COMUNITA' COMENDUNO: LUGLIO 2017

 

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Bollettino Parrocchiale

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- Comunità 92Anno 11 Luglio 2017 Comenduno Camminiamo... Insieme Direttore responsabile: Sabrina Penteriani CHIESA DI PERSONE: OGGI SIAMO NOI LE PIETRE VIVE CHE LA COSTRUISCONO... Camminiamo insieme verso il centenario della Parrocchia

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NUMERI UTILI Don Diego tel. casa: 035 774 045 cell.: 347 258 3315 e-mail: berzi.dd@gmail.com Sito internet oratorio di Comenduno: www.oratoriocomenduno.it REDAZIONE: Don Diego Berzi, Enrico Belotti, Isella Rizzi, Maria Teresa Rosbuco, Fausto Noris, Stefano Maistrello, Alessandro Cagnoni... PER CONTATTARE LA REDAZIONE DEL BOLLETTINO: redazione.com.com@gmail. com La redazione si riserva di decidere in merito alla pubblicazione del materiale per il quale ne venga fatta richiesta. Le foto per le quali si richiede la pubblicazione devono necessariamente essere inviate separatamente dal testo e con una risoluzione di minimo 300 dpi. Qualora le foto allegate ai testi inviati non risultassero conformi la redazione si riserva di decidere in merito alla loro pubblicazione. Per motivi grafici e di spazio non tutte le foto allegate ai testi potranno essere pubblicate. 2 Carissimi, ci siamo lasciati, nel bollettino scorso, folgorati dai tre desideri, che sintetizzano il vissuto della nostra parrocchia: • Relazioni. Tessere rapporti, coltivare relazioni è più gradito a Dio che avviare iniziative gloriose • Vangelo. Essere fedeli al pensiero di Cristo, lasciarci guidare da uno stile evangelico è più importante che cercare di scontentare nessuno • Comunità. Proporre , far sperimentare, far toccare con mano la vita della comunità cristiana vale di più di tutti i discorsi, di tutte le catechesi che possiamo fare. Questi fanno di noi l’uomo che si lascia guardare e provocare da Gesù. 1) La cena eucaristica Gesù guardò in alto e disse: Zaccheo, oggi, devo fermarrmi a casa tua Gesù cerca la nostra comunità , si autoinvita, annulla ogni distanza. Gesù cerca la nostra comunità quando si raduna per celebrare la cena eucaristica. L’Eucaristia, prima di essere qualcosa che noi facciamo, prima di essere un’azione della Chiesa è la Pasqua di Gesù che ci raggiunge; è il Signore che dalla Croce ci attira o, meglio ancora, oggi, storicamente ci raggiunge, ci invita. L’Eucaristia è la Pasqua che supera la storia e si rende contemporanea a noi, alla nostra comunità; è l’amore infinito del Padre, presente nella morte e nella risurrezione di Gesù, che ci raggiunge. L’Eucaristia è la Pasqua di Gesù che ci raggiunge, ci tocca, ci prende, ci afferra cerca, cerca di plasmare la vita della parrocchia di quello spirito di gratuità da cui essa è nata. La Pasqua è espressione della gratuità di Dio, del dono gratuito, del perdono gratuito, della misericordia, della prossimità. La gratuità è il fiore del Vangelo. La gratuità è il Vangelo. Il vangelo è buona notizia gratuita, è Dio che ama gratuitamente, che perdona gratuitamente di sua iniziativa, prima che noi glielo chiediamo, che viene a cercarci prima che noi cerchiamo Lui. La Chiesa nasce da questi gesti di gratuità. Attorno all’Eucaristia diventiamo un cuor solo e un’anima sola. L’Eucaristia è il punto di partenza e il punto di arrivo della vita della parrocchia. La comunità parrocchiale rinasce e si costruisce attorno alla Pasqua di Gesù. Qui alcuni punti vanno sottolineati, vanno verificati • Liberare, per quanto è possibile, la celebrazione eucaristia da un certo devozionismo privato: partecipare all’eucaristia, non è solo osservare un precetto, ma partecipare alla vita della comunità parrocchiale. L’appartenenza alla comunità domanda la partecipazione dell’eucaristia, per quanto è possibile, della propria comunità • Mettere al centro della vita della parrocchia la celebrazione ANGOLO DELLA GENEROSITA’ BUSTE EURO 600,00 1 EURO AL GIORNO EURO 300,00 LUCE ACCESA EURO 100,00 N.N. EURO 500,00 N.N. EURO 300,00 N.N. EURO 200,00 N.N. EURO 400,00 PER BONIFICI IN BANCA IT 56 T088 6952 4800 0000 0010 002 In copertina: Grazie Don Diego, firmato: i ragazzi della Comunità di Comenduno!

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dell’Eucaristia. Avere molta cura della celebrazione in tutti i suoi momenti, perché diventi sempre più il momento in cui si sente la presenza di una comunità fraterna riunita attorno al suo Signore risorto; che danza attorno al suo Signore, di una comunità che prega il suo Signore, che ascolta la sua Parola, che lo incontra nella sua Pasqua., che la manda a testimoniare il suo amore gratuito • Far convergere e fa ripartire la vita, le scelte della nostra parrocchia; la nascita, la morte, i diversi cammino di fede dei ragazzi, degli adolescenti, dei fidanzati … qui devono arrivare, e da qui devono ripartire • La vita di una comunità parrocchiale si riconosce da come celebra l’Eucaristia. Diceva il card. Martini: “è vero che le impressioni non si possono evidenziare con argomenti di ragione. Sono espressioni del cuore. Ma per venire ad alcune piccole cose, ecco: il vostro modo di cantare, di pregare, proprio il ritmo con cui si svolge la liturgia è un ritmo che dice partecipazione del cuore non comune, cioè dice una qualità, uno stile di vita cristiana serio …” 2) La vita nuova della comunità parrocchiale Zaccheo davanti al Signore gli disse: ecco la metà dei miei beni la do ai poveri L’incontro cambia la vita di Zaccheo. Zaccheo trova gioia di donarsi e di donare. L’incontro con Gesù cambia la vita della comunità parrocchiale. La comunità parrocchiale sente di essere chiamata a testimoniare il suo amore. La celebrazione dell’Eucaristia non si conclude in chiesa, ma si apre alla città, manda sulla strada ad incontrare gli altri, i poveri, a portare a tutti la gioia del Vangelo. Non dobbiamo dimenticare che giustizia e gratuità sono il frutto dell’incontro con Gesù Ecco quattro indicazioni per la nostra comunità da verificare, approfondire, completa Sono alcune scelte pastorali possibili, da fare. Compito della comunità parrocchiale che celebra l’Eucaristia è gettare il seme buono, non preoccupandosi tanto dei frutti, ma di gettare il seme. Questo deve fare la comunità parrocchiale • Nella parrocchia avere cura e dare spazio all’ascolto della Parola e all’educazione della preghiera. Chi viene e bussa alla nostra comunità deve poter incontrare la Parola di Gesù • Prendere in mano, sempre più seriamente, con la comunità il discorso educativo e l’oratorio. Il discorso educativi è una emergenza. L’oratorio deve diventare il luogo nel quale la parrocchia educa attraverso la comunità, non dobbiamo dimenticare che il punto di partenza del discorso educativo non sono i ragazzi, gli adolescenti … ma la comunità educante • Una attenzione particolare va data alla famiglia che è assente, che vive una mentalità individualistica, che ricorda continue evasioni. Occorre riflettere seriamente sulla famiglia, oggi. Va fatto un lavoro in profondità. Nessuno ha le soluzioni in tasca,, ma la famiglia deve stare nel cuore della comunità. • “Nessuno era bisognoso tra loro”. (At. 4,34) La carità non può venire meno in tutte le sue forme. Non è solo dar la mangiare, ma sono le opere di misericordia corporale e spirituali. È una attenzione alle diverse solitudini, all’uomo ferito … 3) Oggi la salvezza è entrata in questa casa Questo lavoro che facciamo deve poter far sperimentare alla nostra comunità l’oggi di Dio. Vuol dire che la salvezza ci è offerta oggi, che il tempo che stiamo vivendo, malgrado tutte le fatiche e contraddizioni, è sempre l’oggi di Dio che ci raggiunge, che tocca la nostra comunità. Si racconta di un cammelliere che alla sua morte lasciò i suoi beni da dividere tra i suoi tre figli. Il cammelliere aveva 11 cammelli e nel suo lascito testamentario stabilì di assegnarne metà al primo figlio, un quarto al secondo ed un sesto al terzo figlio. Quando giunse il momento di dividere l’eredità iniziarono i problemi. La metà di undici cammelli fa cinque cammelli e mezzo. Il primogenito pretendeva di arrotondare il lascito paterno a sei cammelli. Gli altri fratelli si opposero sostenendo che era già stato troppo privilegiato dalla volontà del padre. Iniziò così un aspro conflitto tra di loro. Un giorno un cammelliere molto meno ricco si trovò a passare da quelle parti e, vedendo i tre fratelli litigare, decise di donare il suo unico cammello per aggiungerlo al monte ereditario. Grazie a questo aiuto i cammelli diventano dodici e quindi fu possibile accontentare le esigenze di tutti e tre gli eredi. Al primo andarono 6 cammelli (la metà di dodici), al secondo 3 (un quarto di dodici) ed al terzo 2 (un sesto di dodici). Nessuno dei fratelli eccepì perché ognuno ricevette la parte spettante disposta dal padre. Il totale dei cammelli ricevuti dai tre fratelli ammontava a 11 come il padre aveva loro lasciato. Fu così che il donatore di passaggio poté riprendersi il suo dodicesimo cammello senza nulla togliere a nessuno. La storia ci insegna e ci illustra la fertilità della carità: ciò che si dona per il bene degli altri ritorna ad essere anche a nostro vantaggio. Il dono, oltre ad avere la capacità di produrre benevolenza e quindi di costruire relazioni più congeniali, il dodicesimo cammello, appunto. La parrocchia deve vivere questa missione di carità e di misericordia ed educare tutti a saper mettere a disposizione il proprio dodicesimo cammello. È l’augurio che ci facciamo continuando a camminare verso il centenario di questa nostra parrocchia. Don Diego IL PARROCO SARà PRESENTE IN CASA PARROCCHIALE IL GIOVEDì DALLE ORE 14,00 ALLE 17,00. Comunità Comenduno 3

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Verso il centenario PARROCCHIA E VITA CRISTIANA E' proprio di ogni comunità cristiana, assecondando tempi liturgici e tradizioni locali, compiere, sotto la forza e la luce dello Spirito Santo, un cammino di fede che si attua attraverso molteplici e differenziate attività di culto, di catechesi, di devozioni popolari, di pratiche secolari e nuove, atte a sostenere e incrementare la sequela di Gesù. Camminare nella fede riproduce il modello dell'essere cristiano come "pellegrino dell'Assoluto", come soggetto attivo che fa esperienza di vita spirituale ispirata dallo Spirito Santo, sostenuto dal "mantello della misericordia" di un Padre premuroso e di tenerezza infinita, manifestata a noi nel dono del Figlio Gesù Cristo che ci ha liberato da ogni peccato. In tale prospettiva, la parrocchia è posta sul territorio per essere segno della presenza di Dio, per testimoniare il vangelo nelle forme più adatte secondo la sensibilità e la religiosità proprie del tempo, per servire il popolo di Dio nelle diverse circostanze, per far gustare il destino di eternità cui tende ogni credente in Cristo. Per raggiungere questi obbiettivi essenziali, la parrocchia predispone alcune vie preferenziali di impegno spirituale che sono affidate a tutte le persone di buona volontà che obbediscono al soffio interiore dello Spirito. La "via mistica" della parrocchia Di fatto la "via mistica" dev'essere semplice ma efficace perchè manifesta l'effettiva comunione di grazia e di amore con Dio, costituendosi come un permanente "stare con Dio" che ci qualifica come cristiani. E ciò è possibile con la frequentazione della Parola di Dio, della comunione eucaristica, della confessione sacramentale, ma anche attraverso quelle belle abitudini popolari che si sono consolidate nel tempo, come la devozione ai santi, ai martiri e ai morti. Il solo desiderio della parrocchia Nella vita delle nostre comunità deve esserci un unico desiderio: che tutti conoscano Cristo per fare esperienza del suo amore nella fraternità dei suoi discepoli. Ciò esprime la stessa ansia apostolica di Gesù che, rivolgendosi al Padre, intensamente invoca: "Che conoscano tè, l'unico vero Dio. Per il nostro cammino di fede, teniamo ben fisso anzitutto il conoscere. Conoscere è parte integrante dell'amare. Come infatti si può amare Dio se non lo si conosce? Conoscere e amare Gesù, il Figlio di Dio: questo é l'impegno della parrocchia, non ripiegata e occupata al solo conservare, ma capace di trasmettere a sua volta la fede alle generazioni nuove. Per essere più esplicito e più pratico, per esempio: i genitori parlano di Gesù ai figli? Sono felici di dire la loro fede? La parrocchia ambiente vitale per tutti In un tempo così difficile e complesso che nel disegno misterioso di Dio ci è dato di vivere, la parrocchia continua ad essere la "fontana del villaggio" per la sua capacità insuperata di esprimere "il suo carattere di vicinanza a tutti, di apertura verso tutti, di accoglienza per tutti. La "parrocchia fontana" diventa annuncio e consolazione, beatitudine e casa per tutti. 4

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Verso il centenario In tal senso la parrocchia "evangelizza" con ogni suo gesto di amore. Una parrocchia attrattiva I fedeli occupano nella Chiesa un posto irrinunciabile e insostituibile. A dire tutta la verità, quale pena vedere cristiani passivi e refrattari, solo destinatari di servizi, a volte con sospiri pretenziosi e malcontenti! Verso di loro vorrei che si mostrasse il volto materno della parrocchia invitandoli ad essere protagonisti gioiosi e disponibili. Mi domando come essere attivi in parrocchia perchè diventi luogo di attrazione? Anzitutto la parrocchia è attraente se i fedeli condividono e attuano una presenza sapiente, umile e grata, benevole ed esemplare, secondo il principio del rispetto sopportandovi a vicenda nell'amore. In secondo luogo la parrocchia diventa attrattiva se presenta un volto dinamico che guarda vicino e lontano, con attività praticate da verso tutti, senza esclusioni. In terzo luogo la parrocchia è attraente se la sua "immagine" è trasparente, sincera e generosa. Trasparente nel messaggio evangelico, sincera nella comunicazione secondo verità e giustizia condita di umiltà, generosa nel condividere i beni materiali e spirituali. In quarto luogo la parrocchia è attrattiva se ogni fedele si lascia coinvolgere nella meravigliosa vita della parrocchia dove, appunto, tutti possono "giocare" la loro parte. In quinto luogo la parrocchia è attrattiva se è aperta al dialogo senza riserve e discriminazioni. Nel dialogo si aprono le porte della conoscenza reciproca, della stima per chi non la pensa come noi: così chi è lontano si sente accolto e di casa, e chi è vicino si sente più impegnato a capire, a fare spazio agli altri, a scoprire la bellezza originale dell'altro, compartecipe della stessa umanità. Essere attrattivi non significa rinunciare alla propria identità per una sorta di goliardia superficiale che sfocia nel fatidico e banale "vogliamoci bene", ma rivela la natura profonda della parrocchia come "casa fraterna" rispettosa della diversità e ben disposta a "farsi serva di tutti per guadagnarne il maggior numero". In parrocchia c'è richiesta di umili servitori che, pur molto consapevoli dei propri limiti e peccati, cercano con fatica e dedizione gratuita, di seguire ogni giorno il Signore portando la propria croce. Con coraggio e fiducia! Dalla Lettera Pastorale di Monsignor Carlo Mazza, Vescovo I frutti della Parrocchia Nel cammino che ci avvicina alla celebrazione del Centenario della Parrocchia è alto il desiderio di cercare, tra le memorie storiche, i valori e i risultati più importanti raggiunti, del suo vissuto e soprattutto del suo cammino di fede nei suoi cento anni di vita. Se possibile, sarebbe molto utile fare una ricerca e una riflessione sui frutti spirituali che questa comunità ha prodotto da quando ha iniziato la sua esistenza. Una riflessione e una valutazione a dir poco azzardate data la delicatezza del ruolo e dei compiti di una Parrocchia sotto l’aspetto sociale e soprattutto spirituale. Non si tratta infatti di raccontare la storia delle strutture e delle opere relative al patrimonio materiale della Chiesa, cosa importante e già difficile per sè, ma il cammino di fede, che si è sviluppato nel tempo, compresa la preparazione religiosa delle famiglie e dei singoli parrocchiani e la loro partecipazione nel corso dei cento anni passati ai Santi Sacramenti. Mi sembra però particolarmente importante mettere in evidenza i frutti più belli, ossia le vocazioni Sacerdotali e Religiose maturate dentro il cammino di fede di questa nostra parrocchia. Questo è un lavoro di ricerca non privo di rischi o di possibili disguidi che porto avanti con pazienza consultando i documenti del passato conservati e quanto è riportato dai bollettini parrocchiali sui quali sono annotati con assiduità i vari eventi. Dalla ricerca emerge la ricchezza di vocazioni sia Sacerdotali che di Religiosi e Religiose già ancora prima della divisione della parrocchia tra Desenzano e Comenduno. Una ricchezza continuata e accresciuta dall’avvento della nuova parrocchia con ben sette Ordinazioni Sacerdotali, un Religioso e oltre venti Religiose. Purtroppo è una ricchezza perduta negli ultimi anni: per quanto riguarda le Ordinazioni Sacerdotali l’ultima è avvenuta nel 1983 e per le vocazioni Religiose si deve risalire addirittura al 1970. Per questo, anche per la nostra Parrocchia torna forte l’invito di Papa Francesco sulla necessità di pregare intensamente e con fede perché il Signore ci doni la ricchezza di nuove Vocazioni.. Pietro Noris Comunità Comenduno 5

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Verso il centenario L’ORATORIO AL CENTRO DELLA VITA DELLA PARROCCHIA Gran parte dell’attività pastorale nelle nostre parrocchie si svolge in oratorio, detto anche centro parrocchiale o centro giovanile. L’oratorio in senso moderno è un edificio destinato alla pastorale giovanile, dove gli animatori educano i bambini e i ragazzi alla vita cristiana, ma qual’è l’origine di questa istituzione? Anticamente gli oratori erano piccoli luoghi di culto dove i fedeli si riunivano a pregare (il termine deriva appunto da “orare”, pregare). La fondazione del primo oratorio è attribuita a San Filippo Neri, che nel 1550 creò una comunità di religiosi e laici unita in un vincolo di carità sullo stile degli apostoli. Filippo era attratto dalla vita contemplativa e, allo stesso tempo, praticava attività di apostolato nei confronti di coloro che incontrava nelle piazze e per le vie di Roma e di carità presso gli Ospedali degli incurabili. A trentasei anni fu ordinato sacerdote e continuò l’intensa vita apostolica che già lo aveva caratterizzato da laico. Visse in comunità con altri sacerdoti dotati del suo stesso spirito evangelico. Nel 1575 Papa Gregorio XIII eresse la Congregazione dell’Oratorio e concesse a questa la chiesa di Santa Maria in Vallicella, che divenne così il luogo del primo oratorio. Le finalità dell’oratorio di San Filippo Neri erano quelle della preghiera e dell’educazione dei ragazzi. Tra il 1802 e il 1808, Santa Maddalena di Canossa fondò le prime case (non ancora chiamate oratori) per raccogliere le ragazze di strada di Verona e istruirle alla religione e ad una professione. Nel 1831 nacque il primo Oratorio Canossiano a Venezia. Nel 1841 a Torino San Giovanni Bosco, sull’esempio di San Filippo Neri, diede inizio ad una serie di incontri di preghiera con i giovani che egli raccoglieva dalla strada, dando loro assistenza materiale ed educazione cristiana. Nel 1846 don Bosco avviò a Valdocco l’oratorio festivo intitolato a San Francesco di Sales. Ad esso ne seguirono altri , sempre in zone periferiche della città, che furono affidati a collaboratori votati in modo stabile alla causa giovanile. Dall’esempio di don Bosco, l’Oratorio è diventato sempre più luogo di aggregazione e formazione, sia religiosa che umana. Le strutture si sono attrezzate ed ingrandite, oltre a diffondersi per tutta Italia: sul finire dell’ottocento anche nella diocesi di Bergamo l’esperienza degli oratori registrò una significativa affermazione. A Milano l’istituzione oratoriana ebbe un forte slancio con l’arcivescovo Andrea 6

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Verso il centenario Carlo Ferrari (1894-1921) che promosse la creazione di un oratorio maschile e di un oratorio femminile in ogni parrocchia. Rispetto ai maschili, gli oratori femminili offrivano una proposta formativa meno ricca e articolata: erano affidati a religiose e incoraggiavano le ragazze a coltivare doti e virtù qualificanti la naturale vocazione a divenire in futuro spose e madri. Durante il periodo fascista, l’avvento dell’ Opera Nazionale Balilla ebbe ricadute anche sugli oratori. L’impossibilità di proseguire con i congressi nazionali, come avvenne a inizio secolo, determinò un progressivo isolamento delle singole esperienze entro i confini di ciascuna diocesi. Inoltre, le attività oratoriane, per evitare di interferire con quelle dell’Opera Nazionale Balilla, subirono un certo restringimento dell’attività, che venne confinata agli aspetti formativo-spirituali, catechistici e ludici, con esclusione di manifestazioni pubbliche e limitazioni per quelle sportive. Nel dopoguerra le attività degli ambienti oratoriani e associativi ripresero con forza e si consolidarono. Negli anni del pontificato di Giovanni XXIII e dopo il concilio ecumenico non tutte le associazioni giovanili Dal 2001 una serie di provvedimenti legislativi nazionali e regionali ha riconosciuto la funzione sociale ed educativa svolta dagli oratori parrocchiali. Nel 2013 la CEI ha pubblicato la nota pastorale del valore e la missione degli oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo dal titolo “Il laboratorio dei talenti”, primo documento del suo genere sul tema degli oratori in Italia. Isella e gli oratori riuscirono a comprendere quanto stava germinando, tuttavia furono sollecitati a fare una riflessione sulla propria identità e sui progetti formativi, favorendo processi di rinnovamento. Le immagini scelte per questo articolo sono state scattate il 4 giugno all’interno della Festa dell’Oratorio... Una giornata iniziata con la pioggia ma che poi ha avuto il dono di un bel sole che ha rallegrato gli animi di quanti, grandi e piccini, ci hanno messo energia, voglia di incontrarsi e stare insieme. Abbiamo chiuso in bellezza un anno intenso e pieno di attività... Grazie al Consiglio dell’Oratorio che ha coordinato l’evento, e a chi ha organizzato i momenti di gioco (Bellissima la Caccia al tesoro per le vie del paese!). Buona Estate!!! Comunità Comenduno 7

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Vita della Comunità OBBEDISCO!!! Una notizia davvero inattesa? Era nell’aria. I cosiddetti “addetti ai lavori” lo paventavano già da mesi, “Ci sarà ancora o quest’anno sarà l’anno del cambiamento?” se lo aspettavano fin dall’anno scorso basandosi sul fatto che dopo 12 anni a Comenduno la sostituzio-ne poteva avvenire da un anno con l’altro. In fondo però l’annuncio ha spiazzato un po’ tutti e lo ha comunicato con la semplicità che lo distingue e con lo spirito di servizio che è insito nel suo agire. “Ho detto si al mio Vescovo” queste sono le parole che mi hanno colpito al suo annuncio; io le ho tradotte con la garibaldina frase “obbedisco”. Un annuncio ufficiale dato di fronte alla comunità nel momento di incontro più forte, al momento della messa, non fatto giungere per vie traverse, come alcune volte accade o “gossippato” dai soliti ben informati. Dodici anni a Comenduno, sono tanti per noi, per il “nostro Don” un pezzo importante della sua vita di Sacerdote. Sicuramente, seppur consapevole che prima o poi sarebbe avvenuto, deve essere stata per Don Diego una decisione sofferta ma ben ponderata e forse con il rammarico di non concludere il centenario della parrocchia a cui tanto ha lavorato e programmato. Ma la sua missione pastorale è quella di essere sempre a disposizione delle necessità missionarie diocesane e quindi, seppur con l’animo in subbuglio, affrontare nuove esperienze di condivisione con comunità parrocchiali sempre diverse. Di certo le sue camminate saranno più leggere perché tutte in pianura (Don Diego viene trasferito a Brembo di Dalmine) rispetto a quelle che era abituato a compiere sulle nostre strade. I ragazzi, i giovani e le giovani famiglie, da lui particolarmente seguiti, sentiranno sicuramente molto di più la sua partenza mentre i più anziani, abituati a questi avvicendamenti, ricorderanno particolarmente le sue capacità di rendere attraenti anche le funzioni religiose più ostiche e illustrare la Parola di Dio con simboli e concetti facilmente comprensibili. Indubbiamente ci mancheranno i suoi canti, il suo assiduo contatto nei momenti di difficoltà e di malattia delle persone e la sua assoluta certezza della divina Provvidenza anche quando tutto sembrava remare contro. Noi dobbiamo essere coscienti che davanti a lui si prospettano momenti umanamente ardui, un cominciare da capo con tante incognite, anche se dalla sua vi sono forze inesauribili che la sua scelta di vita, fatta con l’Ordinazione sacerdotale, gli ha donato. Ecco perché ci dobbiamo stringere a lui ed in questi ultimi mesi dimostrare tutto il nostro affetto e la nostra riconoscenza per quanto ha fatto per la crescita Cristiana ed umana della nostra comunità. Di sicuro gli insegnamenti che ci ha trasmesso, lo stile di vita coerente con i valori in cui ha creduto e che ci ha trasmesso, non saranno mai dimenticati e saranno per noi motivo non di confronto con colui che verrà a sostituirlo ma stimolo ad essere persone e comunità migliori pronti a nostra volta a comunicarli al nuovo pastore che il Vescovo ci ha assegnato. I tuoi nuovi parrocchiani sapranno riconoscere in te i carismi che noi in questi 12 anni abbiamo imparato ad apprezzare ed a condividere. Poi … se ti capita di passare da queste parti entra pure nella prima porta di casa che trovi e vedrai che a Comenduno sarai sempre il benvenuto. Con affetto, stima e riconoscenza un forte abbraccio ed un augurio di essere pastore di anime Fausto 8

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Vita della Comunità Caro Don Diego, con molto rammarico ho appreso la notizia del tuo trasferimento a Brembo di Dalmine. Vuoi perché non sono stato a contare gli anni, vuoi perché chi non è inserito in qualche gruppo della Parrocchia e in questi anni ha partecipato più o meno assiduamente alla Santa Messa, forse non si è preoccupato di questi aspetti e ha dato un po' per scontato quanto domenica dopo domenica, gli veniva donato. Inizialmente, la reazione emozionale alla notizia, mi ha portato a scrivere una lettera indirizzata al Vescovo, nella quale si criticava la decisione presa con le sue modalità. Poi si è fatto avanti un altro pensiero: dove ci ha condotto il nostro "Buon Pastore"? Il cammino durato tre anni, caratterizzato da riflessioni sull'Eucarestia, sulla Carità e sulla Parola, e da molte fruttuose attività, tra cui la catechesi familiare e la luce accesa, ci ha portato a conoscere meglio la nostra realtà, a capire quanto è importante la Parola di Dio nella nostra vita. La Parola scalda, anche i cuori più freddi, ed è di questa Parola che hanno bisogno i nostri figli oggi, i giovani che a poco a poco si stanno perdendo, i fedeli ancora tiepidi, i parrocchiani degli altri paesi che si spostano a Comenduno per ascoltare le tue riflessioni. Ora il Buon Pastore dovrà abbandonare il suo gregge....... Come faremo a raggiungere i pascoli erbosi, come faremo ad uscire dall'ovile? Sappiamo bene che il vero e autentico Pastore è nostro Signore Gesù Cristo, ma anche oggi come allora, dobbiamo lottare contro la mentalità "giudaica", di chi ci vuole tutti chiusi all'interno dell'ovi- le, e per fare questo abbiamo bisogno di un Pastore che "conosce le sue pecore ed esse conoscono lui". Abbiamo bisogno di sentire "ardere il cuore nel petto", quando ci vengono spiegate le Scritture, altrimenti come faremo a riconoscere nostro Signore Gesù Cristo nel pane spezzato? Molti penseranno che il cambiamento ci farà bene, che forse così riusciremo ad organizzare meglio la Parrocchia e le sue attività, che ci sarà più spazio per chi aveva voglia di fare, ma si sentiva poco valorizzato o non ascoltato. Ma cosa importa se i conti sono in ordine, cosa importa se un'attività è riuscita bene o poteva essere organizzata meglio, se non sentiremo più "ardere il cuore nel petto"? Non abbiamo bisogno di battaglie religiose, culturali, politiche o filosofiche, ma abbiamo bisogno di sperimentare la vera Carità Cristiana, la vera Accoglienza, il vero Amore, che il nostro Pastore ci ha insegnato, a volte con pazienza, e a volte con il fervore e lo zelo di chi Ama veramente il suo gregge. Accanto a queste considerazioni, si fa strada la consapevolezza che anche la Comunità di Brembo di Dalmine ha il diritto di sperimentare e di vivere il nostro cammino, così come noi abbiamo la possibilità di sperimentare nuove strade con la guida del nuovo Parroco. Caro Don Diego, sono certo che chi dona se stesso agli altri sarà ripagato mille volte tanto, ti auguro quindi nella tua nuova Comunità, di essere sempre per i nuovi Parrocchiani immagine dell'Amore di Dio, Sale e Luce. Con affetto Alessandro Comunità Comenduno 9

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Incontro con la Misericordia del Padre 2017 La m è volata fino al soffitto della chiesa. Sara Abbiamo detto le preghierine e poi abbiamo fatto il giro per fare il segno della croce, poi siamo andati in chiesa e ci siamo Il 14 Maggio 2017 abbiamo fatto la confessione: Don Diego ci ha fatto sedere su un tappeto dove ci ha fatto rivivere il battesimo; prima ci ha fatto immergere la mano in una bacinella dove c’era l’acqua santa. Poi siamo andati in chiesa e abbiamo confessato i nostri peccati. Alla fine abbiamo festeggiato. Giulia Quando ero in chiesa, ho letto i miei peccati, ho detto la preghiera “O Gesù d’amore acceso”, Don Diego ha fatto su di me il segno della croce. Dopo aver detto scusa a Gesù; hanno acceso la mia candela e mi sono seduto. Dopo che tutti si erano confessati abbiamo abbiamo recitato una preghiera, siamo poi andati all’oratorio dove abbiamo giocato tutto il giorno. Matteo Quando ho letto i peccati al don è stata la mia parte preferita della confessione perché dopo mi sentivo più libera. Non avevo più i peccati addosso! Mi è piaciuto anche quando il don ha accartocciato i nostri peccati e li ha bruciati. L’ultima cosa che mi è piaciuta è quando abbiamo tolto i sassi, simboleggianti i nostri peccati, dal cesto della mongolfiera e alla fine questa messi in cerchio. Mi sono divertita e poi ho letto i peccati che ho scritto e mi è piaciuto. Abbiamo fatto volare la mongolfiera e poi ci hanno dato i palloncini. Michela ha ballato e poi Don Diego ci ha dato dei fiori da dare alle nostre mamme e la mamma è venuta a prendermi. Alice Hanno celebrato la prima Confessione: AGAZZI GRETA AQUILINI MATTEO BERGAMELLI ROBERTA BETTONAGLI GABRIELE BORTOLOTTI SOFIA CATOZZO ANNA CARLESSI ANNA CORTI DAVIDE DE VIRGILIIS GIULIA FIORE ALICE GHILARDI FILIPPO MESSINA MATTEO MINO MARTINA MORONI SARA PAGANELLI DAVIDE PEDRINI ALESSANDRO PELLICCIOLI BEATRICE PINETTI ALESSANDRO SAVOLDELLI SOFIA SUAGHER MATTEO ZILIOLI GAIA 10

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Incontro con la Misericordia del Padre 2017 mia prima Confessione Alla confessione mi sono emozionato. La parte che mi è piaciuta di più è stata quando mi sono confessato. Poi abbiamo fatto merenda. Era buonissima!! Mati Mi sono sentita più libera e contenta. Siamo entrati in chiesa il don ci ha fatto sedere, abbiamo pregato e poi siamo andati uno alla volta a confessarci. Gaia Prima di salire ero un po’ agitato, però mia mamma e mio papà mi hanno detto di stare tranquillo perché parlavo a Gesù. Dopo la confessione mi sentivo più libero e felice! Grazie Gesù!! Matteo Domenica dopo essere entrati in chiesa don Diego ci ha fatto sedere sul tappeto in cerchio. Quando è toccato a me, sono andata da Don Diego che mi ha confessato. Poi mi sentivo bene e sono andata ad abbracciare i miei genitori. Ero molto felice! Roberta La confessione mi è piaciuta tanto. Quando ho confessato i miei peccati mi sono sentito più libero. Filippo La confessione per me è stata un’esperienza nuova. È stata bella e a me è piaciuto quando abbiamo detto i peccati a Don Diego. Alla confessione c’erano molti dei miei compagni tra cui Mati, Filippo, Alice, Matteo, Beatrice, Sara, Matteo, Davide e Martina. La cosa più bella è stata quando dall’aula siamo entrati in chiesa con i genitori. Prima, nell’aula, abbiamo fatto il segno della croce e poi abbiamo acceso il lumicino e abbiamo cantato dei canti. Davide Dopo la confessione mi sono sentita più leggera. Sofia Quando ho detto i miei peccati mi sono sentita bene perché Gesù mi ha perdonato. È stato il mio sogno, ho detto la verità. Quando è salita la mongolfiera mi sono emozionata. In quella mongolfiera c’erano i miei peccati ea mi sono sentita libera come la mongolfiera! Beatrice Quando sono entrato in chiesa mi sentivo molto emozionato. Dopo aver cantato le canzoni, la mamma e il papà si sono avvicinati e mi hanno dato la mano e insieme siamo andati da Don Diego e ho raccontato i miei peccati. Poi sono andato ad accendere la candelina e ho dato un bacio alla mamma e al papà. Infine ho messo la candelina sulla panchina. Davide Quando ho fatto la confessione mi sono sentita felice ed emozionata. La parte più bella è stata quando mi son confessata e quando è volata la mongolfiera. Dopo sono andata da Don Diego con la mamma e il papà, e gli ho detto tutte le cose brutte che avevo fatto. Martina Comunità Comenduno 11

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Incontro con Gesì Eucaristia 2017 Caro Don Diego, CON LE NOSTRE SEMPLICI PAROLE VORREMMO DIRTI GRAZIE PER TUTTO QUELLO CHE HAI FATTO PER NOI. GRAZIE PER TUTTI I LUNEDI, QUANDO VENIVI A TROVARCI ALLA SCUOLA MATERNA E CI PARLAVI DI GESU’ CANTANDO CON NOI. GRAZIE PER TUTTI I SORRISI E LE CAREZZE CHE CI DEDICHI OGNI VOLTA CHE TI INCONTRIAMO. GRAZIE PER IL TUO SGUARDO SEMPRE ATTENTO A CHI HA BISOGNO. GRAZIE PERCHE CI HAI INSEGNATO A VIVERE IN UNA COMUNITA CRISTIANA SEGUENDO LA PAROLA DI DIO. RESTERAI SEMPRE NEI NOSTRI CUORI. Ti vogliamo bene!!! I ragazzi della Prima Comunione Hanno incontrato Gesù Eucaristia: Belotti Gaia Bergamelli Francesca Bergamelli Noemi Bizioli Emma Bortolotti Mattia Cabrini Mirko Calvi Giacomo Dadone Alessio Filisetti Giorgia Ghislandi Martina Mologni Giacomo Pellegrinelli Christian Tironi Giovanni 12

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Incontro con Gesì Eucaristia 2017 Pensieri in libertà... Il giorno della mia prima comunione ho provato un emozione indescrivibile. Ero contentissima di far entrare nel mio cuore Gesù. Francesca Caro Gesù, sono molto felice di aver fatto la Prima Comunione. Ti terrò sempre nel mio cuore Gaia Il giorno della mia Prima Comunione ero emozionata e felice, ma anche un po’ spaventata. Emozionata e felice perché a breve avrei ricevuto il Signore. Avevo paura perché non sapevo che esperienza magnifica avrei vissuto. Emma La mia Prima Comunione è stata molto emozionante e speciale perché Gesù è entrato nel mio cuore per la prima volta ed è stata una delle parti più importanti della mia vita cristiana. È stata una bellissima giornata che ho vissuto con i miei parenti e con le persone a me care. Giorgia Grazie Don, ci hai fatto passare degli anni bellissimi. Ti ringrazio ancora tanto per la nostra Comunione. È stata davvero bellissima! Mattia Gilberto Il momento più emozionante della mia Prima Comunione è stato quando il Don ha spezzato la particola e l’ha data a ognuno di noi dicendoci: “Questo è il corpo di Gesù”. Giacomo Il giorno della mia prima comunione ero felice ed emozionata perché ho ricevuto Gesù nel mio cuore è stata una giornata bellissima. Noemi Comunità Comenduno 13

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Incontro con lo Spirito Santo 2017 Cari ragazzi, il gran giorno è quasi arrivato, la Cresima rappresenta la prima scelta importante della vostra vita. Sì, perché nonostante ci sia chi è più o meno convinto, o chi è più o meno spinto dai genitori o dal fatto che la Cresima la fanno tutti, vi sembrerà strano, ma siete comunque voi a decidere, a dover fare la scelta se ricevere o no lo Spirito Santo, perché solo voi siete in grado di aprire il vostro cuore e prepararvi a ricevere questo grande dono. Per essere pronti, è sufficiente credere che il giorno della Cresima sia un giorno speciale, credere che quel giorno lo Spirito Santo scenderà su di voi, non importa sotto quale aspetto, se con fiammelle, con scie di luce o sotto forma di colomba, insomma se ci credete veramente, allora il miracolo è già compiuto. È proprio grazie alla fede infatti che Gesù ha potuto compiere i miracoli: "Va, la tua fede ti ha salvato....."; ed è proprio grazie alla fede che VOI potete compiere i miracoli. Gesù non è un prestigiatore, Gesù è la via diretta per raggiungere il Padre, l'unica strada per arrivare al cielo, per giungere alla vera Felicità, alla vera Ricchezza, alla vera Pace, ma è la fede il mezzo per percorrere quella strada, senza fede non possono realizzarsi i miracoli, senza fede si resta bloccati, si resta a piedi..... Con il Battesimo vi è stato fatto il grande dono dello Spirito Santo, e molti credono che sia sufficiente quel Sacramento per essere Cristiani, per percorrere quella strada che porta a Dio...... purtroppo non è così: ecco, provate ad immaginare che con il Battesimo vi abbiano regalato una splendida moto da corsa, ma voi non sapete guidarla e non avete nemmeno la benzina per farla partire. A che vi serve quella moto? Quanta strada potrete fare spingendola a mano? Molto più semplice chiuderla in garage, con il rischio però di dimenticare di avere ricevuto un dono così prezioso..... La cosa migliore da fare è cercare di accumulare tanti bonus carburante, andando a Messa la domenica, andando a confessarsi, pregando tutte le sere, andando a trovare gli anziani e gli ammalati, accogliendo i ragazzi e i compagni più timidi o meno simpatici, ma soprattutto compiendo opere di Carità, quelle di vera Carità Cristiana, non quelle fatte per farvi belli di fronte agli altri o per lavare la vostra coscienza (per le opere di Carità sono previsti bonus doppi). Un altro modo per ottenere tanti bonus è diventare Amici di Gesù, vuoi che per agli Amici, quelli veri, Gesù non abbia riservato dei bonus per potenziare il motore o per diventare veri piloti? Allora si che sarebbe un bel viaggiare!!! In questa società multimediale, dove mettere "mi piace" dappertutto sembra sia la moda del momento, si rischia di andare in confusione, e di perdere la strada. Troppe distrazioni: "mi fermo un'attimo qui, a mettere mi piace a questa foto" , e "svolto a destra, per giocare a quel nuovo gioco appena scaricato", "svolto a sinistra, per chattare con un'amica", "parcheggio un momento, per vedere il mio telefilm preferito"...... e così siete ancora fermi, a perdere tempo tra milioni di cose che vi "piacciono", con il rischio di dimenticare ciò che Amate fare veramente, ciò che siete destinati a compiere e che vi può dare vera Felicità e Soddisfazione. Quello che possiamo fare noi genitori è augurarvi di ricevere il dono dello Spirito Santo, che vi aiuti alla partenza, quando i semafori rossi si saranno spenti tutti uno dopo l'altro, che sia sempre con voi a guidarvi nelle scelte importanti, come la scuola da frequentare o il fidanzato o la fidanzata da Amare (quando sarete molto più grandi naturalmente!!!), che vi aiuti a rialzarvi dopo le inevitabili cadute, e che continui sempre ad accompagnarvi lungo la strada della vostra vita. Ricordatevi che anche noi genitori saremo sempre con voi, a fare squadra, ad aspettarvi ai box per riparare i guasti e per curare qualche ferita, ricordatevi che nessuno a parte Dio, vi amerà più dei vostri genitori. Vieni, Santo Spirito, mandaci dal cielo un raggio della tua luce. Sia lodato Gesù Cristo, I vostri genitori 14

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Incontro con lo Spirito Santo 2017 Caro, cara,... Hanno Confermato il loro Battesimo: BENZONI ANNA MAFFIOLETTI VERONICA Dio ti ama da sempre, ma da oggi ancora BIAVA GIORGIA MAISTRELLO TOMMASO di più perché ha scelto di avere bisogno di BIROLINI MATTIA MASSERINI ELISABETTA Te! Ti chiede di portare il suo messaggio BIZIOLI SOFIA NORIS ALESSANDRO d’amore ovunque andrai, a tutte le persone BORTOLOTTI ILARIA NORIS ANDREA che incontrerai. BRATELLI MATTIA NORIS CARLO Ti chiede di testimoniare nella vita di tutti i CABRINI ELEONORA PAGANELLI GIULIA giorni il tuo impegno come cristiano e di far- CAGNONI ISABELLA PAPETTI ANNA lo con l’energia, l’entusiasmo e l’esuberanza CALVI ESTER PELUSI MARCELLO tipica della tua età. CARMINATI SILVIA PERSICO DIANA Con il sacramento che da poco hai ricevuto, CASARI MICHELE RIMOLDI MARTINA tu hai scelto consapevolmente di rispondere CATOZZO GAIA SIGNORI LAURA a questa chiamata e ti sei assunto un com- COLLURA MAURA SUAGHER ANDREA pito che, seppur bellissimo, è difficile ed im- DE VIRGILIIS CAMILLA SUAGHER MATTIA pegnativo! GHERARDI DANIELE TINTORI GRETA Dio questo lo sa: perciò non ti abbandonerà LUISELLI VERONICA mai e sarà vicino a te anche nei momenti di sconforto, aspetterà il tuo ritorno a braccia aperte se e quando ti allontanerai da Lui. Come catechiste abbiamo cercato di fare del nostro meglio per trasmetterti tutto questo, a costo di essere a volte ...pesanti ed insistenti! Ma ti possiamo assicurare che dentro ad ogni nostro gesto e parola, persino dietro a quelle che a te sembrano sgridate, c’era un profondo amore e rispetto nei tuoi confronti. La no- stra speranza è che tu possa continuare il tuo cammino di maturazione personale e spirituale sotto la guida dello Spirito Santo. E allora coraggio! Rimboccati le maniche e comincia fin d’ora a vivere con entusiasmo e con impegno questo tempo che segue la tua cresima e che durerà tutta la vita! Ti ringraziamo del tempo trascorso insieme, speriamo di aver- ti lasciato alcuni ricordi, tu sicuramente ci hai dato molto, la tua fiducia , il tuo affetto, il tuo entusiasmo, la tua amicizia! Ricorda sempre che la fede è preziosa come la luce: Ti auguriamo che questa luce illumini sempre il tuo cammino. Con affetto, Elisa, Gaia Maria Teresa e Giulio Comunità Comenduno 15

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