AGRICOLTURA 3/2017

 

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ANNO 43 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/11/2004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE N. 3 - MARZO 2017 MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA SPECIALE VINITALY Alla conquista dei mercati LEGGE URBANISTICA ACCORDO CETA Stop al consumo di suolo, Prodotti Dop e Igp un bene da difendere più tutelati in Canada a pag. 7 a pag. 10 AVVERSITÀ Strategie di contrasto alla cimice asiatica a pag. 45

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PAOLO DE CASTRO Vice Presidente Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo itoriale Accordi commerciali, la sfida è garantire la qualità Gli scenari globali che vedono protagonista l’agricoltura nella definizione dei nuovi equilibri tra domanda e offerta di beni alimentari richiedono nuovi strumenti e nuove regole per favorire gli scambi. Il tema degli standard di sicurezza alimentare e delle disposizioni in materia di packaging o di certificazione degli alimenti, diventa importantissimo nel regolare questi rapporti che, se all’interno dell’Unione europea possono contare su regolamenti condivisi tra i ventotto, fuori dall’Ue devono essere gestititi con attenzione. La liberalizzazione degli scambi, che ha accompagnato la nascita dell’organizzazione mondiale del commercio negli anni ’90 del secolo scorso, verteva sulla eliminazione di dazi e tariffe. I nuovi accordi commerciali guardano alle barriere sanitarie e fitosanitarie e a quelle tecniche. Proprio per questa ragione la sfida è siglare accordi con altri Paesi con l’obiettivo di agevolare gli scambi commerciali, garantendo al contempo gli alti standard qualitativi con i quali sono tutelati i cittadini europei. Quello concluso con il Canada è stato un negoziato lungo e difficile che ha rappresentato un importante passo avanti per l’apertura di nuove opportunità di crescita per le imprese agroalimentari europee e, in particolare, per le produzioni di qualità italiane. Dal punto di vista dell’agroalimentare europeo e italiano, il Ceta offre molti vantaggi e rappresenta un importante passo avanti per le produzioni italiane di qualità. La concessione fatta sulla carne bovina, ad esempio, rappresenta in realtà un’inezia, coprendo appena lo 0,6% del consumo europeo, ma a fronte di questa concessione vengono azzerati i dazi – che comporteranno 500 milioni l’anno di risparmio per gli esportatori Ue – e si superano barriere tecniche per moltissimi prodotti, in particolare i tipici del Mediterraneo. Rientrano in questa sezione i prodotti lattiero-caseari, per il quali l’ingresso in Canada era soggetto a quote di importazione molto limitate. Inoltre, per la prima volta un Paese anglosassone riconoscerà il nostro sistema di tutela delle indicazioni geografiche. È stato infatti inserito nell’accordo raggiunto con il governo di Ottawa un elenco di 143 indicazioni geografiche, 38 delle quali italiane, alle quali le autorità canadesi dovranno garantire un livello di tutela assimilabile a quello del sistema europeo. Finalmente verrà riconosciuto il marchio di origine del Prosciutto crudo di Parma, di cui il Canada vietava la commercializzazione con il suo nome a causa di un marchio omonimo registrato per un alimento di produzione canadese. Approvato dal Parlamento europeo a Strasburgo a febbraio scorso, da aprile l’accordo entra in vigore, anche se in via provvisoria, in attesa di essere ratificato dai Parlamenti degli Stati membri, ed è destinato a rimanere efficace e vincolante fra gli Stati ratificanti, anche laddove altri Stati si rifiutassero di renderlo efficace nel proprio ordinamento. MARZO 2017 3

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MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA ANNO 44 - N. 3 - MARZO 2017 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Simona Caselli DIRETTORE RESPONSABILE Giuseppe Pace COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga IN REDAZIONE Olga Cavina, Elisabetta Collini, Barbara Galzigna, Giancarlo Martelli REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Milena Breviglieri, Giuseppe Carnevali, Vincenzo Di Salvo, Federica Dotti, Claudio Lamoretti, Riccardo Loberti, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpae-Simc), Piero Pastore Trossello, Paolo Pirani, Francesca Ponti, Luciano Rinaldi (Crpa), Mario Savorelli (Crpv), Raffaele Spiga, Cinzia Zambelli SEGRETERIA DI REDAZIONE Patrizia Garau, Rita Soffritti RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Agenzia Informazione e Comunicazione Giunta regionale dell’Emilia-Romagna Viale Aldo Moro, 52 40127 Bologna tel. 051 5275440-5490 fax 051 511100 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE Nuova Cantelli Srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 - Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net ABBONAMENTI c/c postale n. 001034895142 c/c bancario IBAN IT-18-U-07601-02400-001034895142 Intestato a NUOVA CANTELLI SRL CONCESSIONARIA PER LA PUBBLICITÀ Editoriale Idea Srl Via A. Gandiglio, 81 - 00151 Roma Tel. 0665797535 - Fax 0665741338 e-mail: info@editorialeidea.it Giorgio Gori - Tel. 348 2414473 e-mail: info@ggori.it Lamberto Colla - Tel. 344 2373963 e-mail: info@nuovaeditoriale.net I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 36.500 COPIE IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA Foto di copertina: Fotolia SOMMARIO 03 EDITORIALE Accordi commerciali, la sfida è garantire la qualità Paolo De Castro Fatti 07 PIANIFICAZIONE Stop al consumo di suolo, bene comune da difendere Barbara Galzigna 10 MERCATI Prodotti Dop e Igp più tutelati in Canada Mercedes Centanni, Francesca Ponti 12 GESTIONE RISCHI Arriva la prima polizza sui ricavi del grano Gianni Piancastelli 14 PROGETTI DI FILIERA In Africa per produrre dalla terra alla tavola A cura della Redazione Qui Regione 17 Nuovi scenari per le fattorie didattiche Rosanna Mari 18 Gli storioni tornano nel Grande Fiume A cura della Redazione Qui Europa 20 Riforma ortofrutta, primo step della Commissione A cura della Redazione Cultura rurale 22 TRADIZIONE E DIGITALE Il primo hackathon di Casa Artusi Filippo Fabbri Economia 24 FIERE INTERNAZIONALI BioFach a Norimberga vetrina mondiale del biologico Rosa Maria Bertino

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Fe ipsrceovidenza 28 Le novità 2017 per chi va in pensione A cura di Corrado Fusai SPECIALE VINITALY 2017 30 I vini dell’Emilia-Romagna sul podio a Verona A cura della Redazione 33 Nel 2106 l’export è ripartito (+5%) Denis Pantini 35 Etichette da primato, parlano le aziende Matteo Marenghi 38 A Tebano si studiano i vitigni resistenti Giovanni Nigro, Chiara Pezzi, Gabriele Vespignani sRpiecreirmcaenetazione 40 RISORSE IDRICHE Uso sostenibile dell’acqua, il Cer è in prima linea Stefano Anconelli, Gioele Chiari 43 GESTIONE D’IMPRESA Aziende più efficienti per un latte da primato Alessandro Gastaldo, Marzia Borciani Avversità 45 COLTURE FRUTTICOLE Le strategie di lotta alla cimice asiatica A cura del Servizio Fitosanitario Regione Emilia-Romagna Meccanizzazione 48 MACCHINE OPERATRICI La rivoluzione elettrica comincia dalla serra Ottavio Repetti MARZO 2017 Rubriche 50 IN BREVE A cura della Redazione 52 AGENDA VERDE A cura della Redazione 54 NEL GIARDINO Maria Teresa Salomoni, Massimo Drago 56 NOVITÀ DALLA RICERCA A cura di Maria Teresa Salomoni e Camilla Chieco 57 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI A cura di Enrico Cinotti 58 AGROMETEO A cura di William Pratizzoli

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Fatti PIANIFICAZIONE Aic Stop al consumo di suolo, bene comune da difendere Rigenerazione, adeguamento sismico e più attenzione al territorio rurale. Un tetto del 3% all’espansione da qui al 2050. Cosa prevede il progetto di nuova legge urbanistica V alorizzare il territorio rurale. Tra i principali obiettivi del progetto di nuova legge urbanistica dell’EmiliaRomagna c’è anche il rilancio dell’agricoltura, all’insegna di un nuovo modello di sviluppo. L’attenzione al mondo agricolo è reale, resa esplicita fin dal primo articolo del testo che inserisce tra i suoi principi fondamentali la considerazione che i territori, le aziende agricole e le loro produzioni sono un bene comune, importante per la competitività e lo sviluppo qualitativo e sostenibile del sistema economico territoriale. «Il nostro campo di sfida è migliorare ciò che abbiamo costruito e assumere come cardine uno sviluppo che guardi alla competitività e alla sostenibilità ambientale considerando il suolo come una risorsa limitata», precisa l’assessore regionale alla Programmazione territoriale e infrastrutture, Raffaele Donini. «Abbiamo approvato il nuovo testo – sottolinea – dopo un ricco confronto con i territori, gli amministratori locali di tutte le province, le associazioni di categoria, quelle ambientaliste e i professionisti. L’obiettivo è imprimere una svolta culturale al nostro modello di sviluppo, in linea con le richieste che emergono oggi: avere una pianificazione che riqualifichi l’esistente, migliori le condizioni di vita delle persone e il funzionamento delle città, dia nuove prospettive al riuso di aree ed edifici e contrasti il degrado, limitando le nuove costruzioni». La riflessione avviata dalla Giunta dell’Emilia- Romagna è alla base della proposta di nuova legge urbanistica che ora sarà discussa nelle commissioni assembleari per poi approdare, nelle intenzioni dell’esecutivo regionale, nell’aula dell’Assemblea legislativa entro la fine dell’estate. Una crescita intelligente e sostenibile Il progetto di legge fa tesoro di alcuni dati, così sintetizzati nella relazione introduttiva: «l’Emilia-Romagna ha raggiunto un tasso di consumo di suolo record, pari circa al 10% del proprio territorio». Ma non è rilevante solo la cifra assoluta: se, infatti, «negli anni ’50 la percentuale di suolo consumato era inferiore al 3%, nel 1976 il valore era cresciuto di 2 punti percentuali, attestandosi al 4,8%. Nei rilievi successivi, svolti dalla Regione Emilia-Romagna, si ha una crescente progressione del dato, che nel 2003 arriva all’8,6% e cinque anni dopo al 9,3% (vedi fig.1). Tale trend viene poi confermato dalle previsioni degli strumenti di piano (Psc e Prg) vigenti, che consentirebbero di trasformare in usi urbani altri 257,55 km2. Significa cioè che nel pieno della crisi vigono previsioni urbanistiche che, se attuate, porterebbero ad avere una percentuale di consumo di suolo vicina all’11,5%». Ma il suolo è una risorsa non rinnovabile. E per questo il progetto di legge punta a fermare l’e- BARBARA GALZIGNA MARZO 2017 7

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Fatti PIANIFICAZIONE FIG. 1 - SUOLO CONSUMATO E NON NELLE PROVINCE DELL’EMILIA-ROMAGNA Report Regione Emilia-Romagna, ottobre 2015 spansione delle città, a rilanciare interventi di rigenerazione, riqualificazione urbana e adeguamento sismico e a sostenere progetti e investimenti tesi al miglioramento e allo sviluppo del territorio sia urbano sia rurale. Per avere città più vivibili, una migliore qualità ambientale ed ecologica e un territorio che cresce in modo sostenibile e intelligente. Il testo vuole accelerare la marcia e anticipare l’obiettivo del consumo di suolo (cioè l’incremento della copertura artificiale di terreno legato a dinamiche insediative) a saldo zero fissato per il 2050 dal settimo Programma di azione ambientale dell’Unione europea. In particolare, dall’entrata in vigore della legge (quando sarà operativa la nuova generazione di strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica) e fino al 2050, il consumo di suolo in Emilia-Romagna dovrà essere contenuto entro il limite del 3% del territorio già urbanizzato (e non più pari all’11%, come previsto dagli attuali strumenti urbanistici) mentre saranno consentite eccezioni solo per i progetti capaci di sostenere lo sviluppo e l’attrattività del territorio. Il progetto di legge prevede che le opere pubbliche, gli insediamenti strategici di rilievo regionale e gli ampliamenti delle attività produttive esistenti non siano computati al fine del raggiungimento del limite del 3%. Questi interventi saranno possibili sempre che non vi siano «ragionevoli alternative» in termini di riuso e di rigenerazione dell’esistente. Prevista anche un’apposita disciplina per tutelare e valorizzare il territorio rurale, l’agricoltura e le produzioni agroalimentari. Una disciplina ad hoc per la campagna Oggi 1/4 dell’urbanizzato in regione non è collegato a un centro abitato. Lo sviluppo urbano dell’Emilia-Romagna è stato caratterizzato, come molti altri, da una “fuga dalla città” che ha a sua volta dato vita a una dispersione insediativa e a un modello di sviluppo e di organizzazione territoriale dagli alti costi ambientali e sociali. «Tutto ciò – spiega la relazione della legge – è poi avvenuto chiaramente a discapito del territorio agricolo che si è ridotto di più del 10% della superficie regionale fra il 1976 e il 2008 mentre, a causa delle spinte “diffusive”, la campagna oggi ospita per lo più (circa i 4/5) edifici non connessi all’attività agricola» (vedi fig. 2, dati riferiti al 2008). La legge riconosce in modo esplicito il territorio rurale «come spazio per la produzione agricola» e si pone l’obiettivo di innalzarne la qualità valutando i possibili interventi in funzione del miglioramento paesaggistico, del contrasto allo spopolamento nei territori marginali e del sostegno al permanere dell’attività agricola. In particolare nuove edificazioni sono consentite solo per le attività agricole, e comunque nel rispetto di alcuni parametri qualitativi e di determinati requisiti aziendali; in tutti gli altri casi non sono ammessi incrementi delle superfici esistenti, si consentono però interventi, anche di demolizione e ricostruzione. finalizzati a un miglioramento della qualità paesaggistica e, nei territori più remoti e soggetti a fenomeni 8 MARZO 2017

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FIG. 2 - EDIFICI IN TERRITORIO RURALE NELLE PROVINCE DELL’EMILIA-ROMAGNA Report Regione Emilia-Romagna, ottobre 2015 di abbandono, al mantenimento degli abitanti. La disciplina dei territori rurali è contenuta nell’articolo 36, dove si stabilisce che la pianificazione del territorio rurale debba tutelare le aree destinate all’agricoltura e le capacità produttive agroalimentari, salvaguardare le diverse vocazioni locali che lo connotano e valorizzare l’agricoltura periurbana e i parchi agricoli. Si prevede, quindi, la possibilità di costruire nuovi fabbricati funzionali all’attività delle imprese agricole o di riqualificare quelli esistenti superando, a determinate condizioni, i limiti stringenti al consumo di suolo introdotti dalla nuova legge. della superficie coperta originaria rinaturando la superficie prima occupata. In questi casi, in nome del contrasto alla dispersione, si potranno costruire nuovi edifici, anche di diversa tipologia e destinazione d’uso, in zone situate all’interno del territorio urbanizzato o ad esso contigue. Infine, il progetto di legge contiene una modifica alla legge regionale in materia di agriturismo (legge regionale n. 4/2009), che prevede possano essere utilizzati per le attività agrituristiche «tutti gli edifici o porzioni di essi, sia a destinazione abitativa che strumentale all’attività agricola, esistenti sul fondo». In quali casi si potranno costruire nuovi edifici I nuovi fabbricati potranno essere previsti solo se necessari alla conduzione del fondo o all’esercizio dell’attività agricola e di quelle connesse, e solo nel caso in cui non sussistano ragionevoli alternative di riuso o trasformazione di fabbricati già esistenti. In caso si tratti di nuovi fabbricati aziendali produttivi aventi un rilevante impatto ambientale e territoriale, sarà necessario presentare al Comune un Programma di riconversione o ammodernamento dell’attività agricola (Pra), asseverato da un tecnico abilitato. Per quanto riguarda i grandi edifici dismessi o degradati, non più funzionali all’esercizio delle attività agricole, la legge prevede incentivi alla demolizione mentre i Pug (Piani urbanistici generali) potranno prevedere accordi operativi ad hoc che consentiranno di recuperare quote OBIETTIVO: SEMPLIFICAZIONE Il testo di legge prevede una riduzione degli strumenti urbanistici con un unico piano generale per ogni livello di governo territoriale: per la Regione il Piano territoriale regionale (Ptr, che ricomprenderà anche il piano paesaggistico e quello dei trasporti), mentre la Città metropolitana di Bologna e le Aree vaste disegneranno il loro futuro in un unico Piano strategico territoriale metropolitano (Ptm) o d’area vasta (Ptav). Nei Comuni sarà un unico Piano urbanistico generale, il Pug, a stabilire la programmazione e la pianificazione di tutto il territorio (in sostituzione del piano strutturale Psc e del regolamento urbanistico Rue). I Pug saranno poi attuati attraverso singoli Accordi operativi, che sostituiranno Poc (Piani operativi comunali) e Pua (Piani urbanistici attuativi) e regoleranno nel dettaglio gli interventi da realizzare. Gli Enti locali si doteranno di uffici di piano per svolgere le funzioni in materia di governo del territorio e avranno tre anni di tempo dall’approvazione delle nuove norme per avviare la predisposizione dei nuovi Pug e altri due anni per approvarli. MARZO 2017 9

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Fatti MERCATI Fotolia Prodotti Dop e Igp più tutelati in Canada Il Ceta segna una svolta nel contrasto all’Italian Sounding oltreoceano. Riconosciute 143 Indicazioni geografiche Ue, 38 italiane, 12 dell’Emilia-Romagna. Una spinta alle esportazioni MERCEDES CENTANNI Servizio Coordinamento Politiche Europee, Programmazione, Cooperazione e Valutazione FRANCESCA PONTI Servizio Innovazione, Qualità, Promozione e Internaziona- lizzazione del Sistema Agroalimentare, Regione Emilia-Romagna A zzeramento dei dazi doganali, reciproco riconoscimento della certificazione per una vasta gamma di prodotti, a partire da quelli alimentari e libero accesso al mercato canadese per gli appalti e le forniture pubbliche. Sono alcuni dei principali vantaggi attesi dal Ceta, l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Canada, approvato dal Parlamento europeo a metà febbraio e che, in attesa della ratifica da parte di quello canadese e dei singoli parlamenti nazionali e regionali europei, da aprile entra in vigore in forma provvisoria. Rispetto al Ttip, l’accordo gemello con gli Usa che appare ormai definitivamente bloccato dalla politica protezionistica del presidente Trump, il Ceta ha un peso economico minore, ma decisamente non trascurabile. Le esportazioni italiane in Canada valgono oltre 2,7 miliardi di euro e l’Emilia-Romagna, con una quota di oltre 405 milioni di euro, risulta essere la terza regione dopo la Lombardia e il Veneto (dati riferiti ai primi 9 mesi del 2016). Un export in crescita (+8%), che vale 750 milioni In primo piano è proprio il settore agroalimentare che, sempre nel 2016, è cresciuto dell’8%, toccando un valore di 750 milioni di euro, che fa del Paese nordamericano l’undicesimo mercato di sbocco per il food and beverage tricolore, con un trend positivo che dal 2000 a oggi è stato del +66,3%. Numeri che dovrebbero subire un’ulteriore accelerazione se si considera che nel giro di pochi anni il Ceta porterà all’abolizione del 99% delle attuali tariffe import-export. Il vantaggio principale per il nostro sistema agroalimentare sta nella protezione di prodotti europei a indicazione geografica e, di conseguenza, nel rafforzamento delle misure anticontraffazione alle frontiere. I prodotti tipici che d’ora in poi troveranno riconoscimento in Canada sono 143, di questi 38 sono italiani (meglio di noi solo la Francia con 42 specialità): un paniere di tutto rispetto che copre il 98% delle Dop e Igp italiane vendute in Canada. La novità non è di poco conto. Per quanto riguar- 10 MARZO 2017

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da l’Emilia-Romagna, sono 12 le Indicazioni che troveranno riconoscimento. Tra queste, prodotti simbolo della regione come il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma, gli Aceti balsamici Dop e Igp di Modena e la Mortadella Bologna, già largamente presenti sui mercati nordamericani; ma anche produzioni tipiche che stentano di più ad attraversare gli oceani come le Pesche e Nettarine di Romagna Igp. I livelli di protezione delle Indicazioni risultano però diversi per categorie di prodotti e, se per gli Aceti balsamici di Modena (sia Dop sia Igp) la tutela si può considerare completa, per il Prosciutto di Parma, così come per il San Daniele e il Toscano, il Ceta prevede che potranno finalmente essere commercializzati con il loro nome “di battesimo” e farsi valere contro il Parma ham di produzione canadese, ma ammette di fatto una situazione di coesistenza. Diventa obbligatorio indicare il Paese d’origine PARMIGIANO E PROSCIUTTO DI PARMA: PER I CONSORZI UN RISULTATO IMPORTANTE «Il trattato commerciale – osserva il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano Alessandro Bezzi – vieta di associare le produzioni canadesi, che si ispirano alla Dop originale, a elementi di Italian Sounding (il tricolore, città, monumenti) che risultano ingannevoli per i consumatori. Questo passaggio assume una straordinaria rilevanza anche come precedente in vista dell’auspicabile ripresa dei negoziati Ttip con gli Usa, dove questi fenomeni sono diffusissimi». «Ora potremo utilizzare legittimamente la denominazione Prosciutto di Parma e investire sulla nostra marca per sviluppare le esportazioni che attualmente si attestano intorno ai 70mila prosciutti all’anno», spiega il presidente del Consorzio Vittorio Capanna. E aggiunge: «Avremmo preferito una tutela assoluta con la cancellazione del marchio concorrente, ma ci rendiamo conto che il compromesso raggiunto è l’unico possibile e assicura comunque una protezione legale al nostro prodotto». Da oltre 20 anni il Prosciutto di Parma era venduto in Canada come The Original Prosciutto/Le Jambon Original, per differenziarsi da un prosciutto crudo canadese venduto con il marchio Parma. Diverse le azioni legali intentate dal Consorzio chiedendo la cancellazione del marchio, ma sempre con esito negativo. Rimarranno in uso in Canada i nomi di prodotti ormai entrati nella consuetudine e considerati generici, come Asiago, Fontina e Gorgonzola, che dovranno coabitare con i marchi lì registrati. Sono comunque da considerarsi un passo avanti l’introduzione dell’obbligo per questi prodotti ECCO I MAGNIFICI 12 DELL’EMILIA-ROMAGNA L’accordo “premia” una quota importante dell’agroalimentare emiliano-romagnolo, con ben 12 Dop e Igp riconosciute e tutelate. Eccole: Aceto Modena Igp Aceto balsamico tradizionale Modena Dop Cotechino Modena Igp Culatello Dop Grana padano Dop Mortadella Igp Parmigiano Reggiano Dop Pesca e Nettarina di Romagna Igp Prosciutto Modena Dop Prosciutto Parma Dop Provolone Valpadano Dop Zampone Modena Igp Tra i prodotti emiliano-romagnoli venduti in Canada, quelli lattierocaseari sono al primo posto con un valore di 17,6 milioni di euro, seguiti dai vini per circa 17 milioni e dai salumi per circa 9 milioni. (fonte Unioncamere regionale) canadesi di indicare chiaramente l’origine del prodotto in etichetta e il divieto di utilizzare termini o simboli che alludano alle denominazioni europee. Il Ceta, inoltre, prevede una clausola che sancisce il divieto di evocare nomi, immagini e simboli che richiamino una nazionalità diversa da quella di origine del prodotto. Tale clausola, concepita sul modello del Regolamento Ue 1169/2011, costituisce una vittoria importante nella lotta contro l’Italian Sounding e un prezioso precedente per eventuali altri trattati, così come è stato spesso richiamato da Federalimentare. Discorso a parte per vini e bevande spiritose, non inclusi nelle liste dei prodotti tutelati dal Ceta perché oggetto dal 2004 di un accordo separato Ue-Canada. Riguardo alla questione, sollevata a più riprese dagli oppositori del trattato, dell’importazione di prodotti canadesi Ogm e contenenti ormoni della crescita, va sottolineato che nulla cambia per la loro commercializzazione in Europa, che avverrà nel rispetto delle norme europee. Ugualmente per il principio di precauzione, norma europea in materia di sicurezza alimentare (Regolamento Ce 178/02), il Ceta non dà disposizioni vincolanti; tuttavia, una volta entrato in vigore l’accordo, Ue e Canada inizieranno i negoziati per trovare una convergenza negli standard e nei parametri di riferimento della sicurezza alimentare. Sarà questa la fase in cui la Commissione europea dovrà porre più attenzione. MARZO 2017 11

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Fatti GESTIONE RISCHI Caselli Nirmal Arriva la prima polizza sui ricavi del grano Al via la sperimentazione nell’ambito del piano assicurativo 2017. Gli indennizzi scattano se gli introiti scendono oltre il 20% in meno rispetto alla media del triennio precedente GIANNI PIANCASTELLI Servizio Competitività delle Imprese Agricole e Agroalimentari, Regione Emilia-Romagna A rriva la prima polizza sperimentale sui ricavi per il settore cerealicolo, uno strumento innovativo per la gestione del rischio che consentirà agli agricoltori di tutelarsi contro i mancati introiti dovuti alle eccessive fluttuazioni al ribasso dei prezzi delle produzioni, nella fattispecie grano duro e tenero. Una polizza che si potrà sottoscrivere pagando un premio alle compagnie assicurative che decideranno di attivare questa nuova tipologia di copertura, premio coperto al 65% dai contributi ministeriali. A disposizione per l’attuazione della misura ci sono 10 milioni di euro. È la principale novità prevista dal Piano assicurativo nazionale 2017, approvato con decreto del Mipaaf del 30 dicembre 2016 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 38 del 15 febbraio 2017) e integrato – appunto – da un successivo decreto ministeriale sulle polizze-ricavo per il frumento in via di emanazione mentre questo numero di Agricoltura va in stampa. Nella pratica come funzionerà la nuova copertura? Prendiamo ad esempio un cerealicoltore previdente che ha avuto l’accortezza di assicurare il proprio raccolto contro le brusche diminuzioni del prezzo di mercato: nel caso i suoi ricavi scendano sotto la soglia del 20% in meno rispetto alla media dell’ultimo triennio, l’agricoltore riceverà dalla compagnia assicurativa un indennizzo per la perdita di reddito. Il contributo pubblico per la stipula di questo tipo di polizza innovativa è concesso in regime de minimis e, di conseguen- za, concorre alla determinazione del massimale di 15mila euro nell’arco di tre esercizi finanziari. Per avviare la sperimentazione è prevista anche la riassicurazione di Ismea, in modo da offrire alle compagnie assicurative una forma di protezione da eventuali perdite. Quali sono le avversità assicurabili Tornando al Piano 2017, le avversità atmosferiche assicurabili sono suddivise in tre tipologie: catastrofali, di frequenza, accessorie. Le combinazioni di avversità atmosferiche per la copertura delle produzioni vegetali sono quattro (vedi tab. 1), cui se ne aggiunge – per l’appunto – una quinta: la variazione negativa di prezzo assicurabile con le polizze sperimentali per il frumento. Il Piano elenca poi le colture vegetali che possono beneficiare delle agevolazioni. Possono essere assicurati anche i danni da fitopatie e parassiti. Gli schemi di polizza devono prevedere una soglia di danno superiore al 30%, con esclusione delle polizze relative a strutture aziendali e allevamenti. La copertura assicurativa è riferita all’anno solare o al ciclo produttivo di ogni coltura o produzione zootecnica e deve prevedere l’intera produzione per ciascuna tipologia vegetale e/o mandria e/o le intere superfici occupate da strutture aziendali. I valori assicurabili delle produzioni vegetali e animali, dei mancati redditi per il periodo di fermo degli allevamenti, dei costi di ripristino 12 MARZO 2017

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TAB. 1 - PIANO ASSICURATIVO 2017: COMBINAZIONI AVVERSITÀ ASSICURABILI Avversità catastrofali + di frequenza + accessorie (a) Avversità catastrofali + almeno 1 scelta tra quelle di frequenza (b) Almeno 3 avversità scelte tra quelle di frequenza e quelle accessorie (c) Avversità catastrofali (d) Novità 2017 polizze sperimentali (e) alluvione alluvione eccesso di neve alluvione siccità siccità eccesso di pioggia siccità gelo e brina eccesso di neve eccesso di pioggia grandine venti forti gelo e brina eccesso di neve eccesso di pioggia grandine venti forti grandine venti forti colpo di sole e vento caldo sbalzi termici gelo e brina esclusivamente per la coltura frumento; la quantificazione del danno può tenere conto anche di eventuali variazioni negative di prezzo colpo di sole e vento caldo sbalzi termici TAB. 2 - SCADENZE PER LA SOTTOSCRIZIONE DELLE POLIZZE Colture vegetali Scadenze a ciclo autunno primaverile 30 aprile a ciclo permanente 30 aprile a ciclo primaverile 31 maggio a ciclo estivo, di secondo raccolto, trapiantate 15 luglio a ciclo autunno invernale e colture vivaistiche 31 ottobre a ciclo primaverile e a ciclo estivo, di secondo raccolto, trapiantate seminate o trapiantate dopo le scadenze indicate entro la scadenza successiva delle strutture aziendali e per lo smaltimento delle carcasse animali sono calcolati applicando i prezzi unitari di mercato stabiliti con decreto ministeriale. Per le produzioni vegetali devono essere contenuti nel limite della produzione media annua. Il danno è valutato con riferimento al raccolto, come differenza tra resa effettiva e resa assicurata, tenendo conto anche della compromissione della qualità. E ancora: l’avversità atmosferica si intende riconosciuta quando il perito che deve stimare il danno accerta che lo stesso è superiore al 30%. Le polizze devono essere sottoscritte entro un preciso scadenzario (vedi tab. 2). Relativamente alle strutture aziendali, impianti produttivi arborei o arbustivi, reti antigrandine, serre e tunnel, ombrai, impianti antibrina, le polizze devono ricomprendere le seguenti avversità: grandine, tromba d’aria, eccesso di neve, vento forte, uragano, fulmine, eccesso di pioggia, gelo, limitatamente agli impianti arborei e arbustivi. Nel settore zootecnico la copertura del mancato reddito/abbattimento forzoso/smaltimento carcasse deve includere tutte le epizoozie obbligatorie per singola specie, a cui possono essere aggiunte quelle facoltative. Al contratto assicurativo deve essere allegato obbligatoriamente il Piano assicurativo individuale (Pai ). La spesa ammessa a contributo viene de- TAB. 3 - CONTRIBUTI PER LE VARIE TIPOLOGIE DI POLIZZE Con soglia di danno (30%) colture (compresa uva da vino) / eventi assimilabili a calamità naturali, fitopatie, infestazioni parassitarie fino al 65% della spesa ammessa allevamenti / epizoozie / mancato reddito e abbattimento forzoso fino al 65% della spesa ammessa allevamenti / squilibri igrotermometrici / riduzioni produzione latte fino al 65% della spesa ammessa allevamenti / andamento stagionale avverso / mancata o ridotta produzione di miele fino al 65% della spesa ammessa polizze sperimentali sul frumento fino al 65% della spesa ammessa Senza soglia di danno strutture aziendali / eventi assimilabili a calamità naturali fino al 50% della ed altri eventi climatici spesa ammessa allevamenti / animali morti / smaltimento carcasse fino al 50% della spesa ammessa polizze sperimentali sul frumento fino al 50% della spesa ammessa terminata dal raffronto tra spesa premi da parametro (fonte Ismea) e spesa premi da polizza. I parametri contributivi Le percentuali di contributo sono diversificate per ogni combinazione coltura, struttura o allevamento/tipologia di polizza/garanzia (vedi tab. 3). Per i nuovi assicurati, identificati tramite Cuaa (Codice unico di azienda agricola), non presenti nelle statistiche assicurative dei precedenti 5 anni, il parametro contributivo è pari all’effettiva tariffa del certificato. L’agevolazione si estende anche ai due anni successivi. Per tutti gli altri assicurati si applica comunque un meccanismo di salvaguardia che prevede, nel caso in cui la spesa ammessa a contributo per le polizze riferite alle tipologie “a”, “b”, “d” della tabella 1 sia inferiore al 90% del premio assicurativo, un incremento fino al 90% della spesa; invece, nel caso in cui la spesa ammessa a contributo per le polizze riferite alla tipologia “c” della tabella 1 sia inferiore al 75% del premio, è previsto un incremento fino al 75% della medesima. MARZO 2017 13

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Fatti PROGETTI DI FILIERA Pomorete In Africa per produrre dalla terra alla tavola Pomorete, network piacentino di imprese, produrrà concentrato di pomodoro nello Zambia. Con una filiera tutta locale A cura della REDAZIONE Sopra, una coltivazione di pomodoro. Nella pagina a fianco, l’area dello Zambia interessata dal progetto, nel distretto di Mkushi (Provincia centrale), vanta una grandissima diponibilità d’acqua Un progetto per portare in Africa le competenze della prima filiera italiana del pomodoro e quelle emilianoromagnole. Un’iniziativa che non punta allo sfruttamento di terre e uomini in nome esclusivo del reddito, ma che vuole iniziare alle tecniche di produzione, fino a renderli indipendenti, gli agricoltori e gli industriali dello Zambia. Il progetto è stato avviato da Pomorete, rete di imprese che, come ha sottolineato il presidente Dario Squeri, «oltre alla progettazione e alla realizzazione di coltivazioni di pomodoro e alla costruzione di uno stabilimento per la produzione del concentrato di pomodoro nello Zambia, intende sviluppare soprattutto un’azione “commons” per offrire un miglioramento nella vita delle persone in questo Paese». Un know how al servizio di un futuro sostenibile Forte di 17 aziende, tutte aderenti a Confapi Industria Piacenza, il network di imprese fornisce tutto il necessario per portare il pomodoro “dal campo alla tavola”. Le competenze vanno dall’analisi dei terreni (con particolare attenzio- ne al ripristino dei suoli degradati e al contrasto del consumo indiscriminato), alla vivaistica per le sementi, alla fertirrigazione, alle macchine per la raccolta e per la trasformazione, alla commercializzazione internazionale, alle etichette, alla logistica e al trasporto. L’area dove dovrebbero sorgere la coltivazione e la fabbrica di trasformazione si trova nella regione della capitale Lusaka e in particolare nella Provincia centrale, distretto di Mkushi. Il progetto muove i passi da Expo 2015, dove Pomorete ha avuto incontri con delegazioni di diversi Paesi africani. L’Africa si trova nel mirino delle aziende cinesi, attratte dai vasti territori, dai suoli fertili e dalla manodopera a basso costo. Pomorete ha sottolineato invece «l’importanza della filiera come capacità di aggregazione dei suoi componenti a investire in un progetto globale, che ridistribuisca sui territori africani gran parte del valore aggiunto della ricchezza prodotta». E, nel rispetto dei valori lanciati a Expo e fissati nella Carta di Milano, si impegna a divulgare in Africa il diritto al cibo e l’accesso a un cibo sano, sicuro e nutriente. «In collaborazione con la Regione Emilia-Romagna – spiega il responsabile della rete, Gabrie- 14 MARZO 2017

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le Zanelli – si cercherà di divulgare al mondo agroindustriale quanto Pomorete mette in atto per contribuire alla sostenibilità delle produzioni, all’innovazione e all’impegno in difesa della tradizione e per la salvaguardia del bene comune; la collaborazione e le sinergie tra i componenti della nostra rete hanno permesso un’importante crescita verso un futuro più sostenibile che intendiamo testimoniare e raccontare». Un aspetto, questo, connesso al ruolo sociale della compagnia britannica Asili Processing Ltd, con cui Pomorete sta sviluppando il progetto, che è una “social impact company”, fornitrice di prodotti e servizi che contribuiscono a garantire il futuro sostenibile e l’equità sociale ai piccoli agricoltori africani. L’internazionalizzazione di una rete di questo tipo è una novità e proietta nel mondo quello che potrebbe diventare un modello di business a forti tinte sociali. Gli step del progetto Il progetto si svilupperà in tre fasi: studio di fattibilità, business plan (si ipotizza di essere operativi nella campagna del 2017/2018) e sviluppo fino alla realizzazione dei campi di pomodori e dello stabilimento. Nello Zambia, le aziende italiane hanno studiato le possibilità economiche, professionali, logistiche, climatiche, ambientali e sociali per lo sviluppo del progetto. Sono stati contattati l’ambasciatore italiano, i produttori agricoli operanti su grandi estensioni (almeno 800 ha), gli industriali del luogo, la società nazionale per l’energia Zesco. E poi tanti sopralluoghi per vedere i terreni e dare il via alla fase di start-up. A conclusione di tali indagini preliminari, «la missione di Pomorete nello Zambia si è rivelata un successo, in quanto si è verificata appieno la fattibilità del progetto» afferma un report della rete. Sarà dunque possibile l’avvio della sperimentazione, finalizzata alla realizzazione di un modello economico in cui il vivaio e l’impianto di trasformazione andranno a chiudere la filiera per la produzione di concentrato di pomodoro (doppio e triplo concentrato prevalentemente). Per il presidente di Confapi Industria, Cristian Camisa, «oggi più che mai le reti di impresa sono strategiche nel mercato globale, che chiede progetti integrati di filiera con un patrimonio di know how competitivo. Dopo la prima fase di lancio di Pomorete e le proposte ricevute di diversi progetti si è ritenuto di approfondire quello con maggiori potenzialità in un Paese come lo Zambia e un continente come l’Africa dove una Pomorete filiera di questo tipo può dare un forte valore aggiunto. Dopo questa prima missione saremo orgogliosi di poter annunciare il primo progetto di rete esportato da Piacenza». Le aziende che aderiscono a Pomorete sono: AcpInternational Food, Agrofata, Mcm Ecosistemi, Omce, Asi Scambi Industriali, Mts srl, Greentech, Ift, Ing. A. Rossi, Masterdelta, Steriltom, Emiliana Conserve, Carlo Manzella & C. srl, Number 1, De Santis, Solfarm Europe, ‘O sole ‘e Napule di Alfonso Calabria srl. Info: www.pomorete.com LA MISSIONE ESPLORATIVA Nel giugno 2016 si è svolta la prima missione esplorativa da parte di Pomorete nello Zambia, necessaria a supportare la Asili Processing Ltd nello studio di fattibilità relativo alla costruzione di una filiera del pomodoro da industria. Durante la missione: - si sono tenuti incontri con quattro commercial farmers, produt- tori agricoli con grandi estensioni a disposizione, per valutarne modalità di produzione, esigenze operative ed economiche, conoscenza delle pratiche agronomiche; - sono stati visitati i due vivai presenti in loco e, giudicandoli inadeguati, è stata proposta alla Asili Processing Ltd la costruzione di un proprio vivaio, offrendo supporto tecnico per l’impianto e la sua conduzione; - si sono tenuti incontri con una società sudafricana che nello Zambia offre supporto agronomico ai commercial farmers; - sono stati effettuati sopralluoghi nell’areale di Mkushi al fine di individuare il sito migliore per la cantierizzazione del progetto; - è stato creato un modello economico in cui il vivaio e l’impianto di trasformazione andavano a chiudere la filiera per la produzione di concentrato di pomodoro; - sono stati messi a punto i progetti per la costruzione del vivaio e dell’impianto di trasformazione. La missione di Pomorete nello Zambia ha permesso di verificare appieno la fattibilità del progetto, di instaurare importanti relazioni locali e di assicurarsi l’appoggio da parte delle autorità. Ottenuta la piena finanziabilità del progetto da parte di Asili Processing Ltd, si potrà partire con la sua cantierizzazione. MARZO 2017 15

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