Consulting 02_2007

 

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Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 - POSTE ITALIANE S.p.A. - spedizione in A. P. D. L. 353/03 (CONV. L. 46/04) ART. 1 co. 1, DCB ROMA - Prezzo per copia € 12,00 Anno 5 - nº 2 marzo-aprile 2007 La rivista del consulente d’azienda Speciale Energia dai rifiuti La produzione di biocarburanti come risultato della depurazione delle acque reflue Servizi ecologici portuali Il caso “modello” di Civitavecchia Il “waste-to-energy” nell’ambito delle politiche integrate ambientali

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Perché abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul 2 piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n. 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n. 3 abbonamenti annuali: € 144,00 Per n. 5 abbonamenti annuali: € 240,00 € 130,00 € 210,00 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazionee GEVA S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Tel./fax: 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail: info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica: José Luis Castilla Civit Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa: New Graphic - Roma; Tiratura: 1000 copie; Chiuso in Tipografia il: aprile 2007 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P.D.L. 353/03 (Conv. L. 46/04) art. 1 co. 1, DCB Roma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità, l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi, 6 numeri (Italia): € 48,00 Singoli numeri: € 12,00 Numeri arretrati: € 14,00 Per le aziende: - n. 3 Abbonamenti contestuali annuali: € 130,00 - n. 5 Abbonamenti contestuali annuali: € 210,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n. 33203746, CAB 03200, ABI 7601 intestato a: Geva S.r.l. - Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma 2) Bonifico su c/c bancario intestato a: Geva S.r.l., Banca di Roma ABI: 03002, CAB: 03268, CIN: D, c/c no 1452/54 Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via e-mail, con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l., almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture. Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. Riuso del territorio Anche lo spazio urbano è una risorsa riciclabile Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 7 Bonifiche di siti contaminati Presentato a Roma il Rapporto 2007 di Federambiente . . . . . . . . . . . . . Pag. 9 Speciale Energia dai rifiuti La produzione di biocarburanti come risultato della depurazione delle acque reflue Silvano SIMONI, Andrea CAPPELLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 11 Greenergy Risparmio energetico Una delle migliori fonti virtuali di energia rinnovabile Leonardo EVANGELISTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 17 Servizi ecologici portuali Il caso “modello” di Civitavecchia Intervista rilasciata da Giorgio DAVOLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 20 Il “waste-to-energy” nell’ambito delle politiche integrate ambientali Andrea QUARANTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 23 Sviluppo sostenibile Secondo il calcolo dell’impronta ecologica non ci basterebbero neanche tre italie Natale G. CALABRETTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 28 Ingegneria dell’Emergenza In Italia i Maestri delle operazioni di soccorso e ripristino Intervista rilasciata da Salvatore MONACO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 32 Raccolta e trattamento di oli e grassi esausti Le risorse del Consorzio sono agli sgoccioli R. RESTANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 35 Associazione ARIE Pag. 36 La Tribuna dell’Albo Pag. 38 Il grillo parlante Pag. 41 Ultima pagina Pag. 42 anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07 3

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4 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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Editoriale Editoriale La Spagna ci ha superati anche in sensibilità ambientale? Alla luce di decenni di relativo ritardo rispetto alle economie europee, è forse difficile ancor oggi pensare alla terra delle corride come a una nazione ormai pienamente integrata nell’Ue; al pari delle potenze fondatrici e fautrici della stessa costituzione europea. In realtà, uno sguardo d’insieme alla società e all’economia di questo Paese rivela che oggi gli iberici non solo hanno recuperato il divario di sviluppo che li ha penalizzati fino a poco più di quindici anni fa ma che addirittura riescono a seguire con disinvoltura l’esempio di “colossi” come Francia e Germania. Sono recenti i dati dell’Eil (Euroíndice laboral) relativi al 2006, elaborati da Adecco in collaborazione con istituti d’indagine spagnoli, che mostrano come tra i principali mercati europei quello spagnolo abbia avuto il più alto tasso di crescita, fino a raggiungere il suo massimo storico e a creare, da solo, oltre il 42% della nuova occupazione in Europa. In particolare, oltre a rafforzare aspetti della politica industriale in perfetta convergenza con il resto dell’Europa, la Spagna ha saputo promuovere lo sviluppo di attività produttive legate a settori innovativi come l’efficienza energetica, la mobilità, la biotecnologia, la salute e l’ambiente. Sulla scia di questo impegno si colloca la 6° edizione della fiera Ecocity (Salón de equipamiento para las ciudades y el medio ambiente) che si è tenuta a Barcellona dal 27 febbraio al 2 di marzo u.s. con un intenso programma d’attività di set- tore e di conferenze a sfondo tecnico sulle ultime proposte ecologiche applicate nel contesto industriale e urbano. Quale visitatore della fiera, peraltro organizzata sulla falsa riga della nostra ben più grande Ecomondo che ogni anno si tiene a Rimini, ho avuto il piacere di partecipare alla premiazione delle Municipalità (alcune decine) che si sono particolarmente distinte nell’avvio di iniziative a favore dell’ambiente e nell’organizzazione e fornitura dei servizi ecologici alla popolazione. L’assegnazione dei premi, offerti dalla fondazione Forum Ambientale (Fundació Fòrum Ambiental) e dalla stessa Ecocity, ha inteso dare un riconoscimento alle iniziative comunali che hanno avuto un esito positivo mediante campagne di sostenibilità e con uno sforzo politico evidente per lo sviluppo sostenibile. L’importanza e il risalto dati alla premiazione sono stati tali che essa è avvenuta alla presenza della figlia della Regina di Spagna, l’Infanta Cristina; ciò in un quadro del resto molto positivo per l’intero Salone, che ha conosciuto un notevole successo di pubblico, nonché un’alta partecipazione di espositori. Mi sembra evidente dunque che la Spagna in quest’ultimo decennio ha fatto passi da gigante, non solo nello sviluppo economico ma anche in quello sociale e “civile”, tali da potersi ormai permettere il lusso di spendere in progetti ambiziosi denaro ed energie che altrimenti – come qualunque altro Paese ancora alle prese con problemi legati allo sviluppo – avrebbe dovuto destinare a necessità più impellenti di carattere sociale e strutturale. Concludo con la riflessione che noi italiani dovremmo molto riflettere ed interrogarci sul perché, specialmente in materia di salvaguardia e rispetto dell’ambiente, non riusciamo più a mantenere il passo neanche con le nazioni che una volta ci eleggevano come modello da seguire. 5 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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Via dei Lincei, 54 00147 Roma tel./fax +39 06 51430420 E-mail: info@btcsrl.it www.btcsrl.it 6 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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Riuso del territorio Anche lo spazio urbano è una risorsa riciclabile Nicola G. GRILLO Anni di battage pubblicitari,campagne di comunicazione, mobilitazioni di fior di opinion leader hanno pian piano fatto capire a tutti che riusare, riciclare e recuperare i rifiuti non può che giovare alla comunità, sia in termini ambientali, sia anche – e spesso ciò è stato un cavallo di battaglia molto efficace – economicamente. Di pari passo sono state promulgate leggi nazionali e regionali, spesso di recepimento della normativa europea, che hanno stabilito obblighi, obiettivi e metodi di smaltimento dei rifiuti. Il raggiungimento dello scopo è stato di certo agevolato dal fatto che il “rifiuto” è un oggetto tangibile, un male che diventerà un bene maneggiabile, trasformabile e anche commercializzabile. Eppure vi è anche un altro bene, materiale anch’esso, ma molto meno tangibile: lo spazio. Nelle città spesso non si vede perché è già occupato da altri manufatti, primi fra tutti edifici e palazzi, fra cui scorrono le vie cittadine, i viadotti, i binari dei tram, etc. Basta un piccolo sforzo di fantasia e immaginare come sarebbe lo scenario senza niente di tutto ciò, eliminando qualsiasi traccia di quello che ha costruito l’uomo. Fatto? Rimarrebbe il… territorio: cancellando grandi centri urbani di pianura si metterebbero a nudo ampie distese di prati o boschi; asportando piccoli o medi paesi in collina resterebbe il versante nudo. Questo a livello macroscopico. Addentrandoci nell’agglomerato urbano, invece, possiamo fare un altro “gioco” in scala minore; scegliamo un edificio disabitato, fatiscente, molto degradato e pensiamo che… sparisca! Al suo posto troveremmo la sola impronta a terra, di area equivalente alla pianta dell’edificio. A questo punto, possiamo ancora sbizzarrirci con la fantasia e scegliere come sfruttare lo spazio tornato “magicamente” a disposizione: lasciarlo così com’è, ricostruirci sopra una nuova struttura, adibirlo a verde pubblico… Ci rendiamo conto di avere ora una risorsa che prima era impegnata ma di fatto non serviva a nessuno. Afferrato il concetto, si possono considerare tantissimi casi di riuso dello spazio urbano: - abbattimento di palazzi abusivi (compresi i cosiddetti ecomostri) o abbandonati e ricostruzione di strutture civili fruibili; - recupero di aree industriali dismesse o contaminate; - demolizione di edifici vecchi e usurati e ricostruzione ex novo di edifici nuovi; - smantellamento di manufatti inusati e sostituzione con manufatti nuovi; - sanificazione e recupero di aree adibite a discariche abusive. Il problema dello spazio urbano,prevedibilmente,sarà sempre più sentito da chi abiterà in palazzi in cemento armato, materiale edile relativamente “recente” e della cui durabilità non si è ancora certi. Basti pensare che le più antiche costruzioni in cemento armato esistenti in Italia (poche) non vanno più in là del Ventennio fascista. Una bazzecola rispetto alle case in tufo o in muratura di tanti paesi medievali ancora ben conservati. Altresì, non è raro riscontrare lesioni o segni degli agenti agenti atmosferici sulla superficie di tante costruzioni in cemento armato risalenti agli anni ’60-’70. Mettiamoci nei panni di chi vive lì e, ad un certo punto, si vede intimare dai Vigili del Fuoco che non può più rimanere nello “stabile” perché a causa del degrado non sussistono più le necessarie condizioni di sicurezza. Che fare? Bagagli e via a comprare un nuovo appartamento? E dove poi? Sempre più in periferia, sempre più lontano? Chiaro che alla lunga, moltiplicato per centinaia di migliaia di edifici e milioni di abitanti, un ragionamento del genere non è sostenibile. Più plausibile sarebbe l’ipotesi del restauro per ripristinare le condizioni originarie, solo che per il cemento armato non è così semplice, né economico, né conveniente da un punto di vista storico-architettonico. Alla fine si scoprirà che, paradossalmente, conviene di più buttare giù tutto e ricostruire una struttura nuova, sfruttando con la massima efficienza una risorsa preesistente: lo spazio appunto. Sembrano molto lontani i tempi in cui gli economisti predicavano che un qualsiasi manufatto umano insediato nel territorio è da considerarsi come un punto geometrico privo di dimensioni… Fosse vero, lo spazio edificabile a disposizione sarebbe infinito e a costo quasi zero: una concezione“consumistica”quanto folle del territorio, smentita dal fatto che già da diversi anni l’estensione della superficie urbanizzata nei Paesi occidentali ha superato quella non urbanizzata… A quando il punto di non ritorno? 7 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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8 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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Bonifiche di siti contaminati Presentato a Roma il Rapporto 2007 di Federambiente 9 Èl’equivalente elettronico d’un volume di oltre 800 pagine il Rapporto bonifiche 2007 di Federambiente, presentato il 15 marzo a Roma nel corso d’un convegno organizzato presso la facoltà d’Ingegneria della “Sapienza”. Frutto del lavoro – coordinato da Michele Caiazzo, membro del Consiglio direttivo di Federambiente, e da Riccardo Viselli, del Servizio tecnico della Federazione – di 130 tecnici di altrettante aziende associate, il Rapporto 2007 amplia e approfondisce il precedente studio, che risale al 2005. Il numero 1/2007 di Nuova Gea-quaderni per l’ambiente – cui è allegato un Cd-rom con la versione integrale sia del Rapporto 2007 sia dell’edizione 2005 – è interamente dedicato a una corposa sintesi dello studio, che analizza in dettaglio 36 esperienze concrete di bonifica di siti inquinati, ognuna delle quali completata dai dati tecnici e dalle procedure utilizzate, selezionate in base all’importanza dell’intervento e agli aspetti d’efficacia e innovatività delle tecniche impiegate. Un ampio capitolo è poi dedicato alle tecniche di bioremediation, uno degli aspetti più interessanti e innovativi nel campo della bonifica di siti inquinati, che consente di risanare un terreno fortemente inquinato riducendo a zero i rischi ambientali connessi alle bonifiche di tipo tradizionale. Il testo contiene anche informazioni dettagliate sull’efficacia del risanamento biologico in funzione di diverse tipologie d’inquinanti e alcuni elementi per la stima dei costi d’applicazione. Al convegno – aperto dagli interventi del presidente di Federambiente, Daniele Fortini, e dal prof. Enrico Rolle, direttore del dipartimento d’idraulica, trasporti e strade della facoltà d’Ingegneria della “Sapienza” – hanno partecipato fra gli altri anche il sen. Sauro Turroni, che ha illustrato le direttrici su cui si sta muovendo il comitato di studio del ministero dell’Ambiente per la revisione del Codice ambientale da lui presieduto, e il prof. Mauro Maione, esperto del ministero dell’Ambiente e docente alla“Sapienza”, che ha presentato un’interessante relazione sullo stato dell’arte e le prospettive delle tecnologie di bonifica. La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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Speciale RAPPORTO BONIFICHE 2007 DI FEDERAMBIENTE Novità Dall’indice 4 Normativa e pianificazione in Italia 4 Dati statistici relativi alle imprese 4 Schede delle imprese di bonifica 4 Casi di studio - uso di traccianti isotopici - messa in sicurezza e bonifica dell’area dell’ex inceneritore di Monselice - gestione di un servizio pubblico per la bonifica e la rimozione di materiali contenenti amianto - fitotrattamento di un terreno contaminato - bonifica mediante bioventing di una stazione di servizio 4 La bioremediation in Italia Contiene CD-ROM IL CD-ROM IN ALLEGATO CONTIENE 4 Il progetto preliminare definitivo (92 pagine) ed esecutivo (56 pagine) della Messa in sicurezza permanente dell’area “Ex discarica di prima categoria” in località San Liberale, Comune di Marcon (VE) a cura del Consorzio Responsabile Bacino Veneziano; 4 La versione integrale (538 pagine) del Rapporto Bonifiche 2007 a cura di Federambiente GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it/pubblicazioni e-mail: info@gevaedizioni.it

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Speciale Energia dai rifiuti La produzione di biocarburanti come risultato della depurazione delle acque reflue 11 Silvano SIMONI* Andrea CAPPELLI** Introduzione Da uno sguardo sull’attuale panorama scientifico risulta evidente il continuo incremento delle attività di ricerca aventi ad oggetto lo studio di nuovi sistemi per la produzione di energia rinnovabile; negli ultimi anni, l’attenzione è stata focalizzata, tra l’altro, sulle tematiche riguardanti la produzione di biocarburanti ed in particolare, la loro produzione dalle acque reflue, campo al quale una unità di ricerca del CIRPS -BIOFUELS & EINEP- sta dedicando particolare interesse. Nello studio che segue, partendo da un’analisi storica dell’evoluzione dei processi a biomassa fissata - dai sistemi a filtri fino alle attuali tecnologie che permettono di produrre biometano – si descrive un nuovo processo a contattori biologici la cui sostenibilità energetica è stata dimostrata grazie all’utilizzo di una particolare tecnologia innovativa italiana che consente un’elevata razionalizazione dei consumi. I processi di depurazione Per facilitare la comprensione dei processi di depurazione delle acque devono evidenziarsi, innanzitutto, le differenze tra le tre categorie nelle quali possono essere suddivisi tali processi: fisici, chimico-fisici, biologici; ciascuno di essi viene utilizzato a seconda del tipo di acqua da trattare e del grado di severità richiesto. Ad esempio, un’acqua che contiene solamente particelle in sospensione può essere trattata con mezzi fisici (decantazione, filtrazione,ecc.). Un’acqua che contiene sostanze disperse o disciolte quali sali minerali deve essere trattata con mezzi chimico-fisici (precipitazione con idonei reagenti chimici). Un’acqua contenente principalmente sostanze organiche viene trattata per via biologica. E’ frequente l’abbinamento di tutte le tre categorie al fine di ottimizzare il ciclo depurativo nel suo complesso. Nelle acque reflue è frequente la contemporanea presenza di acque domestiche e industriali, cosicché tali acque subiscono, dapprima, un trattamento fisico (separazione delle particelle insolubili quali sabbia e detriti vari, separazione degli oli e dei grassi, ecc.); segue un trattamento chimico-fisico onde precipitare metalli pesanti; infine, si procede al trattamento biologico che assicura l’abbattimento di quasi tutte le sostanze organiche presenti. Nella maggioranza dei casi le tre categorie di trattamento non sono intercambiabili, sia per ragioni tecniche sia per ragioni di costo e, pertanto, le scelte processuali sono praticamente obbligate. Naturalmente, nell’ambito di ciascuna categoria, esiste la possibilità di scelta tra processi e apparecchiature differenti, scelte dettate dall’esperienza o dalle preferenze dei progettisti. Per le applicazioni riguardanti la produzione di biofuels risulta estremamente interessante lo studio dei processi biologici e, in particolare, dei sistemi cosiddetti a biomassa fissata. Questi processi riproducono fenomeni naturali in cui microrganismi di diverse specie si nutrono delle sostanze di rifiuto presenti nelle acque, consentendo a queste ultime di essere scaricate liberamente o, eventualmente, recuperate per altri usi. Normalmente, gli impianti di depurazione delle acque richiedono la somministrazione dell’ossigeno necessario al metabolismo dei microrganismi coinvolti (processi aerobi). * CIRPS coordinatore unità di ricerca BIOFUELS & EINEP, Università La Sapienza Dip. di Meccanica e Aeronautica ** Università La Sapienza Dip. di Ingegneria Chimica, dei Materiali, delle Materie Prime e Metallurgia La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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Speciale Esistono anche sistemi metabolici che operano in assenza di vano 63 impianti di questo tipo) ma essendo il processo ab- ossigeno (processi anaerobi), ma questi sono molto più lenti bastanza laborioso non si riuscì a dimostrare la sua superiorità e sono utilizzati per trattamenti collaterali o nel caso in cui la rispetto ai sistemi a fanghi attivi. concentrazione di sostanze organiche di rifiuto sia superiore a Negli anni ’50, Hartmann, sotto la guida del Professor Popel quanto normalmente presente nelle acque reflue. dell’Università di Stoccarda, valutando la letteratura esistente Dal punto di vista della sostenibilità energetica vi è da os- determinò criticamente i motivi degli scarsi risultati ottenuti servare che in tali processi aerobi la somministrazione di ossi- con gli impianti a contattori sino ad allora conosciuti: egli de- geno comporta un elevato dispendio energetico e, pertanto, cise di costruire i primi contattori a dischi rotanti. Questi erano occorre molta cura nella scelta impiantistica in modo da otte- costituiti da una serie di dischi sufficientemente spaziati tra nere risultati adeguati a costi contenuti. loro e fissati su di un asse orizzontale sul quale agiva un moto- Tale problematica non si pone, invece, con riferimento ai riduttore che consentiva una lenta rotazione.Tali rotori, erano processi anaerobi nei quali, infatti, non vi è dispendio energe- posti in una vasca e immersi per circa il 40% del loro diametro tico in quanto generalmente con essi si produce un biocarbu- in modo da permetterne l’aerazione e lo scarico della biomas- rante chiamato biometano (il cosiddetto biogas) che serve a sa in eccesso. La spaziatura tra i dischi era tale da assicurare coprire il fabbisogno energetico del processo, oltre a render- l’ossigenazione e il ricambio della biomassa in eccesso. Hart- ne disponibile un certo eccesso impiegabile in usi diversi. mann condusse esperimenti con vari stadi di trattamento, ri- 12 Gli impianti a colture fissate utilizzano gli stessi processi cavandone i dati di carico. Finalmente, il processo a contattori metabolici degli impianti a colture sospese (fanghi attivi) ma biologici approdò a risultati soddisfacenti e cominciò ad in- si differenziano da questi ultimi in quanto le colonie di micror- taccare il predominio dei processi a fanghi attivi. ganismi aderiscono su degli appositi supporti posti all’inter- Sulla base dei lavori di Hartmann, la tedesca Stengelin rea- no della vasca. lizzò rotori costituiti da dischi di polistirene espanso dello spessore di 12,5 mm, distanziati ciascuno di 20 mm. La tec- La biomassa fissata L’analisi della storia evolutiva dei processi a biomassa fissata evidenzia la mole di ricerca ed il numero di menti che oramai per due secoli sono state coinvolte datando il 1887 come l’inizio di tale “avventura”. In tale anno, infatti, il Massachussets State Board of Health decise di studiare l’impiego di materiali solidi per ossidare la materia organica: vennero utilizzati dieci filtri in cui si posero vari materiali, tra cui torba, ghiaie e sabbie di varie granulometrie.I risultati furono positivi e venne deciso di costruire un impianto costituito da contenitori in cui venne nologia risultò così brillante da costituire oggetto di licenza di costruzione negli USA. In quel paese venne dato ulteriore impulso alle ricerche mirate ad ottenere elevate superfici specifiche in quanto i valori dell’epoca si aggiravano sui 100 m2/m3 di rotore. Negli anni ’70 la Società Autotrol depositò un brevetto in cui si illustrava la realizzazione di rotori costituiti da dischi piani alternati a dischi corrugati in modo tale che la superficie fosse più alta: si ottenevano, così, valori compresi tra 127 e 174 mq/mc, a seconda del grado di impaccamento delle corrugazioni e delle distanze tra ogni disco. posta della ghiaia e dalla cui sommità si versavano, a inter- valli di venti minuti, i liquami che, scendendo lungo lo strato Contattore biologico italiano energeticamente di ghiaia, subivano un certo grado di depurazione. La tecnica sostenibile attirò l’attenzione degli Inglesi che la migliorarono ottenendo Solo nel 1993 è stato messo a punto in Italia dalla DEATEC riduzioni del 75% delle sostanze organiche ossidabili. Negli s.r.l. un contattore biologico rotante non azionato meccani- anni successivi vennero sperimentate e applicate numerose camente denominato commercialmente “ARCHIMEDE” e di varianti che costituiscono quelli che sono conosciuti ai giorni seguito illustrato: nostri come ’filtri percolatori’. Questi ultimi, pur presentando indubbi vantaggi, anche economici, sono condizionati da vin- coli di processo che non consentono di ottenere il massimo grado di efficienza depurativa. Nel 1921 Buswell iniziò a studiare in dettaglio i processi a ‘contattori biologici’ e nel 1928 concluse che fosse utile evita- re la formazione di colonie anaerobie a scapito delle colonie aerobie nonché aumentare le superfici specifiche rispetto al volume delle vasche. Nacquero così i primi sistemi in cui, al posto della ghiaia, furono fissate nelle vasche dei supporti piani di varia foggia sui quali potessero depositarsi le colonie di microrganismi. Il processo si svolgeva in due tempi nei qua- li si alternavano periodi di riposo a periodi di insufflazione di aria al di sotto delle superfici di contatto. Buswell si rese conto che la biomassa di microrganismi dopo un certo arco tem- porale andava in parte allontanata perchè raggiungeva una sorta di “maturazione” che rallentava l’efficienza del processo. Pertanto, suggeriva di scuotere periodicamente le superfici di contatto in modo da disporre di biomassa “fresca” in grado di accelerare nuovamente il grado di depurazione. Negli anni ’30 Sezione in rendering del contattore biologico rotante con Hays si svilupparono i contattori in serie (nel 1942 esiste- ARCHIMEDE La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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IL CIRPS Speciale Il“CIRPS - Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo sostenibile”è stato costituito nell’aprile del 1988 per iniziativa congiunta delle Università di Cassino,“Della Tuscia” di Viterbo e “Sapienza” Università di Roma. Hanno successivamente aderito ufficialmente al CIRPS: le Università di Lecce, di Macerata, di Palermo, di Perugia, di Sassari e di Torino. È in corso di formalizzazione l’adesione del Politecnico di Torino e dell’Università dell’Aquila. Direttore del CIRPS è Vincenzo Naso, professore ordinario di Sistemi Energetici presso l’Università di Roma “La Sapienza” - Facoltà di Ingegneria. Da un punto di vista amministrativo, il CIRPS fa parte dell’Università di Roma “Sapienza”, nella cui struttura è inserito con il rango di Dipartimento, ma, per la realizzazione dei suoi programmi e progetti, può contare, in qualità di Membri Ordinari, di docenti, ricercatori, tecnici di tutti gli atenei aderenti e sulle loro strutture di ricerca, didattica e di servizio, oltre che su tecnici ed esperti non universitari ed appartenenti ad Università non ancora aderenti, coinvolti individualmente, in forma di Membri Associati, o con il loro Gruppo di ricerca in singoli programmi o progetti. Il Centro è nato con la denominazione di “Centro Interuniversitario di Ricerca sui Paesi in via di Sviluppo”, poi modificata in considerazione dei sempre più ampi interessi delle Università aderenti e dei risultati raggiunti dalle sue Sezioni ed Unità di Ricerca in settori sempre più ampi relativi alle dinamiche ed alle modalità di sviluppo sostenibile. Il Centro svolge attività di Ricerca, Didattica, Formazione, Aggiornamento, Fornitura di Servizi tecnico - scientifici e di Cooperazione a livello nazionale ed internazionale, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile. Operando attraverso l’apporto congiunto dei diversi Atenei associati, concentra le sue attività sui Paesi in Via di Sviluppo (PVS), sui quelli di Nuova Industrializzazione (NIC) o Quasi Nuova Industrializzazione (QNIC), sui Paesi Emergenti, collaborando con i Paesi industrializzati e gli Organismi Internazionali. Le attività del CIRPS Per raggiungere i propri molteplici obiettivi il CIRPS: • promuove, coordina e gestisce attività, condotte dalle Università convenzionate, anche in collaborazione con Enti e Centri similari, Università, Organismi nazionali ed internazionali, in particolare quelli dei PVS (paesi in via di sviluppo) e quelli dell’Unione Europea e dell’O.N.U. (Unesco, Unicef, Unitar, UNDP, ecc.); • assiste le Organizzazioni Governative e quelle Non Governative (ONG), nella scelta, nell'analisi e nella fattibilità di programmi nel campo della cooperazione, nella loro attuazione e nella individuazione dei possibili contributi che le Unità Operative, le Sezioni del CIRPS o le Università associate, possono offrire; • favorisce iniziative di divulgazione scientifica e di collaborazione interdisciplinare (come Forum, Workshop, ecc.) ed incrementa l'attenzione dei Corsi di Laurea, delle Facoltà, degli Istituti, dei Dipartimenti e dei Dottorati di Ricerca degli Atenei afferenti, verso la didattica rivolta allo sviluppo sostenibile ed alla cooperazione internazionale; • dà impulso e potenzia il coordinamento organico degli operatori universitari con il mondo non accademico della cooperazione e dello sviluppo, svolgendo anche azioni di consulenza o di assistenza, per le parti cointeressate ai singoli programmi, nonché nell’analisi di fattibilità e nelle valutazioni, ex ante e/o ex post, dei programmi stessi; • sostiene la diffusione dell'informazione sulle attività di cooperazione, attraverso la costituzione di Banche Dati, di Centri di Documentazione e la pubblicazione di Bollettini informativi periodici; • promuove scambi coordinati di personale universitario a livello internazionale; • coordina ed esegue direttamente attività di ricerca e di collaborazione interdisciplinare a livello internazionale, rivolte non solo ai PVS, ma anche a tutti gli altri Paesi che si occupano e si interessano di cooperazione allo sviluppo. Nell’ambito delle diverse attività svolte, il CIRPS inoltre, tramite una Unità operativa ad hoc, denominata “Formazione, Capacity Building e Progettazione” progetta ed eroga interventi di formazione post-universitaria nazionale ed internazionale, focalizzando l’attenzione sulle tematiche della cooperazione dello sviluppo sostenibile e dell’europrogettazione. L’offerta formativa L’offerta formativa del CIRPS, in continua evoluzione, è attualmente costituita dai seguenti corsi: • Il Master Universitario di II Livello in "Cooperazione e Progettazione allo Sviluppo". • NEBAME (network tra le amministrazioni locali e centrali dei Balcani e del Mediterraneo). • “Europrogettazione e fondi Comunitari” Corso di formazione intensivov in modalità blended sui finanziamenti Europei a gestione diretta, dall’identificazione delle forme di finanziamento alla gestione del progetto. • Corso di formazione Valutatori di progetti comunitari in campo energetico ambientale. • M&V: Corso di formazione avanzato "Metodologie e strumenti per la valutazione e il monitoraggio di progetti secondo l'approccio. Per maggiori informazioni sulle attività del CIRPS si rimanda al sito www.cirps.it 13 La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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Speciale La novità di tale processo è costituita dalla ideazione di nuovi contattori la cui struttura è formata da una schiera di canalette poste parallelamente all’asse di rotazione ed orientate in modo tale da ricevere il flusso di gas proveniente dal basso. In questo modo, si viene a creare una superficie di supporto per una grande quantità di microrganismi che operano quindi in condizioni ideali per utilizzare le sostanze organiche presenti nei liquami. L’apparecchiatura, originariamente nata per trattamenti aerobici, funziona grazie all’insufflazione di aria al di sotto del contattore che, con i due mozzi terminali, appoggia semplicemente su due supporti a ruota libera. 14 Vista in sezione dell’apparecchiatura di tipo anaerobico Sezione e vista laterale del contattore biologico rotante ARCHIMEDE Deve evidenziarsi che i biofilm - che hanno una complessa architettura tridimensionale fatta di microcolonie con uno spessore medio di 20 micron solcate da canali acquosi - sono noti per la loro elevata tolleranza agli ambienti ostili se comparati alle cellule liberamente flottanti nei liquami. La validità di tale affermazione è stata confermata da studi mirati di tossicità nei quali vengono iniettate quantità note di prodotti tossici nel sistema e viene valutata l’attività metabolica residua1. Vista in sezione dell’apparecchiatura funzionante ad aria Contattore biologico rotante anaerobico Quando sono previsti trattamenti di tipo anaerobico, i contattori Archimede vengono alloggiati in vasche chiuse, fuori dal contatto con l’atmosfera. I gas inerti (anidride carbonica e azoto), che si liberano nelle trasformazioni anaerobiche, sostituiscono l’aria nel compito di indurre la rotazione e di tenere in sospensione la massa di microrganismi da allontanare. La biomassa anaerobia che si forma sul supporto plastico si riproduce e si rinnova continuamente, mentre le cellule inattive che si sfaldano escono dalla vasca mantenute in sospensione dal gas biologico insufflato. A valle del contattore viene posto un sedimentatore di tipo chiuso nel quale si separano i fanghi in eccesso che possono essere parzialmente riciclati in testa o subire trattamenti di disidratazione. Conclusioni L’ultimo processo sopra descritto evidenzia la possibilità di produrre biogas e non solo (da recenti studi, infatti, è emersa la possibilità di produrre per mezzo di tale processo anche altri biocarburanti) a partire da substrati liquidi, o resi tali, ricchi di sostanze organiche presenti nelle acque reflue o negli scarichi delle attività agroindustriali. L’efficiente sinergia riscontrata, quindi, tra la depurazione delle acque, la razionalizzazione energetica e la produzione di biocarburanti può costituire un punto di contatto tra imprese ed enti di ricerca di notevole interesse oltre che di utilità per lo sviluppo di progetti mirati al dimensionamento ed alla costruzione in ambito agricolo ed industriale di impianti capaci di produrre in modo sostenibile i biocarburanti sempre più necessari sia al trasporto sia alla produzione di energia elettrica distribuita. L’implementazione di una siffatta filiera dei biocarburanti, dunque, se da un lato va incontro ad una domanda sempre più sostenuta di fonti rinnovabili, destinata ad amplificarsi negli anni a venire, dall’altro garantisce un ritorno economico certo di attività agricole razionali e sostenibili, assicurando una crescita economica nel pieno rispetto delle esigenze ambientali. Se volete approfondire la conoscenza dell’argomento trattato, potete contattare direttamente gli autori dell’articolo ai seguenti indirizzi e-mail: silvano.simoni@uniroma1.it andrea.cappelli@uniroma1.it 1 Enhanced Benzaldehyde Tolerance in Zymomonas mobilis Biofilms and the Potential of BiofilmApplication in Fine-chemical Production. - Applied Environmental Microbiology, Feb. 2006, p. 1639-1644. La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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Speciale Speciale ENERGIA DA RIFIUTI Tecniche di valorizzazione ed utilizzazione Novità Dall’indice 4 Le frazioni ricavabili per la valorizzazione energetica 4 Tecniche di valorizzazione ed utilizzazione dei rifiuti 4 Tecnologie di gassificazione e pirolisi 4 Le incentivazioni al recupero di energia dai rifiuti 4 Il recupero energetico dalla frazione umida di RSU 4 Controlli ambientali negli impianti di recupero energetico 4 Studi ambientali sui livelli di microinquinanti pre e post insediamento di impianti di termovalorizzazione 4 Tecnologie di smaltimento e/o recupero dei residui solidi dei processi di valorizzazione energetica 4 Tecnologie per la cattura di anidride carbonica dagli impianti di recupero energetico 15 GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it/pubblicazioni e-mail: info@gevaedizioni.it La rivista del consulente d’azienda anno 5 - nº 2 - marzo-aprile 07

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