L'Albero Verde n. 1-2017

 

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Rivista trimestrale di CIAI

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L’Albero Verde N. 1 marzo 2017 - Anno XXIII Trimestrale di CIAI, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia Poste Italiane spa - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1.1 LO/MI - I.P. ITALIA EducAzione: cittadini in classe, cittadini fuoriclasse THAILANDIA Una storia a lieto fine ETIOPIA Una strada verso il futuro 1

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CIAI sede legale Via Bordighera, 6 20142 Milano Tel 02 848441 – Fax 02 8467715 info@ciai.it SEDI ITALIA CIAI Lazio  Via Parigi, 11 00185 Roma Tel e Fax 06 7856225 lazio@ciai.it CIAI Puglia Via Bozzi, 35 70121 Bari (BA) Tel 080 743996 Fax 080 5940035 puglia@ciai.it CIAI Sardegna Via Roma, 54 09123 Cagliari Tel 070 2510083 Fax 070 2510084 sardegna@ciai.it CIAI Toscana Sede Cooperazione Toscana c/o CMSR Via della Madonna, 32 57123 Livorno Tel 800 944 646 info@ciai.it CIAI Veneto Via Antonio Grazioso 5 35133 Padova Tel 0498077210 Fax 0497160054 veneto@ciai.it   SPORTELLO ADOZIONE GRUPPI TERRITORIALI Rho Genova Piazza Colombo 1 interno 7-7A (Stazione Brignole) per info o appuntamenti Tel  02 84844 401/402/428 postadozioni@ciai.it   SEDI ESTERO CIAI Burkina Faso 01 bp 2789 01 Ouagadougou CIAI Cambogia Bari Referente: Gilda Cinnella amociai@libero.it Catania Referente: Nuccia Vannucci Auteri ciainuccia@virgilio.it Cosenza Referente: Michele Greco chelegreco@tiscali.it Genova Referente: Sonia Palumbo gruppo.rho@ciai-world.it Roma Referente: Fabrizia Sepe fabrizia.sepe@gmail.com Torino Referente: Maurizio Zoè maurizio.zoe@tiscali.it Trieste Referente: Lucio Mircovich luciotrieste@alice.it N. 2 St. 135 Referente: Michela Grana Verona P.O. Box 1150 mgrana@tin.it Referente: Silvia Vartolo Phnom Penh Livorno CIAI Colombia Referente: Ilaria Pancrazi Avda. Kra 15 # 119-11 ilaria.pancrazi@virgilio.it Edificio Epcocenter – Oficina 428 Epcocentro Bogotà DC CIAI Costa d’Avorio Milano Referente: Benedetta Caruso benedetta.caruso@libero.it silvia.vartolo@gmail.com Cocody-Angré Caféier 7-17 Napoli BP 229 Abidjan 17 Referente: Anna Falciatore CIAI Etiopia fam.derosa@tin.it Bole Subcity, Woreda 04, House Padova n. 102 Referenti: Nico e Paola D’Angelo p.o box 2009 volontaripadova@gmail.com Addis Abeba Pavia CIAI India Referente: Cinzia Capra L’Avenir Apartment No. 3, 108 gruppo.pavia1@gmail.com Pappamal Koil St. Kuruchikuppam, Puducherry CIAI Vietnam n. 8, Tu Hoa – Quang An – Tay Ho Pescara Referente: Patrizia Sciarra patriziasci@tiscali.it Hanoi Prato Referente: Pierluigi Bertolini pierluigi.bertolini53@gmail.com L’Albero verde Direttore Responsabile Donatella Ceralli – donatella.ceralli@ciai.it Hanno collaborato Chiara Biffi, Paola Cristoferi, Daniela Gelso, Alhaji Kargbo, Francesca Mineo, Marina Raymondi, Marco Sartori, Nicolas Savajol, Anisa Vokshi. Fotolito – Stampa – Spedizione Gruppo Poliartes, Via Giovanni XXIII, 5 - 20068 Peschiera Borromeo (Milano) Redazione CIAI, Via Bordighera, 6 – 20142 Milano Periodicità Trimestrale - Spedizione in Abbonamento Postale – Milano Registrazione n. 432 del 29/07/1994 – Tribunale di Milano Edizione CIAI, Via Bordighera, 6 – 20142 Milano 2

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L’Albero Verde N. 1 marzo 2017 - Anno XXIII Trimestrale di CIAI, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia Poste Italiane spa - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1.1 LO/MI - I.P. ITALIA EducAzione: cittadini in classe, cittadini fuoriclasse THAILANDIA Una storia a lieto fine ETIOPIA Una strada verso il futuro 1 L’ALBERO VERDE N. 1-2017 4 IN PRIMO PIANO Un appuntamento, anzi due, da non perdere 6 ITALIA EducAzione: cittadini in classe, cittadini fuoriclasse 8 APPROFONDIMENTI L’adozione che verrà 10 CAMBOGIA Una donna coraggiosa 12 ITALIA Reportage tra i Ragazzi Harraga 14 COSTA D’AVORIO Restare per costruire il futuro 16 ESPERIENZE Un percorso ricco di ostacoli 18 ETIOPIA Una strada verso il futuro 20 THAILANDIA Una storia a lieto fine 21 CAMPAGNE #non6solo 22 ADOZIONE Una visione mondiale EDITORIALE Ce la mettiamo tutta CIAI, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è prima di tutto un’associazione. L’Assemblea dei Soci, che viene chiamata a riunirsi due volte all’anno, ne ha in mano le sorti: sono i Soci ad eleggere il consiglio direttivo (a proposito, le elezioni sono proprio il prossimo 23 aprile!) e quindi a decidere sull’orientamento generale delle attività di CIAI. Per questo i Soci sono importanti ed è altrettanto importante che partecipino il più possibile alla vita associativa; il rapporto fra i Soci e l’associazione deve essere biunivoco e ognuna delle due parti deve sforzarsi di renderlo veramente vivo. Per rispondere alle esigenze di costante aggiornamento, il presidente Paola Crestani ha, dall’inizio dell’anno, raddoppiato le comunicazioni #soloxsociCIAI; due volte al mese, quindi, i Soci ricevono via mail gli aggiornamenti di Paola che cerca di offrire un quadro puntuale sulla realtà in cui CIAI si trova a vivere, le scelte che fa, insomma “ciò che bolle in pentola”. (Se siete Soci e non lo ricevete, segnalatecelo scrivendo a info@ciai.it). Da poche settimane, poi, è stato inaugurato un Gruppo chiuso di Facebook , anche questo riservato ai Soci, in particolare a quelli legati a CIAI per l’adozione: si chiama a proposito di adozione #soloxsociCIAI e, come si legge nella presentazione: “è nato per rispondere all’esigenza di trovare risposte, indicazioni, segnalazioni alle problematiche più comuni che la famiglia adottiva si trova ad affrontare. Mettere in rete esperienze, competenze e conoscenze è sicuramente il primo passo per costruire percorsi virtuosi, qualunque sia la tematica affrontata. Potervi accedere è privilegio dei Soci CIAI”. Ci piacerebbe che anche su L’Albero Verde si attivasse uno spazio per Soci tutto vostro, autogestito. Certo non ci sarà l‘immediatezza del web (usciamo ogni 4 mesi!) ma proprio per questo c’è più tempo e spazio per l’approfondimento. Se siete interessati a collaborare, scrivete a donatella.ceralli@ciai.it. E, come ciliegina sulla torta confezionata per i Soci con ingredienti di prima qualità, c’è l’Assemblea di aprile. Quest’anno l’abbiamo resa veramente speciale e vi invitiamo subito a scoprire perché nelle pagine che seguono. Insomma, adesso sta a voi trovare un buon motivo per non diventare Soci! A proposito, anno nuovo tessera nuova: se non avete già rinnovato per il 2017, scoprite come potete farlo sul sito www.ciai.it/ socio/ o scrivete a cristiana.carella@ciai.it Buona primavera a tutti Donatella Ceralli 33

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IN PRIMO PIANO Un appuntamento, anzi due, da non perdere a cura di Donatella Ceralli Ormai da qualche anno abbiamo abituato i nostri Soci a partecipare ad Assemblee annuali trasformate in incontri articolati, nei quali affrontare le tematiche che più da vicino e con maggiore rilevanza riguardano i bambini di cui ci occupiamo. Per l’Assemblea 2017 - in programma dal 22 al 25 aprile sempre presso il Club Hotel Dante di Cervia- abbiamo fatto ancora di più. Abbiamo pensato alla formula 2+2: due giorni di confronto aperto a tutti per affrontare in un discorso a più voci il tema dei bambini soli (chi sono, cosa abbiamo fatto e cosa vogliamo fare per loro) e altri due dedicati alle famiglie adottive e ai loro figli. Mai più bambini soli Prende il via sabato 22 aprile alle ore 14.30 l’incontro, aperto al pubblico esterno, per avviare un confronto sulla realtà dei bambini soli, intesi non esclusivamente come bambini senza famiglia, ma anche bambini che mancano delle giuste attenzioni, delle cure adeguate, dei diritti fondamentali, in Italia e all’estero. Tutti gli incontri di questa sezione sono moderati da Vicsia Portel giornalista di La7. Nella prima parte (da inizio lavori, fino alle 16.30) cercheremo di definire meglio “Chi sono i bambini soli” e lo faremo con: Filomena Albano, Garante Nazionale dell’Infanzia; Thaise Ferguglia, rappresentante CIAI in Cina; Cristina Cardenas, di CIAI Colombia; Ousmane Silga, CIAI Burkina Faso e Filippo Spagnuolo , direttore della Ong CCM. Alla domanda “Cosa abbiamo fatto per i bambini soli”? cercheranno di rispondere Elena Pistorio, Vicepresidente Fondazione Pistorio, Ferdinando Giglio, segretario generale Fondazione Prosolidar; Massimo Ciampa, segretario Generale Mediafriends Onlus; Alessandra Piermattei, Ufficio Svi- luppo Umano, referente per iniziative giustizia e tutela diritti infanzia. Domenica 23 aprile, i lavori, sempre cooordinati da Vicsia Portel, riprendono alle 10.00 con la tavola rotonda che guarda la futuro: “Cosa vogliamo fare per i bambini soli”. Partecipano: Agnese Ciulla, Assessore Affari Sociali Palermo; Mariella Enoc, Vicepresidente Fondazione Cariplo; Sandra Zampa, Deputata, promotrice Legge su Minori stranieri non accompagnati; Daouda Ouattara, CIAI Costa d’Avorio; Angelo Moretto, Presidente di Euradopt e Paola Crestani, presidente di CIAI. A proposito di adozione La due giorni dedicata alle famiglie adottive prende il via lunedì 24 aprile alle ore 10. Primo appuntamento è dedicato alla scuola, con l’incontro “Tutti i bambini devono essere felici... anche a scuola”, con Paolo Limonta, maestro elementare; a seguire, “Educare alle differenze, costruire l’identità” con Alessandra Santona, psicologa. Il pomeriggio è dedicato agli adulti adottati, con una prima parte aperta a tutti e una riservata proprio a loro (vedi box). In contemporanea (dalle 16.30) spazio al divertimento: “Giochi senza frontiere: genitori e figli si divertono insieme”. Domenica 25 aprile, il tema trattato è quello delle origini: dalle 10 alle 13 gli psicologi Marco Chistolini, Alessandra Santona, Giovanna Beck, Gabriele Bendinelli e Diego Lasio, parleranno di “Viaggi, social network, lettere: quando le origini bussano alla porta”. E come se non bastasse... La fotografia è protagonista della 4 giorni di CIAI a Cervia. Negli spazi del Club Hotel Dante verrà infatti ospitata la Mostra “Sogni di Cambogia” di Emanuela Vincenti e Vicsia 4

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Portel; già portata a Roma, Milano e Viterbo, la mostra racconta uno dei progetti più “emozionanti” di CIAI, quello della Scuola d’Arte di Siem Reap. Oggi la scuola è stata chiusa, ma i ragazzi, con il sostegno iniziale di CIAI, hanno costituito l’associazione Tlaitno con cui continuano ad insegnare e diffondere la musica e la danza cambogiana. Sabato 22 aprile, dalle 21 alle 22.15 Michele Smargiassi, giornalista di La Repubblica, responsabile del Blog di repubblica.it “Fotocrazia” presenta “Anche i bambini”, riflessioni sull’immagine del bambino come vittima sui media (per la durezza delle immagini è preclusa la partecipazione dei bambini all’incontro). Durante i quattro giorni è prevista un’animazione per i bambini e un laboratorio teatrale con Paola Scalas. Domenica 23 dalle 21, i bambini che parteciperanno al laboratorio si esibiranno per noi! Intrattenimento per grandi e bambini anche per la serata di lunedì 24: dalle 21 è il momento della grande tombola. Con un programma così, come potete mancare? Per inviare la vostra adesione consultate la pagina http://www.ciai.it/ appuntamenti/assemblea-soci-cervia/ ; per maggiori informazioni cristiana.carella@ciai.it. ADULTI ADOTTATI Nell’ambito della sezione “A proposito di adozione” sono stati organizzati per lunedì 24 aprile due momenti dedicati agli adulti adottati. • dalle 14.30 alle 16.00 coordina Marco Chistolini, psicologo “L’età adulta: cosa abbiamo imparato dal confronto con gli adulti adottati”, con Daria Vettori, Carla Miscioscia e Giusy Valvo, psicologhe e Paola Scalas docente di teatro. • dalle 16.30 alle 18.00, il Meeting riservato agli adulti adottati “Sono sempre io? Ritorno al futuro” Quanto ha influito la nostra storia adottiva su ciò che siamo oggi? Per informazioni e adesioni al Meeting: maria.forte@ciai.it ELEZIONI NUOVO CONSIGLIO DIRETTIVO La vera e propria Assemblea dei Soci CIAI, si svolgerà domenica 24 aprile con il seguente programma: • relazione consiglio direttivo, Bilancio e presentazione delle candidature • dalle 17.00 alle 18.30 votazioni • alle 19.00 proclamazione nuovo Consiglio direttivo. Ricordiamo che possono partecipare all’Assemblea e alle elezioni solo i Soci in regola con la quota per l’anno 2017 (che potrà essere versata anche in Assemblea). 5

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ITALIA EducAzione: cittadini in classe, cittadini fuoriclasse di Paola Cristoferi* Il progetto EducAzione: cittadini in classe, cittadini fuori classe offre uno spazio di accoglienza, scambio e stimolo (Centro Educativo) per bambini e bambine, ragazzi e ragazze, italiani e stranieri, appartenenti a famiglie vulnerabili, segnalati dalla scuola di appartenenza e coinvolti nel passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado. Si tratta di bambini che vivono in condizioni sociali e familiari fragili, non sostenuti né seguiti nel proprio percorso di studi; alcuni hanno particolari difficoltà scolastiche, altri la necessità di sperimentare nuove relazioni sociali e affettive, riconoscere e valorizzare le proprie risorse e rafforzare l’autostima in un contesto tutelato. In particolare ilCentro Educativo offre la possibilità dell’incontro e della condivisione di due mondi (scuola primaria e scuola secondaria) che, proprio perché percepiti lontani e divisi dai bambini, necessitano invece di entrare in relazione e in condizione di reciprocità, affinché il passaggio sia affrontato in modo quanto più consapevole e sereno. Le attività proposte sono progettate secondo le necessità e le caratteristiche del gruppo: il sostegno scolastico è un vero e proprio accompagnamento allo studio, differenziato nei modi e nei tempi per le due diverse classi, fondato sulla creazione di strategie personalizzate e di un metodo efficace, anche attraverso l’utilizzo di strumenti compensativi e testi specifici per i DSA. Accanto all’attività 6 di studio il martedì si svolgono laboratori educativi e artistici, in particolare il laboratorio teatrale, che permette di fare esperienza -individuale e collettiva- delle emozioni legate al diventare grandi e di esprimerle attraverso la voce e il corpo, in una ricerca di conoscenza e creatività. Inoltre i bambini sono coinvolti nella creazione e monitoraggio di una Child Protection Policy attraverso confronti e attività di partecipazione attiva. L’approccio inclusivo si esprime attraverso la creazione di uno spazio accogliente e libero all’interno del quale ogni individuo ha la possibilità accrescere la propria autostima, ha l’opportunità di riconoscere e affrontare le proprie difficoltà, infine ha accesso a un confronto continuo e democratico che stimola lo sviluppo delle sue capacità critiche. Il progetto, realizzato grazie al contributo di Fondazione Cariplo, si sviluppa in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Statale Palmieri, ha l’obiettivo di promuovere l’integrazione e l’inclusione dei bambini del quartiere Stadera, i più fragili, i più esposti a rischio di emarginazione, i più trascurati dal mondo adulto. *Coordinatrice progetto

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I protagonisti Si chiamano Alessandro, Fabiana, GaoWei, Takwa, Shaharia, Fatima, Elieser, Mirko, Adam, Kouna, Amin, Diego, Steven, Andrei, Hajar, Said, Jacopo, Ziad, Omayana, Hagar, Rwyda, Dinethi, Ivan, Basmala, Esperanza. Sono i bambini e i ragazzi che frequentano quest’anno il Centro Educativo Stadera. Ognuno di loro rappresenta un pezzo di questa popolazione eterogenea, multiculturale e contraddittoria che è oggi la scuola, in particolare una scuola di periferia di una grande città come Milano. Ognuno di loro in una qualsiasi ricerca sociale potrebbe far parte dei potenziali neet o soggetti a rischio di abbandono scolastico, ma allo stesso modo potrebbe essere il compagno di banco dei nostri figli o dei nostri nipoti, il loro compagno di squadra al campetto, l’amica del centro estivo della scuola. Sono italiani, ma soprattutto sono figli di immigrati, alcuni sono nati qui, assieme ai loro fratelli. Parlano l’italiano a scuola, ma non a casa, qualche volta devono anche tradurre alla famiglia le comunicazioni degli insegnanti o l’invito a un compleanno (al quale forse non andranno). Sono bambini e ragazzi, ma si occupano dei loro fratelli più piccoli, si cucinano il pranzo, escono di casa la mattina e tornano da scuola da soli, anche in quinta elementare. Hanno vestiti usati, lo stesso paio di scarpe tutto l’anno e spesso la metà dei libri che dovrebbero portare in classe. Hanno fratelli all’università, in carcere o in un altro continente. Vivono in case occupate, affittate, troppo piccole o troppo affollate. Crescono in famiglie tradizionali, mono genitoriali o ricomposte. Quest’anno al Centro Educativo ne abbiamo inseriti 25: il gruppo dei più grandi è costituito da 10 ragazzi/e che frequentano le scuole secondarie di 1°grado della zona e frequentavano il centro già lo scorso anno. Di questi 10, solo due sono figli di genitori italiani, tutti gli altri, anche se nati in Italia (solo la metà) hanno famiglie provenienti dalle più diverse parti del mondo. Dei piccoli della quinta classe della primaria (8 bambini e 7 bambine) 3 sono nati da famiglie miste e 12 da genitori di origine straniera, provenienti perlopiù dall’Europa dell’est, dal nord Africa, America latina, Sud Est asiatico. Le caratteristiche per cui sono stati inseriti sono diverse: quasi la metà vive in condizioni economiche estremamente disagiate, 3 di loro sono arrivati in Italia lo scorso anno (e hanno dovuto recuperare tutto: lingua, programma, relazioni), 9 vivono in famiglie in cui non si parla italiano, spesso uno dei due genitori non parla né comprende la lingua, il che significa che non sarà in grado di seguire il percorso scolastico dei figli, incoraggiarne le relazioni amicali, supportarli nello studio. Proprio riguardo allo studio, del gruppo dei piccoli, 5 hanno una diagnosi certificata per disturbi legati all’apprendimento, a questi se ne aggiungono 9 che hanno difficoltà logiche ed espressive tali da aver necessità di un supporto o di un programma facilitato. A queste difficoltà si aggiungono quelle relazionali che si manifestano in comportamenti aggressivi–oppositivi o al contrario asociali e passivi. A guardare così, verrebbe da chiedersi quale cambiamento rappresentino due pomeriggi alla settimana di attività extrascolastiche. E’ una domanda che ci poniamo spesso. Certo è che le condizioni economiche e familiari non si modificano, ma qualcosa accade comunque. Ce lo raccontano i ragazzi che tornano a trovarci dopo anni, che incontriamo in quartiere e che vediamo ogni settimana cambiati, più consapevoli, arricchiti da relazioni autentiche, da esperienze divertenti e sollecitazioni intellettuali ed emotive; così l’italiano diventa anche una lingua degli affetti, per raccontare se stessi e il proprio mondo, gli altri diventano compagni di viaggio con cui confrontarsi, la scuola un luogo in cui potersi sentire per la prima volta adeguati. In questo spazio sicuro e protetto dove si può fallire e ricominciare, senza rischiare di restare soli o un passo indietro, dove si impara a credere nelle proprie possibilità, troviamo ancora delle buone risposte. p.c. 7

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APPROFONDIMENTI L’adozione che verrà a cura di Marina Raymondi* Negli ultimi anni il concetto di famiglia e con sé quello di ruoli e relazioni familiari è profondamente cambiato. Tali mutamenti aprono a nuove possibilità, sollevano dubbi, rinfrancano e spaventano, ponendo interrogativi importanti di carattere etico, scientifico, normativo e giuridico. In questa prospettiva, il Convegno “L’adozione che verrà” , che si è tenuto presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano Bicocca lo scorso 14 novembre, ha offerto un’occasione di approfondimento su alcuni temi emergenti che già oggi caratterizzano l’adozione e sempre di più lo faranno in futuro. Riportiamo qui di seguito uno stralcio dell’intervento di apertura di Paola Crestani, presidente di CIAI. “La scelta che abbiamo fatto con il convegno di oggi è quella di affrontare le tematiche in modo positivo e costruttivo, con un approccio scientifico, aperto alle esperienze e non solo alle esperienze italiane ma anche alle esperienze internazionali. Il fatto che sia qui presente il Presidente di EurAdopt che per fortuna è italiano- e anche tutti i temi affidati ai relatori, sono a conferma di questa apertura internazionale. Abbiamo voluto mettere a confronto tanti attori del mondo delle adozioni per discutere insieme dell’adozione che verrà, partendo dal presupposto che per noi parlare di adozione significa parlare di bambini, parlare di bambini abbandonati, di bambini soli, delle loro storie, dei loro bisogni, dei loro diritti. Io vi chiedo davvero oggi il favore di fare questo esercizio, di provare a guardare tutti i lavori della giornata con gli occhi di un bambino, di provare a pensare sempre e solo a cosa potrebbe essere utile per un bambino che si trova o che rischia di trovarsi in stato di abbandono, cercando di immaginare quali potrebbero essere le risposte migliori alle loro necessità, ai loro bisogni, alle loro storie -perché sono bambini che arrivano da storie tanto diverse - tutto questo alla luce della situazione di oggi e pensando -abbiamo parlato di adozione che verrà- a prospettive future. Questo non significa, come qualcuno mi ha detto prima di questo convegno, non voler affrontare o voler minimizzare una situazione molto grave che stiamo vivendo, la situazione dell’adozione in Italia e in particolare dell’adozione internazionale. Credo che qui siamo quasi tutti operatori nel campo delle adozioni e tutti noi sappiamo molto bene che la Commissione Adozioni Internazionali non si riunisce da tre anni, impedendo di fatto di adempiere agli importanti compiti che le spettano. Tutti noi abbiamo ascoltato recentemente la Vicepresidente della Commissione Adozioni in audizione alla Commissione Giustizia della Camera - la Commissione di cui ci parlava prima l’onorevole Quartapelle - durante la quale ha evidenziato lo sfascio di questa istituzione perché ha parlato di una Commissione Adozioni che attualmente ha un sito bloccato da quasi sei mesi, così bloccato che non si riesce nemmeno ad aggiornare il nome del nuovo Presidente, che è entrato in carica a giugno di quest’anno, quindi quasi sei mesi fa. Una Commissione Adozioni che non riesce o non vuole pubblicare i dati relativi alle adozioni e tutti noi che siamo qua, davvero tutti, sappiamo bene quanto siano importanti i dati per riuscire a fare bene il nostro lavoro e il nostro lavoro vuol dire fare il bene dei bambini. È una Commissione Adozioni che, a fronte di gravissime accuse fatte dalla Vicepresidente in un contesto così autorevole come la Commissione Giustizia della Camera -accuse fatte a un ente autorizzato di cose veramente orribili, tratte di minori e peggio ancora- non prende nessun provvedimento. Allora, secondo me, una Commissione Adozioni così è una Commissione Adozioni che non riesce ad adempiere a quanto è prescritto dalla nostra legge, la legge n. 184/1983, che all’articolo 39 dice che la “Commissione Adozioni -leggo testualmente per evitare di sbagliare- autorizza l’attività degli enti, vigila sul loro operato, 8

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lo verifica almeno ogni tre anni, revoca l’autorizzazione concessa nei casi di gravi inadempienze, insufficienze o violazione delle norme della presente legge”. Quindi, la nostra Commissione Adozioni Internazionali è una Commissione inesistente, con tutte le conseguenze che questo può avere non solo sulle adozioni internazionali, ma sulla percezione delle adozioni in generale in Italia. Con questi comportamenti la Commissione Adozioni sta dicendo a tutti e in particolare alle famiglie -le famiglie che sono la risorsa fondamentale per garantire ai bambini il diritto a vivere in una famiglia- che la Commissione Adozioni Internazionali non riesce a garantire la correttezza delle adozioni internazionali in Italia, che ci possono essere degli enti che operano, che sono autorizzati e che magari stanno facendo le cose peggiori del mondo. Allora, io mi domando: ma che fiducia possono avere le famiglie nei confronti dell’adozione in questo momento? La situazione, quindi, è gravissima e non voglio certo passarci sopra. … … Noi oggi, comunque, non vogliamo parlare di questo. Abbiamo scelto di non parlare di questo. Noi oggi abbiamo scelto di essere qui per parlare dei bambini che si trovano in stato di abbandono o che rischiano di trovarsi in stato di abbandono e pensare insieme a quali risposte dare a questi bambini in futuro, alla luce dei cambiamenti della società di oggi e dell’esperienza che abbiamo accumulato in tutti questi anni nel campo dell’adozione. Vogliamo farlo in modo costruttivo guardando al futuro, vogliamo farlo partendo dalla situazione attuale e da tutta l’esperienza che tutti noi qui abbiamo accumulato in questi anni. Non soltanto noi di CIAI che facciamo adozioni da cinquant’anni, ma tutti noi che siamo qui siamo degli esperti di adozione. E lo vogliamo fare partendo dalla situazione attuale. Ma qual è la situazione attuale?... …A fronte di questo cambiamento nel profilo dei bambini che hanno bisogno di una famiglia, assistiamo anche a grandissimi cambiamenti nella nostra società e nelle relazioni familiari. Tutti quelli che hanno portato un saluto iniziale hanno parlato di questi cambiamenti. Aumentano sempre di più le famiglie separate, ricomposte, allargate, in cui i riferimenti affettivi diventano multipli, aggiungendosi ai legami con i genitori biologici. Ormai è abbastanza normale, tranquillo, considerato comune il fatto che ci siano bambini che hanno dei genitori che si sono separati e che hanno rifatto delle nuove famiglie, quindi nuovi riferimenti, nuovi fratelli. Si tratta di una situazione che cinquant’anni fa, quando è stato fondato CIAI, non esisteva assolutamente. Si tratta, quindi, di un grande cambiamento. Sono sempre di più o forse sono solo più visibili -non lo so- le famiglie composte da coppie omosessuali, famiglie che oggi, da quando è stato introdotto l’istituto delle unioni civili, hanno anche un riconoscimento giuridico. Ci domandiamo -e questo è l’obiettivo del convegno- come affrontare questi cambiamenti. Secondo me, abbiamo tre possibilità: resistere al cambiamento, opponendoci in tutti i modi, finché a un certo punto forse ci travolgerà; subirlo, aspettando che abbia i suoi effetti; accompagnarlo e governarlo, cercando di approfittare degli aspetti positivi e cercando di ridurre al minimo gli aspetti negativi. La nostra proposta, mi viene da dire quasi la nostra sfida, con questo convegno è quella di accompagnare il cambiamento, senza paura di affrontarlo e di confrontarci, come stiamo facendo oggi, anche con temi difficili, sensibili, a volte divisivi.” Sul sito di CIAI potrete consultare o scaricare gli Atti del convegno, contenenti tutte le relazioni presentate. www.ciai.it/advocacy/pubblicazioni/ 9

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CAMBOGIA Una donna coraggiosa E’ poco più che una ragazza ma ha le idee ben chiare: la tutela della salute materno infantile è un diritto anche per le donne delle minoranze etniche. di Nicolas Savajol* Trong Limaeu è una giovane donna Bunong che vive nel remoto villaggio di Koh Mayeul Kraom, a cinque ore di macchina dall capoluogo di provincia. La strada si allaga durante la stagione delle piogge e il solo mezzo con cui ci si può muovere è la barca da pescatori. Lei è nata in un campo profughi vicino ad Anlong Veng, sul confine con laThailandia, durante la guerra civile cambogiana. Le Nazioni Unite al termine della guerra organizzarono il rientro dei profughi e lei e la sua famiglia tornarono al vecchio villaggio di suo padre, Koh Mayeul. Lei e la sua famiglia si integrarono subito bene in quel villaggio dove si parlavano tre lingue: il Bunong, il Lao ed il Khmer. Limaeu oggi le parla tutte correttamente. Tre anni fa Limaeu sposò un giovane Bunong e oggi hanno un bambino. Limaeu passa quasi tutto il suo tempo a lavorare nei campi: l’agricoltura è il mezzo principale di sostentamento della famiglia. Ogni tanto lei e suo marito vanno a pescare sul fiume Srepok, uno dei maggiori affluenti del Mekong. In questi anni Limaeu è stata testimone di molti problemi di salute nel proprio villaggio e crede fermamente che buona parte di queste problematiche siano causate dall’ignoranza, dalla mancanza di conoscenze di base degli abitanti sulla loro salute. In particolare, ha avuto modo di verificare direttamente come la salute delle donne dipenda ancora molto dalle credenze popolari. Per questo ha voluto imparare tutto quel che poteva sulla salute delle donne, soprattutto quando diventano madri; per aiutare se stessa e le altre donne partecipa attivamente ogni volta che organizziamo un incontro o un’attività nel suo villaggio. Ha preso parte alle attività di educazione per la prevenzione 10 della malaria, della tubercolosi ed è diventata una persona di riferimento nel villaggio per tutte le attività che riguardano la salute: lei coordina gli altri abitanti per assicurarsi che partecipino alle attività, riceve formazione e passa le informazioni che riceve alle altre donne. Il team del nostro progetto, è andato al villaggio di Limaeu per una riunione comunitaria, durata due giorni, per discutere di come contribuire a risolvere al meglio i problemi di salute materno infantile. Limaeu ha partecipato alle riunioni molto attivamente, prendendo parte alle sessioni di sensibilizzazione attraverso la messa in scena di una piecé teatrale che racconta le battaglie delle donne delle minoranze etniche per accedere alle cure per se stesse e per i propri figli: povertà, credenze popolari e timidezza che impediscono alle donne Bunong di rivolgersi alle strutture sanitarie pubbliche. Limaeu è diventata un membro del “Gruppo di Donne” creato nell’ambito del progetto Equity per identificare le barriere che la comunità stessa erige e che impediscono la realizzazione dei diritti alla salute di donne e bambini e per trovare soluzione che abbattano tali barriere. E’ diventata una delle promotrici dell’accordo firmato dal villaggio con il progetto Equity: un piano di azioni che i membri della comunità si impegnano a rispettare per facilitare l’accesso alle cure di donne e bambini. L’accordo è parte del processo innescato dal progetto per cambiare i comportamenti abituali della popolazione locale che mettono a rischio la vita di donne e bambini e che sono una delle cause principali dell’alto tasso di mortalità materna e infantile nella provincia. Limaeu da luglio a settembre ha partecipato a tre diverse formazioni organizzate dal progetto su concetti base della salute materno infantile, sui benefici che derivano dal ri-

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volgersi ai centri di salute, sui segnali di rischio in gravidanza, la nutrizione in gravidanza e la nutrizione dei neonati. Lo scopo dei training è la “formazione dei pari” promossa dal progetto. In villaggi cosi isolati e difficili da raggiungere -e da cui partire- è indispensabile la presenza fissa di qualcuno che possa consigliare ed incentivare le giovani e le madri ad affidare la propria salute materna e quella dei propri figli a mani più esperte. Dallo scorso settembre Limeau ha realizzato due incontri di preparazione al parto per un gruppo di 9 donne, utilizzando la sua voce ma anche immagini e poster: la maggioranza delle donne sono analfabete e tutto il materiale informativo realizzato dal progetto tiene conto di questo, favorendo le immagini al testo. In aggiunta agli incontri di gruppo, appena può, Limaeu dedica tempo a incontrare le donne incinte del suo villaggio una ad una e condivide con loro le nozioni apprese durante le formazioni. E’ fermamente convinta che il progetto Equity possa fare la differenza nelle vite delle giovani donne e dei bambini Bunong. La strada è lunga e le difficoltà sono tantissime, ma ogni cambiamento inizia da una presa di coscienza che arriva attraverso la conoscenza. Limaeu è determinata a raggiungere entrambe ed il progetto Equity è lo strumento attraverso il quale ci riuscirà. *project manager Il progetto Dove Cambogia – Provincia di Mondulkiri Perché  Il progetto Equity è nato per ridurre la mortalità materno infantile a Mondulkiri, una  delle provincie più remote della Cambogia. In questa zona impervia, abitata dalla minoranza etnica Bunong, sono ancora molte donne che muoiono per cause legate alla gravidanza e al parto. Le motivazioni sono diverse: cure troppo costose, ospedali e centri sanitari troppo distanti. Obiettivo Prevenire la mortalità infantile e materna nelle zone della Cambogia che registrano le maggiori disparità. Rafforzare il diritto alla salute di donne incinte e madri nella provincia di Mondulkiri affinché le stesse ed i loro figli (fascia 0-5 anni) possano goderne a pieno titolo Per chi Beneficiari diretti: 44.789 persone di cui  15.300 giovani donne dai 18 ai 35 anni e 14.100 bambini appartenenti a minoranze etniche Bunong, Stieng, Kroal, Tompuonn, Charay, Kroeung. Beneficiari indiretti: 59.244 persone che vivono nella provincia il 66% dei quali appartengono a minoranze etniche. Comeome • Attivazione di una clinica mobile che fornisce assistenza medica a mamme e bambini nelle zone più remote; • Formazione e counseling per le donne e le future madri sul diritto alle cure, creazione di comitati di madri; • Formazione e counseling sulla genitorialità responsabile e sulla salute materno-infantile rivolta a uomini e padri; • Campagna di sensibilizzazione nei villaggi della provincia, gruppi di discussione con capi villaggio e anziani; • Formazione su nutrizione e sulla preparazione sicura dei cibi, campagna di igiene nelle prescuole. Con chi Dipartimento della salute di Mondulkiri (MoH), Mondulkiri Indigenous People Association for Development (MIPAD),We Wolrd e New Humanity Magna Children at Risk Vuoi sostenere questo progetto? Fai la tua donazione indicando nella causale “Progetto Equity - Cambogia” dal sito www.ciai.it o scegliendo una di queste modalità • Conto corrente postale n. 40341208 intestato a CIAI Onlus • Conto corrente bancario IBAN IT 33V 05387 01600 0000 0077 7140 • Carta di credito chiamando il n. verde 800.944.646 Il progetto ha avuto finanziamenti da: 11

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ITALIA Reportage tra i Ragazzi Harraga di Marco Sartori Siamo i quattro fotografi fondatori di STUDIO14 (www.studio14photo.com). Sentendo continue notizie sulla migrazione ed occupandoci anche di reportage abbiamo pensato di dare un contributo a questo tema di grande attualità. Abbiamo saputo che CIAI stava lavorando ad un progetto denominato “Ragazzi Harraga – Processi di inclusione sociale per minori migranti non accompagnati nella città di Palermo” così abbiamo offerto loro la nostra disponibilità che è stata accolta con entusiasmo. Siamo quindi partiti per fare un reportage a Palermo sulla problematica crescente dei minorenni migranti, tema molto delicato. Secondo la legge, tutti i minori stranieri che si trovano nel nostro paese senza la tutela di un adulto, non possono essere espulsi. Una volta sbarcati sulle coste italiane i minori vengono assegnati ai centri di prima accoglienza (gestiti dal Ministero degli Interni) dove ci si occupa della loro identificazione, delle visite mediche e di rispondere ai loro bisogni primari. I numeri si fanno sempre più alti e questo diritto diventa sempre più difficile da garantire. La situazione è molto delicata e complessa e gli strumenti materiali o normativi spesso ostacolano la parola “emergenza”. Per entrare nel merito di questo progetto abbiamo cercato di non essere influenzati da notizie apprese dai media, dai reportage passati o dai racconti, in modo da sentire sulla nostra pelle questa esperienza. Siamo speranzosi che il nostro materiale possa essere un elemento utile alle persone per capire i fatti in modo più concreto. Per muoverci attraverso le associazioni e i ragazzi senza essere invasivi abbiamo svolto il servizio a coppie di due fotografi. Infatti abbiamo cercato di interagire con i ragazzi e solo dopo essere entrati in sintonia  abbiamo cominciato a raccogliere racconti e scatti. Siamo stati in tre diverse associazioni che operano sul territorio di Palermo, avendo dapprima un colloquio con gli educatori e operatori del settore e poi con i minori. Inizialmente i ragazzi si sono dimostrati un po’ freddi ma dopo vari tentativi di approccio è subentrata un’ottima armonia. Alcuni di loro ci hanno mostrato la casa e raccontato come vivono nell’associazione e nella realtà della città. Qualcuno di loro ci ha raccontato come sono arrivati in Italia e perché: le motivazioni sono diverse, le parole raccontano vicende che non si possono immaginare nel nostro contesto sociale. Unico denominatore comune è il Paese dell’imbarco: Libia. I ragazzi sono di diverse etnie, in occidente si pensa che la guerra in Siria sia un pretesto per agevolare l’immigrazione verso l’Europa e l’Italia alla ricerca di una vita migliore. La guerra ha creato un canale di disperazione facendo confluire nel nostro Paese popolazioni e genti delle più disparate provenienze. 12

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I racconti appresi dai ragazzi e dagli educatori riportano diverse storie. Alcuni arrivano come profughi da persecuzioni dittatoriali, altri da terre molto povere dove è difficile coltivare dentro sé il seme della speranza, altri ancora scappano dal Paese perché sono rimasti soli. Purtroppo non si scappa solo dalla guerra, si scappa da villaggi bruciati, in guerra tra loro, da estrema povertà dove le madri si vedono costrette a sacrificare uno dei propri figli in nome della salvezza di un villaggio secondo profezie di stregoni e credenze locali. I viaggi durano mesi, in alcuni casi anche due anni. Quando arrivano in Libia vengono costretti a lavorare per pagarsi il viaggio in condizione di schiavitù. Devono lavorare e non possono uscire, la Libia è un Paese che non possono vedere, è proibito. Quando gli organizzatori degli sbarchi li reputano sufficientemente sfruttati li imbarcano. Una volta arrivati in Libia non si può più cambiare idea e tornare indietro. I ragazzi vengono accolti dalle associazioni che si preoccupano del loro accudimento facendo frequentare loro corsi di italiano, corsi professionali, dando loro regole per una convivenza armoniosa in modo che possano trovare una integrazione più facile in una diversa cultura. Oltre al lavoro fotografico all’interno dell’associazione abbiamo organizzato una gita al mare. E’ stato emozionante vederli sereni tra le onde di quel mare che li ha portati su queste sponde dopo un viaggio estenuante che li ha segnati per sempre. In spiaggia abbiamo apprezzato gesti di un’integrazione a volte difficile, la gente si è dimostrata accogliente, solo pochi gli sguardi infastiditi. Ci ha colpito molto anche la grande educazione e civiltà che questi ragazzi hanno mostrato durante la nostra permanenza. Questa esperienza ha aggiunto qualcosa nel bagaglio della nostra vita: un ricordo indelebile sia dal punto di vista fotografico-sociale che umano. Il giorno prima della partenza da Milano non sapevamo cosa ci attendesse a Palermo, lo stupore di essere entrati in sintonia con questi ragazzi ci ha fatto addirittura commuovere. In alcune situazioni un collega nascondeva la propria emozione dietro le lenti scure dei suoi occhiali. Vorremmo ringraziare tutti quelli che ci hanno permesso di realizzare questo reportage. Ringraziamo l’assessorato alla Cittadinanza Sociale del Comune di Palermo, le comunità Arcobaleno, Mediterraneo, Stellaria. Uno speciale ringraziamento a Francesca Silva direttore territoriale Italia di CIAI che si occupa con la collaborazione delle altre associazioni di questo progetto. Le foto di queste pagine sono di STUDIO14 13

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COSTA D’AVORIO Restare per costruire il futuro Parte da Abidjan il progetto innovativo “Io resto qui” che gioca su più fronti per offrire opportunità nel loro paese ai giovani ivoriani di Daniela Gelso* Dal 1° gennaio 2017 il CIAI è impegnato in un nuovo progetto in Costa d’Avorio. Il titolo, “Messa in opera di soluzioni alternative alla migrazione irregolare per giovani e bambini in Costa d’Avorio” è riassunto in francese dall’acronimo A.M.I.C.I. Scopriamo insieme di cosa si tratta… A come Abidjan, la capitale economica della Costa d’Avorio, in cui si trova la sede CIAI. Una città immensa, caotica, sorprendente. Con i suoi 5 milioni di abitanti, i grattacieli con vista sulla laguna Ebrié, le lussuose ville dei quartieri residenziali, il traffico congestionato a tutte le ore, night club a profusione, autostrade e ponti nuovi di zecca, Abidjan si presenta come una metropoli moderna, in cui il costo della vita è particolarmente elevato. Una buona fetta della popolazione ivoriana è tuttavia esclusa da questo benessere: nei quartieri popolari, le insegne luminose degli hotel a 5 stelle lasciano il posto a baracche coperte di lamiera, strade in cattivo stato, venditori ambulanti ad ogni incrocio. Qui l’accesso ai servizi di base è limitato e il tasso di disoccupazione giovanile elevatissimo! M come Migrazione. Il progetto A.M.I.C.I. si propone di lottare contro l’emigrazione clandestina, riducendo il numero di giovani ivoriani che abbandonano il proprio paese per inseguire il sogno di una vita migliore. A questo scopo, intende offrire concrete opportunità di promozione economica a 3.000 giovani di 24 villaggi del nord e del sud della Costa d’Avorio, permettendo loro di avviare attività generatrici di reddito nell’ambito dell’agricoltura e dell’allevamento. Un semplice dato che fa riflettere: nel 2016 la Costa d’Avorio si è piazzata al 4° posto nella triste graduatoria dei Paesi africani più toccati dal fenomeno dell’emigrazione clandestina. I come Italia. Italiano è il finanziatore del progetto (il Ministero dell’Interno), ed italiano è anche uno dei principali partner di CIAI, la Onlus Interlife. Quest’organizzazione, specializzata nel settore dello sviluppo rurale, sostiene le fasce più deboli della popolazione attraverso una metodologia innovativa: il Toolkit. Si tratta di un metodo che - oltre ad accompagnare ogni singolo beneficiario nella creazione di un’attività produttiva, fornendogli formazione tecnica, accompagnamento costante e kit di avvio - crea un circolo virtuoso, che assicura il consolidamento dei risultati. Invece di rimborsare il kit ricevuto, ogni giovane è infatti tenuto a creare un nuovo kit, destinato ad un altro beneficiario! Applicato con successo in India, il metodo Toolkit verrà testato per la prima volta in Africa nell’ambito del progetto A.M.I.C.I. Darà i frutti sperati? Noi ci crediamo! C come Coscientizzazione. Affinché il progetto abbia un impatto a lungo termine, le attività economiche promosse sono 14

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accompagnate da una sensibilizzazione a tappeto, rivolta prioritariamente ai giovani a rischio migrazione ma anche alle loro famiglie, agli insegnanti, alle autorità e all’intera comunità locale. Attraverso il teatro, la proiezione di film, l’organizzazione di atelier ed altre attività diversificate, la popolazione di 24 villaggi verrà sensibilizzata sui pericoli ed i rischi dell’emigrazione irregolare, troppo spesso ignorati o sottovalutati. In questo senso, la presa di coscienza costituisce per noi una tappa fondamentale nel processo di costruzione di alternative concrete alla migrazione. I come Infanzia. Il progetto prevede anche alcune attività specifiche a favore dei bambini di strada, che ad Abidjan sono particolarmente numerosi. La povertà, la morte di uno o di entrambi i genitori, la disgregazione familiare spingono infatti molti minori ad abbandonare la propria famiglia e il proprio villaggio e a spostarsi ad Abidjan, alla ricerca di migliori condizioni di vita. In collaborazione con 3 centri di accoglienza locali, CIAI effettuerà il reinserimento familiare di 150 bambini di strada, aiutandoli a costruire un progetto di vita a tutto tondo tramite la ripresa degli studi, la formazio- ne professionale, il supporto psicosociale, la registrazione all’anagrafe. Al contempo, lavoreremo con il Ministero della Famiglia e dell’Infanzia affinché il sistema nazionale di protezione dei minori a rischio venga rafforzato e migliorato. *Project Manager Il progetto Dove  Costa d’Avorio Perché La crisi ivoriana dell’ultimo ventennio ha portato delle mutazioni sociali significative: la costante disgregazione delle famiglie, l’impossibilità economica da parte dei genitori di mantenersi e sostenere la propria famiglia, l’affido dei bambini a tutori o a membri della famiglia allargata, i conflitti interni alla famiglia, le gravidanze fuori dal matrimonio, la pandemia dell’HIV/AIDS. Queste mutazioni spingono i giovani e i bambini più vulnerabili ad uscire dal contesto famigliare per diverse ragioni, a rifugiarsi in primo luogo nelle strade delle città (soprattutto ad Abidjan) ponendosi a rischio di tratta o di migrazione irregolare. Obiettivo  Ridurre il rischio di tratta e migrazione illegale; ricercare un progetto di vita sostenibile e personalizzato. Per chi 11.344 persone (50% donne) Come Per i giovani e le loro famiglie (16-40 anni) il progetto interviene nelle zone d’ origine e transito per creare opportunità di lavoro attraverso la creazione di una sinergia pubblico-privato. Il Progetto sostiene l’imprenditoria giovanile garantendo pari opportunità tra uomini e donne, in ambito agro-pastorale tramite il modello innovativo “toolkit”che prevede delle attività di formazione, avvio, supporto allo start-up, accompagnamento, accesso alle tecnologie e costituzione di Cooperative. Per i minori non accompagnati (8-15), che si trovano nella città d’Abidjan si migliorerà il sistema di protezione esistente, (intercettazione dei minori non accompagnati, identificazione, redazione dei documenti di riconoscimento) e si ricercherà  un progetto di vita sostenibile e personalizzato (educazione, formazione, sensibilizzazione) grazie alla sinergia Ministero della Famiglia-Organizzazioni della Società civile. Per la comunità di origine in Costa D’ Avorio, si lavorerà per il rafforzamento dei sistemi di protezione comunitario e la sensibilizzazione ed informazione sui rischi legati alla migrazione irregolare. Con chi Interlife e 4 organizzazioni ivoriane Vuoi sostenere questo progetto? Fai la tua donazione indicando nella causale “Progetto Io resto qui - Costa d’Avorio” dal sito www.ciai.it o scegliendo una di queste modalità • Conto corrente postale n. 40341208 intestato a CIAI Onlus • Conto corrente bancario IBAN IT 33V 05387 01600 0000 0077 7140 • Carta di credito chiamando il n. verde 800.944.646 Il progetto ha avuto un finanziamento del Ministero dell’Interno Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione 15

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