COMUNITA' COMENDUNO: MAGGIO 2017

 

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Bollettino Parrocchiale

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- Comunità 91Anno 11 Maggio 2017 Comenduno Camminiamo... Insieme Direttore responsabile: Sabrina Penteriani 100 ANNI E NON SENTIRLI: LA NOSTRA COMUNITA’ HA UN CUORE GIOVANE! Camminiamo insieme verso il centenario della Parrocchia

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NUMERI UTILI Don Diego tel. casa: 035 774 045 cell.: 347 258 3315 e-mail: berzi.dd@gmail.com Sito internet oratorio di Comenduno: www.oratoriocomenduno.it REDAZIONE: Don Diego Berzi, Enrico Belotti, Isella Rizzi, Maria Teresa Rosbuco, Fausto Noris, Stefano Maistrello, Alessandro Cagnoni... PER CONTATTARE LA REDAZIONE DEL BOLLETTINO: redazione.com.com@gmail. com La redazione si riserva di decidere in merito alla pubblicazione del materiale per il quale ne venga fatta richiesta. Le foto per le quali si richiede la pubblicazione devono necessariamente essere inviate separatamente dal testo e con una risoluzione di minimo 300 dpi. Qualora le foto allegate ai testi inviati non risultassero conformi la redazione si riserva di decidere in merito alla loro pubblicazione. Per motivi grafici e di spazio non tutte le foto allegate ai testi potranno essere pubblicate. 2 Carissimi, continuiamo la riflessione iniziata sul bollettino di Pasqua. Pensavo di concludere su questo numero le mie considerazioni ma mi sono accorto che mi sarei dilungato inutilmente. Ho preferito quindi condividere questo ragionamento sulla parrocchia con queste semplici parole che trovano nei tre sacramenti della Riconciliazione, Confermazione ed Eucaristia, che celebreremo nelle domeniche 14, 21, 28 del mese di maggio il loro momento sintetico. 1) La Cena eucaristica La celebrazione dell’eucaristia deve diventare il centro della vita della parrocchia, il punto di arrivo e il punto di partenza della vita della comunità parrocchiale. C’è un gruppo che viene fedelmente, quotidianamente e partecipa attivamente C’è una buona parte che viene non fedelmente, saltuariamente: basta un impegno qualsiasi, un’iniziativa qualsiasi per non venire alla Messa C’è chi ritiene la Messa un fatto opzionale: basta non avere voglia, o non sentirsi di andare per non andare. La Messa non è considerata un fatto necessario alla vita cristiana C’è una parte che viene nelle occasioni: Natale, Pasqua, Funerali, Battesimi, … I ragazzi, gli adolescenti, i giovani sono molto assenti C’è chi viene per convinzione e c’è chi viene per abitudine. Ogni domenica del tempo di Avvento e di Quaresima circa 300 foglietti vengono ritirati: questo è un fatto positivo La cosa importante è fare diventare la Messa il momento centrale della comunità parrocchiale e non solo un momento o una devozione individuale. Tutta la vita della comunità cristiana qui deve arrivare, qui deve condurre e da qui deve ripartire. La celebrazione dei sacramenti qui deve arrivare e da qui ripartire e tutte le volte che viene celebrata l’eucaristia i diversi sacramenti devono rivivere. La morte qui deve trovare il suo significato. Qui deve arrivare e ripartire tutta la catechesi che viene fatta perché se non conduce all’Eucaristia la catechesi muore. …  La vita di carità della parrocchia qui deve trovare la sua sorgente e il suo punto di arrivo Molto importante è anche la celebrazione quotidiana, feriale dell’Eucaristia: non è un momento devozionale, ma un momento che va vissuto in comunione con tutta la comunità parrocchiale che è sparsa e vive la sua vita in diverse situazioni. ANGOLO DELLA GENEROSITA’ BUSTE EURO 1400 UN EURO AL GIORNO EURO 400 LUCE ACCESA EURO 200 N.N. EURO 500 N.N. EURO 1500 PER BONIFICI IN BANCA IT 56 T088 6952 4800 0000 0010 002 questo è il nuovo IBAN della parrocchia In copertina: La Parrocchia in attesa di far festa: Centenario, Oratorio, Don Bosco e...un germoglio!

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2) La missione, nel mondo La nostra comunità parrocchiale non può rimanere chiusa nelle sue celebrazioni, nella sue strutture aspettando che la gente venga, lamentandoci se la gente non viene. La nostra parrocchia deve diventare sempre più un Chiesa in uscita, come afferma papa Francesco, Per essere una chiesa in uscita  la nostra parrocchia deve abbandonare il comodo criterio del  “si è sempre fatto così”  e diventare una chiesa creativa, audace, che ripensa l’uso delle sue strutture dando regole precise perché siano esclusivamente al servizio della missione, cioè dell’annuncio del Vangelo; rivede lo stile del suo agire, del suo fare, non deve avere a cuore il potere, ma il servire. Per essere una Chiesa in uscita  la nostra parrocchia non deve fare preferenze di persone, deve essere vicina ai poveri,  non usare più il linguaggio “ i nostri” “i loro”; abolire la distinzione “vicini, lontani”, ma cercare di creare legami di prossimità con tutti, evitando di giudicare, di mormorare. Per essere una Chiesa in uscita  la nostra parrocchia deve continuare ad avere a cuore quello che succede nel mondo . C’è un buon lavoro fatto dal gruppo missionario. È necessario aprirci ai problemi della  società; educare all’impegno sociale. È necessario aprirci sempre di più alle chiese del territorio Per essere una Chiesa in uscita la nostra parrocchia deve testimoniare di più l’amore gratuito: occorre far respirare la gratuità in tutto quello che si fa. La gratuità è sorgente di libertà, anche qui c’è un buon lavoro fatto dal gruppo caritativo. 3) I desideri della nostra parrocchia Zaccheo desiderava vedere chi fosse Gesù: salì su un sicomoro. Anche nel cuore della nostra parrocchia c’è il desiderio di vedere Gesù che passa. È necessario come Zaccheo salire sul sicomoro e mettere a fuoco i grandi desideri che sono nel cuore della nostra parrocchia. Occorre uscire dal quieto vivere, dal tutto scontato, dal sentirsi a posto e lasciarci interrogare, ascoltare le domande vere, i desideri grandi che sono nel cuore della nostra comunità. Noi siamo chiamati a riscoprire, rivivere e attualizzare il modo di vedere, giudicare e agire degli Apostoli, dei primi discepoli; i loro atteggiamenti e le loro scelte, il loro amore per il Signore Gesù, la loro obbedienza al Padre, la loro docilità allo Spirito santo, la loro costante attenzione alla Parola, la carità creativa verso i fratelli, lo slancio missionario. Possiamo riassumere i desideri della nostra parrocchia attorno a tre parole: - Relazioni. Tessere rapporti, coltivare relazioni è più gradito a Dio che avviare iniziative gloriose - Vangelo. Essere fedeli al pensiero di Cristo, lasciarci guidare da uno stile evangelico è più importante che cercare di scontentare nessuno - Comunità. Proporre , far sperimentare, far toccare con mano la vita della comunità cristiana vale di più di tutti i discorsi, di tutte le catechesi che possiamo fare Questi pensieri sui quali ho pregato in questa settimana di Pasqua e che ho desiderato condividere con voi sono un po’ il mio sogno di mezza primavera. Desidererei tanto che non restassero solo sogni idilliaci ma che diventassero forte, stupenda e magnifica realtà. Allora sì continueremo ad essere una comunità dal cuore giovane con 100 anni e più di vita ancora davanti, con 100 e più progetti, con 100 e più emozioni per questa avventura. E sul nostro cammino veglia tu, Maria, Madre e Signora della nostra comunità e con il tuo Gesù sii la guida della nostra parrocchia. Concludo con questa fiaba affinchè non sostituiamo queste guide nella nostra vita. Una carovana di mercanti abituati da molto tempo a percorrere insieme le lunghe piste d’oriente si preparava ad attraversare un grande e pericoloso deserto. Il percorso richiedeva una buona conoscenza dei luoghi e delle piste, delle oasi e anche delle abitudini degli indigeni. Così si assicurarono i servizi di una guida locale famosa per la sua esperienza. Dopo dieci giorni di rapido cammino, la colonna si arrestò contro una barriera di uomini armati, fermi attorno alla statua di una delle loro orribili divinità dall’aspetto crudele, che incombeva sulla pista: “Non potete proseguire” gridò il capo degli uomini armati, “se non sacrificate un uomo al nostro Dio. E’ la regola di ogni nuova luna. Se non lo farete morirete tutti immediatamente”. I mercanti si radunarono e cominciarono a parlottare tra di loro. La scelta era drammatica e l’accordo molto difficile: “Noi ci conosciamo tutti da molto tempo. Siamo parenti tra di noi. Non possiamo sacrificare uno di noi per placare questo odio!”. I loro sguardi allora si concentrarono tutti sulla guida. Così dopo aver immolato il pover’uomo, secondo il rito, ai piedi della statua, la carovana riprese il cammino. Ma nessuno conosceva la via e ben presto si persero nel deserto. Morirono tutti uno dopo l’altro di sete e di sfinimento. Don Diego IL PARROCO SARà PRESENTE IN CASA PARROCCHIALE IL GIOVEDì DALLE ORE 14,00 ALLE 17,00. Comunità Comenduno 3

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Verso il centenario LA COSCIENZA E’ IL CUORE DELLA PARROCCHIA Non appare del tutto comune domandarsi che cos'é una roco. parrocchia e se la parrocchia possiede una coscienza di D'altra parte oggi, per un'ordinata vita parrocchiale, si sé, una sua specifica "personalità" spirituale. Si é tanto fa sempre più urgente la disponibilità generosa di col- abituati ad abitarla, a farne parte , a vederla rappre- laboratori per la compilazione dei registri parrocchiali, sentata dalla chiesa, dal campanile, dalla casa canonica per la corretta e trasparente contabilità parrocchiale, per e, forse, dall'oratorio, dalla scuola materna...che non la preparazione delle liturgie, per la visita alle famiglie viene manco in mente altro, e ai malati, per il catechi- né tanto meno da chiedersi smo e per le diverse attività cos'é, alla fin fine. proprie di una vivace vita parrocchiale. Che cos'é la parrocchia Che ci sia almeno il prete, si Forse tornerebbe utile ogni dice giustamente, altrimen- tanto porsi la domanda ti che parrocchia é? sull'identità della parroc- Da secoli in realtà la par- chia in modo che la nostra rocchia vive per la presenza immaginazione non si del prete e si attiva attorno accontenti di vederla e di a lui. La sua figura é sem- tenerla così com'é,ma sia pre stata centrale nell'im- sollecitata a considerarla magine della parrocchia. E nella sua effettiva realtà e se venisse a mancare, sus- nella sua eventuale pro- sisterebbe ancora la parroc- spettiva di missione nel Don Diego celebra l’Eucaristia nel Giovedì Santo chia? Bella domanda! tempo presente e in quello Già di questa vistosa assen- a venire. za si ha la prova proprio In realtà potrebbe essere nelle parrocchie più picco- interessante verificare nell'opinione pubblica quale idea le, rese quasi deserte dall'impoverimento demografico e si ha o ci si é fatti della parrocchia. Per esempio: a che dalla fuoriuscita di tante famiglie verso territori urbani cosa serve, qual é la sua ragione sociale, come si costitui- o più favorevoli all'impiego lavorativo e alla frequenza sce da un punto di vista giuridico (canonico e civilistico), scolastica dei figli. Vedere parrocchie, una volta fiorenti chi la gestisce, a chi risponde (in alto e in basso), se è e ora semivuote, si prova una vera malinconia! Mi viene ancora valida coi tempi che corrono, se si è aggiornata subito da chiedere: Ma chi prega per le vocazioni? Quale o persegue i suoi ritmi di un tempo. E chi l'ha fondata, famiglia è disposta a suggerire ai propri figli di essere a quale età risale, da quale santo é protetta, chi la forma disponibili alla voce di Dio nel caso li chiamasse al dono (credenti, non credenti, agnostici, individui qualsiasi... della vocazione sacerdotale? quali sono i suoi confini, chi l'amministra, chi paga le Riflettendo serenamente sulla parrocchia, nelle diverse spese di manutenzione, chi si presta per i vari servizi. condizioni odierne, emerge una verità inconfutabile: la Forse non tutti sapranno rispondere a questi interroga- parrocchia permane l'anima del paese. Essa costituisce tivi, forse a molti parranno questioni ininfluenti, forse ai un riferimento essenziale e identitario per coloro che da più non interessa sapere più di tanto, se non che il par- sempre vivono in quel territorio. roco, figura storica, emblematica e a volte anche mitica A ben osservare, la parrocchia -un pò come la casa- fun- della parrocchia, reciti il commiato dei morti, conservi il ziona da testimone della memoria del popolo che quivi catechismo dei bambini per i sacramenti, provveda alla risiede, tanto da essere custode dei vivi e dei morti, da messa domenicale, suoni l'"Ave Maria" e poco altro. costituirsi sentinella della consolazione e della speranza, In realtà può essere utile precisare che finora la figura da fuoco della carità e di solidarietà, da interprete del del proprio parroco è ordinariamente riferita a una sola territorio,da interlocutore delle istituzioni, da rifugio dei parrocchia, questo non esclude che, date le debite con- viandanti e pellegrini, da porta aperta per profughi. dizioni un solo presbitero possa essere parroco di più Tempi e luoghi vitali della parrocchia parrocchie, come da tempo avviene anche nella nostra Se la coscienza é il luogo più intimo e prezioso della per- Diocesi! sona, così é della parrocchia . In realtà la coscienza più A tal proposito, la scarsità del clero induce ad affidare autentica e irrinunciabile della parrocchia si rivela nella diverse parrocchie alla cura pastorale di un unico par- gelosissima custodia del mistero della vita in quanto 4

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Verso il centenario E se non ci fosse più il prete, che ne sarebbe della parrocchia? Nella terza parte della lettera pastorale il Vescovo Carlo Mazza, tra i vari punti che tratta ve ne è uno che ritengo alquanto importante e delicato circa il futuro della parrocchia o meglio delle parrocchie. Il problema in questione è il continuo calo di vocazioni sacerdotali e quindi la scarsità di preti. Noi soprattutto anziani che veniamo da una storia e mentalità di parrocchia in cui tutto o quasi tutto di essa si identificava con il prete o, meglio, i preti in quanto ve ne era più di uno per ogni parrocchia almeno di certe dimensioni. Negli anni della nostra gioventù infatti anche nella nostra parrocchia di circa mille e poco più parrocchiani vi erano un Parroco e un Curato, di cui il primo era il responsabile della guida della Comunità, mentre il secondo funzionava come aiuto con particolare attenzioni e guida per i giovani. Quindi una parrocchia in cui il centro era il prete, tanto è che da più fonti e documenti del passato, sovente compare l’affermazione: "una parrocchia è tale se c'è almeno un prete altrimenti che parrocchia è?”. Da secoli in realtà la parrocchia ha vissuto per la presenza del prete e si è attivata attorno a lui: figura centrale nell'immagine della parrocchia " Ma se venisse a mancare, sussisterebbe ancora la parrocchia"? Bella domanda! Domanda che fa scattare nella nostra mente una molteplicità di altre preoccupanti domande, avvolte da una dolorosa fitta al cuore, tanto è grande il problema e quali grandi cambiamenti ci si pongono innanzi. Nella parrocchia tuttavia vi sono compiti propri che deve esercitare un Prete, ma ci sono altri servizi, responsabilità e gestioni, che possono essere svolti e offerti da Diaconi e da laici, donne e uomini, incaricati dalla comunità, cose del resto già abbondantemente in atto anche nella nostra parrocchia. Questa è ormai la condizione di molte parrocchie delle nostre montagne e di altri territori in diverse regioni del nostro paese. I preti celebrano la S. Messa, amministrano i Sacramenti fanno formazione di catechesi con responsabilità di guida in più parrocchie. Mentre l'impegno dei laici consente di mantenere in vita la parrocchia gestendo i vari servizi e assolvendo alle tante incombenze che è soggetta. Questo scottante e delicato problema, mette in modo sempre più evidente quanto sia importante e preziosa la presenza del Prete dentro la comunità. Certamente il futuro ci pone innanzi un diverso tipo di parrocchia ma che deve poter continuare il suo cammino grazie alla partecipazione attiva della comunità. Un impegno che non deve fare venire meno la speranza che non manchi mai un prete nella nostra parrocchia. La riflessione del Vescovo Carlo Mazza, offre più spunti sul delicato tema, in particolare richiama ad una testimonianza sempre più viva e attenta dentro la parrocchia, ma anche all'impegno della comunità per una costane preghiera al Signore perché susciti nuove vocazioni. Noris Pietro custodisce il mistero di Dio. Quale missione e vocazione e quali responsabilità ineriscono alla parrocchia! Santi e diversamente peccatori, tutti viviamo nelle nostre parrocchie con uno spirito particolare e originale, i nostri caratteri, le nostre idee, le nostre sensibilità, situazioni che rivelano la diversità e la bellezza della vita di una comunità cristiana. Il cui cuore pulsante, la forma concreta della coscienza, è la celebrazione dei santi misteri al cui vertice sta la Santa Messa domenicale, memoriale settimanale della Pasqua del Signore. In verità la Messa, celebrata proprio nel Giorno del Signore, è sorgente, principio, vertice di ogni grazia, culmine della fede cattolica e apostolica, espressione più elevata della divina presenza del mistero della salvezza. Se questo è vero, come diventa auspicabile, arricchente e altamente attrattivo il fatto di trovarsi tutti insieme partecipi della medesima celebrazione, in modo corale e unitivo, anche da parte dei cristiani che aderiscono a gruppi, associazioni e movimenti dotati di diversi carismi! Perciò mai si violi la coscienza della parrocchia, il cuore pulsante della parrocchia! Mai si derubi la divina grandezza della Santa Messa, di ogni Messa, ma in particolare della Messa celebrata la Domenica! Quì davvero siamo tutti convocati per grazia, qui il Signore si rende presente a noi, e ci fa comunità dei risorti in attesa della sua venuta, quì si sperimenta l'essere fratelli. Quanto é bello partecipare, condividere, pregare e cantare insieme la Pasqua settimanale del Signore nelle nostre parrocchie! Comunità Comenduno 5

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Verso il centenario I "fondamentali" di una parrocchia A ben vedere se volessimo stabilire i fondamenti essenziali di una parrocchia, non escludendo i riferimenti canonistici, in forza dei quali la parrocchia sussiste o cade, potremmo individuarli attorno a tre nuclei forti, considerando pure tutte le loro conseguenze pratiche in ordine alla "pastorale" proprio di ogni nucleo. 1* La liturgia, Ogni comunità cristiana è convocata e si raduna attorno alla celebrazione dei Santi Misteri della fede, senza dei quali non possiamo essere cristiani. E' attraverso la celebrazione liturgica dei "Sacramenti" della Chiesa che il Signore Risorto si rende presente e operante in ogni credente e nella comunità. Per questo altissimo evento, la parrocchia si adorna per essere degna di celebrazioni festose, vibranti, ben preparate. Si potrebbe dire , "Dimmi parrocchia come celebri e ti dirò chi sei!" In realtà la liturgia a le sue regole e la sua attuazione rivela l'immagine viva di una parrocchia: esprime ciò che crede e crede ciò che celebra, perchè da gloria a Dio e annuncia il mistero del suo amore. Dio infatti si rende presente nei "santi segni" della liturgia. 2* L'evangelizzazione. Ogni comunità cristiana ha bisogno di nutrirsi della Parola di Dio, di sentire risuonare la predicazione vivente di GesùCristo, di essere interiormente in ascolto della volontà di Dio per noi e nel nostro tempo, in parrocchia c'è assoluto bisogno di essere continuamente "istruiti da Dio". Perciò ogni parrocchia avverta il compito urgente e preminente di "evangelizzare" in ogni possibile occasione: la Parola è la nostra vita. Lo studio, la meditazione, la contemplazione, la pratica della Parola, forma il discepolo alla familiarità con Cristo. 3* La testimonianza della carità. Ogni comunità cristiana manifesta la sua fede e la sua speranza nel costante esercizio della carità, sotto le forme le più diverse e più creative. Oggi la "carità" ci interpella su più fronti, a partire dal nostro cuore, centro e misura di un'ardente carità verso Dio e verso il prossimo, a partire dall'esperienza spirituale del Dio amore. La parrocchia deve essere, nel suo vivere quotidiano, sorgente viva di carità, capace di plasmare il cuore, idonea a curare ferite di ogni genere, come un "ospedale da campo", direbbe papa Francesco. dalla Lettera Pastorale del Vescovo Monsignor Carlo Mazza UNA COMUNITA’... IN DOLCE ATTESA Proprio mentre questo numero del Bollettino Parrocchiale sta andando in stampa, Blessing e Jighu, una delle coppie di persone richiedenti asilo, ospiti dell’appartamento in oratorio, sono in trepidazione per la nascita del loro primo figlio, Tony... (Sarà un maschietto!). Forse quando il Bollettino sarà distribuito un fiocco azzurro sarà appeso alla porta a vetri dell’Oratorio... Si, perchè ci siamo quasi! Con loro sono in attesa anche tutti coloro che in questi mesi li hanno incontrati e conosciuti... Sarà per molti un momento particolare,... In copertina lo abbiamo voluto rappresentare attraverso l’immagine di un seme che germoglia... Ci è venuto naturale pensarlo così... Perchè ogni bimbo quando nasce ci racconta una storia, ci proietta verso il futuro... La nostra comunità ne sa qualcosa (Nelle ultime settimane ben cinque piccoli hanno rallegrato Comenduno: un record!)... Questa nascita, che avverrà in Oratorio, il centro della vita della nostra Comunità, cosa ci racconta? Cosa ci racconta di lui, dei suoi genitori, di tutti coloro che sono nella stessa situazione... Cosa ci racconta di noi? Cosa ci raccontano i bambini che in questo periodo ci rallegrano con le loro voci? Cosa li lega a Tony? La nostra comunità parrocchiale saprà farsi interrogare da questo evento? Il Bollettino può diventare uno spazio dove poter condividere riflessioni e idee... Chi volesse può farlo inviando testi e foto a redazione.com.com@gmail.com 6

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Verso il centenario LA PARROCCHIA DOPO IL CONCILIO VATICANO SECONDO La chiesa di oggi definisce il concetto di parrocchia - la catechesi in preparazione ai sacramenti; riferendosi quindi a quanto viene espresso nella - la pastorale dei bambini e dei ragazzi; “Lumen Gentium”: essa è costituita da tutti i fedeli - la pastorale degli adolescenti e dei giovani;- la di un determinato territorio ed è costituita tale dal pastorale delle famiglie; Vescovo diocesano attraverso un - la formazione permanente degli decreto , detto appunto “ decreto adulti; d’erezione canonica”, nel quale - la pastorale della terza età; vengono indicati i confini territoriali - la pastorale sociale in conformità che saranno all’interno della alla Dottrina Sociale della Chiesa; propria Diocesi. Nel caso dell’Italia - la pastorale della carità, della la circoscrizione delle parrocchie quale è promotrice la Caritas è determinata dall’autorità parrocchiale; ecclesiastica. L’atto di erezione - l’attenzione particolare ai malati legittimamente compiuto rende la e la celebrazione dell’unzione degli parrocchia personalità giuridica infermi; ecclesiastica pubblica. La comunità - il coordinamento e la promozione dei fedeli, cioè la parrocchia, da dei gruppi, associazioni e quel momento diventa soggetto di movimenti presenti in parrocchia. diritti e di doveri. Nella recente Esortazione Ogni parrocchia è affidata alle Apostolica Evangelii Gaudium, cure pastorali di un parroco, la cui Papa Francesco invita la Chiesa ad nomina è condizionata da alcuni un serio ed efficace rinnovamento principi che vengono direttamente nell’ottica di una pastorale più dal Diritto Canonico. Il parroco missionaria ed esorta gli operatori può essere aiutato da uno o più I laici hanno piena responsabili- pastorali e noi tutti perché siamo vicari parrocchiali che, in maniera tà nella partecipazione alla vita in costante atteggiamento di subordinata, condividono le stesse della parrocchia uscita, affinché la Chiesa viva responsabilità del parroco. in mezzo alle case e a contatto Centro della vita di una parrocchia con le famiglie. Così scrive Papa è la celebrazione dell’Eucarestia domenicale, dove Francesco: “La parrocchia non è una struttura caduca; tutta la comunità cristiana di quel territorio si riunisce sebbene certamente non sia l’unica istituzione per ascoltare la Parola di Dio, lodare Dio e spezzare evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e di il pane. adattarsi costantemente, continuerà ad essere la Il codice di Diritto Canonico prevede che in ogni Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli parrocchia il parroco sia coadiuvato e assistito da: e delle sue figlie. Questo suppone che realmente stia - Consiglio Pastorale Parrocchiale (CCP), i cui membri in contatto con le famiglie e con la vita del popolo sono nominati dal parroco e scelti dalla comunità e non diventi una struttura prolissa separata dalla parrocchiale fra persone aperte al cammino di fede, gente o un gruppo di eletti che guardano se stessi. che condividano la vita della comunità e abbiano La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, compiuto diciotto anni. Il CCP ha la funzione di ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della aiutare il parroco nel discernimento pastorale, cioè vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità nel formulare e portare avanti le grandi linee della generosa, dell’adorazione e della celebrazione. Però pastorale parrocchiale; dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione - Consiglio Parrocchiale per la Gestione Economica e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora (CPGE), anch’esso nominato dal parroco su dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine consiglio dei membri del CPP, che aiuta il parroco alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di nell’amministrazione dei beni della parrocchia. partecipazione, e si orientino completamente verso Inoltre la parrocchia è tipicamente il motore la missione.” dell’attività pastorale nel suo territorio. In essa si Questo in sintesi dovrebbe diventare ogni parrocchia porta avanti: affinché renda testimonianza coerente e credibile del - la pastorale di primo annuncio a quelli che sono Vangelo. lontani dalla chiesa; Isella Comunità Comenduno 7

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Assemblea Parrocchiale 2017 C’è bisogno di un progetto! Il prezioso lavoro del Consiglio dell’Oratorio Quest’anno il consiglio dell’oratorio, su richiesta di Don Diego, ha deciso di dedicarsi prioritariamente ad un lavoro già avviato lo scorso anno: la stesura del progetto educativo dell’oratorio. Il tutto ha preso avvio la primavera scorsa con la partecipazione ad un corso di formazione organizzato dall’Ufficio per la pastorale età evolutiva della Diocesi, in cui siamo stati sollecitati a ripensare all’organizzazione e alle progettualità del nostro oratorio, sottoposto a sfide evolutive costanti. Abbiamo quindi mappato l’esistente chiedendo ai gruppi che operano con bambini e ragazzi di compilare un semplice questionario, con cui presentare le proprie attività, evidenziare punti di forza, criticità e prospettive di lavoro future. Ci siamo poi focalizzati sulle diverse figure che operano all’interno del nostro oratorio: catechisti, educatori, animatori, baristi, custodi del campo… Nel tentativo di darne una definizione si sono aperte alcune domande: cosa vuol dire educare? Il catechista è anche educatore? Chi anima momenti di gioco o presta servizio concreto di pulizia degli spazi o gestione del bar, nel momento in cui entra in relazione con bambini e ragazzi, assume un ruolo educativo? La riflessione è ancora aperta, certo è che chiunque, seppur con ruoli diversi, si pone al servizio dei bambini e dei ragazzi che vivono l’oratorio come momento di gioco, di socializzazione, di crescita personale e spirituale, diventa per loro un esempio e talvolta un riferimento importante. Il successivo passaggio è stato aprire una riflessione sui destinatari delle attività dell’oratorio: bambini e ragazzi con età compresa tra gli 0 e i 18 anni e le loro famiglie. Quali sono i loro i bisogni? Quali sono le proposte a loro destinate? Sono adeguate rispetto agli obiettivi e alle finalità che l’oratorio si prefigge? Non neghiamo la fatica di portare avanti in pochi incontri di qualche ora ciascuno, un’impegnativa riflessione che meriterebbe sicuramente più tempo ed energie. A ciò si aggiunge il dubbio di non essere sufficientemente rappresentativi e capaci al nostro interno di esprimere una visione globale di questa preziosa realtà che è l’oratorio. Oltre a Don Diego che ci accompagna e sos- tiene sempre in questa riflessione, al prossimo incon- tro sarà presente un’operatrice dell’UPEE con la quale condivideremo quanto finora elaborato. Proposto anche quest’anno il “sabato del villaggio” nei mesi di novem- bre, gennaio ed aprile. Bu- ona l’adesione a tutte le ser- ate, all’ultima in particolare hanno par- tecipato di- verse famiglie, probabilmente attratte dal profumo della gustosa gri- gliata degli alpini, dal clima mite dei primi giorni di primavera e dall’allegria contagiosa del Clown Didimo che ha cattura- to l’attenzione di tutti i bam- bini fino a tar- da sera. Nei prossimi Anche dall’alto la Parrocchia incontri dovre- mo programmare la festa dell’oratorio a chiusura dell’anno catechistico, in programma per il 4 giugno. Per il Consiglio dell’Oratorio Rosaria Noris 8

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Assemblea Parrocchiale 2017 Cosa è e cosa fa il Consiglio Parrocchiale UN PO’ DI NUMERI: Attualmente* il Consiglio presieduto dal Parroco, Don Diego, conta 7 consiglieri: Lorenza Sangaletti, Pierangela Luiselli, Enrico Pirotta, Paolo Gherardi, Lina Noris, Giulio a è il cuore della Comunità.... Rosbuco, Giovanna Riboli ma al momento della costituzione nel 2008, i Consiglieri oltre al Parroco erano 15: Lorenza Sangaletti, Pierangela Luiselli, Enrico Pirotta, Paolo Gherardi, Lina Noris, Diego, Mariateresa Luiselli, Piera, Maurilia, Rinaldo Paganelli, Alessandro Bonini, Giulio Piccinini, Andrea de Virgilis, Lia, Suor Grazia. Da considerare che nel corso degli anni ci sono state delle dimissioni (10!) ma anche due nuovi ingressi (Giulio e Giovanna) CRITERI DI COSTITUZIONE: rispetto al consiglio precedente non si era cercato che i componenti fossero rappresentativi di tutte le realtà parrocchiali: le persone sono state man mano individuate dal Parroco. QUALI COMPITI: Avendo il mandato di lavorare per un pensiero comune della comunità parrocchiale, si è posto all’inizio l’obbiettivo dell’ascolto di tutta la comunità per capire la realtà esistente nella parrocchia e conoscerne risorse e bisogni. Viene quindi indetta una prima Assemblea Parrocchiale in cui si cerca di fissare una fotografia della nostra realtà attraverso la riflessione di tutti i gruppi interpellati nel corso dei mesi. Nasce inoltre l’idea di proporre percorsi di “formazione” rivolti a tutta la parrocchia con l’obbiettivo di rendere più condiviso il nostro sentire religioso. Si voleva, cioè, proporre occasioni di confronto, di raccordo tra le esperienze e le fatiche della nostra comunità e i contributi esterni di riflessione teologica ed esperienziale al fine di trovare riferimenti comuni e quindi collaborare a progetti comuni. Da sottolineare la presenza di Don Lino Casati, iniziata già nella fase di conoscenza sui gruppi e negli anni prezioso supporto alla riflessione e al raccordo con i percorsi proposti dalla Diocesi in cui siamo inseriti. CRONOLOGIA CORSI FORMAZIONE: 2009-2012: Tre anelli concentrici di riflessione 2009/2010 ACCOGLIENZA 2010/2011 RESPONSABILITÀ 2011/2012 CONDIVISIONE 2012-2014: sollecitati da alcuni fatti gravi che avevano coinvolto alcuni giovani del territorio e da alcuni genitori che chiedevano aiuto 2012/2013 EDUCAZIONE 2013/2014 EDUCAZIONE 2014-2017 In vista del centenario, tre anni di riflessione sui tre pilastri di attenzione proposti dalla diocesi 2014/2015 EUCARESTIA 2015/2016 CARITÀ 2016/2017 LA PAROLA ATTENZIONI TRASVERSALI: Alcune preoccupazioni sono state presenti nell’organizzazione di tutti i percorsi. 1)Quale organizzazione per coinvolgere il numero maggiore di persone? Creare l’aspettativa con incontri nei gruppi utili anche ad avere il polso della situazione. Pubblicizzare gli eventi. Quali tempi proporre: un incontro mensile, una serata in settimana piuttosto che al sabato o alla domenica pomeriggio; ma la formula usata negli ultimi due anni, una settimana di incontri ogni sera aperti e chiusi da messa domenicale nel periodo di quaresima, è quella che ha avuto più successo. 2) esprimere un segno a testimonianza del percorso compiuto: durante le celebrazioni, ma soprattutto con esperienze concrete: LUCE ACCESA (esperienza della condivisione di responsabilità familiare) ACCOGLIENZA RICHIEDENTI ASILO PUNTI CRITICI: Abbiamo sempre auspicato e mai calendarizzato con regolarità un raccordo costante col Consiglio Economico e dell’Oratorio. Per il Consiglio Parrocchiale Pierangela e Giovanna *Ultima costituzione ufficiale del consiglio parrocchiale 29/09/2008 Comunità Comenduno 9

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Settimana di Formazione LA SETTIMANA DELLA PAROLA: Don Alberto Maffeis - L’Antico Testamento L’Antico Testamento (AT) è stato trascurato per anni dal- volte le Parole dei profeti sono dure, minacciano castighi, la Chiesa, perché si pensava che il Vangelo con L’Euca- ma Dio si “scalda”, si “arrabbia”, solamente perché ha a restia al centro, fossero sufficienti a mantenere nel tempo cuore il destino dell’uomo. E’ come una mamma che vede l’identità Cristiana. A parte qualche libro del Pentateu- il suo bimbo toccare una presa della corrente, e urla con co, la Genesi, e pochi altri libri, la Bibbia è stata sotto- rabbia: il bimbo si spaventa, piange, ma l’ira della mam- valutata. Inizialmente la Chiesa rifiutò la proposta dei ma in quel frangente è motivata dall’Amore e dal sen- primi scissionisti di dimenticare le scritture antiche, ma so di protezione che prova per la sua creatura. Letti con nei secoli successivi qualche quest’ottica anche i testi più errore è stato commesso. violenti, diventano stupen- Oggi l’importanza dell’AT di. Anche noi siamo “profe- è stata rivalutata molto, ti” quando annunciamo ai proprio in virtù di quanto nostri figli che stanno com- Gesù ha detto nel Vangelo. mettendo degli sbagli, op- Ai discepoli di Emmaus è pure quando anticipiamo Gesù stesso che illustra le le conseguenze alle quali scritture dell’AT che par- potrebbero andare incon- lano di lui, che preparano tro, facendo determinate alla venuta del Messia, che scelte, è il nostro amore per scaldano il loro cuore e li loro che ci porta a “vedere” preparano a riconoscerlo dove va la storia, a “preve- nel pane spezzato. Sono dere” il domani. Allo stesso proprio le antiche scrittu- modo l’amore autentico di re che consentono di poter entrare in perfetta Co- La Torah, i libri della rivelazione secondo gli Ebrei Dio, lo spirito di Dio che abita nei profeti, permette munione con Gesù Cristo. di vedere dove va la storia L’AT è formato da 3 corpi: del loro popolo. Per i Cri- il PENTATEUCO, cioè la TORAH di Abramo, Isacco e stiani che con il Sacramento del Battesimo ricevono in Giacobbe che conosciamo bene, che racconta l’incontro dono lo Spirito Santo e diventano Sacerdoti, Re e Profe- con un Dio liberatore che da fiducia e pretende fiducia, ti, vale lo stesso discorso: diventando Cristiani, ricevia- che crea con il popolo un’alleanza, e altri 2 corpi che co- mo lo Spirito Santo, e se lo lasciamo agire, se gli diamo nosciamo un po’ meno, i LIBRI PROFETICI (STORICI) spazio, se ci nutriamo della Parola di Dio, se impariamo e i LIBRI SAPIENZIALI (GLI ALTRI SCRITTI). I profe- ad entrare nello sguardo di Dio, allora vedremo con i ti fanno pensare immediatamente a personaggi che per Suoi occhi, vedremo ciò che conta veramente, e potremo ispirazione divina, potevano predire il futuro, in realtà leggere la storia, quello che ci accade, senza più dubbi, i testi che predicono il futuro sono pochissimi, ci sono paure e incertezze, e annunciare come dei veri profeti la invece personaggi dal grande carisma, a volte anche sco- gioia di vivere e di essere Cristiani. Un errore che spesso modi, perché non si vergognano di annunciare la verità. commettiamo è quello di vedere un Dio talmente tra- Se nel mondo Greco, a pagamento si poteva chiedere una scendente, talmente grande, universale ed infinito, da di- predizione ad un oracolo, nella Bibbia non è possibile, ventare quasi irraggiungibile, un Dio troppo lontano da perché la Parola viene quando vuole Dio, anche quando noi: cosa importerà a Dio se io trasgredisco, se non vado l’uomo non vuole sentirla. E’ Dio che chiama i profeti, a Messa, se commetto qualche piccolo peccatuccio…… che irrompe nella loro vita di persone semplici (Amos Oppure facciamo il contrario, cancelliamo cioè la trascen- ad esempio era un pastore e coltivatore), e la sconvolge denza di Dio per portarlo sulla terra con il ritualismo e il con il suo spirito. I profeti non sono legati al potere, o al moralismo, cercando di ingabbiarlo con i riti o con le no- tempio, anzi sono spesso una spina nel fianco per i po- stre opere buone: vado sempre a Messa, non uccido, non tenti, perché sono critici. Tramandano la Parola di Dio rubo, non commetto peccati gravi, quindi Dio quando ho oralmente e solo dopo anni di raccolta dei tanti oracoli, bisogno di Te, devi ascoltarmi e devi farmi la grazia. I da parte dei discepoli, comincia a comporsi un libro che profeti ci insegnano a guarire da queste due tentazioni cresce con il tempo, e che è destinato a rimanere Parola di che non ci permettono di accogliere, ascoltare, vedere e Dio per secoli. I profeti riescono a testimoniare la Parola Amare Dio, nel modo giusto. La parola dei profeti infi- di Dio perché sono travolti da Lui, perché sperimentano ne è eterna, perché è attuale e ha senso per quel tempo, il suo immenso Amore, è per questa forte esperienza che ma profetizza anche eventi futuri, molto lontani, come la riescono a riconoscere negli eventi la volontà di Dio. A venuta del Messia, nonostante il profeta stesso non ne è 10

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Settimana di Formazione consapevole, tanto che a volte non la capisce nemmeno, ma la accetta perché è Parola di Dio e solo Lui può darle compimento. I libri Sapienziali invece cosa sono? Per secoli non ci sono più profeti, ma Dio non ha smesso di parlare, parla in modo nuovo attraverso la sapienza, intesa come saggezza, buon senso (l’opposto del saggio è lo sciocco, lo stolto). A differenza dei profeti i saggi parlano per esperienza di vita, danno consigli, con un linguaggio diverso attraverso proverbi e riflessioni: ci dicono cosa perseguire, cosa lasciare stare, quali sono gli errori da non commettere, cosa è vano e cosa è solido, cosa da piacere e soddisfazione nella vita, etc. Il saggio è colui che ha lo sguardo curioso sul mondo, che sa cogliere nel mondo la voce della saggezza divina che permea tutto quello che ci circonda, per il saggio anche la foglia che calpestiamo è importante. Il saggio sa cogliere la bellezza e il significato delle piccole cose, come Gesù, che guarda un campo appena seminato, un pastore ansioso che non trova la sua pecorella, una donna che impasta il lievito, i pesci, la luce, la vite, i tralci, e in tutte queste cose ci legge il regno di Dio. Con le sue Parabole, insegna poi ai suoi discepoli ad Amare la natura e la vita, proprio nel modo descritto nei libri dei sapienti. Un altro modo che i saggi usano per trasmettere la Sapienza è leggendo nell’uomo e nelle esperienze di vita, parlando dei rapporti tra padre e figlio, tra amici, con Dio, o dei rapporti coniugali, a volte anche in modo sarcastico, ironico, provocando e facendo riflettere. Tutte queste cose lette alla luce della fede, parlano indirettamente di Dio. Nei libri Sapienziali si parla anche del male, della sofferenza, del dubbio, dello scetticismo, come nel libro di Giobbe. Sono libri che vanno letti a “bocconi”, non tutti di seguito, sono i più laici, ma non per questo meno importanti e significativi. Per chi volesse ascoltare la riflessione completa di Don Alberto Maffeis, ecco il link del filmato che si trova sul canale YouTube della Parrocchia https://www.youtube. com/watch?v=VkwQDcoHwWE Alessandro Cagnoni IMMAGIINI DELLA SETTIMANA SANTA 2017 Altre immagini sono presenti sul canale youtube Comunità Comenduno: https://www.youtube.com/watch?v=gnz6ndN5w08 Comunità Comenduno 11

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Vita della Cmunità Una serata diversa Gli adolescenti incontrano i richiedenti asilo Molto spesso noi ci lamentiamo di ciò che abbiamo, di ciò che ci sta attorno, senza però prestare realmente attenzione a ciò che stiamo dicendo. Infatti basta accendere la televisione per accorgerci che c’è chi è più sfortunato di noi. È proprio per questo che noi adolescenti abbiamo deciso di fare un incontro alternativo rispetto ai nostri soliti del venerdì: abbiamo chiesto alle coppie che ospitiamo in oratorio di raccontarci la loro storia. E’ stata una specie di intervista dove abbiamo posto una serie di domande alle quali loro hanno cercato di rispondere. La cosa di sicuro più difficile è stato farsi capire, perché anche se a scuola studiamo inglese e qualcosa riusciamo a capire e a dire, l’accento con cui parlano è completamente diverso e a volte alcune parole non sono facilmente comprensibili. Siamo riusciti, però, a capire quasi tutto. In sintesi la loro storia non è particolarmente diversa da altre: un vita normale diventata quasi impossibile, la decisione di andarsene, il viaggio verso le coste africane del Mediterraneo, quello attraverso il mare, l’arrivo in Italia, le varie pratiche burocratiche, fino a noi, qui a Comenduno. Oltre alla storia abbiamo cercato di capire il loro stato d’animo, se era stata una decisione premeditata o abbastanza impulsiva, cioè dell’ul- timo minuto. In generale posso dire che queste storie noi ragazzi non le prendiamo mai sul serio se le sentiamo dalla televisione, ma se ci vengono raccontate attraverso un’esperienza e quindi con tutti i dettagli e le emozioni... Personalmente dico che è stato davvero un bell’incontro e di sicuro ci ha dato modo di capire meglio questo fenomeno che sta colpendo fortemente il mar Mediterraneo e di conseguenza che al di fuori del nostro piccolo ci sono situazioni molto diverse e talvolta anche pericolose. Michela Gherardi Di mamma c’è n’è solo una “C’era un’ombra tremante, la chioma più bianca che bruna, e m’ha detto in un bacio: son mamma che mai t’abbandona. Mamma, Fortuna mia, questa è la miglior grazia che ci sia perché di mamma c’è n’è solo una.” Quante volte sogno il sorriso di mia mamma! Ho conosciuto tante donne, ma nessuna come te. Tu mi hai dato così tanto che le parole non bastano per ringraziarti e dirti quanto ti volevo bene; forse non te l’ho mai detto. Non mi hai mai fatto mancare il tuo aiuto anche se ero l’undicesima dei tuoi figli. Da te mi sono sempre sentita amata, anche quando avevo torto Un giorno un angelo scese dal cielo e vedendo una mamma che sorrideva al suo bambino disse: “Ecco l’unica cosa sulla terra che ha mantenuto la sua bellezza: l’amore di una mamma”. La canzone di tanti anni fa, di cui sopra sono riportate due strofe, mi ha ispirato questo pensiero in occasione della festa della mamma. Non dobbiamo però dimenticare, in questa festa, la nostra mamma del cielo, la Madonna, che tanto ci ama. Rina Belotti 12

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Vita della Cmunità Comunità Comenduno 13

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San Giovanni Bosco Don Bosco (1815-1888) amava talmente tanto i giovani da acquisire lo pseudonimo di “Santo dei giovani”. Fu il Padre dell’Oratorio, che chiamò per lungo tempo “catechismo”, creò molte case in cui accoglieva, scuole e DON B laboratori dove i giovani poveri e a rischio, potevano diventare “onesti cittadini e buoni cristiani”. Nell’Oratorio i giovani potevano trovare dei “Padri” per i quali era fondamentale la salvezza dei “Figli”, dove venivano INSIEME PER accolti come in una vera “Famiglia”, nella quale ci si stimava, ci si difendeva, ci si aiutava a crescere insieme, ci si amava, ci si perdonava, si condividevano gli stessi ideali. Questo luogo magicamente si trasformava in un luogo CON UN CU dove si sperimentava l’Amore, dove l’Amore sapeva accogliere, difendere, far crescere, maturare, rendere felici, dove l’Amore spingeva a perdere se stessi perché gli altri si sentissero pieni di vita. Nell’Oratorio quindi E UN’ANIM gli adulti potevano realizzare il sogno di Dio: generare Vita, come fanno i genitori, essere “Padri” e “Madri”, ed avere come obiettivo principale il successo e la realizzazione dei propri “Figli”, per portare al compimento e alla pienezza la loro Vita e far sì che i ragazzi e i giovani avvertissero la gioia di sentirsi protagonisti dei sogni di Dio. Ecco cosa diceva Don Bosco ai giovani: “Miei cari, io vi amo di tutto cuore, e basta che siete giovani, perché io vi ami assai; e vi posso accertare che voi potete trovare molti libri propostivi da persone di gran lunga più virtuose e più dotte di me, ma difficilmente potrete trovare chi più di me vi ami in Gesù Cristo, e che più desideri la vostra vera felicità”. Diceva anche: “I giovani hanno in loro delle ricchezze e delle possibilità formidabili: sono come alberi sovraccarichi di fiori, ma può venire un vento troppo forte o una notte di gelo e tutto è distrutto”; “I giovani sono la speranza del rinnovamento della Società e della Chiesa. Un paese in cui la gioventù è sana e piena di ideali e di coraggio, è un paese salvo. Se la sua gioventù è corrotta o debole, il paese è finito”; “Ho promesso a Dio che fino all’ultimo mio respiro sarebbe stato per i giovani poveri”. L’Amore di Don Bosco era speciale: egli Amava per primo, infatti ai suoi diceva: “Per carità non aspettate che i giovani vengano a voi. Andate voi a loro, fate voi il primo passo. E per essere accolti, discendete dalla vostra altezza. Conservando il senso di una “autorità” che viene compresa, mettetevi al loro livello, dalla loro parte; sforzatevi di comprenderli, di amare ciò che essi amano. Allora saranno provocati ad amarvi e potrete condurli a Dio”. Don Bosco Amava ciascuno, non escludeva nessuno, soprattutto non escludeva i giovani cosiddetti “poco interessanti”. Don Bosco sapeva farsi Amare, come il Buon Pastore conosceva le sue pecore, le chiamava ciascuna per nome, allora le sue pecore a loro volta lo conoscevano, ascoltavano la sua voce, ed egli le guidava ai pascoli. Ecco come otteneva una libera risposta al suo amore. Don Bosco con il suo Amore mai possessivo, riusciva a dar libero sfogo alle virtù nascoste, dimenticate, con lo Spirito di Libertà del Vangelo riusciva a conquistare la fiducia dei giovani. Così diceva loro: “Non voglio che mi consideriate come vostro superiore e vi domando la vostra confidenza, quella che aspetto da veri amici”. Un adolescente nel 1856 scriveva: “Ti ricordi il contratto concluso tra noi? Essere amici e unirci insieme per amare Dio con un cuore solo e un’anima sola”. Don Bosco formava nei suoi ragazzi delle libertà, dava loro già a 15/16 anni delle responsabilità piccole o grandi, anche attività importanti come l’insegnamento, li educava allo spirito di servizio con la parola e con l’esempio. Aiutava i giovani nella loro autonomia e a diventare maturi e li inviava a tracciarsi nella Società e nella Chiesa la propria strada. Amava tendendo a fare amare Dio. Era per i giovani un grande catechista e confessore, li introduceva ai misteri liturgici e distribuiva loro le ricchezze della Parola, del perdono e del Corpo di Cristo. L’impegno di Don Bosco educatore si confondeva con la propria santità: conduceva a Dio i suoi figli camminando lui stesso per primo, insieme a loro, verso Dio. “Sii con Dio come l’uccello che sente tremare il ramo, e continua a cantare, perché sa di avere le ali” (tratto da : J. Auybry “Don Bosco padre dei giovani”).Dall’esempio del sistema educativo di Don Bosco emerge con lampante evidenza l’importanza di essere Amati, di essere parte di una famiglia, nella quale ci si prenda cura l’uno dell’altro, di essere parte di una Comunità che sia sempre più simile ad una famiglia, nella quale gli adolescenti e i giovani, si sentano Amati e accuditi come figli, e nella quale gli adulti si sentano sempre più strumento di Dio, in grado di infondere nei figli il vero Amore che illumina, scalda e scioglie anche il cuore più freddo. I tempi sono cambiati, ma i problemi di degrado, povertà, accoglienza, sono all’ordine del giorno. Gli oratori di oggi come si pongono di fronte a questi problemi? Il nostro Oratorio vive e rappresenta gli stessi ideali di Don Bosco? Non è facile conciliare il lavoro, la casa, la famiglia, con gli impegni comunitari della Parrocchia, molte volte ci si sente demoralizzati, stanchi, demotivati, perché? Penso ai genitori che amano i propri figli, ognuno in maniera diversa, tutti però hanno in comune il desiderio di felicità per i loro figli. A volte però per paura, per cercare di difenderli, si commette l’errore di sostituirsi a loro nelle scelte e invece di guidarli, ci si 14

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San Giovanni Bosco impone o si sceglie al posto loro, togliendo loro la possibilità di percorrere BOSCO: la loro strada, di sbagliare e di imparare dai loro sbagli. In Comunità penso accada più o meno la stessa cosa: una Comunità che non sbaglia, che non commette errori, che non dà fiducia e responsabilità più o meno importanti, AMARE DIO è una Comunità che non vive e non cresce. La nostra Comunità ha bisogno di Madri e Padri che possano combattere la vera povertà di oggi, rappresentata dalla mancanza del calore umano, dalla mancanza di abbracci veri, bloccati UORE SOLO dietro a schermi luminosi e dietro a piccole faccine colorate. E se il pensiero di non essere in grado, di non essere all’altezza, ci frena, il fatto incredibile che ancora oggi l’opera di Don Bosco prosegue nel mondo attraverso i Salesiani MA SOLA Cooperatori, ci dimostra che nulla è impossibile a Dio, e ci sprona a sognare. I Cristiani che hanno risposto alla vocazione salesiana, e che hanno deciso di impegnarsi ogni giorno ispirandosi al progetto apostolico di Don Bosco, oggi contano più di 30mila persone in 11 continenti, e rendono realtà il sogno di Don Bosco. Anche noi nel nostro piccolo, possiamo fare molto, proprio partendo dalla nostra Comunità. Chiuderei con alcune frasi significative dedicate ai giovani: “L’oratorio è l’espressione dell’amore della parrocchia per i suoi figli più giovani, più bisognosi d’affetto e di pedagogico interessamento. L’oratorio è l’istituzione complementare alla famiglia e alla scuola, è una palestra di vita dove la preghiera, l’istruzione religiosa, il gioco, l’amicizia, il senso della disciplina e del bene comune, la letizia ed il vigore morale si fondono assieme per fare del giovane un cristiano forte e cosciente, un cittadino saldo e leale” (Paolo VI); “Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!” (Santa Caterina); “Non abbiate paura della vostra giovinezza e di quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di durevole amore! Non abbiate paura e non stancatevi mai di ricercare le risposte vere alle domande che vi stanno di fronte. Cristo, la verità, vi farà liberi! E’ meglio rassegnarsi ad una vita senza ideali, ad una società segnata da sperequazioni, prepotenze ed egoismi, o piuttosto cercare generosamente la verità, il bene, la giustizia, lavorando per un mondo che rispecchi la bellezza di Dio, anche a costo di dover affrontare le prove che questo comporta?” Non abbiate paura della “vita nuova” che Egli vi offre. Nelle vostre parrocchie, nei vostri gruppi e movimenti, ponetevi alla scuola del Maestro per fare della vostra vita una risposta alla “vocazione” che Egli da sempre, con pensiero di amore, ha progettato per voi. (Giovanni Paolo II); “Carissimi giovani, abbiamo visto che è lo Spirito Santo a realizzare la meravigliosa comunione dei credenti in Cristo Gesù. Fedele alla sua natura di datore e insieme di dono, egli è ora all’opera mediante voi. Ispirati dalle intuizioni di sant’Agostino, fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra missione!” (Benedetto XVI); “I giovani sono la speranza di un popolo, la speranza sa soffrire per realizzare un progetto, la speranza è feconda, la speranza dà la vita. Il cammino della speranza non è facile e non si può percorrere da solo. C’è un proverbio africano che dice: “Se vuoi andare veloce, vai da solo, ma se vuoi andare lontano, vai insieme”. (Papa Francesco) Alessandro Cagnoni Comunità Comenduno 15

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