Punto e virgola N 50

 

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Giugno 2017

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Giugno 2017 Destina il Mensile a distribuzione gratuita Anno V Numero 50 Destina il Alla Associazione Piccoli Passi Onlus Cod. Fiscale 93040550639 Il pensiero della Città Alla Associazione Piccoli Passi Onlus Cod. Fiscale 93040550639 L’editoriale di Angela Siciliano Nella Terra dei Fuochi, quell'area con cui si identificano 54 Comuni compresi tra la provincia meridionale di Caserta e quella a nord di Napoli, i bambini si ammalano più facilmente di tumore oppure no? Nelle ultime settimane la questione è finita sulle prime pagine di quasi tutti i quotidiani. La risposta pareva affermativa, a una prima lettura del rapporto redatto dall'Istituto Superiore di Sanità. Ma i dati sono in parziale controtendenza rispetto a quelli diffusi dallaAssociazione Italiana di Oncologia ed Ematologia Pediatrica. «È difficile mantenere autonomia scientifica e indipendenza lavorativa quando la politica cerca di condizionare la scienza». Lo ha affermato in un'intervista all'AdnKronos Salute Antonio Giordano, professore di Anatomia e Istologia patologica dell'università di Siena e direttore dello Sbarro Institute della Temple University di Philadelphia, negli stati Uniti, che si dice per questo «relativamente sorpreso rispetto alla precisazione dell'Isbem» sui numeri dei tumori nella Terra dei fuochi. Il riferimento è alla nota diffusa dall'Istituto scientifico biomedico euro mediterraneo di Brindisi, in seguito alla discrepanza fra i dati riferiti dalla Regione Campania sulla base del Registro tumori regionale e i risultati dello studio "Epikit" pubblicato sullo «International Journal of Environmental Research and Public Health», coordinato da Annamaria Colao, dell'università Federico II di Napoli e firmato tra i vari enti, fa notare Giordano, anche da Medicina Futura, Istituto ospedaliero del Sud (Ios). Al di là di tutto, lo scienziato ritiene «che il dato importante sia proprio il fatto che sia emersa una discrepanza di dati», pari a 2 mila circa. «Mi resta il dubbio - riflette Giordano- se siano tutti ascrivibili alla differenza tra casi incidenti e dati delle Sdo», le schede di dimissione ospedaliera dalle quali è partito Epikit. «D'altra parte - aggiunge il ricercatore - mentre si litiga sui numeri la gente della Campania continua ad ammalarsi e a morire, pagando le conseguenze di un ambiente inquinato da rifiuti tossici». Ma c'è un secondo punto sul quale gli scienziati pongono l'accento. "L'originalità" di Epikit, il cui gruppo di studio è coordinato da Gaetano Rivezzi della Isde medici ambiente Campania, "consiste nell'aver esaminato il problema dei tumori pediatrici e nei giovani ragionando anche in termini di numeri assoluti, oltre che ovviamente per tassi. Accade infatti che i tassi standardizzati di ricoveri per tumori pediatrici delle province di Roma e Napoli, con oltre 350 nuovi casi annui, siano pari o inferiori a quelli di piccole province come ad esempio Imperia e Isernia che registrano 20 casi annui, ma tassi superiori a 10 per 100 mila abitanti, e per le quali nessuno parlerebbe mai di emergenza visti i piccoli numeri". Quanto poi al cancro nei bambini in età pediatrica, "il problema andrebbe valutato non solo in raffronto ai casi attesi - ammoniscono gli esperti - ma anche nella rilevanza che assumono i numeri assoluti per orientare scelte di organizzazione sanitaria". In altre parole, se come accade ad esempio per la Campania una popolazione ha più bambini, (..) CONTINUA IN 2a PAGINA Dopo una campagna elettorale dura e non priva di polemiche Acerra ha scelto! Raffaele Lettieri si riconferma Sindaco Con 21002 voti, pari al 64,72%, il Sindaco uscente Raffaele Lettieri sbaraglia tutti i candidati concorrenti e lo fa al primo turno. Non lascia spazi e speranze per un eventuale ballottaggio. I cittadini hanno apprezzato le attività svolte nel primo mandato. Poco hanno racimolato le opposizioni che avevano incentrato la loro campagna elettorale e i loro programmi sull’ambiente, lavoro e sviluppo del commercio. Attualità Sono programmi, pentimenti o promesse? Sono ormai decenni che abbiamo apprezzato e votato le 'intenzioni', almeno quelle scritte, che sono sempre lodevoli. Gli interventi per il sociale, gli aiuti ai meno abbienti sono sempre apprezzati. Nei programmi elettorali, nei comizi, nelle interviste e finanche nei manifesti, i candidati sfoderano tutta la loro fantasia per proporre sistemi originali di aiuto alle persone e famiglie con meno possibilità. Sembrano tutte proposte positive, ma sono veramente risolutive? Nessun sindaco può stampare moneta, per questo egli può solo decidere a chi prendere (tasse) e a chi dare (contributi); di conseguenza decide le modalità di riscossione e i requisiti necessari per la distribuzione. Facciamo un esempio: se un sindaco per attuare il suo programma di intervento a favore delle famiglie, decide di stanziare una parte delle risorse comunali per un fondo a sostegno sociale destinato a chi ha un reddito basso, la cosiddette 'una tantum'. Per avere la disponibilità delle risorse economiche necessarie sarà, necessariamente costretto a spendere di meno, quindi, sopprimere alcuni servizi a beneficio della comunità oppure ad imporre nuovi balzelli. Senza dubbio riesce, nell'immediato, a dare un sollievo a chi ha goduto di questo beneficio e ha così risolto qualche piccolo problema. Specchio delle ‘loro’ brame assegno sociale (cassa integrazione, mobilità etc.). Cosa desiderano, allora, questi capi- famiglia se non una fonte di reddito da lavoro per i loro fi- gli maggiorenni (tal- volta adulti); se non la possibilità, per loro, di rendersi indi- La realtà è questa! ... o questa? pendenti e di poter mettere su famiglia. Ma successivamente non sarà cam- Vedere tanti soldi biato nulla. sprecati, a livello nazionale cosi come a I poveri rimarranno tali e loro stessi, livello locale, fa veramente arrabiare; insieme al resto della comunità avranno lo stesso vale, quando ricordiamo la sofferto, anche, per la mancanza dei politica dissennata degli ultimi anni: servizi soppressi. agricoltura distrutta a vantaggio di indu- Non servono interventi sugli effetti, strie fantasma e inquinante. bisogna intervenire sulle cause. Assistere passivamente ai problemi La povertà, la disoccupazione, l'in- reali, camuffare la realtà con false illu- quinamento ambientale soni i 'tumori sioni è da 'assassini sociali'. del nostro tempo'. Subire questa politica, non reagire, Non si risolvono con l'aspirina... non capire e restare tranquilli nel pro- sarebbe come una festa di piazza, fa prio orticello di benessere è da 'irre- dimenticare il dolore per un poco, ma sponsabili'. poi ritorna, sempre più forte. La trasformazione di molti terreni Occorrono piani e investimenti a agricoli in edificabili ha fortemente con- medio termine, programmi seri, intelli- tribuito all'incremento della ricchezza genti, finalizzati alla rimozione defini- di alcune famiglie proprietarie che, gra- tiva delle cause non, quella provvisoria, zie a questa politica, hanno permutato i degli effetti. terreni in appartamenti. La maggior parte delle famiglie sono Hanno realizzato, così, rendite da mono reddito (uno solo a lavorare tutti locazione, un ottimo affare in una città gli altri a consumare); per molte di que- che, fino a pochi anni fa, attirava immi- ste il reddito è originato da pensione o grazione dai paesi limitrofi; circa 20.000 nuovi residenti hanno affollato questa città, pensando di trovare servizi civici e aria salubre. Hanno trovato la città dei balocchi. I nuovi ricchi, o meglio agiati, diventati tali grazie all'edilizia sfrenata e disaggregata, dovrebbero riflettere: la loro non è una ricchezza ‘autonoma’ma dipende dal benessere cittadino. Il valore delle proprietà e delle locazioni dipende dalla richiesta di mercato e quindi dall’affluenza e dal numero di famiglie. Ci si sposa di meno, il commercio non tira, la gente non viene più ad Acerra (anzi va via), gli appartamenti, già in esubero e invenduti, così come i locali commerciali restano vuoti... Saranno sufficienti i provvedimenti presi negli ultimi anni? Sarà sufficiente millantare e propagandare ancor più di realizzare? Saranno concretizzati i buoni propositi espressi nei programmi elettorali? Nulla accadrà di buono se non cambiamo! Noi cittadini, per primi, pretendendo il coinvolgimento nelle scelte strategiche e garantendo la partecipazione. Continueranno ad offrirci attività di richiamo, attrattive ingannevoli, false apparenze e noi, attirati come allodole dallo specchio, continueremo a 'belare' come pecore... ma fino a quando? Mauro Imperatore

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2 Giugno 2017 Il pensiero della Città L’editoriale di Angela Siciliano SEGUE DA PAG. 1 (..) aspettarsi più tumori potrebbe avere un senso da un punto di vista statistico, ma da punto di vista di sanità pubblica non esime chi dovrebbe occuparsene dal mettere in campo tutte le strategie possibili per ridurre le esposizioni modificabili a tutti quei cancerogeni legati allo stile di vita o ambientali riconosciuti come tali dalla Iarc, l'Agenzia internazionale di ricerca sul cancro, soprattutto in età pediatrica. In conclusione, al di là dell'apparente 'giallo' dei numeri, "chi ha stabilito di rassegnarsi al fatto che più bambini debba significare più tumori?", si chiedono gli studiosi. Siano i casi 1.324 o 3.465, "sono sempre troppi". Sulla vicenda è intervenuto nelle ultime ore anche un medico di famiglia campano Luigi Costanzo che ha chiesto chiarezza su quel «balletto dei numeri» del cancro nella zona. “Nella Terra dei fuochi – ha precisato il camice bianco campano - allergie, tireopatie, autismo, infertilità, malformazioni, tumori si evidenziano in maniera allarmante sul campo, negli studi delle uniche e vere antenne epidemiologiche del territorio: i medici e i pediatri di famiglia che, ripeto, potrebbero offrire a costo zero e in tempi rapidissimi la fotografia reale del territorio. E mentre si studiano i numeri (e non le persone) la gente continua ad ammalarsi. Il dramma che stiamo vivendo necessita di azioni credibili per ridare un briciolo di speranza a un popolo che si sente abbandonato, e che ha perso la fiducia nelle istituzioni e in una 'scienza di Stato' lenta, contraddittoria, omertosa che dà risposte ambigue, lontane dai problemi della gente». Attualità Premio Piccoli Passi Borsa di Studio 5a Edizione Organizzato e voluto dalla Associazione Piccoli Passi Onlus, il premio omonimo è dedicato ai migliori studenti diAcerra. Per il quinto anno consecutivo, i docenti degli istituti primari e secon- dari di 1° e 2° grado, segnalano alla organizzazione di Piccoli Passi, i loro migliori studenti dell’ultimo anno di corso. La stessa associazione, in colla- borazione con i docenti stessi, attra- verso una prova scritta di italiano, ef- fettua la selezione di sei studenti ai qua- li conferisce un premio in denaro e un attestato. Durante la cerimonia di premiazione, che si è tenuta al parco urbano, tutti gli studenti in concorso sono stati menzio- nati e presentati ai presenti, ed hanno ricevuto un attestato di partecipazione ed una medaglia ricordo. Quest’anno i vincitori sono stati: Giuseppe Cardellino Primaria Marina Capone Primaria ChiaraAmoruso Secondaria 1° Andrea Landretta Secondaria 1° Myriam Marra Secondaria 2° Anna Poziello Secondaria 2° La redazione si congratula con loro. Attualità La scuola Don Milani-Capasso incontra la legalità Lo scorso 22 maggio l' I. C. “Don Milani- Capasso” ha ospitato un seminario sulla legalità. Presenti all'incontro con i ragazzi, il dott. Antonio D'Amore: referente provinciale di Libera Campania, Rosalba Beneventano: sorella della vittima della camorra, Mimmo Beneventano e una rappresentanza del presidio di Libera Acerra. L'incontro ha visto i ragazzi protagonisti, in un produttivo dialogo su temi impegnativi, quali: Ambiente, corruzione, ecomafie e impegno civile. Essendo i ragazzi il futuro, ma soprattutto il presente, iniziative come queste, sono non solo, cosa buona e giusta, ma motori propulsivi di speranza. Una speranza che diventa possibilità se ci educhiamo alla conoscenza senza essere in balia di assuefazioni cieche che ci addormentano in meccanismi omertosi e silenti. Spetta a tutti noi conoscere e riconoscere le dinamiche che abitano il posto in cui viviamo. E se è vero che la cosa più difficile da guardare è la punta del proprio naso, informare, dialogare, guardare e capire, sono le sole parole chiave per non essere automi assoggettati alle cose che qui, purtroppo, funzionano spesso male. Peppino Impastato parlava di bellezza. “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di co- me erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore” E questo incontro è stato un esempio di bellezza. C'è da dire che non è un' iniziativa isolata, bensì lo step conclusivo di un percorso sulla legalità durato tutto l'anno scolastico, e che si proietta anche in quello successivo. Non a caso l'istituto Don MilaniCapasso di Acerra, ha “adottato” come vittima innocente della camorra Mimmo Beneventano. A raccontare di Mimmo ai ragazzi è stata proprio la sorella Rosalba, che in un appassionato intervento ha toccato temi difficili, con una delicatezza straordinaria. Ogni parola è stata mite ma passionale, il suo racconto aveva il gusto agrodolce di chi ha saputo trasformare il dolore in impegno. Mimmo Beneventano “era ed è” di Ottaviano. Si laurea in Medicina, si specializza in Chirurgia e lavora presso l'ospedale San Gennaro di Napoli. All'attività professionale associa l'impegno politico. Viene eletto consigliere comunale ad Ottaviano nelle liste del PCI per due volte consecutive, nel 1975 e nel 1980. Al centro del suo impegno politico la lotta alla camorra e alle sue infiltrazioni nelle amministrazioni locali, negli anni in cui Ottaviano è il feudo indiscusso di Raffaele Cutolo e della sua NCO. Le sue denunce e la sua intransigenza ne fanno un personaggio scomodo, così la mattina del 7 novembre 1980 viene ucciso in un agguato camorristico. È sepolto a Sasso di Castalda. Il dottor D'Amore ha saputo accattivare l'attenzione della giovane platea con la leggerezza di chi ha saputo cogliere nell' impegno costante l'unica chiave possibile. E così ha parlato ai ragazzi di Libera, dell'importanza di fare memoria, della necessità di ripercorrere le vite spezzate della camorra per toccare con mano la bruttezza che ha seminato la malavita organizzata. Non poteva mancare il presidio di libera Acerra che da qualche anno, ha fatto dell' incontro con le scuole uno dei suoi punti più ossessivi. Ed è proprio in questa convinzione e nel dialogo con i ragazzi che lo scorso 25 maggio al teatro Italia di Acerra, la scuola Don Milani-Capasso ha sottoscritto un atto con cui è entrata a far parte ufficialmente del presidio “Libera Acerra”. Martina Di Martino Cronaca Sentenza di Cassazione, arrestati i fratelli Pellini Dopo una lunga Camera di Consiglio, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto dai fratelli Pellini conseguente alla pronuncia della Corte d'Appello di Napoli nel Gennaio del 2015. Gli imprenditori acerrani sono stati arrestati per disastro ambientale colposo. Cuono e Giovanni si sono consegnati in un istituto penitenziario del Nord Italia; Salvatore, invece, essendo pure lui un militare dell'Arma, è stato condotto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere. Dovranno scontare una condanna a sette anni, divenuta definitiva dopo la sentenza della Cassazione. I fatti vertono intorno all'inchiesta denominata “Ultimo Atto-Carosello”, conclusasi nel 2006, che attenzionava il traffico di rifiuti provenienti dal Nord verso Napoli. In primo grado a Giovanni e Cuono Pellini erano stati inflitti sei anni, quattro invece a Salvatore. A inizio 2015 venne ribaltata la sentenza di fine marzo 2013 anche per altri due carabinieri coinvolti nella vicenda: il maresciallo Giuseppe Curcio, infatti e l'appuntato Vincenzo Addonisio vennero assolti per non aver commesso il fatto. Assoluzione che arrivò anche per Giuseppe Buttone e per gli altri venti imputati. L'inchiesta 'Carosello-Ultimo Atto' ha riguardato un falso giro di bolla Finirà mai ? ideato allo scopo, secondo quella che era l'accusa, di nascondere la reale natura e il reale quantitativo dei rifiuti in arrivo nelle discariche aperte in provincia di Napoli nel corso dell'emergenza risalente a oltre dieci anni fa. Rispetto alla sentenza di primo grado, dunque, la Corte d'Appello e la Cassazione hanno riconosciuto il reato di disastro colposo. A marzo 2013 la contestazione di traffico illecito di rifiuti, inoltre, fu assorbita dalla prescrizione o dall'assoluzione a seconda delle posizioni, così come era stata cancellata anche l'aggravante della matrice camorristica per aver agito al fine di agevolare, nello specifico, il clan Buttone di Marcianise. “Eppur si muove”, è proprio così, la Giustizia ha restituito la dignità a chi aveva ormai, col tempo, perso la speranza. Da tempo, però, ci si chiede come sia stato possibile tutto ciò. Di chi è la colpa? Lo stato compiacente da una parte e il popolo vittima dall'altra, che ancora oggi sta sopportando una sofferenza a- troce. Tutta colpa di una ferita ancora non curata, da cui derivano non solo danni ambientali ma anche quelli legati all'agricoltura e alla salute dei cittadini. Ancor più preoccupante sono l'omertà e l'indifferenza che gravano su questa delicata situazione, dove solo l'anima delle coscienze risvegliate ha fatto si che quello della “ Terra dei Fuochi” venisse posto come un problema. Le provincie di Napoli e Caserta ridotte al degrado ambientale da chi egoisticamente ha preferito il vile denaro alla salute dei propri figli. Un'angoscia che si consuma giorno dopo giorno, vissuta da chi ancora oggi crede che si possa fare qualcosa. Risvegliare la coscienza di un popolo era il primo passo, quello meno insperato e dal quale bisogna ripartire. L'opera di persuasione e di convincimento alle Istituzioni da parte di chi ancora spera, apre ad una possibilità. Per il bene di tutti, è necessario che questa possibilità sia funzionale e propedeutica all'agire. Chi ha subito in questi anni sulla propria pelle la vigliaccheria degli intrallazzieri, degli imprenditori disonesti e dei politici “assenti”, ha detto basta: si dia a loro il diritto che gli è stato criminalmente scippato, ovvero quello “ alla vita”. La Redazione Cronaca Cyberbullismo Oggi, molto più di ieri, carpire il limite di ciò che si può fare e condividere con un click, diventa sempre più problematico e pericoloso. La velocità, con cui una foto o un video personale si immettono, spesso involontariamente, in una bolgia virtuale, è spaventosa. Sempre più casi di cronaca ci fanno assistere a immagini e video private di giovani donne che diventano virali perché immesse in rete senza consensi. Ad Acerra è successo ad una ragazzina di 14 anni che aveva inconsciamente girato ad amici sue foto e video che successivamente, da terzi sono state fatte girare. È difficile stabilire il confine tra giusto e sbagliato, ma in ogni modo la violazione della privacy è una violenza prima ancora che giuridica, morale. Intere vite sono state stravolte da questi meccanismi che hanno visto al centro del ciclone immagini e video di donne in stazioni intime, che dovevano rimanere tali. “Continuano le indagini per cercare di arginare la diffusione di foto e video di una ragazza di 14 anni di Acerra, in provincia di Napoli che, per gioco e senza valutarne le conseguenze, ha inviato ad alcuni suoi amici foto e video nelle quali era intenta a masturbarsi. I militari dell'Arma, come riporta Il Mattino, hanno sequestrato i cellulari degli amici della vittima alle quali lei stessa avrebbe inviato tutto il materiale, arrivando a constatare l'esistenza di quattro video e una decina di foto che si sono progressivamente diffuse in rete tramite WhatsApp. Le indagini dei militari dell'Arma erano partite quando la ragazzina, resasi conto dell'errore commesso, aveva raccontato tutto ai genitori che a loro volta avevano denunciato tutto ai carabinieri. Per quanto le indagini hanno potuto constatare fino a questo momento, il materiale sarebbe stato diffuso soltanto all'interno della scuola media frequentata dalla 14enne e forse sarebbe arrivato anche a qualche studente delle superiori. Del caso si sta occupando anche il Tribunale dei Minori di Napoli. Di questa storia quello che dovrebbe preoccupare e scandalizzare è l'ineducazione e la leggerezza dell'uso desto mezzi di comunicazione, utili se usati bene, deleteri se usati male. L'età media che si approccia allo utilizzo del web è sempre più bassa, e troppo spesso non monitorata dai genitori; questo produce un fenomeno socio-culturale, che nella tricotomia: consenso-egocentrismo-condivisione, trova i massimi pericoli. Martina Di Martino W Lezione di vita le esperienze di i Alle ultime elezioni comunali, ad Acerra, votarono, esprimendo la loro scelta valida circa 7 persone su 10. Al ballottaggio meno di 1 persona su 2. Che significa questo? Significa che se avessero votato, al primo turno avrebbero potuto cambiare facilmente il risultato. Ma perché i cittadini non vanno a votare? Le principali cause del ‘non voto’ sono: sfiducia, protesta e apatia. Oh bella questa! Se sei sfiduciato e rinunci al voto, vuol dire che deleghi agli altri il diritto di scegliere... e siccome gli altri non sono sfiduciati sceglieranno sempre gli stessi. Se non voti per protesta, nessuno capirà mai contro chi protesti. Se ti astieni per apatia, significa che non sai che i poteri forti non sono apatici. Votano in difesa dei propri interessi Bravi figlioli! Quindi se loro votano e questi no... ...chi pensate che vincerà? Sempre gli stessi E cosa pensate che cambierà? Niente! Mamma, Papà... le persone intelligenti vanno a votare! ...e TU?

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Giugno 2017 Il pensiero della Città Eventi Premio ‘don Peppe Diana’ XIV edizione Attualità ii... dice «basta !» 3 W W “La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi’’ Il 19 Marzo 1994, alle 7 e 20 del mattino, la camorra ammazzava Don Peppe Diana, il prete di Casal di Principe che aveva dedicato la vita e l'impegno pastorale alla lotta per contrastare l'illegalità e l'abuso di potere da parte del clan di turno. Acerra –La XIV edizione del premio artistico – letterario, dedicato, appunto a Don Peppe Diana è stata vinta dal-l'alunno del secondo circolo didattico, Christian Di Serio. Christian, alunno della IV G è salito sul podio grazie al suo lavoro, dal titolo “Non c'è coscienza”. Ha vinto il XIV premio artistico-letterario Don Peppe Diana della sezione Disegno e Pittura, organizzato da Lina Ingannato. Il concorso è stata promosso e organizzato dall'Associazione Scuola di Pace Don Peppe Diana in collaborazione con il comitato Don Peppe Diana, Libera Caserta e la Direzione Scolastica Regionale. Il tema che è stato scelto per questo anno: la fame nel mondo. La Commissione che ha esaminato i 1.230 lavori pervenuti, ha scelto, quale vincitore, Christian ed ha così commentato il suo lavoro: “I bambini cercano di trovare negli adulti la risposta ai loro tanti perché e tante volte questi ultimi non hanno le giuste risposte. In questo elaborato la risposta invece viene dai bambini ed è fortemente esauriente: “Non c'è coscienza”. È il paradosso nel mondo dei grandi che cerca di far acquisire ai bambini quella coscienza civica, sociale, culturale affinché il loro futuro possa essere più roseo. Ma quante volte l'insegnamento viene a mancare perché gli adulti non hanno gli occhi dei bambini?” Christian ha poi spiegato il suo disegno: “Nel disegno ho voluto far capire che certe persone sono fin troppo ricche, tanto da buttare il cibo e poi, invece, ci sono altre persone povere che non hanno cibo e si chiedono se sarà questo il giorno in cui mangeranno. Quel 'perché' è un timbro, che sta ad indicare 'Perché questa ingiustizia?' 'perché non si deve risolvere?', 'perché non è giusto, che certe persone hanno fin troppo cibo da buttarne e altre non ce l'hanno proprio!'. Il titolo 'Non c'è coscienza' è una risposta che noi bambini diamo alla nostra stessa domanda…perché nel mondo c'è chi ha troppo e chi ha poco mentre in realtà tutti dovrebbero stare bene.” Presenti alla premiazione, la vicaria Pina Manna, Carmela Sapatiello, referente del concorso, una rappresentanza del corpo docente del II circolo di Acerra, tra cui le insegnanti della classe IV G Maria Favicchio e Rosetta Zuccalà e il gruppo dei genitori e degli alunni. A rappresentare, invece, la Diocesi di Acerra e l'amministrazione comunale, rispettivamente, Antonio Pintauro, direttore del giornale “La Roccia” e Milena Petrella, assessore alla pubblica istruzione. Maria Bianca Russo È un ex dirigente d'azienda, Mauro Imperatore. La sua passata esperienza riguarda l'industria, con particolare riferimento all'organizzazione del lavoro e alla conduzione e amministrazione di stabilimenti di manufacturing di medie dimensioni. Mai avrebbe pensato di essere, in alcun modo, coinvolto nel mondo della stampa, neanche se piccolo e locale. Quando, insieme all'Associazione Piccoli Passi, decise di far nascere il mensile 'Punto e virgola', ebbe l'incarico, dai soci stessi, di coordinare, organizzare e curare lo sviluppo della testata. Da allora, non ha mai smesso di essere presente. Ha agito con discrezione e autorevolezza, e ha contribuito a portare a buoni livelli di notorietà e di lettura il nostro giornale. L'editore finanzia la stampa e la diffusione, purtroppo però la scarsa disponibilità non consente grosse tirature e splendide colorazioni. Ciò nonostante, partendo da Gennaio 2013, siamo arrivati ad oggi in un crescendo di lettori e di consensi. Non mancano le critiche, ma è proprio quello che la redazione vuole: consensi e critiche equivalgono a 'partecipazione'. Mauro ha anche contribuito alla stesura di alcuni articoli, alla realizzazione di spassose e significative vignette e alla complicatissima impaginazione. Oggi ha deciso di non scrivere più articoli e di non dare continuità all'attività di vignette satiriche finora pubblicate. Perché, gli abbiamo chiesto? " Chi voleva capire ha capito, e si è fatto una opinione, sia favorevole che contraria. Chi non voleva capire, invece, non l'ha fatto, anche perché non attratto dallo stile e dai contenuti. Continuare sarebbe come annoiare i primi e probabilmente infastidire i secondi. A Napoli si dice che quando l'asino non vuole bere è inutile sollecitarlo fischiandogli dietro, e poi... io non so fischiare!" È così che Mauro lascia le pagine di questo giornale e saluta i suoi lettori. La Redazione ii Cultura Flora De Biase, «Emozioni in petali» Al corso V. Emanuele c'è una posta privata. In questa posta c'è Flora De Biase. Flora ha i capelli neri, mi fa accomodare, mi sembra di conoscerla ed ancora non le ho detto il mio nome. Entrano degli utenti, Flora dedica loro le sue attenzioni, è risoluta, e la professionalità si fonde con un'empatica confidenza cortese. Flora ha gli occhi accesi, ritorna da me, mi sembra di conoscerla da tempo e ci siamo parlate solo per dieci minuti. Flora è un'operatrice socio sanitario, conosce il dolore degli altri, lo riconosce ed ha imparato a nobilitarlo. Ha aperto la sua posta per dare una prospettiva ai figli. Ci sono dei libri rossi sul mobiletto dietro il banco che la divide dagli utenti. Flora gesticola quando parla, non si è lasciata incattivire dalla vita, ma è in movimento. “Ogni movimento rivoluzionario è passionale per definizione”, la guardo e mi viene in mente questa frase di Antonio Gramsci. Flora ama la poesia e quel libro rosso è stato scritto da lei. “Emozioni in petali” è stato pubblicato nel febbraio 2016 edito da “youcanprint”. “Ad ogni petalo rivedi le tue tappe piene di toppe ricucite con il filo della pazienza e del perdono” “Nei versi di Flora De Biase c'è il percorso della sua vita, la voglia di autonomia e d'indipendenza. S'intravede una ragazza che di giorno in giorno diventa donna, il suo modo di poetare è acerbo e vitale, è un tuf- farsi nella vita per incontrare se stessa e ritrovarsi nella sua isola felice” Il diario di Flora profuma di dignità, e nella dicotomia forte-leggero, mi piace immaginarlo come una rosa, petali e spine. Se per ognuno dei cinque sensi volessi dare un aggettivo facendo esperienza nei suoi versi, per l'olfatto sceglierei una fragranza agrodolce intensa e persistente, ma gli odori non si possono descrivere mi accontento di immaginarli; la vista, vedo il rosso, un rosso fiero non intimidito dal tempo; il tatto, i suoi versi sono morbidi, non sono comodi come un divano, sono cuscini, quelli che ti assicuri siano nella giusta posizione prima di accomodati su una panca di legno scuro. I suoi versi sono come una conchiglia, ci senti dentro il mare, hanno il sapore del caffè amaro, ma se trovi un cucchiaino puoi girarlo a dovere, c'è lo zucchero. Martina Di Martino Eventi Nati per Leggere 1° anno di attività E' il momento di fare un bilancio per Nati per Leggere, il program- porta avanti una campagna verso la promozione della lettura in età preco- ma sviluppatosi con il patrocinio del ce, di protezione dallo svantaggio so- Comune di Acerra, firmatario, insieme cio-culturale e dalla povertà educativa. con Nati per Leggere Campania e l'A. L'obiettivo è quello di sensibilizzare Ge. Acerra, del protocollo d'intesa con i bambini e, soprattutto, chi si occupa il quale un anno fa partiva l'iniziativa di loro, parenti, tutori, genitori. con la supervisione di Gioacchino di Favorire le occasioni per costruire Capua. Ad un anno dalla sua nascita, il pre- sidio, che ha a cuore l'educazione sentimentale dei bimbi, attraverso la diffusione della buona abitudine della lettura, si ritrova, di nuovo, nel Parco Urbano di via Sand, dove ha festeggiato il primo anno di attività. Un anno intenso ed emozionante, anche se costellato ancora da qualche piccola difficoltà: il presidio, infatti, attende pazientemente che gli venga assegnata una sede fissa, dove tenere incontri e letture. In attesa che venga ufficializzata la nuova ubicazione nella Biblioteca del Castello baronale, le attività di Nati per Leggere si svolgono in via Roma. Proprio lo scorso 19 maggio, alla presenza del Vescovo Di Donna, degli assessori Lombardi e Petrella e della responsabile Nati per Leggere della area vesuviana, Anna Riva, questa giovane realtà cittadina ha fatto i conti con l'incredibile lavoro svolto dalla sua inaugurazione. Molte sono state le letture, sia presso il Parco Urbano che nel salone del Terzo Circolo Didattico di Via Deledda, nel corso delle quali, i bambini hanno ricevuto un “passaporto delle storie”. A marzo, invece, bimbi e genitori hanno composto la giuria per l'assegnazione del premio “Nati per Leggere 2017”, nella sezione “Cresciamo insieme”. Il Presidio attualmente conta ben sette volontari e chissà che non cresca ancora. Dal 1999 il programma un sano rapporto con la lettura è fondamentale: gli effetti della lettura sui bambini nella fase della prima infanzia palesano un miglioramento del linguaggio, un incremento della capacità di ragionamento, che sensibilizza e rende il bambino, futuro membro della collettività, un individuo empatico, ma non emotivo, forte, ma non aggressivo. Nuovi stimoli del genere, che si sostituiscono allo smartphone, che, scandalosamente, comincia a fare danni proprio ai bambini in questa delicatissima fase della crescita, sono anche le dimenticate favole della buona notte, che aiutano a fare bei sogni e, ovviamente, creano un legame antico tra il genitore ed il bambino. Marilena Laudando Attualità Martina e il vintage ad Acerra Fare impresa, è come lanciarsi da un paracadute e non sapere se questo durante il volo si apre. Per introdurre Martina e il suo negozio vintage sito in corso V. Emanuele, credo sia necessario immaginare proprio un lancio col paracadute. Martina è giovanissima, ha da poco compiuto vent'anni e per lei la sua attività rappresenta un traguardo. Sceglie Acerra, nonostante la cultura del vintage non sia ancora radicata. Sceglie Acerra nonostante molti negozi sono costretti a chiudere. SceglieAcerra e anche perché è la sua casa. SceglieAcerra, perché ci crede. Martina è coraggiosa e ha voglia di credere che proprio nel suo paese possa riuscire a trovare la strada per la sua realizzazione personale e professionale. Il negozio è aperto da pochi mesi e per adesso - racconta - che riscontra soprattutto una clientela giovanile, diversamente il pubblico più adulto lo confonde con l'usato. Ma cos'è veramente il vintage? Cosa significa? “Si utilizza il termine vintage per definire anche la moda d'epoca intesa come patrimonio storico e culturale rappresentato da importanti capi d'abbigliamento, accessori, bijoux e altri oggetti di vanità. Comunemente, questa branca del vintage è definita in francese come mode vintage e in inglese come Vintage Fashion. L'abito o l'accessorio vintage si differenzia e contraddistingue dal generico "seconda mano" poiché la caratteristica principale non è tanto quella di essere stato utilizzato in passato quanto piuttosto il valore che progressivamente ha acquisito nel tempo per le sue doti di irripetibilità e di non più producibile, con i medesimi elevati standard qualitativi in epoca moderna, nonché per essere testimonianza dello stile di un'epoca passata e per aver segnato profondamente alcuni tratti iconici di un particolare momento storico della moda, del costume, del design coinvolgendo e influenzando gli stili di vita coevi”. “ Vestivo vintage e non lo sapevo che era vintage, indossavo le camicie a fiori della nonna e i jeans larghi anni '80, poi ho scoperto che quello non era il mio stile, ma un vero e proprio stile: il vintage. Vengo dal mondo della ristorazio-ne -spiega la giovane imprenditrice - ho sempre lavorato e studiato, avevo pensato di investire in un ristorante, ma per caso appena ho riconosciuto il vintage mi sono specchiata e ho deciso che era proprio lì che dovevo, volevo e potevo, costruire la mia attività”. Appena entri nel negozio trovi un assortimento uomo, donna e bambino anni '80/'90 e una frase molto incisiva che spero possiate avere la curiosità di leggere quando andrete a trovare Martina nel suo negozio. Martina Di Martino Punto e virgola Mensile ! Ancora per questo mese, non ci siamo occupati di politica. Ma abbiamo continuato a dar voce alle esigenze dei nostri lettori. Questa è stata nostra scelta libera così come, abbiamo sperato, sarà sempre il vostro voto. La redazione

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4 Attualità Il pensiero della Città Giugno 2017 La violenza delle solitudini connesse: il cyberbullismo Ormai, in ogni casa sono entrati i computer, anzi il computer lo portiamo nella nostra tasca e lo consultiamo quando ci occorre: è un fatto che Internet abbia aperto nuove possibilità per tutti noi, e per i nostri ragazzi, specialmente, la distinzione tra vita online e vita offline è davvero minima. Proprio questa capillare diffusione della tecnologia, unica vera rivoluzione che possa dirsi compiuta, costituisce, però, elemento da molteplici ricadute. Le cronache sempre più spesso ci riportano sconcertanti casi di utilizzo della rete con finalità violente, ma di una violenza tutta nuova, sconosciuta prima perché non praticabile, spesso ancor più atroce perché più facilmente praticabile e meno contrastabile. I temi sui quali le condotte aggressive si concentrano sono quelli di sempre: aspetto fisico, comportamenti di chiusura, timidezza, elementi di non aggregazione a gruppi forti, l'abbigliamento, la scarsa disinvoltura, la carenza di coraggio, la non propensione verso le trasgressioni, condotte aderenti alle regole, dipendenza da genitori. Quello che è cambiato è il mezzo: la moderna, subdola, clava si chiama cyberbullismo. Lo Stato, seppure con colpevole ritardo, ha fotografato il fenomeno e tenta di porvi rimedio. Non si tratterà della migliore legge possibile, ma la normativa approvata dalla Camera, costituisce certamente un punto di partenza per dare una risposta efficace non solo di repressione, ma anche di educazione e formazione dei giovani a un fenomeno in preoccupante crescita, avverso ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori. Nella legge, si prevede che il minore che abbia compiuto 14 anni e sia vittima di bullismo informatico (nonché ciascun genitore o chi esercita la responsabilità sul minore) possa rivolgere istanza al gestore del sito Internet o del social media per ottenere l'oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore diffuso in rete che deve essere eseguita entro 48 ore dall'istanza. Le autorità di polizia giudiziaria potranno convocare il minore responsabile (insieme a almeno un genitore o a altra persona esercente la responsabilità genitoriale), ammonendolo oralmente ed invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge. Viene istituito un tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo e si prevede l'adozione, da parte del ministero dell'Istruzione - di concerto con il ministero della Giustizia - di apposite linee di orientamento, prevenzione e contrasto del fenomeno nelle scuole, mediante una specifica formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti e la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti. Ecco, le scuole: ma quant'è davvero avvertito, tra i nostri ragazzi, questo fenomeno? Partiamo dai risultati di un recente studio, dal quale emerge l'immagine di ragazzi molto poco consapevoli delle regole della rete e degli effetti di comportamenti aggressivi. La ricerca, condotta su 1.500 ragazzi delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado, ha rilevato un generale atteggiamento di sottovalutazione degli effetti dei comportamenti in rete. Addirittura, l' 82% degli intervistati non considera grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social e ben l' 86% ritiene che le conseguenze per la vittima non siano gravi, considerato che non si dà luogo a violenza fisica diretta, e dunque l'atto aggressivo verbale può essere considerato non grave e irrilevante. Ciò che ancor più colpisce è la percentuale del 68% che dichiara di non ritenere grave la pubblicazione di immagini, senza autorizzazione, che ritraggono vittime del cyberbullismo. Si tratta di un fenomeno, forse ancora troppo recente, perché la nostra società possa aver sviluppato i necessari anticorpi, a torto ritendendosene immune. Eppure, attraverso la rete questi abominii entrano in tutte le case, che non sono più un rifugio sicuro, non proteggono dall'ostilità e dalle angherie, dato che nel cyberbullismo le persecuzioni possono non terminare mai, perché, sfruttando la tecnologia, non più vincolati da limiti temporali, i moderni vessatori possono perseguitare le loro vittime continuamente, da qualunque luogo, con messaggi, immagini, video offensivi, i cui effetti risultano amplificati rispetto alle tradizionali prepotenze. Di seguito, vi propongo un piccolo vademecum: leggetelo con attenzione e, probabilmente, dietro oscuri termini anglosassoni, ritroverete casi concreti che avete sentito raccontare dai vostri figli, casi che magari voi stessi avete sottovalutato. A voi: Flaming – messaggi elettronici, violenti e volgari, mirati a suscitare “battaglie” verbali online, tra due o più contendenti, che si affrontano ad “armi pari” per il piacere di insultare o minacciare un nuovo arrivato che, sentendosi protetto dall'anonimato, risponde egli stesso in modo fortemente aggressivo alle provocazioni. Harassment – messaggi scortesi, offensivi, insultanti, disturbanti, che vengono inviati ripetutamente nel tempo, attraverso e-mail, sms, mms, telefonate sgradite o talvolta mute. La vittima subisce passivamente le molestie o, al massimo, tenta, generalmente senza successo, di convincere il persecutore a porre fine alle aggressioni. Cyberstalking – intimidazioni tanto insistenti che la vittima comincia a temere per la propria sicurezza fisica, vere e proprie cyber-persecuzioni (es. relazioni fortemente conflittuali con i coetanei o conseguenze aberranti di rapporti sentimentali interrotti). In questo caso, il cyberbullo, oltre a minacciare la vittima di aggressioni fisiche può diffondere materiale riservato in suo possesso (fotografie sessualmente esplicite, videoclip intimi, manoscritti personali) nella rete. Denigration – L'obiettivo, in questo caso, è quello di danneggiare la reputazione o le amicizie di un coetaneo, diffondendo on line pettegolezzi o altro materiale offensivo, inviando o pubblicando su internet immagini alterate della vittima, ad esempio, modificando il viso o il corpo della vittima, ridicolizzandola, oppure rendendola protagonista di scene sessualmente esplicite, at- traverso l'uso di fotomontaggi. Impersonation – è l'ipotesi in cui si viola l'account di qualcuno sostituendosi a questa, inviando messaggi con l'obiettivo di crearle problemi o metterla in pericolo, danneggiandone la reputazione o le amicizie. Outing and trickery - forme di cyberbullismo attraverso le quali, il cyberbullo, dopo aver registrato le confidenze spontanee di un coetaneo (SMS, Chat, etc), o immagini riservate ed intime, sollecita con l'inganno “l'amico” a condividere online segreti o informazioni imbarazzanti su se stesso o un'altra persona per poi diffonderli ad altri utenti della rete, o minacciarlo di farlo qualora non si renda disponibile ad esaudire le sue richieste (talvolta anche sessuali). Exclusion – in questo caso, il cyberbullo decide di escludere intenzionalmente un coetaneo da un gruppo online (“lista di amici”), da una chat, da un game interattivo o da altri ambienti protetti da password. Talvolta gli studenti per indicare questa modalità prevaricatoria utilizzano il termine “bannare”: l' obiettivo è una netta riduzione di collegamenti amicali, di popolarità, dunque, di potere della vittima. Cyberbashing o happy slapping - Un ragazzo o un gruppo di ragazzi picchiano o danno degli schiaffi ad un coetaneo, mentre altri riprendono l'aggressione con il videotelefonino. Le immagini vengono, poi, pubblicate su internet e visualizzate da utenti ai quali la rete offre, pur non avendo direttamente partecipato al fatto, occasione di condivisione on line (possono commentare, aprire discussioni, votare il video preferito o più “divertente”, consigliarne la visione ad altri…). Massimilano De Micco Cultura I liceali incontrano Carlo Petrella, leader storico de’ ‘La locanda del gigante’ Alessandro Baiano, studente del Liceo " A.M. de' Liguori" di Acerra, si é classificato al Primo Posto al concorso " Terra dei Fuochi? Tutta un'altra storia!" Il concorso, che fa rinascere grazie alla gomma riciclata un angolo di questo splendido territorio tra le Province di Napoli e Caserta, questo anno chiedeva a studenti e cittadini di raccontare attraverso una storia – seguendo il format dell’articolo di un quotidiano - come la Terra dei Fuochi non sia solamente un territorio ferito, ma al contrario di come sia un luogo pieno di storie positive da raccontare, di persone straordinariamente normali che quei fuochi vorrebbero non solo spegnerli, ma anche e di più cancellarli dalla mente di chi parla della loro terra. Storie capaci di raccontare un territorio con positività, attento e solidale, dove non ci sono solo roghi, ma il fuoco della passione in un progetto comune, l’impegno a favore di un compagno di scuola che fa più fatica, la voglia di cambiare le cose a partire dal proprio piccolo. Storie che raccontassero come, appunto, la Terra dei Fuochi sia tutta un’altra storia! Alessandro ha vinto il primo premio, narrando, come cittadino Acerrano, la storia di Carlo Petrella, il fondatore della Comunità " La locanda del Gigante". La città di Acerra, grazie ad Alessandro Baiano, vedrà riqualificata un'area urbana con arredi prodotti a partire dal riciclo degli pneumatici esausti ed offerti da ECOPNEUS e Legambiente, promotori del Concorso. A tu per tu con l’anziano del Villaggio C'era una volta un Uomo Gentile che aveva visto tante cose in vita sua, e che decise di prendersi cura delle altre persone, dei più deboli. Quando gli si chiedeva chi egli fosse, lui rispondeva sempre:“Io voglio sentire la tua storia.”. No, questo non è il preludio di una favola convenzionale, ma è qualcosa di più profondo. E' l'inizio della fiaba che noi, ragazzi del liceo De' Liguori di Acerra, abbiamo vissuto in prima persona incontrando Carlo Petrella, l'uomo che ha dato vita alla Locanda Del Gigante. Il Dott. Petrella si è mostrato a noi nella sua totalità: mente, anima e corpo. Una mente razionale, che ancora ha la forza di ricordare tante storie, da cui ogni giorno noi acerrani cerchiamo di trarre delle massime di vita; un'anima traboccante, che si è fatta saggia, che è cresciuta come crescono i bambini, con i loro incidenti di percorso e quella vitalità nel reinventarsi sempre, nello scoprire cose nuove; un corpo emaciato, contenitore di un amore che è stato, oggi come allora, prosciugato a favore di chi ha potuto goderne: la sua splendida moglie, di cui conserva gelosamente il ri-cordo, sua figlia e i ragazzi che ha sempre sostenuto, lì alla Locanda. Petrella ci raccontava di non poterci dire verità, altri-menti il colloquio sarebbe durato trop-po, e ci diceva, con pungente sarcasmo, che “noi dobbiamo dirci le bugie, non le verità.”. Ancora adesso, però, ripenso al fatto che di verità ne ha descritte fin troppe: non basterebbero per una vita intera. Mentre osservavamo i suoi campi, la sua vita, l'Uomo Gentile ci raccontava dei suoi lavori, del suo essere stato un operatore pubblico che dipendeva dalla regione Campania (ha infatti diretto per anni il servizio anti-droga regionale), fino poi a descriverci il suo ideale, ciò che lo ha spinto dar vita alla Locanda. Ogni volta che descriveva il suo ambiente, ogni volta che raccontava delle sue esperienze, diceva sempre: “Il mio mondo è diverso dal vostro”. Il suo mondo è quello che si nasconde sotto il nostro, quello che vive di buio, che ha pochi fari di speranza a far luce: uno di questi è sicuramente Carlo Petrella. Di tanto in tanto, poi, intervallava i suoi racconti con delle favole, piccole storie dalla grande morale, che ci allietavano quando magari ci sentivamo troppo presi da ciò che ci rivelava. Capitava poi che ci chiedesse, occa- sionalmente: “Non piangi? Come mai non piangi?”; per noi era sempre una tragedia rispondere, perché probabilmente neanche noi sapevamo descrivere i sentimenti di quel momento, e quindi stavamo lì, zitti, con il solo obiettivo di continuare a fissarlo, sperando di imparare qualcosa persino dai tratti del suo volto. Ricordo con estremo piacere anche le numerose storie dai risvolti briosi che l'uomo ci ha raccontato, come quella di un Natale trascorso insieme ad un ragazzo che anni prima aveva alloggiato alla Locanda, e che era riuscito a mettere su famiglia. I suoi discorsi, poi, toccavano mille tematiche differenti: quante cose ci ha detto sull'amore…eravamo tutti inteneriti! Sulle guance di qualcuno, poi, compariva anche un po' di rossore: siamo tutti un po' timidi dinanzi alle verità! Di questo incontro, dunque, non mi è rimasto impresso solo il dialogo che abbiamo avuto con l'Uomo Gentile, ma anche e soprattutto l'aver riscoperto la mia fragilità, il mio essere bambino; un bambino che viene educato alla realtà del mondo tramite una voce che, però, non smette mai di cullare. Sembrava come se parlassimo all'an- ziano del villaggio, quello che dispensa consigli e amore. Carlo Petrella è il simbolo di una grandezza per cui ogni battaglia è valida, purché porti ad un miglioramento, ad una nuova linfa vitale. Alla felicità, quella vera. Quest'uomo Gentile, rappresenta per me, giovane cittadino acerrano, e per noi, alunni e docenti dell' Alfonso Maria De' Liguori, moti-vo di orgoglio e di speranza. Speranza che si possano conservare i valori fondamentali nella nostra vita, quelli tramandati dalle generazioni precedenti: la solidarietà, il rispetto per la diversità, l'amore per la natura e per la terra, l'amore per il lavoro. Carlo Petrella non ha mai dimenticato il prossimo, non ha mai dimenticato me. Io, l'Alfonso Maria De' Liguori, Acerra stessa, non ci dimenticheremo di lui. Alessandro Baiano Allievo del liceo “Alfonso Maria de'Liguori”, impegnato nel percorso di Alternanza Scuola-Lavoro “Comunicare oggi” ERRATA CORRIGE Nel numero 49, di maggio, nel- l'articolo dedicato al Bookcrossing, erroneamente é stata inserita una foto relativa al gemellaggio Acerra - Andujar. Ce ne scusiamo con i lettori e

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Giugno 2017 LA GENTE DELLA LOCANDA - Rubrica di Carlo Petrella Il segreto dei carciofini Ogni anno, quando finisce la storia dei carciofi, comincia la storia dei carciofini sott'olio. Sono presentati da una favola: “C'era una volta un re, aveva un figlio piccolo, piccolo: era nano. Niente trono per lui! Il principe senza trono andò via, andò ad abitare in una grotta che la gente chiamò “Grottareale”. Viveva lì, in compagnia di uccelli, alberi, e fonti di acqua pura… Per dimenticare la mensa della reggia, si cibava di carciofi, nati intorno alla grotta. Dopo un po' di tempo, il principe nanetto si accorse che improvvisamente riprendeva a crescere. Diventò grande, grande abbastanza per essere re! L'anziano padre corse alla grotta con tutta la sua corte in festa. Lo riportò alla reggia per incoronarlo Re. Quando il principe lasciò la grotta, portò con sé i carciofini, custodendoli in vasi ripieni di olio profumato.” Questa è la favola dei carciofini della Locanda. Quando li raccogliamo, una squadra si mobilita. È la squadra dei carciofini. Non è una squadra, è un esercito.Tutti mobilitati, perché i carciofini sott'olio della Locanda hanno un segreto.E come tutti i segreti, non vanno sciupati, perduti. Chi ha un segreto, ha una ricchezza. E noi della Locanda lo sappiamo. Nella grande torre che affianca La Locanda, c'è una casetta. Si accede con una scala in ferro e lassù è nascosto il segreto del carciofino. Stamattina era l'alba. Sono sceso dalla mia stanza. Per una passeggiata per i sentieri della Locanda. Quando sono passato sotto la torre, ho visto il mio amico uccello spiccare il volo. Era l'upupa: aveva sostato durante la notte nella casetta della torre, dove abita il segreto del carciofino. Anche l'upupa è dentro ai miei segreti. Ma dove nascono i segreti? I segreti nascono nel silenzio. A volte nel buio. Nel mistero. Racconto queste leggende per motivare gli amici e la gente della Locanda a comprarli. Alcuni ascoltano e sono affascinati. Altri sono sordi. Altri fanno i paragoni con i carciofini del supermercato. E questa è la sofferenza più grande. Essere paragonati ai carciofini del supermercato. I nostri carciofini hanno un'altra storia. Forse i nostri carciofini hanno un'anima. Come le nostre pietre, Come le nostre acque. Tutto ciò che è in Locanda ha un'anima. Anche le nostre patate non sono solo patate. Dentro c'è la fatica, la speranza, il dolore di ferite profonde. Dentro c'è la voglia di una liberazione. Un antico ceppo in Locanda espone una scritta: ” Non andare via senza i carciofini della Locanda.” Il pensiero della Città 5 Ladri in Locanda Giorno 24 ore 00,40 Una squadra di ladri entra in Locanda. Sono in cinque. Tute, guanti, cappucci, ben protetti . Arrivano al primo piano della Locanda. Sostano per circa una ora. Vanno via. Il loro volto a noi è impossibile scoprirlo. Chi sono? Cosa e chi cercavano? Forse cercavano Carlo. Perché una squadra? Non ci sono risposte. Quando ho visto sul computer quei cinque personaggi ho sentito paura ed angoscia. Soprattutto impotenza. Difendersi è impossibile. In Locanda vincono i ladri. La Locanda è in stato di abbandono. A nessuno interessa che una squadra di feroci delinquenti assalga La Locanda. I ragazzi propongono di fare la ronda. Condivido, ma ho paura di quella squadra senza scru- poli. Giovanna ha portato la cassetta di registrazione dai carabinieri. Lei ha speranza nella forza pubblica, io, no! Queste terre sono senza Stato. Sono terre di nessuno. E la forza pubblica è del tutto impotente. Nei primi anni della Locanda una squadra di amici si organizzarono e a turno venivano a difendere La Locanda. Ora quegli amici non ci sono più! Provo a chiedere aiuto, ma le difficoltà sono tante. Una notte insonne per difendere La Locanda è dura, faticosa. Ho dolore a ripeterlo, ma in Locanda vincono i ladri e chi li manda. I ragazzi della Locanda non si arrendono. Trascorrono notti insonni. Io li osservo dalla mia stanza. Sono contento della loro generosità e sensibilità, ma tanta fatica non può durare a lungo. Soffro nel rivelarlo: ma spesso penso di chiudere questa esperienza, per sempre. 5 per mille Con una firma e con un codice aiuti la Locanda del Gigante Fondazione La Locanda del Gigante ONLUS c.f. 93031730638, E' un gesto bello. Realizza un piccolo segno di partecipazione. E' una sfida: esistere con il tuo aiuto. Chi ama, partecipa Psicologia Decreto Vaccini: quali conseguenze per le famiglie italiane Nei giorni scorsi c'è stato il via libera del Consiglio dei Ministri al decreto che reintroduce l'obbligatorietà delle vaccinazioni per l'iscrizione ad asili nido e scuole materne, ovvero nella fascia d'età 0-6 anni. L'obbligo riguarderà, con modalità diverse, anche elementari, scuole medie e primi due anni delle superiori, cioè fino ai 16 anni. In questo caso non si prevede il divieto di iscrizione a scuola, ma sanzioni salate per i genitori o la sospensione della potestà genitoriale. Chi non vaccinerà i figli rischia, infatti, una multa da 500 a 7.500 euro. Inoltre, il genitore o l'esercente la potestà genitoriale sul minore che violi l'obbligo di vaccinazione "è segnalato dalla ASL al Tribunale dei Minorenni per la sospensione della potestà genitoriale". A partire da settembre, si allarga di molto il numero di vaccini obbligatori, che passano da 4 a 12: alle 4 già obbligatorie (antidifterica, antitetanica, antipoliomelitica e antiepatite virale B) si aggiungono l'mprv (morbillo, parotite, rosolia e varicella), l'antipertosse, l'anti Haemophilus influenzae tipo B, e i due antimeningococciche (B e C). Ma esistono anche altri punti del decreto legge, forse meno conosciuti. Il decreto prevede inoltre che potrà essere esente dall'obbligo di vaccinazione chi certifica gravi rischi per la salute per via di “specifiche condizioni cliniche documentate”: i bambini non vaccinabili verranno regolarmente ammessi a scuola e inseriti “in classi in cui non sono presenti altri minori non vaccinati o non immunizzati”. Non è, inoltre, tenuto a vaccinarsi chi ha già contratto una o più patologie indicate dalla campagna vaccinale: in questo caso, il medico curante dovrà rilasciare un certificato per attestare la circostanza, e potrà disporre le analisi del sangue “per accertare che il bambino abbia sviluppato gli anticorpi”. Le misure del decreto entreranno in vigore dal prossimo anno scolastico. I bambini dovranno aver fatto i vaccini per poter essere iscritti all'asilo nido e alla scuola materna. Gentiloni, ringrziando i tre ministri che insieme hanno lavorato al decreto, Beatrice Lorenzin, Valeria Fedeli e Maria Elena Boschi, ha sottolineato che la decisione di arrivare al decreto è stata presa "perché ci troviamo di fronte alla constatazione del fatto che nel corso degli anni la mancanza di misure appropriate e il diffondersi soprattutto negli ultimi mesi di comportamenti e teorie antiscientifiche ha provocato un abbassamento dei livelli di protezione. Non si tratta di uno stato di emergenza, ma di una preoccupazione alla quale il governo intende rispondere. Decreto anche perché negli ultimi mesi diverse prese di posizione di diverse regioni su questo punto, sentiamo dovere e esigenza di dare indirizzi generali". La ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha aggiunto che "le vaccinazioni sono uno strumento fondamentale di salute pubblica" e ha elencato i problemi legati al calo delle coperture che si sta registrando in questi anni. Anche la ministra Fedeli sottolinea che "la vaccinazione dei bambini è un compito che spetta agli adulti e l'attuazione della nuova normativa va fatta in modo tale che progressivamente e celermente si rieduchino le famiglie sull'importanza dei vaccini". Lo scopo, ha ribadito, è quello di implementare anche le vaccinazioni nel primo anno di vita lavorando con i pediatri, facendo un lavoro per allargare sempre di più conoscenza e competenza per responsabilizzare gli adul- ti. Dal primo giugno 2017, il ministero della Salute avvierà una “campagna straordinaria di sensibilizzazione per la popolazione sull'importanza delle vaccinazioni per la tutela della salute”, con “iniziative di formazione del personale docente ed educativo e di educazione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti sui temi della prevenzione sanitaria e in particolare delle vaccinazioni”. Ora che il decreto legge sulle vaccinazioni è stato approvato iniziano i problemi pratici, che sono enormi. In Italia i giovani non vaccinati che vanno o andranno alla scuola d'infanzia e dell'obbligo sono centinaia di migliaia. Le scuole dovranno analizzare i libretti vaccinali di tutti i bambini e ragazzi (ad iscrizioni per l'anno 20172018 ormai già avvenute, tra l'altro). La Asl poi dovrà cercare di convincere i genitori a fare i vaccini che mancano, cosa che potrebbe richiedere un bel po' di tempo. Infine, eventualmente, negherà l'accesso alle scuole d'infanzia e inizierà a riflettere sulla sanzione da dare ai genitori per quelle dell'obbligo. Oltre alle sanzioni economiche, sempre negli uffici di igiene delle aziende sanitarie, si dovrà decidere se inviare una segnalazione al tribunale minorile e alla procura riguardo a quei genitori. Scelte delicate, che richiedono approfondimenti difficili da fare con centinaia di migliaia di casi da valutare. Questa decisione politica su un tema così importante coinvolge dal punto di vista pratico strutture pubbliche e famiglie, e occorre pensare anche agli aspetti pratici e agli effetti che ne scaturiscono. Questo contributo intende aprire una discussione sulle conseguenze che ci sono dopo il via a questo decreto, che ha suscitato non poche critiche e proteste. Cosa cambia per le famiglie italiane? L'intero paese, in questi giorni, si interroga sulle conseguenze di questa decisione. Emerge uno scontro fra il diritto alla salute e quello all'istruzione. Resta il fatto che si registra, da un lato, la parziale delusione di chi avrebbe voluto impedire l'iscrizione dei bambini non vaccinati anche alla scuola dell'obbligo. Perché la salute non si tutela a colpi di sanzioni pecuniarie. Dall'altro, monta la rabbia di chi denuncia l'incostituzionalità del decreto ministeriale. O vede nella possibilità di sospendere la patria potestà ai genitori renitenti o negazionisti un attacco inaccettabile alle famiglie. Da una parte c'è chi approva che il diritto all'Istruzione debba essere subordinato a quello della Salute Pubblica e che il Governo abbia il dovere di intervenire sul singolo a tutela della collettività. Questa tesi è sostenuta dal principio che i vaccini siano sicuri così come afferma la gran parte della comunità medica e che non vaccinare il proprio figlio e mandarlo a scuola sia un'azione dannosa per gli altri bambini. Dall'altra c'è chi ritiene che questa emergenza sanitaria non esista e che la legge abbia profili incostituzionali in quanto escluderebbe alcuni soggetti dal diritto all'Istruzione. Per molti, inoltre, il vaccino è un farmaco invasivo e da valutare caso per caso, senza precludere il diritto alla Istruzione, né causare una sorta di disparità sociale (alcuni bambini al nido e altri no). L'accessibilità al vaccino dovrebbe quindi, secondo questa tesi, rimanere una decisione che appartiene alla sfera familiare in quanto riguarda la salute del singolo bambino su cui vige la responsabilità del genitore. In questo trambusto di pareri medici, conflitti di competenza tra stato e genitore, linee di partito e dubbi di associazioni di vario tipo, ci sono anche le testimonianze di genitori in difficoltà dopo questo decreto, per i quali occorrerebbe aprire un discussione più ponderata. Rispetto alle misure coercitive per le vaccinazioni (di cui l'obbligo per l'iscrizione al nido è un esempio) non si tratta di avere differenti visioni sui vaccini, ma sul modo di intendere la società in cui viviamo e il ruolo che la medicina e la scienza devono avere. Si tratta di scegliere se la comunità deve essere capace di includere, coinvolgere, e di tollerare/gestire il dissenso o se la medicina e la scienza debbano avere la possibilità di decidere al posto del paziente. Forse aprire un dialogo tra le Istituzioni e le Famiglie potrebbe costruire una strada di intervento, in cui le famiglie si potrebbero sentire supportate nelle loro perplessità e nelle loro decisioni al momento di intraprendere l'iter delle vaccinazioni per i loro figli. Un dialogo che si traduce in una sinergia di responsabilità fra istituzioni e genitori, che sostiene questi ultimi in un percorso di conoscenza specifica del problema e nelle eventuali conseguenze che ne possono derivare. Mariagrazia Landinetti

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6 Teatro: Rubrica Mezzasala, a cura di Francesco Bianco Il pensiero della Città Giugno 2017 Pinocchio e il percorso dell'individuo Il 17 Maggio scorso al Teatro Italia di Acerra, i ragazzi della Scuola Media Caporale hanno concluso, con uno spettacolo molto suggestivo, il ciclo di Laboratorio Teatrale incentrato quest'anno sul tema della "favola". Felice epilogo di una vera e propria full immersion creativa, che ha utilizzato il Pinocchio di Collodi come pretesto per una riflessione teatrale e una ricerca intorno al "percorso dell'individuo". “Sono stati mesi intensi, di grande impegno e passione, pieni di novità e sorprese per i docenti Angela Cimmino (coordinatrice), Fabiola Abate (musica), Marilena Montesarchio (coreografie),per i collaboratori Dario Cicatiello e Sabrina Serra (Piccoli Passi) ma anche per chi vi scrive, conduttore del laboratorio. Tanta la carne al fuoco, ma amo lavorare per accumulo specie quando, come in questo caso, i partecipanti (gli allievi) sono molto motivati”. Abbiamo interrogato innanzitutto il corpo, con esercizi di composizione, relazionandoci allo spazio, al tempo e alla forma e parallelamente i ragazzi hanno lavorato sull'improvvisazione partendo dallo scritto di base, allo scopo di smascherare l'inganno di Pinocchio e lavorando istintivamente sulla base di immagini mentali che rappresentassero un'idea di bugia. Il risultato è stato sorprendente e inaspettato per tutti. I giorni di lavoro sono stati decisamente coinvolgenti, interessanti e ricchi di spunti di riflessione e ispirazione che danno rinnovata energia per continuare anche per il futuro un bel cammino, interiore e di gruppo. Lo spettacolo, a tratti commovente per il pubblico presente in sala, ha fatto leva su una versione inedita in prosa, canti (Edoardo Bennato in primis) e danze (su brani di Piovani e Eugenio Bennato). E naturalmente non si è perso di vista l'aspetto didattico dell'intero percorso laboratoriale: la morale. Ogni favola ne ha una.Anche Pinocchio ha la sua. Qualcuno potrebbe obiettare che Pinocchio non è esattamente una favola. In realtà, non lo è per niente. È più che altro il viaggio del singolo alla conquista della sua umanità. Il percorso di un individuo, burattino degli eventi e del destino, che cerca la dignità di uomo. Ma poi c'è quell'elemento fantastico, quel pezzo di legno che urla quando viene levigato, quel naso che si allunga al suono di ogni bugia, e quella fata (nel nostro caso vene erano due) che si trasforma ma rimane sempre turchina... E allora si pensa che queste siano pagine per bambini, che la realtà sia decisamente più in là, che la vita vera sia tutta un'altra storia, non certo quella di Pinocchio. L'elemento fantastico rende sempre tutto più leggero e surreale, e permette di non spaventarsi anche se quel gatto e quella volpe ci ricordano tanto qualcuno che abbiamo incontrato. Anche se tante volte ci siamo sentiti appesi per il collo. Anche se dentro la pancia di quel pescecane abbiamo perso la speranza e siamo rinati mille volte. Se però siete di quelli che credono che Geppetto fosse un tenero vecchietto inerme, se credete che Mangiafuoco fosse così cattivo da non commuoversi davanti alla storia del burattino Pinocchio e del suo babbino, e se credete che il grillo parlante andasse in giro in smoking e mai avrebbe subito una martellata definitiva… Allora devo farvi una rivelazione: Pinocchio non lo ha scritto Walt Disney ma l'italianissimo Carlo Collodi, e la storia non è esattamente la stessa. E forse nemmeno la morale. Perché la morale c'è sempre. E la morale di Pinocchio è che nella vita bisogna sempre essere buoni figli. Non basta essere buoni. E non basta essere figli. Bisogna scegliere un padre e seguire quello che dice per essere degni di diventare uomini, o per sempre saremo a metà, burattini senza fili, ma pur sempre burattini. Il paese dei Balocchi sarà sempre lì ad aspettarci, e per quanto ne conosciamo le conseguenze rimane comunque la tentazione di chiudersi lì e pensare che è tutto a posto, che il mondo non ha bisogno di noi e che alla fin fine meglio divertirsi oggi perché “del doman non v'è certezza”. E sempre lì rimane la tentazione di credere che ci sia un modo o un luogo, reale o virtuale, in cui seminare quattro monete e raccoglierne intere ceste. Ma se tra tutte queste tentazioni non ci fosse il desiderio di far contento quel nostro babbo che ci ha forgiati con tanta cura e con tanta cura ci ha vestiti, se non ci fosse l'aiuto materno di una fata sempre disponibile ad aiutare ma non a farsi prendere in giro, cosa ne sarebbe dell'uomo? Per quante notti rimarrebbe impiccato al ramo di un albero? E da quanti pescicani dovrebbe venir divorato per farsi togliere di dosso quella pellaccia d'asino? Questo è quanto! Vale la pena ringraziare i ragazzi per le sensazioni che hanno saputo cogliere e che hanno sapientemente restituito alla platea. Per dovere di cronaca è opportuno registrare la presenza di alcuni operatori della scuola, di eminenti figure del mondo culturale di Acerra, di docenti della stessa Caporale, della Preside Anna Iossa (visibilmente entusiasta). Enzo Tanzillo, presidente della Associazione Piccoli Passi Onlus (partner del progetto), ha ringraziato i presenti e il sindaco Raffaele Lettieri che, a nome del Comune, ha offerto un rinfresco ai presenti. Tutti contenti. Il teatro è di chi lo ama! Attualità Servizio civile 2017, i progetti della Caritas di Acerra La Caritas di Acerra è presente con quattro progetti sul nostro territorio. Ma che vuol dire Servizio Civile? Che cos'è? Il Servizio Civile Nazionale, nasce come alternativa al servizio obbligatorio di leva, abolito dal 1 gennaio 2005 dall'art. 1 della L. 23 agosto 2004 n. 226. E' un modo di difendere la patria, una difesa che non deve essere riferita al territorio dello Stato e alla tutela dei suoi confini esterni ma alla condivisione di valori comuni fondanti l'ordinamento democratico. Il Servizio Civile Volontario garantisce ai giovani una forte valenza educativa e formativa, dando un'occasione di crescita personale, una opportunità di educazione alla cittadinanza attiva, un prezioso strumento per aiutare le fasce più deboli della società contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro Paese. Chi sceglie di impegnarsi per dodici mesi nel Servizio Civile Volontario, sceglie di aggiungere un'esperienza qualificante al proprio bagaglio di conoscenze spendibile nel corso della vita lavorativa che può trasformarsi in opportunità di lavoro futuro. Il Servizio Civile Nazionale consente agli enti accreditati di avvalersi di personale giovane e motivato, che, stimolato dalla possibilità di vivere un'esperienza qualificante nel campo della solidarietà sociale e assicurandosi una minima autonomia economica, garantisce un servizio continuativo ed efficace. Le aree di intervento nelle quali è possibile prestare il Servizio Civile Nazionale sono riconducibili ai settori: assistenza, protezione civile, ambiente, patrimonio artistico e culturale, educazione e promozione culturale, servizio civile all'estero. La Caritas di Acerra si interfaccia da anni sul territorio con attenzione a quelle che sono le problematiche che interessano la nostra città. Mettere al centro le persone e dedicarsi ad un bacino di utenza che spesso è in condizioni di povertà e difficoltà, senza dubbio arricchisce, chi, nella sua vita ritaglia uno spazio per capire e cono-scere quelle che sono le realtà che in-teressano il paese che abitiamo. Vivere le problematiche è un valore aggiunto e un' esperienza formativa che spesso può cambiare il modo di vedere le cose. I quattro progetti Caritas sono i seguenti: “Dalla mensa alla-Vita- Campania”; “Immigrazione oggi in Campania”; “La Campania ascolta”; “Primavera Acerra”. Il bando scade il 26 giugno 2017 alle ore 14.00; l'ufficio è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 12:30 del 31 maggio. I progetti si possono visionare su questo sito, altrimenti ci si può rivolgere allo 081/5206717 int.45 o recarsi direttamente in Caritas diocesana piazza Duomo, 7Acerra (NA) Le domande vanno presentate presso l'ente Caritas a mano, per posta/corriere o inviate alla PEC diocesiacerra@pec.chiesacattolica.it (dalla Posta Elettronica Certificata intestata a chi presenta la domanda), tramite compila- zione dell'Allegato 2 e dell'Allegato 3, e devono pervenire all'Ente entro le ore 14.00 del 26 giugno 2017 (non fa fede quindi la data del timbro di spedizione bensì quella di effettivo recapito all'Ente) Attenzione: Le domande trasmesse con modalità diverse da quelle indicate non saranno prese in considerazione. In particolare, non saranno accolte le domande inviate via e-mail o via fax. Possono presentare domanda coloro che si trovano in una delle seguenti condizioni: cittadino italiano; cittadino degli altri paesi dell'Unione europea; cittadino non comunitario regolarmente soggiornante in Italia. Per partecipare al Bando occorre: aver compiuto il diciottesimo anno di età e non aver superato il ventottesimo anno di età (28 anni + 364 giorni) alla data di presentazione della domanda; non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l'appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata; Insieme alla domanda bisogna presentare copia del documento di identità in corso di validità. Martina Di Martino Peter e Alice attraverso lo specchio Per non distogliermi troppo dal tema della fiaba, vi racconterò brevemente di uno spettacolo a cui ho assistito nei giorni scorsi al Nuovo Teatro Sanità di Napoli. Si tratta di una drammaturgia molto interessante di Germano Maresca ispirata adAlice e peter Pan. Il retro di una libreria. Londra, 26 Giugno 1932. Ripiani di libri, mucchi di libri, bibliografie. Peter Davies aspetta, ha poco meno di trent'anni, è nervoso, si sistema, si schiarisce la voce, si prepara ad accogliere la signora Alice Hargreaves. Delle voci esterne lasciano intendere che il momento è arrivato: entra Alice, è anziana ed è molto bella. Quando il ragazzo che ha ispirato Peter Pan incontra la donna che ha ispirato Alice nel Paese delle Meraviglie… 'incontro tra Peter Llewelyn Davis e Alice Hargreaves di cui si racconta è un viaggio, non fisico, bensì nel loro tempo perduto, nella memoria, accompagnati dalla loro proiezione fiabesca, a tratti tormentosa, che rappresenta il loro passato, il loro rapporto con il romanzo e gli autori, il Reverendo Dodgson (Lewis Carroll) e James Matthew Barrie, i due uomini che hanno segnato la loro infanzia, due uomini soli. Peter e Alice sono due anime effetti- vamente esistite, in apparenza simili poiché ossessionate da molti fantasmi, ma l'approccio alla vita li diversifica, si alterneranno così visioni devastatrici a profondi messaggi di speranza. Più il viaggio nella memoria incalza, più si diventa partecipi della loro vita, ci dimentichiamo di Peter Pan e di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma vogliamo scoprire di più il mondo dell'Età Adulta, citando Carroll, perché indubbiamente si cresce. No signora. Solo i bambini non danno peso agli eventi e li vivono per quelli che sono. I bambini attraversano la loro vita allegramente. Gli adulti, invece camminano in una casa vuota, si guardano allo specchio e non sopportano il tempo che passa. “Peter e Alice attraverso lo specchio” può definirsi la storia di due vite a tratti magica, a tratti drammatica, da percorrere insieme ai protagonisti, attraverso la loro infanzia, la loro famiglia, il loro matrimonio, le loro gioie e i loro dolori. Spettacolo godibile. Gli interpreti, Germana Saccardi, Fabio Casano, A. Amendola, M.T. Pezzatini. L'organizzazione Generale è di Roberta De Pasquale, la regia di Gennaro Maresca. Eventi 'Senza la musica la vita sarebbe un errore' Si è giunti all'XI edizione de “La settimana della musica”, l'evento patrocinato dal Comune di Acerra, rientra nel-le attività programmate della “Rete per la musica”, promossa dal 3° circolo didattico nel 2006 e vede il coinvolgimento e la partecipazione di tutte le scuole pubbliche e paritarie presenti sul territorio. “La Musica, linguaggio che libera e unisce, rappresenta il mezzo per eccellenza che arriva là dove le parole sembrano inaccessibili e il modo attraverso cui si può meglio esprimere o cogliere un sentimento ed immergersi in una atmosfera di serenità e sogno” – spiega il coordinatore della Rete per la Musica, Dirigente Scolastico Rita Canosa ed aggiunge: “ La 'Rete per la Musica' riconosce alla musica il suo valore morale, sociale ed inclusivo, si è sempre proposta come principale finalità quella di investire risorse e idee nel campo della formazione per giovani. Conclude: “I luoghi scelti per la manifestazione sono il teatro, luoghi di culto e auditorium, ritendendo la musica un'espressione capace di stabilire un rapporto con i luoghi in cui viene eseguita, esaltando la loro vocazione iniziale e valorizzando le proprie capacità di comunicazione artistica.” La Dirigente ringrazia l'Amministrazione Comunale, il Vescovo Monsignor Antonio Di Donna, i parroci del territo- rio, il Presidente dell'Unicef Campania Margherita Dini Ciacci, il Maestro Modestino De Chiara, Il Conservatorio 'N.Sala' di Benevento, i dirigenti scolastici, le associazione che hanno aderito. Per la coordinatrice delle attività comunali della Rete, Immacolata Verone, la Dirigente aggiunge: “Desidero ringraziarla per l'impegno, la dedizione e l'apporto prezioso dimostrato negli anni nell'organizzazione di questa manifestazione.” Numerose scuole hanno partecipato a quest'XI edizione; daAcerra adAfragola, da Caivano a Casalnuovo, da Cercola a Pomigliano d'Arco, da Napoli a Scafati. La Musica, ponte tra passato e innovazione, delinea nuovi orizzonti inaspettati e si propone non solo come intrattenimento, ma come arricchimento socioculturale e si apre ai temi del vivere quotidiano, contribuendo, con un'interazione tra altri linguaggi artistici ed espressivi, quali il teatro, la danza, la poesia, la scrittura a far sì che i giovani, attraverso la conoscenza, associata al mondo del piacere e delle emozioni, si sentano parte integrante di una comunità ed imparino ad amare la propria città con i suoi punti deboli e i suoi diamanti. Maria Bianca Russo Via Duomo, 19 | ACERRA | 081.8857986 www.fratellicapone.it - lanuovissima@inwind.it

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Giugno 2017 Rubrica: Personaggi illustri di Acerra, a cura di Vincenzo Laudando Il pensiero della Città 7 Tommaso Vincenzo Albanella, la vita di un acerrano in difesa di Venezia La storia che racconteremo in questo numero della nostra rubrica ripercorre una vicenda bella e affascinante, racconteremo la vita di un eroe patrio abbandonato nella sua tenera età all'Annunziata e giunto in seguito nella nostra città. Parliamo di Tommaso Albanella noto anche con il nome Vincenzo, nacque il 19 settembre del 1819 da Francesco e Marina Dimerna a Montefusco provincia diAvellino. Abbandonato a Napoli, affidato alla sorte che regalava la ruota degli esposti, fu allattato e poi adottato da una nostra concittadina Santola Piscopo, la quale sposata con un uomo di Casalnuovo viveva e lavorava nel territorio anticamente chiamato Arcora. Il giovane a causa delle modeste condizioni della sua famiglia non frequentò mai la scuola, la sua formazione e le sue conoscenze provenivano dalla sua esperienza nei campi e dalla vita rustica. Il giovane viene ricordato da Odoardo Valio in “Un difensore di Venezia” come un ragazzo “agile, perspicace, intraprendente, ardito e risoluto; e in ogni cosa che si proponeva di fare, non ammetteva ostacoli, non temeva pericoli, e vi riusciva a meraviglia”. Giunto all'età di diciotto anni, per evitare la povertà decise di arruolarsi nell'esercito borbonico, e come racconta lo stesso Valio “bello, alto di statura e forte” non ebbe problemi ad essere inquadrato nei ranghi del regio esercito nel reparto delle Guardie Reali, passando poi sotto la guida di Francesco Saverio Del Carretto. Nel tempo in cui i temi della libertà e della patria erano sentiti come i valori principali della vita degli uomini, la lotta diventa inevitabile. Una lotta al dominio dello straniero, una lotta verso principi di indipendenza, una lotta capace di creare unità, che pretende di formare un popolo indivisibile sotto i colori di una bandiera e all'interno dei confini di un unico territorio; la lotta è lotta per la patria e la libertà. I patrioti si dividevano tra visioni differenti, monarchici, repubblicani o filopapali, la penisola italica percepita con le sue tre anime settentrionale, centrale e meridionale, apriva a diverse interpretazioni, chi vedeva nel re Borbone la giusta guida, chi invece come Mazzini pensava ad una repubblica, chi sperava in papa Pio IX e infine c'erano i Savoia. Le varie anime del Risorgimento avevano un peso sul cuore, un peso che inevitabilmente li univa; lo straniero li dominava, gli austriaci erano il nemico comune da cacciar via. Un pensiero “la Patria” che guida gli intenti e le azioni, che ispirerà imprese eroiche che darà, motivazione e coraggio tanto che molti patrioti metteranno la loro stessa vita in secondo piano rispetto al loro grande ideale. Il 22 febbraio 1848 a Parigi ebbe inizio una grande sollevazione popolare, la città si riempì di barricate e dopo solo tre giorni il re Luigi Filippo fu costretto ad abdicare. In tal modo la monarchia cessò di esistere e si instaurò una repubblica dove ben presto, forte ancora del ricordo della gloria di Napoleone Bonaparte, si impose il partito bonapartista e venne eletto Presidente Luigi Napoleone, nipote dell'ex imperatore. Dopo gli eventi parigini la ribellione si diffuse in tutta Europa. A Venezia forte era sentito il peso del piede straniero sopra al capo, gli austriaci il 17 marzo 1848 per evitare tumulti popolari liberarono Daniele Manin insieme a Niccolò Tommaseo. Manin abbandonate le carceri nemiche non ebbe paura a riprendere la sua attività patriottica riuscendo poco dopo a proclamare nuovamente la Repubblica di San Marco libera, dove venne eletto Presidente. Gli austriaci risposero con decisione portando l'assedio alla città nel 1848-49. Il clima complicato vide l'intervento delle altre potenze della penisola italica, tra le quali quella papale di Pio IX e anche quella Borbonica del sud. L'esercito di Ferdinando II guidato dal generale Guglielmo Pepe era composto da reggimenti di batteria, di cavalleria, di linea, dei dragoni, dei lancieri e della gendarmeria reparto in cui militava l'Albanella. Ma ben presto il sovrano napoletano richiamò il suo esercito, e il ministro segretario di Stato della guerra e marina, il Principe di Ischitella, inviò, il 18 maggio 1848 a Guglielmo Pepe, una lettera che già dalle prime righe imponeva la fine dell'impresa: “I serii movimenti avvenuti nella capitale il giorno 15 stante, quelli che hanno avuto luogo in qualche provincia del regno, a quelli che si minacciano in altre, impongono al governo il dovere di richiamare al più presto le sue truppe che sono in marcia per l'Alta Italia. ” Di fronte a questo ordine nell'animo del Pepe prevalse il sentimento patrio più genuino e solidale, così l'animo del patriota ebbe la meglio su quella del soldato. Gran parte del corpo di spedizione seguì il generale nella sua coraggiosa scelta e tra questi vi era anche Vincenzo Albanella. I soldati napoletani guidati dal generale Pepe diedero mostra di gran valore soprattutto dopo la caduta della città di Vicenza, difesero Venezia ponendo il loro presidio a Mestre e proteggendo la laguna dai forti di Marghera. Se Manin fu la mente, Guglielmo Pepe divenne il braccio della resistenza, una resistenza dura che vide Radetz- ky portare l'assedio austriaco alla città sia per mare che per terra. Il protagonista della nostra rubrica Tommaso Vincenzo Albanella si distinse nella dura lotta difendendo Venezia dalla terraferma nel forte di Marghera. Neppure una ferita fermò il nostro eroe patrio, ferito ad una gamba, per la difesa della città dopo essere stato medicato, ritornò nei ranghi dei guerrieri e per il suo ardore e la sua tenacia ottenne il passaggio dalla 6° a 3° Compagnia con il nuovo grado di brigadiere. Questo avveniva il 7 giugno del 1849, ma diciassette giorni dopo Marghera venne persa, evacuata a causa dei bombardamenti austriaci. Nell'indice delle Materie contenute nella Raccolta degli Atti, Decreti ecc. del Governo Provvisorio di Venezia 1848 – 49 si legge: “Albanella, si slancia con generoso ardimento sopra un drappello di Austriaci saliti nottetempo sul Piazzale del Ponte della strada ferrata e lo mette in fuga precipitosa.” Tommaso Vincenzo Albanella viene poi citato nell'ordine del giorno, 11 luglio 1849, firmato dal tenente generale Comandante in Capo Guglielmo Pepe. La storia non premia sempre gli eroi, non bastano gli ideali e le buone intenzioni, non sempre il coraggio permette ai popoli di restare liberi. Venezia cadde e il nostro eroe tornato nel regno dei Borboni viene rinchiuso come il peggiore dei criminali nel carcere dell'isola di Procida, poiché considerato disertore delle regie bandiere, disertore per aver difeso la Repubblica della laguna. Dal carcere di Procida verrà liberato il 18 marzo 1852 e senza un lavoro il futuro appariva incerto, ma fu proprio in questo periodo che l'Albanella conobbe la donna della sua vita Maria Sabatello Papaccio. Dopo il matrimonio trovò un lavoro come custode nel manicomio “Florant” a Napoli. Il lavoro poco adatto alla sua indole durò poco meno di sei sette mesi, successivamente a Trentola venne nuovamente arrestato poiché sospettato di aderire alla Carboneria. Venne poi incarcerato ad Aversa per essere in seguito trasferito a Napoli in Palazzo S. Giacomo. Albanella venne liberato grazie all'intervento del dottor Alessandro Bellot e fino al 1857 rimase a casa di quest'ultimo per evitare altri guai con la polizia. Tornato ad Acerra si dedicò alla gestione economica di una piccola fattoria, ma una nuova denuncia fu causa di un altro arresto che stavolta durò fino ai moti del 1860. Grazie all'intervento di alcuni suoi amici patrioti divenne Guardiacaccia reale nella tenuta di Capodimonte a Napoli. Il regno delle Due Sicilie era ormai tramontato e l'Italia muoveva i suoi primi incerti passi e quando per il nostro uomo sembrava che la vita avesse recuperato pace e serenità una antica ferita tornò a tormentarlo. Trasportato all'ospedale militare gli fu estratto dal ginocchio destro una scheggia di moschetto che era lì dai tempi della difesa di Venezia. L'Albanella non poté ritornare al suo lavoro, ma ottenne una pensione di seicento lire annue. Il 2 aprile 1894 Tommaso o come lui preferiva Vincenzo dopo un malore fu costretto ad allettarsi e quattro giorni dopo il 6 aprile esalò l'ultimo respiro. Sempre in “Un difensore di Venezia” Odoardo Valio riporta le sue ultime parole “Non vi sgomentate se non potete salvarmi. Ho compiuto i miei settantacinque anni, e mi bastano. Muojo contento; lasciatemi col Signore” Rubrica di Linguistica a cura di Davide Pascarella Parole intraducibili Si parla spesso del patrimonio inimmaginabile che ogni lingua possiede. A me, però, piace sempre specificare che una parte sbalorditiva di questo patrimonio sono le parole intraducibili, ossia quelle parole che non trovano propri corrispondenti in altre lingue del mondo, e che significano concetti altrimenti inesprimibili senza ricorrere a lunghe perifrasi. Ogni lingua ha alcune parole intraducibili, attraverso cui si possono comprendere le sensibilità e le attitudini delle culture e dei popoli che le parlano, che siano lontani o vicini a noi. Partiamo da una parola che ci è familiare: cazzimma, che, al di fuori del napoletano, possiamo definire: furbizia opportunistica e cinica, comportamento teso a ottenere il proprio esclusivo tornaconto senza preoccuparsi del poter nuocere ad altri, attitudine risoluta alla cattiveria immotivata e all'approfittarsi delle situazioni, atteggiamento deciso e talvolta aggressivo interpretato come espressione di personalità. Una parola - in napoletano contro quattro righe - in italiano. Eppure, sono la stessa cosa. Anzi, le quattro righe fitte, estrapolate da una parte della definizione della parola che ha provato a dare la Treccani, non riescono a sviscerare completamente tutte le sfumature che cazzimma evoca a un napoletano. Cazzimma si è sviluppata a Napoli perché solo in questa città possono coesistere definizioni così distanti tutte insieme. E così traccia un identikit già a partire dal suono di un certo tipo di napoletano, di cui non bisogna diffondere erroneamente lo stereotipo ma che, innegabilmente, esiste. Come cazzimma esistono centinaia di parole in tutte le lingue del mondo. L'inglese, lingua di regioni dove la pioggia è un'abitudine, ha il petrichor, il profumo della pioggia che batte sulla terra asciutta. Il tedesco, con la caratteristica particolare delle “parole composte”, riesce a esprimere in singole parole concetti chilometrici, come elektriztatsirtschaftsorganisationsgeset z, la legge per l'organizzazione dell'industria elettrica, e glaichgewichtsdichtegradientenzentrifugation, l'equilibrio di sedimentazione della centrifugazione differenziale, o, per guardare i casi più curiosi o belli, anche backpfeifengesicht, quella che a Napoli si chiama faccia 'e schiaffi, una faccia degna di essere schiaffeggiata, oppure sitzpinkler, l'uomo che si siede per fare pipì, una variante assai specifica dell'italiano femminuccia. Per dimostrare che, in fondo, anche loro hanno un cuore, per i tedeschi esiste la meravigliosa sehnsucht, desiderio interiore rivolto a chi si ama fortemente combinato a un doloroso struggimento che si prova nel non poterlo raggiungere, e l'eisblume, la purezza dei cristalli di ghiaccio che si formano sul terreno gelato quando l'aria è fredda. Nell'Italia meridionale, dove si mangia alle due del pomeriggio se tutto va bene, verso le tre si prende l'abbiocco, una pesantezza combinata a sonnolenza data dall'orario e dal cibo sullo stomaco che può concretizzarsi nella controra, l'orario pomeridiano comune più o meno a tutti nel quale si dorme per un'ora o due, o il riposino stesso per metonimia. Le lingue orientali, da sempre intrise di concetti filosofici e zen, ci regalano parole meravigliose come ikigai, il motivo per il quale ci si alza al mattino, o wabi-sabi, la filosofia di vita che si concentra nel trovare bellezza nelle imperfezioni e nell'accettare pacificamente l'ordine naturale di crescita e odio. In giapponese, komorebi è la luce del sole che filtra dalle foglie degli alberi. La Danimarca e i suoi paesaggi naturali evocano uitwaieen, camminare nel vento per liberare la mente, e la Finlandia abbatte lo stereotipo sulla durezza dell'uomo scandinavo con gigil, la necessità irrefrenabile di strizzare e spupazzare qualcosa di carino, e haaveilla, immergersi in sogni ad occhi aperti. Dall'arabo una filosofia di vita pura e stupefacente, la speranza che la persona che ami viva più a lungo di te così da risparmiarti il dolore di una vita senza di lei, racchiusa nella parola ya'aburnee. Il lessico zulu dona alle lingue del mondo il contrario di un incubo, una sorta di sogno paradisiaco, un bilita m'pash, e il lessico ya'ghan evoca invece mamihlapinatapai, il guardarsi negli occhi reciprocamente sperando che l'altra persona faccia qualcosa che entrambi desiderano ardentemente ma che nessuno dei due vuole fare per primo. La delicatezza di un gesto di 'amore come il passare delicatamente le dita fra i capelli di qualcuno, invece, esiste in portoghese brasiliano, ed è la cafunè. In una notte turca, il riflesso della luna nell'acqua illuminerà Ankara e sarà un yakamoz. Gli inuit chiamano iktsuarpok la sensazione di attesa che ti porta a guardare fuori continuamente per vedere se qualcuno sta arrivando. In Indonesia jayus è una barzelletta raccontata così in maniera così pessima e poco divertente che non si può fare a meno di ridere, e in Germania waldeinsmkeit è la sensazione scatenata dall'essere solo in un bosco. Il coreano, infine, esprime con nunchi la sottile arte di percepire gli stati d'animo degli altri, una sensibilità più specifica. La diffusione di una lingua non è mai direttamente proporzionale al suo valore. È questo il senso più importante da dare a questa galleria di parole - ritratti a volte stupefacenti, a volte curiosi, a volte divertenti, ma inconfon-dibili l'uno dall'altro. Ogni lingua possiede dei diamanti incastonati nella sua collana, e ogni lingua può prendere in prestito quelli altrui, arricchendo il proprio vocabolario senza derubare nessuno. Se due persone si scambiassero un euro, rimar-rebbero con un euro a testa; se si scambiassero un concetto, un'idea, un pensiero, ritornerebbero indietro con due pensieri, due concetti, due idee: ecco dov'è una grande bellezza delle evoluzioni delle lingue, che non chiudono ma aprono. Giochi Enigmistici a cura di Davide Pascarella Cruciverba di Jerry dalla SE 4435 Orizzontali 1: Blocca la rivoltella - 6: La penisola con Jalta - 12: C'è quel... del vero - 13: Gli elenchi delle vie urbane - 15: Strizzate d'occhio - 17: Non piace all'afflitto - 18: Subitanea, improvvisa - 21: Rotondità addominali - 22: Clienti abituali - 25: Lo è l'aria dove si litiga - 27: Antichi volumi - 28: Alla sua Corte viveva Lancillotto - 30: L'antitesi della colpa - 32: La concerta l'allenatore - 35: Un nome da chica - 36: Si consultano traducendo - 38: Acceso sugli interruttori - 39: Suggerito, consigliato - 41: Torino - 43: Lo sport della Pellegrini - 45: Il Trek della fantascienza - 47: Giovanna... in famiglia - 48: Convocare a una festa - 51: Raganelle - 52: L'amò e cantò Dante Verticali 1: Può essere per azioni - 2: Non pratici della vita - 3: Una protesta del cliente - 4: Si riempie di schede - 5: In mezzo al fiasco - 6: Pelo di cavallo - 7: Così è il volo vicino a terra - 8: Progettisti, inventori - 9: Anche il Morto si agita! - 10: Epoche - 11: I marinai le hanno uguali - 14: Se cede, crolla il tetto - 16: Diminutivo femminile - 19: La Seguici su sigla televisiva - 20: Vicino a voi - 23: Ragazzetto assennato - 24: Ripetere la prova - 26: Consulta il GPS - 29: Li apprezza l'enologo - 30: Il nome della Venier - 31: In boschi e foreste - 33: Animaletto velocissimo - 34: Graziosa Corso Vittorio Emanuele II, 99 - ACERRA (NA) e simpatica - 36: Li chiede la parte lesa - 37: L'Italia sui siti - 40: Vendono sfuso - 42: Di notte sono piccole - 44: CGIL, CISL e... - 46: Indica immediatezza - 48: Il dittongo nell'insieme - 49: Viterbo - 50: Iniziali della Rossellini

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8 Dall'universale al particolare… - Rubrica a cura di Martina Di Martino Il pensiero della Città Giugno 2017 Il mondo come una matrioska: Abitudine Capita, tra le tante disgrazie, a noi uomini di uscire fuori dalla velocità del mondo che ci investe, avvolge, ingoia e di immagazzinare una serie di riflessioni che spesso e “non” volentieri, fisiologicamente ci impongono di metabolizzare la facilità con cui ci abituiamo alle cose. L'indecente meccanismo di assuefazione spesso è necessario alla sopravvivenza. E così nella matrioska di questo mese, senza nessuna pretesa di voler ricercare verità assolute, ma mere considerazioni, ci sposteremo dal mondo all' Europa, dall'Italia alla Campania, fermandoci come sempre adAcerra. Orami con i lettori di questa rubrica siamo entranti in confidenza, “gli abitudinari” hanno familiarità con questo viaggio immaginario, che ogni mese, partendo da una parola chiave, in maniera molto astratta cerca di creare un filo conduttore tra le cose che accadono nel mondo e quelle del nostro paese. Se cerchiamo su Wikipedia metodo deduttivo troviamo più o meno questo: “ Il metodo deduttivo o deduzione è il procedimento razionale che fa derivare una certa conclusione da premesse più generiche, dentro cui quella conclusione è implicita. Il termine significa letteralmente «condurre da», perché proviene dal latino "de" (traducibile con da, preposizione indicante provenienza, o moto di discesa dall'alto verso il basso), e "ducere" (condurre). Questo metodo parte da postulati e princìpi primi e, attraverso una serie di rigorose concatenazioni logiche, procede verso determinazioni più particolari attinenti alla realtà tangibile. L'introduzione del concetto di deduzione si deve ad Aristotele (384 a.C.322 a.C.), il quale lo identificava sostanzialmente con il sillogismo. Da questa identificazione deriva l'interpretazione tradizionale, accettata fino ai tempi moderni, secondo la quale il procedimento di deduzione consente di partire da una legge universale per giungere a conclusioni particolari.” Praticamente l'idea della rubrica nasce da questo principio di deduzione Aristotelica, e quasi per gioco, ho immaginato che il mondo fosse la premessa più generica, e Acerra la determinazione della realtà tangibile. BUON VIAGGIO. Nel mondo: “Nella mattina di mercoledì 31 maggio almeno ottanta persone sono state uccise da un'esplosione a Kabul, nei pressi dell'ambasciata tedesca: esistono pochi dubbi sul fatto che si sia trattato di un attacco terroristico, per quanto per il momento nessun gruppo lo abbia rivendicato. Un portavoce del ministero degli Interni afgano ha inoltre detto alla Cnn che è stato un attentato suicida. Soltanto qualche giorno prima, il 27 maggio, c'era stato un altro attentato terroristico inAfghanistan, nella città di Khost, vicina al confine col Pakistan, che ha fatto 13 morti, ed è attribuito all'Isis o ai talebani. Un altro attentato recentissi- mo, del 23 maggio, ha ucciso 11 persone a Kandahar, ed è stato rivendicato dai talebani. L'Afghanistan resta uno dei Paesi più colpiti dal terrorismo, ma non è l'unico: finora, nel 2017, ci sono stati 518 attentati in tutto il mondo, che hanno provocato più di 3500 vittime. Un progetto di Esri, la società specializzata in mappe digitali, sta tenendo traccia di tutti gli attentati terroristici dell'anno in corso e può essere visualizzato a questo indirizzo. Degli attentati segnalati sulla mappa, 194 sono stati rivendicati dallo Stato islamico, 40 dai talebani, 45 da Boko Haram, 31 da al-Shabab (un gruppo qaedista attivo soprattutto in Somalia), 20 da al-Qaeda, 8 dal Pkk, 162 da altri gruppi, mentre 18 attentati non hanno, per il momento, colpevoli noti. Esri aveva già effettuato un progetto simile per il 2016. Tuttavia la realizzazione non è immune da controversie. Per esempio vengono conteggiati come attentati terroristici alcuni episodi di violenza xenofoba e razzista, ma non altri: sono segnati l'omicidio di un ingegnere indiano a Kansas City, dello scorso febbraio (chi l'ha ucciso ha detto di avere agito perché pensava fosse di origine mediorientale) e l'assassinio di Timothy Caughman, un uomo afroamericano ucciso a New York da un suprematista bianco lo scorso marzo. Però non figura il recente duplice omicidio sul treno di Portland, che è attribuito a un suprematista bianco.” In Europa: “Un tribunale greco di appello ha assolto l'ex capo dell'agenzia di statistica del paese mediterraneo accusato di aver gonfiato artificialmente la dimensione del disavanzo di bilancio greco nel 2009, una decisione che potrebbe finalmente mettere a tacere per sempre una lunga teoria cospirativa molto diffusa sui social network sulle origini della crisi del debito greco. I giudici greci hanno respinto l'accusa che Andreas Georgiou, che ha guidato l'Autorità ellenica Elstat, tra il 2010 e il 2015, abbia danneggiato lo Stato esagerando il disavanzo del paese come parte di un complotto internazionale guidato da banche di investimento globali atto ad imporre una austerità maggiore alla Grecia nel quadro del salvataggio del 2010. Sono stati assolti anche due del suo staff. Georgiou ha sempre negato l'accusa ricordando di aver solo seguito le regole dell'Unione europea per misurare il disavanzo della Grecia. Le autorità dell'Unione europea lo hanno sempre difeso affermando che il suo lavoro era accurato. È la seconda volta che il tribunale di appello di Atene ha ritenuto infondate le accuse contro Georgiou. La volta precedente, la Corte suprema della Grecia ha annullato la sentenza e ha ordinato una nuova revisione del caso. La vicenda contro Georgiou è stata ricordata dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi nell'ultima riunione dei ministri delle finanze della zona euro a Bruxelles - finita nell'ennesimo rinvio dopo sette ore di sterili discussioni - quando ha affermato che lo Stato greco dovrebbe coprire i costi legali di Georgiou. Il ministro della finanza greca, Euclid Tsakalotos, ha promesso di farlo entro luglio, secondo il resoconto non ufficiale dell'incontro. L'eurogruppo non ha resoconti ufficiali pubblici per consentire ai ministri di parlare liberamente nel corso delle trattative. La sentenza del tribunale greco di appello sgombra il campo da possibili teorie complottiste molto diffuse che avrebbero messo in difficoltà i creditori alle prese ancora con l'ennesimo piano di salvataggio. Il caso fa parte di una serie di indagini contro Georgiou, che si è fatto secondo il Wall Street Journal nemici potenti in Grecia per le sue revisioni al rialzo dei disavanzi di bilancio del paese. La sua rivelazione che il disavanzo era molto più ampio di quanto ufficialmente ammesso costrinse il governo dell'epoca Papandreou a intraprendere ulteriori misure di austerità come parte del suo salvataggio da parte dell'Unione Europea e del Fondo monetario internazionale. La Corte Suprema potrebbe di nuovo annullare l'assoluzione. Georgiou, ex funzionario del Fondo monetario internazionale che ora vive negli Stati Uniti, è diventato presidente di Elstat subito dopo il salvataggio finanziario finanziato dalla Grecia nel 2010. È stato il primo capo statistico indipendente del paese. Prima della crisi del debito della Grecia, i governi che si sono succeduti dopo l'ingresso nell'eurozona hanno manipolato statistiche e mascherato la dimensione dei disavanzi di bilancio, come hanno constatato le autorità dell'UE. L'UE ha certificato che Georgiou ha fatto emergere le omissioni e ha segnalato in pieno il disavanzo contabile. Ma la sua posizione senza compromessi sulle regole contabili europee ha mandato su tutte le furie i politici greci che pensavano che avrebbe dovuto resistere alle richieste della UE e registrare un deficit minore, evitando così misure di austerità o addirittura il salvataggio. La sentenza mette la parola fine a quella assurda versione della crisi greca causata da un complotto internazionale con l'innalzamento artificiale dei deficit. Le cause della crisi greca sono stati i deficit e il debito fuori controllo, le politiche clientelari dei vari governi che si sono succeduti dal 1974 anno della fine della dittatura dei colonnelli, errori a cui però si sono aggiunti quelli della troika che come ammesso dallo stesso Fmi in numerosi report hanno ritardato il taglio del debito per consentire a banche francesi, olandesi e tedesche di vendere i miliardi di bond greci che avevano in pancia. Bond che scadono a luglio prossimo e che devono essere restituiti alla Bce. In Italia: Ricorre il 2 giugno, il 71esimo anniversario della Repubblica Italiana. Le manifestazioni per l'anniversario della fondazione della Repubblica, il cui motto è “Insieme per il paese”, sono iniziate alle 9.15 con l'alzabandiera solenne all'Altare della Patria e l'omaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Milite Ignoto. Le Frecce Tricolori sorvolano l'area della cerimonia e un'enorme bandiera italiana viene stesa lungo il Colosseo. Imbandierati anche i palazzi della Difesa e quelli delle altre Istituzioni. Poco meno di 4000 persone tra militari e civili sfileranno alla parata militare in via dei Fori Imperiali insieme a 159 bandiere e stendardi, 14 bande, 51 cavalli, 22 cani e 79 veicoli, tra i quali i mezzi impiegati per l'emergenza terremoto. Alla fine della rassegna Andrea Bocelli, insieme al coro di voci bianche dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, canterà l'Inno di Mameli. In Campania: “Il mese di giugno si è aperto con l'arrivo di una nave con a bordo immigrati nel porto di Napoli e sono subito iniziate le operazioni di sbarco dei 1449 immigrati che si trovavano a bordo della nave ong 'Vos Prudence' di Medici Senza Frontiere. La nave e' stata fatta ormeggiare al molo Carmine e sono state predisposte tutte le attivita' logistiche per effettuare lo sbarco. Nella giornata del 2 giugno le operazioni di sbarco degli immigrati dalla nave di Medici Senza Frontiere nel porto di Napoli: vengono fatti scendere a gruppi, foto identificati e successivamente indirizzati ai pullman che li portano nei centri di accoglienza individuati secondo il piano nazionale di riparto, con il coordinamento della Prefettura. Le procedure, anche a causa del numero molto elevato di migranti, – come riferiscono fonti di Polizia – hanno richiesto parecchie ore. La nave Vos Prudence di Medici Senza Frontiere e' arrivata nel porto di Napoli dopo tre giorni di navigazione con un lungo giro determinato dalla chiusura degli scali siciliani per effetto delle misure di sicurezza disposte per il G7. A bordo dell'imbarcazione ci sono, come ha riferito ai giornalisti Michele Trainiti, responsabile delle operazioni di soccorso in mare, 40 bambini con meno di 5 anni, cinque neonati e numerose donne incinte. Secondo quanto accertato dalla Polizia ci sono anche diversi casi di scabbia. Si tratta di migranti partiti dalla Libia. “Molti di loro – ha denunciato Trainiti – presentano fratture in varie parti del corpo, conseguenze del clima di violenza nel Paese. Un giovane che abbiamo soccorso era stato torturato per mesi. Lo abbiamo raccolto da un gommone e trasferito in ospedale a Lampedusa dove pero' purtroppo e' morto. Ci sono tanti che avevano una famiglia e un lavoro ma che hanno preferito fuggire da una situazione terribile”. Ad Acerra: “Il Comitato di quartiere Pozzillo, l'Associazione "Il Nucleo – collettivo musicale", con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Acerra, propongono il bando di concorso per la presentazione di idee e progetti finalizzati alla riqualificazione estetica, alla realizzazione di pitture murali sul territorio comunale. Obiettivo del concorso é dare spazio alla creatività della Street Art, valorizzando il murales o graffito "autorizzato" come forma comunicativa specialmente delle giovani generazioni, che può contribuire a migliorare dal punto di vista estetico il sottopasso ferroviario, rendendo i cittadini partecipi in prima persona di tale recupero urbano. Tale iniziativa ha la finalità di promuovere e divulgare la cultura della libera espressione artistica, presso il sottopasso ferroviario di Acerra, individuato e reputato idoneo dall'Amministrazione comunale, per educare al rispetto della proprietà altrui, alla salvaguardia del patrimonio cittadino. Il tema del concorso è l'Unione. ” Sul portale della città di Acerra compariva qualche mese fa questa iniziativa: “Acerra street- art festival – Prima edizione” E così i vincitori del bando avevano dipinto i loro murales, ma pochi giorni dopo abbiamo assistito alla loro vandalizzazione. I murales erano imbrattati. Primo duro colpo. Il due giugno i murales sono scomparsi, al loro posto una scritta: “Fino all'ultimo respiro”. Impegno e bellezza distrutti con una una mano di vernice senza colori. SOLUZIONI DEL CRUCIVERBA di pag.7 Punto e virgola Periodico di attualità e cultura a distribuzione gratuita Registrazione del Tribunale di Nola n. 12/12 del 7/12/2012 Direttore Responsabile Angela Siciliano puntoevirgola.direttore@gmail.com Caporedattore Roberto Santucci puntoevirgola.redazione@gmail.com puntoevirgola.giornale@gmail.com Facebook: Puntoevirgola Mensile On line su: www.onluspiccolipassi.it Redazione Martina Di Martino Marilena Laudando Vincenzo Laudando Davide Pascarella Domenico Riemma Maria Bianca Russo Tipografia F.lli Capone SaS Via Duomo, 13 80011 Acerra Tel.:0818857986 info@fratellicapone.it La collaborazione a questa testata è da considerarsi completamente gratuita. Tutto quanto inviato a questa testata deve essere firmato con nome e cognome del mittente. Gli articoli inviati riflettono il pensiero dei singoli autori, i quali se ne assumono la responsabilità civile e penale. Ora pro nobis... ora pro nobis Vota per lui... vota per lui è stato un lapsus? 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