Noi Ragazzi anno XXIV n° 4

 

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giornale scolastico

Popular Pages


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Giornale scolas co realizzato secondo la indicazioni della Circolare Ministeriale 2 se embre 1988, n° 242 Un aiuto per superare la disabilità Il ga o con gli s vali La CIA ci spia Adolescenza: le era ai genitori Le dramma che conseguenze di un confli o armato La musica … la mia grande passione Sanremo 2017: un fes val gradito anche dai più giovani Annarita Sido "Una storia semplice"... ed allo stesso tempo unica

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Is tuto Comprensivo “Manzoni - Dina e Clarenza” Messina Giornale scolas co realizzato secondo la indicazioni della Circolare Ministeriale 2 se embre 1988, n° 242 Anno scolas co 2016/2017 Dirigente Scolas co: Prof. Rosalia Schirò Docente responsabile di proge o: Prof. Antonio Spoto DOCENTI (in ordine alfabe co) Giusi Biondo, Rosalia Gen le, Nadia Greco, Giusi La Fauci REDAZIONE (in ordine alfabe co) Laura Currò, Giorgia Granata, Chiara Leo, Giuseppe Gullo, Enrico Nania, Erika O anà, Gabriele Siracusa, CORRETTORI DI BOZZA (in ordine alfabe co) Sofia Macaluso, Alessandro Passeri Messina, via Ghibellina 211 - finito di stampare in data 23 novembre 2016

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Noi Ragazzi Disegno originale di NAIFE KWEIDER Anno XXIII, Numero 4 Aprile 2017 Un appuntamento promosso dal centro regionale Helen Keller, riconosciuto quale Polo Nazionale per l’autonomia, che ogni anno riveste un altissimo valore in termini di integrazione sociale delle persone con disabilità visiva, conferendo loro un “ausilio” fondamentale per il sostanziale esercizio del diritto all’autonomia ed alla mobilità indipendente. Il 18 febbraio 2017 la nostra scuola è stata invitata ad un evento dedicato alle persone non vedenti o ipovedenti, alle quali sono stati donati da parte del Centro Regionale Helen Keller dei cani addestrati a superare tutti gli ostacoli che potrebbero presentarsi nella vita quotidiana. A presentare questo evento e a spiegare quali scopi si prefigge quest’associazione c’erano: il presidente dell’Assemblea Regionale: Ardizzone, il deputato del PD: Panarello, il presidente del Centro Regionale Helen Keller. Terranova e il nostro primo cittadino: Renato Accorinti. Oltre alle insegnanti Na- dia Greco, Giusi La Fauci e Sara Scipilliti, a rappresentare la nostra scuola c’era la dirigente, prof.ssa Rosalia Schirò e un folto gruppo di alunni: De Domenico Siria, Leo Chiara, Leo Francesca, Macaluso Sofia, Maresca Letizia, Molonia Aurora, Molonia Giovanni, Passeri Alessandro, Passeri Giulia, Raffa Francesca, Scigliano Adriana e Vasta Giada. Durante la manifestazione Francesca Mannino, una Cantante cieca ha eseguito dei brani lirici, che sono stati molto graditi dal pubblico. Dopo gli interventi delle autorità presenti, c’è stata una premiazione, seguita dalla consegna dei cani e dei bastoni ad alcuni non vedenti. Secondo me, eventi come questo sono molto importanti, perché fanno riflettere sulla nostra fortuna: noi, infatti, possiamo apprezzare ciò che ci circonda, mentre chi è privo della vista, purtroppo, è costretto a immaginare tutto ciò che ci sta attorno. Nello stesso tempo, però, abbiamo potuto ammirare il coraggio e la forza di volontà di chi, nonostante la disabilità, lotta ogni giorno per rendere la propria vita più agevole. In questo senso, i cani guida possono veramente rappresentare la soluzione di molti problemi legati alla quotidianità delle persone non vedenti o ipovedenti. Sofia Macaluso 3 B

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Pagina 2 Noi Ragazzi Intervista al Maestro Carmelo Chillemi Lo spettacolo della favola musicale ‘Il Gatto con gli Stivali’, tenuto al teatro Annibale Maria di Francia, si è rivelato bello e affascinante, innanzitutto per la storia che mi è sempre piaciuta da quando, piccolina, la ascoltavo nella versione delle ‘Fiabe Sonore’ con quelle splendide e ormai celebri illustrazioni. Ma non è stata solo la storia a rendere la mattinata al teatro così piacevole. La musica, eseguita dall’Orchestra da Camera di Messina e diretta dallo stesso compositore, Carmelo Chillemi, si è rivelata ricca di effetti sonori con gli strumenti che rappresentavano i personaggi e le varie parti della narrazione. Tutta l’esecuzione è stata accompagnata dalla voce recitante di Maria Assunta Munafò, la quale ha raccontato la storia e ha modulato la voce mentre interpretava i vari personaggi in modo così divertente, soprattutto quando imitava il gatto, che spesso ha suscitato le risate e degli applausi del pubblico. Nel frattempo venivano proiettate delle slides con vivaci illustrazioni dei vari momenti della storia, eseguiti da G. Barbera. Al termine dello spettacolo, riesco ad intrufolarmi nei camerini e incontro proprio il maestro Chillemi. Ho un po’ di disagio e soggezione mentre gli chiedo l’intervista, ma lui mi accoglie con un sorriso e comincio a registrare… Come nasce questa favola musicale del ‘Gatto con gli Stivali’? La favola nasce nei secoli scorsi; io ho preso spunto, perché la ricordavo da bambino, 25 anni fa. Mi è stata commissionata dal Conservatorio di Musica di Foggia, perché i docenti avevano programmato una manifestazione intitolata ‘Prosa e Musica’e allora ho scelto ‘Il Gatto con gli Stivali’. Ho occupato sei mesi della mia vita per scriverne la musica ed è stata un’esperienza bellissima… La versione di oggi (l’esecuzione alla quale abbiamo assistito noi studenti ndg) è riveduta ed adattata per un gruppo da camera. Che posto occupa nella sua produzione? Occupa un posto fondamentale, perché è stato il primo grande lavoro scritto da me. Basti pensare che dura quasi un’ora… Lei è un maestro di musica compositore, peraltro figlio d’arte (il padre, Salvatore, già docente presso il Conservatorio Corelli di Messina, è una delle figure più illustri nel panorama della composizione). La sua strada di studi è diversa da quella degli altri musicisti? E’ più ardua? (Sembra quasi a disagio, come se rischiasse di sminuire il valore degli altri musicisti) Sì..perché per lo studio della composizione bisogna avere delle qualità particolari, che non hanno tutti i musicisti. Ci sono gli strumentisti, come chi studia pianoforte, flauto, violino, clarinetto… e questi possiedono un tipo di attitudine, di musicalità adatta per suonare e studiare gli strumenti che scelgono. Per la composizione ci vogliono creatività, fantasia… se non si possiedono queste doti non si può essere compositore, al di là degli studi che sono molto più impegnativi ed intensi perché bisogna studiare tutta la tecnica della composizione da cinquecento anni a questa parte. (Ascolto sbalordita, mentre il maestro parla con calma e naturalezza di un argomento così difficile, quale è la composizione) Consiglia ancora ai ragazzi di oggi di studiare musica? Certo!!! La musica arricchisce l’animo e lo spirito ed è una forma d’arte che tutti quanti possono studiare. Importante è scegliere lo strumento che più piace. Cosa ha provato a dirigere la sua opera con questa orchestra? E’ qualcosa… come un cerchio che si chiude. Non solo l’ho scritta, ma ho avuto anche la possibilità di montare l’esecuzione, crearla ed ottenere ciò che volevo. Quindi, è l’opera perfetta! Una soddisfazione… La soddisfazione è enorme, è doppia rispetto alla norma. Il compositore, in genere, scrive soltanto e poi deve aspettare che i vari interpreti eseguano quanto ha creato. In questo caso io sono stato anche l’interprete dell’esecuzione ed ho ottenuto quello che avevo concepito… L’intervista finisce qui, lo ringrazio per la sua gentilezza, ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla sua prossima opera!!! Chiara Leo 3 D

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Anno XXIII, Numero 4 Pagina 3 I mezzi di comunicazione hanno riportato la notizia che, da alcuni giorni, sul sito Wikileaks, sono state pubblicate informazioni relative alle attività segrete della CIA, la nota Agenzia americana. Questi documenti darebbero la prova che la CIA ha spiato migliaia di persone utilizzando un arsenale di malware e virus vari, in grado di usare “falle” nei dispositivi quali iphone, smartphone o smart tv, o che, comunque, utilizzano sistemi operativi android, windows, in quanto questi ultimi dotati di telecamere, microfoni e di collegamento ad internet; Dall’analisi dei dati emergerebbero anche riferimenti specifici all’Italia. Occorre chiedersi se tutti noi abbiamo ancora una privacy o se questa è stata violata da tempo. Riflettendo su ciò è possibile affermare che non è soltanto la CIA a violare la privacy delle persone, fanno e da tempo anche organizzazioni e/o società non governative che perseguono fini di lucro. Ad esempio, leggendo il contratto stipulato quando acquistiamo un telefono con i più diffusi sistemi operativi, ci accorgiamo che consentiamo che siano utilizzate informazioni private per indagini di mercato. La C.I.A. giustifica tale violazione adducendo motivi di “sicurezza”, nel senso che l’azione di spionaggio ha il fine di prevenire possibili attenta- ti terroristici o azioni che possono comunque danneggiare gli Stati Occidentali le aziende,invece ,affermano di acquisire informazioni per “migliorare” la nostra “esperienza’’ di utilizzo. Secondo me la privacy è un aspetto molto importante della nostra vita e rinunciare a questa significherebbe, nel mondo di oggi, perdere una parte della nostra libertà; in conclusione il quesito fondamentale è: siamo disposti a rinunciare in parte della nostra libertà a fini di sicurezza? Giuseppe Gullo 3 B

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Pagina 4 Noi Ragazzi La tematica dell’adolescenza sviluppata in forma di lettera da Erika Ottanà Cari genitori, vi scrivo questa lettera per riuscire magari a farvi capire quali sono le mie esigenze adesso e perché non accetto il fatto che mi riteniate ancora una bambina piccola a quest’età. Orami litigare fa parte della nostra routine quotidiana e non riesco più a sopportare questa situazione. Tutto ciò è dovuto ai vari punti di vista perché spesso io la penso in un modo e voi la pensate in un altro. So che volete il meglio per me, però capita molte volte che io mi annoi a stare a casa, poiché sento il desiderio di uscire con gli amici e non me lo permettete; forse perché pensate che io sia troppo piccola e che non sia abbastanza responsabile, ma non è affatto così. Vedo sempre ragazzini della mia età, anche miei amici, indossare dei vestiti di marca molto costosi, che desidererei avere, ma forse, questo un po’ lo riesco a capire, perché le nostre condizioni economiche non sono delle migliori. Mi dispiace tanto il fatto che siamo sempre in continuo disaccordo e ci sto male, anche se non è facile notarlo. Mamma, ogni volta mi ripeti che devo impegnarmi, andare bene a scuola e ottenere ottimi voti, io ci provo ma se capita che non vada al meglio un’interrogazione o altro, ti arrabbi molto con me ed è come se comparisse dal nulla un muro tra me e te e il nostro legame si interrompesse per un breve lasso di tempo. Al contrario, papà mi capisce e mi sprona a riprovarci; senza agitarsi più di tanto. L’adolescenza è un periodo della vita molto complicato, sia per lo studio impegnativo e appunto per le molteplici incomprensioni in famiglia. Vorrei che questo messaggio arrivasse a voi e che riusciste a comprendere lo stato in cui mi trovo e che io bisogno dei miei spazi, senza però andarmi contro e sostenendomi in alcune scelte che io ritengo giuste e impedendomi ovviamente ciò che è sbagliato. Spero che io un giorno, possa dare ai miei figli gli stessi insegnamenti che mi state impartendo voi adesso. Vi voglio un mondo di bene. Erika P.S. Posso uscire sabato prossimo?

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Anno XXIII, Numero 4 Pagina 5 A volte, nel passato di una persona possono avvenire fatti che inevitabilmente portano alla creazione di “cicatrici” indelebili nella mentalità, nello stile di vita e negli ideali dei soggetti interessati. Questi “marchi del passato” si possono formare in svariati modi, come, ad esempio, tramite un lutto familiare o all’ interno di un rapporto di amicizia oppure attraverso una delusione amorosa, lavorativa… Ovviamente la profondità di questi “solchi” o la forza con la quale questi spiacevoli ricordi rimangono impressi nella nostra memoria modificando (a nostra insaputa) la nostra personalità gliela attribuiamo noi in base alla nostra sensibilità (ovviamente variante in ogni individuo) e al nostro metodo di vivere esperienze al di fuori della norma. Però, sono esistiti e perdurano tutt’ ora avvenimenti che non colpiscono singole persone, ma un intero popolo e, a volte, anche più di uno solo. Questi spiacevoli fatti (come la versione individuale) può assumere varie sfaccettature, può essere, infatti, un’ epidemia, una carestia, la povertà, la fame, lo sfruttamento… ma il principale, che può causare anche la ramificazione di tutti gli altri è la guerra. Essa è la convinzione che il conflitto armato possa risolvere ogni tipologia di problema tra una o più popolazioni. Un’ idea ormai primitiva e rozza che si sta proiettando nel presente e nell’ incerto e prossimo futuro. Un’ individuo come altri, potrebbe affermare che la guerra è un’ occasione di ribalta, che un mezzo necessario per lo sviluppo della specie umana, che la sua violenza porti a nuove strade, orizzonti, possibilità di creazione, ma il suo fine anche se celato e sfaccettato in decine di modi, rimane e rimarrà sempre la distruzione di una cultura, di una storia, della vita per assicurare un miglioramento della parte vincente. Quindi, si può affermare che la guerra non è altro che l’ espressione più pura e verosimile dell’ egoismo. Esistono persone che, ormai, hanno venduto così tanta della loro umanità per il “denaro sporco” che non si fermerebbe davanti a niente pur di riuscire nel conflitto. Accecate dai loro fini, non si rendono conto della sofferenza e delle cicatrici da loro marcate in migliaia di povere vite inno- centi. La guerra distrugge un popolo dall’ interno, diventa carnefice delle sue menti. Inizia a perdere gli ideali in cui aveva sempre creduto per essere costretti a cedere il posto alla rabbia, alla disperazione, alla frustrazione e al dolore; successivamente, perde le proprie tradizioni, i propri costumi e le proprie usanze per “sostituirli con il fucile”; e, alla fine, a quel popolo viene negata la propria storia, rimanendo senza più neanche un possedimento e, prima che se ne renda conto, prima che la distruzione intacchi pure il corpo dei singoli, esso è già morto. La storia ha visto anche casi in cui lo sterminio ha raggiunti livelli all’ esterno del confine della follia, provocando l’ estinzione totale (o quasi) di un’ intera etnia, come, ad esempio, il genocidio degli Armeni da parte dei Turchi. Al giorno d’oggi, l’esigenza della pace è tanto evidente quanto irrealizzabile. Con lo sviluppo della tecnologia (bellica e non) e di situazione economiche e politiche sempre più instabili, la prosperità attuale (presente soprattutto nel mondo occidentale) viene pesantemente minacciata. Basta solo una piccola “scintilla” e la gravità delle conseguenze diverrà di dimensioni mai viste prima e ineguagliabile con quella di qualsiasi altra catastrofe precedentemente avvenuta. È per questo che, oggi, la totale serenità è irrealizzabile, la minaccia costante di “solchi” tanto profondi potrebbe segnare per sempre la parola ‘fine’ nel racconto che è e sarà la grande storia del genere umano. Enrico Nania 3 A

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Pagina 6 Noi Ragazzi La musica ne mondo è sempre esistita forse da prima che se ne avessero le prove. Ogni popolazione ha sempre avuto una forma di musica che si è protratta fino ai giorni nostri. Esistono molti tipi di musica, da quella pop a quella rock, da quella metal a quella classica e tutte esprimono qualcosa di importante e trasmettono grandissime emozioni (n.d.r. dipendono dal gusto personale). Io nella musica ho sempre trovato un rifugio dalla realtà; quando la ascolto evado da tutti i problemi, mi lascio andare ed è come se mi teletrasportassi in un altro mondo, come se sognassi ad occhi aperti. Mi sento libera. Ascolto vari tipi di musica, a seconda del periodo che sto vivendo; insomma è un po’ come leggere. Molte persone leggono libri diversi a seconda del momento che stanno vivendo, a me capita lo stesso con le canzoni.la musica mi ha accompagnato nei momenti più belli e più brutti della mia vita: ogni canzone mi ricorda un momento preciso, un attimo che mi porta indietro come se lo rivivessi. Tante volte mi capita di piangere ascoltando la musica: basti pensare a quanti film vengono ricordati per la loro colonna sonora, a quanti inni e quante canzoni ci ricordano determinati periodi storici. Io sono dell’opinione che la musica sia un po’ come la libertà; ad una persona possono togliere tutto, ma non la musica. Tutti la possono fare, ma spesso per comprenderla ci vuole tempo. Quando sento una canzone per la prima volta ascolto prima di tutto la melodia e poi le parole; spesso mi ritrovo nelle canzoni, come se le avessero scritte per me, come se le avessero scritte sulla mia storia, sui momenti che vivo. In fin dei conti certi brani rispecchiano un pochino tutti, soprattutto i ragazzini della mia età. Ecco perché amo la musica: è una grande passione che niente e nessuno potrà togliermi e, come dice una famosa canzone, “la musica non l’ho mai tradita e mai lo farò”. Giorgia Granata 3 B

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Anno XXIII, Numero 4 Pagina 7 La musica è l’arte di combinare insieme i suoni con determinate regole, servendosi di strumenti musicali o della voce umana per l’esecuzione. Essa è molto importante, infatti ci sono molti programmi televisivi che la vedono protagonista: uno di questi è “Sanremo”, il festival della canzone italiana che si svolge ogni anno nel teatro Ariston, della città ligure. L’evento, tenutosi dal 7 all’11 febbraio, quest’anno è stato presentato da Carlo Conti e da Maria De Filip- pi. Nell’arco di 5 giorni si assiste all’esibizione di cantanti celebri e non, che si sottopongono al giudizio del pubblico televisivo e della giuria del Festival, formata da giornalisti ed esperti di musica. Quest’anno il Festival di Sanremo è stato vinto da Francesco Gabbani con la canzone “Occidentali’s Karma”. Il giovane cantante ha raddoppiato il successo ottenuto lo scorso anno con il brano “Amen”. Al secondo posto si è classificata Fiorella Mannoia con il brano “Che sia benedetta”, mentre al terzo posto è arrivato Ermal Meta con “ Vietato Morire”. Secondo me i programmi musicali sono molto piacevoli e la vittoria di Gabbani è stata ampiamente meritata, visto anche il successo che il brano sta riscuotendo nella radio e sul web. Sofia Macaluso 3 B

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Pagina 8 Noi Ragazzi Il film "UNA STORIA SEMPLICE" inizia con la presentazione delle foto da bambina di Annarita Sidoti,vincitrice nazionale e internazionale di marcia. La protagonista , nata a Gioia Marea , in provincia di Messina riesce con il suo impegno e con la sua dedizione ad entrare nella squadra nazionale olimpica di marcia, raggiungendo il primo podio nell'Olimpiadi d'Atene. Ma alla sua terza gravidanza scopre di avere un tumore che bloccherà per sempre la sua carriera da marciatrice. Nel 2015, dopo una lunga lotta per sconfiggere la malattia, muore lasciando un'eredità storica e sportiva importantissima a Messina e in tutta Italia. Questo film è molto interessante e dettagliato ; è riuscito a far capire ad ogni spettatore l'umilta di Annarita Sidoti , la sua grinta e il suo impegno prima nell'affrontare le gare e poi le difficoltà della vita , come quel maledetto tumore che l'ha portata via .Consiglierei a tutti i miei amici questo film, perchè rappresenta pienamente la forza, la dedizione e il coraggio in cui tutti dovremmo batterci per avere successo in tutto quello che vogliamo. L'unica pecca del docufilm, a mio parere, è il linguaggio di alcuni intervistati, che appare a volte poco comprensibile per chi non conosce il nostro dialetto. Gabriele Siracusa 3 B

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Inserto del giornale scolas co “Noi Ragazzi” anno XXIV n°4

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