Consulting 03_2007

 

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Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 - POSTE ITALIANE S.p.A. - spedizione in A. P. D. L. 353/03 (CONV. L. 46/04) ART. 1 co. 1, DCB ROMA - Prezzo per copia € 12,00 Anno 5 - nº 3 maggio-giugno 2007 La rivista del consulente d’azienda Speciale La corretta gestione delle terre e rocce da scavo Esposizione al rumore nei luoghi di lavoro Panorama normativo Trabattelli regolamentari Durante l’uso cinture di sicurezza non obbligatorie

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Perché abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n. 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n. 3 abbonamenti annuali: € 144,00 Per n. 5 abbonamenti annuali: € 240,00 € 130,00 € 210,00 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazionee GEVA S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Tel./fax: 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail: info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica: José Luis Castilla Civit Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa: New Graphic - Roma; Tiratura: 1000 copie; Chiuso in Tipografia il: giugno 2007 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P.D.L. 353/03 (Conv. L. 46/04) art. 1 co. 1, DCB Roma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità, l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi, 6 numeri (Italia): € 48,00 Singoli numeri: € 12,00 Numeri arretrati: € 14,00 Per le aziende: - n. 3 Abbonamenti contestuali annuali: € 130,00 - n. 5 Abbonamenti contestuali annuali: € 210,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n. 33203746, CAB 03200, ABI 7601 intestato a: Geva S.r.l. - Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma 2) Bonifico su c/c bancario intestato a: Geva S.r.l., Banca di Roma ABI: 03002, CAB: 03268, CIN: D, c/c no 1452/54 Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via e-mail, con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l., almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture. Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. Recupero dei metalli Una miniera di palladio nelle marmitte esauste Paolo FORNASIERO Paola DEPLANO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 7 Ecocentri Il vademecum per l’autorizzazione e l’avvio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 13 Speciale ARIE La corretta gestione delle terre e rocce da scavo. . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 15 Greenergy Sinergia... solare Italia e Germania in cerca di accordi per il fotovoltaico ed il solare termico Leonardo EVANGELISTA . . . . . . Pag. 19 Ozono (Parte I) Fra l’attuale e la prossima legislazione Aldo DI GIULIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 21 Esposizione al rumore nei luoghi di lavoro Panorama normativo Mario ROMANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 24 Sviluppo sostenibile L’impronta Ecologica urbana Natale G. CALABRETTA . . . . . . . . Pag. 27 Trabattelli regolamentari Durante l’uso cinture di sicurezza non obbligatorie Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 32 Rifiuti e attribuzione scorretta del codice Cer Qual è il ruolo del trasportatore? Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 33 Piani improvvisati di sicurezza Alla base di numerosi rischi ed incidenti sul lavoro A cura di PX INGEGNERIA . . . . La Tribuna dell’Albo Il grillo parlante Ultima pagina Pag. 35 Pag. 36 Pag. 41 Pag. 42 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07 3

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Via dei Lincei, 54 00147 Roma tel./fax +39 06 51430420 E-mail: info@btcsrl.it www.btcsrl.it 4 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07

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Editoriale Editoriale Èrecente la notizia che il Cocer (Comitato di rappresentanza delle Fiamme gialle), dopo quasi 3 anni di lunghe e osteggiate indagini, è riuscito a far revocare per irregolarità l’accordo tra ministero dell’Economia e sindacati sulla ripartizione del “superpremio” legato ai proventi della lotta all’evasione fiscale. A tale premio avrebbero avuto diritto i 77.217 dipendenti dello stesso ministero, dopo una contrattazione in cui non sono mancate le solite magagne e che, quasi in sordina, finiva per distribuire una parte degli incentivi perfino ai funzionari condannati per dolo o per danni erariali. Al di là di una prima lettura, che non può evitare di prendere atto ancora una volta della cattiva condotta di alcuni settori della pubblica amministrazione, la mia riflessione vuole concentrarsi su ciò che sottende a questa vicenda, ossia lo stesso meccanismo dell’incentivo economico. La realtà circostante ci insegna che l’“educazione al premio” – la consuetudine aberrante per cui senza una ricompensa in palio, sia essa materiale o simbolica, non vale la pena impegnarsi o agire –pervade qualsiasi ambito, dalla scuola allo sport o al commercio. Fino ad arrivare al mondo del lavoro. Ma è eticamente giusto – questa la mia domanda – che una persona che non fa altro che il proprio dovere sia premiata per questo? Spetta forse un riconoscimento extra a un lavoratore che esercita, pur con onestà e diligenza, una professione per cui è stato opportunamente formato e per cui, soprattutto, già riceve un regolare stipendio? Mi chiedo allora quale sia il senso della paga che mensilmente queste persone si affrettano a riscuotere, svilita al punto di un diritto immeritato se solo un “premio” può far sì che ognuno si ricordi della propria funzione e del proprio ruolo. A ben guardare, l’idea di incentivare con degli incentivi in denaro (spesso “di lusso” se si guarda a stipendi e indennità dei destinatari) la correttezza e la produttività sul lavoro poggia su un errore di fondo: accettare cioè che nella realtà dei fatti queste qualità non siano la norma, bensì un’eccezione. In altre parole, è come riconoscere uno stato delle cose in cui la tendenza è quella a sottrarsi al proprio dovere, a considerare il lavoro che si è scelto come una mera fonte di guadagno, senza dedicarvi alcun impegno. Senza alcun senso civico. Come un salto ad ostacoli in cui le barriere sono tenute artificialmente basse e si premiano quei pochi che si impegnano a saltare un po’ più in alto degli altri. Ma un’altro quesito scaturisce dai precedenti, e cioè se questo meccanismo perverso può essere davvero motivante. Se infatti ciò fosse vero, il mondo del lavoro, e in primo luogo il settore pubblico, dovrebbe essere tanto più produttivo e funzionante quanto più alto è il compenso differenziale spettante ai migliori lavoratori rispetto ai peggiori. In realtà non mi sembra che al momento le cose vadano esattamente così. La mia speranza è che la disciplina, l’integrità, la funzionalità sul lavoro vengano assunte come un dovere, come una norma interiore che non aspetta premi, e che si nutre di una fiducia nel proprio ruolo e di un ottimismo della volontà che mi sembrano tra delle migliori medicine possibili per risollevare lo spirito pubblico. 5 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07

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Salone Internazionale delle Tecnologie per il Recupero e il Riciclo dei Metalli ferrosi e non ferrosi International Exhibition on Technologies for the Recovery and Recycling of ferrous and non ferrous Metals TRASPORTO, MOVIMENTAZIONE 6 E LOGISTICA TRANSPORT, MATERIAL HANDLING & LOGISTICS METROLOGIA, STRUMENTAZIONE DI MISURA E CONTROLLO, LABORATORI METROLOGY, MONITORING AND MEASURING INSTRUMENTS, STOCCAGGIO STORAGE LABORATORIES CONTROLLO CERNITA, SELEZIONE E SICUREZZA AMBIENTALE ENVIRONMENT E SEPARAZIONE ROTTAMI SCRAP SELECTION, GRADING PRODUZIONE E TRATTAMENTO AND SEPARATION RIDUZIONE DIMENSIONALE DI METALLI SECONDARI TREATMENTS AND PRODUC- TION OF SECONDARY METALS E FRANTUMAZIONE CRUSHING AND CONDITIONING SISTEMI DI IMBALLAGGIO SCRAP PACKAGING SYSTEMS w w w. m e t a l r i c i c l o . c o m ANTINFORTUNISTICA ACCIDENT PREVENTION COMMERCIANTI DI METALLO ENERGIA, RICICLO E ROTTAMI TRADERS OF METALS AND SCRAPS E FONTI RINNOVABILI ENERGY, RECYCLING AND RELEVABLE SOURCES ENTI E ASSOCIAZIONI ASSOCIATIONS, AGENCIES AND AUTHORITIES 2nd edition 13th - 15th September 2007 Garda Exhibition Centre - Montichiari - Brescia - Italy For information Via Brescia, 117 - 25018 Montichiari (Brescia) - Italy tel. +39 030 9981045 - fax +39 030 9981055 - info@metalriciclo.com · www.metalriciclo.com La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07

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Recupero dei metalli Una miniera di palladio nelle marmitte esauste Necessità strategica e opportunità di guadagno nel recupero dei metalli nobili provenienti da marmitte esauste. Paolo FORNASIERO* - Paola DEPLANO** Le marmitte catalitiche hanno consentito un notevole miglioramento della qualità dell’aria delle nostre città. Esse contengono metalli nobili, preziosi e difficilmente reperibili, delle cui miniere il nostro paese, come pure il resto dell’Europa, non dispone.Risulta quindi strategico impegnarsi in un efficiente ed eco-compatibile recupero di tali metalli. A fronte di tecnologie complesse, costose e basate su reagenti aggressivi, il gruppo di ricerca della Prof. ssa Paola Deplano dell’Università di Cagliari, in collaborazione con il gruppo di ricerca del Prof. Paolo Fornasiero dell’Università di Trieste, ha recentementemessoapuntouninnovativometododirecupero del palladio, mentre sta ancora lavorando sul recupero di altri metalli nobili. I risultati ottenuti sono stati brevettati (brevetto italiano n. PD2004A000096 e PCT/EP2005/051607) e possono rappresentare una buona opportunità per imprenditori che desiderino inserirsi in questo nuovo business. stribuzione nell’atmosfera, essa provoca, in proporzione, danni minori. Non è dunque sorprendente che il problema dell’inquinamento atmosferico abbia assunto un’importanza sempre maggiore nei paesi più industrializzati, dove esso è principalmente dato dall’emissione dei gas di scarico degli autoveicoli. Il pericolo derivante da tali emissioni, di grande incidenza a causa del loro rapido tasso di crescita, va ricercato nell’elevata tossicità di alcuni componenti della miscela di postcombustione. Le direttive volte a fissare norme più rigorose per l’emissione di sostanze inquinanti dai veicoli a motore hanno avuto risultati positivi, ma i progressi sinora constatati sono compromessi dall’aumento del numero di veicoli in circolazione e dal loro maggiore impiego. Quando, nel 1970, furono emanati gli emendamenti all’American Clean Air Act (prima importante legge americana in materia di controllo dell’inquinamento atmosferico), riguardanti la riduzione del 90% dei gas di scarico emessi dagli autoveicoli, è stato stimato che le automobili immatricolate erano circa 200 milioni. Da allora il numero degli autoveicoli in circolazione è più che raddoppiato, ed è previsto che raggiunga quota 1200 milioni nell’anno 2010. Le marmitte catalitiche Le marmitte catalitiche attualmente in uso sono costituite da un supporto sul quale viene depositato un catalizzatore metallico. Nella fig. 1 è mostrata una marmitta catalitica. Il flusso CO HC NOx Introduzione Inquinamento atmosferico significa presenza nell’atmosfera di una o più sostanze, come polveri, gas, nebbie, odori, fumi o vapori, in quantità, caratteristiche e persistenza tali da risultare dannose per la salute dell’uomo, degli animali e delle piante, o tali da danneggiare i manufatti (costruzioni, monumenti, connessioni telefoniche, ecc). Va subito notato come molte sostanze considerate inquinanti siano in realtà componenti minori dell’aria “pulita”: è il caso di NO2, CO, O3, SO2 e NH3. L’inquinamento non è quindi dovuto alla mera presenza di questi gas nell’atmosfera, ma alla loro concentrazione nei luoghi dove più intensa è l’attività umana, in primo luogo nelle città. Infatti le potenzialità d’impatto ambientale di un’esplosione vulcanica sono ben superiori all’inquinamento da SO2 e H2S prodotto dall’uomo in un anno ma, grazie a una migliore di- Figura 1. Schema di una marmitta catalitica CO2 H2O N2 * Dipartimento di Scienze Chimiche Università di Trieste - pfornasiero@units.it ** Dipartimento di Chimica Inorganica ed Analitica Università degli Studi di Cagliari - deplano@unica.it 7 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07

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di gas viene fatto passare attraverso un monolita ceramico CONVERSIONE DEI GAS DI SCARICO IN UN CAT ALIZZAT ORE A T RE VIE  composto di cordierite (2 MgO-2Al2O3-5 SiO2) con una tipica struttura a nido d’ape. Sulla superficie della cordierite è ap- catalizzatori di riduzione catalizatori a  tre vie catalizzatori di ossidazione Efficienza della conversione plicato un rivestimento di allumina che ha la funzione di supporto del metallo nobile e ne favorisce la dispersione. La struttura canalare e il rivestimento di allumina sono stati studiati 100% 80% CO HC in modo da massimizzare l’area superficiale, cioè la superficie 60% con cui i gas vengono in contatto, tanto che all’interno dei canali si ha un’area pari a quella di tre campi di calcio. Allo strato 40% di allumina vengono aggiunti anche promotori/stabilizzatori del tipo CeO2-ZrO2, cui vengono attribuite molte funzioni positive. L’insieme di allumina, promotori e metalli nobili costi- 20% NOx 0% 0.96 0.97 0.98 0.99 1 1.01 1.02 1.03 1.04 tuisce la fase attiva del catalizzatore nota come “wash-coast”. Lambda I catalizzatori prodotti attualmente contengono platino e/o palladio, che promuovono le reazioni d’ossidazione (trasfor- Figura 2. Andamento dell’efficienza di conversione di un catalizzatore a tre vie in funzione del rapporto aria- mazione di CO e HC in anidride carbonica e acqua), e rodio combustibile. 8 che promuove la conversione di NOx in azoto. Le proporzioni dei tre metalli utilizzati variano in funzione di parametri specifici quali la cilindrata del motore, il combustibile utilizzato (benzina o gasolio), i livelli d’efficienza desiderati, la massa del veicolo e le risorse delle diverse case automobilistiche sotto il profilo della progettazione e della tecnologia. Il platino è il più attivo dei tre metalli per quanto riguarda la conversione di CO e HC, è in grado di convertire una gamma più ampia di gas, oltre ad essere il meno sensibile alla presenza di piombo e zolfo nei combustibili e a funzionare bene a basse temperature. Il platino tuttavia non riduce gli NOx (un compito svolto invece bene dal rodio). Il palladio riesce in certa misura a convertire CO e HC oltre che a ridurre gli NOx, ma risulta di facile contaminazione. Platino, palladio e rodio forniscono quindi prestazioni differenti ai fini del processo di conversione catalitica che i catalizzatori per autoveicoli devono operare per eliminare le emissioni nocive e per questi motivi devono essere copresenti nei convertitori catalitici. L’efficienza dei catalizzatori per autoveicoli dipende dalla composizione chimica dei gas di scarico prodotti dal motore, in particolare dal rapporto tra aria e carburante. Nel caso in cui si ha più aria, o meglio ossigeno che carburante durante il processo di combustione, si è in presenza della cosiddetta miscela magra, cioè di una miscela in cui si è in eccesso di ossigeno. Al contrario, quando si ha un eccesso di carburante, esso è presente nei gas di scarico che quindi costituiscono la catalizzatore lavora simultaneamente come catalizzatore di ossidazione e di riduzione, riuscendo ad abbattere contemporaneamente più del 90% di tutti e tre gli inquinanti (fig. 2). Questa funzione è svolta da un sensore di ossigeno (sonda lambda) che costantemente legge la quantità di ossigeno presente e che attraverso la centralina elettronica controlla il sistema d’iniezione e provvede a mantenere il rapporto ariacarburante in condizioni ottimali (fig. 3). L’elevato costo dei metalli nobili rappresenta un importante aspetto da considerare con attenzione: il rodio è il più costoso dei tre e nel marzo 2007 ha raggiunto la quotazione di 145,87 €/g, seguito dal platino a 29,17 €/g, mentre il più economico è il palladio a 8,51 €/g: ecco quindi spiegata la necessità di sostituire il platino con il più economico palladio. Per ottenere però la stessa efficienza catalitica la quantità di metallo nella marmitta dev’essere aumentata, come si può notare nella tab. 1 in cui si riportano la quantità e la composizione in metalli nobili dei catalizzatori passando dai sistemi Euro1 a quelli Euro4. Inoltre, vale la pena ricordare la dipendenza della comunità mondiale da poche fonti di approvvigionamento di questi metalli che vengono estratti soprattutto in Sudafrica e Russia, con giacimenti minori anche negli Stati Uniti e in Canada. I singoli metalli del gruppo del platino (platino, palladio, rodio, cosiddetta miscela ricca. In condizioni magre, il catalizzatore funziona come un catalizzatore di ossidazione, ossidando il CO e gli HC in anidride carbonica (CO2) e acqua (H2O). In condizioni ricche il catalizzatore preferenzialmente riduce gli NOx Centralina elettronica Flussimetro dell’aria ad azoto (N2). ��� ���� �� ��� ��������� ���� ��� ��� ���� � �� ����������� ��� ��� ���� �� ��� ��� ���� Iniettori Per i motori a benzina è possibile controllare molto accuratamente il rapporto tra carburante e aria in modo da farli operare sempre molto vicini alle condizioni ideali in cui il rapporto tra aria e benzina è uguale a 14,7, cioè a 14,7 parti di aria per ogni parte di benzina, condizione in cui si ha la combustione completa. Attorno a questo valore, noto come lambda=1, il Catalizzatore a 3 vie Sonde lambda Figura 3. Schema semplificato di un motore dotato di marmitta catalitica, sensori di ossigeno (sonda lambda) e centralina elettronica. (Schema cortesemente preparato da Renzo Crevatin, Università di Trieste). La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07

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contenuto  metalli Pt Pd Rh EURO4 5,3 g/L 1 28 1 EURO3 3,7 g/L 1 14 1 EURO2 2,8 g/L 1 16 1 EURO1 Tabella 1. 1,8 g/L 501 rutenio e iridio) sono ottenuti in proporzioni fisse, determinate dalla natura dello strato minerale da cui sono estratti. Ad esempio, il rapporto platino-palladio-rodio è di circa 100:42:21 per il filone Merensky e 100:83:54 per il filone UG2, giacimenti che si trovano entrambi nel bacino sudafricano di Bushveld, il più ricco deposito mondiale attualmente noto. In altri paesi il palladio è presente in concentrazioni più elevate di quelle del platino: nella principale miniera russa, a Norilsk, il rapporto è di circa 100:284:16; nella miniera americana di Stillwater è di 100:350:73 e in quella canadese di Sudbury di 100:110:24. Questa struttura produttiva spesso determina la costituzione di scorte, o un eccesso di offerta di metalli di secondaria importanza. Essa significa altresì che il palladio automaticamente rappresenta una parte maggiore del platino nella produzione russa, mentre nelle miniere sudafricane è il platino il metallo di gran lunga più importante, cui fa capo più dell’80 % del ricavo delle vendite. Nel 1993 l’89 % delle riserve mondiali di tali metalli si trovava in Sudafrica, il 10 % circa in Russia e l’1% in America settentrionale. Una valutazione alternativa delle riserve, portata a termine da C.F.Vermaak nell’opera The Platinum-Group Metals. A Global Perspective del 1995, attribuisce allo Zimbabwe il 9 % circa delle riserve mondiali e alla Finlandia il 12 % circa. Il platino trova impiego principalmente nei catalizzatori per autoveicoli (32%), in applicazioni industriali (20%) e in gioielleria (38%); il restante 10% delle vendite ha sostanzialmente finalità d’investimento. Il palladio trova invece impiego soprattutto nell’industria. Soltanto il 4% della domanda annua di palladio pari a 200.000 once è utilizzata in gioielleria per la produzione di leghe di platino o per ottenere un oro bianco esente da proprietà allergeniche. Più specificamente, esso non è un sostituto del platino in gioielleria. Il palladio è impiegato nei catalizzatori per autoveicoli e nei catalizzatori industriali utilizzati nella raffinazione del petrolio e nell’industria chimica; esso viene ad esempio utilizzato per ridurre le perdite di platino e rodio nel corso della conversione dell’ammoniaca in acido nitrico. Il palladio costituisce anche una materia prima d’importanza strategica nel campo delle componenti elettroniche, in particolare per la fabbricazione di componenti contenenti palladio noti con il nome di condensatori ceramici a più strati (Mlcc, multi-layer ceramic capacitors). Di tali componenti si fa largo uso in apparecchiature elettroniche e per le telecomunicazioni: un unico telefono mobile, ad esempio, contiene un centinaio di Mlcc. Il rodio infine trova impiego principalmente nell’industria automobilistica. Tale metallo si trova negli stessi minerali che contengono il platino, anche se in quantità significativamente inferiori, ed è quindi prodotto dalle stesse società minerarie, seppure con un differente processo d’affinazione. Recupero Il metodo più semplice per il recupero dei metalli è quello basato sull’incenerimento della matrice in cui i metalli sono contenuti e sulla loro successiva separazione mediante metodi chimici tradizionali. Il metodo è applicabile però solo a una parte delle possibili fonti di recupero, cioè alle matrici “combustibili” o agli sfridi di lavorazione, ed è quello maggiormente utilizzato dalle piccole imprese artigiane. Per quanto riguarda le realtà industriali di maggior rilevanza, i metodi in uso per il recupero del palladio attualmente prevedono, in linea generale, che il materiale che lo contiene sia trattato ad alte temperature con agenti aggressivi quali cloro (procedimento di seguito indicato come clorazione pirometallurgica) o acidi forti e ossidanti (dissoluzione acida) o basi forti (dissoluzione alcalina) e che il palladio venga separato dalle soluzioni ottenute dagli altri metalli con complessazioni selettive. La letteratura sulla clorazione pirometallurgica è abbondante (per una review sull’argomento vedasi M.W. Ojeda, M. del C. Ruiz, M.E. Godoy, J.B. Rivarola, Transactions of the Institution of Mining and Metallurgy. Section C, Mineral Processing and Extractive Metallurgy, 1999). In generale la procedura sfrutta un trattamento termico ad alta temperatura (150-1200 °C) in un flusso di gas altamente tossici e/o aggressivi, come Cl2, CO, COCl2, CCl4, S2Cl2 e SOCl2 o loro miscele. L’efficacia di questo metodo (rese di recupero dal 90 al 99%) è bilanciata dall’alto costo e dal notevole impatto ambientale del processo, nonché dai gravi rischi per gli operatori. Una varietà di procedure è stata proposta da diversi autori per la tecnica di dissoluzione con acidi forti e ossidanti. Tuttavia i metodi, anche i più recenti, sono basati in generale sulla tradizionale dissoluzione dei metalli ad alto potenziale di ossidazione, usando acidi forti (altamente rischiosi per gli operatori) come il solforico, il nitrico o la miscela cloridriconitrico nota col nome di “aqua regia”, seguita dal recupero del palladio dalla soluzione mediante complessazione selettiva con opportuni leganti quali, ad esempio, la caffeina, la tioanilina, ecc. Questa procedura si svolge quindi in due passaggi nei quali vengono impiegati reattivi pericolosi (oltre gli acidi, spesso anche i leganti utilizzati sono tossici) ed ha inoltre un’efficacia che dipende fortemente dalla capacità complessante e dalla selettività del legante utilizzato, in quanto l’attacco acido preliminare non è selettivo. Recentemente la Johnson Matthey ha proposto un nuovo metodo per il recupero dei metalli preziosi da catalizzatori esausti sia omogenei che eterogenei che si basa sull’ossidazione con acqua in condizioni supercritiche (Scwo, supercritical water oxidation). Il processo sfrutta le eccellenti proprietà solventi dell’acqua in condizioni supercritiche: l’acqua si trova in condizioni di fluido supercritico alla temperatura di 374 °C e alla pressione di circa 221 bar e in questa condizione risulta un ottimo solvente per le sostanze organiche, mentre le sostanze inorganiche restano in essa insolubili. Il sistema Aqua Critox, ideato dalla Chematur Engineering’s, dopo aver macinato i catalizzatori esausti con una granulometria compresa fra 5 e 500 μm, li miscela con acqua per ottenere un impasto 9 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07

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liquido (slurry) che viene compresso mediante una pompa Conclusioni ad alte pressioni fino a 240 bar e quindi riscaldato a 385 °C L’uso crescente di metalli nobili sia nell’industria automobi- per portare l’acqua in condizioni supercritiche. Lo slurry viene listica, principalmente nelle marmitte per le loro proprietà quindi inviato a un reattore dove viene aggiunto ossigeno ad catalitiche, che in microelettronica, grazie alle loro peculiari alte pressioni: la temperatura sale a circa 600 °C, quindi viene proprietà chimico-fisiche (conduzione, ecc.) pone il proble- abbassata mediante quenching acquoso prima di una secon- ma di un loro recupero. Problema acuito dalla scarsità di fonti da iniezione di ossigeno che porta la reazione di ossidazione naturali, con conseguente volatilità delle quotazioni, nonché a completezza. I composti organici sono convertiti in anidride dall’impatto ambientale e dalla potenziale tossicità dei pro- carbonica, acqua e azoto e i metalli presenti sono trasformati cessi di recupero. nei loro ossidi. Nel solo settore delle marmitte catalitiche emerge che il Il metodo presenta, rispetto ai precedenti, notevoli van- numero annuo di nuove immatricolazioni in Italia è di circa 2 taggi dal punto di vista dell’impatto ambientale. Permane in milioni di automobili, per cui servono 2 milioni di nuove mar- questo caso lo svantaggio della tipologia d’impianto necessa- mitte l’anno. Per produrle servono complessivamente circa 10 ria per questo tipo di processo, che ha bisogno di condizioni tonnellate di platino, palladio e rodio in proporzioni variabili, drastiche di temperatura e pressione e di materiali costruttivi pari a una domanda di € 60-901 milioni per i soli metalli.Esten- costosi in quanto l’acqua in condizioni supercritiche è alta- dendo questo dato al resto del mondo si ha una domanda 10 mente corrosiva. annua di circa 30 milioni di nuove autovetture, quindi 150 Da notare che la dissoluzione non selettiva attualmente in tonnellate l’anno di metalli nobili pari a € 900-1.350 milioni. uso per il recupero dei metalli nobili dalle marmitte esauste Va osservato come il recupero di questi metalli possa es- richiede la presenza di uno stadio di separazione successiva di sere affiancato al loro riutilizzo nel settore emergente delle tali metalli, incidendo notevolmente sui costi finali. nanoparticelle metalliche, che è in esponenziale espansione. Quindi, nel complesso, i problemi emergenti per il recupero In particolare grande interesse suscitano nuovi prodotti basa- del palladio secondo i processi prima descritti sono: a) l’im- ti su sospensioni colloidali di nanoparticelle di metalli nobili piego di reagenti, come ad esempio il cloro e il fosgene im- per le interessanti applicazioni nel settore delle celle a combu- piegati nella clorazione pirometallurgica o solfuri, di estrema stibile, in quello della catalisi eterogenea e in molti altri settori pericolosità per l’ambiente e/o per gli operatori in relazione di nicchia (catalisi in chimica fine, fornitori di prodotti chimici alla loro tossicità e aggressività; b) la necessità di un pretrat- per ricerca). tamento nel caso della dissoluzione con acidi forti ossidanti o Tutti questi fattori nel loro insieme determinano un notevo- basi e successiva estrazione; c) alte temperature di esercizio; le interesse in procedimenti industriali sicuri e a basso impat- d) apparecchiature particolari a causa dei reagenti aggressivi. to ambientale per il recupero dei metalli nobili. In quest’ottica Tutti questi problemi incidono fortemente sui costi dell’intero s’inserisce con successo il metodo di recupero del palladio processo di recupero sia dal punto di vista degli impianti sia presentato in questo articolo. dal punto di vista dell’impatto ambientale. Recentemente, grazie alla collaborazione fra i ricercatori dell’Università di Cagliari e di Trieste, è stato sviluppato un innovativo metodo di recupero del palladio da catalizzatori esausti che supera tutte queste problematiche. La novità di questo metodo risiede nell’aver accoppiato nella stessa molecola di reagente capacità complessanti e ossidanti. Questi nuovi reattivi mostrano di possedere i re- quisiti richiesti per l’impiego in campo applicativo: all’elevata efficienza di dissoluzione infatti accoppiano un basso impat- to ambientale (non presentano attività citotossica) e facilità d’uso. L’elevata efficienza di tali reagenti risiede nelle capacità complessanti-ossidanti coesistenti nella medesima molecola, favorite da un lato dalla forte affinità tra gli atomi di zolfo do- natori e il palladio nonché dalla chelazione (leganti bidentati), dall’altro dal potere ossidante dello iodio. Tali reagenti inol- tre permettono di semplificare notevolmente la procedura di recupero ottenendo in un unico stadio la dissoluzione del metallo e la separazione dagli altri metalli nobili presenti. Pro- ve di recupero del palladio sono state effettuate su campioni modello di catalizzatori automobilistici “a tre vie” del tipo Pd/ CeO2-ZrO2/Al2O3 preventivamente sottoposti a cicli di stress termico prolungato al fine di simulare l’invecchiamento di un catalizzatore reale ed hanno mostrato che l’addotto è in gra- do di dissolvere in modo pressoché quantitativo e in condi- zioni blande il palladio in essi contenuto. 1 L’intervallo di costo dei metalli tiene conto delle oscillazioni delle loro quotazioni nel triennio 2002/2005. La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07

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Ecocentri Il vademecum per l’autorizzazione e l’avvio Vista l’attuale situazione nazionale della gestione dei rifiuti, appare evidente la necessità di intensificare la presenza sul territorio di aree attrezzate connesse e funzionali alla raccolta di rifiuti urbani ossia, in una parola, dei cosiddetti ecocentri. Tecnicamente, un ecocentro va a regime in un tempo relativamente breve e quindi garantisce già nell’immediato (o quasi) introiti tali da ammortizzare senza grossi sacrifici gli investimenti iniziali. L’ostacolo maggiore è però rappresentato dalla “burocrazia” preliminare che, purtroppo, ancora miete troppe vittime premature, costrette a gettare la spugna persino prima di affrontare la fase progettuale di massima. Non tutto è perduto, o almeno così proviamo a pensare. Di seguito illustriamo il vademecum pratico per aprire ed avviare un ecocentro nel minor tempo possibile, così come avviene nella regione del Veneto. Ci rendiamo conto che non tutte le regioni si trovano nelle stesse condizioni, però seguire un caso modello è comunque un primo passo efficace verso l’obiettivo finale. Chi può condurre un ecocentro Hanno facoltà di realizzare e condurre ecocentri i Comuni, i Consorzi di Comuni e i soggetti terzi appositamente individuati dai Comuni. Cosa si deve fare per avere l’autorizzazione a condurre un ecocentro Innanzitutto si deve presentare una duplice domanda contestuale: per la realizzazione dell’impianto e per l’autorizzazione all’esercizio dello stesso. Alla domanda si devono allegare (in conformità a quanto previsto dalle linee guida emanate dalla Regione di competenza) i documenti di seguito riportati. a) Relazione tecnica dettagliata Deve contenente tutte le informazioni per la caratterizzazione quali-quantitativa dei rifiuti, fra cui: - le motivazioni relative alla scelta del sito, riferite ai criteri di lo- calizzazione previsti dalle linee guida regionali; - l’individuazione del bacino di utenza con indicazione del Co- mune (o dei Comuni) servito e della popolazione interessata; - le tipologie di rifiuti per le quali si chiede l’autorizzazione al conferimento, con inerenti descrizioni e preferibilmente anche i codici CER; - i dati dimensionali relativi alla superficie occupata dall’intero ecocentro ed, in particolare, alle superfici delle zone adibite al deposito dei rifiuti; - le capacità dei contenitori destinati al conferimento dei rifiuti, per ciascuna tipologia; - (ove previsti) le superfici e i volumi dei bacini di contenimento; - la metodologia di suddivisione dell’area di pertinenza di tutto l’ecocentro, con l’individuazione delle diverse zone di conferimento dei rifiuti e delle zone adibite a parcheggio, a locali e ad uffici di servizio del centro; - la descrizione delle caratteristiche tecnico-funzionali dell’ecocentro, con riferimento ai requisiti costruttivi delle pavimentazioni, dei bacini di contenimento, dei contenitori destinati al conferimento delle singole tipologie di rifiuti e delle reti di raccolta delle acque. b) Relazione tecnico descrittiva dell’eventuale impianto di trattamento degli effluenti liquidi È richiesta solo se l’ecocentro prevede almeno un impianto di trattamento delle acque reflue. Deve comprendere le caratteristiche costruttive dell’impianto, i dati dimensionali delle relative vasche, la descrizione del processo di trattamento adottato e le modalità di gestione dell’impianto. Alla relazione devono essere allegati gli elaborati grafici del caso: schema di funzionamento, planimetria ed una o più sezioni in scala adeguata. c) Nulla osta del Comune È la dichiarazione del Comune che l’area è urbanisticamente idonea e che non sussistono vincoli di natura urbanistica ed edilizia, né di disponibilità per la realizzazione delle opere. d) Elenco degli eventuali vincoli di natura paesaggisticoambientale e idrogeologica Per ciascun vincolo occorre presentare il rispettivo nulla osta. e) Certificato incendi Solo se l’attività svolta rientra tra quelle soggette al DM di riferimento. f ) Ove esistente,copia dell’autorizzazione allo scarico in pubblica fognatura g) Copia del provvedimento comunale di approvazione del progetto h) Tavole grafiche - Corografia in scala 1:25000; - inquadramento dell’area su estratto della Carta Tecnica Regio- nale in scala 1:10000; - estratto del Piano Regolatore Generale vigente; - estratto catastale comprensivo dell’indicazione del rispetto delle distanze minime; - planimetria dell’impianto con disegni e descrizione dettagliata delle opere da realizzare da cui risulti:la viabilità interna, le aree destinate a uffici e locali di servizio, le aree di deposito scoperte e i bacini di contenimento, il posizionamento dei contenitori con indicazione delle specifiche tipologie di rifiuti conferibili, la recinzione perimetrale e la piantumazione, la rete di raccolta delle acque di dilavamento con i relativi manufatti, la rete idrica dedicata alle operazioni di lavaggio e pulizia, l’impianto antincendio con collocazione dei sistemi di sicurezza, l’impianto di illuminazione… Cosa si deve fare per avviare un ecocentro Una volta ottenuta l’autorizzazione, si deve inviare al Presi- dente della Provincia di competenza una comunicazione in cui siano riportati: - la dichiarazione del Direttore dei Lavori attestante l’ultima- zione delle opere in conformità al progetto approvato; - la data d’avvio dell’impianto; - la documentazione attestante la prestazione delle garan- zie finanziarie in conformità alla Delibera della Regione di competenza; - l’atto formale di nomina del responsabile tecnico. Un consiglio importante Una raccomandazione che solo all’apparenza è superflua: prima di inoltrare tutte le documentazioni all’ufficio tecnico, è bene controllare – anche più volte – che tutto sia in perfetto ordine, in quanto si rischia di perdere moltissimo tempo in lungaggini causate sovente da“cavilli”di poca o nessuna importanza sostanziale, ma non trascurati (anzi) da impiegati troppo pignoli. Le probabilità di successo aumentano significativamente se ci si fa assistere da professionisti e specialisti qualificati, che – purtroppo – hanno già sperimentato di persona le insidie e gli ostacoli imposti da coloro che della burocrazia fanno uno strumento di esercizio di potere e non solo... 13 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07

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Speciale RAPPORTO BONIFICHE 2007 DI FEDERAMBIENTE Novità Dall’indice 4 Normativa e pianificazione in Italia 4 Dati statistici relativi alle imprese 4 Schede delle imprese di bonifica 4 Casi di studio - uso di traccianti isotopici - messa in sicurezza e bonifica dell’area dell’ex inceneritore di Monselice - gestione di un servizio pubblico per la bonifica e la rimozione di materiali contenenti amianto - fitotrattamento di un terreno contaminato - bonifica mediante bioventing di una stazione di servizio 4 La bioremediation in Italia Contiene CD-ROM IL CD-ROM IN ALLEGATO CONTIENE 4 Il progetto preliminare definitivo (92 pagine) ed esecutivo (56 pagine) della Messa in sicurezza permanente dell’area “Ex discarica di prima categoria” in località San Liberale, Comune di Marcon (VE) a cura del Consorzio Responsabile Bacino Veneziano; 4 La versione integrale (538 pagine) del Rapporto Bonifiche 2007 a cura di Federambiente GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it/pubblicazioni e-mail: info@gevaedizioni.it La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07

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Associazione Romana Imprese Edili Speciale La corretta gestione delle terre e rocce da scavo Torniamo ad occuparci di un argomento fondamentale eppure per certi versi non ancora sufficientemente chiarito nonostante dibattiti, convegni, aggiornamenti normativi… Auspichiamo di fare luce su un aspetto determinante; atteso che i residui provenienti dalla lavorazione delle pietre e dalle attività di scavo, sbancamenti e demolizioni siano considerati “ideologicamente” dei rifiuti, discriminiamo due casi fondamentali: il primo è quello in cui tali materiali sono esclusi dal regime dei rifiuti, nel rispetto di quanto previsto dalla vigente normativa, il secondo è quello in cui essi sono assoggettati alle vigenti norme in materia dei rifiuti. Primo caso Esclusione delle terre e rocce da scavo dal regime dei rifiuti L’art.186 del D.Lgs. n. 152/2006, unitamente alle diverse linee guida emanate dalle varie autorità locali, definisce il procedimento per decidere l’esclusione delle terre e rocce da scavo dal regime dei rifiuti. In sintesi, si opera come segue: Individuazione della tipologia di roccia e terra da scavo che può essere esclusa La selezione si basa sul criterio della provenienza del materiale di risulta. La normativa include le seguenti macroaree: - cantieri per interventi edilizi e per realizzazione di reti e in- frastrutture, anche strategici; - attività di perforazione finalizzate alla realizzazione di infra- strutture ed opere edilizie; - interventi di bonifica ambientale, nel caso in cui il progetto approvato preveda l’utilizzo di terre e rocce da scavo con concentrazioni di inquinanti inferiori ai limiti di accettabilità (all. 5 Titolo V parte quarta D.Lgs. n.152/2006); - impianti di lavorazione della pietra autorizzati ai sensi delle leggi regionali. Verifica delle condizioni di escludibilità dal regime dei rifiuti Il decreto ritiene con certezza eco-compatibili le terre e rocce provenienti da aree verdi, boschive, agricole o residenziali senza evidenze di un possibile pregresso inquinamento. Per tutte le altre di cui al punto a), occorre che siano rispettate quattro condizioni: 1. le terre e rocce da scavo sono destinate all’effettivo riutiliz- zo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati; 2. il riutilizzo nel sito di destinazione è previsto senza alcuna “trasformazione preliminare”; 3. il riutilizzo viene effettuato secondo le modalità espres- samente previste dal progetto sottoposto a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) ovvero, qualora il progetto non sia sottoposto a VIA, secondo le modalità previste nel progetto approvato da autorità amministrativa competente, previo parere positivo dell’ARPA. Il progetto che dà origine alle terre e rocce deve prevedere un apposito paragrafo dedicato alle modalità di reimpiego ed all’effettivo sito di destinazione ai fini del riutilizzo; 4. La composizione media dell’intera massa ha concentrazioni inquinanti inferiori a valori limite (VLCA) tabellari: Tab. 1 col. B all. 5 Tit. V p. IV per i “siti ad uso commerciale ed industriale”; idem col. A per “siti adibiti a verde pubblico, privato e residenziale”. Relativamente al punto 3, nel caso in cui il progetto non sia sottoposto a VIA e si debba acquisire il parere dell’ARPA competente, il committente o l’esecutore dei lavori deve integrare il progetto con una dichiarazione di conformità ed un piano di gestione delle terre e rocce da scavo. Per verificare il rispetto di cui al punto 4, è obbligatorio predisporre una serie di campionamenti ed analisi di laboratorio nei casi di seguito riportati: - uso di tecnologie di scavo con impiego di prodotti conta- minanti; - zone di scavo ricadenti in aree industriali/artigianali (ed aree limitrofe) a potenziale contaminazione; - Siti interessati da interventi di bonifica; - Aste fluviali o canali con potenziali fonti di contaminazione (es. scarichi acque reflue); - Aree di sospetta contaminazione limitrofe a bordo stradale di strutture viarie di grande traffico. In ogni caso il produttore di rifiuti deve rispettare i tempi di utilizzo del materiale, in sito o in un altro processo produttivo, che deve essere immediato o al massimo avvenire entro 6 mesi (salvo proroga su richiesta motivata dell’interessato); nel caso in cui non è possibile il riutilizzo immediato, è fatto obbligo della comunicazione del sito di stoccaggio. 15 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 3 - maggio-giugno 07

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