Catalogo IL DECIFRABILE LANGUORE DELLA TRASPARENZA | Villa Contemporanea

 

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IL DECIFRABILE LANGUORE DELLA TRASPARENZA THOMAS SCALCO MANUELA TOSELLI

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VILLA CONTEMPORANEA IL DECIFRABILE LANGUORE DELLA TRASPARENZA THOMAS SCALCO MANUELA TOSELLI dal 21 Gennaio al 4 Marzo 2017

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IL DECIFRABILE LANGUORE DELLA TRASPARENZA Gli accadimenti sul supporto della tela hanno subito una tale variabilità nelle estetiche dei linguaggi e dei mezzi espressivi che il luogo del quadro è diventato un territorio aperto - dal Novecento in poi - a recepire ed accogliere molto di più della sola pittura, quand’anche resti un semplice deposito e stratificazione di colore. Il confronto tra le opere di due artisti, in questo senso, risulta particolarmente vivace e stimolante quando gli strumenti restano saldamente ancorati alla dimensione del dipinto, dove l’immagine si manifesta, accade e diventa altro nello sguardo di chi la osserva. Stabilire una connessione e una reciprocità tra le ricerche di Thomas Scalco e Manuela Toselli potrebbe diventare un raffinato e intrigante esercizio criticoestetizzante, al limite della mera speculazione se non si tenesse presente, come principio chiave, che le loro visioni e attitudini individuali restano sempre, formalmente e definitivamente, diverse. Il dovere del riconoscimento della “diversità” rimane un obbligo necessario e fondante per non far scivolare ogni altra successiva considerazione ed analisi nell’assimilazione di un’omogeneità costretta e limitante: le serie di lavori esposti hanno genesi differenti, come altrettanto differenti sono lo spirito di analisi, le modalità di lavoro, le condizioni dei referenti simbolici, dei richiami iconografici, delle liricità poetiche. Detto questo, per non lasciare sospeso sempre nella speculazione questo progetto espositivo, l’alternanza delle opere esposte e della messa a confronto tra i due lavori nasce dall’esigenza - sempre nel rispetto delle attività di una galleria che resta fermamente convinta ed orientata al sostegno e alla ricerca (parola che molti galleristi dovrebbero annotarsi sul loro taccuino d’appunti) sui nuovi talenti dei giovani artisti - di osservare gli attuali codici linguistici, mettendo in evidenza quelle intrinseche corrispondenze che, dettate da urgenze incarnate nel presente, nella nostra epoca, avvicinano visioni assai diverse e non sempre strettamente congiunte. Thomas Scalco e Manuela Toselli rappresentano, allora, proprio l’evidenza più interessante di uno scambio silente, dissimulato, tanto recondito, quanto intrigante nel dis-velamento di quelle corrispondenze che sono utili a comprendere il loro essere frammento della testimonianza dell’attitudine dell’arte contemporanea di generare nascosi fili rossi che connettono opere lontane. Con attenzione, si riesce a “sentire”, in questi lavori che, certo non più scelti a caso, parlano tra loro un nuovo dialogo a distanza. Da una parte abbiamo Scalco che dipinge nella maniera più tradizionale del termine: pennello alla mano definisce un intrigante paesaggio informale nelle cui rutilanti oscurità aurorali appaiono, come d’incanto, strutturazioni geometriche che, dal nulla, prendono consistenza moltiplicandosi in piccole sequenze o

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dispersioni. Quello che si legge, quindi, sono due livelli di istanti strettamente contigui in un accadere misterioso la cui sequenzialità rilancia l’enigma delle due diverse situazioni che si osservano nel sacro recinto della tela. Dall’altra Toselli, abbiamo detto, compone stratificando tessuti: organze e sete, la cui luminosità e il cui cromatismo si dispongono in una coreografia di forme geometriche (una vera e propria danza ripetuta del quadrato, sua forma prediletta), generano una vertigine vorticosa che mai resta inerte e congelata nell’algida geometrizzazione apparente, ma, al contrario, sfruttando il “calore” della loro materia non convenzionale, acquistano una tattilità intrigante e persuasiva, capace di catalizzare lo sguardo alla ricerca di sconosciute emergenze e profondità. Colori e pennello, ago e filo sono i loro strumenti, nulla di maggiormente diverso, eppure la scelta di definire il processo “produttivo” delle loro eikóna (proprio nella radice greca etimologica εἰκόνα come immagine-apparizione) e della loro istanza finale trapela il principio convergente di queste due ricerche. Principio chiave è quello della sovrapposizione: le temporalità di istanti-attimi diversi che si coniugano secondo declinazioni sempre dissimili nella variazione del medesimo tema, ritornano in entrambi e ritrovano sempre un motivo di armonia e non di frizione contrastante tra le parti e gli elementi che si armonizzano nell’insieme finale. Si sovrappongono le stesure scomposte a quelle scale o dispersioni di figure geometriche; si sovrappongono le velature di tessuti di colori e materiali diversi. Fasi che si adagiano in un equilibrio di spazialità che scardinano la decifrabilità intellettuale del quadro, rendendolo, innanzitutto, un evento fisico, concreto prima che mentale. Fisico perché si apre proprio ad uno sconfinamento tridimensionale, recependo - in entrambi - quelle profondità virtuali frutto dell’inganno della percezione che genera “distorsioni” consone a definire i punti cardinali che orientano le direttrici nuove dello sguardo. Questo carattere mobile del verificarsi dell’evento pittorico e compositivo, è reso possibile per una loro complicità sulla trasparenza, vera costituente necessaria e indispensabile per modulare ogni opera loro. La trasparenza ricorre in entrambi come mezzo invisibile, diaframma cristallino per separare e per unire opposti, per acquisire informazioni, per accentuare e spostare i gradienti pittorici. La trasparenza vivifica in loro i passaggi, la consecutio temporum interna all’opera: quanto accade si proietta, velo dopo velo, senza inibizioni al nostro sguardo e, senza nasconderne fasi e movimenti, in loro si dichiara sopravanzando in trasparenza con due polarità opposte. Se in Scalco si accede alla razionalità della forma (figurale) dall’indistinto cupo del tutto-niente, chiarificandosi; in Toselli, invece, la trasparenza produce un effetto disillusivo che porta il rigore geometrico a pulsare e vibrare in una sfocatura visiva che, pur rendendo quasi tridimensionale lo spazio delle forme,

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costringe ad una necessaria ripetuta osservazione e messa a fuoco costante. Il gioco emotivo messo in atto dalla visione accoglie emotività che si sposta tra sensibilità e intellettualità, tra corporeità e incorporeità, tra materia e poesia, coinvolgendo in modo molto più estensivo, di quel che si crede in prima battuta, lo spettatore nel processo della comprensione delle loro narrazioni. Vertigine e sprofondamento, ebbrezza e concentrazione, rigore e libertà, acquisiscono un senso proprio e comune, specifico ed autonomo, correlato e indipendente, in ciascuna creazione, quasi si trattasse di rileggere, in chiave attuale, contemporanea e minimale, il senso di un ordinamento teso tra il principio e lo spirito nietzschiano dell’apollineo e del dionisiaco. Scalco e Toselli controllano impulsività contrastanti che vivono tra due mondi, contigui, connessi, sinapticamente inter-dipendenti che spostano il germe della comprensione dall’ammaliante e illusorio mondo del sogno di una bellezza pura a quello che sprofonda nella concretezza caotica del mondo reale, della vita. Eleganza lirica ed ebbrezza fisica hanno in loro il magico punto di congiunzione e corrispondenza - sempre con misura, ordine e rigore - nell’irrefrenabile ardore dell’ormai svelato e decifrabile languore della trasparenza. Matteo Galbiati

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THE LEGIBLE LANGUOR OF TRANSPARENCY The things that occur on canvas have been subjected to such variability in the aesthetics of languages and expressive media that the locus of the painting has become open ground - from the 1900s on - to the hosting of much more than just paint, even when it is merely the deposit and layering of color. With this in mind, the works of these two artists stimulate a particularly lively comparison when the instruments remain deeply rooted in the dimension of painting in which the image is manifested, takes place, and becomes something else under the gaze of the observer. Establishing links and reciprocity between the research of Thomas Scalco and Manuela Toselli risks become a refined and intriguing exercise in critique and aesthetics at the limit of mere speculation if the guiding principle that their visions and approaches continue to remain formally and definitively different were not always borne in mind. Recognizing this “diversity” remains fundamental and obligatory in order to avoid driving all further considerations and analysis in the assimilation of a constrictive and reductive homogeneity: the series of works displayed have different origins, as must be equally different the spirit of analysis, work methods, conditions of the symbolic references, iconographic themes, and poetic lyricism. With this in mind, and not wishing to leave this exhibition project suspended in speculation forever, the alternation of the works displayed and comparison between them sparks the need - always in regard to the activities of a gallery that remains firmly convinced to supporting and searching for (a verb that many galleristas should write in capital letters in their notebook) the fresh talent of young artists - to observe current linguistic codes and indicate those intrinsic correspondences dictated by the urgencies incarnated in our present era that bring widely diverse and not always strictly related visions closer together. Thomas Scalco and Manuela Toselli therefore present the most interesting evidence of a silent, dissimulated exchange, as elusive as it is intriguing in the un-veiling of such correspondences that are useful in comprehending their being a fragment of the testimony of the trend in contemporary art of generating hidden links to distant works. Paying close attention, one is able to “eavesdrop”, on the dialogue in progress between these works, none of which were selected haphazardly. On one hand, we have Scalco, who paints in the art’s most traditional manner. Brush in hand, he defines an intriguing informal landscape in which the glowing darkness of dawn appears as if conjured from a magic spell, geometrical structures that appear out of nothing gain consistency and multiply in small sequences or dispersions. Therefore what can be read are two levels of closely

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contiguous instants in a mysterious occurrence whose sequentiality heightens the mystery of the two different situations observed within the sacred confines of frame and canvas. On the other, Toselli lays one layer of fabric (usually organdy and silk) over another in compositions whose luminosity and chromatics ordered into a choreography of geometric shapes (nothing short of the recurrent dance of the square, her favorite shape) generate a swirling eddy that never remains inert or congealed in the apparently frigid geometrization but on the contrary acquire an intriguing and persuasive tactility that is capable of catalyzing the gaze to the search of unrecognized depths and emergences by marshalling the “warmth” of their non-conventional material. Colors and brush, needle and thread are the tools they use, no two techniques are farther apart than these, yet the choice to define the “productive” process behind their eikóna (in the etymological Greek root εἰκόνα as image-apparition) and in their final result reveals the converging principle of these two forms of research. The keyword is superimposition: the temporality of different instants-moments that come together through expressions that are always dissimilar in variations on the same theme return in both and invariably rediscover a reason for harmony and contrasting friction between the part and the elements that harmonize in the final assembly. The layers are superimposed over those scales or dispersions of geometrical figures, and the veiling of fabrics of different colors and materials are superimposed over one another as well. These phases rest on an equilibrium of spatiality that disrupts the s intellectual decipherability of the painting, making it first and foremost a tangible, physical event and then a mental event. The physicality of the event lies in its aperture towards a boundless threedimensionality, engendering - in both - virtual depths achieved through illusions in perception that generate “distortions” consonant in defining the cardinal points that orient the new lines of gaze. This mobile characteristic of the manifestation of the pictorial and compositional event is enabled by their complicity in transparency, the really indispensible constituent necessary for the modulation of each one of their works. Transparency is used in both as an invisible vehicle, a crystalline membrane that separates and unifies opposites and acquires information for the purpose of accentuating and shifting pictorial perspectives. Transparency enlivens both works’ passages and intrinsic consecutio temporum: whatever happens is projected, layer after left, without making any concessions to our gaze, without concealing phases or movements, and is declared developing in transparency with two opposing polarities. If Scalco accesses the rationality of form (figurative) from everything-nothing’s inchoate darkness; Toselli’s transparency produces instead a disillusive effect that makes geometric rigidity pulse and throb in blurring vision that even if it

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comes close to making space and form three-dimensional, obliges the viewer to repeat observation and constantly re-focus. The play of emotions prompted by the act of viewing, harbors emotion that shifts between sensitivity and intellectuality, corporality and incorporeity, material and poetics, and involves the viewer more extensively in the process of deciphering the narratives from what might be perceived at first glance. Dizziness and a sense of sinking, inebriation and concentration, constraint and freedom all acquire both their own and a shared significance, specific and autonomous, correlated and independent, in each creation, almost if it were a question of re-reading in current, contemporary, minimalist key the sense of order tendered between the Nietzschean principle and spirit of the Apollonian and Dionysian paths. Scalco and Toselli control contrasting impulsivities that live between two adjacent, connected, synaptically-driven, inter-dependent worlds that push the seed of understanding from the entrancing and illusory dream of pure beauty to one deeper in the chaotic actuality of the real world, real life. Lyrical elegance and physical exhilaration have a magic point of conjunction and correspondence - always with proportion, order, and rigor - in the irrepressible fervor of our bynow unveiled and deciphered languor of transparency. Matteo Galbiati

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