genere, gendere e dintorni

 

Embed or link this publication

Description

genere, gender e dintorni

Popular Pages


p. 1

Istituto Comprensivo Statale n.1 “G. Caria” Macomer Scuola Secondaria di primo grado “A. Fois” Borore Genere, gender e dintorni… Uno sguardo sulle differenze di genere Classe 2ªC Anno Scolastico 2016/2017

[close]

p. 2

INDICE Parità senza pregiudizi/4 Premessa/6 Gli stereotipi/8 Anche le donne hanno dei diritti/9 Le donne in politica, nel mondo del lavoro, nella società…/10 La donna nei paesi in via di sviluppo/12 Negin e le altre…/13 Uno sguardo al passato…/14 Le disuguaglianze di genere nel mondo/15 Cinema e stereotipi/16 La violenza di genere/17 Come cambiare il nostro modo di pensare/18 Le nostre riflessioni/19

[close]

p. 3

Genere, gender e...dintorni “Essere donna l’ho sempre considerato un fatto positivo, un vantaggio, una sfida gioiosa e aggressiva… Che cosa c’è da invidiare agli uomini? Tutto quello che fanno, lo posso fare anch’io. E in più, so fare anche un figlio” Joyce Lussu “Uscii dallo stato di adolescente femmina per entrare nel mondo degli adulti col bagaglio di alcuni punti di vista trasmessi dall’educazione: che la donna ha le identiche capacità dell’uomo di realizzarsi come essere umano; che si acquista dignità sviluppando l’intelligenza e non circondandosi di oggetti costosi; che la cultura e la coscienza politica sono la stessa cosa; che bisogna guadagnarsi il pane al più presto per non dipendere da altri”. Joyce Lussu

[close]

p. 4

PARITA’ SENZA…PREGIUDIZI uest’anno abbiamo pensato di approfondire una tematica molto importante: l’educazione al rispetto di genere e alle pari opportunità. Ci è stato spiegato che queste attività vengono promosse dal Ministero della Pubblica Istruzione in tutte le scuole di ogni ordine e grado, per contribuire a creare un paese sempre migliore e rispettoso dei diritti di tutte e di tutti e, cosa non meno importante, anche per prevenire violenze e discriminazioni nei confronti delle donne, contro l’omofobia e l’intolleranza per le differenze. Tutto ciò in nome di un rispetto per l’individuo dovuto a tutti, che va ricordato e praticato a scuola sin dalla più tenera età. I fatti di cronaca degli ultimi anni, parlano da soli, talvolta gli autori delle violenze non sono adulti, ma ragazzini! Anche per questo pensiamo sia giusto affrontare certe questioni con i bambini più piccoli, solo così avranno la possibilità di crescere liberi da ogni pregiudizio o condizionamento. Amiamo definire il nostro lavoro ”a work in progress”: un’attività che si è sviluppata giorno per giorno attraverso letture, riflessioni, proposte cinematografiche tematiche, articoli di cronaca… tutto ciò, insieme al dibattito che ne è seguito, ci ha consentito di far emergere il nostro punto di vista sulle differenze di genere e di riflettere sul modo in cui noi ragazzi e ragazze ragioniamo sul tema delle pari opportunità e sui condizionamenti cui siamo inconsapevolmente esposti. L'obiettivo era sia quello di riflettere sugli stereotipi, per poterli riconoscere e mettere in discussione, sia comprendere come interpretiamo i modelli maschili e femminili che ci vengono proposti dai mass media, e se ci riconosciamo in ciò che osserviamo. L’attività è stata interessante perché ci ha dato la possibilità di osservare con occhi diversi la realtà che ci circonda, ed in particolare il rapporto tra maschi e femmine. Dopo aver analizzato le immagini pubblicate sulle riviste femminili e seguito alcune serie televisive, in particolare quelle destinate agli adolescenti, abbiamo esaminato le varie forme di condizionamento e gli stereotipi proposti dalla pubblicità e dai programmi televisivi cosiddetti “generalisti”, cioè rivolti al grande pubblico; al termine siamo giunti a questa conclusione: tutti offrono un’immagine stereotipata della donna (per es. la donna appare fragile e sottomessa, oppure assume le sembianze di una “bambola non pensante”. 4

[close]

p. 5

Per non parlare delle bambine-modelle che sfilano sulle passerelle con abiti succinti e con il viso trasformato dal pesante trucco che mette in evidenza occhi e labbra; in tali casi verrebbe quasi da pensare ad “un’infanzia negata”, e per contrasto ci vengono in mente le tante bambine che nei cosiddetti “terzo” e “quarto mondo” non possono accedere ai diritti primari come l’istruzione; l’uomo, invece, viene mostrato coraggioso e virile (pur non essendolo). Abbiamo capito che gli stereotipi sono il frutto di una educazione basata sulla convinzione che gli uomini e le donne siano diversi. In realtà di diverso hanno SOLO L’ASPETTO FISICO!! Le nostre letture… Per iniziare abbiamo letto in classe il libro “Così sei fatto tu” scritto da Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva, il quale cerca di far raccontare da un adulto (un nonno) a un bambino e a una bambina, le difficoltà legate alla conquista della propria identità di genere. Attraverso le narrazioni di questo simpatico nonno abbiamo cercato di comprendere com’era un tempo il mondo e di compararlo a quello attuale e alle tante opportunità di crescita, di affermazione che esso offre, sia agli uomini che alle donne, mettendo in evidenza i ruoli svolti dagli stessi nel passato e nel presente, nei vari contesti: familiare, sociale, professionale, nonché le loro aspettative, sempre in ambito sociale. Che cosa è emerso da questa narrazione? innanzitutto chè è molto difficile far accettare alle persone che appartengono a un’altra generazione un cambiamento che, secondo l’autore del libro, è avvenuto troppo velocemente e che dovrebbe rivoluzionare la propria “visione delle cose”, ed in particolare il modo di concepire il rapporto tra maschi e femmine. Al termine del percorso di lettura, l’autore ci ha dato la possibilità di ragionare sull’ importanza di seguire un percorso di acquisizione dell’identità di genere, per cercare di diventare DAVVERO CIO’ CHE SI VUOLE ESSERE, non la persona già “costruita” dagli stereotipi culturali e dalle attese di una società che spesso, ancora oggi, lascia ai margini le DONNE, ma questa è un’altra storia… 5

[close]

p. 6

Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei riguardi delle donne G Onu, 1981. li stati partecipi prendono ogni misura propria ad eliminare la discriminazione nei riguardi delle donne….per quel che ri- guarda l’educazione e per assicurare l’eliminazione di ogni concetto stereotipato dei ruoli dell’uomo Perché è importante l’educazione di genere Secondo noi l’educazione di genere è fondamentale per formare le future generazioni alla vera parità tra maschi e femmine. Questo obiettivo, però, si potrà raggiungere solo sradicando gli stereotipi di genere che condizionano tutti noi, anche nelle piccole cose di tutti i giorni... Iniziamo dal significato delle parole… Genere e gender: viene dal greco genos che significa specie, razza. Indica i tratti sociali e culturali che danno significato al sesso. Il termine genere segnala la presenza dei due sessi nella società. Identità di genere: è il modo in cui ci percepiamo nel nostro essere maschi o femmine. Ruoli di genere: sono i ruoli che assumono le donne e gli uomini in pubblico. A lungo la donna è stata definita dal matrimonio e dalla maternità, l’uomo dal lavoro e dalla posizione sociale. Differenze di genere: sono i comportamenti, i valori, la sensibilità, le competenze attraverso le quali emergono le differenze tra uomini e donne. Disuguaglianze di genere: sono gli squilibri tra donne e uomini, per ciò che riguarda la partecipazione alla vita pubblica, l’accesso alle risorse, il riconoscimento di diritti, la rilevanza sociale. Generalmente la parte svantaggiata è la donna. La donna spesso subisce il ruolo dominante del maschio. 6

[close]

p. 7

Maschilismo: l’ideologia maschilista si fonda sulla convinzione che la superiorità dell’uomo rispetto alla donna sia un fatto naturale. Femminismo: il termine fu coniato alla fine del XIX secolo per indicare quei movimenti che avevano come scopo la parità politica, sociale ed economica tra uomini e donne. Violenza di genere: è la violenza esercitata su una donna (o bambina) in quanto donna. Pari opportunità: è un’espressione che indica l’uguaglianza di diritti e la possibilità di accedere, sen- za alcuna discriminazione, all’istruzione, al lavoro e a ogni altra occasione di realizzazione personale. DIFFERENZE DI GENERE PARITA’ Diritti umani: ad ogni persona vengono conferiti certi diritti fondamentali, semplicemente per il fatto di essere un essere umano. Sono detti diritti umani perché non sono semplicemente un privilegio (che può essere tolto in base al capriccio di qualcuno). Sono diritti perché sono cose che è permesso essere, fare o avere. Questi diritti esistono per proteggerci da eventuali persone che vogliono danneggiarci o farci del male, ci aiutano inoltre ad andare d’accordo tra di noi e vivere in pace. Il livello di impegno nella lotta contro gli stereotipi di genere è maggiore negli Stati in cui l’educazione sessuale è da tempo una materia obbligatoria nelle scuole. Solo in Polonia, Spagna, Grecia e Italia non lo è. Articolo 37 La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione. Articolo 117 Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive. 7

[close]

p. 8

C he cosa sono gli Noi ci siamo posti questa domanda e dopo qualche...ricerca abbiamo trovato una risposta semplice che spiega in poche parole il suo significato: uno stereotipo è molto simile a un pregiudizio, cioè un’idea preconfezionata che si basa su una visione non veritiera della realtà. Uno stereotipo può essere rappresentato dalla convinzione che gli uomini siano più bravi delle donne nei settori in cui siano richieste abilità manuali e particolari capacità di concentrazione (per es. le riparazioni meccaniche, oppure pilotare un aereo) eppure se osserviamo la realtà esistono donne “pilota” o “comandanti “di unità navali, proprio come gli uomini. Alcuni sono riferibili all’uomo e altri alla donna, per es. : uomo: forte, rigido e autoritario; donna: debole, sensibile.. Tali pregiudizi sono molto diffusi e perciò difficili da evitare. Purtroppo essi limitano tantissimo le aspirazioni delle donne lavoratrici: anche nella nostra realtà molte persone sono vittime di stereotipi ed infatti pensano che le donne siano incapaci di fare certi mestieri o di svolgere determinate attività. Molti ritengono che ci siano mestieri “da uomini” e “da donne” e che certi compiti ( come per esempio cucire, cucinare, badare ai bambini, siano esclusivamente di pertinenza delle donne) sottovalutando un importante aspetto: che la buona riuscita di un lavoro non dipende dal genere di appartenenza ma dalla passione e dall’impegno che si ripongono nell’eseguirlo !!! Nel nostro paese le donne partecipano in minima parte alla vita politica. Nonostante più del 50 per cento della popolazione italiana sia composta da donne, i politici, gli industriali, i funzionari dello stato, i banchieri ecc...sono uomini. Purtroppo sono ancora poche le donne che possono svolgere le attività un tempo destinate solo ai maschi. Inoltre, a parità di mansione, lo stipendio delle donne è spesso inferiore a quello dei colleghi maschi. Grazie a questo lavoro abbiamo capito che ciò che siamo non dipende dal sesso di appartenenza, ma dai valori che abbiamo, dall’educazione che riceviamo, dalla società e dalla cultura in cui siamo “immersi”, spesso però le persone vengono educate in base alla categoria della quale fanno parte. 8

[close]

p. 9

uando conosciamo e osserviamo una persona, uno dei primi “dati” che notiamo di essa è il sesso: maschile o femminile. Subito siamo portati a pensare che un uomo, per il fatto stesso di essere maschio, sia dinamico, efficiente, capace di fare le cose, dunque adatto alla guida e al comando. Da una donna, invece, tendiamo ad aspettarci disponibilità, capacità di comprendere e di manifestare il sentimento. Su questa differenza tra maschi e femmine si è creata per lungo tempo una separazione netta tra uomo e donna a discapito di quest’ultima. Ancora oggi, in molte società del mondo, nascere donna costituisce un problema quando non, addirittura, una maledizione. Nelle società occidentali, le lunghe battaglie delle donne hanno portato alla conquista della parità sul piano legislativo e a una notevole emancipazione della donna all’interno della famiglia e sul luogo di lavoro, ma l’uguaglianza vera è ancora lontana! Nei paesi industrializzati a regime democratico, grazie alle battaglie politiche e culturali le donne sono riuscite a conquistare gli stessi diritti degli uomini in molti ambiti della vita pubblica e a veder riconosciuto il diritto alla maternità senza dover lasciare il posto di lavoro; eppure le leggi non bastano, perché vengano applicate completamente è necessario un cambiamento della mentalità dei cittadini. Nel nostro paese è ancora radicata la mentalità secondo la quale il compito della donna sia quello di stare a casa ad accudire i figli. Purtroppo ci sono ancora molti uomini che considerano la donna una loro “proprietà” e che si sentono legittimati a controllare anche con la violenza. 9

[close]

p. 10

Le donne in politica... l 2 giugno 1946 le donne italiane parteciparono alle elezioni politiche per scegliere la Monarchia o la Repubblica ed anche per scegliere i propri rappresentanti all’Assemblea Costituente. In quel periodo, prima della liberazione dal nazifascismo, le donne si erano distinte come staffette ed anche come combattenti nella lotta partigiana per la liberazione dell’Italia. Successivamente sono entrate a far parte delle nostre istituzioni. Purtroppo il loro numero è ancora ridotto rispetto a quello dei colleghi maschi. Secondo una recente classifica del 2013, l’Italia risulta al 34esimo posto nel mondo per presenza femminile nelle assemblee parlamentari (28%) preceduta da paesi considerati arretrati dal punto di vista della democrazia, come Ruanda (53%) e Mozambico (42,5 %). In Europa un esempio positivo viene dai paesi scandinavi Svezia e Finlandia, anche se c’è sempre un leggero squilibrio tra i parlamentari uomini e donne. ...nel mondo del lavoro Questo poster del 1943 ritrae Rosie Rosie the Riveter, il simbolo delle donne americane che durante la seconda guerra mondiale lavoravano nelle fabbriche di munizioni al posto degli uomini impegnati al fronte. 10 Nel lavoro, le donne spesso devono affrontare tante difficoltà . Durante le nostre ricerche abbiamo analizzato una serie di dati statistici che rivelano la presenza delle disparità di cui tanto si parla. Per esempio, in Italia il numero delle donne dirigenti d’azienda è decisamente più basso rispetto a quello dei colleghi maschi; un’altra ingiustizia riguarda lo stipendio: sempre secondo le statistiche, a parità di mansioni e qualifiche, lo stipendio percepito dalle donne è inferiore almeno del 37% rispetto a quello degli uomini, tutto ciò accade nonostante l’articolo 37 della Costituzione Italiana reciti: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.

[close]

p. 11

...e nella società nche in famiglia la donna fa il doppio della fatica rispetto all’uomo! Spesso il peso della gestione familiare ricade su di lei perché si pensa che questo sia un suo compito esclusivo. A questo si aggiunge la difficoltà legata alla carenza di sostegni di tipo sociale, come gli asili nido o strutture simili presenti nei luoghi di lavoro. Secondo i dati, nel nostro paese solo l’11% dei bambini riesce ad accedere agli asili comunali e, non dimentichiamo, con grande sacrificio sotto il profilo economico. Ecco perchè le donne, ancora oggi, talvolta sono costrette a rinunciare ad una opportunità di lavoro! Cosa significa Promuovere le pari opportunità? Sapete che nel 2003 l’art. 51 della nostra Costituzione è stato modificato per promuovere la parità dei diritti fra tutti i cittadini? L’articolo recita: “ Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza…” . In linea con il contenuto dell’articolo sono state introdotte le “quote rosa” che prevedono la presenza di un certo numero di donne sia nei posti di dirigenza delle aziende pubbliche e private, sia nelle liste elettorali. Questo sistema ha animato un ampio dibattito: secondo alcuni tali quote rappresenterebbero una forma di discriminazione “alla rovescia” perché le donne, se sono veramente capaci, dovrebbero farcela da sole, senza un aiuto! Voi cosa ne pensate? Nella nostra società molte donne hanno raggiunto posizioni di primo piano, sapete perché? Le discrimi- nazioni e le ingiustizie le hanno spronate a dare il meglio di sé in tutti i settori, per es. nella politica o nel mondo scientifico. 11

[close]

p. 12

a situazione della donna nei paesi dell’Africa e del Medio Oriente è ancora molto difficile. Però anche al loro interno c’è una notevole differenza tra gli stati “progressisti” dove le donne ricoprono incarichi dirigenziali e istituzionali e i paesi tradizionalisti, dove la donna vive una condizione di totale sottomissione all’uomo. Per es. in alcuni paesi le donne possono essere lapidate solo se sospettate di adulterio, come era accaduto ad Amina Lawal, una donna nigeriana che nel 2002 fu condannata per sospetto adulterio dopo aver concepito un figlio fuori dal matrimonio. Amina non è mai stata giustiziata grazie alle organizzazioni umanitarie che si sono mobilitate in tutto il mondo per sensibilizzare la comunità internazionale e per chiedere la revoca della condanna a morte. Non dobbiamo dimenticare la discriminazione e la repressione nei confronti delle donne iraniane a afghane; nonostante ciò milioni di donne stanno prendendo coscienza della loro condizione di non libertà e attraverso le nuove forme di comunicazione cercano di diffondere nei loro paesi e all’estero le immagini e le parole d’ordine dei movimenti nati nei loro paesi per raggiungere la parità dei diritti. Un altro fenomeno che colpisce per la sua drammaticità è quello delle “spose bambine”: ragazze giovanissime vengono obbligate a sposare uomini anche molto più grandi di loro; questo purtroppo le espone al rischio di morte a causa delle gravidanze precoci. Secondo l’Unicef queste provocherebbero la morte di circa 70.000 persone nell’arco di un anno. 12

[close]

p. 13

L’orchestra afghana “Zohra” Purtroppo i genitori e i tre fratelli minori di Negin si sono dovuti trasferire a Kabul per sfuggire alle ritorsioni dei parenti. Negin ora vive lontana dal suo paese, rientrarvi sarebbe troppo pericoloso: la gente sa che è una musicista perché l’ha vista in tv e la considera una cattiva ragazza. I suoi zii hanno minacciato di uccidere suo padre perché l’ha sostenuta. Secondo loro una ragazza di etnia Pashtun non può suonare perché non ne hanno diritto nemmeno i maschi. Ora Negin ha un solo sogno: tornare in patria per condurre l’orchestra nazionale...e noi facciamo il tifo per lei! egin è una ragazza afghana di vent’anni, viene da un villaggio della provincia orientale di Kunar. Suo padre l’ha mandata a Kabul a soli nove anni perché voleva che andasse a scuola. E’ stata ospitata nell’orfanotrofio di Afceco (Afghan Child Education and care organization) una villa circondata da alte mura protette da guardie armate, dove una decina di adolescenti rimaste orfane oppure provenienti da province lontane, vivono, studiano, suonano strumenti musicali, giocano a calcio. Negin di recente ha scoperto di voler fare la direttrice d’orchestra, quando ha avuto il coraggio di parlarne con i suoi genitori, il padre l’ha sostenuta consentendole di iscriversi all’Istituto nazionale della musica, un luogo unico in Afghanistan, aperto nel 2010 grazie a una donazione della Banca Mondiale e del Ministero dell’Istruzione. Su 200 studenti, 65 sono ragazze; maschi e femmine di diverse etnie imparano insieme. 13

[close]

p. 14

Facciamo un passo indietro nel tempo per conoscere la storia delle donne che per prime hanno lavorato all’Osservatorio astronomico di Harvard. A cavallo tra Ottocento e Novecento alle donne non era concesso fare osservazioni al telescopio, perché era considerato un lavoro poco femminile. A loro spettava ordinare, dividere, catalogare e classificare il materiale che i colleghi raccoglievano osservando il cielo. l’“harem di Pickering”. A loro si devono alcune delle scoperte più importanti dell’Astronomia di quegli anni. Antonia Maury e Annie J.Cannon elaborarono la classificazione stellare tuttora in uso nelle università. Nonostante questi importanti contributi allo studio scientifico queste donne non poterono mai intraprendere la carriera universitaria. Annie J.Cannon rimarrà “calcolatore”, questa era la sua mansione, fino all’età di 75 anni quando, finalmente le verrà offerta la cattedra di Astronomia. Condividiamo pienamente il messaggio dell’autrice del libro ”The glass universe” scritto da Dava Sobel: “le donne possono dare un grande contributo allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e quindi alla crescita dell’umanità”. Il direttore dell’Osservatorio di Harvard, E. Pickering, insieme alle donne “calcolatore”. ...e al presente. “Donne che...contano” 14 Il sogno di Velentina Thereshkova era poter andare nello spazio. Orfana di padre, caduto durante la Seconda guerra mondiale, Valentina lavorava in una fabbrica tessile della Russia centrale, nel tempo libero, però, si dedicava allo studio per poter accedere alla scuola per cosmonauti. Dopo alcuni tentativi non andati a buon fine, nel 1962 passò l’esame di ammissione e cominciò l’addestramento per diventare astronauta. Il 16 giugno 1963, a bordo della navicella Vostok 6, volò nello spazio infinito . Una curiosità...il suo nome in codice era Caika , “gabbiano” in lingua russa. Sono tante le donne che hanno fornito un importante contributo allo studio scientifico: Marie Curie ( vincitrice di due premi nobel, per la fisica e la chimica), Rita levi Montalcini, premio Nobel per la medicina, l’astrofisica Margherita Hack e...tante altre che si sono distinte nella lotta per la difesa dei diritti umani, della tutela ambientale e degli animali, ma anche nel contribuire ad accrescere le conoscenze scientifiche e a questo proposito ci piace ricordare un’eroina dei nostri giorni: Samantha Cristoforetti, la prima astronauta italiana ad entrare negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea ad andare in orbita. Un esempio di determinazione e coraggio!

[close]

p. 15

onostante i tanti progressi fatti negli ultimi decenni, la disuguaglianza fra uomini e donne in molti aspetti della vita è ancora diffusa in tutti i paesi, al di là della loro ricchezza. Purtroppo esistono grandi differenze nel modo in cui si allevano i bambini e le bambine: nell’istruzione, nella cura della salute e anche nella nutrizione. Italia Nel 2013 l’Italia si è trovata solo al 34esimo posto nel mondo come percentuale di membri femminili del Parlamento. È stata superata da molti paesi poveri dell’Africa e dell’America Latina. Africa settentrionale e Medio Oriente Penisola scandinava Nei paesi scandinavi le donne occupano posizioni importanti nella società e la percentuale delle donne in parlamento è tra le maggiori al mondo, circa il 43,6% in Svezia. Questi paesi hanno fatto molta strada perché le donne e gli uomini siano trattati allo stesso modo nei luoghi di lavoro. Ma nel settore privato la percentuale di donne che occupa posizioni di vertice, rimane ancora debole. La Svezia conferma la sua fama di Paese particolarmente attento agli stili di vita e alla lotta contro le discriminazioni. La sex och samlevnadsundervisning (traduzione di “educazione sessuale”) è praticata già dal lontano 1955 in tutte le scuole, declinata secondo gli indirizzi, ma obbligatoria per tutti i ragazzi dopo i 12-13 anni. Negli stati dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente la media delle donne che lavorano è molto bassa: sotto il 30% del totale della forza lavoro. Inoltre, le donne rappresentano il 67% degli analfabeti complessivi di quest’area. Asia centro-orientale Nell’Asia centrale e orientale ben il 70% degli analfabeti è costituito da donne. Emblematica la condizione delle donne indiane vedove o “promesse spose” a un uomo che non conoscono. Per comprendere la condizione della donna indiana è sufficiente leggere un vecchio detto del Padma Purana (il codice familiare indiano) che recita: “La donna è creata per obbedire in tutte le età: ai genitori, al marito, ai suoceri ed ai figli.. Essa penserà solo a suo marito e non guarderà mai in faccia un altro uomo. Durante una prolungata assenza del marito, la moglie non uscirà di casa, non si pulirà i denti, non si taglierà le unghie, mangerà solo una volta al giorno, non dormirà su un letto, non indosserà abiti nuovi..” Per questo non deve stupire che le bambine indiane non vengano nutrite né curate come i figli maschi, che le donne vengano sfruttate nelle attività domestiche e che percepiscano salari inferiori agli uomini. 15

[close]

Comments

no comments yet