COMUNITA' COMENDUNO: APRILE 2017

 

Embed or link this publication

Description

Bollettino Parrocchiale

Popular Pages


p. 1

- Comunità 90Anno 11 Aprile 2017 Comenduno Camminiamo... Insieme Direttore responsabile: Sabrina Penteriani LA PASQUA METTE IN CIRCOLO L’AMORE CHE SI DONA... Camminiamo insieme verso il centenario della Parrocchia

[close]

p. 2

Carissimi, NUMERI UTILI Don Diego tel. casa: 035 774 045 cell.: 347 258 3315 e-mail: berzi.dd@gmail.com Sito internet oratorio di Comenduno: www.oratoriocomenduno.it REDAZIONE: Don Diego Berzi, Enrico Belotti, Isella Rizzi, Maria Teresa Rosbuco, Fausto Noris, Stefano Maistrello, Alessandro Cagnoni... PER CONTATTARE LA REDAZIONE DEL BOLLETTINO: redazione.com.com@gmail. com La redazione si riserva di decidere in merito alla pubblicazione del materiale per il quale ne venga fatta richiesta. Le foto per le quali si richiede la pubblicazione devono necessariamente essere inviate separatamente dal testo e con una risoluzione di minimo 300 dpi. Qualora le foto allegate ai testi inviati non risultassero conformi la redazione si riserva di decidere in merito alla loro pubblicazione. Per motivi grafici e di spazio non tutte le foto allegate ai testi potranno essere pubblicate. IL VOLTO DELLA NOSTRA PARROCCHIA Carissimi, in questi giorni di Quaresima, sto iniziando ad imbastire le tre grandi celebrazioni dei sacramenti della Riconciliazione, Eucaristia e Confermazione. Iniziando a riflettere sui testi evangelici attorno ai quali costruiremo questi tre grandi eventi, mi è capitato di soffermarmi sul brano di Zaccheo. Alla luce di questo stupendo incontro, proiettato nel grande scenario della Pasqua, che è lo sfondo, il filo conduttore, il perno, il senso di tutto quello che accade nella nostra comunità, ho riletto il cammino che stiamo facendo in questo anno del centenario della costituzione della nostra Parrocchia, anno dedicato in un modo più intenso alla Parola di Dio. Alcune iniziative le abbiamo già realizzate, altre sono in cantiere per l’inizio del nuovo anno pastorale. A partire da tutto questo voglio condividere con voi alcune semplici, ma attuali, riflessioni Gesù entrò nella città di Gerico e attraversava la città. Anche noi stiamo cercato di attraversare la nostra parrocchia cercando di conoscere il suo volto, lasciandoci guidare dalla cinque parole che descrivono la Chiesa di Gesù. 1). La sequela La comunità nasce dall’ascolto e dalla risposta alla Parola di Dio. Nella Chiesa degli Apostoli si viveva insieme come fratelli perché si ascoltava la Parola. Nella nostra parrocchia si sta cercando di dare importanza e spazio all’ascolto della Parola di Dio. Ci si sta rendendo conto che é necessario l’ascolto della Parola perché la parrocchia esista, viva. Ci sono dei momenti abbastanza precisi: la Lectio Divina, la preghiera (nelle case o in Chiesina), la catechesi che fanno sempre riferimento alla Parola di Dio, l’omelia diffusa con lo strumento delle provviste di viaggio, almeno nei momenti forti …. Si fa ancora fatica, però a credere nella forza della Parola, che l’uomo è fatto per la Parola e ritrova se stesso nell’ascolto della Parola; che il cammino cristiano è un cammino di interiorità e di convinzioni, non solo di gesti, di abitudini, di tradizione, di devozione. I gesti e le abitudini sono utili, se nascono da una convinzione interiore. Senza libera convinzione interiore non c’è cristianesimo, non vive una comunità. ANGOLO DELLA GENEROSITA’ BUSTE EURO 700,00 1 EURO AL GIORNO EURO 280,00 LUCE ACCESA EURO 300,00 MANI IN PASTA EURO 1.700,00 N.N. EURO 200,00 PER BONIFICI IN BANCA IT 56 T088 6952 4800 0000 0010 002 questo è il nuovo IBAN della parrocchia 2 In copertina: La Croce di San Luigi sul Monte Rena, illuminata dal sole

[close]

p. 3

Si fa fatica a credere che l’uomo è fatto per accogliere la Parola, che l’uomo è capace di accogliere la Parola e che non esiste nessuna persona che sia per natura del tutto impenetrabile alla Parola. Si fa fatica a credere che la comunità parrocchiale si costruisce attorno all’ascolto della Parola: nella nostra comunità si è tentati di credere e di dare più importanza alle cose, alle nostre iniziative, che credere nel primato della Parola. La Parola di Dio rischia sempre di andare in secondo ordine 2) La strada La parrocchia è una chiesa che vive sul territorio, quindi una Chiesa di tutti, vicina alla vita quotidiana della gente. Della parrocchia fanno parte tutti quelli che vivono su questo territorio. Possiamo fare nostra l’immagine dell’albero usata dal Card. Martini per descrivere tutti coloro che appartengono alla comunità parrocchiale. Ci sono i cristiani della linfa, quelli impegnati, coloro che partecipano abbastanza da vicino alle iniziative e alla vita della parrocchia. Ci sono i cristiani del midollo, che frequentano la Messa con qualche regolarità, che contribuiscono magari economicamente alle necessità della Chiesa (c’è molta generosità), però non collaborano direttamente alla costruzione della comunità. Sono più utenti che impegnati. Ci sono poi i cristiani della corteccia, che vivono marginalmente rispetto alla comunità cristiana. In numero sempre più crescente ci sono gli allontanati della prima generazione, cioè coloro che sono stati educati cristianamente, ma da tempo hanno abbandonato la Chiesa. Ci sono infine i lontani della seconda generazione, pure in crescendo, che non sono stati educati cristianamente, che sono indifferenti, hanno ricevuto i sacramenti, ma poi si sono allontanati, oppure non hanno mai avuto alcun contatto serio con la Chiesa e alcuni non sono neppure battezzati. Questa lettura può aiutarci a leggere la situazione del nostro territorio. Possiamo fare anche qualche sottolineatura particolare •La famiglia, oggi, è in grave difficoltà. I rapporti famigliari sono spesso difficili e faticosi. Quando una famiglia va in crisi, va in crisi anche il discorso religioso, la vita di fede, l’impegno educativo. Chi risente, poi, in modo particolare di questa situazione sono i figli che spesso entrano in un’esperienza di solitudine. I ragazzi della nostra comunità sono spesso soli, pieni di cose, ma poveri di rapporti. C’è poca preoccupazione di farli crescere in contesti educativi di valore, ci si accontenta di occuparli e di far fare loro delle cose, soprattutto sportive che diventano assolute a scapito di altre cose più importanti e necessarie. Manca una scala di valori. •Si vive un forte individualismo, il discorso comunitario è lontano. Le proposte della comunità cristiana non hanno nessun valore, contano sempre di meno. Spesso, con facilità estrema si perde la Messa. La proposta educativa della parrocchia non viene tenuta in considerazione, non conta, conta di più qualsiasi altra iniziativa. •La realtà giovanile (giovani, adolescenti, preadolescenti …) cresce indifferente, abbandonata dal punto di vista religioso... Nella nostra parrocchia c’è un vuoto educativo, più che educarli si è cercato di accontentarli, di attirarli, per questo se ne sono andati. Più che a prendere, vanno educati a dare, allora possono rimanere, si sentono appartenenti all’oratorio •La catechesi dell’iniziazione fatica non poco, non riesce a incidere nella vita dei ragazzi, perché è un momento a sé stante della domenica pomeriggio, che non si riesce a collegarlo con la Messa e con le attività dell’oratorio. Se c’è una gara sportiva o qualsiasi altra cosa la catechesi viene abbandonata e lasciata a metà. I genitori sono spesso e volentieri assenti, comunque poco interessati degli incontri che si fanno per loro. 5) Crocifisso La nostra parrocchia deve tenere alto il Crocifisso, cioè il volto di Dio che ama per primo, che ama sempre gratuitamente, che perdona che dà agli ultimi operai, quelli dell’ultima ora, la stessa paga dei primi. A partire da questi giorni tutti possono vedere illuminato il crocifisso collocato sul monte Rena e che abbiamo scelto di mettere sulla prima pagina di questo bollettino. Una bella cosa. Grazie a chi ha ideato e contribuito a realizzare questa opera. Ma non basta. Perché mi direte? È necessario correggere perché ancora molto presente, l’idea del Dio giusto, del Dio che castiga, del Dio che si deve meritare, del Dio che si vendica. È necessario portare avanti l’immagine di una Chiesa (parrocchia) che serve, che non si fa lavare i piedi, che non cerca privilegi, né potere, ma una Chiesa umile capace di ospitare l’umanità di oggi con le sue domande, i suoi tentativi, i suoi dubbi; una Chiesa dove ognuno si sente accolto nella sua ricerca; una Chiesa che non sa tutto, che si pone domande, che riconosce la sua fragilità, una Chiesa che restituisce fiducia alle capacità umane, che lascia spazio all’inquietudine umana, quasi la custodisce;una Chiesa che si pone dentro l’attesa dell’umanità e custodisce l’attesa di Dio, impedendo di rinchiudere la rivelazione di Dio nei propri schemi. È necessario costruire una comunità che cerca di vivere il comandamento dell’amore “amatevi reciprocamente come io vi ho amati”. Il “come io” vuol dire che riusciamo, che è possibile volerci bene fra di noi, superando tutte le divisioni presenti nella comunità perché nella comunità è presente la sua Croce, cioè quel “Qualcosa” che mette in circolo l’amore che si dona. Continueremo la riflessione sul prossimo numero. Per ora auguro a tutta la comunità parrocchiale una Buona e Santa Pasqua Don Diego IL PARROCO SARà PRESENTE IN CASA PARROCCHIALE IL GIOVEDì DALLE ORE 14,00 ALLE 17,00. Comunità Comenduno 3

[close]

p. 4

Verso il centenario LA PARROCCHIA: CASA APERTA ALLA VITA In cammino verso il Centenario della Parrocchia A ben vedere, ospitalità, accoglienza, ascolto, parola, diventa profeti del vangelo dell'accoglienza, facendo vita, dono, sono "eventi" potenti che fanno più fami- sgretolare il muro della diffidenza e del sospetto, secon- glia, fanno più comunità, do cui l'altro è il "nemico" o fanno più Chiesa, quando un competitore da battere. sono vissuti intrecciandosi In realtà accade qualcosa di insieme in armonia. Essi impensabile, quasi di mira- costituiscono i criteri di coloso: ed è che solo se un "mondo nuovo" che sta ospito sarò ospitato, solo se nascendo e di una umanità accolgo sarò accolto, solo che va guarita e rilancia- se mi libero dai sospetti ta. In realtà tutto acquista sarò sciolto dai sospetti senso e si collega come altrui. Se dò la mia vita, affetto visibile di un impe- l'altro mi sovrabbonderà gno costante come segno della sua, sempre che sia di una presenza di grazia sincero e puro di cuore. Al indivisibile. riguardo basterebbe pen- Come non vedere che sare alle nostre quotidiane Dio é all'opera anche nel Un ricordo della Festa dei Battesimi celebrata nel gennaio 2016 relazioni, al modo con cui nostro tempo? Ecco perchè visitiamo gli anziani, gli la parrocchia, famiglia di ammalati, le famiglie disa- famiglie, casa tra le case, realizza il disegno di Dio oggi, strate: proprio qui si racconta il miracolo dell'amore di in quanto essa continua ad essere" tenda di Dio con gli Dio che si manifesta mediante noi. uomini". Se questo dinamismo va a regime, la parrocchia cambia Dio si fa ospite tra noi e nel contempo è Dio che ci ospita volto, vi si innesta un'energia "divina" che attraversa nella sua intimità divina, sempre e in ogni tempo. E, per i cuori, la mente, le volontà. Cambiano i moduli del così dire, la parrocchia ne rappresenta un'esperienza pensare e dell'agire, mutano i giudizi, sono sconfitti i viva. pregiudizi, si sviluppa un movimento contagioso e inar- restabile di bene. Generatrice di umanità nuova Per capire meglio si vada insieme a rileggere l'episodio Nella sua indole più vera e profonda, la parrocchia evangelico situato a Betania, nella casa di Marta e Maria. consente un'esperienza straordinaria: in essa si attua un Le due sorelle si amano, eppure si sopportano a fatica, vero movimento di ospitalita reciproca e gratuita, simil- sono diverse, battibeccano, diventano un po’ antagoniste mente a quanto accadde nella tradizione biblica, operan- e sospettose. Quante famiglie vi s’assomigliano, quante do l'ospitalità tra le persone, tra famiglie, tra comunità. parrocchie vi si ritrovano in quella emblematica condi- Oggi, alla luce della Rivelazione, i credenti consapevoli e zione! motivati sanno di essere accolti da Dio in Cristo. "Acco- Nella casa della parrocchia avviene spesso ciò che capita glietevi gli uni gli altri, come anche Cristo accolse voi". nella casa delle famiglie; ci si scontra per nulla. Perché Per la sua specifica missione, la parrocchia, nel suo cam- capita? Tutti ritengono di avere ragione, tutti pensano mino incontro al Signore, impara dalla casa ad essere di essere migliori degli altri e dunque si bisticcia, ci si ospitale. In realtà ogni giorno proclamando la Parola, offende, ci si esclude. Se ci comportiamo in questo modo celebrando l'Eucaristia e praticando la Carità, la parroc- difficilmente si realizza l'accoglienza gli uni degli altri, chia si conforma a Cristo ospitale, diventando essa stessa si cerca l'inclusione in armonia dei diversi. Invece noi segno di reciproca ospitalità nell'amore. È proprio la siamo chiamati a edificare in parrocchia e in famiglia una quotidiana celebrazione dell'Eucaristia e la conseguente nuova umanità fondata sull'amore. pratica della carità, che fanno essere le nostre parrocchie L'ordine dell'amore vere "case" esplosive di accoglienza fraterna, superando Che fare? Non v'è dubbio che la strada maestra stia nel le logiche nefaste del "mio" e del "tuo" , del "tocca a lui", ripristinare l'ordine originario, che è l'ordine dell'amore. del "ci penserà qualcun altro". Solo la reciproca ospitalità produce la massima acco- In questa prospettiva la parrocchia diventa casa del glienza reciproca. Signore e casa degli uomini e di donne che seguono il L'essenziale non è né il fare, né il servire, ma l'amare, Signore, si rompono le abitudini individualistiche, si che include sia il fare che il servire, secondo i carismi di 4

[close]

p. 5

Verso il centenario ognuno, senza impadronirsene o assolutizzarli. Se uno fa e non permette che l'altro faccia con lui, diventa autoreferenziale e cieco. Se uno serve, ma non vede altra cosa che sé stesso, distrugge perché pretendendo che tutto giri intorno a sé, nega la condivisine e la partecipazione degli altri. L'agitarsi in parrocchia o in famiglia da soli diventa un vano agitarsi e crea il vuoto attorno a sé che si "chiama non amore". Parrocchia, cultura, territorio Se la parrocchia è spazio aperto di accoglienza, essa è chiamata ad essere "plurale", multicolore, con più volti eppure tanto assimilati da assumere un'unica realtà "umana". Dunque non può che essere espressione di convivenza, convivialità, pluralità, esattamente come un porto di attracco e di partenza delle persone più varie. In parrocchia infatti ognuno si sente a casa e nel contempo pellegrino e compagno di viaggio, con tutti i risvolti del caso. Se la parrocchia è realtà mobile, versatile, realizza la sua natura di essere “casa tra le case”, ma anche strada del fluire umano, sosta di riposo e stazione di uscita. Così adempie ad una missione straordinaria in una società ormai a pezzi, falcidiata dalla solitudine e dall'intolleranza, dall'esclusione e dallo scarto. In tale prospettiva, la parrocchia si comprende come destinata ad essere laboratorio di ascolto e di scambio, coagulo di vari saperi in vista di un vivere bene insieme. Allora diventa importante allargare la visuale della parrocchia sull'intero territorio in cui è concretamente collocata. È sul territorio che si incrocia la vita: dove si vive ogni giorno, dove si lavora, si fa impresa, si sviluppa l'intelligenza sociale, dove ci si cura nelle diverse patologie, dove si governano i processi di civile convivenza, dove l'uomo ama, spera, sogna. Quì la parrocchia collaborando saggiamente e apertamente con le istituzioni amministrative e politiche, con le associazioni di volontariato, con gli organismi civili preposti, trova un nuovo campo di seminagione della Parola di salvezza, sperimenta la gioia e la fatica dell'annuncio, quì celebra l'Eucaristia della Pasqua del Signore e testimonia una carità più larga e più solidale. Dalla lettera pastorale di Mons. Carlo Mazza, vescovo di Fidenza Centenario della Parrocchia: motivo di soddisfazione, ma anche di responsabilità e di rinnovato impegno. Una celebrazione a cui siamo chiamati tutti come Comunità per tramandare alle nuove generazioni, la storia e il vissuto della nostra Parrocchia dei cento anni passati. Sarebbe veramente bello se tutti noi anziani e anziane, uomini e donne, fossimo capaci di raccontare ciò che è stata per ognuno la parrocchia facendone così della celebrazione un evento veramente importante e proficuo per far conoscere ai nostri giovani il passato dei nostri padri e delle nostre madri nel rapporto con la Chiesa locale. Sarebbe messo in luce un aspetto importante della nostra storia compenetrato nella storia più generale del nostro territorio. Si farebbe la storia del nostro cammino di fede, degli insegnamenti religiosi avuti nella preparazione ai Santi Sacramenti, nel cammino di formazione, di catechesi, per la continua presenza dei Sacramenti e soprattutto per il dono del Battesimo poiché "senza di te Chiesa non sarei cristiano". Ma anche per l’essere stata prossima e consolatrice, caritativa e amica di ogni parrocchiana e parrocchiano oltre che essere educativa e accogliente per i giovani dell’oratorio. Tu parrocchia con i tuoi Sacerdoti, suore e catechisti, sei stata Chiesa viva e guida sicura, con te abbiamo imparato che "Dio ci ama" di un amore grande, capace di accogliere e di esserci vicino, sempre, nei momenti belli e di gioia e nelle circostanze difficili della prova medicando ferite e ridonandoci speranza. Un amore che si rinnova ogni giorno nell'Eucaristia e nel cammino della vita, nella generosità verso il prossimo e nelle forme di volontariato. È bello entrare in parrocchia e in oratorio e incontrare persone disponibili che donano con gioia parte del loro tempo per il bene della comunità. Rincuora l’anima incontrare persone che con generosità e gratuità collaborando gli uni con gli altri con spirito di lealtà senza cercare protagonismi, ma mettendosi semplicemente a disposizione e al servizio altrui " facendosi ultimo”. La vita della nostra comunità è costellata da persone generose che prestano la loro opera in svariati e molteplici servizi permettendo al fianco del Parroco vitalità e ordine al cammino della parrocchia. Signore Dio, che hai chiamato alla fede i nostri padri, perchè camminassero davanti a Te con fedeltà e rettitudine, Aiutaci a vivere secondo lo spirito del Vangelo, per essere capaci di trasmettere alle nuove generazioni la gioia della fede. Pietro Noris Comunità Comenduno 5

[close]

p. 6

Settimana di Formazione LA SETTIMANA DELLA PAROLA: Don Patrizio Rota Scalabrini - Il Dono della Parola Avrei voluto riassumere in poche parole essenziali, quanto Dio si imprime nei cuori, talmente in profondità, da accom- donatoci dai relatori, nella settimana della Parola, per dare pagnarci per l'eternità. Una frase infatti, può colpirci così modo a chi non ha potuto partecipare, di beneficiare subito tanto da cambiare persino la nostra vita: "Io sarò con voi di tutte le riflessioni, ma rileggendo i miei appunti ho sco- sempre, fino alla fine dei secoli.....", ".... oggi sarai con Me perto che di quanto ci è stato annunciato, nulla si può nel Paradiso", "….Pur se andassi per valle oscura non avrò scartare, tralasciare o passare in secondo piano. La Parola a temere alcun male, perché tu sei con me.... ", "Erano circa di Dio non ha fretta, ha camminato attraverso il tempo, per le quattro del pomeriggio....", "....così ogni mia Parola non centinaia d’anni, per cui cercherò di riportare il più fedel- ritornerà a me, senza operare quanto desidero, senza aver mente possibile, quanto espresso da Don Patrizio Rota compiuto ciò per cui l'avevo mandata.... ". E’ compito quindi Scalabrini nella prima serata. Il tema affrontato era il di ogni Cristiano trovare la Parola in cui credere e per la seguente: La Bibbia, in quale morire. Quando i che senso è Parola di discepoli di Emmaus si Dio? La Bibbia, Parola resero conto di aver per- di Dio o parola dell’uo- corso tutta la strada mo? Così don Patrizio accompagnati da Gesù, descrive la Parola di Dio: esclamarono: "Ecco per- la Parola di Dio è eterna, ché ci bruciava il fuoco nella Bibbia sta scritto nel petto, quando ci par- che la Parola si innalzerà lava delle Sacre Scrittu- in eterno, mentre l'uomo, re... ", quel fuoco è lo essendo carne, è desti- Spirito Santo, che nato ad abbassarsi, a comincia ad ardere con la seccare come i fiori, come conversione in ogni Cri- l'erba. L'annuncio dei profeti però, rivela anche Don Patrizio Rota Scalabrini stiano, e continuerà a scaldare e a illuminare che la Parola di Dio si fa per sempre il loro cuore. carne, diventa Verbo, La Parola di Dio è rivela- viene ad abitare in mezzo a noi, ed è così che riesce ad innal- tiva, perché ci svela il cuore di Dio e permette di aprire il zare l'uomo fino al cielo. La Parola di Dio crea, con sole 10 nostro agli altri, di aprire gli occhi, di rivelare quello che Parole, ad esempio, viene creato l'universo: "E Dio disse, siamo veramente, la Bibbia è il libro che ci legge dentro, che sia luce e la luce fu". La Parola di Dio da lezioni al Faraone, legge il nostro cuore, che legge la nostra umanità. Nella all'uomo che si chiude nelle bramosie del potere, con le 10 Bibbia Dio si rivela agli uomini in molti modi, anche in mezzo piaghe d'Egitto. La Parola di Dio insegna, con i Dieci ad un roveto ardente, che brucia senza consumare, che Comandamenti, che Don Patrizio preferisce chiamare simboleggia i nostri drammi, le nostre sofferenze, le nostre Decalogo, le 10 Parole, le 10 Promesse di Vita. La Parola paure, le nostre "spine", e Dio entra e si rivela proprio lì, di Dio mette alla prova l'uomo, con le 10 prove del popolo nella nostra storia. La Bibbia è il libro che tu leggi, ma è nel deserto. La Parola di Dio è attestata, nel senso che, anche il libro che ti legge, che legge la nostra umanità. La dopo essere stata certificata, con la conoscenza diretta dei Parola di Dio è efficace perché opera ciò che dice, crea ciò primi Cristiani, è stata testimoniata a lungo dopo la morte che promette, dà consolazione. È efficace anche perché ci di Gesù, ed è divenuta testo. La Parola di Dio è roccia, smaschera, ci obbliga a guardare dentro noi stessi, scopre sulla quale possiamo edificare la nostra casa, certi che non la nostra ipocrisia, e questo molte volte fa male, e facciamo cadrà alla prima tempesta. La Parola di Dio è martello che di tutto quindi per non ascoltarla e per starne lontani. La spacca la roccia, che spacca la durezza dei nostri cuori. La Parola di Dio è forte e debole nello stesso tempo, perché parola di Dio è fuoco che brucia la paglia, che brucia le sembra perdersi nella memoria, come la pioggia e la neve, si cose superflue, le cose inutili della nostra vita. La Parola di perdono nella terra, e invece non scompare, viene custodita Dio è viva, è più tagliente di una lama a doppio taglio, che come un prezioso tesoro, viene nutrita, e al momento giusto, penetra come un bisturi, fino al punto di divisione tra anima quando meno te lo aspetti, germoglia e produce frutto. e spirito, fin nelle viscere della nostra carne. La Parola di Sono i testimoni della Parola a sperimentare la sua debo- 6

[close]

p. 7

Settimana di Formazione lezza: come Paolo ad Atene, che nonostante la sua bellissima predicazione, fece un buco nell'acqua. La Parola è debole come l'uomo descritto da Paolo a Corinto: un pezzente, un deficiente della storia, che con la sua debolezza però, morendo sulla Croce, ha dato la possibilità a tutti gli uomini di salvarsi, anche a quelli che l'avevano crocifisso. La Parola di Dio è salvezza, perché Dio ci ha amato, si è fatto uomo e ha donato sé stesso per noi, ha vinto la morte! Questa è la notizia, questo è il Vangelo, che i primi Cristiani annunciavano. Fino ad allora il termine Vangelo si era utilizzato per annunciare la notizia di una vittoria militare in battaglia, ora gli Apostoli, annunciavano una vittoria più grande, la venuta del Regno di Dio, del Messia, del Figlio dell'uomo, che ha vinto la Croce, ha vinto il peccato, ha vinto la morte. La Parola di Dio è libera, perché nessun profeta ha mai potuto decidere il luogo e il momento, in cui rivelarla, è la Parola stessa che ha agito nei tempi e nei modi dettati da Dio. La Parola di Dio diventa libro, per trasformarsi nella memoria collettiva del popolo: fin dalla prima alleanza del popolo di Mosè con Dio, le Parole furono scritte in un Documento pubblico, in un libro, che pagina dopo pagina è cresciuto insieme al popolo, e ha reso la Parola permanente, indelebile, a disposizione delle generazioni future e anche di chi non l'aveva ascoltata o l'aveva rifiutata. Anche il profeta Isaia non era stato ascoltato, se non da un piccolo gruppo di discepoli. La Bibbia è un libro difficile da leggere, ma proprio perché è libro, si può leggere diverse volte, si possono rileggere i passaggi più difficili, e la prima lettura non sarà mai come la seconda, o le successive. La Parola di Dio ci rende umili: una persona che ascolta, può interrompere chi sta parlando, per chiedere spiegazioni se non ha capito un passaggio. Chi legge invece, ha il compito difficile di capire e interpretare quello che l'uomo ha scritto, quello che Dio ha voluto trasmettere. Se un libro scivola via facilmente non serve a nulla, sono proprio i libri o i passaggi più difficili, quelli che ad una prima lettura, risultano quasi incomprensibili, ad essere i più profondi, i più belli. Non è nostra, la scelta di comprenderli, di interiorizzarli, occorre tornarci più volte, a distanza di tempo, e, al momento giusto, saranno loro a svelarsi in tutta la loro bellezza e limpidezza, e a fissarsi nel nostro cuore. La Parola di Dio cresce con noi: il brano della Bibbia che racconta il sacrificio di Iefte, che uccide sua figlia per onorare la promessa che aveva fatto a Dio, e altri brani che sicuramente non sono stati scritti, per indurre il popolo a fare sacrifici umani, vanno letti, riletti, capiti e interpretati, e a volte occorre essere aiutati, per arrivare a comprenderne il vero significato. La storia è colma di errori, che hanno lasciato il segno, che hanno lasciato ferite insanabili, e anche la Chiesa ne ha commessi molti, ma gli errori sono serviti a crescere, hanno spianato la strada alla Verità, hanno permesso di trovare la via giusta da seguire e di consolidare Cristo al centro di ogni cosa, la riforma protestan- te ne è un esempio calzante. La Parola di Dio ci fa crescere, se abbiamo la volontà di entrare nel testo, di interpretare, di cercare, di spiegare, di trasmettere, come fece Filippo con l'eunuco etiope sul carro, che non capiva le parole di Isaia. E’ la Parola stessa che agisce dentro di noi, che cambia noi, e chi incontriamo sulla nostra strada. L'aneddoto della mamma di Don Patrizio che ormai vedova, legge una cartolina di suo marito di moltissimi anni prima e scoppia a piangere, ci fa capire come le stesse frasi, le stesse parole, lette in contesti diversi, possono fare più o meno effetto, colpirci direttamente al cuore, e cambiare la nostra vita: le parole di suo marito, lette di sfuggita molti anni prima, non avevano avuto alcun effetto su di lei, ma dopo aver sofferto la solitudine, la mancanza del marito, assumono un significato diverso, soprattutto perché è lei ad essere diversa, ad essere cambiata. La Parola se letta con attenzione, se ascoltata veramente, ci cambia, ci fa crescere e più cresce il lettore, più cresce la Parola. Difficilmente potremo essere le stesse persone, dopo aver letto il libro di Qoèlet o i discorsi della montagna. Se il Testo di una Scrittura non ci parla, non è colpa del testo, ma siamo noi a non essere pronti, siamo noi a dover crescere ancora. La Parola di Dio dà conoscenza, dà consapevolezza, è la base per la conoscenza della propria fede. Il Cristianesimo mai come oggi, ha bisogno di Cristiani che non siano più inerti e muti, per l'indifferenza e l'impreparazione nei confronti del Testo Sacro. La conoscenza ci permette di non credere al primo ciarlatano, di non cadere nei tranelli che ci vengono tesi ogni giorno, di non essere ingannati. La Parola di Dio dà consolazione e incoraggiamento, è come lo Spirito Paraclito, lo Spirito consolatore, che anche nei momenti più bui, più tristi, più infelici, nelle tragedie provocate dall'uomo o dalla natura, quando non sappiamo cosa è conveniente dire o cosa sia giusto domandare, è in grado di portare conforto, di dare un senso a quello che accade. Anche se crolla tutto, l'Amore rimane. La Parola di Dio dà libertà, perché leggendo le Scritture, imparando a passeggiare nelle Scritture, si diventa liberi. Sant'Ambrogio diceva che quando leggeva le Scritture, Dio tornava a passeggiare con lui nel giardino, quello stesso giardino dal quale eravamo fuggiti e Dio non ci aveva trovato. La Parola di Dio dà fraternità: nei gruppi di ascolto, si diventa molto più fratelli, perché è la Parola stessa, che, con Cristo come fondamento, unisce e crea Comunione. Con un Padre Misericordioso che si manifesta nella Parola, che entra nelle nostre case, nei gruppi di ascolto, nella nostra Comunità, è più facile essere fratelli. La Parola di Dio è preghiera, le Scritture, le lodi, sono una preghiera bellissima, una ricchezza per pregare, per fare Fraternità, per fare Comunione, per trovare Consolazione, per trovare Correzione, per trovare la nostra Libertà in Lui, una Parola che alla fine rivela ciò che noi siamo e ciò che Lui è. Amen Alessandro Cagnoni Comunità Comenduno 7

[close]

p. 8

Vita della Comunità PIGIA IL TASTO GIUSTO Corso di Formazione per volontari dell’accoglienza “Pigia il tasto giusto” è il progetto formativo che Caritas Diocesana Bergamasca e Cooperativa Sociale Ruah, hanno proposto nelle scorse settimane nei vari territori della provincia, con l’obiettivo di coinvolgere e formare tutti quelli che operano (o che sono solo interessati) come volontari dell’accoglienza delle persone Richiedenti Asilo (i profughi). Una serie di incontri è stata svolta tra febbraio e marzo anche a Comenduno, con la partecipazione dei volontari che operano nei centri di Gandino, Lizzola, Valbondione e Cene. Ovviamente il gruppo più numeroso è stato proprio quello dei comendunesi, nonostante la nostra esperienza per molti versi sia davvero unica rispetto a quelle che abbiamo conosciuto in quelle serate. I formatori hanno cercato di spiegarci alcuni elementi del fenomeno migratorio in Italia ed in Europa, ci hanno presentato la realtà della bergamasca, e ci hanno aiutato a capire quale può essere il ruolo dei volontari in questi progetti di acoglienza. Personalmente, al termine di questi incontri, resto sempre più convinto che questo fenomeno sia così complesso e articolato che qualsiasi soluzione non potrà essere definitiva. Mi ha molto colpito il concetto di “Storie in pausa” (La Caritas ha creato un sito - http://www. storieinpausa.it/- ed un profilo Facebook, che raccolgono alcune di queste storie: è interessante, da vedere)... Parte dal presupposto che le “Storie in pausa” siano quelle dei Richiedenti Asilo, messe in stand-by dentro centri più o meno grandi e confortevoli, in attesa della “commissione” che potrà loro concedere, attraverso la dichiarazione di uno “status”, di poter ricominciare ad immaginare la propria vita, a sperare in un futuro a cui hanno diritto... Mi sto convincendo però che quelli “in pausa” siamo invece sempre più noi, l’occidente, l’Europa... che non sappiamo ancora come affrontare queste persone, guardarle negli occhi, offrire una mano e ridare dignità alle loro vite... Anche noi siamo in attesa... ci sentiamo dentro una temporaneità che in realtà non è più neanche una emergenza. L’immigrazione è un dato di fatto. Possiamo costruire muri, ideologie, pregiudizi, paure... Ma credo proprio che stiamo vivendo oggi quello che la storia racconta come costante elemento di conflitto ma anche di progresso delle civiltà. Ecco che allora il ruolo del volontario diventa sempre più quello di contribuire a creare una cultura dell’accoglienza, in linea con il messaggio del Vangelo. Ci stiamo accorgendo infatti che sul bisogno concreto chiunque, anche chi a parole è molto duro, non si tira indietro. E’ il miracolo che si compie quando “gli immigrati”, diventano Blessing, Jighu, Smart, Elizabeth,... nomi e cognomi, storie, anche se in pausa. Stefano Maistrello Per chi desiderasse approfondire il tema, con un occhio particolare sulla situazione di Bergamo e provincia consigliamo “IL MONDO IN CASA” . Migranti a Bergamo. Dall’accoglienza diffusa, la sfida dell’autonomia. E’ una raccolta di riflessioni e di esperienze di rifugiati, di operatori e di volontari che cercano di raccontare sia la realtà odierna, sia le idee ed i progetti che la Caritas ha in mente di proporre. E’ un testo che mette in discussione sia i credenti che le realtà parrocchiali. Chi desiderasse prenderne visione può inviare una mail a redazione.com.com@gmail.com 8

[close]

p. 9

Auguri Buia la notte nella tomba, ma i raggi delle sante ferite penetrano la durezza della pietra, sollevata leggermente e posta a lato; dal buio della tomba si erge il Corpo del Figlio dell’Uomo illuminato di luce, irraggiante splendore, nuovo corpo risorto del Figlio dell’Uomo. Lento nella caverna egli esce nella tacita prima aurora del silente mattino, lieve nebbia ricopre la terra; profondamente ora sarà attraversato da luce di bianco bagliore e il Salvatore oltrepassa il silenzio della terra nuovamente ridestata dal sonno. Sotto i passi dei santi suoi piedi fioriscono, mai visti, fiori di luce e, dove, lievemente, le sue vesti sfiorano il suolo, scintilla il terreno, brillio di smeraldo. Dalle sue mani fluisce la benedizione sui campi, sui prati in turgidi, chiari profluvi, nella rugiada mattutina della pienezza della grazia irraggia, giubilando, la natura del Risorto, quando Egli silente procede a fianco degli uomini. Edith Stein MATTINO DI PASQUA La redazione augura a tutta la Comunità Parrocchiale una serena Pasqua! Buon compleanno Fausto! Il giorno del compleanno di Fausto non passa mai inosservato e così ogni anno don Diego viene a passare la serata con lui e la nostra famiglia. Quest’anno poi si è aggiunto anche lo zio don Marco ed è stata proprio una bella festa. Grazie di cuore don Diego per la tua sensibilità e per tutto il bene che fai per questi ragazzi. Che il Signore ti benedica e ti ricompensi per l’esempio che ci dai di vita donata agli altri e…... arrivederci al prossimo anno. mamma Rachele Comunità Comenduno 9

[close]

p. 10

Vita della Comunità “E LO RICONOBBERO NELLO SPEZZARE IL PANE” I Chierichetti augurano a tutti una buona e Santa Pasqua!!! I Discepoli di Emmaus - Icona greca, stile bizantino realizzata da padre Pefkis, Monte Athos Due Discepoli erano in cammino per un vilaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. I Due dissero a quell’Uomo che era con loro di fermarsi per la notte a cenare. E così Egli si fermò e cenò con loro, ma nello spezzare il pane lo riconobbero, subito Gesù sparì dalla loro vista. I Discepoli di Emmaus ritornarono a Gerusalemme raccontando agli apostoli quanto era successo: “Davvero il Signore è Risorto ed è apparso a Simone”. Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Lasciamoci guidare come i discepoli di Emmaus nel riconoscere il Signore Morto e Risorto, e come essi annunciamo a tutti la Resurrezione del Signore! Anche noi, come i Discepoli di Emmaus, apriamo gli occhi e sopratttutto apriamo il cuore nel riconoscere il Signore Risorto: Egli è vicino e cammina con noi! Auguri di una buona e Santa Pasqua a tutta la Comunità Parrocchiale di Comenduno!!! I Chierichetti Quest’anno al bar dell’oratorio, alcune volontarie  del bar hanno organizzato per i bambini della scuola materna e Primaria la festa di Carnevale.  “Per noi è stata una bella soddisfazione nel vederli truccati, vestiti e divertirsi nel buttare coriandoli e stelle filanti! Siamo contente per la buona riuscita di questo giorno di festa. Un grazie di cuore ai genitori che, con le loro buonissime torte, frittelle e bibite hanno allietato la festa ed infine un grazie a tutte coloro che hanno sistemato e pulito.. «  Marcella & Company  10

[close]

p. 11

Vita della Comunità L’ASSEMBLEA ANNUALE DEL MUSEO ETNOGRAFICO Martedì 7 marzo al Museo Etnografico della Torre si è svolta l'Assemblea annuale dei soci per rendicontare le attività del trascorso 2016 e per comunicare i progetti per il corrente anno. Come per il passato vi hanno partecipato i collaboratori più attivi del museo e si è constatata la difficoltà di coinvolgere simpatizzanti o altre persone interessate alle attività del Museo e disponibili eventualmente a collaborare. Il Museo è un patrimonio della comunità e potrà avere prospettive solo se si riuscirà ad allargare il gruppo dei collaboratori, così da garantire anche un ricambio generazionale e forme comunicative più capaci di coinvolgere le nuove generazioni. Gli eventi dello scorso anno hanno avuto un esito soddisfacente e sono stati Come genitori si è contenti dei traguardi raggiunti dai nostri figli, se si tratta poi dei nipoti, ancora di più. Grazie Nicole. Lina e Gianni Noris adeguatamente partecipati. A marzo la presentazione del libro di Emilio Gamba "La leggenda di Giacomoforte" ci ha immerso nella tradizione orale del dialetto bergamasco di Vall'alta e a maggio l'approfondito studio di Giampiero Valoti "Caàler. L'allevamento dei bachi da seta in provincia di Bergamo" ci ha permesso di conoscere i risvolti di una attività che ha inciso profondamente nella cultura della vita contadina delle nostre zone. In autunno è stata la volta della tradizionale mostra annuale ambientata nella vecchia fucina del maglio Calvi, che ha ritrovato per l'occasione l'ordine e l'assetto che ha avuto nel passato, quando rappresentava un importante laboratorio per la fabbricazione di attrezzi agricoli, ed è stato attivo fino alla catastrofica alluvione del 1972. La visita al maglio è stata arricchita dall'appassionata guida di Valerio, ultimo depositario della tradizione artigiana di famiglia, ed è stata supportata da uno studio sulle attività ferriere del territorio dal medioevo ad oggi pubblicato nella collana "Racconti del Museo". Queste piccole monografie pubblicate di anno in anno in occasione delle mostre del Museo rappresentano un contributo significativo per arricchire con apporti inediti la conoscenza della nostra storia. Il progetto della mostra di quest'anno non poteva non tenere conto dell'importante ricorrenza che interessa Comenduno: il centenario della erezione della nuova parrocchia con decreto vescovile del 10 novembre 1917. Il Museo farà la propria parte per approfondire come si è giunti a questa meta da lungo attesa e per conoscere il quadro sociale e religioso di Comenduno in quel periodo, fino alla realizzazione della nuova chiesa parrocchiale. Per questo si invita chi avesse informazioni, documenti, fotografie risalenti a quel periodo a trasmetterle ai soci del Museo, che valuteranno la loro utilità ai fini della mostra e della piccola monografia che verrà pubblicata per l'occasione. Giampiero Tiraboschi Comunità Comenduno 11

[close]

p. 12

Vita della Comunità Gruppo Alpini 2017 Sempre al servizio della comunità Sabato 14 gennaio 2017, si è svolta presso la sede di via San Giuseppe, la consueta assemblea dei soci iscritti al Gruppo Alpini Comenduno. Ancora una volta è stata buona la partecipazione al momento in cui il nostro Capogruppo Suagher ha elencato nella relazione morale del gruppo, tutte le attività svolte nell’anno 2016, dimostrando il sempre grande servizio che viene svolto dal gruppo ed in particolare da alcune persone (sempre meno) di grande volontà. Una grande evidenza è stato dato anche alla segnalazione di quanto l’alfiere del gruppo, GualandriS Vittorio, ha svolto nel suo servizio di presenza nelle varie manifestazioni e purtroppo anche nei molti funerali svolti in provincia. Gualandris Vittorio ha ricevuto anche gli elogi, nella relazione del gruppo di protezione civile, per il suo impegno, ma in particolare un ringraziamento perché per raggiunti limiti di età dovrà lasciare il gruppo della protezione civile. Immancabile dopo le relazioni morali del gruppo, anche la comunicazione a tutti, dell’andamento economico del gruppo, che pur non brillando di grandi numeri, riesce a chiudere in pareggio anche per il 2016 il bilancio. Un 2016 in cui si sono svolti alcuni lavori di sistemazione interna della sede e si è riusciti a dare dei contributi ad associazioni ed enti (in particolare la scuola materna di Comenduno). Sarebbe bello avere qualche sostegno economico da qualche persona o sponsor, per tutto quello che viene fatto, in particolare perché nella serata si è parlato anche dell’eventuale festeggiamento del 60° del gruppo nel 2017 e per poterlo fare ci vorrebbe qualche euro in più di quello che oggi il gruppo dispone. Per questo motivo, sollecitiamo TUTTI gli Alpini di Comenduno a tesserarsi (unico piccolo sostegno diretto) e invitiamo anche gli AMICI degli Alpini a farlo per darci una mano: il tesseramento si riceve presso la sede al sabato pomeriggio o chiamando il cell. 338 5274590. La serata era presieduta come presidente dell’assemblea, dal responsabile di Zona, il sig. Carrara Vincenzo, che da anni coordina i gruppi della media Valle Seriana, riportando le attività che Bergamo propone e segnalando le novità e le difficoltà che tutti i gruppi Alpini in questi anni hanno (in particolare età che avanza e pochi ricambi). Con Comenduno ha un rapporto di amicizia e noi lo abbiamo ricambiato con la riconferma a coordinatore di zona. Alla serata era presente soprattutto il Nostro Parroco Don Diego, e il Presidente della G.S. Marinelli, Claudio Martinelli, i quali oltre ai saluti, hanno con forza ed energia ricordato quanto il Gruppo Alpini di Comenduno fa per la Nostra Comunità. La loro presenza nelle attività oratoriali e nelle attività sportive, è garanzia di buona riuscita per tutte le manifestazioni e certezza di spirito di aggregazione che muove la nostra comunità Molte altre riflessioni sono state proposte nella serata, in particolare l’invito a partecipare a TREVISO, sede della prossima adunata Nazionale Alpini (già tutto organizzato ora aspettiamo la vostra iscrizione), ma prima di invitare tutti ad un piccolo rinfresco, si è eletto L’Alpino dell’Anno 2016 del gruppo di Comenduno. Quest’anno è uno tra i più giovani, l’alpino Ceresoli Mauro, segnalato in particolare per il suo impegno e presenza nelle varie attività sociali del gruppo, e per la sua volontarietà nel lavoro di muratura per la sistemazione dei bagni della sede, a lui il grazie da parte del consiglio e gli alpini tutti. Un grazie a tutti gli Alpini intervenuti all’assemblea ed un saluto a tutta la comunità di Comenduno Il Gruppo Alpini Comenduno AMBULATORIO ODONTOIATRICO DR. FRANCESCO GHILARDI medico chirurgo odontoiatra • Chirurgia orale • Implantologia • • Parodontologia • Conservativa • • Protesi fissa • Protesi mobile • COMENDUNO Via Patrioti, 40 Riceve per appuntamento al nº 348 - 9984722 CLUSONE Via Fogaccia, 3 Iscrizione Albo ordine Medici n. 5279 - Iscrizione Albo ordine Odontoiatri n. 645 12

[close]

p. 13

Vita della Comunità NOTIZIE DA FNP-CISL DI ALBINO Anche quest’ anno, per il quinto anno consecutivo, la Federazione Nazionale Pensionati di Albino ha rinnovato la convenzione a favore dei propri iscritti residenti nel comune di Albino con la Fondazione Honegger R.S.A. O.N.L.U.S. per poter usufruire delle prestazioni di fisioterapia, prescritte dal proprio medico curante, con l’ applicazione di uno sconto del 30% rispetto al prezzario in vigore. Le terapie fisioterapiche che la Fondazione mette a disposizione di utenti esterni sono le seguenti: TENS, IONOFORESI, ULTRASUONO, MAGNETO, RADAR, TRAZIONI CERVICALI, LASER, RIABILITAZIONE NEUROMOTORIA, RIABILITAZIONE ORTOPEDICA, MASSAGGIO, LINFODRENAGGIO, INFILTRAZIONI, VISITA FISIATRICA. Per prenotazioni telefonare a: 035759409 o 035759430 dalle ore 8,30 alle ore 10,00 COLGO L’ OCCASIONE PER INFORMARE CHE PRESSO LA SEDE FNP DI VIA MAZZINI, 28 AD ALBINO E’ POSSIBILE, PER GLI ISCRITTI, STAMPARE IL MOD. OBISM CHE INDICA IN SENTESI LA PROPRIA POSIZIONE PENSIONISTICA, E IL MOD. CU CHE PUO’ SERVIRE PER LA DESTINAZIONE DELL’ OTTO PER MILLE E IL CINQUE PER MILLE E CHE COMUNQUE SERVIRA’ PER LA COMPILAZIONE DEL MOD.730 O IL MODELLO UNICO. Il Segretario Noris Giuseppe Attività del Centro Sociale Pensionati Dopo l’assemblea sui temi delle pensioni e della sanità, si è organizzata Martedì 28 febbraio la tradizionale festa di carnevale. Anche quest’anno nonostante il tempo inclemente con pioggia e aria fredda si é avuta una buona partecipazione e in buona compagnia si è potuto trascorrere un bel pomeriggio, prima con gustose frittelle accompagnate da buon vino, bibite e caffè. La festa é poi proseguita con l’attesa tombolata, con molti e ricchi premi, ben organizzata dalle brave animatrici Anita e Emanuela. Ora l’attività del Centro continua con la ripresa degli incontri formativi in collaborazione con la Parrocchia tenuti da Don Diego sui seguenti temi: 1* “Che cosa é la Bibbia”? 2* “Come si è formata la Bibbia”? Sono incontri aperti a tutti, pertanto non solo a pensionati e anziani, ma a tutti quanti possono e vogliono migliorare la conoscenza del libro della Parola di Dio. A conclusione di questo percorso di incontri che ci ha visto impegnati nel periodo di Avvento e ora in Quaresima, seguirà verso fine Maggio inizio Giugno la chiusura con la gita pomeridiana in luogo non ancora definito. L’attività del Centro inoltre continua con il servizio di informazione sulle pensioni e con la preparazione del servizio fiscale per la compilazione delle dichiarazione dei redditi che si svolgerà nei mesi di Maggio e Giugno. Per il Direttivo Pietro Noris Comunità Comenduno 13

[close]

p. 14

Vita della Comunità L’UNZIONE DEGLI INFERMI Non solo un rito... Seppure con qualche giorno di ritardo anche quest’anno in parrocchia si è voluto dare seguito alla giornata dell’ammalato istituita da Papa Giovanni Paolo ll in occasione della ricorrenza dell’apparizione della Madonna di Lourdes 11 Febbraio. E’ stata una cerimonia molto sentita con una buona partecipazione di persone ammalate e anziane che hanno voluto ricevere il Sacramento dell’Unzione degli infermi che come dice il Catechismo <<è una grazia di conforto, di pace e di coraggio per superare le difficoltà proprie dello stato di malattia grave o la fragilità della vecchiaia>> (Cat.1120, art.5, cap. I, sez. II, parte II). Il rito (romano) con l’imposizione delle mani sul capo del malato da parte del Sacerdote e l’Unzione tracciando tre segni di croce sulla fronte e sulle mani con l’olio Santo benedetto dal Vescovo il Giovedì Santo: sono i segni sacramentali che attraverso la fede ci dicono che Gesù con la sua grazia si fa vicino a colui che è afflitto nel corpo e nello spirito, gli allevia le sofferenze e, se ha commesso peccati, gli sono perdonati. Questo sacramento in passato veniva amministrato esclusivamente a persone in fin di vita o comunque in grave pericolo. Forse, anche per questo, ancora oggi vi sono resistenze di fronte a tale Sacramento fino al punto di attendere che il malato non sia più cosciente per non impressionarlo e intimorirlo. Non vi è dubbio che è un modo alquanto improprio di concepire tale Sacramento in quanto la Chiesa con l’Unzione segue l’esempio di amore e predilezione di Gesù verso gli infermi e vuol essere vicina e di aiuto alla persona sofferente. Come ci spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica, con la sacra Unzione degli infermi e la preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, affinché alleggerisca le loro pene e li salvi nel corpo e nello spirito. La malattia e la sofferenza sono sempre state tra i problemi più gravi che mettono alla prova la vita umana. Nella malattia e nella sofferenza la persona fa l’esperienza della propria impotenza e dei propri limiti. La malattia può condurre all’angoscia, al ripiegamento su di sé, talvolta persino alla ribellione contro Dio che “assolutamente buono” lascerebbe incomprensibilmente agire il Male. Ma la malattia e la fragilità possono anche rendere la persona più matura, aiutarla a discernere nella propria vita ciò che non è essenziale per volgersi verso ciò che lo è. Molto spesso la malattia provoca una ricerca di Dio, un ritorno a lui e, attraverso la preghiera unirsi alla passione di Cristo, facendo così il bene della Chiesa e di tutto il <>. In una sua udienza in San Pietro, Papa Francesco parlando del Sacramento dell’Unzione degli infermi, afferma che questo ci permette di toccare con mano la compassione di Dio per l’uomo. In passato veniva chiamato “Estrema unzione”, perché era inteso come conforto spirituale nell’imminenza della morte. Parlare invece di “Unzione degli infermi” ci aiuta ad allargare lo sguardo all’esperienza della malattia e della sofferenza, nell’orizzonte della misericordia di Dio. Ogni volta che celebriamo l’Unzione ad un infermo, è “Gesù stesso che arriva” per recagli la forza e il dono di unirsi più intimamente a Lui e per dargli conforto, sostegno, fiducia, serenità, perdono, comunione, pace e salvezza nella interezza della persona umana. L’unzione degli infermi non deve pertanto essere un tabù. Gesù ha insegnato ai suoi discepoli ad avere la sua stessa predilezione per i malati e per i sofferenti e ha trasmesso loro la capacità e il compito di continuare ad elargire nel suo nome tale Sacramento ed ha raccomandato con la parabola del Buon Samaritano a tutta la Comunità cristiana la cura nel corpo e nello spirito degli infermi, degli anziani e di ogni bisognoso di assistenza. Ricordiamo che la paura non mantiene in vita e che questo Sacramento non fa morire. Dobbiamo dunque prendere <> (Papa Francesco Udienza Generale 26 febb. 2014). Perché Lui è il Signore della vita. <> (Giovanni 11, 26) Pietro Noris 14

[close]

p. 15

+ GS Marinelli Gara Sociale, Gara Solidale! Spiazzi di gromo, 12 marzo 2017 Carissimi amici GS Marinelli un grazie di cuore!! La vostra gara sociale di sci si è trasformata in un dono solidale! La vostra accoglienza e la vostra attenzione nei nostri confronti è stata straordinaria nella splendida giornata di sole e di amicizia; grazie perché avete apprezzato anche il nostro   lavoro di creatività con il legno. A noi la vita più che una discesa sembra una salita... e ci sono diverse porte che dobbiamo passare o che ci si chiudono: voi ci date speranza e coraggio. La Coppa don Aldo la mettiamo nel nostro laboratorio: è un riconoscimento che ci dà entusiasmo per raggiungere, anche grazie a voi, nuovi traguardi. Ibrahim, Wendo, Saho, Victor e don Mauro con tutti i ragazzi del laboratorio Centro Meta del Patronato Con queste parole i ragazzi di don Mauro hanno sintetizzato la giornata trascorsa insieme a noi agli Spiazzi di Gromo il 12 marzo in occasione della gara sociale di sci festa sulla neve. Una bella giornata di sole in mezzo alla natura con tanta allegria. La gara di sci trofeo Abele e Vittorio Marinelli e coppa Agostino e Marcello ha visto la partecipazione di 54 sciatori. Il trofeo fratelli Marinelli riservato al primo della categoria ragazzi è andato ad Andrea Noris, la coppa Agostino per il miglior tempo assoluto maschile è andata a Giacomo Pelliccioli e la coppa Marcello per il miglior tempo assoluto femminile nientemeno che a Clara Nicoli che sembra non avere molta pieta’ delle donzelle più giovani. Il momento della S.Messa sulla terrazza dell’hotel Vittoria con lo sfondo verde degli abeti e il bianco della neve hanno creato l’atmosfera giusta per il momento di raccoglimento dove il nostro don Diego insieme a don Mauro hanno celebrato insieme la S.Messa. Nel frattempo i giovani capitanati dal cuoco Damiano definivano gli ultimi ritocchi al pranzo per proseguire poi con le premiazioni e ricchi premi per tutti. I ragazzi di don Mauro hanno premiato gli sciatori con i trofei da loro costruiti rendendo ancora più prezioso questo riconoscimento. Il premio speciale in memoria di don Aldo Nicoli è stato donato a don Mauro per la creatività dei trofei costruiti per l’occasione dai suoi ragazzi, mentre la coppa del gruppo Alpini è andata a Emilio Noris come primo alpino classificato. Concludendo, sport, divertimento, allegria, condivisione, solidarietà, insieme a tanta passione hanno concluso questa giornata che possiamo definire un po’ speciale. Un grazie a tutti e alla prossima. Emilio Noris Comunità Comenduno 15

[close]

Comments

no comments yet