Consulting 04-05_2008

 

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Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 - POSTE ITALIANE S.p.A. - spedizione in A. P. D. L. 353/03 (CONV. L. 46/04) ART. 1 co. 1, DCB ROMA - Prezzo per copia € 12,00 Anno 6 - nº 4/5 luglio ... ottobre 2008 La rivista del consulente d’azienda Speciale Energia nucleare Riprendere o lasciare? Tecnico o consulente Tecnico? Gestione aziendale e imprenditorialità Metodi ed esperienze per l’organizzazione aziendale L’importanza della misura dei fenomeni

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Perché abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n° 3 abbonamenti annuali: € 144,00 Per n° 5 abbonamenti annuali: € 240,00 € 130,00 € 210,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2009 Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 - Singoli numeri: € 12,00 - Numeri arretrati: € 14,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Banca di Roma n° 1452/54 intestato a Geva S.r.l. ABI: 3002.3 - CAB: 03268 - CIN: D - IBAN: IT84D0300203268000000145254 Bollettino di c.c.p. n° 33203746 intestato a Geva S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma ABI: 07601 - CAB 03200 - IBAN IT77B0760103200000033203746 Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Cognome/Nome Intestatario dell’abbonamento P.I./C.F. Società P.I./C.F. Via/Piazza Città Cap Sito web E-mail Tel. Fax Firma La rivista del consulente d’azienda Prov. Cell. anno 6 - nºD4/a5t-aluglio ... ottobre 08

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei,54 - 00147 Roma Tel./fax:06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail:info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Direttore Responsabile:Nicola Giovanni GRILLO Coordinamento editoriale:Leonardo EVANGELISTA Abbonamenti:Katia PILOTTO Impaginazione e grafica:Roberta CANU Pubblicità:GEVA S.r.l.- Via dei Lincei,54 – 00147 Roma Stampa:Eurolit S.r.l.- Roma; Tiratura:1000 copie; Chiuso in Tipografia:ottobre 2008 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A.- Spedizione in A.P.D.L.353/03 (Conv.L.46/04) art.1 co.1,DCB Roma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico,o di altri dello stesso editore,consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art.13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità,l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi,6 numeri (Italia): € 48,00 Singoli numeri: € 12,00 Numeri arretrati: € 14,00 Per le aziende: - n° 3 Abbonamenti contestuali annuali: € 130,00 - n° 5 Abbonamenti contestuali annuali: € 210,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140,oppure via e-mail:info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p.n° 33203746,intestato a: Geva S.r.l.-Via dei Lincei,54 - 00147 Roma CAB: 03200, ABI: 7601, IBAN: IT77B0760103200000033203746 2) Bonifico su c/c Banca di Roma n° 1452/54 intestato a:Geva S.r.l., ABI: 03002, CAB: 03268, CIN: D, IBAN: IT84D0300203268000000145254 Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento.Qualora l’abbonamento sia sottoscrittonel1°trimestredell’anno,essodecorreràdal1°gennaio precedente,dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata,per posta ordinaria o via email,con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l.,almeno due mesi prima della scadenza.Sarà cura della GEVA S.r.l.comunicare tempestivamente, se variate,le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72;di conseguenza,in nessun caso si rilasciano fatture.Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. Nuove tecniche di smaltimento L’uso dei silicati minerali per eliminare l’acido fluoridrico Massimo JANDOLO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 6 Produzione e gestione di rifiuti aziendali Le corrette norme di comportamento Stefano BERNARDI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 9 La sicurezza nella trattrice agricola Gian Luca MONTEL . . . . . . . . . . . . Greenergy Il fotovoltaico oggi Luci e... soprattutto ombre Leonardo EVANGELISTA . . . . . Pag. 12 Pag. 17 L’insostenibile leggerezza dell’essere... sottoprodotto Le modifiche alla nozione di sottoprodotto introdotte nel secondo decreto correttivo Andrea QUARANTA . . . . . . . . . . . Pag. 20 Speciale Energia nucleare Riprendere o lasciare? Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 26 Metodi ed esperienze per l’organizzazione aziendale L’importanza della misura dei fenomeni Paolo GHELFI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 30 Domande e risposte sulla certificazione energetica Marilena SERAFINI . . . . . . . . . . . . Pag. 33 Gestione aziendale e imprenditorialità Tecnico o consulente Tecnico? Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 36 Testo Unico e sicurezza sul lavoro Diverse idee, ma ancora poche soluzioni concrete Lidia MANCINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 38 Caro petrolio... Quanto costi realmente? Domenico GRILLO . . . . . . . . . . . . . . Dalle Associazioni Il grillo parlante Ultima pagina Pag. 41 Pag. 42 Pag. 45 Pag. 46 La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 4/5 - luglio ... ottobre 08 3

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Editoriale Editoriale Finisce l’estate e – con essa – anche i saggi consigli su come combattere l’afa senza nuocere all’ambiente. Non usare il condizionatore... Ok va bene, un punto di vista condivisibile per diversi motivi, ma... voglio piuttosto parlare di un altro tema prettamente estivo, in un modo che forse potrà suscitare fastidi a qualcuno e nelle mie intenzioni dovrebbe stimolare importanti riflessioni. La Formula Uno,primo sport automobilistico per numero di spettatori e per volume d’affari, ha fondato le sue fortune su un concetto semplice quanto formidabile: vince e viene premiato chi va più veloce e arriva primo. Punto. Tutto qui. Troppo poco, aggiungerei; almeno per l’attenzione che si presta oggidì alle tematiche ambientali, ed in particolare alla gestione delle risorse energetiche. Tutti noi sappiamo che le monoposto della F1 vanno a benzina, certo un carburante speciale, frutto di ricerche avanzate, ma pur sempre derivato dal petrolio, risorsa fossile limitata. Non tutti sanno, invece, quanto consuma il propulsore che deve muovere tali bolidi; provo a dirlo io, cum grano salis: un litro\km. Decilitro più, decimetro meno. Approfitto della calcolatrice che ho a portata di mano e azzardo qualche calcolo: un gran premio copre una lunghezza di circa trecento km, gareggiano una ventina di vetture; alla fine saranno stati consumati, in una sola giornata, 6mila litri di carburante. Moltiplichiamo tale valore per diciotto, ossia per le prove dell’intero campionato, e arriviamo a circa 110mila litri, applichiamo un fattore 1,1 comprendente le qualifiche e poi un altro fattore 100 per le prove, i collaudi e le ricerche (che solo le scuderie più potenti possono “permettersi”) e vediamo che si supera facilmente la decina di milioni di litri di benzina consumata in una sola stagione.Per inciso, non fanno parte del mio computo altri materiali di consumo, pneumatici in primis, dei quali si fa un uso davvero molto elevato. Numeri a parte, qui si vuole evidenziare l’attuale concetto applicato, che non dovrebbe essere più al passo coi tempi, secondo cui per vincere non si deve badare agli sprechi, anzi, paradossalmente, è certo che a trionfare saranno le scuderie più ricche che possono bruciare più risorse per mettere a punto i motori più potenti. Potenze dell’ordine del megaWatt, degne di piccole centrali per la produzione di energia elettrica, più che di automezzi ad un solo posto! Con ciò non ho assolutamente il fine di scagliarmi contro uno sport emozionante e capace di dare spazio a grandi campioni e veri e propri beniamini di fan di ogni età e di tutto il mondo, vorrei però proporre un’idea ai signori organizzatori del campionato mondiale di Formula Uno: perché non iniziare a destinare una parte dei fondi a disposizione al finanziamento di un nuovo campionato automobilistico in cui vince chi percorre un determinato tragitto consumando meno carburante (e magari arrivando anche primo?). In tal modo la Formula Uno, pur se indirettamente, si farebbe portavoce e fautrice di un’iniziativa ecologically correct e molto educativa per le fasce più giovani di spettatori, a patto che garantisca un’adeguata visibilità... Ovviamente la proposta è valida anche per i colleghi di tutti gli altri sport a petrolio: rally, motociclismo, offshore, gran turismo, formula 3000, nascar, formula Indy, formula truck, Parigi-Dakar e compagnia rombante. 5 La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 4/5 - luglio ... ottobre 08

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Nuove tecniche di smaltimento L’uso dei silicati minerali per eliminare l’acido fluoridrico 6 di Massimo JANDOLO* L’acido fluoridrico (HF) che viene usualmente smaltito con codice CER 060103*, si presenta come soluzione acquosa in concentrazione variabile tra lo 0,1% e il 30%; lo smaltimento di tale sostanza, vista l’elevata tossicità, risulta estremamente complesso ed oneroso in quanto deve essere avviato in impianti dedicati all’eliminazione. La termodistruzione non deve essere considerata come la più idonea delle tecniche di smaltimento, in quanto, per tenori di HF elevati,la presenza di sostanze fluorurate può danneggiare i catalizzatori presenti nei sistemi di abbattimento delle emissioni gassose. Si ritiene quindi interessante provare una tecnica di eliminazione che sfrutta l’attacco dell’acido fluoridrico con matrici costituite da silicati minerali. L’acido fluorosilicico è un acido complesso molto instabile, composto da fluoro e silicio che viene prodotto per reazione dell’acido fluoridrico con la silice (o composti che contengono silice come le lane minerali), secondo la reazione: SiO2 + 6 HF → H2SiF6 + 2 H2O Questo acido, in forma anidra, si decompone rapidamente in tetrafluoruro di silicio e in acido fluoridrico, tuttavia in soluzione è abbastanza stabile e può essere utilizzato, in piccole quantità, nella fluorazione delle acque potabili. In soluzione alcalina, l’acido fluorosilicico puo precipitare formando un composto insolubile, l’esafluorosilicato di sodio; si tratta quindi la soluzione contenente HF addizionando una lana minerale e dopo la completa dissoluzione della stessa si neutralizza addizionando soda o calce o idrossido di magnesio: 2NaOH + H2SiF6 → Na2SiF6 + 2 H2O (precipitazione di esafluorosilicato di sodio) L’eccesso di acido ancora presente può essere neutralizzato trattando le soluzioni ottenute col procedimento precedente con alluminato sodico facendo precipitare un altro minerale insolubile, la criolite: NaAl(OH)4 (eccesso) + HF (residuale) → Na3AlF6 + (n) H2O (precipitazione della criolite) Oppure neutralizzando l’HF presente con calce o cloruro di calcio, portando alla precipitazione dell’insolubile fluoruro di calcio (CaF2). Secondo tale procedimento si sfrutterebbe l’effetto sinergico di smaltire due rifiuti pericolosi (codice CER 060103* e 170603*), acido fluoridrico e lana minerale, producendo un fango di risulta pericoloso ma di più facile gestione rispetto ai rifiuti originari. Il trattamento tipico prevede invece la neutralizzazione fino a pH 7, la successiva coagulazione con sali di alluminio trivalente, l’addizione di sali di calcio e relativa precipitazione di fluoruro di calcio ed esafluoroalluminato di calcio: NaOH + HF → NaF (solubile) + H2O NaF + Al3+ → coagulazione → CaCl2 → (flocculazione e precipitazione) → Ca3(AlF6)2 , CaF2 * Chimico La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 4/5 - luglio ... ottobre 08

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Soluzione contenente HF Lana minerale Decomposizione della lana minerale SiO2 + 6 HF � H2SiF6 + 2 H2O 7 Neutralizzazione e travaso in sedimentatore Fango contenente esafluorosilicato 2NaOH + H2SiF6 � Na2SiF6 + 2 H2O Chiarificato che potrebbe contenere HF residuo Trattamento con alluminato: NaAl(OH)4 (eccesso) + HF (residuale) � Na3AlF6 + (n) H2O La rivista del consulente d’azienda chiarificato Fango contenente criolite anno 6 - nº 4/5 - luglio ... ottobre 08

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Il Responsabile tecnico nella gestione dei rifiuti Normativa vigente Compiti e responsabilità Aspetti pratici ed operativi Normativa vigente Compiti e responsabilità Aspetti pratici ed operativi Un volume tecnico dal linguaggio semplice, che contribuisce a chiarire le ingarbugliate normative riguardanti il Responsabile tecnico, 88 figura professionale cardine indispensabile per garantire la corretta gestione dei rifiuti. Il testo affronta un tema ai più tuttora sconosciuto e sviluppa un’analisi completa e sintetica delle normative specifiche, da cui si delineano i compiti, le responsabilità e i limiti di intervento di colui che si può definire il manager ambientale per eccellenza, dovendo egli interagire con tutte le altre figure professionali di responsabilità che, per legge, sono presenti in ogni azienda,comprese quelle operanti nella gestione dei rifiuti. Gli argomenti sono trattati con rigore e competenza in quanto gli autori, specialisti qualificati, operano quotidianamente con passione nell’affascinante, ancorché delicato, settore ambientale. Dall’indice  La nuova figura del Responsabile tecnico  Requisiti soggettivi e professionali  I compiti del Responsabile tecnico  Responsabilità e modalità di delega  Sanzionabilità del Responsabile tecnico  Il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER)  La documentazione per la gestione dei rifiuti  Il peso a destino  Le diverse figure coinvolte nella gestione dei rifiuti  Il trasporto dei rifiuti pericolosi e l’ADR GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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9 Gestione dei rifiuti aziendali Le corrette norme di comportamento Vogliamo qui riportare un breve vademecum ad uso pratico di tutte le organizzazioni che nell’esercizio delle loro attività producono rifiuti e materiali di scarto. Una breve raccolta di linee guida da tenere a mente per attuare una corretta metodologia di trattamento e smaltimento e per non incappare nelle salate sanzioni che troppo spesso gli Organi di Controllo si vedono costretti ad elevare. processo di gestione ambientale sono articolate in cinque fasi principali: 1) Produzione fisica dei rifiuti in aree specifiche; 2) Trasporto e conferimento nel luogo adibito a stoccaggio temporaneo; 3) Accumulo e stoccaggio temporaneo; 4) Trasporto verso l’impianto di trattamento finale (discarica, inceneritore…); 5) Recupero o smaltimento. In questa sede ci si occupa esclusivamente delle prime tre fasi, durante le quali i rifiuti prodotti sono ancora presenti in loco. di Stefano BERNARDI Imprese, società, organizzazioni, per grandi o piccole che siano, volte alla manifattura di prodotti o all’erogazione di servizi, in qualche modo producono rifiuti e devono giocoforza occuparsi della loro gestione. Per molte di loro la questione è ritenuta un problema gestionale da risolvere come gli altri aspetti organizzativi, per alcune “il problema non esiste […]”, per altre ancora l’evidenza dei fatti si manifesta troppo tardi, ad esempio dopo che gli Organi di controllo hanno rilevato delle infrazioni e comminato delle multe a tre o quattro zeri. Vediamo piuttosto qual è il giusto comportamento da adottare. Generalmente,le operazioni che contraddistinguono l’intero Area di produzione dei rifiuti In funzione della pericolosità e della tipologia di rifiuti prodotti, ciascuna unità o struttura produttrice deve: − provvedere alla raccolta differenziata di rifiuti e prevenire qualsiasi forma e tipo di miscelazione e unione di materiali diversi; − impiegare contenitori per la raccolta idonei e conformi alle prescrizioni tecniche. In particolare, questi devono essere composti da materiale che non si alteri a contatto con i rifiuti contenuti e devono avere una capienza tale da agevolare il trasporto e da non permettere lunghe permanenze in loco; − contrassegnare i contenitori con bande indelebili identificative del rifiuto; − apporre su ciascun contenitore: a) il simbolo di rifiuto (R nera su campo giallo); b) la denominazione del rifiuto; La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 4/5 - luglio ... ottobre 08

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c) il codice CER; − installare un completo sistema d) i codici dei rischi associati; di segnaletica esterna ed interna e) i codici dei consigli di prudenza da riportante, fra le altre, le seguenti seguire in fase di manipolazione del informazioni: rifiuto. Segnaletica esterna − individuare dei luoghi adatti allo a) indicazione che il luogo è adibito a stazionamento dei contenitori. In certi deposito rifiuti; casi è preferibile installare una grande b) R nera su campo giallo; vasca o un box in cui inserire i diversi c) indicazioni sussidiarie sull’eventuale contenitori, mantenuti separati uno presenza di materiale infiammabile, dall’altro per scongiurare qualsiasi rischio tossico, nocivo, corrosivo…; di contatto fra materiali eterogenei; d) divieto di fumo e di usare fiamme − in caso d’installazione di vasche o box libere; di contenimento, ciascuno di essi deve e) divieto di accesso al personale non 10 essere dotato di un cartello segnaletico riportante le seguenti informazioni: autorizzato; a) obbligo di conferire i rifiuti negli appositi contenitori Segnaletica interna all’interno della vasca o del box; a) indicazioni comportamentali riguardanti le operazioni b) osservanza dei rischi associati e dei consigli di prudenza di conferimento; presenti su ciascun contenitore; b) osservanza dei codici di rischio e dei consigli di c) interventi di primo soccorso in caso di contatto prudenza; accidentale con occhi/pelle/mucose/… o di c) primi interventi in caso di contatto o contaminazione ambientale; contaminazione; d) altre annotazioni o segnalazioni ritenute utili secondo d) interventi di bonifica del suolo da eventuali tipi di le esigenze del caso. rifiuti fuoriusciti; e) modalità di spegnimento degli incendi; Conferimento e stoccaggio temporaneo f ) altre annotazioni e segnalazioni ritenute importanti; È prioritario individuare con grande precisione e dopo − preferibilmente, individuare una persona che attenta ed approfondita analisi il luogo fisico ove accumulare sovrintende all’accesso al luogo di stoccaggio temporaneamente i rifiuti. In seconda istanza, devono temporaneo. essere ben definite le caratteristiche strutturali, funzionali e di sicurezza dell’intero luogo di stoccaggio. Nei pressi Quanto sin qui suggerito non è, di solito, da attuare dovranno essere presenti tutte le attrezzature ritenute integralmente. La procedura di gestione ambientale è necessarie: mezzi estinguenti, lavaocchi, assorbitori, presidi più o meno complessa in funzione della tipologia e della d’emergenza e così via… ciascun equipaggiamento deve pericolosità dei rifiuti generati. Quello che però ci preme essere corredato di informazioni d’uso chiare e ben visibili. evidenziare è che non si deve mai sottovalutare l’importanza A tal riguardo, quindi, la procedura d’implementazione del di seguire un adeguato comportamento di gestione. Molte luogo di stoccaggio è la seguente: prescrizioni sono semplici e di facile osservanza, ma a volte − localizzare e delineare una zona attrezzata idonea e basta una banale distrazione per andare incontro a sanzioni compatibile al conferimento dei diversi rifiuti prodotti; e danni economici… − predisporre un sistema di misure di protezione a Tenere costantemente sotto controllo il processo di carattere collettivo (aspirazione eventuali fumi o vapori, trattamento dei propri rifiuti è invece una garanzia che non pompa a vuoto, abbattimento polveri…) ed individuale si avranno brutte sorprese e contribuisce a svolgere le altre (mascherine, guanti, occhiali, camici, stivali…); attività con serenità e dunque con maggior profitto. La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 4/5 - luglio ... ottobre 08

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Impianti termici alimentati da energia solare Elementi di progettazione Riferimenti normativi Schemi pratici L’energia solare, tra le risorse rinnovabili, è quella di minor impatto e di più immediata disponibilità; le sue applicazioni, diffondibili soprattutto nelle piccole realtà, quali ad esempio le abitazioni civili, possono contribuire a ridurre sensibilmente i costi energetici e l’inquinamento ambientale. Quest’ultimo, infatti, in costante crescita e sempre più allarmante a causa 1111 dell’utilizzo dei combustibili fossili, costituisce una delle sfide più impegnative che l’uomo si trova improrogabilmente a dover affrontare. L’autore s’è posto l’obiettivo di fornire in modo semplice e chiaro le basi per il dimensionamento e la comprensione del funzionamento degli impianti termici alimentati da energia solare. I progettisti e gli installatori potranno apprendere le necessarie basi per il calcolo dell’irraggiamento solare effettivo alle varie latitudini, i principi di calcolo dello scambio termico, il dimensionamento degli impianti ed alcune soluzioni operative per la produzione di acquacalda per uso sanitario o per il riscaldamento invernale. Ristampa aggiornata Dall’indice  La radiazione solare La trasmissione del calore  L’isolamento termico  Criteri di calcolo del fabbisogno termico degli edifici  Lo sfruttamento dell’energia solare  Il bilancio termico La disposizione dell’impianto  L’accumulo del calore  Energia solare e architettura  Le pompe di calore  Gli impianti ausiliari  Il moto dei fluidi ed il circuito idraulico  Il riscaldamento dell’acqua sanitaria  Il riscaldamento ambientale GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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La sicurezza nella trattrice agricola di Gian Luca MONTEL* Infatti,analizzandogliinfortuniinrelazioneall’agentemateriale, emerge che la voce “macchine” è quella maggiormente Le trattrici agricole (tradizionali a ruote, 2 o 4 motrici, speciali tipo frutteto, snodabili o a cingoli) sono le macchine agricole più diffuse e versatili, utilizzate in rappresentata soprattutto se si considerano gli infortuni mortali e quelli che determinano invalidità permanenti. In riferimento, invece, all’agente materiale di infortunio, le “macchine”, rappresentano il 16% degli infortuni sul totale un accoppiamento motrice-operatrice per il funzionamento del settore; fra le macchine, quelle motrici determinano il di molteplici attrezzature di tipo trainato, semiportato e 60% circa degli eventi infortunistici; il trattore, tra le motrici, 12 portato. è la macchina maggiormente coinvolta con il 99% dei casi. In La trattrice viene utilizzata centrale fissa di potenza, relazione, infine, al numero totale degli infortuni verificatisi, sviluppando un lavoro di trasmissione di coppia attraverso la il trattore è responsabile del 10% degli infortuni totali e del presa di forza, quale mezzo di trazione, quale centrale mobile 35% di quelli mortali (per 1/3 trauma cranico) collocandosi, di potenza, sviluppando un lavoro di rotazione e di trazione. nella lista delle frequenze INAIL per il settore agricoltura, Il largo e diffuso impiego della trattrice in campo agricolo e come seconda causa di infortuni, immediatamente dopo la forestale, tuttavia, determina una significativa incidenza sulla voce“terreno”.Tra gli altri, il rischio di ribaltamento, sebbene in totalità degli infortuni sul lavoro in agricoltura. riduzione, sembra essere la causa principale infortunio. ANDAMENTO DEGLI INFORTUNI IN AGRICOLTURA (FONTE: INAIL) ANDAMENTO DEGLI INFORTUNI MORTALI IN AGRICOLTURA (FONTE: INAIL) numero di infortuni numero di morti 1976 1979 1982 1985 1988 1991 1994 1997 2000 1976 1979 1982 1985 1988 1991 1994 1997 2000 MACCHINE QUALE AGENTE MATERIALE DI INFORTUNI IN AGRICOLTURA (FONTE: INAIL) * Università degli studi di Foggia La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 4/5 - luglio ... ottobre 08

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Le cause del rovesciamento sono molteplici e interessano conoscenze fisiche come il centro di gravità,la forza centrifuga e le coppie di rotazione. Durante il lavoro agricolo tutti questi fattori possono entrare in gioco e possono essere all’origine del rovesciamento. Conformemente a quanto previsto dalla direttiva 95/63/Ce, che modifica la direttiva 89/655/CEE,recepita in Italia dal D.Lgs. n° 359/99, a decorrere dal 5 dicembre 2002 “i trattori agricoli o forestali devono limitare i rischi derivanti da un ribaltamento dell’attrezzatura di lavoro mediante una struttura che impedisca un ribaltamento di più di un quarto di giro, che garantisca uno spazio sufficiente attorno al lavoratore, o ai lavoratori trasportati a bordo, qualora il movimento possa continuare oltre il quarto di giro”. Nel caso in cui sussista il rischio che il lavoratore trasportato a bordo possa rimanere schiacciato tra l’attrezzatura di lavoro e il suolo in caso di ribaltamento, deve essere installato un sistema di ritenzione del lavoratore o dei lavoratori trasportati I principali sistemi di prevenzione per il pericolo di ribaltamento utilizzati nei trattori agricoli o forestali sono essenzialmente a dispositivi di prevenzione di tipo passivo, ossia interventi finalizzati ad evitare o comunque a ridurre la possibilità che il verificarsi di un evento pericoloso comporti conseguenze per l’incolumità del lavoratore: − dispositivo di protezione in caso di capovolgimento del trattore, ossia una struttura installata direttamente sul trattore, avente essenzialmente lo scopo di evitare o limitare i rischi per il conducente in caso di capovolgimento del trattore durante una utilizzazione normale; − dispositivo che trattiene l’operatore al posto di guida indipendentemente dalle condizioni operative del trattore (cintura di sicurezza). I sistemi di protezione passiva per i conducenti dei trattori si basano, quindi, sul principio di trattenere l’operatore all’interno di un “volume di sicurezza” o “zona libera”. In caso di ribaltamento, infatti, il rischio per l’operatore di restare schiacciato tra le parti costituenti il trattore ed il suolo può essere ragionevolmente escluso se egli resta sul sedile o, comunque, entro il volume costituito dalla struttura di protezione. Per limitare il fattore di rischio del ribaltamento laterale, tutte le trattrici devono essere equipaggiate con una struttura di protezione contro il ribaltamento (roop) con due (rollbar) o quattro montanti, di tipo approvato o omologato CE, la sola cabina, non consente la trattenuta dell’operatore. Il rischio di ribaltamento è prevenibile, attenendosi ad alcune semplici regole, tra le quali: − operare una scelta attenta della trattrice in base alle caratteristiche del terreno, in ordine all’aderenza ed alla pendenza; − scegliere trattrici di peso e potenza adeguate alle lavorazioni e alle attrezzature impiegate; − conduzione attenta e prudente del mezzo, evitando qualsiasi manovra brusca; − non trascurare mai lo stato di efficienza dei freni e dei pneumatici; − mantenere in buono stato la viabilità aziendale; − lavorare a “ritocchino”, lungo le linee di massima pendenza prestando attenzione alle manovre; − utilizzare marce adeguate; − non disinserire mai la marcia in discesa. L’impennamento (ribaltamento all’indietro), si può prevenire attenendosi ad alcune precauzioni: − impiegare trattrici di massa adeguata alla macchina trainata o all’attrezzatura portata o semiportata; − graduare l’innesto della frizione nelle partenze e nei cambi di marcia; − evitare che la macchina trainata trovi impedimenti nell’avanzamento; − applicare anteriormente alla trattrice idonee zavorre quando necessario; − verificare che la linea di traino sia in asse con quella della trattrice. I requisiti tecnici che devono essere posseduti dai dispositivi di protezione passiva in caso di ribaltamento per tutte le tipologie di trattori già messi a disposizione dei lavoratori e non dotati di dispositivo di protezione in fase di prima immissione sul mercato sono consultabili all’indirizzo www.ispesl.it/Linee_guida/tecniche/index.htm Come già anticipato, al punto 1.3 dell’allegato XV del D. Lgs. n° 359/99 viene richiamata l’esigenza di limitare i rischi derivanti dal ribaltamentodell’attrezzaturadilavoroattraversol’integrazionedi idonei telai di protezione in caso di ribaltamento e di un sistema di ritenzione del conducente (cintura di sicurezza). L’adeguamento a questa prescrizione supplementare, ha mostrato alcuni punti di criticità connessi soprattutto ad una diffusa mancanza di tali dispositivi nei trattori di nuova immissione sul mercato e a vincoli di natura tecnica e procedurale per quanto riguarda il parco macchine usato. RIBALTAMENTO DURANTE LA LAVORAZIONE (SX); SISTEMA DI PROTEZIONE CON QUATTRO MONTANTI E CABINA (CENTRO); SISTEMA DI PROTEZIONE CON DUE MONTANTI (DX). 13 La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 4/5 - luglio ... ottobre 08

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386 Operator restrain system for off-road work machine ; EN ISO 6683: 2005). Infine, viene riportata qualche breve nota relativa ad altri frequenti fattore di rischio, che di norma non originano infortunio grave o mortale, e cioè: − i comandi manuali devono rispettare le norme di progettazione in base alla loro collocazione, forza di azionamento e segni grafici; − le leve di regolazione devono essere protette contro gli ESEMPI DI SISTEMI DI urti accidentali (le leve della centralina del distributore idraulico); RITENUTA DEL − non deve essere possibile l’avviamento quando è inserita CONDUCENTE la trasmissione e sarebbe opportuno, anche quando è inserita la presa di forza (non possibile per le macchine più Il sistema di ritenzione del conducente è rappresentato da una vecchie); 1144 cintura di sicurezza,la quale può essere opportunamente fissata a punti di ancoraggio posizionati nel sedile di guida, nel caso di sedile mobile, in modo tale da consentire al sistema cintura di − l’arresto del motore deve avvenire con un dispositivo che non richieda un’azione manuale sostenuta e l’avviamento della presa di forza deve avvenire con leva a doppio poterne seguire i movimenti, o sul sedile o in altre parti fisse inserimento; del trattore qualora il sedile sia fisso. Nel caso di attacco della − la scala d’accesso al posto guida deve essere munita di cintura direttamente sul sedile,è necessario che quest’ultimo sia maniglia ed avere gradini piani ed antiscivolamento; ovviamente predisposto con punti di ancoraggio per cinture di − gli innesti rapidi e le prese olio della trattrice,devono essere sicurezza e adeguatamente fissato al telaio del trattore tramite dotati di un codice di riconoscimento per evitare errori di una specifica piastra di ancoraggio o altro sistema idoneo e connessione; affidabile. Nel caso di trattori dotati di sedile fisso e quindi − la batteria deve essere bloccata, per rimanere in posizione con attacco della cintura in parti fisse del trattore, occorre anche se la macchina si ribalta. I morsetti non collegati che i punti di ancoraggio siano adeguatamente posizionati a massa devono essere protetti contro il contatto e affidabili in termini di resistenza alle tensioni. La tipologia involontario; di cintura più utilizzata è quella addominale a due punti di − le parti e superfici calde (collettore e terminale di scarico attacco; per sistema di prevenzione a cintura si intende una del motore),devono essere protette da griglie. cintura comprendente una fibbia, un regolatore di lunghezza, Tali norme comportamentali sono spesso indicate da un riavvolgitore e sistemi per fissarla a un ancoraggio, che sia pittogrammi presenti sulla carrozzeria del mezzo in allacciata sulla zona pelvica per assicurare la trattenuta (SAE J prossimità del punto di pericolo. La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 4/5 - luglio ... ottobre 08

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