Cronache di Cammini n° 11 - aprile 2017

 

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Percorsi e storie del Camminare

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Cronache di Cammini n° 11 Cronache di Cammini percorsi, soste, storie nel camminare Pubblicazione semestrale del Dott. Luciano Mazzucco Direttore Responsabile Dott. Niccolò Mazzucco - Numero 11 – aprile 2017 - La Guida Dalla stella cometa dei Re Magi, al sostegno di Virgilio per Dante, molte sono state le guide importanti nella storia e nei cammini Nei vari tempi i viandanti ed i pellegrini hanno raggiunto le loro mete affidandosi a “guide” diverse. La prima è stata quella del- l’orientamento con il sole, orientamento che ha con- sentito spostamento di in- tere popolazioni, poi le in- dicazioni sono avvenute con l’informazione diretta sul posto, insieme ai luoghi di accoglienza nei quali chi arrivava era a sua volta Dante e Virgilio fonte di informazione sul tragitto che aveva fatto e sui luoghi dai quali proveniva. I mezzi di informazione che il pellegrino odierno può utilizzare sono tanti e possono avere una precisione fino alla più piccola esperienza. Fra questi, di grande e sicuro utilizzo è un libro, una guida contenente la descrizione, la storia e l’interpretazione di un cammino, da consultare prima e durante la propria esperienza. Un punto fermo con cui confrontarsi al ritorno. 1

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Cronache di Cammini n° 11 La nuova Guida alla Via degli Abati e del Volto Santo E’ uscito, pubblicato dalle Edizioni Terre di Mezzo di Milano, l'aggiornamento del percorso degli Abati da Pavia a Pontremoli con l’aggiunta del nuovo Cammino del Volto Santo da Pontremoli a Lucca. Ormai esaurita da tempo, la precedente Guida, uscita nel 2013, descriveva il percorso che anticamente (dal VII secolo, dopo la fondazione dell’Abbazia di Bobbio da parte di San Colombano) conduceva da Pavia a Bobbio e da Bobbio a Pontremoli. L’allineamento delle pievi ed i resti dei possedimenti e dei luoghi di accoglienza sono la testimonianza di questo antico percorso che i monaci di Bobbio seguivano per recarsi a Roma, evitando il passo della Cisa, occupato a quel tempo dai bizantini. Oltre ad aggiornare la Guida con nuo- La GUIDA ALLA VIA DEGLI ABATI E DEL VOLTO SANTO con accoglienze e credenziale del cammino Edizioni Terre di Mezzo, è acquistabile online [http://www.percorsiditerre.it] o in libreria [18 Euro] bio, proseguisse verso Lucca e Roma. Abbiamo individuato nel Cammino del Volto Santo, il percorso maggiormente omogeneo al primo e quindi sua naturale prosecuzione, anche se storicamente utilizzato in epoca successiva. Il ponte della Maddalena (o del diavolo) a Borgo a Mozzano (Lu) ve accoglienze ed alcune varianti del percorso, sollecitati anche dai racconti dei pellegrini che abbiamo avuto occa- sione di conoscere, ci siamo impegnati anche a descrivere ulteriormente un cammino che da Pontremoli, termine storico della Via degli Abati, quale confine dei possedimenti dell’Abbazia di Bob- La cattedrale di San Martino. Duomo di Lucca 2

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Cronache di Cammini n° 11 Il Cammino del Volto Santo di Niccolò Mazzucco Fin dal Medioevo, due possibilità di percorso si presentavano ai pellegrini che giungevano a Pontremoli, provenienti dal Nord Italia, soprattutto da Pavia e Parma, e diretti verso Roma. Sia che vi fossero arrivati tramite il Passo della Cisa con la Via Francigena, sia che vi fossero arrivati con la Via dei monaci di Bobbio, si trovavano davanti due strade: la prima era di continuare per Lucca, tappa obbligata, passando per la Lunigiana costiera e la Versilia; la seconda, impegnarsi nel percorso dell'Alta Lunigiana e successivamente della Garfagnana e scendere a Lucca per la valle del Serchio. In quest'ultimo caso il valico appenninico da superare era il Passo di Tea, in prossimità del quale si trovava, come spesso succedeva nelle vie antiche di pellegrinaggio, un ospitale per l'accoglienza dei pellegrini, l'Ospitale di San Nicolao, di cui oggi possiamo vedere i resti grazie a recenti scavi archeolo- gici. Fra i vari motivi per i quali i viandanti, per alcuni secoli, hanno scelto questa via di montagna, più lunga ed impegnativa dovendo arrivare a quasi 1000 metri per superare il passo, il principale era la necessità di avere sicurezza nel cammino perché spesso il per- corso di costa era sconsigliato per le scorrerie di briganti e pirati e per l’ambiente malsano costiero, per la presenza di zone acquitrinose e paludose. La sosta a Lucca era molto importante, sia perché era tappa obbligata verso Roma, sia perché il pellegrino poteva venerare il crocefisso miracoloso del Volto Santo, custodito nel Duomo di Lucca. Infatti la città di Lucca era famosa in tutta Europa per un crocifisso ligneo recante un’ immagine “acheropita”. Con questo termine, di origine greco-bizantina, si indi- cano quelle opere che non sarebbero state realizzate da mano umana, da un artigiano o da un artista, ma che al contrario sarebbero ‘apparse’ per intervento divino. Tale scultura, nota come Volto Santo, è infatti una statua-reliquario Il crocefisso ligneo del Volto Santo conservato nel Duomo di Lucca rappresentante il Cristo in croce. La leggenda ‘ufficiale’ fu scritta nel XII secolo, prendendo spunto da tradizioni orali di origine diversa, in un testo dal titolo Re- latio de revelatione sive inventione ac translatione sacratissimi vultus. La redazione di tale opera si deve a Leobino, diacono di probabile origine francese. Protagonista ne è San Nicodemo, fariseo, membro del Sinedrio e, secondo il Vangelo di Giovanni, uno dei discepoli di Gesù. Nicodemo sarebbe stato uno di coloro che avrebbero deposto Gesù nel sepolcro dopo la crocifissione (Gv. 19,39-42). La leggenda leobina narra che Nicodemo, oramai anziano, si sarebbe prefisso il compito di riprodurre nel legno l'immagine di Gesù morto in Croce, affidandosi alla sua memoria. Arrivato però al momento di dar forma al volto, una volta completato il busto del Cristo, Nicodemo si sarebbe bloccato, incapace di continuare. Dopo lunga preghiera, sarebbe quindi caduto in un profondo sonno; è così che al suo risveglio avrebbe ritrovato l’opera completata da mano 3

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Cronache di Cammini n° 11 le reliquia è ancora oggi venerata a Sar- zana, essendovi giunta dopo l'ab- bandono di Luni. Oggi il crocefisso del Volto Santo si trova di fronte al quarto altare della navata sinistra della cattedrale di San Martino, conservata Il cammino odierno del Volto Santo da Pontremoli a Lucca all’interno della cappella che fu co- angelica, esclamando «è il Volto San- struita da Matteo Civitali nel 1484. Ad to!» ed inginocchiandosi con stupore e onore del vero, l'attuale croce è proba- meraviglia. L’opera sarebbe stata custo- bilmente una copia dell’originale, forse dita in segreto da Nicodemo sino alla realizzata tra il XI e il XIII secolo, pro- sua morte per poi passare in affidamen- prio nel periodo di massima auge del to a Isacar, suo discepolo. Quest'ultimo, culto. L’opera diede una grandissima affinché la Croce non cadesse in mano fama alla città che, durante il Medioevo, ai Giudei, la tenne nascosta in una grot- divenne appunto una meta quasi obbli- ta dove di generazione in generazione fu gata per i molti pellegrini che dal nord conservata e riverita. Lo spostamento Italia e dall’Europa si recavano in pelle- del crocifisso in Occidente si deve al Ve- grinaggio verso Roma. scono Gualfredo, circa settecento anni Al di là dell’aspetto prettamente religio- dopo; per garantire la conservazione e, so e spirituale, la via del Volto Santo è soprattutto, il libero culto della reliquia da considerarsi, soprattutto, una via di si decise, infatti di trasportare il croci- comunicazione, una delle molte strade fisso lontano dalle terre degli infedeli. che attraversando l’Appennino collega- Così, dopo essere stata portata da Geru- va le città dell’attuale Emilia con Roma. salemme nella vicina città marittima di Per quanto riguarda la Garfagnana, si Giaffa, la croce fu deposta su una barca parla dell’esistenza di un percorso mol- senza equipaggio e affidata alla Divina to più antico, di epoca romana, la Via Provvidenza, in balia del mare e dei Clodia Nova, che da Lucca si spingeva venti. Nel 782 d.C. la nave senza equi- verso Luni o, secondo altri autori, verso paggio approdò sulle spiagge di Luni in Modena. Esiste anche un percorso suc- Lunigiana. Fu allora che un angelo ap- cessivo, di epoca longobarda, la Via No- parve in sogno al Vescovo Giovanni di nantolana, il cui percorso faceva capo Lucca dicendogli di recarsi al Porto di all’abbazia di San Silvestro di Nonanto- Luni dove avrebbe trovato una scultura la in territorio modenese. in legno rappresentante il Cristo in cro- La Via del Volto Santo si può datare tra ce contenente numerose reliquie. Prima i secoli XI e XIII, periodo di grande vi- dell’approdo della barca in terra lucche- talità per Lucca ed il suo Comune, du- se, i lunesi tentarono a più riprese di rante il quale si assiste ad una riorga- abbordare la nave; tuttavia, la provvi- nizzazione complessiva della società denza volle che il Volto Santo arrivasse lucchese, con l’affermarsi dell’autono- nelle mani del Vescovo di Lucca. Oltrag- mia comunale e di nuovi agenti sociali. giati per la perdita, gli abitanti di Luni È soprattutto in questo frangente stori- diedero inizio ad una contesa che termi- co che il Volto Santo assume importan- nò con la decisione del Vescovo Giovan- za come reliquia ed oggetto di culto, di ni di donare loro come compensazione pari passo con la rinascita della città a un’ampolla vitrea piena del sangue di livello economico e politico. A quei tem- Cristo, prelevata proprio tra le reliquie pi la strada era probabilmente nota co- conservate all’interno del crocefisso. Ta- me Via Lucana, ovvero una via che 4

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Cronache di Cammini n° 11 transitante per l’ospedale di San Nicolao di Tea (localizzato sull’omonimo passo, punto di valico tra la Valle del Ser- chio e quella dell’Aulella) univa le città di Pontremoli e Lucca. Tale percorso si può considerare una variante della Via Francigena, parte di quel fascio di strade che attraversavano l’Appennino e, poi, la Toscana in direzione della capita- le della Cristianità. Se si vuole, la Via del Volto Santo rappresenta anche il prolungamento della Via longobarda degli Abati che da Pavia, passando per Bobbio, permetteva di arrivare a Pontremoli evitando il passo della Cisa. Al giorno d’oggi il cammino del Volto Santo è un percorso escursionistico o di pellegrinaggio, di circa 140 km, che permette di raggiungere Lucca partendo da Pontre- moli, toccando città e borghi come Monti di Licciana Nardi, Fivizzano, il Colle dell’Argegna, Piazza al Serchio, Castelnuovo di Garfagnana, Barga e Borgo a Mozzano fino ad arrivare a Lucca. È una strada abbastanza ben segnalata e dispone di luoghi di accoglienza, per lo più ad oggi privati, salvo qualche rara eccezione. Gli scorci paesaggistici sulle creste dell’Appennino ToscoEmiliano da una parte e delle Alpi Apuane dall’altra ne fa un percorso molto suggestivo. Molti ed interessanti i borghi medioevali ed i castelli, spesso di proprietà dei Malaspina, scenografici e ben conservati; per non parlare delle Pievi e dei ponti in pietra a schiena d’asino. Pilgrim, pilgrimage, palmer di Nina Brown e Lucia Mazzucco Al tempo di Shakespeare in Inghilterra la religione vigente era quella protestante, ma la memoria storica di quel popolo non poteva aver cancellato l’importante fenomeno del pellegrinaggio che nei secoli precedenti aveva portato un gran numero di persone a camminare verso i luoghi della devozione cattolica. I segni di quella strada che oggi abbiamo riscoperto sono rimasti presenti nella storia e nella cultura insieme all’immagine stessa del Pellegrino. In Shakespeare infatti, quasi a sorpresa, vediamo spuntare parole come “pilgrim”, “pilgrimage” e “palmer” nelle sue opere più importanti, come a rappresentare una realtà presente al suo tempo. A volte sono usate quasi come icona del- l’esperienza del pellegrinaggio, altre invece come simbolo di una persona sco-nosciuta; sono molte e diverse citazioni di grande importanza per quanto non incidano nelle situazioni, in quelle storie di passioni, amori e lotte presenti nelle sue opere. Helena è una vera e propria pellegrina, protagonista in “Tutto è bene quel che finisce bene”(“All’s well that ends well”); vuole intraprendere un pellegrinaggio al santuario di San Giacomo a Firenze, e, nella scena quinta del terzo atto della stessa opera si parla della ricerca del ‘l’alloggio dei pellegrini’. Entra ELENA vestita da pellegrina VEDOVA - Lo spero bene… Toh, una pellegrina! So che cercherà alloggio a casa mia: si passano la voce… Glielo chiedo. (A Elena) Il cielo vi protegga, pellegrina! Dove siete diretta? ELENA - A San Giacomo Grande. Per favore, dov’è che alloggiano qui i pellegrini? VEDOVA - A San Francesco, qui, presso la porta. ELENA - Da quella parte? VEDOVA - Sì, giusto, di là. (Marcia militare da lontano) Sentite? Vengono da questa parte. Se aspettate, devota pellegrina, finché vediamo passare i soldati, poi v’accompagno io al vostro alloggio. Nel dramma storico l’ Enrico IV ( Atto I scena 2) si evidenzia un altro aspetto della vita del pellegrino. E’ addirittura il figlio del Re, il principe di Galles che passa giornate a fare imprese di vita scapestrata con Falstaff e dei malviventi. : “Ragazzi miei… vi saranno dei pellegrini in cammino per Canterbury con delle ricche offerte” ; importante 5

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Cronache di Cammini n° 11 citazione delle difficoltà che dovevano affrontare a quel tempo coloro che si apprestavano ad un pellegrinaggio. Una bella sorpresa che ci fa tornare alla mente la famosa frase di Riccardo III ” Il mio regno per un cavallo “ è trovare nell’ opera precedente il ‘ Riccardo II ’ alla scena 3 del terzo atto, l’altra non meno ricca di fascino “Darò il mio scettro in cambio per il bastone del pellegrino”. E qui il pellegrino viene raccontato al massimo del suo credito ! Numerose poi sono le citazioni che usano la parola ‘pilgrimage’, come pellegrinaggio nella accezione sia di vita come avventura oppure proprio come simbolo della vita stessa, la vita che l’uomo trascorre sulla terra in forma penitenziale e di purificazione in attesa della vita celeste. In”Misura per misura” Angelo condanna Claudio a morte e dichiara “Così finisce il suo pellegrinaggio”.(Atto II scena 1). Ancora sotto l’aspetto di vita piena di avventure e di impegni è la frase “That I would all my pilgrimage dilate”. Si trova nella terza scena del primo atto dell’Otello , dove il protagonista parla di “Di farle il racconto completo della mia vita avventurosa”. ( trad di Salvatore Quasimodo). Ma una citazione particolarmente delicata che ci colpisce per la sua dolcezza, il drammaturgo inglese la fa spuntare in Giulietta e Romeo, proprio nel magico momento in cui i due ancora ignari l’uno dell’altro si incontrano e si innamorano. Romeo: “Se credete che io profani con la mano più indegna questa sacra reliquia ( peccato degli umili, del resto), le mie labbra rosse come due timidi pellegrini cercheranno di rendere morbido l’aspro contatto con un tenero bacio”. Giulietta: “Buon pellegrino, voi fate un grave torto alla vostra mano, che non ha fatto altro che dimostrare un’umile devozione. Anche i santi hanno le mani, e le mani dei pellegrini le toccano; palma contro palma: infatti è questo il bacio sacro dei palmieri”. Romeo: “Ma i santi e i palmieri non hanno labbra ? ”Giulietta: “Si, pellegrino, labbra che servono per la preghiera”. Romeo: “Oh, allora, dolce santa, lascia che le tue labbra facciano come le tue mani; esse pregano , tu esaudiscile” ( trad. di Salvatore Quasimodo ). Dei Sonetti, pubblicati nel 1599, la raccolta porta il titolo The Passionate. Nel sonetto n. 7 ( riga 8 ) il poeta paragona la vita delle persone al percorso giornaliero del sole: Attending on his golden pilgrimage. Un ‘altra opera di Shakespeare ci è pervenuta con il titolo “The Passionate Pilgrim”. Si tratta di una piccola raccolta di poesie, tutta dedicata al tema dell’amore, alla sua ricerca, alle insidie che nasconde, alle gioie ed ai dolori che può procurare. Un vero pellegrinaggio appassionato. Fra le altre numerose citazioni scegliamo per concludere quella al rigo 791 de “ Il ratto di Lucrezia (The Rape of Lucrece ) “ dove si dice :”.. il parlare dei pellegrini rende più breve il loro pellegrinaggio… “ e poiché anche noi ne abbiamo parlato speriamo di aver creato un piccolo interesse. Cronache di Cammini Pubblicazione culturale di percorsi, soste, storie nel camminare. Diffusione semestrale a stampa. Anno 7° - Numero 11 - aprile 2017 --------------------Direttore Responsabile: Niccolò Mazzucco Direttore: Luciano Mazzucco. Redazione: Lucia Mazzucco, Giovanna Palagi. Direzione, Redazione: Via V. da Filicaia 22 - 50135 Firenze Tel. e fax 055-679925 E-mail: icammini@gmail.com Sito web. http://www.cronachedicammini.com Registrazione Tribunale di Firenze n° 4157 del 3.8.2011 Stampa: Officine Grafiche Elettra. Via B. Dei, 70 — 50127 Firenze Tel 055-473.809 Proprietario/Editore: Dott. Luciano Mazzucco. Codice Fiscale: MZZLCN53D10D612O Partita Iva: 03843620489 — e-mail: lucimak@tin.it Sito web: http://www.ortopediamazzucco.com Conto corrente postale n° 001021055460 IBAN: IT13 E076 0102 8000 0102 1055 460 intestato a: Dott. Luciano Mazzucco. Specialista in Ortopedia e Traumatologia Via V. da Filicaia, 22- 50135 Firenze. Tel/fax 055-679925 Studi: Via della Rondinella, 66/1 — 50135 Firenze Tel 055-6540048/049. Via G. Campani 18 — 50127 Firenze. Tel 328-0980984 Via Chiantigiana 26 — 50126 Firenze. Tel 055-69369 6

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Dalle stelle ai satelliti Cronache di Cammini n° 11 di Guido Mori Per secoli i pellegrini si sono orientati tramite il sole, le stelle, le informazioni reperibili sul percorso, l’allineamento delle chiese e, quando possibile, le informazioni delle persone del luogo. Oggi, pur disponendo di buone guide cartacee, si fa sempre più diffusa la navigazione assistita dal satellite, ormai applicata quasi di serie nelle auto. Quella del GPS (Global Positioning System), nella versione portatile da trekking, è sicuramente una nuova opportunità, anche se non indispensabile, che è bene conoscere, almeno per sommi capi, anche perché, soprattutto all’inizio, non facilmente gestibile. La prima funzionalità del GPS è quella di dirci dove siamo, con tanto di coordinate geografiche molto precise. Queste informazioni vengono trasmesse al dispositivo da appositi satelliti che ruotano intorno al globo terrestre e, ad intervalli regolari, inviano segnali radio che il GPS registra e, in base al tempo intercorso fra il momento di invio ed il momento della ricezione, le elabora, fornendoci le coordinate della posizione. Quando le informazioni provengono da più satelliti insieme la loro elaborazione è molto precisa (pochi metri di errore); in caso contrario, con il segnale di soli tre satelliti (il numero minimo per effettuare un posizionamento) la posizione sarà determinata con una minore accuratezza. Il buon funzionamento di un GPS portatile è quindi legato anche alla visibilità del cielo per cui in città, in fondo ad una valle o sotto la densa copertura di foglie di un bosco, la ricezione può essere limitata. Oggi in commercio si trovano modelli di GPS molto sofisticati, tecnologicamente quasi perfetti quindi il problema delle valli o boschi che limitano il segnale è quasi scomparso. Comunque se si vuole essere sicuri, in com- mercio ci sono antenne supplementari da applicare allo strumento. Tuttavia le coordinate di per sé servono a poco se non abbiamo a disposizione una carta geografica del luogo. La tecnologia, in continua evoluzione, comunque permette oggi di disporre di carte geografiche già nello strumento, abbastanza dettagliate e aggiornabili tramite internet. In alcuni casi (mappe Regionali) contengono anche i sentieri del CAI. Lo strumento, ricevendo i dati dai satelliti, elabora e memorizza il tracciato che l’utilizzatore può costantemente vedere sulla mappa nel piccolo schermo. Inoltre è possibile “marcare” i waypoint, o punti di interes- 7

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Cronache di Cammini n° 11 Esempio di profilo altimetrico rilevato dal tracciato registrato con apparecchio GPS se, memorizzando così i punti geografici del tracciato di particolare rilevanza. In caso di bisogno si può quindi richiamare sul display il punto memorizzato e giungerci con un altro percorso e soprattutto sapere la distanza dal punto in cui ci troviamo al punto cercato. In caso di necessità sono informazioni che possono rivelarsi molto utili. Altra funzione di grande utilità è quella che permette di sa- pere, con estrema precisione, i km percorsi, cioè quanta strada si è fatta dall’inizio (e quindi quanto manca all’arrivo, in base ad un eventuale chilometraggio fornito da una guida). Lo strumento registra inoltre la velocità con cui si cammina, istantanea e media, il tempo in moto, il tempo in sosta, ecc. Altra funzione presente nei ricevitori da trekking è il tracback, cioè la possibilità di ripercorrere il percorso all’indietro, con tanto di bussola freccia che indica sempre la direzione. Questa funzionalità è forse la meno utile nel nostro contesto dato che il pellegrino ha un tragitto unidirezionale e quindi non dovrebbe trovarsi spesso a tornare indietro. Comunque nel caso ci sia una perdita di orientamento questa possibilità si rivela utilissima. Il GPS evidenzia anche l’altimetria; tuttavia quella ottenuta con il solo calcolo satel- litare non è precisa, per cui molti strumenti si integrano con un altimetro barometrico, molto più preciso; quando si cammina in salita, non è poco sapere quanti metri in elevazione mancano alla fine della salita (se il dato è conosciuto con la guida). Da ricordare anche la possibilità, al ritorno a casa, di trasferire tracciati e waypoints sul computer, elaborarli e riportarli sulla cartogra- fia regionale, ottenendo anche profili altimetrici. Unico vero neo del GPS è il consumo di pile. Oggi in commercio ci sono pile ricaricabili ad alta capacità ( 2500mAh), queste sono sicuramente sufficienti per l’utilizzo di un giorno intero, in alcuni casi anche due. Comunque consigliabile portarsi almeno 2 pile di scorta cariche e del solito amperaggio. Il GPS non sostituisce la carta topografica che comunque va sempre portata. Concludendo, essendo anche il GPS un peso da portarsi dietro per più giorni, (400 gr circa con pile e caricabatterie; peso riferito a Garmin GPSmap 64s), va valutata l’ opportunità del suo utilizzo. Il pellegrino che tradizionalmente cammina con bastone e “mocilla” e nient’altro ne farà a meno ancora per molto, ma… non si può mai dire! Incontri Camminando su spiagge nei pressi di un Parco Naturale, ad una nostra sosta, una volpe si è intrufolata nei nostri zainetti, attirata dall’odore del nostro pranzo. Per nulla impressionata dal nostro stupore, è stata tranquilla a farsi fotografare. 8

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A piedi a Lubecca Cronache di Cammini n° 11 di Costanza Vanni Il musicista e compositore tedesco Johann Sebastian Bach è considerato uno dei più grandi geni della musica. La celebre composizione per organo di musica barocca è la’ Toccata e Fuga’ in re min. Fu scritta dal musicista appena ventenne, tra il 1702 e il 1703, per l’inaugurazione del nuovo organo costruito nella Chiesa di san Bonifacio ad Arnstad in Turingia. Grande merito e ingegno ebbe questo musicista che dedicò attenzione e interesse allo studio permesso di quattro settimane per andare a Lubecca per ascoltare la musica di un organista danese Dietrich Buxtehude la cui fama era diffusa in tutta la Germania. La distanza da coprire era di 400 km e Bach li fece a piedi. Il desiderio di conoscere questo famoso organista, molto più grande di lui, fu così importante che il giovane Bach giunto alla Marienkir- che rimase in segreto nella navata della chiesa, senza salire nella cantoria, per poter cogliere tutte le sottigliezze e scru tare i segreti di tanta abilità. Bach rimase ad Arnstad quattro mesi e seguì le ‘ Abendmusiken ‘ delle quali non si è conservato nessun spartito. Quando La prima pagina manoscritta da delle opere di tanti musicisti dei quali trascrisse e studiò quelle opere che ritenne utili per la formazione del linguaggio musicale del suo tempo. Ammirò e trascrisse lavori di Antonio Vivaldi, studiò Johann Pachelbel e Dietrich Buxtehude fino a raggiungere con il suo lavoro la summa delle diverse tendenze artistiche presenti al suo tempo. Dopo l’inauguarzione dell’organo gli fu affidato il posto di organista in quella chiesa con un discreto stipendio ma il suo desiderio di conoscere ed operare per la musica non poteva rimanere relegato in un ambito così ristretto. Nell’autunno del 1703 chiese, e gli fu concesso, un Bach tornò ad Arnstadt dopo quattro mesi offrì in compenso del suo ritardo stupefacenti variazioni nei suoi corali, portando nuove melodie che arrivavano persino a confondere e impressionare i fedeli in chiesa. Il racconto del viaggio a piedi a Lubecca e del suo primo ascolto in segreto, Bach lo fece al figlio Carl Philipp Emanuel Bach che a sua volta fu la fonte preziosa di informazione per la biografia del grande musicista pubblicata nel 1802 ad opera di Johann Nikolaus Forkel. 9

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Cronache di Cammini n° 11 L’antichissimo cammino dei simboli di Lucia Mazzucco Una vecchia leggenda racconta che in un tempo lontano, molto lontano, un popolo che aveva conseguito o maturato un elevato livello di saggezza venne raggiunto e aggredito da genti barbare forti e determinate alla conquista ed alla sopraffazione. Quando ai saggi del popolo apparve chiaro che la sopravvivenza sarebbe stata impossibile fu presa in considerazione la volontà di voler conservare e tramandare in qualche modo alle genti future il patrimonio culturale ed etico del loro popolo acquisito nella sua evoluzione affinché non fosse perduto, pur nella speranza che il futuro lo avrebbe potuto mettere a confronto con le nuove realtà. Lunga e difficoltosa fu la ricerca del metodo sicuro per salvare dalla distruzione la loro testimonianza. Poi la scelta sicura: il messaggio che questo popolo desiderava salvare dalla distruzione fu nascosto nei simboli di un gioco. L’uomo ha sempre difeso e difenderà sempre il suo desiderio di giocare ! Furono creati I TAROCCHI. I Tarocchi sono un gioco di 78 carte caratterizzate da figure e numeri. Le carte si dividono in due tipi di ordini , gli Arcani Maggiori che sono 22 e Ar- cani Minori le rimanenti 56 carte. Con questo insieme di elementi, possono essere rappresentate tutte le vi- cissitudini e le occasioni che si pre- sentano nella vita. La conoscenza dei significati dei Tarocchi oggi è quasi esclusivamente appannaggio di coloro che vengono interrogati per le pre- dizioni del futuro, per quanto spesso non si possa parlare di vera conoscenza. Senza voler entrare nel consi- derare se possibile e opportuna sia la conoscenza del futuro, può essere di grande utilità aprire una curiosità su questo antico messaggio tramandato. Si trovano in commercio molte pub- blicazioni e, per quanto al primo sguardo tutte mostrino più facilmente la tendenza alla predizione, al lettore meno superficiale si può aprire anche senza tanta fatica la possibilità di cogliere l’insieme di messaggi impor- tanti. Un facile esempio può essere nel riconoscere in alcune carte degli Arcani Maggiori i simboli di valori come LA GIUSTIZIA , LA FORZA, LA PRUDENZA e LA TEMPERANZA rispettivamente espressi nella carta numero 8, 11, 9 e 14, che a loro volta rappresentano le quattro virtù cardi- nali. L’interpretazione dei significati e dei simboli che si trovano nelle va- rie pubblicazioni può variare molto perché chi scrive può affidarsi sia ai sistemi alchemici che a quelli esoteri- ci e a volte i significati non corrispon- dono o possono essere addirittura contradittori. Il disegno delle carte subisce anche cambiamenti importanti a seconda delle volontà scelte dall’artista e nel corso dei secoli si so- no avute importanti interpretazioni 10

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condizionate dall’interesse del committente. Così è avvenuto per i tarocchi dei Visconti, disegnati da Marziano da Tortona, erudito e astrologo di corte. Secondo Stuart Kaplan, studioso e collezionista di tarocchi, esistono circa 15 mazzi diversi del gruppo ViscontiSforza disseminati in musei e biblioteche di tutto il mondo, ma anche in collezioni private. Di alcuni di essi sono rimaste solamente alcune figure o singole carte. Da quei mazzi ha preso origine la variante marsigliese dalla quale deriva gran parte dei Tarocchi moderni. L’analisi e la lettura delle carte viene condotta con metodi e finalità diverse. Un importante messaggio che può emergere dalla lettura dei simboli partendo dalla carta 1 all’11, definita LA VIA SECCA, rappresenta un cammino, quel cammino composto di vari passaggi volto alla conquista di un processo di evoluzione e di realizzazione; quello poi che parte dalla carta 12 fino all’ultima carta, quella che appare sempre senza numero, ma è la ventiduesima, LA VIA UMIDA, esprime quello del processo di liberazione. Le carte che rappresentano gli arcani minori le riconosciamo nelle normali carte da gioco e sono insiemi di 14 carte dei quattro semi: BASTONI, DENARI SPADE E COPPE. Cronache di Cammini n° 11 no, quattro il solido, cinque un elemento di eccesso, sei una combinazione di due tre , sette la combinazione di un tre e un quattro , l’otto il simbolo della perfezione , il nove e il dieci aggiungono elementi che possono espandere la visualizzazione. Le quattro figure sono poi esplicative da se stesse.I bastoni riguardano il mondo dell’azione, i denari quello pratico, le spade quello della percezione, le coppe quello del pensiero. E così può diventare interessante interpretare una combinazione messa spontaneamente e occasionalmente su un tavolo, e leggere una situazione simboleggiata sia dagli arcani maggiori e da quelli minori che si presentano. Agli scettici possiamo dire che anche Aristotele sosteneva la possibilità di entrare nell’ordine del movimento dell’universo, e questo potrebbe avvenire con quel movimento libero e fatto con altrettanto animo libero con il quale le carte vengono mescolate e disposte sul tavolo. Analisi e riflessioni sempre utili e non risposte che comunque non si può mai dare una predizione del futuro. A volte la lettura fatta dalle cartomanti possono essere utili in quanto esse sono esperte nel cogliere le varie combinazioni dei simboli, ma soprattutto libere dallo stato di agitazione e inquietudine che spesso vive il richiedente. Da Sant’Agostino, ne ‘La vera religione’, si trova scritto: Non uscire da te stesso, rientra in te: nell'intimo dell'uomo risiede la verità (Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas). I quattro semi dei Tarocchi Ogni seme ha le carte dall’1 al 10 ,con aggiunta di quattro figure, un FANTE un CAVALIERE, una REGINA ed un RE. Anche queste carte raccontano un cammino. Dall’uno al 10 si interpreta lo sviluppo di un simbolo di base in dieci momenti che ne delineano tutti gli aspetti. Per semplificare prendiamo ad esempio una idea geometrica. L’uno è il punto, due la retta, tre il pia- 11 I Tarocchi di Marsiglia

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Cronache di Cammini n° 11 Il piccolo Cammino di Sant’Jacopino di Vera Biagioni e Donato Pugi Un piccolo pellegrinaggio da Firenze a Pistoia. Si tratta di un pellegrinaggio che in epoca medievale facevano quei pellegrini che impossibilitati ad andare a Santiago potevano acquisire l’indulgenza recandosi a piedi a rendere omaggio alla reliquia di S. Giacomo custodita nel Duomo di Pistoia. La prima riedizione del “Piccolo cammino di Sant’Jacopino” Firenze –Prato-Pistoia, di 39 Km. si è svolta il 29 settembre 2012 e da allora è stata ripetuta tutti gli anni. Il cam- mino è diviso in due tappe con sosta pernottamento a Prato. Il 4 e 5 marzo 2017 vi hanno partecipato Vera per il primo tratto e Donato da Prato a Pistoia. Alla Chiesa di San Jacopino “in polverosa” a Firenze alle 7,30 del 4 marzo, un gruppo di 40 persone sono state accolte dal parroco Don Fulvio, poi l’accoglienza è continuata lungo il percorso così che hanno potuto visitare chiese ed luoghi che al tempo sono stati il punto di riferimento dei pellegrini. Il pellegrinaggio si è concluso alla cattedrale di San Zeno in Pistoia. In cammino verso Pistoia Qui, nella cappella a lui dedicata, sono conservate le reliquie di San Jacopo. Le contiene un capolavoro di oreficeria , opera di Lorenzo Ghiberti. Ai pellegrini è stato apposto il timbro della Cattedrale sulla credenziale, testimone del pellegrinaggio. Sul nostro sito si trova il racconto di Vera e Donato. Piantina di una tappa da Firenze a Osmannoro Sulla storia di questo pellegrinaggio è stata fatta una pubblicazione che offre la descrizione dettagliata del percorso con le piantine. 12

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