LEVANTE MAGGIO 2017

 

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MENSILE ICIMAR

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illevante ISTITUTO DELLE CIVILTÀ DEL MARE Periodico di cultura, ambiente e informazione Luci ed ombre del 2017 Anno nuovo, vita nuova. Così recita un vecchio adagio, buono per tutti tempi. E con l'anno nuovo anche il nostro Levante è tornato ai torchi. Ci siamo lasciati alle spalle un 2016, bisesto e funesto, meteorologicamente avarissimo di piogge per iniziare un nuovo anno che ha portato nei primi mesi acqua a catinelle, neve a palate e vento come non mai. Ed anche novità a non finire per il nostro paese. Come sempre, alcune buone, altre forse un po' meno. Cominciamo dalle prime per dar conto ai nostri concittadini del lavoro svolto dal nostro beneamato comune durante il periodo invernale appena trascorso. Lavoro non sempre conosciuto da tutti anche perchè la giunta Mannironi non suona la grancassa ad ogni obiettivo raggiunto, non organizza conferenze stampa, si affida piuttosto al passa-parola per dar conto di quel che il Comune elabora senza clamori e peana. LAVORI PORTUALI.: Finalmente completato l'appalto per impianti e banchinamenti.Circa quattro milioni di euro finanziati dall'Assessorato regionale grazie anche al fattivo intervento del suo responsabile Paolo Manichedda. San Teodoro è dunque sulla buona strada per veder finalmente realizzata un'opera attesa da almeno trent'anni. SISTEMAZIONE IDRICA: Ultimato da parte di Abbanoa l'impianto di potabilizzazione e fornitura a La Runcina. In concreto:si passa dall'erogazione di 23 litri a ben 50 litri al secondo. Ed ancora: 200 mila euro spesi per il rifacimento di condotte e tubazioni risalenti al neolitico. ILLUMINAZIONE PUBBLICA: Sostituiti oltre trenta quadri elettrici di antica nascita, malfunzionanti e pericolosi per la salute pubblica. Da Monte Petrosu a Straula messi in sicurezza un centinaio di pali (qualcuno caduto addirittura sul sedime stradale!).Varato un piano di ricognizione degli impianti comunali (in gergo tecnico: PRIC) VIDEOSORVEGLIANZA: 80 mila euro stanziati per l'installazione di un moderno impianto di telecamere nei punti più sensibili del paese per garantire tranquillità e soprattutto sicurezza durante la " movida " estiva. ASFALTATURE: Sono sotto gli occhi di tutti.Alcuni esempi: la strada che porta all'isuledda, quella della frazione Li Theggi, ridotta da anni ad un percorso ad ostacoli. Altri trecentomila euro di appalti per l'intero territorio. E, per finire, un breve cenno sulle ultime vicende sportive della squadra di calcio del San Teodoro, neo-promossa in serie D che, dopo un promettente esordio in campionato, aveva fatto "abbacchiare",giornata dopo giornata,i suoi numerosi tifosi per ripetuti risultati negativi. Ma, come tutte le storie a lieto fine, anche quella dei Viola del S.Teodoro si è conclusa in "gloria ". La scorsa domenica, in una combattutissima partita di play out con il Muravera, nonostante fosse stata ridotta in dieci da un arbitraggio a dir poco disastroso per le numerose,ripetute gaffes del direttore di gara che era arrivato addirittura ad annullare un gol validissimo, ha mantenuto la sua posizione in serie D condannando la squadra avversaria a retrocedere in " Eccellenza ". Fra l'entusiasmo dei tifosi teodorini (leggasi giunta comunale al completo). Mario Stratta SOMMARIO: Luci ed ombre del 2017; Che idea di progresso?; Sul filo del circo; Sempre più social; Dialogo tra un “Frequentatore” di San Teodoro e la “Signora Previsione”; Realtà museali a San Teodoro; Torri del silenzio; Primavera in Gallura; Notizie spicciole; Se una notte d’inverno un viaggiatore; Un ricordo di Salvatore Spano; Non sparate sui vaccini; Amici a quattro zampe in libertà; Dalla vostra parte; Serate Culturali di Maggio 2017 Biblioteca Gallura; Come eravamo; Sport in Gallura; Alberto sempre con noi; “zucca... c'ani trattatu bé” ; Una piacevole sorpresa. S a l v a t o r e B r a n d a n u , Ve r s o l a l i b e r t à , olio su tela, 50x70, 2014 O r ari Museo e Biblioteca Gallura Gli orari attuali restano invariati anche nei prossimi mesi: Lunedì, Mercoledì e Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00. Martedì, Giovedì dalle 15.00 alle 19.00 I prestiti dei volumi vengono concessi, dopo l’iscrizione gratuita, a residenti e turisti per la normale durata di lettura. Le richieste per l’affitto della sala per riunioni o conferenze deve essere richiesta tramite mail: segreteria@icimar.it Cjavani di piazza Dal barbiere. Zio Eugenio, vecchio falegname, uomo di spirito, discuteva di politica mentre il barbiere Stefano, gli radeva la barba. Nel salone altri avventori in attesa del proprio turno partecipavano alla discussione, animatamente. Ad un certo punto zio Eugenio ammonisce tutti e con “ha rasgjoni Stevanu” chiude la disputa con il suo perentorio giudizio. Al momento di salutare tutti ed uscire dal salone, zio Eugenio con il suo solito spirito pronuncia “oh Stè, no n'haii di rasgjoni”.“Comu” esclamò zio Stefano accalorandosi. La spiegazione del fatto non tardò ad arrivare da parte di zio Eugenio, “v'aia di datti toltu candu meri fendi lu contropelo”. San Teodoro - MAGGIO 2017 distribuzione gratuita Che idea di progresso? La crisi è di fiducia. Prima abbiamo comin- ciato a dubitare dello sviluppo, poi del pro- gresso ed infine di noi stessi. Si comincia con le virgolette su queste voci per sembrare so- fisticati, e poi si concede la mano buona ai saccenti ammettendo che ci siamo mossi nella direzione sbagliata. Il turismo di massa? Non era quello che volevamo, solo che un bel giorno ce lo siamo trovato davanti e allora fi- gurarsi l'imbarazzo. Ma qui tutti o quasi avremmo voluto che an- dasse diversamente; solo che un gruppuscolo ha disposto diversamente e allora via alle se- conde e terze case e quarte case, così che da un giorno all'altro ci siamo ritrovati il territorio edificato, le spiagge super affollate, e a se- guire tutti gli inconvenienti che la transu- manza umana si porta dietro. Comprese le ribalderie di certi brutti ceffi che, attirati come le mosche, ci regalano pagine e pagine di cro- naca, fra l'indignazione generale e la conci- liante morbosità degli appassionati di tale genere. A poco servirono le opposizioni degli ultimi romantici, voci flebili e inascoltate ma di convinta militanza “antisviluppista”, coe- rentemente testimoniata dalle molte astensioni personali in tutti i campi del progresso mate- riale. E' persino disdicevole farvi cenno, ma nella involontaria perequazione dei redditi di cui tutti in qualche modo hanno goduto, a qualcuno pare sia toccata quota ben maggiore; insomma potrebbe anche darsi che sia diven- tato ricco. Il cuore gonfio di sensi di colpa e la continua ricerca di nuove arti mimetiche cui pure sarà costretto, autorizzano a non in- vidiarne la condizione, e anzi a incoraggiarne un percorso di ravvedimento e di rinuncia, ma- gari a favore della predetta perequazione.Un che di impalpabile ammanta le anime, e come passata l'ubriacatura della San Teodoro da bere abbiamo cominciato a frignare cose molto vi- cine all'invidia sociale, e si lamenta del risul- tato persino chi non è mai stato della partita, o al massimo ne è stato solo tardivo spettatore. Un sentimento di disillusione che si può co- gliere facilmente nelle molte obiezioni al pre- sente e nella liturgia dell'auto assolvimento che talvolta impegna l'oratore occasionale negli impervi azzardi della retorica. Il pro- gresso teodorino, nella sintesi attuale dei suoi detrattori, è mera cumulazione materiale e vo- luttà di accaparramento, da cui la circolazione delle più improbabili filosofie su cosa è giu- sto o sbagliato, su chi merita e chi no, in un crescendo che disarma le opinioni più liberali. Secondo costoro, non meno tangibili sareb- bero gli effetti del progresso sul già disadorno carattere identitario locale, potendovi elencare a carico degli abitanti di Oviddè una rincarata dose di disincanto e una rinnovata dedizione al proprio orticello; una vocazione del carattere non solo locale ma che qui si fa accusa diretta nel ritenere che i pacifici teodorini pensano solo ai soldi. GianPiero Meloni (segue in seconda pagina)

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il levante Sul filo del circo Passando per un paese, in tarda sera dei primi anni ’70, nell'allora Cecoslovacchia, nei pressi del confine austriaco, diretto a Praga, fui colpito da un raggio di luce che illuminava qualcosa in alto che non riuscivo ad identificare con precisione. Mi fermai e scesi dalla macchina anche perché attirato da una grande quantità di persone festanti che osservavano ciò che avveniva. Guardai con attenzione ed individuai una persona che, con una lunga stecca in mano, sembrava si librasse nel vuoto oscuro della notte. Il raggio della fotoelettrica che si muoveva seguendo questa persona, illuminò anche un cavo teso dal campanile della chiesa verso un edificio alto che stava dall'altra parte della piazza. I fenomeni da circo non mi sono mai piaciuti fin da quando, da bambino, veniva in paese il circo Zanfretta con la sua tenda rattoppata ed i tavolacci per ospitare noi bambini. Lo spettacolo era povero così come poteva essere in quegli anni del dopoguerra e l'attrattiva principale erano i pagliacci che richiedevano pochissimo per allestire la loro messinscena. Tornavo a casa intristito da quelle rappresentazioni e con l'andar del tempo maturai un senso di rifiuto nei confronti del circo. Quella sera fu diverso. Sarà per il contesto, una piazza pubblica piena di gente che a suo modo partecipava ed era uno spettacolo nello spettacolo, che mi trovai anch'io coinvolto, parte attiva di quel teatro di strada. Qualche anno dopo, nei primi anni '80, mi capitò di assistere ad uno spettacolo, caotico e coinvolgente, tenuto da un gruppo catalano, La Fura del Baus, ai Giardini dell'Orticoltura a Firenze. Anche questa volta tutto avveniva in mezzo alla gente e questa diventava parte attiva dello spettacolo stesso spostandosi tra le serre neoclassiche di quel grande giardino seguendo gli attori e interagendo con questi. Infine a Barcellona, al Forum della cultura e dell'ambiente nel 2004, un altro gruppo di teatranti di strada deambulando su trampoli che li facevano emergere dalla folla che assisteva alla messa in opera ed in mezzo alla quale si muovevano, recitarono La Boda de Sangre di Garcia Lorca con una festa di colori ed un coinvolgimento che solo il teatro di strada forse sa ottenere. Ho scoperto per caso e piano, piano, questo tipo di teatro di origine circense ma che con il circo classico ha ben poco a che fare. Ho così prestato più attenzione alle nuove compagnie che fanno spettacolo circense di strada o che richiamano il circo nella loro denominazione, ma che sviluppano programmi culturalmente evoluti che niente hanno a che vedere con il circo strettamente inteso, spettacolo da baraccone che presenta fenomeni di settore ma rimane freddo nella sua proposta tesa non a raccontare ma a mostrare i fenomeni nella loro specialità. Uno su tutti, il canadese Cirque du Soleil, che inserisce in un filo del racconto che lega tutto lo spettacolo, le scene circensi con ospiti presi dai circhi tradizionali, proponendo inoltre musiche e canzoni originali da loro create in funzione della narrazione. Ma anche altri più modesti ma non per questo meno efficaci e bravi come il Circo Squilibrato che sviluppa i giochi di bravura equilibristica in un contesto comico e burlesco. Questo è il circo che ho imparato ad amare e che ha poco a che fare con il circo classico dai grandi tendoni e degli animali in gabbia che a me mettono tanta tristezza. La memoria di questi momenti della mia vita è stata resuscitata dalla lettura di un bel libro che mi è stato consigliato da un amico: Sul filo del circo, di Paolo Stratta, fondatore e direttore artistico di Cirko Vertigo di Grugliasco in provincia di Torino. In questo libro, forse destinato agli addetti ai lavori, a coloro che fanno spettacolo, l'autore ha voluto ripercorrere la storia del teatro di strada raccontando di questi gruppi di artisti che fanno spettacolo senza attrezzature nei posti più disparati. Troviamo, leggendo, nomi noti e meno noti e di tutti ci viene raccontato il motivo ispiratore. Un teatro che trova il suo palcoscenico nella strada, supera la frammentarietà del circo tradizionale, delle cui tecniche si nutre, e si da un filo conduttore entro il quale tutto si muove, racconta delle storie. Lo svolgimento della narrazione cerca di individuare i codici di riferimento, la grammatica del linguaggio comunicativo, così semplice nel circo tradizionale e che invece in questa nuova forma di spettacolo va scoperta. Un libro rivolto ad operatori del mestiere, ma anche divulgativo, di piacevole lettura per quanti, incuriositi, si vogliono accostare ad un mondo che sempre più frequentemente nelle bagarre vacanziere compare all'improvviso ad allietare le nostre serate prigioniere della calura estiva. Pierangelo Sanna MAGGIO 2017 - pag. 2 Che idea di progresso? ... segue dalla prima pagina Bisogna anche riconoscere che ogni tanto la polemica si fa puntuale e non senza ragione; tuttavia se ci si guarda bene dall'impegno diretto o da proposte precise, prevale quindi la meno compromettente sonorità del borbottio, delle mezze frasi e degli ammiccamenti, per loro natura autoescludenti. Molte delle opinioni correnti da Monti Pitrosu a Franculacciu risentono del montante spirito nazionale di cittadinanza che non è nè attiva nè passiva, ma giudicante, secondo i nuovi schemi della aggregazione sociale virtuale. Rimane il fatto che in molti considerano ormai negativamente il nostro modello di sviluppo, perchè nel profondo non ritengono più ineluttabile il progresso stesso e valutano come innaturali, artificiali e malsani molti aspetti della nostra vita quotidiana. In tempi non sospetti fummo avvertiti dei rischi che comportava uno sviluppo economico che non si accompagna alla crescita del sapere, e dunque della necessità di assecondare tutte le forme di adattamento e apprendistato che conducono a quello stato di vera evoluzione sociale che può essere definito come progresso. A San Teodoro insieme ad un modello di sviluppo nacque una officina culturale con l'intento preciso di sopperire alle inadeguatezze e alle pigrizie, di elaborare proposte e aprire le strade. Su questa scia sono nati l'Area Marina Protetta e importanti convegni internazionali, la Biblioteca e il Museo, una finestra sull'Europa e il concetto stesso di sistema turistico. E' arrivato il momento di riprendere quella strada, così come accadde negli anni ottanta occorre nuovamente scandalizzare i prudenti, questa volta sul campo del turismo sostenibile, con le nuove conoscenze, dal sociale alla biologia, e sopratutto con le nuove tecnologie. Essenza vera del progresso. L'uomo non sale mai così in alto come quando non sa dove va. (Oliver Cromwell, 1820). GianPiero Meloni Sempre più social I social network sono ormai parte in- tegrante della nostra vita quotidiana. Ma perchè piacciono tanto? Perchè è importante usarli? Capire come farlo consapevolmente è molto importante non solo se si ha l’intenzione di fare bu- siness o ci si vuole relazionare, a titolo personale, ma soprattutto perchè un profilo facebook è oggi uno stru- mento di diffusione incredibile, basti pensare che nel mondo siamo 70 milioni che lo utilizziamo tutti i giorni con i pro ed i contro che qual- siasi mezzo nasconde. La nostra esigenza come Istituto delle Civiltà del Mare nasce dalla volontà di rendere il nostro “sapere” sempre più fruibile e condivisibile con tutti voi, con i tanti che ci seguono ormai da anni. A riguardo abbiamo allestito un’area selfie dove, con i semplici tag #Icimar #MuseodelMare #SanTeodoro i nostri ospiti potranno far conoscere attraverso le loro fotografie la nostra realtà. Non abbiamo abbandonato i metodi classici di comunicazione come broshures o altro ma abbiamo potenziato la nostra pagina istituzionale che potete trovare al link, Icimar: https://www.facebook.com/Istituto- delleCiviltadelMare/e ancora una pagina sempre facebook del Il le- vante, che molti ci chiedono ma non sempre possiamo distrubuire in modalità cartacea per ovvi problemi economici di stampa, ecco allora che si potrà prenotare al seguente link, Il Levante: https://www.face- book.com/Il-Levante-1233053756762858/ o scaricare in pdf nel sito www.icimar.it. Siamo a disposizione per eventuali richieste di spon- sorizzazioni al suo interno o tramite web. Per info ci potete contattare nella nostra mail segreteria@icimar.it o direttamente al tel 0784 866180. Angela Bacciu IL LEVANTE Periodico di cultura, ambiente e informazione dell’ICIMAR. Anno VI - N°36, MAGGIO 2017. Registro stampa n. 3/2011 Tribunale di Nuoro. Redazione e Amministrazione: Istituto delle Civiltà del Mare, Via Niuloni,1 - 08020 San Teodoro (OT) Tel./Fax. 0784/866180 E-mail.segreteria@icimar.it - www. icimar. it Tipolitografia: Ovidio Sotgiu - via Corea, 48 Olbia. Direttore Responsabile: Mario Stratta In Redazione: Sandro Brandano, GianPiero Meloni, Pierangelo Sanna. Segretaria di Redazione: Angela Bacciu.

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il levante Dialogo tra un “Frequentatore” di S.Teodoro e la “Signora Previsione” Spero che la grand’anima di Giacomo Leopardi mi perdoni se pur con rispetto ardisco ispirarmi al suo celebre ‘Dialogo di un Venditore di almanacchi e di un Passeggere’. Qui a interloquire sono un Frequentatore di San Teodoro e una immaginaria Signora Previsione che abbiano ad incontrarsi all’inizio della primavera di fronte all’Ufficio Turistico nella Piazza Mediterraneo. Signora Previsione: «Previsioni, previsioni per l’estate…». Frequentatore: «Buongiorno Signora, come sarà quest’anno la stagione turistica?». Signora Previsione: «Oh, non diversa dalle precedenti, anzi molto simile a quella dell’anno passato». Frequentatore: «Quella dell’ultimo record di presenze? Si dice che fosse dovuto allo spostamento di gran numero di vacanzieri dalle regioni del Vicino e del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale per la psicosi di possibili attentati terroristici». Signora Previsione: «Certo anche quello dovette influire… Comunque, come sempre, a maggio avremo i tedeschi che torneranno a stupirci con il loro immergersi nelle nostre acque per noi ancora fredde, a giugno le famigliole con piccolissimi pargoli, a luglio le famiglie-tipo da “vacanza intelligente”, ad agosto i forzati dell’obbligo lavorativo che lascia loro solo in quel mese lo spazio per le ferie, ed una gran massa di giovani ai quali è entrato in testa che è quello il mese dello scialo, a settembre le carovane targate terza età... ». Frequentatore: «La situazione, però, sembrerebbe cambiata, in un certo senso più inquietante, con un terrorismo teso a colpire ovunque e comunque; non sembra che ci siano oasi sicure …». Signora Previsione: «La psicosi è una brutta bestia, pervasiva e contagiosa; ma poi, sa cosa le dico? In questa situazione in cui la sicurezza nei luoghi di vacanza sta diventando una scommessa resta il fatto che molti di questi turisti dirottati da una diffusa paura in Sardegna hanno poi scoperto che l’isola (e San Teodoro con tutta la costa nordorientale primeggia) si è rivelata superiore alle loro aspettative e che vale la pena di ritornarci, terrorismo o no». Frequentatore: «E pensare che tantissimi non l’hanno conosciuta quando offriva ancora l’immagine di una terra incontaminata, grandi spazi liberi sul mare, poco traffico e l’attrattiva di una forte identità non omologata». Signora Previsione: «Già. Ma allora la gente si lamentava di mancanza di servizi e funzionalità, di pochi negozi, di prezzi spropositati, di pochi distributori di carburante e gas in bombole per uso domestico, e poi penuria d’acqua, interruzioni frequenti nell’erogazione dell’energia elettrica e code interminabili alle postazioni telefoniche, le quali, se all’aperto, comportavano la sopportazione degli assalti delle zanzare assai moleste; e ancora, strade e segnaletica disastrose, difficoltà di accesso alle spiagge, segnali e qualità d’immagine televisivi penosi etc. etc.». Frequentatore: «Oggi ci si lamenta invece di caos, confusione, congestione e affollamento, spiagge gremite, traffico, rumore, troppi esercizi commerciali…». Signora Previsione: «La gente non è mai contenta!». Frequentatore: «E l’Amministrazione comunale sarà ben attrezzata per affrontare la stagione?». Signora Previsione: «Qui, più che prevedere occorre consigliare: essere più decisa e continua nel controllo dell’ordine e del decoro con una più organica collaborazione con le altre forze preposte al contrasto di abusivismi vari e non solo di “vu cumprà” (vedasi ombrellone selvaggio) e di intralci provocati dai bus che per scaricare a loro comodo masse di passeggeri sulle spiagge ignorano la segnaletica predisposta creando problemi al traffico automobilistico ciclistico e pedonale nell’accesso ai parcheggi e agli arenili; e poi ancora lotta decisa agli schiamazzi diurni e notturni, e, “punctum maxime dolens”, fare ulteriori sforzi per razionalizzare al meglio il ritiro dei rifiuti (che col cosiddetto porta a porta sarà pure al passo con la modernizzazione ma ha rivelato non pochi inconvenienti e risvolti negativi). Ah, dimenticavo, … se si deve metter mano a rinfrescare la segnaletica orizzontale, sarà bene farlo senza aspettare il pieno della stagione». MAGGIO 2017 - pag. 3 Frequentatore: «Ci saranno problemi anche con la gestione “Ab- banoa”? ». Signora Previsione: «L’impatto massiccio di tanta uma- nità creerà i soliti problemi specie nell’intasamento delle acque fognarie con relative richieste continue di auto spurgo ai pochi e oberati operatori sparsi in un territorio così vasto. Chissà che non si provveda ad un programma di manutenzione preventiva e, prima o poi, ad un intervento organico sul sistema sottodimensionato e ob- soleto: ma questo non sono assolutamente in grado di prevederlo». Frequentatore: «Quanto a Lei, Signora Previsione?». Signora Previsione: «Andrò in vacanza anch’io, non dico dove per non incorrere nel rinfacciamento di chi non vedrà avverata la mia veduta sul futuro; si sa come vanno le cose… potrei aver preso qualche cantonata… guardi quelli – più esperti di me – che preve- dono gli andamenti climatici e meteo!». Frequentatore: «Buone vacanze allora!». Signora Previsione: «Anche a Lei, a tutti i visitatori di San Teo- doro e ai suoi residenti!». Ignazio Didu Realtà museali a San Teodoro Oltre al conosciuto Museo della Civiltà del Mare presso il nostro Istituto esistono due realtà teodorine, degne di essere ricordate e, soprattutto, di ricevere il riconoscimento di numerosi visitatori. La prima si riferisce ad un Museo Mineralogico intitolato alla sorella Monica, scomparsa in giovanissima età, faticosa- mente messo all’onor del mondo da Massimiliano Carta che accanto ad una attività professionale in campo elettronico, coltiva una antica ed approfondita passione per i minerali, muti testimoni di un mondo sommerso. Nella sua collezione si pone all’attenzione di intenditori e di appassionati un pezzo pittosto raro. Il museo che ha sede in loc. Suaredda è visitabile su appuntamento (335 1997469) con ingresso gratuito. La seconda realtà riguarda uno straordinario museo etnografico di vita contadina a Li Mori. Elio Decandia, questo è il nome dell’appassionato proprietario ha infatti raccolto nelle vaste sale del suo stazzo migliaia di pezzi: attrezzi di lavoro, utensili, arredi, oggetti vari della vita e civiltà contadina con particolare riferimento ai secoli XVIII e XIX. Ed ancora: si possono riscoprire straordinarie raccolte di vasel- lame, pignatte, pentole calderoni, ceste e cestini, contenitori in legno per l’acqua. M.S.

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il levante Torri del silenzio Dalla preistoria a oggi, innumerevoli prassi liturgiche nel mondo, le più “naturali” o le più elaborate, scandiscono le ricorrenze della vita e della morte, per attenuare le inquietudini della spiritualità. Nel recente passato, ma ancora oggi, diverse realtà etnologiche sono studiate da prospettori al seguito dei governi colonizzatori europei; questo li pone, in buona misura, come osservatori “condizionati” dalle ideologie e dagli interessi delle nazioni “dominanti”, con ottica occidentale, più spesso, ma anche orientale. I popoli meno evoluti sono stati osservati nell’economia e nelle istituzioni sociali, nell’organizzazione familiare e in tutte le ritualità legate alla nascita, ai passaggi tra i ruoli sociali, al matrimonio e alla morte; fra queste diverse “prassi” dell’umanità intera possono essere ritrovati sostanziali denominatori comuni. Nella nostra società sono scomparsi, di fatto, i riti legati all’iniziazione degli adolescenti, per esempio, o quelli per i passaggi di ruolo, oggi sfumati, ridotti a formali cadenze esteriori nelle prassi religiose, ricondotte a mere circostanze consumistiche, in quanto ormai sfuggono diffusamente i significati profondi di ogni cerimoniale, che nella Preistoria, invece, erano motivati e sottintesi. Appare strano, ma nei riti della morte, il discorso può essere analogo a quello per i vivi e ben si comprende come il senso della compartecipazione sociale a un evento funebre, cambi enormemente con la collocazione culturale, o con la filosofia sociale, l’economia e le conseguenti convinzioni religiose di un popolo. A leggere resoconti etnologici di periodi coloniali europei sulle diverse convinzioni e sugli infiniti riti laici o religiosi, attuati per la “cura” degli antenati, a volte condizionata da urgenze igieniche o consuetudini, si evidenzia come nessun popolo abbia davvero ritenuto di farli “riposare in pace”, i morti, come si dice nei momenti del distacco, tra ipocrisia e scaramanzia: bisogna rimuovere le paure ancestrali legate ai cosiddetti “momenti liminari”. Dati i presupposti, si pensi ora a come un archeologo possa seriamente ricostruire riti, consuetudini e magari contenuti religiosi o mitologici dagli esiti della sola ricerca materiale e monumentale e attribuirli ai comuni antenati. Con franchezza, la cosa ha il sapore del temerario e del velleitario e da questo discende la difficoltà, oltre il macroscopico, a interpretare la funzione di un monumento e le ritualità a esso connesse, magari in chiave psico-cultuale. Pertanto, la ricerca paleo-etnologica o archeologica nasce con evidenti svantaggi e ciò giustificherebbe, a priori, il largo ricorso alla fantasia e alle “tranquillizzanti” opinioni d’autorità di turno: affermazioni e ricostruzioni che freudianamente paragonerei, sempre, ai sogni degli adolescenti nella “fase eroica”, giacché, per un inconscio bisogno, costoro vanno a ricoprire con nuove “favolette” personali, i vuoti mitologici e psicologici ai quali ancora oggi si vuole ricorrere. Ben si comprende, per quanto anticipato, la difficoltà a trarre conclusioni dall’analisi di un monumento proprio singolare, ancora sconosciuto ai manuali universitari. La sua struttura essenziale si staglia al margine settentrionale di un rialzo posto nel cuore del Coros, sub regione storica del Meilogu. Il breve altopiano di Sa Figu si raggiunge facilmente andando da Ittiri verso Banari e imboccando la stradina vicinale per il santuario di San Maurizio. Tutta l’area archeologica di Sa Figu è di straordinario interesse, sia per la ricerca preistorica (tra Neolitico, Eneolitico e fino alla più antica fase del Bronzo (un excursus cronologico, a grandi linee, tra il IV millennio a.C. e il II e forse oltre) sia per la “sinergia dei monumenti” utile a comprendere questa “nuova” architettura. Il monumento di Sa Figu Mai, mai descritto in passato, a oggi non trova corrispondenze con altri simili nell’Isola e ciò non aiuta a chiarire la sua funzione originaria. Muto per la letteratura archeologica isolana, si configura come un poderoso recinto di natura megalitica, di estensione relativamente contenuta, posizionato all’estremo margine del detto pianoro. Verso il quadrante orientale del piano, a distanza di circa un centinaio di metri, sono in sequenza i resti di ben quattro grandi sepolture composite - tipiche del Sassarese -, che si definiscono come tombe a prospetto: è come vedere tombe di giganti, ma sovrapposte a preesistenti domo de janas, riprese nel loro impianto, la cui cronologia originale è da porre tra il Neolitico e l’Eneolitico. Nella tomba più prossima, la maggiore, modellata nella viva roccia calcarea, appaiono la cosiddetta “stele centinata”(in forma di una grande “A” col vertice arrotondato), parte dell’esedra e persino il corpo del- MAGGIO 2017 - pag. 4 l’estradosso che parte dal retro della detta facciata. Insomma, si tratta di una ex domo de janas, trasformata in t.d.g. in una fase ar- caica del Nuragico; il nuovo edi- ficio funerario non fu costruito ma, secondo la tradizione dei la- picidi del Sassarese, ne furono create le sembianze nella tenera roccia calcarea. La camera è un ampio vano sepolcrale circolare di circa 6 m di diametro, ottenuto trasformando una preesistente domo de janas! A breve distanza si susseguono altre tre tombe ana- loghe, tutte con prospetto di tomba di giganti arcaica, ma, a parziale diversità, realizzate in facciata con un più tradizionale placcaggio di lastre. Tornando al recinto di megaliti ortostati, si chiarisce che per la sua particolare consistenza e per quanto finora si sappia, è l’unico di questa natura e, per di più, non appare inequi- vocabilmente caratterizzato per cui si possa attribuirne con cer- tezza l’appartenenza culturale e cronologica, la natura e la desti- nazione. Giacobbe Manca Primavera in Gallura Primi e prossimi appuntamenti patrocinati dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del nostro Comune. Sabato 27 Maggio 2017 Piazza Mediterraneo - A partire dalle ore 16:00: mostra mercato a cura dell’Associazione Arti e Mestieri Teodorini Piazza Gallura ore 19:00 - degustazione di prodotti tipici (zuppa gallurese, formaggio, ricotta, salsiccia, pane e vino) a cura dell’Associazione Culturale Coro L’Aldìa. Stand enogastronomici a cura del Comitato Festa San Teodoro Teatro La Cupola ore 21:00 - spettacolo musicale “Sardegna come un’infanzia” (ingresso gratuito). Liberamente tratto dal romanzo “Viaggio in Sardegna” di Elio Vittorini con la partecipazione di: Cordas et Cannas, Cuncordu e Tenore di Orosei, voce narrante Carlo Valle, Maestro Giuseppe Fadda al violoncello, Li Frueddhi Tiltesi. A cura dell’Associazione Culturale Coro Galorj Domenica 28 Maggio 2017 Piazza Gallura e Piazza Mediterraneo a partire dalle ore 10:00 per tutta la giornata mostra mercato a cura delle Associazioni Arti e Mestieri Teodorini e Piccole Botteghe Artigiane di Telti. Stand enogastronomici a cura del Comitato Festa San Teodoro, Li Cosi Boni Piazza Gallura e vie del centro, partire dalle ore 21:00 - Balli tradizionali eseguiti dal Gruppo Folk San Pantaleo accompagnati da Tore Nieddu; Canti tradizionali eseguiti dal Coro L’Aldìa e Coro Galorj di San Teodoro e dal Coro Boci di Gaddhura Notizie spicciole Cambio al vertice della condotta medica e dell’altare parrocchiale. Con l’elezione alla carica di Sindaco il Dottor Mannironi ha lasciato l’ambulatorio alle attenzioni e cure della dottoressa Graziella Pau che ha incontrato il consenso dei mutuati teodorini. Il suo ambulatorio osserva il seguente orario: Lun.Mar.Mer.- San Teodoro: 9/12 Lun.Mer.- Budoni 16/18 Ven. Straula 8.30/11.30 S.Teodoro 16.18 Giov. Sab: reperibilità tel 339 7371214 Alla parrocchia è stato destinato un nuovo sacerdote, Don Alessandro Cossu in sostituzione del precedente Parroco destinato ad Arzachena.

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il levante MAGGIO 2017 - pag. 5 Dal titolo di un famosissimo romanzo di Italo Calvino, il Levante apre una nuova rubrica. Fatta per ospitare racconti, spazi di vita vissuta con cui i nostri lettori vogliono cimentarsi, come dice Calvino nel suo lungo racconto: “il protagonista è il lettore”. Il primo ad aprire questo nostro esperimento è Enrico Lecca con il suo “Orto del prete”. Ci auguriamo che lo seguano in molti. M.S. Se una notte d’inverno un viaggiatore Gli sfaccendati che, come al solito, erano seduti ai tavolini del bar della piazza, in quel sonnacchioso pomeriggio di fine settembre, sentirono le urla che provenivano dall’orto alle spalle del locale. “L’Orto del Prete”, così veniva chiamato quel terreno, un tempo alla periferia del paese ed ora inglobato dalle e nuove case costruite dagli emigrati che cominciavano a tornare a casa quando i primi benefici delle presenze turistiche si facevano sentire. Marieddhu superò d’un balzo il basso muretto in pietra che delimitava l’orto e si diresse verso il bar, gesticolando e urlando parole sconnesse con la sua pronuncia nasale e con la confusione dettata dal suo precario stato mentale e dall’avvenimento che stava per raccontare. I suoi vivevano in un vecchio stazzo isolato su una collina appena fuori dal paese, allevando i pochi capi di bestiame che aveva affidato loro un proprietario del posto e mangiando i miseri prodotti della terra pietrosa che riuscivano a coltivare. Il padre, basso, tarchiato e sempre immusonito, scendeva in paese cavalcando un asinello senza età e senza colore, anch’esso consumato dalla fatica, dalla fame e dalle botte. Appena spuntava sulla piazza era già oggetto di lazzi e sfottò, ai quali reagiva nominando tutti i santi – rigorosamente nel suo dialetto di origine - e ricordando a tutti che lui era un decorato della prima guerra mondiale e che se avesse avuto ancora con sè il suo moschetto 91, nessuno si sarebbe permesso di prenderlo in giro. Caricato l’asino ed un carretto trainato dallo stesso, con le poche e misere masserizie che possedevano, arrivarono in paese, dove avevano costruito una casa nella quale, pensarono, avrebbero dimenticato i patimenti ed i sacrifici caratterizzati dalla vita nell’abitazione precedente. La casa era di fronte al caseggiato scolastico delle elementari, separata da una strada polverosa d’estate che d’inverno diventava un torrente che scendeva senza freni dalla collina soprastante. Purtroppo, la tranquillità che probabilmente pensavano di avere acquisito con il trasferimento, si rivelò davvero un sogno, visto che il lavoro continuava in un luogo diverso ma era quanto mai duro e sottopagato e che gli scherzi dei buontemponi erano aumentati a causa della loro presenza stabile in paese e non più limitati alle domeniche nelle quali essi venivano dalla campagna a spendere i pochi soldi così faticosamente guadagnati, in vino e nel giuoco delle carte nella sala parrocchiale, nella quale venivano letteralmente depredati dei pochi spiccioli che nascondevano nelle tasche dei pantaloni di fustagno. Coltivavano un campo in uno spazio vicino alla loro nuova casa, anch’esso chiamato “Orto del Prete”, essendo di proprietà della parrocchia che, in seguito, lo cedette, tra grandi polemiche, per la costruzione di un centro commerciale. Era un orto ordinato e bellissimo. Era anche il nostro fornitore di pomodori, quando la notte – meglio l’alba – di ritorno dall’Ambra Night, scavalcavamo la bassa recinzione per placare la sete della notte con i pomodori ed il pane appena sfornato che ci regalavano gli storici panettieri di San Teodoro, la famiglia Oggianu. L’orto veniva arato utilizzando le ultime forze di Peppineddhu, l’asino condotto dal capofamiglia, a forza di bestemmie e pungolate con una verga munita di una punta di ferro. I figli maschi, quando non era necessaria la loro presenza nel campo, trovavano qualche impiego come manovali o tuttofare presso le case dei benestanti del paese che non si sognavano neanche di dar loro il giusto salario ma stabilivano loro quello che gli spettava, sapendo benissimo che il carattere mite di quei poveracci, li avrebbe messi al riparo da qualsiasi forma di protesta, ribellione o rappresaglia. Si ricorda ancora il dialogo tra il padre di uno di loro ed un grosso proprietario terriero per il quale lo stesso lavorava che, rivolgendosi al “padrone,” gli disse testualmente: “no lu pacate pro su tribagliu , tantu no si li gastata” (non pagatelo per il lavoro svolto, tanto non saprebbe come spendere i soldi guadagnati). Le donne lavoravano in casa per preparare i pasti agli uomini, oltre ad andare a servizio presso le case dei ricchi, dove la paga era spesso rappresentata da qualche abito smesso dalla padrona, che loro esibivano con orgoglio, la domenica durante la messa o la passeggiata serale nella piazza del paese. Marieddhu, quando si fu calmato, riuscì balbettando ed im- precando a comunicare una notizia che per lui e la sua famiglia rappresentava una vera rovina. Qualcuno, durante la notte si era introdotto nell’orto, rubando tutti gli attrezzi utilizzati per coltivarlo. Vanghe, zappe ed anche il prezioso aratro, erano spariti. Le indagini e le domande scherzose degli astanti, finirono in mano ai carabinieri che, nonostante il grande impegno dedicato al gravissimo fatto, non riuscirono a venire a capo di niente. La questione venne dimenticata e ricordata soltanto nelle chiacchiere serali al bar, unico svago di un inverno che andava ormai ad iniziare. Quello fu un inverno particolarmente secco, la pioggia non arrivava e già si cominciava a pensare ad una processione per intercedere presso San Teodoro, protettore delle campagne e degli agricoltori. Thiu Meloni si recò all’orto per controllare il livello del pozzo posto al centro del podere. Era un pozzo antico, scavato a mano e rivestito di rotonde pietre di fiume, che, in periodi normali, garantiva il necessario apporto per la cura del campo e per le necessità domestiche. Quel giorno di ottobre il capofamiglia, già preoccupato per un inverno di ulteriori stenti e sacrifici, si affacciò sul bordo, notando immediatamente che il livello dell’acqua era a zero, ma la sua grande sorpresa non fu tanto quello che comunque si aspettava, ma nel vedere che in fondo al pozzo erano ammassate le zappe, gli altri attrezzi ed anche l’aratro che si ritenevano rubati. Le sue indagini, conoscendo a fondo i suoi figli, più dei frequentatori del bar e dei carabinieri, lo portarono immediatamente a convocare ed interrogare Marieddhu, che, dopo un’iniziale reticenza, confe s s ò d i e s s e r e s t a t o l u i a nascondere, ma solo provvisoriamente, quegli strumenti che per lui erano un incubo ed una vera tortura. La storia racconta di bestemmie e botte, ma a noi piace pensare che in un posto qualsiasi, sicuramente più bello di quello in cui ha vissuto, Marieddhu ci stia guardando e che, con quel suo sorriso bello e malizioso, stia raccontando ai suoi fratelli di come sia riuscito a prenderci in giro tutti. Enrico Lecca Un ricordo di Salvatore Spano L’arrivo “della bella” stagione bal- neare ci rende testimoni attoniti della perdita di Salvatore Spano. Per de- cenni ha stupito e incuriosito migliaia di turisti con la sua presenza nel cuore del centro storico dove occupava i pochi metri quadrati sia come spazio espositivo che come studio pittorico. Là era il suo palcoscenico dove si destreggiava e creava instancabile il paesaggio gallurese, e soprattutto quello teodorino. Lo avevo incontrato verso la metà degli anni ‘80 a Gavoi ad una sua personale di pittura allestita presso l’Hotel Taloro al lago di Gusana. In quella mostra i soggetti prevalenti erano i carri a buoi in contesti contadini del mondo sardo di ieri. I dipinti erano realizzati con una sua tecnica personale: l’im- pasto polimaterico tendente al seppia di una certa densità sulla su- perficie bianca del foglio era congeniale alla spatolata nella ricerca del dettaglio. Dopo qualche anno, fortuna volle che innamoratomi di S.Teodoro, vi tornai per circa sei mesi l’anno con la famiglia. Grazie a ciò incontrai di nuovo Salvatore che amava definirsi umil- mente “pittore di strada”. Qui nel cuore del centro storico intesseva cordiali rapporti con i paesani e vacanzieri. Non è mai stato incline alla vanità del suc- cesso, ma ciò nonostante, pur nella sua semplicità, era diventato per la comunità e per i turisti una istituzione autentica teodorina. Colto ed istruito, informato e attento agli eco-sistemi, ai cambiamenti cli- matici in corso, alla ingorda speculazione dell’uomo, nutriva qual- che timore che il paesaggio potesse essere alterato. Vien da chiedersi perché avesse scelto San Teodoro per le sue creazioni pittoriche. Traspare da questo un affetto intimo e intrin- seco per un territorio. Oserei dire che forse è l’amore che fa la dif- ferenza nella scelta di vita. Come si potrebbe altrimenti declinare lo stesso soggetto, lo stesso paesaggio mille volte e in mille modi di- versi? Quando tornerà l’estate ci piacerebbe trovare un segno sim- bolico nello spazio in piazza che renda tangibile il suo passaggio in questo paese. Tore Soru

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il levante Non sparate sui vaccini Da qualche tempo si è scatenata una vera e propria guerra plurimediatica contro i vaccini e le vaccinazioni. Sembra di essere ritornati indietro negli anni, ai tempi di Jenner, quando il giovane dottore inoculò, per la prima volta, in un bambino, la linfa ricavata dalle pustole vaiolose presenti sulle mammelle delle vacche. Tutti lo assalirono: la gente comune, per la paura della cosa nuova e quasi magica; i soloni della medicina, per l’invidia verso quello sconosciuto dottorino che aveva avuto l’ardire di essere più bravo di loro; la stampa che, sempre alla ricerca dello scoop giornalistico, arrivò a pubblicare vignette che mostravano la comparsa, sulla superficie dell’arto sottoposto alla vaccinazione,di escrescenze carnose raffiguranti piccole teste di mucca. Poi, piano piano, le acque si calmarono , la vaccinazione fu accettata in tutto il mondo e il vaiolo fu vinto, tanto che, nel 1980, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità decretò la sua scomparsa dalla faccia della terra. A distanza di anni tutte le malattie infettive sono state oggetto di studi e di ricerche allo scopo di approntare i rimedi preventivi. Io ho avuto la fortuna di vivere questi momenti esaltanti. Perchè, al sesto anno di Università, trovai sulla mia strada, come materia specialistica di insegnamento, la pediatria e fu il colpo di fulmine. Cominciai allora ad occuparmi di bambini e non ho più smesso. La Clinica Pediatrica di Firenze, in cui entrai con timore reverenziale ed entusiasmo, risultava dalla fusione della primitiva Clinica Pediatrica Universitaria (piccola con pochi posti letto, dedicata più all’insegnamento che alla degenza) con un grande Ospedale, voluto dalla Contessa Anna Meyer e inaugurato nel 1884, per la cura e l’assistenza ai bambini malati. Per questa fusione, il complesso si chiamava e si chiama tuttora Istituto Universitario-Ospedaliero ma per tutti è, affettuosamente, l’Ospedalino Meyer ed era uno dei pochi punti,in Toscana, in cui si potevano ricoverare i bambini malati. Nel grande giardino della Clinica c’era un edificio adibito al ricovero dei bambini affetti da malattie infettive. I farmaci a nostra disposizione erano praticamente inefficaci e potevamo agire, con successo, soltanto contro la difterite e il tetano con l’uso di sieri specifici di cavallo. Le malattie infettive facevano paura per le complicazioni che si portavano dietro. In questi giorni ho ripreso in mano il testo di Pediatria su cui, a suo tempo, preparai il tanto temuto esame e son rimasto impressionato dal “vuoto” terapeutico riportato in quelle pagine. Molto semplicemente il libro riporta la lista delle cose che potevano succedere in corso di: - Rosolia: può dar luogo a nevriti e artriti; occasionalmente ad una grave encefalite. I bambini nati da madre che si è ammalata di Rosolia nei primi tre mesi di gravidanza presentano frequentemente: microcefalia, sordità con mutismo secondario, anomalie cardiache, cataratta congenita. -Varicella: può dar luogo ad una più o meno grave cerebellite. A distanza di anni, per il risvegliarsi del virus che, durante la malattia, si è annidato nei gangli nervosi paravertebrali, può provocare herpes zoster. -Difterite: può dar luogo ad una mortalità media del 3-5% in relazione all’inizio della terapia, a insufficienza circolatoria o renale, paralisi del velo pendulo, dei muscoli oculari, paralisi respiratoria e paralisi diffuse. -Tetano: può dar luogo ad una elevata mortalità (50% e più). -Pertosse: può dar luogo a otite media, broncopolmonite, convulsioni nell’ 8% con alta mortalità, epistassi, emottisi emorragie congiuntivali. -Poliomielite: può dar luogo ad una forma non paralitica e ad una forma paralitica. La mortalità è del 8-10%. -Morbillo: può dar luogo ad una mortalità dell’ 1% e, dato che le epidemie colpiscono contemporaneamente migliaia di individui, la mortalità è elevata. Nel suo millenario progredire la medicina ha trovato il rimedio medico e chirurgico per tante malattie: cardiologiche, neurologiche, gastrointestinali, ortopediche etc.; ma questi rimedi tendono a MAGGIO 2017 - pag. 6 correggere malformazioni congenite o danni acquisiti e agiscono, sempre, sulla persona malata, allo scopo di farle recuperare, in tutto o in parte, la salute. La vaccinazione, invece, agisce sulla persona sana, anzi perfettamente sana, allo scopo mantenerla sana per tutta la vita. Quando si parla di vaccinazione l’obiettivo deve essere immunizzare il maggior numero possibile di persone, perché sappiamo che se in una comunità la soglia di copertura raggiunge il 95% l’agente infettivo non trova più spazio per diffondersi. La raccomandazione dell’uso dei vaccini è intesa come promozione alla difesa della salute e non come gestione del bene pubblico in chiave paternalistica se non addirittura punitiva. Esistono delle reazioni avverse ai vaccini; ma sono molto rare e, d’altra parte, nessun farmaco ne è esente. Nel caso del morbillo, che è la vaccinazione più criticata in questi giorni, le reazioni avverse al vaccino e gli effetti collaterali possono essere rappresentati da: nel 20% dei casi una reazione locale con rossore, prurito e gonfiore nella zona di iniezione ; febbre; una lieve reazione cutanea generalizzata; un ingrossamento dei linfonodi della gola e del collo; in circa un caso su 3000 il bambino può avere convulsioni associate a febbre senza conseguenze; in 2- 4 casi su 100.000 vaccinati si può verificare una piastrinopenia, in genere non grave; l’encefalite non è esclusa in maniera assoluta dopo la vaccinazione e può dipendere dal fatto che il vaccino è costituito da virus attenuato e, siccome il virus naturale può dare encefalite, anche questo virus, pur se meno attivo, la potrebbe causare. Tutto questo però non è stato confermato, la sua incidenza è, comunque, di un caso su un milione. Ultimamente si è parlato di rischio” Autismo” legato al vaccino. Si può affermare che questo rischio non esiste: una mole ormai considerevole di studi non ha mai trovato alcun legame fra vaccino antimorbillo ed autismo. La storia del presunto ipotetico collegamento nasce negli anni 90 del Secolo scorso, quando il Medico inglese Andrew Wakefield sostenne, in uno studio pubblicato sulla Rivista The Lancet, che il vaccino potrebbe provocare un’infiammazione della parete intestinale con messa in circolo di particolari sostanze, tossiche per il cervello. Lo Studio è stato smentito, The Lancet lo ha ritrattato dopo che è stato dimostrato che i dati sono stati falsificati e Wakefield è stato radiato dall’Ordine dei Medici. Alessandro Testaferrata Amici a quattro zampe in libertà Con l’arrivo dell’estate la domanda che ci sentiamo rivolgere più spesso è dove possiamo lasciare il cane libero di scorazzare? Purtroppo da noi ancora da nessuna parte! Queste zone sono molto diffuse. Sono in crescita i comuni che creano aree cosi dette “sgambamento” dove i cani rispettano semplici regole (ogni area cani infatti ha il proprio regolamento legato al Comune di appartenenza), possono essere lasciati liberi dal guinzaglio e socializzare con i propri simili. La situazione di oggi è un passo avanti rispetto al completo disinteresse che la maggior parte della gente aveva verso le esigenze del cane. Il nostro paese ha tantissime aree verdi inutilizzate che potrebbero benissimo servire alla costituzione di un’area cani rendendo cosi anche più ordinato il decoro del paese. C’è da dire che non tutti sono entusiasti all’idea di dover dividere la battigia con i nostri fedeli amici, ma anche loro hanno il diritto di poter accedere alle spiagge regolarmente autorizzate dai Comuni. Per questo anche nel nostro Comune è stata individuata come “Dog Beach” la spiaggia di Costa Caddu che non ha incontrato il favore generale. Questo perché con km di spiagge bianchissime e stupende si è costretti ad accedere solo a questa area che risulta non attrezzata a dovere (mancano i lettini, ombrelloni, ciotole con acqua, palettiere, guinzagli), e inoltre avendo una limitazione di soli 25 mt con apposite staccionate si creano molto spesso litigi e tensioni perché chi arriva senza cane e va oltre la staccionata spesso e volentieri si trova il cane intorno che corre e gioca, chiaramente ignaro che oltre la staccionata non può andare. E quindi se non si può lasciare libero oltre i 25 mt che senso ha portarlo in spiaggia? Meglio sarebbe stato che l’area destinata alla sgambatura dei cani fosse accessibile solo a loro. Manola Cherchi Dalla vostra parte Un lettore ci scrive Sono residente a Varese e trascorro le vacanze estive nel vostro paese, dove sono proprietario di un appartamento da nove anni. A luglio vengo con mia moglie per circa un mese mentre ad agosto cedo il soggiorno a mia figlia con il marito e due bambine. Totale complessivo di occupazione: giorni 50/55. Ho appena pagato l'ultima rata relativa alla tassa rifiuti del 2016: perchè San Teodoro mi addebita la Tari per 12 mesi mentre io produco rifiuti per due? Perchè non viene applicata la tassazione ridotta come fanno molti altri comuni a quelle abitazioni di non residenti con utilizzo periodico anche se non continuativo ma ciclico e stagionale? Il signor sindaco vorrà darmi tra- mite il vostro giornale una risposta? Lettera firmata.

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il levante MAGGIO 2017 - pag. 7 SERATE CULTURALI 2017 di Maggio: BIBLIOTECA GALLURA Nel corso del mese di maggio è ripresa presso la sala conferenze del nostro Istituto l’attività di presentazione di libri che si sono imposti all’attenzione del pubblico locale. Alcune copie dei volumi presentati possono essere reperiti presso la segreteria dell’Icimar. Sabato 6 Maggio: “L’altra stagione” di Costantino Pes Giuseppe Pisanu, archeologo impegnato in numerose attività di ricerca non solo in territorio iso- lano ha dialogato con Costantino Pes sul suo recente “L’altra sta- gione”. “Gli appunti raccolti sul campo raccontano una San Teodoro meno conosciuta di quella delle spiagge e della movida estiva, allo stesso tempo fornendo un accesso diretto ai meccanismi della ricerca antropologica.” M.S. per loro e per i familiari ha cer- tamente segnato tutti i presenti. Il ricordo dei genitori, le vi- cende di vita e l’attività profes- sionale del padre dell’Autore,“ medico d’altri tempi”, hanno de- terminato le sue scelte profes- sionali. La narrazione è partita dalla citazione di casi vissuti in prima persona. Antonio, Dalia, Viola, non sono numeri ha affermato più volte Salis. Nei vari interventi è stata messa in risalto l’eccellenza del- l’Hospice di Nuoro, ma anche la scarsità delle risorse disponibili. Il ricavato della vendita del libro sarà devoluto interamente all’Hospice. Lucia Meloni Sabato 13 maggio: “Storie di vita dall’Hospice” di Salvatore Salis Venerdì 19 Maggio: “Li mònti di Santu Diadoru Di li frazioni e vicinatu” di Luigino Deledda Il 13 maggio è stato presentato il libro di Salvatore Salis, dal titolo: “Storie di vita dall’Hospice, Volaos che sunu sos puzones”. L’autore, medico anestesista, uno dei principali attori nell’ambito delle cure palliative in Sardegna, è attualmente direttore dell’Hospice dello Zonchello a Nuoro (una struttura con dieci posti letto per le cure palliative, in un ambiente quasi familiare). Che il libro avrebbe toccato profondamente tutti i presenti era chiaro, ma che sarebbe stata una serata speciale si è visto sin dall’intervento di saluto del sindaco, dott. Domenico Mannironi, che, da medico di esperienza, ha toccato i punti fondamentali delle cure palliative e le numerose criticità della sanità del territorio. Il dott. Salvatore Marrone ha presentato l’autore e anticipato alcuni temi fondamentali sulla presa in carico e cura “dell’umanità malata”. La relazione dell’autore, con una semplicità disarmante e con citazioni di storie personali della vita all’interno dell’Hospice e dei pazienti seguiti a domicilio, nel momento certamente più difficile Un personaggio nuovo, con un racconto riservato ai soli co- noscitori di una lingua, quella gallurese, che ha segnato la sto- ria della nostra isola.”Li mònti di Santu Diadoru ...” è un rias- sunto di vita intensamente vis- suta da Luigino Deledda. Il suo, in questo spaccato di un mondo in parte scomparso, è un quadro dolente e affascinante di un’ esistenza trascorsa in solitudine con il conforto dei propri pensieri e con il sussurro della propria anima di poeta... “Ho amato tanto la mia vita: è la più bella cosa che i miei genitori mi abbiano dato.”... In chiusura il coro Galorj di San Teodoro ha allietato il numeroso pubblico intervenuto ad una serata che resterà nel cuore di molte persone. M.S. Come eravamo La fotografia che pubblichiamo riprende una cresimanda nell’attuale piazza Mediterraneo (all’epoca dello scatto negli anni ‘60: Via Sardegna)

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il levante MAGGIO 2017 - pag. 8 Sport in Gallura: Mini aspiranti campioni e calciatrici in rosa. Pagina a cura di Sandro Brandano Quest'anno si sono svolte le feste provinciali categoria “piccoli amici” e “primi calci”al campo sportivo di S.Teodoro con il coinvolgimento di genitori e accompagnatori di tante squadre della Gallura. Il campo sportivo è stato invaso da circa centocinquanta bambini di Oschiri, Berchidda, Olbia. I piccoli calciatori con gli istruttori Emiliano Bechere, Roberto Bavaro e la collaborazione di Giovanni Brandino, si sono sfidati in mini partitelle per la gioia dei genitori al seguito ed alla fine con il “terzo tempo” organizzato dai genitori dei bambini si è conclusa la giornata in allegria. Le squadre del settore giovanile, “allievi” e “giovanissimi” guidati da Igor Marziano e Alessio Murgia hanno concluso il loro campionato con un onorevole secondo posto. Alberto sempre con noi con più di 30 atleti arrivati al traguardo, dove spiccano le vittorie di categoria di Enzo Tanca e Claudio Pericica. Come di consueto si è svolto nel dopo gara il pranzo per tutti gli atleti e accompagnatori offerto dall'atletica San Teodoro con il prezioso contributo della Società Stagno spa. Il 25 aprile si è svolta in Pischera, organizzata dalla società Atletica San Teodoro come da calendario regionale Fidal, la 3^ edizione della gara podistica "Currendi in Pischera - trofeo del Fenicottero" e 1°Edizione del Memorial Alberto Ventroni. La gara ha visto la partecipazione di circa 300 atleti. La gara maschile assoluta svoltasi sulla distanza di 9 km (3 giri) è stata vinta dall'atleta marocchino ma ormai olbiese di adozione della società Cagliari Marathon Qualid Abdelkader, mentre quella femminile di 6 km (2 giri) dall'atleta di origini spagnole tesserata con l'Atletica Buddusò Maria Freire Luz. Insieme alla gara femminile si è corsa anche la gara non agonistica di 3 km (1 solo giro) vinta dall'atleta teodorino Marco Doneddu e per le donne dall'atleta di Fonni Antonella Coccollone. Toccante l'arrivo nella stessa gara degli amici più intimi di Alberto. Numerosa anche la partecipazione delle gare del settore giovanile che ha visto aggiudicarsi il trofeo intitolato all'amico Alberto Ventroni, riservato alla società con il numero più alto degli atleti arrivati sul traguardo, dall'atletica Olbia. Massiccia come al solito la presenza dei partecipanti di casa “zucca... c'ani trattatu bé” Con questa scherzosa espressione dialettale (ci hanno trattato bene) Giovanni Antonio Capra era solito commentare i risultati (buoni o cattivi che fossero) degli incontri della Stella Azzurra. Un ricordo per un ex dirigente che dello spirito caro a De Coubertin, aveva sottolineato il suo modo di fare il dirigente sportivo. Giovanni Antonio Capra era stato uno dei fondatori della “mitica” Stella Azzurra, società nata con lo spirito del divertimento che aveva partecipato a tanti campionati federali. Purtroppo ad aprile ci ha lasciato e noi del Levante lo ricordiamo con affetto. Una piacevole sorpresa Nel numero del Levante di ott/nov del 2014 avevamo dato la notizia del passaggio di Giada Sanna classe 2000 dal San Teodoro alla Torres femminile. Oggi diamo la bella notizia che la squadra sassarese ha conquistato la promozione al campionato nazionale di serie “B”. Giada era una promessa del calcio è si è presto confermata giocando da titolare nella gloriosa squadra pluriscudettata sassarese. Giada Sanna è cresciuta nel settore giovanile del San Teodoro ed è sorella del portiere della squadra Juniores, Emanuele, che quest' anno dopo aver stravinto il proprio girone è stata eliminata in semifinale regionale dalla Torres. Un in bocca al lupo a Giada dalla redazione del il Levante.

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