Opificium 4 - 2011

 

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osservatorio dei periti industriali su formazione industria cultura di impresa università management rofessione previdenza la cultura scientifica il nostro domani fu forse un capro espiatorio utile per garantire la nascita della nazione una delle tele di penelope più «lavorate» in 150 anni di politica tra rischi e opportunità qualcosa sta cambiando per tornare a crescere la storia siamo anche noi come eravamo ma per chiederci come saremo quello che è stato ma per costruire quello che sarà riflettiamo insieme sul compleanno del paese e sulle nostre radici per capire dove vogliamo andare anno 2 n ° 4 luglio agosto 2 0 11 larivistadeiperitiindustriali

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sommario 2-3 editoriale una storia complicata piccola storia dell italia unita l unità e il divorzio dal pensiero scientifico 4 un identità ancora tra le nuvole 6 alla ricerca del cittadino italiano 10 la cultura tecnica e il bene comune 14 l occasione perduta fra otto e novecento 20 la nazione romantica per una storia dell istruzione tecnica 26 ecco chi ha dato più di quello che ha ricevuto 28 una nazione senza una scuola nazionale 34 all ombra molto all ombra della riforma gentile 38 nulla cambia mentre tutto cambia 44 l insostenibile debolezza del leggere e scrivere 18 24 42 48 64 1796-1848 1848-1861 1861-1914 1914-1945 1948-1991 ho fatto un sogno 62 così è se vi pare professione previdenza direttore responsabile giuseppe jogna condirettore florio bendinelli redazione stefano esposito coordinatore valerio bignami vicecoordinatore andrea breschi carlo castaldo roberto contessi ugo merlo michele merola benedetta pacelli paolo radi gianni scozzai progetto grafico alessandra parolini illustrazioni luca corbellini editori consiglio nazionale dei periti industriali e dei periti industriali laureati ­ via di san basilio 72 00187 roma ente di previdenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati ­ piazza della croce rossa 3 ­ 00161 roma segreteria di redazione raffaella trogu tel 06.42.00.84.14 fax 06.42.00.84.44 e-mail stampa.opificium@cnpi.it futuro-presente tutto è ancora possibile 50 la terra trema ma non sarà un domani di macerie 52 una luce in fondo al tunnel 56 tecnica di una metamorfosi 60 l anello mancante cnpi consiglio nazionale giuseppe jogna presidente stefano esposito vice presidente antonio perra consigliere segretario claudia bertaggia berardino cantalini renato d agostin angelo dell osso,sergio molinari giulio pellegrini paolo radi claudio zambonin consiglieri chiuso in redazione il 2 settembre 2011 cnpi commissione stampa stefano esposito coordinatore riccardo barogi carlo castaldo giuseppe guerriero ugo merlo costantino parlani maurizio tarantino componenti eppi consiglio d amministrazione florio bendinelli presidente gianpaolo allegro vice presidente umberto maglione michele merola andrea santo nurra consiglieri immagini imagoeconomica tipografia poligrafica ruggiero srl zona industriale pianodardine avellino anno 2 n 4 registrazione tribunale di roma n 60/2010 del 24 febbraio 2010

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editoriale una storia complicata a storia di un popolo è il suo racconto autobiografico ciascuno di noi ne scrive un pezzettino e ciascuno di noi porta la sua quota di responsabilità di ciò che tutti insieme siamo stati capaci di fare o di non fare gli anni del risorgimento non fanno eccezione e sarebbe anzi sbagliato e anche ingiusto pensare che quell esperienza eccezionale alla quale mezza europa guardò con ammirazione sia stata opera di un solo manipolo di uomini che la pensavano tutti allo stesso modo mazzini uno dei padri della patria morì in clandestinità con due condanne a morte che gli pendevano sulla testa a garibaldi l esercito piemontese dovette sparare per impedirgli di dirigersi su roma cavour il grande architetto dell unità era continuamente attaccato da destra e da sinistra e il re lo detestava per dirla con le parole del presidente napolitano quel processo fu «una combinazione prodigiosa che risultò vincente perché più forte delle tensioni anche aspre che l attraversarono» ma non è stato facile nel 1800 eravamo un paese diviso e miserabile un nord poverissimo dove dilagavano colera malaria e malformazioni un agricoltura irrazionale e nessuna industria l unica speranza era l emigrazione l america latina negli anni trenta dell 800 era invasa di liguri e piemontesi nel sud i borboni avevano tentato di costruire un amministrazione in un territorio abbandonato a se stesso per quasi 2 l due secoli ma con miseri risultati e sporadiche iniziative imprenditoriali ancora nel 1861 avevamo un reddito pro capite pari a un quarto di quello inglese e a un terzo di quello francese le difficoltà che abbiamo dovuto vincere in questo secolo e mezzo di storia sono state eccezionali e al di là delle alpi le davano per insuperabili nel 1815 i salari erano precipitati fino a ridursi alla metà di quelli che venivano corrisposti nel 1750 l aspettativa di vita alla nascita era di 30 anni contro i 42 dell inghilterra e i 47 degli stati uniti mazzini durante il suo viaggio in toscana nel 1831 impiegò 23 ore di carrozza per spostarsi da livorno a firenze e per andare da ferrara a genova il tempo necessario era di 4 giorni eravamo poveri e malnutriti eppure oggi siamo qui seduti al tavolo delle più importanti potenze industriali del mondo vorrà pur dire qualcosa antonio martino ex ministro degli esteri e della difesa ricordava tempo fa una confidenza che gli era stata fatta dal premio nobel milton friedman «nel 1947 ­ gli aveva detto ­ quando il segretario di stato marshall mi parlò del suo programma di aiuti ai paesi europei io fui contrario per ragioni tecniche e favorevole per ragioni politiche da un punto di vista economico quei soldi erano buttati via perché sarebbero serviti a ben poco ma da un punto di luglio agosto

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editoriale celebriamo con un numero speciale i 150 anni dell unità d italia cercando ­ con l aiuto di autorevoli esperti ­ di guardare il passato attraverso le lenti della nostra professione ma è anche un occasione per gettare uno sguardo verso il futuro vista politico dal momento che ero convinto che ce l avreste fatta fui favorevole perché così tutti avrebbero pensato che la vostra rinascita economica era avvenuta grazie agli stati uniti» e friedman aveva le sue buone ragioni a pensarlo un paese può essere raso al suolo ma la creatività le idee la volontà del suo popolo sono insopprimibili l italia è un paese straordinario e dà il meglio di sé in condizioni straordinarie viviamo il nostro patriottismo con pudore quasi non ci credessimo all altezza di un sentimento così nobile eppure quanti giovani ­ ce lo ha ricordato in un suo bel libro aldo cazzullo ­ sono morti durante gli anni del risorgimento come negli anni della guerra di liberazione esclamando semplicemente «viva l italia» domenico fiorani fu uno di questi fucilato dai nazifascisti il 10 agosto 1944 a 31 anni lasciò scritto «pochi istanti prima di morire a voi tutti gli ultimi palpiti del mio cuore w l italia» o filippo corridoni caduto nel 1915 a 28 anni nell inferno di una battaglia carsica offrendo il petto al nemico e al grido di «vittoria viva l italia!» periti industriali entrambi giovani entrambi con il cuore gonfio di ideali entrambi patrioti entrambi serve a qualcosa sapere che uno era lombardo e l altro marchigiano e serve a qualcosa sapere che uno era comunista e l altro no non è forse vero che quelle parole viva l italia soffocano ogni differenza ogni ideologia luglio agosto ma la tentazione di ridurre ogni disputa ad una questione ideologica o geografica è forte e difficilmente sappiamo resistervi dovremmo invece avere in mente una geografia morale del nostro paese e non badare tanto a quella fisica o politica quella stessa geografia di cui scriveva nel 1843 vincenzo gioberti uno degli intellettuali del risorgimento aggiungendo che la diversità interna dell italia costituiva una sintesi autentica un immagine speculare dell europa e una delle ragioni del suo primato sugli altri paesi nel 2011 ricorre il 150enario dell unità d italia ­ cui questo numero a tema è dedicato ­ ed è anche l anniversario della morte di camillo benso conte di cavour il nostro primo presidente del consiglio anche lui muore giovane a 51 anni soltanto tre mesi dopo la proclamazione dell unità il suo destino personale la sua solitudine la sua morte prematura non hanno mai suscitato grande compassione l 800 il secolo romantico stava decisamente largo ad un uomo così freddo e razionale l unico però che seppe tenere la barra dritta in quella tempesta di passioni per fu il risorgimento avrebbe preferito per l italia una diversa architettura istituzionale ma come lui stesso ricordò quella che nasceva non era l italia di cavour di garibaldi o di mazzini ma l unica italia che poteva essere fatta l italia possibile quell italia siamo noi 3

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l unità e il divorzio dal pensiero scientifico insegnante liceale di storia e filosofia si è occupata di storia delle borghesie nell ottocento italiano e di associazionismo economico fra otto e novecento ha scritto su riviste italiane e straniere come «quaderni storici» e «histoire Économie et société» tra le altre pubblicazioni ha curato la federconsorzi fra stato liberale e fascismo laterza roma-bari 1995 donne luoghi lavoro mazzotta milano 2003 e per le edizioni del consiglio nazionale dei periti industriali e dei periti industriali laureati nello spirito della tecnica scuole tecniche e periti industriali nella modernizzazione del paese roma 2004 l esperto

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soprattutto il peso del dualismo tra nord e sud e le occasioni mancate per la sua soluzione hanno costretto il nostro paese a vivere in una condizione di perenne dubbio il processo di unità nazionale ma non sono le sole ragioni per le quali l italia talvolta è ancora vittima della definizione del principe metternich «È solo un espressione geografica» a cura di s everina f ontana l centocinquantenario dell unità italiana ha trovato un paese nel quale malgrado le percentuali ancora alte di partecipanti al voto in occasione delle varie chiamate elettorali o referendarie e il persistere dei temi della politica nelle conversazioni degli italiani diffusa è la percezione di una debole identità nazionale mostre celebrazioni feste hanno incontrato scarso sostegno e una tiepida accoglienza presso gli amministratori centrali e locali prima ancora che fra il pubblico curiosamente si è assistito ad un passaggio di mano del testimone nella promozione valoriale del patriottismo da sempre appannaggio della destra ed ora manifesto della sinistra nel paese capofila di questa tendenza il presidente della repubblica giorgio napolitano che ha scelto di continuare quanto aveva fatto in proposito il suo predecessore carlo azeglio ciampi e che è riuscito in un operazione fino a qualche tempo fa impensabile conciliare le convinzioni cosmopolite e solidaristiche di coloro che dalle ultime guerre hanno tenuto esposte ai propri balconi le bandiere arcobaleno del pacifismo con un nuovo nazionalismo i suoi simboli e i suoi miti continuano ad essere quelli ottocenteschi della bandiera e dell inno nazionale come ha notato alberto banti storico del risorgimento lo spirito che lo informa pare però cambiato ed è sicuramente meno guerriero circoscritte ai salotti colti e ai luoghi della ricerca le critiche sulle un identità ancora tra le nuvole i modalità nelle quali l unificazione è avvenuta e sui limiti del successivo lavoro di costruzione del senso di appartenenza degli italiani al nuovo stato nazionale non si può non convenire sul fatto che esso è iniziato da subito con l istituzione di una scuola pubblica e dell esercito nazionale e proseguito con toni enfatici dal fascismo ad ogni angolo dei nostri centri storici se ne incontrano memorie nella piazza di qualsiasi paese campeggia un monumento ai caduti davanti al quale continuano a deporsi corone e a svolgersi cerimonie gli scogli sui quali il medesimo senso di identità sembra essersi infranto sono altri in particolare quelli dell aggravamento progressivo del dualismo fra nord e sud diventato negli ultimi decenni dichiarato conflitto e dell allontanamento dei più dai vecchi partiti che fino a quando non sono stati travolti da tangentopoli hanno sostenuto una politica e mediato un discorso generalmente favorevole al mezzogiorno successivamente l intero ceto politico ricostituitosi all inizio degli anni novanta è stato anch esso travolto dalla propria corruzione e lo stato si è fatto sempre più «introvabile» per citare sabino cassese la sua burocrazia con una carriera in genere scandita da benemerenze politiche si allontana progressivamente dalle regole che nel corpo dell amministrazione pubblica dovrebbero trovare costante applicazione.

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l unità e il divorzio dal pensiero scientifico alla ricerca del cittadino italiano dal giudizio degli intellettuali europei nel primo ottocento emerge l immagine che andrà poi consolidandosi nel tempo quella del bel paese patria del buon clima ma dal carattere nazionale poco incline all integrità morale e leopardi rincara la dose manca una classe dirigente dalla schiena dritta l dibattito che ha accompagnato sullo scorcio del secolo scorso l intero processo e la parallela nascita e affermazione del leghismo è sembrato ad alcuni intellettuali e non senza fondate ragioni trovare propri antecedenti in tempi lontani allora si disputava non tanto sui modelli identitari la cui affermazione è legata ad uno stato centrale quanto sul carattere degli italiani pur tuttavia le due discussioni in parte si sovrappongono qualcuno è arrivato a citare guicciardini altri si fermano alla vedova scaltra di carlo goldoni nella quale il commediografo metteva in scena un italiano un inglese uno spagnolo e un francese in competizione per la conquista della mano della donna fornendoci preziose informazioni attorno alle prime comparazioni che si venivano facendo in quell europa sui caratteri nazionali e i relativi stereotipi certamente era nato nel settecento il mito dell italiano furbo corrotto e felice che dopo la stagione rinascimentale aveva finito per regredire ad uno stato di vitalismo naturale di fronte al quale qualsiasi processo di civilizzazione era destinato ad infrangersi gli italiani e l italia avevano cominciato allora ad essere visti dai viaggiatori d oltralpe che amavano il tour fra le antiche rovine della stagione classica come contrappunto del nord e della civiltà dei popoli settentrionali dell europa il precedente più suggestivo della discussione in corso è un mito che viene da lontano certamente era nato nel settecento il luogo comune dell italiano furbo corrotto e felice che dopo la stagione rinascimentale aveva finito per regredire ad uno stato di vitalismo naturale di fronte al quale qualsiasi processo di civilizzazione era destinato ad infrangersi i tuttavia quello che qualche anno più avanti ­ nel 1824 ­ vedeva interloquire il nostro leopardi con madame de staël la figlia del ministro delle finanze di luigi xvi germaine necker e con il gruppo di intellettuali da lei riunito a coppet sul lago di ginevra dopo che napoleone bonaparte l aveva costretta a lasciare parigi tra questi era charles victor de bonstetten l autore del libro l homme du midi et l homme du nord uscito quello stesso anno il poeta recanatese lavorava in quei mesi alle operette morali e in lui prendeva corpo e coerenza una posizione filosofica vicina a quella del tedesco arthur schopenhauer che si racconta parlasse di lui come del suo «cugino meridionale» durante un suo viaggio in italia nel 1805 la francese aveva scritto a vincenzo monti tout est admirable ici exepté le climat moral qui fait bien rassouvenir de ne pas prendre ceci pour le paradis ici ce qu il y a de corruption tient à une très grande faiblesse de caractère à une très grande dégradation politique ed è al romanzo che scrive al ritorno corinne ou l italie che si riferisce il discorso sopra lo stato presente dei costumi degl italiani di giacomo leopardi dove in apertura l autore annota come singolarmente gli italiani luglio agosto 6

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fermo-immagine i costumi italiani visti da recanati il disegno è tolto dalla copertina della prima edizione della raillerie musicale di wolfgang amadeus mozart stampata nel 1803 nei pressi di parigi dopo la morte dell autore nel titolo mozart citava tuttavia un altro balletto composto nel 1659 da un musicista vissuto a lungo alla corte del re sole giovanni battista lulli questi che annoverava fra i propri librettisti niente meno che molière e racine vi aveva messo in ridicolo l opera italiana confrontandola con quella francese in scena si muovevano le personificazioni della raillerie della saggezza e della follia che insieme cantavano «l un dell altro ogn un si burla si tal hor sono i viventi nella sorte contraria al par contenti quel che canta e quel che urla l un dell altro ogn un si burla amor che nulla oblia di tal sorte anche un dì voi punirà si vuol giusto fato chi beffa è beffato» questi erano i riferimenti letterari ben conosciuti dai contemporanei presenti nel seguente passo tolto dal discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani di giacomo leopardi luglio agosto «in italia il più del riso è sopra gli uomini e i presenti la raillerie [canzonatura il persiflage [sarcasmo cose sì poco proprie della buona conversazione altrove occupano e formano tutto quel poco di vera conversazione che v ha in italia quest è l unico modo l unica arte di conversare che vi si conosca chi si distingue in essa è fra noi l uomo di più mondo e considerato per superiore agli altri nelle maniere e nella conversazione quando altrove sarebbe considerato per il più insopportabile e il più alieno dal modo di conversare gl italiani posseggono l arte di perseguitarsi scambievolmente e di se pousser à bout [spingersi al limite colle parole più che alcun altra nazione il persiflage degli altri è certamente molto più fino il nostro ha spesso e per lo più del grossolano ed è una specie di polissonnerie [comportamento volgare e licenzioso non rispettando gli altri non si può essere rispettato» 7

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l unità e il divorzio dal pensiero scientifico louis philibert debucourt madame de staël a coppet 1800 incisione 8 luglio agosto

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tendessero a risentirsi quando si parlava male di loro anche se nutrivano un «amor nazionale poco o niuno» e «certo minore che non negli altri paesi» come madame de staël anche leopardi adoperava la locuzione di «carattere nazionale» inteso come risultato dello studio des passions et des moeurs dell individuo ritenuto estensibile ai popoli una volta che si tenesse conto sulla scorta di montesquieu dei fattori climatici e geografici a suo giudizio il clima mite e la vita all aperto nella penisola andavano a scapito della vita interiore e di una conversazione che anche nella buona società non scadesse nella raillerie e nel persiflage vale a dire nella derisione e nello scherno inoltre mancava quella che oggi chiameremmo élite o classe dirigente e che il poeta chiamava «società stretta» capace di imporre il proprio codice etico all intero corpo sociale alla nazione assumendosene in prima persona onori ed oneri classi alte e popolo non conoscevano dunque secondo lui principi morali in grado di contrastare le ragioni del tornaconto personale l attualità delle parole di leopardi colpisce anche se alcuni studiosi nutrono dubbi sul ricorso alle tare caratteriali per spiegare il problema odierno tra questi la voce autorevole di guido crainz nella sua autobiografia di una repubblica focus nel xix secolo corre sui binari il nuovo che avanza salvatore fergola 1799-1874 inaugurazione della strada ferrata napoli-portici 1840 particolare in europa la prima linea ferroviaria aperta al traffico venne inaugurata in inghilterra nel 1825 ma è solo con l apertura della liverpool-manchester nel 1830 che ha inizio la rivoluzione ferroviaria in italia la prima «strada ferrata» fu la breve tratta napoliportici realizzata nel 1839 e voluta dal re ferdinando ii di borbone ed è quindi al regno delle due sicilie che spetta il primato di aver introdotto per primo il trasporto ferroviario nella nostra penisola in piemonte invece il problema fu studiato a lungo e affrontato in modo più organico la morfologia del territorio non aiutava né aiutava la scarsa disponibilità di carbone e altre materie prime necessarie cavour però era convinto che una rete ferroviaria fosse indispensabile sia per sostenere la concorrenza delle altre nazioni europee sia per favorire i contatti tra le varie regioni della penisola tutti concetti che aveva esposto con chiarezza in un saggio del 1846 chemins de fer scritto dopo un anno che il luglio agosto conte petitti di roreto aveva dato alle stampe la questione delle ferrovie nella formazione della coscienza nazionale entrambi non solo saggi teorici ma anche le prime pianificazioni di quella che sarà la futura rete ferroviaria della penisola nel 1861 prima dell unificazione il piemonte avrà con i suoi 850 chilometri la rete ferroviaria più sviluppata tra tutti gli stati preunitari seguito dal granducato di toscana con 323 chilometri e dallo stato pontificio con 132 chiuderà la classifica con 128 chilometri proprio il regno delle due sicilie che per primo aveva iniziato questo straordinario capitolo del xix secolo in tutto appena 2.000 chilometri di ferrovia quando l inghilterra nello stesso periodo toccava già i 15 mila chilometri in definitiva forse il divario più pesante era quello che esisteva tra l italia e il resto d europa e non tanto quello tra il nostro sud e il nostro nord gianni scozzai 9

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l unità e il divorzio dal pensiero scientifico così una nuova classe di intellettuali lombardi entra nel dibattito sulla nazione da costruire dalla tecnologia e da una ragione di matrice illuminista prende forza l idea di progresso e del nuovo futuro che attende gli italiani un progetto rimasto però a metà fermo-immagine kant il padre dell illuminismo el discorso sopra lo stato presente dei costumi degl italiani al poeta e filosofo di recanati non sfuggiva tuttavia che «per l uso e il dominio degli stranieri massime de francesi l italia [era quanto alle opinioni a livello cogli altri popoli» anche se nella penisola regnava «una maggior confusione nelle idee ed una minor diffusione di cognizioni nelle classi popolari» non gli era passato inosservato come nel periodo napoleonico fossero entrate in scena nel capoluogo lombardo nuove figure di intellettuali tra questi a primeggiare in quegli anni era stato melchiorre gioia che dopo aver rinunciato al sacerdozio si era impegnato nel campo giornalistico ed editoriale facendo dell attività di scrittore una professione consapevole che solo lo sviluppo della società civile avrebbe potuto consentire il progresso politico e convinto sulla scorta del sapere aude kantiano della necessità di formare le nuove generazioni «ad uso dei giovanetti» scriveva i suoi elementi di filosofia come nessun altro aveva compreso che l intellettuale doveva farsi diffusore e promotore di una pubblica opinione usando una lingua accessibile ai più adatta alla divulgazione in proposito già nel 1799 aveva scritto su un «bollettino di filosofia civile» da lui diretto rimane il mio fermo parere che la lingua italiana debba semmai evolversi secondo il genio del popolo rispettare dunque la nostra illustre tradizione senza tuttavia fossilizzarsi in modelli che non s hanno da alterare È puranco necessario capire capire con ragione che la vita di ogni idioma corrisponde senz altri dubbi alla vita di una nazione per concludere un italiano che si espanda su tutto il territorio diventando finalmente ­ come d altra parte in francia e in inghilterra è ormai da diversi secoli ­ motivo di genio nazionale luglio agosto la cultura tecnica e il bene comune n nel 1784 la rivista «berlinische monatsschrift» aveva posto agli intellettuali tedeschi una domanda «che cosa è l illuminismo?» nel dicembre immanuel kant nella foto qui sopra pubblicava la sua celebre risposta nella quale tra l altro si leggeva «illuminismo aufklärung è la liberazione dell uomo dallo stato volontario di minorità intellettuale dico minorità intellettuale l incapacità di servirsi dell intelletto senza la guida d un altro volontaria è questa minorità quando la causa non sta nella mancanza d intelletto ma nella mancanza di decisione e di coraggio nel farne uso senza la guida di altri sapere aude abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto questo è il motto dell illuminismo» trad pietro martinetti 10

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anche se non elaborò nulla di originale in campo filosofico almeno assolse al compito di informare i propri lettori sui temi del dibattito politico-culturale contemporaneo e facilitò nel paese la diffusione delle dottrine economiche e politiche oltremontane fu dalla lettura del saggio di de bonstetten cui il gioia amareggiato rispose pubblicamente che i suoi sforzi si intensificarono e iniziò la sua collaborazione con gli «annali universali di statistica» questi si proponevano di offrire un ragionamento transunto delle migliori ed anche dilettevoli opere più recenti che hanno veduto o vedranno la luce presso tutte le straniere nazioni ugualmente che nell italia [per renderne più facile la cognizione il programma che apriva la seconda annata della rivista si caratterizzava in particolare per coniugare l interesse per la cultura tecnologica con una nuova nozione di bene comune lo scopo primario del periodico era diffondere «le luglio agosto notizie di tutte le nuove scoperte delle nuove invenzioni delle moderne teoriche di economia pubblica» poiché le cognizioni che la massa degli uomini va giornalmente acquistando producono a mano a mano nei medesimi l intimo convincimento che il bene individuale non si trovi che nel bene di tutti e che quanto più queste opinioni sono accompagnate da industre ed attivo lavoro tanto più si migliori la condizione degli individui e quindi quella delle nazioni assenti la letteratura e le belle arti il periodico ­ che dal 1827 legò il proprio nome a quello di gian domenico romagnosi ­ affrontava senza retorica i grandi temi e i problemi dell epoca le strade le ferrovie i miglioramenti tecnici e produttivi gli asili d infanzia l urbanesimo il lavoro dei fanciulli fino alla questione ebraica mostrando vivo interesse per quanto avveniva soprattutto in inghilterra e in francia nascita dell editoria specializzata nel programma di riviste come «il politecnico» e «annali universali di statistica» centrale era l obiettivo di diffondere «le notizie di tutte le nuove scoperte delle nuove invenzioni delle moderne teoriche di economia pubblica» 11

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l unità e il divorzio dal pensiero scientifico solo qualche anno più avanti nel 1839 ­ leopardi era morto da un paio di anni ­ un altro dei più assidui collaboratori degli «annali» carlo cattaneo che fin dal tempo dei suoi studi giuridici a pavia aveva conosciuto il romagnosi e seguito le sue idee «nell illuministica certezza che fra il progresso delle scienze sperimentali e l incivilimento vi sia un rapporto diretto e biunivoco» passava a dar vita al suo «politecnico» con il foglio intendeva offrire ad «una nuova generazione intraprendente» un utile ausilio di aggiornamento culturale sulle più recenti applicazioni scientifiche e tecnologiche sui progressi dell ingegneria e dell industria e sulle novità legislative ed economiche di cui i diversi settori del mondo produttivo dovevano essere messi a conoscenza sia gli «annali» che il «politecnico» usciranno per anni nel capoluogo lombardo i primi fino al 1871 pubblicando dal 1860 una rubrica mensile «rivista italiana» caratterizzata dalla particolare attenzione per la vita parlamentare e legislativa del nuovo regno il secondo passato dal 1866 alla cura di francesco brioschi primo direttore dell istituto tecnico superiore di milano diventando dal 1869 una rivista per ingegneri le cui pubblicazioni sono cessate definitivamente solo nel 1937 fermo-immagine la cultura scientifica nella discussione politica nell ottocento lo spirito positivo anticipato da gioia e romagnosi mediato poi da cattaneo pur partendo da presupposti sensistici secondo i quali i singoli cercavano il personale piacere e la loro felicità individuale a questa ricerca poneva limiti precisi là dove la libertà del singolo interferiva con la libertà altrui in particolare tra lo scienziato che doveva promuovere lo sviluppo e il politico cui spettava lavorare per incrementare il benessere sociale agendo nel nome dell interesse generale non c era soluzione di continuità fin dal 1805 il romagnosi aveva scritto nella sua introduzione del diritto pubblico universale «la moderazione tanto necessaria in tutte le umane faccende per fare il giusto e il bene comune non consiste nella limitazione delle cognizioni e delle affezioni interne ma bensì in quell equa compressione di potere la quale derivando non da una diminuzione di energìa interna di forze morali ma bensì dal collegamento dell interesse particolare col generale produce nell universale degli stati politici quell eccitamento vivificante in cui i desiderj alternativamente provocati e soddisfatti prevengono o un accidiosa inerzia o indifferenza rovinosa agli stati o una sfrenata espansione del potere dei pochi irritante senza discrezione la sofferenza dei molti da cui deriva una sorda e perpetua guerra di corruzione e di miseria foriera delle rivoluzioni degli stati» la nuova morale incentrata attorno ai principi del progresso e del bene comune preparò di fatto il terreno ad un evoluzione democratica della società che prevedeva accanto alla rappresentanza dei cittadini su base territoriale come nel modello costituzionale anglosassone anche la rappresentanza dei medesimi cittadini come soggetti economici riuniti in quanto tali nei sindacati sia padronali che operai e nelle 12 associazioni di categoria questo era ritenuto legittimo alla condizione che tutte le categorie fossero nel paese parimenti organizzate a quel punto si arrivava a tollerare l attività di lobbying delle associazioni per sopperire alla mancanza di commissioni parlamentari che potessero studiare e approfondire le questioni toccate dall attività legislativa e nei primi anni del novecento si studiò anche un disegno per trasformare il senato in una camera dove trovassero spazio e voce i diversi interessi economici del paese il testo di cui fu relatore nel 1910 un allievo di francesco de sanctis il costituzionalista giorgio arcoleo che fissava a 350 il numero dei nuovi senatori di cui 120 per nomina regia a fronte di particolari benemerenze e gli altri elettivi sulla base di categorie professionali non ebbe però esito positivo presidente del consiglio in quel momento era luigi luzzatti il padre della cooperazione borghese e delle banche popolari l eredità del romagnosi che aveva insistito anche sul ruolo dello stato nella legislazione sociale attraverso cattaneo venne raccolta sia da moderati come luzzatti che da socialisti repubblicani come giuseppe ferrari e carlo pisacane luglio agosto

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storie diverse c era il real opificio borbonico e c è ancora l ansaldo focus i collegamenti ferroviari erano uno dei pallini di cavour da statista con i piedi per terra qual era pensava che senza questi parlare di unità o di progresso industriale era puro velleitarismo nel 1850 la rete ferroviaria piemontese era nel bel mezzo di una forte espansione e le locomotive e gli altri materiali dovevano essere importati o dall inghilterra o dallo stabilimento di pietrarsa nel regno delle due sicilie fu per ridurre queste costose importazioni che venne promossa la costituzione di una società in grado di produrre quegli stessi materiali entro i confini del regno sabaudo l ansaldo ­ così venne chiamata la società ­ fu impiantata a sampierdarena e cominciò ben presto a fare buoni affari e a farli soprattutto con il regno di sardegna dal quale cominciò con il ricevere subito importanti commesse ma fino all impresa garibaldina e all annessione del regno delle due siluglio agosto cilie rimase tuttavia un industria defilata in grado di impienella foto grande lo stabilimento gare non più della metà degli operai dell ansaldo a genova mentre che lavoravano nel qui sopra una raffigurazione real opificio borbodel real opificio borbonico di pietrarsa a sinistra un immagine nico di pietrarsa dopo il 1860 le cose del museo nazionale ferroviario cambiano garibalallestito all interno del real di sbarca a marsaopificio la e in settembre è a napoli francesco ii di borbone si rifugia nella fortezza di gaeta dove tenterà una disperata resistenza che terminerà solo nel febbraio 1861 e il regno delle due sicilie si dissolve come neve al sole ma l ansaldo e pietrarsa a partire da quell anno ­ il 1860 per il complesso di pietrarsa è l inizio della fine già nel 1863 gli operai impiegati dai 1.200 di qualche anno prima saranno soltanto 450 ancora qualche anno e se ne conteranno non più di 100 e poi sempre di meno fino a che il complesso sarà trasformato in una semplice officina di riparazioni e infine in un museo intanto l ansaldo si accaparra le ricche commesse dell azienda borbonica raddoppia gli operai e nel giro di pochi anni passando dalle ferrovie alle munizioni e poi alle navi e agli aerei vola a circa 10 mila dipendenti distribuiti in ben sette stabilimenti in tutto il territorio nazionale per poi diventare nell epoca recente il colosso industriale che tutti noi conosciamo g.s 13

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