Il profumo inebriante della libertà, di Giampiero Villavecchia

 
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EDU Edizioni DrawUp www.edizionidrawup.it Collana Élite

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Collana Élite IL PROFUMO INEBRIANTE DELLA LIBERTÀ di Giampiero Villavecchia Proprietà letteraria riservata ©2017 Edizioni DrawUp Latina (LT) - Viale Le Corbusier, 421 Email: redazione@edizionidrawup.it Sito: www.edizionidrawup.it Progetto editoriale: Edizioni DrawUp Direttore editoriale: Alessandro Vizzino Grafica di copertina: AGV per Edizioni DrawUp I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata, riprodotta o diffusa, con qualsiasi mezzo, senza alcuna autorizzazione scritta. I nomi delle persone e le vicende narrate non hanno alcun riferimento con la realtà. ISBN 978-88-9369-051-5

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Giampiero Villavecchia Il profumo inebriante della libertà

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Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere. Jean Paul Sarte Non ci sono liberatori, ma solo uomini che si liberano. Don Giovanni Barbareschi

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NOVEMBRE 1943 «Riccardo oua cöse femmu?» «Ti stâ tranquillo Alfredo, che a stradda me arregordu.» «E allõa percöse tornemmu inderë?» «Credevo d’ëse zà arrivòu a-a terza svolta, ma sto sentë o l’è tròppo piccin e nö porta da niscûna parte, il terzo dev’essere più avanti. Vegni dai, e nö parlâ!» «Nö poeivimu passâ pe a stradda?» «De sà in poi l’è peigoso, mëgio i sentië.» Riccardo ha diciannove anni, professione bagnino, Alfredo di anni ne ha soltanto sedici, ma ha voluto seguire l’amico più grande: l’ha conosciuto e ammirato in spiaggia. È rimasto affascinato dalla sua parlantina e dalla sua corporatura atletica, lui che è nato e vive in un paese dell’entroterra e che a Chiavari ci va raramente, giusto qualche volta d’estate. Riccardo gli ha insegnato a nuotare. Alfredo vorrebbe essere come lui! Giù in paese, a San Colombano, anche qualcun altro se n’è andato: il Gepi, un comunista tornato dal confino dopo il venticinque aprile, che adesso, dopo l’otto settembre, ha avuto paura di essere arrestato nuovamente, e due militari che hanno raggiunto le proprie famiglie perché l’esercito non esiste più, e che si sono trovati a dover compiere una scelta con poche alternative: o starsene rintanati come ladri, o rispondere alla chiamata alle armi della Repubblica di Salò, o unirsi ai gruppi partigiani in montagna. Hanno scelto di andare in montagna. Si dice che sui monti sopra Chiavari si stiano formando dei gruppi armati decisi a combattere i tedeschi e i fascisti. Ad Alfredo lo spirito d’avventura non manca, immagina già di possedere un’arma. E di poterla usare. Usare un’arma per liberare l’Italia! Ecco quello che gli ha detto Riccardo! E a Riccardo lui crede ciecamente. 7

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IL PROFUMO INEBRIANTE DELLA LIBERTÀ __________________________________________________________________ «Tra un po’ o sô tramonta...» «Per cosa credi che me segge portòu apprêuvo sta torcia?» «E se no trovemmu nisciûn?» «Sõn segûo che a Gnorecco ghe sõn di partigien!» Dopo altre due ore di cammino, ormai quasi buio, arrivano nei pressi del paese... «Alt! Chi va là?» È una voce di donna. «Semmu amixi, siamo disarmati!» Silenzio. Avanzano, cautamente, ancora una decina di metri. Improvvisamente, alle loro spalle, un rumore metallico. «Fermi e braccia in alto!» Qualcuno punta loro la canna di un’arma alla schiena. Una mano li tasta dal collo alle caviglie. «Sõn disarmati.» «Avanti, proseguite per il sentiero con le mani sulla testa!» E così arrivano al casone. Vengono fatti entrare e rinchiusi in una costruzione di pietra di pochi metri quadrati senza arredo, neppure le sedie. Porta di legno e fermo di ferro. Passa circa un’ora. Alfredo e Riccardo non parlano. Fa freddo. Ciascuno pensa, in cuor suo, che probabilmente hanno fatto una stupidaggine. Forse i partigiani sono davvero dei banditi... Finalmente si apre la porta. «Venite, il comandante vuole vedervi.» Vengono portati all’interno di una costruzione più grande. Al centro un grosso tavolo coperto di carte topografiche, la luce fioca di una lampada, alcuni uomini seduti su sedie sgangherate. Uno degli uomini si alza. È giovane, alto, corporatura forte e asciutta, capelli scuri e arruffati, porta pizzo e baffi ed ha uno sguardo penetrante. Indossa una divisa militare con i gradi di sottotenente, il collo della camicia sbottonato, niente cravatta. «Venite avanti ragazzi, non abbiate paura. Dobbiamo prendere delle precauzioni...» 8

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Giampiero Villavecchia __________________________________________________________________ L’accento è decisamente genovese. Alfredo e Riccardo si avvicinano. «Tu come ti chiami?» «Riccardo Schiavone.» «Anni?» «Diciannove.» «E cosa fai?» «Il bagnino.» «E tu?» «Io... cosa?» «Come ti chiami e quanti anni hai?» «Mi chiamo Alfredo, Alfredo Olivari, e ho diciassette anni.» «Non li dimostri ragazzo.» «Devo ancora compierli.» «Cosa siete venuti a fare qui?» «Siamo venuti per fare i partigiani» risponde pronto Riccardo. «Perché?» «Per combattere i fascisti e i tedeschi!» «E perché sei renitente alla leva...» «È vero, se mi prendono mi fucilano.» «E tu?» «Anch’io voglio combattere contro i fascisti e i tedeschi» risponde Alfredo, «... non vedo l’ora di farne fuori uno!» «Attento ragazzo, qui non si fa fuori nessuno tanto per fare. Qui si combatte come in un esercito e, se volete restare, dovrete accettare la disciplina che c’è in un esercito; perché un errore, un colpo di testa, un’iniziativa sbagliata può costare la vita dei vostri compagni.» Fa una pausa. «Dovete decidere. Qui niente può rendervi gradevole la vita: c’è da rischiare, da fare la fame, prendere del freddo, tutti allo stesso modo, tutti per combattere lo stesso nemico. E ci sono delle regole che dovrete imparare. E che dovrete rispettare. Se accettate potete restare. Se no siete liberi di andare dove volete.» «A noi sta bene» dice prontamente Riccardo. 9

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IL PROFUMO INEBRIANTE DELLA LIBERTÀ __________________________________________________________________ «Vogliamo restare» fa eco Alfredo. «Allora sarete accompagnati al distaccamento reclute. Poi vedremo quali incarichi affidarvi. Per il momento niente armi.» «Sissignore...» rispondono quasi all’unisono i due ragazzi. «Sì, signor comandante!» interviene uno degli uomini seduti «così si risponde! E dovete stare sull’attenti quando ricevete ordini!» «Sì signor comandante!» ripetono i ragazzi dopo un momento di imbarazzo. Parla nuovamente il comandante. «Ora andate a riposarvi... a proposito quanto ci avete messo ad arrivare fin qui da...?» «Meno di cinque ore, da San Colombano...» «Bene, vuol dire che siete dei buoni camminatori.» Dopo che i due giovani sono usciti si rivolge all’uomo che li ha rimproverati: «Eri serio?» «Ma no, volevo solo farmi due risate, ma tu li hai troppo intimoriti... ti sei anche alzato in piedi!» «Chi viene qui da noi va rispettato.» «T’ë sempre troppo serio, Bisagno!» 10

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Giampiero Villavecchia __________________________________________________________________ CAPITOLO 1 Il Carrefour Express di Via Napoli era quasi deserto. Le quattro del pomeriggio, un’ora di stanca. Qualche pensionato. A quell’ora molte donne si godevano probabilmente un po’ di riposo, altre erano ancora in ufficio o al lavoro da qualche famiglia. Roberta aveva chiesto un giorno di permesso. Mangime e qualche scatoletta di umido per la gatta. Strano, il primo pensiero era sempre per la Lola, una micia tigratina con due occhi dorati grandi come fanali. Ma d’altra parte chi sembrava comprenderla di più in quel periodo se non la Lola? Quando socchiudeva gli occhi con fare sornione, sembrava voler dire: vai tranquilla, non ti preoccupare, sono qui e capisco tutto. Mise il cibo per la gatta nel carrello. Poi pensò al resto della famiglia, cioè a sé stessa e a suo figlio. Non le rimaneva troppo tempo: alle cinque meno un quarto doveva passare da scuola per prendere Luca. Glielo aveva promesso e non voleva farlo aspettare come era successo la settimana prima. Otto anni, terza elementare. Cresceva bene, nonostante l’assenza del padre. Assenza? Si chiedeva Roberta. Sì assenza: non bastano qualche week-end e una settimana di vacanze all’anno per far sentire un padre presente agli occhi di un ragazzino. Dopo il divorzio il suo ex marito si era trasferito a Roma e... chi s’è visto s’è visto. Le occasioni per stare con il figlio erano proprio ridotte ai minimi termini. Uscì dal supermercato con due sacchetti di plastica, rigorosamente biodegradabili, e si diresse verso la scuola elementare Ambrogio Spinola. Arrivò davanti all’edificio giusto in tempo per vedere suo figlio uscire di corsa urlando assieme ad altri scalmanati che, come lui, a- 11

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IL PROFUMO INEBRIANTE DELLA LIBERTÀ __________________________________________________________________ vevano probabilmente raggiunto il punto di saturazione dopo la lezione pomeridiana. «Mamma, mamma!» «Hai finito di urlare?» «Uffa, gridano tutti!» «Non è un buon motivo perché lo faccia anche tu. Dai, prendimi un sacchetto che pesano.» «Uffa, ho già lo zaino!» «Ma sai dire solo uffa?» «Va beh, dammelo và...» Poi, dopo una pausa: «Sai che Veronica mi ha invitato alla sua festa?» «Per il compleanno? Quando?» «Sabato pomeriggio. E me l’ha chiesto proprio lei... agli altri ha mandato dei bigliettini! Mi ha detto che le farebbe molto piacere se ci andassi.» «Ma abbiamo promesso al nonno che sabato saremmo andati a pranzo a casa sua...» «Ma la festa comincia alle quattro!» «Vedremo.» «Uffa... e io cosa dico a Veronica?» «Tienila un po’ sulla corda, non è mai male con le donne...» «Ma cosa dici?» «Perché?» «Scusa... ma Veronica non è una donna!» «No?» «È una ragazza! E mi piace! E io sono un ragazzo e non voglio fare lo stupido come voi grandi!» «Oh, come sei serio!» Luca si chiuse in un mutismo di protesta. Superata la chiesa, verso casa, incrociarono il parroco. «Ciao Roberta.» «Buongiorno don Mario!» «Eh, ma questo figliolo sta crescendo a vista d’occhio! Come va Luca?» 12

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Giampiero Villavecchia __________________________________________________________________ «Abbastanza bene...» «Abbastanza bene, e... sentiamo, cosa ti manca per farla andare bene del tutto?» «Mah, niente... va bene...» Roberta tagliò corto. «La dobbiamo salutare don, ho preso un giorno di ferie perché ho un sacco di cose da fare in casa.» «Ciao Roberta, ciao Luca, fatti vedere qualche volta in chiesa.» Arrivarono davanti al portone, quello del palazzo della CARIGE. «Ma perché i preti non si fanno mai gli affari propri?» «Cosa?» «Niente Luca, stavo solo pensando ad alta voce.» Poi aggiunse, parlando tra sé e sé: «Tanto poi non gliene importa un bel niente...» *** L’assemblea convocata dal direttore generale era una specie di Consiglio di direzione allargato. Oltre ai direttori di dipartimento erano stati invitati anche i direttori delle strutture complesse, quelli che una volta si chiamavano primari, e i responsabili delle strutture semplici. Erano presenti anche gli apicali del cosiddetto comparto, costituito dal personale non medico, prevalentemente infermieri e tecnici. E i responsabili delle varie strutture amministrative. Il tema della riunione era l’aggiornamento sull’iter che si stava seguendo per la costruzione del nuovo ospedale. Il direttore generale teneva a renderne partecipi tutti i dipendenti perché la strada intrapresa avrebbe comportato sacrifici per tutti e tutti avrebbero dovuto essere consapevoli dello scopo che ci si era prefissato: quello di permettere la costruzione della nuova struttura ospedaliera senza interrompere e nemmeno ridurre l’attività assistenziale attuale, dato che il piano prevedeva l’abbattimento di edifici che accoglievano molti reparti pienamente funzionanti. Insomma, spostamenti, accor- 13

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