Tabloid del Teatro di Roma - VII numero - aprile-luglio 2017

 

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Description

Tutta la programmazione del Teatro Argentina e del Teatro India da aprile fino al termine della Stagione 2016/2017

Popular Pages


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TEATRO NAZIONALE direttore ANTONIO CALBI Umanità in movimento Humanity in movement foto Isabella Balena VII numero aprile.luglio 2017 16.17Stagione

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Vivi il teatro in libertà! Libertina Card LO SPETTACOLO CHE VUOI, QUANDO VUOI, CON CHI VUOI Libertina Card 6 ingressi al Teatro Argentina oppure 12 ingressi al Teatro India € 120 Teatro Argentina: ingresso € 20 per platea e palchi fino al II ordine. Teatro India: ingresso € 10 posto unico non numerato feriale dal lunedì al giovedì € 96 Teatro Argentina: ingresso € 16 per platea e palchi fino al II ordine. Teatro India: ingresso € 8 posto unico non numerato Libertina Card under 35 8 ingressi al Teatro Argentina o al Teatro India € 100 5 ingressi al Teatro Argentina o al Teatro India € 65 Teatro Argentina: platea e palchi fino al II ordine. Teatro India: posto unico non numerato Card a scalare: utilizzabili anche da più persone per lo stesso spettacolo, fino a esaurimento dell’importo. La scelta del giorno e del posto può essere fatta per telefono, via internet, oppure direttamente presso le biglietterie dei teatri, anche la sera stessa. Le card non sono ricaricabili. Sono esclusi dalle card alcuni eventi speciali. Tutte le card hanno validità per la sola stagione 2016/2017. teatrodiroma.net

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ASSOCIAZIONE TEATRO DI ROMA CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Presidente Emanuele Bevilacqua Consiglieri Anna Cremonini, Cristina Da Milano Nicola Fano, Raffaele Squitieri COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI Presidente Giuseppe Signoriello Membri effettivi Sara Mattiussi, Gian Piero Rinaldi Membri supplenti Adelina Di Pietro, Emma Pagliuca Segreteria di Presidenza e Organi collegiali Mariella Paganini DIRETTORE GENERALE E ARTISTICO Antonio Calbi Assistente del Direttore Paola Macchi Segreteria di Direzione Monica Pescosolido Giovanna Princiotta Produzione Carolina Pisegna, responsabile Elena Carrera, Simona Patti Programmazione Floriana Pistoni, responsabile Laura Taramelli Attività Culturali e Internazionali, Centro Studi e Documentazione, Scuola di Teatro e Perfezionamento Professionale Sandro Piccioni, responsabile Silvia Cabasino, Catia Fauci Ufficio Stampa Amelia Realino Comunicazione, Promozione e Marketing Paola Folchitto, responsabile Federica Cimmino, Chiara Petternella Cristina Pilo, Maria Rosaria Russo Roberta Urbani Servizi Amministrativi e Finanziari Patrizia Babusci, responsabile Roberto Maria Capilupi Laura Ferrazza, Daniela Lancia Luciana Liberatore, Rita Milone Personale e Risorse Umane Enrico Olla, responsabile Ombretta Conte, Giovanni Galletti Roberto Tancredi Referente Teatro India Walter Marsilii Settore Tecnico e Allestimenti Giovanni Santolamazza, responsabile Claudio Beccaria, vice responsabile Marcello Aiello, Antonio Borrelli Andrea Brachetti, Dario Ciattaglia Vincenzo Lazzaro, Marco Maione Massimo Munalli, Sandro Pasquini Massimiliano Pischedda Emiliano Simonelli Alessandro Sorrenti Sale Teatrali Maurizio Todaro, responsabile Ester Albanese, Lea Blasi Claudia Consorti, Barbara Palombi Servizio Prevenzione e Protezione Mauro Fiore, responsabile Piero Balistreri, Gregorio Clementini Marco Venturi Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli Roberto Gandini, coordinatore artistico Giorgio Lourier Immagine di copertina © Isabella Balena Lampedusa, 2013 La fotografia è stata scattata a Lampedusa nell’ottobre del 2013 subito dopo il naufragio degli oltre 300 profughi, soprattutto eritrei, sulle coste dell’isola. Questi due ragazzi, uno siriano e l’altro eritreo, si stavano prendendo un momento di svago sulla spiaggia e facendo il bagno. Dall’altra parte del porto intanto venivano imbarcate sulle nostre navi le salme del naufragio in bare numerate dirette in Sicilia. Isabella Balena Questo magazine è stato stampato nel mese di aprile 2017. Vi hanno contribuito tutti gli uffici del Teatro di Roma. Redazione Amelia Realino, con la collaborazione di Maresa Palmacci. Impaginazione Chiara Petternella.

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4 // Gentile Lettore, Caro Spettatore del Teatro di Roma, innanzitutto vogliamo dare il nostro più caloroso benvenuto al nuovo Consiglio di Amministrazione del Teatro di Roma – Teatro Nazionale, presieduto da Emanuele Bevilacqua e i cui membri sono Anna Cremonini, Cristina Da Milano, Nicola Fano, Raffaele Squitieri, e al nuovo Collegio dei Revisori dei Conti, guidato da Giuseppe Signoriello e di cui fanno parte Sara Mattiussi e Gian Piero Rinaldi: l'augurio è di lavorare ancor di più di concerto, per affrontare e vincere, insieme, le ulteriori sfide, i cambiamenti, il nuovo sviluppo che la Capitale e il Paese ci pongono. Siamo giunti al terzo trimestre della Stagione 2016/2017, ma non crediate che i mesi che abbiamo davanti procedano in diminuendo, tutt’altro. Il nostro “Sempre Aperto Teatro”, per dirla con la poetessa Patrizia Cavalli, non va affatto in vacanza, perché la programmazione, ancora articolata e ricca, prosegue fino a fine luglio e riprende, subito a ritmo serrato, i primi giorni di settembre. “Umanità in movimento”, il filo rosso che ci ha guidato fino a oggi, crea trame ancora più vivide. A partire dall’immagine di copertina del trimestrale che avete fra le mani: dai bambini afgani dello scorso numero a questi due giovani sopravvissuti, uno siriano e uno eritreo, colti a testa in giù – a suggerirci un mondo capovolto, uno scambio di geografie, con diritti e rovesci davanti ai quali restiamo attoniti e disarmati –, novelli acrobati del destino sospesi fra aria e acqua, pronti a rituffarsi nella vita piena. Ѐ un folgorante scatto di Isabella Balena, intriso di umanità e di speranza, rubato sull’isola dei naufraghi per antonomasia, Lampedusa, nell’ottobre 2013, dopo l’ennesimo naufragio di una delle infinite imbarcazioni che da un ventennio sfidano il Mediterraneo, per millenni crocevia di scambi di culture e di bellezza, e oggi acque stige, sterminato cimitero di migliaia di persone in fuga da guerre, carestie, fame, violenze, desertificazioni. Abbiamo scelto questa immagine anche per ricordare a tutti noi, che a breve ci immergeremo nel tempo estivo, abitando spiagge e mettendoci al sole, che per altri milioni di persone la vita è tragica, e il mare, che dovrebbe essere speranza, è invece troppo frequentemente morte. Ecco, dunque, Il viaggio di Enea, del drammaturgo canadese di origini egiziane Olivier Kemeid, il quale scopre Virgilio e il suo capolavoro, studiando la Divina Commedia di Dante. Kemeid, partendo dal poema virgiliano, ripercorre la fuga dei suoi nonni dall’Egitto, nel 1952, dopo il colpo di stato di Nasser. Protagonista, nei panni di un novello Enea, è Fausto Russo Alesi, in un viaggio antico riscritto al presente, dove sono i bianchi a fuggire. Un teatro che parte dal mito per rinnovare la sua missione e il suo ruolo nel presente. Satellite di questo spettacolo è Enea in viaggio, una “esperienza” di incontro, attraverso quell’arte sociale per eccellenza che è il teatro, realizzata con giovani migranti e richiedenti asilo, all’interno del progetto MigrArti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, sempre sotto la guida di Emanuela Giordano, regista dello spettacolo, che verrà “restituito” in tappe in tre quartieri della Capitale e in una visione finale al Teatro India il 9 luglio. Siamo tutti figli di Enea, che fugge dalla sua Troia in fiamme, col padre Anchise in spalla, che approda nel suo lungo e incidentato peregrinare sulle coste italiane e fonda Roma: ed è bene ricordarlo a tutti noi. Pure Human, scritto e interpretato da Marco Baliani e Lella Costa, è un altro scatto in presa diretta sulle migrazioni di questi anni che prende avvio dalla domanda che si è posto il filosofo Jean-Jacques Rousseau, in pieno Secolo dei Lumi, se può esservi saggezza senza umanità. Umano e non-umano: è su questa dicotomia che è costruita quest’opera che indaga con tocco severo e al contempo poetico la disumanità che infesta il nostro tempo, questi nostri giorni carichi di terrore, fra potenziali nuove guerre fra continenti e l’omicida della porta accanto. Mentre al Teatro India e al Teatro Argentina vedremo le restituzioni di due lunghi processi di lavoro con altri migranti: Vento da Sud Est, con regia di Angelo Campolo, e Africabar, diretto da Riccardo Vannuccini, episodio finale della Trilogia del deserto, di cui il Teatro di Roma è stato partner. Così come, da non perdere, è l’esito finale del progetto guidato da Alessio Bergamo con ancora altri migranti, insieme ad allievi attori e volontari, alle prese con Mistero buffo di Majakovskij, all’ombra della Rivoluzione d’Ottobre. Ѐ il nostro piccolo, umile contributo, attraverso le arti e la cultura, a far sì che il dramma delle migrazioni si apra a una prospettiva di integrazione, di rinascite e di pacificazioni. Monumentale, non solo per la sua durata, il folto cast, lo sfogliarsi continuo di corposi, sanguigni sipari – che calano o si schiudono, in continuo divenire, sulle scene della storia, fra conquista della libertà, nel segno dell'uguaglianza e della fra- ternità, e la ferocia del terrore –, è Morte di Danton di Georg Büchner, ripescato dall’oblio e concertato con intensità e nitore da Mario Martone. Una efficace, ficcante riflessione, riverberante di attualità, sui guasti del potere d’ogni tempo e latitudine che trovano nella Rivoluzione delle Rivoluzioni, quella francese del 1789 che partorisce la democrazia moderna, un capitolo centrale e insieme emblematico della Storia del Mondo e che si fa lezione per i due secoli che si sono succeduti dopo. Ѐ pure l’occasione di un raro “duello” di bravura, e dunque fuori dall’ordinario, fra i due protagonisti, nella Storia e sulla Scena, fra il Danton di Giuseppe Battiston e il Robespierre di Paolo Pierobon (già applauditissimo, in questa nostra stagione al Teatro Argentina, nella Lehman Trilogy, capolavoro-testamento di Luca Ronconi). Ne risulta una potente indagine sulle Rivoluzioni tout-court, sulle loro necessità ma anche sulle loro fragili forze, sull’incerto equilibrio fra giustizia e violenza, in attesa del Centenario della Rivoluzione Russa, deflagrata nell'ottobre 1917. Il cartellone del Teatro Argentina si chiude con la nuova creazione di Nicola Piovani (Premio Oscar per La vita è bella di Benigni): un “concertato” dal sibillino titolo La musica è pericolosa, opera polidisciplinare nella quale la musica è protagonista assoluta, corteggiata o ispirata da immagini e parole, a esprimere con le note, le partiture e le interpretazioni ciò che non si riesce a dire con altri linguaggi e arti. Un pensiero e un ringraziamento speciale vanno a Giulia Lazzarini, protagonista di Emilia, scritto e diretto dall’argentino Claudio Tolcachir, una delle nostre produzioni di punta del 2017, nel quale volteggia fra le sfumature dei sentimenti insieme ad altri quattro bravissimi attori-acrobati: nell’umile vestaglietta di una ex tata, alla quale ha dato carattere e umanità davvero toccanti, Giulia, con quel suo essere apparire una figurina di cristallo pronta a frantumarsi in pezzi e che è invece uno scricciolo d'acciaio, ci ha ricordato, ad ogni replica, ogni giorno, la grandezza del teatro, la sua verità e la sua purezza, grazie alla lezione di Strehler ma soprattutto ispirata da una personalissima etica e poetica d’interprete, di cui è preziosa depositaria. Ed è proprio questa lezione che abbiamo voluto mettere a disposizione

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// 5 di altre generazioni di interpreti, tutti egualmente eccellenti in questo “ritratto di famiglia in un inferno”, che diventa prigione dove vivere di memoria o ring di sconquassi esistenziali, ai quali dobbiamo il successo di Emilia, ovvero Sergio Romano, Pia Lanciotti, Josafat Vagni, Paolo Mazzarelli, cui va il nostro più vivido e sentito grazie, così come a tutti coloro che hanno contribuito alla forza di questo spettacolo cui teniamo molto e che sarà in tournée il prossimo autunno, partendo proprio dal Piccolo Teatro di Milano, da quella via Rovello, dove Giulia Lazzarini è stata protagonista di decine di creazioni. Ne siamo certi, sarà un evento per Milano, che saprà tributarle l’omaggio che merita, anche pensando al suo Maestro di sempre, Giorgio Strehler, a vent’anni da quella fatale notte di Natale del 1997 che ce lo portò via. Al Teatro India, ritorna il Lear di Edward Bond, nella nuova edizione realizzata in coproduzione con il Teatro dell’Elfo di Milano e lacasadargilla di Roma, con regia di Lisa Ferlazzo Natoli, al quale l’arrivo di Elio De Capitani, nel ruolo del protagonista, ha conferito nuovo nitore e rinnovato impatto, anch’esso una riflessione sul potere, sul suo uso e abuso, sulle sue distorsioni che impattano sulle esistenze degli individui e delle comunità, precipitandole nell'orrore. Intorno ad esso lacasadargilla ripropone altri capitoli della propria poetica e del suo percorso di oggi, così variegato e polifonico. Mentre il Lear “originale”, quello di Shakespeare, sarà la nuova produzione che chiuderà questo 2017, in un progetto che s'annuncia originale e visionario di Giorgio Barberio Corsetti, con protagonista Ennio Fantastichini. Il Teatro di Roma sbarca, poi, al Teatro Palladium, alla Garbatella, riaperto dall'Università di Roma Tre, con Il divorzio di Vittorio Alfieri, commedia agrodolce, che vanta rare edizioni sceniche, diretta da Beppe Navello per la Fondazione TPE Teatro Piemonte Europa, da lui fondata e diretta a Torino. Ultima commedia scritta dal conte astigiano, qui si fa “canovaccio” di altissimo lignaggio, in particolare per la lingua in tempi di disperante impoverimento lessicale, felice banco di prova di una affiatata compagnia di giovani interpreti. E ancora la lingua, scritta e parlata, è protagonista di Un quaderno per l’inverno, copione firmato da Armando Pirozzi e diretto da Massimiliano Civica, singolare incontro fra un professore di letteratura e un ladro, nel quale ognuno dischiude sé all’altro, al cospetto dello spettatore, risucchiandolo nel rito teatrale, in una vera e propria elegia dell’incontro. Dopo il Ritratto d’Artista del duo Frosini-Timpano, ecco un nuovo Ritratto in forma di trittico attraverso cui declinare il percorso recente di Lucia Calamaro, dalla riproposta del trionfante L’origine del mondo, opera che ha contribuito alla sua definitiva affermazione come autrice e regista, alla “desolazione” di Tumore, con l’apertura della piccola personale con il nuovo La vita ferma – Sguardo sul dolore del ricordo: scavi lucidi e struggenti, divertiti e tragici allo stesso tempo, in una indagine rifrangente le diverse facce dell’esistenza di personaggi quasi icone del palcoscenico della vita. Un Ritratto, insomma, in guisa di conferma di un talento irrequieto e prolifico, sussultante e pervasivo, con piglio tonicissimo e assai efficace. Torna la delicatezza terrosa e insieme aerea di Mariangela Gualtieri, con le sue liriche sussurrate nel “rito sonoro tra cielo e terra” di Porpora, che mescola parole rese pure alle partiture musicali eseguite dal vivo da Stefano Battaglia. Mentre, prima, nel vuoto della sala del Teatro Argentina, appena una ventina di spettatori saranno ammessi all'ascolto, con “visioni” tutte interiori, del poemetto di Elio Pagliarani, La ragazza Carla, al quale si è immolata con fedele caparbietà e felicissimo esito, lungo un percorso di studio, scavo, introiezione, l'attrice Carla Chiarelli. Un'esperienza, per pochi eletti, che dà voce e corpo alla poesia, e il cui film, sempre con Chiarelli protagonista, abbiamo presentato all'Argentina, in una serata di emozioni, lo scorso autunno. Dalla parola poetica da ascoltare col cuore alle visioni liriche da esperire in Quando non so cosa fare cosa faccio?, la creazione site-specific per il paesaggio meticcio del Teatro India e dintorni, di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, realizzata lo scorso anno e che riprendiamo a grande richiesta, anche qui per piccole comunità di spettatori “andanti”, con brio o pensosi, a spasso fra gli ambienti degli antichi capannoni dell’ex Mira Lanza ma pure fra gli spazi urbani e le strade del quartiere Marconi fino a sfiorare il Tevere. Uno sguardo straniante, quasi cinematografico, fra Antonioni e Wenders, sulle periferie della città come altre scene dei nostri sussulti esistenziali. Alle formazioni e agli artisti in erba, poco conosciuti o in ascesa, è dedicata la terza edizione di Dominio Pubblico – La città agli under 25, il progetto-incubatore realizzato dall’incontro del Teatro di Roma con il Kilowatt Festival e i Teatri Argot e dell’Orologio, che quest’anno invaderà tutti gli spazi al chiuso e all’aperto del Teatro India. Così come incuriosisce il trittico di nuove proposte in arrivo dalla Lombardia, selezionate dal progetto-concorso Next, realizzato dalla Regione e dalla Fondazione Cariplo. E pure ricca è l’offerta della nostra Scuola di Perfezionamento Professionale, fra esiti di laboratori e masterclass e messe in scena vere e proprie. Sono capitoli d'attenzione, doverosa e necessaria, nei confronti delle nuove generazioni di artisti per le arti della scena. Per i più piccoli, imperdibili Il flauto magico di Europa InCanto, con migliaia di ugole bambine a divertirsi col belcanto, salendo a folti gruppi e a turno sul palcoscenico che vide il debutto del Barbiere di Siviglia di Rossini; Astronave51 ispirato a Philip K. Dick; Il tenace soldatino di piombo da Andersen, con le animazioni figurative di Valerio Malorni e Fabrizio Pallara; lo scoppiettante, spedito Pinocchio, da Collodi, diretto da Roberto Gandini, con la Piccola Compagnia del nostro Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli che presenta anche Infuturarsi, il saggio finale del Laboratorio Pilota. La danza nelle sue varie forme e declinazioni torna con un cartellone nel cartellone, quest’anno ancora più articolato: ben undici sono le proposte, fra Teatro Argentina e Teatro India, da giugno a settembre, con coreografie di Giorgio Rossi, Jayachandran Palazhy, Salvo Lombardo, Cristina Kristal Rizzo, Lara Guidetti, Roberto Castello, Claudia Casolaro, Ariella Vidach, Annamaria Ajmone e Marcela Santander Corvalàn, Silvia Rampelli, Enzo Cosimi. Con un prologo d’eccezione nell’omaggio alla Signora del Teatrodanza, Pina Bausch, cui dedichiamo un tributo con l’anteprima di Pina Bausch a Roma, il documentario di Graziano Graziani sulle due creazioni realizzate dal Tanztheater di Wuppertal per Roma, ispirate alla Città Eterna, in una serata-evento, con ospiti d’eccezione e la consegna della Lupa Capitolina alla memoria di una delle più grandi artiste del Novecento. Per Cinema sul Sipario accogliamo tre produzioni shakespeariane da Londra, due firmate da Kenneth Branagh e una da Rupert Goold, in attesa di assistere dal vivo al Riccardo II, diretto da Peter Stein, nella prossima stagione, e al citato Lear di Corsetti. Accadimento della nostra estate teatrale sarà senz’altro il secondo dei nostri “ritratti teatrali”, dopo quello dedicato alla Capitale dell'autunno 2014, questa volta dedicato all’Italia e all’articolo 1 della nostra Costituzione: L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. Ritratto di una Nazione – L’Italia al lavoro sarà un’opera collettiva e multidisciplinare, che andrà in scena a settembre. Ma di questa creazione non possiamo, per ora, dirvi di più. Vi aspettiamo, fedeli e sempre più numerosi, perché senza di Voi, il Teatro non è. Antonio Calbi Direttore del Teatro di Roma - Teatro Nazionale

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6 // TEATRO ARGENTINA TEATRO INDIA IL TEATRO DI ROMA AL PALLADIUM 26 marzo ● 23 aprile 2017 EMILIA scritto e diretto da Claudio Tolcachir 2 ● 13 aprile 2017 LA RAGAZZA CARLA di Elio Pagliarani regia Carla Chiarelli 26 aprile ● 7 maggio 2017 IL VIAGGIO DI ENEA di Olivier Kemeid regia Emanuela Giordano 9 ● 14 maggio 2017 HUMAN di Lella Costa e Marco Baliani regia Marco Baliani 16 ● 28 maggio 2017 MORTE DI DANTON di Georg Büchner regia Mario Martone 7 ● 11 giugno 2017 LA MUSICA È PERICOLOSA uno spettacolo di Nicola Piovani 13 ● 14 giugno 2017 / DANZA SULLA FELICITÀ coreografia Giorgio Rossi 17 ● 18 giugno 2017 / DANZA BHINNA VINYASA coreografia Jayachandran Palazhy 20 ● 23 giugno 2017 AFRICABAR scritto e diretto da Riccardo Vannuccini 12 ● 13 luglio 2017/ DANZA CHE NE RESTA DI NOI coreografia Caludia Casolari drammaturgia Renato Gabrielli regia Michelina Capato Sartore 28 marzo ● 9 aprile 2017 LEAR DI EDWARD BOND regia Lisa Ferlazzo Natoli 10 aprile 2017 GUIDA GALATTICA PER GLI AUTOSTOPPISTI di Douglas Adams progetto Ferlazzo Natoli/Ruggeri 19 ● 23 aprile 2017 UN QUADERNO PER L’INVERNO di Armando Pirozzi uno spettacolo di Massimiliano Civica 28 ● 30 aprile 2017 IL FUNERALE DEL PADRONE di Dario Fo regia Massimo Di Michele 3 ● 21 maggio 2017 RITRATTO D'ARTISTA Lucia Calamaro 3 ● 14 maggio 2017 LA VITA FERMA 16 ● 18 maggio 2017 L’ORIGINE DEL MONDO 19 ● 21 maggio 2017 TUMORE 24 ● 28 maggio 2017 PORPORA testi Mariangela Gualtieri regia Cesare Ronconi 7 giugno 2017 VENTO DA SUD EST di Angelo Campolo e Simone Corso regia Angelo Campolo 11 ● 16 giugno 2017 NEXT LOMBARDIA 11 ● 12 giugno 2017 LA SIRENETTA di Eco di Fondo regia Giacomo Ferraù 13 ● 14 giugno 2017 QUALCOSA A CUI PENSARE di Emanuele Aldrovandi regia Vittorio Borsari 15 ● 16 giugno 2017 VEDI ALLA VOCE ALMA di Lorenzo Piccolo regia Alessio Calciolari 16 ● 18 giugno 2017 IL GIOCO DELL'AMORE E DEL CASO di Pierre de Marivaux regia Lorenzo Lavia 19 ● 24 giugno 2017 QUANDO NON SO COSA FARE COSA FACCIO? di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini 22 ● 23 giugno 2017 / DANZA TWISTER coreografia Salvo Lombardo 4 ● 5 luglio 2017 / DANZA PRÉLUDE coreografia Cristina Kristal Rizzo 6 ● 7 luglio 2017 / DANZA SKIES ideazione e regia João Garcia Miguel coreografia Lara Guidetti 7 ● 8 luglio 2017 / DANZA MASH di Annamaria Ajmone e Marcela Santander Corvalàn 11 ● 12 luglio 2017 / DANZA ALFA coreografia Roberto Castello 14 ● 15 luglio 2017 / DANZA TEMPORANEO TEMPOBEAT ideazione e regia Claudio Prati e Ariella Vidach coreografia Ariella Vidach 18 ● 22 aprile 2017 TEATRO PALLADIUM - ROMA TRE IL DIVORZIO di Vittorio Alfieri regia Beppe Navello IL TEATRO FA GRANDE 8 ● 9 aprile 2017 TEATRO INDIA ASTRONAVE51 ispirato a Philip K. Dick scritto e diretto da Caterina Carpio e Alice Palazzi 19 aprile ● 6 giugno 2017 TEATRO ARGENTINA IL FLAUTO MAGICO di Wolfgang Amadeus Mozart 21 ● 23 aprile 2017 TEATRO INDIA IL TENACE SOLDATINO DI PIOMBO un’idea di Fabrizio Pallara da Hans Christian Andersen LABORATORIO TEATRALE INTEGRATO PIERO GABRIELLI regia Roberto Gandini 29 marzo ● 7 aprile 2017 TEATRO INDIA PINOCCHIO 1 ● 2 giugno 2017 TEATRO ARGENTINA INFUTURARSI

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i percorsi della stagione 16.17 aprile.luglio 2017 AFFARI DI FAMIGLIA ● EMILIA ● IL DIVORZIO ● LA VITA FERMA ● L'ORIGINE DEL MONDO MONDI IN SCENA ● EMILIA ● BHINNA VINYASA MITI NEL PRESENTE ● IL VIAGGIO DI ENEA CLASSICI? MAI COSÌ MODERNI ● LEAR DI EDWARD BOND ● IL DIVORZIO ● MORTE DI DANTON ● IL GIOCO DELL'AMORE E DEL CASO RITRATTI D’ARTISTA ● lacasadargilla ● LUCIA CALAMARO I NOSTRI PAESAGGI TEATRALI ● RITRATTO DI UNA NAZIONE VARIAZIONI SULL’UMANO // 7 ● UN QUADERNO PER L'INVERNO ● IL FUNERALE DEL PADRONE ● HUMAN ● LA SIRENETTA ● QUALCOSA A CUI PENSARE ● VEDI ALLA VOCE ALMA IL TEATRO CHE SUONA ● IL FLAUTO MAGICO ● PORPORA ● LA MUSICA È PERICOLOSA IL TEATRO CHE DANZA ● SULLA FELICITÀ ● BHINNA VINYASA ● EMBODIED SNAPSHOT ● PRÉLUDE ● SKIES ● ALFA ● CHE NE RESTA DI NOI ● TEMPORANEO TEMPOBEAT ● MASH IL TEATRO FA GRANDE ● PINOCCHIO ● ASTRONAVE51 ● IL TENACE SOLDATINO DI PIOMBO ● IL FLAUTO MAGICO ● INFUTURARSI TEATRI DI COMUNITà ● LABORATORIO TEATRALE INTEGRATO PIERO GABRIELLI ● VENTO DA SUD EST ● AFRICABAR ● QUANDO NON SO COSA FARE COSA FACCIO? ● ENEA IN VIAGGIO

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8 // anticipazioni 17.18Stagione TEATRO ARGENTINA 9 • 12 ottobre 2017 TEATRO ARGENTINA 21 novembre • 10 dicembre 2017 TEATRO ARGENTINA 20 dicembre 2017 • 7 gennaio 2018 RE LEAR di William Shakespeare regia Giorgio Barberio Corsetti con Ennio Fantastichini nel ruolo di Re Lear produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale Teatro Biondo Palermo IL CASO DELLA FAMIGLIA COLEMAN testo e regia Claudio Tolcachir con Cristina Maresca Miriam Odorico, Inda Lavalle Fernando Sala, Tamara Kiper Diego Faturos, Gonzalo Ruiz Jorge Castaño light designer Omar Possemato produzione Compagnia Timbre4 Maxime Seugé e Jonathan Zak • «Una vera festa teatrale e una lezione in tempo di crisi». Così El Pais definisce Il caso della famiglia Coleman, lo spettacolo scritto e diretto da Claudio Tolcachir, altro lavoro del regista e drammaturgo argentino che approderà al Teatro di Roma dopo l'interesse suscitato da Emilia. Erede degli artisti militanti della generazione precedente, durante la crisi argentina Tolcachir rispose all’endemica carenza di finanziamenti in campo culturale, fondando Timbre4 e trasformando la propria casa, un grande e sgangherato appartamento di ringhiera nella periferia di Buenos Aires, in un teatro e in una scuola per attori. In questa cornice germogliò la genealogia della famiglia Coleman e con essa un vero e proprio caso teatrale. Dal giorno del debutto, avvenuto nel 2005 in quella stessa casa, questo spettacolo ottenne uno straordinario successo costellato di premi e riconoscimenti, meravigliando pubblico e critica di più di 30 paesi nel mondo, approdando infine ai teatri europei di Madrid e Parigi. Il caso della famiglia Coleman è una sorta di Parenti serpenti di Monicelli in stile argentino, lo spettacolo di una casa e di chi la abita, presentato in uno spazio scenico avvolgente che accoglie lo spettatore e lo sommerge, narrando di un’assurda, struggente quotidianità. • Giorgio Barberio Corsetti in- contra Shakespeare. L’innovatore della scena contemporanea si misura con il più grande drammaturgo europeo di tutti i tempi, riletto o combattuto, recitato, danzato, musicato. Così, la scrittura diventa scena tramutandosi in visioni e linguaggi, dove il teatro è virtualità per meglio muoversi tra gli inganni e i trabocchetti di una vita irreale. In linea con il suo percorso di sperimentazione, orientato alle nuove tecnologie e alla drammaturgia itinerante, Corsetti si immerge nella scrittura del bardo a partire dalla ricerca dell’immagine come elemento scenografico e drammaturgico nel tentativo di padroneggiare il futuro nel presente. Una sinfonia infernale, in crescendo fino all’apice della demenza e del caos: la distruzione finale, con i superstiti che raccolgono le spoglie. Il tempo di questo Lear è adesso, in un mondo fluttuante dove l’economia e la finanza slittano da una crisi all’altra. Lear vuole ritrovare la giovinezza perduta, abbandonare le cure del regno, il peso delle responsabilità, poter vagare con i suoi cavalieri da un palazzo all’altro e occuparsi solo del proprio piacere. Allo stesso tempo, vuole essere amato, perché pensa che il sentimento delle figlie sia una garanzia, un investimento che gli permetterà di vivere spensierato in una seconda giovinezza. Il Re Lear è una tragedia di padri e figli. Lear e le sue figlie, Gloucester e i suoi figli. I padri fraintendono i figli, i figli tradiscono i padri. Oppure li salvano: paternità e eredità, trasmissione e usurpazione, passaggio di potere ridotto ai termini essenziali. RAGAZZI DI VITA di Pier Paolo Pasolini drammaturgia Emanuele Trevi regia Massimo Popolizio con Lino Guanciale e Sonia Barbadoro Giampiero Cicciò Roberta Crivelli, Flavio Francucci Francesco Giordano, Lorenzo Grilli Michele Lisi, Pietro Masotti Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti Lorenzo Parrotto, Cristina Pelliccia Silvia Pernarella, Elena Polic Greco Francesco Santagada Stefano Scialanga, Josafat Vagni Andrea Volpetti scene Marco Rossi costumi Gianluca Sbicca luci Luigi Biondi canto Francesca Della Monica video Luca Brinchi e Daniele Spanò assistente alla regia Giacomo Bisordi produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale • Il Riccetto, Agnolo, il Begalo- ne, Alvaro, e ancora il Caciotta, lo Spudorato, Amerigo: sono solo alcuni dei personaggi che torneranno ad animare il palcoscenico del Teatro Argentina, dopo il tutto esaurito della stagione 2016/2017. Sono i “ragazzi” di Pasolini nati orfani d’innocenza che agguantano la vita a piene mani, riversando per le strade le loro vitalità emarginate. La spontanea, cinica, disperata vitalità di una generazione intenta ad assecondare il “naturale istinto della sopravvivenza” si dipana dai palazzoni delle periferie verso il centro. Massimo Popolizio dirige Lino Guanciale e altri diciotto interpreti, su drammaturgia di Emanuele Trevi, dando vita a un articolato repertorio di personaggi, con continue sovrapposizioni di spregiudicatezza e pudore, violenza e bontà, brutalità e dolcezza, ma anche ironia e divertimento.

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TEATRO ARGENTINA gli spettacoli aprile.luglio 2017

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10 // LA RAGAZZA CARLA foto Dino Ignani Saranno i versi poetici di un piccolo capolavoro letterario, ricco di umanità, e il suono di sottofondo di una Città, ad accogliere una manciata di spettatori (25 a rappresentazione) che dai palchetti del Teatro Argentina si lasceranno incantare da una performance corpo/ memoria. La ragazza Carla, poema che il poeta e scrittore Elio Pagliarani dedicò a una giovane ragazza trapiantata di colpo nel mondo del lavoro, al suo pieno ingresso nella vita. Il luogo è Milano, il tempo il dopoguerra. Su tutto la voce di Carla Chiarelli che, con seduttiva delicatezza, declama il poema in una versione teatrale semplice e molto sentita, in cui forte si avverte la voglia di riscatto che si staglia sullo sfondo di una Milano da dopoguerra, onesta, operaia, anonima. A rendere tutto concreto, la parola di Pagliarani che risuona con il ritmo e il respiro della sua bella lingua. Racconto singolare e collettivo di un’Italia che ha da poco superato i traumi della Seconda guerra mondiale per lanciarsi verso una crescita senza precedenti, piena di contraddizioni e compromessi. Ma è soprattutto la storia di Carla Dondi, che incarna le dicotomie più estreme di questa psicotica realtà: dalle scuole serali al lavoro di segretaria presso una grande ditta commerciale, Carla vive i riti di passaggio della ragazza che diventa donna e coltiva il desiderio di emancipazione. Ancora, su tutto, la voce e il corpo di Carla Chiarelli che dal 1997 porta per teatri questo lavoro ventennale. Un viaggio intenso attraverso i pensieri della protagonista e di quella realtà troppo impegnata a mandare avanti la vita per rendersi conto delle difficoltà di una giovane donna, che cresce e supera gli ostacoli da sola. In una città in cui è facile smarrirsi tra il ritmo di lavoro incessante e l’inquieta e curiosa voglia di vivere. di Elio Pagliarani diretto e interpretato da Carla Chiarelli produzione Teatro di Roma Teatro Nazionale «Carla Dondi fu Ambrogio di anni diciassette primo impiego stenodattilo all'ombra del Duomo». DURATA 45 minuti TEATRO ARGENTINA 2 ● 13 aprile 2017

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foto Achille Le Pera // 11 EMILIA AFFARI DI FAMIGLIA MONDI IN SCENA Una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti è l’affresco che fa da sfondo ad “Emilia”, l’intensa pièce scritta e diretta dal drammaturgo argentino Claudio Tolcachir, nuova imponente produzione del Teatro di Roma. Il dramma e la commedia si compenetrano vicendevolmente per raccontare il passato e il presente di Emilia, una bambinaia che dopo vent’anni incontra il ragazzo che aveva cresciuto, divenuto ormai un uomo in carriera. La donna, interpretata dalla delicata e potente Giulia Lazzarini, si trova così catapultata nella nuova complicata famiglia di Walter e parlando al pubblico racconta la sua storia. Gli avvenimenti si svelano poco alla volta, con mistero, generando la sensazione che in qualsiasi momento la precaria fragilità familiare possa sgretolarsi all’improvviso. Proprio come lo spazio scenico che ci accoglie: un ring di coperte e casse da trasloco. Siamo nella mente di Emilia, scaraventati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico. scritto e diretto da Claudio Tolcachir traduzione Cecilia Ligorio con Giulia Lazzarini Sergio Romano Pia Lanciotti Paolo Mazzarelli Josafat Vagni scene Paola Castrignanò costumi Gianluca Sbicca luci Luigi Biondi regista collaboratrice Cecilia Ligorio produzione Teatro di Roma Teatro Nazionale PRIMA NAZIONALE DURATA 1 ora e 45 minuti senza intervallo TEATRO ARGENTINA 26 marzo ● 23 aprile 2017

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12 // NOTE DI REGIA Emilia nasce il giorno del quarantesimo complenno di mio fratello: ero andato a prendere in macchina la donna che per tutta la nostra infanzia era stata la mia tata. Non la vedevo da anni. In quel viaggio ha tirato fuori molte storie, aneddoti, memorie e ricor- di che mi parlavano di un amore intatto. Immenso, incondizionato. Sembrava che ai suoi occhi tutte quelle cose fossero successe pochi giorni prima. Iniziai a pensare a quanto certe relazioni siano sbilanciate; a cosa succede a tutte quelle persone che dedicano la loro vita a prendersi cura di una famiglia nel momento in cui non c’è più bisogno di loro; a cosa resta nelle loro vite; a quale sia la responsabilità nei loro confronti. Emilia parla di loro, dello “staccamento” tra persone che a volte cerchiamo di placare con uno smalto di solidarietà superficiale. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. È ciò che la mantiene in vita. Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere. Ho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi Claudio Tolcachir Dal testo Emilia: (al pubblico) C’è un momento nella vita in cui i morti si fanno più presenti dei vivi. È un bel momento. (a Caro) Lei, per esempio. Appare così, nella mia memoria, ogni tanto sorride, senza allegria. E poi ci sono momenti in cui me ne dimentico. Poverina. (a qualcuno del pubblico) Scusi, cosa sta guardando lei? Perché mi guarda così, è spaventato? …Imbambolato …È spaventato? La spaventa una vecchia come me, chiusa qui dentro? Cosa potrei farle? Io da qui non sono più pericolosa, è per questo che mi hanno messo qui dentro; non è così? Per non essere un pericolo per voi. (a tutti) Ecco, così, non c’è molto altro da dire, così stanno le cose. Mi chiamo Emilia per una zia, una zia della mia mamma che in realtà io non ho mai conosciuto, ma che allattò la mia mamma perché la sua mamma, mia nonna, non aveva latte. Si faceva così allora, visto che mia zia aveva il suo bambino e aveva tanto latte ne dava anche alla mia di mamma. E così, per ringraziarla, io mi chiamo Emilia. Sono tradizioni… sono abitudini. Non mi è mai piaciuto questo nome ma, in qualche maniera, anche io dovevo esserle grata, perché è grazie a lei che la mia mamma è diventata la “mia” mamma. Ecco sì, potremmo dire che lei mi ha dato la vita. E io non l’ho conosciuta. (allo spettatore) Quando guardo fuori sembra di guardare un quadro tranquillo. Guardo dalla finestra quello che succede lì fuori. A volte è caldo, a volte freddo. Ma, diciamoci la verità, non è una gran cosa quel che succede lì fuori. Da qua, per lo meno. Da qua sono più le cose che si ricordano di quelle che si vivono. Adesso, per lo meno; da qua, per lo meno. Per fortuna io sono vecchia e ho già vissuto tutto quello che c’era da vivere. Non che sia la cosa migliore che potesse succedermi questa, ma la vita è la vita … Io so perché sono qua. Io so perché l’ho fatto. Lo rifarei? Sì. Dio sa se non lo rifarei. E proprio Dio mi capirebbe e … Tra il castigo dell’uomo e il perdono di Dio … Non ci sono dubbi, no? Scherzo. Io non credo in queste cose. E in Dio? No. Prima sì. Ora no. SUL PALCO ALL’ETÀ DI 82 ANNI... PENSANDO A STREHLER. Lei è ormai una donna anziana — racconta Giulia Lazzarini — e attraversa un periodo di difficoltà: da quando ha cessato il suo servizio, non ha fissa dimora e vive come una clochard. Il destino vuole che ritrovi il suo ex bambino, Walter (Sergio Romano) ormai uomo di successo che la accoglie in casa, dove trova una situazione familiare complicata. E quando il suo “piccolo” finirà nei guai, non esita a immolarsi per lui. Perché Emilia non è mai stata una semplice balia, non era una che “stava a servizio”, ma una di quelle persone che, per lavoro, fanno del bene agli altri. In alternativa alla bambinaia, avrebbe potuto farsi suora. … Emilia porta con sé la memoria e, ritrovando il suo Walter, dovrà ora confrontarsi con legami familiari contrastati, un mondo di bei ricordi che fa i conti con una realtà dolorosa. … Con Tolcachir è una avventura esaltante. I ricordi del passato sono il nostro bagaglio e me li tengo ben stretti, ma è fondamentale misurarsi con autori contemporanei. È un po’ come continuare, a 82 anni, ad affacciarsi sul bordo di un precipizio. Giulia Lazzarini intervistata da Emilia Costantini per Corriere della Sera, 25 febbraio 2017 TEATRO ARGENTINA

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// 13 COSÌ LA CRITICA • Quasi uscita da una tela fiamminga, o da un ritratto di governante dedita di Cechov, Giulia Lazzarini ha un carisma straordinario e impresta un fil rouge umanissimo a Emilia, testo scritto e diretto dall'argentino Claudio Tolcachir, e prodotto dal Teatro di Roma. … Tolcachir dimostra benissimo come ognuno di noi viva a una propria velocità: la tata è ancorata a un fermo immagini di sentimenti, il ragazzo Walter (Sergio Romano) che fu sotto la sua tutela vive un presente che non poggia su alcuna certezza, sua moglie Carolina (Pia Lanciotti) si mostra inerte e ha, scopriremo, una precedente passione mai spenta per un partner caotico, Gabriel (Paolo Mazzarelli), esterno e poi interno all’azione, ed è lui il vero padre del giovanotto Leo (Josafat Vagni) che, con la madre, è stato “adottato” da Walter. [...] E la Lazzarini, magnifica testimone di tutto, depositaria di monologhi bellissimi, già dotata dall'autore di qualche vocazione al sacrificio, si prende la responsabilità di quella morte. Un epilogo tragico. Con interpreti che vanno avanti di buon umore, di petto, di cuore, di strazio. Esemplari. Rodolfo di Giammarco, la Repubblica • La produzione forse più impegnativa della stagione ha debuttato allo stabile romano. Si tratta di Emilia, che porta a Roma un artista conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, Claudio Tolcachir. [...] Lo spettacolo arriva in italiano con protagonista nel ruolo del titolo Giulia Lazzarini con tutto il carisma della propria storia, di scena e di vita. [...] Stralunati e improvidi appaiono i personaggi, tranne Emilia che ha il vantaggio di disporre di una buona memoria, e di poter costruire con un fiume di ricordi una mappa storica di sentimenti e relazioni assai solidi e positivi, seppur tutti con un misterioso alone di «non detto». Tutti seguono il filo della propria logica apparente: Walter padrone di quella casa cantiere (Sergio Romano sempre intenso e bravissimo), la svagata e ambigua moglie (una attonita e combattuta Pia Lanciotti), il figlio Leo in cerca di positività (Josafat Vagni). L’arrivo solo in apparenza casuale di un altro uomo (Paolo Mazzarelli) farà esplodere la situazione. [...] Ma ben altre crudeltà emergono da quei frammenti di ricordi, dalla dolcezza avvolgente della vecchia Emilia come dai geometrici deliri del protagonista. La realtà è assai peggiore e torbida delle grida e dei convenevoli di superficie. E ognuno, per sopravvivere, si sceglie su cosa puntare. Gianfranco Capitta, il manifesto • Il Teatro di Roma ha fatto un doppio regalo ai romani producendo e portando al Teatro Argentina Emilia: ha rimesso sul palcoscenico un’attrice di culto, Giulia Lazzarini, indimenticata interprete strehleriana e dei titoli più autorevoli tra gli sceneggiati Rai. E ha fatto conoscere a Roma un drammaturgo capace di parlare al nostro tempo in linguaggio immediato ma non povero, innescando anzi cortocircuiti della mente e del cuore acquattati sotto la quotidianità. [...] Giulia Lazzarini dona alla protagonista eloquio minuto e vispo nei ricordi, trasognato nel dolore. L’attornia un cast solidale, docile a tutte le sfumature dei personaggi. Lidia Lombardi, Il Tempo • Diciamolo subito: vedere in scena Giulia Lazzarini, in Emilia di Claudio Tolcachir, è un piacere per gli occhi e per l’anima. Gentile, lieve, intensissima, dolce, raffinata, presente, aderente: basta seguire i suoi movimenti della mano destra, cogliere con attenzione le sue espressioni del viso, i suoni, il modo in cui porta la battuta per avere lezioni infinite di teatro. Con lei, con questa grande signora del teatro, quattro attori di grandissime virtù: Pia Lanciotti, languida e intensa; Sergio Romano, nevrotico ed esplosivo; Josafat Vagni, che si conferma ogni prova di più e Paolo Mazzarelli, forse non sfruttato al meglio, ma di grande incisività. Sono loro a gestire il carosello melodrammatico, sempre sospeso tra memoria e immaginazione, tra ricordo e sogno, imbastito dall’argentino autore e regista. E lo spettacolo funziona, ammalia, piace, commuove il pubblico che tributa un lungo applauso. È un momento di bel teatro, proprio perché efficace, alto nella sua semplicità, lineare nel suo dipanarsi, che si porta dietro la lezione di Tennessee Williams o di certa drammaturgia scandinava passata e presente. Un teatro fatto di elementi immediati – l’attore, il testo, le relazioni – che avvolge e forse commuove. Soprattutto se ruota attorno a un cardine come Giulia Lazzarini, che non fa mistero dei suoi anni, della sua infinita storia teatrale. Andrea Porcheddu, glistatigenerali.com 26 marzo ● 23 aprile 2017

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14 // IL VIAGGIO DI ENEA foto Andrea Boccalini MITI NEL PRESENTE «Anchise era saldo nel suo proponimento. Se mi mancherà sepoltura il danno è lieve, ripeteva. E tu padre pensi davvero che io possa lasciarti?». dall'Eneide di Virgilio DURATA 1 ora e 20 minuti senza intervallo Il mito sempre eterno di Enea rivive sulla scena nella rielaborazione del drammaturgo canadese Olivier Kemeid, nato in Québec da una famiglia di origini egiziane. Una moderna riscrittura in cui i nodi del mito epico si intrecciano con le vicende biografiche di un’epoca contemporanea in cui prenderà corpo un nuovo viaggio, universale e redimente. Ogni scena sarà così cadenzata da evocazioni dell’opera originale, rendendo più evidente il nesso tra la narrazione e il nostro presente. L’Enea di Virgilio era già molto diverso dal prototipo di eroe dei letterati di allora: fragile, umano, eppure guidato dalla necessità di perseguire a tutti i costi i voleri del Fato. Altrettanto fragile, forse perfino di più, è questo nuovo Enea-padre-in-esilio. Un uomo dotato di pietas che esprime forti analogie con i temi e gli interrogativi che affliggono il nostro contemporaneo. In scena undici attori per dare vita e corpo a una versione attuale del mito, eppure comunque fedele al classico, in cui l’autore inserisce e proietta le vicende autobiografiche e personali del padre giunto in Canada con la famiglia dopo innumerevoli peregrinazioni. Una storia mitologica che si fa attuale per approdare ad una meta fatta di pace e fraternità multiculturale. di Olivier Kemeid dall’Eneide di Virgilio regia Emanuela Giordano con Fausto Russo Alesi nel ruolo di Enea e con Alessio Vassallo Carlo Ragone Roberta Caronia Valentina Minzoni Giulio Corso Antoinette Kapinga Mingu Emmanuel Dabone Simone Borrelli Lorenzo Frediani Giulia Trippetta scene Francesco Ghisu costumi Cristina Da Rold luci Giuseppe Filipponio produzione Teatro di Roma Teatro Nazionale Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano TEATRO ARGENTINA

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NOTE DI REGIA Ho voluto inserire nel testo di Kemeid segni tangibili dell’Eneide di Virgilio, cercando e traducendo con asciuttezza quei versi che con più aderenza si fondono in questa moderna riscrittura. Ogni scena è così cadenzata da evocazioni dell’opera originale, rendendo più evidente il nesso tra il mito e la contemporaneità. Virgilio scrive in una Roma capitale dell’Occidente che ha superato da poco guerre civili e grandi rivolgimenti politici. La pax augustea, voluta da Ottaviano, ha bisogno di un mito di fondazione che renda sacra la città. Oggi di questa sacralità romana resta traccia solo nelle rovine archeolo- giche, eppure il mito di Enea non ha perso il suo fascino. Cosa mi attrae di questo eroe così diverso da Ulisse? Enea non si vergogna di soffrire, è un eroe che piange e piange spesso, mostrando la sua fragilità, ma è al tempo stesso capace di reagire e di lottare. Enea non parte per conoscere il mondo. Costretto a fuggire, si carica sulle spalle il padre, tenendo tra le braccia un figlio. Nessi e analogie ci delineano un eroe precristiano, l’uomo della pietas, ma salta agli occhi anche una sorta di “correlazione oggettiva” con il nostro presente: non analizzarla, non approfondirla, sarebbe un’omissione. Il confronto con il mito diventa così anche strumento per cogliere temi essenziali del nostro vivere contemporaneo, che affronterò prima di tutto con gli attori coinvolti nella messa in scena, attori che dovranno fare i conti con loro stessi, senza filtri. Non bastano bravi professionisti, il teatro che amo di più ha bisogno di interpreti unici, esseri umani disposti ad aderire con sensibilità e passione a quella che io chiamo la ricerca di un respiro comune, quella capacità di concertazione che possiamo raggiungere solo quando impariamo ad ascoltare l’altro in scena, consapevoli di abitare l’ultimo spazio sacro (e laico) del pensiero che si trasforma in energia, luce, musica e racconto, ogni giorno diverso, mai meccanicamente replicabile. Sconfineremo fuori dalla quarta parete che ci divide dal pubblico, per chiedere agli spettatori di essere con noi, di verificare la sincerità delle nostre domande, dei nostri dubbi, delle nostre speranze. Emanuela Giordano // 15 foto Achille Le Pera È un migrante di oggi quello che il drammaturgo canadese di origini egiziane Olivier Kemeid racconta nella riscrittura dell’Eneide. Un racconto poetico delle migrazioni che, pur rifacendosi all’opera di Virgilio, prende spunto dalla storia familiare dell’autore, nato a Montreal: suo nonno, infatti, è quell’uomo in fuga dai disastri dell’esistenza e, tra mille difficoltà e peregrinazioni, è approdato in Canada per mettere in salvo la famiglia. «Ho studiato a scuola la Divina Commedia – racconta Kemeid – sono stato affascinato da Virgilio, la guida di Dante. Quando ho letto l’Eneide sono rimasto scioccato dalla corrispondenza tra le vicende narrate nel poema e quelle vissute dai miei familiari: in Enea ho rivisto mio nonno, in Ascanio mio padre. Mi sono tornati in mente i racconti della loro drammatica avventura, [...] le ostilità del mare, del deserto, dei centri di accoglienza...». Una storia di migrazione che risale al 1952, quando la rivoluzione egiziana portò al potere Nasser con un colpo di Stato. «I miei appartenevano alla minoranza cristianocopta – continua Kemeid – Erano già migranti, perché erano arrivati in Egitto dal Libano ai primi del Novecento. Quando scoppiò la rivoluzione, decisero di scappare prima che iniziassero le persecuzioni. Raggiunsero Alessandria, si imbarcarono e la prima tappa fu Napoli. Poi ripartirono per Marsiglia, da lì anda- rono a Le Havre e infine approdarono nel Québec. Un viaggio durato tre mesi.» [...] È la prima volta che un testo di Kemeid viene rappresentato in Italia: «Ne sono onorato perché mi sono ispirato proprio ai flussi migratori che approdano a Lampedusa. E poi da parte di mia nonna ho origini italiane. Ricordo che una volta, da bambino, mi trovavo nelle vicinanze di Napoli con mio nonno, camminavamo su una spiaggia. Olivier, mi disse, guarda, il mare Mediterraneo: è la grande madre della nostra cultura che ci accoglie.» [...] Il viaggio di Enea finisce con l’approdo alla terra promessa, accolto con benevolenza dal Re Pastore: «La storia dell’umanità – conclude Kemeid – è fatta di continue migrazioni. Con questo testo cerco di trasmettere la speranza di costruire una convivenza civile e pacifica». Olivier Kemeid intervistato da Emilia Costantini per La Lettura del Corriere della Sera, 9 aprile 2017 26 aprile ● 7 maggio 2017

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