Il PAESE della SERA numero 7 - 1 maggio - 14 maggio 2017

 

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Etiopia © Poon Wai Nang -Oxfam Dare da bere agli assetati Raffaele Masto* N el 2011 la siccità in Somalia uccise 250mila persone. Sei anni dopo, quella del 2017, cioè quella che si sta vivendo in questi giorni, è già riconosciuta come molto più grave. Ci sono già migliaia di vittime e alla fine questa macabra contabilità registrerà una sorta di record, ancora più morti di quel tragico 2011 che i sopravvissuti ancora ricordano. In Somalia la siccità minaccia sei milioni di persone. In tutto il Corno d'Africa, nella Nigeria del nord e nello Yemen le persone a rischio sono venti milioni. La Somalia però tra tutte è il territorio che potrebbe subire i danni più gravi, sul piano delle vite d’acqua al sole poderoso tanto che il mare umane e su quello del disastri ambientali. a quel punto penetra nel suo letto fino La siccità in Somalia sta infatti rendendo nell’entroterra. E il sale marino brucia, per sterile un territorio che storicamente è stato sempre, quella terra preziosa, l’unica adatta una sorta di giardino del Corno d’Africa, all’agricoltura. quello “tra i due fiumi”, cioè quello tra il Per la Somalia è una svolta tragica. Ed è una fiume Giuba e l’Uebi Shebeli, nel sud, svolta economica, oltre che per l’agricoltura, l’unica porzione di Somalia nella quale si anche per la pastorizia. La Somalia infatti poteva praticare l’agricoltura. Non solo è uno dei maggiori esportatori mondiali la siccità sta prosciugando questi fiumi, di dromedari, li esporta nello Yemen, nel sopratutto il Giuba che è diventato una Medio Oriente, nella penisola arabica. specie di rigagnolo. Il suo corso è ormai una Ma questi animali soffrono la siccità e la sofferenza: nasce dall’altopiano etiopico e mancanza di un territorio verde nel quale scende verso sud. Inizialmente raccogliendo periodicamente nutrirsi. E negli ultimi mesi l’acqua dalle ambe, le montagne, è un fiume c’è stata una ecatombe di dromedari, ne a volte tumultuoso poi pian piano evapora sono morti già 400mila. Insomma la siccità e quando arriva in pianura arranca finchè è un vero e proprio killer che lascerà il a qualche decina di chilometri dalla foce, segno. Per sempre. dove si riunisce con l’Uebi Shebeli, non ce la fa più. Stremato offre le ultime gocce * Africanista

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2 / 2017 1,5 milioni di bambini a rischio per la carestia in Africa| Aderisci anche tu alla Campagna Non s #editoriale #INPRIMOPIANO Rallentiamo Volontariato, va in mostra l’esercito degli oltre 6 mili Luca Mattiucci Nel piccolo borgo di Sfruz in Val di Non, cima del Trentino Alto Adige vivono 334 abitanti. Di questi oltre sessanta sono bambini. Un rapporto di 1 a 5, impensabile per il resto d’Italia, e che ha spinto l’assessore Patrizia Poli ha far installare sulla via principale del paesino un cartello tanto singolare quanto semplice “Attenzione, rallentare. In questo paese i bambini giocano per strada”. Sì, pare serva ribadirlo. In una società che passa il proprio tempo inseguendo l’ultimo tablet o smartphone, dove i videogiochi hanno ridotto la capacità di sognare e immaginare, serve ribadire agli automobilisti che qui l’idea del gioco sopravvive al di là di ogni ragionevole dubbio: dal nascondino, alla palla avvelenata passando per l’acchiapparella fino alla campana. Certo nessuno ha la pretesa di demonizzare la tecnologia, che pure serve. Ma l’abuso, quello no, non si spiega e non si giustifica. “Rallentare”, recita il cartello e forse il monito non è solo per gli automobilisti. È per tutti, giovani e piccini, residenti a Sfruz o meno. Esortazione a ritrovare il tempo e i tempi giusti per ogni cosa ed anche quel senso di comunità che nel piccolo borgo non è mai andato fuori moda. Una chiesetta e le sue viuzze dove si resta fino alla maggiore età per poi assecondare quella innata necessità umana del viaggiare. La differenza è che qui, dopo un po’, in molti tornano per restarci. Sarà l’aria, saranno le montagne, saranno magari quelle casette ben curate, ma soprattutto ci piace pensare che la colpa è di quel cartello che ciascuno a Sfruz aveva in mente già da tempo: rinunciare a correre per riprendersi parte di quel tempo che ci è stato rubato con l’inganno e la promessa di una tecnologia che ci avrebbe reso liberi. Senza accorgerci che liberi lo eravamo già e molto di più. Una scommessa? Provate da domani e per una settimana ad utilizzare un vecchio telefono che non contempli app e simili. Il risultato è certo, dopo la prima astinenza, ringrazierete il piccolo borgo di Sfruz. @lucamattiucci Gianluca Testa Lucca ha tante anime. È la città che ha dato i natali a Giacomo Puccini, certo. Ma è anche la città dei Festival: quello dei fumetti (da oltre mezzo secolo), del cinema, della fotografia, della musica. Ma soprattutto è la città del volontariato. Anzi, ne è la capitale. Contrariamente alle interpretazioni sulla sua natura introversa – conseguenza delle mura rinascimentali che la cingono – Lucca è da sempre una città solidale. Con i suoi 89 mila abitanti conta più di 270 associazioni, ovvero un'organizzazione di volontariato ogni 330 persone. Un record nazionale. E non è un caso che le uniche due visite dei Presidenti della Repubblica siano dovute proprio al volontariato: Cossiga partecipò alla conferenza nazionale del 1986, mentre poche settimane fa Mattarella ha inaugurato il centro di documentazione intitolato a Maria Eletta Martini, madrina legge sul tema e fondatrice del Centro nazionale per il volontariato (Cnv) che oggi – insieme alla Fondazione volontariato e partecipazione (Fvp) – organizza il Festival italiano del volontariato (la settima edizione si svolge dal 12 al 14 maggio 2017 e vede tra i media partner anche “Il Paese della Sera”). (RI)COTRUIRE LA COMUNITÀ Un evento centrale per il welfare privato. È al Festival di Lucca infatti che l’ex premier Matteo Renzi ha lanciato la riforma del Terzo Settore. Un appuntamento che solo negli ultimi quattro anni ha superato le 100 mila presenze. Nel 2016 più di 3 mila il premio Strega Edoardo Albinati, il persone hanno partecipato ai convegni; prefetto Franco Gabrielli, il ministro 300 i volontari coinvolti, centinaia Giuliano Poletti e il sottosegretario le sigle associative, più di mille gli Luigi Bobba (a lui spetterà il compito studenti. Il tema di questa edizione? La di presentare i decreti attuativi della ricostruzione. Quella concreta, come legge di riforma del terzo settore). sta avvenendo sui luoghi del terremoto. Ma si parlerà anche di benefit Ma anche quella del tessuto sociale. corporation, protezione civile, «Al centro del Festival c'è la visione del sostenibilità e di rapporto coi media volontariato come paradigma valoriale (il programma è consultabile sul sito di ricostruzione del paese» spiega festivalvolontariato.it). Edoardo Patriarca, presidente del Cnv. «Il volontariato inteso non come un L'ALTRUISMO DIFFUSO settore, ma come un modo di vivere la Un appuntamento che contribuisce vita sociale. Un volontariato inteso come a diffondere la cultura del valore aggiunto che genera e rigenera la volontariato, che in Italia è ormai coesione». Tra gli ospiti in programma: una pratica diffusa: coinvolge infatti Nella foto in alto la cerimonia di apertura del Festival 2016. A sinistra uno dei dibattiti della scorsa edizione a cui ha partecipato Philippe Daverio. 6,63 milioni di cittadini, cioè il 12,6% della popolazione. Tra questi, sono più di 4 milioni coloro che svolgono attività in gruppo o in associazione (7,9%). Molti s'impegnano invece in maniera non organizzata. Purtroppo, però, secondo un'indagine condotta da Fvp e Csa (Centro statistica aziendale) solo il 2,4% della popolazione afferma di svolgere quotidianamente attività gratuite a beneficio degli altri, mentre il 77,1% non ha mai fatto volontariato. Nonostante questo i numeri sono comunque in crescita. Perché la solidarietà, si sa, è contagiosa. @gitesta Emergenza Africa Scopri cosa sta succedendo su www.agire.it

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senza di te di AGIRE Numero Verde 800132 870 o con bonifico: IBAN IT64R0335901600100000013915 2017 / 3 ioni di italiani impegnati per gli altri #FILANTROPIA ComoNexT, fermenti innovativi al lavoro Emiliano Moccia Un ex cotonificio trasformato in un Innovation HUB, in un luogo in cui promuovere la cultura dell’innovazione e favorire lo sviluppo competitivo delle imprese italiane. Un’area industriale di 21 mila metri quadrati che nel giro di dieci anni è diventata avamposto di servizi di consulenza, di supporto alle nuove idee imprenditoriali, di sostegno a progetti innovativi, avviando una fitta di rete di collaborazione con istituzioni, aziende, Università ed enti di ricerca. ComoNexT è tutto questo. Un’intuizione filantropica trasformata in una realtà capace di guardare al futuro, di sostenere le imprese, di offrire speranza lavorativa ai più giovani. Il Parco Scientifico Tecnologico è sorto all’interno di un ex cotonificio di Lomazzo, in provincia di Como, e rappresenta un esempio dell’attività di Fondazione Cariplo a sostegno dell’innovazione e dello sviluppo. Nel 2007, infatti, la Fondazione deliberò un contributo di 5 milioni di euro nell’ambito degli interventi emblematici per la Provincia di Como. Una scommessa capace di creare valore con l’obiettivo di diventare una sorgente continua di trasferimento tecnologico e digitale verso le imprese esterne. Ed i numeri spiegano bene quanto raggiunto fino ad oggi. Sono 109 le imprese insediate a ComoNExT, di cui 26 startup, 600 gli impiegati (knowledge workers) e numerosi i progetti di innovazione in corso che coinvolgono tutte le realtà ospitate. In loro favore sono stati erogati 4,5 milioni di euro di finanza agevolata a fondo perduto, mentre 800 sono le imprese collegate con università, centri di ricerca, banche, fondi di investimento. É stato attivato anche un Centro Sviluppo Realtà Virtuale, gestito in collaborazione con Reply. «Tutto questo – dice Giuseppe Guzzetti, Presidente Fondazione Cariplo - dimostra come una fondazione da un lato possa fare filantropia e dall’altro possa dimostrarsi mecenate illuminato pronto a catalizzare le eccellenze dei territori». @emimoccia #cohousingsolidale La Villetta che è diventata una casa per chi non ce l’ha Massimiliano Signifredi Sono venti tra uomini e donne, per lo più italiani, e non vivono più per strada, ma in una casa vera. Anzi in una villetta all’interno del Campus dell’Università Cattolica di Roma. Da settembre grazie alla collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio e il Policlinico Gemelli è nata la “Villetta della Misericordia”: ospita senza dimora che hanno dormito per anni nelle stazioni, sugli autobus notturni, in ricoveri di fortuna o nelle sale d’attesa degli ospedali. La Villetta accompagna inoltre le persone verso il reinserimento sociale e, grazie alla disponibilità di medici e infermieri, aiuta a superare piccoli e grandi problemi di salute, acutizzati dalla permanenza, a volte per anni, in strada. Le storie sono diverse. C’è Anna, rimasta sola dopo una vita avventurosa. Per lei è davvero un sollievo non dover dormire più nella sala d’attesa del Pronto Soccorso del Gemelli ed è stata una gioia inattesa aver potuto festeggiare il suo 85° compleanno con tanti amici. C’è poi chi, come Gianluca, ha ricominciato a fare una vita normale: alzarsi la mattina e andare a lavorare. Con la crisi aveva perso tutto: lavoro, casa. É quando era finito a dormire in macchina, che ha incontrato gli amici di Sant’Egidio. Gli hanno ridato – racconta – «la forza per resistere». La Villetta della Misericordia è l’unico centro di accoglienza a Roma all’interno di un’area universitaria e ospedaliera, ma si spera che «altre strutture seguano questo esempio», come auspica Enrico Zampedri, direttore generale della Fondazione Policlinico Gemelli. www.santegidio.org

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anno 2 numero 7|2017 (2 maggio - 14 maggio 2017) Quindicinale in distribuzione gratuita. | Questa pubblicazione non si avvale di contributi statali e favorisce l’inserimento lavorativo di giovani in condizioni di svantaggio economico | L’Editore si dichiara disponibile a regolare eventuali spettanze per quelle immagini di cui non sia stato possibile reperire la fonte | Direttore responsabile: Luca Mattiucci - mail@ilpaesedellasera.it - www.ilpaesedellasera.it | Edito da WSC - Via Fiume delle perle, 11 - 00144 Roma - www.whitestonecompany.org | Stampa Arti grafiche Boccia Spa - Via Tiberio Claudio Felice, 7- 84131 Salerno | Testata registrata presso il Tribunale di Roma n° 58 del 5 aprile 2016 Iscrizione ROC n° 26419 @S.Cunningham/Oxfam 4 / 2017 #SCELTIPERVOI Servizio civile per i terremotati Pubblicato il bando per la selezione di volontari in servizio civile nelle aree terremotate del Centro Italia, con una durata fino a dodici mesi. 1298 i posti, rivolti a giovani fra 18 e 28 anni, italiani o stranieri regolarmente soggiornanti in Italia. Scadenza per le domande il 15 maggio. Info su www.serviziocivile.gov.it EMERGENZAFRICA #nonsenzadite Senza cibo. Senza acqua. Senza forza. 5 per mille 2015, volontariato in testa Volontariato, ricerca sanitaria e scientifica, associazioni sportive e Comuni, in tutto 46.755 enti che hanno usufruito nel 2015 della detrazione del 5 per mille. Lo comunica l'Agenzia delle Entrate. Online gli elenchi, i dati delle preferenze espresse dai contribuenti e gli importi attribuiti agli enti. Bando per imprese sostenibili Innovazione responsabile, sviluppo sostenibile, welfare e legalità. L'Emilia Romagna ha approvato, per il triennio 2017-2019, un nuovo bando da 540mila euro a sostegno di politiche imprenditoriali volte a valorizzare le buone pratiche. Scadenza l’11 maggio. Info su www.regione.emilia-romagna.it MA NON SENZA DI TE. DONA ORA agire.it | 800.132.870 # COMUNICAZIONE I “Dialetti Solidali” che uniscono l’Italia #ALFEMMINILE La scienza che piace alle ragazze e non solo Emanuele Breccia C’è Laura, della Toscana, che ha subito il trapianto di midollo osseo ed è grata all’Avis perché «un si hava miha issangue dalle raphe». C’è Antonella, della Sardegna, che dice «mi sese intradu in su sambene» per ringraziare l’associazione che l’ha sostenuta nel superare la talassemia prima con 84 trasfusioni di sangue e dopo con un trapianto. La campagna di comunicazione “Dialetti solidali” lanciata dall’Associazione Volontari Italiani Sangue fa leva sui volti e sulle storie di 13 testimonial d’eccezione. «I protagonisti sono volontari, donatori o riceventi a cui abbiamo chiesto di individuare dei proverbi dialettali che contengono la parola sangue. Perché il sangue è un elemento universale che ci accomuna tutti, dal Nord al Sud Italia – spiega Claudia Firenze, responsabile comunicazione dell’associazione. Abbiamo riflettuto sulle caratteristiche fondamentali dell’associazione e tra queste, oltre ai 90 anni di attività, c’è anche il radicamento nei territori. Basti pensare alle 3.400 sedi presenti in tutte le regioni e al milione e 300mila soci. Numeri che, anche grazie alle donazioni programmate durante l’anno, permettono di evitare l’emergenza plasma negli ospedali. Di conseguenza – conclude Firenze – abbiamo voluto raccogliere i vari dialetti per dare un senso di unità, di condivisione dei nostri valori». Tra i le espressioni solidali anche quello di Serena, volontaria Avis, che ringrazia con la Lingua Italiana dei Segni. @paesedellasera Gaia Pascucci Matilde Padovano è giovane, nella vita ama la matematica e lo scorso anno ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi nazionali di informatica. È una delle ragazze #STEM-Science, Technology, Engineering and Mathematics. Un esempio concreto che le parole donne, scienza e carriera non sono inconciliabili e che il mondo del sapere scientifico è già popolato di storie femminili straordinarie ma – soprattutto - necessarie per il nostro paese. Sì perché, nonostante i passi in avanti, in Italia la percentuale di donne che occupano posizioni tecnico-scientifiche è tra le più basse del mondo: il 31,71 per cento contro il 68,9 per cento di uomini. A fare luce sulla presenza qualificata delle donne in ambito scientifico ci ha pensato Fondazione Bracco mettendo a confronto due libri, “Le ragazze con il pallino della matematica” e “100 donne contro gli stereotipi”, e le protagoniste di carriere e esperienze formidabili nelle materie solitamente considerate appannaggio degli uomini. Per far emergere le loro storie, la Fondazione ha ideato il progetto “100 donne contro gli stereotipi”, promosso insieme a Osservatorio di Pavia, GiULiA con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Comunità Europea, che propone ai media un database e oggi un libro con 100 nomi e CV di esperte spesso sconosciute, ma che rappresentano modelli utili e positivi per le giovani aspiranti scienziate. L’obiettivo è andare oltre i limiti delle convenzioni sociali per dare fiducia nel futuro alle ragazze innamorate della matematica, come Matilde. @gaia_pascucci

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