Liberamente Marzo 2017

 

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Liberamente III uscita

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Liberamente III uscita, Marzo 2017 IN QUESTO NUMERO... Fuga del sapere all' estero Quasi 3 studenti su 5 pronti ad affrontare un futuro all'estero Esco e viv...oco:ntinua a p. 2 così nasce la letteratura Sono state due ore diverse dal solito quelle di mercoledì 25 gennaio, per alcuni studenti del Galfer, che hanno avuto l'opportunità di incontrare e dialogare con lo scrittore Fabio Geda... ...continua a p. 9 In fondo al mar Recentemente alcuni studiosi hanno individuato un continente sommerso nelle acque dell'Oceano Indiano, pro- prio sotto la meravigliosa isola Mauri- tius... ...continua a p. 7 Editoriale (Super)eroi di Valerio Lorenzo Cancian "L'Italia non è quella che a volte si percepisce dalla cronaca nera. L'Italia vera è questa qui, quella che voi rappresentate: fatta di impegno, di senso della comunità, di dedizione reciproca" ha affermato Sergio Mattarella in occasione della consegna delle Onorificenze al merito della Repubblica a ben 40 “eroi per caso” per essersi distinti in atti di eroismo, per il loro impegno nella solidarietà e nell'integrazione, nell'inclusione sociale, in azioni di soccorso, promozione della cultura, legalità e contrasto alla violenza. "Grazie per quel che avete fatto e continuate a fare. Siete testimoni di come si può interpretare in maniera autentica e concreta il valore della solidarietà" ha proseguito il Presidente davanti a quella parte di Italia comune e quotidiana che rende orgogliosi. Il più giovane insignito è Francesco Morelli, 1 8 anni, che durante la notte del 24 agosto scorso è stato il primo a scavare tra le macerie di Pescara del Tronto. Ci sono poi persone come Giuseppe Antoci e Michele Albanese che rischiano ogni giorno la vita pur di combattere la mafia, o come Enzo Muscia che, ipotecata la propria abitazione e messi insieme i risparmi, fa ripartire l’azienda che aveva dichiarato fallimento, lasciando a casa 320 persone come lui. Per non parlare di tutti quegli “eroi della quotidianità” impegnati in missioni umanitarie, fondatori di associazioni benefiche o, semplicemente, sempre pronti a dare una mano alla comunità. Ogni tanto ricordiamoci di loro, ricordiamoci che l’Italia, quella vera, non è così negativa come ci viene mostrata. LIBERAMENTE - Giornalino periodico studentesco del L.S.S. Galileo Ferraris DIREZIONE: Alessandro Reinieri, Valerio Lorenzo Cancian IMPAGINAZIONE: Sara Pisoni COLLABORAZIONE GRAFICA: Edoardo Rinaldi Manda il tuo articolo o la tua vignetta a: liberamentegalfer@gmail.com liberamente_galfer liberamentegalfer

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DATA JOURNALISM Respinti dall' Italia o attratti dall' estero? Quasi 3 studenti su 5 affermano che si trasferiranno all’estero durante il percorso universitario o nel periodo successivo di Valerio Lorenzo Cancian 3^B di Federica Di Monaco 5^B PERCHÈ ALL' ESTERO PERCHÈ IN ITALIA LE METE PIÙ AMBITE La numerosa affluenza dei partecipanti al sondaggio “Fuga del sapere all’estero” (326 tra biennio e triennio) ci ha permesso di stimare quanti di noi intendano andare all’estero durante il percorso universitario o nel periodo successivo alla laurea e la meta prediletta. Il 59,5% degli studenti, infatti, sembra voler lasciare l’Italia contro la minoranza del 40,5%. Ma perché scegliere di lasciare la propria città? Di fronte alle risposte a questa domanda possiamo affermare che non si tratta tanto di avere poca fiducia nella politica italiana (6,7%) e neanche che il nostro paese possa essere finito nelle mani di una classe dirigente prevalentemente vecchia e poco riformista (9,5%), ma di una scelta voluta per piacere personale. Il 60,9% , infatti, ha affermato di voler partire per fare esperienze nuove e stimolanti, superando piacevolmente coloro che si sentono costretti a dover lasciare il loro paese per la paura di non avere opportunità lavorative stabili e ben retribuite (22,9%). Al contrario, chi pensa di trascorrere il proprio futuro in Italia lo fa principalmente per non lasciare la famiglia e le amicizie formatesi nel corso degli anni (40,5%), oppure perché, fiducioso, pensa che la situazione possa migliorare (30,2%). Tra coloro che hanno optato per la partenza, al primo posto tra le mete più ambite si classificano gli Stati Uniti d’America con il 31 %, seguiti dal Regno Unito con il 1 6% e da Germania e Canada entrambe con il 1 0%. Numerose sono le persone che hanno scelto altre località, dalle più vicine come Francia, Svizzera e Spagna, alle più distanti come Australia e Giappone. Per curiosità, solamente l’1 ,1 6% è attratto dall’Oriente; la Cina e la Russia, per esempio, non convincono nemmeno uno studente fra coloro che hanno partecipato all’indagine. In conclusione, quasi 3 studenti su 5 hanno l’idea di trasferirsi all’estero nel futuro più prossimo, ma ci sono anche quei 2 studenti (abbondanti, ndr) su 5 che, nonostante la crisi che sta colpendo ormai da anni il nostro Paese, crede in un futuro migliore più sorridente ai giovani. Tuttavia, stupisce il fatto che la maggior parte dei giovani aspiranti “cervelli in fuga” non sia guidata solo dalla necessità di avere un futuro con un lavoro stabile e ben retribuito, ma anche dalla curiosità di scoprire nuove culture e di esplorare il mondo, un mondo che forse non finirà mai di affascinare con le sue differenze generazioni e generazioni. 2 Liberamente III uscita, Marzo 2017

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IL PROSSIMO SONDAGGIO Partecipa al 4° sondaggio del Liberamente intitolato "Ne vale la pena?" scannerizzando il QR code a fianco o aprendo il link h ttp s : //i t. s u rve ym on ke y. com /r/YF J VM H V Si tratta di un paio di domande su un tema sempre attuale e fonte di spunti di riflessione: la pena di morte. Si raccomanda dunque massima serietà. I risultati saranno commentati nel prossimo numero. QUI, GALFER Cibo: non solo carburante Proteggiamo la biodiversità favorendo le coltivazioni locali! “La situazione dell’agricoltura italiana è allarmante: nel nostro paese la percentuale di lavoratori della terra si è notevolmente ridotta, passando da più della metà della popolazione abile nei primi anni del secondo dopoguerra ad uno scarso 3% attuale. È necessaria una decisa inversione di tendenza: non possiamo cibarci di computer e smartphones!” Con queste poche, decise parole Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e del salone del gusto Terra Madre, nonché di numerose altre iniziative volte alla salvaguardia del patrimonio culinario nazionale, dipinge con efficacia la grave problematica della carenza di agricoltori, che affligge non solo l’Italia, ma anche gran parte delle nazioni della Terra. A causa dell’avvento di nuove concezioni del “fare impresa”, quali lo start-up, la maggior parte dei giovani preferisce cercare lavoro nel settore dell’industria o terziario, “snobbando”, per così dire, la lavorazione del terreno e la cura ei frutti che esso può generare. L’opinione diffusa identifica, infatti, i contadini come persone becere e ignoranti, pensando che non ci voglia nulla a “piantare quattro piselli e far crescere due carote”. Niente di più lontano dalla verità! Tant’è che esiste perfino un’università che si occupa della formazione dei futuri lavoratori della terra: la facoltà di scienze gastronomiche, con sede a Pollenzo. Petrini, suo fondatore, tiene a precisare che non vi si studia solo agricoltura stricto sensu, ma anche “fisica e chimica degli alimenti, biologia, genetica, zootecnia, storia, antropologia, filosofia ed economia politica”. L’intento del polo universitario è, quindi, la formazione di un a nuova generazione di contadini e artigiani del cibo che tuteli e protegga le colture italiane dalla longa manus delle multinazionali, che, prosegue Petrini, “sacrificano la pluralità e la di Alessandro Reinieri 5^C differenziazione genetica in favore dell’estetica e della produttività”. Scendendo più nel dettaglio per quanto concerne la monocoltura e lo sfruttamento smodato delle risorse del territorio, il fondatore di Slow Food denuncia la passività dei governi, che consentono alle grandi industrie di controllare il mercato e, di conseguenza i prezzi dei prodotti, attuando una concorrenza sleale nei confronti dei piccoli produttori, costretti a vendere i frutti del loro lavoro a prezzi stracciati a dei rivenditori, gli unici a trarre guadagno in tutta la filiera. Per bloccare questa speculazione alimentare, conclude Petrini, Bisogna dar modo agli agricoltori di vendere i frutti del proprio lavoro direttamente ai consumatori e creare i mercati contadini, luoghi in cui sia eliminata la presenza di mediatori. Solo così si potrà conservare l’autentica definizione di alimento e asserire, giustamente, che “il gusto è piacere che conosce, sapere che gode. Liberamente III uscita, Marzo 2017 3

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SCIENZA 18 febbraio 2071 di Alessandro Reinieri 5^C “Il sole brucia sui tetti di Torino, il cielo è immobile ma il paradiso è lontano oltre la cenere che aleggia nell’aria. Ti carichi lo zaino in spalla e esci. Indossi una canotta, sotto un paio di pantaloni corti; fa così caldo fuori, ti senti il volto esplodere, scottante sulla pelle della tua mano. Lentamente si spopolano le case, chi esce ancora assonnato, chi senza più voglia di essere, tutti diretti nello stesso luogo. In panetteria c’è la coda, attendi il tuo turno e prendi il pane che ti spetta per quel giorno. Il sedici è pieno ma tu fai solo due fermate e poi scendi; li vedi lì, ad aspettarti, incitandoti a darti una mossa. Tu e i tuoi amici raggiungete il lido del Valentino correndo, lasciate tutto sulla sabbia e vi buttate in mare. Credi che sia l’unica vera gioia rimasta in questa vita. Sospeso sull’acqua pensi ai racconti di tua madre. Erano innevati i suoi inverni, candidi e freddi, andava a sciare, sorseggiava cioccolata calda e ne sentiva il gusto avvolgente. Ma tu non hai ricordi di tutto ciò, neanche sai cosa sia la neve. Tutte follie, queste storie. E il cibo, lei ne mangiava quanto voleva, non aveva razioni da seguire. Poi qualcosa è accaduto. Non di colpo né inaspettato. È stato un cambiamento progressivo, così ti aveva detto. Ma nessuno ha tentato di evitarlo. La Terra si è surriscaldata, le zone all’equatore sono diventate invivibili, si è migrati verso le fasce fredde. Si sono sciolti i ghiacciai e i poli sono diventati solo acqua. E acqua è diventato tutto il resto del mondo.” Che scenario raccapricciante, orrendo, apocalittico, eppure 4 Liberamente III uscita, Marzo 2017 dannatamente probabile! I combustibili fossili scarseggiano, la popolazione aumenta, sempre più persone soffrono la fame e, come se non bastasse, le calamità naturali sono all’ordine del giorno. Eppure, nulla si muove nell’Olimpo dei “Grandi” della Terra: gli Stati Uniti d’America sono troppo impegnati in una nuova Guerra Fredda – que-sta volta con la Cina ─ per preoccuparsi della salute del “bel pianeta blu”, seguiti al solito da tutto l’Occidente. Si potrebbe però obiettare che sono stati firmati importanti accordi internazionali riguardanti la riduzione delle emissioni nocive e le nuove politiche energetiche. Tutto vero, ma non basta: sono i calcoli a dircelo, se la Terra aumentas-se ancora di un grado centigrado la sua temperatura media, gran parte degli ecosistemi collasserebbe. La biodiversità sarebbe spazzata via e l’umanità con lei. È tempo, perciò, di rimboccarsi le maniche. A guidare lo schieramento dei paesi “amici” del pianeta è senza dubbio la Norvegia, con più del 60% del consumo elettrico annuo proveniente da fonti rinnovabili classiche, ossia l’energia solare e quella eolica, seguita a breve distanza dall’Islanda. Anche in America Latina si possono trovare sostenitori della Green Energy, tra cui il Paraguay, che con i suoi impianti idroe- lettrici eccede il fabbisogno nazionale di energia elettrica. Ma l’intervento più significativo in favore di questa formazione è senza dubbio quello attuato dalla compagnia automobilistica statunitense TESLA, che ha progettato uno speciale tipo di impianto produttivo, completamente automatizzato, per abbattere i costi dei propri modelli di autovettura, montanti un motore elettrico. “Un prezzo inferiore e una maggiore fruibilità – spiega Elon Musk, cofondatore del gruppo e CEO dell’agenzia spaziale privata SpaceX ─ contribuiranno alla diffusione delle automobili a propulsione totalmente elettrica”. Su questa linea si innesta il provvedimento varato dall’ONU riguardante il passaggio totale dai mezzi di trasporto a combustione interna ad autoveicoli alimentati elettricamente, previsto per il 2050 per tutti i Paesi membri. Per quanto importanti possano essere i contributi delle potenze mondiali e delle associazioni private, è essenziale che tutti affrontino questa nuova realtà e si adoperino per cambiare il destino inevitabile del disastro. Le fonti rinnovabili non sono più un’opzione ma l’unica soluzione possibile; bisogna mostrare ciò che è chiaro e evidente anche e soprattutto a coloro che per comodità o per tornaconto personale distolgono lo sguardo e rendersi conto che, non importa il colore della pelle, la lingua, le tradizioni, le credenze, siamo tutti sotto lo stesso cielo e respiriamo tutti la stessa aria.

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SCIENZA Dove l' universo è vuoto di Lorenza Maffei 3^H Nel 2004 è stata scoperta un’enorme macchia fredda nella mappa della CMB, (si veda Le Scienze, ottobre 201 6). La CMB (cosmic microwave background o radiazione cosmica di fondo) è la radiazione più antica dell’universo: è residua dal Big Bang e pervade tutto lo spazio. Questa mappa, che comprende tutto il cielo, mostra l’energia dei fotoni: in rosso le aree più calde ed energetiche, in blu le più fredde e di minore energia. Gli scienziati vi hanno riscontrato un’anomalia: una regione molto fredda e estesa, ai confini dell’universo. Si sono sviluppate varie teorie per spiegare questo fenomeno, si pensa addirittura che possa essere l’impronta lasciata da un universo parallelo al di là del nostro. La teoria più accreditata e più verosimile, però, parla di un supervuoto. Nel 2007, alcuni ricercatori dell’università del Minnesota hanno rilevato una zona dello spazio con una densità di materia nettamente inferiore alla media, da loro appunto definita supervuoto, e allineata con la macchia fredda dalla CMB. Denominato supervuoto di Eridano, poiché ospitato dalla costellazione omonima, si trova ad una di- stanza di circa 3 miliardi di anni luce da noi ed è il vuoto più esteso dello spazio conosciuto. Nel 201 5, dopo vari approfondimenti sulla questione, si è riusciti a spiegare come il supervuoto abbia influenza sul punto freddo. La radiazione di fondo, per giungere a noi, deve attraversare il supervuoto; avendo questa zona un’attrazione gravitazionale molto bassa, ciò che vi entra rallenta e accelera uscendone; la luce viaggia sempre a velocità costante ma perde e riguadagna energia (quindi perde e riguadagna calore). In un universo statico, l’energia all’uscita risulterebbe quanta l’energia all’entrata, ma poiché il nostro universo in espansione accelerata, il supervuoto aumenta le proprie dimensioni mentre è attraversato dalla CMB, che risulta uscirne più fredda di prima. Potrebbe dunque essere il supervuoto il motivo del punto freddo, ma c’è un problema: La presenza e l’allinea­ mento del supervuoto non sono sufficienti ad affermarlo come causa. Le sue dimensioni, infatti, non sono adeguate: esso dovrebbe essere dalle due alle quattro volte più grande per giustificare una temperatura così bassa. Gli astronomi si dichiarano aperti alla ricerca di altre spiegazioni a questa zona fredda. Per il momento la scoperta del supervuoto rimane di grande importanza e, che si colleghi o meno alla CMB, questa potrebbe essere la dimostrazione dell’esistenza dell’energia oscura o una rivelazione sensazionale sull’azione della gravità. GALFERINI A QUATTRO ZAMPE Lei è Zara, la cagnolona di Francesca Loccisano. Non vede l'ora di avere un po' di tranquillità per immergersi nella lettura. Invece quella a destra è Luna, la cucciolona di Giulia Deledda. Ecco una nuova fan del nostro giornalino. Anche al tuo animale domestico piace leggere il Liberamente? Mandaci una foto a liberamentegalfer@gmail.com e la vedrai pubblicata nel prossimo numero! Liberamente III uscita, Marzo 2017 5

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NATURA I giganti indifesi dell’oceano di Francesca Rolle 5^B MflaogbeyllaDtaicdkaai vtaenvtai alarpisocnhi ieconna cui i capitani cercavano di trafiggerlo. Lui ha sempre vinto e, nonostante la forza e la violenza dell’uomo, è sopravvissuto a tutti i prepotenti desideri di vendetta. Nell’Ottocento quel capodoglio ha sconfitto l’uomo ma, per quanto la sua storia fosse tratta da fatti realmente accaduti, era solo un simbolo, un’invenzione di un grande autore. La storia scritta da Herman Melville conferma, però, che già 200 anni fa i grandi cetacei – che devono il loro nome ad Aristotele (dal greco κῆτος che significa “mostro marino”) – erano minacciati dall’assalto umano e le ricerche dimostrano che l’Ottocento, insieme al Cinquecento, fu il secolo di maggiore sviluppo e diffusione della “caccia alla Balena”. Perché proprio questi animali? Il grasso della balena era ottimo per la produzione di olio, impiegato per l’alimentazione delle lampade. Ma con l’avvento del petrolio, verso la fine del diciannovesimo secolo, l’olio derivante da balene e capodogli fu sempre più abbandonato e sostituito dal kerosene, un derivato del petrolio. Nell’Ottocento molte parti dei cetacei venivano impiegate per la realizzazione di corsetti o per creare nuovi profumi. In tempi moderni, invece, il principale scopo della caccia èpassatlai dcuaernes.ecSoolinoe oromgagii esistono diverse leggi e accordi internazionali che limitano questa pratica, ma ciò non toglie che sia ancora esercitata in alcune parti del mondo. Nel 1 946 nasce la IWC, commissione internazionale per la caccia alle balene, con lo scopo di regolare l’industria baleniera. Inizialmente la caccia era incoraggiata, ma quando si arrivò all’uccisione di più due milioni di esemplari, nel 1 986, anche grazie all’influenza della comunità scientifica, entrò in vigore la legge sul divieto della caccia alla balena. Nonostante questo, Giappone, Norvegia, Islanda, Russia e Corea hanno continuato la loro attività, arrivando complessivamente a uccidere circa 21 .760 balene. Nel 1 994 è stata istituita una grande area marina protetta di 50 milioni di chilometri quadrati intorno all’Antartide a protezione dei cetacei minacciati, ma anche questo non ha impedito a Giappone e Norvegia di continuare la caccia. nLoervmegoetisviazlaionci?acAciadestetarvedeai mantenere le popolazioni costiere, mentre per i giapponesi è ricerca scientifica. Le baleniere norvegesi si allontanano dalle loro coste attraversando acque internazionali per raggiungere i banchi di balene e le popolazioni costiere non hanno bisogno di tanto perché riescono a vivere solo con la pesca locale. Ormai l’unico scopo, non dichiarato, della caccia norvegese è il contrabbando con il Giappone, dove i prezzi per la carne di balena sono molto più alti. Infatti, regolarmente vengono scoperte nei mercati giapponesi carni “illegali”, spesso appartenenti a specie a rischio di estinzione . Le ricerche scientifiche del Giappone sulle balene non hanno ancora portato a nessun risultato degno di nota ma, dalla messa in atto della moratoria (la sospensione dall’obbligo di non uccidere balene è consentita dalla IWC se questo avviene per scopi scientifici), il Giappone ha ucciso 6.083 balenottere minori, 634 balenottere di Bryde e 400 capodogli. Oltre ai cetacei, sono coinvolte nella caccia indiscriminata anche altre specie, da cui si ricava il grasso. Tra queste, particolarmente grave è la situazione del leone marino australiano (Neophoca cinerea), l’unico pinnipede endemico dell’Australia. A causa delle baleniere, la popolazione sta drasticamente diminuendo e restano in tutto meno di 1 5 000 individui. Tpeugttnooqduiesctoorangognioossitavnotleonlt’aimri-, come quelli di Greenpeace, che sfidano le gigantesche baleniere, tentando di proteggere questi animali. Difficile cambiare le cose finché non si capirà che l’uomo è il primo a pagare le conseguenze di un comportamento predatorio e irrispettoso nei confronti della natura. Ancora una volta la soluzione sta nell’educazione delle popolazioni e nel progressivo cambiamento di abitudini che, per quanto possano essere simbolo di una tradizione antica, vanno adeguate alla vita del ventunesimo secolo. 6 Liberamente III uscita, Marzo 2017

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SCOPERTE In fondo al mar Recentemente alcuni studiosi hanno individuato un continente sommerso nelle acque dell'Oceano Indiano, proprio sotto la meravigliosa isola Mauritius. L'ipotesi della sua esistenza era nata qualche anno fa, nel 201 3, ma risultava davvero molto difficile trovare indizi che lo confermassero. Per questo motivo gli scienziati sono riusciti a fornire le prove necessarie soltanto il mese scorso. Questo continente “perduto” prende il nome di Mauritia, è realmente esistito ed è andato incontro al triste destino che si racconta nelle leggende mitologiche di Atlantide. Molto probabilmente copriva una super­ ficie di 150 mila chi­ lometri quadrati, all' incirca la metà del­ l'Italia. Le placche - o zolle - che co-stituiscono la crosta terrestre si muovono di appena pochi centimetri ogni anno; nei milioni di anni del nostro pianeta si calcola che abbiano percorso migliaia di chilometri. Effettivamente, circa 1 300 milioni di anni fa esisteva un supercontinente chiamato Rodinia che molto lentamente si frantumò in otto continenti raggruppati nella Laurasia, esteso di Xhomela Sollaku 3^B verso il Polo Nord e nel Gondwana, esteso verso il Polo Sud. Dopodiché si formano tre continenti: Laurentia, Angara e Gondwana che circa 200 milioni di anni fa si riunirono, formando la Pangea. In seguito la Pangea si divise, dando origine agli attuali continenti e provocando l'innalzamento dei mari. Secondo i ricercatori, Mauritia faceva parte dell'antichissimo continente chiamato Gondwana che univa l'Africa, il Sudamerica, l'Antartide, l'Australia, l'India e il Madagascar e che circa 1 80 milioni di anni fa iniziò a frantumarsi a causa dei movimenti della crosta tettonica. Quando il supercontinente Gondwana si smembrò in varie parti, piccole porzioni di crosta, oltre Mauritia, sprofondarono nell'Oceano. Intorno ai 90 milioni di anni fa si allontanarono dall'Africa anche Madagascar e India, che poco dopo si separarono a loro volta. L'India scivolò poi verso nord-est andando a scontrarsi con l'Asia, dove corrugò il Tibet e innalzò le grandi catene montuose dell'Himalaya e del Karakorum. Circa 80 milioni di anni fa, invece, si ipotizza che Mauritia si sia staccato dall'attuale Madagascar e sia stato successivamente ricoperto dalla lava delle eruzioni vulcaniche, scomparendo nei fondali dell'Oceano Indiano. La scoperta di questo continente inabissato fornisce approfondimenti sulla storia geologica del nostro pianeta, ma gli studiosi sono certi della presenza di altri microcontinenti. QUI, GALFER Ricordare è di Valerio un dovere Lorenzo Cancian 3^B “Buongiorno a voi tutti! Mi piace ritrovarmi periodicamente fra i giovani”. Esordisce così, lo scorso 27 Gennaio, Alessandro Roncaglio sul palco dell’evento #afuturamemoria, iniziativa organizzata dall’Associazione Treno della Memoria cui hanno partecipato più di 3000 studenti piemontesi. Anche 6 classi del Galfer hanno avuto l’onore di conoscere da più vicino testimoni che hanno vissuto in prima persona l’orrore e la drammaticità della Seconda Guerra Mondiale. Alessandro Roncaglio è uno di questi, un partigiano doc (e non un “ex-partigiano”), molto più semplicemente un uomo che ha trascorso 1 06 giorni in un campo di concentramento quando non aveva ancora compiuto 1 7 anni. “Raccontare questa esperienza è per me un dovere” dice Roncaglio con tono solenne e piuttosto patriottico. La sua storia rapisce in pochi istanti tutta la platea del Palaruffini che, commossa dalla tragicità e dalla crudezza del racconto di quei momenti, lo accompagna con frequenti applausi. Anche quest’anno è voluto essere presente; anche quest’anno ha deciso di non tradire quel giuramento pronunciato davanti “al mucchio dell’ignominia”, così come è solito definire quei corpi ammassati devastati da una guerra crudele e senza pietà. Anche lui cade nella commozione quando parla del padre, visto per l’ultima volta all’entrata di Gusen 2, ma nonostante ciò, afferma e conferma più volte di non provare odio verso coloro che sono stati portatori del male più assoluto. “Si vive così bene in pace. Conservatela come un vero patrimonio”. Tutti in piedi, fieri di poter applaudire un uomo consumato dalla storia ma ringiovanito dal valore. In due parole: Alessandro Roncaglio. Liberamente III uscita, Marzo 2017 7

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QUI, GALFER L' ex che non ti aspetti di Tommaso Tenconi Jolanda Baudino 3^G No, non si parla, come molti di voi penseranno, della fine di una qualche relazione sentimentale tra due individui, ma si tratta comunque di un amore forte, sincero e genuino, condiviso da tantissime persone di ogni parte del mondo: si parla dell’amore tra un uomo e un pallone. L’uomo in questione è l’ex calciatore e scrittore Paolo Sollier, nato nel 1 949 a Chiomonte. Martedì 5 dicembre, Sollier ha fatto visita ai ragazzi del corso Giornalismo e sport. Gli studenti (noi eravamo fra i presenti) hanno avuto la possibilità di intervistarlo, ponendogli le domande più varie riguardanti la sua vita e le sue esperienze. Il carisma e la simpatia di Sollier ci hanno affavsocirnreamtomoe cceorlcpaitroe tdaintoparclahrevene, per quanto sia complicato. Paolo Sollier inizia la sua carriera calcistica a dodici anni nel Vanchiglia, squadra torinese tutt’oggi esistente. Dopo la prima scuola calcio inizia la sua eccezionale scalata calcistica: parte infatti dalla categoria più bassa della FIGC (quella che oggi chiameremmo terza categoria) e, spinto da grinta, carattere e corsa, arriva in serie A nell’anno ’74-’75, dopo aver vinto il campionato di serie B con il Perugia, squadra che lo aveva comprato proprio all’inizio di quella stagione. Qui interrompiamo un attimo il racconto cronologico della carriera di Sollier per parlare di Sollier stesso. Paolo fin da giovanissimo ha avuto idee molto chiare sulla politica, altra sua grande passione, dopo o forse a pari merito con il calcio: l’ex infatti aveva aderito al movimento di “Avanguardia operaia” oggi non più presente, ed era solito salutare amici e tifosi con il pugno chiuso, tradiszitoenssaole Ssoallliuetrohaditesniuntisotraa. prLeo8 Liberamente III uscita, Marzo 2017 cisare che non lo faceva per pubblicizzare il suo partito, ma era un gesto più che altro rivolto a se stesso, per ricordarsi sempre e comunque chi era e da dove veniva. Questo orientamento politico condiziona molto la sua carriera, soprattutto nell’anno in cui arriva a giocare in serie A. I giornali parlano spesso delle sue idee politiche e, sempre a causa di queste, riceve insulti e minacce da varie tifoserie. All’epoca in cui gioca, il mondo del calcio era naturalmente molto diverso da quello di oggi. I calciatori non rilasciavano tante interviste come adesso, ma un giocatore alla settimana, qualche giorno prima del turno di campionato, era incaricato di rilasciare le dichiarazioni a nome di tutta la squadra. Il destino vuole che il turno di Sollier capiti proprio alla vigilia della partita contro la Lazio, squadra nota per la sua tifosseorliitae ddiomdeasntdrae. Adillaritofin, eil dgeiollrenalista gli chiede cosa avrebbe significato per lui, noto esponente di sinistra, giocare contro la squadra bianco-celeste. Dopo aver risposto con le solite frasi per non sbilanciarsi, uscendo dall’incontro gli scappa di dire sottovoce: «Certo che vincere mi farebbe ancora più piacere in quanto avremmo battuto la squadra di Mussolini». Ovviamente, il giorno seguente tutte le testate giornalistiche recavano questa sua uscita a caratteri cubitali, e alla partita i tifosi avversari si presentarono con un striscione con su scritto «Sollier boia». Nonostante questo, Sollier non perde mai la calma, rimanendo umile senza mai arrivare allo scontro diretto, verbale o fisico, ritenendo giustamente quest’ultimo non degno del mondo del calcio. Termina la stagione ’75-’76 con il suo Perugia che, in ottava posizione, all’ultima giornata di campionato batte la Juventus 1 -0, facendo vincere di conseguenza lo scudetto al Torino per la sua ultima volta fino a questo momento. Ma dopo la stagione in massima serie, passa prima al Rimini in serie B, dove verrà allenato anche da Helenio Herrera, e poi ripercorre, al contrario, tutte le categorie della FIGC. Dopodiché, all’età di quasi 37 anni, decide di attaccare gli scarpini al chiodo. Lui stesso si definisce «l’unico calciatore ad aver partecipato a tutte le categorie: sia all’andata che, un po’ più tristemente, al ritorno». Da lì intraprende una carriera da allenatore, terminata solo nel 2009, e da lui stessa definita “deludente”, nella quale non va mai oltre i livelli dilettantistici. Dopo questa esperienza in upanncphoi’nad,al Smololienrdosidealllocnatlacnioa, ma non perché il suo amore per questo sport si fosse affievolito. Ex calciatore, ex allenatore ma non ex giocatore: infatti, continua tutt’ora a giocare a calcio in compagnia di amici o della Nazionale di Calcio Scrittori, di cui fa parte. Ha infatti scritto anche due libri, intitolati “Spogliatoio” e “Calci, sputi e colpi di testa”, entrambi pubblicati dalla casa editrice Kaos, nei quali parla di calcio, politica e montagna, altra sua grande passione. Nel complesso l’incontro è stato leggero e affascinante con sempre presente un tono di ironia ma allo stesso tempo di serietà. Vi sarebbe ancora molto da raccontare ma non lo riporteremo per evitare di sminuirne fascino e bellezza, poiché leggere qualcosa è sempre diverso che sentirlo dire dal diretto interessato, soprattutto se quel diretto interessato si chiama Paolo Sollier!

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QUI, GALFER Esco e vivo Intervista allo scrittore Fabio Geda di Davide Ricciardella 1^F Sono state due ore diverse dal solito quelle di mercoledì 25 gennaio, per alcuni studenti del Galfer, che hanno avuto l'op- portunità di incontrare e dia- logare con iGceodcac,oaduritlloiree lo di Nsecl rmittaorree L'estate alla ciFsaobnioo fine del secolo, romanzi che alcuni di noi hanno avuto modo si apprezzare come lettura personale prima che come lettura suggerita dai docenti del Liceo per i mesi estivi di passaggio dalla scuola Media alla Scuola Superiore. Fin dalle prime parole Fabio Geda si è presentato come un uomo che ama raccontare storie, perchè ogni storia è un pezzo di realtà e, per lui, fare letteratura vuol dire questo. Le prime do- mande da parte nostra sono nate dopo un po' di esitazione e timi- dezza, ma poi ha vinto la curiosità di capire com’è il mondo visto dagli occhi di uno scrittore. Siamo rimasti affascinati da come la sua fantasia sia continuamente sti- molata dall’osservazione delle persone e della loro vita. L’im- barazzo iniziale quindi è stato presto superato e le domande si sono fatte più varie e incalzanti. Il clima è diventato molto più informale, come parlare con un amico, un amico che ti ascolta, a cui interessa ciò che dici. Questo incontro è stato fantastico proprio per questo: non sembrava una conferenza con un autore, ma una piacevole chiacchierata su passioni, obiettivi, ambizioni e su come si cambia crescendo. A- desso non stupisce più il fatto che proprio lui abbia scritto Nel mare ci sono i coccodrilli, il suo terzo romanzo, che ha venduto quat- trocentomila copie e è stato tra- dotto in ventotto paesi, riuscendo a raccontare, attraverso lo sguar- do di un bambino, tanto il dram- ma quanto il riscatto di chi deve lasciare il proprio paese. Ecco un piccolo assaggio di quelle piacevoli due ore passate con lui: Come ha fatto a diventare scrittore? Ho sempre avuto la passione per la scrittura e ho sempre scritto anche prima di farlo come lavoro. Ho fatto per molti anni l’educatore in comunità di ragazzi, venendo a contatto con molte storie e realtà diverse da cui ho tratto ispirazione per i miei racconti. Ho pubblicato il mio primo romanzo quando ho pensato che ciò che avevo scritto potesse avere qualcosa da raccontare anche agli altri. Qual è stato il suo primo racconto? Ho scritto il mio primo racconto in terza liceo scientifico per un concorso letterario indetto dalla scuola. Era un romanzo horror che avevo composto ispirandomi a Stephen King, di cui leggevo moltissimi libri. Sono stato il ragazzo più popolare della scuola per un giorno: è stato fantastico! Come si passa dall’avere un’idea allo scrivere un romanzo? Per scrivere un libro io parlo di “carotaggio della realtà”, faccio cioé come fanno i tecnici quando prendono un campione di terreno per analizzarlo. In questo modo è nato Nel mare ci sono i coccodrilli: Enaiatollah aveva una storia e gli occhi giusti per raccontare altre mille storie di immigrazione. Pensa già all’inizio come debba essere la struttura del racconto o la stabilisce scrivendo? Secondo me gli autori si dividono i“nardcuheitegttriu”.ppGi: lgi li ““eesspplloorraattoorrii”” eingil-i ziano a scrivere una storia senza sapere come andrà a finire, cambiando i dettagli in corso d’opera, facendo appunto un’av- ventura in essa. Gli “architetti” invece decidono già da subito la struttura del romanzo e devono solo poi aggiungere i dettagli, come gli architetti arredano le stanze di un palazzo finito. Io sono un “architetto”! Scrive con l’intento di trasmettere messaggi particolari attraverso i suoi libri? Come ho detto in precedenza io scrivo per raccontare storie e quindi realtà diverse. Ogni storia ha sempre qualcosa di nuovo da insegnarci e sta al lettore trovare i messaggi che essa contiene. Quando un lettore trova dei significati nascosti nei miei libri non sono quasi mai voluti, ma questo vuol dire che la storia gli ha trasmesso qualcosa. Cosa accomuna i suoi libri? Sicuramente il fatto che i protagonisti siano sempre dei ragazzi e direi che il tema del dialogo fra generazioni è centrale nei miei libri. I racconti che hanno come protagonisti dei ragazzi, infatti, raggiungono tutti: i ragazzi, perché vi si riconoscono; gli adulti, perché ritornano all'adolescenza vissuta. Consiglia ad altri giovani appassionati di scrittura di fare questo mestiere? Sicuramente sì. Ma soprattutto consiglio a tutti di capire cosa piace loro fare e di diventare bravi nel farlo. Bisogna sempre tentare di seguire le proprie passioni, anche facendo altro nella vita. Io ho lavorato per un certo periodo come educatore e grazie a questo ho conosciuto persone e storie. Il mio primo romanzo è nato circa vent’anni dopo il mio primo racconto, quindi nel frattempo ero cambiato. Oggi faccio lo scrittore, il lavoro dei miei sogni. Quindi, ragazzi, seguite sempre le vostre passioni! Liberamente III uscita, Marzo 2017 9

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Ansia, manuale di sopravvivenza di Sara Pisoni 3^M Sicuramente durante la vostra vita scolastica vi sarà già capitato di dover parlare in pubblico o semplicemente ai compagni di classe per esporre una ricerca o un progetto. Per e-sperienza personale so che l'ansia pre-discorso è micidiale per la sua riuscita. Molte volte mi è capitato che la penna che avevo in mano durante l'esposizione scivolasse dalle mie mani, per via dell'ansia e del tremore che provocava in esse, e volasse davanti alla profes-soressa o “accecasse” un mio compagno di classe. Ecco come cerco di sopravvivere in 5 mosse. In primo luogo vi è sicuramente la conoscenza dell'argomento: sembra scontato, ma non c'è niente di peggio che una persona non preparata che balbetta frasi scon- clusionate intervallate da fastidiosi “ehm... ehm... ah...”. Successivamente è bene evitare di spostarsi avanti e indietro con movimenti ampi e costanti; questo distrarrà gli spettatori e li farà annoiare. Non cercate di fare ridere: il disastro sarà assicurato. Una o due battute (meglio riguardanti voi stessi) vanno bene, ma di più sono rischiose. Ricordatevi che dovete esporre un progetto per cui avete lavorato, non il contenuto di un libro di barzellette. Il quarto consiglio che vi posso dare è quello di parlare direttamente al vostro pubblico. So che le slides che avete preparato a casa sono bellissime e perfette, ma non commettete il comune errore di parlare con loro anziché con gli ascoltatori! Come ultimo, ma non per im- portanza, evitate di coprirvi le mani con le maniche della felpa o del maglione: è sinonimo di insicurezza e di incertezza riguardo l'argomento che state per esporre e la diretta conseguenza è che perderete credibilità nei confronti del vostro pubblico. In conclusione, se siete ben preparati non ci sono ragioni per le quali la vostra presentazione potrebbe essere un fal- limento, quindi buona fortuna! LE 5 MOSSE -Conoscere l' argomento -Non muoversi eccessivamente -Non cercare di far ridere -Parlare al pubblico -Non coprire le mani con le maniche della felpa SUDOKU 10 Liberamente III uscita, Marzo 2017 di Edoardo Rinaldi 3^B

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RACCONTO - parte 3 Giochiamo? di Lorenza Maffei 3^H La vista ti si appanna e un forte odore ti infastidisce, lentamente ti addormenti, per tempo indefinibile. Quando ti risvegli è ancora buio, nasce in te la speranza che forse non morirai, non adesso, che puoi giocare ancora un turno e mostrare la tua abilità. Ti copri le orecchie e non senti niente; sotto la scrivania, racchiuso in te stesso, chiudi nuovamente gli occhi e aspetti. Hai paura, respiri fremente, ma i secondi scorrono e quando le tue palpebre prendono un colore aranciato, capisci di essere salvo. Incredulo ti alzi e alla luce vedi il secondo corpo, così simile all’altro, così immobile, distrutto. Non vuoi sapere come siano morti, vuoi solo andare via, nella stanza aleggia un’aria acre e inizi a sentirti male. Cerchi Davide, l’ultimo ancora che possa aiutarti, ma nel farlo ti accorgi che non è nella camera e che la porta è aperta. Tutto ha sempre meno senso: questo posto, queste persone, e adesso sei libero ma c’è il tuo nome scritto su quel biglietto, e niente ha senso. Esci. Fuori non è tetro come ti aspettavi: c’è un corridoio che gira a sinistra, ha le pareti completamente bianche e null’altro. Lo segui e dietro l’angolo trovi Davide e una porta. Lui ti guarda, è seduto a terra, sul volto ancora ha l’eco del pianto ma gli occhi infiammati di una rabbia devastante. Silenzio. Poi la sua voce mesta: «Ti sei svegliato tardi». «Me ne sono andato quando è tornata la luce. Ma tu sei uscito che era ancora buio, hai rischiato che-» Non riesci neanche a finire la frase che ti interrompe àtono. «No. L’ho sentito mentre lo uccidevano». Osservi intorno a te, ma c’è solo quella porta. Non sei sicuro di volerla attraversare, cosa mai potrà esserci dietro se non un altro inganno? «Morirai. Lo sai, vero?» Non ti guarda nemmeno mentre lo dice, lì fermo fissa il muro di fronte. «Devi essere tu la prossima vittima, perché non resisto più, voglio andarmene. E io » Si alza, ti osserva, una lacrima. Indugia. «Io non esiterò, non esiterò, a ucciderti, appena ne avrò la possibilità». Oh, Cristo pensi, proprio con lui dovevo rimanere? «Non hai nemmeno la forza di dirlo, e dovrei credere che avrai la forza di farlo?» Non lo temi, sai esserlo troppo debole, ma non vuoi avere problemi. «Lo farò». «Non hai ancora capito? Qui noi non decidiamo niente, sia-mo marionette nelle mani di squilibrati!» «Non mi interessa, farò di tutto per tornarmene a casa». «Stai zitto, allora, e renditi utile. Perché non sei entrato?» Piange, ti fa quasi pena. «Ascoltami: se mi uccidi e lui, o più probabilmente loro non vogliono, fidati che uccideranno anche te. Quindi ora continuiamo a collaborare». «È chiusa, credo legga un’impronta digitale». Giacomo, così c’era scritto sull’ultimo biglietto. È un i- stinto: provi e appoggi il tuo dito sul piccolo schermo sopra la maniglia. Non sei un indizio, bensì una chiave. Appena siete entrambi dentro, la vostra via d’uscita si blocca di nuovo. È un piccolo spazio quadrato, le pareti nivee, pavimento e soffitto uguali, un profumo sano che ti fa passare la voglia di vomitare; al centro vi è un tavolo, dello stesso ovvio colore pallido. Un foglio è fermato da un mazzo di carte, lo prendi e lo leggi. «Vieni,» indichi a Davide una delle due sedie e gli chiedi di accomodarsi, «è tempo di giocare veramente, dobbiamo fare tre partite, a briscola». Mescoli le carte. «A briscola? In due? E se non lo conoscessi?» «Lo conosci e probabilmente sei anche bravo. Sanno tutto di noi,» dirlo a voce alta lo rende ancora più perverso «e non possiamo rifiutarci». Iniziate il primo giro. Regina, regina, asso, jack. Pensi solo a vincere. Tre, jack, re, asso. Lui sta solo partecipando. Re, regina, tre, tre. Perché non gli hai detto che chi perde muore. Uno a zero. Una mano dopo l’altra concludete la seconda partita e arrivate ad un pareggio. La terza ti fa sudare, ma lasci l’ansia da parte e dai il massimo. Si apre una porta diversa e tu esci, continui il filo di questa orribile storia. Sei stato impassibile, perché non puoi più soffrire e vomitare; e anche quando quel colpo, partito dal nulla, ti ha sporcato del suo sangue, non un brivido è corso lungo la tua pelle. Liberamente III uscita, Marzo 2017 11

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LIBRI L'infinito ferito di Alessandro Reinieri 5^C “L’idea di considerare la fragilità non un qualcosa di negativo, ma addirittura un’arte, può rischiare di risultare una contraddizione logica, e costruire un intero scritto su un ossimoro un gesto quantomai azzardato; il sottotitolo, poi, costruito in maniera manualistica, avanza una forte pretesa: il potere salvifico della lettura delle opere di un poeta, Leopardi, noto ai più per il suo fisico deformato e la sua visione pessimistica della realtà”. Le poche righe sopra riportate riassumono il pensiero che un qualsiasi lettore formulerebbe a partire da una rapida occhiata al titolo. Eppure, sin dall’immagine di copertina i pregiudizi iniziali tendono a sfumare: una farfalla, simbolo di bellezza e di fragilità, che si è posata su una falce di luna di legno, immersa in un cielo stellato stilizzato. Il piccolo insetto, insieme effimero e meraviglioso, è riuscito a librarsi al di là dei limiti fisici a lui imposti dalla Natura, per arrivare a conquistare il satellite. Malgrado la sua fragilità, essa ha raggiunto l’infinito. Così, attraverso un immaginario carteggio tra il poeta ottocentesco e il professor d’Avenia, l’opera si pone l’obiettivo di presentare ai giovani, agli adolescenti, il vero volto di Giacomo Leopardi, nella sua dimensione umana e per questo fragile. Proprio grazie a que­ sta fragilità egli è sta­ to capace di raggiun­ gere l’infinito. Il suo segreto? Scrive d’Avenia che egli arrivava ad ironizzare sulla propria deformità, della quale si sentiva anche un po’ fiero, perché gli permetteva di cantare il proprio dolore. Ecco perciò caduta la definizione di poeta pessimista: i pessimisti non cantano. E, quasi senza accorgersene, inserisce tra i versi dei suoi canti le risposte, i medicamenti per le sofferenze del cuore. Un libro intenso, affascinante, ricco di spunti di riflessione, idee di miglioramento e - di gran lunga la parte più importante dello scritto - di testimonianze di vita vissuta, che commuovono e spronano a vivere la vita ogni minuto, ricercando la bellezza nelle cose più fragili, perché per far germogliare la pianta di un’esistenza rigogliosa occorre che il seme si rompa ed accetti l’humus, le “scorie” che ha intorno, il dolore, e se ne nutra, ne faccia il proprio ariete per sfondare il terreno e fiorire libero. L’autore ribadisce ciò che già il poeta aveva indicato nelle sue opere: l’immanenza dell’infinito all’individuo, che grazie alle immagini “vaghe” ed “indefinite” giunge a capire di essere egli stesso quell' infinità in cui “s’annega” il pensiero. Ed al centro dell' intero scambio di lettere vi è la vulnerabilità, la ferita iniziale, indispensabile a librarsi in altezza per giungere, infine, alla risposta dell' interrogativo che ogni adolescente si pone: “Ove giunge questo vagar mio breve?” 12 Liberamente III uscita, Marzo 2017

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GIRO D' ITALIA La città delle bici di Chiara Peretti 2^B Ferrara, la città delle bici, è un piccolo comune in Emilia Romagna cui l’UNESCO ha conferito il titolo di Patrimonio Mondiale dell'Umanità, per la prima volta nel 1 995 come città del Rinascimento e nel 1 999 per il delta del Po, insieme alle meraviglie estensi. È inoltre una meta molto ambita grazie al centro storico, rimasto quasi completamente circondato dalle mura che hanno mantenuto intatto il loro aspetto originario nel corso dei secoli. Il periodo in cui questa città ebbe il massimo splendore fu durante il regno degli Estensi, dopo le battaglie tra Guelfi e Ghibellini, circa nel 1 300. Questa potente dinastia ci lascia il loro palazzo ancora intatto: il Castello degli Estensi, in pieno centro, è tutt’oggi visitabile, infatti si possono ammirare le ampie sale affrescate e le prigioni; solamente nel CINEMA periodo estivo, poi, è possibile fare un giro nel fossato su un piccolo battello che illustra le origini e le azioni della famiglia. Un’ altra attrazione turistica di grande impatto è il Palazzo dei Diamanti, sempre collocato nel centro della città. La sua caratteristica principale è quella di essere ricoperto da oltre 8.500 bugne (blocchi di marmo di forma piramidale), di colore bianco e rosa, dove la leggenda narra ci sia nascosto un diamante autentico. All’interno la struttura presenta un ampio cortile rinascimentale con un chiostro e un pozzo; il palazzo ospita anche importanti mostre temporanee di grande richiamo Film da non perdere internazionale. Un ultimo monumento assolutamente da citare è il Palazzo Schifanoia: il suo significato non è proprio come potrebbe sembrare, infatti è “il luogo in cui schivar la noia”. A causa del terremoto in Emilia Romagna del 201 2 è visitabile solamente il Salone dei Mesi e la Sala degli Stucchi: al loro interno sono presenti affreschi pagani rinascimentali attraverso i quali si celebrava l’ottimo governo del duca di Ferrara. Atmosfera rilassata, poche auto nel centro storico, gente che si gode la vita, città rinascimentale sono le parole chiave che distinguono Ferrara dalle altre città italiane e non resta solo che toccare con mano tutto ciò programmando una piccola gita, dato che è anche una meta ben connessa dai prezzi alla portata di tutti. di Caterina Boschis 3^D LION: drammatico Con Dev Patel, Nicole Kidman, David Wenham e Rooney Mara. Il film, tratto da una storia vera, parla della ricerca da parte di Saroo (un ragazzo indiano) della sua famiglia d'origine. Saroon, infatti, si è perso a Calcutta all'età di cinque anni, dopo aver seguito in fratello maggiore su un treno in modo da poter rimediare qualche soldo, e, a vent'anni, dopo essere stato adottato da una famiglia di Melbourne, comincia a ricordare il suo passato e a maturare il desiderio di ritrovare la sua famiglia. L'ho trovato decisamente edificante (in quanto ricco di tematiche e significato), commovente e dolce. Liberamente III uscita, Marzo 2017 13

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LA LA LAND: musical, romantico-drammatico Di Daniel Chazelle, con Emma Stoone e Ryan Gosling. Il film parla, attraverso il pretesto di una storia d'amore tra i due protagonisti Mia (un'attrice) e Sebastian (un pianista jazz), del tema dei sogni, delle aspirazioni e della fantasia. L'ho trovato decisamente romantico (ma non troppo sdolcinato e abbastanza realistico), delicato e dolce; penso che la scelta delle musiche sia perfetta (tranne i primi cinque minuti, in cui sembra un'americanata incredibile) e decisamente coinvolgente. Colgo l'occasione per ricordare lo (scanadalosissimo) scambio delle buste agli oscar: per colpa di Brian Cullinan (revisore di conti per la PriceWaterhouseCoopers) il primo premio era stato inizialmente assegnato al film "La La Land" al posto che a "Moonlight" (al cinema in Italia da Febbraio). MUSICA Il buisness delle emozioni Bagarino: voce romanesca che deriva dall’arabo baqqal (venditore al minuto). In origine, secondo l'uso romanesco (fedele al significato arabo), il bagarino è semplicemente il rivenditore al dettaglio, come fruttivendoli e ortolani che vendono nei mercati cittadini la merce acquistata ai mercati generali. Oggi, leggendo questa definizione, ci si fa delle grosse risate, purtroppo amare. La definizione odierna di “bagarino” identifica quel “simpaticissimo” personaggio che incetta e rivende a prezzo maggiorato qualcosa di molto richiesto, perlopiù biglietti per spettacoli, gare, partite e chi più ne ha, più ne metta. Certamente questo fenomeno è ben diffuso – attenzione: non solo in Italia, bensì in tutto il mondo – da tantissimi anni, ma negli ultimi mesi la questione ha preso il sopravvento. A lanciare l’allarme è stato un servizio – scatenato dallo “scandalo Coldplay” – de “Le Iene”, di Spagnoli, Viviani e De Vitiis, mandato in onda il 9 novembre 201 6, dove intervistavano un’impiegata di un' azienda di secondary ticketing riuscendo inoltre ad ottenere contratti e fatture che proverebbero la collaborazione tra Live Nation Italia e Viagogo, quindi tra la più grande agen-zia di organizzazione eventi e un sito di bagarinaggio online. Dobbiamo però partire dal presupposto che, da ormai quindici anni, le principali agenzie organizzatrici di eventi hanno un contratto di esclu-siva con TicketOne per la vendita dei biglietti online, con l’obbligo di cedere il 30% della capienza o della previsione d’incasso. Secondo “Le Iene”, i conti non tornano. Sembrerebbe che a TicketOne non arrivino effettivamente tutti i tagliandi, perché alcuni organizzatori venderebbero, a prezzo normale, direttamente ai siti di secondary ticketing (come Viagogo) i biglietti cartacei, per poi riproporli online, con prezzi raddoppiati se non, come con i concerti di Coldplay, Bruce Springsteen, Depeche Mode, Ed Sheeran e U2, arrivando anche a dieci volte tanto il prezzo originale. Ma la cosa sconcertante sarebbe il di Carlotta Solenne 4^A funzionamento di quest’accordo, poiché a guadagnarci sarebbero soprattutto i promoter stessi! Uno dei documenti citati nel servizio mostra infatti come il 90% dell’incasso ritorni all’azienda stessa. Sempre nel servizio de “Le Iene” viene intervistato Roberto De Luca, direttore della Live Nation Italia, il quale, per cercare di respingere le accuse, afferma di esser stato “obbligato” a simili azioni, in alcuni casi proprio dagli artisti stessi, ai quali prenderebbe una parte del guadagno. 14 Liberamente III uscita, Marzo 2017

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Scoppia il pandemonio. Cantanti italiani come Giorgia, Vasco Rossi, Cesare Cremonini e Tiziano Ferro esprimono la loro amarezza sui social, per poi assicurare la loro presa di distanza dalla Live Nation, ribadendo più volte di non esser mai stati a conoscenza di un simile atteggiamento. Inutilmente la Live Nation ammette che le accuse asirtisritfiesritvraannioeri,soplooichaéd laalScuianei e L’Ansa sono già al lavoro. Il clima è molto turbolento. Finalmente persone come Claudio Trotta, fondatore della Barley Arts (anch’essa organizzatrice d’eventi) e uno dei primi ad aver esposto alla procura dati secondo i quali 1 5-20mila biglietti di Springsteen erano finiti sul mercato secondario, possono permettersi d’esclamare un “ve l’avevo detto”; d’altro canto, come ricorda il direttore della Siae, dietro a questo mercato ci sono interessi da circa 8 mmiolinadrdoi, qdui inddoi lllaarliottian ètuatntocheil combattuta da chi non vuole abbattere questo commercio. Per ora, l’ipotesi d’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, e le indagini sono più aperte che mai. Purtroppo, nonostante le inchieste, i biglietti sui siti di rivendita sono ancora a prezzi esorbitanti, ma, soprattutto, sono ancora troppi – il che esclude, a logica, la “casta” opzione del “sono semplici fan che, impossibilitati alla partecipazione dell’evento, decidono di rivendere il loro biglietto, in modo da non perderci soldi e dare un’occasione a chi non è riuscito a trovarli”. Sono già stati cancellati 200 ordini “sospetti” e 600 biglietti a rischio di secondary marketing èdell’ucnoinccoerptorodvevgeldi iUm2e,nmtoa. nPoenr ora il governo sta proponendo un emendamento con l’opzione dell’obbligo del biglietto nominale, idea non ampiamente condivisa. (Ad esempio, in un secondo servizio di Viviani, Francesco, un bagarino “evoluto” in brocker, ci spiega che sarebbe solo una seccatura, ma che assolutamente non risolverebbe il problema). Non ci resta che aspettare notizie e lasciare la palla ai parlamentari. MUSICA Un mistero tra le note di Mozart La musica è magia e tra le sue note nasconde un segreto che modifica chi l’ascolta di Federica Di Monaco 5^B “La musica fa crescere i pomodori”. È proprio così che si intitola il nuovo libro scritto dal pfaemVoesossdicircehtitooree dp’uobrcbhliecisztzraatoBedpaFabio Fazio a “Che tempo che fa” in una delle ultime puntate. «Le radici reagiscono ad una frequenza fissa di 200 Hz» spiega il Professore Stefano Mancuso dell’Università di Firenze, del Dipartimento di Neurobiologia Vegetale «che corrisponde ad un’unica nota» aggiunge il maestro d’orchestra. L’insieme delle frequenze e quindi delle note che formano una composizione musicale generano una reazione nella pianta che la fa crescere meglio e più velocemente. Tali effetti benefici, non ancora spiegati scientificamente, vengono sfruttati da numerosi viticoltori, tra cui l’avvocato milanese Carlo Cignozzi, che dopo aver lasciato la sua professione ha deciso di trasferirsi sulle colline di Montalcino, in Toscana, per dedicarsi proprio a quest’opera. «La musica determina una migliore crescita della pianta, più foglie e più resistenti» afferma Cignozzi, dopo aver diffuso l’armonia di Mozart su tutte le sue coltivazioni. Non sono solo le piante, però, a beneficare della sinfonia del mgruacncdhee.muQsuiceissttea, umltaimea,nchceomlee dimostra un esperimento condotto all’università di Medison nel Wisconsin, non solo producono il 7,5% del latte in più, ma sembra che ritornino nelle loro stalle con molto più piacere se accompagnate dalla dolce melodia del compositore austriaco. Se quindi, sia le piante e sia gli animali riescono a migliorarsi solo ascoltando dei suoni armoniosi, senza sforzi o spese particolari, anche noi umani possiamo usufruire di questa magnifica scoperta? L’esperimento dei due fisici statunitensi Gordon Shaw e Frances Rauscher dimostra di sì. Questi, infatti, divisero i bambini di una scuola in tre gruppi, facendo ascoltare ai primi la canzone easy listening, ai secondi Mozart mentre il terzo gruppo rimase in silenzio. In seguito a tutti i bambini venne chiesto di affrontare un test chiamato “Stanford-Bine”, che misura il QI. Il risultato fu strabiliante. I bambini, infatti, che avevano ascoltato Mozart ottenaneltrrio. risultati superiori a tutti gli Le ricerche sull’argomento sono continuate e furono numerosi anche i dissensi di coloro che non riuscirono ad ottenere gli stessi risultati. La conclusione che fino ad adesso è stata raggiunta è che la musica di Mozart ha la capacità di migliorare l’intelligenza spaziale, ovvero la capacità di percepire le forme e gli oggetti nello spazio, solo per i quindici minuti successivi all’ascolto delle sue sinfonie. Il motivo per cui questo effetto si generi soltanto con il grande Wolfgang Amadeus e non con un artista altrettanto importante come Beethoven o perché le piante, ascoltando heavy metal, tentino di allontanarsi dalla fonte sonora, non è stato ancora scoperto, ma l’impegno dei ricercatori potrà dare una base scientifica a quello che oggi viene chiamato “effetto Mozart”. Liberamente III uscita, Marzo 2017 15

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