Catalogo ESTETICA MATEMATICA | Villa Contemporanea

 

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ESTETICA MATEMATICA 20.05 / 01.07. 2017 ELISA CELLA ELISA LEONINI MONICA MAZZONE DAVID REIMONDO a cura di leda lunghI

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Photos Viviana Costa - Massimo Tecchia

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VILLA CONTEMPORANEA ESTETICA MATEMATICA ELISA CELLA ELISA LEONINI MONICA MAZZONE DAVID REIMONDO a cura di leda lunghI 20.05 / 01.07. 2017

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ESTETICA MATEMATICA Ciò che rende la teoria della relatività così accettabile ai fisici, nonostante vada contro il principio della semplicità, è la sua grande bellezza matematica. Questa è una qualità che non può definirsi, non più di quanto possa definirsi la bellezza nell’arte, ma è una qualità che le persone che studiano la matematica solitamente non hanno alcuna difficoltà ad accettare. Paul Dirac (1933) I numeri possono essere arte? La risposta è sì, la relazione tra matematica e arte parte prevalentemente dal nostro sguardo e dalla nostra volontà di interpretarla e comprenderla. Dobbiamo capire con quali occhi osservare questa disciplina che lo scienziato premio Nobel Paul Dirac definì bellezza assoluta, considerando la formula matematica come guida alla veridicità. Quindi con quale visione rapportarci ad essa, da quale punto di osservazione comprendere questa scienza universale che dialoga costantemente con le arti da un punto di vista fantastico, irrazionale e creativo, poiché entrambe volgono verso i confini illimitati della coscienza. La matematica è un sapere complesso ma, l’animo umano lo è ancora di più ed è ad esso che spetta il compito di interpretarla se la si vuole esaminare in ogni suo aspetto. Addentrandoci in questa mostra, analizzando le differenze e le convergenze degli artisti, capiremo quante possibili visioni ci concede questa scienza che non è più considerata vincolante e razionale, ma si svela qui nella sua forma più eclettica ed armonica. Con gli artisti in mostra -David Reimodo, Monica Mazzone, Elisa Cella ed Elisa Leonini -, essa diviene sonora, colorata ed infinita, qui l’armonia e la curiosità la fanno da padrone e l’intreccio con l’arte non può che essere soave, leggiadro e musicale ed è con questo spirito estroso ed amabilmente indiscreto che andiamo ad analizzare i lavori variegati e cromatici di David Reimondo, che basa il suo lavoro su un concetto empirico, proponendo un linguaggio cromofonetico. La sperimentazione della poetica dell’artista è fondata sulla libertà linguistico- espressiva ed inventiva dell’individuo, essa lega matematica e suono al concetto di ideogrammi. Reimondo presenta una grande onda sonora, che emette costantemente un mormorio di suoni apparentemente incomprensibili, ma in quest’opera si evidenzia come la variazioni dei colori, si trasformi in fonemi e parole: ne nasce un linguaggio sinestetico. Da questo alfabeto visivo svincolato da implicazioni e da regole, l’artista rivela l’essenza massima del codice e dell’algoritmo matematico. Mezzo utilizzato da Monica Mazzone che percepisce la scienza euclidea come una vera e propria ossessione e cerca tramite la logica di realizzare un mondo di infinito e di perfezione, dove l’armonia riesce ad essere razionale e sublime. Recita Pitagora in Vite dei Filosofi: “La virtù è armonia e così pure la salute e ogni bene e la divinità. Di conseguenza anche tutte le cose sono formate secondo armonia”, il filosofo esprime la sua idea su un’estetica-matematica, ovvero le cose esistono perché riflettono un ordine e sono tali perché in esse si rispecchiano le leggi matematiche, condizioni di esistenza e bellezza, come l’armonia e la proporzione delle parti, concetti evidenziati fortemente nell’insistente indagine legata al compimento della totalità dell’artista che ritrova in queste teorie greche la genesi della propria essenza artistica. Monica Mazzone elabora una proiezione site specific immaginando luoghi numerici e mentali a cui arriverà con equazioni da lei stessa ideati. Essa genera la rappresentazione dello spazio sulla possibilità rappresentativa, intesa come opzione di creazione di un’immagine tridimensionale. Ne risulta una forma geometrica piana quale il trapezio modulare. Quest’analisi della tridimensionalità attraverso il disegno bidimensionale, rivela la necessità di rendere empirico un concetto che altrimenti rimarrebbe solo ideale, quel pensiero che si afferma quale principio dei suoi studi. L’indagine di Elisa Cella ha il richiamo della matematica, il fascino della fisica e della scienza, lo stupore della materia che cambia e si evolve. E’ da questa ricerca, unita ad un’estetica pittorica circolare qui divenuta installazione; l’artista cerca risposte, pone domande, tramite una ricerca personale che mette a confronto bellezza e scienza. Dall’accostamento dei suoi cerchi nasce così una scultura tridimensionale rappresentante un neurone, archetipo di una necessità di conoscenza da cui l’artista viene attratta e a cui non esistono ancora risposte. Il trade d’union tra i tre artisti precedenti è Elisa Leonini, la sua opera crea un algoritmo che collega e spiega l’euritmia e l’equilibrio tra la scienza dei pitagorici collegata alla filosofia dei colori e delle vibrazioni acustiche. Attraverso la

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sua capacità di donare visione al suono trasformando l’essenza della luce in scultura, l’artista fondandosi sul concetto dell’anarmorfosi, analizza quello che all’occhio appare intraducibile ed effimero. Elisa Leonini lasciandosi suggestionare dolcemente dagli spazi, rielabora la realtà conducendo il fruitore in un limbo di buio e luce, realtà e illusione, unendo questi ossimori in un unico suono. Focalizzando l’attenzione sul concetto d’impercettibilità, Leonini espone le opere dal titolo Silenzio e b/n Noise. Nella prima opera si percepisce la volontà di rendere il suono tridimensionale, la scultura in ferro e in vetro sintetico rappresenta il silenzio nella sua trasparente epifania. Il suo opposto b/n Noise, è basato sull’ingrandimento dei fosfori del video. A questo titolo è legato il termine rumore bianco che indica le onde sonore emesse dallo schermo, nel momento in cui avviene l’assenza di segnale, se fosse un’onda elettromagnetica sarebbe uno spettro piatto, poiché in teoria non sarebbe possibile avere un suono senza picchi; il rumore bianco è tale perché se fosse luce sarebbe bianca, si evidenzia qui il concetto di sinestesia a cui è legata l’artista, in quanto la linea proiettata sulla parete della seconda sala della galleria, riproduce il rumore silenzioso attraverso i moduli RGB ( red- green -blue ). A fronte delle opere in mostra possiamo concludere, che la matematica può essere considerata una scienza razionale e contemporaneamente irrazionale, in quanto incapace di porre limiti all’ingegno, di conseguenza aperta a tutto ciò che ad esso ne consegue vivacità, luce e musica. In questa mostra si svela la sua ambiguità, rivelandoci come, l’immaginazione, l’arte, il colori e la musica possano avere un’intrinseca e doppia valenza, in cui logica, ritmo e calcolo si rivelano portando la ragione a quel dolce volare che chiamiamo irrazionalità. Antipodi che collimano nella stessa essenza. Queste declinazioni sono analizzate dai quattro artisti in mostra, le cui opere convergono nel gioco logico del rimo, del logos e dell’algoritmo che tende all’infinito e alla perfezione fino a toccare l’esplorazione dell’identità e dell’essere, che si sviluppa tramite questo sapere, il quale si espande nello spazio rivelandosi in suono come allegoria e significato dei numeri. Leda Lunghi Elisa Cella, 17-C04, 2017, ferro verniciato, dimensione ambiente

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Estetica Matematica, installation view

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Mathematical Aesthetics What makes the theory of relativity so acceptable to physicists despite the fact that it runs against the principle of simplicity is its great mathematical beauty.This is a quality that cannot be defined any more than beauty in art can be defined but it is a quality that people who study mathematics usually have no difficulty at all in accepting. Paul Dirac (1933) Can numbers be art? The answer is yes, the relationship between mathematics and art begins primarily from our looking at things and our desire to interpret and understand it. We need to decide which eyes to use in observing this science that Nobel prize-winning scientist Paul Dirac defined as absolute beauty, considering the mathematical equation a guide to truthfulness. Which type of viewing must we use to relate to mathematics? From which vantage point must we attempt to understand this universal science that dialogues constantly with the arts from the fantasy, irrational, and creative point of view? Both art and mathematics address the infinite realm of consciousness. Mathematics may be complex as a field of knowledge, but the human soul is even more so, and soul is what we need if mathematics must be examined in every aspect. Delving into the show, analyzing the artists’ differences and convergences, we see just how many visions this science affords, a science no longer considered arid and constraining but shown here in its most eclectic and harmonic form. Through the artists David Reimodo, Monica Mazzone, Elisa Cella, and Elisa Leonini, mathematics becomes audible, colorful, and infinite. Harmony and curiosity are mathematics’ bedfellows, and when numbers entwine with art, the result can only be soothing, graceful, and musical, and it is in this whimsical and amiably indiscreet spirit that we analyze the variety and chromatics of the work of David Reimondo, an artist grounded in empirical concept who proposes a chromophonetic language. His poetics are experimented on the linguistic-expressive freedom and inventiveness the individual in which mathematics and sound are linked to ideograms. Reimondo offers up a soundscape that continuously emits a murmur of apparently indecipherable sounds. The work demonstrates how variations in color engender phonemes and words to create a synaesthetic language. Using this visual alphabet unrestrained by implications or rules, the artist reveals the essence of the mathematical algorithm and code. Mathematics is also the vector employed by Monica Mazzone, who perceives Euclidean science as an obsession and attempts to create a world that contains infinity and perfection through logic, a world in which harmony succeeds in being rational and sublime. As Pythagoras writes in Lives of the Philosophers: “Virtue is harmony, and so is health and every good and every divinity. Consequently, all things are formed to the rules of harmony”. This was the philosopher’s idea of aesthetical mathematics: things exist because they reflect an order and are what they are because they reflect mathematical laws, conditions of existence and beauty, such as harmony and the proportions of the parts of a whole, concepts that are clearly identified in the insistent investigation required of this artist - who finds the genesis of her essence in these Greek theories – in order to reach totality. Monica Mazzone develops a site-specific orthogonal projection by imagining numerical and mental spaces to be reached through equations she formulates herself, representing space on the basis of its representational possibility, intended as the option of creating a three-dimensional image. The result is a flat geometric form, the modular trapezium. This investigation of three-dimensionality through two-dimensional drawing reveals the need to develop an empirical basis for a concept that otherwise risks remaining only an ideal, the thought affirmed as the underlying principle of her studies. Elisa Cella’s work expresses the allure of mathematics, our fascination with physics and science, and our amazement at material that transforms and evolves. In this research, flanked by a circular pictorial aesthetic that here becomes installation-oriented, she raises questions and seeks answers through a personal research that pits beauty against science. Her combinations of circles create a three-dimensional sculpture that represents a neuron, the archetype of a need for knowledge to which she is drawn and for which answers do not yet exist. Offering common ground to the three artists above, Elisa Leonini creates an algorithm in her work that correlates and explains the eurythmy and equilibrium

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between the science of the Pythagoreans and the philosophy of color and sound waves. Through her ability to give clothe sound and transform light’s essence into sculpture, and on the strength of the concept of anamorphosis, the artist analyzes what appears untranslatable and ephemeral to the eye. Allowing herself to be gently swayed by the surroundings, Elisa Leonini restructures reality, leading the experiencer into a limbo of darkness and light, reality and illusion, uniting these oxymorons in a single sound. Focusing attention on the concept of imperceptibility, Leonini presents works entitled Silenzio and b/n Noise. The first work represents her desire to make sound three-dimensional; the sculpture in iron and synthetic glass represents silence in its transparent epiphany. Its opposite, b/n Noise, is based on the enlargement of the video’s phosphors. The title is linked to the term “white noise”, which indicates the sound waves emitted by the screen in the absence of an input signal: if an electromagnetic wave were present, the spectrum would be flat because a sound without peaks is impossible, at least in theory. “White noise” is defined as such because if it were light it would be white, and the concept of synesthesia dear to the artist emerges here, in the line projected on the wall of the gallery’s second room that emits the silent noise through its RGB (redgreen -blue) modules. With the show’s works before us, we may safely conclude that mathematics can be deemed a science both rational and irrational at the same time because it is incapable of imposing limits on ingenuity, and for such reason embraces anything that brings it vivacity, light, music. The show unmasks its ambiguity, revealing how imagination, art, color, and music may possess an intrinsic and double valence in which logic, rhythm, and calculation can all be observed nudging reason in the direction of the sweet flight of fantasy we call irrationality Opposites that coincide in the same essence, these declinations are analyzed by the four artists on display whose works converge in the logical play of rhythm, logos, and an algorithm that extends to infinity and perfection and even into the exploration of identity and being that develops through this knowing, which expands in space and reveals itself as sound, as allegory, and as the meaning of numbers. Leda Lunghi David Reimondo, ONDA_CF (Onda cromofonetica), 2017, stampa giclee su carta cotone, altoparlanti e schede mp3, cm 225x90

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Elisa Leonini, Silenzio, 2015, vetro sintetico e ferro, cm 155x25,5x30 Monica Mazzone, Piano unico, 2017, olio su tavola e alluminio, cm 107x92x3 Elisa Cella, 17-C04, 2017, ferro verniciato, dimensione ambiente

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Estetica Matematica, installation view Elisa Leonini, b/n NOISE, 2017, videoproiezione a colori, 3’ loop Elisa Leonini, Silenzio, 2015, vetro sintetico e ferro, cm 155x25,5x30

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