L'esperienza pura della perfezione

 

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Spazio B - Vigevano

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looker: his is pure communicative truth, fruit of poetic and secluded experience but one that involves a high degree of perception, of seeing. A similar reference to purity reflects the condition of an experience by an artist who constantly explores his state of awareness, directly “when consciousness and its subject are perfectly unified. This is the purest form of consciousness.” (Nishida Kitaro, Zenho Kenkyu, 1911). The purity of conscious is therefore indissoluble from seeing, the action of the eyes and the brain and especially of the spirit, Merlau Ponty would say, who at the time appeared to be threatened, dramatically compromised by the conflict with the invasive and totalising civility of an image. The acute reflection by Parea brings up the paradox of contemporary vision, which is increasingly opaque because of bustle, of confusing background noise that sanctions indifference. It cannot declare itself to be beyond an inability to see through modern eyes and therefore complain of a potential loss, almost alluding to the disappearance of knowing how to see, of the sudden pathological appearance of ‘blindness’ foretold in the famous text by Saramago. In fifty years of relentless work, Parea truly blinded himself in looking for impossible borders between colour and light, confirmed without any hagiographic rhetoric the dilemmatical presence of ‘blindness’ to the proclaimed damages incurred during his radical experience, on the external ridge of seeing and executive practice, which discolours and becomes prophecy of the impossibility of fully communicating the poetry of light and colour, in those same silences of other singular artists who distanced themselves from the world, like Morandi and the well known Calderara. His reduction at the limit of aphasia is a consequence of the appeasable desire to explore those ever wavering confines of unreachable wording between light colour and shape. The artist, prophetic poet, again takes on the ‘colour burden’, not giving into derivations of mystical means, but by creating rigorous spatial dynamics, adapting them to his formal needs beyond the scope of Fontana, towards a continuity of infinity reached by following lines/confines in a different visual field, but also more deliberately, in my opinion, by the colour/light combination that enigmatically expands into a new harmonic order, secretly unveiled, which again induces obstinate reflections on the possibilities of Nothing, of a concise poem. No chromatic digressions, No digressive shapes. 8 May 2017 Claudio Beccaria Note Biografiche Vincenzo Parea, Vigevano 1940. www.vincenzoparea.it • info@vincenzoparea.it La sua prima mostra personale è del 1972 alla Galleria “Valori” di Milano e di seguito: 1973 Milano, Galleria La Darsena 1975 Vigevano (PV), “Studio V” 1975 Milano, Galleria Arte Struktura 1980 Mede (PV), “Centro culturale Giuseppe Amisani” 1981 Monza (MI), Galleria “In Oltre” 1983 Milano, Galleria Arte Struktura 1984 Vigevano (PV), Pinacoteca Civica, “Incontro con l’artista: Vincenzo Parea” 1984 San Remo (IM), Biblioteca Civica 1990 Pavia, Cappella del Collegio Castiglione Brugnatelli 1992 Milano, Circolo Filologico Milanese 1993 March-Hugstetten (b. Freiburg), Galerie Regio 1994 Venezia-Mestre, centro culturale “Verifica 8+1” 1996 March-Hugstetten (b. Freiburg), Galerie Regio 1996 Chiavari (GE), Galleria Fluxia Arte sono-visiva 1999 Milano, Biblioteca Rionale Calvairate 1999 Pavia, Santa Maria Gualtieri 2002 Milano, Centro Culturale “Superficie Anomala” 2002 Vigevano (PV) Borderline Arte Contemporanea 2003 Gambolò (PV), sala del castello Litta 2003 Gazoldo degli Ippoliti (Mantova) MAM Museo d’Arte Moderna 2004 Corbetta (MI), sala delle Colonne del Palazzo Municipale 2005 Finale Ligure (SV), complesso di Santa Caterina in Finalborgo 2006 Milano, Galleria “Arte Borgogna” di Gianni Schubert 2007 Vigevano (PV), Club House “Selva Alta” 2008 Buenos Aires (Argentina), Sede Università degli Studi di Bologna 2011 Vigevano (PV), Strada Sotterranea del Castello Sforzesco 2012 Colonia (D), Galleria Stracke 2013 Vigevano (PV), Spazio Rocco Scotellaro 2014 Viadana (MN), MuVi Galleria Civica d’Arte Contemporanea 2014 Firenze, Plus Florence 2014 Berlino (D), Plus Berlin 2015 Milano, Artestudio 26 2015 Tarsogno (Parma), Museo dell’Emigrante 2016 Firenze, Palazzo Borghese 2017 Vigevano (PV), Spaziob Inoltre sono numerose le mostre collettive e le partecipazioni. spazio VINCENZO PAREA L’esperienza pura della perfezione Testo critico del Prof. Claudio Beccaria s p a z i o - PALAZZO SANSEVERINO VIGEVANO (PV) - Corso della Repubblica 19

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Spaziob è lieto di ospitare nei suoi locali di Palazzo Sanseverino le opere inoggettive di Vincenzo Parea, pittore che da oltre cinquant’anni lavora sulla ricerca del colore e sui “rapporti strutturali”, vicinanze di toni cromatici che definiscono linee tese verso l’infinito. Spaziob è nato per promuove e stimolare l’incontro tra conoscenze e punti di vista diversi, per favorirne il contatto e lo scambio reciproco; un “luogo denso”, centro multidisciplinare per la ricerca e la sperimentazione, aperto alla città; un momento di passaggio per l’arte nelle sue forme più diverse. La presentazione critica della mostra è affidata a Claudio Beccaria. 10 Maggio 2017 Davide Buscaglia, presidente di spaziob. It is our pleasure at Spaziob to exhibit the non-objective works of Vincenzo Parea at Palazzo Sanseverino. Parea has been researching colour and his “constructive relationships”, the closeness of colour tones that define lines reaching towards infinity, for over fifty years. Spaziob was established to promote and stimulate the meeting of knowledge and different viewpoints, to promote contact and reciprocal exchange; a “dense location”, multidisciplinary centre for research and experimentation, open to the city; a step along the journey for art in its most diverse forms. The critical review of the exhibition is by Professor Claudio Beccaria. 10 Maggio 2017 Davide Buscaglia, president of spaziob. spazio s p a z i o - PALAZZO SANSEVERINO VIGEVANO (PV) - Corso della Repubblica 19 Dal 10 al 25 giugno 2017 Inaugurazione sabato 10 giugno ore 18.00 Apertura: sabato e domenica dalle ore 16.30 alle ore 19.30 Lunedi – venerdì su appuntamento – 339 8435715 Opera di copertina: “Immaginazione cromoideata ⁄ arancio” acrilico su tavola cm 68 X 68 (lato cm 48 X 48) L’ESPERIENZA PURA DELLA PERFEZIONE Non si raggiunge una meta creativa, un fine compiuto inteso come necessità interiore assoluta, se non transitando attraverso sentieri anche insidiosi che Vincenzo Parea percorre con chiarezza, senza accelerazioni per fretta del conseguire; il suo procedere lento, costante, è guidato dall’intima consapevolezza del dover ricercare verità estetiche non camuffate dagli inganni di una modernitas malintesa, nel senso della facilità del fare e della comoda omologazione al comunicare diffuso, ovvero per la maggiore. Si tratta piuttosto, a proposito di un artista come Parea ormai consolidato e storico esponente della Astrazione Aniconica degli ultimi 50 anni,di una purezza dell’agire, di rara nobiltà del pensare pittura non decorativa ma che continui una traccia di appartenenza alle ricerche contemporanee più avanzate, ancora aperte alle possibilità del nuovo e tuttavia saldate all’altro polo oscillante di una tradizione che intende profondamente la relazione con l’interlocutore: pura verità comunicativa la sua, se è concesso ancora, frutto di esperienze poetiche appartate ma che convocano ad un grado alto della percezione, del vedere. Un tale richiamo alla purezza indica la condizione di una esperienza dell’artista che ininterrottamente verifica il proprio stato di consapevolezza, direttamente “quando la conoscenza e il suo oggetto sono perfettamente unificati. Questa è la forma più pura di conoscenza” (Nishida Kitaro, Zenho Kenkyu, 1911). La purezza del conoscere è così inscindibile da quella del vedere, attività dell’occhio e del cervello e soprattutto dello spirito, direbbe Merlau Ponty, che al tempo appare minacciata, drammaticamente compromessa dal conflitto con una civiltà dell’immagine invadente e totalizzante. L’acuta riflessione di Parea ci pone di fronte al paradosso della visione contemporanea, sempre più opaca per via di un tramestio, di un confuso rumore di fondo che sancisce l’indifferenziato. Egli non può dichiararsi estraneo all’incapacità del vedere moderno e denuncia pertanto una perdita potenziale, quasi alludendo alla scomparsa del saper vedere, all’improvviso manifestarsi patologico della ‘cecità’ preconizzata nel celebre testo di Saramago. Parea in cinquant’anni di inesausto lavoro si è davvero accecato nel trovare confini impossibili tra colore e luce, confermando senza alcuna retorica agiografica la sua dilemmatica presenza di ‘non vedente’ per i danni conclamati subiti nel corso della sua esperienza radicale, sul crinale estremo del vedere e della pratica esecutiva, che trascolora e diviene veggenza nell’impossibilità di comunicare del tutto la sua poesia di luce e colore, in quegli stessi silenzi di altri monaci allontanatisi dal mondo come Morandi e il ben frequentato Calderara. La sua riduzione ai limiti dell’afasia è conseguenza del desiderio mai sopito di esplorazione di quei confini sempre ondeggianti di un dicibile irraggiungibile tra luce colore e forma. L’artista, poeta veggente, si carica ancora della ‘soma colore’, non abbandonandosi a derive di maniera mistica ma concretizzando rigorose dinamiche spaziali, assecondandole alle proprie esigenze formali fuori da memorie fontaniane, verso una continuità d’infinito ottenuta sì dal proseguire delle linee/confine in un campo visivo altro, ma più compiutamente a mio avviso dall’insieme colore/ luce che si espande enigmatico in un nuovo ordine armonico, segretamente disvelato, che induce ancora a riflessioni ostinate sulle possibilità del Nulla, di una poesia laconica. Non svaghi cromatici, Non forme divaganti. 8 maggio 2017 Claudio Beccaria THE PURE EXPERIENCE OF PERFECTION You cannot reach a creative destination, a journey completed by having met an absolute inner need, without travelling certain paths, including insidious ones, paths that Vincenzo Parea travels with clarity, without accelerating to rush the process; his slow, steady progress is guided by the intimate knowledge that he needs to find aesthetic truth that isn’t camouflaged by the trickery of a modernitas misunderstanding, in the sense of doing something easy and convenient standardisation of common communication, or even for the majority. It is, rather, as it pertains to an artist like Parea who has been a well-established and long standing figure of Aniconic Abstraction over the past fifty years, a purity of action, of rare nobility in thinking about painting not in terms of decoration but of continuing a path of belonging to the most advanced contemporary research, still open to the possibilities of what is new and what is cemented to the opposite, oscillating extreme of a tradition that has deep intentions in its relationship with the on-

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