La rabbia della sera, di Claudio Santucci

 
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EDU Edizioni DrawUp www.edizionidrawup.it Collana Rosso e Nero

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Collana Rosso e Nero LA RABBIA DELLA SERA di Claudio Santucci Proprietà letteraria riservata ©2016 Edizioni DrawUp Latina (LT) - Viale Le Corbusier, 421 Email: redazione@edizionidrawup.it Sito: www.edizionidrawup.it Progetto editoriale: Edizioni DrawUp Direttore editoriale: Alessandro Vizzino Grafica di copertina: AGV per Edizioni DrawUp I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata, riprodotta o diffusa, con qualsiasi mezzo, senza alcuna autorizzazione scritta. I nomi delle persone e le vicende narrate non hanno alcun riferimento con la realtà. ISBN 978-88-9369-012-6

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Claudio Santucci LA RABBIA DELLA SERA

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Voglio ricordare il mio amico d’infanzia Giancarlo Guidoni, scomparso di recente. Ti voglio ricordare nella tua cameretta, con i calzoni corti a menare come un ossesso sulla tua batteria. L’hai fatta diventare la tua ragione di vita e hai suonato in tante situazioni importanti, facendoti apprezzare come musicista e come vero signore nei modi. La terra ti sia lieve.

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La vicenda si svolge nella città di Ascoli Piceno, ambiente con la cultura della piazza. La piazza, apparentemente, è un luogo aperto. Nella realtà è piena di muri. I muri fanno ombra e nell’oscurità si può nascondere qualcosa di cattivo. In questo romanzo ho voluto descrivere una realtà chiamata spesso di provincia. Non è il posto dove sono nato e cresciuto, ma è un ambiente dai connotati così forti e caratterizzanti che si fanno interpretare e comprendere subito. Per questo mi ha affascinato l’atmosfera che tale posto sa creare, nel bene o nel male. Mi ha colpito l’ostinata, orgogliosa volontà di rimanere così com’è, indipendentemente da quello che circola tutt’intorno. La volontà di non essere permeabile rende questa piccola società, paradossalmente, più fragile, perché non troppo avvezza a contaminarsi con quello che arriva da fuori. Può smarrirsi facilmente, e travisare sentimenti nobili come l’onestà o il desiderio di giustizia. Come succede in questa storia.

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CAPITOLO 1 Piazza del Popolo offre il meglio di sé in quei pomeriggi di primavera inoltrata, soleggiati e leggermente ventilati. Non c’è ancora l’afa estiva e all’aperto si sta bene. La piazza è un gioiello di architettura e, da sempre, è il cuore sociale di questa città. Certo, un paio di coltellate alla schiena questa piazza le prende ogni volta che si montano gazebo senz’anima, bancarelle con le cose più disparate, spesso di dubbio gusto ma tant’è, le cose vanno così. A dare un’altra mazzata allo spirito sociale di questa piazza sono i mezzi alternativi per mantenere i contatti tra uomini, come i social network. Non fanno sentire più il bisogno di vedersi di persona, perché quello è l’unico modo per sentirsi o per scambiare, semplicemente, quattro chiacchiere davanti a un caffè. Si possono mandare messaggi e commenti senza alzarsi dalla tazza del gabinetto e si possono inventare esistenze non reali, attività che non sono vere e tutto il resto. Anche questo ha contribuito a far spopolare, almeno in parte, questo salotto d’incontri. E meno male che si chiamano social. Ascoli ha un sapore particolare. Sa di fumo, in alcune situazioni di aria consumata, con un retrogusto di legna bruciata. Anche all’aperto. Intendiamoci, non è una brutta sensazione. L’odore è quello dei punti di ritrovo, delle osterie e di tutti quei luoghi dove la gente s’incontra, magari dopo il lavoro, per stare in- 9

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LA RABBIA DELLA SERA __________________________________________________________________ sieme, raccontare a voce alta, magari con l’aiuto di un bicchiere del tipo giusto, giocare a carte, imprecare sul governo e sulle mogli. In questi locali, una volta si poteva fumare oltre che fare le altre cose. Molte case, più in passato ovvio, utilizzavano il camino o stufe a legna per l’inverno. Ecco, anche in strada si sente quest’odore. Un’aria vagamente stagnante certo, ma provocata da momenti di vita non da assenza della stessa. Gli Ascolani dicono che l’aria in città ristagna un po’ perché si trova al centro di una conca. Sarà così. Questa piacevole cupola si ripercuote anche sulle persone. Gli abitanti sono in parte ripiegati su loro stessi, è un ambiente provinciale, incline al pettegolezzo. Nello stesso tempo, però, è pronto a scendere in strada a fare festa, in un clima da Saturnale, dove per qualche giorno al sottoposto, a chi sta sotto in genere, è consentito cantarne quattro a lor signori e avere atteggiamenti e comportamenti non convenzionali o socialmente poco ortodossi. Nonostante questa cospirazione informatica, in ogni caso, la piazza è ancora viva, zoppica ma è ancora viva. Sarà anche perché Fabrizio è particolarmente sensibile alla ricerca di contatti, di scambi sociali, d’incontri, di parole. Lo è perché è così, mamma lo ha fatto così. Lo è perché di mestiere fa l’ispettore di Polizia, e se vivesse a Boston, si chiamerebbe Detective, ma qui è un Ispettore, un termine che fa più pensare al controllo dei biglietti sul pullman. Vive, quindi, in mezzo alle storie della gente, il più delle volte pure brutte, ha bisogno di sapere, deve indagare, approfondire. Lo è perché è il padre di Vincenzo, bambino che soffre di autismo, ha dodici anni e passa gran parte delle sue giornate con la testa china a completare i cruciverba più astrusi. Lo fa con una velocità impressionante e ne divora a decine ogni giorno. L’altra cosa che lo appassiona davvero è la ripresa di vi- 10

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Claudio Santucci __________________________________________________________________ deo. Due anni prima gli aveva regalato, per Natale, una compatta abbastanza buona, ci ha messo un giorno a imparare a farla funzionare e da allora se la porta sempre con sé e filma qualsiasi cosa. Poi a casa, Fabrizio riversa i video sul computer e glieli classifica e Vincenzo si diverte a modificarli, tagliarli, incollarli con un programma apposito. Era pur sempre un modo di farlo interessare a quello che accadeva intorno a lui, sempre in una cornice rassicurante perché, pensava, in questo modo Vincenzo può entrare in contatto con l’esterno quando vuole senza che questo entri in contatto con lui quando non se la sente. Fabrizio sa bene cosa significa essere chiusi in se stessi senza nessun apparente contatto con il mondo esterno, con gli altri. Lo vede ogni giorno negli occhi del figlio che sembra notare il mondo solo nelle pagine delle riviste enigmistiche e nella registrazione di questi video, e pagherebbe oro per vedere, un giorno, un guizzo d’interesse, una curiosità, un moto di volontà di partecipazione a qualcosa che sta succedendo intorno a loro. Invece, di solito, il rituale è cruciverba di Bartezzaghi e the in lattina da sorseggiare alla fine di ogni riquadro. Per questo motivo Fabrizio, quando può e il clima lo permette, passa qualche ora in piazza, seduto all’aperto. Si guarda intorno, studia curioso, ma, soprattutto, prova in continuazione a stimolare Vincenzo con quello che accade lì, ogni volta una cosa diversa. Fa quello che può. Sua moglie Simona è morta da cinque anni, maledetto sia il cancro, e lui non ha sempre molto tempo da dedicare al figlio. Per carità, tantissime persone sono costrette a sacrificare parti della loro vita familiare per il lavoro, ma non tutti hanno da badare a una persona che ha le esigenze di Vincenzo, bambino che avrebbe necessità, invece, di attenzioni supplementari rispetto agli altri. Fabrizio si fa in quattro, 11

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LA RABBIA DELLA SERA __________________________________________________________________ applica in maniera scrupolosa le indicazioni che gli hanno dato gli specialisti. Ha studiato quello che poteva studiare e capire, e questo rientra nella sua natura: conoscere, approfondire. Parla a lungo con Vincenzo, gli racconta le sue giornate, le sue emozioni, lo fa partecipare quando le pochissime persone che conoscono vengono a trovarlo e se lo porta dietro quando riceve inviti da qualcuno. Ed eccolo qui in piazza, seduto al caffè con Vincenzo, a godersi questo pomeriggio di fine Maggio. Anche per questa dimensione raccolta, in un centro abitato di piccole dimensioni, dov’è più facile spostarsi ed essere a casa in pochi minuti o essere pronto a correre da Vincenzo in caso di bisogno, si è proposto per il trasferimento dalla Basilicata, sua regione di origine. Da poco più di un mese vive in questa città e tra scatoloni da sistemare, accudire Vincenzo, lavorare ai vari casi che si presentano, conosce, a malapena, la strada di casa, dove sta il Commissariato e poco altro. Fare il poliziotto per un ragazzo del sud, spesso, significa avere una prospettiva di vita, la possibilità di farsi un futuro ma adesso, a trentanove anni è contento di questa decisione, è la sua vita e la vive convinto. «Ispettore, disturbo?» La voce delicata ma chiara arriva nei suoi pensieri come un soffio d’aria che allontana il fumo e fa chiaro. «Roberta vieni, siediti... smettila di chiamarmi così e prenditi qualcosa.» «Grazie, accetto volentieri, ho una sete... Una limonata.» Fabrizio fa cenno al cameriere e ordina. Roberta è un’assistente diplomata e specializzata nell’accudire persone con i problemi di Vincenzo. Lo segue da quando i due si sono trasferiti ad 12

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Claudio Santucci __________________________________________________________________ Ascoli. Accudisce Vincenzo come una sorella e spesso si ferma in casa per tenergli compagnia quando Fabrizio fa tardi o ha qualche imprevisto, ma lei ha sempre detto che lo fa volentieri, per passione e perché vuole bene a entrambi. Un’amica, quindi, e a lui non dispiace. Roberta porta sempre con sé una ventata di profumo di agrumi delicato e molto piacevole. Ha un sorriso bello e buono ed è sempre in movimento, frizzante, mai monotona. Insomma, chi si troverebbe male in una situazione simile? Si rivolge a Vincenzo con il solito sorriso fresco. «Ciao Vincenzo. Quanti ne hai risolti oggi pomeriggio?» Vincenzo si ferma un attimo, la guarda di sfuggita, prende il bicchiere di the e tira su con la cannuccia. È il suo saluto, poi si rituffa nella rivista. Fabrizio e Roberta ridono all’unisono. «Roby, stavamo per andare a casa, così mi metto a preparare la cena e ci guardiamo un po’ di tv. Ovviamente ci fa piacere se ci sei tu. No, non fare la smorfia sarcastica, non te lo dico perché ho bisogno che cucini per noi, lo dico perché ci piace la cosa, lo sai.» Adesso tocca a Roberta prendere il bicchiere di bibita e tirare su con la cannuccia in maniera rumorosa. «Lo so. E dai, fatti prendere in giro... e poi a me piace cucinare.» Vincenzo, a sua volta, riprende il bicchiere rumoreggia con la cannuccia per risposta a Roberta. È la sua approvazione alla proposta del padre. Fabrizio fruga nelle tasche, prende la sua scatola di mezzi toscani e ne estrae uno. «Bene, ancora una mezz’oretta... aspettiamo che il sole sparisca del tutto via e andiamo.» Accende tirando di gusto, scivolando sulla sedia in una posa 13

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