Consulting 04_2007

 

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Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 - POSTE ITALIANE S .p .A . - spedizione in A . P. D . L . 353/03 (CONV . L . 46/04) ART . 1 co . 1, DCB ROMA - Prezzo per copia € 12,00 Anno 5 - nº 4 luglio-agosto 2007 La rivista del consulente d’azienda Speciale Scavi e sbancamenti Il vademecum per la sicurezza La disciplina sui ritardi nel pagamento delle transazioni commerciali di beni e servizi Enti locali & rinnovamento In provincia - quando si vuole si respira un aria migliore

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Perché abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici . Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica . Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi . Offerta promozionale Per n . 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n . 3 abbonamenti annuali: € 144,00 Per n . 5 abbonamenti annuali: € 240,00 € 130,00 € 210,00 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 4 - luglio-agosto 07

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazionee GEVA S.r.l. Viadei Lincei,54- 00147 Roma Tel./fax:065127106- 065127140 www.gevaedizioni.it- e-mail:info@gevaedizioni.it GEVAS.r.l. Tutti i diritti sonoriservati. DirettoreResponsabile:NicolaGiovanni GRILLO Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica: JoséLuis CastillaCivit Pubblicità:GEVAS.r.l.-Viadei Lincei,54– 00147Roma Stampa:NewGraphic- Roma; Tiratura: 1000copie; ChiusoinTipografia il: agosto2007 AutorizzazioneTribunaledi Roman° 569del 15/10/2002 POSTEITALIANES.p.A.- SpedizioneinA.P.D.L.353/03(Conv.L.46/04) art. 1co. 1, DCBRoma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni oper l’inoltrodi propostedi abbonamento. Ai sensi dellaLeggen° 196del30/06/2003(modificatodallaLeggen° 45del26/02/2004) ènelSuodiritto richiederelacessazionedell’invioe/ol’aggiornamentodei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10dellaleggecitata, lafinalitàdel trattamentodei dati relativi ai destinatari del presenteperiodico, odi altri dellostessoeditore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisceai soggetti interessati i diritti di cui all’art.13dellasuddettalegge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzionedei quali nonèstatopossibileidentificarela titolarità,l’editoresi dichiaradisponibilearegolareleeventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnanoesclusivamentei singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazionedell’autoreedellafonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnatadaunabrevesintesi. Costoabbonamento: Abbonamentoper 12mesi, 6numeri (Italia): € 48,00 Singoli numeri: € 12,00 Numeri arretrati: € 14,00 Per leaziende: - n.3Abbonamenti contestuali annuali: € 130,00 - n.5Abbonamenti contestuali annuali: € 210,00 Gli abbonamenti possonoesseresottoscritti inviandounafotocopiadella ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106/ 06.5127140, oppureviae-mail: info@gevaedizioni.it Modalitàdi pagamento: 1) Versamentoinc/cp.n.33203746,CAB03200,ABI 7601intestatoa: GevaS.r.l.-Viadei Lincei,54- 00147Roma 2) Bonificosuc/cbancariointestatoa: GevaS.r.l., Bancadi RomaABI: 03002, CAB: 03268, CIN: D, c/cno1452/54 Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamentosia sottoscrittonel 1° trimestredell’anno, essodecorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualorasianoancoradisponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via e-mail, con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l., almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, sevariate, lemodalità di rinnovoentroloscaderedell’annodi abbonamento. Anorma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no633 e del D.M. 9 aprile1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti ècompresanel prezzodi venditaedèassolta dall’editore, chenonètenutoadalcunadempimentoexart. 21del suddettodecreto no633/72;di conseguenza,innessuncasosi rilascianofatture.Perquantoriguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneoadogni effettocontabileefiscale. Cambiamenti climatici e riscaldamento globale Soluzioni complementari ed integrative alla riduzione di gas serra Franco COTANA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 7 Imprese in regime di appalto e subappalto Il tesserino di riconoscimento dei lavoratori occupati adesso è obbligatorio Leonardo EVANGELISTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 10 Imprese, imprese esecutrici e lavoratori autonomi nei cantieri edili Il rapporto fra il D. Lgs. n. 626/94 e il D. Lgs. n. 494/96 Gerardo PORRECA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 12 Speciale Scavi e sbancamenti Il vademecum per la sicurezza Elena COLLETTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 16 Greenergy L’efficienza energetica paga! Vediamo un esempio concreto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 22 Enti locali & rinnovamento In Provincia – quando si vuole – si respira aria migliore Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 24 La disciplina sui ritardi nel pagamento delle transazioni commerciali di beni e servizi Tiziana DE NUNZIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 26 Ozono Fra l’attuale e la prossima legislazione Aldo DI GIULIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 30 Sviluppo industriale e tutela ambientale Quali opportunità nei paesi in via di sviluppo Daniel ROSSI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 36 Notizie dalle associazioni Il “Decreto Bersani” Una falsa liberalizzazione e un danno per il paese Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 39 La Tribuna dell’Albo Pag. 40 Il grillo parlante Pag. 41 Ultima pagina Pag. 42 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 4 - luglio-agosto 07 3 Le a Il Co Artic

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4 www.uppercom.it Upper Com S.r.l. Distributore per il Lazio La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 4 - luglio-agosto 07

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Editoriale Editoriale L’ecotassa o “tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti” fu istituita ormai più di dieci anni fa, con la Legge n.549 del 28 dicembre 1995. Il provvedimento definiva, oltre alle linee guida per l’attuazione, anche i principi ispiratori, che agli occhi degli addetti ai lavori apparivano lusinghieri e densi d’ottimismo. Tra le altre cose, infatti, vedeva per la prima volta la luce il Fondo ambientale, nel quale doveva essere conferito il gettito dell’ecotassa secondo i parametri stabiliti dalle diverse Regioni. La liquidità del Fondo sarebbe servita per finanziare una serie di attività e di interventi volti alla tutela ambientale e al miglioramento della gestione ambientale, a sostegno degli strumenti idonei al raggiungimento degli obiettivi che sarebbero poi stati posti dai successivi decreti nazionali (come il D. Lgs. n. 22/97, c.d. decreto Ronchi) ed europei. Tanto per elencare qualcuna di tali attività finanziate possiamo citare: - misure finalizzate ad incentivare la diminuzione della produzione di rifiuti; - misure finalizzate ad incrementare il recupero di materie prime ed energia, soprattutto con metodi alternativi all’incenerimento tal quale e al conferimento in discarica; - opere di bonifica e recupero dei siti e dei suoli inquinati; - progetti di istituzione e mantenimento delle aree naturali protette. È andata davvero così? Orbene, se analizziamo la situazione odierna in cui versa il comparto dei rifiuti, non possiamo certo ritenerci soddisfatti, soprattutto se puntiamo l’attenzione verso quelle aree della penisola sottoposte a commissariamento speciale poiché funestate dalle ormai famigerate e frequenti “emergenze”. Casi a parte sono costituiti dall’incremento delle aree naturali protette (comunque non commisurato agli introiti previsti) e da alcune Regioni particolarmente “felici e fortunate”, quasi sempre a statuto speciale. Come è potuto accadere invece che altrove (quasi) tutte le buone intenzioni manifestate una dozzina di anni fa siano andate a finire disattese? La questione è complessa e non può essere risolta in poche parole, però ci sembra opportuno almeno tentare di informare i lettori (anche loro, direttamente o indirettamente contribuenti chiamati in qualche modo al pagamento dell’ecotassa) sul “pasticcio” che è stato e continua ad essere combinato anche ai loro danni. Andiamo per ordine e cerchiamo di ripercorrere il viaggio dell’ecotributo, a partire dal primo pagante, cioè colui che conferisce il rifiuto alla discarica. Da quest’ultimo, il balzello passa nelle mani del titolare dell’impianto, ovvero il soggetto passivo effettivamente tenuto per legge al versamento finale a vantaggio della Regione competente. La Regione gira il 10% della somma introitata alla Provincia d’appartenenza dell’impianto e trattiene il restante 90%. Il 20% di tale 90%, ossia il 18% della primigenia ecotassa, finalmente, andrebbe ad “ingrossare” il Fondo ambientale, che dovrebbe servire per finanziare tutte le buone iniziative di cui sopra. Già, dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, in quanto non è affatto detto che vada così;la disciplina dell’ecotassa,pur se sono trascorsi tanti anni, non è ancora stata definita univocamente ed universalmente da tutte le Regioni, né ad oggi sono sempre stati messi in opera validi strumenti economici collegati alle situazioni locali e alle diverse territorialità. Eccettuati i pochi casi modello di cui sopra,possiamo piuttosto vedere come in gran parte d’Italia sussistano carenze strutturali anche gravi nella gestione dei rifiuti (gestione ancora neanche lontanamente integrata, come dovrebbe già essere), per migliorare le quali occorrono fondi – appunto – ed investimenti mirati da parte degli organi istituzionali. Fondi ed investimenti che potrebbero essere attinti anche dal Fondo ambientale e che invece non risultano ivi disponibili. Eppure da più di dieci anni lo Stato – ancorché attraverso le Regioni – continua a prendere denaro dai gestori delle discariche e ad illudere loro e tutti i cittadini con il miraggio del Fondo ambientale, senza curarsi di mantenere quel che promette. Da tredici anni a questa parte l’aliquota dell’ecotassa ha subito una crescita costante (dati certificati da una ricerca di Confedilizia), mentre la qualità generale della gestione ambientale percepita dai cittadini (specie nel Centro-Sud) è andata decisamente in controtendenza. Che fine fanno, allora, i soldi mai giunti nei rispettivi Fondi ambientali? Nella migliore delle ipotesi, si può prevedere che il 18% “fantasma” dell’ecotassa venga dirottato per ripianare degli ammanchi fiscali di varia natura (ce ne sono sempre in ogni bilancio) o per essere reinvestito a supporto di altri progetti previsti dall’Amministrazione… Bene, non sono sperperati o “arraffati” dunque (ricordiamo che questa è l’ipotesi più ottimistica), ma anche in questo caso ci sarebbe di che arrabbiarsi e ne spieghiamo subito il motivo. Il principio ispiratore dell’ecotassa, enunciato in apertura, era precipuamente quello di disincentivare il ricorso alla discarica e lo spreco di materia ed energia,“penalizzando”economicamente i gestori delle discariche“sprecone”e ridistribuendo il denaro ad essi prelevato a favore di soggetti tesi al recupero ambientale. Nell’attuale regime in cui è stata relegata, invece, l’ecotassa è ridotta a una banale e poco ecologica… tassa, essendo investita solo di un significato fiscale e nulla più. Che dire, si tratta dell’ennesima occasione sprecata a causa di un’innata pigrizia organizzativa degli Enti? O peggio ancora? Non si sa, per il momento però ci riproponiamo di fare una cosa: se mai ci capiterà di dover pagare l’ecotassa, tratterremo per conto nostro il 18% dell’importo… 5 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 4 - luglio-agosto 07

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6 -ANIFESTAZIONI&IERISTICHEE#ONVEGNISTICHESU4EMATICHE!MBIENTALI .OTIZIEDALLE!GENZIEPERLA0ROTEZIONE!MBIENTALE 3PAZIDEDICATIAESPERIENZEEPROGETTIDI2EGIONI 0ROVINCEE#OMUNI 3ERVIZIOFFERTIDA!ZIENDE !SSOCIAZIONIDI#ATEGORIA )MPRENDITORI !GGIORNAMENTIE!PPROFONDIMENTI,EGISLATIVI !TTIVITËDELLE!GENDE,OCALI .ORMATIVA!MBIENTALEDELL5NIONE%UROPEA 3ISTEMIDI1UALITËE#ERTIFICAZIONI "ANDI !GEVOLAZIONIE#ONTRIBUTINEL3ETTORE!MBIENTALE 0ARCHI 2ISERVEE!REE0ROTETTE 0ATRIMONIOPAESAGGISTICOEARTISTICODASALVAGUARDAREEVALORIZZARE "LOCK .OTESDEIPRINCIPALIAPPUNTAMENTI 2!X! #2%!:)/.%05"",)#)4!2)! #!3!%$)42)#% '2!&)#! 3/&47!2% &/4/'2!&)! $%3)'. 02/'%44!:)/.% !,,%34)-%.4)&)%2)34)#) !2#()4%4452!!22%$!-%.4/ La rivista del consulente d’azienda AGENZIADISERVIZI&REE3ERVICESRL VIADEL#ONSORZIO  &ALCONARA-!N TELFAX INFO REGIONIEAMBIENTEIT WWWREGIONIEAMBIEaNnTEnITo 5WW- WnºON4ON-IlTuglio-agosto 07     

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Cambiamenti climatici e riscaldamento globale Soluzioni complementari ed integrative alla riduzione di gas serra Franco COTANA* In questi giorni è di grande attualità l’effetto serra e riscaldamento globale della Terra . È ormai convinzione diffusa che gli inverni miti e i fenomeni catastrofici frequenti siano il frutto della troppa energia che la Terra cattura dal sole e che non riesce a smaltire a causa della coltre sempre più spessa di gas serra (in particolare CO2) che altera la composizione chimica dell’atmosfera . Pochi parlano delle soluzioni da mettere in campo per risolvere tale problema . La soluzione più semplice prospettata è la più ovvia cioè quella di ridurre o addirittura eliminare le emissioni di gas serra in atmosfera; è tuttavia impensabile spegnere il riscaldamento delle abitazioni, ridurre la produzione delle fabbriche, fermare il traffico dei veicoli, in poche parole tornare indietro di qualche secolo . Tale ipotesi sarebbe peraltro incompatibile con i fabbisogni primari di una popolazione mondiale che conta oramai più di sette miliardi di individui . Agire sugli sprechi di energia, ridurre il consumo di combustibili fossili, attuare una politica di risparmio energetico, migliorare tecnicamente l’efficienza energetica di case, auto, macchine di ogni tipo è un dovere di tutti, ma questo non permetterà comunque di contrastare il problema in maniera risolutiva . Occorre infatti pensare che molti paesi in via di sviluppo hanno assoluta necessità di utilizzare combustibili fossili per consentire lo sviluppo della propria economia e di conseguenza per migliorare le condizioni di vita della propria popolazione . Sarebbe quindi un’ingiustizia sociale, da parte dei paesi industrializzati, la proibizione dell’impiego di tali combustibili per contrastare l’incremento di concentrazione di gas serra in atmosfera . Una soluzione alternativa e complementare per la riduzione dei gas clima alteranti è quella di modificare artificialmente di pochissimo l’albedo medio della Terra, vale a dire di modificare la quantità di energia che, provenendo dal sole, è riflessa dalla Terra e non contribuisce quindi al suo ri- * Ordinario di Fisica Tecnica Industriale presso l’Università degli Studi di Perugia e Direttore del Centro nazionale di Ricerca sulle Biomasse 7 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 4 - luglio-agosto 07

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scaldamento. Si tratta di controllare gli scambi termici per ir- raggiamento che governano l’equilibrio termico. La Terra con la sua atmosfera può essere infatti considerata un sistema termodinamico che scambia energia con l’Universo ed i corpi celesti, in particolare con il Sole e la volta celeste. Partendo da questo concetto è possibile trovare la soluzione del problema, una soluzione concettualmente semplice destinata a rivolu- zionare l’approccio ai cambiamenti climatici. Si tratta cioè di mettere in atto provvedimenti compensativi che provocano effetti opposti a quelli prodotti dall’aumento della concentrazione di gas serra in atmosfera, ristabilendo un equilibrio di scambio termico per irraggiamento in Watt/m2 pari a quello dell’era preindustriale. Attraverso la metodologia proposta sarà possibile control- lare la temperatura terrestre; è come avere a disposizione un - formazione di strati di sale marino su isole galleggianti se- termostato collegato alla Terra che ne mantiene costante la misommerse, etc. 8 temperatura compensando le cause che ne determinerebbero l’aumento o la diminuzione. Si tratta di controllare gli Quanto sopra è già stato quantificato in termini di superfici scambi termici per irraggiamento che governano l’equilibrio equivalenti a tonnellate di CO2 * : termico della Terra. 1. Saline. Riattivando le saline in disuso si potrebbe raggiun- L’energia che arriva sulla Terra dal Sole, attraverso la radia- gere l’equivalente del 10% degli obiettivi del protocollo di zione elettromagnetica, è la cosiddetta onda corta tipicamen- Kyoto; creandone altre, la percentuale potrebbe aumenta- te tra 0,2 e 4 micometri essa viene in parte riflessa dalle nubi re. Le saline tenute in esercizio hanno superfici sufficien- e dalle altre particelle presenti nell’atmosfera (circa il 26%), temente bianche da riflettere i raggi del sole. Il processo è in parte viene assorbita dalle nubi e da altri gas e particelle reversibile perchè allagando le vasche l’albedo (ovvero la presenti nell’atmosfera (circa il 19%), mentre il restante 55% riflessione della luce solare) torna al valore normale; circa raggiunge la superficie dove viene in parte assorbito dal 2. Un trattamento sbiancante sulle strade principali italiane terreno e dall’oceano trasformandosi in calore, ossia la cosid- sarebbe sufficiente per raggiungere il 50 % degli obiettivi detta onda lunga – tipicamente tra 4 e 25 micrometri – che ha del protocollo di Kyoto; molta più difficoltà a riattraversare l’atmosfera e disperdersi 3. Un trattamento sbiancante su tetti e capannoni industriali nello spazio, specie se aumenta la concentrazione di CO2 o di altri gas clima-alteranti (effetto serra) . potrebbe contribuire per il 40%; I costi delle tecniche sopra citate sono molto contenuti: La porzione riflessa nello spazio è circa il 4% dell’energia meno di cinque o sei euro per tonnellata di CO2 equivalente, complessivamente incidente sul suolo terrestre. Se si riuscis- considerando i costi di una salina ovvero, nel caso di strade se a far uscire verso lo spazio il 6% dell’energia incidente sul e piazze, che una superficie dopo l’imbiancatura “lavora” per suolo terrestre, il problema del riscaldamento globale sareb- almeno 8-10 anni. be risolto. La tecnica per conseguire tale risultato è in fase di messa a punto. Essa consiste in una serie diversificata di soluzioni volte principalmente ad aumentare (seppure di pochissimo) l’albedo me- dio della Terra. Esempi: - trattamento di superfici antropizzate (strade, piazze, costruzioni, abitazioni, capannoni industriali, etc.) per renderle più chiare o più “bianche” ovvero più riflettenti la radiazione solare; - dispositivi con ampie superfici artificiali bianche compatibili con l’ambiente; - soluzioni completamente naturali, quali la coltivazione di specie vegetali con particolari proprietà cromatiche; - riattivazione di saline dismesse, creazione di nuove saline artificiali in zone di basso pregio (in corrispondenza di siti industriali prospicienti il mare, raffinerie, centrali termoelettriche, etc.) * Una tonnellata di CO2 è circa il quantitativo emesso in atmosfera da una autovettura di media cilindrata che percorre 5.000 km. La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 4 - luglio-agosto 07

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Il valore del recupero Rimini / 7-10 novembre ‘07 11a Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile 9 in contemporanea con: Sulla strada per Kyoto Fiera Internazionale per l’Energia e la Mobilità Sostenibile, il clima e le Risorse per un Nuovo Sviluppo www.keyenergy.eu www.ecomondo.com organizzata da: In collaborazione con: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare • Conai • Consorzio Nazionale Acciaio • Cial • Comieco • Rilegno • Corepla • Coreve • Federambiente • Fise-UNIRE • Osservatorio Nazionale sui Rifiuti • Consorzio Italiano Compostatori • Polieco • Confagricoltura • Confapi • Confartigianato • Cna • Confcommercio • Confesercenti • COOU • Legambiente • Kyoto Club • Euromobility • Enea • Laboratorio Energia ERG • Fire • Safe • Atia • CNR - Consiglio Nazionale Ambiente edeLlalevoRrioce•rCcohnes•igRlieogNioanzeioEnmailleiaPReorimtiaIngdnuas•trPiaLrolaiv•rinIilvcSiisaotaldeid2Re4ilmOciornneis•-uCAleomnmtbeuiendne’atedz&iieRSniidmcauinrie•zzRaap• pSr.eCs.Ie. nDtiavniszieonAeasnsdnoi coCiha5itm-ivinecºad4idP-erllolu’dAgulmitotbo-iareigndotiestBoee0dn7ei •i Associazione Beni Culturali • Università di Bologna e Polo Scientifico Didattico di Rimini • Inca - Consorzio Interuniversitario Nazionale della Chimica per l’Ambiente

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Imprese in regime di appalto e subappalto Il tesserino di riconoscimento dei 10 lavoratori occupati adesso è obbligatorio Leonardo EVANGELISTA Finite le ferie estive si torna al lavoro e, come usualmente accade, si prevede di trovare delle novità provenienti dal settore tecnico-normativo. Anche quest’anno l’aspettativa non è andata delusa, anzi è stata gratificata da un provvedimento, la Legge n. 123/2007, i cui effetti coinvolgeranno un gran numero di imprese italiane. Il decreto stabilisce che dal 1° settembre 2007 i lavoratori occupati dall’impresa appaltatrice o anche subappaltatrice devono avere in dotazione ed esporre un tesserino di riconoscimento durante le attività professionali. In un primo momento sembrava che la disposizione dovesse riguardare le sole aziende operanti nel comparto dell’edilizia (prendendo le mosse dal più vasto dispositivo del Decreto Bersani), mentre di diverso avviso si è mostrato il Governo, che ha voluto estendere l’attuazione a tutti gli altri settori. La decisione appare saggia, considerato che la realizzazione di un semplice documento di riconoscimento non costituisce certo un aggravio economico per le aziende e, di contro, può essere un valido strumento di contrasto al lavoro nero e di tutela per gli operatori che lavorano per conto di società in regime di appalto e subappalto. Coerentemente, si è stabilito di rendere obbligatorio il tesserino anche per la categoria dei lavoratori autonomi – purtroppo neanche loro immuni agli infortuni e al lavoro nero – che dovranno provvedere in proprio al rispetto della nuova regola. Le piccole imprese con meno di dieci lavoratori hanno la facoltà di sostituire l’utilizzo del tesserino con la tenuta su ciascun posto di lavoro di un apposito registro – vidimato dalla Direzione Provinciale del Lavoro di pertinenza – su cui si devono annotare i dati identificativi di tutto il personale impiegato giornalmente, sia dipendente sia autonomo. A parere di chi scrive sembra di gran lunga più pratica la soluzione del tesserino, che deve essere prodotto una tantum per ciascun lavoratore e non richiede particolari “sforzi amministrativi”, se non la verifica a vista che il documento identificativo sia esposto e leggibile. È bene sottolineare quanto sia importante per il datore di lavoro e per il lavoratore ottemperare alla nuova legge – non solo per una questione deontologica e antinfortunistica – in quanto sono previste sanzioni molto salate per entrambi: il datore di lavoro trasgressore dovrà pagare un’ammenda da 100 a 500 euro (da moltiplicare per il numero di occupati riscontrati irregolari), il lavoratore “se la potrà cavare” con una multa da 50 a 300 euro. Un’ultima annotazione tecnica: non esiste ancora un modello specifico di tesserino, l’unico requisito da rispettare è la presenza simultanea della foto e delle generalità1 del lavoratore più l’indicazione del datore di lavoro cui far riferimento. 1. Obbligatori: nome, cognome, data di nascita; facoltativo: numero d’iscrizione a libro matricola e/o qualifica. La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 4 - luglio-agosto 07

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Imprese, imprese esecutrici e lavoratori autonomi nei cantieri edili Il rapporto fra il 12 D. Lgs. n. 626/94 e il D. Lgs. n. 494/96 Per una definizione di impresa invece si può fare riferimen- to al Codice Civile in base al quale l’impresa è una attività eco- nomica organizzata diretta alla produzione o allo scambio di Gerardo PORRECA* Quali sono le regole che devono rispettare le imprese non esecutrici in un cantiere edile? Cosa si intende per impresa esecutrice? Questi sono i quesiti che hanno fornito uno spunto per effettuare una analisi sulle disposizioni legislative vigenti in materia con particolare riferimento al D. Lgs. n. 494/1996 e s.m.i. sulla sicurezza nei cantieri temporanei o mobili. La parola “impresa”viene più volte citata nel D.Lgs.n.494/96 e nella gran parte dei casi la stessa si accompagna al termine “esecutrice” così come analogamente viene spesso fatto riferimento alla espressione “lavoratore autonomo”. In realtà nel D. Lgs. n. 494/96 non viene specificato cosa si deve intendere per impresa esecutrice ai fini della applicazione delle disposizioni contenute nello stesso decreto mentre al contrario nell’art. 2 comma 1 lettera d) viene definito il lavoratore autonomo indicato quale la “persona fisica la cui attività professionale concorre alla realizzazione dell’opera senza vincolo di subordinazione”. Sulla definizione di lavoratore autonomo si è espresso anche il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale con la nota n. 22 del 22 febbraio 2001 in occasione di alcuni chiarimenti richiesti dall’Autorità di Vigilanza sui contratti Pubblici in ordine alla applicazione del D. Lgs. n. 494/96, indicazioni delle quali poi la stessa Autorità ha fatto oggetto di una propria determinazione. Per lavoratore autonomo, si legge in tale nota, si intende un lavoratore che nell’ambito del cantiere opera da solo e non assume anche la veste di datore di lavoro e ciò in contrapposizione al significato di impresa che viene invece individuata come una organizzazione di lavoratori con area datoriale. Nella stessa nota il MLPS precisa infatti, anche per chiarire la propria interpretazione, che “l’imprenditore artigiano potrà definirsi ‘impresa’ quando avrà dipendenti e rispetto ad essi si porrà quale ‘datore di lavoro’; sarà ’lavoratore autonomo’ quando non ne avrà ovvero quando parteciperà da solo, senza dipendenti, all’attività di cantiere”. beni o servizi esercitata professionalmente da un imprenditore, dove per attività economica si intende una attività volta alla creazione di ricchezza, non solo attraverso la produzione di beni e servizi (attivitá agricola, industriale ed artigiana) ma anche attraverso esercizi commerciali, di trasporto, bancari ed assicurativi e dove per organizzazione si intende un complesso di persone e di beni (locali, macchine, attrezzature, mobili, ecc.) sotto la guida dell’imprenditore dell’azienda. Ora il D. Lgs. n. 494/96 cita l’impresa esecutrice più volte ed in particolare: ‑ quando nel definire la figura del coordinatore della sicurez- za in fase di progettazione ne fissa la incompatibilità con quella del datore di lavoro della impresa esecutrice (art. 2 c. 1 lett. f ); ‑ quando vengono fissate delle misure generali di sicurezza richieste alle imprese esecutrici (art. 8); ‑ quando viene fissato l’obbligo di redazione dei POS da parte dei datori di lavoro delle imprese esecutrici (art. 9 cc. 1 e 2) e più in generale dell’adozione di tutte le misure di sicurezza previste dallo stesso art. 9; ‑ quando viene imposto l’obbligo da parte delle imprese aggiudicatrici di trasmettere il PSC alle imprese esecutrici e da parte di queste di trasmettere i POS al coordinatore in fase di esecuzione (art. 13 cc. 2 e 3); ‑ quando viene fissato l’obbligo da pane delle imprese esecutrici di rispettare i PSC e i POS e di mettere gli stessi a disposizione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (art. 12 cc. 3 e 4); ‑ quando viene fissato l’obbligo da parte del coordinatore in fase di esecuzione di verificare l’attuazione dei PSC e dei POS redatti dalle imprese esecutrici (art. 5 c. 1 lett. a) e b)); ‑ quando viene imposto alle imprese esecutrici l’obbligo di consultazione dei RLS (art. 14);­ ‑ nel caso delle sanzioni che sono stabilite anche a carico dei datori di lavoro delle imprese esecutrici (art. 22). In altri punti il D. Lgs. cita invece solo il termine di impresa come ad esempio: * Ingegnere, esperto in prevenzione e Sicurezza sul Lavoro La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 4 - luglio-agosto 07

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‑ nell’art. 3 c. 3 per quanto riguarda l’obbligo del committente di nominare il coordinatore nel caso di più imprese anche se non contemporanee; ‑ nell’art. 3 c. 8 allorquando viene imposto al committente il controllo della idoneità tecnico-professionale delle imprese e di tutti gli altri obblighi in esso contenuti compreso il DURC che. come è noto, è previsto anche nel caso di una sola impresa; ‑ nell’Allegato III che riguarda il contenuto della notifica preliminare allorquando viene richiesto di indicare il numero previsto di imprese e di identificare le imprese già selezionate. Per quanto riguarda poi il lavoratore autonomo invece nel D. Lgs. n. 494/96 e s.m.i. viene fatto riferimento allo stesso ad esempio: ‑ nel fissare l’obbligo in capo alla impresa aggiudicataria di trasmettere anche al lavoratore autonomo il PSC (art. 13 comma 2): ‑ nel fissare gli obblighi in capo agli stessi lavoratori autonomi di utilizzare i DPI e di ottemperare a tutti gli altri obblighi di cui all’art. 7 del D. Lgs. n. 494/96 posti a loro carico: ‑ nel fissare l’obbligo in capo agli stessi lavoratori autonomi di attuare quanto previsto nel PSC (art. 12 comma 3): ‑ nell’imporre al coordinatore in fase di esecuzione di controllare che anche i lavoratori autonomi rispettino il PSC ed applichino le relative procedure di lavoro (art. 5 comma 1 lettera a). L’esigenza di addivenire ad una precisa definizione di impresa, di impresa esecutrice e di lavoratore autonomo è emersa in occasione della emanazione della circolare n. 4 del 28/2/2007 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale inerente la sicurezza dei lavoratori in caso di mere forniture di materiali in un cantiere edile o di ingegneria civile ed in merito all’obbligo o meno da parte delle stesse di redigere il POS, circolare emanata a seguito di alcune richieste di chiarimento pervenute allo stesso Ministero da parte delle aziende fornitrici di materiali e/o attrezzature e su conforme parere del Coordinamento tecnico delle Regioni e delle Province autonome. In tale Circolare il Ministero del Lavoro, dopo aver espresso delle considerazioni, è pervenuto alla conclusione che il POS deve essere redatto dalle ditte di fornitura solo allorquando la fornitura stessa sia accompagnata dalla messa in opera e non invece se viene fatta solo e semplicemente a piè d’opera precisando inoltre che tale obbligo “non può essere esteso anche a quelle (imprese) che, pur presenti in cantiere,non partecipano in maniera diretta all’esecuzione di tali lavori (tra le quali certamente ricadono le aziende che svolgono le attività di mera fornitura a piè d’opera dei materiali e/o attrezzature occorrenti)”. Lo stesso Ministero del Lavoro nella citata circolare, per soddisfare comunque le esigenze di sicurezza derivante dalla presenza in cantiere del soggetto incaricato della fornitura, pone inoltre in evidenza la necessità di ricorrere comunque alle disposizioni organizzativo‑procedurali stabilite dall’art. 7 del D. Lgs. n. 626/94 e consistenti nello scambio di informazioni, nel coordinamento delle misure e delle procedure di sicurezza e nella cooperazione delle fasi operative, raccomandando alle aziende fornitrici, come effetto dell’applicazione degli obblighi di informazione‑coordinamento di cui all’art. 7.2.b), di curare le procedure interne di sicurezza e di mantenere l’evidenza documentale per i propri dipendenti inviati ad operare nel particolare cantiere. L’interpretazione fornita dal MLPS appare però alquanto dubbia se confrontata con il contesto delle disposizioni emanate dal D. Lgs. n. 494/96 e riferite sia alle imprese che ai lavoratori autonomi. A seguito di una attenta lettura del D. Lgs. n. 494/96 e delle disposizioni dallo stesso dettate in merito alle imprese ed ai lavoratori autonomi si è pervenuti, infatti, ad una convinzione che l’interpretazione più corretta da dare alla locuzione di “impresa esecutrice” riportato nel D. Lgs. n. 494/96 dovrebbe essere, ai fini dell’applicazione del decreto stesso, quella più generale di “impresa operante in cantiere” nel senso cioè di impresa che, facendo capo ad un datore di lavoro, effettua nell’ambito del cantiere edile con la propria organizzazione e con i propri lavoratori dipendenti delle operazioni, qualunque sia la loro natura, e ciò in contrapposizione appunto al lavoratore autonomo che è invece una persona fisica che, anche presente in cantiere, partecipa alla esecuzione dell’opera senza vincolo di subordinazione. Una diversa interpretazione, infatti, porterebbe ad una serie di discordanze, di disparità e di situazioni che, oltre a non rispondere alla finalità di raggiungere la massima sicurezza nel cantiere, potrebbero portare ad un innalzamento del livello di rischio nell’ambito del cantiere medesimo e ciò per alcune considerazioni ed osservazioni che qui di seguito si vanno ad esplicitare. Innanzitutto è da porre in evidenza che l’impresa incaricata della fornitura di materiali e/o attrezzature che entra in un cantiere non può, ai fini della organizzazione del cantiere stesso, non essere considerata una impresa ai fini della necessità del coordinamento ex D. Lgs. n. 494/96 in quanto tale presenza può comportare dei rischi interferenziali che non si ritiene possano essere risolti soltanto nell’ambito del rapporto interno ex art. 7 fra la ditta richiedente la fornitura e quella che vi provvede, non fosse altro perchè tali rischi interferenziali possono interessare anche ditte terze alle operazioni di fornitura. Non è la prima volta, infatti, che si è letto e si è constatato l’accadimento di infortuni sul lavoro avvenuti proprio durante la fase di fornitura nei cantieri edili e che hanno interessato lavoratori operanti nello stesso cantiere ed estranei alle imprese impegnate nella fornitura medesima. Alla luce di quanto sopra detto, si ritiene necessario perciò che delle operazioni di fornitura venga portato a conoscenza anche il coordinatore in fase di esecuzione, se esistente, o il committente nel caso contrario. Queste operazioni, infatti, proprio perchè avvengono nell’ambito di un cantiere, interessano l’organizzazione generale del cantiere medesimo tanto è vero che nel D.P.R. n. 222/99, contenente i requisiti minimi per la redazione dei piani di sicurezza, viene esplicitamente indicato, nell’art. 3 comma 2.che il PSC deve contenere, fra l’altro, in riferimento all’organizzazione del cantiere,“le eventuali modalità di accesso dei mezzi di fornitura dei materiali”. Sarebbe necessario, pertanto, che anche i fornitori di materiali ed attrezzature, sia che la fornitura fosse fatta in corso d’opera che a piè d’opera, debbano essere portate a conoscenza del PSC del cantiere ed essere di conseguenza oggetto di coordinamento e di controllo da parte del coordinatore in fase di esecuzione. Sarebbe necessario, altresì, che gli stessi provvedessero a redigere il POS nel quale devono essere indicate le operazioni da svolgere ed a trasmetterlo, così come prevede la legge, al coordinatore in fase di esecuzione prima dell’inizio della loro attività in cantiere. Ciò conformemente, 13 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 4 - luglio-agosto 07

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del resto, a quanto previsto dall’art. 6.2.a del D.P.R. n. 222/2003 cui all’art. 7 dei D. Lgs. n. 626/94 è finalizzato, infatti, al coor- sui contenuti minimi del piano operativo di sicurezza, il quale dinamento delle imprese legate dal contratto di fornitura o richiede che i datori di lavoro delle imprese esecutrici indichi- anche di appalto ed a curare la sicurezza per così dire“interna” no nel POS fra i dati identificativi sia le lavorazioni da mettere derivante dalle interferenze legate alle attività delle ditte con- in atto che le “specifiche attività” da svolgere. Nel caso contra- traenti e non riguarda terze imprese mentre la trasmissione rio si potrebbe verificare ad esempio l’assurdo che se il for- del POS al coordinatore in fase di esecuzione è finalizzata a nitore fosse anche lavoratore autonomo ci sarebbe l’obbligo, consentire allo stesso di verificare la compatibilità delle ope- secondo le disposizioni del D. Lgs. n. 494/96, di notificargli il razioni oggetto dell’appalto o della fornitura fra le due o più PSC (art. 13 comma 2) cosa che invece non sarebbe richiesto imprese interessate rispetto alla sicurezza programmata per se lo stesso fornitore avesse un’organizzazione di impresa. l’intero sistema oltre che a consentirgli di verificare l’attuazio- Quanto sopra vale ovviamente anche per tutte le altre im- ne del POS medesimo. prese che, pur essendo presenti ed operanti in cantiere, non Le imprese non esecutrici, inoltre, secondo l’interpretazio- verrebbero considerate esecutrici quali ad esempio le ditte ne data dal Ministero del Lavoro nella nota sopraccitata, sfug- installatrici degli impianti, le ditte di montaggio e smontag- girebbero al controllo del committente al quale il D. Lgs. n. gio di ponteggi o di apparecchi di sollevamento, quelle im- 494/96 ha assegnato invece con l’art. 3 l’obbligo della verifica pegnate nella rimozione di materiale dal cantiere, le imprese delle imprese stesse sia dal punto di vista della organizzazio- 14 di pulizia o di manutenzione, ecc. Non si ritiene ammissibile ne tecnica che da quello inerente la regolarità contributiva infatti che il cantiere edile possa essere frequentato da im- (DURC) contravvenendo a quello che ormai è l’indirizzo del prese che, non essendo considerate esecutrici in quanto non legislatore di chiamare il committente a rispondere in soli- partecipano direttamente ai lavori, possano non essere de- do delle inadempienze commesse dalle ditte appaltatrici e stinatarie del PSC e quindi dell’obbligo di ottemperare alle subappaltatrici. Per non parlare poi delle disparità che emer- disposizioni nello stesso contenute oltre che del controllo gerebbero con riferimento agli obblighi ed alle procedute da parte del coordinatore in fase di esecuzione. Se così fos- previste dall’art. 36 bis della Legge n. 248/2006, meglio cono- se, si potrebbe venire a creare in sostanza una sorta di fascia sciuta come decreto Bersani, (sospensione dei lavori, tessera di di soggetti dispensati che non sono tenuti ad attenersi alle riconoscimento, comunicazione di assunzione, ecc.) nel caso procedure ed alle regole del cantiere, pur potendo gli stessi che gli stessi obblighi non si ritenessero applicabili ai datori arrecare dei rischi interferenziali con le altre imprese, esecu- di lavoro ed ai lavoratori delle imprese non esecutrici, nel mo- trici o non, presenti nel cantiere stesso. Quanto sopra appare mento in cui per espressione specifica del legislatore le stesse poi tanto più inaccettabile se si pensa che al lavoratore au- disposizioni sono invece applicabili anche ai lavoratori auto- tonomo invece, che in fondo non deve tutelare la salute e la nomi operanti in cantiere. sicurezza di nessun dipendente, il legislatore ha richiesto il In virtù delle considerazioni appena svolte si ribadisce per- rigoroso rispetto del PSC e delle disposizioni di legge a tutela tanto il parere che la interpretazione più corretta da dare al anche della propria salute. termine “impresa esecutrice” riportato nello stesso decreto, Non si comprende poi perchè i datori di lavoro delle im- ai fini della applicazione del D. Lgs. n. 494/96, sia quella che prese non esecutrici, pur avendo l’obbligo per il rispetto del fa riferimento ad una organizzazione di tipo imprenditoriale, D. Lgs. n. 626/94 di valutare tutti i rischi ai quali possono es- qualunque sia la sua natura e la sua attività, alla quale siano sere esposti i propri lavoratori dipendenti, anche fuori della adibiti lavoratori dipendenti e che comunque viene a trovarsi propria sede operativa quale è in realtà un cantiere edile, non ad operare nel cantiere edile a qualunque titolo contrattuale. debbano provvedere a redigere un documento (il POS) che Solo in tal modo rientrerebbero in un quadro coordinato, lo- per definizione è proprio il documento di valutazione dei gico ed accettabile tutti gli adempimenti imposti dal D. Lgs. n. rischi di cui all’art. 4 dello stesso D. Lgs. n. 626/94 relativo al 494/96 a carico delle varie figure interessate alla sicurezza nel cantiere specifico nel quale sono state chiamate ad operare. Si cantiere. Una diversa interpretazione oltre a creare nell’orga- rammenta in merito che la redazione del POS, ai sensi dell’ar- nizzazione del cantiere delle disparità, delle incongruenze e ticolo 9 comma 2 del D. Lgs. n. 626/94 e s.m.i., costituisce inol- delle situazioni assolutamente paradossali, rischia di determi- tre adempimento, limitatamente al singolo cantiere interessa- nare quelle incrinature che possono portare ad una diminu- to, alle prescrizioni di cui all’art. 4 commi 1, 2 e 7 (valutazione zione del livello di sicurezza generale del cantiere e rischia di dei rischi ed obbligo di redazione del documento) ed all’ar- vanificare in fondo quello che era l’obiettivo che ci si era posti ticolo 7 comma 1 dello stesso D. Lgs. n. 626/94 sull’obbligo al momento del recepimento della Direttiva comunitaria sulla di fornire dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti sicurezza sul lavoro nei cantieri temporanei o mobili e cioè nell’ambiente. Ma in fondo, poi, la documentazione attestante quello di migliorare al loro interno le condizioni generali di la valutazione dei rischi che, secondo la circolare Ministeriale sicurezza sul lavoro. del 28/2/2007, il datore di lavoro della impresa non esecutrice deve fornire ai dipendenti che vengono mandati ad operare nel cantiere non è proprio il POS? Per quanto riguarda poi l’applicazione dell’art. 7 suggerita dal Ministero del Lavoro nei rapporti fra le ditte fornitrici e le ditte richiedenti c’è da far osservare che il coordinamento dal- lo stesso richiesto ha natura diversa da quello previsto dal D. Lgs. n. 494/96, che pure si applica ai cantieri edili. Lo scambio della documentazione relativa alla valutazione dei rischi di La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 4 - luglio-agosto 07

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