ALI - Numero 18

 

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numero 18 marzo 2017

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Il ddl per il riordino della politica spaziale Italiana ottiene il via libera dalla Ragioneria dello stato La Ragioneria dello Stato ha dato parere favorevole al Disegno di Legge (DDL) 1544, che propone la riorganizzazione della gestione delle politiche spaziali in Italia. Lo ha reso noto in commissione Bilancio il viceministro dell’Economia Enrico Morando. Al momento, il DDL è fermo nella decima Commissione del Senatoma con la luce verde della Ragioneria dello Stato la palla passa ora alla Commissione Bilancio che, una volta espresso il suo parere, potrà far riprendere l’iter al provvedimento. Il DDL 1544 è stato promosso da Paola Pelino(FI) e Salvatore Tomaselli(PD) e prevede «misure per il coordinamento della politica spaziale e aerospaziale e alcune modifiche dello statuto dell’ASI», In particolare, la legge ha lo scopo di confermare la Cabina di Regia per lo Spazio, trasformandola permanentmente nel Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e alla ricerca aerospaziale, che – guidato dal Primo Ministro – diventerà così responsabile in toto della politica spaziale nazionale. Di conseguenza, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) sarà sotto la diretta responsabilità del Comitato e non più solo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università della Ricerca (MIUR), da cui oggi dipende. Il 28 ottobre dello scorso anno, il Senatore Tomaselli aveva spiegato alla platea intervenuta all’assemblea nazionale dell’AIPAS che il via libera della Ragioneria dello Stato era atteso per la fine del 2016. In quell’occasione Tomaselli aveva parlato di un secondo testo, a cui però nel corso di questi mesi se ne aggiunta una terza versione, necessaria per superare i rilievi della Commissione Bilancio alla precedente. L’ASI spera in una «rapida approvazione» Nel corso della visita agli stabilimenti di AVIO l’11 marzo scorso, il Presidente dell’ASI Roberto Battiston si era aveva espresso la sua speranza di una «rapida approvazione» della nuova legge. «Siamo in continuo contatto i parlamentari e in particolare con l’On. Tomaselli, che ha portato avanti questa iniziativa», aveva detto Battiston a margine della visita all’agenzia Askanews, aggiungendo che «tutto il lavoro che l’ASI, insieme alla cabina di regia, ha messo in piedi in questi ultimi tre anni può diventare una modalità operativa consolidata per pianificare ad alto livello cosa fa l’Italia nello Spazio e realizzarlo con le risorse necessarie». In particolare, Battiston aveva spiegato che «senza questo strumento che altri Paesi, pensiamo alla Francia, hanno da diversi decenni», l’Italia «fa più fatica del dovuto per raggiungere gli stessi risultati» e a «cogliere quell’opportunità così grande come quella offerta dallo Spazio». Per questo, aveva concluso il Presidente dell’ASI, la nuova legge «è assolutamente necessaria e importante».

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Cristalli temporali, il nuovo affascinante stato della materia Cristalli temporali, oggetti ai limiti della fantascienza, con una struttura atomica in grado di ripetersi solo nel tempo, non nello spazio. Difficili anche solo da immaginare ma adesso sono realtà grazie a due nuove ricerche Teorizzati nel 2012 dal fisico e premio Nobel Frank Wilczek, i cristalli del tempo sono assimilabili a un nuovo stato della materia. Solitamente, i cristalli sono strutture solide formate da atomi, molecole o ioni caratterizzati da una disposizione geometricamente regolare, che si ripete nelle tre dimensioni dello spazio. I cristalli temporali, invece, hanno una struttura che si ripete anche nella quarta dimensione, quella del tempo. Ciò significa che essi sono potenzialmente in grado di oscillare all'infinito senza alcuna influenza esterna, riuscendo anche a sopravvivere alla “morte” dell'Universo. I cristalli del tempo sono uno dei misteri più affascinanti fisica perché indicano un intero nuovo mondo di situazioni “non in equilibrio" completamente diverse da quello che la scienza ha studiato fino ad oggi. Per decenni, abbiamo studiato la materia caratterizzata da un equilibrio, uno stato in cui tutti gli atomi di un materiale hanno la stessa quantità di calore. I cristalli temporali sono invece il primo esempio di un nuovo stato ipotizzato, di 'non-equilibrio' della materia, e potrebbero rivoluzionare il modo di memorizzare e trasferire informazioni attraverso i sistemi quantistici. Lo studio è stato pubblicato su Nature.

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ExoMars, la sonda è pronta al surf nell’atmosfera di Marte A un anno dal lancio, la sonda Tgo di ExoMars comincia le manovre che daranno inizio alla prossima fase della missione: sfiorare l’atmosfera marziana Buon compleanno, ExoMars. La missione spaziale russo-europea per cercare tracce di vita su Marte ha appena compiuto un anno nello Spazio. Per festeggiare, la sonda Trace Gas Orbiter (Tgo) – lanciata il 14 marzo 2016 insieme allo sfortunato lander Schiaparelli – si prepara a surfare nell’atmosfera del Pianeta rosso: usando i pannelli solari come freno per diminuire la sua velocità, Tgo si inserirà infatti in un’orbita circolare a 400 chilometri di quota. L’operazione, che ha preso il via pochi giorni fà, darà inizio a una nuova fase di studio, un preliminare per l’arrivo di un nuovo lander nel 2020. Dopo le molte orbite ellittiche attorno a Marte, da gennaio la sonda Tgo sta modificando la propria inclinazione rispetto all’equatore del pianeta per entrare nella sua orbita finale: un’orbita quasi circolare a 400 km di altezza che consentirà all’orbiter di sfiorare lo strato superiore dell’atmosfera marziana, migliorando la copertura della superficie di Marte per raccogliere dati utili per le prossime missioni. Per raggiungere questo obiettivo la sonda effettuerà a partire da oggi una manovra di aerobreaking (aerofrenaggio): utilizzerà i propri pannelli solari come delle vele per sfruttare la resistenza dell’atmosfera marziana e rallentare la propria velocità fino a posizionarsi nell’orbita finale. La nuova traiettoria permetterà alla sonda di raccogliere ulteriori dati sulla composizione dell’atmosfera del Pianeta rosso, catalogano i gas rari presenti, quali vapore acqueo, biossido di azoto, acetilene e metano (quest’ultimo in particolare sulla Terra è un prodotto sia di alcuni processi geologici sia dell’attività biologica e potrebbe dunque costituire una traccia di vita sul Pianeta Rosso).

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Da Napoli alla Luna, l'idea spaziale dei ragazzi scienziati: "Partirà a dicembre" Su una sonda indiana pronta al decollo lo scudo anti-radiazioni di tre studenti campani C'è un rilevatore di raggi cosmici nel laboratorio del liceo scientifico Villari di Napoli. L'ha costruito e piazzato lì Mattia Barbarossa, che non è un professore di fisica ma forse lo studente più promettente del suo istituto. Mattia ha appena compiuto 16 anni e, assieme a due colleghi poco più grandi, si è aggiudicato l'opportunità di far volare fin sulla Luna un proprio esperimento scientifico. Mattia, Altea Nemolata e Dario Pisanti, 56 anni in tre, sono stati scelti da TeamIndus, la compagnia spaziale indiana che partecipa al contest Google lunar Xprize. Il 28 dicembre spedirà una sonda sul nostro satellite naturale e a bordo ci sarà anche lo strumento ideato e costruito dai tre ragazzi campani, vincitore della selezione Up2Moon, dedicato agli under 25, tra 3.000 candidature. I più giovani erano loro: "Gli altri erano tutti laureati, avevamo a che fare con ingegneri e biologi" ricorda Altea. Il nome che hanno scelto per la squadra è Space4Life, senza retorica ma con un obiettivo preciso: fornire la tecnologia che manca all'uomo per colonizzare lo spazio, fino a Marte. Hanno inventato un prototipo di scudo contro i raggi cosmici che utilizza i batteri "estremofili" (resistono a condizioni estreme) per assorbire le radiazioni e proteggere gli astronauti. Mattia e Dario (22 anni, il più "vecchio" dei tre, laureando in ingegneria aerospaziale alla Federico II), si sono incontrati durante il Nasa spaceapp challenge di Napoli, quasi un anno fa: "La lampadina si è accesa a me" racconta Mattia "per l'idea dei cianobatteri per assorbire le radiazioni. Dario invece ha dato corpo al progetto". Grande come una lattina, deve pesare appena 250 grammi, una sfida nella sfida. Mattia e Dario hanno trascorso le vacanze estive lavorando al loro prototipo, "anche 19 ore al giorno". Poi si è aggiunta Altea, che è di Caserta, al quinto anno dell'Istituto tecnico Giordani. Lei, 19 anni ancora da compiere, è la loro "biologa": "Lavoravamo fino a notte fonda via Skype" spiega lei "e per me non è stato semplice perché i professori ci hanno messo sotto pressione per la maturità". Posati zaino e quaderni, facevano le ore piccole mossi dalla passione per la scienza ("dammi un'ora mamma, e si facevano le quattro del mattino"). I disegni del progetto e la stampa 3D sono Mattia Barbarossa, Dario Pisanti e Altea Nemolata

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serviti per il primo test all'Università di Napoli. Poi il viaggio in India alla TeamIndus come selezionati e il ritorno a casa da vincitori. Un'esperienza esaltante. "Avvertivi che qualcosa era pronto per andare nello spazio e stava nascendo lì" ricorda Dario. "Ovunque c'erano statuette di Star Wars e ogni team aveva un Obi Wan a cui fare riferimento". Mattia, in realtà, è nato nel nuovo millennio, ed è un fan di Star Trek . Ma lì ha incontrato il suo futuro: "Erano tutti giovani, con tante idee innovative e il nostro sarà il primo esperimento europeo ma soprattutto italiano ad arrivare sulla Luna, avremo il nostro nome lassù". Adesso si apre un nuovo capitolo. Nei prossimi mesi, fino al lancio di dicembre, dovranno lavorare duro per mettere a punto il loro dispositivo: "Saremo in stretto contatto con TeamIndus per far sì che l'esperimento possa viaggiare nello spazio" continua Dario. E poi l'appuntamento più atteso, il lancio alla fine del 2017 e l'allunaggio, previsto per gennaio. Una volta arrivato sulla superficie della Luna, mentre il rover indiano esplorerà l'ambiente per aggiudicarsi i 30 milioni messi in palio da Google, i cianobatteri dello scudo "Bios", si metteranno al lavoro. Saranno questi tre studenti a portarci su Marte? "Abbiamo le tecnologie per andarci. Uno dei più grossi problemi da risolvere è la protezione per l'uomo dalle radiazioni mortali dello spazio" osserva Mattia "e i cianobatteri potrebbero essere la soluzione. Inoltre, se lo scudo si dovesse rompere sarebbe possibile ricrearlo. Andiamo lassù per restarci e colonizzare". La giuria internazionale è rimasta impressionata dal loro progetto: "È un'idea unica, sia per l'utilità nei futuri viaggi dell'uomo nello spazio" sottolinea Sheelika Ravishankar, "maestro Jedi" di TeamIndus "che per l'approfondimento con cui è stata progettata. Hanno considerato ogni aspetto e ogni possibile imprevisto". "Speriamo che il nostro successo" conclude Altea "mostri a tutti i giovani che con l'impegno si possono ottenere grandi risultati".

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I lampi radio veloci sono segnali alieni? Secondo alcuni astrofisici, i cosiddetti “fast radio bursts”, o lampi radio veloci, potrebbero essere segnali emessi da un’ipotetica civiltà aliena Che cosa siano esattamente i lampi radio veloci (o fast radio burst) ancora non lo sappiamo. Ma ora a ipotizzare che possano essere segnali artificiali, e quindi provenienti da una ipotetica civiltà aliena, non è l’ennesima e fantasiosa ipotesi di un qualche ufologo, ma di alcuni astrofisici di tutto rispetto dello statunitense HarvardSmithsonian Center for Astrophysics. Dopo dieci anni di ascolto di radiosegnali provenienti dall’universo, il team di esperti, coordinato da Manasvi Lingam e Abraham Loeb, racconta sulla rivista Astrophisical Journal Letters come tali fenomeni, detti in gergo lampi radio veloci, potrebbero essere potenti segnali creati dalla tecnologia molto avanzata di una lontana popolazione aliena. Scoperti nel 2007, i lampi radio veloci sono fenomeni astrofisici ad alta energia che si manifestano come impulsi radio transitori, ma di cui non sappiamo molto altro. Finora ne sono stati identificati poco meno di una ventina dai giganteschi radiotelescopi del Parkes Observatory in Australia e del Arecibo Observatory in Puerto Rico e si sa che sono emissioni molto brillanti della durata di pochi millisecondi, provenienti probabilmente da galassie molto lontane, a miliardi di anni luce di distanza. Il problema è che attualmente non esiste un’ipotesi definitiva sulla loro origine: ora, per i due astrofisici americani sarebbe sbagliato escludere che potrebbero essere generati da una civiltà aliena con una tecnologia molto sviluppata. “I segnali radio veloci sono estremamente luminosi, considerando la loro breve durata e il fatto che le loro sorgenti sono molto distanti”, spiega Loeb. “Non abbiamo idea di quale possa essere la loro origine. Ma vale la pena prendere in considerazione e controllare che siano di origine artificiale”. Secondo l’ipotesi dei due astrofisici, infatti, i lampi radio veloci sarebbero creati da trasmettitori grandi quanto un pianeta, il che spiegherebbe il loro rilevamento a distanze così enormi. Più precisamente, secondo i loro calcoli, se i trasmettitori fossero a energia solare, la luce solare che colpisce una superficie di un pianeta, il doppio delle dimensioni della Terra, sarebbe sufficiente per generare l’energia necessaria. Ciò sarebbe ben oltre la nostra immaginazione, ma comunque sempre all’interno della possibilità delle leggi della fisica. L’uso più plausibile, sempre secondo i due esperti, sarebbe quello di alimentare le vele solari (una forma di propulsione spaziale che sfrutta la pressione di radiazione) verso lontane galassie: la quantità di energia coinvolta sarebbe sufficiente per spingere un carico di un milione di tonnellate, ovvero circa 20 volte più grande delle nostre navi da crociera. “Sarebbero, quindi, abbastanza grande per il trasporto di persone tra le distanze interstellari o anche intergalattiche”, spiega Lingam. Per alimentare una vela solare, il trasmettitore avrebbe bisogno di un fascio di luce continuo. Gli osservatori sulla Terra vedrebbero così un breve lampo, perché la vela solare, il suo pianeta ospite, le stelle e le galassie sono tutti in movimento rispetto a noi. “La scienza non è una questione di fede, è una questione di prove”, conclude Loeb. “Decidere cosa sia più probabile prima del tempo ne limita le possibilità. Vale la pena di proporre nuove idee e lasciare che i dati siano i giudici”.

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Addio Mimas È tempo di saluti per la missione Cassini. A distanza di tredici anni dal suo arrivo a Saturno, la sonda della Nasa si appresta a terminare il suo cammino, e in questi mesi sta effettuando una serie di ultimi sorvoli ad alcune delle lune, tra cui Mimas L’ultimo incontro ravvicinato con Mimas è avvenuto il 30 gennaio scorso, quando Cassini è passata a poco più di 40.000 chilometri dalla luna. Il risultato è uno spettacolare mosaico, con una delle panoramiche a più alta risoluzione di sempre. Le prossime osservazioni dedicate a questo satellite avverranno tutte a una distanza almeno due volte maggiore. Le occasioni per fotografare da vicino Mimas sono state piuttosto rare nel corso della missione Cassini, con un totale di sette sorvoli ravvicinati con distanze inferiori ai 50.000 chilometri. La superficie di questa luna è costellata da un grande numero di crateri, il più grande dei quali, chiamato Herschel, le conferisce il suo aspetto attuale. Grazie ai dati raccolti durante il sorvolo del 30 gennaio è stato possibile comporre due versioni differenti dello stesso mosaico. Nella foto 1 il lato sinistro di Mimas è illuminato dalla luce riflessa da Saturno, e il contrasto dell’immagine è stato accentuato, in modo da mostrare l’intera superficie. Nella seconda foto sono stati mantenuti livelli di illuminazione più vicini a quelli naturali. Per dare vita a questo mosaico gli scienziati hanno assemblato in tutto dieci immagini raccolte dalla camera ad angolo stretto. Le immagini che compongono il mosaico sono state acquisite a una distanza di circa 45.000 chilometri dalla luna con una risoluzione di 250 metri per pixel. La composizione è una proiezione ortogonale centrata su un punto del satellite, e il risultato finale è simile a quanto vedrebbe un osservatore guardando Mimas attraverso un telescopio.

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In Sardegna arriva il treno che si guida dal satellite Il progetto è coordinato da Ansaldo Sts e si avvale della tecnologia già sperimentata dalla società genovese in Australia, dove ha messo in esercizio la prima linea ferroviaria al mondo che offre questa soluzione Arriva il treno che si guida dallo spazio. Corre nell'entroterra della Sardegna, per una cinquantina di chilometri partendo da Cagliari. Ma, di fatto, lo controlla un satellite, grazie alla tecnologia del progetto europeo Galileo. Per il momento, nella cabina di testa c'è un ferroviere, ma nulla vieta un domani che possa viaggiare anche senza conducente a bordo. Ma non è questo lo scopo del progetto portato avanti da Ansaldo Sts, società di ingegneria ferroviaria tra i principali gruppi al mondo nel suo settore: progetto tutto italiano, che sfrutta quanto già sperimentato in Australia dalla stessa azienda genovese, dove è entrato in servizio il primo convoglio che - di fatto - è guidato da un sistema Gps: oltre 350 chilometri di linea che serve a trasportare al porto più vicino, sulla costa nord-occidentale del continente, i minerali ferrosi estratti nelle miniere di Roy Hill. Ma come è possibile e come funziona? In realtà, più che ad arrivare a una guida senza conducente, la tecnologia che Ansaldo Sts ha portato per la prima volta in Europa ha proprio lo scopo di incrementare "la capacità di traffico", ridurre le emissioni di Co2, garantire più sicurezza nonché ridurre i costi di gestione. Ma come è possibile raggiungere tutti questi risultati? In pratica, sostituendo l'attuale sistema di controllo del traffico ferroviario con la tecnologia satellitare. Al momento, il traffico è monitorato attraverso dispositivi installati a bordo e le radio localizzate a terra lungo la linea ferroviaria: i convogli passano e si registrano dati sulla velocità, i tempi di percorrenza, i ritardi, gli inconvenienti. E ci si regola in base alle informazioni raccolte, provvedendo ad accelerare o a ritardare i tempi di percorrenza a seconda delle tabelle previste. Con la tecnologia elaborata da Ansaldo Sts, le "paline radio" a terra vengono sostituite da paline virtuali a bordo, collegate con il satellite: questo permette un margine di errore nella raccolta dei dati infinitamente più piccolo e, di conseguenza, migliora le prestazioni. Ad esempi, consente di tenere il treno a una velocità costante, con meno frenate o accelerazioni, con risparmio di elettricità ma anche di emissioni di Co2. Diminuiscono i costi, perché non è più necessario installare, ma soprattutto manutenere i sistemi di rilevazione radio a terra; i quali spesso si trovano anche in zona difficile da raggiungere e isolate da strade e collegamenti. Oltre ad aumentare puntualità e sicurezza, grazie a una maggiore mole di informazioni. L'esperimento è incorso in Sardegna da due anni, ma settimana scorsa è stato presentato per la prima volta ai vertici di Rfi, i gestori della rete ferroviaria italiana, ai quali è stata confermata l'intenzione dell'ingresso in servizio del nuovo sistema per il 2020.

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Advanced business events, leader internazionale nell'organizzazione di Business Convention con incontri prepianificati BtoB, é lieta di presentare 9/11 MAGGIO 2017 Alla sua prima edizione, l'evento sarà supportato da partner di livello prestigioso quali Steinbeis, Forum Luft-und Raumfahrt Baden-Wϋrttemberg (LRBW), Fraunhofer (IAO) e Baden-Württemberg State Association of industry (LVI), proponendo un programma ricco di sessioni bilaterali ed incontri BtoB, workshop tecnologici e una conferenza plenaria volta ad esplorare le principali innovazioni e tematiche dell'industria moderna 4.0 in diversi ambiti di applicazione quali aeronautica, automotive, trasporti, medicale, robotica, materiali e 3D. Non si tratta di una semplice esposizione, bensì di un'occasione autentica per confrontarsi e conoscere le nuove prospettive dell'industria del futuro, grazie al contributo dei principali players dei settori citati, quali Airbus, Valeo, Demler, IBM, Frahunofer... Per maggiori informazioni sull'iniziativa si invita a visionare il sito internet: http://www.iq-summit.com/ Programma del Summit: http://www.iq-summit.com/summit.html Brochure: http://www.iq-summit.com/images/16T1734_ABE_IQ_DepA4.pdf Costi e modalità di partecipazione: http://www.iq-summit.com/matchmaking-program.html Chiamaci per conoscere le offerte dedicate alle aziende italiane che vorranno aderire! Per informazioni contattare Isabella Balducci Tel : +39 06 88 64 49 49 Fax : +39 06 88 50 60 86 IBalducci@advbe.it

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