SUPPLEMENTO 64 AGRICOLTURA 2017

 

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I SUPPLEMENTI DI 64 Le eccellenze di un territorio Tutte le Dop e Igp dell’Emilia-Romagna INDICAZION  E GEOGRAFIC A PROTETTA A cura del Servizio innovazione, qualità, promozione e internazionalizzazione del sistema agroalimentare e di Olga Cavina - Redazione Agricoltura

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I SUPPLEMENTI DI 64 diLuenetcecrerlilteonrzioe Tutte le Dop e Igp dell’Emilia-Romagna © Copyright Regione Emilia-Romagna - Anno 2017 Coordinamento redazionale Olga Cavina - Agenzia Informazione e Comunicazione Giunta Regionale Distribuzione Agenzia Informazione e Comunicazione Giunta Regionale Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna tel. 051 5275440-5490 fax: 051 511100 www.agricoltura.regione.emilia-romagna.it e-mail: agricoltura@regione.emilia-romagna.it Foto di copertina Govoni Stampa NUOVA CANTELLI Srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net

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SOMMARIO 5 EMILIA-ROMAGNA TRAINO E MODELLO DELLE IG NEL MONDO MAURO ROSATI 9 QUALITÀ E FORZA DEI PRODUTTORI, PER UN ALTO VALORE ECONOMICO ALBERTO VENTURA 14 UN PRODOTTO E IL SUO TERRITORIO: UN LEGAME DA TUTELARE ALBERTO VENTURA 17 I MARCHI DOP E IGP DA PIACENZA A RIMINI SCHEDE A CURA DI PAOLO PIRANI 39 OGNI SUOLO UN VITIGNO, CON SAPORI E PROFUMI DIVERSI PAOLO PIRANI LE SINTESI DELLE SCHEDE E I LOGHI SONO TRATTI DA INDICAZIONI DEI DISCIPLINARI O DEI CONSORZI DI TUTELA. PER MAGGIORI INFORMAZIONI CONSULTARE LE PAGINE WEB DEDICATE A CIASCUN PRODOTTO

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INDICAZION A PROTETTA LE ECCELLENZE DI UN TERRITORIO E GEOGRAFIC  Emilia-Romagna traino e modello delle Ig nel mondo MAURO ROSATI Direttore Generale Fondazione Qualivita L’Italia – leader mondiale con 816 prodotti registrati Dop, Igp e Stg tra food e wine – nel 2015 ha raggiunto i 13,8 miliardi di euro di valore alla produzione per questo comparto, con una crescita del +2,6% su base annua e un peso del 10% sul fatturato totale dell’industria agroalimentare nazionale, secondo i dati del Rapporto che la Fondazione Qualivita elabora ogni anno in collaborazione con Ismea. Da questi dati si evince che le Indicazioni geografiche continuano a rappresentare un fattore chiave della crescita del made in Italy nel mondo, con un valore all’export di 7,8 miliardi di euro, pari al 21% delle espor- tazioni del settore agroalimentare e un trend positivo che sfiora la doppia cifra con un +9,6%. Sempre dai dati dell’ultimo Rapporto Ismea Qualivita, il settore food – composto da oltre 80mila operatori – vale 6,35 miliardi di euro alla produzione (-1,5% su base annua) e registra una crescita al consumo del +1,7%, con un trend che nella Grande distribuzione supera il +5%. Il comparto wine – che raggiunge una produzione certificata di 2,84 miliardi di bottiglie – vale 7,4 miliardi di euro alla produzione con una crescita del +5,8%. Il sistema delle Dop Igp in Italia garantisce qualità e sicurezza anche attraverso una rete che, nel 2016, conta Aic La tutela di un prodotto a Indicazione geografica contribuisce a valorizzare il territorio di origine, preservandone il patrimonio storico-culturale 5

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INDICAZION A PROTETTA LE ECCELLENZE DI UN TERRITORIO E GEOGRAFIC  Controllo della stagionatura del Parmigiano Reggiano Dop 247 Consorzi di tutela riconosciuti dal Mipaaf e oltre 162mila interventi annui – in Italia, all’estero e sul web – effettuati dagli organismi di controllo pubblici. La crescita continua del comparto sia in termini numerici sia produttivi ha segnato a partire dagli anni Novanta fino a oggi il successo del made in Italy nel mondo; la qualità certificata dei territori italiani è stata il vero traino non solo per l’export delle produzioni, ma anche per l’affermazione della cucina e dello stile italiano. Un successo che ha anche amplificato il fenomeno della contraffazione, vera spina nel fianco dei produttori fuori dai mercati europei. La sfida contro contraffazioni e imitazioni La difesa delle Indicazioni geografiche a livello internazionale non è un tema di facile soluzione, a causa delle rilevanti differenze di disciplina nei vari sistemi giuridici. Aic La pirateria agroalimentare internazionale utilizza sempre di più denominazioni geografiche, marchi, parole, immagini, slogan e ricette che si richiamano all'Italia per pubblicizzare e commercializzare prodotti che niente hanno a che fare con i nostri. Purtroppo il danno economico derivante dai prodotti contraffatti in commercio continua ad essere preoccupante, e questo fenomeno colpisce in particolare l’Emilia-Romagna perché fra le specialità alimentari più falsificate nel mondo ci sono eccellenze come il Parmigiano Reggiano Dop e l’Aceto Balsamico di Modena Igp. Oltre al danno alla nostra economia, la contraffazione riduce anche il potenziale di esportazioni di prodotti originali. È stimato infatti che ogni anno in Europa si perdano 83 miliardi di euro di vendite e quasi 800mila posti di lavoro per attività di contraffazione alimentare; il giro d’affari su false Indicazioni geografiche vale almeno 4,3 miliardi di euro nella Ue (il 9% della produzione legale), mentre il danno ai consumatori che credono di comprare prodotti originali ammonta a circa 2,3 miliardi di euro (pari al 4,8% del totale acquisti). La difficoltà di riuscire a definire un quadro di regole e di tutela condiviso a livello mondiale si deve agli interessi contrapposti di Paesi con una forte tradizione di produzioni di qualità territoriale e di quelli che, in assenza di tali caratteristiche, tendono a favorire produzioni generiche. Cultura e salvaguardia delle economie locali I nomi geografici svolgono una funzione determinante nell’attivare e sostenere la relazione tra sistemi produttivi e mondo del consumo, perché in essi si condensa un complesso di informazioni relative all’origine del prodotto. Il nome geografico emerge spesso e naturalmente come il principale, o forse unico, elemento di identificazione del prodotto tipico, perché spesso la marca aziendale fatica ad affermarsi. L'indicazione geografica rappresenta il collegamento funzionale fra prodotto tipico e nome geografico sulla base del quale al prodotto è applicabile un meccanismo di tutela. Un prodotto a Ig è frutto della cultura del territorio di origine e della sua evoluzione storica, ma anche delle sue caratteristiche ambientali, per cui questa tutela 6

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contribuisce alla preservazione del territorio e del suo patrimonio storico-culturale. Inoltre la valorizzazione del territorio attraverso le Indicazioni geografiche può avere effetti positivi, perché permette alle comunità locali di tutelare i sistemi agroalimentari e il tessuto sociale-ambientale. Altro aspetto rilevante è il contributo alla salvaguardia delle economie locali, favorendo l'equa remunerazione della filiera di produzione, garantendo il valore aggiunto del prodotto e tutelandolo dalla concorrenza di prodotti similari più economici. Oltre a tutto questo, le Ig possono contribuire alla realizzazione di un sistema di produzione alimentare sostenibile, svolgendo un’importante funzione di presidio territoriale, preservando la biodiversità locale e contrastando l’abbandono delle aree rurali. Obiettivi economici di primo piano In questi anni l’Emilia-Romagna ha dimostrato di essere un vero modello da imitare nell’ambito delle Indicazioni geografiche poiché, attraverso il costante impegno di imprese e istituzioni nel voler perseguire politiche legate alla qualità, non solo ha raggiunto obiettivi economici di primo piano, ma ha dato un forte impulso “culturale” ai consumatori di tutto il mondo attraverso i propri prodotti simbolo – quali l’Aceto Balsamico di Modena Igp, il Parmigiano Reggiano Dop, il Prosciutto di Parma Dop e il Culatello di Zibello Dop, solo per citarne alcuni – rafforzando in tal modo l’idea di cibo “buono” come espressione di un territorio. Con 74 prodotti Dop Igp dei comparti food e wine, l’Emilia-Romagna è la regione italiana con il maggior ritorno economico delle filiere produttive di qualità, valutato in oltre 2,6 miliardi di euro di impatto territoriale per il solo agroalimentare, che rappresentano il 42% dell’intero settore nazionale food Dop Igp. Con 46 prodotti agroalimentari Dop Igp Stg, (includendo la casciotta d’Urbino con i sette comuni che nel 2009 sono passati all’Emilia-Romagna e le due Stg nazionali Mozzarella e Pizza napoletana) si conferma la prima regione in Italia per numero di Indicazioni certificate e quarta per numero di operatori (6.277). Come numero di prodotti certificati, le categorie maggiormente Sigmundsig Raccolta delle Patate di Bologna Dop rappresentate sono quelle a base di carni (14) e gli ortofrutticoli e cereali (13), seguite da formaggi (7), prodotti della panetteria e pasticceria (4), aceti balsamici (3), oli di oliva (2), carni fresche e frattaglie (2) e pasta alimentare (1). A livello di peso economico, però, le filiere più importanti restano senz’altro formaggi, prodotti a base di carne e aceti balsamici che rappresentano la gran parte del giro di affari complessivo. Per sottolineare il peso che la regione ricopre nel panorama nazionale delle produzioni agroalimentari Dop Igp, basta rilevare che le prime tre province per ritorno economico del food certificato si trovano in Emilia-Romagna. In particolare Parma, con 12 filiere agroalimentari Dop Igp, è la prima provincia italiana per valore economico generato, con una ricaduta di 1,1 miliardi di euro pari al 18,3% del settore nazionale delle Ig food, seguita da Modena che, con 15 filiere agroalimentari Dop Igp, ha un ricaduta di 623 milioni di euro (10% del settore nazionale) e Reggio Emilia, 7

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INDICAZION A PROTETTA LE ECCELLENZE DI UN TERRITORIO E GEOGRAFIC  to di Modena Dop, Coppa di Parma Igp), ma sono presenti molte produzioni che hanno una forte valenza territoriale in altre categorie di prodotto come l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop e l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia Dop o, tra i formaggi, Grana Padano Dop e lo Squacquerone di Romagna Dop, ortofrutticoli come la Pera dell’Emilia Romagna Igp, la Patata di Bologna Dop, la Ciliegia di Vignola Igp o le Amarene Brusche di Modena Igp, e altre produzioni significative come la Piadina Romagnola Igp, i Cappellacci di Zucca Ferraresi Igp o il Pampapato di Ferrara Igp. Un patto forte per il territorio Aceto Balsamico di Modena Igp, invecchiato oltre tre anni con 13 filiere che generano un ricaduta di 544 milioni di euro pari all’8,8% del settore nazionale. Alle tre province "regine" dell’Italia del food certificato, seguono Piacenza (10 filiere per 177 milioni), Bologna (22 filiere per 52 milioni), Ravenna (15 filiere per 177 milioni), Forlì-Cesena (15 filiere e ricaduta da 19 milioni), Ferrara (17 filiere e ricaduta da 9 milioni) e Rimini (12 filiere e ricaduta da 2 milioni). Le produzioni che contribuiscono in misura maggiore a questo patrimonio del territorio regionale sono il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma Dop, l’Aceto Balsamico di Modena e la Mortadella Bologna Igp, ma molte sono le filiere che danno un importante contributo economico, in particolare fra i prodotti a base di carne (come ad esempio Cotechino Modena Igp e Zampone Modena Igp, Salame Piacentino Dop, Pancetta Piacentina Dop e Coppa Piacentina Dop, Culatello di Zibello Dop, Salame Felino Igp, Prosciut- Dell'Aquila A quasi 25 anni dall’adozione da parte dell’Europa del regolamento che istituiva il registro delle Dop e Igp, le esperienze italiane e soprattutto quelle dell’Emilia-Romagna sono utili per fare una riflessione sulle prospettive del comparto. I grandi temi del cibo – l’agricoltura, la sostenibilità, la sicurezza alimentare, il benessere animale, i cambiamenti climatici – riguardano da vicino anche le Indicazioni geografiche; alcuni consorzi italiani sono già scesi in campo adottando iniziative concrete nell’intento di rispondere alle nuove sfide alimentari. Per guardare con positività allo sviluppo delle Indicazioni geografiche, resta tuttavia strategico ed essenziale l’aspetto della coesione del sistema attraverso un patto fra imprese, istituzioni, comunità locali e consumatori globali. Tutto questo si realizza solo ed esclusivamente in presenza di consorzi di tutela forti e ben strutturati nei vari territori, come ci racconta appunto la storia dell’Emilia-Romagna. Qualivita è una fondazione senza scopi di lucro costituita nel 2002 per tutelare e valorizzare i prodotti agroalimentari e vitivinicoli di qualità, in particolare le produzioni Dop, Igp e Stg. Riconosciuta come organizzazione di elevata capacità tecnico-scientifica dal ministero delle Politiche agricole, è specializzata in marketing, progettazione, ricerca e formazione specificamente mirate al settore agroalimentare. I soci fondatori sono l’Aicig, Federdoc, Valoritalia e Csqa Certificazioni. www.qualivita.it www. qualigeo.eu 8

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Qualità e forza dei produttori, per un alto valore economico ALBERTO VENTURA Servizio innovazione, qualità, promozione e internazionalizzazione del Sistema agroalimentare, Regione Emilia-Romagna Il regime di qualità delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche protette (Dop e Igp) è stato istituito in ambito europeo da ormai 25 anni. In Italia e in altri Paesi del Mediterraneo i prodotti alimentari tipici di determinati luoghi – e che grazie alla loro provenienza possono vantare caratteristiche di distintività riconoscibili – erano già protetti. Esistevano infatti le cosiddette Doc, denominazioni di origine controllata, che venivano riconosciute e tutelate con specifiche leggi nazionali. Il regolamento Ue 1151/2012 è l’ultima versione delle disposizioni europee in materia di regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, che in questo quarto di secolo hanno cercato di armonizzare le regole già vigenti, compresi vari accordi bilaterali fra Stati, e hanno dovuto poi prendere atto delle diverse percezioni in merito alla protezione dei nomi geografici: la provenienza geografica, infatti, non è considerata in tutti gli Stati un bene da tutelare attraverso specifiche disposizioni legislative. Uno dei risultati della mediazione è stato ammettere la Meridiana L’Emilia-Romagna può vantare 19 denominazioni di origine e 25 indicazioni geografiche protette, cui vanno aggiunti 30 vini 9

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INDICAZION A PROTETTA LE ECCELLENZE DI UN TERRITORIO E GEOGRAFIC  Dell'Aquila Aic Culatello di Zibello Dop Parmigiano Reggiano Dop registrazione di Dop e Igp prodotte anche nei Paesi terzi, mentre è tuttora lasciata alla trattativa diplomatica la possibilità di godere della tutela comunitaria per le nostre Dop e Igp anche fuori dall’Europa. Le notizie sugli accordi Ceta (concluso tra Unione europea e Canada) e Ttip (sul libero scambio tra Stati Uniti ed Europa, ancora al centro di trattative) pongono in grande risalto la protezione dei prodotti tipici e, se le prospettive di piena protezione non appaiono facilmente realizzabili, potrebbe rivelarsi comunque utile un riconoscimento all’estero delle Dop e Igp più interessate alle esportazioni nei Paesi che partecipano alle trattative. La garanzia pubblica per Dop e Igp È sempre il caso di ricordare con buona precisione di cosa si parla quando si citano Dop e Igp. La denominazione di origine consiste in un nome che identifica un prodotto originario di un luogo, regione o paese determinati, la cui qualità o le cui caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente a un particolare ambiente geografico e ai suoi intrinseci fattori naturali e umani; e le cui fasi di produzione si svolgono nella zona geografica delimitata. L’indicazione geografica, invece, identifica un prodotto originario di un determinato luogo, regione o paese, alla cui origine geografica sono essenzialmente attribuibili una data qualità, la reputazione o altre caratteristiche; e la cui produzione si svolge per almeno una delle sue fasi nella zona geografica delimitata. Il sistema delle certificazioni può giovarsi, rispetto a quanto la normativa internazionale riserva ai marchi commerciali e alle certificazioni volontarie, sulla garanzia pubblica, che agisce su un doppio binario. Innanzitutto la laboriosa procedura necessaria per la registrazione di nuove Dop e Igp assicura il rispetto delle regole stabilite dal Regolamento Ue n. 1151/2012 per poter attribuire alle produzioni le caratteristiche di relazione 10

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con il territorio di produzione. Inoltre esiste un sistema di controllo con aspetti comuni (sebbene, va detto, diverse da Stato a Stato) in grado di assicurare che anche nella fase di produzione siano state rispettate le regole stabilite dall’Unione europea. In Italia il controllo sulla produzione è attribuito a organismi di certificazione che, autorizzati dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, sono incaricati di verificare il rispetto del disciplinare di produzione e del documento unico, vale a dire i documenti che dichiarano esplicitamente come deve essere realizzato uno di questi prodotti tipici (zona di origine o elaborazione, metodo produttivo, ingredienti, etichettatura) e quali siano i motivi che ne giustificano e manifestano il legame con l'ambiente geografico. Le scelte dell’Emilia-Romagna, storia di un successo La Regione ha scelto di agire immediatamente sulla valorizzazione della reputazione guadagnata nel tempo dalle produzioni agricole e alimentari realizzate sul proprio territorio. Il merito della grande qualità delle Dop e Igp emilianoromagnole va attribuito soprattutto ai produttori, che nei casi più prestigiosi erano riusciti ad affermare grazie alle normative nazionali le peculiarità dei loro prodotti, che godevano di una notorietà superiore a quella dei marchi europei di nuova istituzione. E così, i produttori e le istituzioni dell’Emilia-Romagna hanno deciso di contribuire al consolidamento dei criteri di registrazione, tutela e protezione, portando l’esperienza di un successo già riconosciuto. Questa storia di successo ha potuto quindi proseguire, conseguendo risultati notevoli anche dal punto di vista economico, sia in assoluto sia, e tanto più, come quota riferita ai dati complessivi europei. Le Dop e Igp italiane sono oggi quasi 300; quelle che interessano il territorio dell’Emilia-Romagna sono ormai 44, alcune elencate già nel primo regolamento di registrazione che risale al 1996. Buona parte di esse contraddistingue salumi (14) e formaggi (6), il cui peso è molto rilevante anche in termini economici. Il settore ortofrutticolo è rappresentato da 12 Igp e una Dop. Le altre sono ripartite fra prodotti da forno, aceti balsamici, carni fresche, oli extravergini di oliva. Se aggiungiamo i vini, per ORIGO, PRIMO APPUNTAMENTO INTERNAZIONALE DEDICATO ALLE INDICAZIONI GEOGRAFICHE Qualità, tipicità e sostenibilità, ma anche un'importante voce dell'export Nel cuore della Food Valley, a Parma, al centro di un territorio famoso per le sue eccellenze enogastronomiche si è tenuta in aprile la prima edizione di Origo Global Forum, che ha richiamato produttori e consorzi dei prodotti Dop e Igp di tutto il mondo. Promosso dalla Regione Emilia-Romagna e dal ministero delle Politiche agricole, insieme all’Unione parmense degli industriali e a Fiere Parma, con il patrocinio e il supporto della Commissione europea, del Parlamento europeo e del Comune di Parma, Origo si è svolto dall’11 al 13 aprile in stretto collegamento con Cibus Connect. Si è trattato di un’occasione per fare il punto su un comparto che riveste non solo un importante valore economico, ma rappresenta anche un modello di agricoltura sostenibile e uno strumento di presidio del territorio e di sviluppo. Origo ha riservato un’attenzione particolare ai mercati internazionali, che vedono crescere l’interesse dei consumatori, ma si trovano anche a fare i conti con la minaccia di dazi e protezionismi, oltre che con il problema delle contraffazioni. Insomma: il mondo chiede sempre più made in Italy, ma oggi questa domanda si scontra con le crescenti sfide del contesto globale. Per limitarci all’Emilia-Romagna, regione leader del settore, nel 2016 le esportazioni agroalimentari hanno sfiorato il valore di 6 miliardi di euro. Un dato importante, in crescita del 2,5%, rispetto al quale le Dop e le Igp rappresentano una voce di rilievo. 11

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INDICAZION A PROTETTA LE ECCELLENZE DI UN TERRITORIO E GEOGRAFIC  i quali i sistemi di riconoscibilità geografica sono stati avviati ancora prima, per poi avvicinarsi e convergere, come criteri, regole e nomenclatura, su quelli degli altri prodotti alimentari, dobbiamo considerare inoltre più di 500 denominazioni italiane, 30 delle quali emilianoromagnole. Uno degli aspetti salienti del settore delle Dop e Igp italiane, ormai caratteristico, è la ripartizione del valore economico. Esiste un gruppo di 10 denominazioni che rappresenta circa l’80% dei 6,35 miliardi di euro calcolati quale valore complessivo alla produzione delle Dop e Igp italiane, mentre il dato riguardante il valore complessivo in Europa è fermo ai 16 miliardi dichiarati dalla Ue sulla base delle rilevazioni pubblicate nel 2013. Di questo gruppo fanno stabilmente parte il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma, l’Aceto balsamico di Modena, la Mortadella Bologna. Anche le altre produzioni italiane che compongono questo ristretto insieme sono molto note: Grana padano, Mozzarella di Bufala campana, Gorgonzola, Prosciutto di San Daniele, Pecorino romano, Bresaola della Valtellina. Il ruolo dei consorzi Si tratta solitamente di produzioni caratterizzate da un sistema organizzativo evoluto, costituito da consorzi di tutela riconosciuti dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, che sono chiamati a svolgere compiti di promozione e tutela (anche legale) delle denominazioni. Proprio per questo essi organizzano in genere un’importante massa critica e sono in grado di perseguire obiettivi condivisi dalla filiera produttiva. Ai consorzi di tutela è anche affidato il compito di autorizzare l'uso delle Dop e Igp nell'etichettatura di prodotti trasformati, affinché possa essere correttamente enfatizzato il richiamo a ingredienti di questa qualità, quando la quota del loro impiego sia tale da poter davvero caratterizzare il prodotto finito. In questo modo, sono gli stessi produttori a decidere le strategie più opportune a favore della diffusione della denominazione. Il consorzio di tutela, che è rappresentativo dell'intera filiera produttiva, è chiamato a svolgere un ruolo basilare di promozione, anche attraverso l’accesso a finan- Aic Per le produzioni certificate sono di grande importanza le caratteristiche dei terreni e le condizioni meteo-climatiche coniugate con la tradizione e l’ innovazione dei sistemi agricoli 12

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ziamenti pubblici, e di tutela contro l’uso scorretto o addirittura illegale delle denominazioni attraverso la vigilanza sui mercati e, per quanto possibile, con azioni legali nei confronti degli usurpatori. È stato anche grazie al lavoro svolto dai consorzi in questo ambito particolare, nel quale si forma nel tempo una giurisprudenza utile a tutto il settore, che è stata prodotta la norma cosiddetta ex officio. Essa garantisce l’azione reciproca delle istituzioni statali a tutela delle indicazioni registrate, anche quando l’eventuale abuso riguardi denominazioni originarie di altri Stati membri. Specialità tradizionali garantite e prodotti di montagna Il sistema dei regimi di qualità si completa con le Stg (specialità tradizionali garantite) e con l'indicazione facoltativa di qualità “prodotto di montagna”. La prima certificazione designa uno specifico prodotto o alimento ottenuto con un metodo di produzione, di trasformazione o una composizione che corrisponde a una pratica tradizionale; ovvero ottenuto da materie prime o ingredienti utilizzati tradizionalmente. La seconda indicazione riguarda le specialità di zone di montagna, caratterizzate da difficoltà oggettive nella produzione. Questi due schemi sono decisamente minoritari in termini di quantità e di impatto mediatico rispetto a Dop e Igp, ma hanno finalità analoghe. È necessario assicurare alla produzione agricola una possibilità di valorizzazione che porti benefici agli agricoltori, rendendo conveniente il loro lavoro grazie alle prospettive di accesso al mercato e di conservazione di particolari requisiti. Nel caso delle Dop e Igp si tratta di mantenere i vantaggi che ne scaturiscono nel territorio che ha originato il prodotto, spesso grazie alla combinazione di caratteristiche ambientali e di capacità imprenditoriale. Si tratta di un'operazione che implica un impegno notevole, non sempre riconosciuto dalla migliore riuscita in termini economici. I numerosi casi di successo incoraggiano tuttavia produttori e istituzioni a rafforzare il sistema e a perseguire l'obiettivo di un sempre più ampio riconoscimento. Dell'Aquila Sono oltre 500 le denominazioni di vini italiani riconosciute, di cui 30 emiliano-romagnole 13

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INDICAZION Aic A PROTETTA LE ECCELLENZE DI UN TERRITORIO E GEOGRAFIC  Un prodotto e il suo territorio: un legame da tutelare ALBERTO VENTURA Servizio innovazione, qualità, promozione e internazionalizzazione del Sistema agroalimentare, Regione Emilia-Romagna L a richiesta di registrazione di una Dop o Igp è regolata da una procedura che descrive tutte le azioni e i documenti che i promotori presentano alle istituzioni coinvolte: Regione, ministero delle Politiche Agricole e Commissione europea, che dovranno esaminarli. Le regole sono dettate, oltre che dai regolamenti comunitari, dal decreto ministeriale 14 ottobre 2013 e, per l’Emilia-Romagna, dalla deliberazione della Giunta regionale n. 1682/2014. La domanda di registrazione viene presentata al Ministero e alla Regione da un’associazione (comitato pro- In Europa sono oltre 1.300 le Dop e Igp registrate, secondo collaudate procedure che chiamano in causa istituzioni nazionali (Regioni, ministero delle Politiche agricole) e comunitarie (Commissione europea) 14

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CARTA DEI PRODOTTI DOP E IGP DELL'EMILIA-ROMAGNA motore) composta da imprese che partecipano alla filiera di produzione della denominazione. La richiesta deve essere corredata da vari documenti: atto costitutivo e statuto del comitato promotore, relazione tecnica, relazione storica, relazione socio-economica, cartografia e soprattutto disciplinare di produzione e documento unico, che definiranno il metodo produttivo, le caratteristiche del prodotto, le basi storiche della denominazione. Se la richiesta di registrazione prevede l’uso di un marchio, esso sarà associato all’etichettatura del prodotto, disponibile quindi a tutte le imprese che, inserite nel sistema di controllo, rispettano il disciplinare di produzione. Tutto ciò ha lo scopo di dimostrare il legame tra la denominazione proposta e il territorio di produzione. Tale legame è infatti il requisito fondamentale per garantire la registrazione e la tutela secondo i regolamenti comunitari. L’esame della Regione e del Ministero Tutta la documentazione presentata viene esaminata congiuntamente da Ministero e Regione. Se, da una parte, la valutazione regionale si basa anche sulla conoscenza dell’ambiente di produzione, della popolarità della denominazione e della sua importanza sociale ed economica, quella ministeriale indirizza la richiesta verso la compatibilità con le indicazioni comunitarie, grazie a una prospettiva più ampia e all’esperienza di situazioni già verificate nel tempo in ambito nazionale e internazionale. Al termine di questo esame, la Regione Emilia-Romagna esprime un parere formale che si riferisce alla validità socio-economica della proposta, alla coerenza del disciplinare con le politiche regionali di valorizzazione dei prodotti agricoli e alimentari, alla presenza di eventuali interessi contrapposti e a ulteriori aspetti rilevanti. 15

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