghissima. Io e Antonio Di Bella, all’epoca corrispondente della RAI da Parigi, siamo andati avanti con una diretta di oltre 3 ore per raccontare la drammatica notte che la città francese stava vivendo. Come convive con la notorietà che la presenza sui teleschermi le ha procurato? Mi fa piacere quando le persone mi riconoscono e mi fermano dicendomi che mi seguono in tv. La cosa più bella che mi sono sentita dire è che sono “credibile” nella conduzione del Tg. Quali sono i suoi hobby? Una delle mie più grandi passioni è la cucina. Se avessi un po’ di tempo libero in più, mi piacerebbe aprire un ristorante. Tra i miei hobby ci sono poi la lettura, il cinema, lo sport… e inoltre amo passeggiare con i miei cani, Byron e Brando. Cosa pensa della sua terra natia, la Calabria? Sono orgogliosa delle mie origini e molto legata alla mia città, Catanzaro, nella quale ritorno spesso, specie in estate. La Calabria è una terra piena di risorse. Chi è stato il suo mentore, o il giornalista a cui più si è ispirata nella vita? Il mio pigmalione dal punto di vista televisivo è stato Bruno Vespa. Si può dire che sono “nata” con lui, mi ha insegnato a far “parlare le immagini” in Tv. Una figura a cui mi sono ispirata molto è quella di Oriana Fallaci, anche perché da piccola sognavo di fare l’inviata di guerra. Le battaglie condotte dalla Fallaci e il suo amore per la verità sono sotto gli occhi di tutti ed è difficile non desiderare di avvicinarsi a quel modello di giornalismo. ● Sulla pagina Facebook “La Cucina di Camilla” troverete il link per vedere la puntata di cui Cecilia Primerano è protagonista, e durante la quale la giornalista propone una ricetta a base di verdure. La Cucina di Camilla vi aspetta sul prossimo numero di Catanzaro City Magazine con nuovi ospiti e ricette originali… Avanti tutta! N. 4 5 | L U G / A G O | 2 0 1 7 CATANZARO MAGAZINE 15

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