Mito...logica...mente

 

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Progetto Classi III

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a.s. 2016 - 2017

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MUSICA DI RACCOGLIMENTO PUBBLICO TRACCIA 1 SI APRE SIPARIO OLIMPO – GLI DEI DANZANO LIBANO SORRIDONO CHIACCHIERANO SCHERZANO FRA LORO (ci sono anche Peleo e Teti ai quali poi si rivolge Discordia – c’è pure Paride) VOCE FUORI CAMPO N.1: Ed eccoli gli dei sempiterni, sull’Olimpo a godere della loro serena esistenza, da sempre interessati alle umane sciagure dei mortali. Al di sopra di tutti è Zeus, figlio di Crono, l’ineluttabile saettatore. Con lui Ares che governa la guerra e Febo Apollo. E Poseidone che colma l’Egeo di vortici salmastri e poi Atena dalle braccia bianche ed Era dalla bella guancia. Infine Artemide guerriera e Afrodite, bellissima, che fiacca gli uomini con seducenti dardi d’amore ZEUS: Transatti Mario III A: Sono il Signore dell’Olimpo: Zeus, figlio di Crono, il saettatore. Tengo le redini del mondo e dei mortali conosco opere e pensieri. Pongo fine alle guerre ed armo i soldati contro chi voglio. Proteggo i supplici e premio che immola sui miei altari vittime sacrificali. ATENA: Coviello Carmen III E: Sono Atena, figlia prediletta di Zeus e di Meti, nata già adulta dalla sua testa, armata di scudo ornato con la spaventosa testa della gorgone Medusa. Sono anche la dea della guerra, la dea della ragione e della arti. Insegnerò agli uomini la navigazione, ad arare i campi, ad aggiogare i buoi e a cavalcare e alle donne a tessere e ricamare. DIONISO: Sabatella Gabriele III C: (+ 2 Ninfe: Mancusi Letizia III A; De Bonis Federica; ): Sono Dioniso figlio di Zeus e di Sèmele. Fui affidato da Zeus alle ninfe le Iadi, sorellastre delle Pleiadi, divenute una nuova costellazione nel firmamento. Mi appassionai alla caccia e creai il vino che, assaggiato, fu il nuovo nettare che fa dimenticare la stanchezza e i dolori che dà ebbrezza ed euforia. VICINO A DIONISO CI SONO LE SUE NINFE – DIONISO LE BACIA LE ACCAREZZA AFRODITE: Palermo Francesca III A: Sono Afrodite, Dea dell’amore e della bellezza. Nacqui a Zante dalla schiuma del mare Egeo, la perla di tutta la Grecia. Sarò io a convincere il bellissimo Paride, figlio di Priamo e principe troiano a farmi dono del pomo d’oro. Ed io gli concederò Elena: la donna più bella del mondo. ANFITRITE: Messina Giulia III E: Sono Anfitrite, una Nereide, sposa infelice di Poseidone, il potente dio del mare. Fui io, per vendetta, a trasformare, con l’aiuto della maga Circe, la bellissima Scilla in un orribile mostro per punire il tradimento del mio sposo. EFESTO: Gioviale Marco III C: Sono Efesto, fratello di Ares e figlio di Era. Sono il Dio del fuoco, della metallurgia, e dell'artigianato. Sono il fabbro degli dei, marito dell'adultera Afrodite. Sono il detentore di un del sapere magico, artefice dello scettro e dell'ègida di Zeus . Caddi in mare scagliato da Zeus giù dall’Olimpo e, accolto dalla dea Teti e in una grotta sottomarina ho appreso la lavorazione dei metalli. Nelle mie officine lavorano i Ciclopi. Su richiesta di Teti, madre di Achille, forgerò per l'eroe uno splendido scudo. 2

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ERA: Trionfo Mariannica III D: Sono Era, moglie di Zeus Cronide e sovrana dell’Olimpo. La sciagura si compierà. Il mare solleverà vortici di morte e le sponde dell’Eubea accoglieranno molti miseri corpi. I templi non più onorati chiederanno vendetta. Dall’Olimpo Zeus scatenerà la folgore vendicatrice dei giusti. ADE: Volturno Carmine III B: Sono Ade, figlio di Crono e di Rea, fratello di Zeus e Poseidone, Dio dell'Oltretomba. Il mio nome significa "l'invisibile". Con Zeus e Poseidone abbiamo il comando dell'Universo. Dopo la vittoria sui Titani Zeus ha ottenuto il regno del Cielo; Poseidone il regno del Mare e io il regno del mondo sotterraneo, gli Inferi. Ho rapito Persefone, rinchiusa nel soggiorno delle ombre obbligata a trascorrere un terzo di ogni anno presso il mio regno. ARES: Volturno Giuseppe III C: Sono Ares, dio della guerra…Tutti i popoli mi temono, i sovrani invece mi implorano, dedicando ai miei templi gloriosa ecatombe per invocare la vittoria in battaglia. ARTEMIDE: Marino Angela III A: Sono Artemide, dea della caccia e sorella gemella di Apollo. Armata di arco e frecce d'oro, dimoro nei boschi . Stolto è tra i mortali colui che distrugge le città e vìola i templi degli dei sacri a Zeus…ben presto costui perirà…con dolore inenarrabile. A P O L L O : Galasso Antonio III D: Sono Apollo, dio del sole e di tutte le arti.. Il mio tempio gronda sangue dei Frigi. La vergine Cassandra, la menade, che destinai al profetico delirio, a forza sarà condotta alle navi dell’Atrìde, sovrano dei Dànai, ove spregevoli nozze scioglieranno le sue bende sacre. Ma io, Febo Apollo, vendicherò l’oltraggio subito! ENTRANO IN 7 – 4 DA DX E 3 DA SX CORO N.1: (Sergio Antonio III C; Pavelescu Daniel III B; Scigliuzzi Michele III A Romano Egidio III E; Finamore Francesco III E; Princi Gabriele III E; Giraldi Stefano III E): Si festeggian le nozze di Peleo con la divina Teti, tutti son lieti ed intenti a gustar prelibatezze, danzano e scherzano, quando d’un tratto entra Discordia, la dea non gradita, livida è in volto per l’onta subita. (ESCONO DA DESTRA) PARLANO TUTTI E TRE CON UNICA VOCE 3

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Sono presenti: PELEO E TETI; PARIDE ERA ATENA E AFRODITE PELEO: Summa Niccolò III A: Sono Peleo, re di Ftia. Conobbi una nereide di nome Teti e Zeus decise che doveva essere mia sposa. Ella partorirà un figlio più forte di ogni uomo mortale che strapperò dalle sue mani e manderò dal vecchio Chirone per addestrarlo alle antiche virtù. TETI: Santarsiero Francesca III A: Sono Teti, la più bella delle Nereidi, le ninfe dei mari figlie di Nereo e Doride, discendenti da Oceano. Ho il dono della metamorfosi che aumenta il mio fascino. Darò alla luce un figlio che diventerà il più potente, intelligente ed ambizioso fra gli uomini mortali, eroe di Troia. Gli darò per nome ACHILLE . DISCORDIA (ENTRA DA SINISTRA): Tarantino Maria Rosaria III B: Vi concedano gli dei dell’Olimpo di godere di tanti graditi doni e di ogni bene… allontanando da voi e dalla prole la sciagura, la malattia, la morte. Venni, comunque, pur non desiderata al banchetto di nozze, per recarvi anch’io questo dono, un pomo d’oro di preziosa fattura. Eccolo…oh divino Zeus e che sia per la donna più bella! LANCIA VERSO L’OLIMPO IL POMO E SE NE VA RIDENDO ZEUS: Trasatti Mario III A:Poseidone cedo a te l’onore di donare il pomo alla più bella POSEIDONE: Giarraffa Antonio III A: Ho lasciato le profondità dell’Egeo salmastro dove i cori delle Nereidi intrecciano in cerchio bellissime danze per essere qui o padre divino e per godere di queste nozze, non posso io scegliere chi fra le dee sia la più bella, che ci pensino Apollo o Ares o Eolo! TUTTI GLI ALTRI DEI (APOLLO – ARES – EOLO): No, No, Non io Non io ZEUS: Trasatti Mario III A: E allora che ci pensi l’ospite, sia Paride il principe di Troia ad eleggere col suo dono la più bella. MENTRE A PARIDE SI AVVICINANO ERA ATENA E AFRODITE – GLI SUSSURRANO QUALCOSA – POI PARIDE CONSEGNA CON ENFASI IL POMO AD AFRODITE (La scena si svolge mentre si sente la voce fuoricampo n. 2) VOCE N. 2: E fu così che Paride, per sua sventura, fu scelto dal Fato per giudicare il triplice giogo delle tre dee. Pallade Atena, da sempre vicina ai Troiani, gli concedeva di devastare la terra degli Achei al comando dei Frigi. Era gli prometteva la signoria dell’Asia se avesse scelto lei, infine Afrodite, dell’amore la custode, se fosse stata decretata la più bella fra le immortali, gli promise 4

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l’amore della donna più bella del mondo: Elena di Sparta, moglie di Menelao, figlio di Atreo. E Paride, lo sventurato, scelse l’infausto connubio d’amore. PARIDE: Lo vallo Angelo III C: Era voleva rendermi padrone di tutta l’Asia e ricco più di qualsiasi altro uomo sulla terra; Atena voleva rendermi un guerriero invincibile, il più forte, ma anche il più saggio di tutti gli uomini ma io scelsi Afrodite, che mi promise in moglie la più bella donna del mondo: Elena di Sparta. L’odio delle altre dee si scatenerà, provocando la rovina della città di Troia. CORO N. 2 (GLI STESSI DEL CORO 1: Sergio Antonio III C; Pavelescu Daniel III B; Scigliuzzi Michele III A Romano Egidio III E; Finamore Francesco III E; Princi Gabriele III E; Giraldi Stefano III E) : (ENTRANO IN 7 – 4 DA DX E 3 DA SX MENTRE GLI DEI SI SISTEMANO AI LORO POSTI IN OLIMPO): Cantami o Diva del Pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei. Menelao, lo sposo tradito, col fratello Agamennone, dirige verso la rocca di Troia con mille navi, per riprendersi la sposa. E con loro Nestore di Pilo e i Micenei e gli Achei e gli Aiaci. Persino il divino Achille da Ftìa a capo dei Mirmìdoni ed infine Ulisse, l’astuto sovrano di Itaca. 5

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IL CORO ESCE ED ENTRA IL QUADRO DI IFIGENIA: Agamennone Ifigenia Clitemnestra due Corifee- il sacerdote VOCE N. 3: Bonaccia di vento in Aulide impediva alle prue degli Achei di salpare. E fu così che con l’inganno di nozze regali giunse festosa la vergine Ifigenia, ignara della sua triste sorte. Si consumò l’orrore inenarrabile del sacrificio umano agli dei, per mano dell’Atride, il suo stesso padre che dovette poi pagare in Argo il fio…..sangue con sangue e vendetta fu fatta. IFIGENIA: Colangelo Mariagiulia III B: Oh padre mio, tanto caro a questo cuore di fanciulla, con le lacrime, supplice mi prostro ai tuoi piedi, ti prego non infliggermi prematura morte, dolce è la luce! Ricordi? quante carezze ti ho dato e quante ne ho ricevute, pensavo che qui in Aulide sarei stata sposa di un nobile principe….Ti supplico, padre, non uccidermi, io sono innocente e tu lo sai e lo sanno gli dei. Risparmiami, ti prego, ed io ti onorerò finché la morte arriverà a toglierti il respiro. CLITEMNESTRA: Sabia Chiara III E: Oh parto mio felice, gioia portasti nelle dimore regali e nella mia vita. Affranta piango l’annunzio di morte prematura. Tuo padre, Agamennone, ti destina all’Ade, sgozzandoti come una cerbiatta dei monti dell’Ida. Si compie il Fato avverso che ti nega lo splendore del sole, e il prato dei verdi germogli e i cieli sereni dell’Ellade. Oh un dio avesse fermato gli eserciti achei! Delle navi le poppe non avesse quest’Aulide accolte! Dolorosa è questa fatalità funesta per la giovinetta che sognava uno sposo valente ed ora inutile è il pianto di chi ti partorì e le lacrime di tutte le vergini d’Argo. CORIFEA: Pace Maria III D: Guardatela, splendore di Zeus, si avvia con ghirlande di fiori tra i capelli d’oro. Acque rugiadose l’attendono. E sia Artemide, degli dei la sovrana ad accoglierla benevola. CORIFEA: Converti Miriam III C: E sia per lei gloria imperitura!! Oh figlia di Zeus, accetta il sacrificio dolente della vergine fanciulla. Quanta dolcezza hanno le sue lacrime caste. ENTRAMBE LE CORIFEE: Pace Maria III D e Converti Miriam III C: Il sacerdote, preso nella destra il pugnale, pregava. Immenso il dolore pervase gli astanti nel vederla lì, la vergine, col capo chinato in attesa del colpo mortale. Ma un evento miracoloso ci fu…. allorquando la scure si abbattè, Ifigenia, su un carro alato volava via, verso l’Olimpo. 6

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VOCE N. 4 Perpetrato ormai è l’orrore, sazi gli dei del sangue innocente, non pongono più ostacoli alla lotta, ha inizio, ormai, la madre di tutte le guerre. ENTRANO 10 RAGAZZI VOCE N. 5 E come quando Zefiro scompiglia un’alta messe al suo passaggio, soffiando forte da piegar le spighe, così quella marea di gente si accalcava ciascuno al proprio re: Agamennone e Menelao, figli di Atreo, e Nestore da Pilo ed il pelìde Achille, il semidio, infine Odisseo, il laerziade, l’astuto sovrano di Itaca. DA UN LATO GLI ACHEI: Giambrocono Denny III E; Crisci Francesco III E; Beriano Samuel III B; Zaccagnino Francesco III B; Pucino Lorenzo III D DALL’ALTRO I TROIANI: Telesca Donato III D; Mecca Alessandro III C; Ostini Marco III C; Romano Gabriele III A; Tedesca Donato III A. ACCENNANO UN COMBATTIMENTO CON LE SPADE. POI RESTANO IN SCENA ALCUNI PER TERRA, ALTRI IN PIEDI. PRIAMO: Barbano Valerio III B: Agli dei dell’Olimpo ho levato suppliche accorate affinché la città fondata dai padri fosse salvata, ma noi mortali nulla possiamo contro l’avverso destino. Il mio nome è Priamo, ultimo re di Troia ormai rasa al suolo, saccheggiata e data alle fiamme. Sventura portò quel cavallo di legno … un inganno! Col quale gli Atridi vinsero le mura ciclopiche della mia città fortificata! Oh Zeus, tu che ascolti i supplici … fa che Ulisse, l’ideatore di quel cavallo di frode non giunga più alla petrosa Itaca, che mai possa egli godere dell’abbraccio del padre, della tenerezza del figlio, delle lusinghe del talamo nuziale. Figli miei venite a me, vi supplico, il dolore per la patria tanto amata mi è insopportabile. PARIDE: Lovallo Angelo III C: Padre mio, onore di tutti i Troiani, sono solo io l’unico colpevole dell’immane sciagura che si è abbattuta su Ilio e sulla terra sacra dei Frigi. 7

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Colpevole fu Afrodite che insinuò nel mio cuore il sentimento d’amore per la bella Elena di Sparta … ma ella era sposa di Menelao … non poteva essere mia … eppure al calore delle Pleiadi furtivi lasciammo il palazzo dell’ospite spartano e il cuore oggi stilla sangue per la Patria caduta. Anche tu l’accogliesti a palazzo e non potesti impedire al tuo cuore d’amarla. Per mano di un Acheo morirò e così espierò la mia colpa più grave. ETTORE: Grignetti Gianmaria III B: Oh padre carissimo, onorato più d’ogni altra cosa, sarei stato il futuro re di Troia alla tua morte. Avevo una sposa degna di questo nome, bellissima e fedele che mi ha generato nobile progenie. Per l’errore di Paride, seduttore di femmine, non potrò più godere delle dolci carezze di Andromaca, non vedrò mio figlio, il piccolo Astianatte, crescere e non siederò sul trono che mi spettava. Per i posteri resto solo Ettore, il figlio primogenito di Priamo e di Ecuba. Il principe ereditario di Ilio ormai caduta. Ho ucciso Patroclo pensando fosse Achille pagherò con la mia stessa vita per questa morte. Oh grande Zeus risparmia almeno il figlio, fa’ che la nobile stirpe troiana non si estingua, fa’ che sopravviva fiera alla ferocia degli Achei. ASTIANATTE: Biscione Luca III C: Sono Astianatte, figlio di Ettore e Andromaca, vittima innocente della guerra e degli strascichi d’ odio e di violenza che essa ha generato. Il destino ha stabilito per me il sacrificio per rendere propizia la partenza dei Danai. Fui, oh padre, l’unica ragione di speranza per la città di Troia distrutta affinché mi dimostrassi valoroso come te e rifondassi Pergamo. Per bocca di Ulisse fu espressa la dura legge del vincitore: la morte mi priverà delle gioie dell’età giovanile e matura. ENEA: Durante Stefano III E: L’armi e il valor mi fecero un eroe che pria da Troia agli italici lidi errando venni. E quanto soffersi e in quanti perigli incorsi. Ma con strenua e sanguinosa guerra fondai in Lazio la mia cittade Ove cotanto crebbe il nome dei Latini, ove l’imperio alto di Roma fece storia. E già contezza avea ch’era di Troia le cui torri superbe a terra sparse E de la sua ruina alzarsi tanto d’avanzar d’orgoglio e di potenza. AGAMENNONE: Lorusso Gabriele III B: Il mio nome è Agamennone, figlio di Atreo, re di Micene e distruttore di Troia, giusta vendetta per la città di Priamo rasa al suolo da mortifere lance argive. Vagheggiavo il ritorno tuttavia il mio cuore modula un canto luttuoso, la leonessa si è giaciuta con il lupo in assenza del nobile leone onorato dagli dei. Mi è dato di espiare il sangue versato dagli avi e morendo pagherò il fio di altre morti, la spada mi colpirà e stillerà del mio sangue e la città sarà sotto la tirannide di Egisto figlio di Tieste. La terra ha nutrito un cibo maligno che ha generato l’odio. Un demone si abbatte sulla casa degli Atridi, mai sazio di sventura funesta e fraudolenta. La morte troverò nella mia dimora e nell’Ade amorosamente abbraccerò Ifigenia, la mia colpa più grave. MENELAO: De Clemente Umberto III B: Venni a Troia per avere vendetta su un ospite subdolo che trafugò mia moglie dalle sue stanze, dalla mia stessa casa. Lui, qui, per mano mia, pagherà il fio per la sua colpa e con lui tutta la sua progenie. Porterò via la spartana Elena per ucciderla in terra argiva e che sia la vendetta per quanti hanno perso la vita a Ilio. E che sia di monito a tutte le altre donne!! 8

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Gli dei mi concedono la grazia della vendetta per questa donna che ha la bellezza di una dea e col sangue di Paride e di tutti i Troiani, finalmente potrò lavare l’onta che si abbatté sulla mia onorata dimora di Sparta. PATROCLO: Lacerra Antonio Lucio III B: Sono Patroclo, Figlio di Menezio e di Stenele, il migliore amico di Achille. Indossai le sue armi quando questi, offeso da Agamennone, re di Micene che gli aveva sottratto la bella Briseide, rifiutò di continuare a combattere contro i Troiani. Mi presentai in battaglia al suo posto per dare coraggio agli Achei e provocando scompiglio nelle file nemiche, che respinsi vittoriosamente. Fui però indebolito dal dio Apollo, ferito da Euforbo ed infine ucciso da Ettore che credeva fossi Achille. La vendetta lo indusse a riprendere la guerra e ad uccidere Ettore in duello. ACHILLE: Sportelli Vincenzo III C: Ci sono anch’io, son figlio di Peleo e della dea Teti, il mio nome è Achille e governo un popolo abile in battaglia, i Mirmidoni, che portano strage e morte ai Troiani. Io farò a brandelli la tunica di Ettore infilzandogli le viscere. Sotto i miei passi geme forte la terra frigia; ove io giunga gli altari grondanti sangue fissano atterriti l’ecatombe. Mai esitai davanti a una spada nemica. I mortali conferiranno gloria imperitura al mio nome che sarà immortale. VOCE N. 6 (mentre escono tutti tranne Achille e Ettore che combattono): Ettore e Achille vengono a tenzone. Le lance di bronzo rimbalzano sulle armature d’oro. Gli dei chiamano a morte. E con anima colma di selvaggia ira s’avventò Achille, come fulgida stella nel cuor della notte. Sguainò la spada che pel morbido collo passò di punta. L’anima volò dal corpo esanime e scese all’Ade. Poi lo trascinò l’inesorabile in un turbine di polvere. LE CORIFEE ULTIME A PARLARE PRIMA DELLA LORO PARTE PROVVEDONO A PORTARE IL CORPO DI ETTORE DIETRO LE QUINTE IN UN SALUTO LAMENTOSO 9

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PRIMA STROFA: Becce Laura III A ; Giambrocono Federica III E; Marino Marta III A: Ben 10 anni di guerra tremenda non avevano Troia domata, SECONDA: De Luca Chiara III B; De Mitri Danila III B; Onorato Silvana III B: Decimata, affamata, straziata resisteva e già era leggenda. TERZA: Manta Cristiana III C; Scavone Alessia III C; Telesca Anita III C: Anche di Ettore priva, caduto sotto i colpi di Achille furente, QUARTA: Dema Nicole III D; De Nittis Petronilla III D; Telesca Cristina III D; Ogni uomo che fosse valente, in battaglia portava il suo aiuto. QUINTA: Stella Brienza Grazia III E; Raciti Simone III E; Scavone Clelia III E Le sortite ed i colpi di mano eran sempre più duri ed atroci; SESTA: Fierro Antonella; Ricci Martina III B; Santarsiero Ilenia III E Molto più delle bestie feroci si scannavano al colle ed al piano. SETTIMA: Becce Laura III A ; Giambrocono Federica III E; Marino Marta III A: Di creare un cavallo di legno viene allora ordinato ad Epeo OTTAVA: De Luca Chiara III B; De Mitri Danila III B; Onorato Silvana III B: 10

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Ed Atena ed il prode Odisseo ben guidavano tutto il suo ingegno. NONA: Manta Cristiana III C; Scavone Alessia III C; Telesca Anita III C: Alla fine quel grande cavallo cavo al ventre ma ben camuffato, DECIMA: Dema Nicole III D; De Nittis Petronilla III D; Telesca Cristina III D Sulla spiaggia sarà abbandonato, è un cimelio su un gran piedistallo. UNDICESIMA: Stella Brienza Grazia III E; Raciti Simone III E; Scavone Clelia III E Fingon tutti gli Achei di partire ed il campo distruggono e il resto DODICESIMA: Fierro Antonella; Ricci Martina III B; Santarsiero Ilenia III E Sulle navi poi montano presto l’orizzonte li vede sparire. TREDICESIMA: Becce Laura III A ; Giambrocono Federica III E; Marino Marta III A Dentro il ventre ricurvo e ben chiuso stan gli achei nascosti a guardare. QUATTORDICESIMA: De Luca Chiara III B; De Mitri Danila III B; Onorato Silvana III B: I troiani si danno a cantare, ogni cuore alla gioia è dischiuso. QUINDICESIMA: Manta Cristiana III C; Scavone Alessia III C; Telesca Anita III C: Tra le danze ed un canto rituale per l’assedio alla fine cessato, SEDICESIMA: Dema Nicole III D; De Nittis Petronilla III D; Telesca Cristina III D Nelle mura di peso è portato, lo strumento di morte fatale. DICIASSETTESIMA: Stella Brienza Grazia III E; Raciti Simone III E; Scavone Clelia III E Nella notte già dormono tutti. Gioia e vino li hanno fiaccati. DICIOTTESIMA: Fierro Antonella; Ricci Martina III B; Santarsiero Ilenia III E 11

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Dal cavallo gli achei son sbucati giù a portare la strage ed i lutti. DICIANNOVESIMA: Stella Brienza Grazia III E; Raciti Simone III E; Scavone Clelia III E Ecco gli altri arrivare alle porte e la morte in un lampo divampa. Raro chi con la fuga la scampa, TUTTE INSIEME RECITANO LA VENTESIMA STROFA: Per l’amata città è malasorte. VOCE N.7: Lividi e sanguigni erano i Troiani. Colpiti a tradimento nel sonno di una notte senza sogni e presaga di sventura. Tanti, in quella notte d’inganno, avrebbero posto fine alle lor vite, sgozzati dalle spade, trafitti dalle lance argive nascoste nell’incavo di un cavallo di legno…dono degli dei pensarono gli sventurati. ESCE DI SCENA IL CORO 12

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ENTRANO ANDROMACA – ECUBA - ANDROMACA: Di Nella Francesca III D: Tu, città di Tebe, orgoglio della terra d’Asia, da te mi allontanai con il corredo splendido, ricco di ori, per entrare nella regale dimora di Priamo, re di Troia, assegnata in moglie ad Ettore, domatore di cavalli, principe splendido … per dargli un erede degno del trono di Ilio. Un tempo, la mia sorte era invidiata da molte … ora, io, Andromaca, sono la donna più affranta del mondo. Ho visto morire, dall’alto delle mura, il mio sposo, trafitto dalla spada del Pelide e nostro figlio, il piccolo Astianatte, precipitato dall’alto delle torri per mano degli infidi Achei. Ed io, da regina, ridotta a schiava nell’Ellade, bottino di guerra ambito da molti ed assegnata a Neottolemo, figlio di Achille. In molti provano pena per questa donna d’Ilio che ha perso tutto: amore, fama e anche l’onore, costretta ad un talamo nuziale sgradito e disonorevole. Vorrei tanto non essere mai nata!! Un’ Ancella: Leone Giulia III C: Io sono un’ancella di Andromaca. Oh Regina, ancor di tal nome io t’appello, ero nella tua casa quando tornasti: piangevi e continuavi a voltarti indietro. Amore eterno giurai a te e al tuo regale consorte e, quando giungesti nella tua ormai triste dimora, insieme scoppiammo in un pianto di morte. Piangevamo Ettore nella sua casa nonostante fosse ancora vivo. Nessuna pensava in cuor suo che vivo sarebbe tornato dalla battaglia… Fui poi fra le ancelle che accompagnarono te, mia Regina, coi gemiti e lamenti seguiti dal compianto d’Ecuba. Oh, tra gli eroi troiani Ettore fosti TU il più diletto! Fosti caro agli Dei mentre vivevi. E lo sei ancora, qui, morto. ECUBA: Mangone Mariangela III C: Figlio mio diletto, a che ho da vivere in tanto dolore, solo un lamento di morte posso intonare in tuo onore. Tu ch’eri per me il gran vanto di Troia, tu eri la vita…tu eri la gioia. Ora te presso le navi ricurve, lontano da me, oh figlio valente, con te ormai defunto le speranze di madre son spente. Figlie mie adorate, vi prego, venite a consolare questo cuore di madre! ENTRANO CASSANDRA ELENA POLISSENA POLISSENA: Calabrese Giulia III E: Oh madre mia onorata, la triste sorte che colpisce i Troiani infligge un nuovo oltraggio, odioso, indicibile … anche per me, Polissena, figlia del grande Priamo, non sarò compagna nella misera vecchiaia di questa mia povera madre. Scannata come una cerbiatta, scenderò nell’Ade con la gola recisa e lì giacerò nelle tenebre mortali. Mio padre è stato il più valoroso sovrano dei Frigi, mi ha allevata fra le speranze più belle e i sogni di fanciulla erano tanti … sarei andata sposa, destinata a un re e malgrado fossi ancora così giovane erano in molti a volermi condurre nelle regali dimore. IO, ammirata fra le vergini sono stata scelta per essere immolata sulla tomba di Achille, gli Achei hanno emesso la crudele sentenza di morte. Il mio cuore è gonfio di lacrime oh madre … oh me sventurata Maledetta sii tu Elena, sorella dei Dioscuri, solo per i tuoi occhi tanto belli, su Troia, un tempo felice, si abbatté la rovina 13

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CASSANDRA: Molinari Lavinia III E: Oh Imeneo, Signore … beato lo sposo che mi avrà concubina nel talamo. Oh Febo, io che fui la tua sacerdotessa destinata ad una esistenza verginale schiava sarò di chi violerà le sacre bende. Agamennone mi reclama, madre mia, ma avrà seco una menade … io lo ucciderò vendicando così il padre e i miei fratelli e sarà la rovina nella casa di Atreo. Quanti errori per una sola donna, ma lui pagherà per tutti … arrivò persino a sacrificare sua figlia, in Aulide, la vergine Ifigenia, ella fu sgozzata nel fiore degli anni per mano del padre, egli versò il suo stesso sangue. oh … che orrore!! E quanti giovani ha portato a morire in terra straniera, oh pagherà per ogni lacrima di madre, di sposa, di sorella, di figlia, si che pagherà … e lo farà per mano mia, te lo prometto madre mia. Tu, ignobile condottiero dei Danai sarai ignobilmente sepolto e sulla tua tomba nessuno verserà libagioni, nessuno si reciderà i riccioli. ELENA: Addobbato Veronica III A: L’origine dei miei mali fu decretata dal Fato che volle che tu, Ecuba generassi da Priamo il bellissimo Paride. Costui ebbe in mano il pomo della dea Discordia, adirata per il non invito alle nozze di Peleo e Teti, egli giudicò il triplice gioco delle dee. Il dono di Pallade Atena era di devastare la Grecia a capo di Frigi. Hera gli promise la signoria dell’Asia se avesse scelto lei. Cipride invece gli assicurò di darmi a lui se ella, in bellezza, avesse umiliato le altre dee. E Paride, tuo figlio, scelse il dono di Afrodite e per me fu la rovina, io la vittima di tanto inganno fui ceduta solo per la mia bellezza ed ora sono da tutti biasimata. E’ la dea che va punita e maledetta non io … noi mortali, tu lo sai madre, nulla possiamo contro il volere degli dei. Oh! Quante volte i custodi delle torri mi hanno sorpresa mentre con funi cercavo furtivamente di calare al suolo la mia persona, per ritornare allo sposo legittimo, per evitare la strage! Poi, col tempo, mi rassegnai ed amai tuo figlio, il nuovo sposo. No, non è mia colpa il flagello mandato dagli dei. Io, Elena di Sparta sono incolpevole. POLIDORO: Giorgio Antonio III C: Le porte delle tenebre, il regno dei morti ove dimora Ade, lontano dagli dei, io le ho lasciate per venire qui, madre mia adorata. Sono io, madre, sono Polidoro, figlio tuo e dell’augusto Priamo. Nelle mie vene scorre sangue reale!! Mio padre, il saggio e fiero Priamo, mi amava oltre ogni cosa e, temendo per la mia sorte, mi allontanò dall’amata terra troiana. Segretamente mi affidò ad un ospite tracio, Polimestore, nella bella pianura del Chersoneso, ricordi madre? Ero il più giovane e perciò anche il più fragile dei tuoi figli. Non potei indossare la corazza … non potei difendere la Patria né morire per essa. Finché le mura ciclopiche ressero e le torri rimasero intatte ed Ettore trionfava in battaglia non ebbi da temere nulla e crebbi come un virgulto. Ma, ahimé, quando le Moire decretarono la fine di Troia ed Ettore fu ucciso ed il suo cadavere vilipeso … Polimestore mi tolse alla vita, madre; il mio povero corpo, esanime, fu gettato a mare e sballottato dalle onde egee. 14

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Non puoi abbracciarmi, madre, io sono solo lo spirito del povero giovane Polidoro che vaga senza pace finché non avrà sepolcro né compianto. ESCONO DI SCENA MENTRE ENTRANO GLI ITACESI 15

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